Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 15/01/2008 @ 08:54:01, in musica e parole, visitato 2848 volte)

MERCOLEDI 16 GENNAIO ORE 21
CENTRO CIVICO GIORGIELLA P:zza Giovanni XXIII Corsico (Milano)

"PORRAJAMOS-LA DEPORTAZIONE DELLA COMUNITA' ROM IN ITALIA NEI CAMPI DI STERMINIO"

Accompagnamento musicale di Iovic Iovica , Rom Khanjarja.

Presentazione filmato con la partecipazione di Maurizio Pagani OPERA NOMADI MILANO.

ANPI CORSICO

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Di Fabrizio (del 16/01/2008 @ 09:01:10, in scuola, visitato 1562 volte)

Da Primonumero

Si è concluso lunedì nella sartoria di via Ruffini il corso di taglio e cucito per ragazze di etnia rom finanziato dal Comune di Termoli al posto del sussidio di mantenimento. Le partecipanti, tutte giovani, ne approfittano per raccontare qualcosa di se stesse e della comunità ‘zingara’ di Termoli, che conta circa 200 persone. “Ci sentiamo termolesi, e rispetto alle nostre madri abbiamo altri desideri, come aprire una sartoria di moda qui in città”. Un progetto dalla duplice finalità: favorire l’integrazione sociale e creare una possibilità occupazionale salvando un mestiere in via di estinzione

di Monica Vignale

 

Termoli. C’è un antico detto cinese che recita così: “Dai un pesce a un uomo e lo farai mangiare per un giorno. Insegna a pescare a un uomo e l’avrai sfamato per tutta la vita”. E’ più o meno quello che ha cercato di fare il Comune di Termoli quando ha finanziato il corso di taglio e cucito per ragazze di etnia rom invece di erogare, come ogni anno, un sussidio sociale alle loro famiglie. Niente soldi in mano, ma piuttosto un’occasione per imparare un «mestiere in via di estinzione», come ricorda l’insegnante Maria, che da quarant’anni, armata di pazienza e di una discreta dose di severità («che fa sempre bene») tramanda conoscenze tecniche e metodi di sartoria a giovani apprendiste.
 
Lunedì 14 gennaio, nei centralissimi locali di via Cleofino Ruffini, le dieci iscritte hanno sostenuto gli esami e ottenuto i diploma della scuola Sitac. Un anno di lezioni, due volte a settimana, divise fra il tavolo da cartamodello, righe, squadre e centimetri, forbici e macchine da cucire. Il risultato è appeso sulle quattro pareti della stanza centrale: abiti da sera con inserti di paillettes, gonne lunghe e svolazzanti di chiffon, corpetti ricamati, camicette a motivi floreali, giacche con inserti decorati. Il gusto e lo stile sono quelli dei rom, i colori sgargianti testimoniano l’abbigliamento etnico che caratterizza il popolo degli zingari, come qualche volta, con un accenno di biasimo, vengono definite le famiglie rom.
 
A Termoli la comunità è grande: duecento persone circa, divise in 25 nuclei familiari. Con un problema, più o meno diffuso fra tutti: non lavorano e, di conseguenza, non sono abbastanza integrati con il tessuto sociale. Una limitazione non da poco, per la quale il progetto sponsorizzato dall’Assessore alle Politiche Sociali Antonio Russo vuole essere un tentativo di risposta. Lui, accompagnato dal consigliere Giuditta e dall’assistente sociale del Municipio, viene accolto con un applauso e subito s’informa sui progressi delle ragazze, che non si fanno ripetere due volte le domande e si lanciano in un racconto entusiastico dell’avventura sartoriale, iniziata il 16 gennaio dell’anno scorso. Due volte a settimana lezioni di cartamodello e cucito: per tutte un’opportunità di acquisire gli strumenti di un mestiere prezioso e sempre meno diffuso.
Per molte anche l’unica occasione per uscire di casa durante la settimana, come racconta con garbo Giovina, una delle partecipanti, che non ha problemi a parlare della mentalità rom e cerca di far quadrare l’affetto per i genitori, ancora molto legati alla tradizione, con la voglia di sentirsi termolese a tutti gli effetti e quindi sicuramente più indipendente. «All’inizio non è stato per niente facile convincere mio padre a darmi il permesso di frequentare questo corso. Eppure io faccio parte di una delle famiglie più aperte fra quelle rom, e frequento addirittura l’università! (è iscritta a Giurisprudenza a Campobasso, ndr). Poi però, un po’ alla volta, ha capito... e adesso è molto contento per me». Complice il coraggio di questa venticinquenne, che si è messa in testa di ‘educare’ i genitori a una maggiore apertura verso la società, «perchè magari mamma e papà temono che quando esco di casa posso incorrere in tanti pericoli, e invece le cose sono sicuramente più tranquille. Termoli è un paese...» Un paese dove i rom, anche quelli di seconda o terza generazione, sono ancora visti con un po’ di sospetto.
 
«Questa scuola di cucito ci dà finalmente la possibilità di dimostrare che anche noi sappiamo fare qualcosa di buono!» si sfoga Giusy, anche lei – come tutte del resto – con occhi scuri e lunghi capelli neri che scendono sulle spalle. Si chiamano Giovina, Giusi, Donatina, Antonietta, Loredana, Rosetta, Fernanda, Antonella, Barbara, e ancora Antonietta. I cognomi sono sempre quelli: Cirelli, De Rosa, De Guglielmo. Le storie personale cambiano di poco: tutte nate a Termoli, sono cresciute nella famiglie allargate dei rom, destinate a sposarsi e a mettere al mondo figli esattamente come le loro madri. «Ma noi abbiamo altre aspirazioni – interviene Antonella, al quarto anno di scuola di confezione, ormai stilista esperta – Il mio per esempio è aprire una sartoria, con l’aiuto magari di altre ragazze. Voglio lavorare,e voglio fare quello che faccio oggi: creare abiti».
Un sogno nel cassetto che accomuna diverse ragazze. Tanto che la richiesta all’assessore Russo è unanime: premere perchè il Comune continui a finanziare il corso.
 
«All’inizio c’è stata un po’ di resistenza da parte della Giunta – ammette l’assessore, mentre ammira un abito da sposa in miniatura – perchè era difficile da capire la finalità del progetto. Di solito per il taglio e cucito ci sono i corsi professionali, e gli altri assessori non si spiegavano come mai dovesse essere il Comune a finanziarli». Fuori dai microfoni, quando arriva anche il direttore generale Petrosino, che Russo presenta alle ragazze come «il vero capo del Comune, perchè è quello che sgancia i soldi», c’è tempo per ricordare che la delibera di finanziamento del corso taglia e cuci è dovuta approdare tre volte in Giunta prima di avere l’ok. Un aneddoto che diverte il segretario: «Bisogna riconoscere che l’oggetto, quel ‘taglia e cuci’ scritto in grassetto sotto lo stemma del Comune, faceva sorridere...».
 
«Il fatto è – spiega l’assistente sociale – che queste ragazze non avrebbero mai potuto sostenere la selezione per un corso professionale. Molte di loro non hanno nemmeno la terza media, e non hanno alcuna conoscenza di matematica». E l’insegnante Maria ricorda di quando, un anno fa, si è armata di santa pazienza per insegnare alle allieve a fare le addizioni e le moltiplicazioni, «se no, come facevano a prendere le misure e a fare i cartamodelli?».
Magari coi numeri non ci vanno troppo d’accordo, ma sull’attualità sono ferrate. Rispondono senza esitazione ai quesiti dell’assessore Russo, che indaga sulle loro conoscenze politiche e sulle preferenze partitiche. Diplomatiche, ma senza esagerare. «Prodi o Berlusconi? Veltroni o Casini? Meglio farebbero tutti a mantenere le promesse che fanno agli italiani!».
Fernanda ne approfitta per ricordare che «anche il Comune ci ha fatto una promessa, ha detto che ci avrebbe aiutato. Per ora l’ha mantenuta, ma ricordatevi di finanziare anche il secondo anno di scuola!»
E mentre si scartano piatti di dolci rigorosamente preparati in casa dalle ragazze, si chiacchiera sulla fattibilità di avviare una cooperativa di sarte. La moda, coi suoi meccanismi creativi e leggeri, svincolata dai pregiudizi assai più che altri ‘rami occupazionali’ per quell’estro poliedrico che la caratterizza, si presta a favorire l’integrazione. Magari tra qualche anno vedremo le dame della borghesia termolese indossare abiti scintillanti lungi alla caviglia e ragazze rom girare in minigonna. Un capo che, almeno per il momento, è rigorosamente bandito dal ventaglio di creazioni stilistiche di via Ruffini. Ma non è detta l’ultima parola.  

Le immagini nella galleria fotografica

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Di Fabrizio (del 17/01/2008 @ 09:15:33, in lavoro, visitato 2236 volte)

Riassumo un lungo articolo da Romaworld.ro

Se non verranno fatti presto investimenti per i Rom marginalizzati, la più grande minoranza d'Europa rimarrà in un trappola di povertà. Per le strade del ghetto Rom di Sofia, il catrame è un ricordo. Le baracche, costruite con fango e mattoni. sono allineate lungo la strada. L'odore del fango spunta dalle grondaie. I collegamenti tra le famiglie seguono le linee elettriche illegali che collegano le loro capanne. Qui, il concetto reale di infrastruttura è estraneo come l'astrofisica, mentre "municipalità" è una parolaccia.

Può sembrare un quadro da Terzo Mondo, ma siamo a Faculteta, quartiere della capitale bulgara, e le stesse scene si replicano attraverso il paese e nella vicina Romania, entrambe membri dell'Unione Europea dal gennaio 2007. Il recente boom ha visto la disoccupazione nei due paesi praticamente eliminata dalla richiesta saettante di lavoro. Ma questo trend benigno ha toccato a malapena i Rom. Razzismo, mancanza di scolarizzazione e qualificazione li hanno tenuti ermeticamente al margine dei cambiamenti economici raggiunti dai loro compatrioti.

Niente sta cambiando. Al contrario, anche se la maggioranza dei 45.000 residenti di Fakulteta è senza impiego, la Bulgaria intende importare lavoratori stranieri per alimentare la sua crescita economica piuttosto che mobilitare la minoranza Rom nel mercato lavorale.

Ufficialmente, la Bulgaria conta 370.000 Rom. Ma le OnG ritengono questa cifra molto inferiore al reale, che sarebbe di 800.000, il 10% della popolazione.

Negli ultimi 15 anni, molti Rom dalle povere aree rurali sono migrati in città in cerca di una vita migliore. Ammassati in quartieri poveri e sovraffollati, che si sono mutati in ghetti virtuali. Circa il 54% dei Rom vive ora in queste mahali, come sono conosciute in bulgaro. Circa i 3/4 non le hanno mai lasciate dopo la nascita.

Georgi Krastev, capo dell'Unità d'Integrazione del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, concorda che il paese si trova di fronte ad un problema di severa segregazione economica. Dice "Oltre il 90% dei disoccupati [in Romania] sono Rom."

In agosto, il suo ministero ha riportato che il tasso di disoccupazione era arrivato al record del 7% , ma i così in basso, e le previsioni sono che il trend continuerà. A Sofia, gli unici adulti disoccupati sono Rom, di cui il 60% è senza lavoro, secondo l'NSI, Istituto Nazionale di Statistica.

Assorbiti da altri problemi del periodo di transizione e paurosi di promuovere i diritti di una minoranza impopolare, nessuno dei governi post-comunisti ha preso misure sostanziali per migliorare la mobilità economica tra i Rom.

Qui e negli altri nuovi stati membri, molti ora si rammaricano che di più non sia stato fatto delle possibilità offerte dalla fase di pre-accesso alla UE  per aumentare le azioni di pressione. E mentre Bruxelles insiste che l'integrazione dei Rom deve rimanere una priorità per Bulgaria e Romania - in pochi ritengono che l'ammontare dei fondi disponibili possano rimuovere gli ostacoli che impediscono la mobilità tra i Rom. Le comunità Rom nei paesi balcanici cheserano di unirsi presto alla UE ne prendono nota.

Un problema regionale, con radici storiche

I politici bulgari non sono i soli a mettere la testa nella sabbia. Scene simili a quelle di Faculteta si possono trovare attraverso l'Europa Centrale e del Sud Est. In Ungheria, dove i Rom sono dal 6 all'8% su di una popolazione di circa 10 milioni, circa il 50% sono disoccupati, comparati alla media nazionale del 7%, secondo un rapporto del 2005 di Magyar Agora. Oltre il 50% dei Rom in Ungheria vive sotto la soglia di povertà, comparati alla media nazionale dell'8%.

La situazione è simile in Serbia, dove oltre il 60% dei 300.000 Rom è considerato molto povero, comparato al 6% della popolazione, secondo un rapporto ufficiale sull'inclusione Rom del 2006. Il tasso di disoccupazione per i Rom di tutte le fasce d'età e a tutti i livelli scolastici è di tre volte superiore alla media della popolazione non-Rom.

Nella Repubblica Ceca, oltre il 70% dei Rom sono senza lavoro, comparato al 10% nazionale, secondo un rapporto 2005 della Commissione Europea. In Romania, dove i 2 milioni di Rom sono circa l'8% su una popolazione di 22 milioni, il 75% di quanti sono in età lavorativa è disoccupato, secondo una inchiesta compilata dall'UNPD e dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Le radici di questi problemi datano secoli, dice Rumyan Sechkov, storico dell'Accademia Bulgara delle Scienze e presidente del gruppo per l'Alternativa Civica. La curiosità inizialmente sollevata negli Europei dai Rom migrati nel XV secolo dal subcontinente indiano si è mutata rapidamente in ostilità autentica, racconta, spiegando "che il rifiuto dei Rom ha le sue radici in profondità indietro in quell'era."

Molti hanno cercato riparo nelle terre europee dell'Impero Ottomano, dove non erano benvenuti ma d'altronde nemmeno sterminati. Ma secondo gli storici durante la II Guerra Mondiale, circa mezzo milione di Rom furono uccisi dai nazisti e dai loro alleati locali nei nuovi stati dell'Europa Centrale e dell'Est.

I sopravvissuti si trovarono di fronte ai tentativi di assimilazione forzata dei regimi comunisti che avevano preso il potere. In Bulgaria, il romanés venne soppresso, la loro musica bandita in pubblico e lo stile di vita nomadico finì nel 1957 con una legge che ordinava a tutti i cittadini di registrarsi ad u indirizzo fisso. Ancora peggio, in Cecoslovacchia, alcune donne Rom furono sterilizzate come parte di una politica statale per ridurre il loro numero.

Nei primi anni '90, con i cambiamenti politici ed economici che arrivavano nelle terre del vecchio blocco orientale, i Rom ottennero riconoscimento come un distinto gruppo etnico. Da un punto di vista fu un sviluppo positivo. Ma questo coincise col collasso di molte istituzioni sociali e, come il gruppo più vulnerabile economicamente, i Rom videro aumentare il loro distacco dal resto della società.

Ignoriamo il problema

Nel gennaio 2007, con la Romania e la Bulgaria che raggiungevano la UE, i Rom divennero la più grande minoranza etnica dell'area, tra gli 8 e i 10 milioni. Ma il numero non significa potere, e nei nuovi stati membri, i Rom rimangono in un distinto svantaggio, legati ad un circolo di discriminazione, negligenza ed esclusione.

"Io non dico che tutti i Rom sono pericolosi, ma la maggior parte lo sono," dice Anton Ivanov, 22 anni di Krasna Poliana, un quartiere che confina con Fakulteta. Ad agosto, cinque uomini sono stati seriamente feriti quando un gruppo di Rom ha iniziato una ronda perché un loro ragazzo era stato malmenato.

Il quartiere è noto per le tensioni etniche, anche se ufficialmente il problema non esiste. Dice Marko Popov, 17 anni abitante a Fakulteta, "Viviamo normalmente con i Bulgari di Krasna Poliana," aggiungendo che "normalmente" sottintende anche tensioni quotidiane.

Ma le autorità negano che incidenti simili  nascano dal razzismo, classificando gli eventi di agosto come disturbi di routine. Similarmente, un altro incidente ad agosto quando un ragazzo rom di 17 anni fu malmenato da Bulgari nella città di Samokov, venne descritto dalla polizia come "combattimenti tra gangs giovanili".

Nel frattempo, i pregiudizi dei giovani come Ivanov forniscono terreno fertile per la crescita dell'estrema destra. Bojan Rasate, capo dell'Unione Nazionale Bulgara, è diventato l'eroe di Ivanov, avendo istituito una squadra di volontari nazionali per "proteggere" la popolazione bulgara "dalla minaccia rom e dai disastri naturali".

Era ora che qualcuno prendesse misure contro di loro, e siamo molto grati a Bojan Rasate," dice Ivanov con gli occhi che brillano dall'entusiasmo.

Come altri nuovi stati membri dell'Europa Orientale, la Commissione Europea ha fatto pressione a Romania e Bulgaria per implementare una politica a tolleranza zero contro il razzismo prima di raggiungere la UE. Secondo Katharina von Schnurbein, portavoce di Vladimir Spidla, Commissario per gli Affari Sociali, che conta le tematiche rom nel proprio portfolio, che include "l'aggiornamento legale degli incidenti che capitano negli insediamenti rom e la lotta al cattivo trattamento".

Ma gli effetti sono scarsi ed ammette che il razzismo esiste e rimane un tabù. Questo, assieme ad una negligenza cronica, ha reso lettera morta le politiche delle autorità bulgare, come "Il Decennio dell'Inclusione Rom" o "il 2007 Anno Europeo delle Pari Opportunità per Tutti".

Una passeggiata a Stolipinovo conferma questa impressione. Alla periferia di Plovdiv, seconda città della Bulgaria, con i suoi 35.000 abitanti è il secondo ghetto rom della Bulgaria. All'ora di pranzo di un giorno qualunque della settimana, tutti sono all'aperto e le strade sono piene di clamori. I bambini giocano nel fango, gli uomini sono riuniti a piccoli gruppi e le donne lavano di fronte ai loro blocchi di appartamenti.

Ma gli abitanti sono cronicamente deprivati e soffrono di cattiva salute. "Non abbiamo avuto acqua corrente per dieci anni," si lamenta una donna piccola, gli occhi blu e i capelli riuniti in una crocchia. "Come risultato tutti i miei tre figli hanno avuto l'epatite l'estate scorsa."

Continua: "Hanno i pidocchi nei capelli perché non posso lavarli. Qualcuno mi accusa di non mandare i bambini a scuola. Come posso mandarli a scuola in questo stato? Non li manderò!"

I problemi di sanità e sicurezza così visibilmente presenti a Stolipinovo sono replicati a Marchevo, un villaggio noto per le povere condizioni nelle montagne Rodope del sud, vicino alla città di Garmen. Le sue origini datano al 1960, quando un clan di intrecciatori di cesti vi si impiantò a seguito del decreto del 1957.

Per lungo tempo è stato fonte di epidemie locali a causa delle scarse condizioni sanitarie. "Mancano soltanto 500 metri di tubature perché la mahala abbia assicurato il rifornimento idrico," dice Kalina Bozeva, capo della Iniziativa Inter-Etnica per i Diritti Umani in Bulgaria. "La responsabilità era del municipio, ma è stato fatto solo recentemente, come risultato di un progetto di OnG."

Petar Dikov, capo architetto di Sofia, spiega che le aree popolate dai Rom sono di solito elencate nei piani urbani come aree industriali, così da esentare i comuni dal costruire le infrastrutture.

E' lo stesso al di la del confine in Romania dove, secondo Magda Matache capo dell'OnG Romani CRISS con sede a Bucarest, i villaggi e gli insediamenti di solito non hanno acqua corrente. "Lì la gente può soltanto sognare un sistema di tubature," dice. "Devono camminare per miglia ogni giorno per portare a casa l'acqua per le loro famiglie."

Il fallimento inizia a scuola

Tra i molti errori ed omissioni del governo bulgaro riguardo i Rom, nessuno è così cruciale o devastante come viene affrontata la tematica scolastica. Una politica di effettiva segregazione ha deprivato generazioni di Rom della possibilità di avanzare verso una pari partecipazione nel mercato lavorale.

Nel periodo comunista, i Rom potevano studiare soltanto in scuole periferiche create per formare forza operaia o per altri lavori sotto-qualificati. Erano omesse materie delle scuole "normali", come storia  e matematica.

"Si produssero generazioni di persone con bassa educazione," dice Krasimir Kunev, capo del Comitato di Helsinky bulgaro. Oggi circa il 70% dei bambini rom continua a studiare de facto in scuole segregate, secondo un rapporto del 2006 del Comitato di Helsinky bulgaro. Ciò, spiega, rende anche i Rom il gruppo più vulnerabile alla depressione economica e alla disoccupazione nella transizione post-comunista. Ed anche se lo stato si è reso conto del problema attorno alla metà degli anni '90, ha fatto poco per intervenire.

"E' stato un grande fallimento, - dice Rumyan Sechkov - era la soluzione più facile, gente senza qualificazione rimane sotto-qualificata e marginalizzata." Nel frattempo, secondo lo storico, i bulgari ordinari hanno trovato i versamenti ingiusti, cosa che incita le tensioni sociali.

La scala del problema ha continuato a crescere, intrecciando una cultura di dipendenza. "Ora siamo di fronte ad un problema nazionale, perché un'intera generazione di Rom è cresciuta senza mai vedere i propri genitori alzarsi la mattina per andare a lavoro," continua Sechkov.

Nel 2006, il 58% dei Rom hanno ricevuto qualche forma di aiuto sociale, secondo il ministero del lavoro.

Ma qualcosa sta cambiando. Dal 1 gennaio 2008, ci sono nuove regole che limitano il periodo in cui chiunque può ricevere questo aiuto a 18 mesi. Decisione presa per ridurre gli abusi del sistema, i critici insistono che gli sviluppi saranno vani se non accompagnati da politiche rivolte alla scarsa scolarizzazione e alla disoccupazione.

Roza Tzvetanova, 54 anni, è seduta di fronte alla sua casa a Stolipinovo. La sua testa è coperta da un foulard rosa e lei arrotola una sigaretta mentre descrive come lei ed i cinque figli sopravvivono coi benefici sociali, lei senza lavoro, il marito in prigione. Quando sente che il suo assegno sarà presto tagliato, diventa furiosa: "Ma sono pazzi? Stanno cercando di sterminare i miei figli e me! Nessuno vuole dare lavoro ad una cinquantenne con la licenza elementare. Non lo vedono?"

La Bulgaria non è sola nella regione nel mancare di offrire ai Rom un'educazione decente. Nelle recenti decadi, gli standards sono rimasti poveri nell'Europa del sud-est, offrendo poche possibilità di fuggire dalla povertà e partecipare alla società su basi egualitarie. Ma se gli altri paesi della regione hanno percorso i primi passi per rompere il circolo vizioso, in Bulgaria si continuano a negare i fatti.

Secondo il censimento 2001, il 20% dei Rom di 20 anni in Bulgaria sono totalmente illeterati. Ma anche se questo numero sta crescendo, il Ministero dell''Educazione non pare avere nessuna strategia per affrontare il problema. Nel 2002, per esempio, il governo promulgò un atto per cui igli studenti delle minoranze andavano integrati, mai comuni non collaborarono. E secondo il rapporto Kunev del 2006, le cose non sono cambiate.

Le autorità rumene sono maggiormente pro-attive e dal 1993 hanno adottato azioni affermative per aumentare il coinvolgimento dei Rom nelle scuole superiori e nelle università. Come risultato, 400 studenti rom sono stati ammessi nell'anno accademico universitario 2005-06.

Magda Matache descrive l'azione politica affermativa della Romania come di successo, citando rapporti che indicano come i Rom frequentino le scuole e si diplomino. I risultati saranno visibili nel lungo termine, ma i primi effetti stanno emergendo, in quanto chi riceve un'educazione di qualità funziona come modello per la propria comunità o rimangono in città trovando lavoro. "Lavorano nelle istituzioni o nel settore della società civile [piuttosto che negli affari], ma è già un passo avanti," insite Matache.

Anche in Serbia vengono prese misure affermative. Secondo il censimento del 2002, circa il 62% dei Rom serbi non ha completato la scuola elementare, meno dell'8% la scuola media e un minuscolo 0,3% la scuola superiore. D'altra parte, il governo ha recentemente allocato un budget extra per borse di studio per gli studenti rom.

I risultati sono eclatanti, soprattutto se si paragonano i dati di due anni consecutivi. "Nel 2005-06 abbiamo avuto 88 studenti rom iscritti alle superiori, nel 2006-07 il loro numero era cresciuto a 260," dice Ljuan Koka, direttore del Segretariato per la Strategia Rom in Serbia.

Una fonte non battuta di lavoro

Gli esperti concordano che la principale precondizione per migliorare le prospettive socio-economiche tra i Rom è tagliare l'alto tasso di disoccupazione.

L'ironia è che paesi come la Bulgaria cerchi altrove dei lavoratori. Infatti, secondo un recente rapporto della Banca Mondiale sull'Europa dell'est, la Bulgaria rischia un rallentamento nello sviluppo economico se non richiama la relativa scarsità sia del lavoro specializzato che non qualificato. E mentre suggerisce una migliore utilizzazione e formazione dei lavoratori locali "attraverso la riforma del sistema educativo e l'aumento della mobilità interna" stabilisce che si dovrebbero importare lavoratori dall'estero.

Evgeni Ivanov, della Confederazione Impiegati ed Industriali di Bulgaria, dice che è insensato cercare lavoratori esteri ignorando la domanda interna. Puntualizza: "La Bulgaria ha tutte le risorse finanziare ed umane di cui c'è bisogno perché i Rom si integrino nel mercato lavorale".

Ivanov predice che il ministro del lavoro avrà a disposizione 1 miliardo di EU dei Fondi Strutturali UE da spendere per programmi indirizzati ai Rom. "Ma non abbiamo informazioni che il ministro ci stia lavorando," aggiunge. "Si parla solo del futuro prossimo."

Secondo Ivanov la comunità economica dovrebbe appoggiare misure proattive per aiutare i Rom nel lavoro. "Come lavoratori, non importa l'etnicità o la nazionalità, è la capacità che è importante."

Ma sono pochi i segni dei governi regionali realmente impegnati a migliorare le prospettive della comunità Rom. In Serbia, Bulgaria e Romania,le autorità hanno fallito nel trovare una formula per migliorare le loro possibilità.

leggi tutto l'articolo (in inglese)

This article was produced as part of the Balkan Fellowship for Journalistic Excellence, an initiative of the Robert Bosch Stiftung and ERSTE Foundation, in cooperation with the Balkan Investigative Reporting Network, BIRN.

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Di Fabrizio (del 18/01/2008 @ 08:55:23, in casa, visitato 2477 volte)

Campagna per la preservazione del quartiere rom di Sulukule

Appello Urgente

Un appello urgente per sollecitare un sostegno ai Rom di Sulukule

I Rom di Sulukule sono espulsi dalla città!

Gli abitanti di Sulukule, la comunità Rom più antica del mondo, sono contrari a lasciare il loro quartiere.

Il quartiere di Sulukule, situato nella penisola storica d’Istanbul, è minacciata dal nuovo progetto urbano del sindaco portato in nome del rinnovamento urbano. Le autorità locali sembrano ben decise a mettere in opera questo progetto, che non tiene conto ne dell'interesse degli abitanti del quartiere ne delle reazioni della società civile. Gli enti locali non sono pronti neppure a lavorare con ONGs, le università o anche le camere professionali (di architetti, di urbanisti...).

Questo progetto di rinnovamento urbano prevede d'esiliare a 40 km. dalla città vecchia i Rom di Sulukule, che vivono qui da oltre 1000 anni. Inoltre, gli affitti che sono imposti loro superano di gran lunga le loro capacità di rimborso - esponendoli a lungo termine ad una situazione d'indebitamento eccessivo.

C'è bisogno di un sostegno urgente per fermare un progetto urbano che prevede la scomparsa e l'assimilazione della cultura Rom a Sulukule.

I Rom hanno una Storia di 1000 anni a Sulukule.

I Rom lasciarono l'India nell'XI secolo ed arrivarono ad Istanbul in epoca bizantina. Da qui si dispersero nelle altre regioni del mondo. Dopo la presa di Istanbul da parte dei Turchi nel 1452 e le politiche urbanistiche di Fatih Sultan Mehmed, i Rom si sono installati accanto alle mura bizantine a Sulukule ed a Ayvansaray vicino a questo quartiere. Sulukule è da secoli un centro di pellegrinaggio per i Rom di tutto il mondo. E' il centro culturale della musica e della danza rom. Questa cultura della musica ed una danza ha un'irradiazione nel mondo intero.

  • Il progetto di rinnovamento urbano di Sulukule non è un progetto partecipativo,
  • Il progetto di rinnovamento urbano di Sulukule non rispetta la convenzione del patrimonio culturale immateriale (The Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage),
  • Il progetto di rinnovamento urbano di Sulukule non tiene in conto il Memorandum di Vienna e la convenzione del patrimonio mondiale e dei siti naturali (Convention Concerning the Protection of the World Cultural and Natural Heritage), dato che Sulukule si trova all'interno di mura storiche classificate patrimonio mondiale dall'UNESCO,

Per evitare l'esilio dei Rom di Sulukule,

Per proteggere il patrimonio storico e l'eredità culturale di IStanbul classificata patrimonio mondiale dall'UNESCO.

Con il desiderio che manifesterete la vostra opposizione al progetto di rinnovamento urbano di Sulukule alle personalità politiche seguenti:

Abdullah Gül
Presidente della Repubblica di Turchia
Mail Address:

T.C. Cumhurbaskanligi
Cankaya-Ankara
Turkey
e-mail: cumhurbaskanliği@tccb.gov.tr

Recep Tayyip Erdoğan
Primo Ministro
Mail Address:

Basbakanlik
Kızılay
Ankara
Turkey

Ertuğrul Günay
Ministro della Cultura e del Turismo

:T.C. Kultur ve Turizm Bakanligi
Ataturk Bulvari No. 29
06050 Opera
Ankara
Turkey
e-mail: ertugrul.gunay@kulturturizm.gov.tr

Kadir Topbaş
Sindaco d’Istanbul

Istanbul Buyuksehir Belediye Baskanligi
Sarachane
Istanbul
Turkey
e-mail: baskan@ibb.gov.tr

Mustafa Demir
Sindaco del quartiere di Fatih

Büyük Karaman Cad.
No. 53
Fatih
Istanbul
e-mail: mustafademir@fatih.bel.tr

Contatti: La Piattaforma di Sulukule
Hacer Foggo (hacerfoggo@gmail.com )
Derya Nüket Özer (deryanuket@gmail.com )
Viki Ciprut Izrail (vikichco@hotmail.com )

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Di Sucar Drom (del 19/01/2008 @ 17:13:18, in blog, visitato 1703 volte)

L'Aquila, un concerto per il Porrajmos
Il 26 Gennaio 2008, all’interno delle manifestazioni per la giornata della memoria (27 gennaio), l'Alexian Group e l'Orchestra Sinfo...

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Biella, una settimana sul Porrajmos
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Genova, "Capelli d'oro e di cenere. Donne nell'Olocausto"
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Di Fabrizio (del 20/01/2008 @ 09:25:55, in musica e parole, visitato 1910 volte)

La Comunità rom di via Candoni, il Municipio Roma XV e Arci Solidarietà Lazio, in occasione della giornata della memoria ed in concomitanza con la giornata globale di azione del Forum Sociale Mondiale, promuovono l’iniziativa:

UN GIORNO DI ORDINARIA MEMORIA

PAROLE, TRADIZIONI E MUSICA

26 gennaio 2008
Presso il Campo rom di via L. Candoni


Programma (provvisorio)

16.00 – 18.30 Parole e memoria
Benvenuto della Comunità rom
Introduce: Gianni Paris – Presidente Municipio Roma XV
Coordina : Sergio Giovagnoli – Presidente Arci Solidarietà Lazio

Sono invitati ad intervenire:
- Salvatore Buonadonna - Senatore
- Paolo Ciani – Comunità di Sant’Egidio
- Maria Coscia – Ass. Politiche educative e scolastiche del Comune di Roma
- Franca Eckert Coen – Ass. alla Multietnicità del Comune di Roma
- Erri De Luca – Scrittore
- Paolo Ferrero – Ministro della Solidarietà Sociale
- Donatella Linguiti – Sottosegretaria di Stato per i Diritti e le Pari Opport.
- Giovanni Maria Flick - Giurista
- Victor Majar – Scrittore
- Fabrizio Marrazzo – Presidente Arcigay Roma
- Raffaela Milano – Ass. Politiche sociali del Comune di Roma
- Bruno Morelli – Artista rom
- Carlo Mosca – Prefetto di Roma
- Giovanni Palombarini – Giudice
- Annamaria Rivera – Docente di etnologia all’Università di Bari
- Marisa Rodano – Partigiana

19.00 – 20.30 Tradizioni e memoria
Aperitivo-cena con degustazione di piatti tipici della cucina rom

20.30 - 22.30 Musica e memoria
Esibizione del gruppo musicale del campo rom di via L. Candoni
Concerto dei Têtes de Bois

Presso il campo rom di via L. Candoni verrà allestita la mostra fotografica Immagini per aiutare la verità e l’amore a vincere - ricordare la Risiera di S. Sabba di Trieste. Percorso fotografico di Walter Slatich

Segreteria organizzativa evento: 06.41793112 fax 06.4515875 – Mariangela De Blasi 3481314342 – Valentina Roversi 3481523222

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Di Fabrizio (del 21/01/2008 @ 09:13:18, in Italia, visitato 1829 volte)

GIORNATA DELLA MEMORIA
LO STERMINIO NAZISTA DEL POPOLO ROM


Sabato 26/01 ore 21.00
Presso il circolo ArciBlob via Casati 31, Arcore
incontro con Dijana Pavlovic
attivista per i diritti del popolo rom
membro del comitato "Rom e Sinti insieme"
http://comitatoromsinti.blogspot.com//

ingresso con tessera Arci

lettura di testimonianze di rom e sinti sopravvissuti allo sterminio, video e mostra fotografica

info@arciblob.it
www.arciblob.it

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Di Fabrizio (del 21/01/2008 @ 16:11:29, in Italia, visitato 1633 volte)

Da Vita

di Sara De Carli (s.decarli@vita.it)

21/01/2008

Apre domani a Roma la Conferenza europea sulla popolazione rom. Una "prima volta" per l'Italia, un evento di cui si parla dall'estate scorsa e che nel corso dei mesi si è caricato tanto di attese quanto dei toni dell'emergenza.

Cristina De Luca (sottosegretario alla Solidarietà sociale) la presenta come una Conferenza che avrà sì un focus sulla Romania, «ma che mira a tenere assieme tutti gli aspetti e a riunire tutti gli attori, perché non c'è sicurezza senza integrazione. Ci aspettiamo anche indicazioni concrete per capire dove investire più risorse». Marcella Lucidi (sottosegretario all'Interno) spiega che individuare rappresentanti rom non è facile, ma precisa che «la Conferenza è un'occasione per fare proposte. Speriamo che questa sia la Conferenza dei fatti, non delle polemiche».

Già, perché la Conferenza è nata sotto il segno delle polemiche. È critico Massimo Converso, presidente di Opera Nomadi: «La Conferenza è prematura, inutile e demagogica: sarebbe stato meglio aspettare i dati dell'indagine promossa dal tavolo interministeriale, che entro sei mesi farà la prima rilevazione nazionale della presenza di rom e sinti». Ma come, e la ricerca che presenterà il professor Mannheimer? «Quella è solo una ricerca sugli atteggiamenti razzisti degli italiani nei confronti dei rom, nulla che non sappiamo già». Critico era stato anche Carlo Berini, membro di Sucar Drom e del coordinamento Rom e sinti insieme: il punto più caldo era quello della scarsa partecipazione di rom e sinti. Sapete infatti quanti rom sono stati invitati? Cinque. Ci saranno Dana Varga, consigliere personale del primo ministro romeno per i rom; Rudko Kawczynski, presidente del Forum europeo rom e camminanti; Andrzej Mirga, dell'Osce; Alexian Santino Spinelli, docente universitario e musicista, che presenterà una mostra sul porrajmos e Ceija Stojka, reduce di Auschwitz. Certo, ci saranno i membri delle associazioni impegnate contro la discriminazione dei rom (sia rom che non), che parteciperanno ai panel su scuola, casa e diritti, ma interventi di rom da programma non sono previsti nelle tavole rotonde, dove il dibattito sarà più concreto: quella con governatori, sindaci e prefetti (con Gad Lerner) e quella di respiro europeo (con Gianni Riotta).

Carlo Berini tuttavia, dopo l'intervista alla Lucidi pubblicata su Vita, ha ridimensionato i suoi dubbi, convinto anche dal fatto il Consiglio d'Europa – che in un primo momento voleva disertare l'evento – ha aderito nella persona di Alexander Vladychenko. Per don Massimo Mapelli, della Casa della Carità, la Conferenza sarà l'occasione «per uscire dalla logica dell'emergenza. Fondamentale in questo senso la presenza di personalità europee», mentre per Carla Osella, presidente di Aizo, bisognerà «evitare di focalizzarsi solo su rom romeni e sicurezza». Per lei l'obiettivo sono i nuovi fondi per i progetti promossi dal ministero della Solidarietà sociale (già stanziati 5 milioni di euro) e il riconoscimento dei rom come minoranza etnica. A rassicurare tutti sono i sottosegretari coinvolti. Entusiasti gli intellettuali rom e sinti: Eva Rizzin, di OsservAzione, dottore di ricerca in geopolitica e geostrategia e Alexian Santino Spinelli vedono nella Conferenza la prima occasione data dal Governo per una reale partecipazione dei rom e sinti. Resta critico invece Radames Gabrielli, presidente di Nevo Drom: «il Governo non ci interpella perché vuole trovare solamente dei Sinti e Rom che abbiano una laurea o un diploma. Rari da trovare per svariati motivi». Lui ha la quinta elementare, precisa, ma è presidente di un'associazione fatta dagli stessi rom e sinti. Perché lui a Roma non è stato invitato?

Segui il dibattito su Vita:
Conferenza sui rom: Marcella Lucidi risponde alle polemiche
Conferenza sui Rom: le associazioni ora promuovono il Governo
Conferenza su Rom: vengo anch'io, che ho la V elementare
Rom in Italia: un report critico spedito alle Nazioni Unite

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Di Fabrizio (del 22/01/2008 @ 08:41:10, in scuola, visitato 2109 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Il seguente quaderno operativo "Parole per giocare 2" insieme al quaderno "Parole per giocare 1", al software e agli altri giochi (tombola e memory), costituisce uno dei sussidi didattici del Kit relativo all’acquisizione della lettura-scrittura, attraverso un percorso interculturale.

Una didattica interculturale contempla non solo il piano dei contenuti e della conoscenza di una cultura diversa, ma anche il piano della metodologia delle discipline.

Nel caso specifico, l’apprendimento della lettura e della scrittura, si connota come percorso interculturale per i seguenti motivi :

  1. conoscenza, attenzione e rispetto dello stile educativo dei bambini rom e sinti nel loro contesto socio-culturale
  2. rilevazione della competenza in lingua italiana, come L2 e rapporto con la lingua romanés
  3. attenzione e rispetto per un popolo che ha uno stile cognitivo orale
  4. scelta di attività socializzanti e di apprendimento cooperativo
  5. percorso personalizzato

Il quaderno operativo "Parole per giocare" si riferisce alla seconda unità di apprendimento del percorso interculturale, riporta le immagini DELL’AREA 2 del CD "Parole per giocare" ed è suddiviso in quattro sezioni per un totale di 68 schede

  1. la prima sezione comprende le immagini per l’acquisizione delle parole e per le esercitazioni fonetiche corrispondente al gioco "tiro a segno oggetti"
  2. nella seconda sezione sono predisposte le esercitazioni per la scrittura che richiamano il gioco del "beng" sempre dell’area 2 del CD
  3. la terza sezione può essere utilizzata sia come verifica di lettura delle prime parole e sia come esercitazione e si riferisce al gioco "tiro a segno parole"
  4. nella quarta sezione c’é la corrispondenza tra lo stampato maiuscolo e quello minuscolo e riprende il gioco del "memory"

Per ulteriori approfondimenti si prega di contattare

Maria Grazia Dicati
0499702573
e-mail madidicati2001@yahoo.it

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Di Fabrizio (del 23/01/2008 @ 09:47:38, in musica e parole, visitato 1877 volte)

Ricevo e porto a conoscenza

La Società Cooperativa "La Bazzarra", desidera richiamare la Vostra attenzione su un evento interamente dedicato al popolo Rom che si aprirà prossimamente a Napoli.

"La Bazzarra", nata dall’esigenza di creare sul territorio vesuviano un centro polivalente attraverso cui i giovani e i meno giovani potessero avvicinarsi al mondo dell’arte, della musica e del teatro in modo diretto ed attivo, promuove da anni un’opera di sensibilizzazione culturale attraverso una serie di iniziative atte a favorire il dialogo e l’incontro fra le culture, nonché l’avvicinamento al sociale, creando eventi non convenzionali e soprattutto originali ed innovativi.

Tra questi il "Festival Ethnos" che, giunto ormai alla tredicesima edizione, è tra i festival di musica etnica più importanti d’Italia ed ha portato sul territorio vesuviano, grandi artisti internazionali; il DiVino Jazz Festival, inserito tra i nove festival jazz della provincia di Napoli; i numerosi concerti che figurano nelle Notti Bianche napoletane; il Capodanno 2007 a Piazza del Plebiscito a Napoli e molto altro ancora.

Quest’anno, con la collaborazione della Dott.ssa Isadora D’Aimmo, Assessore alla Pace e all’Immigrazione della Provincia di Napoli, organizziamo la prima edizione de "Lo Sguardo degli altri": una rassegna tematica dedicata ogni anno ad una etnia diversa. Attraverso film, documentari, concerti, conferenze e mostre vogliamo raccontare la sofferenza umana di popoli vittime del razzismo, delle guerre e delle violenze culturali, fisiche e psicologiche.

Questa prima edizione che si terrà nell’ultima settimana di Febbraio 2008 (dal 25 Febbraio al 2 Marzo) a Napoli, è dedicata al popolo Rom, un popolo che nel suo viaggio dall’India del nord all’Europa dell’est, ha lasciato tracce culturali di grande importanza, ma purtroppo, altrettante tracce negative sono presenti nei preconcetti e nei pregiudizi dei cittadini italiani. Con questa iniziativa vogliamo ribaltare il punto d’osservazione, portare al centro la loro cultura, la bellezza degli sguardi, la loro profondità, i loro occhi, le meravigliose musiche e danze balcaniche: creare dunque, un virtuale centro di cultura in cui per una settimana, ai margini siano gli altri.

Il programma, non ancora definitivo, prevederà la partecipazione di gruppi musicali quali Romano Drom, Kocani Orkestar, Alexian Group e Acquaragia Drom; una rassegna cinematografica dedicata ai film di Toni Gatlif e di Emir Kusturica, incontri e dibattiti a cui sarà probabilmente presente proprio lo stesso Kusturica, una mostra (pannelli, foto ed installazioni), dedicata all’arte e alla cultura dei Rom; un progetto fotografico che abbraccerà la realtà a noi più vicina: i Rom di Napoli.

A tal fine, nell’ottica di una collaborazione con strutture e associazioni che operano con e per i Rom, si chiede una partecipazione alla nostra iniziativa con eventuali proposte di collaborazione; le proposte possono riguardare, sia aspetti artistici da inserire nel programma, come la tematica del teatro, delle favole e delle leggende collegate alla cultura Rom, nonché dell’artigianato, magari con il coinvolgimento diretto di artisti e artigiani Rom, mostre di foto e altro, che tematiche sociali e culturali, da trattare con esperti che possono intervenire in conferenze ed incontri con le altre realtà presenti sul territorio italiano.

In attesa, dunque di un Vostro gentile riscontro, porgo i più cordiali saluti.

Ilaria Borriello
Cooperativa La Bazzarra
Via Cimaglia 60, Torre del Greco (Na)
Tel/fax 0818823978
info@labazzarra.com

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