\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Repubblica Ceca
Di Fabrizio (del 13/07/2012 @ 09:18:00, in Europa, visitato 1175 volte)

Da Czech_Roma

Janko Horváth, attivista rom, poeta e scrittore. (photo: Lukáš Houdek)
Janko Horváth: I Rom sono facile bersaglio - Brno, 3.7.2012 21:19, (ROMEA) This interview was first published in Perspektivy ("Perspectives"), an insert to Katolický týdeník No. 26/2012 ("Catholic Weekly"). - Alena Scheinostová, translated by Gwendolyn Albert

L'editorialista e poeta Jan Horváth (nato nel 1959) "blogga" sul news server iDNES.cz di: "Tutto ciò che affligge questo mondo, la bellezza e l'unicità della cultura romanì, e la vita dei Rom comuni." Alcuni lo conoscono anche come un attivista senza paura e politico a livello locale. Oggi Horváth vive nel complesso residenziale di Janov, nella Boemia settentrionale. Insegna romanés e lavora a Most per la Caritas. Quando gli si chiede di valutare i suoi anni di sforzi per costruire una situazione migliore per la minoranza rom, dice "Sono solo una pietra dl mosaico".

Tu sei del gruppo dei Rom Servika (Rom serbi), come molti dei Rom nella Repubblica Ceca oggi. Qual è la storia della tua famiglia?

Mio padre, come molti dei Rom che vennero qui ad insediarsi dalle zone di confine, arrivò in cerca di lavoro dalla Slovacchia ad Ostrava dopo la guerra.Ha lavorato nell'edilizia, come forestale, scavando gallerie, diversi lavori manuali. Negli anni '50 conobbe mia madre e misero su famiglia. Sono nato qui, a Bilovec, vicino ad Ostrava, ma i nostri parenti venivano dalla Slovacchia. Mia madre aveva antenati rom ungheresi, ma in casa si parlava il dialetto paterno - il romanés slovacco.

Com'era la vita con i tuoi vicini non-rom quando eri bambino?

Non [era] così brutta com'è oggi. Prima le persone erano più a contatto le une con le altre. Ad esempio, non mi ricordo che qualcuno ci prendesse a male parole. I nostri vicini erano meravigliosi, ci si aiutava a vicenda, venivano a prendere il caffè da noi. A scuola era un po' differente, perché al secondo grado ero l'unico studente rom della classe, ed i miei compagni a volte mi facevano sentire differente - sapete come sono i bambini. Però, gli insegnanti furono sempre la mia ancora, così fui promosso durante tutti i nove anni di scuola. La maggior parte dei miei amici rom frequentavano la scuola "speciale", dall'altra parte della strada, e talvolta li invidiavo persino, perché avevano un orario più flessibile e stavano tutti assieme. Potevo almeno andare a visitarli durante la ricreazione.

I tuoi genitori ti appoggiavano negli studi?

Eravamo sei bambini ed abbiamo fatto tutti le elementari "normali". Né mio padre né mia madre sapevano leggere o scrivere, lo impararono quando aderirono all'Unione degli Zingari-Rom [la prima organizzazione romanì nella Repubblica Socialista Cecoslovacca, attiva del 1969 al 1973 - nota dell'autore], ma insistettero perché studiassimo. Papà diceva sempre che la "scuola speciale" non era per i suoi figli. La letteratura mi era piaciuta sin da piccolo, così scelsi di studiare all'Istituto Superiore per Studi Librari.

E' una diceria diffusa che i Rom non leggano molto.

Da bambino andavo in biblioteca e a casa mi rannicchiavo in un angolo a leggere Erben, Němcová, diversi racconti di viaggi... Oggi abbiamo Facebook, internet, ci si diverte così, ed i libri non sono importanti come una volta. Inoltre da piccoli, ho anche ascoltato le storie che raccontavano gli anziani - avventure che avevano vissuto in prima persona, fiabe, era brillante. A Bílovec c'era un contastorie meraviglioso, e ogni volta che eravamo con lui avrebbe parlato per ore e ore. Parlava soprattutto ai funerali. Noi piccoli non avremmo dovuto essere lì, ed allora ci nascondevamo sotto il tavolo così che i genitori non ci vedessero, ed ascoltavamo senza sosta. Oggi nessuno sa come più raccontare storie simili, anche se la tradizione di organizzare una veglia funebre è ancora in voga.

Janov, dove hai vissuto negli ultimi anni, e conosciuta soprattutto per i disordini alla fine del 2008.

Li abbiamo vissuti sulla nostra pelle. I neonazisti ci volevano persino entrare in casa. Allora ero a Most, dove insegnavo romanés all'Istituto Commerciale, i miei figli erano passati a trovarmi. Non potevamo tornare a casa perché la polizia aveva chiuso tutti gli accessi a Janov. Quando vidi, dietro le teste dei poliziotti, l'orda montante della folla che dal centro di Litvínov si avvicinava a Janov, divenni incredibilmente ansioso. Sai, c'è crisi, la gente non ha soldi, cercano un nemico. qualcuno da accusare non importa di cosa. I Rom sono un facile bersaglio, perché nessuno li difenderà. Secondo una recente ricerca, qui siamo odiati dal 90% della gente. Un numero orribile! Ogni giorno ci sono dozzine di pareri sgradevoli inviati al mio blog - tutti di gente normale. Hanno i loro problemi e li riversano sugli altri.

I tuoi genitori hanno sperimentato le crociate anti-rom durante la II guerra mondiale. Ne hanno mai discusso con te?

Mamma aveva 10 o 12 anni all'epoca, papà ne aveva due in più, e sono passati attraverso cose terribili, hanno provato personalmente cosa sia il nazismo. A casa non se ne è parlato molto, si viveva la propria vita, lavorando, e non volevamo che chi viveva attorno tenesse alcun rancore nei nostri confronti. Non sarebbe mai venuto in mente ai miei genitori, neanche nei loro incubi peggiori, che un giorno ci saremmo trovati nuovamente di fronte ad un odio simile. Dopo la guerra tutti avevano sperato che una cosa del genere non si sarebbe ripetuta mai più. Abbiamo vissuto in pace sino al 1989.

Il 13 maggio i Rom hanno commemorato il settantesimo anniversario della trasformazione del campo di lavoro di Lety na Pisek nel cosiddetto "campo zingaro", dove centinaia di Rom cechi perirono in circostanze non ancora chiarite. Tuttavia, la maggior parte degli attori di governo, preferisce inviare fiori alla cerimonia commemorativa, invece di prendervi parte di persona. E' triste confrontato alla loro partecipazione personale al settantesimo anniversario, caduto quest'anno, dell'incendio di Lidice. Come te lo spieghi?

I politici non vogliono perdere punti col loro elettorato. Se dovessero presentarsi a Lety, nessuno li voterebbe. Nonostante ciò, credo che se loro volessero che i Rom si "adattassero" alla società ceca, allora dovrebbero accettare che anche noi siamo cittadini della repubblica che loro rappresentano, ed una volta al'anno dovrebbero venire a dare un occhio alla cerimonia commemorativa a Lety. E' il fetore dell'allevamento di maiali quello che probabilmente cercano di evitare. Io ci sono stato un paio di volte, e la puzza è terribile. Di sicuro i Cechi non permetterebbero niente del genere a Lidice. Non non siamo discendenti dei Rom cechi, ma siamo Rom, e ci sentiamo in relazione con quel luogo. Quello che i Rom cechi e della Moravia hanno passato è nella nostra memoria - e non vogliamo che si ripeta mai più una cosa del genere. Per questo è importante lottare contro l'allevamento di maiali. Ho persino scritto una poesia dedicata alle vittime di Lety. Nel contempo, è compito principale della scuola informare che non solo gli Ebrei soffrirono per il razzismo. C'erano  anche i Rom.

Nella tua esperienza, gli insegnanti vorrebbero parlare dei Rom?

Qui alle elementari di Janov, dove molti bambini sono Rom, abbiamo un progetto per insegnare il romanés. Gli insegnanti della scuola ci hanno risposto immediatamente che3 non se ne parla proprio, che sarebbe inutile, che i bambini ignorano il romanés. Quando iniziammo, nonostante le obiezioni, scoprimmo che invece la maggior parte dei bambini conosceva e capiva il romanés. Le scuole dovrebbero facilitare la trasmissione di informazioni sulla cultura, la storia e la lingua romanì. E' un diritto sancito dalla Costituzione. I bambini devono sviluppare una coscienza ed una comprensione che noi Rom siamo uguali ai Cechi. Chi non conosce il suo passato non ha futuro.

E' per questo che scrivi in romanés?

I libri scritti in romanés non vendono granché... Non si tratta di vendere, ma di convincere i Cechi, ed anche i Rom, che abbiamo una nostra lingua, desideri ed aspirazioni NOSTRE e che sappiamo ciò che gli altri sanno. Parlando in romanés, ci si apre e si esprimono tutte le proprie sensazioni e pensieri. La nostra musica, tradizioni, "lačho lav" ["la buona parola" - nota dell'autore], "romipen" ["romanità" - nota dell'autore] - tutto questo viene ripetuto nei miei poemi e non si dovrà mai permettere che scompaia. Guarda, in questo paese si sono pubblicati libri e giornali in romanés per vent'anni, ma il romanés ha vissuto senza di loro per un migliaio d'anni e non c'è dubbio che lo farà per un altro migliaio d'anni. Non si può cancellare. E' la nostra lingua, con cui cantiamo, e su internet un Rom inglese può usarlo per comunicare con un Rom americano, un Rom indiano o un Rom rumeno. In che altra maniera potremmo comunicare tra noi? Il romanés è nekhguleder pro svetos" - la lingua più dolce del mondo.

Come hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato alla fine degli anni '80 e dopo la rivoluzione ho lavorato per il giornale "Romano kurko". Era stato fondato dall'Iniziativa Civica Romanì (Romská občanská iniciativa), con cui ero impegnato, ed allora in redazione c'era anche Milena Hübschmannová [studiosa romanì che contribuì allo sviluppo della vita intellettuale romanì - nota dell'autore]. Milena era il nostro motore. Collaborammo nel pubblicare un giornale romanì ed io scrissi le mie poesie per l'editrice Petrov, e poi un'altra edizione attraverso Matice romské, diretta dal mio grande amico, purtroppo morto di recente, Vlado Oláh. Adesso, scrivo soprattutto sul mio blog ed anche racconti sui miei genitori - forse ne farò un libro.

Quali pensi siano le insidie principali nelle relazioni tra Rom e l'intorno non-rom?

Secondo me, la colpa è principalmente dei media. Recentemente degli studenti delle superiori, rispondevano ad un'intervista dicendo che odiano i Rom e non vogliono avere niente a che fare con loro. Da dove viene tutto ciò? Non hanno alcun contatto diretto con nessun Rom,ma ogni giorno sentiamo sui media cosa hanno fatto oggi i Rom, e la loro nazionalità viene sempre menzionata. Quello che fanno "i bianchi" finisce sotto al tappeto. Non si trova quasi niente sulle nostre caratteristiche positive, sulla nostra cultura. Ogni hanno c'è il festival Khamoro, così a fine anno ogni tanto se ne parla - mai in prima serata, comunque, e questo è tutto.

Come pensi che si possa gestire oggi questa situazione?

Molti Rom, anche qui a Janov, risolvono emigrando. Oggi il mondo è aperto, quindi perché rimanere qui, quando ogni giorno ci viene mostrato che non siamo né voluti né benvenuti? Quelli con cui ho parlato mi confermano che una volta in Occidente, nessuno li ha chiamati "neri" o qualcosa di simile. Molti restano qui. Soprattutto perché i genitori devono occuparsi dell'istruzione dei figli. Sono noto per essere molto critico verso il mio popolo: la colpa non è solo del nostro intorno. Nessuno ci aiuterà, dobbiamo mostrare, noi da soli, ciò che vogliamo. Ad esempio, ogni scuola ha una classe "anno zero" (materna) dove i bambini vengono preparati alle elementari.

Secondo te, la chiesa opera a sufficienza in quest'area?

La chiesa fa di più in Slovacchia. Da quanto so, lì i Rom hanno sempre un posto loro dove riunirsi. E' una cosa buona e necessaria, perché molti di noi credono in Dio, e le chiese hanno grandi potere e risorsi per convincere che i Rom sono uguali agli altri. Qui in Repubblica Ceca non s'è fatto molto. Ci sono poche eccezioni: come quella di padre František Lízna, che si è persino registrato di nazionalità romanì. Dove vivo io, al nord, la chiesa è "un gatto morto", una vergogna. Il complesso residenziale di Janov non ha una chiesa. Con la mia famiglia vorremmo frequentarla, ma quella di Litvínov è a cinque km. e vedi da te le difficoltà di uscire da qui. Tuttavia. il prete di là è una brava persona, il sacrestano è un Rom. Qui il pastore avventista Petr Svašek di Most gestisce un centro sociale e organizza iniziative per bambini e famiglie rom.

"Kamas Tut the kamaha, aver drom nane" - "Ti amiamo e ti ameremo, questa è la sola strada" dici a Cristo in una poesia. Qual è il tuo rapporto con Dio?

Credo fermamente in Dio. Dio ha creato i Rom anche a Sua immagine, non importa quanto stiamo soffrendo, Gesù ci ama e lo mostra tenendoci uniti e proteggendoci. Non abbiamo un paese nostro, ma siamo tutti più ricchi per questo, perché viviamo in tutto il mondo, senza confini. Gli altri dovrebbero imparare da noi, l'Europa già non ha più confini. I nostri antenati, nel loro migrare dal Rajasthan, hanno attraversato deserti e montagne. Quale altra nazione l'ha fatto? Tuttora viviamo a modo nostro, anche se costantemente c'è qualcuno che fa del seo meglio per rendere la nostra vita più amara, per spingerci dove non vogliamo essere. Siamo uccelli: vogliamo spiccare il volo.