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La redazione
-

\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 02/06/2008 @ 09:00:13, in Europa, visitato 1992 volte)

Da Romano Them, indagine sanitaria (lunghetta, vi avviso)

La crisi del piombo a Mitrovica: Romano Them chiede un'informazione completa all'ONU

27 Maggio 2008 – Una ricerca, prodotta dall'Istituto di Salute Pubblica di Kosovska Mitrovica su richiesta dei rappresentanti dei campi IDP (Dispersi Interni) nella Mitrovica settentrionale, ha confermato i documenti precedenti, secondo cui il livello di piombo nel sangue dei bambini rom che vivono in questi campi, rimane ad un livello alto in maniera allarmante. Sui 104 bambini testati, di età tra gli 1 e i 16 anni, 18 mostrano livelli di piombo eccedenti la soglia critica di 45 μg/dL, per i quali i dottori raccomandano terapia di chelazione. D'altra parte, se confermate le indicazioni "Hi" e "Hi Mnogo" contenute nella ricerca, si riferiscono a livelli nel sangue eccedenti i 65 μg/dL, il numero di bambini con livelli criticamente alti di contaminazione da piombo nel sangue sale a 38, il 36,5% del gruppo testato.

La contaminazione da piombo nel sangue dei bambini nei campi IDP a Mitrovica nord è stato un argomento ricorrente dal 2000, quando i primi test casuali fatti nell'area di Kosovska Mitrovica da un consulente ONU mostrò livelli di piombo pericolosi solo nei campi. Nel 2004, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) compì un'altra serie di test. Questi test mostravano che il 40% dei bambini nell'area avevano livelli di piombo nel sangue di 10 μg/dL e superiori, che è considerato dalle moderne ricerche il limite massimo oltre il quale si verificano danni sanitari irreversibili, incluso impatto alle capacità cognitive.

Ma, fu proprio Gerry McWeeney, allora manager del Programma di Sviluppo Sanitario, che notò nel suo rapporto che i bambini rom nei campi presentavano costantemente i più alti livelli di piombo nel sangue dell'intera popolazione, sottolineando che una fonte importante di esposizione ha provenuto dalla contaminazione nel terreno, risultante nella prossimità delle miniere di Trepca. Come conseguenza, raccomandava l'immediata evacuazione dei bambini da 0 a 6 anni e delle donne in attesa, e la temporanea rilocazione dell'intero campo "in attesa di una soluzione permanente e sostenibile".

Fu soltanto poco prima dell'estate del 2005 che un'azione venne definitivamente presa, sull'onda di una pressione montante e della questione fatta propria dai media internazionali. Con la fine dell'anno, l'UNMIK decise di trasferire gli IDP nell'ex base militare francese, conosciuta come Osterode camp, completamente ristrutturata e col suolo decontaminato. Dopo un'iniziale resistenza, la maggior parte delle famiglie si mosse verso il nuovo campo, dove apparentemente iniziò nel settembre 2006 un trattamento medico specialistico (see UNMIK Press Release).

Ironia della sorte, test effettuati di recente sembrano suggerire che la contaminazione da piombo nel rinnovato campo di Osterode sia persino superiore a quella di Cesmin Lug,  dove nell'ottobre 2004 la WHO aveva dichiarato che la situazione era peggiore degli altri campi, con un livello di contaminazione da piombo al suolo superiore di 359,5 volte il limite riconosciuto.

Nel maggio 2007, una squadra di dottori diretta da Ms. Mary Jean Brown, Capo del Ramo di Prevenzione all'Avvelenamento da Piombo del Centro USA per il Controllo e la Prevenzione del Disagio di Atlanta, visitò le attrezzature su richiesta del Dipartimento di Stato, USOP e USAID. In un rapporto redatto ad ottobre, gli esperti medici notarono che 39 bambini erano riferitamente chelati. Ma dissero anche che oltre 90 bambini avrebbero avuto bisogno di terapia, aggiungendo che a quel periodo il numero esatto non poteva essere determinato.

Nella loro indagine, i dottori si riferirono ai risultati di tre serie di test condotti dall'Istituto di Salute Pubblica di Mitrovica  nord, tra la fine del 2005 e l'inizio estate del 2007. Secondo questi test, 39 bambini nel primo, 32 nel secondo e 29 nel terzo, su circa 100 bambini esaminati avevano livelli capillari di piombo nel sangue superiori a 45 μg/dL. Se l'assunzione riguardo il significato di "Hi" e "Hi mnogo" risultasse veritiera, le condizioni sanitarie dei bambini nel campo sarebbero stazionarie, la tal cosa confermerebbe i dubbi sull'adeguatezza del trattamento medico fornito in un ambiente che rimane pesantemente contaminato dal piombo.

Le prime informazioni su una nuova e prossima crisi sanitaria nei campi di Mitrovica nord apparvero settimana scorsa in un articolo, pubblicato sulla rivista in Internet New Kosovo Report. L'autore, il leader del movimento pro-indipendenza Albin Kurti, riteneva che la WHO aveva prove dagli esami effettuati sui bambini di Cesmin Lug e Osterode che i loro livelli di piombo erano raddoppiati. Suggeriva anche che la WHO nascondesse queste informazioni al pubblico.

Allarmati da queste notizie, come Romano Them, abbiamo contattato l'ufficio WHO di Pristina e chiesto conferma sulle dichiarazioni e circa eventuali conseguenze di detti risultati. A dispetto dei chiari riferimenti all'articolo del New Kosovo Report, accluso alla mail, il direttore locale della WHO, Dr. Dorit Nitzan, finse di ignorare di quali test Romano Them stesse parlando. Affermando che i test di laboratorio fossero da tempo condotti dalle istituzioni locali, promise comunque di investigare e chiese a Romano Them pazienza sino al suo ritorno in Kosovo. Ulteriori emails, relative ai risultati dei primi test commissionati dalla WHO, rimasero senza risposta.

Con una reazione simile, il capo dell'ufficio UNICEF in Kosovo, Robert Fuderich, pretendeva lui pure di non essere a conoscenza dei test, ma quando fu confrontato con i risultati parziali, comunicati dai rappresentanti del campo in una dichiarazione pubblica, riconobbe che la sua organizzazione era stata messa a conoscenza dei risultati di questi test, ma era in attesa di ottenere una piena informazione per "notificare alle autorità preposte e cercare di ottenere da tutti uno sforzo verso una soluzione giusta e finale."

Il rappresentante dell'area della Norwegian Church Aid, un'organizzazione caritativa che si occupa del campo di Osterode, Ragnar Hansen, fu più esplicito e disse che la sua organizzazione condivideva le preoccupazioni di Romano Them riguardo il livello di piombo nel sangue dei bambini IDP. Purtroppo non era in grado di commentare i risultati dei test, suggerendo che la WHO non avesse comunicato i risultati dei test precedenti, né alla sua organizzazione né ai genitori dei bambini.

Dalla sua email risulta che la WHO avesse visto (!!!) i risultati dei test commissionati dai rappresentanti dei Rom ed era "preoccupata riguardo agli alti livelli di piombo nei campioni di sangue raccolti".

Romano Them ha anche provato ad ottenere una reazione dall'UNMIK, che attende tuttora al momento in cui scrive.

Nelle sue raccomandazioni, la dottoressa Brown, del cui Centro è stata richiesta l'assistenza in questo caso dall'UNICEF e dalla WHO, scrisse nell'ottobre 2007: "Ci è stata data assicurazione che i livelli nel sangue stanno decrescendo, e i dati ricevuti dal CDC [Centro per il Controllo del Disagio] lo confermano. Comunque, i dati completi devono essere resi disponibili. Agenzia Responsabile: WHO."

Sette mesi dopo, la "confusione da parte dei leader rom e di altri, come la serietà del problema e l'estensione della contaminazione ambientale" cui la dottoressa Brown si riferisce nel suo rapporto, è quasi completa. Nelle loro dichiarazioni sui recenti test sanguigni, i rappresentanti dei campi, Skender Gusani e Dai Mustafa, scrivono: "WHO ha effettuato dei test sui livelli di piombo nel sangue dei bambini ed i risultati mostrano che il campo di Osterode è libero dal piombo, ma i risultati di questi test non sono mai stati mostrati al pubblico e nemmeno ai genitori dei bambini esaminati."

Romano Them è profondamente preoccupata, non soltanto dell'inquinamento da piombo stesso, quanto dalla mancanza di informazione e dalla cattiva comunicazione da parte delle agenzie internazionali coinvolte nel processo. Chiede alla Missione delle Nazioni Unite in Kosovo di fornire informazioni immediate e complete circa la contaminazione da piombo nei due campi IDP di Cesmin Lug e Osterode e sprona la WHO affinché sviluppi le raccomandazioni contenute nel memorandum, preparato dal Manager del Programma di Sviluppo, Gerry McWeeney che, nell'ottobre 2004, raccomandava che tutti i bambini con livelli nel sangue superiori a 10 μg/dL siano ricontrollati ogni settimana.

Condividiamo le preoccupazioni circa l'adeguatezza di una terapia di chelazione in un ambiente, che è tuttora pesantemente contaminato dal piombo, come confermato dai test recenti. Romano Them suggerisce definitivamente di dare seria considerazione all'evacuazione dei residenti in un posto sicuro. Le consultazioni dovrebbero aprirsi immediatamente.

For further information please write to: kosovoroma@gmail.com

Related news items and press releases:

UNMIK: SRSG visits Cesmin Lug, urges Roma to take advantage of Camp Osterode

Facilities, UNMIK/PR/1476, 11 January 2006

 

UNMIK: SRSG welcomes start of lead-toxicity treatment for IDPs in Camp Osterode, UNMIK/PR/1577, 1 September 2006

 

UNICEF: Roma families need rehousing to save children from lead poisoning, 10 February 2006

 

Reports:

 

World Health Organisation (WHO):  Preliminary Report on Blood Lead Levels in North Mitrovica and Zvecan, July 2004

 

WHO: Memorandum, 22 October 2004

 

WHO: Regional Committee for Europe, Fifty-sixth session Copenhagen, 11–14 September 2006, Provisional agenda item 7(d): Enhancing health security: the challenges in the WHO European Region and the health sector response, 19 June 2006

 

Gesellschaft für bedrohte Völker (GfBV): Flüchtlingslager Osterode, 18 September 2006

 

European Roma Rights Center: Romani Return to the Mitrovica Mahalla Marred with Problems

 

Brown, Mary Jean/Brooks, Barry: Recommendations for Preventing Lead Poisoning among the Internally Displaced Roma Population in Kosovo from the Centers for Disease Control and Prevention, US Centers for Disease Control and Prevention, Atlanta/GA, 27 October 2007

Roma and Ashkali Documentation Centre (RADC): Security review of the RAE communities in the divided town of Kosovska Mitrovica, Pristina, September 2007

 
Di Fabrizio (del 03/06/2008 @ 09:08:52, in Europa, visitato 1310 volte)

Da Roma_Francais

LE MONDE | 31.05.08 | 14h46 - BUCAREST CORRESPONDANT Le autorità rumene e le associazioni dei Rom di Romania condannano in blocco gli slittamenti razzisti apparsi in Italia. L'indignazione è stata esacerbata da un messaggio apposto all'ingresso di una falegnameria di Pieve di Soligo (Italia del nord-est) e ripresa dalla stampa rumena, che annuncia "l'apertura della stagione, che dura tutto l'anno, della caccia agli animali selvatici migratori come Rumeni, Albanesi, Kosovari, Musulmani, talibani, Afghani, Zingari ed extracomunitari in generale".

Questo non ha dato luogo ad alcuna denuncia ufficiale italiana, tranne quella della CGIL, da cui è stata rivelata la scritta. L'ambasciata rumena a  Roma ha chiesto misure contro gli autori di "questo testo a carattere pronunciatamente estremista e xenofobo".

L'associazione dei Rom d Romania Romani Criss, denuncia, a sua volta, "l'estremismo" della nuova politica italiana sull'immigrazione. "E' inconcepibile che, nell'Europa del 2008, si combatta la delinquenza secondo criteri etnici, si tratta d'una politica d'ispirazione estremista," ha affermato il suo dirigente, Marian Mandache, tramite i suoi avvocati. "Non resta che obbligare i Rom a portare una stella o una banderuola per ritornare settanta anni dietro, ad un'epoca di cui non si vuole più ricordare."

Le allusioni al nazismo si moltiplicano in Romania e rischiano di nuocere ai positivi scambi economici tra i due paesi. 23.000 imprese italiane sono impiantate in Romania e migliaia di rumeni lavorano in Italia. L'organizzazione Caritas stima in 556.000 il numero di Rumeni nella Penisola ma, secondo altre stime, il loro numero, fortemente aumentato dopo l'adesione della Romania all'Unione Europea del2007, potrebbe raggiungere 1 milione di persone.

Mostrata a dito come la prima responsabile della delinquenza, durante la campagna delle elezioni legislative in aprile, che hanno visto il trionfo della destra, questa comunità si sente oggi più fragile ed indebolita.

Mirel Bran - Article paru dans l'édition du 01.06.08

 
Di Fabrizio (del 03/06/2008 @ 09:36:38, in Europa, visitato 1350 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

30 Maggio 2008 | 11:25 | Source: Beta - BELGRADO - Una svastica ed una serie di insulti sono stati tracciati sulla sede centrale dell'Unione Rom, lo comunica la stessa.

Il presidente di Unione Rom, Rajko Duric, ha detto che la svastica e gli insulti [...] sono apparsi nottetempo sul muro e sulla porta degli uffici. Ha aggiunto che l'incidente è stato comunicato alla polizia e che le indagini erano in corso.

Duric ha detto che qualcosa di simile potrebbe essere previsto, da quando l'Unione Rom è stata "eliminata come partito".

Ha aggiunto che lo scorso anno, particolarmente in coincidenza con la campagna elettorale, aveva ricevuto messaggi minatori, anche se non aveva dato molta importanza alla cosa.

L'Unione Rom di Serbia non ha raggiunto il quorum alle elezioni tenutesi l'11 maggio.

 
Di Fabrizio (del 07/06/2008 @ 08:59:14, in Europa, visitato 1553 volte)

Da Nordic_Roma

YLE 02.06.2008, 10.13 - Helsinki sta tentando di tagliare il numero di mendicanti che arrivano dall'estero sino alle strade della città. Per questo sforzo, la città ha commissionato all'Istituto Deaconess un sondaggio sui mendicanti e di scoprire come sono arrivati e a chi va il denaro raccolto.

Quieti mendicanti, inginocchiati sui marciapiedi sono trascurati facilmente nel trambusto urbano, ed poche persone si fermano ad offrire un soldo o due.

La città di Helsinki ha commissionato all'Istituto Deaconess, una fondazione sociale, di conoscere di più su questi arrivi. Alcuni membri dell'Istituto, che parlano rumeno, stanno prendendo contatto con questi mendicanti per le strade, cercando di determinare da dove arrivino, come sia organizzato il loro mendicare, e cosa possibilmente possa essere fatto per aiutarli.

L'anno scorso circa 100 mendicanti sono apparsi ad Helsinki, la maggior parte membri della minoranza Rom dell'Europa meridionale. Quest'anno sono in molte città.

Una donna ci ha detto di chiedere l'elemosina per aiutare i sei bambini in Romania. Raccoglie circa 10 € al giorno. Una risposta che si cerca è se qualcuno ne chiede una parte. In alcune parti d'Europa, la mendacità è un affare organizzato.

Le congregazioni pentecostali in Finlandia, in particolare, hanno aiutato questi gruppi di mendicanti. Sono stati stabiliti contatti, in parte perché queste congregazioni includono molti Rom finlandesi.

La maggior parte delle persone ignora o evita questi mendicanti, spesso perché la gente, onestamente, non sa come reagire in faccia alla povertà. I funzionari dicono che sarebbe meglio aiutarli a casa loro, non per le vie della città. Raccomandano anche di non dare soldi ai mendicanti, ma né chiedere l'elemosina né il darla è illegale.

 
Di Fabrizio (del 07/06/2008 @ 09:18:08, in Europa, visitato 1323 volte)

Da Roma_Daily_News

Il rapporto rilasciato da Amnesty International nel 2008, segnala l'intolleranza e la discriminazione verso le minoranze sessuali e l'etnia Rom. Il presidente Basescu ed il ministro degli esteri Cioroianu sono stati ricordati per le loro dichiarazioni razziste.

Le minoranze etniche, i Rom in particolare, continuano a confrontarsi con serie discriminazioni, anche nel lavoro, la casa, la salute e la scolarizzazione. L'UNICEF ha riportato a marzo che oltre il 70% delle famiglie Rom non hanno accesso all'acqua corrente e che la segregazione dei bambini rom nelle scuole differenziali e le classi "soli Rom" continuano ad essere preoccupanti. Continuano i discorsi di odio ed intolleranti dei media e di alcune autorità pubbliche.

Maggio scorso, il presidente Traian Basescu chiamò "sporco zingaro" un giornalista, ma poi si scusò. Il Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione chiese spiegazioni al presidente.

C'è stata tensione con l'Italia dopo che questa ha dichiarato l'intenzione di espellere i Rom di nazionalità rumena. A novembre, il ministro degli esteri Adrian Cioroianu disse in un dibattito televisivo di considerare di "comprare un pezzo di terra nel deserto egiziano e di popolarlo con quanti appannavano l'immagine del paese." Adrian Cioroianu più tardi si scusò, ma rifiutò di ritrattare. Il primo ministro "deplorò" i commenti del ministro ma non prese nessuna azione ulteriore. Diverse organizzazioni dei diritti umani susseguentemente scrissero una lettera aperta chiedendo le dimissioni di  Adrian Cioroianu, e l'OnG Romani-CRISS inviò una protesta al Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione (Consiliul National pentru Combaterea Discriminarii, CNCD).

A luglio, la Corte Europea per i Diritti Umani ha espresso il proprio giudizio sul caso di Belmondo Cobzaru, un Rom picchiato mentre era sottola custodia degli agenti di polizia a Mangalia nel 1997. La Corte ha stabilito che la Romania ha violato la proibizione di trattamenti inumani e degradanti, il diritto ad un rimedio effettivo e la proibizione della discriminazione.

DIVERS – www.divers.ro

 
Di Fabrizio (del 09/06/2008 @ 09:27:33, in Europa, visitato 1661 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Spalato, 4 giugno 2008 - Dice un funzionario Rom, che oltre 40.000 Rom vivono in Croazia, anche se le stime ufficiali dall'ultimo censimento ne indicano di meno.

Le stime suggeriscono un numero tra i 30.000 ed i 40.000 Rom, comparate alle registrazioni che ne contano soltanto 9.000, nota l'unico rappresentante parlamentare della comunità rom.

Nazif Memedi dice che molti Rom si registrano come Macedoni o Albanesi, dipende da quale parte della ex Yugoslavia arrivino.

"E' per questo che lavoriamo perché i Rom si dichiarino e credo che entro il 2012 potremo registrarne ufficialmente oltre 20.000" dice.

Memedi aggiunge che nel 2003, c'erano circa 11.000 Rom dichiarati.

Dice che un nuovo censimento non dovrebbe pesare sullo stato croato, dato che "I Rom dichiarati o no usano già i benefici sociali."

"Ricevono 370 kune (€ 50) per membro familiare al mese e tanto più le famiglie sono numerose, tanto più alta è la somma," dice Memedi.

Aggiunge che i Rom Croati hanno abbandonato da tempo il loro stile di vita tradizionalmente nomadico, e si sono assimilati al modo di vita occidentale.

Nel frattempo il gruppo croato, Minoranze a Rischio, ha recentemente notato che "Entro gli ultimi due anni, ci sono stati rapporti di discriminazione ufficiale ed attività anti-Rom da parte dell'etnia croata."

Il gruppo ha anche aggiunto che "Mentre gli stereotipi anti-Rom sono durevoli nella società croata, i prospetti degli sviluppi nella posizione dei Rom Croati non sono completamente visibili. A casa dell'orientamento pro-occidentale assunto dal paese dopo la morte del presidente (Franjo) Tudjman (1999), la Croazia è attualmente molto interessata nello sviluppo dei diritti umani e la posizione delle sue minoranze."

Minoranze a Rischio aggiunge che "Dal 1999, ci sono state una serie di iniziative politiche, designate per migliorare la posizione dei Rom ma, come nel 2003, lo sviluppo non è ancora iniziato. Molti Rom rimangono senza carte d'identità o cittadinanza."

BalkanInsight

 
Di Fabrizio (del 11/06/2008 @ 08:29:07, in Europa, visitato 1674 volte)

Da Baltic_Roma

2 giugno, 2008 - In cooperation with BNS - VILNIUS - I Lituani preferirebbero lavorare con i Rom, con persone che escono da una dipendenza o con quanti hanno un orientamento sessuale differente, che comunicare con loro nelle loro vite personali.

Secondo i dati di un sondaggio condotto da un istituto di ricerca di Vilnius, sette Lituani su dieci non avrebbero problemi ad avere come colleghi di lavoro membri della comunità Rom, persone che escono da una dipendenza o quanti abbiano orientamento sessuale non tradizionale. Altri 6 su 10 non avrebbero problemi se il loro collega fosse stato precedentemente incarcerato o avesse avuto disordini psicologici.

D'altra parte, sette abitanti su dieci eviterebbero di avere a che fare con membri della comunità Rom, persone che hanno superato dipendenze di sorte o quanti hanno orientamento sessuale non tradizionale, fuori dal campo lavorativo. Le persone sono più tolleranti riguardo ai disabili: solo due su dieci non vorrebbero avere come vicini chi ha una disabilità fisica.

Gli abitanti intervistati più dei loro datori di lavoro hanno fiducia nelle abilità dei rappresentanti dei gruppi sociali sopracitati, con 75 responsabili di azienda che esprimono un'opinione che tale gente non riuscirebbe a fare fronte al loro lavoro, comunque soltanto 25% degli abitanti votati hanno tenuto lo stesso atteggiamento.

Quando è stato chiesto loro perché avrebbero problemi nel lavorare a fianco di persone di gruppi a rischio, le risposte dicono che si sentirebbero in difficoltà (48%), o non saprebbero come comportarsi (31%). Per queste ragioni, oltre il 60% degli intervistati non vorrebbero comunicare affatto e tre su dieci cercherebbero informazioni aggiuntive.

Durante questo sondaggio, commissionato dal Ministero per la Sicurezza Sociale ed il Lavoro, sono stati intervistati oltre 1.000 Lituani di tutte le regioni del paese.

Source: The Baltic Times

 
Di Fabrizio (del 15/06/2008 @ 08:51:09, in Europa, visitato 1371 volte)

Da Romanian_Roma

Bucarest, 9 giugno /Rompres/ - La Romania non può assumersi lei sola la responsabilità di ciò che i cittadini della minoranza etnica rom fanno all'estero, ha dichiarato lunedì a Bucarest il presidente rumeno, Traian Basescu, durante una conferenza stampa congiunta col presidente finlandese, Tarja Halonen. [Ndr: i Rom in Romania, secondo il censimento del 2002, sono stimati al 2,5% della popolazione].
"La Romania non introdurrà mai delle restrizioni di circolazione per i suoi cittadini. Tutti i cittadini potranno circolare in Europa e, fianco ai governi degli stati dove i Rom [di Romania ndr] si stabiliscono, noi dovremo trovare delle soluzioni", ha detto il presidente Basescu.

La problematica riguardante i Rom, la loro circolazione nello spazio comunitario, ha costituito uno dei soggetti affrontati da Traian Basescu e Tarja Halonen, durante i loro discorsi lunedì scorso a Bucarest. Secondo Basescu, la Commissione Europea sta elaborando un documento per approntare soluzioni a livello europeo.

Tarja Halonen da parte sua ha detto che la Finlandia può condividere con la Romania la sua esperienza per quanto riguarda la situazione dei Rom.

"Anche noi, abbiamo una popolazione rom in Finlandia. Anche noi abbiamo problemi da fronteggiare. Abbiamo acquisito parecchia esperienza per quanto riguarda, per esempio, la situazione dei bambini rom che abbandonano la scuola. Siamo coscienti che tutti i bambini debbano avere diritto all'istruzione.
Concentriamo i nostri sforzi per portarli a seguire la scuola, ad imparare un mestiere che fornisca loro i mezzi per vivere. La mendicità non è un mestiere ed in Finlandia ci sono dei Rom rumeni che la praticano" ha dichiarato la presidente finlandese.

Asserendo che la popolazione rom finlandese è assai meno numerosa, Tarja Halonen ha proseguito: "Consideriamo pertanto che ci sono due aspetti principali quanto alla situazione dei Rom. Assicurargli alloggio e l'accesso all'istruzione, e noi agiamo in questo senso. La stessa cosa dovrebbe passare a livello di comunità europea, dell'OCSE, occorre cercare soluzioni a riguardo. Non possiamo accettare la mendicità che ci inquieta profondamente", ha sottolineato Halonen.

Da parte sua, Traian Basescu ha  fatto conoscere che la sua discussione avesse anche  affrontato altri temi legati alla UE, temi riguardanti il Kosovo, la zona del mar Nero o la sicurezza delle frontiere.

"Credo che l'esperienza della Finlandia in materia di buon governo sia estremamente utile (...) Il sistema finlandese è il più efficiente per quanto riguarda la scolarizzazione. Ci sono alcuni settori dove lo scambio d'esperienze è molto importante", ha invece rimarcato il presidente Basescu. [Rompres]

www.Roumanie.com

 
Di Fabrizio (del 15/06/2008 @ 08:53:44, in Europa, visitato 3967 volte)

Da Osservatorio sui Balcani

11.06.2008 scrive Tanya Mangalakova [Български]

A maggio, sulla "Gora", in Kosovo, l'aria risuona di tamburi e zufoli. E' "Djuren", la festa più sentita nella comunità dei gorani, slavi di religione islamica. Gli emigranti ritrovano parenti e amici, per i giovani, veri protagonisti della festa, è il momento di cercare la propria "dolce metà"
Foto di Tanya Mangalakova

Ermina ha diciassette anni. Bella come un quadro, vive tra la capitale macedone Skopje e la cittadina di Petrich, in Bulgaria meridionale. I suoi genitori sono gorani del villaggio di Brod, nella regione della Prizrenska Gora, in Kosovo. La famiglia ha ereditato la professione di pasticcieri, tipica dei gorani del Kosovo. Nel 2006 hanno aperto una loro pasticceria nel centro di Petrich; prima lavoravano a Skopje, come fa almeno la metà degli abitanti di Brod. Ermina studia a distanza in un istituto superiore di Skopje, e aiuta i propri genitori in pasticceria. Suo fratello, Almir, 24 anni, è già famoso a Petrich per la qualità del suo “burek”.

Per tutto l'anno Ermina ed Almir aspettano con impazienza che arrivi il mese di maggio, quando sulla “Gora” si festeggia la grande festa di “Djuren”, il nome con cui i gorani chiamano la festa originariamente dedicata a San Giorgio. Il 3 maggio i ragazzi viaggiano attraverso la Macedonia per andare a Brod, villaggio dall'aspetto caratteristico disteso su un altopiano alle falde della Sar Planina. E' il padre, Bilgaip, che rimane a Petrich per tenere aperto il negozio, dando così l'opportunità ai giovani, che nel frattempo hanno riempito il bagagliaio dell'auto fino all'orlo di vestiti all'ultima moda, di festeggiare “Djuren” sulla “Gora”. Per tre giorni Ermina ed Almir sfileranno sul “corso” del paese, indossando tutti i propri vestiti più belli. Sul “corso” nascono storie d'amore, che di solito finiscono col matrimonio. E' “Djuren”!

"Djuren"
Donna gorana
“Djuren” è sicuramente la festa più importante, per i gorani, una festa che unisce in modo eclettico elementi cristiani ed islamici. Dal 4 all'8 di maggio, secondo un'antica tradizione, gli emigranti gorani tornano nei propri villaggi della “Gora”, che durante l'inverno restano quasi disabitati. Ogni anni, in questa occasione, la Sar Planina si riempie del suono di zufoli e tamburi, che la trasformano, dandole un'atmosfera mistica, quasi fossimo in Tibet. Le donne vestono i “noshni”, abiti tradizionali cuciti a mano. Aspettano tutto l'anno per poter mostrare gli abiti, arricchiti da grosse monete d'oro. Ci si trucca per ore, fino a che il viso non diventa una maschera preziosa.

“Djuren” comincia il 5 maggio, detto “travke”. Nella mattina di questo giorno si raccolgono erbe (travke, appunto) che vengono poi immerse nell'acqua con cui si lavano i bambini. Quest'anno a Brod c'erano due fidanzamenti ufficiali, il che significa festa per tutto il villaggio. In serata, musicanti da Prizren hanno suonato per alcune ore, sia nella parte superiore che in quella inferiore di Brod. Le strette stradine fervevano di vita, giovani e vecchi ballavano lo “horo” (o “kolo” ballo tradizionale comune in tutti i Balcani), sul “corso” faceva mostra di se tutta la gioventù di Brod. I giovani che ancora non hanno trovato una “verenica” (fidanzata) facevano mostra delle proprie possibilità, spandendo denaro per far sì che i musicanti rom suonassero senza fine.

Il 6 maggio i gorani si danno appuntamento sui prati della “Vlaska”, località vicina al villaggio di Vranista. Quasi ogni villaggio gorano ha un luogo particolare dove festeggiare “Djuren”. Il 7 si festeggia in un campo vicino a Rapca, il 9 a Brod, il 10 non lontano da Restelica.

Il 6 maggio sulla “Vlaska”
"Sul corso"
Il 6 maggio i gorani festeggiano all'aperto sulla “Vlaska”. Si raccolgono ramoscelli di salice, si ballo lo “horo” al suono di tamburi e zufoli, si arrostisce l'agnello. Nonostante il tempo brutto, anche quest'anno le ragazze e le donne gorane hanno indossato i propri “noshni” e scarpe bianche abbellite da migliaia di perline di vetro. Da Brod la gente è scesa prima in direzione di Dragas per poi arrivare sulla “Vlaska”, dove il sole ha iniziato a far capolino tra le nuvole. “Il 'corso' sulla 'Vlaska' è il più bello di tutta la 'Gora'”, dicono convinti i gorani. Qui le giovani sfilano nei propri preziosi vestiti, ma sempre accompagnate da un cavaliere, marito o fidanzato che sia. “Dal colore del vestito”, raccontano le sorelle Javahida di Vraniste, “si può capire chi è sposata e chi è libera”. Le donne sposate portano vestiti neri, quelle libere invece indossano colori chiari, come fanno anche le ragazze fidanzate. Le donne più anziane, come le sorelle Javahida, portano vestiti semplici, sempre neri. Le donne più giovani impreziosiscono invece il proprio abbigliamento con seta, broccato, ricami, ed indossano gioielli in abbondanza. Le donne gorane si coprono la testa con la “basrama”, un grande e bello scialle, ornato anche questo da migliaia di perline.

La tradizione vuole che le ragazze, durante il lungo inverno, tessano da sole il proprio vestito, “per diventare da belle ad ancora più belle”. Oggi soltanto una piccola minoranza ha conservato quest'arte. Vajda, 64 anni, ancora adesso cuce e orna i “noshni”. Le giovani, comprano proprio da donne come lei. Un vestito può costare anche più di mille euro, ma indossare gli abiti tradizionali durante la festa di “Djuren” è obbligatorio. Le monete d'oro, anche queste parte del completo da sfoggiare, vengono invece ereditate di generazione in generazione. Vajda ricorda con nostalgia la propria giovinezza. Suo marito è insegnante a Vraniste, sono sposati da 44 anni, quando ancora non c'era alcun “corso” sul quale ragazzi e ragazze potessero scambiarsi sguardi ed innamorarsi. “Il 'corso' è nato quando i giovani hanno cominciato a lavorare in città”, racconta. “Dopo aver visto come si passeggiava a Belgrado, hanno portato qui questa abitudine”.

La festa di “Djuren” è strettamente legata al modo tradizionale di vita dei gorani: gli uomini in giro nei Balcani dove lavorano alla produzione artigianale di dolci e “burek”, le donne a casa per badare ai figli. La tradizione vuole quindi che a “Djuren” gli uomini tornino nei propri villaggi di origine, per incontrare parenti ed amici. Gli scapoli, poi, tornano per trovare la propria “dolce metà”.

Durante il periodo di festa, i caffè di Brod sono pieni di giovani. Anche oggi, i gorani rispettano le antiche regole, che prevedono che alle donne non sia permesso mettere piede in questi locali. Almir, come tutti gli altri giovani, va a dormire solo a notte inoltrata, si sveglia tardi, cammina per le strade di Brod come drogato di felicità. “Ho solo tre giorni a disposizione, e voglio utilizzare ogni minuto, ogni secondo, per stare insieme ai miei amici. Viviamo dispersi e lontani, chi a Skopje, chi a Nis, chi a Belgrado, chi in Bulgaria. 'Djuren' e l'unico momento in cui riusciamo a riunirci tutti, e a stare insieme sulla nostra 'Gora'”.

 
Di Fabrizio (del 17/06/2008 @ 09:13:44, in Europa, visitato 1205 volte)

Segnalato da Maria Grazia Dicati

RAZZISMO SELVAGGIO IN ITALIA - Perdono sempre gli stessi

I gitani italiani, specialmente, e molti altri gruppi gitani del resto del mondo, si stanno rivolgendo a noi chiedendo aiuto. La maggioranza sono messaggi angosciati di una comunità allarmata davanti al sopraffacente trionfo della coalizione politica - alcuni dei partiti che la compongono sono di estrema destra - guidata da Silvio Berlusconi. Alcuni giorni prima che si producessero le inqualificabili aggressioni patite dai gitani di Ponticelli (Napoli), per mano di alcuni scalmanati che han dato fuoco alle loro umili baracche, un'organizzazione gitana italiana ci diceva: "Noi gitani siamo in pericolo in Italia. Abbiamo paura delle deportazioni dei gitani in Italia. Per favore - mi dice - inviate un comunicato al Governo italiano perché rispetti le Direttive comunitarie".

A nostro parere la paura che esprime il nostro interlocutore non è infondata. Le ultime dichiarazioni dei nuovi governanti italiani prefigurano ogni tipo di precarietà. Giudicate voi se non è così: Il nuovo sindaco di Roma, il post-fascista Gianni Alemanno, annunciò lunedì scorso che la sua prima misura come sindaco sarebbe stata demolire gli accampamenti gitani. "Procederemo a smantellare gli accampamenti nomadi che a Roma sono 25": Però i napoletani di Ponticelli si sono portati avanti. Niente da smantellare. Fuoco purificatore che è più rapido di montare camere a gas in stile nazi! Umberto Bossi, il leader della Lega Nord, è euforico. Questo soggetto parla di "caccia" . "Dobbiamo cacciare i clandestini", ha detto, provocando la sconfitta sinistra italiana. Come qualsiasi bullo di quartiere ha lanciato il suo proclama di guerra: "Non so cosa vorrà fare la sinistra, noi siamo pronti. Se vogliono lo scontro, i fucili sono caldi. Abbiamo 300.000 uomini, 300.000 martiri, pronti a combattere. E non stiamo giocando. Non siamo quattro gatti".

Però la cosa più triste è che Silvio Berlusconi, il rieletto presidente del Governo italiano, al vedere i suoi giovani esultanti salutando in stile fascista, ha confessato: "A vederli, ho pensato: la nuova falange romana siamo noi".

Alla vista della gravità dei fatti la UNION ROMANI, riconoscendo il sentire maggioritario dei gitani spagnoli e per la rappresentazione che si ostenta nella UNION ROMANI INTERNACIONAL, si propone iniziare le seguenti azioni:

Primo, Denunciare la gravità degli attentati sofferti dai gitani europei residenti in Italia e chiedere la solidarietà dei cittadini di qualsiasi paese di fronte alla violenza cieca ed assassina dei razzisti. Per questo chiediamo che si scrivano lettere dirette al Presidente del Governo italiano, inviandole direttamente alla sua residenza nel Quirinale (Roma) o alle ambasciate italiane in ogni paese. (L'indirizzo dell'Ambasciata italiana in Spagna è il seguente: Calle Lagasca, 98. Código postal 28006 Madrid)

Secondo: Sollecitare il Ministro degli Esteri di Spagna perché si interessi alla situazione dei gitani residenti in Italia, esprimendo la preoccupazione della comunità gitana spagnola per la situazione in cui possano trovarsi i gitani espulsi dalle loro dimore incendiate. Il nostro Governo è legittimato a fare questa consultazione in base a quanto previsto dalla Direttiva 2004/38/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei membri delle sue famiglie a circolare e risiedere liberamente nel territorio degli Stati membri. Effettivamente, trattandosi di una Direttiva e non dimenticando che ogni Stato membro può determinare la miglior forma di applicare le disposizioni del Diritto comunitario, è obbligatorio esercitare un lavoro critico e di vigilanza dei Governi perché le misure adottate nei distinti Stati membri conducano ad una applicazione del Diritto comunitario con la stessa efficacia e rigore con cui si applicano le norme interne dei suoi rispettivi Diritti nazionali.

Terzo: Chiedere alla Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo che, con carattere d'urgenza, inizi un'inchiesta sulla situazione che ha portato la comunità italiana di Ponticelli (Napoli) allo stato di contrapposizione che soffrono i gitani che vivono in quel luogo.

Quarto: Sollecitare i Gruppi Parlamentari del Parlamento Europeo che formulino, con carattere d'urgenza, le precise iniziative parlamentari che obblighino il Consiglio a chiedere nella Sessione Plenaria di Strasburgo e Bruxelles sulle misure che il Governo italiano possa aver preso per porre freno a queste aggressioni e per condannare i colpevoli delle stesse.

Quinto: L'Unión Romaní è convinta che l'immensa maggioranza dei cittadini italiani - inclusi i votanti di Berlusconi - rifiuta la violenza, venga da dove venga. Per questa ragione, attraverso la Unión Romaní Internacional, si propone stabilire, con le organizzazioni gitane italiane, un programma di mutua collaborazione al fine di mettere in campo le misure adeguate che garantiscano la difesa di questi cittadini europei che non hanno commesso alcun delitto se non quello di essere "poveri e gitani".

Sesto: Oggi stesso abbiamo avuto notizia che il Governo italiano si propone di indurire i mezzi contro l'immigrazione di modo tale che l'essere "clandestino" sarà un delitto compreso nel Codice Penale. In questo senso, Roberto Calderoli, nuovo Ministro italiano proveniente dalla Lega Nord, ha dichiarato che per non essere "clandestino": "Bisogna dimostrare se si è onesti, altrimenti, li si espelle dall'Italia".

Come Unión Romaní inizieremo i procedimenti per interporre una denuncia contro il Governo italiano per non adempimento della Direttiva 2004/38/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei membri delle sue famiglie a circolare e risiedere liberamente nel territorio degli Stati membri. Quando venne promulgato a Maastricht, nell'anno 1992, il Trattato che porta il nome della famosa città olandese, i Capi di Stato e del Governo approvarono la Dichiarazione 19 al fine di chiarire le incertezze sull'applicazione del Diritto comunitario. I massimi dirigenti europei non avevano alcun dubbio che "per la coerenza e l'unità del processo di costruzione europea, è essenziale che tutti gli Stati membri traspongano integralmente e fedelmente nel loro Diritto nazionale le direttive comunitarie di cui siano destinatari nei luoghi disposti alle stesse".

Le Direttive sono lo strumento armonizzatore per eccellenza del Direttivo Comunitario perché tramite loro si realizza, dice l'art. 94 del Trattato, l'approccio delle disposizioni legali, regolamentari ed amministrative degli Stati membri, che incidano direttamente nella stabilità o nel funzionamento dell'Unione Europea.

Settimo: Per terminare proponiamo di elevare la nostra preoccupazione per la magnitudine e la gravità di questi accadimenti di fronte alle istanze internazionali più rappresentative. Così faremo di fronte al Consiglio d'Europa, davanti all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE) e davanti alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Una volta ancora reclamiamo la solidarietà di tutti i democratici di Spagna e d'Europa. Nessuno può farsi giustizia da solo, perché quando ciò succede perdono sempre gli stessi: i più poveri, i più indifesi, quelli per cui non ci sono diritti, nella maggioranza dei casi, di essere lettere stampate su carta bagnata. Abbiamo bisogno del calore umano della società,per questo domandiamo l'appoggio di tutti i democratici europei a difesa dei Diritti Umani di quanti, essendo innocenti, si vedono aggrediti, vilipesi e stigmatizzati per delitti che non hanno commesso. Per terminare, come proprio riconosce la Commissione, ogni espulsione "deve essere motivata dalla situazione individuale" di persone specifiche, e non "deve significare un'espulsione di gruppo" di collettivi rispetto alle loro origini geografiche.

Speriamo che il fuoco di Ponticelli purifichi ed elimini l'odio e l'intolleranza che tante volte sono stati il germe delle più gravi tragedie nella storia d'Europa.

JUAN DE DIOS RAMÍREZ HEREDIA - Presidente de la Unión Romaní

 

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