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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 19/09/2010 @ 09:55:57, in media, visitato 1644 volte)

IL PAESE DELLE DONNE online di Eva Rizzin - venerdì 17 settembre 2010

Molti giornalisti si confrontano con la realtà rom, una realtà complessa e variegata, usando impunemente stereotipi che hanno accompagnato le mille vicende di persecuzioni subite nel corso dei secoli dalle popolazioni sinte e rom. Essi dimostrano, attraverso i loro commenti, di aver perso ogni senso del limite.

La presenza di questo gene nel sangue è la dimostrazione che questi zingari sono esseri irrecuperabili. Eva Justin, scienziata razzista a servizio del regime nazista

I rom […] e l'illegalità insita nel loro DNA. Roberto Poletti, giornalista, 9 settembre 2010

La Commissione Europea ha aperto ieri una procedura di infrazione nei confronti della Francia per l'espulsione delle persone rom. Questa è l'unica notizia confortante nella lettura della rassegna stampa in una settimana non affatto rassicurante.

Molti giornalisti si confrontano con la realtà rom, una realtà complessa e variegata, usando impunemente stereotipi che hanno accompagnato le mille vicende di persecuzioni subite nel corso dei secoli dalle popolazioni sinte e rom. Essi dimostrano, attraverso i loro commenti, di aver perso ogni senso del limite.

Rom accostati indistintamente a delinquenti; rom visti esclusivamente come un problema, una massa indistinta da eliminare, espellere, deportare; rom descritti come un gruppo generalizzato, privati della loro individualità.

Articoli che ci dimostrano quanto il sentire anti-rom sia fortemente radicato nella società, quanto esso sia condiviso, scontato, quanto esso non faccia scandalo. Nei confronti delle minoranze rom e sinte, ci si permette di dire qualsiasi cosa senza il timore di essere condannati. E' preoccupante il clima di assuefazione che si è venuto a creare nella società italiana di fronte alle violazioni subite da tali minoranze.

L'articolo di commento I rom sono un problema della Romania ("Cronacaqui", 11/9) si distingue fra i tanti letti questa settimana per i suoi contenuti razzisti. Francesco Bozzetti a proposito della "questione rom" propone alcuni suggerimenti come, per esempio, impedire la circolazione dei rom in Europa, suggerendo in sintesi di violare la direttiva europea sulla libera circolazione delle persone: "[…] alla Romania […] avremmo come minimo dovuto chiedere di impedire la libera circolazione dei delinquenti e dei rom, che sono da sempre un loro problema, una loro etnia. Gli stessi romeni non amano i rom, non li vogliono e li 'esportano' volentieri all'estero come fanno con i loro criminali". Riferendosi alla situazione milanese aggiunge "[...] periferie, sottoponti e fabbriche dismesse invase dalla peggior specie di zingari dediti a furti, spaccio di stupefacenti".

Esemplare, poi, per i suoi contenuti è il seguente articolo: Sottile differenza tra PD e destra sulle case ai rom ("Libero Milano", 9/9). Il giornalista Roberto Poletti, nella rubrica intitolata Grane, spiega la differenza fra i due schieramenti politici a proposito della questione dell'attribuzione dei 25 alloggi Aler (alloggi che escono dalla graduatoria ufficiale) ad alcune famiglie rom che attualmente risiedono nel 'campo' di Triboniano.

Inizio a leggere l'articolo e ad un certo punto mi imbatto in una teoria classicamente razzista: "l'illegalità insita nel loro DNA". Leggo e rileggo più volte, sperando di essermi sbagliata: DNA, DNA? Purtroppo non è così, ho letto bene, il giornalista ne fa proprio una questione genetica.

Già i nazisti, attraverso i loro scienziati razzisti, avevano elaborato una pseudo teoria sulla pericolosità della 'razza zingara' tarata da un gene molto pericoloso, il Wandertrieb (l'istinto al nomadismo). Questo bastò a condannare rom e sinti allo sterminio. Per un attimo mi si annebbia la mente, rimango basita, sconvolta e profondamente lesa nella mia stessa identità.

Frasi come queste pesano e pesano come macigni, perché sei sinta e rom, se sai cos'è il Porrajmos, se la pianificazione razzista e omicida del passato ha colpito la tua famiglia, se solo per caso i tuoi cari sono riusciti a scampare alla furia del regime nazifascista e alle fiamme dei lager; se ogni giorno ti accorgi di quanto il tuo Paese abbia dimenticato quel passato, e anzi ne invochi il ritorno, frasi come quelle ti fanno inorridire. E io sono sinta.

Visto che ci sono giornalisti che violano quotidianamente il codice deontologico attraverso l'istigazione all'odio e al razzismo mi sembra doveroso, e storicamente corretto, ricordare che furono più di 500.000 le persone rom e sinte vittime dello sterminio pianificato e commesso dal nazi-fascismo.

Domenica 5 settembre ho partecipato alla celebrazione della Giornata europea della cultura ebraica. Mi hanno colpito fortemente le parole del Presidente della Comunità ebraica di Mantova Fabio Norsa, quando ha ricordato ai presenti che gli Ebrei non vogliono essere relegati all'immagine di vittime della Shoah ma considerati comunità portatrice di una cultura millenaria. Ho provato un po' di invidia per quelle parole: quando sarà possibile per noi sinti e rom fare un passo del genere?

Anch'io, come capita a molti ebrei, desidererei non dover tornare sempre sul tema del genocidio, ma purtroppo gli stereotipi, i pregiudizi e le barriere da superare sono ancora infiniti. Forse tutto ciò sarà possibile solo se ci sarà una concreta elaborazione di quello che è stato il genocidio dei rom e dei sinti. Purtroppo però la nostra è una memoria mutilata, completamente ignorata da molti.

Oggi per molti sinti e rom non è nemmeno possibile dichiarare la propria identità, se dichiararti per ciò che sei significa essere automaticamente equiparato al peggiore dei criminali. Il Porrajmos però fa parte della storia d'Italia e d'Europa e tutti hanno il dovere di sapere e di tenere a mente, giornalisti compresi.

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Di Fabrizio (del 19/09/2010 @ 09:51:37, in Italia, visitato 1519 volte)

Tiscali: cronaca

"Essere rom non può essere una vergogna", così da Torino sintetizza Vesna Vuletic, fondatrice di Idea Rom, e la realtà spesso capovolge i luoghi comuni: dal Nord al Sud d'Italia, piccole storie di quotidiana integrazione crescono, all'ombra delle polemiche che puntualmente si scatenano sul destino dei rom, aspettando "politiche pubbliche adeguate".

Il progetto della sartoria Rom - In via Nomentana 952 a Roma puoi trovare un abito unico, con pizzi bianchi o ricami, tessuti orientali broccati o cascate di colore vivace: è l'Antica sartoria rom, dove donne rom dei campi nomadi della capitale confezionano abiti secondo la moda gitana di fine Ottocento, cuciti a mano e con stoffe rigorosamente in fibra naturale, seta, cotone, lana, lino, canapa. Il progetto nasce nel 1997 tra le baracche in un campo in periferia, Alessandra Carmen Rocco, italiana è laureata in lettere e canta come mezzosoprano, e organizza concerti per questo incontra molti musicisti gitani. Così conosce i campi nomadi e le donne dei campi nomadi. Donne - racconta - che hanno un desiderio: lavorare. In uno dei campi nomadi della periferia romana nasce un giorno l'idea della sartoria, le più anziane insegnano alle più giovani un'arte tramandata per secoli. Il progetto si sviluppa e cresce diventa laboratorio, sartoria, negozio, con sfilate - nel 2005 sotto l'egida di Romeo Gigli - e una cooperativa sociale che organizza corsi per chi vuole imparare quest'arte e anche di riuso e riutilizzo delle stoffe da buttare. Ora all'Antica sartoria rom, che confeziona anche costumi teatrali, lavorano 4 donne rom, guadagnano un piccolo stipendio, insegnano ad altre donne rom per dar loro un futuro. Ma i corsi sono frequentati anche da donne italiane - una cinquantina negli ultimi due anni - affascinate dalla moda gipsy. E a comprare sono soprattutto clienti italiani. Nessun finanziamento pubblico. Fanno da sole.

Bari rom assumono rom - A marzo 2008 i rom romeni del villaggio sosta comunale di strada Santa Teresa a Japigia danno il via alla cooperativa di lavoro Artezian, facchinaggio, traslochi e manutenzione del verde, e il primo settembre 2010 riescono ad assumere con contratto di lavoro un rom bosniaco di un altro campo nomadi tra Modugno e Bitonto. Da Artezian è nato anche un progetto per il riuso e riciclo di materiali e macchine da buttare e le donne del campo creano bigiotteria e abiti con materiali di scarto. "Il problema è la mancanza di un lavoro, di una fonte di reddito", spiega Maurizio Pagani, dell'Opera nomadi di Milano, sottolineando: "Su questo fronte le politiche pubbliche non hanno né investito né inciso minimamente, con interventi a carattere assistenziale e a breve termine fine a se stessi". "Si fa ruotare tutto su 'come facciamo a cacciare i nomadi', 'i campi sono ghetti'... in realtà - prosegue Pagani - il problema di base è la mancanza di lavoro, povertà, che condanna rom e sinti all'emarginazione una storia che va avanti dal dopoguerra".

Corsi a Milano - L'opera nomadi quest'anno ha organizzato corsi di sartoria con 15 donne rom dei campi nomadi abusivi; ora tutte sono diventate sarte, lavorano nei campi ma vendono ai privati, anche nei negozi milanesi dove viene molto apprezzato "la loro capacità naturale di accostare i colori". Delle tre cooperative di servizi, messe su dall'opera nomadi di Milano, solo una invece è sopravvissuta, le altre due "sono venute meno per mancanza di commesse pubbliche". Nella cooperativa sopravvissuta lavorano 8-9 persone a progetto, ma chi ha fatto questa esperienza, soprattutto i giovani, ha trovato poi lavoro fuori in ditte private di pulizia. "Anche se normalmente non dicono di essere rom", dice Pagani.

Progetto "Idea Rom" a Torino - "Essere rom non può essere una vergogna, con il nostro progetto vogliamo dire e far conoscere chi siamo davvero", così Vesna Vuletic, 48 anni, da 20 in Italia dove lavora come mediatrice culturale, racconta la nascita, un anno fa a Torino di "Idea Rom" che ora raccoglie una ventina di donne rom, e il loro obiettivo è l'outing: loro lo hanno fatto per prime e ora cercano di aiutare gli altri ad uscire allo scoperto, a non vergognarsi o temere di dire a lavoro, a scuola, all'università, di essere rom.
Per metà sono donne già integrate, inserite nel lavoro, abitano in una casa, l'altra metà del gruppo sono donne giovani, che invece vivono quasi tutte nei campi nomadi, sono disoccupate, bassa scolarità. "Ci siamo ritrovate a parlare - spiega Vesna - alcune di noi fanno le pulizie in banca, in ufficio, ma nessuna diceva di essere rom per paura del sospetto, i figli non lo dicono a scuola per paura di discriminazioni. Molte sono state combattute per anni ma adesso stanno prendendo coraggio, dichiarandosi, rilasciando interviste e anche per comunicare alla società che i rom non sono quelli sporchi, i cattivi da cacciare". Condizioni di povertà portano all'esclusione e alla microcriminalità ma questa non è la realtà della maggior parte dei rom: a Torino ad esempio delle 100 famiglie rom che ora abitano nelle case popolari, solo per 5 ci sono state problematiche. Le donne di Idea Rom così si riuniscono, parlano, vanno nei campi per promuovere il diritto di uscire allo scoperto, e hanno vinto così anche un progetto del Dipartimento delle pari opportunità per interventi di mediazione culturale. Ad ottobre a Torino inizieranno anche corsi di danze tradizionali rom, aperti naturalmente a tutti.

Il vino a Milano e i premi - Prima le mamme del quartiere milanese e le maestre aiutavano i bimbi e le famiglie rom in caso di emergenza, poi hanno voluto fare di più, così insieme a Gas, Sant'Egidio, alla cooperativa di produzione Eughenia, è nata l'idea, del vino R.O.M che sta per "Rosso di origine migrante": bottiglie di vino toscano, Sangiovese, Merlot, Shyra, per finanziare borse di studio e lavoro, un progetto grazie a cui due padri rom hanno trovato lavoro e casa. Problemi di integrazione coi rom a scuola o fuori ? "Assolutamente no - spiega Francesca - sono culturalmente diversi da noi ma va benissimo. Noi abbiamo aiutato loro ma loro hanno aiutano noi. Avere i bimbi rom nella nostra scuola è una ricchezza. Ci sono genitori di bambini che frequentano altre scuole del centro di Milano, dove non si sono né stranieri né rom che vengono qui con i loro figli perché vogliono 'mischiarli con i rom', perchè - dicono - "i loro figli non possono crescere senza conoscere altre realtà". E qualche volta, nonostante tutto, i riconoscimenti arrivano anche dall'alto: il maestro di fisarmonica Jovica Jovic, 53 anni, è un rom jugoslavo che vive nel campo nomadi di via Sesia a Milano e a marzo ha ricevuto dal ministro Roberto Maroni, appassionato di musica, un permesso di soggiorno, seppur temporaneo, per meriti artistici. Insegna a Milano, da lui, che ha suonato con Pelù e Manu Chao, vanno a studiare molte ragazze. E ogni tanto va nelle scuole, e assicurano "sarebbe un ottimo maestro per i bambini".

16 settembre 2010

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Di Fabrizio (del 18/09/2010 @ 09:43:09, in Europa, visitato 1112 volte)

Da Romanian_Roma (QUI un post da rileggere)

La UE mi manca già

Una Rom rumena riflette sulla deportazione francese dei Romanì

L'improvviso collasso dell'Unione Europea nei mesi estivi del 2010 ha preso molti di sorpresa. Anche se era già tutto scritto, non mi aspettavo che la morte dell'Unione sarebbe arrivata così velocemente. Ora che sappiamo che l'Unione fa leggi nel campo dei diritti umani che non ha nessuna intenzione di far rispettare, è a tutti gli effetti per la grande maggioranza degli Europei ("Una politica in cerca di una difesa" 2-8 settembre).

Guardando indietro all'Unione, ci sono molte cose che mi mancheranno. Ricordo con grande speranza la promessa della cittadinanza UE, inclusa nel trattato di Maastricht. Cosa avrebbe significato per noi Europei? Il futuro sembrava tutto davanti a noi. Ricordo come, in seguito al trattato di Amsterdam, l'Unione fece un'importante legge che proibiva la discriminazione razziale. Ricordo come, svegliandosi con la crisi austriaca del 2000, l'Unione assunse nuovi poteri con l'art. 7 del Trattato, di agire contro uno stato membro UE che si discostasse dai valori comuni dell'Unione. E ricordo che nel 2003 la Commissione spiegava che questi poteri potrebbero essere invocati quando "i primi segni di, per esempio, politiche razziste e xenofobe diventino visibili".

Ora sappiamo che tutto è finito, un edificio Golia abbattuto da Davide sotto forma del presidente francese. Il mio villaggio nel sud-ovest della Romania si sta riempiendo di ex-Europei. Naturalmente, sono benvenute le dichiarazioni di Vivian Reding, commissaria europea alla giustizia e la buona volontà dei parlamentari, ma senza una risposta vigorosa, pubblica ed istituzionale sono come capelli che crescono su di un cadavere.

Naturalmente, noi Romanì europei non siamo gli unici ad aver notato la sparizione della UE. Ci sono molti che hanno aspettato questo momento con impazienza. Prendete per esempio i media ed i funzionari pubblici cechi che improvvisamente ad agosto iniziarono a chiamare i Rom cechi "stranieri". O i politici ungheresi che la settimana scorsa iniziarono a chiedere di chiudere i Rom in campi. O le mosse italiane di raddoppiare la distruzione degli insediamenti romanì e chiedere la limitazione della libertà di movimento dei Rom. Si son sempre chiesti se la legge UE fosse Legge o "legge". Ora lo sanno e sono felici.

Infatti, lo sappiamo tutti noi. Un governo che fa leggi che non ha nessuna intenzione di far rispettare, non è un governo. E le sue leggi non sono leggi per davvero.

Noi Europei siamo più in sintonia di quanto si pensa nel sapere esattamente quali sono le regole. Per un periodo, abbiamo vissuto con la felice illusione che la UE fosse una forza legislativa, intenta a difendere i valori che proclamava, e a far rispettare le regole che reggevano questi valori. Ora che la UE è andata, le forze razziste in tutta l'Europa sanno che il loro giorno è arrivato.

L'Unione può resuscitare? L'ha fatto in occasioni precedenti, in altri scenari. Ma questo comporterebbe una vigorosa risposta istituzionale, cioè l'inizio di un procedimento legale contro gli stati membri che contravvengono le leggi UE.. Dovrebbe avvenire pubblicamente - che gli Europei vedano. Altrimenti, che l'Unione possa riposare in pace, il suo antico splendore onorato per la speranza che brevemente ci diede.

Da:
Cosmina Novacovici
Banloc, Timis County
Romania

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Di Anna Luridiana (del 18/09/2010 @ 09:27:02, in Kumpanija, visitato 1068 volte)

Da Roma_Daily_News (benvenuto ad Anna Luridiana che inizia la collaborazione con Mahalla)

08/09/2010 - Da DROM KOTAR MESTIPEN associazione delle donne romanì vi informiamo che i giorni 8, 9 e 10 ottobre si terrà a Barcellona il Congresso Internazionale delle Donne Romanì: le altre donne.

Questo Congresso si impegna a realizzare il sogno di un lavoro, che hanno tutte le donne Romanì attraverso la creazione di uno spazio di dialogo e di trasformazione per sradicare tutte le difficoltà che noi, come donne Romanì, dobbiamo affrontare.

Di frequente ci troviamo di fronte a una tripla discriminazione: perché siamo donne, perché siamo Romà e perché non abbiamo un titolo di studio. Se noi discutiamo e uniamo i nostri sforzi, possiamo contribuire al superamento di queste diseguaglianze.

Con questo Congresso, in particolare, aspiriamo a dare voce a tutte le donne Romanì che non hanno un titolo di studio e che non partecipano alla discussione principale ed ai Forum dai quali escono delibere e decisioni.

Tutta la documentazione relativa alla Conferenza è già disponibile sulla seguente pagina web: http://dromkotar.wordpress.com/ Qui potete trovare tutte le informazioni relative alla Conferenza e le istruzioni da seguire per ottenere una borsa di studio – sovvenzione.

Vi informiamo inoltre che le linee guida per lavorare con tutte le donne su ogni argomento, sono disponibili da adesso fino all'inizio della Conferenza. La conoscenza di queste informazioni faciliterà la partecipazione diretta alla Conferenza di tutte le donne e sarà utile per cominciare le discussioni preliminari in ogni vostro territorio.

L'idea principale è quella di condividere online tutte le discussioni preliminari in una piattaforma che abbiamo progettato, e alla quale potete accedere attraverso la webpage del Congresso. Chi di voi fosse interessata a partecipare alla piattaforma è pregata di mandarci una email, quindi noi provvederemo a inviarvi la password. Grazie alla vostra partecipazione, noi tutte potremo organizzare i gruppi di lavoro e di discussione del Congresso. Siamo certe che queste discussioni cambieranno l'attuale politica sociale e che miglioreranno le condizioni del nostro Popolo in Europa.

Vi invitiamo a pubblicizzare il Congresso fra tutte le donne dei territori in cui vivete, e ad organizzare grandi gruppi di partecipanti, così che ogni donna interessata abbia l'occasione di partecipare.

Vi preghiamo di diffondere queste informazioni in tutti i vostri Social Network. Per essere un prima e un dopo nella nostra storia. Tutte noi vinceremo.

Ricordate che il termine per registrarsi è il 24 settembre, così pure per avviare le procedure per ottenere una borsa di studio – sovvenzione.

Aspettiamo con piacere di incontrarvi tutte a Barcellona!

Per ogni vostra necessità, non esitate a contattarci.

Cordialità

ANA CONTRERAS FERNANADEZ
Presidente
Drom Kotar Mestipen – Associazione delle Donne Romanì
tel.: 933043000 Fax: 93 302 12 26
E-mail: info@dromkotar.org

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Di Fabrizio (del 18/09/2010 @ 09:06:39, in Italia, visitato 1540 volte)

Da Federazione Romanì

La Federazione romanì promuove il meeting della cultura romanì "Molti giudicano, pochi conoscono".
Le attività del meeting si svolgeranno a Roma in via Cavriglia n. 8 a partire dalle ore 10,00 del 25 Ottobre 2010.

Il programma PROVVISORIO del meeting:

  • Corso di lingua romanès
  • Corso di formazione per decisori pubblici
  • Workshop internazionale su diritti e cittadinanza
  • Seminario scolarizzazione minori rom e sinti
  • Presentazione dell'opera editoriale di letteratura romanì "O romanò gi"
  • Divulgazione campagna DOSTA contro il razzismo
  • Mostra didattica/documentaria della cultura romanì
  • Concerto di musica romanì

Per comunicazioni: federazioneromani@libero.it

Cordiali saluti
Il presidente

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Di Fabrizio (del 17/09/2010 @ 13:52:39, in Regole, visitato 1179 volte)

STABIA Channel

"Intervengo per chiedere l'immediata iscrizione all'ordine del giorno dell'Assemblea della mozione Atto Senato 1-00133 del maggio scorso, sottoscritta da oltre 30 senatori e di cui sono prima firmataria, sulla grave realtà di vita di rom e sinti nel nostro Paese".

Questa la richiesta avanzata oggi in Aula dalla senatrice Anna Maria Carloni che è intervenuta ricordando che nella mozione "chiedevamo di conoscere i dati del censimento dei campi e le conseguenze del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri che metteva in atto una serie di politiche sui campi, finalizzate a garantire la sicurezza per le popolazioni rom e sinti, oltre che livelli minimi sociali e sanitari di prestazioni".

"Voglio ricordare - ha sottolineato Carloni - che da anni l'Italia viene monitorata e criticata sul versante dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda la condizione di vita di rom e sinti. Non possiamo dimenticare le parole tanto pesanti dei Commissari per i diritti umani del Consiglio d'Europa, le accuse di xenofobia e razzismo rivolte anche recentemente al nostro Paese per le condizioni di vita disumane in Italia nei campi per rom e sinti". "Ebbene - continua la senatrice del Pd - per tutta risposta il presidente del Consiglio Berlusconi è l'unico in Europa a correre in soccorso di Sarkozy sulle politiche di rimpatrio, universalmente condannate anche perché in aperta violazione dei trattati dell'Unione europea, in base ai quali le persone non possono essere rimpatriate perché appartenenti ad una minoranza etnica".
"Per questo - conclude Carloni - chiediamo di mettere immediatamente all'ordine del giorno la nostra mozione presentata su rom e sinti".

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Di Fabrizio (del 17/09/2010 @ 09:40:32, in media, visitato 1281 volte)

Antefatto: dato che in questo periodo le parole Rom e Francia assieme tirano parecchio, a inizio settimana girava la notizia che Besson, ministro francese degli Interni, se l'era presa con Fidel Castro per il giudizio che questi aveva dato sulla politica antigitana francese. E' notorio che Fidel di solito "non le manda a dire", ma l'unica cosa che ero riuscito a capire è che al ministro francese non andava giù la parola "Olocausto" usata da Fidel, il cui discorso non veniva citato. Comunque, l'agenzia cubana Prensa Latina da un po' esce anche in versione italiana. Ecco dunque il testo che ha fatto arrabbiare qualche francese:

Benché ci fossero articoli sul tema prima e dopo il 1º settembre 2010, quel giorno, il giornale La Jornada, del Messico, ne ha pubblicato uno di gran impatto, intitolato "El holocausto gitano: ayer y hoy" (L'olocausto zingaro: ieri ed oggi) che evoca una storia davvero drammatica. Senza aggiungere né togliere una sola parola dell'informazione, ho scelto le righe testuali del suo contenuto che riflettono fatti veramente commoventi, dei quali, Occidente e, soprattutto, il suo colossale apparato mediatico, non dice nemmeno una parola. "Nel 1496: auge del pensiero umanista. I popoli rom (zingari) della Germania, sono dichiarati traditori nei confronti dei paesi cristiani, spii a pagamento dei turchi, portatori della peste, stregoni, banditi e sequestratori di bambini.

"1710: secolo delle luci e della ragione. Un editto ordina che gli zingari adulti di Praga siano impiccati senza giudizio. I giovani e le donne sono mutilati. A Boemia, gli si taglia l'orecchio sinistro. A Moravia, l'orecchio destro.

"1899: climax della modernità ed il progresso. La polizia di Baviera crea la Sezione Speciale per le questioni sugli zingari. Nel 1929, la sezione passa alla categoria di Centrale Nazionale, e viene trasferita a Munich. Nel 1937, si stabilisce a Berlino. Quattro anni dopo, mezzo milione di zingari muore nei campi di concentrazione dell'Europa centrale e dell’Est."

"Nella sua tesi di dottorato Eva Justin (assistente del dottor Robert Ritter, della sezione di indagini razziali del Ministero di Salute tedesco), affermava che il sangue zingaro era oltremodo pericoloso per la purezza della razza tedesca. Ed un certo dottor Portschy ha inviato un memorandum a Hitler suggerendogli di sottoporre loro a lavori forzati e sterilizzazione in massa, perché mettevano in pericolo il sangue puro dei contadini tedeschi.

"Qualificati da criminali inveterati, gli zingari incominciarono ad essere fermati in massa, ed a partire dal 1938 loro sono stati reclusi in blocchi speciali nei campi di Buchenwald, Mauthausen, Gusen, Dautmergen, Natzweiler e Flossenburg.

"In un terreno della sua proprietà di Ravensbruck, Heinrich Himmler, capo della Gestapo (SS), ha creato uno spazio per sacrificare le donne zingare che erano sottomesse ad esperimenti medici. Sono state sterilizzate 120 bambine zingare. Nell'ospedale di Dusseldorf-Lierenfeld sono state sterilizzate zingare sposate con non zingari.

"Migliaia di zingari sono stati deportati dal Belgio, Olanda e Francia e inviati al campo polacco di Auschwitz. Nelle sue Memorie, Rudolf Hoess (comandante di Auschwitz), racconta che tra gli zingari deportati c’erano degli anziani quasi centenari, donne incinte e numerosi bambini.

"Nel ghetto di Lodz (Polonia) […] nessuno dei 5.000 zingari ha sopravvissuto."

"In Iugoslavia, si eseguiva nello stesso modo agli zingari ed agli ebrei nel bosco di Jajnice. I contadini ricordano ancora i gridi dei bambini zingari portati ai luoghi d’esecuzione."

"Nei campi di sterminio, solo l'amore degli zingari per la musica è stato a volte l’unico sollievo. Ad Auschwitz, affamati e pieni di pidocchi, si univano per suonare ed incoraggiavano i bambini a ballare. Ma era anche leggendario il coraggio dei guerriglieri zingari che militavano nella resistenza polacca, nella regione di Nieswiez."

La musica è stata il fattore che ha mantenuto loro uniti e che gli ha aiutato a sopravvivere, così come lo è stato la religione nel caso dei cristiani, ebrei e musulmani.

La Jornada, in successivi articoli pubblicati dalla fine agosto, ha rinfrescato la memoria su avvenimenti quasi dimenticati a proposito di quello che ha successo con gli zingari in Europa, i quali, vittime dal nazismo, sono stati dimenticati dopo il giudizio di Norimberga nel 1945-1946.

Il governo tedesco di Konrad Adenauer ha dichiarato che lo sterminio degli zingari prima del 1943, obbediva a politiche legali di Stato; quelli che sono stati colpiti quel anno non hanno ricevuto nessuna indennità. Robert Ritter, esperto nazista nello sterminio degli zingari, è stato messo in libertà; 39 anni dopo, nel 1982, quando la maggioranza delle vittime era ormai morta, venne riconosciuto il loro diritto all'indennità.

Più del 75 percento degli zingari, che si calcolano tra 12 e 14 milioni, vivono in Europa centrale e dell’Est. Solo nella Iugoslavia socialista di Tito gli zingari sono stati riconosciuti con gli stessi diritti che le minoranze croate, albanesi e macedone.

L'organo stampa messicano definisce di "particolarmente perversa" la deportazione massiccia degli zingari a Romania e Bulgaria, ordinata dal governo di Sarkozy - ebreo d’origine ungherese -.; sono le parole testuali con le quali la qualifica. Non prenderlo come irriverenza dalla mia parte.

In Romania, il numero degli zingari si stima in due milioni di persone.

Il Presidente di quel paese, Traian Basescu, alleato degli Stati Uniti e membro illustre della NATO, ha qualificato di "zingara schifosa" una giornalista. Come può osservarsi, una persona molto delicata, e di linguaggio gentile.

Le website Univisión.com, ha commentato le manifestazioni contro l'espulsione degli zingari e "xenofobia" in Francia. Circa "130 manifestazioni dovevano avere luogo in Francia e di fronte ad ambasciate francese nei vari paesi dell'Unione Europea, con l'appoggio di decine di organizzazioni dei diritti umani, sindacati e partiti di sinistra ed ecologisti", ha informato l'agenzia stampa AFP. L'esteso ufficio parla della partecipazione di rinomate personalità del mondo della cultura come Jane Birkin e la cineasta Agnes Jaoui, ricordando che la prima "ha fatto parte, insieme all'ex resistente contro l'occupazione nazista della Francia (1940-1944) Stephane Hessel, del gruppo che ha incontrato posteriormente gli assessori del ministro d’Immigrazione Eric Besson.

"'E’ stato un dialogo tra sordi, ma comunque è stato bene di averlo fatto per mostrare loro che gran parte della popolazione si arrabbia davanti a questa politica nauseabonda ', ha indicato il portavoce della Rete d’Istruzione senza frontiere."

Altre notizie sullo spinoso tema arrivano dall'Europa: "Il Parlamento Europeo ha messo in ludibrio [pubblico] la Francia e Nicolás Sarkozy per il rimpatrio di migliaia di zingari rumeni e bulgari in un teso dibattito nel quale si è qualificato di scandaloso e ridicolo l'atteggiamento di José Manuel Durão Barroso e della Commissione per la sua apparente pusillanimità e per non condannare per illegali e contrarie al diritto comunitario le decisioni di Parigi", informa El País.com in un articolo a cura di Ricardo Martínez di Rituerto.

Il giornale La Jornada ha pubblicato in un altro dei suoi articoli, l'impressionante dato sociale che la mortalità neonatale della popolazione zingara è nove volte maggiore della media europea e la speranza di vita supera appena i 50 anni.

In precedenza, il 29 agosto, aveva informato che "benché le critiche non abbiano mancato – sia da parte delle istituzioni dell'Unione Europea (UE) che dalla Chiesa cattolica, l'ONU e l'ampio ventaglio di organizzazioni pro emigranti - Sarkozy insiste nell’espellere e deportare centinaia di cittadini della Bulgaria e Romania - e quindi cittadini europei - con la scusa dell’ipotetico carattere 'criminale' di questi cittadini."

"È difficile da credere che nel 2010 - conclude La Jornada - dopo il terribile passato dell'Europa nel terreno del razzismo e l'intolleranza, è ancora possibile criminalizzare ad un'etnia intera segnalandola da problema sociale."

"L'indifferenza o addirittura il beneplacito di fronte alle azioni della polizia francese oggi, italiana ieri, ma europea in linea di massima, lascia senza parole il più ottimista degli analisti."

All’improvviso, mentre scrivevo questa Riflessione, ho ricordato che la Francia è la terza potenza nucleare del pianeta, e che Sarkozy aveva anche una valigetta con le chiavi per lanciare una delle più di 300 bombe che possiede. Per caso ha qualche senso morale ed etico lanciare un attacco sull'Iran, al quale condannano per l’ipotetica intenzione di fabbricare un’arma di questo tipo? Dov’è la saggezza e la logica di quella politica?

Ipotizziamo che Sarkozy, all’improvviso, diventa pazzo, come pare che sta succedendo. Che cosa farebbe in quel caso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con Sarkozy e la sua valigetta?

Che cosa succederà se l'estrema destra francese decide di obbligare Sarkozy a mantenere una politica razzista in contraddizione con le norme della Comunità Europea?

Potrebbe rispondere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quelle due domande?

L'assenza della verità e la prevalenza della bugia è la maggiore tragedia nella nostra pericolosa era nucleare.

Fidel Castro Ruz
12 settembre 2010
18.57.

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Di Sucar Drom (del 17/09/2010 @ 09:11:00, in Italia, visitato 1918 volte)

L'associazione Sucar Drom e la Federazione Rom Sinti Insieme, in collaborazione con l'UNAR, la Provincia di Mantova e l'Istituto di Cultura Sinta, invitano al Festival Dosta! che sbarcherà a Mantova venerdì 8 e sabato 9 ottobre 2010.

Programma provvisorio

Venerdì 8 ottobre, ore 21.00, Teatro Bibiena
CONCERTO: DJANGO'S CLAN
Nel centenario della nascita di Django Reinhardt, genio della musica jazz europea, un concerto che ne ripercorre l'arte e la tecnica per vivere la musica e l'arte del più grande musicista sinto.

Sabato 9 ottobre, Cinema del Carbone
- ore 10.30, Spettacolo teatrale della compagnia Rom Theatre rivolto alle scuole superiori;
- ore 17.00, Dibattito pubblico
- ore 19.30, Aperitivo
- ore 21.15, Spettacolo teatrale della compagnia Rom Theatre

INGRESSO GRATUITO
E' consigliata la prenotazione, scrivere a sucardrom@sucardrom.191.it

LA CAMPAGNA DOSTA!

L'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, nell'ambito delle sue attività istituzionali ed in collaborazione con le principali associazioni rom e sinte, ha lanciato per l'anno 2010 la Campagna DOSTA, una grande iniziativa di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle comunità rom in Italia.

La Campagna DOSTA ("Basta" in lingua Romanì) è stata già promossa dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione Europea nell'ambito del terzo programma congiunto "Equal Rights and Treatment for Roma". La campagna DOSTA è stata già realizzata con successo in cinque paesi dell'Europa dell'Est: Albania, Bosnia e Herzegovina, Montenegro, Serbia, Slovenia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, mentre è di prossima presentazione la campagna in Francia e Bulgaria. La Campagna non è mai stata diffusa in Italia e intento dell'UNAR sarà quello di studiare strumenti, metodologia e messaggi costruiti dalla campagna, per un loro adattamento in lingua italiana contestualizzato all'ambito storico e culturale italiano, oltre alla promozione e valorizzazione di eventi e prodotti realizzati da associazioni rom e sinte rivolte alla sensibilizzazione sulle difficoltà di inclusione sociale, abitativa, educativa e lavorativa delle comunità Rom.

La Campagna è stata pensata e condivisa con le principali reti di associazioni rom e sinte in Italia: la Federazione Rom e Sinti Insieme, la Federazione Romanì, UNIRSI. Le associazioni operano all'interno di un Tavolo di coordinamento ROM istituito e coordinato dall'UNAR e collaborano alla pianificazione della campagna e alla progettazione e realizzazione degli eventi previsti, in collaborazione con le istituzioni locali coinvolte dalle iniziative.

Obiettivo generale della Campagna è quello di favorire la rimozione degli stereotipi e pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinte attraverso una strategia globale di confronto e conoscenza reciproca.

Obiettivi specifici della Campagna saranno quelli di:
• favorire una migliore conoscenza della cultura Rom e del suo contributo nella storia europea attraverso mostre e spettacoli, premi, seminari e conferenze, eventi pubblici e campagne sui media;
• promuovere un confronto diretto con la realtà rom ed i rischi di discriminazione ed esclusione sociale attraverso percorsi formativi per il mondo del giornalismo e gli enti locali, tavoli di lavoro e occasioni pubbliche di dibattito

L'appuntamento su Facebook

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Di Fabrizio (del 16/09/2010 @ 09:39:13, in Europa, visitato 1363 volte)

Da Polska_Roma (ndr. alcuni link sono in polacco)

Institute for Race Relations - By Joanna Tegnerowicz

A luglio 2010, una folla inferocita lanciò un terrificante attacco contro una famiglia rom a Limanowa, Polonia meridionale. Ma perché non ci sono stati arresti? E come mai nessuno è stato condannato per la violenza?

Da sinistra a destra, il signor Daga, padre Opocki ed il sindaco di Limanowa, Marek Czeczótka, di fronte al blocco di appartamenti dove vivono i Daga.

02/09/2010 - Ottobre 1990, la folla da fuoco a trentasei case rom nel villaggio rumeno di Mihail Kogalniceanu. Nessuno fu arrestato, ed il sindaco del paese, il signor Ionesco, dichiarò "Vorrei sottolineare che questo non è stato diretto contro gli zingari. Non abbiamo problemi con la loro razza. Abbiamo solo problemi con i criminali." Similmente, quando ventidue case rom furono date alle fiamme in Bolintin Deal, sempre in Romania nel sud-est, un portavoce dell'ufficio del sindaco annunciò che le case erano state incendiate semplicemente per "cacciare i criminali" dato che nessuno aveva problemi con i 400 "Rom assimilati" che vivevano nel paese. [1]

Ci sono preoccupanti analogie tra i pogrom "punitivi" che avvennero in Romania negli anni '90 ed i recenti eventi di Limanowa, una piccola città nella Polonia meridionale. La notte tra il 23 e il 24 luglio 2010, una folla inferocita armata di pietre e, secondo alcuni, bottiglie molotov si riunì davanti alla casa di una famiglia rom, tentando di trascinare fuori la famiglia Daga (Donga) [2]. L'attacco alla famiglia venne impedito solo dal rapido intervento della polizia. Si stima che fossero coinvolti molti residenti. Alcuni media riportano di quaranta, altri di cento persone. Ha dovuto essere impiegato il reparto antisommossa da Cracovia per disperdere la folla.

Nei giorni seguenti, è risultato evidente che la polizia non intendeva procedere penalmente contro nessuno dei residenti coinvolti. Un popolare sito web di informazione locale è stato adoperato per descrivere la famiglia Daga come un pericolo per la comunità [3]. E, in seguito, i media hanno suggerito sotto traccia che un potenziale attacco fatale ad una famiglia rom non costituisse un crimine in Polonia. Nessuno è stato arrestato, anche se circa trenta persone sono state identificate tramite i loro documenti e poi interrogate. D'altra parte, le autorità stanno considerando di prendere misure repressive contro la famiglia Daga, i cui comportamenti passati sono stati variamente descritti, sia dai giornalisti che dai portavoce dell'autorità locale, come patologicamente inclini. La violenza di massa, d'altra parte, è stata descritta come un evento comprensibile e giustificabile, generata dalla disperazione dei locali, terrorizzati dai loro vicini la cui delinquenza li ha portati all'estremo. Un giornalista del giornale regionale Gazeta Krakowska ha riassunto il consenso popolare descrivendo l'attacco come un "atto di disperazione" [4].

L'autorità locale, tra le minacce dei residenti di ulteriori violenze [5], ha deciso che l'unica maniera di prevenire ulteriori tentativi di farsi giustizia da sé, fosse di sgomberare la famiglia da dov'era e risistemarla in un "container"[6] in "qualche posto isolato". La chiara intenzione è di evitare che i Daga abbiano dei vicini [7]. Secondo diverse notizie, le autorità locali potrebbero anche abbandonare questo piano, di fronte alle critiche della famiglia Daga e di Roman Kwiatkowski, presidente della Società dei Rom in Polonia (Stowarzyszenie Romów w Polsce) [8]. Ma bisogna credere a queste voci? Sembra siano solo problemi tecnici che hanno temporaneamente interrotto i tentativi del sindaco di sgomberare la famiglia con l'aiuto di una compagnia della sicurezza privata. Primo, il container che una compagnia si è offerta di vendere alle autorità non sarebbe conforme ai regolamenti statali e secondariamente, è difficile trovare un posto per il container, soprattutto prché "nessuno vuole avere i Daga come vicini".

Stabilire narrazioni che legittimino il vigilantismo

Com'è successo che le azioni criminali dei residenti della città portino a punire le vittime che stanno per essere sgomberate da casa loro e messe socialmente in quarantena dai loro vicini? Per capirlo, è necessario analizzare le varie spiegazioni avanzate dalla comunità locale attraverso i media.

E' chiaro che la famiglia nel passato è stata coinvolta in diverse dispute coi vicini, durante alcune delle quali sono state usate minacce e violenze. I residenti hanno fatto una serie di accuse contro la famiglia tramite i giornalisti, che hanno riunito i reclami per costruire la narrazione di una famiglia prona alla delinquenza sociale e a comportamenti inaccettabili. Tuttavia, una lettura più attenta delle lamentele della comunità rivela una serie di racconti, alcuni in contraddizione tra loro, altri che potrebbero essere stati interpretati dai giornalisti a favore del loro punto di vista, teso a negare che nulla, assolutamente nulla potrebbe mai giustificare quello che può essere descritto come un tentativo di linciaggio [9]. Sembra che i media fossero totalmente ciechi al fatto al fatto che la folla di locali che volevano regolare i conti con una famiglia, attaccandola fisicamente sia un pericolo maggiore di quello portato dalla stessa famiglia alla comunità locale.

Una delle prima storie ad emergere è stata quella che un membro della famiglia aveva insultato una donna incinta che era stata spaventata dal cane della famiglia e che il cane era saltato addosso alla donna (alcune notizie vanno oltre e suggeriscono che il cane fosse stato deliberatamente aizzato contro la donna). Ma un articolo pubblicato sul sito web locale www.limanowa.in (26 luglio) suggeriva che l'incidente che ha così apparentemente oltraggiato la comunità locale, non sia stato riportato alla polizia. Infatti la storia in internet indica chiaramente che il 26 luglio il governatore del distretto chiese alla donna di presentare una denuncia penale contro la famiglia.

Si scopre che altre storie raccontate dalla stampa non reggono. Un residente del posto racconta di essere testimone che un membro della famiglia insultò un poliziotto con "una sequela di abusi volgari". Ma il poliziotto si limitò a "dargli un colpetto sulla spalla chiedendogli di andare a casa". "Non riesco a capire perché i poliziotti tollerino queste umiliazioni", continua il residente. Ma è davvero credibile che la polizia polacca accetti simili "umiliazioni" e di fronte alla passività poliziesca soltanto i cittadini si alzino come guardiani delle legge continuamente offesa?

Altri racconti dei media sono pieni di contraddizioni. Si dice che altri Rom condannavano la famiglia Daga e questo è stato usato in appoggio all'argomento che l'attacco non era a sfondo razziale, dato che, secondo le parole del sindaco Marek Czeczótka, "Limanowa non ha problemi con i Rom" perché a differenza della "troppo esigente" e "combattiva" famiglia Daga, "molti si comportano come dovrebbero" [10]. A riprova di questo ragionamento è citata la dichiarazione di una residente rom, Dorota Wieczorek, che dice che i Daga avrebbero minacciato di uccidere la sua famiglia [11]. Tuttavia, se la famiglia Daga è stata ostracizzata dall'intera comunità rom, come mai qualcuno ha testimoniato che "i Rom vorrebbero raggiungere Koszary [12] per ottenere rinforzi [13]" ed altri testimoni esprimono la paura che "teppisti rom" possano mobilitarsi per difendere la famiglia [14]? E' impossibile sapere se il presunto consenso dei Rom contro la famiglia Daga sia vero oppure sia semplicemente una conveniente finzione della virtuosa narrazione dei residenti.

Una notizia che non può essere contestata è il fatto che Roman Guzik in passato sia stato attaccato da membri della famiglia Daga con un bidone della spazzatura e un'ascia [15]. Non può essere contestata perché, come ammesso prontamente da Guzik, i componenti della famiglia che l'avevano attaccato furono in seguito processati. Ma proprio questo contraddice gli altri racconti dei residenti - quelli che si soffermano sulla passività della polizia e sulle pecche di un sistema giudiziario nell'assicurare giustizia contro il presunto passato della famiglia.

Emarginare il sentimento anti-Rom

Le giustificazioni per un assalto contro una famiglia sarebbero immaginabili se simili accuse fossero fatte contro una famiglia non-Rom?

Quasi tutti coloro che hanno pubblicamente commentato gli eventi di Limanowa, sono stati molto indulgenti riguardo la comunità locale che ha lanciato gli attacchi e altrettanto severi contro la famiglia Daga. Padre Stanislaw Opocki, responsabile per la pastorale dei Rom polacchi, suggerisce che l'unico risultato positivo dell'azione dei vigilantes sarebbe la persecuzione contro la famiglia. "Sono dalla parte di quegli abitanti la cui pace viene disturbata," ha osservato, aggiungendo che "Gli organi inquirenti dovrebbero occuparsi di questo caso. Neanche la povertà giustifica chi semina agitazione e dissensi. [16]" Elzbieta Mirga-Wójtowicz, Rom e plenipotenziario del governatore della provincia per le minoranze nazionali ed etniche, tenta di essere imparziale, dichiarando che "probabilmente tutte e due le parti in conflitto sono da biasimare," ma aggiunge che può essere vero che la famiglia è "in qualche senso [...] patologica [17]." Ma Mirga-Wójtowicz va oltre nel suo tentativo di contestualizzare il presunto comportamento passato della famiglia col fatto delle loro condizioni di vita estremamente difficili. Puntualizza che i dodici membri della famiglia vivono in un appartamento di appena 36 metri quadri. Va sottolineato che gli operatori sociali che hanno visitato la famiglia hanno espresso l'opinione che il loro problema più grosso siano le condizioni di vita inadeguate [18].

Anche quando si tratta della segnalazione di un attacco di tipo squadrista, si ha l'impressione che a nessuno importi di esprimere alcuna compassione per i Daga. Un giornalista di una stazione TV privata, TVN 24, ha dedicato molta attenzione al fatto che un membro della famiglia avrebbe gettato dalla finestra una bottiglia incendiaria contro la folla radunata sotto la sua abitazione [19]. La trasmissione di TVN 24 da l'impressione che le azioni della folla fossero pacifiche in confronto all'atto della famiglia "assediata" di lanciare una bottiglia incendiaria.

Stabilire il contesto razzista

Con pochissime eccezioni [20], quanti hanno pubblicamente commentato gli eventi di Limanowa hanno sostenuto che l'attacco non aveva origini etniche o razziali. Ma è davvero possibile che una simile catena di avvenimenti potesse accadere se i Daga non fossero stati Rom? Simili "azioni punitive" collettive [21] intraprese contro famiglie "patologiche" non-Rom? Negli anni '90 anche i Rumeni rigettarono l'idea che i pogrom anti-Rom fossero motivati etnicamente o razzialmente. Se si leggono i media polacchi sugli eventi di Limanowa, si resta con l'impressione che, dato che la famiglia attaccata era vista come prona alla delinquenza, il sentimento anti-Rom è automaticamente da escludere come motivo della violenza di massa. I commentatori non ricordano, o non vogliono ricordare, che in passato linciaggi a sfondo razziale, come quelli negli USA del sud o anche i pogrom in Romania, erano spesso condotti contro quei membri delle comunità minoritarie che erano visti come "causanti problemi" o coinvolti in comportamenti criminali. Negli USA del sud, le vittime erano accusate di aver commesso violazioni inammissibili contro la comunità bianca. Il fatto che un linciaggio o una violenza di massa venissero intesi come una "punizione" per violazioni (reali o immaginarie) delle norme sociali non li rende meno razzisti.

Gli eventi di Limanowa dovrebbero essere interpretati alla luce di quanto si sa circa la molto frequente e profondamente radicata ostilità contro i Rom nella società polacca. Secondo i risultati di un recente sondaggio condotto dal Centro Ricerca Opinione Pubblica (CBOS), il 47% dei Polacchi dice di non gradire i Rom [22]. Sono forti anche gli stereotipi negativi contro i Rom, come dimostrato da un precedente sondaggio CBOS. Circa il 42% dei Polacchi era del parere che i Rom possedessero innate tendenze criminali ed il 75% concordava con la dichiarazione "i problemi dei Rom sparirebbero se iniziassero a lavorare [23]".  Alla luce di questi dati, dev'essere rivisto il consenso popolare che l'attacco di Limanowa non abbia moventi etnici. Chiediamoci ancora: perché incidenti simili non avvengono mai a famiglie non-Rom in Polonia?

Footnotes:

[1] Donald L.Horowitz, in The Deadly Ethnic Riot (University of California Press, 2003) argues that in those Romanian villages where anti-Roma violence took place in the years 1990-1997, it was frequently the case that only the homes of those considered 'troublemakers' were set on fire. See also István Haller, 'Lynching is not a crime: mob violence against Roma in post-Ceausescu Romania', 7 July 2004.
[2] The media gives two versions of the family name, both pronounced in the same way. Daga is probably the correct version.
[3] See www.limanowa.in, in particular, 'Tylko eksmisja moze zapobiec tragedii', 26 July 2010.
[4] Bozena Wojtas, 'Limanowa: konfliktowi Romowie zostana przesiedleni', Gazeta Krakowska, 26 July 2010.
[5] 'Po próbie samosadu przenosza romska rodzine', 27 July 2010.
[6] So-called containers (kontenery socjalne) are widely used as low-standard social housing in Poland.
[7] 'A few locations are being considered. No particulars were disclosed. All the local authorities agree, however, that it must be a solitary spot', 'Eksmisja przesadzona, czas rozliczyc postawe policji!', 27 July 2010.
[8] 'Limanowa: Romowie nie chca kontenera', 30 July 2010.
[9] According to the entry by Alexander W Pisciotta, in the Encyclopaedia of Race and Crime (eds Helen Taylor Greene and Shaun L Gabiddon, Sage, 2009), lynching 'involves mob violence that is done under the guise of vigilante justice... lynch mobs did not always kill their victims'.
[10] 'Tylko eksmisja moze zapobiec tragedii', 26 July 2010.
[11] B. Wojtas, P. Odorczuk, 'Limanowa: spór grozil linczem. Udalo sie znalezc kompromis', 27 July 2010.
[12] Koszary is a small village in the Limanowa district, with a significant number of Roma among its inhabitants.
[13] 'Konflikt sie odrodzil: zamieszki na ulicy Witosa w Limanowej', 23 July 2010.
[14] 'Eksmisja przesadzona, czas rozliczyc postawe policji!', 27 July 2010.
[15] The video accompanying the article Po próbie samosadu przenosza romska rodzine', 27 July 2010.
[16] 'Chuliganstwa i warcholstwa nic nie usprawiedliwia', 26 July 2010.
[17] 'W Limanowej to nie jest konflikt etniczny', an interview with Elzbieta Mirga-Wójtowicz, Gazeta Wyborcza Kraków, 26 July 2010.
[18] See B. Wojtas, P. Odorczuk, 'Limanowa: spór grozil linczem. Udalo sie znalezc kompromis', 27 July 2010.
[19] The video accompanying the article, 'Po próbie samosadu przenosza romska rodzine', 27 July 2010.
[20] The Society of Roma in Poland, as well as another well-known Polish NGO, Open Republic - Association against Anti-Semitism and Xenophobia, are among the exceptions. See the Declaration of the Council of Management of the Society of Roma in Poland on the conflict in Limanowa, 26 July 2010. The Open Republic Association has republished on its website a newspaper article about the violence and stated that the events in Limanowa 'caused it anxiety' and that 'in such circumstances it is easy to awake sleeping spectres and to provoke the hatred and aggression of the crowd', 3 August 2010.
[21] The words 'punitive action' come from the article 'Tylko eksmisja moze zapobiec tragedii', 26 July 2010.
[22] Stosunek Polaków do innych narodów, (pdf file 372kb), January 2010.
[23] Postawy wobec Romów w Polsce, Czechach, na Wegrzech i Slowacji, (pdf file 140kb), June 2008.


The Institute of Race Relations is precluded from expressing a corporate view: any opinions expressed are therefore those of the authors.

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Di Marylise Veillon (del 16/09/2010 @ 09:01:42, in media, visitato 1924 volte)

Dal forum su Le Monde

Il trattamento politico e umano della questione ha suscitato nei nostri lettori pareri divisi. Pezzi scelti:

Una storia antica.
Patrice Chevy, Garches (Hauts-de-Seine)
Nell'anno 64, Nerone presunto colpevole del grande incendio di Roma, sceglie una piccola comunità che disturba e inquieta, i cristiani, per offrirla alla vendetta popolare. Nel 2010, un presidente francese, piromane suo malgrado (le mani piene di affari, risultato magnetico della politica della sicurezza, politica sociale distruttiva, politica economica disastrosa) riprende la stessa ricetta. Chi ha detto che non bisognava più insegnare la storia? Eppure, è così utile…

Parere.
Jean- François de Montvalon, Paris
Odiamoci gli uni gli altri. Il potere politico malgrado il suo coraggio, le sue competenze e la sua determinazione, non pervenendo evidentemente a padroneggiare i problemi relativi all'economia, il lavoro, la sicurezza, l'ambiente, la gestione dei flussi migratori… ha dunque intrapreso di ricercare i responsabili di certi fallimenti. La massoneria rileva dall'archeologia dell'odio ordinario. Gli arabi sono suscettibili: ricchi, rischiano di trascurare la Costa Azzurra e le nostre industrie di lusso, poveri rischiano di lasciarsi andare a eccessi di violenza riprovevole suscettibile. Quindi mirare ai Rom non è in sé una cattiva idea, ma si può temere che si consumi rapidamente e non permetta di raggiungere il 2012. Così, a ogni utile scopo, ho intrapreso di stilare una lista dei commercianti del mio quartiere, i quali nonostante un'apparenza ingannatrice, non sono probabilmente così innocenti di quanto sembrano.

Arbitrario.
Pierre Saba, Grenoble
In Francia, in conformità alla raccomandazione del presidente della Repubblica, il governo procede con quello che definisce "riconduzioni volontarie" assortite di retribuzione economica, di gruppi di persone Rom verso la Bulgaria e la Romania.
Sul piano del diritto europeo, queste espulsioni non impediranno affatto a questi cittadini europei quali sono i bulgari e i rumeni di ritornare ulteriormente e a loro piacimento, sul territorio francese. Dal punto di vista dell'esecutivo francese, queste misure appartengono di conseguenza a una efficacia politica temporanea. In quanto al piano del diritto universale, conviene giudicare gli individui e non gruppi di persone. Ogni misura giudiziaria o amministrativa a carattere collettivo, appare come appartenente all'ingiustizia e all'arbitrarietà.

Politica del disprezzo.
Claude Petitbon, Rueil-Malmaison (Hauts-de-Seine)
In «Le Monde » del 19 agosto, Eric Besson (ministro francese all'immigrazione) spiega che le persone espulse dal nostro paese, membri dell'Unione Europea, « potranno ritornare in Francia ». L'articolo precisa che, secondo la legislazione europea, i cittadini rumeni e bulgari possono entrare in Francia senza alcuna particolare formalità, e restarvi per tre mesi senza dovere giustificare nessuna attività. A queste condizioni, a cosa serve ricondurre nei loro paesi d'origine, i Rom che si trovano in Francia in una situazione irregolare, accordando loro una sovvenzione di 300 euro (+ 100 per ogni figlio a carico) a titolo di aiuto umanitario (ARH)? Questo illustra chiaramente l'assurdità della politica attuale della Francia, di rigonfiamento in materia di sicurezza. Nicolas Sarkozy e il suo governo regolamentano nei confronti di una comunità delle misure dispendiose e inefficaci, che vogliono solo essere spettacolari, ai fini elettorali. Questo stigmatizzare sistematicamente le comunità (in quanto quella dei Rom non è l'unica!) residenti sul nostro territorio, non può fare altro che condurre all'esasperazione delle persone implicate e a gravi turbamenti. Il disprezzo del presidente della Repubblica riguardo ai valori del nostro paese e delle istituzioni nazionali ed europee è inaccettabile.

Memoria
Bertrand Dreyfus-Alain, Gif-sur-Yvette (Essonne)
E' perché sono figlio di deportati che mi faccio un dovere de testimoniare in memoria dei Rom, dei comunisti, e di un migliaio di israeliti francesi, tutti decorati con la legione d'onore, internati nell'autunno 1941 nel campo di Royallieu, vicino Compiègne. Voglio quindi testimoniare oggi, in ricordo di mio padre internato in questo campo, e uscitone miracolosamente. E' grazie a relazioni fraterne con i zigani che lui e la maggior parte degli internati israeliti e comunisti sono potuti sopravvivere. Purtroppo, pochissimi tra di loro hanno avuto la grande fortuna, come mio padre, di essere liberati. Quindi lo dico molto fermamente al nostro presidente della Repubblica: "Non toccare ai miei fratelli zigani, se no disonorerai la Francia".

Le virtù delle chiacchiere.
Christian de Maussion, Paris
Il ministro dell'interno s'interroga sull'"oltre le chiacchiere". Pensa probabilmente al dolce sermone del papa invitando "all'accoglienza legittima delle diversità umane". Certo, il vicario di Dio, fine conoscitore dell'aldilà, non dispone di altro che delle chiacchiere per esercitare il suo magistero. Invece, l'uomo di ministero esorta – con grandi rinforzi di paroloni – al passaggio all'atto, alle espulsioni militarizzate. Al di là delle chiacchiere, inizia il regno della violenza fisica. Prima di picchiare alla cieca, non è inutile riflettere sulle virtù delle chiacchiere.

Libera circolazione.
Jean Haas, Schiltigheim (Bas-Rhin)
Al primo posto delle turpitudini giustamente e all'unanimità, rimproverate al sistema sovietico, figurava l'ostacolo alla libera circolazione, la chiusura dei cittadini all'interno delle frontiere del proprio paese. A quell'epoca, ogni individuo che riusciva a passare a ovest era accolto e pure festeggiato per avere scelto la libertà.
Non sarebbe stato necessario aspettare molto dopo la caduta della cortina di ferro, perché la libertà di circolazione nuovamente acquisita diventi un problema. Possiamo legittimamente dedurre che certi uomini politici, sempre pronti a sbandierare il "buon senso" che hanno come pensiero, ignorino che non basta uscire da uno stato per viaggiare liberamente: ancora bisogna riuscire a entrare in un altro!

Il ruolo della Romania.
Sylvio Le Blanc, Montréal (Québec)
La Romania mi fa sorridere. Mette la Francia in guardia contro lo stigmatizzare i Rom e le espulsioni collettive, ma ciò che la disturba, in verità, è che i Rom ritornano al paese a ingrossare il numero dei disoccupati e dei senzatetto. Se trattasse lei stessa meglio la sua minoranza etnica, questa non cercherebbe un "altrove migliore". Detto ciò, i paesi ricchi come la Francia e la Germania, avrebbero magari interesse ad aiutare i loro partner più poveri, come la Romania e la Bulgaria, giustamente a meglio integrare le loro minoranze etniche. Se il problema fosse risolto alla fonte, "i viaggianti" brontolerebbero e viaggerebbero molto meno.

In ricordo di Django.
Pierre Kamlo Barré, Saint-Ouen (Seine-Saint-Denis)
Quello che più mi da noia in questo stigmatizzare i viaggianti, è la serie di "dimenticanze" storiche che l'accompagnano, come la deportazione di numerose famiglie manush in campi di internamento francesi, come quello di Montreuil-Bellay (Maine-et-Loire). Dimentichiamo anche che numerosi sono gli zigani, gitani o manush (zigani o rom essendo la denominazione primaria di questa comunità) a essersi battuti durante le guerre del XX secolo.
Inoltre, in quest'anno in cui si celebrano i cento anni della nascita di Django Reihnardt, sarebbe buono ricordarsi che questo geniale manush francese fu il primo jazzman europeo a recarsi negli USA, su invito di Duke Ellington. Fa oggi parte integrante della cultura francese con un C maiuscolo. Quindi, cortesemente, non dimentichiamo che ogni comunità è portatrice di storia, cultura, ricchezze infinite, e non solo generatrice di delinquenza e turbamenti vari, come alcuni propositi potrebbero lasciare credere.

Politica non realistica.
Michel Crubellier, Cysoing (Nord)
A proposito dei Rom, non c'è discorso maggiormente tagliato fuori dalla realtà, e maggiormente sprovvisto di futuro che quello di coloro i quali dicono che "bisogna" applicare le regole dello stato di diritto, smantellare i campi ed espellere i loro abitanti fuori dalla Francia. Che la Bulgaria, la Romania e l'Europa "non hanno che" caricarsi del problema della loro integrazione nei loro paesi d'origine. La Francia e gli altri paesi d'Europa occidentale, devono prepararsi a conoscere un lungo periodo, durante il quale i Rom risiederanno in modo più o meno permanente in questi paesi. Bisogna prepararsi a questo con delle misure positive, la più urgente delle quali e la messa in opera di aree di stazionamento, dotate di infrastrutture decenti, aspettando di riflettere a soluzioni istituzionali e economiche le quali permetteranno di gestire un po' meglio il difficile problema delle relazioni tra sedentari e nomadi – problema plurisecolare il quale non è stato risolto in modo soddisfacente da nessuna parte, e che qui in Francia, non riguarda solo i Rom rumeni e bulgari. Naturalmente possiamo sempre moltiplicare le espulsioni e allineare numeri prendendo pose vantaggiose. Ma questa politica di persecuzione, ottusa e meschina, non farà altro che ritardare la messa in conto dei veri problemi. Non è necessario essere un angelo per capire questo. Basta essere realisti.

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