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Ecco le linee guida per chi vuole far causa
Di Fabrizio (del 23/02/2008 @ 08:42:24, in Regole, visitato 2900 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

Il ''quaderno'', curato soprattutto da Cospe e Asgi, 0 indica a cittadini stranieri e non, avvocati, magistrati, sindacati, istituzioni pubbliche e associazioni la strada da intraprendere se si vuole ricorrere al giudice

BOLOGNA - Ecco le linee guida per chi, discriminato per motivi etnici, razziali o religiosi, vuole fare causa ad esempio contro il datore di lavoro oppure contro il Comune perché magari è stato escluso dalle graduatorie per le "case popolari” o dall'accesso al pubblico impiego. Si chiama “Cause strategiche contro la discriminazione” , ed è un “quaderno” curato dal Cospe, l"organizzazione di Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti, che indica a cittadini stranieri e non, ad avvocati, magistrati, sindacati, istituzioni pubbliche e associazioni la strada da intraprendere, la normativa di riferimento e a quali organi giudiziari rivolgersi se si vuole ricorrere al tribunale per motivi discriminatori legati alla razza, all'etnia o al credo religioso. Realizzato grazie anche al contributo dell"Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) , del Cestim (Centro studi immigrazione) , dell’Enar (Network europeo contro il razzismo) e della Regione Emilia-Romagna, il volume è stato presentato oggi a Bologna nel corso di un convegno a conclusione del progetto omonimo co-finanziato dall’Unar (l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che sta presso il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità).

“In Europa le cosiddette 'cause strategiche’, che altro non sono che cause legali chiamate così per indurre un cambiamento sociale, legislativo e giurisprudenziale che contribuisca a sviluppare la tutela dei diritti umani, sono già applicate da tempo - dice Marina Pirazzi del Cospe –. In Italia, invece, sono poco praticate nonostante la Costituzione, le direttive europee, il testo unico sull’immigrazione del ’98 e il decreto legislativo 215/03 siano ampiamente dotati di norme anti-discriminazion e razziale. Servirebbe inoltre un Fondo nazionale per il finanziamento delle cause strategiche, perché non è giusto che la via legale vada a gravare sulle spalle degli avvocati”. “Quello che manca nel nostro Paese è una cultura giuridica forte contro le discriminazioni per motivi etnici. Nonostante la normativa compia 10 anni, solo negli ultimi tempi ci sono state delle sentenze che sono andate in questa direzione – precisa Nazzarena Zorzella dell’Asvi –. E lo hanno fatto pur tra mille difficoltà, legate soprattutto al fatto che il recepimento delle direttive europee non ha pienamente accolto il meccanismo dell’inversione dell’onere della prova nel processo e che resta alquanto nebuloso il criterio di quantificazione del danno in caso di risarcimento”.