Rom e Sinti da tutto il mondo

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La redazione
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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 25/07/2012 @ 09:12:01, in Europa, visitato 1027 volte)
Da Roma_Francais

LE VIF.be Trecento Rom hanno manifestato di fronte all'Ufficio Stranieri contro le espulsioni - 13 juillet 2012 à 19h29

Venerdì pomeriggio trecento Rom hanno manifestato di fronte all'Ufficio Stranieri. Protestavano contro l'espulsione sistematica degli immigrati provenienti da paesi non appartenenti all'Unione Europea. "L'Ufficio respinge tutte le richieste d'asilo e di regolarizzazione presentate dai Rom," dichiara Imer Kajtazi,, promotore dell'iniziativa. "Non c'è alcuna distinzione in base alla loro documentazione."

"Alcuni vivono in Belgio da 5 o 10 anni. Lavorano qui, pagano le tasse ed hanno bambini che vanno a scuola," prosegue Imer Kajtazi. "Per l'Ufficio Stranieri , tutto questo non fa alcuna differenza. Sono respinte anche le domande di chi è malato, col preteso che arrivano da paesi cosiddetti -sicuri- come la Bosnia, la Serbia, il Kosovo o la Macedonia." Tuttavia, secondo Imer Kajtazi. la sicurezza in questi paesi non è garantita, soprattutto per i Rom. "L'Ufficio agisce come se le questioni della violenza, della discriminazione e della persecuzione non riguardasse i Rom," prosegue. I manifestanti chiedevano che l'Ufficio rivedesse la sua politica di espulsione sistematica dei Rom e che ogni documentazione fosse valutata caso per caso. (PVO)

 
Di Fabrizio (del 24/07/2012 @ 09:08:12, in Europa, visitato 983 volte)

Da Nordic_Roma

The Nordic page Assalito campo rom ad Oslo con petardi e pietre - Photo : Pieter Edelman | Tende in campo rom

Quattro uomini arrestati per avere assalito sabato notte un campo rom ad Oslo con petardi e pietre.

Comunica TV2 che i residenti del campo testimoniano di essere stati svegliati da gente che tirava pietre contro il campo.

I Rom erano arrivati nell'area con materassi ed altre attrezzature per costruire un campo, dopo essere stati mandati via dal cortile di una chiesa in centro città. Né il comune, né il distretto o il dipartimento di giustizia erano intervenuti contro l'insediamento, nella regione di Ĺrvoll a Oslo.

Tuttavia, i residenti del quartiere esprimono le loro preoccupazioni sul numero crescente dei Rom, e paura che questo possa portare inquinamento e criminalità.

 
Di Fabrizio (del 23/07/2012 @ 09:16:56, in Europa, visitato 995 volte)

Da British_Roma

 

  Razzismo istituzionale per i Rom in Scozia - by Billy Briggs

15/07/2012 - E' stata lanciata un'indagine governativa dopo che un rapporto accusava funzionari pubblici di "razzismo istituzionale" nei loro rapporti con i Rom che vivono in Scozia.

Funzionari del Ministero del Lavoro e delle Pensioni (DWP) sono indagati con l'accusa di aver minacciato ed ingannato i Rom, tramite personale del centro lavoro, e di aver ritardato pagamenti legittimi, ritardi che hanno portato ad alti livelli di povertà infantile.

Le accuse sono contenute in un rapporto commissionato da Oxfam al Govanhill Law Centre (GLC) di Glasgow. Il risultato del ritardo dei pagamenti - in alcuni casi, anche tre anni - ha portato alla miseria alcuni Rom, incluse famiglie con bambini.

Il rapporto è stato scritto dagli avvocati del GLC che hanno indagato su come 66 famiglie rom siano state trattate dal DWP, dall'ufficio delle tasse ed imposte, e dal consiglio cittadino.

GLC ha concluso che in alcuni casi i Rom sono stati trattati in maniera illegale, contro quanto stabilito dall'Equality Act 2010.

L'inchiesta riguardo al DWP si sta focalizzando sul centro lavoro Laurieston Plus, situato in un'area di Glasgow che ospita circa 3.000 Rom.

Una portavoce del DWP ha confermato che propri inquirenti sono in contatto col GLC.

Ha detto: "Jobcentre Plus prende con estrema serietà questo tipo di accuse. Ci aspettiamo alti standard di comportamento dal nostro staff."

L'iniziativa è stata accolta con favore dagli attivisti, che hanno chiesto di essere messi a conoscenza delle conclusioni del rapporto.

Lindsay Paterson, avvocato per GLC e tra le autrici del rapporto, afferma: "Intendiamo cooperare pienamente in ogni modo possibile con le indagini. Ci auguriamo che l'ufficio delle tasse ed imposte segua l'esempio del DWP e lanci parimenti un'indagini sulle serie violazioni dell'Equality Act individuate nel nostro rapporto."

Annie Lewis, di Oxfam, dice: "Siamo estremamente preoccupati dall'evidenza che i Rom vengano trattati differentemente dagli altri cittadini UE, quando si tratta di accedere ai benefici e ai crediti d'imposta. Siamo lieti che sia partita un'indagine."

L'ufficio delle tasse ed imposte sta studiando le accuse di GLC ed è disposto a cooperare ad un'inchiesta ufficiale.

 
Di Fabrizio (del 21/07/2012 @ 09:14:02, in Europa, visitato 1500 volte)

Premessa: mercoledì scorso ho pubblicato questo appello di Amnesty International. Avevo chiesto altre informazioni a Paul Polansky, che vive proprio a Niš. Di seguito troverete la traduzione della sua risposta. Nota: nel frattempo ho sentito anche altre conoscenze che ho in zona; mi hanno risposto di non averne mai sentito parlare. Curioso: succede lo stesso anche in Italia. E' più facile venire a conoscenza di ciò che accade, per esempio, in Romania o in Francia, rispetto a ciò che succede alla porta di casa nostra.

    Fabrizio, ecco cosa ho scoperto. Tuttavia, dopo averlo scritto, ho saputo che ora il sindaco sta mandando da mangiare ai Rom, ed ha incaricato uno dei suoi assistenti di tenerlo informato giorno per giorno sulla situazione. Vuole aiutarli veramente.

    Paul

NISH REPORT 19 luglio 2012: Ieri alle 14.46 ho ricevuto una telefonata dall'ufficio del sindaco, che mi informava che la acqua era stata collegata alle 11.00 all'edificio abbandonato. La portavoce diceva che il sindaco era intervenuto personalmente per ordinare l'aggancio, e che lui assieme ad un altro funzionario avevano visitato il sito per confermare che le famiglie romanì avessero l'acqua. La portavoce mi ha anche detto che il municipio di Nish aveva inviato una mail a tutti i soggetti interessati e la conferma del collegamento veniva riportata sulla pagina web del comune. (vedi QUI ndr.)

Le ho risposto di porgere le mie congratulazioni al sindaco. Vorrei incoraggiare chiunque legga questo rapporto ad inviare una mail al sindaco (zoran.perisic@gu.ni.rs - mayor@ni.rs) per ringraziarlo dell'azione, anche se era in carica da soli tre giorni lavorativi. L'ex sindaco aveva resistito oltre 80 giorni senza collegare l'acqua.

Più tardi, il pomeriggio stesso, ho incontrato presso l'ufficio abbandonato Marija Manic, rappresentante ERRC per la Serbia. E' Romnì, all'ultimo anno degli studi di legge. Ha operato con queste famiglie romanì prima che fossero espulse da Belgrado, e conosce la loro storia probabilmente meglio di chiunque altro.

Era sorpresa che il nuovo sindaco avesse ordinato il ripristino dell'acqua, essendo in carica solo da pochi giorni. In quanto esponente del vecchio partito di Milosevic, lei temeva che fosse più difficile collaborare con lui che col sindaco precedente.

L'acqua viene immessa tramite un tubo rotto. L'acquedotto cittadino ha collegato l'acqua, ma rifiuta di riparare il tubo.

Sfortunatamente, dopo essere arrivati in loco, ci è stato detto e mostrato rapidamente che la conduttura era difettosa. L'acquedotto cittadino aveva sì collegato l'acqua, ma in un pozzetto sotto terra c'era un tubo che perdeva acqua. L'acqua che raggiunge il solo rubinetto (nei bagni turchi) ha pochissima pressione. L'acquedotto ha rifiutato di riparare il tubo rotto, dicendo ai Rom che dovevano provvedervi loro. Ovviamente, i Rom non hanno né soldi né capacità per farlo.

L'unico rubinetto dell'edificio, nel vecchio bagno turco. Settimana scorsa funzionari dell'acquedotto avevano visitato l'edificio, dicendo che non c'erano tubature per portare l'acqua al palazzo.

Dopo aver fotografato la perdita d'acqua, ho chiesto ai Rom se conoscessero un idraulico che potesse riparare il tubo. Ho promesso loro che avrei pagato il lavoro se l'avessero tr4ovato immediatamente. In quindici minuti è arrivato, assieme al suo assistente, e ci siamo accordati per una riparazione immediata. Sono balzati sul loro scooter, precipitandosi a comperare i materiali.

Dato che il tubo era di plastica, c'era bisogno di elettricità per poterla fondere ed unirlo con il nuovo. Ma l'edificio non ha corrente, e l'idraulico ha dovuto usare una prolunga, collegandola ad una casa serba lì vicino. Così dopo un'ora il tubo era stato riparato e la pressione dell'acqua era tornata alla normalità.

Durante la riparazione, nel pozzetto è stato scoperto un ratto, che è stato ucciso perché il lavoro potesse continuare. I ratti sono comuni negli edifici abbandonati e la matriarca del clan che vive lì mi ha mostrato la punta del suo piede, che era stata morsicata. Ma rivendicava con orgoglio che dopo averla morsa il topo era morto.

Al centro della foto, il ratto ucciso dall'idraulico.

Marija ha promesso di mandarmi una memoria scritta su tutta questa storia. Una volte ottenute tutte le informazioni, spero di lavorare assieme a lei per trovare qualche soluzione. Credo che il nuovo sindaco, medico universitario ed ex primario del centro cardiologico di Nish, abbia mostrato buona volontà nel rispondere così velocemente al mio appello per fornire l'acqua a queste famiglie. Era subentrato nell'incarico da pochi giorni, e probabilmente ha bisogno di tempo per informarsi sul pregresso di questa situazione. Lo conosco da oltre sei anni e ritengo che farà la cosa giusta per questi Rom.

Il nuovo impianto che l'acquedotto ha rifiutato di realizzare.

Probabilmente l'ex sindaco non voleva aiutare questi Rom senzatetto, per paura che gli elettori locali sarebbero stati contro questo appoggio. 


Le condizioni di vita nel vecchio magazzino abbandonato, dove queste quattro famiglie romanì stanno provando a sopravvivere. Il municipio di Belgrado aveva promesso loro dei container una volta che fossero arrivati a Nish. (per vedere le ultime due immagini a grandezza naturale, cliccarvi sopra, ndr)

(le foto sono di Paul Polansky)

 
Di Fabrizio (del 18/07/2012 @ 09:31:29, in Europa, visitato 1418 volte)

A cinque famiglie rom, bambini compresi, sgomberate a forza da Belgrado a Niš, città nella Serbia meridionale, viene negata acqua, servizi igienici ed elettricità.

Cinque famiglie rom, 18 persone tra cui una donna incinta che poi ha partorito, sono stati reinsediati in un magazzino abbandonato in via Daniciceva a Niš, senza accesso all'acqua, a servizi igienici o all'elettricità. Sono rimasti senza accesso all'acqua per oltre 10 settimane, da quando sono stati sfrattati da Belgrado il 26 aprile. Attualmente [...] in Serbia le temperature superano regolarmente i 35° centigradi. Anche se le infrastrutture lo permetterebbero, nel magazzino non c'è acqua corrente. Le autorità hanno dichiarato il 20 giugno che l'acqua potrà essere riattivata senza troppe difficoltà, e che sarebbe stata disponibile entro fine settimana scorsa. L'acqua non è ancora stata ripristinata, violando i diritti delle famiglie ad un alloggio, acqua e servizi igienici adeguati. Le famiglie devono prendere l'acqua con contenitori di plastica dalla fontanella più vicina, che si trova in un mercato, a circa 115 metri dal magazzino. Questa fonte non è sempre disponibile, perché il mercato è aperto solo dalle 7.00 alle 15.00, ed anche quando il mercato è aperto viene spesso negato loro da un funzionario locale di potersi rifornire. L'unica fonte alternativa si trova nel centro città a 30' di cammino. Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il diritto all'acqua richiede che l'acqua sia disponibile, o nelle immediate vicinanze dove la gente vive,se in uno spazio compreso tra i 100 e e 1.000 metri dall'insediamento, o se ad una distanza tra i 5 ed i 30 minuti (compreso il tempo impiegato in coda), diventa difficile raccogliere più di 20 litri d'acqua a persona, quindi si è a rischio salute. Inoltre, il magazzino non ha servizi igienici adeguati, essendo quelli esistenti insalubri a causa della mancanza d'acqua.

Inviate l'appello prima del 20 agosto a:

Sindaco
Milos Simonovic
Ulica 7 Juli broj 2
18 000 Nis
Serbia
Fax: +381 18 504545
Email: mayor@ni.rs
Salutation: Dear Mayor

Consigliere della città
Dusica Davidovic
Ulica 7 Juli broj 2
18 000 Nis
Serbia
Fax: +381 18 504545
Email: Dusica.Davidovic@gu.ni.rs
Salutation: Dear City Councillor

Delegazione dell'Unione Europea nella Repubblica Serba
Martin Kern
Vladimira Popovica 40/V
Avenija 19a Building
11070 New Belgrade
Serbia
Fax: +381 11 3083201
Email: delegation-serbia@eeas.europa.eu

Inviate inoltre copia alle rappresentanze diplomatiche accreditate nella vostra città.

 
Di Fabrizio (del 16/07/2012 @ 09:19:56, in Europa, visitato 1257 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Foto dal convegno AIZO, Torino 11 ottobre 2011

Cari e care
siete invitati all'incontro con NICOLAE GHEORGHE che si terrà sabato 21 luglio a partire dalle 14 e domenica 22 luglio 9.30-14. La sede verrà comunicata al più presto. Posso anticipare che sarà in Trastevere o - come dicono alcuni rom - in san tevere. Si sta organizzando, per chi è interessato, una cena e un pranzo a prezzo fisso (circa 20 euri).
Le spese di trasporto vitto e alloggio sono a carico dei partecipanti.
Per evitare interventi del tipo "brevi considerazioni sull'universo" suggerisco il seguente ordine dei lavori con l'avvertenza che è mia intenzione accantonare per una volta il tema dell'inclusione sociale dei rom, della discriminazione, del razzismo ecc. per affrontare tematiche di medio e lungo termine come la questione etnica e il suo intreccio con quella politica (cittadinanza):

1. INTRODUZIONE ALL’INCONTRO
2. SIGNIFICATO E PROSPETTIVE DELLA NAZIONE ROM
3. RUOLO DELLE ONG, DEGLI ESPERTI E ATTIVISTI ROM: UNA NUOVA RETORICA DISCORSIVA ?
4. UN NUOVO TRATTATO DI PACE TRA ROM E GADJE’ ?
5. UN PROCESSO DI COSTRUZIONE DI PACE A PARTIRE DAI CASI DI BAIA MARE (ROMANIA) E TOR DE’ CENCI (ROMA)


Chi è interessato a partecipare è pregato di inviarmi un mail di conferma con l'indicazione se partecipa a tutte e due le sedute o solo ad una e quale. Siete ovviamente liberi di invitare persone che pensiate possano essere interessate. Per mere questioni logistiche vi prego solo di comunicarmi i nominativi.

Allego tre scritti di Nicolae che offrono eccellenti spunti di riflessione. Uno è in inglese e uno in francese. Vi allego anche la mia traduzione. E' stata fatta di corsa pertanto mi scuserete l'italiano non curato. La sostanza si capisce però.

N.B. Il tenore dell'incontro è quello di una aperta riflessione tra amici. Non sono previsti quindi né paludamenti accademici né sussiegose relazioni. E' solo l'opportunità di incontrare un intellettuale rom di spicco e di confrontarsi con lui.

 
Di Fabrizio (del 15/07/2012 @ 09:16:25, in Europa, visitato 1038 volte)

Da Hungarian_Roma

New Left Project Dietro la "questione" Rom by Carl Rowlands

"Sandor" è un senzatetto rom di Budapest - parla della sua vita. esperienze e prospettive, nel dialogo con Carl Rowlands.

Ho perso la mia famiglia in un incidente quando avevo 16 anni. A quell'epoca, iniziai a passare la notte alla stazione della metropolitana di Ferenciek tere a Budapest. Altri Rom del posto si assicuravano che avessi qualcosa da mangiare e che per andare a scuola il mio aspetto fosse OK. Fintanto che era possibile, ci si prendeva cura di noi. Capita spesso che all'inizio i giovani finiscano per strada, e se vogliono l'indipendenza totale, qualsiasi ne sia la ragione, è lì che la troverai.

Nella mia esperienza, di solito ci sono due aspetti nel diventare senzatetto - fattori psicologici e fattori sociali. Se un giovane è alienato e non sente di appartenere a qualcosa o qualcuno, allora la strada può essere un surrogato della famiglia, e c'è molto da imparare dai più vecchi. Molti non hanno un senso di appartenenza o un luogo.

Però, molti giovani rom possono sempre trovare un posto da chiamare casa in qualche parte della comunità, che non sia con i loro genitori naturali. Le vie di fuga da droga e alcol, come pure dalle malattie mentali, sono meno comuni tra i Rom. Spenno vanno cercando l'indipendenza, assieme ad una certa dignità e rispetto. Ciò spiega come mai non sono molti i Rom che si sistemano in rifugi per senzatetto, e che non vedano gli incentivi o i risultati immediati in questi comportamenti.

Le migrazioni verso occidente sono guidate da questa ricerca per un'esistenza migliore ed un posto per vivere dove essere da esseri umani. Naturalmente, la recessione colpisce in tutta Europa, ma la "rete di sicurezza" funziona meglio in altri paesi che in Ungheria, o per esempio Romania o Bulgaria. Di sicuro ci sono possibilità di sfruttamento. C'è un villaggio nella regione di Békés dove tutti i Rom hanno venduto le loro proprietà per ottenere al mercato nero dei visti per il Canada. Le autorità canadesi li hanno rimandati in Ungheria, così la maggior parte degli abitanti del villaggio oggi è senzatetto. Questo è solo un esempio di come quando queste migrazioni falliscono, si tramutano in povertà cronica.

Di solito, i Rom senza casa mantengono le distanze dagli altri senzatetto. Così come i i Rom si mantengono puliti e ben vestiti nonostante vengano rifiutati o vilipesi dal resto della società. I Rom di solito considerano la coesione famigliare più importante del denaro. Difatti i Rom tendono a pensare in termine di "soldi facili" e soddisfare i bisogni immediati loro e della comunità. Prestano più tempo alla famiglia che al denaro. Questo li rende particolarmente vulnerabili quando l'economia si deteriora, anche se presto trovano opportunità di lavoro e di accesso alle risorse. Negli anni '90, col peggioramento delle condizioni economiche in Ungheria, emersero rapidamente comunità in Scandinavia, Francia, Spagna e Italia, che furono capaci di offrire aiuto ai nuovi arrivati. Senza molti fiducia nei servizi sociali ufficiali, esiste un alto grado di autosufficienza interna, con membri interni che si incaricano di somministrare cure e medicine al posto dei medici convenzionali.

I Rom non sono facilmente comprensibili dagli altri Ungheresi. L'attuale governo include quanti sembrano esserlo, anche se loro lo negano. Alcuni Ungheresi si sentono minacciati da ciò. I Rom tendono alla loquacità, amano il confronto e la discussione. Questi aspetti rumorosi del nostro comportamento, non sono facili da capire per gli altri.

Dopo aver viaggiato in Germania, Mongolia e Cina, ed essere diventato un  ricercatore medico in Malesia, ho vissuto a Szeged per un po' di tempo, dormendo all'addiaccio quando non c'era lavoro e non c'era dove andare. E' stato dormendo all'aperto che sono diventato davvero parte di una comunità rom. Ero in grado di fornire assistenza medica, sulla base delle mie conoscenze e contatti con varie associazioni caritative. Nonostante la grande povertà, ci si assicurava che a Szeged nessuno patisse il freddo o la fame.

Budapest è un posto difficile per chi non ha casa, penso che in questi giorni ci siano oltre 7.000 persone che dormono all'addiaccio. Non sappiamo quanti siano Rom. Tuttaviaa Budapest ci sono reti per Rom senza fissa dimora, per cercare di assicurare loro la vita e la dignità.

E' buffo che ci siano così tanti Ungheresi razzisti. Diventa una farsa in cui sappiamo che saranno i perdenti finali. Siamo colpiti solo quando la cosa ci riguarda personalmente. Dobbiamo comportarci come una comunità, anche quando siamo sotto pressione estrema da parte della polizia o degli altri gruppi. Cerco di insegnare ai giovani ad ottenere senza rubare ciò di cui hanno bisogno. Il governo vuole creare tensione, ma tra i giovani l'antipatia non è genuina. Il governo ungherese ha bisogno di questo "problema rom" per distrarre l'attenzione dai suoi fallimenti di base, ed in questo modo gli istituti ed i progetti sociali sviluppano le loro basi di finanziamento...

"La città è per tutti" è la prima organizzazione comunitaria [di senzatetto] in Ungheria a riflettere su tutti i tipi di norme e comportamenti culturali. Ho trovato una vera sensibilità alle differenze sociali e un autentico tentativo di comprendere le questioni che circondano i senza fissa dimora, per rappresentare i nostri interessi.

L'autore intende ringraziare l'organizzazione "La città è per tutti" (A Város Mindenkié - www.avarosmindenkie.blog.hu) per la preziosa collaborazione nell'organizzare l'intervista.

 
Di Fabrizio (del 13/07/2012 @ 09:18:00, in Europa, visitato 1163 volte)

Da Czech_Roma

Janko Horváth, attivista rom, poeta e scrittore. (photo: Lukáš Houdek)
Janko Horváth: I Rom sono facile bersaglio - Brno, 3.7.2012 21:19, (ROMEA) This interview was first published in Perspektivy ("Perspectives"), an insert to Katolický týdeník No. 26/2012 ("Catholic Weekly"). - Alena Scheinostová, translated by Gwendolyn Albert

L'editorialista e poeta Jan Horváth (nato nel 1959) "blogga" sul news server iDNES.cz di: "Tutto ciò che affligge questo mondo, la bellezza e l'unicità della cultura romanì, e la vita dei Rom comuni." Alcuni lo conoscono anche come un attivista senza paura e politico a livello locale. Oggi Horváth vive nel complesso residenziale di Janov, nella Boemia settentrionale. Insegna romanés e lavora a Most per la Caritas. Quando gli si chiede di valutare i suoi anni di sforzi per costruire una situazione migliore per la minoranza rom, dice "Sono solo una pietra dl mosaico".

Tu sei del gruppo dei Rom Servika (Rom serbi), come molti dei Rom nella Repubblica Ceca oggi. Qual è la storia della tua famiglia?

Mio padre, come molti dei Rom che vennero qui ad insediarsi dalle zone di confine, arrivò in cerca di lavoro dalla Slovacchia ad Ostrava dopo la guerra.Ha lavorato nell'edilizia, come forestale, scavando gallerie, diversi lavori manuali. Negli anni '50 conobbe mia madre e misero su famiglia. Sono nato qui, a Bilovec, vicino ad Ostrava, ma i nostri parenti venivano dalla Slovacchia. Mia madre aveva antenati rom ungheresi, ma in casa si parlava il dialetto paterno - il romanés slovacco.

Com'era la vita con i tuoi vicini non-rom quando eri bambino?

Non [era] così brutta com'è oggi. Prima le persone erano più a contatto le une con le altre. Ad esempio, non mi ricordo che qualcuno ci prendesse a male parole. I nostri vicini erano meravigliosi, ci si aiutava a vicenda, venivano a prendere il caffè da noi. A scuola era un po' differente, perché al secondo grado ero l'unico studente rom della classe, ed i miei compagni a volte mi facevano sentire differente - sapete come sono i bambini. Però, gli insegnanti furono sempre la mia ancora, così fui promosso durante tutti i nove anni di scuola. La maggior parte dei miei amici rom frequentavano la scuola "speciale", dall'altra parte della strada, e talvolta li invidiavo persino, perché avevano un orario più flessibile e stavano tutti assieme. Potevo almeno andare a visitarli durante la ricreazione.

I tuoi genitori ti appoggiavano negli studi?

Eravamo sei bambini ed abbiamo fatto tutti le elementari "normali". Né mio padre né mia madre sapevano leggere o scrivere, lo impararono quando aderirono all'Unione degli Zingari-Rom [la prima organizzazione romanì nella Repubblica Socialista Cecoslovacca, attiva del 1969 al 1973 - nota dell'autore], ma insistettero perché studiassimo. Papà diceva sempre che la "scuola speciale" non era per i suoi figli. La letteratura mi era piaciuta sin da piccolo, così scelsi di studiare all'Istituto Superiore per Studi Librari.

E' una diceria diffusa che i Rom non leggano molto.

Da bambino andavo in biblioteca e a casa mi rannicchiavo in un angolo a leggere Erben, Němcová, diversi racconti di viaggi... Oggi abbiamo Facebook, internet, ci si diverte così, ed i libri non sono importanti come una volta. Inoltre da piccoli, ho anche ascoltato le storie che raccontavano gli anziani - avventure che avevano vissuto in prima persona, fiabe, era brillante. A Bílovec c'era un contastorie meraviglioso, e ogni volta che eravamo con lui avrebbe parlato per ore e ore. Parlava soprattutto ai funerali. Noi piccoli non avremmo dovuto essere lì, ed allora ci nascondevamo sotto il tavolo così che i genitori non ci vedessero, ed ascoltavamo senza sosta. Oggi nessuno sa come più raccontare storie simili, anche se la tradizione di organizzare una veglia funebre è ancora in voga.

Janov, dove hai vissuto negli ultimi anni, e conosciuta soprattutto per i disordini alla fine del 2008.

Li abbiamo vissuti sulla nostra pelle. I neonazisti ci volevano persino entrare in casa. Allora ero a Most, dove insegnavo romanés all'Istituto Commerciale, i miei figli erano passati a trovarmi. Non potevamo tornare a casa perché la polizia aveva chiuso tutti gli accessi a Janov. Quando vidi, dietro le teste dei poliziotti, l'orda montante della folla che dal centro di Litvínov si avvicinava a Janov, divenni incredibilmente ansioso. Sai, c'è crisi, la gente non ha soldi, cercano un nemico. qualcuno da accusare non importa di cosa. I Rom sono un facile bersaglio, perché nessuno li difenderà. Secondo una recente ricerca, qui siamo odiati dal 90% della gente. Un numero orribile! Ogni giorno ci sono dozzine di pareri sgradevoli inviati al mio blog - tutti di gente normale. Hanno i loro problemi e li riversano sugli altri.

I tuoi genitori hanno sperimentato le crociate anti-rom durante la II guerra mondiale. Ne hanno mai discusso con te?

Mamma aveva 10 o 12 anni all'epoca, papà ne aveva due in più, e sono passati attraverso cose terribili, hanno provato personalmente cosa sia il nazismo. A casa non se ne è parlato molto, si viveva la propria vita, lavorando, e non volevamo che chi viveva attorno tenesse alcun rancore nei nostri confronti. Non sarebbe mai venuto in mente ai miei genitori, neanche nei loro incubi peggiori, che un giorno ci saremmo trovati nuovamente di fronte ad un odio simile. Dopo la guerra tutti avevano sperato che una cosa del genere non si sarebbe ripetuta mai più. Abbiamo vissuto in pace sino al 1989.

Il 13 maggio i Rom hanno commemorato il settantesimo anniversario della trasformazione del campo di lavoro di Lety na Pisek nel cosiddetto "campo zingaro", dove centinaia di Rom cechi perirono in circostanze non ancora chiarite. Tuttavia, la maggior parte degli attori di governo, preferisce inviare fiori alla cerimonia commemorativa, invece di prendervi parte di persona. E' triste confrontato alla loro partecipazione personale al settantesimo anniversario, caduto quest'anno, dell'incendio di Lidice. Come te lo spieghi?

I politici non vogliono perdere punti col loro elettorato. Se dovessero presentarsi a Lety, nessuno li voterebbe. Nonostante ciò, credo che se loro volessero che i Rom si "adattassero" alla società ceca, allora dovrebbero accettare che anche noi siamo cittadini della repubblica che loro rappresentano, ed una volta al'anno dovrebbero venire a dare un occhio alla cerimonia commemorativa a Lety. E' il fetore dell'allevamento di maiali quello che probabilmente cercano di evitare. Io ci sono stato un paio di volte, e la puzza è terribile. Di sicuro i Cechi non permetterebbero niente del genere a Lidice. Non non siamo discendenti dei Rom cechi, ma siamo Rom, e ci sentiamo in relazione con quel luogo. Quello che i Rom cechi e della Moravia hanno passato è nella nostra memoria - e non vogliamo che si ripeta mai più una cosa del genere. Per questo è importante lottare contro l'allevamento di maiali. Ho persino scritto una poesia dedicata alle vittime di Lety. Nel contempo, è compito principale della scuola informare che non solo gli Ebrei soffrirono per il razzismo. C'erano  anche i Rom.

Nella tua esperienza, gli insegnanti vorrebbero parlare dei Rom?

Qui alle elementari di Janov, dove molti bambini sono Rom, abbiamo un progetto per insegnare il romanés. Gli insegnanti della scuola ci hanno risposto immediatamente che3 non se ne parla proprio, che sarebbe inutile, che i bambini ignorano il romanés. Quando iniziammo, nonostante le obiezioni, scoprimmo che invece la maggior parte dei bambini conosceva e capiva il romanés. Le scuole dovrebbero facilitare la trasmissione di informazioni sulla cultura, la storia e la lingua romanì. E' un diritto sancito dalla Costituzione. I bambini devono sviluppare una coscienza ed una comprensione che noi Rom siamo uguali ai Cechi. Chi non conosce il suo passato non ha futuro.

E' per questo che scrivi in romanés?

I libri scritti in romanés non vendono granché... Non si tratta di vendere, ma di convincere i Cechi, ed anche i Rom, che abbiamo una nostra lingua, desideri ed aspirazioni NOSTRE e che sappiamo ciò che gli altri sanno. Parlando in romanés, ci si apre e si esprimono tutte le proprie sensazioni e pensieri. La nostra musica, tradizioni, "lačho lav" ["la buona parola" - nota dell'autore], "romipen" ["romanità" - nota dell'autore] - tutto questo viene ripetuto nei miei poemi e non si dovrà mai permettere che scompaia. Guarda, in questo paese si sono pubblicati libri e giornali in romanés per vent'anni, ma il romanés ha vissuto senza di loro per un migliaio d'anni e non c'è dubbio che lo farà per un altro migliaio d'anni. Non si può cancellare. E' la nostra lingua, con cui cantiamo, e su internet un Rom inglese può usarlo per comunicare con un Rom americano, un Rom indiano o un Rom rumeno. In che altra maniera potremmo comunicare tra noi? Il romanés è nekhguleder pro svetos" - la lingua più dolce del mondo.

Come hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato alla fine degli anni '80 e dopo la rivoluzione ho lavorato per il giornale "Romano kurko". Era stato fondato dall'Iniziativa Civica Romanì (Romská občanská iniciativa), con cui ero impegnato, ed allora in redazione c'era anche Milena Hübschmannová [studiosa romanì che contribuì allo sviluppo della vita intellettuale romanì - nota dell'autore]. Milena era il nostro motore. Collaborammo nel pubblicare un giornale romanì ed io scrissi le mie poesie per l'editrice Petrov, e poi un'altra edizione attraverso Matice romské, diretta dal mio grande amico, purtroppo morto di recente, Vlado Oláh. Adesso, scrivo soprattutto sul mio blog ed anche racconti sui miei genitori - forse ne farò un libro.

Quali pensi siano le insidie principali nelle relazioni tra Rom e l'intorno non-rom?

Secondo me, la colpa è principalmente dei media. Recentemente degli studenti delle superiori, rispondevano ad un'intervista dicendo che odiano i Rom e non vogliono avere niente a che fare con loro. Da dove viene tutto ciò? Non hanno alcun contatto diretto con nessun Rom,ma ogni giorno sentiamo sui media cosa hanno fatto oggi i Rom, e la loro nazionalità viene sempre menzionata. Quello che fanno "i bianchi" finisce sotto al tappeto. Non si trova quasi niente sulle nostre caratteristiche positive, sulla nostra cultura. Ogni hanno c'è il festival Khamoro, così a fine anno ogni tanto se ne parla - mai in prima serata, comunque, e questo è tutto.

Come pensi che si possa gestire oggi questa situazione?

Molti Rom, anche qui a Janov, risolvono emigrando. Oggi il mondo è aperto, quindi perché rimanere qui, quando ogni giorno ci viene mostrato che non siamo né voluti né benvenuti? Quelli con cui ho parlato mi confermano che una volta in Occidente, nessuno li ha chiamati "neri" o qualcosa di simile. Molti restano qui. Soprattutto perché i genitori devono occuparsi dell'istruzione dei figli. Sono noto per essere molto critico verso il mio popolo: la colpa non è solo del nostro intorno. Nessuno ci aiuterà, dobbiamo mostrare, noi da soli, ciò che vogliamo. Ad esempio, ogni scuola ha una classe "anno zero" (materna) dove i bambini vengono preparati alle elementari.

Secondo te, la chiesa opera a sufficienza in quest'area?

La chiesa fa di più in Slovacchia. Da quanto so, lì i Rom hanno sempre un posto loro dove riunirsi. E' una cosa buona e necessaria, perché molti di noi credono in Dio, e le chiese hanno grandi potere e risorsi per convincere che i Rom sono uguali agli altri. Qui in Repubblica Ceca non s'è fatto molto. Ci sono poche eccezioni: come quella di padre František Lízna, che si è persino registrato di nazionalità romanì. Dove vivo io, al nord, la chiesa è "un gatto morto", una vergogna. Il complesso residenziale di Janov non ha una chiesa. Con la mia famiglia vorremmo frequentarla, ma quella di Litvínov è a cinque km. e vedi da te le difficoltà di uscire da qui. Tuttavia. il prete di là è una brava persona, il sacrestano è un Rom. Qui il pastore avventista Petr Svašek di Most gestisce un centro sociale e organizza iniziative per bambini e famiglie rom.

"Kamas Tut the kamaha, aver drom nane" - "Ti amiamo e ti ameremo, questa è la sola strada" dici a Cristo in una poesia. Qual è il tuo rapporto con Dio?

Credo fermamente in Dio. Dio ha creato i Rom anche a Sua immagine, non importa quanto stiamo soffrendo, Gesù ci ama e lo mostra tenendoci uniti e proteggendoci. Non abbiamo un paese nostro, ma siamo tutti più ricchi per questo, perché viviamo in tutto il mondo, senza confini. Gli altri dovrebbero imparare da noi, l'Europa già non ha più confini. I nostri antenati, nel loro migrare dal Rajasthan, hanno attraversato deserti e montagne. Quale altra nazione l'ha fatto? Tuttora viviamo a modo nostro, anche se costantemente c'è qualcuno che fa del seo meglio per rendere la nostra vita più amara, per spingerci dove non vogliamo essere. Siamo uccelli: vogliamo spiccare il volo.

 
Di Fabrizio (del 20/06/2012 @ 09:41:14, in Europa, visitato 1111 volte)

Da Aussie_Kiwi_Roma

GREEK REPORTER Australia La questione degli immigrati rom dalla Grecia nel 1898 ritorna attuale - By Stella Tsolakidou on June 12, 2012

Sali Ramadan, sua moglie Rose e loro figlia Sherezada

Nel 1898 un gruppo di 26 Rom greci dalla Tessaglia arrivò a Largs Bay, nell'Australia del sud e qualche giorno dopo ripartì a piedi verso le colonie orientali. Questi primi migranti di origine greca furono tra le ragioni dell'introduzione delle prime leggi razziali nell'Australia del sud, a cui seguì l'Immigration Restriction Act del 1901. Fatto che in seguito marcò le relazioni diplomatiche tra Grecia ed Australia.

La storia dietro questi primi 26 migranti e le loro gesta è nuovamente emersa ed ha assunto un ruolo centrale nel quadro del dialogo continuo su come gestire il problema dell'immigrazione di massa e dei richiedenti asilo in Australia.

La storia di questi migranti comincia in Grecia nel 1897, dopo che i Greci avevano perso una guerra contro i Turchi. La tregua a maggio 1898 aveva creato un'ondata di migliaia di migranti, forzati ad abbandonare la loro terra per migrare all'estero o cercare rifugio nei territori rimasti alla Grecia. Come molti altri, i 26 Rom furono obbligati a lasciare le loro case nei villaggi della Tessaglia, scappare a Volos e prendere una nave diretta in Australia, senza avere idea di ciò che il futuro aveva in serbo per loro.

Ascoltando i racconti dei commercianti e dei proprietari di barche a Volos sulla vita prospera in Australia, i Rom decisero di rinunciare agli ultimi loro fondi per pagarsi il viaggio sulla nave francese "Ville de la Giotat", il 20 giugno 1898.

Per errore, i 26 sbarcarono ad Adelaide invece di Sidney, e presto divennero il centro di attenzione negativa ed impopolare nel paese per lungo tempo. Le autorità locali erano allarmate per l'arrivo di questo neo venuti, inaspettati, non voluti, pericolosi e vestiti di stracci. Il loro ingresso nel paese non era autorizzato, fatto che ben presto accese la fiamma contro gli immigrati di colore, che si estese in tutta l'Australia.

I giornali locali dipinsero l'arrivo e l'aspetto dei 26 Rom con le tinte più fosche, pubblicando anche le loro foto. Venne enfatizzato che questi Rom non erano greci, ma piuttosto erano nati e cresciuti in Grecia e che l'unico mestiere che conoscevano era quello di calderai. Il loro arrivo nell'area attirò sin dall'inizio molti visitatori: alcuni diedero loro del denaro, altri li presero in giro ed altri ancora diedero loro cibo e vestiti. Però la maggior parte dei cittadini, guidati dal sindaco di Adelaide, iniziarono una campagna per cacciarli dalla città. Persino l'ambasciatore greco visitò il piccolo accampamento e fu sorpreso di sapere che i 26 migranti parlavano solo il greco.

Nel frattempo, l'argomento era arrivato al Parlamento dell'Australia del sud, dove un deputato aveva suggerito da ora non poi non si doveva permettere l'ingresso di nessun Greco, Hindu o Cinese.

Ma quegli immigrati rom avevano problemi più seri da risolvere: sopravvivere. Senza mezzi di sostentamento, dovettero ricorrere al vagabondaggio ed all'accattonaggio, o mettendo in scena spettacoli di strada per i residenti locali. Iniziarono a ballare e cantare per far quadrare il bilancio. Ma questo modo di vivere non venne apprezzato dalla stampa e dall'aristocrazia.

Le autorità di Adelaide fecero di tutto per espellere i 26 migranti verso Melbourne, ma il loro viaggio non terminò lì. Prima vennero trasportati col treno sino alla periferia di Norwood, sempre nell'Australia del sud, dove la gente si radunò alla stazione e li fece ripartire col treno successivo. Nelle altre stazioni, gli abitanti gettavano pietre e non li facevano neanche scendere dal treno. Quando riuscivano a scendere, piazzavano le loro tende distanti dal villaggio e cercavano cibo dai contadini. Ci fu chi li aiutò in diverse maniere, prima che alla fine arrivassero a Serviceton, Victoria, il 23 giugno 1889.

I media annunciarono il loro arrivo descrivendoli come rifugiati greci o semplicemente zingari. 94 Greci protestarono pubblicamente perché i media e le autorità australiane "li avevano classificati come Greci" ed insistettero che si trattasse di un gruppo di Rom dalla Serbia, che sapevano il greco. Tuttavia, l'allora ministro della Giustizia negò quella storia, perché tutti e 26 i migranti avevano passaporti greci rilasciati dal consolato greco d'Egitto.

La stampa continuò con i suoi articoli a base razziale contro i Rom dalla Grecia. Nuovamente i migranti vagarono da un villaggio all'altro. Il governo del Nuovo Galles del Sud ordinò alla polizia di impedire ai Rom di entrare nella contea. Affamati e vestiti di stracci, i 26 sognavano di raggiungere Melbourne, dove speravano che la comunità greca li avrebbe aiutati. Il 17 agosto, arrivarono a Ballarat, uno dei pochi posti dove furono trattati come esseri umani. Vi passarono una settimana, prima di partire nuovamente verso Melbourne, guadagnandosi da vivere con esibizioni nei villaggi vicini. Alla fine, le autorità di Melbourne non permisero loro di entrare in città, facendoli accampare alla periferia di St. Kilda, fuori dalla giurisdizione cittadina.

Le loro avventure e vagabondaggi non finirono lì e invece continuarono per decenni.

 
Di Fabrizio (del 20/06/2012 @ 09:38:30, in Europa, visitato 1215 volte)

Giovedì 21 giugno alle 18.30 inaugura, presso la Fondazione Forma per la Fotografia la mostra Zingari di Josef Koudelka. All'evento sarà presente l'autore.

Periodo
dal 22 giugno al 16 settembre 2012

Orario
tutti i giorni dalle 11 alle 21
Giovedì e Venerdì dalle 11 alle 23
lunedì chiuso

Costo biglietto
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro
Elenco delle riduzioni

Per informazioni
02.5811.8067
02.8907.5419

© Josef Koudelka, Moravia, 1966

Zingari è senza dubbio uno dei lavori fotografici più celebri del Novecento.
La mostra presentata a Forma, in prima mondiale, rispecchia fedelmente la sequenza e il menabò del volume Cikáni (zingari in ceco) che lo stesso Koudelka aveva progettato nel 1970, prima di lasciare la Cecoslovacchia, e rimasto a lungo inedito.
Quel volume, riproposto da Contrasto, testimonia la spettacolare teatralità visiva che Josef Koudelka aveva concepito intorno al suo lavoro di ricognizione fotografica delle comunità gitane dell'Est Europa.

In esposizione le 109 immagini del libro, sontuosamente stampate (sotto la stretta sorveglianza dell'autore) appositamente per la presentazione di Forma.
Da un lato, le immagini raccontano la quotidianità delle comunità gitane negli anni Sessanta in Boemia, Moravia, Slovacchia, Romania, Ungheria e in alcuni casi in Francia e Spagna. Dall'altro, testimoniano lo sguardo penetrante e insolito dell'autore, la sua capacità di fermare, in momenti unici per la perfetta composizione formale e la pregnanza dell'azione, scene di vita familiare, momenti di festa, di gioco e di ritualità collettiva.
Una dopo l'altra, le immagini compongono un vero affresco visivo di grande potenza e con poetica malinconia registrano la fine di un'epoca, la fine di un viaggio: quello del nomadismo zingaro in Europa.
Riferimento essenziale "di culto" per generazioni di fotografi, Zingari mantiene nel tempo la sua forza e conferma la grandezza del suo autore, Josef Koudelka, tra i più grandi fotografi viventi.

La mostra è presentata in collaborazione con Magnum Photos

Biografia
Josef Koudelka nasce in Moravia nel 1938. Inizia la sua carriera come ingegnere aeronautico e diventa fotografo professionista verso la fine degli anni Sessanta. Nel 1968 fotografa l'invasione sovietica di Praga, pubblicando le sue fotografie con le iniziali P. P. (Prague Photographer, fotografo di Praga).
Per queste fotografie, nel 1969 riceve da anonimo il premio Robert Capa dell'Overseas Press Club. Nel 1970 lascia la Cecoslovacchia per cercare asilo politico e, poco dopo, entra a Magnum Photos.
Nel 1975, viene pubblicata la prima edizione di Gypsies, il primo di una lunga serie di libri di questo fotografo, incluso Exiles (1988), Chaos (1999), Koudelka (2006) e Invasione Praga 68 (2008).
Nel corso della sua carriera Koudelka ha vinto svariati premi come il Prix Nadar (1978), il Grand Prix National de la Photographie (1989), il Grand Prix Cartier-Bresson (1991), e l'Hasselblad Foundation International Award in Photography (1992). Le sue fotografie sono state esposte al Museum of Modern Art e all'International Center of Photography di New York, all'Hayward Gallery di Londra, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Palais de Tokyo di Parigi, alla Fondazione Forma di Milano e al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1992 ha ricevuto la nomina di Chevalier de l'Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. Oggi vive fra Parigi e Praga.

 

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