Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 30/08/2008 @ 09:09:06, in scuola, visitato 2108 volte)

Da Roma_Daily_News

I Rom combattono per un'istruzione più giusta

Per generazioni, milioni di Rom e Sinti - spesso chiamati zingari - sono stati esclusi dalle scuole regolari in Europa. Ma la Corte Europea dei Diritti Umani l'anno scorso ha stabilito che questa è una discriminazione, contro la più grande minoranza etnica del continente.

Ray Furlong della BBC esamina quale impatto ha avuto il giudizio

Non c'è senso di vittoria nel piccolo appartamento di Berta Cervenakova.

I quattro figli, dai 13 ai 18 anni, vivono ancora nella stessa camera da letto di otto anni fa, quando lei iniziò il suo ultimo ricorso di successo contro la Repubblica Ceca. Il cadente blocco di appartamenti è ora un edificio condannato.

Berta Cervenakova

L'anno scorso la Corte Europea riconobbe che la figlia di Berta, Nikola - ora di 18 anni, aveva sofferto di discriminazione essendo stata mandata in una scuola speciale per bambini disabili mentali, anche se non c'era niente di sbagliato in lei.

"La presero da parte per un test psicologico. Mi dissero di aspettare fuori."

"Poi mi diedero qualcosa da firmare, e firmai. Diceva che era ritardata mentalmente - ma non avevo idea di cosa significasse," ricorda.

Ha ricevuto un indennizzo di 4.000 €u. "Ma ciò non la ricompensa per gli anni persi - gli anni dove impari a leggere, scrivere, far di conto. Non posso mandarla a fare compere. Tutto quello che può fare ora è un lavoro manuale."

Ma il verdetto è stato visto dai gruppi Rom come uno strumento importante per combattere una pratica che è comune in Europa - sono seguiti ricorsi in Grecia e Croazia, mentre altri paesi hanno preso misure verso le classi desegregate.

Attitudini

Nonostante ciò, il vero cambiamento è lento da filtrare. I cechi hanno abolito le scuole speciali nel 2006, quando sono cresciute le critiche attorno ai casi in tribunale.

I critici dicono che l'unico cambiamento è nel nome sulla targa della porta -ed una visita ad un'ex scuola speciale di Ostrava sembra confermarlo.

"Nel primo grado di una scuola normale, i bambini sanno contare sino a 20. Qui, arrivano solo a 5 - anche se vogliamo insegnargli i numeri sopra il 10," dice il direttore Jindrich Otzipka della scuola Ibsen.

Mi porta in giro. Nell'ottavo grado, una classe di quattordicenni, c'è un colorato alfabeto sul muro.

Normalmente, i bambini lo imparerebbero durante il quarto rado. Ma questi bambini dimenticano le cose, quindi bisogna continuare a ripeterle," dice.

"Rimprovero i genitori. Non leggono ai loro bambini. I Rom non apprezzano che ci si debba applicare per riuscire. Vivono alla giornata." Immagini simili sono un luogo comune nella Repubblica Ceca, e mi sono state espresse anche da altri insegnanti. Il Ministro dell'Istruzione, Ondrej Liska, dice che cambiare gli atteggiamenti è la sfida più grande.

"Non possiamo dire a quanti insegnano così: dovete andare. Porterebbe al collasso del sistema scolastico."

"Voglio vedere in due anni che gli insegnanti nelle scuole con un'alta percentuale di bambini Rom abbiano una formazione appropriata e voglio vedere un cambiamento in queste scuole - ma non posso dire: domani dovete cambiare la filosofia con cui avete insegnato per 20 anni."

Scelte

Ma i membri della comunità Rom mi dicono che i anche i genitori devono assumersi più responsabilità per come i loro bambini proseguono a scuola.

Radek Bhanga, rapper Rom

"Non sono andato alla scuola speciale perché i miei genitori sono stati rigorosi con me," dice Radek Bhanga, un rapper Rom che ha ottenuto un vasto pubblico interraziale - mischiando  l'hip-hop con i suoni tradizionali zingari.

E' diventato famoso per aver sfidato quello che chiama la "mentalità vittimistica" dei Rom cechi.

"Il popolo ceco è razzista e xenofobo. Ma molti Zingari sono peggio. Non mandano i figli a scuola perché non vogliono che diventino "bianchi". E' un grosso errore. Possiamo parlare di razzismo. Ma viviamo in un paese democratico e ognuno può scegliere."

Sinti

Dopo aver parlato con Radek, mi dirigo in Germania - dove ci sono stati problemi simili nel mandare i bambini Sinti nelle scuole regolari. Voglio vedere che effetto hanno avuto 30 anni di sforzi stridenti per l'integrazione.

La mia visita alla scuola speciale di Straubing, Baviera, è più ottimistica della visita alla scuola di Ostrava. Le lezioni che vedo sembrano molto più esigenti. Ma ancora. i Sinti sono sotto rappresentati in maniera massiccia.

"Le famiglie Sinti vedono questa scuola come la loro scuola," dice il direttore Wolfgang Steinbach.

"Ci mandano i loro bambini, e noi cerchiamo di inserirli nella scuola normale. Ma loro preferiscono che i loro bambini siano in una scuola dove ci sono altri Sinti."

Assistenti Sinti agli insegnanti come Manuela e Nadia aiutano i bambini ad entrare nel circuito scolastico regolare

Frequentano classi speciali con assistenti Sinti per prepararli a rientrare nella scuola principale.

In una classe , ho incontrato Leo - che sarà  trasferito l'anno prossimo nella scuola normale.

Leo ha un carattere insolente e divertente, con le guancie tozze e capelli sparati neri.

Dice che il lavoro in questa scuola è frustrante e che le assistenti Sinti nella nuova scuola lo faranno sentire come a casa. Ma c'è voluto un anno per persuadere i suoi genitori a trasferirlo.

L'esperienza qui è un ammonimento a chiunque si aspetti cambiamenti rapidi nella Repubblica Ceca dopo la decisione di Strasburgo.

Ma Jim Goldston, l'avvocato che rappresenta Berta Cervenakova, dice che quel giudizio è tuttora un momento cruciale.

"I genitori dei bambini nelle scuole speciali o sotto gli standard sono loro stessi i prodotti di uno sviluppo istruttivo discriminatorio. Questo interesserà le scelte dei loro figli."

"Così ci sono problemi con molte delle comunità coinvolte, ma la difficoltà principale resta che il governo renda chiaro che la discriminazione deve finire."

Published: 2008/08/28 00:19:51 GMT
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Di Fabrizio (del 30/08/2008 @ 17:29:42, in casa, visitato 1994 volte)

Da Roma_Francais

Fine della più grande baraccopoli di Francia

ALLOGGIO. Lo stato evacua il campo rom di Saint-Ouen (Seine-Saint- Denis). Solamente 24 famiglie coinvolte nel progetto di inserimento

Seduti al sole, gli uomini continuano a giocare a carte. Tuttavia, da qui a qualche giorno, la più grande baraccopoli di Francia non sarà che mucchio di rovine e di rifiuti. Da due anni, circa 650 Rom occupano questo terreno situato a Saint-Ouen, Seine-Saint- Denis, nel quartiere dei magazzini in piena riorganizzazione. La città di Parigi, proprietaria del terreno, e quella di Saint-Ouen hanno firmato un accordo per costruirvi alloggi sociali. Indesiderabili, i Rom sono dunque pregati di andare altrove. Ventiquattro famiglie sono state selezionate dalla DDASS per integrarsi in un "villaggio d'inserimento". Gli altri sono invitati a lasciare la Francia.

Delle 633 persone occupanti il più grande terreno libero di Francia, un centinaio sono già partiti per la Romania, giovedì scorso, con un viaggio offerto dall'ANAEM (Agenzia nazionale di accoglienza degli stranieri e dei migranti), che ha retribuito questi "ritorni volontari" con 300 euro per adulto. Domani, una seconda partenza dovrebbe contare nuovamente un centinaio di Rom. Quanti rifiutano questi ritorni riceveranno un'ingiunzione a lasciare il territorio francese (OQTF). Quanto alle voci di un'espulsione dal campo condotta dalle forze di polizia e prevista domani, Paul Planque, primo assistente del sindaco di Saint-Ouen, rassicura "Non siamo assolutamente in una fase d'espulsione".

Accaldate, molte famiglie hanno già lasciato la baraccopoli per altri terreni. A fianco delle baracche di fortuna in lamiera, il vecchio immobile dell'EDF è già praticamente deserto. Al primo piano, la famiglia Covaciu si fa discreta. I genitori ed i loro quattro figli sono tra i fortunati che usufruiranno del "villaggio d'inserimento". Situato in rue de Clichy, sempre nella zona dei docks, questo terreno accoglierà prima di tutto roulottes attrezzate e poi, entro otto mesi, 25 case mobili. "Quando ho appreso la buona notizia, ho pianto dalla gioia, - racconta la madre Violeta. - E' veramente bene per i miei figli". I bambini saranno scolarizzati ed i genitori accompagnati verso mestieri autorizzati. La madre vorrebbe fare lavori di casa, il padre, lavorare nella ristorazione. Sinora la famiglia ha vissuto della vendita di ferraglia e di mendicità.

All'interno della baraccopoli, le selezioni suscitano gelosie e incomprensioni. "Perché loro e non noi?", tuona un giovane la cui famiglia non è stata selezionata. La sua sorellina, Bianca, 8 anni, e secondo tutti, una scolara modello. "Non ha mai saltato un giorno di scuola," sottolinea Coralie Guillot, dell'associazione Parada, che si inquieta per il percorso scolare della bambina: "Bianca avrebbe dovuto rientrare in CE1 tra qualche giorno, la sua scolarizzazione, ben avviata, può interrompersi." "Sulle 94 famiglie che hanno depositato una candidatura, solo 24 sono state selezionate secondo diversi criteri: padronanza della lingua francese, sforzo di scolarizzazione dei figli e capacità di lavorare in uno dei 62 mestieri aperti ai Rumeni e ai Bulgari dal gennaio 2007. Sette altre famiglie con problemi sanitari saranno prese in carico. "Occorre che questo tipo di villaggio d'inserimento resti a misura umana perché l'inserimento funzioni," sottolinea il sotto prefetto Olivier Dubaut. All'interno di progetti simili, solo 21 famiglie sono state selezionate a Saint-Denis, e 18 a Aubervilliers. "E' la soluzione meno peggio," sospira Paul Planque che chiede una conferenza regionale. "L'alloggiamento dei Rom non può essere di sola responsabilità dei comuni. Occorre una visione a scala regionale, soprattutto quando l'Île-de-France è la regione più ricca d'Europa."

Marie Barbier


"6.000 Rom nell'emergenza"
Malik Salemkour è vice-presidente della Lega dei diritti dell'uomo e membro del collettivo Romeurope

Lo sgombero del più grande campo rom segna una svolta?

Si tratta di una nuova tappa della politica dello Stato che accompagna alcune famiglie e ne espelle altre. Non è una novità, l'abbiamo già visto a Saint-Denis e Aubervilliers. A Saint-Ouen, le grida d' allarme delle associazioni e delle famiglie finalmente sono state ascoltate. Solo, sono state scelte appena 24 famiglie su 100. Le altre sono invitate a lasciare il terreno o il territorio. Ma questi cittadini europei, che hanno un progetto di vita in Francia, torneranno inevitabilmente ed in tempi molto brevi.

Qual'è la situazione dei Rom in Francia?

I 6.000 Bulgari e Rumeni  che vivono qua sono praticamente tutti nell'emergenza. Sono i capri espiatori dello Stato. A livello di rispondere all'uguaglianza dei diritti europei, li si tratta come cittadini di seconda scelta. Lo Stato è troppo repressivo, non abbastanza nell'esame individuale.

La metà vive a Seine-Saint-Denis. Come si spiega?

Con le sue officine industriali ed i terreni abbandonati, questo dipartimento accoglie molti mal-alloggiati. Contrariamente ad altri siti, come l'Hauts-de-Seine, l'espulsione non è immediata. Possono sopravvivere.

Cosa pensa dei villaggi d'inserimento?

E' una soluzione transitoria accettabile per rispondere all'urgenza dell'indegnità delle baraccopoli e rimettere queste persone nel diritto all'abitare. Ma non può essere durevole, come le città di transito che sono durate anni. La loro prima richiesta è d'integrarsi, di accedere ad alloggi di diritto comune e ad un impiego, di uscire dal regime transitorio della Romania e della Bulgaria (i rumeni e i bulgari non possono accedere in Francia che a 62 mestieri - NDLR).

Propos recueillis par M. B.

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Di Fabrizio (del 31/08/2008 @ 08:51:08, in casa, visitato 2082 volte)

Da Roma_Daily_News

Espulsioni Forzate e Diritto alla Casa dei Rom in Russia

Riassunto Esecutivo: I Rom che vivono nella Federazione Russa sono vittime di dure forme di discriminazione razziale, le più flagranti sono gli sgomberi forzati, un fenomeno esteso ed in crescita.

Nel 1956, un decreto del Soviet Supremo proibiva il "vagabondaggio" da parte dei cosiddetti Zingari, obbligandoli a stabilirsi. Dopo il collasso dell'Unione Sovietica, le autorità russe hanno accordato la privatizzazione della terra, ma rifiutato di legalizzare effettivamente gli alloggi delle famiglie Rom sedentarizzate a forza.

Avvantaggiandosi della mancanza della mancanza di documenti sicuri, dell'analfabetismo e dei livelli di povertà estremi nella popolazione Rom, le amministrazioni russe hanno rifiutato di legalizzare l'occupazione delle terre e più spesso l'hanno venduta all'asta al miglior offerente.

I Rom sono incapaci di reagire alle misure di acquisizione delle terre o alle ripartizioni delle porzioni nei programmi generali di progettazione urbana (GenPlan), che spesso sono decise senza consultarli. Di solito non sono considerati quando esprimono lamentele territoriali e senza poteri di fronte ai reclami legali presentati dall'amministrazione.

E' un fatto che l'attuale quadro legale sui diritti di proprietà nella Federazione Russa è particolarmente complesso. La prescrizione conforme dell'articolo 234 del Codice Civile della Federazione Russa sembra essere l'unico rimedio legale disponibile per il precaria situazione dei Rom. Garantisce la proprietà individuale legale  a quanti ne siano stati in possesso apertamente e continuativamente per quindici anni. D'altra parte, di solito i Rom non hanno i documenti richiesti per legalizzare le loro case.

Inoltre, la non registrazione delle loro case impedisce ai Rom l'accesso ad un'ampia gamma di diritti economici e sociali. Effettivamente, la registrazione permanente nella Federazione Russa è obbligatoria, ma pratiche discriminatorie ed un alto livello di corruzione tra gli amministratori locali, spesso privano i Rom della possibilità di ottenere tali documenti. Ciò ostacola il loro accesso all'istruzione, al lavoro e ad altri diritti sociali. Inoltre, gli insediamenti dei Rom sono spesso deprivati di servizi essenziali, come l'acqua, l'elettricità e il gas.

Come risultato, l'unica maniera è di ricorrere ad accordi sottobanco che non offrono garanzia di un indennizzo adeguato o di rilocazione. Sono quindi truffati o diventano vittime di sgomberi forzati quando rifiutano di allontanarsi volontariamente.

Nella maggior parte dei casi, gli sgomberi forzati seguono ad una decisione del tribunale che autorizza l'amministrazione a demolire le case considerate "edifici non autorizzati". In queste decisioni, il diritto ad un equo processo è spesso violato.

Gli sgomberi vengono spesso condotti con violenza. In alcuni casi, i verdetti di espulsione seguono a campagne nei media locali contro l'intera popolazione Rom, che li presentano come trafficanti di droga e criminali. In molti casi, viene richiesto agli stessi Rom di distruggere le loro case. I Rom non beneficiano di alloggio alternativo o di adeguato indennizzo, e sono obbligati a trovare un altro posto dove insediarsi.

In questi casi, i cittadini russi non Rom sono di solito capaci di legalizzare le loro case o ottenere un alloggio alternativo o un adeguato indennizzo, un fatto che conferma la natura discriminatoria degli sgomberi forzati. Questi e la demolizione delle case Rom portate avanti dalle autorità violano il diritto ad un alloggio adeguato, garantito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione Internazionale sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale, ratificate dalla Federazione Russa.

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Di Fabrizio (del 31/08/2008 @ 09:46:54, in media, visitato 1752 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

CASILINO 900, BRAZZODURO: TROUPE TV UNGHERESE BLOCCATA DA VIGILI

Roma, 30 ago - «Siamo stati fermati e identificati all'uscita dal campo con la minaccia di sequestro del materiale filmato. Forse vogliono evitare che le brutture di Roma circolino in Europa». È il professor Marco Brazzoduro, docente di statistica all'Università La Sapienza a raccontare il fatto avvenuto circa mezz'ora fa all'uscita del campo rom Casilino 900. «Ci siamo recati con una troupe ungherese della Duna tv al campo per un documentario sulla situazione dei rom in Italia - ha detto il docente - all'uscita i vigili ci hanno fermati adducendo il motivo che non avevamo l'autorizzazione a filmare. Ci hanno sequestrato l'equipaggiamento minacciando di fare altrettanto con il materiale filmato. A quel punto ho chiamato la prefettura e la situazione, dopo circa un'ora, si è sbloccata e ci hanno restituito tutto». Sulla vicenda, ha detto ancora Brazzoduro, si erano attivati l'ex-segretaria del Partito radicale, Rita Bernardini e l'ambasciata ungherese in Italia.

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Di Fabrizio (del 01/09/2008 @ 00:00:02, in Italia, visitato 1705 volte)

Da Circolo Pasolini Pavia

Associazione Sinti italiani di Pavia
Si è costituita in questi giorni a Pavia l'Associazione dei Sinti italiani di Pavia. Questo è il comunicato inviato alle associazioni cittadine. E' già in programma un'iniziativa presso il campo di Piazzale Bramante il 12 settembre alle ore 21. Il Circolo Pasolini dà il benvenuto alla nuova associazione rendendosi come sempre disponibile alla collaborazione per raggiungere gli scopi di convivenza pacifica e civile, rispetto e reciprocità. (Irene Campari)

Alle associazioni
ai partiti
ai gruppi sociali e culturali
ai cittadini della Pavia antirazzista e democratica

Pavia, 28 agosto 2008

OGGETTO: COSTITUZIONE DELL’ASSOCIAZIONE SINTI ITALIANI DI PAVIA
E INVITO AD UNA SERATA PUBBLICA DI DIBATTITO E DI INCONTRO CULTURALE

In data 20 agosto 2008, su iniziativa delle comunità sinte pavesi residenti in Via Bramante e in P.le Europa, si è costituita nella nostra città l’Associazione Sinti Italiani di Pavia.

L’associazione, prima del genere sul nostro territorio, si propone da statuto di “organizzare attività per il riconoscimento della cultura e della tradizione del popolo sinto e per il suo riconoscimento quale minoranza etnico-linguistica”. A tale scopo l’associazione agirà attraverso momenti di formazione, iniziative culturali ed artistiche, azioni di sensibilizzazione pubblica, ma anche interventi volti a valorizzare le competenze professionali e il sapere tradizionale dei suoi aderenti, a partire dal recupero del ferro e dalla sua lavorazione artigianale.

L’associazione vede la luce, come momento di organizzazione autonoma della presenza sinta a Pavia, in un periodo particolarmente critico per le nostre comunità, così come per quelle Rom, esposte più che mai, a livello nazionale come locale, al rischio della discriminazione etnica e di una progressiva quanto infondata criminalizzazione, nel nome di demagogiche e spesso antidemocratiche “politiche securitarie”.

A Pavia l’associazione intende rappresentare democraticamente la voce del popolo sinto, a partire dalla tutela dei suoi diritti di cittadinanza e dall’ottemperanza dei suoi doveri civici, con particolare riferimento alla collocazione sul territorio degli attuali e futuri insediamenti, stabili e temporanei, e alla loro ideazione e gestione. L’associazione desidera costituire una controparte dialettica per gli enti locali, a partire dal Comune, nella ricerca di una soluzione condivisa e partecipativa per la presenza degli insediamenti in questione, ma anche in riferimento alla progettazione di quegli interventi – in campo formativo, lavorativo, sociale, culturale – atti a favorire il migliore e più proficuo rapporto tra le comunità sinte e il resto della popolazione pavese.

Per continuare l’impegno comune, rinnovato insieme alle associazioni e alle realtà democratiche pavesi lo scorso luglio, in occasione della riuscita iniziativa pubblica presso il campo di p.le Europa, l’Associazione Sinti Italiani di Pavia chiede di aderire e di partecipare fattivamente alla riuscita dell’evento pubblico previsto al campo di Via Bramante per venerdì 12 settembre, con il seguente programma:

CON I SINTI E CON I ROM
COSTRUIAMO INSIEME UN PROGETTO PER PAVIA

VENERDI’ 12 SETTEMBRE 2008
CAMPO SINTI DI VIA BRAMANTE – BORGO TICINO

H.21: PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO “OPERA GAGIA”
(2007), di A. Bocola e F. Scarpelli, sulla drammatica cacciata delle comunità zigane dal territorio del comune milanese di Opera

H.22: DIBATTITO PUBBLICO: “Sinti e Rom cittadini di Pavia? Progettiamo interventi condivisi, nel segno dell’accoglienza”
Presentazione dell’Associazione Sinti Italiani di Pavia e dibattito: sono stati invitati esperti, esponenti di associazioni di tutela delle minoranze zigane ed amministratori locali pavesi
Modera: Andrea Membretti (sociologo, Università di Pavia)

H. 23: MUSICA E BALLI ZIGANI

Durante la serata sarà presente un servizio bar, con specialità sinte (frittelle, torta nera, …). Verranno inoltre allestite una piccola mostra di pittura di artiste sinte e una bancarella dell’usato e dei prodotti artigianali in ferro.

Con l’augurio che la serata sia occasione di confronto produttivo e che veda un’ampia partecipazione della cittadinanza pavese, restiamo in attesa di un gentile riscontro via e-mail da parte delle associazioni e gruppi locali rispetto all’adesione all’iniziativa.

Con l’occasione porgiamo cordiali saluti
Il Presidente dell’Associazione Sinti Italiani di Pavia
Erasmo Formica

Per adesioni via e-mail: www.forem@yahoo.it

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Di Fabrizio (del 01/09/2008 @ 09:19:32, in Europa, visitato 1547 volte)

Da La voix de Rrom

Grazie al film "Il tempo dei gitani" del regista serbo Emir Kusturica, il pubblico il pubblico ha avuto una descrizione di ciò che furono negli anni '70 e '80 le reti mafiose che sfruttavano i bambini rrom nella Yugoslavia di allora. Si prenderanno in considerazione le immagini di questi campi di roulottes in Italia, dove erano tenuti da adulti abietti i figli forzati a mendicare, a volte lontani dalla loro famiglia. Quel tempo è passato, ma il film è sempre là per ricordarcelo. E là anche per mostrarci come dei ragazzi che non avevano mai visto una roulotte ci vivevano per la prima volta. Cominciò un secondo episodio all'inizio degli anni '90, quando dei Rrom rumeni vennero in Francia accompagnati da "passatori" che li misero nelle roulottes. Ancora là, hanno dovuto adattarsi a questo habitat - se così possiamo chiamare le roulottes rovinate e senza ruote dove erano stati relegati dai loro passatori - ma non è durato. Una volta liberati dai loro debiti verso i passatori, hanno costruito piccole baracche con materiale di recupero ed hanno provato sempre a sopravvivere ai margini delle grandi città francesi, lavorando in nero, recuperando ferraglia e vendendo fiori o giornali...

Dal 2002, la Romania e la Bulgaria hanno firmato accordi con i paesi Schengen, permettendo a tutti i possessori di passaporti di questi paesi di circolare liberamente e senza obbligo di visto nello spazio Schengen per una durata inferiore ai tre mesi. Cinque anni più tardi, questi paesi si sono uniti all'Unione Europea ed i controlli alle frontiere sono stati soppressi. Si arriva quindi da Sofia o da Bucarest a Parigi come se si venisse da Marsiglia, portando solo la carta d'identità con sé.

Disgrazia!

E' precisamente il periodo dove l'azione governativa si misura con le cifre. Evidentemente, la regola è più severa in materia d'immigrazione che su quella dell'impiego o del potere d'acquisto. Nell'agosto 2007, poco dopo aver assunto le sue funzioni ministeriali, M. Hortefeux ha preparato il terreno dicendo che la realizzazione dell'obiettivo quantificato in materia di espulsione di stranieri sarà difficile da raggiungere causa l'ingresso della Romania e della Bulgaria nell'Unione Europea, rappresentando i cittadini di questi due paesi circa un terzo degli espulsi nel 2006. Enorme! Vorrebbe dire che 8.000 Rumeni e Bulgari sono stati espulsi nel 2006, pur sapendo che in virtù degli accordi internazionali avessero il diritto di ritornare, come effettivamente hanno fatto. E tra questi 8.000, sono quasi tutti Rrom. Un semplice calcolo del costo di queste misure porta alla cifra ben rotonda di 80 milioni di euro. Quanti alloggi sociali si sarebbero potuti costruire con questi soldi gettati negli abissi della demagogia? Detto questo, M. Hortefeux non abbassa la guardia. Continuerà ad espellere i Rrom rumeni e bulgari, anche se cittadini europei. Nel 2007, rappresentarono circa 3.000 espulsi, sistematicamente tornati in Francia ed altri 30 milioni di euro. Come fare per espellere dei cittadini europei?

E' tutta una questione di transizione. Per quanto europei che siano, i Rumeni ed i Bulgari hanno uno statuto ibrido che assomiglia molto di più al regime di stranieri extracomunitari che a quello di comunitari. La Francia si è ben premurata di limitare i diritti di questi nuovi europei, particolarmente riguardo al diritto del lavoro, da cui indirettamente dipende anche il diritto di soggiorno. Ed ecco come si gioca per raggiungere le cifre di espulsione, con gente che si espelle anche più volte l'anno.

E per prendere comunque un aspetto di innovatore, ogni tanto, prima dell'espulsione, si raccolgono un certo numero di famiglie nel mucchio, che si pretende di "aiutarle ad integrarsi". E si inventano così "i villaggi di inserimento", queste specie di centri chiusi e sorvegliati; si osa chiamarli così! Questi MOUS (controllo d'opera urbana e sociale) di cui non si vede bene il carattere urbano o sociale: i siti sono sorvegliati 24h/24 e l'accesso è proibito a tutte le persone esterne, senza previa autorizzazione speciale. Quelli "accompagnati socialmente" che vi vivono non hanno l'autorizzazione a lavorare dalla prefettura, che è tuttavia destinataria dei progetti. Le buone idee dei Rrom che ci vivono, compreso in materia di imprenditorialità, sono soffocate dalla mancanza di "titoli di soggiorno". Il mantenimento di questi che vengono presentati come "scelti per fortuna" in una situazione di pressione costante, dove anche i corsi di formazione sono considerati come costrizioni, il prezzo da pagare per restare nei prefabbricati dei "villaggi d'inserimento", è una bomba a scoppio ritardato. Non ci si integra più dei propri fratelli o cugini che vanno da una baraccopoli all'altra rischiando le espulsioni. Non si sa dunque ciò che queste iniziative daranno tra qualche anno, ma nel frattempo, si sa che "bengalo" in rromani vuol dire diabolico.

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Di Fabrizio (del 02/09/2008 @ 09:02:01, in casa, visitato 1880 volte)

Domenica scorsa Tom Welschen mi ha scritto un'appassionata lettera a favore della comunità turca di Sulukule minacciata di sgombero. Mi dice di aver "dedicato una grande parte della giornata alla produzione alcuni files sulla situazione nel quartiere" e di sentirsi "un'altra volta impotente e triste, ma facendo questo almeno mi do l'impressione di essere un po' utile e solidale..."

Vi linko il video girato in italiano:

Sulukule - le autorità stanno distruggendo il quartiere dei Rom

Descrizione: succedono delle cose terribili ad Istanbul...le autorità turche hanno mandate delle macchine distruttive nel quartiere Rom...staccano il corrente per almeno 8 giorni....dobbiamo fare qualcosa per salvare Sulukule (Turchia) e tutelare la Comunità Rrom più antica del mondo. (continua)

Per vedere gli altri lavori (in inglese): questo è il link ( appariranno gli 82 video... scegliere l'opzione "più recenti" e vedrete i 4 su Sulukele)


Sempre sul quartiere, le ultime novità da Roma_Daily_News

Today's Zaman Il taglio della corrente elettrica a Sulukule scatena l'ira degli abitanti

Un annuncio del comune di Fatih ad Istanbul che l'elettricità verrà tagliata nel quartiere di Sulukule per otto giorni a causa del prossimo progetto di demolizione dell'area ha scatenato le ire dei residenti nel quartiere.

Giovedì le squadre municipali hanno iniziato a demolire parti del quartiere, abitato soprattutto da Rom, come parte del progetto di rinnovamento dell'area. Gli edifici allineati sulle vie Neslişah e Hatice Sultan sono stati i primi ad essere demoliti. Il comune ha annunciato che il quartiere sarà lasciato senza elettricità per i prossimi otto giorni causa il progetto di demolizione, cosa che ha scatenato una forte reazione tra i residenti.

I residenti dicono che essere lasciati senza elettricità per oltre una settimana creerà una situazione in cui non potranno svolgere le attività basiche quotidiane, notando che ciò è particolarmente problematico perché si sta avvicinando il Ramadan. Dicono: "Non siamo contro le demolizioni nel nostro quartiere. Ma non è normale che l'elettricità venga interrotta per otto giorni mentre si avvicina il Ramadan. Abbiamo preparato molto cibo per il Ramadan. Verrà sprecato se non avremo l'elettricità per i frigoriferi."

Altri residenti hanno espresso il timore che il quartiere sarà bersaglio dei ladri se sarà lasciato senza elettricità. "Come possiamo sentirci sicuri la notte se non abbiamo l'elettricità? Gli scassinatori minacceranno le nostre vite in questo periodo," dicono.

Il progetto di demolizione dell'area continuerà nei prossimi giorni. La Municipalità Metropolitana di Istanbul ha progettato di costruire a Sulukule 620 case nuove, un hotel e un centro culturale e di intrattenimento. Il progetto di rinnovamento del quartiere e di rilocazione dei suoi abitanti ha sollevato l'indignazione dei residenti e dell'UNESCO. Istanbul è attualmente nella Lista dei Patrimoni Mondiali dell'UNESCO e ci si aspetta che prenda le necessarie misure per la protezione dei suoi siti storici, uno dei quali è il quartiere di Sulukule.

30.08.2008 News
BAYRAM EMİR

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Di Sucar Drom (del 02/09/2008 @ 11:33:40, in blog, visitato 1315 volte)

Freising (Germania), i giovani Rom e Sinti nella Chiesa e nella società
I giovani “zingari” e il loro ruolo nella Chiesa e nella società saranno al centro del VI Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in collaborazione con la Conferenza Episcopale Tedesca. Sul programma si legge questa nota:...

Venezia, Rita Zanutel interviene dopo l'incontro in Prefettura
L’assessore provinciale alle politiche sociali, Rita Zanutel (in foto a destra), interviene dopo l’incontro in Prefettura a Venezia di alcuni giorni fa. «Di fronte ai problemi, spesso complessi - dice- come amministratori pubblici ab...

Venezia, Radames Gabrielli: "noi Sinti e Rom vogliamo essere soggetti attivi"
Pubblichiamo di seguito l’intervento tenuto il 30 agosto da Radames Gabrielli (in foto, il secondo da sinistra) alla Festa di Liberazione. Buona sera, sono Radames Gabrielli, sono un Sinto italiano, appartenente al...

Reggio Emilia, il battesimo per il riscatto sociale dei Sinti
Il battesimo come rituale di iniziazione. Simbolo della conversione alla chiesa evangelica che, per gli italiani di etnia Sinti, rappresenta anche una conversione sociale. Ieri mattina, al “campo nomadi” di via Antonio da Genova, sono state Tracy e Jasmine a ricev...

Veneto, la Regione vuole la deportazione di massa di Rom e Sinti?
Il consigliere regionale del Partito Democratico del Veneto, Igino Michieletto ha presentato un'interrogazione a risposta immediata per sapere se la Giunta veneta...

Card. Martino, i Sinti e i Rom sono vittime di discriminazione e d’indifferenza
“Di fronte alle situazioni di discriminazione e d’indifferenza” di cui sono vittime i Sinti e i Rom, “la Chiesa non può restare indifferente”. È questo il monito affidato oggi alla Radio Vaticana dal ca...

La Giornata Europea della Cultura Ebraica
La Giornata Europea della Cultura Ebraica, giunta quest’anno alla nona edizione, è ormai divenuta una piacevole consuetudine della prima domenica di settembre. La sfida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di aprire nello stesso giorno le porte delle sinagoghe, dei musei, dei siti ebraici, ha incontrato il crescente int...

Legnaro (PD), morti carbonizzati due giovani
Dramma a Legnaro, nel padovano: questa notte un incendio, forse di origine dolosa, ha distrutto un capannone della fiera cittadina. All'interno si erano appartati due giovani fidanzati che sono morti carbonizzati. I due ragazzi, entrambi sinti giostrai, erano ...

Consiglio d’Europa, i Sinti e i Rom devono essere inseriti nei processi decisionali politici
«Le popolazioni sinte e rom sono gravemente sottorappresentate negli Enti locali, nelle assemblee nazionali e nelle amministrazioni di governo in tutta l’Europa. Si tratta di una grave lacuna nelle nos...

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Di Fabrizio (del 02/09/2008 @ 15:17:26, in Italia, visitato 1395 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Comunicato dell'associazione EveryOne sull'attentato incendiario che è costato la vita a due giovani fidanzati a Legnaro (PD). Il razzismo fomentato da politiche securitarie di diversi sindaci sceriffi del Veneto (bypartisan come amano definirsi) sta creando un clima avvelenato e pericoloso che bene serve a mascherare i veri problemi della Regione nonché gli intrighi affaristici che stanno depredando le casse pubbliche e che sui giornali locali trovano molto meno attenzione rispetto ad appelli xenofobi.

LEGNARO (PADOVA)/GIOVANI GIOSTRAI UCCISI IN INCENDIO. GRUPPO EVERYONE: "NON E' REGOLAMENTO DI CONTI, INQUIRENTI INDAGHINO SU ATTENTATO RAZZISTA"

A Legnaro, in provincia di Padova, si è scatenato stanotte l'ennesimo incendio contro i "nomadi". Un rogo, di origine dolosa, secondo quanto riportano alcune agenzie e secondo le prime ipotesi del Sindaco della cittadina, ha distrutto il capannone e la giostra che apparteneva ad alcuni Sinti. Purtroppo il rogo ha ucciso in modo atroce due giovanissimi fidanzati, entrambi giostrai e Sinti: lui aveva 19 anni, lei 18.

Il Gruppo EveryOne e altre associazioni che tutelano i diritti dei Rom e dei Sinti hanno più volte lanciato l'allarme-razzismo nel Padovano, dove l'intolleranza raggiunge punte gravissime, fomentata da politici razzisti e irresponsabili. Il sindaco di Legnaro, Giovanni Bettini, ha addossato pubblicamente la responsabilità della tragedia a "un regolamento di conti tra famiglie di nomadi giostrai, per motivi sconosciuti", escludendo "nel modo più assoluto che si tratti di un'aggressione a sfondo razzista. Qui la città non c'entra nulla".

"Riteniamo che ci siano tutte le basi per vagliare attentamente l'ipotesi di un attentato a sfondo razzista, indirizzando le indagini in tal senso" dichiarano invece i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "E' assurdo pensare che i Sinti, giostrai o meno, regolino i propri diverbi con un efferato omicidio, che nelle loro comunità è considerato come il reato più grave in assoluto, per il quale i responsabili sarebbero immediatamente messi al bando. Inoltre," proseguono gli attivisti "anche secondo i nostri volontari Rom, che conoscono la comunità Sinti padovana e i giostrai della zona, non è assolutamente ipotizzabile un regolamento di conti che sfoci in un reato simile, visto che la comunità di giostrai è costituita da famiglie imparentate tra loro e molto unite. E' noto inoltre a tutti" proseguono Malini, Pegoraro e Picciau "come nella zona della provincia di Padova, negli ultimi mesi e soprattutto d'agosto, quando l'Italia era in vacanza, si siano intensificati episodi di odio razziale ai danni di comunità Rom e Sinti stanziate localmente. Non ultima, la scritta su un muro ‘Brucia il rom' lasciata lo scorso 30 agosto da un gruppo razzista locale nel territorio di Vigodarzere, un comune limitrofo del padovano, dopo aver incendiato una baracca sull'argine del Brenta. Invitiamo gli Inquirenti" concludono i rappresentanti di EveryOne "a non sottovalutare queste ipotesi, come purtroppo è avvenuto in altri comuni italiani, e a indirizzare le indagini verso gruppi di estrema destra locali, che agiscono efferatamente senza paura di ritorsioni, confortati dalle posizioni spesso intolleranti e xenofobe delle istituzioni locali".

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Di Fabrizio (del 02/09/2008 @ 16:06:47, in blog, visitato 1253 volte)

Troppo gustoso: dal Blog di Giuseppe Civati

I turisti si chiedono: qual era la città in cui non si può mangiare la pizza sulle scalinate? E quale quella dove non ci si può trovare in tre in un parco? E, ancora, quale quella dove non si può riposare sulle panchine? Quale, infine, la regione da cui è complicato telefonare a casa dai centri di telefonia fissa? E' necessaria una guida, si sono detti. In continuo aggiornamento. Michelin ha bruciato tutti sul tempo, offrendo la guida Ordinanze. Città per città, un'iniziativa editoriale di forte impatto e di sicuro successo. Una sorta di rough guide per rough mayors, per quei sindaci muscolari che tanto piacciono nel Paese medievale in cui tutti abitiamo. P.S.: ovviamente è uno scherzo, ma la realtà supera la fantasia e la guida è davvero necessaria. Paese che vai, ordinanza che trovi. Prima di essere multati... P.S./2: ovviamente la guida è a disposizione di tutti, democratici e non. Pubblicatela sul vostro blog. Così, per offrire un servizio a chi - come Gurb - viene da fuori. Magari segnalando questo link, anche perché, è notizia recente, a Montecatini parlare con una prostituta costa 400 euro, ad Alcamo prendono due fave con un'ordinanza e a Cavi di Lavagna si comminano sanzioni salatissime a chi passeggia in stato di ebbrezza. In quelle condizioni si rischia, in effetti, di investire un Suv.

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