\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Rom, oltre i campi nomadi: ecco alcune storie di integrazioni da Nord a Sud
Di Fabrizio (del 19/09/2010 @ 09:51:37, in Italia, visitato 1528 volte)

Tiscali: cronaca

"Essere rom non può essere una vergogna", così da Torino sintetizza Vesna Vuletic, fondatrice di Idea Rom, e la realtà spesso capovolge i luoghi comuni: dal Nord al Sud d'Italia, piccole storie di quotidiana integrazione crescono, all'ombra delle polemiche che puntualmente si scatenano sul destino dei rom, aspettando "politiche pubbliche adeguate".

Il progetto della sartoria Rom - In via Nomentana 952 a Roma puoi trovare un abito unico, con pizzi bianchi o ricami, tessuti orientali broccati o cascate di colore vivace: è l'Antica sartoria rom, dove donne rom dei campi nomadi della capitale confezionano abiti secondo la moda gitana di fine Ottocento, cuciti a mano e con stoffe rigorosamente in fibra naturale, seta, cotone, lana, lino, canapa. Il progetto nasce nel 1997 tra le baracche in un campo in periferia, Alessandra Carmen Rocco, italiana è laureata in lettere e canta come mezzosoprano, e organizza concerti per questo incontra molti musicisti gitani. Così conosce i campi nomadi e le donne dei campi nomadi. Donne - racconta - che hanno un desiderio: lavorare. In uno dei campi nomadi della periferia romana nasce un giorno l'idea della sartoria, le più anziane insegnano alle più giovani un'arte tramandata per secoli. Il progetto si sviluppa e cresce diventa laboratorio, sartoria, negozio, con sfilate - nel 2005 sotto l'egida di Romeo Gigli - e una cooperativa sociale che organizza corsi per chi vuole imparare quest'arte e anche di riuso e riutilizzo delle stoffe da buttare. Ora all'Antica sartoria rom, che confeziona anche costumi teatrali, lavorano 4 donne rom, guadagnano un piccolo stipendio, insegnano ad altre donne rom per dar loro un futuro. Ma i corsi sono frequentati anche da donne italiane - una cinquantina negli ultimi due anni - affascinate dalla moda gipsy. E a comprare sono soprattutto clienti italiani. Nessun finanziamento pubblico. Fanno da sole.

Bari rom assumono rom - A marzo 2008 i rom romeni del villaggio sosta comunale di strada Santa Teresa a Japigia danno il via alla cooperativa di lavoro Artezian, facchinaggio, traslochi e manutenzione del verde, e il primo settembre 2010 riescono ad assumere con contratto di lavoro un rom bosniaco di un altro campo nomadi tra Modugno e Bitonto. Da Artezian è nato anche un progetto per il riuso e riciclo di materiali e macchine da buttare e le donne del campo creano bigiotteria e abiti con materiali di scarto. "Il problema è la mancanza di un lavoro, di una fonte di reddito", spiega Maurizio Pagani, dell'Opera nomadi di Milano, sottolineando: "Su questo fronte le politiche pubbliche non hanno né investito né inciso minimamente, con interventi a carattere assistenziale e a breve termine fine a se stessi". "Si fa ruotare tutto su 'come facciamo a cacciare i nomadi', 'i campi sono ghetti'... in realtà - prosegue Pagani - il problema di base è la mancanza di lavoro, povertà, che condanna rom e sinti all'emarginazione una storia che va avanti dal dopoguerra".

Corsi a Milano - L'opera nomadi quest'anno ha organizzato corsi di sartoria con 15 donne rom dei campi nomadi abusivi; ora tutte sono diventate sarte, lavorano nei campi ma vendono ai privati, anche nei negozi milanesi dove viene molto apprezzato "la loro capacità naturale di accostare i colori". Delle tre cooperative di servizi, messe su dall'opera nomadi di Milano, solo una invece è sopravvissuta, le altre due "sono venute meno per mancanza di commesse pubbliche". Nella cooperativa sopravvissuta lavorano 8-9 persone a progetto, ma chi ha fatto questa esperienza, soprattutto i giovani, ha trovato poi lavoro fuori in ditte private di pulizia. "Anche se normalmente non dicono di essere rom", dice Pagani.

Progetto "Idea Rom" a Torino - "Essere rom non può essere una vergogna, con il nostro progetto vogliamo dire e far conoscere chi siamo davvero", così Vesna Vuletic, 48 anni, da 20 in Italia dove lavora come mediatrice culturale, racconta la nascita, un anno fa a Torino di "Idea Rom" che ora raccoglie una ventina di donne rom, e il loro obiettivo è l'outing: loro lo hanno fatto per prime e ora cercano di aiutare gli altri ad uscire allo scoperto, a non vergognarsi o temere di dire a lavoro, a scuola, all'università, di essere rom.
Per metà sono donne già integrate, inserite nel lavoro, abitano in una casa, l'altra metà del gruppo sono donne giovani, che invece vivono quasi tutte nei campi nomadi, sono disoccupate, bassa scolarità. "Ci siamo ritrovate a parlare - spiega Vesna - alcune di noi fanno le pulizie in banca, in ufficio, ma nessuna diceva di essere rom per paura del sospetto, i figli non lo dicono a scuola per paura di discriminazioni. Molte sono state combattute per anni ma adesso stanno prendendo coraggio, dichiarandosi, rilasciando interviste e anche per comunicare alla società che i rom non sono quelli sporchi, i cattivi da cacciare". Condizioni di povertà portano all'esclusione e alla microcriminalità ma questa non è la realtà della maggior parte dei rom: a Torino ad esempio delle 100 famiglie rom che ora abitano nelle case popolari, solo per 5 ci sono state problematiche. Le donne di Idea Rom così si riuniscono, parlano, vanno nei campi per promuovere il diritto di uscire allo scoperto, e hanno vinto così anche un progetto del Dipartimento delle pari opportunità per interventi di mediazione culturale. Ad ottobre a Torino inizieranno anche corsi di danze tradizionali rom, aperti naturalmente a tutti.

Il vino a Milano e i premi - Prima le mamme del quartiere milanese e le maestre aiutavano i bimbi e le famiglie rom in caso di emergenza, poi hanno voluto fare di più, così insieme a Gas, Sant'Egidio, alla cooperativa di produzione Eughenia, è nata l'idea, del vino R.O.M che sta per "Rosso di origine migrante": bottiglie di vino toscano, Sangiovese, Merlot, Shyra, per finanziare borse di studio e lavoro, un progetto grazie a cui due padri rom hanno trovato lavoro e casa. Problemi di integrazione coi rom a scuola o fuori ? "Assolutamente no - spiega Francesca - sono culturalmente diversi da noi ma va benissimo. Noi abbiamo aiutato loro ma loro hanno aiutano noi. Avere i bimbi rom nella nostra scuola è una ricchezza. Ci sono genitori di bambini che frequentano altre scuole del centro di Milano, dove non si sono né stranieri né rom che vengono qui con i loro figli perché vogliono 'mischiarli con i rom', perchè - dicono - "i loro figli non possono crescere senza conoscere altre realtà". E qualche volta, nonostante tutto, i riconoscimenti arrivano anche dall'alto: il maestro di fisarmonica Jovica Jovic, 53 anni, è un rom jugoslavo che vive nel campo nomadi di via Sesia a Milano e a marzo ha ricevuto dal ministro Roberto Maroni, appassionato di musica, un permesso di soggiorno, seppur temporaneo, per meriti artistici. Insegna a Milano, da lui, che ha suonato con Pelù e Manu Chao, vanno a studiare molte ragazze. E ogni tanto va nelle scuole, e assicurano "sarebbe un ottimo maestro per i bambini".

16 settembre 2010