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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Franco Bonalumi (del 17/04/2009 @ 09:47:39, in Europa, visitato 1475 volte)

Da Hungarian_Roma

7/4/2009 Autore: DPA

Budapest – La casa di un politico rom ungherese è stata data alle fiamme all’alba di Martedì, in quello che la polizia ritiene essere stato un attacco mirato. Il fatto ha avuto luogo a Tatarszentgyorgy, un villaggio a circa 40 kilometri dalla capitale, già teatro lo scorso Febbraio di un brutale omicidio.

I vigili del fuoco hanno riferito che una stanza della casa di Lodia Horvath, vice capo del Consiglio Rom locale, è stata completamente bruciata.

Al momento dell’incendio la casa era vuota: la Horvath stava prestando servizio presso una postazione di sorveglianza della comunità rom locale, istituita dopo l’omicidio di Febbraio.

La Horvath ha riferito all’agenzia nazionale per le notizie MTI che la comunità rom nel suo villaggio vive in un clima di paura costante.

Peter Papp, capo dell’unità di polizia criminale investigativa della contea, ha detto che i responsabili avrebbero utilizzato un qualche tipo di sostanza infiammabile per appiccare l’incendio.

Le fiamme sono divampate a poche centinaia di metri dalla casa dove un padre rom e suo figlio erano stati uccisi a colpi d’arma da fuoco in Febbraio, mentre fuggivano dalla loro casa presumibilmente data alle fiamme dagli assassini stessi.

Negli ultimi anni ci sono state oltre una dozzina di aggressioni con armi da fuoco, bottiglie molotov ed altre armi di vario tipo in Ungheria contro case di proprietà di Rom.

 
Di Fabrizio (del 15/04/2009 @ 09:39:59, in Europa, visitato 1622 volte)

Da Nordic_Roma

YLE.fi 08/04/2009

Image: Kia-Frega Prepula / YLE

L'8 aprile segna il giorno internazionale dei Rom, in cui si celebrano la storia e le tradizioni rom. Tuttavia, pochi membri della minoranza rom di Finlandia osservano pubblicamente la giornata, per apprensione verso le reazioni della maggioranza.

Anche se i membri della minoranza rom di Finlandia vorrebbero celebrare la giornata rom, molti dicono di tenere un basso profilo per evitare di attirare l'attenzione su di loro. Solo nelle più grandi città della Finlandia meridionale, la giornata rom diventa una tradizione.

"Non possiamo riunirci liberamente per celebrare la giornata internazionale dei Rom. Se un gruppo di noi andasse al ristorante, è improbabile che a tutti sia concessa l'entrata. Le festività della giornata Rom più probabilmente porterebbero a problemi con la popolazione maggioritaria," dice Leif Svart, che vive a Kokkola, nella Finlandia occidentale.

"Abbiamo paura ad uscire dalla città perché temiamo la reazione della gente. Naturalmente, abbiamo anche sviluppato esperienze precedenti. Siamo pronti a credere che non ci permetteranno di entrare dovunque," dice Aila Lindeman.

"I Rom Raramente Sono Visti come Individui"

Lindeman dice che quello che più la fa arrabbiare dei Finlandesi è che non riconoscano i Rom come individui.

"La gente che appartiene alla maggioranza non è raggruppata come un unico grande gruppo, ed è una cortesia che vorremmo fosse applicata anche a noi," dice Lindeman.

In Finlandia, il giorno internazionale dei Rom viene osservato dal 2005.

I Rom, le cui radici risalgono all'India medioevale, arrivarono in Finlandia nel XVI secolo.

YLE

 
Di Fabrizio (del 14/04/2009 @ 09:16:51, in Europa, visitato 1319 volte)

Da Romano_Liloro

Mentre i Rom di tutto il mondo hanno celebrato l'8 aprile la loro Giornata Internazionale, in Kosovo, nei fatti, c'era ben poco da celebrare.

Questi bambini di Cesmin Lug e del Campo di Osterode nel Kosovo, chiedono di avere salvate le loro vite dall'avvelenamento nel sito più tossico dell'Europa orientale, dove sono stati piazzati dalle Nazioni Unite (vedi QUI ndr). Nella protesta, i loro striscioni proclamavano "Dio ci salvi dall'UNHCR" e "Benvenuti nell'inferno di Kouchner", mentre altri chiedevano di essere salvati dall'avvelenamento da piombo. Accusavano Bernard Kouchner, ex Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite ed ora Ministro degli Esteri francese, di aver fallito di salvarli come aveva promesso. Attualmente ci sono 83 morti tra quanti vivono in questi campi.

Pictures courtesy of Kosovo Medical Emergency Group and Society for Threatened Peoples International:
http://www.toxicwastekills.com/page22.html

 
Di Fabrizio (del 14/04/2009 @ 09:03:36, in Europa, visitato 2045 volte)

Da Roma_Francais (lungo ma molto interessante, leggetelo ANCHE a puntate)

Tratta dei minori rumeni nella migrazione: realtà e processo

Fonte: Courrier des Balkans messo in linea: giovedì 2 aprile 2009 - Par Olivier Peyroux [1]

Dalla caduta del comunismo, la questione dei minori rumeni nella migrazione alimenta voci ed esagerazioni. Il fatto è che la "transizione" ha esercitato dei fenomeni massivi di de-scolarizzazione e una perdita dei riferimenti sociali e famigliari. Il sociologo Olivier Peyroux cerca di fare il punto sulla questione, evitando le polemiche ed i luoghi comuni che non contribuiscono ad una buona comprensione del problema.

Questo articolo ha per oggetto l'analisi e la comprensione dei meccanismi che conducono allo sfruttamento dei minori rumeni migranti.

Per condurre a termine la nostra ricerca siamo ricorsi a:

  • osservazioni ed interviste con i giovani, le loro famiglie e le organizzazioni incaricate della loro protezione nei paesi d'origine e nei paesi di destinazione,
  • lavori scientifici,
  • articoli di stampa ed altri documenti informativi.

Il tema scelto potrebbe incitare al giudizio di valore, due scogli sono da evitare: la stigmatizzazione dell'insieme dei migranti ed una lettura culturalista dei Rumeni e dei Rrom giustificando o scusando la situazione senza cercare di analizzarla.

Per il primo punto, è facile da dimostrare come l'assistenza alla popolazione che ci interessa è ultra minoritario rispetto all'assieme della diaspora rumena spesso invisibile al grande pubblico perché estremamente ben integrata. Dopo il censimento della popolazione rumena del 2002, la diaspora verso l'Europa dell'Ovest è compresa tra i 4 e i 7 milioni di persone. I gruppi che presentano rischi di sfruttamento dei minori rappresentano una percentuale inferiore al 5% del totale. Occorre quindi guardarsi da tutte le generalizzazioni stigmatizzanti l'insieme dei profili dei migranti rumeni, tra l'altro, molto eterogenei (quadri superiori, studenti, rifugiati politici, imprenditori, operai...). Riguardo ai Rrom rumeni possiamo anche ricordare che il mito dell'esodo verso l'Europa dell'Ovest è inesatto, perché secondo le stime, la migrazione rappresenterebbe al massimo il 10% dei migranti di questa popolazione, stimata attorno ai due milioni di persone [2].

Trattando la distinzione tra Rumeni non rrom e Rrom, abbiamo deciso di descrivere le strategie messe in atto dai gruppi di migranti senza fare differenze. In effetti, l'eterogeneità culturale tra i differenti gruppi dei Rrom rumeni ed i Rumeni, rende tutti i tentativi vani e stigmatizzanti. D'altra parte, essendo limitata la scelta delle strategie legate all'emigrazione, numerosi gruppi, benché culturalmente diversi, optano per comportamenti simili.

Fatte queste premesse, è importante precisare bene i limiti di questo articolo. Per descrivere meglio i processi abbiamo optato per delle semplificazioni storiche, economiche e sociologiche. Le strategie descritte sono tra le più correnti, ma sono lontane dall'essere esaustive. Per ragioni di chiarezza, sono presentate in maniera distinta e cronologica tuttavia, nella pratica, esistono diverse combinazioni.

Le due prime parti di questo articolo portano ai processi di adattamento di alcuni gruppi ai cambiamenti socio-economici della Romania che conducono alla tratta dei minori. Una volta presentato il macro-quadro, affronteremo più nel dettaglio le strategie famigliari ed individuali per entrare ed uscire dai sistemi di sfruttamento.

Redistribuzione delle carte sociali ed apparizione di strategie migratorie a rischio di sfruttamento dei minori

La caduta del regime comunista ed il passaggio verso l'economia di mercato hanno avuto per conseguenza una profonda riorganizzazione sociale. Le categorie della popolazione attiva rumena più colpite da questi cambiamenti sono state gli operai, i contadini e gli artigiani. In questi tre gruppi troviamo dei Rrom e dei Rumeni non rom. Per queste persone, la perdita del loro impiego seguita alle ristrutturazioni delle imprese statali ed allo smantellamento dell'industria agricola,associata all'assenza di protezione sociale, li ha forzati ad un ritorno alla terra o a lavori manuali particolarmente estenuanti [3]. Tra queste categorie, spesso la migrazione è diventata l'unica strategia sognata di promozione sociale ed il mezzo di fuga alle attività subite, poco rimunerative e spesso penose.

Sino al nuovo millennio, cioè prima della soppressione dei visti per soggiorni brevi [4], accedere allo spazio Schengen per i Rumeni usciti dalle campagne e senza qualificazione necessitava di una vera logistica ed una rete solida di conoscenze. Alcuni villaggi si sono allora organizzati attorno alla migrazione. Tra i primi Certeze (dip. Satu Mare), nel nord ovest del paese e senza dubbio il più conosciuto, ma si trovano ugualmente Separaus (dip. Arad), all'ovest, da dove vengono i Rom di Montreuil, Borsa e Marginea (dip. Suceava), all'est, di cui una parte è andata a Milano, lo stesso per quelli del villaggio di Corod (dip. Galati), a sud est, verso Padova, quelli di Sambata de Sus (Tara Fagarasului) al nord, a Roma e nella regione del Lazio, quelli di Dobrotesti (dip. Teleorman), a sud, verso Coslada, vicino a Madrid, quelli di Dragasani (dip. Valcea), a sud, verso Gerusalemme [5].

Questi villaggi hanno sovente per caratteristiche comuni:

  • un'abitudine alla mobilità anteriore al periodo comunista, per esportare la loro forza lavoro,
  • un sentimento identitario forte che li porta a considerarsi come appartenenti ad una minoranza. Questa posizione è spesso confortata dall'adozione di una religione differente da quella ortodossa,
  • un conformismo degli individui alle strategie adottate dal gruppo.

Da questi dati comuni che li possono qualificare come pionieri, l'aspetto normativo del gruppo crea un processo di auto-esclusione dal sistema di protezione rumeno, rendendo la migrazione come il solo avvenire possibile. Il meccanismo è il seguente: gli adulti partono, i bambini restano con la madre o con i nonni. I primi segni di riuscita materiale appaiono nel villaggio con la costruzione di case, confortando quindi il gruppo nella sua strategia migratoria. I bambini sono sempre meno motivati dalla scuola, perché sanno che per "riuscire" bisogna partire. La scolarità diviene opzionale, i giovani non ottengono le qualifiche professionali necessarie a trovare impiego in Romania. Migrando spesso escono dal sistema di protezione sociale, perché non possiedono il "libretto di lavoro" [6] rendendo ancora più complesso l'inserimento nel loro paese d'origine. Si crea allora una forma di dipendenza dalla migrazione, perché non ci sono davvero alternative, propizia spesso a tutte le derive per soddisfare necessità materiali sempre più importanti ed irrazionali. Il saccheggio dei parchimetri parigini nel 2002 da parte dei minatori venuti dal paese di Oas (di cui una gran parte da Certeze) è un'illustrazione spettacolare. In effetti, dall'inizio degli anni '90, adulti di questa regione partone verso l'Occidente per tentare la fortuna, alcuni lavorano nell'edilizia, altri vendono giornali all'uscita dei negozi [7]. I soldi guadagnati permettono di costruire nuove case piano su piano. Le case dei migranti impressionano gli abitanti rimasti nel villaggio, a tal punto che alcune famiglie decidono di inviare alcuni dei loro membri, preferibilmente giovani non sposati in età da lavoro (attorno ai 16 anni). Qualcuno vede in questa nuova mano d'opera a corvè e facilmente manipolabile un'occasione per grandi guadagni. Si mettono in atto differenti tipi di sfruttamento: lavoro in nero di adolescenti, piccola delinquenza sino al furto dei parchimetri e la prostituzione maschile. Nel villaggio, fioriscono sempre più nuove case brillanti, creando una forma di competizione tra le famiglie per sapere chi avrà la più cara. Gli abitanti esitanti ad inviare i loro figli si lasciano convincere e chiudono gli occhi sull'origine dei soldi, abbagliati dalla riuscita materiale che esercita lo status sociale.

Questo tipo di migrazione di gruppo ha rappresentato e rappresenta una strategia che poteva condurre allo sfruttamento dei minori rumeni. Lo scivolare dalla migrazione di gruppo allo sfruttamento appare quando degli intermediari, spesso partiti dal medesimo villaggio, utilizzano una categoria vulnerabile permettendo di oltrepassare la legislazione del paese di destinazione per arricchirsi. Con un relativo sviluppo economico ed una migliore informazione delle famiglie, questa fase tende ad arrestarsi, le famiglie non vogliono più sottomettersi a qualche individuo. Quindi ciascuna riprende la propria parte di autonomia all'interno del gruppo e mette in atto strategie proprie. Si passa da una fase che chiameremo "di sfruttamento collettivo" ad una  "di emancipazione famigliare" verso una fase "di emancipazione individuale". Gli adulti hanno trovato dei "padroni", i figli dentro un'istituzione hanno terminato la loro formazione; i membri della famiglia decidono di continuare assieme o ciascuno per la sua strada. Alla fine il gruppo degli abitanti va normalizzandosi e ciascuna famiglia s'inserisce bene tanto nel paese di origine che in quello di destinazione. Tuttavia, questa fase di adattamento è spesso gravida di conseguenze per chi la vive. Numerosi adulti conoscono seri problemi medici mentre molti giovani che non sono riusciti ad inserirsi nei paesi di destinazione si installano durevolmente nella precarietà e nelle attività di sopravvivenza, lasciandovi la loro salute fisica e persino mentale.

Apertura delle frontiere: apparizione di popolazioni più vulnerabile e sviluppo dei sistemi di sfruttamento

A partire dal 2002 [8], la Romania è rientrata in una fase di privatizzazione massiccia e di economia di mercato poco regolata. Le conseguenze sono state un aumento del prezzo dell'energia e dei beni di consumo. D'altra parte, a partire dal 2007, con l'entrata del paese nella UE, il modello di agricoltura famigliare nel quale si è rifugiata la parte della popolazione meno qualificata non è più adatta alle nuove norme da rispettare e trascina di conseguenza l'impossibilità di vendere alle filiere agricole ed agro-alimentari. Le campagne devono nuovamente trovare delle strategie di sussistenza con uno Stato che offre una protezione insufficiente alle popolazioni più deprivate. Senza reali sovvenzionamenti e copertura sanitaria, con qualificazioni rese obsolete, guadagnarsi da vivere è sempre più difficile. La migrazione diviene allora una delle soluzioni, più accessibile di prima, grazie alla libera circolazione. Questa nuova possibilità va a rappresentare un'occasione per i migranti malintenzionati e già stabiliti, che vanno imponendosi, a fronte di una remunerazione, come intermediari in tutte le tappe del progetto migratorio. In questi gruppi di popolazione che decidono di partire come famiglia o di inviare i loro figli a guadagnare all'estero, l'assenza di una rete di conoscenze affidabile sul posto spesso comporterà il processo di sfruttamento dei minori. Queste famiglie arrivano all'estero in situazioni difficili, un contesto molto concorrenziale ed un ambiente ostile:

  • bambini descolarizzati in Romania spesso delle classi primarie e genitori con un debole livello d'istruzione,
  • saturazione nei paesi di destinazione del mercato del lavoro in nero ed accesso al mercato dell'impiego legale estremamente complesso [9],
  • strutturazione della migrazione da parte di compatrioti che rendono qualsiasi servizio monetizzabili per le persone non che dispongono di reti familiari,
  • apparizione di sistemi di sfruttamento molto elaborati che rendono alcune famiglie prigioniere di alcuni gruppi,
  • infine diminuzione della protezione sociale nei paesi di destinazione.

Il contributo dei minori diventa allora, poco a poco, necessario ai redditi familiari. Essendo le loro capacità di riportare soldi spesso più importanti di quelle degli adulti, particolarmente nei periodi di disoccupazione massiccia, differenti gruppi cercano di recuperare questi giovani ai fini dello sfruttamento.

Le differenti forme di sfruttamento famigliare

In funzione delle costrizioni che conosce la famiglia il ricorso al lavoro dei minori è molto variabile. Se occorre ricordare che la maggioranza delle famiglie dei migranti tentano di fare di tutto per permettere ai loro figli di seguire una scolarità normale, alcuni gruppi deprivati si trovano di fronte ad imperativi economici che non sanno risolvere senza utilizzare l'assieme dei membri della famiglia, compresi i più giovani.

Nella gran maggioranza dei casi le famiglie contraggono debiti presso i vicini ed hanno bisogno di altre rimesse per assicurarsi il quotidiano. Le somme sono variabili e i bambini dopo la scuola e nei fine settimana aiutano i genitori chiedendo la carità o vendendo fiori. Queste pratiche riguarda una gran parte delle famiglie rrom, dove la madre ed i figli assicurano quotidianamente i bisogni finanziari per le spese correnti della famiglia.

Tra i gruppi arrivati recentemente, che non beneficiano di una rete d'aiuto, alcuni devono pagare ogni mese un prezzo di soggiorno elevato, cosa che crea una pressione su tutti i membri della famiglia. I minori sono chiamati a contribuire e spesso, il tempo necessario per riunire questa somma ha per conseguenza un'assenza dalla scuola o l'indirizzamento verso attività pericolose (lavori penosi, mendicità fino ad ore tarde, furti, prostituzione). Per scappare da queste differenti forme di racket, le famiglie che non possiedono risorse che possano aiutarle, decidono di uscire dal gruppo, spesso andando ad abitare in alloggi estremamente precari ma gratuiti, quindi si rivolgono verso i servizi sociali al fine di ottenere un minimo di protezione sociale. A Parigi, diverse famiglie con bambini piccoli si sono installati sul piazzale delle gare du Nord all'inizio dell'inverno 2008 per non pagare più gli intermediari. Altri decidono di tentare la fortuna in altri paesi o ripartono per la Romania in attesa di nuove opportunità.

I sistemi legati alla Kamata [10] (sistema di debito) fanno pesare le loro minacce sulle famiglie e conducono a forme di sfruttamento molto violente per i bambini. Contrariamente ai prestiti classici i kamata più duri hanno per funzione di rendere totalmente dipendente una famiglia dal suo prestatore o altrimenti di confiscare la casa. Questo sistema si basa su tassi d'interesse esponenziali e la scelta di famiglie incapaci di rimborsare. La pratica della Kamata si ritrova soprattutto nelle regioni del sud e del sud-ovest della Romania. Si rivolge particolarmente verso popolazioni male informate che vogliono migrare. In alcuni villaggi a sud di Craiova, i kamatari (prestatori) propongono ai candidati alla partenza di prendersi in carico tutti i servizi legati alla migrazione: il trasporto, i documenti d'identità, l'alloggio nei paesi di destinazione. La famiglia che non pensava di pagare che qualche centinaia di euro per il suo viaggio si ritrova, dal suo arrivo in Francia, a dover rimborsare somme che possono raggiungere molte migliaia di euro. La durata di un prestito è di un mese, oltre, la somma raddoppia. Così, i kamatari mettono la famiglia sotto pressione creando una situazione di stress legata alla data del rimborso e alle minacce fisiche. I bambini sono spesso le prime vittime, obbligati a raccogliere i soldi con ogni mezzo, compreso il furto e la prostituzione nella più giovane età. Alla fine questo sistema prende la forma di una rete di sfruttamento senza che i kamatari corrano grossi rischi perché le famiglie sono partite volontariamente e le minacce rimangono quasi impossibili da provare [11].

Infine dal 2007, le associazioni e le autorità rumene constatano un sensibile aumento del reclutamento di minori direttamente in Romania ai fini dello sfruttamento sessuale o per lavoro. L'obiettivo privilegiato dei reclutatori sono le famiglie povere, che vivono in campagna, che non hanno le capacità di partire per l'estero e pochissimo informate sui rischi legati alla migrazione. Questi reclutatori utilizzano in maggioranza l'inganno [12] per convincere le famiglie ad accettare di affidare loro i bambini perché abbiano un futuro migliore nell'Europa dell'Ovest.

Strategie di autonomizzazione dei minori sfruttati

E' interessante osservare le differenti strategie messe in atto dai giovani per uscire dalle situazioni di sfruttamento [13]. Cominceremo questa presentazione con le strategie più pericolose per finire su percorsi d' inserimento molto meno problematici.

L'autonomizzazione tramite il gruppo dei pari. Questa strategia è comune ai minori che per diversi anni hanno praticato attività di furto o di prostituzione, sia prima della loro partenza per l'estero che al loro arrivo nel paese di destinazione. Secondo il loro percorso migratorio questi giovani tagliano i legami con la loro famiglia, le istituzioni (scuola, protezione dell'infanzia) e si alleano con dei compatrioti, incontrati per la maggior parte nel paese di destinazione e che praticano le medesime attività. Questi giovani ricostruiscono allora un sistema che gli è proprio per l'alloggio, l'alimentazione e le attività remuneratrici, ma precarie perché poco stabili. In funzione delle opportunità e degli incontri, sono portati a muoversi da un paese all'altro. Dopo diversi anni di queste attività, molti incontrano gravi problemi di sanità fisica e mentale. Alcuni continuano i loro percorsi nell'erranza, alternando delinquenza e soggiorni in prigione. Altri tentano di uscirne, sovente avvicinandosi alle istituzioni per regolare i problemi di sanità o riannodando i legami comunitari attraverso il matrimonio e/o dei figli.

L'autonomizzazione tramite il gruppo dei compatrioti. Qui si tratta di giovani migranti che sono riusciti a costruirsi una rete locale di conoscenze, non per forza molto importante, ma sufficiente per potersi piazzare come intermediario ed approfittare di questa posizione per ottenere una remunerazione. Questo può andare dalla "locazione" di uno stabile occupato ad altri compatrioti, alla messa in relazione con dei datori di lavoro, o la consegna di indirizzi per i servizi sociali. Con gli anni, queste attività possono svilupparsi più o meno nella legalità in un lavoro stagionale [14] presso padroni locali, l'acquisto di un minibus per trasportare persone, la creazione di un'impresa edile. O alternare le attività di sfruttamento dei compatrioti "affittando" terreni a diverse decine di famiglie, reclutando mano d'opera facile da sfruttare, prestando denaro a tassi d'usura.

L'autonomizzazione tramite l'inserimento nei paesi di destinazione. Si tratta di minori a rischio di sfruttamento, che hanno acceduto rapidamente ad una formazione nel paese di destinazione ed hanno ottenuto un diploma [15]. Questi ultimi si comportano allora come la grande maggioranza dei migranti, decidendo di lavorare nei paesi di destinazione o di mettersi in proprio inviando i soldi ai loro prossimi.

Il ritorno in Romania. Per una parte dei giovani, la disillusione quanto alle prospettive all'estero, la malattia o il decesso di un parente li decidono a rientrare in Romania. In funzione delle prospettive di reintegrazione nel sistema rumeno (scolarità, accesso all'impiego) e della situazione famigliare, il giovane rinvierà o meno il suo progetto migratorio. Molti scelgono alla fine un ritmo stagionale alternando i periodi all'estero ed in Romania.

Quanto alle ragazze vittime di sfruttamento sessuale, possono optare per la strategia di autonomizzazione tramite il gruppo dei compatrioti, ma in modo limitato prendendo una posizione più dominante nella rete (inquadramento di altre ragazze). La reale uscita dalla rete passa spesso per una protezione, tramite un'istituzione, che permetta un inserimento nel paese di destinazione o di origine.

A guisa di conclusione prenderemo una situazione incontrata che illustra i processi che conducono allo sfruttamento dei minori.

Il caso del villaggio rumeno "T" o l'illustrazione dei rischi legati al disimpegno dei pubblici poteri a livello europeo

Il villaggio T è relativamente povero ed isolato dagli assi principali. La maggioranza dei suoi abitanti avevano per mestiere la confezione di mattoni di terra. I cambiamenti economici hanno reso obsoleta questa specialità, gli abitanti, a corto di soldi, non hanno altra scelta che divenire giornalieri nelle vicine fattorie. Di fronte all'aumento del costo della vita ed al degradarsi del sistema scolare rumeno [16], i genitori decidono di non mandare più i figli a scuola, preferendo farli lavorare per rispondere al bisogno di soldi. I responsabili dell'impianto scolare lasciano fare, iscrivendo artificialmente i bambini per non avere problemi con i genitori e la loro gerarchia ministeriale. Queste famiglie sono in seguito "reclutate" da altri abitanti tornati dall'estero, che propongono loro di fare lavori agricoli in Italia meglio pagati. Numerose famiglie accettano ma alcune, senza soldi, contraggono prestiti presso i kamatari. Per rimborsare i debiti familiari, i bambini ed alcuni genitori si ritrovano a lavorare dalle 10 alle 12 ore al giorno in aziende agricole del sud Italia. Malgrado la giovane età di alcuni di questi bambini, nessuno segnala questa situazione alle autorità italiane di protezione dell'infanzia. Diversi minori sono poi inviati a Berlino e costretti a rubare o a prostituirsi per aumentare i guadagni o uscire dai debiti che raddoppiano ogni mese. Le autorità impiegano quasi 6 mesi per reagire con un'azione congiunta dei servizi sociali e della polizia e le attività per questi minori sono sempre più difficili. Il gruppo allora si sposta a Parigi, privilegiando la prostituzione dei minori (tra gli 11 e i 16 anni). Le autorità restano passive per molti mesi malgrado le segnalazioni delle associazioni...

Alla fine, si osserva che nell'insieme dei paesi europei attraversati da questo gruppo, malgrado la situazione inaccettabile, le autorità non hanno reagito per diverse ragioni:

  • accettazione della situazione per disimpegno massiccio dello Stato nel settore della protezione dell'infanzia (nell'esempio, il caso dell'Italia e della Romania),
  • rigidità dei sistemi di protezione che rendono tutto il dispositivo sperimentale molto lento da mettere in atto (nell'esempio, il caso della Francia),
  • azione della polizia maggiormente motivata per la preservazione dell'ordine pubblico che per la protezione dei minori (Francia e Germania),
  • difficoltà di cooperazione interistituzionale (Francia),
  • assenza di cooperazione europea di diverse istituzioni.

Anche se il fenomeno della tratta possiede cause strutturali difficili da risolvere, è sorprendente constatare che il grado di sfruttamento è amplificato dai vuoti istituzionali, tanto in Romania che nei paesi di destinazione. Questa osservazione può essere facilmente generalizzata a forme di sfruttamento similari che implichino altre nazioni.

Le disfunzioni elencate dal nostro esempio sono sfortunatamente molto rilevatrici delle intenzioni reali degli Stati europei per portare avanti effettivamente la lotta contro la tratta e sembrano ricordarci che la protezione delle vittime non debba limitarsi ai soliti discorsi, ma supponga scelte politiche o numerose risposte resteranno sempre da costruire.

[1] Sociologo, direttore aggiunto dell'associazione Hors la Rue (protezione dei minori dell'Europa dell'Est).

[2] Il numero dei Rrom in Romania oscilla tra i 400.000 dell'ultimo censimento ed i 3 milioni secondo le stime più alte. La cifra di 2milioni è quella spesso accreditata da organizzazioni come il PNUD (Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite ndr), la Banca Mondiale.

[3] Numerose imprese manifatturiere straniere si sono impiantate in Romania nei bacini d' occupazione i più toccati dalla disoccupazione, in particolare le imprese tessili LONE (assemblaggio di pezzi pre-tagliati all'estero) potendo far lavorare gli operai 12 ore al giorno, 6 giorni su 7.

[4] 1 gennaio 2001

[5] Mihail Dumitru, Dana Diminescu, Valentin Lazea, Dezvoltarea rurală şi reforma agriculturii româneşti, Aprile2004, http://www.cerope.ro/pub/study54ro.htm .

[6] Documento nominativo dove è annotata la durata del lavoro e la funzione. E' necessario per ottenere le indennità di disoccupazione, la pensione e serve a calcolo della retribuzione.

[7] Dana Diminescu: http://www.namediffusion.net/txtdana/mobilite02.html .

[8] Durante quasi 10 anni la Romania ha cercato una terza via tra economia pianificata ed economia di mercato, in particolare le ristrutturazioni in settori come l'energia, a differenza di paesi come la Polonia o la Repubblica Ceca, non hanno preso avvio che all'inizio del nuovo millennio.

[9] In Francia, l'accesso all'impiego per i Rumeni e i Bulgari è oggetto di restrizioni durante il periodo transitorio nel quale si trovano questi due paesi. In pratica, malgrado una lista di mestieri detti "in tensione" la procedura per un'assunzione resta lunga, complicata e variabile da un dipartimento all'altro.

[10] Dalla fine degli anni ottanta, alcuni Rrom del sud della Romania, particolarmente quelli provenienti dalla regione di Craiova, hanno convertito i metalli preziosi che possedevano in valuta straniera e si sono trasformati in prestatori. Il sistema bancario non era ancora realmente operativo e l'accesso alla valuta estera era estremamente limitato, così questi ultimi sono diventati inevitabili in particolare per gli imprenditori rumeni (in maggior parte non rom). Hanno preso il nome di Kamatari (i "tassi d'interesse" in serbo) o Dobandari (lo stesso significato ma in rumeno). Rapidamente hanno ammassato somme di denaro molto importanti e soprattutto hanno stabilito reti di conoscenza a tutti i  livelli di potere (economici, politici e giudiziari) mettendosi al riparo da qualsiasi prosecuzione. Il sistema con gli anni s'è perfezionato diventando praticamente senza rischi per i prestatori e sempre più remunerativo.

[11] BOT Malin, Mafia camatarilor, Humanitas, Bucuresti, 2004

[12] Si distinguono quattro metodi differenti di "reclutamento". Il più frequente è la promessa di un lavoro ben pagato all'estero. Talvolta, il reclutatore fa pagare la prestazione proposta (viaggio, alloggio e lavoro assicurato) all'arrivo, per essere più credibile o per fare del debito così contratto un mezzo di pressione successivo. Gli altri tre metodi sono la seduzione, un uomo si mette in concubinaggio con una ragazza per poterla portare all'estero e prostituirla, il rapimento o ancora il reclutamento di prostitute "sperimentate" in cerca di protezione di un ruffiano e di benefici supplementari. Fonte: compilazione di articoli della stampa locale rumena sintetizzata da J-P Légaut.

[13] Queste osservazioni sono state effettuate fuori dal mio lavoro da diversi anni presso l'associazione Hors la Rue che ogni anno incontra circa 250 nuovi giovani provenienti in maggioranza dalla Romania.

[14] Molti dei giovani avendo appreso la lingua e trovato un lavoro presso "padroni" durante il loro soggiorno optano, dopo aver messo famiglia, per un ritmo stagionale. Questo sistema offre numerosi vantaggi perché i bambini possono seguire una scolarità normale al paese ed i guadagni al'estero restano superiori alle possibilità in Romania.

[15] "Cosa sono diventati?", studio del Credoc coordinato da R. Bigot, riguardante 100 giovani passati dall'associazione Hors la Rue e l'ASE di Parigi. I risultati per i giovani che hanno accettato la sistemazione sono molto incoraggianti perché la grande maggioranza rinuncia alle attività pericolose o delinquenziali che praticavano prima, ed ottenendo qualifiche professionali in più del 90% dei casi.

[16] La ragione principale è legata alla debolezza della remunerazione dei professori il cui stipendio non basta sempre a coprire i bisogni di base. Così sono spesso obbligati a praticare altre attività parallele o preferiscono dimettersi per degli impieghi meglio remunerati.

 
Di Fabrizio (del 14/04/2009 @ 08:51:58, in Europa, visitato 1370 volte)

Da Bulgarian_Roma

3 aprile 2009

Dieci famiglie rom della città meridionale di Plovdiv hanno dichiarato il loro desiderio di adottare recentemente bambini orfani dalla Palestina.

L'idea è venuta per primo ad Abdulsamen Veli del quartiere Stolipinovo di Plovdiv - abitato da circa 50.000 persone, per la maggior parte della minoranza.

Veli aveva visto in TV che circa 3.000 bambini palestinesi erano rimasti orfani dopo la campagna militare di Israele nella striscia di Gaza nel gennaio 2009.

Diverse altre famiglie rom di Stolipinovo hanno deciso di unirsi a Veli e sua moglie, ed hanno contattato l'Ambasciatore dell'Autorità Palestinese a Sofia. Le dieci famiglie hanno detto di essere pronte ad adottare gli orfani palestinesi, nonostante il fatto che la maggior parte di loro ha quattro o cinque bambini, ed il fatto che nel loro quartiere gli standard di vita sono più bassi della media.

Alla fine, l'Ambasciatore palestinese a Sofia ha ringraziato le famiglie rom per la loro buona volontà di aiutare gli orfani di Gaza, ma ha gentilmente rifiutato l'offerta dicendo che quei bambini sono il futuro della Palestina.

 
Di Fabrizio (del 08/04/2009 @ 09:49:49, in Europa, visitato 1455 volte)

Da Hungarian_Roma

Budapest, 3 Aprile 2009: Il 2 Aprile 2009 , il dottor Máté Szabó, Commissario Parlamentare per i Diritti Civili, ha dichiarato al portale di notizie online FigyelőNet , tra le altre cose, che "la criminalità categorizzata su basi etniche" -il crimine Zingaro- esiste, identificandosi come un tipo di crimine effettuato per vivere. Si è anche riferito ai Rom come essere "un gruppo sociale collettivistico, a livello quasi tribale," comparandoli con la società individualistica ungheresi. Inoltre, il dottor Szabó ha dichiarato che l'attenzione della società maggioritaria dovrebbe essere disegnata sull'esistenza di questo specifico profilo criminale, si è anche auto-presentato come il Commissario Parlamentare della maggioranza, in contrasto col Commissario Parlamentare per i Diritti delle Minoranze Etniche e Nazionali - suggerendo così apertamente che non vede se stesso come rappresentante dei membri della minoranza rom.

Queste dichiarazioni, indicando che il Commissario Parlamentare presume una collegamento diretto tra etnia e atti criminali, non sono conciliabili con la proibizione di discriminazione come definita dalla Costituzione della Repubblica di Ungheria. Le dichiarazioni sono discriminatorie e nuociono alla dignità dei membri della comunità romanì.

In una dichiarazione successiva, il dottor Szabó ha ritenuto che il titolo dell'articolo in cui l'intervista è stata pubblicata fraintende le sue dichiarazioni, anche se le dichiarazioni di cui sopra sono inaccettabili e possono e dovrebbero essere interpretate da sé, indipendentemente dal titolo. Inoltre il Commissario Parlamentare non ha ritrattato. Quindi i firmatari [sotto elencati] considerano che il dottor Szabó continua a ritenerle valide.

E' dovere ed obbligo del Commissario Parlamentare per i Diritti Civili di assicurare i diritti costituzionali di tutti gli individui e gruppi che vengono in contatto con le istituzioni della Repubblica di Ungheria, indipendentemente che appartengano ad un gruppo maggioritario o minoritario nella società. Alla luce di quanto sopra riportato, i firmatari ritengono che il dottor Szabó non sia più in grado di esercitare con credibilità la funzione di Commissario Parlamentare per i Diritti Civili.

Firmatari:
Hungarian Helsinki Committee (HHC)
Legal Defence Bureau for National and Ethnic Minorities (NEKI)
Chance for Children Foundation (CFCF)
Roma Civil Rights Foundation (RPA)
European Roma Rights Centre (ERRC)

 
Di Fabrizio (del 08/04/2009 @ 09:14:51, in Europa, visitato 1120 volte)

Da Roma_Francais

Le Progrès de Lyon 03.04.2009

/Archives Richard Mouillaud

Jacques Gérault, prefetto della regione Rodano-Alpi, ha proposto questa settimana a Jacques Barrot, vice-presidente della Commissione Europea, che il dipartimento del Rodano sia preso in considerazione per condurre un "esperimento" per l'accoglienza dei Rom. La sua idea è di accordare loro un alloggio a due condizioni: l'integrazione attraverso il lavoro (con contratti che giustifichino un impiego reale) e la scolarità effettiva dei bambini. "Questo non vuol dire semplicemente l'iscrizione a scuola, ma scolarizzazione effettiva" insiste il prefetto della regione.

Jacques Gérault incontrerà questa settimana a Lione il vice-presidente della Commissione Europea. Gli ha ugualmente proposto che il trattamento dei migranti di questa frangia della popolazione sia lo stesso di tutti i paesi europei, cosa che attualmente non è.

Jacques Gérault attende una risposta da Bruxelles.

 
Di Fabrizio (del 07/04/2009 @ 12:59:06, in Europa, visitato 1114 volte)

(IBO Italia), Ferrara, 7/04/2009. Domani, 8 aprile, è il Romano Dives, la Giornata Internazionale delle popolazioni rom, sinte, kalé ("gitani" della penisola iberica), manouche (sinti francesi) e Romanichals (inglesi). L'8 aprile 1971 a Londra si riunì il primo Congresso dell'International Romani Union, riconosciuta dall'ONU nel 1979 come associazione mondiale non governativa. Nel 2002, l'8 aprile è diventato Romano Dives, dove Rom, Sinti, Kalò, Manouche e Romanichals portano fiori e candele (lumini) lungo le rive dei fiumi del mondo.

IBO Italia che da anni collabora con l'associazione Rom Pentru Rom di Panciu, in Romania, dedica la copertina e l'approfondimento del suo notiziario annuale, Notizie IBO, in uscita nei prossimi giorni, al centro “Pinochio” e al progetto “L'educazione fa la differenza” con un articolo di uno dei volontari in servizio civile.

Un punto di vista diverso dal solito, un giorno con i bambini del centro, caso decisamente unico in una piccola realtà di circa 9000 abitanti. Qui i ragazzi trovano uno spazio per imparare attraverso attività di ricreazione manuale, sport, teatro, giocoleria, ballo, ma anche insegnamenti di educazione all’igiene, stradale, alimentare, oltre ad alcuni momenti di alfabetizzazione.

Il progetto "L'educazione fa la differenza", finanziato dal Consiliul Judetean della Vrancea, attuato in partenariato con alcune istituzioni locali di Panciu e di Focsani (comune, scuole, Direzione per la Protezione dei Minori) si propone di sviluppare le "abilità di vita" di bambini di età compresa tra i sei e i quindici anni, rivolgendo particolare attenzione ai bimbi rom e coinvolgendo le loro famiglie e l'intera comunità locale. Lo scopo è quello di sviluppare qualità comunicative e comportamentali che permettano ai bambini di acquisire maggiori capacità in materia di alfabetizzazione, creatività e motricità. Una seconda fase del progetto coinvolge le famiglie della comunità rom, attraverso una campagna di sensibilizzazione sull'importanza dell'educazione formale e non formale.

La non formalità è l'idea chiave su cui è basato progetto: non formalità nell'educazione, che diventa quindi più libera e destrutturata, integrando tecniche ludiche e creative, non formalità nella comunicazione durante la campagna di sensibilizzazione rivolta agli adulti. Tutto questo portato avanti da un'associazione rom rumena.

Seguendo due dei ragazzi, Cristi e Cosmin in una delle loro giornate tipo riusciamo ad immergerci nel profondo di questa realtà, che assomiglia da vicino a molte delle nostre periferie. Il centro offre però una possibilità di riscatto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il prossimo 2 maggio durante una due giorni di incontri e scoperte per chi non è mai uscito da Panciu e non ha mia preso un treno, i ragazzi si esibiranno all'ambasciata Italiana di Bucarest davanti ad istituzioni ed autorità.

Un centro che vuole proporre un modello, ma che cerca continuamente nuove iniziative, collaborazioni e confronti. A luglio e ad agosto per esempio, con i campi di lavoro e solidarietà, c'è spazio per animatori con esperienza in giocoleria, tetaro e musica, per trasformare l'estate rumena in qualcosa di speciale.

IBO Italia - Giacomo Locci
Ufficio Comunicazione
Via Montebello 46/a 44100 Ferrara
tel. +39.0532.243279 - 247396
fax +39.0532.245689
Cell.+39.347/8851793
skype contact: giacolocci
e-mail: promozione@iboitalia.org
www.iboitalia.org

PS: mi viene segnalato anche il sito di Rom Pentru Rom. l'associazione con cui collaborano. Il sito è in italiano, rumeno e inglese.


L'EDUCAZIONE FA LA DIFFERENZA
Un giornata insieme ai bambini del centro “Pinochio” di Panciu

di Sergio Dalla Ca' di Dio, volontario in servizio civile con IBO Italia

Cosmin arriva in cortile roteando un diablo. Suo fratello Cristi, uno dei dipendenti dell’associazione Rom pentru Rom, lo guarda con occhio affettuoso: i suoi 19 anni si sentono spesso quando parliamo, con le sue risate ingenue e spesso ancora adolescenziali, eppure quando si tratta di curare suo fratello diventa incredibilmente serio e maturo, sfoderando un occhio attento che a prima vista non si direbbe avere.

«Manuel, Manuel» mi chiama, in oltre 5 mesi non ha ancora fissato nella sua mente che io sono Sergio, alla romena Sergiu, e non Emmanuele / Manuel, e viceversa: vuole farmi vedere come usa bene il diablo, come lo fa saltare in aria.

Il diablo, lo suggerisce il nome stesso, è un oggetto diabolico: una clessidra di plastica pesante, di dimensioni medio grandi, che viene tenuta in equilibrio e spostata lungo un sottile cordino attaccato a due bacchette. Una persona manualmente negata come il sottoscritto non è nemmeno capace di farlo partire, uno scricciolo tutto nervi come Cosmin lo fa girare e saltare ovunque, con rapidità e sicurezza. Troppa per i miei gusti, visto che la sensazione è sempre quella che mi cada sulla testa da un momento all’ altro, soprattutto quando sordo a ogni divieto inizia a lanciarlo in aria all’interno dell’ ufficio.

Cosmin rappresenta un’ anomalia al centro “Pinochio” di Panciu, il centro di aggregazione giovanile che da due anni accoglie ragazzi romeni, sia di etnia rom che non, in barba a qualsiasi discriminazione di moda negli ultimi tempi: i suoi 10 anni lo mettono di diritto nel gruppo dei ragazzi più grandi, che da qualche tempo oltre alle consuete sfide di pallone e ping pong, svolgono attività di teatro con Dan, un animatore teatrante di Bucarest che, oltre a frequentare parecchie compagnie teatrali, ha prestato volontariato per più di un anno con Parada, l’ associazione fondata dal clown Miloud che da anni aiuta i ragazzi delle fogne della capitale. Con Dan, i ragazzi stanno provando uno spettacolo teatrale che porteranno “in scena” il 2 maggio all’Ambasciata d’Italia in presenza delle istituzioni del nostro paese: vederli concentrati e attenti nell’ora e mezza settimanale di prove lascia un miscuglio di soddisfazione e stupore sui volti di chi, come Ale e Rita, da parecchio tempo lavora con loro e conosce le enormi difficoltà di concentrazione.

“L’ anomalia Cosmin” arriva all’ora e mezza settimanale di prove (rigorosamente con diablo al seguito) già abbastanza provato dalle due ore precedenti: il suo metro e mezzo scarso di altezza, infatti, gli consente di partecipare, risultando comunque tra i più bassi, anche alle attività del gruppo dei bambini, dove Daniela e Ionelia, rispettivamente maestra e psicologa della scuola di Panciu, volontarie dell’ associazione, aiutano Stefania, volontaria in servizio civile, e Rita, nelle attività di animazione ed educazione non formale.

Il centro Pinochio è un caso decisamente unico in questa piccola realtà di circa 9000 abitanti. Qui i ragazzi trovano uno spazio per imparare attraverso attività di ricreazione manuale, gioco, teatro, giocoleria, ballo, ma anche insegnamenti di educazione all’igiene, stradale, alimentare, oltre ad alcuni momenti di alfabetizzazione. Viorel, Sara, Fernando, Cassandra frequentando il centro evitano di finire in strada a mendicare, o peggio ancora di rimanere a casa in compagnia dei padri, spesso imbottiti di alcool. Il centro è una realtà che ormai accoglie una media di 30 – 45 tra bambini e ragazzi (dai 3 ai 16 anni) ogni giorno, unica realtà ricreativa giovanile in tutta Panciu, ed è destinato a vedere questo numero crescere entro la fine dell’ anno, quando verrà aperta una mensa, che fornirà un pasto caldo che si affiancherà alla merenda che giornalmente i volontari in Servizio Civile con IBO Italia preparano e servono per i ragazzi.

Oggi la merenda ha previsto pane, burro, marmellata e the caldo. Ormai sono le sei e i ragazzi possono avviarsi a casa, le urla di Daniela si sentono fin dall’ ufficio: «Acasa copii!» (“A casa bambini!”), ma convincere tutti questi piccoli diavoletti è un’ impresa titanica anche per lei, splendido esempio di maestra “vecchio stampo”, di quelle che sanno sempre come comportarsi coi bambini e sanno farsi rispettare anche davanti a gruppi di 40 – 50 piccoli esagitati. Da un anno circa collabora col centro come volontaria, due giorni alla settimana, che diventano 4 tra le riunioni e i sempre più frequenti viaggi di rappresentanza a Focsani, città a 20 km da Panciu capoluogo della Vrancea, la contea dove operiamo. É bello vedere come sia lei che Ionelia si lascino travolgere sempre di più dai progetti dell’ associazione, sempre più consapevoli che la presenza italiana deve ridursi e col tempo andare a scomparire mentre la Rom pentru Rom deve continuare ad esistere basata solo su dipendenti e volontari romeni, rom e non rom. Daniela lo ha capito anche grazie alla visita in Italia effettuata a dicembre, che le ha dato un’occasione importante per crescere e capire meglio il disegno che è alla base del nostro lavoro giornaliero.

Anche Elena, presidente dell’ associazione, e Vasile, il responsabile delle strutture e della logistica, hanno avuto in questi anni la possibilità di conoscere la realtà italiana e di IBO Italia in particolare, mentre Mariana, la giovane e sveglissima segretaria dell’ associazione, si trova in questo momento a Lodi, ospite delle ACLI, sempre in prima fila a sostenere il progetto del centro Pinochio.

Animatori ed educatori della Rom pentru Rom sono da due anni agevolati dal progetto "L'educazione fa la differenza", finanziato dal Consiliul Judetean della Vrancea, attuato in partenariato con alcune istituzioni locali di Panciu e di Focsani (comune, scuole, Direzione per la Protezione dei Minori).

Il progetto si propone di sviluppare le "abilità di vita" di bambini di età compresa tra i sei e i quindici anni, rivolgendo particolare attenzione ai bimbi rom e coinvolgendo le loro famiglie e l'intera comunità locale. Lo scopo è quello di sviluppare qualità comunicative e comportamentali che permettano ai bambini di acquisire maggiori capacità in materia di alfabetizzazione, creatività e motricità. Una seconda fase del progetto coinvolge le famiglie della comunità rom, attraverso una campagna di sensibilizzazione sull'importanza dell'educazione formale e non formale. Infine ci si propone di risvegliare l'interesse dell'intera comunità locale di Panciu verso le attività che l'associazione Rom pentru Rom svolge per incoraggiare lo sviluppo delle abilità e delle qualità presenti nei bambini e nei giovani che frequentano il centro ricreativo. La non formalità è l'idea chiave su cui è basato progetto: non formalità nell'educazione, che diventa quindi più libera e destrutturata, integrando tecniche ludiche e creative, non formalità nella comunicazione durante la campagna di sensibilizzazione rivolta agli adulti.

I bambini si sono avviati a casa e i ragazzi sono in sala in attesa di iniziare le prove: Dan oggi non c’è, arriverà domani mattina da Bucarest e si tratterrà tutto il giorno: oggi quindi le prove prevedono l’altra parte dello spettacolo che verrà portato in Ambasciata. É il momento della breakdance, Ionuz salta come un matto sulle note di una canzone hip hop, Sandu si alza pesantemente sulle braccia, Loredana danza dolcemente, George e Adi si muovono in maniera goffa, come Cristi. Il gruppo di ballo è decisamente improvvisato e deve visibilmente migliorare in grazia e sintonia, l’ attenzione però è calamitata dal solito Cosmin che, abbandonato il diablo in un angolo, schizza a destra e sinistra come una pulce e continua ad appoggiarsi a testa in giù sulle mani come un cartone animato giapponese, in barba a qualsiasi tentativo di farlo desistere. Ci si gela il sangue ogni volta che lo vediamo nelle sue spericolate evoluzioni, nonostante sia al tempo stesso decisamente divertente seguire i suoi movimenti da trottola. Chiederemo a Dan di vietargli i volteggi più pericolosi, con la minaccia di togliergli il diablo per una settimana!

Le sette e mezza arrivano rapidamente, le stufe da accendere ci chiamano e i ragazzi abbandonano il centro alla rinfusa. Cristi e Cosmin salutano e si avviano verso casa, il primo col suo fare ciondolante e l’ immancabile caciula, il berretto di lana, calato sulla testa, il secondo con le bacchette del diablo che roteano vorticosamente. Se non fossimo in una delle realtà più complicate della nuova Europa allargata sembrerebbero un duo comico in cerca di successo, nella realtà sono soltanto due ragazzi che cercano di sopravvivere dignitosamente alle difficoltà che la vita gli ha riservato: la Rom pentru Rom, con l’ aiuto di IBO Italia e dei suoi amici e sostenitori, fa il tifo per loro e per tutti i ragazzi del Centro Pinochio.

 
Di Fabrizio (del 07/04/2009 @ 09:36:42, in Europa, visitato 1442 volte)

Da Roma_Daily_News

Membro della giuria EU del Premio Giornalista 2008, Ivan Ivanov è Direttore Esecutivo di ERIO (Ufficio Informazione Rom Europei), un'organizzazione di consulenza internazionale che combatte la discriminazione contro i Rom. Ivan ci parla del concorso e, per segnare il Giorno Internazionale dei Rom dell'8 aprile, le sfide di fronte ai Rom nell'Europa di oggi.

Quanto è stato importante che il Premio Giornalista 2008 includeva anche un premio speciale sui Rom?

Sì è stato importante. Da una chiara evidenza che le tematiche rom hanno guadagnato riconoscimento a livello europeo. Il premio è specificatamente per le questioni anti-discriminazione. Dedicare un premio speciale ai Rom significa che la UE riconosce che sono uno dei gruppi più discriminati, a cui riservare speciale attenzione.

Pensa che ci siano molti giovani rom, come descritto nell'articolo di Mika Kontorousi (PDF in inglese, QUI ndr), che stanno rompendo con il "tradizionale" stile di vita delle loro comunità?

Sì, conosco molti giovani rom che pur rispettando molto le loro tradizioni, non le seguono tutte. Almeno quelle tradizioni che sono in contraddizione con la loro voglia di costruirsi una vita migliore, e che possono creare difficoltà per la loro integrazione nella società, o nella loro crescita scolastica e professionale.

Se potesse sfidare tre idee sbagliate comuni circa i Rom, quali sarebbero?

Prima di tutto: non tutti i Rom sono criminali e non tutti mendicano per le strade. Ingannare chi paga le tasse vivendo di benefici, non è il loro scopo di vita!

Seconda cosa, i Rom vogliono integrarsi... Vivere in ghetti segregati non è una loro scelta. Se potessero scegliere tra l'essere integrati nella società con accesso all'istruzione ed all'impiego, adeguata assistenza sanitaria e servizi sociali, un alloggio decente ed uno sviluppo libero dalla discriminazione, oppure vivere in estrema povertà in un posto che manca di acqua corrente ed elettricità che è lontano dalla comunità locale e da tutti i servizi e dove non ci sono trasporti - è chiaro che i Rom non sceglierebbero la seconda opzione.

Terzo, che i Rom non sono una tribù esotica. Non sono dei marginali, sono Europei che hanno influenzato la cultura europea e vissuto qui da almeno 700 anni. Non sono bravi soltanto a suonare musica, danzare e cantare. Se venisse data loro l'opportunità, sarebbero anche bravi politici, amministratori, avvocati, medici ed insegnanti.

I Rom sono apparsi nei media durante il 2008 per ragioni entrambe negative, vale a dire gli attacchi ai campi rom in Italia, e sviluppi più positivi come il primo Summit dei Rom Europei. Quali sono le sue speranze per il 2009?

Parte del piano d'azione della Commissione Europea è lo stabilirsi di una Piattaforma di Integrazione Sociale dei Rom. Un altro sviluppo interessante è la proposta di organizzare un altro summit rom nel 2010, che valuterebbe cosa è stato realizzato dal primo summit del 2008. Penso che questa sia una buona idea, specialmente se questo è organizzato su basi regolari - per esempio ogni due o tre anni.

Secondo il suo punto di vista, quali sono i principali ostacoli che ancora rimangono da essere superati?

Ci sono molti ostacoli che creano difficoltà all'integrazione dei Rom. Molti dicono che c'è mancanza di volontà politica: è vero che negli ultimi due anni la UE ha mostrato volontà politica, ma manca ancora l'impegno politico.

C'è bisogno di politiche UE globali che coprano tutti i campi dove i Rom affrontano l'esclusione e la discriminazione, inclusa l'esecuzione di tutta la legislazione esistente.

Migliorare la situazione dei Rom dev'essere anche una responsabilità condivisa tra la UE ed i differenti Stati Membri con un chiaro collegamento sviluppato tra la UE e le politiche nazionali che riguardano i Rom.

Pregiudizi e stereotipi sono seri ostacoli da superare ed i media come pare le campagne come "Per la Diversità Contro la Discriminazione" hanno un ruolo importante da giocare. E' anche necessario incoraggiare la promozione della diversità nei campi dell'istruzione e dell'impiego, come pure sviluppare curriculum scolastici sensibili e mettere in atto regole sui posti di lavoro.

Inoltre, i Rom dovrebbero partecipare ai processi decisionali come pure nell'esecuzione di queste politiche. Non dovrebbero essere beneficiari passivi di politiche disegnate per loro da qualcun altro e svolte senza la loro partecipazione e senza prendere in considerazione la loro opinione e specificità etnica.

To learn more about ERIO’s work visit their website.
European Roma Information Office (ERIO) website: http://www.erionet.org
First European Roma Summit: http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=423&langId=en&eventsId=105&furtherEvents=yes

 
Di Franco Bonalumi (del 06/04/2009 @ 09:06:31, in Europa, visitato 1449 volte)

Da Roma_und_Sinti

derStandard.at

Campi rom a Mitrovica: numerose famiglie vivono qui dalla fine della guerra del Kosovo, dopo che le loro abitazioni sono state date alle fiamme.

Insediamenti rom nel Kosovo settentrionale: Europarat vede una "catastrofe".
Il delegato per i diritti umani Hammarberg: il rimpatrio dei rifugiati equivarrebbe ad una violazione dei Diritti Umani.

Pristina – La situazione presente in due insediamenti rom nel Kosovo settentrionale è definita da Europarat come una "catastrofe umanitaria molto grave". Il delegato per i Diritti Umani di Europarat Thomas Hammarberg, ha dichiarato venerdì a Pristina che è scandaloso che ben cinque anni dopo l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a proposito del pericolo che tali persone corrono a causa dell’elevata concentrazione di piombo nel terreno, non sia stata ancora intrapresa nessuna azione.

I due insediamenti rom di Zvecan e Leposavic sono stati costruiti sopra aree ricoperte di cumuli di detriti, che contengono resti contaminati di mine. Gli abitanti degli insediamenti non devono divenire vittime del conflitto di autorità in atto fra Pristina, UNMIK e Belgrado, ha sottolineato il delegato per i Diritti Umani al termine della sua visita di quattro giorni in Kosovo.

Allo stesso tempo Hammarberg ha esortato le istituzioni kosovare e le organizzazioni internazionali, affinché si impegnino maggiormente per chiarire il destino di circa 2.000 persone scomparse. Nell’obitorio della città di Pristina si trovano al momento più di 100 cadaveri non identificati di vittime di guerra.

Hammarberg ha inoltre indicato quale particolare problema gli sforzi, esercitati da parte di alcuni stati occidentali, di far ritornare in patria i rifugiati kosovari. In un momento in cui il Kosovo deve affrontare una disoccupazione al 50%, una simile azione equivarrebbe ad una violazione dei Diritti Umani, ha detto il delegato per i Diritti Umani di Europarat, il quale ha fatto appello ai paesi occidentali l fine di non fare pressione sui rifugiati affinché rientrino nel Kosovo. (APA)

 

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