Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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Di Fabrizio (del 18/02/2011 @ 09:27:19, in Italia, visitato 1995 volte)

AgoraVox - Rom a Milano: oltre la diffidenza, tante voci per l'integrazione

Vivono ai confini della città, spesso in condizioni difficili, tra sgomberi forzati, carenze di servizi indispensabili e pregiudizi diffusi. Per "dare cittadinanza" a queste persone sono attivi però gruppi e associazioni di volontari che lavorano in più direzioni: se ne è parlato venerdì sera in un incontro al quartiere Adriano, a pochi metri dal campo di via Idro che ospita numerose famiglie di rom italiani.

Si fa presto a dire nomadi. Si fa presto a dire campi. Termini, questi, che trasmettono un'idea di precarietà e passaggio; a Milano ci sono però insediamenti rom regolarmente autorizzati dall'amministrazione comunale, con famiglie che ci abitano da più di vent'anni, che hanno trovato un lavoro e mandano i figli a scuola nel quartiere. E' il caso della comunità di via Idro 62, all'estrema periferia nord-est, della quale fanno parte circa 130 persone. "Siamo a tutti gli effetti cittadini italiani, solo che viviamo in modo diverso": a parlare è Marina che, in rappresentanza dei rom di via Idro, ha aperto con il suo intervento il dibattito pubblico - venerdì sera al quartiere Adriano - organizzato da gruppi della zona 2 impegnati sul territorio con molte iniziative concrete; tra questi, le associazioni Villa Pallavicini ed elementare.russo, il Comitato Forlanini, l'Osservatorio sui razzismi e la Fondazione Casa della Carità.

Rispetto alle situazioni dei campi dislocati in altre aree metropolitane, quella di via Idro potrebbe sembrare relativamente tranquilla, perlomeno un po' più "stabile". In realtà il destino di chi vi risiede è tutt'altro che sicuro, soprattutto da quando grava sui suoi abitanti la minaccia di allontanamento che, in base a recenti disposizioni, potrebbe scattare per chiunque abbia alle spalle sentenze passate in giudicato, pur risalenti a tanti anni fa. Inoltre, se ci sono cittadini disposti a investire tempo ed energie per favorire convivenza e integrazione, c'è anche chi i rom sotto casa proprio non li vuole e raccoglie firme per smantellare il campo.

Le testimonianze presentate durante l'incontro hanno esteso il discorso ad altre realtà, ancora più drammatiche. Come quella di via Forlanini dove, in un minicampo che ospita circa 25 rom, sono stati effettuati 15 sgomberi in due anni, nonostante l'impegno quotidiano di un attivissimo gruppo di sostegno. Un provvedimento risolutivo brutale e traumatico, quello degli sgomberi, diventato ormai prassi comune: ne fanno le spese soprattutto i bambini che sono in molti casi costretti ad abbandonare la classe dopo un faticoso inserimento, annullando i progressi compiuti, anche per quanto riguarda l'avvicinamento ai coetanei e alla collettività. In via Rubattino, non lontano da Lambrate, è capitato che alcune famiglie rom venissero allontanate anche cinque volte in un solo giorno. Lo racconta un gruppo di mamme che, insieme alle maestre, svolgono un lavoro continuativo e intenso per aiutare i piccoli rom a frequentare la scuola, nonostante la mancanza di mezzi.

Una storia a parte è quella di via Triboniano, il campo più popoloso di Milano e anche il più carente dal punto di vista di spazi e servizi. Avrebbe dovuto essere chiuso definitivamente già alcuni mesi fa, perché si trova proprio sulla strada dell'Expo 2015, cioè sulla via di accesso all'area su cui questo dovrebbe sorgere. Nel preventivare la chiusura della struttura non è stato preso però in considerazione, nella sua globalità, il futuro di chi vi abita. Ai rom erano state inizialmente destinate venti case Aler, da ristrutturare e assegnare attraverso la mediazione della Casa della Carità (contratto stipulato con tanto di firma da parte del Comune e della Prefettura). Il progetto si è però interrotto a metà strada e le famiglie che sono rimaste escluse dall'assegnazione hanno iniziato un procedimento legale che ha dato loro ragione. A parte quelle dell'Aler, ci sono comunque a Milano migliaia di abitazioni sfitte: perché non includerle in un piano che favorisca anche chi è stato sgomberato?

Da una periferia all'altra, il problema rimane complesso, le esperienze portate avanti con successo (come quella del Comune di Buccinasco, dove è stato organizzato un campo molto ben tenuto) si scontrano con l'eterna paura del diverso, la più dura da sconfiggere. E non va neppure dimenticato che i rom stessi, pur se disponibili alla collaborazione, trovano spesso difficoltà nel riconoscere le regole della società; anzi, la loro cultura li ha portati per secoli a crearne una parallela rispetto a quella dello Stato che li ospita. Oggi in Italia, contando le diverse etnie, ne sono presenti circa 140.000, non tutti in insediamenti legali: e c'è sempre chi li guarda con sospetto e si domanda " ma è vero che i rom rubano?". Generalizzazioni, luoghi comuni e pregiudizi allontanano le soluzioni; tragedie come quella recente di Roma - la morte di quattro bambini - riportano invece alla realtà, fanno vedere queste persone come una fascia debole della popolazione che l'amministrazione di una grande città ha il dovere di tutelare. Non demandando ancora una volta il grosso del carico all'infaticabile universo del volontariato.

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Di Fabrizio (del 19/02/2011 @ 09:06:39, in scuola, visitato 1515 volte)

Segnalazione di Stefano Nutini

Buongiorno a tutte/i,

il progetto del vino ROM prosegue con il finanziamento della quarta borsa di studio.

Dopo Marian, Ovidiu e Belmondo, abbiamo deciso di sostenere negli studi Geanina, una ragazza rom di tredici anni che attualmente frequenta, con ottimi risultati, la terza media nel Comune di Segrate.
Siamo particolarmente contente di sostenere Geanina: è una ragazza solare, coraggiosa e determinata che potrà essere di grande esempio alle coetanee.

Geanina vive in un capannone; sua sorella frequenta la scuola elementare, il papà fa lavori saltuari e la mamma, che sa leggere e scrivere, si occupa della famiglia.

Geanina a settembre, dopo aver preso la licenza media, si iscriverà ad un corso ENAIP a Pioltello, dove tra le altre cose imparerà il mestiere di parrucchiera ed estetista.

Come per gli altri tre ragazzi, la borsa di studio copre il costo dei trasporti e prevede un contributo mensile di 100€ come sostegno agli studi, a partire dal mese di febbraio.

Di nuovo grazie a tutte/i
Le mamme e le maestre di Rubattino

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Di Fabrizio (del 19/02/2011 @ 09:23:58, in lavoro, visitato 1630 volte)

NoiDonne.org - Nadia Angelucci

Durante la guerra della ex Iugoslavia, negli anni ’90, un gruppo di donne romane si impegna nel sostegno ai bambini bosniaci e alle loro madri, sfollati nei campi profughi della Slovenia: un impegno che oltre al contributo economico creò dei legami di affetto e di amicizia molto forti. Con la fine della guerra i profughi rientrarono nei loro paesi ma l'impegno nel cercare la relazione di quel gruppo di donne non si è fermato. Nasce così, nel 1998, 'Insieme Zajedno', un'associazione dedicata all’infanzia e alle donne più deboli per offrire un aiuto concreto, dignità, giustizia sociale e diritti umani. L’esperienza di Insieme Zajedno, iniziata in Bosnia Erzegovina, e poi consolidata attraverso progetti in Macedonia, in Kossovo, in Moldavia, in Iraq, dal 2006 si è trasferita a Roma dove, nel cuore di San Lorenzo è nato il 'Laboratorio Manufatti delle Donne Rom', progetto di microcredito per l’auto-impiego di donne rom attraverso la realizzazione di accessori originali per l’abbigliamento e la casa. Un luogo che offre ad un gruppo di rom bosniache la possibilità di lavorare ma non solo. In uno spazio che colpisce per il suo tocco tipicamente femminile, ogni mattina Cristina, Renata, Francesca e Dzanuma, tirano su la serranda e si dedicano al cucito, antica arte che ci riporta all'intreccio di legami, al mettere insieme, alla creazione.

Nei locali, arredati a misura di donna, si lavora, si mangia, si studia, si crescono i bambini - i due figli di Dzanuma - ci si scambia l'esperienza e si fanno progetti. Il luogo, nato come posto di formazione, è presto diventato qualcos'altro: spazio di aggregazione interculturale dove il lavoro insieme ai formatori ha dato la possibilità di affrontare e condividere le problematiche lavorative, di decidere insieme le strategie economiche, stimolando la socialità e l’integrazione in modo naturale e rendendo più facile anche l’apprendimento della lingua italiana. Il 'Laboratorio Manufatti Donne Rom' si prefigge di diventare un luogo dove 'dal basso' si annulli la discriminazione socio-lavorativa legata al popolo Rom, alle donne Rom in particolare: Renata ha preso la patente e adesso ha una piccola automobile che la rende indipendente, le ragazze stanno cercando una casa, hanno ripreso a studiare, non hanno più come orizzonte unico un marito e i figli e la vita nel campo, Dzanuma ha un lavoro con un contratto a tempo indeterminato.

"Č stata dura - racconta Cristina Rosselli Del Turco che dell’associazione 'Insieme Zajedno' è colei che vive ogni giorno gomito a gomito con le donne rom - ma i risultati che abbiamo ottenuto sono una grande soddisfazione. Il nostro è un lavoro fatto nella quotidianità e nella condivisione di vita e proprio in questo, credo, risieda il nostro successo. Crediamo nella relazione e negli affetti. Č un progetto piccolo che però ha cambiato radicalmente la vita delle persone coinvolte e questo era quello che a noi interessava". E il successo dell'iniziativa si legge anche nei progetti portati avanti dal gruppo: le stesse donne rom sono diventate formatrici e stanno insegnando il mestiere ad un gruppo di donne somale rifugiate. La sfida per il futuro è l'indipendenza; la creazione di una propria impresa e il confronto con il mercato del lavoro.

Il Laboratorio si trova a Roma in via dei Bruzi n. 11/c, è aperto dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 alle 14:00 - tel. 3471580818

Per contatti: crirosse@tin.it
info@manufattidonnerom.it - www.manufattidonnerom.org 
info@insiemezajedno.org - www.insiemezajedno.org 

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Di Fabrizio (del 19/02/2011 @ 09:40:03, in musica e parole, visitato 1584 volte)

DOMENICA 20 FEBBRAIO 2011 - Dalle ore 19 concerto e jam session:
Via Bellezza 16A, Milano

MUZIKANTI DI BALVAL di JOVICA JOVIC
RAFFAELE KOHLER e la sua tromba
MALAPIZZICA


Ciao carissimi, vi scriviamo per invitarvi tutti, e speriamo sarete in molti, ad una serata speciale che si terrà domenica prossima, 20 febbraio all'Arci Bellezza di Milano. Lì i MUZIKANTI di Balval, RAFFAELE KOHLER e i MALAPIZZICA daranno luogo ad un grande concerto solidale pensato per autofinanziare il viaggio che porterà il maestro Jovica Jovic ed alcuni componenti del gruppo, alla Fiera InMensa che si terrà a Cosenza dal 15 al 20 marzo (vedi allegato), dove potranno sostenere i valori dell'integrazione, dello scambio socio culturale fra le variegate etnie che popolano, arricchendolo, il nostro Paese. Tutto questo grazie a quel meraviglioso veicolo che è la loro musica e che rappresenterà virtualmente il nostro abbraccio amichevole ai fratelli immigrati.

La serata avrà inizio verso le 19 con un simpatico aperitivo etnico, proseguirà con una breve presentazione del progetto, per poi esplodere in un turbinio di danze ed emozioni dai Balcani fino al nostro profondo Sud!

L'ingresso sarà libero previo possesso della tessera Arci che si potrà acquistare anche sul luogo. Sarà chiesto un gentile e libero contributo per il buffet e il sostenimento delle spese.

Sperando che vinciate la pigrizia della domenica sera, vi aspettiamo numerosi e confidiamo nella vostra disponibilità per diffondere la notizia dell'evento.

Grazie anticipatamente

Stefania, Barbara e Augusta

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Di Fabrizio (del 20/02/2011 @ 09:14:43, in media, visitato 1419 volte)

15-02-2011

Negli ultimi cinque anni sulle principali reti televisive italiane si è assistito al dilagare delle notizie relative alla cronaca nera, cronaca giudiziaria e criminalità organizzata, nei telegiornali come nelle trasmissioni. Mentre nel periodo 2003-2005 la rappresentazione di eventi criminosi si era mantenuta costante, a partire dal 2006 si è rilevato un sensibile incremento del tempo dedicato a questa tipologia di notizie, con un ulteriore aumento nel corso del 2007.

Infatti, se nel 2003 le edizioni principali dei telegiornali di tutte le emittenti nazionali trattavano questi temi per il 10% del loro tempo, nel 2007 la percentuale di tali argomenti saliva al 24% con punte, su alcune testate televisive, del 30%. Tale sovraesposizione mediatica si rivelava poi del tutto ingiustificata se confrontata con i dati ufficiali del Ministero dell'Interno che evidenziavano un calo di oltre il 10 per cento dei reati nel 2007 con un ulteriore conferma nei primi sei mesi del 2008.

E' in particolare l'"emergenza rom" a spiccare tra le notizie di cronaca dei telegiornali quando, nell'aprile del 2007 ad Appignano, in provincia di Ascoli Piceno, un giovane rom alla guida di un furgone travolge e uccide quattro ragazzi. Qualche giorno dopo il campo nomadi del paese viene dato alle fiamme e le cronache dell'incidente proseguono per i successivi cinque mesi fino al processo, nel settembre dello stesso anno.

Ma il culmine della sovraesposizione delle notizie di cronaca nera, con particolare riferimento alla popolazione rom e rumena si raggiunge a partire dall'ottobre del 2007 quando Giovanna Reggiani, aggredita e rapinata alla stazione ferroviaria di Tor di Quinto, muore due giorni dopo.
L'aggressione viene segnalata da una donna rom, che indica l'autore del delitto in un giovane, anche lui rom rumeno.

Nei primi giorni i media non danno molto risalto alla notizia credendo la Signora Reggiani appartenente alla comunità rom, quindi di rilevanza marginale. Non appena si apprende che la vittima aveva nazionalità italiana scoppia il "caso Reggiani": il processo viene trattato frammentariamente dalla stampa e strumentalizzato politicamente.

Di lì a pochi mesi (aprile 2008) si terranno le elezioni politiche e le amministrative per l'elezione del Sindaco di Roma e il tema emergenza sicurezza, con particolare riferimento alla comunità rom e ai cittadini di origine rumena, è l'argomento principale dei media e della campagna elettorale del centrodestra.

In questo periodo, con cadenza quotidiana, hanno particolare rilevanza nell'agenda dei telegiornali le notizie relative agli sgomberi dei campi nomadi in tutta Italia.

Si giunge addirittura ad un decreto legge (181/2007) sollecitato dall'allora sindaco di Roma Walter Veltroni che prevede l'attribuzione ai prefetti del potere di espulsione dei cittadini comunitari per ragioni di pubblica sicurezza. Il decreto non verrà mai convertito in legge poiché in netto contrasto con la direttiva 2004/38/CE.

Come dimostrano diversi studi, media, opinione pubblica e realtà hanno alimentato l'insicurezza percepita, facendo raggiungere livelli elevatissimi alla preoccupazione sociale e all'allarme per i crimini contro la persona e la proprietà privata nei confronti degli immigrati, percepiti come vera e propria minaccia, mai come risorsa.

Sono rari i casi in cui il tema dell'immigrazione è trattato al di fuori di un contesto di cronaca o comunque svincolato dalla criminalità.

In un campione di notizie delle edizioni principali dei telegiornali di tutte le emittenti dei primi sei mesi del 2008, su 5.684 notizie analizzate, solo lo 0,45% di queste affrontano l'immigrazione senza legarla, al contempo,a un fatto di cronaca o al tema della sicurezza.

Non solo il singolo fatto di cronaca viene ricondotto all'immigrazione in quanto tale, ma tutto il recente interesse al tema sicurezza sembra ruotare intorno alla presenza – vista sempre in termini emergenziali e straordinari – di persone provenienti da luoghi diversi.

Su 163 servizi televisivi che trattano fatti di cronaca con protagonisti migranti, 65 contengono
informazioni/immagini che possono portare all'identificazione di persone (adulte) colpevoli di atti di violenza (39,9%). Un dato di dieci punti superiore rispetto ai servizi di cronaca che non riguardano solo migranti e che si attestano, infatti, al 29,7%.

Su tutto domina l'etichetta di clandestinità che, prima di ogni altro termine, definisce l'immigrazione in quanto tale. Rom e rumeni sono il gruppo etnico e la nazionalità più frequentemente citati nei titoli di tg.
Le parole, dunque, contribuiscono a tematizzare la presenza degli immigrati in Italia con un riferimento forte alla minaccia costituita dagli stranieri alla sicurezza degli italiani.

Si assiste inoltre alla tendenza di diffondere informazioni e immagini lesive della dignità delle persone coinvolte, direttamente o meno, in fatti di cronaca soprattutto quando i protagonisti sono migranti.

Nel febbraio del 2009, per più di un mese, telegiornali e trasmissioni "processano" Karol Racz, un cittadino rumeno arrestato all'indomani dello stupro di una ragazza in un parco di Roma, indicandolo come "faccia da pugile", il mostro della Caffarella.

Il suo volto è mostrato per settimane, nonostante le indagini stessero proseguendo e non si avessero prove della sua colpevolezza.

Durante le indagini sono ripetute le accuse alla comunità rumena, mentre la situazione sociale esplode in una serie di vere e proprie spedizioni punitive ai loro danni, quasi legittimato dai ripetuti sgomberi effettuati in quei mesi in tutta Italia.

Nessuno dei due fermati ricalca le descrizioni fornite dalle vittime, le prove a loro carico decadono dopo pochissimi giorni, ma per loro le porte del carcere non si aprono comunque.

Così un cittadino comunitario incensurato proveniente dalla Romania è trasformato in "faccia da pugile" dai media e usato come prova dell'idoneità delle misure di sicurezza adottate dal Governo.

Un mese e mezzo dopo l'arresto Racz è ospite di Porta a porta, una delle principali trasmissioni televisive, nel giorno della sua scarcerazione. E' il conduttore a porre le scuse.
La stampa e la televisione italiana sembrano le uniche in Europa a descrivere un crimine mettendo in evidenza la nazionalità del criminale, quasi a sollecitare la creazione di un capro espiatorio nel quale far confluire tutti i malcontenti possibili.

I media, attraverso la scelta del linguaggio e della trattazione "criminale" del tema immigrazione predispongono un terreno fertile su cui poi lavorare durante i casi di cronaca più eclatanti.

L'enfatizzazione di alcuni aspetti di questi episodi (ad esempio la nazionalità dell'aggressore) in un clima così ansioso finisce per agevolare l'insorgere del panico morale.

Queste ondate emotive, rivolte contro un capro espiatorio che viene identificato come minaccia per la conservazione della società, sono teoricamente destinate a risolversi in poche settimane.
Se è la cronaca l'unico argomento utilizzato dai media per descrivere la presenza straniera e i fenomeni migratori è possibile chiedersi quale sia il ritratto delle persone di origine straniera nei mass media.

In generale, più del 70% delle notizie di cronaca presentate da tg e quotidiani descrive un atto criminoso, l'attività delle forze dell'ordine o un procedimento giudiziario o penale. Per oltre i tre quarti delle volte (76,2%), persone straniere sono presenti nei telegiornali come autrici o vittime di reati. Le persone straniere compaiono nei telegiornali, quando protagonisti di fatti criminali, più facilmente degli italiani (59,7% contro il 46,3%).

Al contrario, le notizie di cronaca giudiziaria che riguardano stranieri sono il 16,5% del totale.
Questo risultato, oltre a essere un primo segnale di un diverso trattamento informativo sulla base della nazionalità dei protagonisti, può avere qualche conseguenza più profonda sulla rappresentazione dei migranti.

Gli stranieri sono ritratti nel momento dell'atto criminale, sovraesposti nella dimensione inquietante e drammatica della cronaca nera, tendono invece a sparire nel momento processuale, cioè nel momento in cui non solo possono essere evidenziate le effettive responsabilità penali, ma anche in cui ne possono emergere le caratteristiche umane, la personalità, le difficoltà, la voce.

I delitti compiuti da stranieri presenti sul suolo italiano diventano allora delitti senza movente né conseguenze, rimangono ritratti spesso da senza storia, umanità o ripercussioni penali.
Episodi di cui l'unica conoscenza certa può essere la loro brutalità e la loro residua matrice comune: l'immigrazione.

Non è mai presentata l'immagine reale dell'immigrato che vive e lavora in Italia.
Negli ultimi trent'anni l'immagine dell'immigrazione fornita dai mezzi di informazione appare come congelata, immobile.

Ancorata alle stesse modalità, alle stesse notizie, agli stessi stili narrativi e in qualche caso agli stessi tic e stereotipi. I risultati delle ricerche avviate sullo stesso tema a partire dalla fine del 1980, con molti elementi comuni con il passato di altri paesi europei, appaiono straordinariamente simili.

Da una parte, c'è una rappresentazione dominata da una visione "naturalmente" problematica del fenomeno: l'immigrazione è, in sostanza, un problema da risolvere. Dall'altra parte, il tipo di notizie evidenziate: la cronaca appare l'elemento ancora dominante della trattazione riducendo la complessità della realtà alla sua eventualità criminale.

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Di Fabrizio (del 20/02/2011 @ 09:20:51, in Italia, visitato 1934 volte)

Corriere della Sera  BRESCIA - I VIGILI DEL FUOCO HANNO TOLTO LA CORRENTE PER SLOGGIARE GLI ABUSIVI
Tommaso, 15 mesi, ha una malattia genetica. Staccata l'energia, si ferma la macchina salvavita

Tommaso nella roulotte con i genitori (Cavicchi)

BRESCIA - Avete già sentito un bambino di un anno e tre mesi, quasi immobile, emanare dei pigolii, come fosse un uccellino triste o ferito? Bisognerebbe andare al campo sinti di via Orzinuovi per avvicinarsi all'angoscia di due genitori che non possono far altro che asciugare la saliva emessa di continuo dalle labbra del piccolo Tommaso quando gli manca il respiro. Cioè ogni due-tre minuti. Ma ci vuole calma, per raccontare questa storia. Piove sulle roulotte del campo nomadi, dopo il fuoco di lunedì sera. Il conflitto tra i nomadi e il Comune non è una novità. Dopo una tormentata vicenda, l'amministrazione ha investito 180 mila euro per bonificare un campo che costeggia il parco del fiume Mella e ora, da una ventina di giorni, la situazione dei circa centoventi sinti di Brescia (italiani da secoli) sembrava avviarsi verso un epilogo pacifico, con la ghiaia pulita sul terreno, gli impianti idraulici ed elettrici a norma, le fognature.

Restava una questione ancora in sospeso: quel terreno prevedeva sin dall'inizio l'«abitabilità» per 15 famiglie. Rimanevano fuori cinque nuclei, corrispondenti all'ampia famiglia Terenghi, ai quali il Comune ha offerto il trasferimento in via Borgosatollo, dove è stanziata da anni la comunità rom. Proposta inaccettabile, per gli interessati, per motivi ambientali (le famiglie rom vivono ammassate). Non è escluso che gli stessi sinti temano anche una convivenza non proprio pacifica con i rom e chiedono di lasciare che i Terenghi rimangano con la propria comunità, anche se i patti non lo prevedevano. Insomma, di fronte al persistente rifiuto del trasferimento, lunedì sera arriva l'ultimatum, i vigili entrano nel campo e disattivano la corrente per punire i morosi e quelli che non vogliono saperne di spostarsi. Č lì che i sinti non ci pensano due volte e bruciano baracche, cassonetti e roulotte ai margini del campo e creano uno sbarramento di fuoco. Il vicesindaco Fabio Rolfi parla di problemi di sicurezza e ci tiene a precisare che si tratta di tutelare anche le altre famiglie.

Ma nessuno avrebbe immaginato che il muro contro muro (e in particolare la mancata corrente) avrebbe creato gravi problemi a due bambini malati che vivono nella comunità sinti. Gabriel ha cinque mesi e soffre di una malattia cardiaca: ieri, in seguito a complicazioni dovute al freddo, è finito in ospedale per accertamenti e il padre si dice deciso a far causa al Comune. L'altro caso è ancora più grave. Eccolo lì, il piccolo Tommaso, tra le braccia di mamma Fenni, vent'anni, seduta sul salotto a fiori grigi, ancora avvolto dalla plastica. Al suo fianco c'è papà Samuel, chiuso in un giubbotto scuro, trent'anni. Tommaso soffre di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: quel che gli permette di sopravvivere è un sondino fissato a una narice e a una macchina per l'ossigeno pronta all'occorrenza (cioè ogni mezz'ora). Quando, lunedì sera, è mancata l'elettricità, il signor Marin ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile, e l'ha trovato a San Zeno. Tra le braccia di sua mamma, continua a tossire sputando catarro: pulirlo con un fazzoletto è ormai un gesto automatico che papà e mamma fanno centinaia di volte al giorno. «Buono Tommaso, buono...».

Sulla porta della roulotte c'è un cartello scritto a mano: «Per piacere, non salite con scarpe, tosse, febbre, bambini vi prego non ho più voglia di stare in ospedale». Firmato Tommaso, che prega i bambini del campo di non entrare per non procurargli infezioni. «Ogni venti giorni al massimo - dice Samuel - bisogna ricoverarlo perché si prende l'influenza. Č nato così, non c'è guarigione, non hanno ancora capito che cosa succederà». Purtroppo non è difficile sapere che cosa succederà, leggendo i due soli studi specialistici che esistono sulla H-ABC. Č una malattia degenerativa, che colpisce i gangli basali. «Non sappiamo come crescerà, sappiamo che porta cecità, sordità e immobilità», dice mamma Fenni. Oggi in ospedale hanno cambiato il sondino. La storia della famiglia Marin è presto detta: originari di Piacenza, hanno lasciato il campo della loro città il mese scorso e si sono trasferiti qui perché l'ospedale di Brescia dispone di mezzi più aggiornati: «Ora però vogliono mandarci via, perché siamo residenti a Piacenza: è già partita l'ordinanza».

Scarpette blu da ginnastica, su cui non camminerà, felpa verde, Tommaso si agita, pigola pigola, gira gli occhi al soffitto: «Me lo dice come possiamo fare con un bambino così delicato? Ci sono notti che ci fa tribolare, bisogna sempre tenerlo attaccato all'ossigeno, dieci giorni fa alle tre di notte aveva pochi battiti, appena appena, era nero in faccia e all'ospedale ce l'hanno salvato». Nove chili, i pugnetti sempre chiusi. Come gli altri sinti, anche Samuel si arrangia andando a raccogliere ferraglia nei dintorni per rivenderla nei centri di rottamazione. Oppure viene chiamato per svuotare qualche cantina in città. Questo è tutto. I suoi antenati erano giostrai e circensi. «Con Tommaso ci vogliono tanti soldi, ogni tanto dobbiamo andare a fare controlli a Milano e a Padova». Il ministro spirituale del campo si chiama Renato Heric. Č un pastore evangelico ed è fiero della sua comunità: «Il sindaco dice che usiamo i nostri bambini per ricatto, venga qui a trovarci, per favore, venga a vederli». Tommaso ha sonno. Mamma Fenni lo adagia nel lettone pieno di cuscini. Ci sono due tubicini per l'ossigeno da infilargli nel naso e il saturimetro da fissare al pollice con un cerotto. Ora può dormire.

Paolo Di Stefano - 17 febbraio 2011


Al Corriere il giorno dopo non sarà sembrato vero, di aver trovato una storia strappalacrime in cui buttarsi

BRESCIA - RIMANE ALTA LA TENSIONE DOPO LA RIVOLTA DELLA NOTTE DI SAN VALENTINO
Il piccolo sinti che ha rischiato di morire: partita la gara di solidarietà
Un lettore del Corriere ha deciso di raccogliere i fondi necessari per pagare le visite specialistiche al bambino

BRESCIA - Una raccolta di fondi per aiutare Tommaso, il bambino di 15 mesi che vive nel campo sinti di via Orzinuovi a Brescia e soffre di H-abc, una malattia genetica rarissima. Il piccolo, che vive grazie a un sondino fissato a una narice e a una macchina per l'ossigeno, sarà aiutato da un lettore del Corriere della Sera che, commosso dalla storia di Tommy, ha deciso di raccogliere i fondi necessari per pagare le visite specialistiche al bambino. Intanto rimane alta la tensione dopo la rivolta della notte di San Valentino, quando il Comune ha staccato la corrente elettrica mettendo a rischio la vita di Tommaso, che vive proprio grazie al funzionamento di particolari macchinari. Non solo. La famiglia Terrenghi (la più numerosa del campo) ha annunciato una denuncia contro Fabio Rolfi, vice sindaco di Brescia: i sinti lo ritengono responsabile del malore di un altro piccolo di 5 mesi cardiopatico ricoverato dopo il black out ordinato dalla Loggia.

Ieri, grazie alla mediazione della Cgil è stato possibile riaprire il tavolo delle trattative tra i sinti e l'amministrazione comunale. «La questione - ha spiegato Damiano Galletti, segretario Cgil - riguarda 3 delle 5 famiglie che il patto di cittadinanza vorrebbe spostare. Due hanno trovato sistemazione in una casa popolare dell'hinterland e a Reggio Emilia. Le altre sono disposte ad uscire liberando le piazzole a condizione che non ci sia alcun intervento della forza pubblica e che la Loggia apra un tavolo di discussione sul loro destino». Il patto firmato nei mesi scorsi prevedeva espressamente lo spostamento dei 5 nuclei familiari. Ma ora i Sinti sostengono che il trasferimento al campo di via Borgosatollo, fianco a fianco ai Rom, creerebbe problemi di convivenza tra le due etnie.

G. Spa.
18 febbraio 2011

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Di Fabrizio (del 21/02/2011 @ 09:22:46, in Europa, visitato 1525 volte)

Da Hungarian_Roma

NewEurope I Rom in Ungheria di fronte alla perdita d'identità - Author: Cillian Donnelly

La prossima generazione di Rom. Mentre si prepara il Quadro per le Strategie d'Inclusione Nazionale dei Rom, che dovrebbe essere presentato ad aprile, c'è paura che venga erosa l'identità rom in Ungheria. Il governo ha fatto delle Strategie d'Inclusione una delle priorità chiave dei suoi sei mesi di presidenza UE. | EPA/MIRCEA ROSCA

13/02/2011 - E' stato detto in un incontro al Parlamento Europeo che le prossime generazioni di Rom in Ungheria sono in pericolo di perdere il loro senso di storia e di identità.

"E' importante per i gruppi rom passare conoscenze ed esperienze ai più giovani", ha detto la parlamentare ungherese Ágnes Osztolykán durante una riunione del gruppo dei Verdi il 9 febbraio. "Ma in Ungheria, è abbastanza diverso, non ci sono gruppi simili tra i Rom, ed è difficile trovare giovani progressisti. I Rom ungheresi sono in una situazione più difficile degli altri nell'Europa Centrale e del Sud-Est".

Osztolykán, portavoce per l'istruzione e la cultura di Lehet Más a Politika (LMP),  ha illustrato la situazione rom nel suo paese nativo durante un incontro di due giorni in cui l'Ungheria e la sua politica, che detiene la presidenza UE, erano sotto scrutinio.

Le due più grandi sfide da affrontare per i Rom in Ungheria sono una maggiore integrazione e combattere la crescita dell'estrema destra, entrambe devono essere affrontate come parte di un più ampio sforzo della società civile. La marginalizzazione dei Rom, spesso attraverso politiche di odio, hanno portato ad una comunità più isolata e frammentata, nonostante gli sforzi politici.

Gli anni '90, dice Osztolykán, hanno visto la volontà in Ungheria di stabilire un programma per l'integrazione sociale dei Rom, invece dell'integrazione economica, facilitata dai donatori internazionali. Ci sono stati, dice, "molti segnali positivi all'inizio", particolarmente nell'istruzione, ma presto si sono spenti. Il denaro sembrava andare "nella lotta alla crisi economica. Gli investimenti nell'insegnamento e nell'istruzione non erano sufficienti".

Nel 2004 è stata progettata una nuova strategia rom, per cui a ciascun stato membro UE viene richiesto di elaborare un piano d'azione. "Soltanto a quel punto la gente ha iniziato a pensare all'integrazione economica", dice Osztolykán, "e a cose come l'edilizia sociale. Sono state avviate diverse iniziative comunitarie". Oggi, dice, il governo ungherese ha parlato molto di integrazione rom, che giudica un "buon segno". Dice anche di essere "molto soddisfatta" per i progressi in corso verso una strategia integrata dei Rom.

Tuttavia, dice, i problemi economici continuano ad incombere sui Rom. E' importante riqualificare. "Abbiamo bisogno di insegnare la conoscenza. Molti Rom hanno perso il lavoro, diversi settori industriali sono stati distrutti. Ora i Rom sono tra il 10% più povero dell'Ungheria, nonostante qualche piccolo movimento verso la fascia di ceto medio. Tuttavia, ci sono ancora "pochissimi laureati". La questione dei progressi dalla scuola primaria al terzo livello è qualcosa che ancora dev'essere esaminata.

L'ascesa dell'estrema destra in Ungheria, cominciata circa dieci anni fa, provoca grandi preoccupazioni, non solo ai Rom, ma anche a chi è impegnato con la politica, la società civile e l'attivismo, dice Ágnes Osztolykán.

La destra radicale, aggiunge, è riuscita a "prendere il sopravvento" nel dibattito sull'integrazione e a definire l'agenda, che è qualcosa su cui tanto i parlamentari nazionali che quelli europei devono lavorare per porre rimedio. Dice: "Sta a noi trovare una via di mezzo".

"Purtroppo, ci sono pochi Rom dentro la società civile in grado di parlare. Da una parte c'è un clima di paura, ma c'è anche l'intenzione di aiutarli, di porre fine alla discriminazione e alla marginalizzazione. Nel 2010, è stato costruito un nuovo istituto a Budapest, allo scopo di porre queste persone emarginate sulla mappa".

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Di Fabrizio (del 21/02/2011 @ 09:32:59, in Italia, visitato 1461 volte)

Segnalazione di Sara Palli

PISA notizie - Botta e risposta tra il consigliere Scaramuzzino e l’assessore Maria Paola Ciccone in Consiglio Comunale

Breve ma importante discussione ieri (giovedì 17 febbraio) in Consiglio Comunale a Pisa sulla questione degli sgomberi dei campi rom nella nostra città. A porre il problema e a chiedere chiarimenti con un question time è stato il capogruppo in consiglio di Sinistra Ecologia e Libertà, Carlo Scaramuzzino. Quest'ultimo nel suo intervento ha ricordato la tragedia dei bambini morti a Roma citando le parole di preoccupazione espresse in questi giorni dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in seguito a tale episodio.

"Chiediamo al Sindaco - spiega Scaramuzzino nella sua illustrazione - se considera giunto il momento per affrontare in sede consiliare una discussione complessiva sulla presenza dei cittadini rom nel nostro territorio, così come da lui stesso proposto nei mesi scorsi, in occasione di risposte date a interpellanze su fatti di cronaca che hanno coinvolto la popolazione rom. E se ritiene di poter soprassedere alla decisione di dare seguito agli sgomberi, in attesa dello svolgimento della seduta consiliare, nel corso della quale potrebbero essere esaminate soluzioni eque e solidali per le popolazioni rom in difficoltà".

Vista l'assenza del sindaco a causa di una indisposizione fisica, a rispondere al question time è l'assessore alle politiche sociali Maria Paola Ciccone. La risposta dell'assessore appare però molto risentita e polemica nei toni e nei contenuti per le questioni sollevate dal consigliere comunale.

"Esprimendo il mio dispiacere per quanto avvenuto a Roma, voglio ricordare che il comune di Pisa è uno dei pochi in Italia che ha messo a disposizione delle famiglie Rom 400 alloggi, cose che pochi comuni hanno fatto. Pisa non è quindi una città a cui si possono fare lezioni di accoglienza".

"Per primi - prosegue l'assessore - abbiamo denunciato le condizioni di vita dei campi abusivi in cui non si rispetta il diritto minimo alla salute dei bambini. Mantenere questi campi significa negare i diritti dell'infanzia".

Rispetto agli imminenti sgomberi, l'assessore precisa: "Stiamo facendo rispettare l'ordinanza fatta dal sindaco nel dicembre del 2009 e così chiuderemo in modo graduale gli insediamenti della Bigattiera e di via Maggiore di Oratoio, come previsto dal protocollo d'intesa triennale siglato un anno fa da Regione e Comuni della Zona Pisana. E continueremo a smantellare i nuovi accampamenti che sorgeranno sul territorio comunale perché sono luoghi pericolosi per la salute e la sicurezza di chi ci vive".

"Parallelamente - conclude la Ciccone - proseguiremo anche il lavoro con la Regione perché è importante che tutti facciano la loro parte per quanto riguarda l'accoglienza: a Pisa lo abbiamo già fatto ampiamente negli anni passati e continueremo a farlo. Ma non possiamo continuare da soli: se non si attivano anche gli altri, continueremo a essere il polo attrattore di ulteriori nuovi arrivi".

Per nulla soddisfatto delle risposte avute si dichiara il consigliere di Sel che nella sua replica afferma: "Tutte le mie domande sono state eluse. Avevo chiesto chiarimenti precisi riguardo al fatto se il sindaco, così come aveva annunciato negli scorsi mesi, fosse intenzionato ad affrontare la questione in un consiglio comunale ad hoc e quando questo si sarebbe svolto, ma al riguardo l'assessore non ha detto nulla, come nulla ha detto rispetto alle modalità di sgombero e agli interventi da parte dei servizi sociali nei confronti di coloro che abitano in questi campi che sarebbero stati predisposti".

"Il mio question time - conclude Scaramuzzino - è stato eluso dall'assessore che ha fatto una storia degli investimenti del comune di Pisa e del programma Città Sottili, che noi tra l'altro abbiamo sempre difeso da chi lo voleva chiudere, e non posso che prenderne atto".

Questo dibattito si intreccia anche con quanto avvenuto nella giornata di mercoledì in Consiglio Regionale con l'approvazione di una mozione da parte di tutti i partiti della maggioranza in cui si impegna la Giunta stessa a "predisporre un piano, corredato dalle risorse necessarie, per attivare ogni strumento utile a superare le attuali condizioni di pericolo e di degrado in cui versano uomini, donne e bambini di etnia Rom soggiornanti sul territorio toscano".

Soddisfazione è stata espressa al riguardo da parte di Rifondazione Comunista di Pisa per tale mozione e sulla base di questa si chiede una discontinuità da parte dell'amministrazione comunale di Pisa rispetto a come è stata fino ad ora affrontata la questione della presenza della comunità rom nel nostro territorio.

"Purtroppo alcune amministrazioni toscane, negli ultimi anni - afferma il segretario provinciale del Prc, Luca Barbuti - non hanno saputo resistere alla facile politica della "sicurezza", hanno creato e risolto falsi allarmi come quelli delle "invasioni" di nomadi e le politiche degli sgomberi hanno preso il sopravvento anche nelle nostre città e dintorni. Ma finalmente oggi il consiglio regionale della toscana, con un documento a firma di tutti i capigruppo di maggioranza, ha ristabilito quella dignità e umanità che ha sempre contraddistinto l'istituzione regionale".

"La Regione Toscana ha preso finalmente l'iniziativa sulla situazione dei Rom - prosegue Barbuti - e approvando il documento consiliare, si è impegnata per un'integrazione di queste persone. L'auspicio è che quello della Regione sia un esempio che tutte le istituzioni locali che sino ad oggi si erano lasciate trascinare dal "leghista pensiero" riflettano su cosa sta producendo la politica dell'espulsione, dello sgombero nel nostro paese e recuperino quella guida sociale, quella solidarietà e dovere legislativo che compete a chi fa parte di una comunità come quella Toscana storicamente dedita all'accoglienza, alla solidarietà, al rispetto dei diritti umani".

Da qui la federazione pisana del PRC rivolge un forte appello "all'amministrazione del Comune di Pisa, che negli ultimi mesi ha abbandonato questo senso di civiltà effettuando continui sgomberi nei campi di periferia. La speranza a questo punto è che, conseguentemente all'impegno assunto dalla Regione Toscana, l'amministrazione Filippeschi, sospenda gli sgomberi e tramite la Società della salute e il coinvolgendo dei tanti soggetti, primi tra tutti la comunità Rom che nel recente passato hanno contribuito al soddisfacente successo dei progetti di integrazione, si faccia trovare pronta a riattivare i percorsi di inclusione sociale quando la Regione avrà predisposto il piano".

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Di Fabrizio (del 22/02/2011 @ 09:12:04, in Europa, visitato 1476 volte)

Da Roma_Daily_News

17/02/2011 - Un gruppo di 93 Macedoni sono tornati giovedì dalla Francia, dopo che lì era stato negato loro l'asilo, lo riporta la stazione privata TV Alsat.

Il gruppo, Macedoni di origine albanese e rom, è stato rimandato all'aeroporto della meridionale città di Ohrid, prima di essere riportato alle loro case, recita il rapporto.

I richiedenti asilo, intervistati dalla TV, hanno detto di aver cercato lavoro in Francia, la maggior parte illegalmente, prima di essere deportati dopo che la loro richiesta di asilo si era dimostrata senza basi.

Il gruppo è stato il primo di questo genere ad essere ritornato dalla Francia.

Settimana scorsa, un gruppo di 60 persone a cui  era stato negato l'asilo in Germania, ha cercato di attaccare e prendere a male parole un gruppo di giornalisti che seguiva il loro arrivo all'aeroporto di Skopje.

Da quando l'Unione Europea ha abolito l'obbligo di visto per Serbia, Macedonia e Montenegro nel dicembre 2009, alcuni stati membri UE, cioè Svezia, Belgio e Germania hanno registrato un incremento di richiedenti asilo da questi paesi, soprattutto di etnia rom e albanese.

La Commissione Esecutiva Europea ha ammonito Serbia e Macedonia che potrebbero perdere i privilegi di circolazione senza visto, se non fermeranno questo afflusso.

La Germania ha anche deportato 36 persone a dicembre, quando la UE ha esteso gli stessi diritti ad Albania e Bosnia, ma con uno stretto sistema di monitoraggio e la possibilità di sospendere i privilegi in caso di abuso.

© 2010 AFP

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Buongiorno,
Le invio un comunicato del "Gruppo di confronto e ricerca sulle politiche locali per i gruppi zigani in Europa" nato all'Università di Milano Bicocca in risposta a quanto affermato dal Ministro degli Interni Roberto Maroni alla puntata del 13/02/2011 del programma "Che tempo che fa" .

Cordialmente,
Alice Sophie Sarcinelli
Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Paris

Nella puntata di "Che tempo fa?" del 13/02/2010, il Ministro degli Interni Roberto Maroni ha affermato di aver firmato il piano sviluppato dal Comune di Milano secondo il quale "lo sgombero c'è quando c'è una soluzione alternativa". Egli si è detto "garante della buona attuazione di questo piano".

Come ricercatori sul campo, siamo a diretta conoscenza della concreta situazione relativa agli sgomberi delle baraccopoli costruite a Milano dai rom immigrati dall'Europa sud-orientale. Quanto è stato affermato dal Ministro degli Interni Roberto Maroni non trova alcun riscontro di realtà. Al contrario, nella maggior parte dei casi gli sgomberi, che sono ciclici e reiterati, avvengono in assenza di alternative abitative e senza il rispetto dei diritti fondamentali. Esemplari sono i ripetuti sgomberi delle famiglie che ruotano attorno al quartiere Feltre/Lambrate. Il primo, in data 19/11/2009, prevedeva di separare gli uomini da donne e bambini, e le madri dai figli maggiori di sette anni. Le famiglie sono rimaste in strada, sotto la pioggia, mentre alcuni bambini e anche alcune famiglie sono stati ospitati per qualche giorno da maestre e cittadini del quartiere. Lo stesso campo (con le stesse famiglie) è stato sgomberato a inizio settembre 2010, a pochi giorni dall'inizio delle scuole, che la maggior parte dei minori che vi abitavano frequentano. Dopo molte negoziazioni, alle famiglie rom è stata proposta una soluzione temporanea, che tuttavia prevedeva di separare gli uomini da donne e bambini. Solo una percentuale inferiore al 20% delle madri che avevano fatto esplicitamente richiesta scritta è stata ospitata per un breve periodo in alcune strutture pubbliche o convenzionate di accoglienza. Queste famiglie hanno passato gli ultimi due inverni a subire sgomberi, vivendo in strada: alcuni bambini hanno subito 20 sgomberi in un anno.

Nella stragrande maggioranza dei 170 sgomberi effettuati nel corso del 2010 nessuna alternativa è stata offerta, e sul luogo non erano presenti i servizi sociali. Lo sgombero dei rom è un trattamento differenziale nel duplice senso che è rivolto a una popolazione in particolare, e che aumenta e produce le differenze.

Riteniamo di estrema importanza reagire a quanto detto affinché il Ministro degli Interni si faccia davvero garante della buona attuazione del piano da lui firmato, garantendo il rispetto dei diritti fondamentali di tutte le persone.

A nome del Gruppo di confronto e ricerca sulle politiche locali per i gruppi zigani in Europa

Laura Boschetti Institut d'Etudes Politiques de Grenoble
Raffaele Mantegazza, professore associato Università degli Studi di Milano Bicocca
Chiara Manzoni, Università degli Studi di Milano Bicocca
Oana Marcu, Università Cattolica di Milano
Greta Persico,Università degli Studi di Milano Bicocca
Andrea Rampini, Codici Agenzia di Ricerche
Alice Sophie Sarcinelli, Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales
Tommaso Vitale, Sciences Po

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