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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per Ivan Ivanov

Di Fabrizio (del 22/12/2005 @ 17:00:27 in media, visitato 1930 volte)
Da Romani_Cinema:

" ...Conosciamo il razzismo. Conosciamo la discriminazione. Ma nel nuovo documentario "Faces of Change" lo vediamo svilupparsi ovunque - pervasivamente e universalmente, con gli stessi devastanti effetti, come succede al signor Ivan Ivanov.  La lotta per superare la vergogna, come il razzismo - pervade questo film. Sono cinque storie arrotolate assieme a fornire un'istantanea sul razzismo, girate da cinque giovani cineamatori che sono anche attivisti dei diritti umani negli angoli più nascosti del globo. Mettono in gioco le proprie vite e combattono in queste riprese grezze, personale, sovente ispirate."

"Faces" : Prejudices on a Persona Level
THE WASHINGTON POST
 
"FACES OF CHANGE" è un film di successo sui diritti umani. In 80 minuti mette a fuoco la vita di cinque attivisti di cinque diversi continenti. Ivan Ivanov, il rappresentante dell'Europa, è un Rom bulgaro, attivista dei diritti umani, avvocato e direttore esecutivo dell'organizzazione internazionale ERIO - con sede a Bruxelles (homepage di ERIO - su Ivan Ivanov qui un precedente articolo ndr.). Anche se in possesso di una laurea in legge e una in medicina, non sfugge ai pregiudizi sui Rom. Dal Nord America Eloida Blanco, che risiede nella comunità di Agriculture Str. a New Orleans e la cui sorella ha sviluppato un tumore da quando aveva 12 anni. Mohamed Borbosse dall'Africa è un ex-schiavo della Mauritania e rischia quotidianamente la propria vita a causa dei suoi comizi contro la schiavitù.

Faces-of-Change1

da: silverdocs.com

Ivan Ivanov, [...], ha lottato contro la povertà e il razzismo per diventare dottore. Ma quando un paziente rifiuta di sottoporsi alle cure di un Rom dottore, Ivanov capisce di doversi impegnare per un'altro lavoro. Ritorna all'università per diventare avvocato specializzato in diritti umani e combattere i pregiudizi contro i Rom in Bulgaria.

 
  Kathir Raj rappresenta l'Asia ed è Dalit (intoccabile ndr.) la sua famiglia da generazioni è destinata a suonare le percussioni ai funerali delle caste più nobili. Nara dos Anjos, brasiliana di pelle nera, rimase incinta quand'era ragazzina e ora cerca di evitare lo stesso destino alle altre ragazze.

Attraverso il video i cinque attivisti trasmettono dispacci dai rispettivi angoli del mondo, raccontando storie e mostrando immagini che nessun pubblico conosce fuori dai rispettivi confini. Gli interpreti recitano le loro stesse vite, esperienze e presentano come li vede la società e come la vedono loro. Sono storie ricche di passione e stupore, umorismo, paura e impregno per cambiare. Attraverso le interviste il film documenta la scoperta da parte degli interpreti delle ideologie razziste nel proprio paese e la scoperta dei tratti in comune, dopo la loro partecipazione alla conferenza ONU contro il razzismo di Durban in Sud Africa. Accompagnati da storie e musiche, gli interpreti ci accompagnano ad aprire assieme una finestra sulle connessioni che esistono tra le diverse realtà.

L'8 dicembre si è tenuta l'anteprima di "Faces of Change", a New York presso lo Schomburg Center di Harlem. Il film, appena entrato nel circuito commerciale ha già ottenuto diversi riconoscimenti, come l'Humanitarian Award al Fort Lauderdale International Film Festival.

 
 
FACES OF CHANGE ha ottenuto anche il premio del SILVERDOCS Documentary Film Festivalin the U.S.A nel giugno 2005.

E' anche stato selezionato ai:

- Locarno International Film Festival, Switserland ad agosto 2005,

- Rio International Film Festival ad ottobrer 2005 e

- Fort Lauderdale International Film Festival.

Inoltre è stato invitato a:

- Bergen International Film Festival in Norway, e

One World FIlm Festival in the Chech Republic di marzo 2006
 
Di Fabrizio (del 01/07/2006 @ 15:01:39 in scuola, visitato 1557 volte)

IVAN IVANOV, THE JERUSALEM POST Jun. 27, 2006

Sono quello che molta gente denomina "uno zingaro." Preferisco il termine "Roma." Ci sono più di 10 milioni di noi in Europa. La grande maggioranza di noi vive in condizione da terzo mondo - accesso negato o condizioni di alloggio insufficiente, nella sanità e nella formazione.

Sono nato in una città provinciale in Bulgaria verso la fine degli anni 60, quando, come il resto dell'Europa Orientale, il paese seguiva la regola comunista. Il partito non riconosceva minoranze etniche - eravamo tutti, formalmente, uguali. Effettivamente, eravamo così uguali che il governo ci ha dato molti nuovi nomi bulgari. Un giorno, da adolescente di nome Husni, mi hanno trasformato in Ivan.

Ma non eravamo uguali. I Rom vivevano in ghetti segregati. Cittadini di seconda classe.

Uno dei ricordi più vivi della mia infanzia è mio padre che dice a mia sorella più giovane e a me: "La formazione è la chiave del successo. Se volete essere accettati come uguali dai Gadjè (i non Rom), dovete essere istruiti più di loro. Non è facile. Ma se ce la farete, questo cambierà non solo la vostra vita, ma anche quella di molta della nostra gente."

La formazione è l'unica uscita dal ghetto per molti Rom. Ma nelle società come la Bulgaria, e i suoi pregiudizi rampanti, bisogna lottare per un'istruzione paritaria.

Molti dei coetanei con cui sono cresciuto, hanno ricevuto un'istruzione che preclude loro l'università come pure i lavori qualificati. Così sono disoccupati o lavorano sottopagati o nel mercato non ufficiali, in Bulgaria e all'estero. Al contrario, soprattutto grazie a mio padre, sono riuscito a completare le superiori , e dopo un corso diventare medico generico.

La Bulgaria è cambiata progressivamente dall'inizio degli anni '90. La transizione alla democrazia aveva promesso libertà e prosperità a tutti che avessero sofferto del comunismo. I Rom si sono trovai perdenti nella trasformazione democratica e la loro situazione è drammaticamente peggiorata. Lo scarso livello di istruzione li ha posti al margine di questa nuova economia. Il dogma comunista si è frantumato, come la pretesa che tutti fossero uguali in una società omogenea. Il governo ha iniziato a licenziare, lasciando la comunità Rom disoccupata e nella povertà più profonda.

Ho ottenuto un diploma che mi permettesse di contribuire allo sviluppo della mia Comunità. Oggi, vivo e lavoro a Bruxelles, dove conduco un'organizzazione che coordina l'Unione Europea e i governi nazionali, sulle politiche Rom. Sostengo la mia famiglia e ho realizzato la mia carriera. Ma sono un'eccezione.

Proprio l'essere un'eccezione che mi rende preoccupato sui recenti fatti di Ostrava nella Repubblica Ceca, dove ai Rom sono destinate le scuole speciali [...] L'impegno dell'Europa è non solo necessario per i principi che ispirano l'Unione, che siano atti e non dichiarazioni di principio, ma anche perchè il futuro dell'Unione è nel mettere in azione tutte le capacità dei propri giovani e studenti.

The writer is the Executive Director of the European Roma Information Office.
www.project-syndicate.org
Copyright 1995-2006 The Jerusalem Post - http://www.jpost.com

 
Di Fabrizio (del 16/10/2006 @ 11:06:33 in Regole, visitato 1434 volte)

European Roma Information Office (ERIO) esprime le proprie preoccupazioni sulle dichiarazione del Ministro alla Sanità Radoslav Gaydarski, che sta considerando una legge mirata per porre freno al tasso di natalità fra i gruppi di minoranza, in particolare tra i Rom. Secondo il giornale "Sega", lunedì scorso Gaydarski ha detto ai giornalisti che se non si limitano le nascite tra i Rom, il tasso di mortalità in Bulgaria rimarrà tra i più alti d'Europa, dato che molti di quei bambini non arrivano all'età adulta. Gaydarski  suggerisce anche un incontro con i suoi colleghi di Ungheria, Romania e Slovacchia - i paesi con il più alto tasso di Rom - per affrontare congiuntamente la questione.

ERIO trova che questa proposta violi i diritti umani basici [...].  I nazionalisti fanno dichiarazioni come "Tra 50 anni i Rom saranno in maggioranza in Bulgaria, a causa degli alti  tassi di nascita", soffiando sui risentimenti anti-Rom. La "minaccia" della cosiddetta crisi demografica ricorre anche nelle dichiarazioni di quadri statali ed accademici.

Le dichiarazioni del Ministro suonano come inappropriate dai legislatori e dalle autorità sanitarie. Il Presidente della Commissione Parlamentare sulla Sanità, Dr. Borislav Kitov dice: "Una legge in questo senso non può entrare in Parlamento, e se anche lo facesse andrebbe direttamente alla Corte Costituzionale. Non possiamo incriminare qualcosa che è fisiologico, altrimenti sarebbe genocidio!" Secondo il Ministro la gravidanza sotto i 16 anni andrebbe proibita per legge. Naturalmente, la legge riguarderebbe principalmente la comunità Rom [...] Ma la domanda è cosa le autorità vogliono fare con le ragazze incinte sotto i 16 anni.

Comprendiamo che questa confusa idea d l'iniziativa anti-Rom di Gaydarski sia il risultato di una "umana" preoccupazione di ridurre la mortalità infantile dovuta alle gravidanze precoci, ma ciò deve realizzarsi in altra maniera, non con una legge incostituzionale che è considerata una interferenza brutale nei diritti delle donne e delle famiglie.

ERIO chiede all'Unione Europea di prendere misure per prevenire l'adozione di una legge simile, che sarebbe in conflitto con le politiche europee sui diritti umani e i valori democratici.

Ivan Ivanov, Executive Director,

European Roma Information Office.
Av. Eduard Lacomble 17
Brussels 1040, Belgium
Phone: 0032-2-733-3462
Fax: 0032-2-733-3875

Fonte Bulgarian_Roma - Un altro punto di vista

 
Di Fabrizio (del 07/04/2009 @ 09:36:42 in Europa, visitato 1378 volte)

Da Roma_Daily_News

Membro della giuria EU del Premio Giornalista 2008, Ivan Ivanov è Direttore Esecutivo di ERIO (Ufficio Informazione Rom Europei), un'organizzazione di consulenza internazionale che combatte la discriminazione contro i Rom. Ivan ci parla del concorso e, per segnare il Giorno Internazionale dei Rom dell'8 aprile, le sfide di fronte ai Rom nell'Europa di oggi.

Quanto è stato importante che il Premio Giornalista 2008 includeva anche un premio speciale sui Rom?

Sì è stato importante. Da una chiara evidenza che le tematiche rom hanno guadagnato riconoscimento a livello europeo. Il premio è specificatamente per le questioni anti-discriminazione. Dedicare un premio speciale ai Rom significa che la UE riconosce che sono uno dei gruppi più discriminati, a cui riservare speciale attenzione.

Pensa che ci siano molti giovani rom, come descritto nell'articolo di Mika Kontorousi (PDF in inglese, QUI ndr), che stanno rompendo con il "tradizionale" stile di vita delle loro comunità?

Sì, conosco molti giovani rom che pur rispettando molto le loro tradizioni, non le seguono tutte. Almeno quelle tradizioni che sono in contraddizione con la loro voglia di costruirsi una vita migliore, e che possono creare difficoltà per la loro integrazione nella società, o nella loro crescita scolastica e professionale.

Se potesse sfidare tre idee sbagliate comuni circa i Rom, quali sarebbero?

Prima di tutto: non tutti i Rom sono criminali e non tutti mendicano per le strade. Ingannare chi paga le tasse vivendo di benefici, non è il loro scopo di vita!

Seconda cosa, i Rom vogliono integrarsi... Vivere in ghetti segregati non è una loro scelta. Se potessero scegliere tra l'essere integrati nella società con accesso all'istruzione ed all'impiego, adeguata assistenza sanitaria e servizi sociali, un alloggio decente ed uno sviluppo libero dalla discriminazione, oppure vivere in estrema povertà in un posto che manca di acqua corrente ed elettricità che è lontano dalla comunità locale e da tutti i servizi e dove non ci sono trasporti - è chiaro che i Rom non sceglierebbero la seconda opzione.

Terzo, che i Rom non sono una tribù esotica. Non sono dei marginali, sono Europei che hanno influenzato la cultura europea e vissuto qui da almeno 700 anni. Non sono bravi soltanto a suonare musica, danzare e cantare. Se venisse data loro l'opportunità, sarebbero anche bravi politici, amministratori, avvocati, medici ed insegnanti.

I Rom sono apparsi nei media durante il 2008 per ragioni entrambe negative, vale a dire gli attacchi ai campi rom in Italia, e sviluppi più positivi come il primo Summit dei Rom Europei. Quali sono le sue speranze per il 2009?

Parte del piano d'azione della Commissione Europea è lo stabilirsi di una Piattaforma di Integrazione Sociale dei Rom. Un altro sviluppo interessante è la proposta di organizzare un altro summit rom nel 2010, che valuterebbe cosa è stato realizzato dal primo summit del 2008. Penso che questa sia una buona idea, specialmente se questo è organizzato su basi regolari - per esempio ogni due o tre anni.

Secondo il suo punto di vista, quali sono i principali ostacoli che ancora rimangono da essere superati?

Ci sono molti ostacoli che creano difficoltà all'integrazione dei Rom. Molti dicono che c'è mancanza di volontà politica: è vero che negli ultimi due anni la UE ha mostrato volontà politica, ma manca ancora l'impegno politico.

C'è bisogno di politiche UE globali che coprano tutti i campi dove i Rom affrontano l'esclusione e la discriminazione, inclusa l'esecuzione di tutta la legislazione esistente.

Migliorare la situazione dei Rom dev'essere anche una responsabilità condivisa tra la UE ed i differenti Stati Membri con un chiaro collegamento sviluppato tra la UE e le politiche nazionali che riguardano i Rom.

Pregiudizi e stereotipi sono seri ostacoli da superare ed i media come pare le campagne come "Per la Diversità Contro la Discriminazione" hanno un ruolo importante da giocare. E' anche necessario incoraggiare la promozione della diversità nei campi dell'istruzione e dell'impiego, come pure sviluppare curriculum scolastici sensibili e mettere in atto regole sui posti di lavoro.

Inoltre, i Rom dovrebbero partecipare ai processi decisionali come pure nell'esecuzione di queste politiche. Non dovrebbero essere beneficiari passivi di politiche disegnate per loro da qualcun altro e svolte senza la loro partecipazione e senza prendere in considerazione la loro opinione e specificità etnica.

To learn more about ERIO’s work visit their website.
European Roma Information Office (ERIO) website: http://www.erionet.org
First European Roma Summit: http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=423&langId=en&eventsId=105&furtherEvents=yes

 
Di Fabrizio (del 08/03/2008 @ 09:35:42 in Europa, visitato 1596 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Mentre in Italia per le elezioni politiche ed amministrative le minoranze Rom sono ignorate sia dai programmi elettorali, sia dalle liste dei candidati, dall’Europa arriva una denuncia molto chiara.

Non si può avere una strategia europea per i rom efficace senza che i rom stessi siano nella sua definizione, nell’implementazione e nella valutazione dei risultati. Finora, a livello comunitario, i rom sono infatti rimasti esclusi dal processo politico che riguarda le loro sorti.

Della strategia europea sui rom si è discusso ieri all’Europarlamento a Bruxelles in un meeting organizzato dal gruppo dei socialisti (Pse) che ha visto la partecipazione di Ong e del commissario agli Affari sociali Vladimir Špidla.

In base a una risoluzione del Pe del 31 gennaio scorso, la Commissione europea è stata invitata a definire una strategia comunitaria per affrontare i numerosi problemi di inclusione che riguardano i 9 milioni di rom europei, la minoranza etnica più numerosa del continente.

Come ha fatto notare Andre Wilkens di Open Society, i problemi nati in Italia in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani hanno contribuito a riaprire il dibattito a livello europeo, portando la questione fino ai massimi vertici del Consiglio dei capi di Stato e governo.

Ma pur essendo tra le priorità principali dell’Ue in materia di diritti umani, la questione rom non viene trattata in modo appropriato.

Innanzitutto, come anticipato in apertura di articolo, i rom sono esclusi dal processo decisionale comunitario che li riguarda. Valeriu Nicolae, direttore della Ong European Roma Grassroots Organisation, ha ricordato come “tra le migliaia di dipendenti della Commissione Ue non vi sia nemmeno un rom”. Peggio, nessun rom partecipa al Gruppo interservizi sui rom: si tratta di un tavolo di discussione e coordinamento tra i vari servizi dell’esecutivo europeo: “è come se un gruppo di lavoro sugli italiani fosse composto solo da tedeschi e francesi”.

Neppure un rom nemmeno all’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra).

Inoltre Nicolae ha criticato il fatto che una mancanza di strategia da parte della Commissione porti a spendere poco efficacemente gli ingenti fondi stanziati (circa 300 milioni). Ma Nicolae ha criticato anche le Ong, che non sono state in grado di ascoltarsi reciprocamente e di agire in una prospettiva più allargata di quella nazionale.

Una strategia funzionante, nell’opinione di Ivan Ivanov dell’European Roma Information Office (Erio), deve basarsi sui piani di azione esistenti, come quello della Decade Rom, o dell’Osce. Deve poi seguire una logica di coordinamento tra i livelli comunitario, nazionale e locale, essere inclusiva, condivisa e avere obiettivi di lungo termine, essere coordinata dalla Commissione, grazie alle proprie capacità amministrative, essere multisettoriale e coprire i settori fondamentali di esclusione, ovvero educazione, occupazione e sanità.

Ieri è anche stata lanciata pubblicamente una coalizione di otto Ong (European Roma Policy Coalition), costituita da Amnesty International, European Network Against Racism (Enar), European Roma Grassroots Organisation (Ergo), European Roma Information Office (Erio), European Roma Rights Centre (Errc), Minority Rights Group International (Mrgi), Open Society Institute e Spolu International Foundation.

 
Di Fabrizio (del 04/06/2009 @ 09:30:21 in Europa, visitato 1217 volte)

Comunicato stampa in occasione delle elezioni al Parlamento Europeo

"I Rom devono votare per contrastare la crescita dei partiti xenofobi e razzisti"

Bruxelles, 2 giugno 2009 - ERIO, Ufficio d'Informazione dei Rom Europei, in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo, invita i Rom di tutti gli Stati Membri UE a partecipare ed usare il loro voto in difesa dei propri diritti umani.

Il Direttore Esecutivo di ERIO, Ivan Ivanov, ha dichiarato: "Nell'ultimo paio di anni, l'Europa ha visto il sorgere drammatico di partiti di estrema destra, razzisti e xenofobi. Le elezioni del Parlamento Europeo offrono l'opportunità di contrastare questo allarmante fenomeno con il nostro voto. Se il popolo Rom non parteciperà a questo importante esercizio di democrazia, lascerà uno spazio più ampio ai politici xenofobi e razzisti di accedere all'arena politica dell'Unione Europea. Questo può svantaggiare seriamente le attività di consulenza rom a livello UE: se le forze politiche xenofobe potessero riunire un numero significativo di rappresentanti nel Parlamento Europeo (potrebbe realmente succedere), la questione rom sarebbe costretta all'angolo dell'agenda politica europea."

Inoltre, i Rom dovrebbero avvantaggiarsi con queste elezioni per rinforzare la loro partecipazione politica. Se ognuno dei 10 milioni di Rom in Europa votassero, la loro influenza politica sarebbe molto più rilevante agli occhi dei principali partiti.

Per questo ERIO incoraggia i Rom ad uscire e votare, dando la loro preferenza ai partiti che si sono esposti a difendere i diritti umani e delle minoranze nei loro programmi politici.

Per ulteriori chiarimenti, potete contattare il Direttore Esecutivo di ERIO, +32 473 82 38 87

The European Roma Information Office (ERIO) is a human rights advocacy organisation promoting the rights of Roma communities throughout Europe. ERIO lobbies European institutions, national governments and international organisations in order to bring about improvements in policies concerning Roma communities. ERIO cooperates intensively with Roma organisations and supports them in establishing their concerns and demands to European and national decision-makers. The ultimate goal of ERIO is to contribute to the eradication of racism, discrimination and social exclusion faced by the majority of Roma in Europe.

 
Di Fabrizio (del 22/03/2010 @ 09:14:33 in Europa, visitato 1515 volte)

Da Roma_Daily_News

14 marzo, Incontro Rom, - Abdi Ipekci Spor Salonu, Istanbul 12:00-16:00

Oggi, circa 16.000 Rom di tutte le parti della Turchia sono stati letteralmente stipati nel Centro Sportivo Abdi Ipekci per ascoltare il Ministro Faruk Çelik, Eleni Tsetsekou (Programma di Gestione del Consiglio d'Europa - Unità Roma e Viaggianti), il Dr. Ivan Ivanov (Direttore di ERIO) ed il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, riguardo la situazione del popolo rom ed il loro desiderio di un cambio positivo per il futuro. L'impegno del governo AKP nel raggiungere cambi significativi nel campo della salute, delle opportunità educative, dell'impiego e dell'alloggio in Turchia per i Rom del paese, è una delle priorità del governo con la sua "apertura democratica".

Erdogan ha raccontato la sua infanzia nel quartiere rom di Kasimpasha (Istanbul), crescendo con i Rom come "fratelli e sorelle" e imparando presto la loro situazione da questa esperienza. In particolare è stata importante la sua amicizia con Balik Ayhan, che oggi era presente all'incontro col Prima Ministro ed alla sua iniziativa per i Rom. Il discorso di Erdogan è stato accolto con enorme entusiasmo dai Rom, ogni punto sottolineato da fragorosi applausi e dal suono dei tamburi "davul", associati sin dai tempi dell'impero ottomano alla musica rom. Quando Erdogan ha sottolineato la situazione dei Rom in molti paesi europei, menzionando le persecuzioni che affrontano e le sofferenze che hanno provato attraverso deportazioni ed esclusione, stava attirando esplicitamente l'attenzione sulle variazioni nelle politiche che questo incontro annuncia per la Turchia, portando in primo piano la posizione di un approccio positivo verso i Rom, in un periodo in cui crescono le attitudini sempre più negative nel resto d'Europa.

Resta da vedere l'impatto reale dell'iniziativa di Erdogan e "dell'apertura democratica" per il popolo rom, come pari cittadini della Repubblica davanti alla legge e alla Costituzione. Se i recenti attacchi alla comunità rom di Manisa, o la distruzione dei quartieri rom ad Istanbul, Mersin, Diyabakir ed altre città negli ultimi anni cesseranno, particolarmente nel contesto della complessa situazione politica aperta con questa serie di iniziative democratiche (con i popoli Kurdi e degli Alevi), è una questione aperta. L'aumentata polarizzazione della società turca attorno a questi temi ha portato ad un rottura potenzialmente divisoria, dove quanti appoggiano questi cambiamenti sono contrapposti a chi rappresenta la vecchia, tradizionalmente secolarista alleanza politico-militare.

Queste versioni contrastanti della modernizzazione in Turchia stanno lottando per il dominio ed è ancora possibile che i Rom si trovino presi tra due fuochi. L'enorme riunione di oggi indica che le forze per la democratizzazione sono capaci di guidare l'agenda dell'inclusione sociale in questa direzione particolare ed incoraggiare l'appoggio alle altre organizzazioni rom europee ed alle istituzioni che promuovono i diritti dei Rom. D'altra parte, in Turchia queste innovazioni sono spesso state fatte deragliare come insegna la storia del tardo impero ottomano e della Repubblica.

Però oggi l'atmosfera era una delle positive promesse ed il tanto atteso riconoscimento del popolo Rom, come degni di pari diritto e rispetto in Turchia. Oggi, i cittadini rom turchi si sentono così come sono stati descritti dal loro Primo Ministro. Cittadinanza ed eguaglianza in Turchia, "Ille'de Roman olsun!" ha detto Erdogan, e la folla ha ruggito la sua approvazione; "Insisto che questo sarà Romani!"

Dr. Adrian Marsh
Researcher in Romani Studies, Istanbul
adrianrmarsh@mac.com

 
Di Fabrizio (del 18/11/2013 @ 09:05:30 in media, visitato 915 volte)

By Ivan Ivanov - 6th November 2013

Ivan Ivanov spiega perché il "resocontare responsabile" è così essenziale nel cambiare le opinioni e gli atteggiamenti verso i Rom

La recente copertura mediatica sul caso di una bambina greca ritrovata in un campo rom in Grecia, ha sollevato la consapevolezza che ci sono "angeli biondi" anche tra i Rom. Ciò contrasta con il ritratto fin troppo stereotipata e dannoso dei Rom come "diavoli scuri". Rimuovere la sola bambina bionda dalla famiglia rom con altri 14 figli di pelle più scura, è la dimostrazione che lo stereotipo dei "Rom che rubano i bambini ai non-rom" è tuttora vivo nella testa della gente. Voce smentita dato che la bambina è di origine romanì. L'altro stereotipo generato dalle autorità e dai media è che i Rom siano "trafficanti d'infanzia". Anche questo teorema è stato smontato, dato che la bambina bionda è stata informalmente adottata da una famiglia molto povera della Grecia con 14 bambini, da un'altra famiglia povera della Bulgaria con 10 figli.

Un'azione così ben combinata da parte di alcuni media e politici anti-rom, ha un forte impatto negativo in un momento in cui i sentimenti anti-rom in Europa sono in crescita. L'impatto della recente isteria mediatica è profondamente preoccupante in quanto riproduce miti e stereotipi negativi sui Rom, rinforzando pregiudizi che possono incitare al razzismo e alla discriminazione contro queste comunità. Resoconti parziali e bigotti possono avere dure conseguenze sulla vita quotidiana delle comunità rom in tutta Europa ed indebolire qualsiasi sforzo della società civile, del mondo accademico e di alcune istituzioni nel promuovere un'identità ed un'immagine rom che sia differente e maggiormente positiva. Purtroppo, il giornalismo sensazionalista e di parte vende più della cronaca etica e responsabile, libera da stereotipi e pregiudizi.

Il caso della bambina rom bionda ritrovata in una famiglia rom mi da speranza. Questo caso è un chiaro esempio della forza dei media e della loro rapida influenza nella società. Perché non lavoriamo assieme per redirigere il potere dei media verso un cambiamento progressivo, utile a combattere i pregiudizi e gli stereotipi anti-rom, invece che ad incitarli? Dato che altri canali e strumenti non sembrano funzionare o essere così efficaci, perché non adoperare l'influenza dei media per cambiare opinioni e atteggiamenti della gente? So che questo genere di media non vende, ma lo spero comunque.

Ivan Ivanov è direttore esecutivo dell'European Roma Information Office

 
Di Daniele (del 21/04/2006 @ 09:05:18 in Regole, visitato 2439 volte)

Bruxelles – Diritti della minoranza rom e casi dimostrati della brutalità della polizia romena contro di essa. Adozioni internazionali, diritti della minoranza ungherese, situazione delle persone disabili mentali e del traffico di esseri umani – queste erano le questioni discusse la settimana scorsa a Bruxelles, nel sottocomitato per i diritti umani nel Parlamento europeo.

Elly De Groen-Kouwenhoven (Greens/ European Free Alliance NL) ha richiamato l'attenzione su delle "allarmanti notizie" sulla comunità rom in Romania. Ha citato un documentario presentato dalla Ong Romani Criss, a Bucarest, riguardo ad un raid della polizia nella comunità rom vicino Cluj Napoca, quando alcune persone rom, anche donne e bambini, sono stati "picchiati con crudeltà", il tetto della loro casa dato alle fiamme e le loro proprietà confiscate. Dopo aver dichiarato che cose come questa non possono essere possibili in una nazione che vuole aderire all'Unione europea, Elly De Groen ha ricordato che il Parlamento europeo e la Commissione hanno ripetutamente richiamato l'attenzione del governo romeno sulla "tolleranza zero della polizia romena contro i rom", ma che il loro messaggio è rimasto senza nessuna eco.

Elly De Groen-Kouwenhoven ha detto di avere un video di questo episodio, che intende presentare al Parlamento. "La situazione dei rom sta diventando un problema europeo che deve essere affrontato seriamente; ora, in Europa, ci sono circa 7-8 milioni di cittadini rom, e una volta che Romania e Bulgaria aderiranno, il loro numero crescerà di 5 milioni", ha detto Arpad Duca-Zolyomi (PPE-DE, SK). "È preoccupante che noi qui (…) stiamo parlando di atrocità, come se i rom non fossero esseri umani; facciamo pressioni in modo che questo problema sia risolto prima dell'ingresso, dopo sarà molto più difficile", ha detto.

A favore dell'aumentata pressione sulle autorità romene rispetto a ciò, sono state anche Elizabeth Lynne (ALDE, UK) e Yiannakis Matsis (PPE-DE, CY), le quali hanno considerato che una denuncia di questo tipo deve essere studiata opportunamente prima, non dopo l'ingresso.

Riguardo "questo triste incidente", la baronessa Emma Nicholson di Winterbourne (ALDE, UK), ha detto che il Parlamento europeo non ha competenza negli affari di giustizia ed ha consigliato di attendere il verdetto del sistema giudiziario romeno, ricordando, allo stesso tempo, che la Romania è quasi nell'Unione europea.

Il rappresentante della Commissione ha mostrato interesse per la visione del contenuto del video col documentario della Romani Criss, ma ha detto che il miglior modo di affrontare è attendere il verdetto delle autorità romene competenti e mantenere regolari contatti con gli alti funzionari a Bucarest.

L'accesso della minoranza rom all'educazione e altri servizi sociali, intelaiatura della legge sulle minoranze, non ancora adottato nel Parlamento romeno, ha aumentato finanziamenti per l'apertura di molte università in lingua nativa ungherese, situazione di persone disabili mentalmente e traffico di esseri umani – questi erano i temi che sono stati discussi dal sottocomitato dei diritti umani.

a) Facendo riferimento all'accesso dei rom all'educazione e agli altri servizi sociali, il rappresentante della Commissione ha citato le richieste di Bruxelles per l'integrazione dei rom nella società (staff e incremento dei fondi), ma ha anche accennato che uno dei problemi è il fatto che molti cittadini rom non hanno un documento d'identità. Ha anche sottolineato l'alto assenteismo nella scuola, a causa dei rom stessi.

b) Riguardo alla struttura della legge sulle minoranze – che non è stata ancora recepita dal Parlamento romeno – il rappresentante della Commissione ha convenuto che questo è un "ombra", ma ha annunciato che ci sono regolari contatti con Bucarest e che la Commissione sta aspettando altre informazioni. Come da richieste della minoranza ungherese, il rappresentante della Commissione ha detto che la situazione è molto migliorata negli ultimi anni, e che in Romania ora c'è l'accesso alla formazione superiore incluso nella lingua nativa ungherese, "anche se la minoranza ungherese si sta ancora lamentando di non ricevere finanziamenti adeguati", che la minoranza ungherese è rappresentata a tutti i livelli, compreso quello governativo.

c) Riguardo le persone disabili mentalmente – menzionate soprattutto da Kinga Gal (PPE-DE, HU), il rappresentante della Commissione ha annunciato che l'Esecutivo, in stretta cooperazione con le autorità romene, sta sottoponendosi ad una serie di esami simili

d) Parlando del traffico di esseri umani, il rappresentante della Commissione ha detto che il controllo alle frontiere romene è considerevolmente migliorato.

e) Per ultimo, ma non meno importante, riguardo al problema delle richieste di adozioni internazionali fatte prima dell'entrata in vigore della recente legge, ha detto la baronessa Emma Nicholson di Winterbourne (ALDE, UK), citando alti funzionari dell'ufficio adozioni romeno, che ora la Romania è molto avanti rispetto alle scadenze imposte per risolvere questi problemi (31 marzo), tutti i casi essendo stati risolti. Ella ha attirato l'attenzione sulla tendenza a colpire un paese, come la Romania, a causa della massiccia copertura mediatica di questo problema senza prendere in considerazione che forse situazioni molto più serie accadono in altri paesi, anche nell'UE. "Ci sono molti equivoci qui ed è ora che questo problema sia chiarito una volta per tutte", ha detto.

European Roma Information Office

Ivan Ivanov, Executive Director, ivan.ivanov@erionet.org

Da: Roma_Benelux

 
Di Fabrizio (del 05/06/2005 @ 02:08:45 in Europa, visitato 4021 volte)
(o cronache italiane? NdR)
di: Ivan Ivanov pubblicato su ERRC.ORG

Discriminazione e il complesso di essere Rom

Mi è capitato molto presto di sperimentare le violazioni dei diritti umani: il governo cambiò il mio nome di Rom musulmano, che era mio dalla nascita, in uno "tipicamente bulgaro". Era il 1982, avevo quindici anni e frequentavo il primo anno delle superiori nella città di Haskovo, nella Bulgaria meridionale. Mi dissero che non potevo continuare gli studi se non cambiavo il mio nome. Altri in città vennero minacciati di perdere il lavoro. I negozi rifiutavano di vendere il pane a chi non si adeguava. Anni dopo, la stessa cosa successe a chi aveva un cognome turco. Allora ne rimasi molto scosso e ancora oggi sono condizionato dal portare un nome che non è il mio. Ha cambiato il modo in cui vedevo il mondo intorno.

Quando mi fu suggerito di scrivere un articolo per "Incontro all'ERRC" sul tema dei diritti dei Rom, ci pensai un poco e poi decisi che avrei descritto le tante assurdità che avevo incontrato mentre lavoravo per i diritti del mio popolo in Europa.

Secondo le statistiche ufficiali che, sino a poco tempo fa, la polizia bulgara rendeva pubbliche, il numero dei crimini commessi dai Rom era percentualmente superiore a quello dei non-Rom. D'altra parte, i crimini dei Rom erano, soprattutto di piccola entità. Non risultavano crimini economici [...]; non risultano implicazioni in bustarelle, sottrazione di fondi, interessi privati nella gestione delle aziende. E' praticamente impossibile trovarne in posizioni chiavi tali da permettere loro di commettere atti simili. Che sono crimini, spesso, non riportati. La questione è: qual'è l'ammontare preciso deile attività criminali? Centinaia o migliaia ogni giorno. Il problema è che le statistiche contribuiscono a creare l'idea che il crimine sia da associare ai Rom. La gente si riconosce in questa immagine, perché ha bisogno di credere alla polizia. E questa immagine del crimine è anti-Rom.

Ho visto libri che volevano insegnare "Come proteggersi dai borseggiatori Rom". Perché nessuno scrive "Come proteggere l'economia dello stato dai crimini dell'intelletto"? Nell'Est Europa di oggi è ancora una prassi comune per il politico di turno essere eletto promettendo di abolire la "criminalità", da intendersi come "fermare gli Zingari". Ecco allora il rampante sentimento contro i Rom.

In Bulgaria, spesso la polizia organizza veri e propri raid nei quartieri Rom. Oggi il lavoro della polizia viene analizzato confrontando quanto si riduce il gap tra casi risolti e no. La maniera più facile per debellare la picola criminalità è imprigionare i Rom e picchiarli finché non abbiano confessato. Nonostante numerose denunce negli ultimi anni sulle brutalità poliziesche, incluso casi in cui Rom sono morti deceduti menter erano detenuti, la polizia nega l'abuso della forza e continua a comportarsi come sempre. Le denunce di maltrattamenti vengono prese in considerazione nella sfortunata ipotesi che un poliziotto si sia dovuto difendere; questo comprende quei casi dove i Rom sono stati colpiti alla schiena durante un tentativo di fuga.

I media soffiano sul fuco dell'ostilità anti-Rom. Ricordo un caso in cui un Rom fu ucciso da un non-Rom e il giorno dopo i principali giornali titolarono "Proiettile uccide uno Zingaro alla fermata de tram". Immaginate se la situazione fosse stata all'opposto [...]: indignazioni, discorsi solenni, minacce di schiantare la "criminalità" ecc. Ma i gionali non riportarono che l'assassino non era Rom. Tantomeno posso dimenticare l'assassinio di una giovane Romni a Varna, sul Mar Nero. Un giornale nazionale riportò che quel crudele assassinio poteva essere stato commesso solo da "uno psicopatico o uno Zingaro". Dopo un paio di settimane, si scoprì che l'assassinio era avvenuto per mano del marito, un non-Rom.

C'è un altro fatto: in tutta l'Europa dell'Est ci sono leggi che puniscono severamente i crimini su base razziale. In Bulgaria, ad esempio, l'articolo 162 del Codice Penale proibisce l?incitamento all'odio o all'ostilità razziale o nazionale, come pure la discriminazione razziale e la violenza contro persone di diversa nazionalità, razza o religione. Ma raramente queste leggi sono applicate: tanto la polizia che i giudici ritengono impossibile stabilire che un crimine abbia motivazioni razziali.

Nella mia esperienza di attivista, ho lavorato a tanti, tanti casi e non ne ricordo uno solo in cui il giudice abbia accusato un non-Rom o un poliziotto di ai aver violato l'articolo 162. "MOrte agli Zingari" si legge sui nostri muri. Si ritiene che le scritte siano opera di ubriachi o skinheads. Non viene fatto niente contro quelle scritte o i loro autori.

Discriminazioni e pregiudizi sono evidenti a tutti i livelli. I Rom non vengono ftti entrare nei bar e nei ristoranti, o se lo fanno, non vengono serviti. Da dove vi scrivo queste righe - Ostrava nellaRrepubblica Ceca orientale - i bambini Rom sono il 55% per cento della popolazione scolatica delle scuole per ritardati mentali, e non avranno un buon lavoro in futuro, li aspetta una vita senza dignità.

Ho cominciato a ragionare su questi temi quando avevo dodici o tredici anni e comincia a capire di essere trattato in maniera differente dagli altri. Quando sei Rom, sei costantemente sospettato di qualcosa. Ogni volta che succede un piccolo furto, sul tram o in un negozio, la gente ti guarda. Dopo anni, tutti noi maturiamo questa sensazione di continuo sospetto. Per anni, ho sentito questa differenza sulla pelle, senza fare niente. Sapevo che l'essere Rom condizionava i miei rapporti nella scuola, per strada, ogni volta che incontravo un poliziotto. E' un complesso comune a tutti noi e tutt'ora ci sto lottando. Ho studiato per ventisette anni, mi sono laureato in medicina e in legge e probabilmente continuerò ancora a studiare, perché questo è il mio desiderio e la mia motivazione profonda - condivisa da tutti i Rom - essere libero dal sentirsi differente.

Nel giugno 1993 fui selezionato da United Roma Union di Haskovo pe partecipare a una Convenzione sui Diritti Umani organizzata dal Consiglio d'Europa. Lì incontrai altri giovani Rom che si sentivano come me e volevano comunicarlo. Molti erano coinvolti in organizzazioni per proteggere i nostri diritti. Drante quella conferenza imparai anche molto sugli strummenti internazionali, sui documenti, sulle leggi che ci avrebbero aiutato. Nel 1994 partecipai a un seminario sulla brutalità della polizia che si tenne a Sofia, organizzato da Human Rights Project (HRP). Ce ne furono altri e nel 1996 iniziai a lavorare per HRP. Nel frattempo avevo terminato gli studi in medicina e iniziato a studiare legge. L'ho fatto perché con la medicina si possono aiutare le persone a livello uno-a-uno, ma io vedo la necessità di un cambiamento radicale e il mihglior campo per questo cambiamento è proprio studiare la legge.

Negli ultimi dieci anni il movimento è cresciuto. Ma il periodo è troppo breve perché possa produrre cambiamenti in stereotipi tanto radicati. Ma penso che in futuro, se i Rom sapranno partecpare alla vita socio-politica, le cose cambieranno. I nostri problemi non sono solo i nostri. Sono problemi che affliggono tutta la società. La discriminazione da parte della società maggioritaria ci fa sentire differenti, separati: crea una catena di complessi che ci convince di essere cittadini di seconda classe. Per reazione, tendiamo a tenere distanti i non-Rom. E' quella che si chiama "discriminazione inversa". Ma non ha niente a che fare con la discriminazione inversa, o di ritono, de lidentitatà Rom è formata come l'immagine speculare del razzismo della società.


Dopo cinque anni come avvocato in ERRC a Budapest, dal mese di giugno Ivan Ivanov è il nuovo Direttore Esecutivo di European Roma Information Office (ERIO), organizzazione che ha sede a Bruxelles e si occupa di assistenza legale internazionale ai Rom e di promuovere i loro interessi in Europa.


Address: Av. Eduard Lacomble 17, 1040 Brussels, Belgium.
Phone: + 32-(0)-2-733-34-62
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