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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/04/2014 @ 09:05:46, in scuola, visitato 1627 volte)

di Lorena Cotza su Corriere della Sera LA CITTA' NUOVA

Teresa vive in Italia, ha 18 anni, sta per diplomarsi e sogna di iscriversi all'università. La sua è una di quelle storie che non dovrebbero far notizia. Ma Teresa è una giovane rom e la sua storia è ancora considerata una rara eccezione.

    "Sino all'anno scorso nessuno a scuola sapeva che ero rom" racconta Teresa Suleymanovic. "Quando i miei compagni mi chiedevano da dove venissi, dicevo solo che ero bosniaca. Non volevo dire che vivevo in un campo. Perché tutti pensano che i rom dei campi rubino e siano sporchi".

Teresa sta frequentando l'ultimo anno dell'Istituto Alberghiero di Monserrato, in provincia di Cagliari, dove sono iscritte anche altre tre ragazze del campo in cui abita.

    "Dopo il diploma mi piacerebbe studiare Scienze dell'Alimentazione e diventare una dietologa" dice Teresa. "Oppure mi piacerebbe lavorare nel settore della ristorazione, ho svolto diversi tirocini in alcuni ristoranti della zona e ho imparato tantissimo su questo mestiere".

L'amore per la cucina gliel'ha trasmesso sua madre, Visna, trasferitasi dalla Bosnia in Sardegna circa 30 anni fa. "Il pane per noi è il cibo più importante" mi spiega Visna mentre con gesti sicuri prepara la pita, una finissima ed elastica pasta che riempie con carne e verdure. "È una tradizione che si tramanda di generazione in generazione, tutte le mie figlie lo sanno fare". Oltre alle tradizioni culinarie, i diritti umani sono l'altro tema a cui Teresa vorrebbe dedicarsi in futuro. Nella tesi di diploma che sta preparando, ha infatti scelto di raccontare la storia del suo popolo, il genocidio nazista e la resistenza della cultura rom, ancora intatta nonostante secoli di persecuzioni.

    "Ho scelto questo argomento perché ci sono ancora tanti, troppi pregiudizi sui rom. Se davvero non sei razzista non dovresti fare differenze tra nessuno. Non puoi pretendere di dire che non odi i marocchini, ma al tempo stesso odiare i rom. Altrimenti che senso ha?" si chiede Teresa.

Quest'anno Teresa ha partecipato a "Italia-Romanì", convegno sull'inclusione dei rom e dei sinti in Italia, organizzato dall'Associazione 21 Luglio e tenutosi a Roma dal 3 al 5 aprile. Racconta con entusiasmo del flash-mob organizzato di fronte al Colosseo: "Abbiamo indossato dei sacchi neri, con dei biglietti che descrivevano i pregiudizi che ci portiamo addosso. Nel mio ho scelto di scrivere "Io non voglio studiare". E poi ce li siamo strappati di dosso".

    "Vicino al convegno c'era anche una manifestazione anti-rom, ci gridavano di tutto ma per fortuna vicino c'era la polizia" continua Teresa. "Ma durante il flash-mob è stato bello rispondere alle domande della gente e far vedere che ci sono tanti giovani rom in gamba".

Tra i tanti temi affrontati durante il convegno, uno dei più dibattuti è stato quello dei campi rom. Una questione di non facile soluzione: alcuni rom vorrebbero trasferirsi in case normali, ma altri non vogliono rinunciare alla vita comunitaria del campo. Teresa vive in un piccolo e isolato insediamento a circa 7 km dal primo centro abitato, in cui vivono 14 famiglie rom. Il campo si trova in cima a una collina da cui si domina il Golfo di Cagliari ed era la sede di un vecchio inceneritore, di cui oggi resta solo lo scheletro spettrale della struttura.

    "È stata dura - dice Visna, raccontando con orgoglio di come ha costruito la sua baracca. - Abbiamo lavorato duramente per raccogliere i pezzi di lamiera, ma siamo riusciti a costruire una stanza per tutti i miei figli. Quando sgomberano i campi e buttano giù le case su cui hai lavorato per anni non è bello".

Teresa vorrebbe vivere in una casa in città, come una delle sue sorelle, che ha sposato un italiano e lavora nel settore della ristorazione. Ma capisce anche la scelta di chi non vuole spostarsi. Le abitazioni fornite dal comune sono spesso troppo piccole per le famiglie più numerose e a molti manca la solidarietà che si crea all'interno dei campi.

    Ci sono, però, problemi che potrebbero essere affrontati e risolti con poche risorse: "Da anni chiediamo al sindaco di creare una piazzola per una fermata del pullman - dice Teresa - Le corriere passano lungo questa strada, ma non si fermano, quindi per andare a scuola devo sempre chiedere un passaggio a mio padre. C'è un pulmino per i bambini iscritti alla scuola elementare, ma non per tutti gli altri".

Teresa è riuscita a proseguire gli studi grazie a una borsa di studio della Fondazione Anna Ruggiu, dedicata al sostegno della popolazione rom. Ma c'è un male che nessun benefattore riesce a curare: quello dei pregiudizi.

    "Quando ho detto ai miei compagni dove vivevo, alcuni mi hanno detto che avrebbero voluto vedere il mio campo, ma hanno paura e pensano che siamo cattivi. So che non verranno qui. Ma bisognerebbe prima conoscere e poi giudicare".

Anche su

 
Di Fabrizio (del 26/04/2014 @ 09:06:17, in scuola, visitato 1433 volte)

Continua l'operazione "nostalgia" iniziata con Il giorno delle 300 candele.

Questo nuovo ebook narra di un progetto (finanziato allora dal comune di Milano, oggi sembra incredibile) di un bollettino dedicato alle scuole e redatto in un campo rom, che seppe creare rete e comunità. Rileggerlo dopo 20 anni può fare simpatia, ma molti degli articoli di allora sono ancora utili e vivi. Oppure può essere una testimonianza storica, e anche un buon bigino per chi, ancora oggi, redige bollettini e/o siti scolastici o di comunità.

Copyright Licenza di copyright standard
Pubblicato 24 aprile 2014
Lingua Italiano
Pagine 88
Formato del file PDF
Dimensioni del file 129.1 MB
Prezzo 1,90 euro
Scarica il pdf

 
Di Martina Zuliani (del 10/05/2014 @ 09:05:46, in scuola, visitato 1735 volte)

di Una Čilić, Aida Halvadzija, Erna Dželilović - Fonte: International Justice - ICTY

La discriminazione, la povertà e i problemi della comunità rendono difficile il successo ai giovani rom.

Nehrudin Cikaric aiuta un bambino in matematica al centro diurno per bambini in situazioni di vulnerabilità (Foto: Una Čilić)

Haris Husic, ora 23enne, ricorda con chiarezza come venne bocciato al suo compito di matematica, all'età di dieci anni, nonostante fosse assente il giorno in cui si svolse.

Quando chiese all'insegnante quando avrebbe potuto dare il compito, lei gli rispose che gli aveva già dato l'insufficienza.

"Le chiesi come fosse possibile, visto che non ero nemmeno andato a scuola ma lei mi disse 'non importa, la prossima volta prenderai un voto migliore'" ricorda.

 Storie di transizione: Nehrudin - Video di Una Cilic, Aida Halvadzija ed Erna Dzelilovic da Sarajevo.

Più avanti, Husic seppe che, quando gli mise l'insufficienza, la maestra commentò "Quand'è che finiranno la scuola?"

"Loro" significa i rom, una minoranza impoverita in Bosnia ed Erzegovina (BiH), trovatasi ai margini della società e oggetto di forti pregiudizi.

Husic, che vive nella piccola cittadina di Visoko, vicino alla capitale bosniaca, sta ora studiando lingua e letteratura tedesca all'università di Sarajevo.

Dice di essere spesso incappato nell'intolleranza, spesso basata sulla credenza che i rom siano tutti ladri.

"Non mi vergogno delle mie origini" dice "Per me, tutte le persone sono uguali e non le differenzio in nessun modo. Do sempre il meglio di me stesso per trattare tutti bene, attitudine che mi ha aiutato a superare i miei problemi con la discriminazione."

Non avendo entrate fisse in casa, Husic usufruisce di una borsa di studio mensile di 100 marchi bosniaci (70 $) datagli dal Fondo per l'Educazione in Bosnia ed Erzegovina per coprire le sue spese giornaliere ed alimentari.

"Non è facile ma non mi arrenderò mai. Darò il mio meglio per finire gli studi, anche se dovessi camminare ogni giorno da Visoko a Sarajevo." dice.

Nonostante le attuali disposizioni del governo per aiutare i rom, il pregiudizio diffuso e le tradizioni conservative della comunità stessa fanno si che vi siano pochi progressi.

BASSI LIVELLI DI ISCRIZIONE ALLA SCUOLA SECONDARIA
L'educazione, soprattutto, è uno dei campi in cui i rom ancora non hanno risultati.

Secondo i dati del Ministero per i Diritti Umani e i Rifugiati, vi sono 17.000 rom registrati in Bosnia-Erzegovina, anche se il numero reale è supposto essere il doppio, visto che molti non hanno documenti di identità.

Secondo un report pubblicato dal Ministero vi sarebbero stati 3.000 bambini rom frequentanti la scuola primaria nell'anno scolastico 2011/12, mentre solamente 243 avrebbero frequentato la scuola superiore quello stesso anno.

"Uno dei principali problemi dell'educazione dei bambini rom, oltre alla povertà, è che l'istruzione non è molto valorizzata dalla società rom" dice Dalibor Tanic, un giornalista rom che lavora per Start magazine "La media dei genitori rom pensa che sia più importante per i loro figli aiutare nelle entrate economiche della famiglia, piuttosto che perdere tempo a scuola."

"L'altro problema è che, per un bambino rom con genitori illetterati, risulta molto difficile andare bene a scuola. Faticano a stare al passo con gli altri bambini, che hanno frequentato l'asilo - cosa molto rara nella comunità rom - e i cui genitori possono aiutarli nello svolgimento dei compiti per casa."

Alcuni giovani rom fuggono dalla loro comunità e dalle loro tradizioni per poter partecipare in pieno alla società civile bosniaca.

"ROM ED ORGOGLIOSA DI ESSERLO"
Aldina Fafulovic, un'attivista di 24 anni, dice che molti rom evitano di dichiarare le proprie origini per evitare discriminazioni.

"Sappiamo tutti che vi sono dei giovani universitari che si vergognano di dire di essere rom e che decidono di nascondere le loro origini per evitare di essere visti come diversi dai loro compagni di corso" dice.

Fafulovic, comunque, è determinata a non lasciare che questo stigma influisca sulla sua vita.

"Sono rom ed orgogliosa di esserlo. Non mi vergogno di dirlo" dice.

Fafulovic è attiva nella comunità rom dall'età di 13 anni, quando il suo interesse venne acceso durante la partecipazione ad un seminario sui problemi dei rom a Spalato, in Croazia, al quale partecipo assieme al padre.

"Quando ebbi 20 anni, ebbi l'opportunità di partecipare ad una conferenza mondiale sull'HIV/AIDS in Austria, dove incontrai persone provenienti da tutto il mondo, dall'Africa, dall'Asia, dall'Europa e dagli Stati Uniti" dice "Ebbi l'onore di partecipare a quella conferenza e di dire 'sono rom e lotto per i diritti della mia gente.'"

Fafulovic è stata la prima donna rom ad iscriversi al corso universitario per educatori dell'università di Sarajevo e la prima rom ad andare a vivere nel dormitorio universitario.

È diventata specialista rom per la missione OSCE in Bosnia-Erzegovina ed è ora membro e fondatore dell'associazione Mladi Romi (Giovani rom).

Il gruppo si dedica alla preservazione della cultura rom e, altresì, all'educazione dei giovani rom a Vitez, città della Bosnia centrale, casa di circa 125 famiglie rom per un numero totale di circa 500 persone.

Fafulovic è anche una degli assistenti rom del progetto Vrtic za Sve (Asilo per tutti), mirato a supportare i bambini in condizioni di vulnerabilità.

"Molte persone, quando vedono un rom che chiede l'elemosina, pensano che tutti i rom siano uguali" dice Fafulovic "Fortunatamente, non è così, perché solamente nel nostro villaggio (Sofa) 85 bambini frequentano la scuola primaria, 12 la scuola superiore e 2 di noi l'università"

Ma Fafulovic dichiara di aver dovuto affrontare l'opposizione della sua stessa comunità, in cui molti leader rom vedono i giovani attivisti come un affronto alla loro posizione.

"Nonostante ciò, sono riuscita ad ottenere qualcosa tramite il mio lavoro" continua "L'anno scorso ho organizzato la donazione di 250 zaini contenenti materiali scolastici utili per tutti i bambini a rischio della zona di Vitez."

Aldijana Dedic, 26 anni, dice che la discriminazione è sempre stata parte della sua vita. Suo padre è rom e sua madre bosniaca musulmana.

"Le persone mi trattano diversamente quando scoprono che mio padre è rom" dice "ogni volta che ho lavorato, anche se con successo, ho sempre sentito le persone dirmi alle spalle 'sappiamo di chi è figlia, è la figlia di quello zingaro.'"

Dedic, che ha svolto il tirocinio come esperta rom all'OSCE e alla Commissione Europea in Bosnia-Erzegovina, pensa che il pregiudizio contro i rom esisterà sempre, non importa quale livello di educazione e quali professioni essi otterranno.

"Viviamo in un ambiente nel quale la comunità internazionale ha ancora da affermare che i rom debbano essere inclusi nella società" dice.

SUCCESSO LIMITATO DELLA POLITICA D'INCLUSIONE
Nel 2008, la Bosnia-Erzegovina ha aderito ad un'iniziativa internazionale volta a migliorare le condizioni di vita dei rom.

Il Decennio per l'Inclusione dei Rom 2005-2015 ha riunito governi, organizzazioni non-governative e la società civile rom nello sforzo di eliminare il gap tra la comunità rom e il resto della società.

Venti Paesi hanno preso parte all'iniziativa, che si focalizza su istruzione, lavoro, salute e abitazione e che impegna i governi del prendere misure nei campi della povertà, della discriminazione e delle questioni di genere.

Sanela Besic, coordinatrice del Centro Informativo Rom di Sarajevo Kali Sara, dice che il Decennio per l'Inclusione dei Rom ha portato a definire chiaramente i documenti politici, redatti per la prima volta, col Consiglio dei Ministri e allocanti 3 milioni di marchi bosniaci (2.1 milioni di dollari) per la sua implementazione in questo anno.

Il successo più evidente è stato nel campo abitativo con 400 case ed appartamenti costruiti per i rom per un costo di circa 12 milioni di marchi bosniaci.
Comunque, solo 250 rom hanno finora trovato lavoro tramite del iniziative delil Decennio, iniziata in Bosnia nel 2009.

"Molte famiglie rom non hanno ancora una casa, accesso alle cure mediche, nemmeno un'alimentazione sufficiente" dice Besic, e aggiunge "È questo che bisognerebbe cambiare nelil Decennio. Le famiglie in condizioni di povertà estreme dovrebbero ricevere un sostentamento base."

La mancanza di un supporto finanziario limita le prospettive future di molti rom.

Armina Ahmetovic, 20 anni, è stata la prima ragazza rom a finire i tre anni di scuola professionale a Jablanica, nella Bosnia meridionale. Voleva studiare per diventare infermiera ma, la mancanza di fondi, le ha reso impossibile il viaggiare fino a Mostar, a 50 kilometri di distanza, per continuare la sua istruzione e, alla fine, si è arresa.

Ahmetovic ha ora la patente e spera di trovare un lavoro. Continua a credere che "l'educazione è molto importante e tutti quelli che hanno possibilità economiche dovrebbero continuare a frequentare la scuola."

Il giornalista rom Tanic, che monitora attivamente i progressi delil Decennio per l'Inclusione dei Rom, crede che sarà necessario molto più tempo per vedere dei risultati visibili.

"I problemi del popolo rom si sono accumulati per decenni e, nel caso della discriminazione, per secoli" dice "Non credo a nessuno che dice che siano stati fatti grossi passi avanti grazie alil Decennio, specialmente in Bosnia-Erzegovina."

Lui accusa i leader rom e le ONG di perdersi in conflitti interni che rallentano i progressi.

"Certamente, sono stati fatti dei tentativi positivi, sono stati fatti dei progetti, durante il Decennio, ma non hanno concluso molto per migliorare gli standard di vita dei rom." dice "Vi sono alcune ONG che hanno fatto molto negli abitati rom ma non è comunque abbastanza. Vi sono 5 o 6 organizzazioni dominanti che impediscono ad altre organizzazioni di contribuire."

IL NUMERO TITOLI DI STUDIO PRIMARI NON SALE
Tanic spiega che, nonostante il supporto extra dato dal Decennio per l'Inclusione dei Rom, il bambini della comunità rom che completa la scuola primaria rimane basso.

"Durante il progetto, i bambini rom hanno ricevuto libri di testo gratis ma questi benefici non sono stati sufficienti per tenerli a scuola" dice "anche se il Decennio ha aumentato il numero di bambini rom iscritti a scuola non vi è un numero maggiore di conseguimento di titoli di studio."

Tanic crede che "dopo il 2015 lo sforzo maggiore dovrà essere direzionato a trovare impiego per i rom, perché, se almeno uno dei genitori lavorasse,sarebbe più facile per i loro figli andare a scuola e conseguire un titolo di studio."

Dalila Ahmetovic di Kakanj è una dei successi della comunità rom. Laureatasi alla facoltà di comunicazione all'università di Sarajevo, sta ora studiando alla magistrale.

Come Husic, è beneficiaria di una borsa di studio dal Fondo per l'Educazione in Bosnia ed Erzegovina, che ha distribuito borse di studio in Bosnia-Erzegovina negli ultimi 15 anni, tra cui 8.360 tra bambini e ragazzi rom.

"Vivo in un ambiente in cui i rom che terminano gli studi superiori sono rari e in cui l'istruzione universitaria è considerata una mosca bianca" dice Dalila, che beneficia di supporto finanziario ed emotivo da parte dei genitori.

Gli attivisti ricevono conforto dal fatto che l'interesse nell'assegnare borse di studio a giovani rom è in aumento, con l'Associazione riportante che, nel 2005-06, 69 giovani hanno fatto richiesta di un finanziamento, numero salito a 187 nel 2012-13.

Dalila sottolinea l'importanza dell'educazione.

"La maggior parte dei bambini rom non può andare a scuola a causa delle condizioni di vita e della povertà estrema che impedisce loro di acquistare libri e altri materiali scolastici." dice "Nonostante queste difficoltà, tutti i bambini rom dovrebbero ricevere l'opportunità di andare a scuola e di migliorarsi perché, come ho già detto, questo è il fattore chiave per lo sviluppo della società rom."

"Solo i giovani istruiti possono fare qualcosa per se stessi e per tutta la società, per un futuro migliore."

Il video che accompagna queste storie presenta Nehrudin Cikaric, un giovane attivista rom che è passato dal chiedere l'elemosina, da bambino, al frequentare regolarmente la scuola e a giocare a calcio e praticare boxe ad alti livelli. Inoltre, fa il volontario al centro per bambini in situazioni di vulnerabilità insegnando matematica ai bambini piccoli. Nehrudin spera di entrare nella polizia bosniaca o nell'esercito una volta terminata la scuola.

 
Di Fabrizio (del 16/05/2014 @ 09:00:21, in scuola, visitato 14736 volte)

Da Agostino Rota Martir

Care e cari tutti,

siamo qui ad aggiornarvi sulla questione della Bigattiera.

Come sapete, a seguito dell'appello che tutti noi firmammo lo scorso anno e del lavoro fatto in seguito nella Commissione 2, il primo di agosto 2013 riuscimmo a fare approvare all'unanimità un Ordine del Giorno, in cui la Giunta si impegnava a ripristinare pulmino, acqua e elettricità nel campo rom della Bigattiera.

La Giunta chiedeva un contributo alla Regione per essere aiutata a risolvere la situazione, e a novembre ha ricevuto la disponibilità di 30 mila euro, come risulta dalla registrazione audio della Commissione 2 del 13 gennaio 2014.

Abbiamo assistito agli incontri in commissione per avere gli sviluppi di questa vicenda, abbiamo sollecitato gli assessori, abbiamo ricevuto promesse e piccole proposte di progetti minimi che poi non sono state realizzate. Niente è stato fatto.

Oltre il danno, l'ennesima beffa. ll 27 marzo giunge una nuova denuncia alle famiglie del campo, per inadempienza dell'obbligo scolastico. E fin qui possiamo anche essere d'accordo: i bambini in effetti a scuola non vanno se non saltuariamente, soprattutto in inverno, e la responsabilità oltre che di tutti è anche dei loro genitori.

Ma che il Sindaco tuoni tronfio che "E' inaccettabile, non si può in alcun modo tollerare una situazione del genere, a danno di bambini e bambine", questo pare davvero troppo. Come che si vanti su Facebook di non aver fatto mai nulla per i rom, se non "prevenzione e diminuzione del numero delle presenze", e che le politiche di Città Sottili sono acqua passata e scelte ormai lontane, ci pare incommentabile.

Ad oggi la situazione è identica ad un anno fa, con in più la disillusione su un possibile ripristino di una condizione umana anche minima, poiché evidentemente quello che manca è la volontà politica di trovare qualche soluzione. I bambini hanno passato l'ennesimo anno senza istruzione scolastica, senza la vicinanza dei compagni di classe, perdendo nuovamente una possibilità per il loro futuro.

Per tutto questo, su richiesta dei bambini e dei genitori del campo della Bigattiera, abbiamo pensato di organizzare una Marcia simbolica verso la Scuola con partenza dalla Bigattiera il giorno mercoledì 21 maggio alle ore 9:00, direzione Marina di Pisa.

L'obiettivo è mostrare alla città quanto sia lontano e pericoloso il percorso dei bambini verso la loro scuola, riportare l'attenzione della società civile sul diritto all'istruzione e ad una vita dignitosa per tutti i bambini e tutte le bambine.

Sappiamo che è un giorno lavorativo e che molti non potranno, ma siamo qui a chiedervi, per chi può, di partecipare, perché abbiamo bisogno del maggior numero di persone possibile a supporto di questa protesta, per renderla visibile ed efficace.

Vi preghiamo di rispondere alla mail con la vostra eventuale disponibilità, così ci contiamo e cerchiamo di organizzare al meglio.

Grazie a tutti della pazienza e della partecipazione,

a presto

Clelia Bargagli
Luca Randazzo

 
Di Fabrizio (del 20/05/2014 @ 09:08:45, in scuola, visitato 14772 volte)

ComuneVenezia.it

Cari cittadini,

una delle realtà più interessanti che il Servizio Civile mi sta dando l'opportunità di conoscere è quella del lavoro a contatto diretto con le minoranze, che oltre ad essere presenti nel nostro territorio, sono presenti nella nostra testa, spesso sottoforma di pregiudizi, timori o cliché apparentemente indecostruibili. Nelle attività che svolgo insieme ai bambini Sinti e alle loro famiglie ad esempio sto imparando a ridimensionare le mie aspettative, integrando il mio bagaglio mentale con il dato di realtà e ad apprezzare gli sforzi di tutte quelle persone che operano quotidianamente per aprire vie di comunicazione tra "noi" e "loro". Mi sento quindi di contribuire alla promozione di un'iniziativa che il Comune di Venezia, Direzione Politiche Sociali, Partecipative edell'Accoglienza - Servizio Politiche Cittadine per l'Infanzia e l'Adolescenzaha organizzato: un pomeriggio seminariale sul tema "bambini Rom, Sinti e non...una scuola per tutti!" che si terrà nella giornata del 29 maggio presso l'Aula Magna dell'Istituto Comprensivo "A. Gramsci" - via passo 3/G - CampaltoVenezia.

L'incontro vuole essere l'occasione per continuare il confronto, apertosi in occasione della giornata di formazione "Bambini Rom, Sinti e non...tutti cittadini!" tra operatori sociali, insegnanti e persone impegnate e sensibili al tema. Confronto proseguito, poi, durante la realizzazione del progetto per l'inclusione e l'integrazione di bambini e ragazzi Rom, Sinti e Caminanti nella città di Venezia.
A partire da riflessioni e quesiti affiorati nel corso di questi mesi tra gli operatori egli insegnanti coinvolti nell'operatività quotidiana, si proverà ad esplorare e ricercare linguaggi e pensieri condivisi sugli intrecci che derivano dal lavoro con il gruppo classe e dall'affiancamento individuale di bambini e famiglie.
Un'ulteriore pista di riflessione riguarda, infine, l'importanza di creare buone relazioni nel contesto scolastico al fine di favorire l'instaurarsi di un clima positivo nei gruppi classe a tutto vantaggio di buoni esiti nei processi di apprendimento.

È necessario iscriversi entro il 22 maggio 2014, specificando nome, cognome, eventuale ente di appartenenza via mail a silvana.tregnaghi@comune.venezia.it. Verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Alessandro Zanetti - Volontario del Servizio Civile

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