Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

\\ Mahalla : VAI : scuola (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Sucar Drom (del 20/02/2006 @ 21:48:37, in scuola, visitato 1249 volte)

I fantasmini Rom Rumeni di Largo Camesena C’era una volta, in una città che non vi dico, un gruppo di bambini arrivati da un’altra città dove la vita era talmente difficile che i loro genitori avevano deciso di trasferirsi.
A guardarli bene non erano molto differenti dagli altri ragazzini, tranne che, per il fatto di non aver trovato casa erano provvisoriamente alloggiati in casette di latta e cartone, tende e roulotte e parlavano ...
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Raccomandazione n. R (2000) 4, scolarizzazione dei fanciulli sinti e rom l Comitato dei Ministri, in conformità all'articolo 15/b dello Statuto del Consiglio d'Europa
considerando che lo scopo del Consiglio d'Europa è la realizzazione di una più stretta unione tra i suoi membri e che questo scopo può essere perseguito in modo particolare attraverso l'adozione di un'azione comune nel campo dell'educazione scolastica;
riconoscendo l'urgenza di stabili ...
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Di Fabrizio (del 16/02/2006 @ 09:10:57, in scuola, visitato 1449 volte)

Riguardo alla denuncia della segregazione scolastica ad Aspropyrgos, EUROPEAN ROMA RIGHT CENTER ha inviato a sua volta un richiamo al Ministero Greco dell'Educazione, con copia a  Alvaro Gil-Robles, Commissario Europeo per i Diritti Umani.Il testo (in inglese) è QUI, purtroppo non ho avuto tempo per tradurlo.
 
Di Sucar Drom (del 12/02/2006 @ 20:58:26, in scuola, visitato 1598 volte)
(segnalazione precedente ndr.)

Il 5 gennaio 2006 Francesco Rutelli, dalle pagine di Europa, ha fatto il suo esordio elettorale su una problematica vissuta dai Sinti e dai Rom.
O meglio ha espresso il suo personale pensiero, purtroppo condiviso da molti leader politici italiani, sui problemi dei minori rom che partecipano all'economia familiare.
Naturalmente, come aveva già fatto in passato da Sindaco di Roma, ha affrontato la questione nel peggiore dei modi o come molti commentatori hanno affermato si è allineato e ha sorpassato le più becere posizioni dei leghisti alla Borghenzio.

Ma cosa ha detto il Presidente della Margherita?
Si è chiesto, "con una nota politicamente scorretta”, “perché ammettiamo aree di esclusione dei diritti umani universali?”
Fino qui tutto bene e anzi abbiamo esultato: finalmente un politico italiano si accorge che in Italia alle Minoranze Etniche Linguistiche Sinte e Rom non vengono riconosciuti i diritti sanciti dall’ONU.

Ma è stato solo un momento perché Rutelli ha immediatamente preso la tangenziale leghista.

Il ragionamento di Rutelli segue questo percorso: “conosco un giustificazionismo sociale che invece non si può giustificare: è la loro cultura, fatta anche di espedienti. Costringere centinaia di bimbi ad andare per strada a rubare sarebbe un espediente? Quei ragazzini hanno gli stessi diritti dei nostri figli.”


E continua imperioso: “Devono andare a scuola.”

Ma bene Rutelli, peccato che l’Italia nega l’applicazione della Raccomandazione n. R (2000) 4 del Consiglio d’Europa sulla scolarizzazione dei fanciulli sinti e rom. E questa condizione porta a pratiche di tentata assimilazione e continuata segregazione sulle Minoranze Etniche e Linguistiche Sinte e Rom (Raccomandazione n. 1557/2002 del Consiglio d’Europa, ripresa dall’ultima Risoluzione dell’Unione Europea).

Il Presidente della Margherita, crogiolandosi nella sua ignoranza, continua: “E se è comprovato che vengono schiavizzati e sfruttati, vanno sottratti ai loro padroni”.

Naturalmente la notizia ha fatto il giro d’Italia, ripresa da tutti i giornali nazionali, offrendo ottime uscite soprattutto ai giornali più schierati. Il messaggio lanciato in Italia che capeggiava su tutte le testate nazionali era: “basta ipocrisia, liberiamo i bambini rom”.

Anche un bambino capirebbe che il messaggio lanciato da Rutelli è:
i rom sfruttano i bambini, liberiamoli.

Ma Rutelli è un fiume in piena e non si fa attendere una nota di compiacimento: “Avevo varato [da Sindaco di Roma] delle ordinanze con cui assicuravamo servizi prima inesistenti alle comunità rom”.

È tutto da ridere o meglio da piangere.
Ricordiamo a tutti i lettori che la Giunta Rutelli ha creato quel mostro che prendeva il nome di Casilino 700, dove ha ammassato più di un migliaio di Rom Europei (ex Yugoslavia e Romania) lasciandoli senz’acqua, senza luce e con ben diciotto bagni chimici. Non contento ha osteggiato per mesi, nel 1997, l’organizzazione Medici Senza Frontiere che aveva il progetto di portare l’acqua potabile a centinaia e centinaia di bambini rom.
Veramente da non credere…
Invitiamo tutti i nostri lettori, quando sono a Roma, di farsi un giro al Casilino 900 che ha fatto inorridire il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, Alvaro Gil-Robles.
Ma gli esempi sono molteplici.

Torniamo alla problematica sollevata da Rutelli:
la partecipazione dei minori rom all’economia familiare.

Se siamo d’accordo con il Presidente della Margherita che lo sfruttamento dei minori deve essere combattuto siamo però consapevoli che tale odiosa pratica riguarda per fortuna un’esigua minoranza di bambini rom e che nella maggior parte dei casi sono le stesse comunità rom che mettono fine a tale pratica.

Diversa è la questione della partecipazione dei minori rom europei all’economia familiare. Parliamo di minori rom europei perché per quanto riguarda i minori sinti e rom italiani è da diversi decenni che non partecipano più all’economia familiare.
Il fenomeno, secondo la nostra esperienza, può essere semplificato con una parola: povertà.
Aggiungendo che la povertà è accompagnata da gravi negligenze dello stato e delle amministrazioni locali.

I Rom Europei che arrivano in Italia subiscono oltremodo politiche discriminatorie, emarginanti e segreganti che già sono applicate con metodo scientifico verso i Sinti e i Rom Italiani.

Famiglie intere scappano dai loro paesi d’origine per i conflitti etnici e le guerre civili e l’Italia nega a loro i più elementari diritti.

Segregati nei “campi nomadi” delle grandi città italiane, e non solo, i Rom Europei vivono situazioni inumane senza acqua, luce, servizi igienici e sono costretti a mendicare per le strade il sostentamento giornaliero.

Esplicativa è la situazione dei Rom provenienti dalla regione di Craiova in Romania, ultimi arrivati in Italia (per inciso, tutti i Rom Romeni in Italia arrivano dalla zona di Craiova).

In quella regione sono continue azioni di pulizia etnica, supportate sia dalle amministrazioni locali sia dagli organi di polizia (fonte, Dipartimento di Stato Americano) che hanno portato ad una situazione drammatica le popolazioni rom presenti.
Il Sindaco di Craiova, Solomon, in un’intervista rilasciata il 4 maggio al giornale rumeno Gardianul ha dichiarato: "Io ci piscio su questi figli di puttana, zingari vagabondi …". Solomon, nel suo discorso di trecento parole, esprime il suo giudizio sui Rom così: "merde" "idioti" "imbroglioni" "puzzolenti". Si consideri che i Rom sono l’otto per cento della popolazione.
È naturale che intere famiglie scappino da questa situazione ma arrivano in Italia e la situazione anche se migliore è pur sempre molto drammatica. Anche grazie alla Legge Bossi-Fini. Il risultato è il vedere i bambini che insieme ai genitori cercano di sbarcare il lunario ogni giorno, nella maggioranza dei casi suonando per le nostre strade o nelle metropolitane.

Come intervenire per i Rom Romeni?

1) Riconoscendo a loro il diritto di asilo e lo status di profughi.

2) Offrendo una casa e facendoli uscire dalle logiche ghettizzanti dei “campi nomadi”.

3) Facendoli partecipare alle decisioni sul loro futuro, alla stesura e realizzazione dei progetti e a tutte quelle iniziative che li vedano coinvolti.

4) Imporre alla Romania, tramite l’Unione Europea, il riconoscimento dello status di Minoranze Etniche Linguistiche alle diverse Comunità presenti e l’attuazione di programmi contro la xenofobia, la discriminazione e la segregazione razziale.

Il tutto lo possiamo riassumere con tre parole chiave:
interazione, partecipazione, mediazione culturale.


In ultimo, chiediamo al Presidente della Margherita, Francesco Rutelli, di informarsi e di approfondire i problemi, smettendola di gareggiare con i leghisti su chi la spara più grossa contro le ventinove Minoranze Etniche Linguistiche Nazionali ed Europee Sinte e Rom.

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Di Daniele (del 10/02/2006 @ 08:31:58, in scuola, visitato 1402 volte)
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L'Ungheria chiede alla scuola di porre fine alla discriminazione dei rom.
Budapest, 27 gennaio 2006. L'Ombudsman (tutore dei diritti dei cittadini, ndt.) ungherese ha detto alla scuola primaria che deve porre fine alla discriminazione degli alunni rom dopo aver constatato che venivano separati dagli altri bambini e catalogati tutti come portatori di difficoltà di apprendimento.
La scuola di Kerepes, a circa 10 km ad est della capitale Budapest, ha costruito delle sbarre lungo un corridoio per segregare i bambini rom e sbarrato il loro accesso alle scale di sicurezza perché le usavano per marinare la scuola.
"Siccome non c'è nessuna base legale per la separazione, questa condotta si qualifica, essendo bandita dalla costituzione, come discriminazione negativa e separazione illegale," ha detto l'Ombudsman Jeno Kaltenbach in una dichiarazione resa disponibile venerdì.
La discriminazione contro il mezzo milione di rom ungheresi – conosciuti come cigàny – è diffusa e l'UE dice che l'Ungheria è fra i tre peggiori trasgressori dei 25 paesi in termini di segregazione abitativa.
La scuola era abituata ad elencare i nomi degli alunni cigàny separatamente, ma Kaltenbach ha detto di non aver intrapreso alcuna azione perché la scuola ha smesso questa pratica.
Ha anche trovato che la scuola aveva abusato dei suoi poteri non permettendo a certi alunni di partecipare alle manifestazioni della scuola e aveva violato i diritti degli alunni raggruppando tutti quelli con speciali bisogni di apprendimento, e di ambienti "svantaggiati" di una classe.
Gli alunni erano anche costretti a fare colazione in un intervallo di 10 minuti o riducendo le loro lezioni, e questo, ha detto, violava il loro diritto alla salute e ad una formazione appropriata.
L'Ungheria ha una delle più numerose comunità rom dell'UE. Bruxelles ha sollecitato i dieci stai più importanti dell'Europa orientale e centrale, che si sono uniti al blocco nel 2004, a migliorare i diritti e il trattamento delle minoranze rom, e adesso controlla i loro risultati.
 
Di Fabrizio (del 09/02/2006 @ 09:05:26, in scuola, visitato 2200 volte)

foto per gentile concessione di Licia Brunello: le due mediatrici scolastiche Franca Turchiarolo e Antonia Braidic, tra loro Filippo Penati, presidente della provincia di Milano - nientepopodimenochè alla Giornata della Riconoscenza 2005.

Questo mese Martesana 2 dedica un articolo alla scuola dove operano queste due mediatrici culturali. Il titolo rincuora: Scuole di via Russo all’avanguardia, in un periodo in cui sembra che in città il servizio scolastico paghi soltanto tagli e scandali (l'articolo, leggetelo voi... però). Un riconoscimento che premia un'attività e una programmazione pluridecennale. Dopo la testimonianza dell'insegnante Licia Brunello, parla Franca Turchiarulo, mediatrice scolastica “storica”

papiri06 disegno di Walter Braidic

Per iniziare... Non sono Rom, sino a vent'anni fa vivevo a Monza con la mia famiglia. Ho conosciuto Marco, che faceva l'ombrellaio. Ci siamo innamorati e siamo scappati e siamo andati a vivere assieme. Allora non c'era ancora il campo di via Idro ed eravamo in via Agordat. La mia famiglia allora la prese male, ci sono voluti 5 anni perché capissero che mio marito era una persona a posto. E ci siamo riappacificati.

Com'è iniziato... Già 20 anni fa i bambini dell'accampamento di via Agordat andavano alla scuola elementare. Nel 1989 il comune trasferì tutte le famiglie in via Idro e poco tempo dopo, c'era ancora Carlo Cuomo nell'Opera Nomadi, ci sono arrivate le lettere in cui a noi donne proponevano un corso. Non mi ricordo cosa c'era scritto, so che dopo c'era la possibilità di lavorare per 12 di noi.
Abbiamo frequentato il corso, e 12 di noi hanno iniziato a lavorare nella scuola. Lì non c'era più nessuno che ci spiegava cosa fare, ma avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse le prime volte.

Gli inizi... I miei bambini allora erano piccoli e andavano alla stessa scuola. Così conoscevo già Licia Brunello, l'insegnante di sostegno e subito dopo ho conosciuto il direttore Niccoli. Poi è stata la volta delle altre insegnanti. Sono state tutte molto brave e mi hanno dato un aiuto indispensabile. In altre scuole gli alunni rom erano ancora visti come “diversi”, ma nella scuola Russo erano ben accettati.

Una delle prime cose che ottenemmo a scuola fu uno spazio dove mettere una lavatrice. Al campo allora c'era una sola fontanella, e non sempre i bambini avevano vestiti puliti da mettersi. Organizzammo anche un centro di raccolta di vestiti che arrivavano dalle famiglie dei loro compagni di classe. Con gli anni, il campo si attrezzò anche con l'acqua potabile. Quello che non ci saremmo mai aspettato, è che ora siamo nuovamente senza uso dei bagni al campo, perché ci sono lavori in corso che durano da mesi.

La sicurezza... Nonostante ciò, per i primi due anni mi sono sempre sentita provvisoria. Ho impiegato due anni per essere autonoma. La stessa sicurezza riguarda i bambini: sanno che sono aiutati dalla mamma di uno di loro. Vivendo sempre nel campo, non comunicano con nessuno e questo a scuola si notava.

La giornata... Alle 7.45 passa il pullmino per accompagnare i bambini a scuola, che dista circa 4 km. Tra le 8.30 e le 9.00 i bambini fanno colazione a scuola. Il lunedì accompagno alle docce i bambini delle prime e delle seconde, il martedì le terze, le quarte e le quinte.

La scuola.... Dopo, comincia l'attività scolastica. Il mio compito è di aiutare le insegnanti con quei bambini che hanno difficoltà a seguire il programma. Può darsi che sia una difficoltà scolastico, o anche dovuta ad altri problemi. Ad esempio, da quest'anno per una bambina che ha anche gravi problemi, c'è anche la psicomotricità. Nelle classi ci sono momenti di sperimentazione comune ai bambini rom e gagé, altri sono specifici per i rom: così il giovedì c'è un laboratorio apposito di disegno e pittura...

Bruecke ...che si ispira all'arte di Van Gogh (ndr: foto tratta da http://www.van-gogh-in-der-provence.de/)

Il lavoro... Sono 610 ore annuali, mezza giornata. Il giovedì invece, l'orario è dalle 8.30 alle 12.30. Torno a casa, preparo da mangiare e di nuovo a scuola dalle 14.30 alle 16.30. Ora, che sono più sicura sotto tutti i punti di vista (del lavoro e anche economico), oltre che alla scuola di via Russo seguo anche due bambini alla scuola di via Cesalpino.

Risorse: Circolo didattico di via Russo

 
Di Fabrizio (del 02/02/2006 @ 11:57:32, in scuola, visitato 1453 volte)
leggo su: EuropaFacile
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articolo di Silvia Tomasi

L’Europa alla lavagna” e “I giovani e le scienze”: sono, questi, due interessanti concorsi con cui l’Unione europea premia ogni anno le capacità, l’inventiva e la voglia di conoscenza dei giovani studenti europei.

L’Europa alla lavagna” è un concorso promosso dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea che trova ispirazione nel valore simbolico attribuito alla giornata del 9 maggio, proclamata Festa dell’Europa, un “appuntamento” annuale per celebrare e riflettere sul lungo cammino della costruzione dell’Europa dalla Dichiarazione di Robert Schuman in poi. Obiettivo del concorso è infatti quello di promuovere la conoscenza del processo di integrazione europea nelle scuole, coinvolgendo attivamente gli studenti e stimolando il loro interesse sulla storia, i valori, le politiche e i futuri sviluppi dell’Unione europea.

Il concorso, giunto quest’ anno alla sua seconda edizione, è indirizzato agli studenti delle scuole medie superiori di ogni tipologia e indirizzo presenti in Italia ed è destinato a premiare i giovani che avranno realizzato i migliori siti web dedicati all’Unione europea.

I siti dovranno contenere sezioni relative ai seguenti temi:
Temi obbligatori (tutti i temi indicati devono essere presenti nel sito):
• La storia e i valori dell’Unione europea
• 9 maggio 1950: Dichiarazione di Robert Schuman - 9 maggio 2006: la vostra Dichiarazione
• La Festa dell’Europa nella nostra scuola
• Gli effetti dell’appartenenza all’UE sulla vita quotidiana dei cittadini comunitari: esperienze positive e meno positive

Temi a scelta (almeno due dei temi indicati devono essere presenti nel sito):
• Il Manifesto di Ventotene nel 20°anniversario della morte di Altiero Spinelli
• La strategia di Lisbona: l’impegno dell’Unione europea nelle sfide poste da occupazione, crescita e globalizzazione
• La politica dell’UE per l’ambiente: esempi di realizzazioni concrete ed effetti
• Istruzione, gioventù e mobilità: i percorsi e le scelte offerte dall’UE
• Il ruolo dell’UE nel rispetto della legalità e nella lotta alla criminalità organizzata

I progetti possono essere realizzati da gruppi di studenti, singole classi, singoli istituti o anche da un gruppo di classi di diversi istituti.

Fra i progetti presentati verranno selezionati i quindici migliori. La Rappresentanza in Italia della Commissione darà visibilità ai siti vincitori pubblicandoli e mantenendoli on-line per almeno 12 mesi. Per la premiazione, una delegazione delle classi o istituti vincitori sarà invitata ad un incontro con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 9 maggio 2006 presso il Quirinale. In questa occasione il Presidente Ciampi terrà un discorso sull'Europa rivolto a tutte le scuole italiane. Inoltre, alle due migliori classi vincitrici verrà assegnato anche un premio speciale, ovvero saranno invitate a visitare le città di Bruxelles, sede delle istituzioni europee, e di Vienna, capitale del Paese a cui spetta il turno di presidenza dell’Unione per il 1° semestre del 2006.

Il concorso è aperto fino al 31 marzo 2006. Tutte le scuole interessate a partecipare sono tenute ad inviare i propri progetti alla Rappresentanza in Italia della Commissione entro questa data, osservando le modalità indicate nel bando di concorso.

Il concorso “I giovani e le scienze” si rivolge invece a giovani scienziati. Promossa dalla Direzione Generale "Ricerca" della Commissione europea, questa iniziativa mira ad avvicinare i giovani europei al mondo della ricerca e alle carriere scientifiche, a promuovere il loro spirito di innovazione e collaborazione e a individuare i migliori talenti.

Il concorso, indirizzato agli studenti che frequentano le scuole medie superiori o il primo anno di università, si svolge sostanzialmente a due livelli: una prima competizione viene lanciata a livello nazionale; fra i finalisti della competizione nazionale verranno quindi selezionati i vincitori che rappresenteranno l’Italia alla selezione europea, che si terrà a Stoccolma dal 23 al 28 settembre 2006. L’Italia potrà candidare fino a tre progetti per un massimo di 6 studenti, i quali potranno concorrere a 9 premi principali: 3 primi premi da 5000 euro ciascuno, 3 secondi da 3000 euro ciascuno e 3 terzi da 1500 euro ciascuno. Verranno assegnati anche ulteriori gratificanti riconoscimenti quali soggiorni di studio o inviti ad iniziative di qualità come il conferimento dei premi Nobel.

La selezione italiana del concorso è aperta fino al 24 febbraio 2006.


Link Utili
L'Europa alla lavagna: bando di concorso e modulistica di partecipazione
I giovani e le scienze: bando di concorso e modulistica di partecipazione
 
Di Fabrizio (del 18/01/2006 @ 12:14:18, in scuola, visitato 1513 volte)
Pubblicato su:
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17/01/2006 - 15:09

Un'indagine dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr rileva un generale inserimento degli studenti stranieri con gli italiani e con i docenti. Il rischio razzismo serpeggia però nelle superiori. Confermato il problema bullismo.

Immigrazione? Non è un problema, almeno a scuola, dove però è emergenza bullismo. Per gli alunni stranieri, anzi, insegnanti e coetanei sono un punto di riferimento e talvolta sono le famiglie dei ragazzi immigrati a ostacolare la socializzazione. E' quanto emerge da una indagine svolta da Camilla Pagani e Francesco Robustelli, psicologi dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, su 10 scuole (3 superiori, 5 medie, 2 elementari) dell'Italia centrale (8 a Roma, una nella provincia di Roma, una nella provincia di Firenze), che ha coinvolto 86 insegnanti (73 femmine, 85%, e 13 maschi, 15%). "Un campione che rappresenta piuttosto fedelmente la realtà della scuola italiana", sottolineano gli autori.
L'indagine è stata condotta con la tecnica del focus group: interviste collettive con i docenti (da un minimo di 5 a un massimo di 10) alla presenza di un ricercatore che fungeva da moderatore e di un altro come osservatore.

I focus group hanno seguito questa traccia: situazione della scuola per l'inserimento di alunni stranieri; preparazione degli insegnanti; atteggiamenti degli alunni italiani; rapporti tra gli alunni stranieri e gli alunni italiani; influenza delle diverse culture sugli atteggiamenti degli alunni; i rapporti tra la scuola e le famiglie degli studenti stranieri e degli studentii italiani; strategie adottate dagli insegnanti. Il primo dato emerso è che il dibattito sul concetto di integrazione, se cioè vada intesa come assimilazione o come conservazione della propria identità culturale, nei focus group si è sviluppato solo in 3 scuole medie, mentre nelle altre 7 l'integrazione viene intesa con una valenza decisamente positiva.

Ma soprattutto, in quasi tutte le scuole non ci sono state particolari difficoltà nell'inserimento di alunni stranieri, specie quando questi sono in Italia da qualche anno e hanno frequentato già la scuola materna e la scuola elementare da noi. Solo un insegnante di una scuola superiore lamenta esplicitamente che i rapporti tra ragazzi stranieri e italiani non sono buoni, ma il problema si riconduce a quello più generale del bullismo. "In tutti i dieci incontri, nell'analizzare il problema dell'inserimento degli alunni stranieri, gli insegnanti hanno fatto riferimento a quello che viene definito 'disagio giovanile'", evidenziano Pagani e Robustelli.

Molti insegnanti indicano insomma le ragioni dei rapporti difficili tra gli alunni più sul versante psicologico che su quello culturale: per esempio, quando i ragazzi manifestano aggressività nei riguardi dei soggetti più deboli come i portatori di handicap, indipendentemente dal fatto che siano stranieri o italiani. Di bullismo in senso stretto parlano gli insegnanti di 7 scuole, confermando quanto la letteratura scientifica ha rilevato sulla diffusione e gravità di questo fenomeno anche in Italia. Alcuni insegnanti, soprattutto nelle scuole superiori, riferiscono con rammarico che talvolta ragazzi italiani e stranieri non si frequentano molto fuori della scuola e attribuiscono in alcuni casi la responsabilità di questo fatto alle famiglie degli alunni stranieri (a parte le famiglie rom, il riferimento è in particolare a quelle cinesi, filippine e mussulmane) che non incoraggerebbero la socializzazione dei loro figli. In 2 scuole superiori alcuni docenti si sono però dimostrati preoccupati per la diffusione di atteggiamenti razzisti tra gli alunni, in particolare verso negri, zingari ed ebrei. "Anche il fatto che questa denuncia arrivi solo dalle superiori conferma i risultati della ricerca psicologica", sottolineano i ricercatori.

Le insegnanti delle scuole elementari sottolineano inoltre come l'inserimento degli alunni stranieri sia stato molto facilitato grazie alla collaborazione dei bambini italiani. In 3 scuole, 2 medie e 1 elementare, i docenti fanno riferimento a forme di vero e proprio attaccamento affettivo degli alunni stranieri alla scuola. In una elementare e una media, alunni stranieri, nonostante non abitino più vicino alla scuola, continuano a frequentarla. In un'altra scuola media sono gli insegnanti, oltre che i compagni di classe, a fungere da punti di riferimento: "Ad esempio una ragazza chiede alla sua insegnante di accompagnarla a comperarsi un costume per andare in piscina, attività che viene svolta con tutta la classe, e l'insegnante l'accompagna volentieri" è un esempio citato da Pagani e Robustelli.

Ogni singola disciplina comporta vantaggi e alcuni svantaggi per quanto riguarda l'inserimento dell'alunno straniero, soprattutto nella fase iniziale. Ad esempio, l'educazione fisica e l'educazione musicale non creano particolari problemi, in quanto materie che si basano molto sull'attività pratica. L'inglese risulta spesso molto difficile per gli stranieri, in particolare per quelli che già sono impegnati nell'apprendimento dell'italiano. Per quanto riguarda la matematica, l'inserimento sembra facilitato dall'uso di una simbologia internazionale, mentre difficoltà si riscontrano nelle scienze, che richiedono l'uso di un linguaggio molto specifico. Il problema della lingua viene segnalato dagli insegnanti di tutte le scuole intervistate.

Uno degli aspetti del problema linguistico, sollevato da 5 scuole su 10, è che in numerosi casi vengono inseriti nelle classi alunni stranieri, che non conoscono o conoscono molto poco l'italiano, 2-3-4 anni più grandi rispetto ai loro compagni. Mentre un problema affrontato nei focus group in 1 media e in 1 elementare, ed accennato in 1 superiore, è la preoccupazione di alcuni insegnanti e genitori per il fatto che l'inserimento di alunni stranieri o di portatori di handicap possa nuocere agli alunni più dotati e abbassare il livello generale della classe.
I risultati della ricerca sono contenuti nel volume "Marek a scuola" edito da Franco Angeli, che sarà presentato domani 18 gennaio alle ore 16 preso la Sala Conferenze dell'Istituto "Galileo Galilei" - via Conte Verde, 51 - Roma. Oltre agli autori della ricerca interverranno: Maria Coscia - Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche Comune di Roma, Vinicio Ongini - MIUR, Melina Decato - Vicesegretario generale Presidenza della Repubblica, Francesca Gobbo - Università di Torino, Paola Bastianoni - Università di Lecce, Paola Gabbrielli - Consulente Intercultura.

 

HC 2005 - redattore: NZ

 
Di Fabrizio (del 09/01/2006 @ 22:12:26, in scuola, visitato 1856 volte)






Pubblicato su “il Nostro tempo, Domenica 28 Marzo ’04, n.12, p.3 – intervista di Silvio Mengotto. A quasi due anni di distanza, facciamo il punto della situazione:


Dal 1983 Licia Brunello lavora in classe con i ragazzi e incontra le famiglie al campo nomadi di via Idro. Però la riforma farà sparire la facilitatrice culturale

 

Lungo il Naviglio Martesana, all’incrocio con il fiume Lambro, termina via Idro dove dal 1990 c’è uno dei sette campi nomadi autorizzati dal Comune. Siamo al confine di Crescenzago a Milano. Il campo di via Idro ha un contesto campagnolo, confina con un vasto prato dove, specie in estate, pascolano cavalli, caprette, qualche mucca e maialini allevati dai Rom stanziali di etnia Harvati. I Rom sono da 35 anni nel quartiere. Harvati è il nome della regione dell’ex Jugoslavia da dove provengono. Nel campo la popolazione stimata è di circa 150 persone e 24 famiglie. Più della metà sono giovani e bambini ( da 0 a 18 anni ). La peculiarità del campo di via Idro è quella di avere, tra gli altri campi nomadi, il più alto tasso di scolarità.  Un risultato che premia l’impegno di integrazione svolto dalla scuola elementare Eleonora Pimmentel ( via F. Russo ) che ospita i bambini Rom in età scolastica dagli anni ’80, grazie anche ai pontieri di questa integrazione non scontata e che porta il nome di Licia Brunello, insegnante di ruolo dall’86. Da quella data Licia Brunello ha iniziato la doppia avventura: scolastica e con i bambini Rom. Le abbiamo rivolto alcune domande.

 

Come è nata questa avventura scolastica con i bambini Rom?

“ Nasce all’inizio della mia carriera scolastica per puro caso. Essendo l’ultima arrivata fui prescelta dalla scuola con questo incarico di scolarizzazione dei bambini Rom di via Idro. Assunsi il ruolo di facilitatrice culturale. E’ dall’inizio della mia attività scolastica che mi sono occupata aspettando una nuova insegnante che potesse innamorarsi di questa situazione e passare il testimone. Cosa che, in parte, è avvenuta con Angela Sacco ora insegnante all’Università”.

 

Quali le tappe di questa scolarizzazione dei bambini Rom ?

“Quando incominciai mi resi conto che c’erano problemi oggettivi ai quali bisognava dare risposte concrete e immediate: quaderni, libri, penne, abiti. I soli supporti didattici non bastavano. I bambini Rom non parlavano l’italiano e avevano una cultura, schemi e regole completamente diversi dalle nostre. Dovevamo fornire loro anche una serie di servizi: colazione, docce, guardaroba, raccolta abiti, una stanza con lavatrice per governare tutto questo e fornire loro dei ricambi. La situazione nel corso degli anni è migliorata tantissimo anche perché sono migliorate le stesse condizioni e relazioni al campo e con le famiglie. All’inizio grande fatica e auto-selezione. Una prerogativa della comunità Rom è l’esistenza di una identità precisa del clan familiare. Questo significa che esistono famiglie aperte alla collaborazione e altre più diffidenti o chiuse con i “gagi”, come  definiscono tutti coloro che non sono Rom. Da questo dipende il successo della scolarizzazione. Ancora oggi al campo la scolarizzazione è abbastanza capillare. Quest’anno sono 17 gli iscritti e 14 i frequentanti. Sette alle medie e 3 alle superiori. Per noi un successo. La scolarizzazione si è allargata non solo a tutta la comunità, ma anche in termini di cicli scolastici. Oggi frequentano anche la materna. Un fatto impensabile solo qualche anno fa”.

 

I bambini Rom denotano un particolare comportamento in classe?

“Tolti i primi giorni di inserimento nell’intera classe i bambini Rom hanno un atteggiamento come tutti gli altri. Ho notato, ma questa è una sensibilità personale, che i bambini Rom nei confronti dell’insegnante, dell’autorità, assomigliano ai bambini di una volta. Mi sembrano più attenti, aperti, curiosi e rispettosi. Più genuini e diretti. Con loro è fondamentale instaurare un rapporto empatico forte. Al di là del ruolo è essenziale avere una relazione e che si sentano amati. Di fronte a questo lasciano cadere qualsiasi difesa e, in parte, questo si verifica anche per gli adulti. In questi anni abbiamo creato eventi e promosso attività che potessero realizzare un collegamento tra scuola e il campo. Le occasioni sono state le più svariate: il Natale, fine anno scolastico. Con le classi abbiamo fatto uscite didattiche al campo. Ora stiamo lavorando ad un progetto esclusivo per i bambini Rom: un laboratorio teatrale, nel quale dovranno creare una storia di loro invenzione, dove vengono rappresentate le loro tradizioni e la loro cultura. Spettacolo che rappresenteremo a scuola e al campo a fine anno scolastico.   

 

Hai frequentato il campo di via Idro?

“All’inizio i Rom sostavano in via Agordat. Un campo dove le condizioni igieniche erano spaventose. Un centinaio di persone con una sola fontanella. Fosse biologiche inesistenti. Avevano costruito latrine a cielo aperto con caduta libera nel naviglio Martesana. Abiti usati sino all’indecenza per poi bruciarli nell’impossibilità di lavarli. Dopo lo spostamento le cose sono migliorate. Il campo di via Idro è attrezzato di bagni e servizi. Molte famiglie hanno costruito delle piccole case di legno, probabilmente abusive, ma questo ha migliorato le loro condizioni di salute e li ha obbligati ad avere più cura delle loro abitazioni. In questo modo si sono sentiti in una situazione più stabile e protetta. Ho frequentato il campo per molti anni e per alcune famiglie sono diventata amica. Per loro non sono solo la maestra. Questa lunga frequentazione si è trasformata, nel tempo, in una relazione significativa che ha permesso di ottenere risultati che difficilmente una scuola, una pur brava maestra, avrebbe potuto ottenere. Il rapporto individuale con i Rom è molto importante ! Ho conosciuto famiglie Rom che ora abitano nelle case popolari, ho notato che hanno perso molto di quella cultura che, in un certo senso, li proteggeva dall’ideologia malavitosa delle città. Entrando in contatto con la malavita ne sono rimasti contaminati. Per esempio la droga in via Idro non poteva entrare perchè gli anziani proteggevano i giovani e il campo attraverso la trasmissione di insegnamenti della loro cultura”.

 

Qual è il futuro per questi bambini?

“La nuova riforma scolastica non prevede più la mia figura di facilitatrice culturale. Temo che questo anno scolastico sarà l’ultimo con questo ruolo. Ciò che mi preoccupa  non sono solo i tagli al personale, ma soprattutto l’eliminazione di tutti i momenti di collegialità e compresenza, che sono sempre stati il punto cardine della nostra scuola al fine di riuscire a organizzare gli interventi un po’ speciali, come quello con i bambini Rom, ma che permettevano di dare risposte mirate all’integrazione culturale. Quest’anno abbiamo subìto nuovi tagli. Avevamo cinque distacchi per l’integrazione dei bambini stranieri e Rom, ne è rimasta una sola. E’ un anno difficile perché devo tentare di dare delle risposte che siano efficaci e passare la mia esperienza alle insegnati che avranno questi bambini”.


11 marzo 2004 - Silvio Mengotto


Cambiamenti a gennaio 2006:

Ho ritelefonato all'insegnante:

“La situazione praticamente non è cambiata. Abbiamo anche manifestato, incontrato il Provveditore, alla fine quest'anno ci sono 12 ore in più. Abbiamo sfruttato le sinergie del laboratorio linguistico per studenti stranieri. Nel frattempo, c'è stata almeno la soddisfazione del riconoscimento di questoo lavoro da parte della Provincia. Attualmente, il Consiglio di Zona ha erogato un contributo per il recupero scolastico anche al campo. Non molti soldi, abbiamo preparato il progetto, e affrontato man mano le difficoltà che nascevano di volta in volta:

  • la sostituzione dell'insegnante che doveva lavorare sul posto
  • i lavori di manutenzione nel campo, per cui nelle aule dove si sarebbero tenuti i corsi ora non c'è illuminazione.

In qualche modo speriamo di iniziare a metà gennaio. Aggiornamenti a presto.”

 
Di Sucar Drom (del 07/01/2006 @ 18:54:20, in scuola, visitato 1382 volte)
2360953
Oggi in Italia i Sinti e i Rom, denominati zingari e nomadi in maniera dispregiativa ed etnocentrica, sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e di segregazione. La discriminazione è estesa a tutti i campi, nel pubblico e nel privato, pertanto l’emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica.
In Italia le molteplici C...
 
Di Fabrizio (del 24/12/2005 @ 15:24:26, in scuola, visitato 1974 volte)

di Franca Turchiarulo mediatrice scolastica

Lunedì 19 dicembre la nostra scuola elementare ha ottenuto il Premio Isimbardi della provincia di Milano

header_rico_2005

Da oltre 50 anni la provincia organizza la "Giornata della Riconoscenza", dedicata a chi ha svolto attività a favore della comunità. Tra i tanti quest'anno sono stati premiati Miloud Oukili della Fondazione Parada (qui un'intervista con i ragazzi di strada di Bucarest ndr), la famiglia di Ambrogio Fogar (vi ricordate quell'esploratore che aveva perso l'uso delle gambe?) e Anthiuo Ndong, che aveva salvato un ragazzo che rischiava di affogare nell'Idroscalo. Per non fare torto a nessuno, ecco l'elenco completo dei premiati. Tra loro anche la scuola dove lavoro da anni, con questa motivazione:

Scuola elementare Eleonora Pimentel di Milano

OPERA DA ANNI NELLA ZONA NORD DI MILANO, IN UN’AREA ABITATA DA FAMIGLIE CHE PROVENGONO DA TUTTO IL MONDO, PERUVIANI, FILIPPINI, ECUADOREGNI CINESI E ROM. 200 DEI SUOI SCOLARI SU 600 SONO EXTRACOMUNITARI, IN MOLTE CLASSI SONO LA METÀ DEI BIMBI.
DAGLI ANNI OTTANTA, GRAZIE ALL’IMPEGNO DI TANTI INSEGNANTI, LA SCUOLA SI ADOPERA PER L’INTEGRAZIONE DEI TANTI ALLIEVI CHE NON SONO DI MADRELINGUA ITALIANA, CHE VIVONO SPESSO IN CONDIZIONI FAMIGLIARI DIFFICILI, BAMBINI PER I QUALI FREQUENTARE UN’ AULA NON È UN FATTO SCONTATO. BIMBI COME I ROM PER I QUALI GIÀ LASCIARE OGNI GIORNO IL CAMPO DOVE VIVONO PER SEDERSI TRA I BANCHI È UNA CONQUISTA. GRAZIE A QUESTO PREZIOSO LAVORO, ESEMPIO DI QUELLO CHE DEVE ESSERE LA SCUOLA DI OGGI, TANTI BAMBINI, DI ETNIA E CULTURA DIVERSA POTRANNO AVERE LA POSSIBILITÀ DI DIVENTARE CITTADINI A PIENO TITOLO.

Alla cerimonia è intervenuto anche il Cardinal Tettamanzi. A ritirare la medaglia d'oro del premio alla scuola, c'erano il direttore, due insegnanti io e Tora, l'altra mediatrice scolastica. La medaglia ci è stata consegnata dal presidente della provincia, Filippo Penati. Ecco il suo discorso.

Anche se non era facile avvicinarsi al presidente, sono riuscita a fare una foto assieme a lui.

Vi faccio i migliori auguri di buone feste, e aspetto le vostre domande sul lavoro di MEDIATRICE SCOLASTICA.

Franca

 
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