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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 28/02/2008 @ 09:21:44, in Europa, visitato 2071 volte)

Gli aborigeni australiani hanno recentemente ricevuto le scuse del governo di Canberra per le discriminazioni del passato. Una vicenda che ricorda quella degli Jenisch, il popolo nomade della Svizzera.

Originari soprattutto dall'Europa dell'Est, gli Jenisch sono stati riconosciuti quale minoranza nazionale dopo il periodo buio del secolo scorso. Il passaporto elvetico non garantisce però loro pieni diritti.

La comunità aborigena ha dovuto attendere il momento per oltre 50 anni. Il 13 febbraio, il premier australiano si è presentato in parlamento scusandosi per «le leggi e le politiche dei passati governi, che hanno inflitto profondo dolore e sofferenze» alla popolazione indigena.

Kevin Rudd ha chiesto scusa alle famiglie coinvolte nella vicenda della generazione rubata ("Stolen generation"), in riferimento alle decine di migliaia di bambini di sangue misto che sono stati sottratti ai genitori per essere cresciuti in istituti statali o affidati a famiglie bianche.

Una pagina triste della storia australiana, quella della prima metà del XX secolo, che ricorda - con le dovute proporzioni - la vicenda degli zingari in Svizzera. Anche loro discriminati in quanto minoranza. Anche loro vittime di un "furto generazionale". E anche loro riabilitati dalle scuse delle autorità.

Sradicare il nomadismo
Le vicissitudini dei nomadi della Svizzera (soprattutto Jenisch, ma anche Sinti e Rom) hanno inizio già nell'Ottocento. Considerati un problema sociale e di polizia, sono oggetto di persecuzioni ed espulsioni.

Il loro girovagare senza meta non piace alle autorità, che attorno al 1850 decidono di naturalizzarli assieme ai cosiddetti senza patria nei cantoni dove soggiornano: un lavoro regolare e un domicilio fisso dovrebbero rappresentare la soluzione al problema del vagabondaggio.

Non sarà così e qualche decennio più tardi la Confederazione è tra i primi stati a introdurre limitazioni della libertà di spostamento degli zingari a livello legislativo. Decisa a combattere ogni forma di marginalità, non rinuncia nemmeno a ricorrere a misure coercitive per sottomettere i cittadini che non riflettono gli ideali di ordine dell'epoca.

Offre così il suo sostegno all'opera di assistenza "Bambini della strada". Un programma nato sotto buoni auspici (integrare i piccoli girovaghi in famiglie svizzere "normali" e garantire un'adeguata scolarizzazione), i cui sviluppi saranno tuttavia disastrosi.

Bambini rubati
A partire dal 1926, l'opera istituita dalla fondazione Pro Juventute inizia a togliere sistematicamente i figli Jenisch ai loro genitori, cancellando perlopiù ogni traccia della loro identità e origine.

«L'intenzione originaria di sistemare i bambini in famiglie d'accoglienza non è stata realizzata», rileva uno speciale studio sui nomadi svizzeri del Fondo nazionale (PNR 51) pubblicato nel 2007. «Solo poco più del 50% è stato affidato ad una famiglia».

Molti bambini si ritrovano in cliniche psichiatriche o in prigione, dove nel nome della lotta al nomadismo subiscono maltrattamenti e abusi. Lo scandalo viene alla luce nel 1973 grazie ad un settimanale svizzero tedesco (Der schweizerische Beobachter): Pro Juventute è costretta a sospendere l'opera.

Ci vorranno 15 anni prima che le autorità federali facciano il mea culpa. Nel 1987, attraverso le parole dell'allora presidente Alphons Egli, la Confederazione porge le sue scuse riconoscendo la propria responsabilità morale e politica.

Aprire gli archivi
Gli autori del programma di ricerca PNR 51 "Integrazione ed esclusione" confermano che i casi accertati di bambini sottratti ai genitori sono 586. I cantoni più interessati sono i Grigioni, il Ticino, San Gallo e Svitto.

I dati non sono tuttavia completi e le stime parlano di circa 2'000 bambini. Oltre a Pro Juventute (che ha aperto i suoi archivi), furono infatti attivi anche altri enti assistenziali, come l'associazione cattolica Seraphisches Liebeswerk, la quale ha negato ai ricercatori l'acceso agli incartamenti.

Invano finora l'appello dell'ex consigliera federale Ruth Dreifuss, che ha invitato il Parlamento a «prendere la stessa decisione adottata per far luce sui conti bancari degli ebrei durante la Seconda guerre mondiale, ovvero imporre la salvaguardia e l'apertura dei documenti rilevanti per gli Jenisch».

Stessi doveri, diversi diritti
Nell'attesa di una totale chiarezza, i circa 35mila Jenisch della Svizzera continuano a lottare per il proprio diritto di esistere in quanto minoranza nazionale.

«Il maggior problema è rappresentato dalle aree di soggiorno e di transito», dice a swissinfo Daniel Huber, vicepresidente dell'Organizzazione mantello degli Jenisch in Svizzera. «Bisognerebbe metterne a disposizione di più, ad esempio in cantoni di frontiera come il Ticino e Basilea, attrezzandole con le infrastrutture adeguate».

Paradossalmente, nell'era della globalizzazione e della libera circolazione delle persone, la vita da nomade si è fatta più complicata. «Sulle strade c'è sempre più gente e le zone di sosta continuano a diminuire», osserva Huber.

Con la riforma Esercito XXI, il Dipartimento della difesa metterà in vendita diversi terreni. Spazi che secondo Huber potrebbero venir trasformati per accogliere i girovaghi.

Fino ad allora, gli Jenisch continueranno a coltivare un certo senso di frustrazione. «Siamo qui fin dalla nascita della Confederazione nel 1291, siamo naturalizzati e paghiamo le imposte . Ma se non abbiamo la possibilità di praticare il nomadismo, come facciamo a mantenere viva la nostra cultura?», s'interroga Huber.

«Abbiamo gli stessi doveri di tutti gli svizzeri, ma non i medesimi diritti», conclude.

swissinfo, Luigi Jorio

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Di Fabrizio (del 27/02/2008 @ 08:53:02, in sport, visitato 2141 volte)

AGI News On

I ROS DEI CARABINIERI: "ESTREMISTI DI DESTRA DELLA ROMA E DELLA LAZIO"

"E' un gruppo riconducibile agli ambienti dell'estremismo di destra e delle tifoserie calcistiche ultras della capitale sia della Roma sia della Lazio". Cosi' il colonnello Mario Parente vicecomandante dei Ros definisce, in un'intervista al Gr, i destinatari dei provvedimenti restrittivi decisi dalla procura di Roma nei confronti di venti neofascisti tifosi ultra della Roma e della Lazio. "L'attivita' - prosegue Parente - e' stata avviata nel giugno dello scorso anno a seguito di una violenta aggressione di alcuni spettatori di un concerto tenuto nel parco di Villa Ada. Le indagini si sono basate su prolungate attivita' tecniche e hanno consentito di documentare pressoche' in tempo reale la pianificazione di spedizioni punitive in campi nomadi e nei confronti di cittadini romeni come forma di ritorsione dell'omicidio di Giovanna Reggiani". "Era un gruppo stabilmente organizzato dedito al compimento di azioni violente con finalita' - ha concluso Parente - sicuramente eversive e anti-istituzionali". (AGI) - Roma, 26 febbraio -

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Di Fabrizio (del 26/02/2008 @ 09:20:01, in lavoro, visitato 2478 volte)

Da Slovak_Roma

Il prodotto nazionale lordo della Slovacchia è cresciuto del 14% nell'ultimo quadrimestre del 2007, ma pure la disoccupazione sta crescendo per la prima volta.. "E' un fenomeno interessante. Finalmente gli investitori hanno preso il toro per le corna, ma stanno cercando impiegati invano," scrive Lubos Palata, sulla debolezza dell'economia e della società slovacca. "La vasta maggioranza di un quarto di milione di persone che non trovano lavoro sono Rom. Per i Rom slovacchi che "mancano di formazione e qualificazione" non c'è lavoro, anche se tutte le compagnie multinazionali stabilissero un ramo in Slovacchia. E' tempo per questo paese, con la sua nuova salute, di migliorare la situazione della propria minoranza rom. Almeno un decimo di quello che è speso per le nuove autostrade sia dedicato a loro."

Lidove noviny

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Di Fabrizio (del 26/02/2008 @ 08:10:08, in Italia, visitato 2360 volte)

Ricevo e porto a conoscenza:

PER LA CANDIDATURA DI DIJANA PAVLOVIC ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE

Noi sosteniamo la Sinistra l’Arcobaleno e l’idea di un nuovo soggetto politico unitario di sinistra che raccolga le istanze di giustizia e uguaglianza della società italiana.

In questa società crescono le differenze tra chi è povero e chi è ricco, tra chi ha tanti privilegi e chi è senza i diritti elementari come il lavoro, la casa. In questa società crescono le insofferenze verso le persone che vengono da altri Paesi spinte dalla necessità di sopravvivere e crescono il pregiudizio e l’odio contro chi è considerato troppo diverso per cultura, religione e tradizioni. Questo pregiudizio e questo odio sono fomentati da una campagna che fa della sicurezza garantita da leggi speciali il proprio tornaconto politico dimenticando che solo la sicurezza economica e sociale, la tolleranza e il rispetto tra i diversi possono garantire pace e serenità a una comunità.

Questo pregiudizio e questo odio colpiscono in modo particolare il popolo Rom, una minoranza che conta in Italia 180.000 persone, metà delle quali cittadini italiani, ma cittadini privati dei diritti fondamentali della cittadinanza, cosa che non favorisce la loro partecipazione alla cosa pubblica.

Noi pensiamo che le prossime elezioni politiche italiane devono rafforzare la presenza in Parlamento della parte politica che combatte contro le ingiustizie sociali, le discriminazioni, il pregiudizio e il razzismo e crediamo che sia importante che chi opera concretamente con questo impegno nella nostra società debba rappresentare direttamente queste istanze.

La Sinistra l’Arcobaleno per noi rappresenta entrambe queste esigenze: rafforzare la difesa dei diritti e il rifiuto delle discriminazioni economiche e sociali e rendere possibile la partecipazione diretta di chi questa battaglia la persegue concretamente sul territorio, nella società.

Per questo noi proponiamo alla Sinistra l’Arcobaleno di accogliere nelle proprie liste Dijana Pavlovic, rom serba, cittadina italiana, impegnata, nella sua attività di attrice e in quella civile quotidiana, nella battaglia contro tutte le forme di pregiudizio e di razzismo, in particolare quelle che colpiscono il suo popolo, l’anello più debole della catena sociale contro il quale si sfogano le ansie, le insicurezze di una società sofferente di ingiustizia, precarietà e diritti negati.

Breve curriculum di Dijana Pavlovic
Nata in Serbia l’11.11.1976, laureata presso la Facoltà di Arti drammatiche di Belgrado, è cittadina italiana dal 1999.

Candidata alle elezioni comunali di Milano del 2006 nella lista Uniti con Dario Fo per Milano, dopo i fatti di Opera, nel gennaio 2007 è tra i promotori della Rete Nopattodilegalità che raccoglie associazioni, comitati, esponenti della società civile contro il Patto di legalità e socialità del Comune di Milano che sottopone a un doppio regime legale i cittadini Rom. Con questa rete organizza per il 2007 iniziative – come la grande partecipazione dei Rom al corteo del XXV Aprile – e sostegno alle condizioni di precarietà dei Rom (a Milano circa 40 sgomberi in un anno).

Nell’ottobre 2007 con lo sciopero della fame contro il Comune di Milano favorisce la costituzione di un tavolo - che raccoglie le associazioni e il sindacato milanesi – che elabora una piattaforma di intervento sulla questione Rom.

Contribuisce a costituire il Comitato Rom e Sinti insieme, prima forma di autoorganizzazione dei Rom. Per nome di questo Comitato interviene alla Conferenza europea sulla popolazione rom organizzata dai ministeri degli Interni e della Solidarietà sociale, il 22, 23 gennaio 2008 e alla audizione del Comitato dell’ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale, a Ginevra il 20 e il 21 febbraio 2008.

Sul piano artistico e culturale – con una carriera in Italia di attrice di teatro, cinema e tv – nel 2006 è coautrice e protagonista di Porrajmos, azione scenica con testi e musiche sullo stermino dei Rom; coautrice e protagonista di Rom Cabaret, spettacolo costruito con testi della poesia popolare, canzoni e racconti della cultura rom che rappresenta in diverse realtà; promuove e anima la Settimana Rom nell’ottobre 2007 a Milano; in occasione della giornata della memoria, febbraio 2008, organizza con la casa della cultura di Milano una iniziativa con testimonianze dello sterminio di ebrei e “zingari”, infine è attiva in tutte le occasioni di dibattito sul territorio nazionale sul tema della discriminazione e della questione Rom.

*** per aderire all'appello ***

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Di Fabrizio (del 25/02/2008 @ 09:08:25, in Regole, visitato 2297 volte)

Da European Jewish Congress

Il Parlamento ungherese ha votato una legge contro le affermazioni razziste.

Secondo la nuova legge votata lunedì scorso, l'uso di discorsi razzisti è punibile con sino a due anni di prigione.

"Offendere qualcuno pubblicamente con espressioni riferite al suo gruppo etnico, sociale o nazionale in Ungheria è definito come atto punibile," dice un rapporto sulla nuova legge.

La proposta, preparata e spinta dal Partito Socialista al governo, è disegnata per punire non solo i discorsi e le espressioni di odio, ma anche l'uso del saluto nazista. L'ultimo elemento sembra apparentemente diretto contro il nuovo gruppo razzista e fascista, la Magyar Garda.

La legge a lungo attesa, passata all'unanimità in Parlamento, è stata rifiutata tre volte dalla Corte Costituzionale, che ritiene la libertà di parola più importante del fermare le affermazioni razziste.

Il presidente ungherese Laszlo Solyom ha appoggiato l'opinione della Corte Costituzionale, affermando che non c'è bisogno di una nuova legge, dato che il vecchio codice legale può affrontare i crimini legati al razzismo.

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Di Fabrizio (del 24/02/2008 @ 08:51:45, in Europa, visitato 2247 volte)

segnalazione di Tommaso Vitale

Kosovo, una piccola storia di vittime dimenticate
di Flavio Fusi

Questa è una piccola storia di vittime dimenticate. L’abbiamo raccontata, più di un anno fa, insieme a Massimo Campili e Boban, per il settimanale del TG3 “Agenda del mondo”. Lo scenario è quella terra di nessuno di colline brulle e avvelenate che sta intorno a Mitrovica: la piccola Berlino del Kosovo, disputata tra serbi e albanesi. La “grande storia” non si occupa della sorte degli ultimi, dei reietti, dei sommersi. Oggi, la bandiera del Kossovo indipendente sventola da Pristina a Mitrovica, e le cancellerie occidentali si congratulano con i vincitori, che molto hanno sofferto, ma che molte sofferenze hanno inflitto. Nessuno è innocente, nell’ esplosione delle frontiere, e nella nascita delle “piccole patrie etniche” che marchia a fuoco il nuovo secolo. Questa, infine, è una storia di “pulizia etnica”. Chi si è indignato giustamente per la “pulizia etnica” consumata dai serbi di Milosevic, dovrebbe volgere lo sguardo a queste colline, e indignarsi, e chiedere conto anche della sofferenza dei bambini di Cesmin Lug , Kablare e Zitkovac.

continua

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Di Fabrizio (del 23/02/2008 @ 08:42:24, in Regole, visitato 2604 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

Il ''quaderno'', curato soprattutto da Cospe e Asgi, 0 indica a cittadini stranieri e non, avvocati, magistrati, sindacati, istituzioni pubbliche e associazioni la strada da intraprendere se si vuole ricorrere al giudice

BOLOGNA - Ecco le linee guida per chi, discriminato per motivi etnici, razziali o religiosi, vuole fare causa ad esempio contro il datore di lavoro oppure contro il Comune perché magari è stato escluso dalle graduatorie per le "case popolari” o dall'accesso al pubblico impiego. Si chiama “Cause strategiche contro la discriminazione” , ed è un “quaderno” curato dal Cospe, l"organizzazione di Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti, che indica a cittadini stranieri e non, ad avvocati, magistrati, sindacati, istituzioni pubbliche e associazioni la strada da intraprendere, la normativa di riferimento e a quali organi giudiziari rivolgersi se si vuole ricorrere al tribunale per motivi discriminatori legati alla razza, all'etnia o al credo religioso. Realizzato grazie anche al contributo dell"Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) , del Cestim (Centro studi immigrazione) , dell’Enar (Network europeo contro il razzismo) e della Regione Emilia-Romagna, il volume è stato presentato oggi a Bologna nel corso di un convegno a conclusione del progetto omonimo co-finanziato dall’Unar (l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che sta presso il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità).

“In Europa le cosiddette 'cause strategiche’, che altro non sono che cause legali chiamate così per indurre un cambiamento sociale, legislativo e giurisprudenziale che contribuisca a sviluppare la tutela dei diritti umani, sono già applicate da tempo - dice Marina Pirazzi del Cospe –. In Italia, invece, sono poco praticate nonostante la Costituzione, le direttive europee, il testo unico sull’immigrazione del ’98 e il decreto legislativo 215/03 siano ampiamente dotati di norme anti-discriminazion e razziale. Servirebbe inoltre un Fondo nazionale per il finanziamento delle cause strategiche, perché non è giusto che la via legale vada a gravare sulle spalle degli avvocati”. “Quello che manca nel nostro Paese è una cultura giuridica forte contro le discriminazioni per motivi etnici. Nonostante la normativa compia 10 anni, solo negli ultimi tempi ci sono state delle sentenze che sono andate in questa direzione – precisa Nazzarena Zorzella dell’Asvi –. E lo hanno fatto pur tra mille difficoltà, legate soprattutto al fatto che il recepimento delle direttive europee non ha pienamente accolto il meccanismo dell’inversione dell’onere della prova nel processo e che resta alquanto nebuloso il criterio di quantificazione del danno in caso di risarcimento”.

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Di Fabrizio (del 22/02/2008 @ 08:42:41, in musica e parole, visitato 2932 volte)

Visioni, musiche, parole dal mondo rom

(che è anche il nostro mondo)

proiezione delle foto realizzate dai bambini AUTOBIOGRAFIA DEL CAMPO e del cortometraggio CHI E' CAPPUCCETTO ROSSO? di Eva Ciuk
testimonianza di EVA RIZZIN membro comunità italiana dei sinti
musica dei ŽUF DE ŽUR
martedì 26 febbraio 2008, ore 20.30
TRIESTE - Teatro Miela


replica della serata con la proiezione del cortometraggio
KDO JE RDEČA KAPICA? di Eva Ciuk doppiato in sloveno
Con la musica del duo di ALESSANDRO SIMONETTO e ROBERTO DARIS  e altri ospiti
Martedì 18 marzo 2008, ore 20.30
GORIZIA - Kinemax

ingresso libero


Organizza OSSERVAZIONE - centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, associazione di promozione sociale (onlus) con sede a Firenze impegnata nella lotta contro l'anti-ziganismo e le violazioni dei diritti umani e per la promozione dei diritti di rom e sinti in Italia (www.osservazione.org).

in collaborazione con Cooperativa BONAWENTURA - TEATRO MIELA, KINEMAX - TRANSMEDIA srl, Comitato provinciale per l'UNICEF di TRIESTE, MEDITERRANEO FOLK CLUB - Laboratorio di studio e di ricerca sulle culture popolari, Associazione culturale IL NODO, ZSKD, Zveza slovenskih kulturnih društev - Unione dei Circoli Culturali Sloveni, SLOVENSKI DIJAŠKI DOM SREČKO KOSOVEL, TRST - Casa dello studente sloveno - Trieste

con il contributo di REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA - Assessorato alla cultura, CENTRO DI DOCUMENTAZIONE CINEMATOGRAFICA "Pietro Pintus" - BELLA, ZADRUZNA KRAŠKA BANKA Opčine-CREDITO COOPERATIVO DEL CARSO Opicina, SKGZ, Slovenska kulturno gospodarska zveza - Unione Economico-Culturale Slovena

"Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" è la domanda che si sono posti gli operatori coinvolti nell'omonimo progetto di educazione alla multiculturalità che con la collaborazione del Comiato provinciale per l'UNICEF d Trieste e l'appoggio dell'Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia verrà proposto alle scuole primarie per promuovere la conoscenza delle differenze ed una cultura della solidarietà e del rispetto dei diritti dei bambini. Alla luce di attuali fatti di cronaca, di numerosi fatti di discriminazione continua dei rom e dei sinti e di negazione dei diritti umani fondamentali diventa importantissimo stimolare i bambini e cioè la generazione che forgerà il mondo di domani, a valutare eticamente le conseguenze del proprio agire sul piano personale e sociale nei confronti delle comunità rom e sinti. Ed è di altrettanta importanza creare un'occasione di sensibilizzazione anche per un pubblico di adulti. Per una cultura di solidarietà e convivenza è importante che anche i genitori, gli insegnanti, gli educatori e in generale i cittadini riflettano sulle condizioni materiali, sulla cultura e sui luoghi comuni nei confronti delle comunità rom e sinte soprattutto in relazione alla situazione attuale.

Così, a riflettere sulla risposta alla domanda "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" abbiamo invitato anche "i grandi": martedì 26 febbraio al Teatro Miela di Trieste e martedì 18 marzo al Kinemax di Gorizia verrà presentato il progetto pensato per i bambini, ma proposto anche ai grandi. Si inizierà con un po' di musica dal vivo proposta dai ŽUF DE ŽUR che introdurranno la proiezione delle fotografie dal ciclo "Autobiografia dal campo". Si tratta di foto scattate dai bambini dei campi del Friuli Venezia Giulia sotto la supervisione di CLAUDIO DOMINI, docente di storia di fotografia al DAMS di Gorizia - Università degli Studi di Udine e fondatore e membro dell'Istituto Studi Scientifici di Fotogiornalismo di Roma. "L'obiettivo è stato quello di fornire una documentazione dal mondo rom e sinti prodotta dal proprio interno, - racconta Domini - dunque "ripulita" da estetizzazioni e folklorismi tipici della fotografia professionale, anche quando realizzata con i migliori intenti umanitari. Uno sguardo autobiografico sul quotidiano dei bambini rom e sinti, fatto, come quello dei loro analoghi "gagi" (in romanès significa non rom e non sinto), di curiosità, giochi, studio, affetti famigliari."

Si proseguirà poi con la proiezione del cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?" di EVA CIUK, che oltre ad aver firmato la regia del corto è stata anche l'ideatrice del progetto, su cui ha iniziato a lavorare circa due anni fa. "Quando nel 2005 sono stata in Kosovo per le riprese del documentario "RealitieS KosovA/O - voci di minoranze dimenticate" - produzione della KAIROS, Centro produzione video di Gorizia - mi ha colpito la serenità e l'allegria dei bambini e delle bambine del campo sfollati interni di Plementina/e, vicino a Pristina - racconta Eva Ciuk -. Abbiamo stretto amicizia con i rappresentanti del campo ed abbiamo deciso di portare la testimonianza dei bambini del campo nelle scuole della nostra regione. Così abbiamo posizionato la nostra telecamera e sullo sfondo che era tutto altro che da fiaba i bambini ci hanno raccontato Cappuccetto Rosso." Così è nato il cortometraggio raccontato nella versione italiana da Pino Petruzzelli, attore genovese impegnato nel teatro sociale di denuncia, e nella versione in lingua slovena, che verrà presentata il 18 marzo a Gorizia, dall'attore Danijel Malalan. A contrastare la voce narrante del racconto della fiaba è invece Cappuccetto Rosso, un cartone animato inventato dall'illustratrice Živa Pahor, animato dalla società MoviMenti di Saronno (VA) e interpretato nelle due lingue dalla attrice Nikla Petruška Panizon. Il conttributo degli attori al progetto è stato volontario.

La serata non è un evento che vuole raccontare in modo folklorico "la bellezza della cultura rom e sinta". Č un momento d'incontro che vuole farci riflettere sulla situazione di grave disagio e di contraddizione sociale in cui vivono oggi i rom e i sinti. Ma che vuole farlo con linguaggi diversi: la musica, le immagini fotografiche, l'esperienza filmica. Porterà la sua testimonianza la dott.ssa EVA RIZZIN, appartenente alla comunità italiana dei sinti, nata e cresciuta a Udine e da tempo impegnata nella lotta all'antiziganismo con le organizzazioni OsservAzione (organizzatrice dell'evento triestino) e Sukar Drom di Mantova. "I rom e i sinti sono la cartina di tornasole con cui misurare il nostro pregiudizio, le nostre paure, l'allargamento dello stato d'eccezione a discapito della giustizia - spiega Lorenzo Monasta, membro di Osservazione - . A guardare bene, siamo tutti rom e sinti, perché tutti diventiamo vittime delle categorie che costruiamo per poi caderci dentro. Ma siamo incapaci di considerare rom e sinti come realmente sono, tanto sono coperti dalla proiezione delle nostre insicurezze."

E per finire: i ŽUF DE ŽUR, gruppo musicale del goriziano che ha realizzato le musiche per il cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?", proporranno una riflessione musicale che trae ispirazione da musiche e canzoni rom, istriane, friulane e slovene, passando dai timbri sonori balcanici. Il loro progetto musicale si rifà alla cultura mitteleuropea e il loro intento è di fondere ed esprimere al meglio la plurietnicità di chi vive in queste terre tentando di coinvolgere l'ascoltatore nel superamento di pregiudizi e chiusure.

La serata verrà riproposta martedì 18 marzo al Kinemax di Gorizia e prenderà il titolo "KDO SE BOJI RDEČE KAPICE?". Durante l'evento presentato in italiano e in sloveno verrà proiettato il cortometraggio di Eva Ciuk "Kdo je Rdeča Kapica?" doppiato in lingua slovena dagli attori Danijel Malalan e Nikla Petruška Panizon. La versione slovena del cortometraggio, resa possibile grazie all'appoggio delle SKGZ - Slovenska kulturno gospodarska zveza-Unione Economico-Culturale Slovena e ZSKD - Zveza slovenskih kulturnih društev - Unione dei Circoli Culturali Sloveni, da la possibilità di proporre il progetto anche nelle scuole primarie con insegnamento di lingua slovena.

Durante la serata verranno riproposte le fotografie dal ciclo "Autobiografia dal campo" scattate dai bambini dei campi nomadi del Friuli Venezia Giulia e proiettate con una cornice musicale del duo formato da ALESSANDRO SIMONETTO (violino) e ROBERTO DARIS (fisarmonica). Lo straordinario e apprezzatissimo duo è impegnato nell'esecuzione delle più famose czarde, gitanerie e musiche dell'Europa Centro orientale e propone questo genere partendo dalla tradizione e dalla tecnica musicale originale, con pregevoli originalità negli arrangiamenti e nell'esecuzione.

Sono stati invitati anche l'Assessore alla cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Roberto Antonaz e Jožek Horvat Muc presidente della Romanì Union della Slovenia che hanno già confermato la loro presenza

Ufficio stampa Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?/Kdo se boji Rdeče Kapice?
osservazione@gmail.it - cell. 333 7448623
per saperne di più:
sulla situazione rom e sinti contattare LORENZO MONASTA (cell. 339 4993639) o EVA RIZZIN (cell. 393 7878880), membri di OsservAzione;
EVA CIUK (cell. 333 7448623) coordinatrice del progetto "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" e regista del cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?"
CLAUDIO DOMINI (cell. 349 0701495) coordinatore del progetto di fotografia "Autobiografia del campo"

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Di Fabrizio (del 21/02/2008 @ 23:01:35, in conflitti, visitato 2330 volte)

Da Romano Them

19 Febbraio 2008 - Il Consiglio Nazionale Rom come legittimo rappresentante della comunità Rom di Serbia ha condannato ieri le dichiarazioni di John Sawers, ambasciatore britannico all'ONU, che affermava tra l'altro che il piano Ahtisaari e la dichiarazione unilaterale di indipendenza sarebbero state accettate dai Rom e dai Turchi che vivono in Kosovo. L'ambasciatore britannico ha anche menzionato come ragione per la dichiarazione d'indipendenza la pulizia etnica contro gli Albanesi del Kosovo. Ma questo "argomento"  è stato dimenticato quando si è trattato, per esempio, dei Rom.

Durante il mandato della forza internazionale in Kosovo, oltre l'85% dei Rom che vivevano in Kosovo hanno lasciato la loro casa, a causa delle terrore delle bande albanesi e delle istituzioni del governo provvisorio in Kosovo e Mehtojia. Sino ad oggi, meno del 5% ha deciso per il ritorno. E' esattamente per queste ragioni che è possibile che il rappresentante dei Rom nel Parlamento kosovaro, Hadji Zuljfi, ha votato per una decisione tanto vergognosa. Hadji Zuljfi ha perso tutta la sua credibilità politica, sociale e morale con i Rom da tanto tempo, perché mai si è alzato contro il terrore, la violenza, gli assassini e la persecuzione a cui per anni i suoi Rom sono stati esposti in Kosovo e Mehtojia.

La società internazionale, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e gli stati membri dell'UE devono riconoscere che i Rom sono stati uno dei più grandi danni collaterali in Kosovo e Mehtojia. I Rom mai scorderanno il loro paese, la Serbia e mai riconosceranno un Kosovo indipendente. Per questa ragione l'ambasciatore britannico non ha il diritto di usare i Rom nei suoi falsi argomenti per la decisione illegale presa dall'Assemblea kosovara, così dichiara il Consiglio Nazionale Rom. Il Consiglio Nazionale della minoranza Rom in Serbia è pronto a fornire al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, tutte le rilevanti informazioni sulla pulizia etnica ed il terrore a cui i Rom sono esposti in Kosovo e Mehtojia.

Source: Rominterpres

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Di Fabrizio (del 21/02/2008 @ 09:12:02, in Europa, visitato 1837 volte)

Da Roma_Francais

Una bambina d'origine rom di sei anni si è fidanzata a Ramnicelu (est della Romania) con un adolescente di 17 anni, in occasione di una cerimonia sorvegliata da vicino dalla polizia, la notizia è di venerdì comunicata dal sindaco.

"E' stata organizzata una festa al focolare culturale, in seguito i due minori sono rientrati ciascuno a casa loro", ha dichiarato il vice-sindaco del villaggio, Ion Alecu. Secondo lui, i genitori dei due bambini si sono impegnati per iscritto dinanzi alla polizia ed un assistente sociale a vegliare a ciò che i due minori non vivono insieme e non abbiano rapporti sessuali fino a che la ragazza, Marghioala, celebrerà il suo 15° compleanno.

"Continueremo a sorvegliarli da vicino", ha aggiunto. Prima, assistenti sociali della direzione locale per la protezione dell'infanzia (DGASPC) si erano recati sul posto per tentare di convincere le due famiglie a rinunciare al loro progetto di fidanzare i bambini, ma invano.

"I nostri mezzi d'intervento in casi simili sono limitati", in ragione in particolare della reticenz della Comunità rom del villaggio, forte di circa 1.200 famiglie, a rinunciare a questa tradizione, hanno spiegato all'AFP il portavoce della DGASPC, Carolica Dinu.

fonte AFP

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