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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 20/04/2007 @ 09:53:06, in conflitti, visitato 1723 volte)

Quando succedono fatti come quelli recenti nella comunità cinese di Milano, ci sono due tendenze: 1) fare il tifo per una fazione o per l'altra; 2) immaginarsi scenari apocalittici. Si dimentica sempre che dietro storie simili esiste quasi sempre una mediazione, a volte invisibile e spesso spontanea, che lavora per affrontare le questioni piccole e grandi. Credo sia questo il senso della lettera che mi è arrivata e che pubblico di seguito

LETTERA APERTA AGLI ABITANTI DEL QUARTIERE PAOLO SARPI

         C’e un’altra Paolo Sarpi, oltre a quella descritta in questi giorni dai giornali e dalle televisioni.

         C’è una Paolo Sarpi che non pensa che qui “il clima sia irrespirabile” e che “la tensione si tagli con il coltello”. Ci sono anche uomini, donne e bambini italiani che vivono accanto a uomini, donne e bambini cinesi con curiosità reciproca e con piacere.

            Anche noi crediamo che la legalità sia un valore da rispettare e salvaguardare, sempre e da parte di tutti, italiani e non italiani.

            Anche noi riconosciamo l’esistenza di problemi (peraltro di lunga data), come quello della viabilità, dei marciapiedi stretti, della necessità di riqualificazione urbanistica del quartiere.

            Tuttavia a noi questo quartiere piace, perché è vivace, sicuro, vario e ricco di stimoli. E riteniamo che i problemi si risolvano con il dialogo e la collaborazione, non seminando e fomentando discordie, né boicottando attività commerciali.

            Chi vive qui sa che non è vero che tra italiani e cinesi regnino soltanto tensione e incomprensione: ci sono anche relazioni di buon vicinato, di scambio culturale, in molti casi di stima e di amicizia. Qualche esempio: il gruppo di bimbi italiani che studia cinese nella scuola di via Giusti, i bambini cinesi che frequentano le scuole italiane e le attività all’oratorio; gli adulti cinesi che studiano italiano e gli adulti italiani che studiano cinese; gli italiani e cinesi che spesso si vedono insieme per la strada o al bar.

            Noi crediamo che sia questa la strada da seguire: non negando i problemi, ma incrementando i momenti di incontro e di conoscenza già spontaneamente in atto, lontano sia dall’ intolleranza, sia dalla violenza.

            Non fa onore a una metropoli europea far mostra di un atteggiamento di chiusura i intransigenza.

            Polo Sarpi non deve essere considerata un problema, ma un laboratorio in cui sperimentare strategie di collaborazione, convivenza e integrazione nel rispetto sia delle leggi, sia delle specifiche identità culturali, dando vita a progetti comuni che accompagnino il nostro quartiere e la nostra città verso il futuro.

 

            Alcuni abitanti della zona

            Referenti: Cristina Fabbri e Nicoletta Russello

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Di Fabrizio (del 21/04/2007 @ 10:00:06, in Europa, visitato 2362 volte)

La vita è feroce per i Rom di Spagna

By Victoria Burnett
Published: April 17, 2007

MADRID: I Rom in Spagna possono essere stati strumentalizzati nel creare il flamenco, ma i membri di questa comunità - la più antica minoranza nel paese - continua ad essere socialmente marginalizzata e soffrire discriminazioni [...].

Una ricerca, commissionata dal Ministero del Lavoro ed Affari Sociali e che ha coinvolto 1.600 famiglie Rom, dipinge una foto feroce di una comunità di 700.000 persone, dove sono alte povertà e analfabetismo ed il senso di ingiustizia è pervasivo.

La situazione dei Rom contrasta vivamente con quella dei quattro milioni di immigrati in Spagna, che trovano confortevole la società che li ha adottati. La Spagna ha ottenuto in anni recenti il plauso per come è riuscita ad assorbire la crescente massa di immigrati con relativamente poche frizioni.

"E' preoccupante," dice in un'intervista telefonica Amparo Valcarce, vice ministro per gli Affari Sociali. Definisce il gap sociale tra i Rom e la popolazione spagnola come interamente "abissale".

"Queste persone hanno vissuto assieme a noi per 500 anni" dice Valcarce. "Sono spagnoli, ma non si sono ancora ben integrati."

La popolazione Rom di Spagna - la più vasta dell'Europa Occidentale - forma il più grande gruppo di minoranza nel paese. Come la più ampia popolazione Rom, hanno una storia di persecuzioni.

Conosciuti in Spagna come Gitani [...], si ritiene che siano migrati in Europa dalla regione del Punjab, oggi divisa tra Pakistan ed India, all'inizio del millennio scorso. Si stabilirono in Spagna circa 500 anni fa, ma vennero perseguitati per secoli dato che i governanti cattolici tentarono di assimilare od espellere le minoranze [vedi ndr].

I Rom sono tradizionalmente concentrati nella regione meridionale dell'Andalusia, dove hanno giocato un ruolo chiave nello sviluppo del flamenco, il ritmo pieno di soul che è un'icona dell'arte spagnola. Le melodie e i ritmi del Punjab portati dai Rom sono considerati una delle influenze che diedero origine al flamenco, assieme alle influenze arabe, ebree ed andaluse. Ma i Rom ne incubarono la forma artistica, che ottenne un ampio riconoscimento negli ultimi 200 anni.

Il nuovo studio sui Rom, reso pubblico la settimana scorsa, è stato commissionato dal governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero per guidare i programmi ufficiali tesi ad aiutare la comunità.

Valcarce afferma che un piano lavoro discusso in Parlamento fornirà un nuovo meccanismo per l'auto-impiego per chi - come la gran parte dei Rom commercianti ambulanti - per pagare ed ottenere i benefici della sicurezza sociale. Il governo sta progettando una nuova legge che aiuti e offra tagli alle tasse per le compagnie che impiegano gente marginalizzata o disabile.

Tre quarti degli intervistati nella ricerca, che è stata condotta dall'Istituto Nazionale di Statistica, avevano contratti di lavoro a tempo o lavoravano in proprio. Il 17% hanno ricevuto qualche forma di beneficio sociale, tre volte la media nazionale.

La ricerca ha mostrato bassi livelli di alfabetizzazione e frequenza scolastica tra i Rom: il 15% degli intervistati era illetterata e la stessa percentuale aveva frequentato la scuola per cinque anni o meno.Appena un terzo ha frequentato la scuola sino all'età minima di 16 anni, e solo lo 0,2% ha ricevuto educazione universitaria, comparate alla media nazionale del 20%.

Juan de Dios Ramírez-Heredia, a capo della Unión Romaní, una OnG spagnola, dice che i livelli di analfabetizzazione nella comunità sono vicini al 40%, ma era dell'80% tre decadi fa, e questo è il risultato dei programmi governativi che hanno aiutato le generazioni più giovani.

Nella ricerca, in due casi su cinque gli intervistati dicono che il loro padre era analfabeta e tre su cinque che lo era la loro madre.

"Prima la situazione era spaventosa," dice Ramírez, che si aspetta che i livelli di analfabetizzazione diminuiscano della metà nei prossimi 6/7 anni. "Non si vedono cose simili in Ruanda o Burundi."

Secondo la ricerca, il 47% dei Rom considerano il razzismo e la discriminazione il loro maggior problema. Oltre la metà degli intervistati afferma di essere stati discriminati quando hanno cercato un lavoro o un appartamento in affitto.

Quattro su 10 dicono di aver incontrato discriminazioni nella vita di ogni giorno, come andare a fare la spesa o al bar, in piscina o in discoteca.

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Di Fabrizio (del 21/04/2007 @ 19:33:10, in Italia, visitato 2275 volte)

Ricevo da Dijana Pavlovic:

Giovedì 19 aprile è stato convocata una seduta del consiglio di zona 3, a Milano, aperto agli interventi dei cittadini, e annunciata la presenza del assessore Moioli e di Don Colmegna.

Il tema era il campo nomadi all’interno del parco Lambro (soluzione temporanea per i Rom cacciati da Opera, e in attesa di una soluzione definitiva). Dato che era stata annunciata la massiccia presenza di attivisti della Lega Nord, di AN e dei “comitati cittadini contro i Rom”, e che tra gli iscritti a parlare non c’era nessuno in nome dei Rom, la consigliera della Lista Fo (che è anche la mia lista) mi ha invitato ad intervenire.

La prima cosa triste che ho visto entrando, è stata un consigliere di zona con una maglietta con la scritta: “Zingari in zona 3? No grazie!”.



(vedi foto – “Un uomo può sorridere, ed essere un malfattore!” W. Shakespeare)

Dentro la sala c’erano più di duecento persone che urlavano: Li vogliamo fuori dalle palle! Portateveli a casa vostra! Don Colmegna non c’era, e mi hanno riferito che, prima che arrivassi io, l’assessore Moioli aveva tentato di parlare, ma a causa delle urla disumane, non si era capito nulla di quel che aveva detto. E questo solo perché aveva tentato di esporre il suo “fantastico” progetto sugli “zingari”: recintati e controllati a vista, continuamente, ma non cacciati via, perché questo sarebbe illegale.

Gli interventi dei “cittadini” erano unanimi: “Questa è casa nostra, non li vogliamo, sporcano, rubano, non vogliamo trattare, se ne devono andare fuori dalle palle!”.

Qualcuno è arrivato persino al punto di prendersela con l’amministrazione per aver piantato degli alberi davanti al campo provvisorio, svelando un piano diabolico: nascondere gli zingari e le loro attività criminali. La protesta si concretizzava nella geniale proposta di tagliare tutti gli alberi del parco, a fin di bene, e per la sicurezza dei cittadini onesti. Avendo con questo raggiunto il mio limite di sopportazione, sono uscita. E fuori ho incontrato nuovamente il consigliere in “maglietta”, così ho chiesto di poter fare qualche foto. Forse pensando che fossi una giornalista, il consigliere mi ha dato il permesso. Sembrava molto contento e orgoglioso. Nessuno ancora aveva capito chi io fossi. Poi, una signora mi ha riconosciuto: “ Ma è la zingara che ho visto in televisione!”.. Un’attimo di stupore e di gelo e poi è partito un brusio generale, che subito è divenuto un frastuono di insulti. Poi mi hanno invitato ad entrare per il mio intervento.

Avevo preparato un discorso pacifico, nel quale si dice che porto la voce di tanti Rom di Milano, onesti e lavoratori, pronti al dialogo, al fine di trovare le migliori soluzioni abitative. Avrei anche voluto dire che le persone contro le quali si ribellano sono una quarantina di uomini donne e bambini (gli altri sono stati cacciati via, per una trasgressione del patto di legalità, ingiustamente - ma questa è un’altra storia), tutta gente per bene, lavoratori, poveri, ma con il diritto sacrosanto alla dignità umana. Avrei voluto dire che anche ai Rom non piace vivere nei campi, che chiedono alle istituzioni di impegnarsi a cercare altre soluzioni, insieme a loro.

Non l’ho potuto dire. Sono stata aggredita verbalmente e, poi, quasi fisicamente. Sono stata insultata: Zingara di merda! Torna a casa tua! Non ti vogliamo! Fuori dalle palle!...

Passati i tre minuti che mi erano concessi per l’intervento, la polizia, insieme a un’altro attivista in maglietta verde, sono venuti da me offrendomi la scorta per uscire. Ovviamente ho rifiutato, volendo rimanere fino alla fine.[...]. Ho sentito l’assessore Moioli dire: “Ragazzi calmatevi, questi non rubano, lo sapete bene, perché questi sono controllati, il problema sono gli altri, quelli che sono fuori”.

Mi sono vergognata (salvo rare eccezioni), per quella poca gente che dice di essere di sinistra e che rappresenta la sinistra, in quel consiglio, che ha applaudito il discorso finale dell’assessore, e che non si sono alzati, non hanno detto una parola o fatto qualcosa, quando sono stata fortemente insultata. Ma del resto, nel loro piccolo, dall’interno di un consiglio di zona, loro seguono la politica della sinistra milanese in generale, che non ha la forza di alzare la voce contro questa barbarie, e appoggia coloro che vogliono recintare, controllare, segregare.

A coloro che pensano di poter ignorare o sminuire il razzismo e l’odio gridatoci apertamente in faccia, e che è come un virus che si sta allargando in tutta la Lombardia, chiederei una riflessione al di là dei giochi politici, di alleanze e di “bandierine”: non si è arrivati ad un punto dove è necessario dire basta, alzare la voce e fare qualcosa? Qual è il limite di sopportazione prima di condannare, chiaramente e apertamente, quello che sta accadendo? E’ gia accaduto in passato, di non dare peso a posizioni simili, ignorando segnali precisi di razzismo e violenza. Sappiamo bene cosa ha portato.

Ma chiederei la stessa cosa a quelli come me, al mio popolo, ai Rom. Qual è il limite di sopportazione? Possiamo permettere ancora una volta questo virus? Non ci riguarda tutti quello che sta accadendo, nonostante in questo caso si tratti di rom rumeni? Non è forse la stessa cosa? Non ci toccherà tutti, e anche presto? Non dobbiamo ai nostri antenati morti nei lager, a noi stessi e ai nostri figli, di unirci per una volta e far sentire ed ascoltare la nostra voce?

O aspetteremo come sempre di subire quello che gli altri vogliono e decidono per noi? La Storia ci dice che hanno sempre voluto e preso decisioni terribili. Perchè questa volta dovrebbe essere diverso? Perché viviamo in un paese democratico e in una società civile? Io vengo da un paese che, in tutti questi anni, ho sentito definire non-democratico, di regime, che negava diritti e libertà. Ma ho dovuto venire a Milano, per sentirmi dire che avevo bisogno di una scorta, per il solo fatto di aver dichiarato la mia appartenenza etnica. Opre Roma!

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Di Fabrizio (del 22/04/2007 @ 09:33:10, in Europa, visitato 1977 volte)

Da Les Rroms acteurs

I Rrom francesi voteranno per una gadji o per un gadjo ?
In I Rom e le autorità


Par Courthiade, professeur de langue et civilisation rromani à l'INALCO (Paris)

La popolazione dei Rroms in Francia è vicina ad un mezzo milione di persone, per lo più cittadini francesi (essendo gli altri percepiti come Jugoslavi, Greci o Turchi venuti a portare la loro forza di lavoro dopo la guerra). Circa il 20% soltanto di questa popolazione ha un modo di vita mobile, che riguarda soltanto cittadini francesi. Questo tasso è cinque volte più elevato che a livello europeo (4% il modo di vita mobile sui 10 a 12 milioni dei Rroms dell'Europa). Tale elettorato non è dunque trascurabile. Tuttavia, tanto in occasione della presente campagna elettorale che delle precedenti, nessun candidato ha girato gli occhi verso questo giacimento di voce. Dimenticanza? Certamente no, poiché il collettivo Romeurope ha indirizzato a tutti gli attuali candidati una posta che riguarda questa popolazione e solo due QG (UDF e PS) hanno risposto con delle banalità.

Come un Rrom francese può allora sentirsi implicato nel dibattito che scuote il loro paese? E per contro, perché dire due parole sensate al questo riguardo è considerato dai candidati come un rischio di perdere migliaia di elettori? Poiché è proprio là ciò che temono i candidati: l'alleanza che uccide...

E questo timore viene per il fatto che i Rroms non sono percepiti per ciò che sono, cioè semplicemente un popolo che è stato deportato dall'India del nord (Media Valle del Gange, oggi Uttar Pradesh) in Afghanistan nell'XI secolo, quindi venduti come schiavi in Iran orientale (Khorassan) prima di seguire i loro padroni ed i conquistatori seldjoukides (i primi "turchi") per andare verso Baghdad e l'Asia Minore dove stabilirono il sultanato di Konya. Di là proseguono la loro progressione un po'ovunque in Europa (che arriva a Parigi nel 1427) e fanno da parte del popolo europeo, con la loro lingua, la loro cultura, i loro valori e la loro visione del mondo. Da secoli questo popolo contribuisce come gli altri popoli ai progressi del nostro continente. E tuttavia, non è come un popolo che i Rroms sono visti. Sono considerati sia come un clan che una classe sociale problematici, sia come migranti eterni, figli del vento o nomadi impenitenti, "Gens du Voyage" in termine politicamente corretto, indesiderabile per discorso franco. Ma che ciò non tenga, i problemi che sono presunti portare ripartiranno con loro molto così rapidamente - da cui questa predilezione delle autorità per considerare Rroms come viaggiatori di cui ci si può facilmente sbarazzare, tanto più facilmente che la maggior parte ignorano i loro diritti.

È questo malinteso che è la forma più recente di discriminazione, condannandoli a "soluzioni dette sociali" che non soltanto non risolvono detti i problemi sociali, ma hanno piuttosto tendenza a crearli ed iscriverli in un circolo vizioso.

Rroms, Mânouches, Gitans: quale parola scegliere?

Le tre parole sono giuste e ciascuna designa uno dei grandi rami del popolo rrom: i "Rroms" per circa 85% che vivono in Europa dell'Est e nei Balcani, "Gitans" (o "Kalés") un milione che vive in Spagna ed in parte in Francia e "Mânouches" (o "Sintés") per circa 5% restante hanno vissuto molto a lungo nelle regioni di lingua tedesca ed in Italia del nord. La sola complicazione è che "Rrom" è usato per designare tutti i tre rami dei Rroms dell'Est e che Kalés (o Gitans) designa anche tutto l'insieme in quella dei Gitani.

Per contro la parola "tsigane" designava inizialmente una setta bizantina che era già scomparsa al momento dell'arrivo dello Rroms, tanto che la gente del popolo ha riutilizzato questo vecchio nome per designare sia i Rroms, sia gli altri gruppi più o meno a caso. La parola "zingaro", che è un insulto in numerose lingue, è dunque da evitare al di fuori del settore della musica.

Secoli di persecuzione

È il ritornello un po' riduttivo che si trova con di tutti coloro che per una ragione o un'altra fanno professione di intenerire il lettore utilizzando la compassione, che è praticamente diventata una merce nella società attuale. Ed è vero che le persecuzioni riguardo ai Rroms in Europa hanno raggiunto dimensioni inaudite: esecuzioni barbare, mutilazioni, espulsione o altre punizioni effettuate per la sola mancanza di essere nato Rrom - tutto ciò non è nulla accanto al genocidio di 600.000 Rroms, Sintés e Kalés, perpetrato dai nazisti e dai governi che li ammiravano. Su queste persecuzioni, si trovano pubblicazioni molto abbondanti, ma che ahimè si limitano in generale ai casi più visibili e tacciono sulle persecuzioni "umane", mascherate da pseudo-beneficenza, il paternalismo, la corruzione ecc....

Interazione economica dei Rroms nella storia

Tuttavia ci sono stati molti casi di intelligenza tra Rroms e popolazioni locali nelle regioni dove questi erano stabiliti. In generale in Asia minore e nei Balcani i Rroms sono considerati per avere portato tecniche nuove nel lavoro dei metalli, tecniche che hanno fatto avanzare in particolare l'agricoltura locale.

In alcuni casi, il loro contributo è stato decisivo nonostante loro, poiché il professore Ian Hancock (Univ. di Austin in Texas) ritiene che è la riduzione in schiavitù - dunque in forza di lavoro massiva ed economica, di tutti i Rroms penetrati in Moldavia e Munténie (è nel sud della Romania d'oggi) che ha permesso a questi principati di esistere come tali nonostante il disastro economico nel quale le orme ottomane e la corruzione asfissiante questi due paesi ed i loro popoli. I Rroms vi esercitavano come schiavi le professioni più diverse: manovali, boscaioli, muratori, musicisti, minatori, ma anche segretari e ragionieri! L'abolizione della schiavitù dei Rroms nel 1855-56 e la riunione di questi due principati segneranno la creazione della Romania d'oggi.

In numerosi altri paesi i Rroms ha costituito una mano d'opera stagionale stimata: Grecia, Francia (Poitou - in particolare nelle culture "maraîchères", Alsazia), Spagna ma anche nei paesi comunisti. I loro regimi facilitavano spesso l'esodo rurale verso i bacini industriali tanto che le braccia dei Rroms si rivelavano utili per garantire i lavori dei campi. Infatti, il Rroms è capace di dispiegare su alcune settimane un'energia considerevole al lavoro quando la stagione, la clientela o diversi imperativi lo esigono - questo prima di usufruire del guadagno acquisito. Questo tipo di flessibilità, motivata da un risultato da compiere, sorprende coloro che nel lavoro vedono soprattutto l'obbligo di fare atto di presenza e traggono vantaggio da tutte le opportunità (fine settimana, vacanze, congedi, ponti, assenze, RTT, mercoledì delle madri di famiglie, riposo, mangiare, troppo tardi, troppo presto, assente "precisamente" oggi) per giustificare assenze. Una e l'altro degli approcci dipende da una certa visione della "qualità della vita" ma nessuna dovrebbe essere presentata come più virtuosa dell'altra.

Aggiungiamo a ciò che i Rroms sono stati a lungo implicati nella coltivazione delle piante medicinali per l'industria bulgara della medicina.

In misura maggiore, i  Rroms sono a lungo stati un legame tra il commercio delle borgate e le case isolate, per i loro prodotti (attrezzi agricoli pagati in natura e smaltiti in città) ma per altro ancora. Certamente queste reti sono obsolete al giorno d'oggi ma hanno a lungo contribuito alla vita normale delle campagne. Un'altra funzione dei Rroms era lo spettacolo, ma anche alcune forme di "psicoterapia" e di consiglio sotto forma di divinazione. La concorrenza che rappresentavano per le chiese non ha spesso valso loro l'amenità di quest'ultimi - l'inquisizione si è mossa in modo particolarmente inumano riguardo ai Gitani.

In una società che valorizzava il recupero (che forse ritornerà) i Rroms avevano acquisito competenze ambientali di alto livello. Al giorno d'oggi, molte imprese hanno una dimensione internazionale, come Santiago in Francia e Vamosi in Ungheria. Negli Stati Uniti una delle specialità dei Rroms è il lavoro delle grandi strutture in alluminio e la riparazione lampo delle carrozzerie di automobili - e che montano in freccia, la divinazione organizzata come veri centri medici.

Più modestamente, i Rroms che lavorano nelle fiere (ma anche i "Forains" non Rroms che sono in numero quasi uguale) danno lavoro, certamente precario ma ben esistente, a quantità di genti nei comuni in cui passano.

Si potrebbe aggiungere con un'ironia amara che centinaia di "esperti dei progetti rroms" sono remunerati - senza grande risultato in realtà - da numerose istituzioni e ministeri in Europa, cosa che protegge quest'esperti della disoccupazione. Inoltre, il timore del Romanichel (parola che in rromani significa semplicemente "popolo rrom"), mantenuto sulle onde da diversi "esperti in sicurezza" che si trovano anche tra i produttori di sistemi d'allarme e di protezione, permette a quest'industria di aumentare i suoi vantaggi (è ad una scala inferiore alla tattica della NRA negli Stati Uniti). Questo ricorda una relazione del prefetto dei Pirenei Atlantici nel 1802 che scriveva: "Quella gente-là (Romanichels), anche se sono onesti per la maggior parte, è responsabile di numerosi allarmi nel paese poiché il loro semplice arrivo incoraggia i malfattori a perpetrare i loro misfatti, tenuto conto che sarà loro facile farli loro firmare;" occorre dunque espellerli ". Naturalmente ci sono Rroms, Sintés e Kalés malfattori, come presso i marinai pescatori bretoni, i Lionesi, i diabetici, le bionde o i giornalisti, ma lo stereotipo che associa Rroms e delinquenza è tanto assurdo quanto distruttivo (il tasso di criminalità è comparabile a quello del non rroms di classe sociale simile ed il numero di morti è molto più debole).

Meccanismi di successo sociale

Nonostante il fatto che più del 60% della popolazione rromani dell'Europa vive attualmente in condizioni tragiche di sopravvivenza, esiste un buono numero di famiglie, di individui o di Comunità la cui buona integrazione economica non ha condotto alla perdita del patrimonio culturale. Ad esempio esiste in Romania un tipo d'elite, chiamata "Gabors", che ha sempre saputo attraverso i diversi regimi politici ed economici restare relativamente prosperosa ed allo stesso tempo da coltivare il suo modo di vita tradizionale - tra cui, con l'ausilio di alcuni adattamenti, le sue professioni. Nessuno di loro in ogni caso sigla in margine alle attuali disoccupazioni!

Al contrario, i Macharis di Dány in Ungheria si sono interamente riconvertiti da un punto di vista professionale poiché lavorano tutti alle catene d'assemblaggio di prodotti elettronici, questo mantenendo anche la loro lingua e la loro cultura. Il fallimento non è dunque affatto iscritto nel destino dei Rroms.

Il fallimento

Le cause del fallimento sono spesso la congiunzione, o piuttosto il concatenamento, di molti fattori. Così, in occasione dell'abolizione della schiavitù in Romania, nulla è stato fatto per accompagnare i nuovi liberati che si trovavano alla via in un sistema feudale senza pietà (mentre i loro vecchi proprietari erano stati compensati dallo Stato). Si sono dunque trovati nella marginalità mentre nulla era fatto per combattere la mentalità schiavista, non soltanto in Romania, ma anche le ripercussioni della schiavitù (mancanza di progetto e del senso della responsabilità, sottovalutazione di sé, assenza della sensazione di proprietà ecc.). Con l'arrivo del comunismo e l'esodo rurale, la mano d'opera agricola è fornita dai Rroms, con lavoro garantito e miglioramento delle loro condizioni di vita - in modo che sono considerati in quegli ultimi anni come i "privilegiati di Ceausescu" e di là a dire che il dittatore era "di razza zingara", egli vi aveva soltanto un passo - segnalato più una volta dalla stampa!!!!

La caduta del comunismo condusse alla restituzione delle terre ai vecchi proprietari ed all'espulsione dei Rroms, respinti nella disoccupazione, la marginalità, la miseria. Situazione simile che ha naturalmente fatto moltiplicarsi le OnG vampire che, non contente di deviare o sprecare i fondi destinati ai Rroms, trattano gli interessati e garantiscono remissivamente tutto ciò che desiderano le autorità locali. La corruzione pecuniaria, politica e morale riguarda tanto i membri rroms che non rroms di queste OnG e l'origine etnica non è affatto pertinente in questo settore. Questa situazione a livello locale è tanto più spiacevole in quanto Bucarest può inorgoglirsi di risultati notevoli come la sua legislazione antirazzista o anche il riconoscimento della lingua e della cultura rromani nell'insegnamento scolastico (16.000 allievi all'anno seguono questo insegnamento in tutto il paese).

Si comprende meglio perché alcune famiglie, vittime della precarietà di ogni acquisizione sociale per i Rroms in Romania, vengono a tentare di dare una scolarità normale ai loro bambini in Francia o in Spagna. In realtà, sono soprattutto contadini, e le loro competenze, benché eccellenti, sono inutilizzabili nelle città in Francia.

La situazione è peggiore ancora in Bulgaria dove, con la benedizione dei "rappresentanti" autoproclamati dei Rroms, migliaia di bambini sono orientati verso classi per minorati che li privano di qualsiasi futuro. La perversione del sistema viene dal fatto che sulla carta delle relazioni tutto è perfetto: sono testi presunti oggettivi che presiedono all'orientamento bambini. Relazioni di "rroms esperti" confermano i buoni fondamenti delle pratiche, ingraziati i genitori con diversi "vantaggi" (farina, scarpe ecc.), pressioni senza fine sono esercitate su loro, tanto da OnG che dalle autorità in posto, ma anche con le reti di genitori non rroms, si trova sempre un Rrom o due per esprimere nei mass media o di fronte agli ispettori stranieri la propria piena soddisfazione del sistema - mentre allo stesso tempo i vantaggi materiali poco importanti attizzano contro Rroms la gelosia ed il razzismo di genitori non rroms poveri come loro. È questo contesto che permette oggi a Volen Sidérov, detto "Bolen" (il paziente), tale successo popolare (16%) quando dice che occorre "trasformare i zingari in sapone". Effettivamente i "rappresentanti rroms", usurI e speculatori, sono i principali colpevoli di questa situazione, con alcunI non rroms che concentrano nelle loro mani un potere senza divisione (distribuzione dei fondi del "decennio dello Rroms" ad esempio).

Mascherare un trattamento razzista in problema sociale non fa che precipitare la spirale della disintegrazione, della miseria ed infine della delinquenza, che giustifica con ciò anche le dichiarazioni dei razzisti.

Sino all'esilio

L'ipocrisia caratterizza il trattamento dei Rroms in Europa: siamo tutti nella stessa Unione e tuttavia il modo in cui sono trattati i Rroms nei diversi paesi non sembra interessare nessuno. Mentre la collaborazione è realizzata sempre più stretta in mille settori, la questione rrom vi sfugge un po' poiché sfugge alle preoccupazioni dei nostri candidati. Se dei Rroms vengono in Francia, la risposta è di Sicurezza (o pseudo-Sicurezza), come se si trattasse di invasori. Tuttavia, i Rroms che si partono soffrono di nostalgia; molto preferirebbero vivere vicino delle tombe dei loro antenati (siamo molto lontano dallo stereotipo trasportato da una certa stampa) nella loro terra natale, con tutta la complicità della popolazione maggioritaria: allora ritorno sì, è auspicato, ma in quali condizioni?

Finché i meccanismi reali del razzismo non sono stati identificati e combattuti in uno spirito di buona cooperazione tra i paesi considerati, lontano dalle relazioni politicamente corrette (ma menzognere) e dalle dichiarazioni delle cancellerie, quali ritorno può essere previsto seriamente? Verso quale inferno di precarietà e d'instabilità?

Il rifiuto di prendere il male alla radice

Trattare come sociale una problematica che è soltanto un tessuto di stereotipi da parte della maggioranza può soltanto fornire pretesti alle discriminazioni peggiori. Sarebbe essenziale formare (come la INALCO a Parigi lo prepara) dei Rroms specializzati nei meccanismi occulti dei diversi tipi di corruzione, affinché diagnosi realistiche possano condurre a risposte adeguate. Tuttavia, mentre i candidati a questi studi si moltiplicano, il fondo d'istruzione dei Rroms (43 milioni di euro attualmente depositati a Chur, in Svizzera) non prevede di concedere loro borse, ma finanzia "centri d'informazione" che per la maggior parte esisteranno soltanto sulla carta. È chiaro che tali centri sono molto utili per concretare il consenso tacito tra i governi, le OnG e le istituzioni europee.

Ed in Francia?

Come lo abbiamo accennato prima, la Francia ha mosso la questione dei Rroms sul settore della mobilità, come se ci fosse una relazione sistematica tra i due. Esiste dunque in Francia una legge che proibisce la mobilità? No, naturalmente, poiché non avrebbe basi giuridiche e tuttavia, de facto, il divieto esiste e si accompagna anche ad un divieto di fermarsi, tutto ciò certamente sotto pretesto di Sicurezza.

In realtà anche se il 96% dei Rroms è costituito da sedentari sul piano europeo, spetta a tutto il popolo rrom essere interdipendente, umanamente e simbolicamente, con i Rroms (ma anche con gli altri) che hanno scelto un modo di vita mobile, questo oltre a qualsiasi communitarismo poiché la questione riguarda un grande numero di non rroms mobili, in particolare i Forains.

È essenziale lottare per fare accettare la vita mobile a piena uguaglianza di diritti con la vita sedentaria, come lo prevede l'articolo 13 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, cioè: il diritto di circolare liberamente, fermarsi liberamente e riprendere liberamente la mobilità, questo con gli stessi diritti delle residenze fisse: inviolabilità del domicilio ma anche uguaglianza d'accesso alle assicurazioni, ai crediti ed alle assegnazioni, come tutta la popolazione del paese. Si tratta dunque anche del diritto di risiedere in un luogo senza essere cacciato, nel rispetto naturalmente dell'urbanesimo locale, ma come esigere tale rispetto quando i comuni sono nell'illegalità, poiché non applicano la legge Besson sulle superfici di parcheggio? Rare sono le superfici esistenti, molto più rare ancora coloro che sono corrette (occorre dunque congratularsi con i sindaci che non sono nell'illegalità). Successivamente occorrerà che queste superfici siano costruite con consultazione tra i protagonisti, cosa che non potrà essere realizzata che con la presa in considerazione dei Rroms, non come eterni "nomadi" o una casta a problema, ma come un popolo partner delle Comunità locali.

Un leitmotiv fa credere in Francia che la mobilità dei bambini li privi di una scolarità normale. Innanzitutto occorre rilevare che questa mobilità si estende spesso su meno di un dipartimento. In seguito, il centro nazionale d'insegnamento a distanza fa un lavoro notevole presso i bambini a modo di vita mobile. Infine, la mobilità non ha mai posto problemi ai loro piccoli compagni di scuola del Canada, dell'Australia o degli Stati Uniti, perché i bambini del viaggio della Francia sarebbero così seriamente interessati dalla mobilità? Lo stereotipo si sposa là con l'ignoranza.

L'altra frode: un gruppo sociale a problema

Anche se la parola Rrom, nome che un popolo si dà a sé stesso, sostituisce sempre più spesso quelli di zingaro e gypsy, nome dato da ignari ad indesiderabili, non è raro che sia il senso di "zingaro" o "gypsy" che resta dietro la parola "Rrom", trattato come politicamente corretto un po' al modo sviluppato nei paesi dell'Est sotto il comunismo. Una delle conseguenze è di sostituire l'identità culturale positiva, contributo al patrimonio europeo, con uno sguardo condiscendente su un vago gruppo di esclusi e miserabili. Conseguentemente, ogni persona che si alzerebbe socialmente di questa marginalità, cesserebbe di essere Rrom e quindi diventerebbe impropria alla rappresentazione dei Rroms ed al dialogo con le altre parti sociali, cosa che contiene allora questo popolo in un'incapacità intrinseca da prendere parte alla vita sociale e politica, eccetto sotto forma di pseudo-rappresentanti più o meno teleguidati dalle autorità locali, sempre gli stessi e mossi di posto in posto come sedie musicali. Se si aggiungono eterni i "tirocinanti", come se la popolazione rromani fosse composta soltanto da "jobards" che hanno necessità di formarsi per potere agire questo proprio quando esistono sistemi di regolazione sociale, politica ed anche giuridica molto al punto da secoli dal Rroms. Tutto sommato, queste competenze sono puramente e semplicemente scorse alla registrazione. Si allaccia così il circuito che impedisce qualsiasi vera partecipazione dei Rroms alla vita della città.

Cominciare a far passare il messaggio

Effettivamente, l'ignoranza quasi totale delle popolazioni sulla questione rromani è una delle cause di questo disagio ed occorre dunque cominciare con un'istruzione preliminare di queste popolazioni, un po' come nelle campagne pubblicitarie le mentalità sono bene cambiate in termini di violenze coniugali, di tabagismo, di incivilità nei trasporti o di molestia sessuale. Ma la tsiganophobie dipende dagli stessi instinti primitivi e potrebbe essere trattata in parte in uno stesso modo. Tuttavia, questo non interessa nessuno poiché i risultati sono troppo a lungo termine per gli eletti d'oggi... Mille giustificazioni sono trovate per evadere i progetti in questa direzione: dalle interpretazioni speciosi della Costituzione fino a "costrizioni tecniche" passando per semplici rifiuti senza spiegazione. Le possibilità di migliorare la situazione sono multipli, spesso molto economiche, ma ignorate delle autorità. Tuttavia con tali rifiuti, il paese si espone a termine a problemi sociali sempre più gravi ed irreversibili allora che le soluzioni sono a portata di mano per che vuole accettare la realtà.

Allora, chi avrà questa volontà politica: una gadji o un gadjio???

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Di Sucar Drom (del 22/04/2007 @ 10:23:17, in blog, visitato 1783 volte)

Vicenza, comunicato stampa dell'Opera Nomadi
La Sezione Locale dell'Opera Nomadi ha inviato al Direttore de Il Giornale di Vicenza un comunicato stampa per precisare alcune delle dichiarazioni anonime rilasciate da alcuni Sinti, durante la manifestazione di Azione Sociale e Forza Nuova. Di seguito il comunicato
Opera Nomadi di Vicenza Le chiede di pubblicare le seguenti precisazioni in ordine alle dichiarazioni anonime rilasciate a...

Roma, prime sette condanne per i "fiori nel fango"
Si scambiavano i bambini tra loro e talvolta organizzavano festini privati in appartamenti, dove i ragazzini erano sottoposti a violenze. Per questo quindici persone, tra rumeni e italiani, si sono trovati a rispondere, davanti al gup di Roma Andrea Vardaro, di associazione per delinquere, violenza sessuale nei confronti di minorenni e sfruttamento della prostituzione.
Sette imputati hanno ...

Modena, un nuovo "campo nomadi" in una zona inquinata
L’area di strada per Saliceto Buzzalino a Lesignana, scelta dal Comune per una delle microaree per i Sinti Italiani, desta perplessità sia sul piano del rispetto nei confronti della comunità sinta che su quello ambientale. Per questo nasce l’invito al Comune a scegliere un’area diversa.
A suonare quello che definisce un ...

Sostieni anche tu, il 5 per mille per un progetto dell’Opera Nomadi di Mantova
Quest’anno c'è un modo molto semplice per sostenere l’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova. La nuova Legge Finanziaria ha infatti confermato la possibilità per le persone fisiche di destinare agli enti no profit il 5 per mille dell'imposta sul reddito. Basta una vostra firma sulla denuncia dei redditi: sostenere un nostro progetto non è mai stato così semplice.
Per il 2007 vi proponi...

Roma, il giorno dell'amnesia
Milka ha 85 anni. Ieri (4 aprile 2007), al "campo nomadi" di Testaccio, il Campo Boario, davanti al balletto dei vigili urbani, davanti ai gipponi e alle volanti della polizia venuti per sgomberare novanta famiglie, per ripulire dal disordine e dare spazio al decoro urbano, si è sentita male.
L'hanno portata in ospedale per consolarla di aver perso l'ultima casa, per rincuorarla di non ave...

Torino, sgomberato all'alba il campo di emergenza freddo di via Basse di Stura
Da notizie radio sembra che questa mattina all'alba sia stato sgomberato l'insediamento di emergenza freddo di via Basse di Stura. Non si hanno notizie di dove siano stati portati i circa 170 Rom Rumeni presenti.
La sezione locale dell'Opera Nomadi, in una dichiarazione radio, chiede alla Prefettura di Torino di conoscere il luogo dove sono state condotte le famiglie rom. Fino a questo mom...

Sostieni anche tu, il 5 per mille per il Comitato Rom e Sinti Insieme
Quest’anno c'è un modo molto semplice per sostenere l’Associazione Sucar Drom. La nuova Legge Finanziaria ha infatti confermato la possibilità per le persone fisiche di destinare agli enti no profit il 5 per mille dell'imposta sul reddito. Basta una vostra firma sulla denuncia dei redditi: sostenere un nostro progetto non è mai stato così semplice.
Per il 2007 vi proponiamo di sostenere, at...

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Di Fabrizio (del 23/04/2007 @ 11:48:49, in conflitti, visitato 1845 volte)

La storia di Taro Debar, sinto partigiano.


Io ero (sono stato) tra i gagé fin da bambino. Il mio povero papa e la mia povera mamma morirono quando avevo quattro anni. Mi misero in mezzo alle suore ed ai preti; là feci le scuole. Rimasi fino quattordici anni con le suore e con i preti.

(Me ne) andai dopo un po' di tempo, avevo gia' sedici anni, andai a lavorare con (presso) dei signori del paese. Non avevo ancora diciotto anni, arrivarono la tre o quatto signori.

Vennero dal mio padrone e mi dicevano: "Abbiamo bisogno di te". Ed io dissi (risposi): "per cosa avete bisogno di me?" "Cerchiamo un ragazzo svelto che passi in mezzo ai tedeschi e che vada sulle montagne dove si trovano i .

[...]

Il testo completo in originale su O Vurdon (segue la versione in Sinto di Bella Ciao)

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Di Fabrizio (del 24/04/2007 @ 09:53:33, in Europa, visitato 2037 volte)

Da Baltic_Roma

Lo scorso marzo è stato lanciato un sito web del Centro Sviluppo della Cultura Rom. Il sito www.Romi.lv, il primo nei paesi baltici, riporta notizie sulla comunità Rom, ed informazioni sulla storia, le tradizioni ed informazioni sui Rom in Lettonia, una popolazione di 8.152 all'inizio del 2006, secondo l'Istituto Centrale di Statistica. Le notizie sono disponibili in lettone, russo ed inglese. Il sito è stato finanziato dall'Ambasciata Britannica e dal Segretariato Assegnazioni Speciali del Ministero per l'Integrazione Sociale.

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Di Fabrizio (del 25/04/2007 @ 10:10:58, in media, visitato 2710 volte)

La prima notizia riportata sul corriere della sera online di oggi. Naturalmente prima di ogni altra cosa, viene detto che l'ubriaco al volante è un Rom. Come se fosse quella la causa dell'incidente...
Claudia


La strage su una strada di Appignano, in provincia di Ascoli Piceno

Rom ubriaco falcia con un furgone 4 giovani I ragazzi, investiti, tutti minorenni, sono morti. L'investitore è stato arrestato ed è piantonato in ospedale dalla polizia

APPIGNANO (Ascoli Piceno) - Un giovane Rom, di 22 anni, di cui non è stato reso noto il nome, alla guida di un furgone ha falciato la notte scorsa cinque ragazzi in motorino: quattro sono morti mentre uno è stato operato e si trova in ospedale in gravi condizioni. L'incidente è avvenuto intorno a mezzanotte su una strada nei pressi di Appignano (Ascoli Piceno). L'investitore, completamente ubriaco, è stato arrestato. I ragazzi,tutti tra i 16 e i 18 anni, erano andati insieme a prendere un gelato, quando il furgone è piombato su di loro. È stata una strage.
ARRESTATO E PIANTONATO IN OSPEDALE - Il Rom si trova ora piantonato in ospedale a Ascoli Piceno, dove è stato ricoverato per le lesioni riportate a sua volta nell'incidente. Vive in un accampamento da sempre al centro di polemiche nella cittadina perché considerato incompatibile con la comunità locale. Sulla vicenda indagano i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore di Ascoli Piceno
Carmine Pirozzoli.
24 aprile 2007

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Di Fabrizio (del 26/04/2007 @ 09:37:43, in scuola, visitato 2570 volte)
  • progetto di attività didattica e animativa rivolta ai bambini del campo rom di via Triboniano a Milano
  • intervento volto a contrastare la dispersione scolastica

Il campo di via Triboniano:

Si trova nella zona 8 di Milano. Dal 1999 sono iniziati degli insediamenti di Rom provenienti dalla Romania e a novembre del 2001 c'è stato il riconoscimento come campo comunale. Oltre ai Rom rumeni si sono aggiunti Rom provenienti dalla Bosnia Erzegovina.

I soggetti proponenti:

Associazione Oltre il campo, in collaborazione con l'associazione Aven Amentza - Unione Rom e Sinti

Motivazioni:

Tra i portatori di diverse culture, i meno integrati nella società italiana sono senza dubbio gli appartenenti al popolo Rom. Una delle cause che maggiormente contribuisce all'esclusione dei Rom dalla società maggioritaria è la scarsa scolarizzazione e l'alta percentuale di abbandono scolastico, tanto che essi spesso non possono ottenere permessi e licenze necessari all'avvio di attività commerciali a causa della mancanza dei titoli di studio obbligatori.

Se ciò è vero per i Rom italiani, la situazione si complica ulteriormente per i Rom provenienti da altri stati, perché alle difficoltà già riscontrate si aggiungono le barriere linguistiche.

La situazione di disagio ed emarginazione si riflette in primo luogo sui bambini, costantemente esclusi dal mondo col quale entrano in contatto, tramite la televisione e i racconti dei compagni a scuola, ma che nella realtà è loro negato, obbligandoli a restare ai margini..

Il disagio più grande cui i bambini sono sottoposti è legato all'istruzione. Ci siamo interrogati sul loro rapporto con la scuola, sull'attrazione che questa riesce ad esercitare, sulle prospettive che offre e sulle reali capacità che essa ha di accogliere.

Troppo spesso le strutture scolastiche sono inadeguate per comprendere i bisogni di bambini abituati a confrontarsi quotidianamente con l'emarginazione, la povertà, la violenza. A causa della mancanza di strumenti necessari per rapportarsi a bambini provenienti da culture diverse dalla nostra. Vorremmo quindi sopperire in parte a questa mancanza procurando noi per gli insegnanti bibliografie, dispense e libri scolastici usati in Romania e in Bosnia. Questo per sopperire in parte anche alla perdita della cultura d'origine dei bambini, che vivono la condizione dell'emigrante, nell'incertezza della loro permanenza in Italia.

Obiettivo generale:

Interazione con la cultura maggioritaria ed espressività.

Strategia di intervento:

Considerando la diversità come un arricchimento e questo progetto come una possibilità di scambio e di avvicinamento reciproco vogliamo coinvolgere altre persone integrando una diversità che la nostra società, così diversa dalla loro, fatica ad accettare e non vive come una ricchezza ma come una minaccia ai propri valori e stili di vita.

Doposcuola: risulta indispensabile intervenire sui bambini del campo di via Triboniano, tutti stranieri, che in massima parte frequentano le scuole pubbliche presenti sul territorio, fornendo un supporto didattico per l'apprendimento della lingua italiana, lo svolgimento dei compiti assegnati a scuola ed il ripasso degli argomenti che presentano maggiori difficoltà.

Per realizzare questo riteniamo utile strutturare un luogo di incontro e di attività che li stimoli ad esprimersi e a sfogare tutta la loro creatività, esternare i loro sogni, desideri, problemi, mettersi in gioco in prima persona attraverso laboratori ed attività espressive. Presupposto fondamentale è proprio quello di coinvolgere i bambini rendendoli protagonisti assoluti.

Queste idee sono finalizzate alla crescita della motivazione nello studio, al piacere di costruire qualcosa insieme agli altri, al sostegno delle proprie capacità relazionali, all'abbattimento delle inibizioni e all'abitudine progressiva allo studio impegnativo.

L'attività espressiva, nel momento stesso in cui riesce a "far star bene" l'individuo, è fonte di benessere, sia a livello individuale che collettivo. Risulta pertanto essere la migliore prevenzione del disagio.

Animazione: gioco come mezzo per imparare a rapportarsi, a creare qualcosa insieme, sottostando a regole uguali per tutti, deve per vincere è necessario lo sforzo e la collaborazione di ogni singolo individuo, dove ognuno abbia un proprio ruolo.

Le "regole del gioco" implicano consapevolezza non solo delle regole a cui sottostare ma anche dei diritti che ci competono.

Potenziare la dimensione del gruppo inteso come risorsa per la crescita personale, per il sostegno reciproco e per la valorizzazione delle capacità individuali, nella realizzazione di un risultato comune.

Conclusione:

Per far prendere coscienza anche ad altri di questi nostri scomodi "vicini di casa" verrà allestita una mostra fotografica sulle attività al campo, dove saranno esposti anche lavori dai bambini, notizie ed informazioni sulla cultura rom.

Inoltre si prevede la distribuzione di materiale informativo e l'organizzazione di incontri di conoscenza.

www.iorom.altervista.org

AAA Cercasi:

animatori, giocolieri, clown

e chiunque abbia voglia di aiutarci ad organizzare dei pomeriggi di gioco con i bambini del campo rom di via Triboniano a Milano

iorom@libero.it

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Di Fabrizio (del 27/04/2007 @ 09:35:54, in musica e parole, visitato 2663 volte)

Ricevo da Antun Blazevic

Dall'incontro di un gruppo di Rom, appassionati di musica e teatro, nasce la necessità di mettere insieme questi interessi comuni, per dare vita ad un originale soggetto culturale, capace di proporre uno spettacolo teatrale, in cui gli unici protagonisti siano soltanto Rom.

La cultura e le tradizioni del popolo Rom si esprimono per lo più attraverso la musica e i racconti orali. Non esiste praticamente niente di scritto, né musica, né letteratura, né altre espressioni artistiche, che quindi si tramandano tra le generazioni solo con le parole e l'insegnamento pratico. L'evolversi degli stili di vita, l'abbandono pressoché totale del nomadismo, la necessità di inserirsi nel tessuto sociale urbano soprattutto da parte dei giovani, rischiano di far disperdere un patrimonio culturale dalle radici antichissime, o di renderlo preda della modernizzazione, stravolgendone l'identità.

Da tempo si assiste, nel mondo degli appassionati dello spettacolo, ad una tendenza (che si sta trasformando in moda) verso la musica e la cultura Rom, prevalentemente d'origine balcanica. A questo evidente entusiasmo non si accompagna però, da parte degli spettatori, un altrettanto evidente bisogno di conoscere da che cosa e da chi lo spettacolo trae le sue origini: molti "intenditori" si fermano alle musiche di Goran Bregovic o ai film di Emir Kusturica, e niente invece sanno delle vere radici della storia dei "gitani", né delle loro attuali condizioni di vita nelle aree cittadine. Lo spettacolo che intendiamo mettere in scena vuole proporre un nuovo approccio del pubblico verso la cultura Rom.

Sul palco si alternano un unico attore e i musicisti, accompagnati, in alcune occasioni, da danzatrici. I brani recitati dall' attore Antun Blazevic (meglio noto come "Toni Zingaro", che ne è anche l'autore), raccontano storie di vita, in prosa e in poesia, del popolo Rom, con accenti che vanno dall'ironico al drammatico. I pezzi musicali, risalenti alle tradizioni balcaniche, sono rielaborati in modo originale dalla "band" Gipsy Balcan, e accompagnano la voce narrante, adattando la musica al racconto.

Il nostro spettacolo si intitola "Ricordi". Sono i ricordi di un'epoca che pare tanto lontana, ma che invece è ieri, sono i ricordi dei vecchi, che non vogliono che i giovani dimentichino le loro origini, sono i ricordi di un mondo che appare all'esterno in modo troppo spesso negativo o solo folkloristico, mentre invece vive ancora oggi in uno stato di segregazione sociale, che di folkloristico ha molto poco.

Probabilmente il nostro è finora l'unico tentativo, in Italia, di ideare e portare in scena uno spettacolo interamente progettato ed interpretato solo da Rom. Crediamo fortemente nel teatro come forma di diretto coinvolgimento del pubblico rispetto a ciò che viene rappresentato: questo tipo di comunicazione, a metà strada tra il messaggio sociale e il divertimento, può costituire una vera novità nel promuovere il dialogo e la comprensione tra diversi modelli di vita, tracciando un nuovo percorso verso una reciproca, reale conoscenza tra Rom e "gagè".

I COMPONENTI DI "DROMOMANIA":
- Antun Blazevic ("Toni Zingaro"), attore e autore del soggetto e dei testi,
- Marian S. Cinbalo
- Albert M. Fisarmonica
- Mariano M. Violino
- Petrica H. Contrabbasso
- Sorian D. Clarinetto Sassofono Flauto
Budget del gruppo € 1000.oo (comprese le spese di viaggio)

Contatti:

Antun Blazevic (Toni): 3400824785 (dopo le 20.30)

Marian Serban 3283760571 (tutto giorno)

tonizingaro@hotmail.it

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