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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per via idro

Di Fabrizio (del 06/12/2005 @ 23:45:26 in media, visitato 1971 volte)
da radicali.it

Radicali Milano: sui Rom scorrettezze e imprecisioni dal mondo dell'informazione

6 dicembre 2005 h. 19:09
Venerdì scorso, 2 dicembre, Luca Fortis, membro della Segreteria dell’Associazione Radicale Enzo Tortora, ha partecipato alla conferenza stampa indetta dai capifamiglia del campo Rom di via Idro 62.
I Rom hanno denunciano una scorretta informazione sugli arresti della banda dei rapinatori che ha messo a segno numerosi colpi in ville del lecchese. Infatti, gli arresti non sono stati eseguiti all’interno del campo comunale, come riportato dai mezzi di informazione, ma in insediamenti illegali, abitati anche da non rom, che sono sorti nei pressi del campo e che non hanno nulla a che fare con esso.
Una situazione che le forze dell’ordine conoscono bene, dal momento che tali insediamenti sono tollerati come “soluzione provvisoria” da parte dello stesso Comune in seguito a sgomberi avvenuti in altre zone della città.
Inoltre, nonostante l’amministrazione comunale conosca perfettamente gli abitanti del campo, tutti italiani di etnia Rom Harvati residenti nella zona da più di 15 anni, li ignora sistematicamente nella programmazione delle politiche a loro rivolte.
Particolarmente grave appare la condotta dei mezzi d’informazione: dopo aver pubblicato la notizia scorretta, pochissimi giornalisti hanno partecipato alla conferenza stampa, privando così i lettori di una corretta informazione. I pregiudizi e le incomprensioni nei confronti della comunità rom sono sufficientemente gravi perché tale disinformazione li renda ancora più insopportabili.
I membri dell’Associazione Radicale Enzo Tortora, impegnati a dare vita al nuovo movimento della Rosa nel pugno, si augurano quindi che i giornali provvedano a smentire la notizia data e contribuiscano a diffondere una più corretta versione dei fatti.

Milano, 6 dicembre 2005


Per informazioni
Luca Fortis, 3341612803

NdR: ringrazio Luca Fortis e l'
Associazione Radicale Enzo Tortora per l'attenzione prestata e per aver ripreso la notizia. Erano presenti anche il segretario della UdB DS Luciano Lama di Milano, due rappresentanti dell'ANPI di zona e il direttore del giornale Martesana2. Anche a loro ringraziamenti di cuore.
Fabrizio
 
Di Sucar Drom (del 03/07/2007 @ 23:09:00 in blog, visitato 1399 volte)

Alexian Group, arriva nei negozi "Romanò Thèm - Orizzonti Rom"
"Romanò Thèm - Orizzonti Rom" è il nuovo disco dell'Alexian Group, guidati dal polistrumentista Santino Spinelli. Il disco contiene dieci canzoni e il videoclip Alba Balcanica e potete acquistarlo direttamente su inter...

Busto Arsizio (VA), Rifondazione scrive una lettera aperta ai cittadini
Volevo puntualizzare alcune cose riguardo ai nomadi rom di nazionalità rumena che si sono fermati sul territorio della nostra città alcuni giorni fa. Anche per chiarire il motivo dell'intervento di Rifondazione Comunista in tale occasione.
Come cittadino, e ancor di più come consigliere comunale, è stato mio dovere verificare la situazione in cui si trovavano queste persone e nello stesso ...

Milano, l'idea folle di Palazzo Marino
Palazzo Marino vuole spostare ventidue famiglie rom allontanate da Triboniano nel campo regolare di via Idro. «Idea folle» commentano quelli del comitato «Via Padova sicura». Valutazione condivisa dal consiglio di zona 2, mentre Forza Italia e Lega hanno organizzato questo pomeriggio, ore 17.30 da piazza Costantino a via Idro, la solita fiaccolata per la "sicurezza" che si trasformerà ne...

Informazione e pregiudizi della cronaca nera
«La cronaca è la madre di tutte le notizie»: intesa come parte dell'articolo o come genere a sé stante, la cronaca assume un ruolo predominante all'interno della comunicazione giornalistica. Stando alla teoria classica, ogni articolo dovrebbe contenere una parte di cronaca, cioè un resoconto dei fatti che risponda alle classiche cinque domande o 5 W.
La divisione del pezzo scritto o del se...

Gallarate (VA), il patto di legalità anche per i Sinti Italiani
Il Comune di Gallarate ha deciso: i sinti saranno trasferiti in piena campagna, al confine tra i rioni di Cedrate e Cajello, al di là dell’autostrada, quando via Lazzaretto diventa sterrata e l’asfalto lascia spazio ai campi.
Una decisone che era nell’aria, forse non nei termini presentati dall’amministrazione comunale, però: infatti la comunità che da anni si è stabilita in via De Magri, ...

Bolzano, presentato il documentario "la vita e altri cantieri"
A Bolzano, venerdì 29 giugno, è stato presentato in anteprima il documentario "la vita e altri cantieri" di Giuseppe Schettino. Il documentario racconta i conflitti tra generazioni e culture, tra padri e figli nella realtà etnica dei Sinti Teich che come ogni cultura viva si modifica nel tempo e nello spazio.
La famiglia allargata Gabrielli, appartenente alla Minoranza dei Sinti ...

Roma, i minori stranieri non accompagnati
A Roma martedì 10 luglio, presso RomaEventi in via Alibert, alle ore 9.30 si terrà un convegno dal titolo: “minori stranieri non accompagnati: percorsi di protezione e pratiche di integrazione”, organizzato dal Ministero della Solidarietà Sociale e dal Ministero dell'Interno in collaborazion...

Firenze, il poeta Demir Mustafa è intervistato da Liberazione
Ha la voce pacata e lo sguardo benevolo. Giunto in Italia alla fine degli anni '80, inizia ben presto ad operare nell'ambito dell'intercultura come mediatore. Si chiama Demir Mustafa ed è nato a Skopje (Macedonia) nel 1960 da una famiglia di rom dzambasa (allevatori di cavalli). Dopo aver ottenuto il diploma di tipografo e svolto il servizio militare in Croazia, la crisi politico-economica della e...

Cittadini Comunitari, ecco le nuove regole
L'Italia ha recepito la Direttiva 2004/38/CE dell'Unione Europa con il Decreto legislativo n. 30 del 6 febbraio 2007. Vi presentiamo, dopo l'intervento pubblico di Frattini e De Corato, un breve stralcio de...

 
Di Fabrizio (del 26/09/2010 @ 22:48:26 in Italia, visitato 1848 volte)

Venerdì scorso, nel tardo pomeriggio,è stato recapitato da Agenti del Comando di Polizia Locale un provvedimento di espulsione dal campo comunale di via Idro alla quasi totalità delle persone regolarmente residenti, oltre un centinaio, tutti Rom italiani, che entro 48 ore dovrebbero abbandonare l'area in assenza di qualsiasi altra alternativa abitativa.

Il provvedimento, a firma del Direttore Centrale alle Politiche Sociale, Carmela Madafferi, una delle più chiacchierate Dirigenti dell'Amministrazione Comunale, in applicazione del Regolamento dei campi nomadi comunali, contesta ad alcune dei soggetti presenti la responsabilità di piccoli reati personali addirittura risalenti a 25 anni fa!!!, estendendo quindi gli effetti "previsti" a tutti gli appartenenti il nucleo familiare (ma i "reati" sono perseguibili, in genere dall'Autorità Giudiziaria…, personalmente o collettivamente nel nostro Paese???).

In pratica, da domani mattina, oltre cento persone, bambini che da anni frequentano le scuole della zone, adulti, anziani e ammalati dovrebbero abbandonare le case che abitano dall'inizio degli anni '90 (ma la loro permanenza in zona è attestata addirittura dai primi anni '70).

Chiediamo che la vicenda venga portata al più presto all'attenzione del Consiglio Comunale perché né sospenda l'esecutività e poi né disponga il ritiro.

Denunciamo uno degli atti di violenza amministrativa più grave che stia per essere commesso ai danni di cittadini milanesi, dalle conseguenze imprevedibili sul piano sociale e in palese contrasto con tutte le più elementari norme del diritto civile, inutile ad affrontare "l'emergenza nomadi" (che recentemente anche il Ministro degli Interni Maroni ha definito "conclusa"), indecente sul piano morale.

Chiediamo che venga fatta luce sugli interessi che gravitano sull'area in questione (quella di via Idro), i costi di realizzazione di eventuali nuove opere di "assistenza" e i beneficiari, poiché riteniamo che la "cacciata", ma qui sarebbe meglio dire la "deportazione" dei cittadini rom milanesi sia anche strettamente legata all'oscuro intreccio di interessi privati e pubblici, "caritatevoli" e non, ai danni dei soggetti più deboli della città.

Il Direttivo Opera Nomadi Milano

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Di Fabrizio (del 01/04/2006 @ 22:13:32 in blog, visitato 1898 volte)

Questa settimana sono passato dalla versione DBlog 2.0 provvisoria a quella definitiva.

Non so cosa sia successo, ma non funzionano più i commenti. O meglio, qualsiasi cosa scriviate, apparirà solo il vostro nick e l'orario del commento, ma il testo però sarà VUOTO. : - (

Non ho ancora capito da cosa dipenda... nel frattempo se avete dei commenti da lasciare, scrivetemeli in email, indicando anche il post a cui si riferisce e se lo volete rendere pubblico agli altri lettori, così lo aggiungerò in fondo al post (o in ogni caso, lo leggerò).

Come si dice: mi scuso per il disagio, le trasmissioni riprenderanno regolarmente appena possibile.

DISCLAIMER: quanto segue non è un pesce d'aprile

Qualche progresso nella campagna elettorale che sto seguendo assieme alle famiglie del campo comunale di via Idro 62. Abbiamo il candidato nelle liste del Consiglio di Zona, si presenta con i DS. Forse non è il partito che sarebbe piaciuto a tutti, ma da qualche parte si doveva cadere.

Invece il programma è stato presentato a tutte le associazioni di zona e ai partiti dell'Unione, presente il candidato sindaco. Scrivevo le volte scorse: un programma OPEN SOURCE pensato per le esigenze di tutti, non solo dei Rom perché,come si dice al campo: "Siamo stufi di chiedere la carità, e tutti devono avere la possibilità di star meglio, se c'è un interesse comune."

Una cosa difficile era individuare un rappresentante del campo che potesse rappresentare tutte le famiglie. Alla fine si è imposto un compromesso: un "ORIUNDO" che però conosce e frequenta le famiglie da oltre 16 anni, e che conosce bene anche la realtà politica-associativa della zona. Inoltre... è uno storico redattore della Mahalla. Per lui vale lo stesso discorso della lista: bisogna sapersi accontentare.

Per il momento, il campo è unito sul programma, e stanno succedendo altre strane cose... per la prima volta si è fatto vivo un rappresentante di AN a parlare con le famiglie e guardare con i propri occhi le condizioni di vita.

Che altro? Ci sono momenti belli: come quando quelli che sono senza certificato elettorale vanno per la prima volta a richiederlo all'anagrafe. Altri meno belli: come quando agli appuntamenti con le liste e le associazioni, mi ritrovo costantemente da solo, perché dal campo se ne sono dimenticati...

Ormai, siamo in ballo, tutti alla loro maniera. E già si presentano i prossimi scogli: discuterne a livello provinciale e riuscire a promuovere un tavolo di discussione

  • tra i sindaci dei comuni coinvolti;
  • e un altro tra i gruppi rom e sinti che vivono nell'area;

nonostante le apparenze, sono entrambe difficili alla stessa maniera: a parole si dovrebbe collaborare, ma nel pratico mettersi assieme a discutere tra chi ha la stessa fascia tricolore o tra chi vive le medesime difficoltà, è possibile solo superando le piccole gelosie, i particolarismi, le paure e le pigrizie. Se sindaci e rom sapessero di essere così simili e prevedibili!

Il vostro redattore/candidato/traduttore vi saluta e si scusa se in questi periodi ha troppe cose da fare e seguire

PS: se qualcuno ha bisogno, da due giorni ho una quindicina di GMAIL a disposizione

ALTRE COSE DA SAPERE:

Il programma:

I vostri soldi

Taccuini elettorali

 
Di Fabrizio (del 09/01/2006 @ 22:12:26 in scuola, visitato 1896 volte)






Pubblicato su “il Nostro tempo, Domenica 28 Marzo ’04, n.12, p.3 – intervista di Silvio Mengotto. A quasi due anni di distanza, facciamo il punto della situazione:


Dal 1983 Licia Brunello lavora in classe con i ragazzi e incontra le famiglie al campo nomadi di via Idro. Però la riforma farà sparire la facilitatrice culturale

 

Lungo il Naviglio Martesana, all’incrocio con il fiume Lambro, termina via Idro dove dal 1990 c’è uno dei sette campi nomadi autorizzati dal Comune. Siamo al confine di Crescenzago a Milano. Il campo di via Idro ha un contesto campagnolo, confina con un vasto prato dove, specie in estate, pascolano cavalli, caprette, qualche mucca e maialini allevati dai Rom stanziali di etnia Harvati. I Rom sono da 35 anni nel quartiere. Harvati è il nome della regione dell’ex Jugoslavia da dove provengono. Nel campo la popolazione stimata è di circa 150 persone e 24 famiglie. Più della metà sono giovani e bambini ( da 0 a 18 anni ). La peculiarità del campo di via Idro è quella di avere, tra gli altri campi nomadi, il più alto tasso di scolarità.  Un risultato che premia l’impegno di integrazione svolto dalla scuola elementare Eleonora Pimmentel ( via F. Russo ) che ospita i bambini Rom in età scolastica dagli anni ’80, grazie anche ai pontieri di questa integrazione non scontata e che porta il nome di Licia Brunello, insegnante di ruolo dall’86. Da quella data Licia Brunello ha iniziato la doppia avventura: scolastica e con i bambini Rom. Le abbiamo rivolto alcune domande.

 

Come è nata questa avventura scolastica con i bambini Rom?

“ Nasce all’inizio della mia carriera scolastica per puro caso. Essendo l’ultima arrivata fui prescelta dalla scuola con questo incarico di scolarizzazione dei bambini Rom di via Idro. Assunsi il ruolo di facilitatrice culturale. E’ dall’inizio della mia attività scolastica che mi sono occupata aspettando una nuova insegnante che potesse innamorarsi di questa situazione e passare il testimone. Cosa che, in parte, è avvenuta con Angela Sacco ora insegnante all’Università”.

 

Quali le tappe di questa scolarizzazione dei bambini Rom ?

“Quando incominciai mi resi conto che c’erano problemi oggettivi ai quali bisognava dare risposte concrete e immediate: quaderni, libri, penne, abiti. I soli supporti didattici non bastavano. I bambini Rom non parlavano l’italiano e avevano una cultura, schemi e regole completamente diversi dalle nostre. Dovevamo fornire loro anche una serie di servizi: colazione, docce, guardaroba, raccolta abiti, una stanza con lavatrice per governare tutto questo e fornire loro dei ricambi. La situazione nel corso degli anni è migliorata tantissimo anche perché sono migliorate le stesse condizioni e relazioni al campo e con le famiglie. All’inizio grande fatica e auto-selezione. Una prerogativa della comunità Rom è l’esistenza di una identità precisa del clan familiare. Questo significa che esistono famiglie aperte alla collaborazione e altre più diffidenti o chiuse con i “gagi”, come  definiscono tutti coloro che non sono Rom. Da questo dipende il successo della scolarizzazione. Ancora oggi al campo la scolarizzazione è abbastanza capillare. Quest’anno sono 17 gli iscritti e 14 i frequentanti. Sette alle medie e 3 alle superiori. Per noi un successo. La scolarizzazione si è allargata non solo a tutta la comunità, ma anche in termini di cicli scolastici. Oggi frequentano anche la materna. Un fatto impensabile solo qualche anno fa”.

 

I bambini Rom denotano un particolare comportamento in classe?

“Tolti i primi giorni di inserimento nell’intera classe i bambini Rom hanno un atteggiamento come tutti gli altri. Ho notato, ma questa è una sensibilità personale, che i bambini Rom nei confronti dell’insegnante, dell’autorità, assomigliano ai bambini di una volta. Mi sembrano più attenti, aperti, curiosi e rispettosi. Più genuini e diretti. Con loro è fondamentale instaurare un rapporto empatico forte. Al di là del ruolo è essenziale avere una relazione e che si sentano amati. Di fronte a questo lasciano cadere qualsiasi difesa e, in parte, questo si verifica anche per gli adulti. In questi anni abbiamo creato eventi e promosso attività che potessero realizzare un collegamento tra scuola e il campo. Le occasioni sono state le più svariate: il Natale, fine anno scolastico. Con le classi abbiamo fatto uscite didattiche al campo. Ora stiamo lavorando ad un progetto esclusivo per i bambini Rom: un laboratorio teatrale, nel quale dovranno creare una storia di loro invenzione, dove vengono rappresentate le loro tradizioni e la loro cultura. Spettacolo che rappresenteremo a scuola e al campo a fine anno scolastico.   

 

Hai frequentato il campo di via Idro?

“All’inizio i Rom sostavano in via Agordat. Un campo dove le condizioni igieniche erano spaventose. Un centinaio di persone con una sola fontanella. Fosse biologiche inesistenti. Avevano costruito latrine a cielo aperto con caduta libera nel naviglio Martesana. Abiti usati sino all’indecenza per poi bruciarli nell’impossibilità di lavarli. Dopo lo spostamento le cose sono migliorate. Il campo di via Idro è attrezzato di bagni e servizi. Molte famiglie hanno costruito delle piccole case di legno, probabilmente abusive, ma questo ha migliorato le loro condizioni di salute e li ha obbligati ad avere più cura delle loro abitazioni. In questo modo si sono sentiti in una situazione più stabile e protetta. Ho frequentato il campo per molti anni e per alcune famiglie sono diventata amica. Per loro non sono solo la maestra. Questa lunga frequentazione si è trasformata, nel tempo, in una relazione significativa che ha permesso di ottenere risultati che difficilmente una scuola, una pur brava maestra, avrebbe potuto ottenere. Il rapporto individuale con i Rom è molto importante ! Ho conosciuto famiglie Rom che ora abitano nelle case popolari, ho notato che hanno perso molto di quella cultura che, in un certo senso, li proteggeva dall’ideologia malavitosa delle città. Entrando in contatto con la malavita ne sono rimasti contaminati. Per esempio la droga in via Idro non poteva entrare perchè gli anziani proteggevano i giovani e il campo attraverso la trasmissione di insegnamenti della loro cultura”.

 

Qual è il futuro per questi bambini?

“La nuova riforma scolastica non prevede più la mia figura di facilitatrice culturale. Temo che questo anno scolastico sarà l’ultimo con questo ruolo. Ciò che mi preoccupa  non sono solo i tagli al personale, ma soprattutto l’eliminazione di tutti i momenti di collegialità e compresenza, che sono sempre stati il punto cardine della nostra scuola al fine di riuscire a organizzare gli interventi un po’ speciali, come quello con i bambini Rom, ma che permettevano di dare risposte mirate all’integrazione culturale. Quest’anno abbiamo subìto nuovi tagli. Avevamo cinque distacchi per l’integrazione dei bambini stranieri e Rom, ne è rimasta una sola. E’ un anno difficile perché devo tentare di dare delle risposte che siano efficaci e passare la mia esperienza alle insegnati che avranno questi bambini”.


11 marzo 2004 - Silvio Mengotto


Cambiamenti a gennaio 2006:

Ho ritelefonato all'insegnante:

“La situazione praticamente non è cambiata. Abbiamo anche manifestato, incontrato il Provveditore, alla fine quest'anno ci sono 12 ore in più. Abbiamo sfruttato le sinergie del laboratorio linguistico per studenti stranieri. Nel frattempo, c'è stata almeno la soddisfazione del riconoscimento di questoo lavoro da parte della Provincia. Attualmente, il Consiglio di Zona ha erogato un contributo per il recupero scolastico anche al campo. Non molti soldi, abbiamo preparato il progetto, e affrontato man mano le difficoltà che nascevano di volta in volta:

  • la sostituzione dell'insegnante che doveva lavorare sul posto
  • i lavori di manutenzione nel campo, per cui nelle aule dove si sarebbero tenuti i corsi ora non c'è illuminazione.

In qualche modo speriamo di iniziare a metà gennaio. Aggiornamenti a presto.”

 
Di Fabrizio (del 24/06/2005 @ 20:52:37 in Italia, visitato 2548 volte)

Avviso: questo è un post accaldato e poco tollerante. Spero in Giovepluvio...

Vi sto leggendo, aspettando che la temperatura rinfreschi. Ho voglia di uscire, di lasciarmi prendere da qualche vizio, da qualche peccato veniale che non mi metta nei casini con la legge. Non ci credo, che siate tutti tolleranti, che siate tutti "bisogna capire, bisogna essere buoni". La maggior parte di noi, è un Kalderoli mancato. Si sfoga con le parole, perché anche a farlo ministro, non sa ciò che vuole. Ora, Kalderoli nella sua tragica figura è una persona reale (forse). Chi scrive su Internet, che usi un nome o sia anonimo, non lo è.

Non venite a dirmi cosa è la morale, cosa è giusto, tanto non vi credo. Un moralista (a conoscerlo!) forse lo sopporterei dal vivo, ma non sul computer.

Da parte mia, sappiatelo: sono un poco di buono (qualsiasi significato abbiano per voi queste parole) e visto che non ci conosciamo, vi giudico alla mia stregua.

Però, visto che ogni tanto imbratto questo blog, mi giudicate uno di voi. Bugiardo e rispettabile come voi.

Ogni tanto, scrivo di persone reali, come voi del resto. Gente bugiarda come me e come voi, la cui massima aspirazione non è rubarvi i bambini, ma avere una birra fresca per accompagnare i suoi peccati veniali.

Prima che vi addormentiate, date uno sguardo ai moralisti che non sopporto:

Riassumo per chi si è addormentato leggendo:

A Milano esiste un campo dignitoso. "...casette simili a quelle tirolesi, statue fuori dall’ingresso, anche delle piscinette, aria condizionata all’interno e parcheggiate all’esterno auto di grossa cilindrata. Personalmente credo che, se c’è questo benessere - prosegue - sarebbe giusto che contribuiscano a mantenere il campo, pagando l’affitto e la tassa rifiuti, come tutti gli altri cittadini. Penso ad esempio a come diversamente si preparano ad affrontare l’estate tanti anziani milanesi".

E' in via Chiesa Rossa, dove sono arrivati un paio di anni fa, i Rom sfrattati dalla storica area di Palizzi Fattori.

Ora, i campi sosta non piacciono neanche a me, ma visto che ci sono e sono pure abitati, vorrei capire:

  • il campo sosta "classico" (roulotte e baracche improvvisate assediate dall'immondizia) non piace a nessuno, tantomeno a chi ne respira la puzza;
  • se gli abitanti, come in via Chiesa Rossa, di tasca loro si sistemano meglio, è abusivismo edilizio e devono anche pagare affitti e tassa rifiuti;
  • se le spese per vivere dignitosamente in un campo le paga il Comune, ecco rispuntare il discorso dei NOSTRI soldi sprecati per chi non vuole contribuire.

Mettetevi nei panni di chi abita nel campo di via Chiesa Rossa, di via Idro, di via Bonfadini, non vi chiedereste: "ma cosa vogliono da me?"

Eccolo che è tornato IL COMPLESSO DI ESSERE ROM, cittadino italiano, per giunta! E per italiano intendo quello che vedo sulle coste di Calabria, come a Villa Certosa o nella Brianza.

C'è da stupirsi, se quando ci parliamo assieme, se va bene ci si guarda come se si fosse imbecilli e se va male, si rimedia un giro tra i campi sosta della periferia a calci nel didietro?

Preso da questi soavi pensieri, sto ripassandomi alcuni punti dellla legge Bossi-Fini (perché ci sono anche Rom stranieri). Una legge che funziona così bene, che da quando è in vigore si parla sempre più di quanto aumentino i clandestini! E mi viene il sospetto che se la legge fosse diversa, i problemi sarebbero simili, ma avremmo più gente che non dovrebbe fare i conti con quel termine CLANDESTINO, che da solo chiude tutte le porte.

A febbraio, visto che la legge non bastava, è entrato in vigore anche il CONTRATTO DI SOGGIORNO: in pratica il datore di lavoro deve assicurare per il lavoratore immigrato una casa dignitosa prioma di assumerlo. Inutile spiegarvi che le associazioni imprenditoriali abbiano detto al governo che era una cosa da matti.

Ma tornate a mettervi nei panni... di un Rom, straniero questa volta, accampato in quell'inferno che è via Barzaghi.

Vi assicuro che il lavoro non manca, per uno straniero che sappia muovere le braccia. Attorno al campo, è pieno di corrieri di trasporto, cantieri, cave. L'anno scorso, la CGIL ha denunciato che li vicino, piazza Lotto, la mattina alle 5 sembrava una piazza del Sud Italia, con i caporali che assoldavano manovali stranieri per i lavori nel vicino polo fieristico. Ma, se qualche imprenditore, volesse mettere in regola un Rom, che razza di CONTRATTO DI SOGGIORNO potrà mai stipulare? Mi sto quasi dimenticando: qual'è la percentuale del lavoro sommerso in Italia?

Lo so, visto dallo schermo il CONTRATTO DI SOGGIORNO non significa niente. Neanche la denuncia della CGIL. Eppure, dovreste capire che a volte rubare diventa il male minore.

 
Di Fabrizio (del 07/11/2005 @ 20:26:51 in Europa, visitato 1853 volte)
Di questi tempi, leggendo i giornali, ho scambiato qualche informazione con UcCaBaRuCcA, su quanto sta accadendo nelle periferie parigine.
Gia visto, d'accordo. Ma devo fare i conti con la mia nota confusione mentale, e le cronache francesi si mischiano ai commenti che mi lascia Snowdog sui recenti sgomberi degli insediamenti rom in Italia. La scommessa, è cercare una via d'uscita. Forse, al di là dell'ideologia e della polemica, la risposta è sempre guardare in faccia il tuo nemico, e avere il coraggio di lavorarci assieme. E, naturalmente, rimboccarsi le maniche, perché c'è sempre qualcosa da fare.
A volte, è possibile. Ripesco un vecchio post dall'archivio di Pirori:

Mercoledi 28 Aprile 2004 ore 22:58:12
31 dicembre 2003 - riporto da La Repubblica: Distrutta la nuova sede alla Barona: svastiche e croci celtiche come firma
Assalto all´Opera Nomadi - "Qui non vi vogliamo" - I locali sono del Comune. Sorgerà un centro documentazione degli orrori nazisti.

La cronaca è riassunta qui:

Ripuliti i locali dai danni + grossi, la sede era rimasta praticamente disabitata sino a settimana scorsa. Nel frattempo si era ventilata l'ipotesi di cercare un posto "+ sicuro".
Invece, la sede si farà, come pure il Centro documentazione, proprio lì. Sono contento per due ragioni:
1) La sede si trova alla periferia estrema, un blocco di palazzoni popolari, ed è proprio lì che la gente normale hanno bisogno di vedere, di partecipare alla vita associativa - per reagire al clima di abbandono delle autorità e alla violenza che comanda.
2) Per una volta, il nome dei Rom non è stato associato a chi viene cacciato con la violenza. Che diamine! Questa volta si ritorna e si rimettono assieme i cocci.
C'è voluto un po' di tempo per maturare la decisione, e lo capisco, ma penso che la loro sia stata la decisione giusta.

Così, mi sono offerto volontario per aiutarli a risistemare il materiale del Centro documentazione.
Arrivo lì la mattina presto, son da solo e apro tutte le porte e finestre per segnalare la mia presenza. Giacché ci sono, metto musica balcanica a palla, che poi cambio in ray algerino, per vedere se almeno si affaccia qualche nordafricano.

A metà mattina si fanno vivi i volontari di altre associazioni che operano lì vicino: un centro per ragazzi e una chiesa evangelica. Sono contenti che si sia scelto di tornare e mi informano sulle loro attività. Molto preso nel ruolo di "ambasciatore" che mi sono auto appioppato, ricambio e visito le loro sedi. Dopo i saluti di rito, entrambi si sono interessati alla nuova porta blindata montata dall'Opera Nomadi. Credo che anche per loro la vita sia movimentata. Rispondo che vedrò di fornirgli dei preventivi, ma come esterno, al momento non so dire di +.

Visito il bar, ma a parte il caffé (discreto), non rubo molte informazioni in + sul quartiere.

Di pomeriggio, si presenta una piccolo gruppo di giovani in motorino. Un sociologo li catalogherebbe come la classica banda di periferia, Scambiamo 2 chiacchiere, sono curiosi. Spiego loro cosa è successo, chi è Opera Nomadi, cosa si vuole fare. Mi dicono che sono con noi, che anche loro ce l'hanno con chi di notte sfascia il quartiere. Se avessi potuto, li avrei presi come vigilantes!

Più tardi, con un timido buongiorno, è il turno dei bambini. Mi guardano e scappano, poi tornano, alla fine entrano coi monopattini e le bici (portate a mano). Per fortuna, 7 anni come animatore al campo di via Idro mi hanno insegnato come cavarmela. Si parla e si scherza per mezz'ora, poi, rotto il ghiaccio, dico loro che mi aspetta una montagna di libri da catalogare e devo tornare al computer. Mi salutano e mi augurano buon lavoro.

Dimenticavo, oggi non sono state solo chiacchiere: catalogati 310 tra libri, documenti, audio e videocassette. Me ne mancano una cinquantina. Quando il catalogo sarà pronto, ve lo farò sapere.
 
Di Fabrizio (del 03/03/2011 @ 20:11:00 in Italia, visitato 1980 volte)

Stamattina presto, oltre un centinaio di poliziotti in tenuta antisommossa, accompagnati da vigili del fuoco, ruspe, ambulanza e diversi camion, si sono presentati al nostro campo, per sgomberare 4 nuclei familiari, ivi residenti da quando è stato formato. Una delle famiglie sfrattate aveva anche presentato ricorso amministrativo a settembre ed un successivo ricorso al TAR contro il comune di Milano per un precedente avviso di sgombero [vedi QUI]. A nessuno è stata consegnata notifica scritta per questo sgombero, come invece previsto dalla legge.

Le roulottes e le case mobili degli sfollati sono state portate via dai vigili, e quindi le famiglie non hanno dove andare. Prima hanno potuto portarsi via i loro beni. Tutti erano accampati ai margini esterni del campo, perché la piazzola loro assegnata era stata occupata in precedenza da abusivi. L'assurdo è che queste famiglie abusive sono rimaste al loro posto.

Accompagnati da altri componenti del campo, gli sfrattati si sono presentati in Casa della Carità (che ha la gestione del campo), ma non sono stati ricevuti per assenza dell'incaricato. A tuttora nessuno di Casa della Carità è intervenuto sul posto.

Inoltre una ruspa ha demolito la cabina elettrica che serviva tutto il campo, a causa di alcuni allacciamenti non regolari; col risultato che ora tutto il campo è senza elettricità (anche chi aveva un regolare contatore). In molte famiglie manca anche la legna per scaldarsi. Nel frattempo piove su giusti e ingiusti.

I vigili hanno detto che torneranno lunedì prossimo per smantellare altre tre case.

La brutalità degli innumerevoli sgomberi contro gli insediamenti abusivi, si sta quindi trasferendo anche verso i campi sosta comunali, quelli che si vorrebbe chiudere col famoso "Piano Nomadi", che in due anni non si è concretizzato, nonostante le somme a disposizione (13 milioni di euro) per incapacità dello stesso Comune. In mancanza di idee, il Comune maschera la sua incapacità rendendo la vita impossibile ai Rom e ai Sinti cittadini e perseguendo una lenta politica di logoramento.

Con l'occasione, smentiamo quanto affermato dal parlamentare europeo Borghezio in un suo comunicato su Agenzia Parlamentare: nonostante tutto, il campo di via Idro c'è ancora, a fare da specchio alle contraddizioni sue, del suo partito e della maggioranza che governa Milano.

Per informazioni:
Fabrizio Casavola, 347-717.96.02 info@sivola.net
Antonio Braidic, 338-771.28.56

 
Di Fabrizio (del 14/09/2006 @ 19:24:29 in media, visitato 1260 volte)

SARÀ Definitivamente bonificato il fortino dei clandestini
Area ex Falck, domani sgombero in forze
Ci sono ancora circa 250 persone, per la maggior parte rom. Nella zona sorgerà un complesso residenziale

C'è una malattia, che colpisce Il Giornale, ed in questo caso La Padania, da cui ho tratto questo titolo: non sanno resistere alla voglia di mostrare chissà quali piani e strategie (di cui ci sarebbe invece bisogno), per cui anche se si parla di sgomberi a Sesto San Giovanni, bisogna allungare l'articolo, trovando e ridipingendo un mondo estraneo che li circonda. Rom, centri sociali, pacifisti, condividono questo destino di "chiamata in causa" senza ragione.

Nel lungo articolo spunta fuori, non so il perché:

...lo stesso Don Colmegna, per intendeci, del fortino rom di via Idro a Milano, roccaforte inespugnabile degli zingari dove polizia e carabinieri non possono nemmeno tentare di avventurarsi senza rischiare di essere presi a sassate;...

Vorrei rassicurare i lettori della Padania: è tutto tranne che un fortino inespugnabile. Vi arrivano tranquillamente i carabinieri, in divisa o in borghese, questa primavera s'è visto persino il primo consigliere di AN, arrivato sotto scorta e sorpreso che nessuno avesse da dire sulla sua presenza. L'unico momento di vera tensione che ricordo è avvenuto all'inizio degli anni '90, quando la banda della UNO Bianca sparava a Bologna nei campi Rom.

Oggi l'unica sorpresa che può capitare, fatte le dovute presentazioni e se si trova il Rom di buon umore, è vedersi offrire il caffé. Quanto a don Colmegna... siamo vicini ma non ci si frequenta molto.


 
Di Fabrizio (del 05/03/2011 @ 17:31:11 in Italia, visitato 1398 volte)

PER CHI PUO' Lunedì 7 marzo, dalle ore 7 alle 10 circa
al campo comunale di via Idro 62 - Milano


Contro il previsto sgombero di 3 famiglie, prima che succedano altri pasticci, INVITIAMO CITTADINI, ASSOCIAZIONI, PARTITI POLITICI.

L'appuntamento su Facebook

 
Di Fabrizio (del 05/07/2012 @ 16:38:24 in Kumpanija, visitato 3185 volte)

Salve a tutti, signore, signori ed infanti.

Volevamo dirvi che anche quest'anno non andremo in ferie, perché alle Maldive è tutto esaurito, e dopo il freddo patito quest'inverno la montagna non ci ispira.

Siamo ancora qua, aspettando che il comune mantenga le promesse, per non annoiarvi elenchiamo solo quelle dell'anno scorso:

  1. ripristino di un servizio elettrico a norma;
  2. incontro con la cooperativa LACI BUTI sulle opportunità lavorative;
  3. incontro con i singoli nuclei famigliari per definire la situazione alloggiativa.

Nel frattempo, quelli di noi che sopravvivono con la raccolta del metallo, tornano la sera a casa con un guadagno netto di 10 euro (se va bene). Così le giornate passano pensando a cosa si può fare, a quale futuro saremo mai destinati.

MA NON VOGLIAMO DEPRIMERVI, ANZI ABBIAMO UNA PROPOSTA TUTTA PER VOI, SPERANDO CHE VI PIACCIA.

    Come avrete capito, qui non c'è molto da fare, ma da noi il clima è fresco, ci sono alberi, gazebo, sedie, tavoli e panchine, UN AMBIENTE PULITO E DIGNITOSO e persino bambini e brava gente. Qui da noi è ancora campagna. Vi pensiamo nelle vostre case, a combattere la torrida estate milanese, con una programmazione televisiva uguale ogni luglio e agosto.

VI INVITIAMO AD UN POMERIGGIO (O UNA SERA) IN CAMPAGNA, ASSIEME AD UN BUON FILM, UN LIBRO, QUALCHE MOMENTO CONVIVIALE.

Al momento la programmazione non è ancora definita, ma a breve prevediamo:

  • la proiezione del film GATTO NERO, GATTO BIANCO di EMIR KUSTURICA;
  • la proiezione (in quasi anteprima) del film LA CANZONE DI REBECCA, con la presenza del regista e della protagonista;
  • la presentazione del libro NIENTE E' PIU' INTATTO DI UN CUORE SPEZZATO, con la presenza dell'autrice;
  • la presentazione del libro MILANO, FIN QUI TUTTO BENE, con la presenza dell'autrice.

ed altro ancora, in via di definizione. Tutti gli avvenimenti, salvo diversa indicazioni sono GRATUITI ed avvengono all'aperto, in caso di maltempo è disponibile una sala coperta ed accogliente.

Inoltre, sarà possibile incontrare noi rom, gli autori, i registi e i protagonisti, sedendosi al "Marina Social Rom" (Eccolo)

Dai! Cosa aspettate? Potrete dire che in Camargue non ci siete stati... avete scoperto di averla sotto casa!

Comunità Rom Harvati
via Idro 62, MILANO


Marina Social Rom


A due passi dalla città, un ambiente campestre e genuino lungo la Martesana, dove nel 1800 i nostri antenati andavano a cercare la frescura e la sana cucina di una volta.


Locale ancora in fase di avviamento, che promette bene. Cucina casalinga, anche per vegetariani. Servizio familiare ma buona compagnia. Servizio baby sitter. Ampio giardino. Parcheggio sorvegliato.

PROGRAMMAZIONE ESTIVA CON FILM, PRESENTAZIONE LIBRI, ATTIVITA' PER BAMBINI


Solo su prenotazione info@sivola.net  - ph. (39) 347-717.96.02

 
Di Fabrizio (del 03/05/2006 @ 16:12:19 in Italia, visitato 1742 volte)

Lo scorso 9 aprile, avevo riportato la bozza di un documento Città per tutti, inizialmente proposto da Naga, Arci, Sincobas e successivamente emendato e rielaborato dalla miriade di associazioni di volontariato e dalle comunità di immigrati di Milano.

Al termine di questo percorso, il documento sarà presentato ufficialmente mercoledì 10 maggio alla Casa della Cultura al candidato sindaco Ferrante. Qui gli altri riferimenti (nota bene, causa un fraintendimento risulta ancora firmato dalla Comunità Rom di via Idro, che in realtà non è stata consultata, per cui l'adesione verrà tolta dal documento finale)

Ricevo ora un contributo di Maurizio Pagani, Vicepresidente Opera Nomadi Milano, che ha seguito l'evolversi della discussione durante l'ultimo mese, e quindi può fornire indicazioni utili:

Non so se Milano sia una città più di “destra” o di “sinistra” per censo o vocazione elettoralistica, ma di sicuro di questi tempi non è un fatto trascurabile. Sta di fatto che la più parte “di sinistra e progressista, meglio se un po’ smoderata o radicale” dell’associazionismo, quella a cui sono più affezionato, impegnata sul fronte dei diritti, casa, nuove povertà e migranti, sembra essere fin troppo prudente o razionale.
Di sicuro ha avuto un merito importante, quello cioè di invitare il candidato alla poltrona di Palazzo Marino, Bruno Ferrante, alla discussione di un documento dal titolo “una città per tutti”, con chiaro riferimento a chi ne è ordinariamente “escluso”.
Ma è stata presa da una grave amnesia: la “questione Rom”.
E non è un problema di poco conto, anche se tenuto generosamente “dentro” al documento ma sempre come tema “trasversale” ai contenuti più generali.
E come non parlarne altrimenti, vista l’enfasi che normalmente gliene viene attribuita sugli organi di stampa o nelle raccomandazioni della Comunità Europea che circolano abbondanti nella rete?
Non vorrei sembrare ingeneroso con chi ha sottoscritto il documento, non da me per i motivi che vi ho sopra citato, ma avrei trovato giusto e doveroso indicare questo tema tra le priorità che attendono chi dovrebbe guidare la città con un senso etico e programmatico profondamente diverso dai precedenti sindaci.

Avendo seguito anch'io parte del lavoro preparatorio, ed avendo aderito al documento finale (a titolo personale), fornisco una mia risposta (sempre personale e che in ogni caso non coinvolge il comitato promotore):

Capisco la tua preoccupazione, ma il documento che verrà presentato il giorno 10 è già un lungo elenco di legittime richieste, e si rischia di ottenere l'effetto "lista della spesa" aggiungendo voci ulteriori. Un lungo elenco, che sarebbe valido a Milano come a Palermo. Ma, quel che è peggio, il rischio è di ottenere dal candidato sindaco un assenso di facciata, senza che questo si tramuti in un impegno fattivo.
Ritengo quel documento importante per quanto riguarda il tema generale dei diritti, della cittadinanza, dell'uso degli spazi e delle risorse pubbliche da parte di tutti i cittadini, e che il ruolo importante delle organizzazioni dei Rom, è di appoggiare e spingere per quelle rivendicazioni, nell'interesse dei Rom stessi, nel loro doppio ruolo di persone emarginate dai processi politici e sociali e spesso di persone migranti.
Esiste, è innegabile, una specificità che distanzia le istanze della comunità Rom, autoctona o migrante, dalle richieste che possono portare gli altri nuclei. Per questo, già a novembre, avevo offerto la mia disponibilità a organizzare incontri con i candidati alle primarie cittadine. Purtroppo, tale disponibilità non ha trovato ascolto.
Occorre quindi ripartire dall'opportunità offerta da questo documento, prima che vada persa un'ulteriore occasione. Occorre anche, e io spero che le varie comunità presenti all'incontro si esprimano in questo senso, che si superi la logica "emergenziale" della questione Rom e stranieri, per illustrare il ruolo che già oggi le varie comunità e le loro associazioni hanno nella vita politica cittadina, nella gestione, nell'uso, nella valorizzazione degli spazi periferici, nel rilancio dell'occupazione e del ruolo del decentramento.
Occorre infine, arrivare ad una sintesi tra le tante richieste, anche particolaristiche, e le richieste di spazi, di rappresentanza, di migliori possibilità economiche e sociali che arrivano da tanti cittadini, per non trovarsi tutti sconfitti ed isolati. Per farlo, ritengo che sia necessario uscire da una logica che vede la metropoli come un tutt'uno omogeneo, affrontando invece le specificità offerte dalle varie zone.

 
Di Fabrizio (del 04/07/2008 @ 15:50:54 in blog, visitato 3220 volte)

Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer

La schedatura etnica dei rom, con o senza impronte digitali, è stata imposta ai Prefetti di Milano, Roma e Napoli dalle tre ordinanze governative gemelle di fine maggio. E questo è risaputo. Ma quello che non si sa è che il Comune di Milano, come spesso accade in questo campo, aveva largamente anticipato i tempi, realizzando un censimento etnico già negli anni scorsi e senza neppure attendere coperture normative.

Questo è quanto emerge da una fascicolo di 116 pagine del Nucleo Problemi del Territorio della Polizia Municipale di Milano, che raccoglie i risultati del lavoro di censimento effettuato tra l’ottobre 2006 e il dicembre 2007. Un’indagine molto dettagliata, composta da schede relative a 12 campi autorizzati, 4 "campi non autorizzati ma consolidati", 13 insediamenti abusivi e persino a 9 insediamenti di "nomadi giostrai".

Se si trattasse di un semplice censimento delle baraccopoli esistenti a Milano sarebbe senz’altro un’operazione lodevole e utile, ma purtroppo c’è ben altro. Colpisce, infatti, la meticolosità con la quale le singole schede classificano etnicamente gli abitanti degli insediamenti, soprattutto di quelli regolari e semi-regolari. E così, sotto la voce "nazionalità" non troviamo semplicemente l’indicazione della cittadinanza delle persone rilevate, che a volte persino manca, bensì l’appartenenza a un gruppo o sottogruppo zingaro.

Ma facciamo degli esempi concreti. La scheda relativa al campo autorizzato di via Bonfadini rileva la presenza di 25 famiglie per un totale di 127 persone, di cui 40 frequentano la scuola elementare e media. E sotto la voce "nazionalità" indica testualmente: "Sinti Abruzzesi (Lombardi) Rom Harvati". Quella relativa al campo autorizzato di via Idro registra 30 famiglie per un totale di 120 persone, di cui 27 sono iscritte alla scuola dell’obbligo, e come nazionalità indica "Sinti italiani (Lombardia Veneto Friuli) Rom Harvati (Croazia)".

Tuttavia, per capire fino in fondo il concetto di "nazionalità" impiegato dagli uomini del vicesindaco De Corato occorre andare alle prime pagine del fascicolo, dove con piglio etnografico vengono enumerati i gruppi zingari "di più antica immigrazione" e "di immigrazione più recente" presenti sul territorio. Tra i primi troviamo ad esempio i "rom abruzzesi e molisani" e si sottolinea che sono giunti nell’odierna Italia nel lontano 1392. Cioè, 600 anni fa e secoli prima che si formasse lo Stato italiano. Eppure, la Polizia Locale milanese li considera ancora immigrati, sebbene di antica data, e pertanto non li ritiene degni della semplice dizione "cittadini italiani"!

Insomma, date le informazioni molto dettagliate contenute nelle singole schede, che peraltro comprendono altresì le intestazioni delle utenze di gas ed elettricità o la presenza di animali, è evidente che la Polizia Locale sia da tempo in possesso di una banca dati separata e specifica che classifica delle persone, di cittadinanza italiana e non, su base etnica. E ciò non è semplicemente un fatto di inaudita gravità dal punto di vista morale e civile, ma soprattutto illegale.
Post Scriptum: Il Prefetto di Milano, Lombardi, aveva iniziato le operazioni di "censimento" dei "nomadi" nel campo autorizzato di via Impastato, perché non si sapeva bene chi e in quanti ci vivessero. Decine di persone di ogni età, tutte di cittadinanza italiana e tutte iscritte all’anagrafe, furono messe in fila alle 5.30 del mattino da una settantina di agenti delle forze dell’ordine. Furono fotografate le loro carte d’identità, rilasciate dal Comune di Milano, e fu finalmente stabilito che erano in 33. Bene, ora prendete la scheda relativa a via Impastato nel rapporto della Polizia Locale 2007 e leggerete il seguente numero: 33.

Insomma, le istituzioni non hanno saputo nulla che non sapessero già, ma in cambio si sono raccontate un sacco di frottole all’opinione pubblica e, soprattutto, 33 persone, colpevoli unicamente di essere zingari, sono state umiliate e messe alla gogna.

 
Di Fabrizio (del 24/06/2005 @ 15:03:29 in Regole, visitato 2327 volte)

Dall'archivio di Pirori riprendo una serie di post, ancora validi:

Premessa
Uno spettacolo teatrale che mi sono perso e avrei voluto vedere è "Il signor Rossi e la Costituzione" per il semplice motivo che dimostra come le cose chiare e semplici siano le più difficili da attuare, ed anche perché il tema è di "scottante" attualità da quando al governo in Italia ci sono movimenti e partiti che sono successivi alla fase costituente, e che sempre + tendono a infischiarsene dei valori contenuti in quel testo.
Sono stato troppo diretto? Non sono un avvocato... mi interessava (magari datemi una mano) fare un discorso a puntate sulla Legge e come sono trattati i Rom, discorso che può essere lunghissimo o estremamente sintetico. Provo a metterlo in pratica (consideratelo un utile ripasso):

Art. 16. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità e sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Mi interessava un punto di questo articolo: i Rom, che siano nomadi o stanziali, hanno in Italia campi sosta. I campi possono essere di transito o "lungodegenza". Ma se in un campo adibito ad ospitare solo case mobili, col tempo qualche famiglia costruisce un riparo? E' fuorilegge (abuso edilizio)?

Abusi edilizi "per necessità"
Pretore assolve quattro zingare
(L'Unità 7-11-96)

Assolte per aver agito in stato di necessità. Quelle quattro baracche di mattoni e lamiere erano proprio l'unica via per non dormire all'addiaccio. Sono finiti con un provvidenziale "happy end" i guai giudiziari di quattro zingare salite sul banco degli imputati in Pretura per abusi edilizi. La vicenda risale agli inizi del '94, durante un sopralluogo dei vigili nel campo nomadi di via Idro. Gli agenti di polizia municipale trovano le quattro costruzioni e denunciano gli occupanti. Durante il processo si viene però a sapere che le quattro famiglie avevano edificato le loro "case"abusive cinque mesi prima, quando il Lambro era straripato e aveva trascinato via le loro roulotte.
L'alternativa era quindi quella di dormire a cielo aperto, in un campo per di più infestato dai topi dopo quell'alluvione. Di qui l'assoluzione per le quattro donne decisa alcuni giorni fa dal pretore Francesca Vitale che ha respinto le richieste di condanna (da 5 a 6 mesi) avanzate dal pm Nicola di Piotti.

A presto con altre puntate

 
Di Fabrizio (del 02/07/2011 @ 14:51:16 in Italia, visitato 2121 volte)

Siete avvisati: non scriverò cose simpatiche.

Stamattina s'è svolta a Milano la conferenza stampa di presentazione della neonata Consulta Rom, iniziativa per una volta presentata con rilievo da diversi media.

Per quanto ho potuto osservare, accanto alle immancabili buone intenzioni, questa Consulta nasce già con un carico notevole di problemi da affrontare. Specifico meglio: non problemi legati alle politiche per Rom e Sinti, ma dovuti alla sua stessa nascita e composizione.

Parto da uno dei punti chiave: la "pretesa" rappresentanza di tutte le realtà rom e sinte della città. In realtà, ne ho testimonianze dirette, le varie comunità restano fortemente divise tra loro su rivendicazioni ed obiettivi, e sono restie a far fronte comune. Se da una parte ci sono i settori più deboli (principalmente i Rom rumeni), dall'altra quelli italiani non intendono mischiarsi. Alcune realtà storiche, come i Rom Harvati di via Chiesa Rossa (ex Palizzi Fattori, circa 160 persone), non hanno partecipato ai lavori di preparazione e tuttora non si sono fatti vivi.

Migliore, anche se davvero minoritaria, la partecipazione dei Rom Abruzzesi dei due campi di via Bonfadini.

Ancora diversa la situazione dei Rom Harvati di via Idro. Sono stato contattato (all'ultimo momento) dagli organizzatori della Consulta per coinvolgerli e, nonostante le reticenze, comunemente si era deciso di partecipare, almeno per capire di cosa si trattasse. Hanno anche portato un loro contributo personale ed articolato a quella che doveva essere una piattaforma comune. Nonostante ciò, quando martedì scorso questa Consulta ha avuto il primo incontro col comune, nessuno degli organizzatori si è premurato di avvisarli; viceversa in previsione della conferenza stampa di oggi, sì. Forse che questi Rom vadano bene come pecore che applaudono, ma ancora una volta senza il diritto di interloquire in prima persona con le autorità?

Scambiando qualche opinione con chi segue la situazione opposta dei campi irregolari, mi hanno confermato che verso di loro è stato tenuto lo stesso comportamento.

Resta il fatto che i due punti più sfumati affrontati nella conferenza stampa, siano stati proprio il destino dei campi, regolari o meno, e la critica agli sgomberi effettuati dalla nuova giunta.

Altro punto caldo: il rapporto con questa giunta. Per quanto si continui a parlare di vento cambiato, i primi segnali non sono incoraggianti. Si rischia di ripetere l'esperienza del Tavolo Rom (guarda caso, fondato a suo tempo dalle stesse persone), che ha finito per essere un'istanza che rappresentava solo se stessa, perché nonostante le intenzioni non aveva rapporti né con i Rom né col Comune.

Per terminare: la mia impressione, molto terra-terra, è che dietro l'enunciazione di grandi princìpi, ci sia il tentativo di alcuni personaggi di avere un palco di visibilità dopo i pesci in faccia presi dall'amministrazione precedente: un'attrice mediocre, che ultimamente si è specializzata nell'interpretare la parte del difensore dei Rom; qualcuno che sulla loro pelle s'è costruito casa in Toscana ed i soliti residuati bellici.

Forse, mafforse, è un po' presto per emettere giudizi (d'altronde non sono né un critico teatrale né un ingegnere). Se assisterò ad un cambiamento di rotta ve ne darò conto (come al solito).

 
Di Fabrizio (del 24/07/2008 @ 14:03:31 in media, visitato 1303 volte)

Esce oggi il primo numero del giornale telematico dei ragazzi del Campo sosta di via Idro a Milano.

Questo numero parla della vita nel campo, delle attività e delle gite organizzate in collaborazione con la cooperativa Laci Buti e la Casa della Carità di Milano.

Seguiranno altri numeri con scadenza bimestrale.

"Grazie per l'attenzione e vi ricordiamo che siamo a vostra disposizione per qualsiasi domanda vorrete porci." Il comitato di redazione

Per riceverlo scrivere a inidro @ gmail. com

 
Di Fabrizio (del 08/01/2007 @ 12:17:41 in blog, visitato 6773 volte)

"Colpo grosso" nelle pagine de Il Giornale. Oggi nella cronaca milanese dopo un'intervista a Ettore Martinelli [responsabile milanese per l'immigrazione dei DS - Basta con questa sinistra che fa troppi sconti ai rom (uffa)], parla di questo blog e pubblica un'altra intervista a Dijana Pavlovic, anche lei beniamina delle pagine di Mahalla. Per non farsi mancare niente, c'è anche un riquadro con foto su Don Colmegna al Natale ortodosso presso il campo di Opera.

Oggi ricopio la mia intervista, domani quella a Dijana Pavlovic:

Sempre più stanziali anche loro inaugurano un sito per parlare dei loro problemi

Ormai è chiaro a tutti: i rom hanno smesso di essere nomadi. Lo dice anche il Ministero dell'Interno (Dipartimento delle Libertà civili e dell'Immigrazione) in una ricerca pubblicata il luglio scorso. Vivono stabilmente ai margini dei grandi nuclei urbani, con spostamenti che si limitano all'area di una provincia. Eppure non hanno smesso di viaggiare, solo che lo fanno nella Rete.

Può sembrare un gioco di parole e invece è la realtà. Fabrizio Casavola, milanese [...] è stato forse il primo in Italia a interpretare questo cambiamento. Di sicuro, in Lombardia, nessuno aveva mai tentato un esperimento del genere. Quale? Pubblicare su Internet pagine dedicate espressamente alla comunità rom e sinti. "Mi sono appassionato della cultura romanes (come si chiamano nella loro lingua d'origine, ndr) nel 1989 - racconta Casavola -. Li ho conosciuti da vicino al campo di via Idro, quando facevo l'animatore tra i giovani. Sentivo il bisogno di stabilire un contatto tra noi e loro, così lontani almeno nelle apparenze. Ho iniziato a scrivere in html 7 anni fa, cominciando a maturare una rete di contatti non solo in tutta Italia ma anche in diversi paesi del mondo. In seguito ho trovato ideale la piattaforma del blog. Molto presto ho ottenuto visite e commenti, dieci volte più del normale, almeno 200 pagine al giorno. Mahalla è il nome del suo sito (www.sivola.net/dblog): così venivano chiamati i quartieri ghetto in cui hanno vissuto per secoli i rom in Europa dell'Est.

"L'idea è di passare dagli accampamenti di zingari a un villaggio virtuale globale, per raccogliere denunce e proporre soluzioni", riassume Casavola. L'intento pare sia stato raggiunto. "Tempo fa mi è capitato di ricevere via posta elettronica una lettera in bulgaro da parte di alcuni rom che vivono in Israele. L'ho girata a un gruppo di [rom] macedoni che l'hanno tradotta per poi pubblicarla in italiano sul blog. Internet permette tutto questo: confronto e dialogo. Così i rom superano in prima persona i limiti fisici delle baraccopoli, oppure si appoggiano alle associazioni di terzo settore, sollevandosi per un attimo dalla lotta al disagio quotidiano".

Il diario di Fabrizio Casavola non è, comunque, un caso isolato. In questi giorni, in cui la questione rom è tornata di grande attualità, si sono moltiplicati i contatti ad altri siti "riservati" a nomadi e affini. E' quello che succede, ad esempio, sulle pagine di Sucar Drom (www.sucardrom.blog.tiscali.it), blog di un'associazione con base a Mantova, che ha fatto registrare 93mila visite in appena un anno e mezzo di vita. "E qualcosa di simile avviene nello spazio on line gestito dall'Opera Nomadi di Milano (http://web.tiscali.it/operanomadimilano) - rivela il vicepresidente Maurizio Pagani -. Non nascondo che la cosa sorprende noi stessi. Pur in un contesto ancora di forte arretratezza tecnologica, i rom di tutta Italia stanno scoprendo lo strumento informatico per sviluppare buone pratiche di comunicazione e rivendicazione di diritti. Potenzialità enormi, considerando che in Italia oltre il 50% dei rom ha meno di 14 anni. Per loro internet può diventare un punto di partenza verso l'integrazione".

di Giacomo Susca

 
Di Fabrizio (del 05/09/2008 @ 12:14:06 in scuola, visitato 1639 volte)

Da Il Giornale

di Maria Sorbi - La scuola si prepara ad accogliere la valanga di alunni stranieri: oltre 160 etnie. E, a sorpresa, si scopre che i problemi più grossi non sono causati dai bambini rom. Bensì da cinesi, arabi e magrebini. Non ci saranno le classi ghetto ma l’integrazione non sarà facile. Soprattutto perché gli scolari cinesi o arabi non spiccicano una parola di italiano. Ogni scuola si sta organizzando come può.

L’istituto Cadorna di via Dolci, dove gli stranieri iscritti sono quasi la metà, si è inventato dei corsi di italiano per le mamme dei bimbi stranieri. «È importante che i bambini parlino italiano anche a casa di pomeriggio - spiega il dirigente scolastico Giovanni Del Bene - Per questo coinvolgiamo anche le mamme. I problemi minori li abbiamo proprio con i rom che già a sei anni conoscono l’italiano abbastanza bene».

Da quest’anno si prevedono meno assenze da parte degli alunni che abitano nei campi nomadi. «L’obbligo di mandare i figli a scuola - spiegano i volontari della Casa della Carità, che «gestiscono» il campo di via Triboniano - è proprio una delle condizioni del patto che i nomadi hanno firmato con il Comune per poter rimanere dove sono». Ogni mattina un bus accompagnerà gli scolari dalle baracche a scuola e ogni pomeriggio i volontari daranno una mano ai bambini a fare i compiti. In tutto sono più di cento gli scolari delle elementari e una cinquantina i ragazzi delle medie. Un meccanismo già collaudato che l’anno scorso ha pure dato i suoi risultati. Una bimba rom, Lavinia, è stata una delle alunne che a giugno ha ottenuto una delle migliori pagelle. I volontari daranno una mano al corpo insegnanti delle scuole dove si riversa il maggior numero di rom: dalle elementari di via Console Marcello, all’istituto Filzi, dalla scuola Bruno Munari a quella di via Cilea. Senza contare gli istituti di Baranzate e Rho. Per gli studenti meno diligenti, verrà applicata una misura particolare: tre giorni a scuola e due giorni nei laboratori di meccanica, falegnameria e informatica con gli educatori.

Nella scuola elementare Russo, vicino al campo rom di via Idro, le maestre si sono attrezzate per aiutare i bambini nomadi a mantenere condizioni igieniche dignitose. Hanno comprato una lavatrice e ogni settimana fanno il bucato con i vestiti sporchi degli alunni rom. Per loro diventa così anche più facile essere accettati dai compagni. Qualche altro istituto mette a disposizione le docce.

Il dirigente scolastico della scuola di via Dolci, dove circa l’8 per cento degli iscritti è rom, vede di buon occhio le classi miste: «Le scuole - commenta - sbagliano a rifiutare i bambini stranieri per paura di perdere iscritti italiani e la preoccupazione dei genitori è ingiustificata. Più volte ho visto bambini italiani imparare parole cinesi e favole arabe fuori dalle aule. C’è un travaso di culture molto proficuo, un valore aggiunto nella formazione scolastica».

 
Di Fabrizio (del 03/05/2006 @ 11:45:33 in Kumpanija, visitato 1957 volte)
A Milano, la comunità Rom di via Idro e la cooperativa Laci Buti 2, prenderanno parte alla Terza edizione di NAVIGLIO MARTESANA IN FESTA, domenica 7 maggio.
La mattina escursione a  cavallo per i più piccoli. Durante tutta la giornata, funzionerà uno stand espositivo con animazione.

Vi aspettiamo!
 
Di Fabrizio (del 08/03/2006 @ 11:42:15 in media, visitato 1895 volte)

Leggo oggi un articolo sul sito La Gazzetta della Martesana.

Alcuni punti che mi interessano:

  1. la costruzione di una campo sosta per nomadi, per 120 persone, proposto senza nessuna programmazione territoriale e senza il coinvolgimento dei cittadini (Rom e italiani) che dovrebbero forzatamente convivere;

  2. la disamina di una situazione ambientale già degradata di suo (ripetuta anche nell'altro articolo Zona industriale dimenticata da Dio e dal Comune sempre sulla Gazzetta);

  3. il campo di via Idro (indicata nell'articolo come via Padova) come “famoso per fatti di cronaca nera”.

Mi sono quindi permesso di scrivere una lettera al giornale, che riporto di seguito. Vi terrò aggiornato sugli sviluppi.

Spettabile redazione

Leggo il vostro articolo "Rom, un campo a Cologno?"

Mi permetto di segnalare, in merito al campo di via Padova (tristemente famoso per fatti di cronaca nera), che le famiglie del campo lo scorso dicembre hanno indetto una conferenza stampa in merito alle false notizie che erano apparse sui mezzi d'informazione. Qui il testo.

Riguardo al ventilato campo che si dovrebbe costruire a Cologno, erano arrivate notizie simili anche al campo, ma nessuno si è mai preso la briga di chiedere un parere a chi in un campo sosta ci vive da altre 16 anni. Vi segnalo che in occasione delle prossime elezioni comunali, abbiamo proposte alternative, che presenteremo agli elettori: un riassunto si può leggere QUI. Due gli indubbi vantaggi: sono proposte pensate per l'interesse comune di tutta la cittadinanza, non si propone niente che già non sia stato realizzato in Italia.

Grato dell'attenzione

Fabrizio Casavola

 
Di Fabrizio (del 25/12/2006 @ 10:52:09 in Kumpanija, visitato 1463 volte)

Milano 1990, via Idro 62
 
Di Fabrizio (del 21/02/2006 @ 10:49:28 in lavoro, visitato 4931 volte)
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Presentazione delle attività

La cooperativa “Laci Buti due” nasce nel 1999 ad opera di un gruppo di residenti rom del campo nomadi comunale di via Idro 62 supportati da un ristretto gruppo di operatori sociali che hanno accompagnato lo sviluppo della cooperativa in una prospettiva di emancipazione, autonomia e corretta integrazione sociale della popolazione rom residente al campo. L’impegno dei soci della cooperativa è stato finalizzato alla ricerca di risposte reali al bisogno di lavoro.
Questo impegno si è tradotto, inizialmente, in un percorso di analisi e confronto tra i soci del “lavoro” come “bisogno”; si è rinforzata una maggiore consapevolezza nei soci del bene “lavoro” quale strumento di crescita e sviluppo della propria famiglia e della comunità, di integrazione con la cultura non Rom, di prefigurazione del proprio futuro non più vincolato al ricorso ad espedienti, questua, od anche ad attività illegali.
Si è così costituito un processo che ha generato fiducia nella possibilità di individuare ambiti e attività lavorative con reali prospettive di sviluppo e valorizzanti della specificità culturale.
L’area lavorativa individuata è rivolta alla manutenzione di aree verdi e alla coltivazione florovivaistica, la scelta è stata favorita dal possesso di competenze professionali pregresse e dalle caratteristiche dell’attività professionale particolarmente adatte quali una attività all’aria aperta e a contatto con l’ambiente naturale.
Al fine di implementare le competenze professionali esistenti un gruppo numerosi di soci della cooperativa ha partecipato nel 1999 al corso del Fondo Sociale Europeo promosso dal Settore Servizi Sociali del Comune di Milano Ufficio Nomadi e gestito dal Centro di Formazione Professionale Enaip per “Manutentori di aree verdi”.
Nello stesso anno il Settore parchi e Giardini ha stipulato con la cooperativa un contratto di fornitura di piante, fiori e arbusti a seguito di iniziativa promossa dal Comune di Milano al fine di sostenere, mediante l’affidamento di contratti per la fornitura nel campo del verde, realtà operanti per il recupero di persone svantaggiate; la nostra cooperativa è stata individuata a seguito dell’utilizzo dei dati forniti e delle verifiche effettuate dal Settore Servizi Sociali Formazione Lavoro, Area Handicap e Area Giovani e Adulti.
L’opportunità accordata alla cooperativa ha sostenuto la motivazione all’impegno dei soci Rom ed all’investimento nell’acquisto di una serra di 270 mq, delle esigue risorse economiche pur di concretizzare delle reali e stabili possibilità occupazionali, inoltre ha prodotto un forte incentivo verso corrette forme di integrazione sociale favorendo la costruzione di relazioni significative con parti attive e sane della società, contrastando il fenomeno della coesione con realtà marginali e a rischio di devianza. Il positivo e graduale incremento delle attività di lavoro ha sostenuto la possibilità di dotarsi di mezzi e strumenti per elevare efficienza e professionalità nell’espletamento dei lavori assunti.

Tutto ciò ha portato la Cooperativa a sviluppare ulteriormente i propri contatti, nel 2001 è entrata a far parte del “Consorzio Cascina Sofia” un insieme di Cooperative sociali impegnate nel settore del verde. Nello stesso anno la Zona 2 ha concesso un piccolo finanziamento per acquistare alcuni macchinari; nel 2002 dopo il primo contratto stipulato con il Comune di Milano si è deciso di acquistare due camion e ulteriori macchinari.
Attualmente queste sono i principali servizi che offre la Cooperativa:
  • Manutenzione delle aree verdi (taglio dell’erba e delle siepi)
  • Potatura piante alto fusto
  • Pulizia di arree urbane
  • Sgombero cantine e magazzini
  • Creazione recinzioni
Attualmente la Cooperativa vanta due responsabili, tre capo squadra e 12 soci lavoratori, inoltre in caso di neccessità si collabora con le Cooperative iscritte al Consorzio Cascina Sofia, il presidente e il vice presidente sono naturalmente di etnia Rom.
Ciò nonostante è ancora necessario il sostegno di questa Amministrazione per il consolidamento delle prospettive lavorative e l’ampliamento dei lavori anche nel settore privato, dove per ora la “diffidenza” nei confronti dei Rom è ancora molto forte e radicata.

Cod. Fisc. / Part.IVA 13244160159 CCIAA n. 1341326
 
Di Fabrizio (del 16/03/2006 @ 10:40:49 in Italia, visitato 3634 volte)

Informatevi su quanti soldi effettivamente hanno visto i Rom, su quanto costa una fontanella o l'allaccio dell'acqua. ...” era uno dei punti che suggerivo in Come sopravvivere alle elezioni (e a ciò che segue).

L'estate scorsa, usci un articolo de il Giornale: Via Idro, dove la convivenza è realtà Presto anche l’impianto antincendio, che riportava anche i propositi della giunta comunale:

A questo, si aggiunge l'intervento del Comune: oltre 100mila euro investiti in «lavori straordinari per la messa in sicurezza dell'area». In assoluto, i primi in un campo nomadi. «Alla fine - spiegano gli ingegneri che lavorano al progetto - l'anello di 253 metri di diametro che comprende il campo sarà organizzato come una specie di campeggio». Quindi, nuovo manto stradale, pozzi neri, bagni, allacciamenti al sistema idrico e a quello elettrico, impianto anti-incendio, strutture a «piazzola». Nuovi servizi, nuove spese che gli abitanti del campo si dicono «pronti ad affrontare». E dopo via Idro, gli interventi arriveranno in via Negrotto e via Novara. In totale, 600mila euro stanziati dal Comune...

Avevo seguito i lavori con curiosità:

Qui il fango era un ricordo, perché i vialetti interni erano asfaltati da anni. Da un paio di mesi sono in corso i lavori di ripavimentazione. Il campo è un cantiere unico, ma tra gli operai che lavorano non conosco nessuno, sono di un'impresa esterna. Gli uomini del campo sono seduti a fumare e a lamentarsi, i più giovani invece fanno a gara con gli operai: il tempo è ancora incerto e stanno riparando i tetti delle loro baracche. Le baracche sono abusive, ma nessuno dice niente, d'altronde qui c'è chi ci abita da 16 anni - e non conosco nessuno che a Milano vivrebbe tutto questo tempo in una roulotte.

Vediamo cosa è successo l'anno scorso: il Comune di Milano aveva indetto una gara d'appalto (al ribasso) vinta da una cooperativa di Messina, che la primavera scorsa iniziò i lavori. Al campo di via Idro ricordano che gli operai lavoravano due settimane, lasciavano le buche aperte e dopo altre due settimane si presentava una nuova squadra. Storie normali di subappalto, la vicina fermata della metropolitana di Cascina Gobba è proprio una delle piazze milanesi del caporalato edilizio.

Succedono così storie assurde: mentre i Rom disoccupati del campo di via Idro guardano gli operai svolgere i lavori che lì tutti sanno fare, si scopre che in una squadra lavorano in nero altri Rom che vivono dalle parti del Cimitero Maggiore. Allora la cooperativa di Messina (o uno dei subappaltatori), assume anche due ragazzi che abitano al campo di via Idro; ma non durano: coi capisquadra si litiga di continuo, gli stipendi non si vedono... i due non ci stanno a lavorare gratis a casa propria e pure a maleparole. Si licenziano giusto in tempo per evitare l'ultima beffa. Il Comune a fine anno toglie l'appalto ai messinesi per inadempienza contrattuale e quella cooperativa sparisce, assieme agli stipendi degli operai.

Oggi, come si presenta il campo di via Idro?

  • Case abusive ma dignitose, a perenne rischio di sgombero che il comune comunque non ha fretta di effettuare;

  • il manto stradale, a neanche un anno dal rifacimento, è un enorme gruviera;

  • le colonnine dell'acqua sono attaccate a quelle della corrente, così ci sono cortocircuiti a ripetizione (quando va bene, sperando che qualcuno non si becchi una scossa a 380);

  • un pomposo centro polifunzionale aperto a tutti ed inagibile, perché manca la corrente elettrica;

  • sono state costruite le bocchette antincendio, ma alcune non sono collegate all'acqua.

Quello che è ancora più grave: è dall'estate scorsa che i bagni non ci sono più, per i lavori in corso. Ogni piazzola ha il suo bravo bagno esterno, ma solo due funzionano per circa 130 persone... e naturalmente sono sempre intasati. Gli altri, sono chiusi a chiave (le cui copie sono in Comune), oppure sono manufatti di cemento VUOTI. Dappertutto, montagne di materiale edile, pagato dal comune ed abbandonato, che prima o poi qualcuno userà per fatti propri.

Settimana scorsa, sono arrivati nuovi operai, a pulire un'area ai margini esterni del campo. La ragione non si sa, ma in questa situazione anche una cosa tanto normale è stato motivo di allarme.

Fine I puntata

 
Di Fabrizio (del 27/03/2006 @ 10:39:09 in Italia, visitato 2053 volte)

... E dopo via Idro, gli interventi arriveranno in via Negrotto e via Novara. In totale, 600mila euro stanziati dal Comune...  (Il giornale a giugno 2005 op. cit.)

Da una settimana sto cercando di capire che fine abbiano fatto quegli euro. Niente: in via Negrotto e via Novara non si è mosso niente... e se la situazione non fosse "tragica ma non seria", verrebbe da dire che son stati fortunati!

Alcune domande: Se 600mila euro sarebbero dovuti servire per intervenire in tre campi, in via Triboniano la stessa somma viene spesa per la messa in sicurezza di un campo solo. Un vero e proprio buco nero. La scorsa puntata, descriveva la cementificazione di un'area grande quanto una singola piazzola, dove sarebbero state ammucchiate (in quale sicurezza?) circa 80 persone in container revisionati oltre 10 anni fa.

Ad inizio mese, l'incendio che ha tolto tutto e messo per strada 200/300 persone. Qualcuno dev'essersi pur chiesto "Messa in sicurezza? Vediamo se avanza qualche spicciolo!" Morale: è tornata la ruspa e praticamente ha spianato lo spazio di un campo di calcio, proprio accanto a dove ora sono accampati i superstiti. E dove potranno essere accolti solo quanti risiedono lì da almeno 4 anni.

PS: In questi stessi momenti sta avvenendo l'ennesimo trasloco al campo Triboniano-Barzaghi. Sto provando a raccogliere testimonianze in loco. Ci aggiorniamo.

 
Di Fabrizio (del 22/09/2006 @ 10:21:54 in Italia, visitato 1387 volte)

Domenica 24 settembre 2006

Via Idro - P.zza Costantino

PULIAMO IL MONDO

MILANO: Un gioco che non si svolge davanti al video ma all'aria aperta. Nell'occasione puliremo due aree:

  1. via Idro all'altezza del campo nomadi
  2. p.zza Costantino - pista ciclabile

I cittadini sono invitati a partecipare numerosi al fine di stimolare la coscienza di quelle persone che continuano ad abbandonare ogni genere di rifiuti nell'alveo della Martesana  lungo le sue sponde.

Dalle ore 13.00 presso il campo sportivo dell'Associazione Volontari del Quartiere Adriano si terrà la continuazione di questo incontro con: panini con salamelle, patatine fritte, bibite ecc.

Animazione per bambini e partite di calcio per ragazzi

Tutti possono partecipare, dai tre agli ottant'anni, Non mancare ti aspettiamo

Non è la prima volta che la comunità di via Idro prende parte a questa giornata:

I rom fanno pulito il mondo - Milano ottobre 2000 tratto da TERRE DI MEZZO

A rimettere a posto le cose ci hanno pensato i nomadi.


In mezzo all'erba c'era di tutto: lattine, vetri, cartacce. Tutto letteralmente, spazzato via. Anche due motorini. Domenica 24 settembre, alla manifestazione "Puliamo il mondo" di Legambiente ha aderito anche l'associazione "Insieme nelle Terre di mezzo", che con l'Opera Nomadi, la Cooperativa "Laci Buti" e le famiglie rom di via Negrotto ha ripulito per bene i giardinetti di via Brivio, proprio dietro il campo nomadi, nel quartiere milanese della Bovisa. Ramazze alla mano (fornite dall'Amsa, Azienda milanese servizi ambientali) e cappellini gialli in testa, erano almeno venti i bambini rom che coi volontari (una decina) hanno reso più bello il campo giochi del quartiere. Tra gli abitanti, incuriositi da quel che stava accadendo, qualcuno si è unito alla squadra per aiutare: dalla mamma coi figli ai ragazzi della biblioteca. Tre ore di lavoro per un ricco bottino: undici sacchi della pattumiera (rigorosamente "differenziati") più le carcasse di due motorini. Dopo la fatica, torte, bibite e la consueta sfida a pallone, rom contro gagé. Unico neo, l'Amsa che si dimentica di passare a ritirare i sacchi... Il campo di via Negrotto, autorizzato dal Comune, ospita venti famiglie, per la maggior parte di origine croata.

 
Di Fabrizio (del 08/09/2006 @ 09:58:15 in Italia, visitato 1468 volte)

Ci sono alcune cose noiose e difficili, ma indispensabili per capire come può evolvere una piccola o grande comunità. Una di queste, è fare le pulci agli investimenti comunali per i campi sosta, quello che chiamo la mangiatoia dove finiscono i nostri soldi. A volte si scoprono cose curiose... l'importante è non dimenticare.

A Milano il campo di via Triboniano-Barzaghi è quello che ha mangiato più soldi, rimanendo sempre quello più disagiato. Dopo l'incendio dell'8 marzo i lavori di ristrutturazione ripartirono con vigore. Il termine era fissato per il 28 agosto. Il 27 marzo il gruppo dei Rom rumeni viene spostato per dar luogo alla bonifica dell'area:

Uno spazio sterrato (grossomodo, metà campo di calcio) assolutamente spoglio di servizi e strutture, viene man mano riempito con le roulottes di tutti i residenti, anche chi è arrivato da meno di 4 anni. La polizia comunale sta mediando con le famiglie, i problemi più grossi al momento sono il trasporto delle roulotte + vecchie (alcune sono senza ruote, altre senza gancio, altre ancora rischiano di disfarsi per strada) e la sistemazione dei nuclei familiari, per evitare che sorgano conflitti tra loro.
La Protezione Civile vorrebbe terminare il lavoro entro stasera, ma non credo che si a possibile.
Inoltre, l'area sterrata non è in grado di accogliere tutte le roulottes e penso che dovrà essere predisposto uno spazio ulteriore.
Su come e se verrà attrezzata quest'area provvisoria, bisognerà controllare in seguito
.

A luglio erano passati 4 mesi:

I problemi più grossi riguardano il "campo di calcio" dove sono tuttora sistemati gli assegnatari. Il loro numero si aggira tra i 400 ufficiali e (forse) 600. Il terreno dove sono attualmente (lo spazio è stato ottenuto con materiale di risulta), spazia dalle nuvole di terra che si sollevano, all'acquitrino quando piove. In particolare, dove c'è l'unica fontanella si è formato un pittoresco laghetto di vari colori.
Attualmente ci sono 10 bagni chimici, non sempre sono svuotati per tempo. Non si sa quanti siano funzionanti. Alcune famiglie, hanno di fatto preso possesso di un bagno, usandolo esclusivamente per loro.
Altra emergenza, è la pulizia dei cassonetti, che non viene svolta regolarmente, cosa che soprattutto col caldo crea un'emergenza ambientale nel campo, ma anche nel quartiere intorno. Da parte loro, i Rom si sono accampati anche fuori dai confini loro assegnati e in mancanza di bagni e cassonetti funzionanti, usano il terreno intorno per i loro bisogni. Con la bella stagione, la situazione igienico/sanitaria è a rischio estremo, tanto per il campo che per l'area attorno. Così com'è stato uno, due anni fa. E' incredibile come il tempo vola senza che nulla cambi

La situazione sanitaria non è variata per tutta l'estate. Oggi, inizio settembre, i lavori non sono terminati, è stata asfaltata metà della zona dei lavori e sono state predisposte le piazzole. In quest'area sono state anche piazzate le traversine per i container, che non si sono ancora visti; la speranza è che non siano altri residuati di qualche terremoto di 15 anni fa. Sono stati anche predisposti, anche in un'area ancora brulla, i pozzetti di scarico. Un vecchio container è stato adibito a spazio sanitario o di pronto soccorso; manca l'allacciamento elettrico, ma in compenso c'è una pediatra in pensione che praticamente è la responsabile, coadiuvata da una collega.

C'è una flebile speranza che i lavori possano terminare ad ottobre. Anche se in ritardo sui tempi previsti, questo mese è cruciale. Ad ottobre le piogge potrebbero rendere tutta l'area dove i Rom sono accampati provvisoriamente da quasi 6 mesi un grosso acquitrino.

Grazie ad Ernesto Rossi di Aven Amentza per la collaborazione

PS: dall'altro capo della città, al campo di via Idro, martedì sera un incendio è costato la vita a due cavalli. Ferito anche il loro proprietario (per fortuna in maniera lieve). Un anno fa vennero costruite dal Comune le bocchette antincendio, che non sono mai state collegate all'impianto idrico.

 
Di Fabrizio (del 13/03/2011 @ 09:55:46 in Italia, visitato 2164 volte)
Da Redattore Sociale

Per il presidente della Casa della Carità il presidio sociale non è più nelle condizioni di aiutare le famiglie che ci abitano. Il progetto del comune prevede di trasformarlo in un campo di transito. "È tutto sospeso"

MILANO - "Non c'è chiarezza sul futuro del campo rom di via Idro. Così non si può lavorare": per don Virginio Colmegna il presidio sociale gestito dalla Casa della carità, di cui è presidente, non è più nelle condizioni di aiutare i 115 rom harvati italiani che ci abitano. Il progetto del Comune prevede di trasformarlo in un campo di transito. "È tutto sospeso, non c'è idea di come sistemare chi ora ci vive".

Dopo lo sgombero di tre famiglie abusive settimana scorsa, 12 associazioni della zona (tra cui Anpi, i comitati dei genitori delle scuole di via S. Mamete e via Russo, il Comitato Vivere in zona 2 e il Pd locale) hanno firmato un appello in cui chiedono alla giunta Moratti come abbia intenzione di spendere i fondi messi a disposizione dal ministero dell'Interno. Per l'emergenza rom in tutta Milano infatti sono stati stanziati 13 milioni di euro, di cui 5 sarebbero destinati alla struttura via Idro per riconvertirla in un campo di transito. Progetto che alle associazioni non piace. "Come hanno gestito i campi in questi anni? Hanno controllato gli ingressi e garantito sicurezza a tutti?". Il timore è che si trasformi in qualcosa di ingovernabile. "Non ci fidiamo della Moratti, della Lega nord e delle loro promesse. Spendono i nostri soldi solo per demolire. Anzi a loro interessa far passare in televisione e sui giornali il messaggio che combattono l'illegalità e sono dalla parte dei cittadini: alimentano solo la paura senza preoccuparsi di trovare soluzioni!".

Nel campo di via Idro non esistono contatori individuali della corrente elettrica. E così viene sospesa ogni volta che la morosità "collettiva" del campo raggiunge livelli insostenibili. Le associazione chiedono "la posa di contatori personalizzati che li ponga nelle condizioni di pagare le bollette o andare incontro alla sospensione della fornitura in caso di morosità in modo individuale e non collettivo. Come in tutti i condomini, le utenze vengono sospese solo alla famiglia morosa". (dp)

 
Di Sucar Drom (del 02/05/2012 @ 09:53:54 in blog, visitato 1285 volte)

Mantova, teatro e musica contro il razzismo
Chitarra manouche, poesia e un buon bicchiere di vino rosso: l'atmosfera giusta per musica e teatro, in occasione della European Action Week Against Racism, la settimana europea contro il razzismo. L'Associazione Sucar Drom in collaborazione con Arci Tom, presenta lunedì 26 marzo alle ore 21 una...

La fabbrica della paura. Media e immigrazione
E se la paura nascesse in redazione? Se alla base dei nostri timori ci fosse proprio l’uso di parole come "vu cumprà" e "clandestino" o la scelta di raccontare l’immigrazione in modo bellico, come "invasione" e "assedio"? E’ un dubbio inquietante ma che vale la pena di affrontare come ha fatto Giulio Di Luzio, giornalista e collaboratore...

8 aprile 2012, 41a Giornata Mondiale dei Sinti e dei Rom
DESIDERIO Solo il tuo cuore ardente e niente più. Il mio paradiso un campo senza usignolo né lire, con un fiume discreto e una fontanella. Senza lo sprone del vento sopra le fronde né la stella che vuol...

Sgomberi forzati e strani roghi
E’ ancora successo. E’ stranamente andato in fiamme l’insediamento rom di via Sacile a Milano, all’alba di ieri. Nel silenzio generale. Come nel caso del recente incendio del campo del Parco della Marinella a Napoli, anch’esso valutato "accidentale" (malgrado fosse avvenuto a poc...

Vicini e Distanti, cronache da via Idro
Questa mattina è arrivato all'Istituto di Cultura Sinta il libro "Vicini e Distanti, cronache da via Idro" di Fabrizio Casavola, curatore di Mahalla. Il libro è una cronistoria lucida ma appassionata della "vita pubblica" di alcune famiglie italiane, appartenenti alla minoranza linguistica non riconosciuta dei rom harvati, che vivono a Milano in via Idro, in zona nord-est praticamente al termine di via Padova, non lontano dalla tan...

Svizzera, la copertina razzista del Weltwoche
La foto pubblicata sulla copertina del Weltwoche non ha alcuna relazione con la Svizzera: venne scattata nel 2008 nella città di Đakovica (in albanese Gjakovë), in Kosovo, dal fotografo italiano Livio Mancini. È stata venduta a Weltwoche da un’agenzia che ha poi criticato l’uso fatto dal gio...

Castiglione delle Stiviere (MN), i Sinti invitano i Candidati alla elezioni a Sindaco
L'associazione Sucar Drom (bella strada, in lingua sinta) negli ultimi vent'anni ha promosso la partecipazione politica dei Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze storico - linguistiche sinte e rom...

Alla scoperta dei rom d’Europa
"Siamo in Europa? Vorremmo sapere dove ci troviamo. Se siamo in Europa, perché viviamo nel fango, perché non ci sono strade normali?" Il miglioramento delle condizioni di vita dei rom, la loro inclusione sociale e la lotta alla discriminazione incalzano nell’agenda dei Paesi europei...

 
Di Fabrizio (del 11/04/2012 @ 09:52:12 in Italia, visitato 4921 volte)


VICINI DISTANTI cronache da via Idro
a cura di Fabrizio Casavola
LIGERA edizioni - collana Idee
128 pagine - 14 euro

Dall'Introduzione
Ho fatto un calcolo: quasi metà dei gagé che conosco ha scritto almeno un libro. In compenso l'Italia rimane da anni uno dei paesi dove si legge di meno.

Probabilmente è questo il motivo per cui fino ad ora non avevo mai nemmeno provato a scrivere qualcosa. Silenziosamente divoro libri su libri, ma ancora non ho imparato a farne uno.

E infatti, cercavo di tranquillizzarmi mentre scrivevo queste righe, ci vuole coraggio a definire libro le pagine che avete in mano. Non c'è traccia di poesia, e neanche una trama. Di certo non è un saggio o un testo di studio. Inoltre ricordi e considerazioni non hanno una scansione temporanea lineare, e rischierete di vagare avanti e indietro nel tempo, alla ricerca di una logica.

Se accettate il mio suggerimento, prendetele come una serie di istantanee messe in lettera, non sempre conseguenti, da cui potranno sortire (sempre che lo vogliate) ragionamenti, riflessioni o un semplice cazzeggio. Il tipo di scrittura è molto simile a quella che ho imparato ad adoperare in Internet: più da blog e facebook che da twitter. Amo la sintesi ma il limite dei 140 caratteri non fa per me.

Ci sono poi dei motivi per cui ho deciso di rivolgermi a voi in questo modo:

Come vedrete andando avanti, scriverò di Rom, o almeno di quel poco che conosco di loro, sapendo che posso sbagliare ed essere corretto a mia volta. Quelli di cui parlo non sono Rom immaginari o da rotocalco, ma persone reali con cui ho agito, discusso, riso, litigato per anni.

A volte mi chiedo quanto ha influito la loro cultura orale nel creare questo rapporto, così che non mi limitassi a considerarli solo carne da studiare sui libri, ma persone con una ricchezza interiore da conoscere "sul campo". Purtroppo la bellezza di una cultura orale è impotente di fronte alla protervia degli amministratori e delle "giacche blu". Per questo, circa 10 anni fa cominciai a raccogliere quanti più documenti e testimonianze scritte possibili, sapendo che questo tipo di memoria orale è destinata a soccombere nel confronto con una società esterna molto più numerosa, organizzata e strutturata.

Internet ha fatto il resto, mettendo in rete e rendendo disponibili tutta una serie di informazioni che altrimenti sarebbero rimaste patrimonio di pochi circoli ristretti.
Arrivo al secondo punto. Anche se si crede che le società nomadi (o le comunità straniere in genere: basta pensare a tutto quello che si dice dei cinesi) siano società chiuse ed impermeabili alle novità – progresso – mondo esterno ecc., ho constatato di persona che non è così. Come evolve la nostra società, evolve la loro, al doppio della velocità. Ci mischiamo e interagiamo di continuo, anche senza accorgercene.

La storia dei Rom che segue è scandita da numerosi e ripetuti tentativi di contatto con il mondo dei gagé. Conosco molte persone che hanno raccolto il loro richiamo, ma a livello mediatico e della cosiddetta opinione pubblica è come se si continuasse a vivere in mondi impermeabili.

Prima che risorse, i Rom rappresentano un problema, posto in quartieri problematici a loro volta. Lo sa bene chi conosce via Padova (ed il quartiere attorno a via Idro) che li accoglie da decenni. Ora che qualcosa s'è mosso, ci sono studiosi ed universitari che studiano la via, alcuni li ho accompagnati al campo di via Idro. Magari hanno poi scritto cose bellissime, ma non hanno avuto il coraggio di studiare assieme i due piani del problema, che potrà (può, per i più ottimisti) evolvere a risorsa se viene affrontato nella sua globalità.

Quindi, questa è una storia disordinata di cui sta a voi rintracciare i tanti fili. Una storia che spero possa svelarvi qualcosa su chi rimane sconosciuto e misterioso, nonostante oltre 40 anni di presenza in zona. Racconti, comunicati, frammenti di discorsi, gioie ed amarezze, che sarebbe bello condividere, e magari tramandare.
E', in poche parole, la testimonianza di un tentativo forse unico, di comunicare e crescere con la società esterna, però nel costante rispetto della propria cultura ed identità. Con tutte le contraddizioni affrontate e da affrontare.

E non mancherà qualche incursione nella cronaca nazionale, o nel dibattito eterno su cosa significhi vivere in periferia (su cosa sia la periferia, visto che i centri storici sono ormai quasi ovunque territori residuali e disabitati). Nessuno vive su un'isola.

Leggendo potreste trovarvi a scorgere voi stessi dall'oblò di una roulotte, quasi foste voi per una volta rinchiusi in un campo o in uno zoo.

Tutto questo, avevo bisogno di metterlo su carta. Il resto, le notizie quotidiane dai Rom e dai Sinti di tutto il mondo, potete sempre trovarle sul mio blog [...]

    Non sono bravo nei ringraziamenti: sicuramente vanno agli abitanti del villaggio di via Idro, con cui ne ho fatte di tutti i colori... alle persone ed alle organizzazioni citate (qualcuno/a l'avrò sicuramente dimenticato/a). Un grazie particolare a Stefania Ragusa, che non solo mi ha aiutato nella correzione delle bozze, ma ha anche tentato di spiegarmi qualcosa dello strano mondo dell'editoria.
    Infine, un grazie in anticipo a chi, per qualsiasi motivo, mi darà una mano a presentare queste storie.

Attualmente disponibile presso:

 

  • la Libreria del Mondo Offeso non l'ha voluto (evitate quindi di perdere tempo lì e di farlo perdere a loro)
 
Di Fabrizio (del 29/04/2012 @ 09:52:10 in Italia, visitato 1367 volte)

Nell'ambito della terza edizione della festa "via Padova è meglio di Milano", il polo di via Idro proporrà due giorni all'insegna di vari aspetti della cultura e della vita dei Rom, col contributo di artisti, cantanti, musici, scrittori e vari testimoni.

Per finanziare le varie attività, siete invitati ad una
CENA DI SOTTOSCRIZIONE
che si terrà lunedì 7 maggio alle ore 20.00 presso
enoteca '70 Café LIGERA via Padova 133, MILANO

Proporremo ai vostri palati:
Antipasti

  • Hummus
  • Tabulè
  • Salumi e formaggi vari

Primi

  • Lasagne di carne e per vegetariani
  • Gnocchi alla romana

Secondi

  • Spezzatino con contorno

 

  • Torte dolci e salate

 

  • Vino e bevande

Durante la cena verranno presentate le attività proposte nei due giorni della festa "via Padova è meglio di Milano.

Contributo richiesto: 20 euro. Prenotazione necessaria: telefonare 347 717.96.02 oppure scrivere info@sivola.net

PS: se qualcuno volesse contribuire, in qualsiasi modo, alla riuscita della cena, ci si trova mercoledì 2 maggio, alle 18,15 presso l'ENOTECA LIGERA, via Padova 133, per definire gli ultimi particolari,  oppure scrivere info@sivola.net.

Grazie per l'attenzione E BUON APPETITO

 
Di Fabrizio (del 02/04/2012 @ 09:51:43 in Italia, visitato 5890 volte)

Quello che segue è un lungo documento, frutto di un'altrettanto lungo e complesso confronto tra la comunità rom di via Idro 62 (Milano) e le associazioni ed i volontari della zona, indirizzato al comune di Milano per affrontare e risolvere una lunga situazione di emergenza, prima di tutto sociale e personale, ma anche abitativa e lavorativa. Non vi sfuggirà il particolare di un grande impegno comune dei promotori, per superare oltre ai ghetti fisici anche quelli mentali, ed ipotizzare soluzioni a vantaggio di tutti gli abitanti, Rom e no, della zona.

Vi chiediamo di leggerlo con pazienza ed attenzione e, se lo condividete, comunicare la vostra adesione all'indirizzo mail info@sivola.net, comunicando anche se l'adesione è personale o a nome di un'organizzazione.

Il documento verrà presentato in conferenza stampa lunedì 16 aprile alle ore 11.30, c/o la sala consigliare 321 - via Marino 7 - 3° p. MILANO. ABBIAMO BISOGNO DI RACCOGLIERE PRIMA TUTTE LE VOSTRE ADESIONI. Inoltre, potete ripubblicare il link sui vostri blog, nelle bacheche di Facebook, su Twitter, ogni collaborazione è ben gradita.

Grazie e buona lettura.

 

 

IL VILLAGGIO SOCIALE E SOLIDALE DI VIA IDRO NEL PARCO DELLA MEDIA VALLE DEL LAMBRO

Premessa

La rete delle associazioni
Si è consolidata nei nostri quartieri di Crescenzago Gobba Adriano l'esperienza significativa di una rete di comitati ed associazioni, di scuole e di singoli cittadini che opera per la qualità della vita urbana, per il dialogo interculturale e l'integrazione - interazione civile e sociale tra etnie e culture diverse.

Via Padova, la via del mondo e la sua Festa "Via Padova è meglio di Milano" esprimono luoghi e manifestazioni esemplari di ricchezza culturale ed artistica, di ricerca e comprensione del mondo – a partire dai paesi di provenienza degli immigrati.

La cittadinanza attiva ha saputo, soprattutto negli ultimi anni, sviluppare un contrasto efficace alle politiche di emarginazione e colpevolizzazione degli stranieri e delle minoranze rom e sinti da parte delle amministrazioni della destra leghista e berlusconiana.

Un pool di associazioni, assieme a singoli cittadini, dette vita nel 2009 a un Osservatorio contro i razzismi, che promosse iniziative ed incontri per denunciare gli atti più discriminatori di vero e proprio "razzismo istituzionale". Soprattutto a partire dal pluriennale inserimento scolastico dei bambini, si sviluppò una specie di rete di protezione attorno alla comunità rom di Via Idro.

La politica degli sgomberi, il "Piano Nomadi" e il Campo di transito di via Idro
La politica degli sgomberi dei "campi nomadi" e le ossessive direttive dell'Amministrazione Moratti – De Corato contro i rom diventavano il corollario di una normativa nazionale, con la quale l'allora ministro degli interni Maroni mirava a realizzare un "piano nomadi" trasformando il problema di come migliorare le condizioni di vita e di convivenza dei "campi" in problema di emergenza dal punto di vista dell'ordine pubblico, e quindi isolandolo con interventi speciali chiaramente discriminatori e lesivi della dignità delle persone e del rispetto delle culture diverse. Gli sgomberi rientravano quindi nel novero delle misure repressive senza soluzioni alternative adeguate. A ben poca cosa si sono ridotti i pur previsti interventi di aiuto alle famiglie rom di sistemazione in alloggi popolari o cascine.

Il dato dominante sta nei caroselli di sgomberi a centinaia, nello sradicamento da luoghi che pur precari e/o degradati consentivano un minimo di vita identitaria e comunitaria, la frequenza scolastica dei bambini, una qualche assistenza sanitaria, ecc. Il cosiddetto patto di legalità e il suo regolamento di attuazione (Milano, febbraio 2009), con il Prefetto avente funzioni di Commissario straordinario all'emergenza rom, diventavano gli strumenti attuativi sul territorio del decreto Maroni (2008) – dichiarato finalmente illegittimo sul piano della tutela dei diritti costituzionali dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 6050 del 16 novembre 2011.

La comunità di Rom Harvati di Via Idro è composta da circa 130 cittadini italiani - una trentina di famiglie, che vi risiedono dal 1989. E' storicamente parte integrante dei quartieri di Crescenzago Gobba Adriano.

Nel cosiddetto "Piano nomadi" si prevede che il campo di Via Idro venga trasformato in "campo di sosta temporanea" e quindi di "transito", "attraverso il rifacimento infrastrutturale, la messa in sicurezza e l'ottimizzazione degli spazi, previo allontanamento delle famiglie esistenti" (sottolineatura nostra).

Tale sciagurata politica peggiora la situazione. I diritti e le esigenze della comunità dei cittadini italiani rom sono scese all'ultimo posto. Gli abitanti dei quartieri interessati, molto allarmati per l'eventuale arrivo di centinaia di altri nomadi, esprimono inequivocabilmente la loro contrarietà a fare di Via Idro un campo di transito. E raccolgono 8.000 firme, che non si traducono in manifestazioni di ripulsa razzistica, ma contribuiscono ad allargare e consolidare la consapevolezza che la questione rom non può essere affrontata semplicemente sgombrando e spostando le persone.
Nello specifico di Via Idro, diventa sempre più evidente che sarebbe utile e giusto migliorare le condizioni strutturali dell'area per la comunità ormai stanziale da circa trenta anni e per la salvaguardia dell'ambiente naturale e per il miglioramento della qualità della vita dei quartieri. Infatti sarebbe un segnale negativo, che dopo aver lavorato assieme per decenni sulle tante questioni connesse alla stanzialità (lavoro, scuola, inserimento nel quartiere, ad esempio), questi sforzi ed i risultati ottenuti venissero azzerati.

La sconfitta dell'amministrazione PDL/LEGA - Moratti/De Corato e l'elezione del sindaco Pisapia, il ripristino di un quadro di legittimità costituzionale sulla questione rom (sentenza Consiglio di Stato) impongono un cambio radicale per una politica positiva dell'integrazione e dell'interazione civile sociale e culturale.

La bussola da seguire è la Costituzione, e specificatamente gli artt. 2 e 3 – purtroppo sottoposti a violazioni continue:

    "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale." (Art. 2).

    "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." (Art. 3).

In un contesto globale e locale di profonda crisi economica e finanziaria, di peggioramento delle condizioni generali di vita, di perdita del lavoro, di aumento della disoccupazione, di ampliamento delle fasce di povertà, si fa ancor più urgente la necessità di promuovere politiche sociali inclusive, di creare lavoro e stimolare iniziative di solidarietà e cooperazione.

"Emergenza umanitaria in Via Idro"
Come prevedibile, la situazione del campo di Via Idro è peggiorata in questi ultimi mesi fino a diventare "emergenza umanitaria" come viene definita dalle denunce di comitati ed associazioni e da due lettere aperte – una del Comitato per Milano Zona 2 del 9/12/2011 e l'altra a più voci del 15/12/2011 - inviate al sindaco Pisapia e agli assessori alle Politiche sociali e alla Sicurezza e coesione sociale.

Nella lettera aperta del 15 dicembre 2011 (firmata da: Carlo Bonaconsa , Comitato Vivere Zona 2; Fabrizio Casavola, redazione di Mahalla; Laura Coletta, Associazione Elementare Russo; Gabriella Conedera, Scuola Elementare di Via Russo; Cesare Moreschi, Comitato Vivere Zona 2; Giuseppe Natale, ANPI Crescenzago; Antonio Piazzi, ANPI Crescenzago; Paolo Pinardi, Martesanadue), il peggioramento delle condizioni di vita nel campo di Via Idro viene così descritto:

    "…Manca la corrente elettrica da mesi, i frigoriferi non possono funzionare, le fogne straripano, la strada si allaga. Le persone vivono al freddo. La salute è seriamente a rischio. Le prime vittime sono i bambini e gli anziani, i più deboli ed indifesi.
    I responsabili dell'amministrazione comunale sono informati, ma inspiegabilmente non provvedono.
    Per i Rom Harvati, cittadini italiani che risiedono da oltre 30 anni in Via Idro, si sono ulteriormente ridotte le possibilità di lavorare non solo per la crisi generale, ma soprattutto perchè sono vittime – come altri nomadi e minoranze etniche – di politiche centrali e locali di discriminazione e di ingiustizia sociale."

I firmatari della lettera si pongono due preoccupanti interrogativi:

    "Si vuole da parte anche della nuova amministrazione di Milano insistere sul campo di transito in Via Idro, rifiutato sia dalla comunità rom sia da cittadini, comitati, associazioni, partiti e dal Consiglio di Zona 2?
    Perché non si provvede con urgenza a garantire agli abitanti il ripristino delle condizioni di vita umane e ad approntare un piano di riqualificazione da inserire in un progetto di valorizzazione del patrimonio ambientale (Lambro, Martesana, costituendo Parco della Media Valle del Lambro) e della comunità rom, i cui membri già nel passato hanno dimostrato di potere mettere a disposizione esperienza e competenza (cooperative per la cura del verde e di lavori diversi)?"

Si ribadisce poi, da parte dei firmatari , la volontà a farsi "promotori di un progetto generale di riqualificazione e valorizzazione dell'intera area allo scopo di migliorare la qualità ambientale e urbana e le relazioni tra i rom e gli abitanti dei quartieri interessati."

Verso un villaggio rom sociale e solidale

L'area di Via Idro

L'area si colloca in una posizione nevralgica, tra il lungo canale Martesana / la confluenza col fiume Lambro, la tangenziale est e le abitazioni di Via Padova / Gobba. Nel mezzo del costituendo Parco della Media Valle del Lambro, si trova nel punto di confine dei quattro comuni limitrofi: Milano, Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Vimodrone. E' attraversata da una pista ciclo-pedonale che, tra le più lunghe esistenti, collega Milano all'Adda.

Il contesto geo-ambientale ricco di un rilevante patrimonio naturale (acque e verde) e storico-architettonico (ville del lungo Martesana e cascina Lambro del XVII sec. in abbandono e degrado) è anche compromesso dal groviglio viabilistico del nodo di Gobba, dai tralicci degli elettrodotti, dall'inceneritore nel territorio sestese, dal ripetitore Mediaset di Cologno. Vi incombe la minaccia di costruirvi residenze abitative sempre secondo la logica delle cementificazioni diffuse e delle speculazioni urbanistiche. Da oltre 30 anni, è bloccato dai cittadini e dal Consiglio di Zona il progetto della famigerata Gronda Nord, un'autostrada in città di attraversamento della fascia settentrionale dell'area metropolitana milanese già intasata da un sistema pesante di tangenziali ed autostrade.
Da anni, il fiume Lambro inquinato e ridotto a cloaca aspetta di essere bonificato e di ritornare a scorrere pulito e a svolgere funzioni importanti in un ecosistema urbano rigenerato.

L'area è caratterizzata da aspetti e risorse positive e da elementi negativi. Si tratta di puntare sui primi e di annullare o attenuare i secondi, valorizzando la comunità rom che vi abita e sviluppando tutte le potenzialità del contesto e le disponibilità umane sociali e professionali di cui sono ricche associazioni e comitati della cittadinanza attiva.

Il Villaggio rom di Via Idro e la politica di stampo razzista: le diverse fasi
Nell'agosto 1989, l'area di Via Idro viene assegnata ad alcune famiglie di rom - tutti cittadini italiani - costrette a lasciare gli spazi destinati a formare il Parco della Martesana, tra Gorla Turro e Crescenzago. Una trentina di famiglie vi si stanziano dando vita a un villaggio sotto il controllo del Comune di Milano e attraverso uno specifico Ufficio Nomadi. Erano già presenti nell'attuale zona 2 da circa 40-50 anni, prima tra Precotto e Crescenzago, in seguito nell'area compresa tra via Agordat e via Stamira d'Ancona.

Negli anni '70/80 le amministrazioni avevano tentato di promuovere una politica di integrazione nei confronti dei nomadi creando servizi sociali finalizzati all'inserimento scolastico dei bambini, all'assistenza sanitaria e all'orientamento lavorativo.

Nell'ambito dell'impegno politico e sociale e all'interno delle giunte di sinistra, spicca la figura di Carlo Cuomo, assessore ai servizi sociali e al decentramento nel decennio 1975/85, che molto si spende a difesa dei rom e si fa promotore di tante iniziative finalizzate soprattutto alla promozione civile e sociale delle popolazioni zingare e di etnie e culture altre. Tra i fondatori dell'associazione Opera Nomadi, lancia poi un'idea di grande attualità, la Casa dei popoli e delle culture. In qualità di presidente dell'Opera Nomadi, Cuomo lavora molto per la comunità di Via Idro e il suo impegno costituisce un esempio da seguire.

E' soprattutto l'inserimento scolastico dei bambini a raggiungere i migliori risultati, grazie all'impegno delle maestre e all'apertura dell'istituzione scolastica.
I primi tentativi di scolarizzazione risalgono alla metà degli anni '80, progetti pilota che sono poi stati ripresi anche a livello nazionale. Questo fa si che la frequenza scolastica degli alunni di via Idro sia oggi molto alta, praticamente il 90%.

L'inserimento dei bambini rom di via Idro nella scuola di Via Russo è stato un percorso lungo e costellato di difficoltà ma anche di soddisfazioni. Gli insegnanti e tutto il personale hanno dovuto affrontare nel tempo:

  • la diffidenza da parte degli altri genitori verso una realtà da sempre disegnata con pregiudizi e stereotipi;
  • la paura degli stessi genitori rom di fronte ad un differente modello educativo e culturale;
  • l'utilizzo strumentale della scuola come risposta ad alcuni bisogni primari (alimentazione, salute, igiene);
  • la scarsa quantità di risorse utilizzabili;
  • lo svantaggio globale presentato dai bambini e determinato anche da problemi di bilinguismo sottrattivo.

Il tempo, la reciproca conoscenza, gli interventi al campo, le risposte della scuola ai bisogni di questa utenza, hanno permesso una collaborazione più attiva da parte delle famiglie e il crearsi di un rapporto di fiducia senza il quale nessuna didattica può avere luogo.

Nel 1990 viene fondata da alcuni rom di Via Idro la cooperativa Laci Buti, con la collaborazione di operatori sociali e tecnici, a cui si affianca nel 1999 nella cooperativa sociale Laci Buti 2, specializzata nei lavori di manutenzione delle aree verdi e della coltura floreale.

La situazione precipita negli ultimi anni, con l'ultimo governo Berlusconi, per la recrudescenza della politica discriminatoria nei confronti degli zingari e degli stranieri in generale. A Milano, l'amministrazione Pdl/Lega si distingue per l'accanimento contro i campi rom e per la sequela di sgomberi che nel biennio 2009/marzo 2011 arriva a ben 360! Con tale politica razzistica il problema non solo non si risolve ma viene in continuazione spostato e riproposto instillando paura e odio. Diventano enormi i costi morali sociali ed economici. Basti pensare che ogni sgombero viene a costare tra i 20 e i 30 mila euro! I costi complessivi oscillano tra i 7 e i gli oltre 10 milioni di euro!...

Con il decreto e le ordinanze del ministro dell'interno Maroni (2008), viene dichiarato lo stato d'emergenza in Lombardia, Lazio e Campania "in relazione all'esistenza di comunità nomadi nei rispettivi territori", per la pericolosità sociale dei campi rom e per la sicurezza dei cittadini!... Eppure si tratta di un numero molto modesto di Rom e Sinti residenti in Italia: non più di 170 mila persone, di cui la stragrande maggioranza cittadini italiani e il 40% di minori di 18 anni; appena lo 0,02% della popolazione, il più basso d'Europa! E a Milano i nomadi non raggiungono le 2000 unità!
Accanirsi contro queste minoranze è davvero indice di allarmante inciviltà.

I "10-12 milioni di rom europei continuano a essere vittime di gravi discriminazioni strutturali" viene denunciata con la Risoluzione del 25 marzo 2010 dal Parlamento europeo, che "condanna la recente recrudescenza del razzismo contro gli zingari" (la "fobia dei rom"!); e chiede alle istituzioni della UE e ai singoli Stati membri di adottare misure che riconoscano "la piena cittadinanza e la partecipazione socioeconomica dei rom"; che garantiscano le "pari opportunità" per l'inserimento scolastico, per " l'integrazione nel mercato del lavoro", per l'accesso al diritto alla casa; di sostenere " campagne di educazione pubblica alla tolleranza rivolte alla popolazione non rom e riguardanti la cultura e l'integrazione dei rom"; che incoraggino "le autorità locali a fare un uso migliore delle opportunità di finanziamento offerte dai fondi strutturali per promuovere l'inclusione dei rom, compreso il controllo oggettivo dell'esecuzione dei progetti"; che riconoscano "l'importanza delle organizzazioni rom a livello dell'Unione quale elemento indispensabile per garantire il successo delle politiche di inclusione sociale".

Il 21.10.2010, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa emana una Risoluzione di condanna dell'Italia per la sua politica di discriminazione dei rom.
Il 16.11.2011, il Consiglio di Stato, sez. IV, con la sentenza n. 6050 annulla il piano Maroni e abroga le tre ordinanze del 30.5.2008 di dichiarazione dello stato di emergenza in Lombardia, Lazio, Campania.

In Via Idro la situazione peggiora nonostante che nel gennaio 2008 la Casa della Carità vinca la gara d'appalto e, secondo la convenzione, diventi "gestore" del campo. Occorre chiedersi come mai non hanno funzionato il centro polifunzionale, il presidio sanitario, lo sportello lavoro. La cooperativa non ha più avuto commesse lavorative. E la serra di 270 mq è fuori uso. Forse perché l'obiettivo prioritario era (ed è ancora?) quello di smantellare il campo stabile per la comunità storica e trasformarlo in "campo di sosta" o di "transito"?

Un percorso fattivo e condiviso

Eterogeneità e specificità delle soluzioni
Nell'affrontare la questione rom occorre tenere conto che in tutta Italia, come nella stessa Milano, le comunità presenti sono diverse per storia, tradizioni, presenza, integrazione, bisogni. Non esistono quindi a nostro giudizio soluzioni standard replicabili automaticamente.

Quindi gli scriventi non intendono sottoporre proposte universali, ma che siano invece ragionate sullo specifico delle persone e della zona coinvolte, che siano gestibili, che facciano salvo il principio della coesione sociale. Se poi questo può dar vita ad una discussione più generale sulla mediazione e gestione di situazioni simili, non possiamo che esserne fieri.

Come nel passato, quando i campi sembravano l'unica soluzione per Rom e Sinti, nei ragionamenti attuali sul loro superamento, c'è un vizio di forma. Rom e Sinti non sono stati consultati allora e, ancora oggi, nessuno sente il dovere di discutere assieme a loro le soluzioni che riguarda in prima istanza il loro futuro.

Se i campi sono ghetti istituzionalizzati, ci poniamo alcune questioni:

  1. la vera discriminazione è sempre stata considerare i Rom come cittadini di seconda categoria, senza che avessero voce in capitolo nelle scelte che li riguardavano;
  2. i campi nomadi sono diventati col tempo una fonte di rendita non per chi ci viveva, ma per le associazioni che li gestivano. Associazioni che si sono sempre sentite in diritto di rappresentare le istanze di Rom e Sinti a loro uso e beneficio;
  3. infine, se i campi sono un ghetto, non è abolendoli che si risolve il problema. Sarebbe spostare il problema per l'ennesima volta: lo affermiamo sapendo di alcune famiglie rom che sono andate ad abitare in casa, abbandonate a se stesse, portandosi dietro tutti i loro problemi e trovandosene di nuovi.

Ribadendo che allora per superare le indecisioni del passato e mettere in atto strategie efficaci è indispensabile la PARTECIPAZIONE, come cittadini titolari di diritti e doveri, a tutte le istanze che li riguardano, da quelle centrali a quelle del decentramento.

Il termine campo
Per questo si rende necessario reimpostare il linguaggio e usare parole di senso civile. Il termine "campo" è quello che più si presta a circoscrivere e ghettizzare la vita dei nomadi, e contiene reminiscenze terribili di persecuzioni concentramenti ed annientamenti etnici nel corso degli ultimi secoli, e del periodo dei totalitarismi, in particolare del nazifascismo. Le stesse aggettivazioni - campo di transito, di sosta, di permanenza temporanea - denotano lo stigma dell'emarginazione e della precarietà, dell'allontanamento e dell'espulsione dalla comunità dei cittadini.

Per attuare un'adeguata politica dell'ospitalità e del rispetto delle culture ex-nomadi, dell'integrazione e del diritto di cittadinanza si pone il problema del superamento dei campi e/o della loro chiusura. L'obiettivo del "superamento dei campi" deve coincidere con la finalità di smetterla con i pregiudizi contro questa etnia.
Secondo noi è più corretto ed efficace superare il termine "campo" ed usare parole come "area", "villaggio", "comunità". Occorre chiudere definitivamente con la fase barbara degli sgomberi e perseguire una politica attenta a migliorare le condizioni strutturali degli spazi che ospitano i nomadi, allo scopo di riconoscere – come afferma il Parlamento europeo – la piena cittadinanza e la partecipazione socioeconomica dei rom e di garantire le pari opportunità, nonché consentire la libera scelta rispetto alle modalità di vita stanziali e residenziali. L'obiettivo del "superamento dei campi" deve essere realizzato con il coinvolgimento consapevole e responsabile degli interessati, con la gradualità necessaria e le modalità specifiche più diverse.

Nel caso di Via Idro, ci sono tutte le potenzialità e le positività perché il "campo" venga rispettato per quello che è: una comunità storica e stanziale da 22 anni di cittadini italiani, in un'area da valorizzare nell'interesse generale della comunità metropolitana e dei quartieri interessati.

Qui il "superamento del campo" non vuol dire sostituirlo con quello di "sosta" o "transito", né "chiusura del campo".
In questo caso si tratta di realizzare un progetto di Villaggio sociale e solidale permanente, vero e proprio presidio di un sito strategico del costituendo Parco della Media Valle del Lambro, formato dalla comunità dei rom harvati che scelgono di continuare a viverci assumendosi - assieme alle istituzioni ed enti, associazioni e comitati di cittadini – compiti e responsabilità all'interno di un progetto di lavoro e di cooperazione sociale economica e culturale in diversi settori, in un contesto urbano ampio costituito dai quartieri di Gobba / Crescenzago / Adriano / Via Padova del comune di Milano e dai comuni confinanti di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Vimodrone.

Un quadro normativo
Prima di elaborare nuove politiche (qualsiasi possano essere), riteniamo indispensabile che l'amministrazione compia un bilancio critico sui risultati e fallimenti del "Piano Maroni", come siano stati impiegati in passato i fondi erogati, quante famiglie rom e sinti ne abbiano effettivamente beneficiato, quali fondi residui sono a disposizione.

Occorre poi dare un quadro normativo certo e rispettoso dei diritti-doveri previsti dalle leggi e dalla Costituzione, perché chi vi risieda sia un cittadino a tutti gli effetti.

Da parte nostra, rimaniamo dell'opinione che, come tutti i cittadini abbiano pari dignità, lo stesso principio valga per le forme dell'abitare, purché queste non portino a violazioni di legge.

L'isolamento e la ghettizzazione non si possono superare imponendo modelli di vita dall'esterno, ma solo con la condivisione e l'interazione.

Costruire certezze
Gli ultimi due anni hanno rappresentato un periodo di grande incertezza per la comunità rom, dovuta al progetto di sostituire quella che a tutti gli effetti è la loro casa, con un campo di sosta a rotazione. Progetto mai attuato, anche perché assurdo, nella nostra zona o altrove. A parte questo, non siamo mai riusciti a capire perché cittadini italiani in zona da sempre avrebbero dovuto andare via, per lasciare il posto a gente che in tre mesi teoricamente avrebbe dovuto trovare casa e lavoro.

Questa incertezza, unita a promesse di finanziamenti dal Comune per chi intendeva lasciare il campo, ha portato qualcuno ad aprire un mutuo per l'acquisto di un rustico da ristrutturare, altri a fare domanda per le case popolari. Sinora alle promesse non sono seguiti i fatti, e tutta la comunità vive nel costante timore di ritrovarsi per strada. Dopo anni di incertezza, gli abitanti chiedono un pronunciamento chiaro e duraturo da parte del comune.

Se invece venissero mantenuti gli impegni di assistere chi ha scelto di essere accompagnato nell'uscita dal campo, e nel contempo venissero allontanati definitivamente da chi ne ha il potere, le poche famiglie degli occupanti abusivi (che hanno comunque residenza altrove), le presenze si ridurrebbero a circa 70/80 unità, dimezzando praticamente l'area sinora occupata e rendendo possibile la trasformazione da campo-ghetto ad un vero e proprio villaggio alle porte di Milano.

Presidio sociale
Qualsiasi siano le politiche future rivolte, nella maniera più condivisa possibile, agli abitanti dell'attuale insediamento, andrà fatta una riflessione critica sul ruolo del PRESIDIO SOCIALE, che in passato avrebbe dovuto fungere da elemento chiave nell'affrontare le diverse questioni dell'abitare, della scolarizzazione, del lavoro e della sanità, Nel contempo riteniamo che l'attività di questo presidio avvenga col supporto dei servizi di zona preposti.

Difatti secondo noi una delle cause delle incertezze ricordate prima, è lo stato di abbandono non solo fisico, ma anche sociale, in cui si soni ritrovati i residenti, in particolare quelli che non avevano possibilità di compiere scelte in autonomia.

Il lavoro
Cominciamo con questo punto, perché molto più di quello dell'abitare, è il prerequisito per una scelta consapevole e duratura, tanto riguardo alla futura integrazione che riguardo all'abitare.

Si tratta di passare da una situazione attuale di sostanziale precarietà finanziaria ed esistenziale, ad una che permetta ai Rom di via Idro di poter decidere in autonomia sulla loro esistenza. Non occorre partire da zero: si tratta di cittadini italiani che già hanno iniziato questo percorso di autonomia, che va ripreso e sostenuto.

Il lavoro, assieme alla formazione e alla scuola, è il pilastro portante del progetto. Si tratta di valorizzare l'esperienza e la professionalità dei rom harvati e di rimettere in attività la loro storica cooperativa Laci Buti.

La cooperativa può operare in diversi settori lavorativi:

- Manutenzione e cura del verde (taglio dell'erba e delle siepi, potatura alberi ecc.), recinzioni, ecc.
- Produzione di verde e piante (ripristino del vivaio e della serra)
- Pulizia di aree urbane
- Sgombero di cantine e magazzini
con personale che ha seguito corsi professionali di operatore del verde.

Nel passato dava lavoro ad una ventina di persone, ma via via col tempo il Comune ha tagliato gli appalti, e l'ultimo anno ha lavorato solo due giorni. Eppure il lavoro è tutto intorno: in quell'area che le forze politiche e le associazioni di zona vorrebbero rivalutare, e via Idro è praticamente un corridoio verde che collega il parco Lambro e il parco del naviglio Martesana al parco della Media Valle del Lambro. Quello che è mancato negli ultimi anni è stata la volontà politica, di mantenere in vita questa esperienza e contemporaneamente di realizzare un polmone verde nella zona, riqualificando tutto il sistema-navigli in vista dell'Expo.

In passato alcuni giovani sono stati assunti all'AMSA, anche se attualmente ne sono rimasti a lavorare solo due. Potrebbe essere un'esperienza da riprendere, soprattutto per quelli che hanno meno di trent'anni.

A queste attività se ne possono aggiungere altre: di fronte alla crisi attuale alcune famiglie hanno ripreso l'attività tradizionale di recupero e riciclo di materiali usati e/o di rifiuti, anche se attualmente non è assolutamente remunerativa. Per questo, grazie all'interessamento di alcuni volontari, si sta progettando di frequentare un corso per operatori di ricicleria (tra l'altro quella di via Olgettina si trova a poca distanza).

Riprendendo l'esperienza di parte di alcune famiglie della tradizionale attività di allevamento di cavalli e di altri animali, che rischia di scomparire, possibilità di ripristino di un'area con maneggio, servizio psico-socio-terapeutico per le persone con handicap, ecc., da inserire nel progetto con funzioni sociali e di tempo libero ed anche terapeutiche.

Le strutture
Come soluzione abitativa indicheremmo quella già presente nel programma elettorale del sindaco, cioè l'autocostruzione di moduli abitativi ad un piano solo e non ancorati al terreno. Per questo ci si ispira a quanto presente nei campi comunali di Muggiano e Chiesa Rossa, recentemente sottoposti a ristrutturazione. Qualora un nucleo non fosse in grado di provvedere in autonomia, si chiede un sussidio simile a quello disposto per chi volesse fare un percorso di uscita dal campo.

Si mira così alla corresponsabilizzazione degli abitanti del campo che potrà esplicarsi non solo nella partecipazione alla gestione del campo, ma anche nell'assunzione di compiti diretti di riqualificazione e di manutenzione dello spazio, sotto la supervisione di tecnici del comune. Per esempio: sistema idraulico, fognario e antincendio, ristrutturazioni in economia, autocostruzione di moduli abitativi, ecc.

Già attualmente esistono professionalità inespresse tra gli abitanti. Si tratta di valorizzarle, volendo anche prefigurare servizi di gestioni e mantenimento diretto, partecipati e senza che il comune debba appaltare esternamente questi servizi.

Qualora, come è nostra speranza, questo villaggio potesse assumere carattere di stanzialità, sarebbe opportuno, sempre nell'ottica dell'ottimizzazione delle spese, progettare un impianto di riscaldamento a metano, o addirittura a pannelli solari.

Manutenzione e riqualificazione
Il progetto prevede l'immediato ripristino delle condizioni strutturali necessarie alla vita normale delle persone: bonifica e cura dell'area, acqua, fognature, elettricità, centro polifunzionale, messa a norma di un sistema residenziale leggero ed ecologico, in sintonia con l'ambiente naturale.
Il campo che sino a 10 anni fa era indicato come un modello, ultimamente ha sofferto di mancanza di manutenzione. Oltre al ripristino della fornitura di corrente elettrica (in via di attuazione) sono necessari alcuni interventi:
- ristrutturazione dei servizi igienici, che cadono a pezzi;
- risistemazione del sistema fognario, perché con la pioggia il campo si allaga;
- collegamento delle bocchette antincendio;
- infine, risistemare le piazzole esistenti, che sono deteriorate e calibrarle per gli occupanti che rimarranno.
Questi sono semplici interventi manutentivi, secondo noi affrontabili con poca spesa se, a differenza del passato, gli appalti dei lavori verranno assegnati con chiarezza e a ditte responsabili.
Occorre inserire nel villaggio la Cascina Lambro. Qualora ci fosse la possibilità fattiva, si chiede il suo restauro per adibirla a sede sociale, centro culturale, archivio storico del canale Martesana e – come proposto da altri – museo della bicicletta, proprio in un punto cruciale della pista ciclabile Milano/Adda tra le più lunghe e significative della Lombardia. Si propone che il finanziamento per questa opera venga attinto dai fondi per l'Expo. In qualsiasi caso le sue condizioni attuali rendono ne rendono urgente la messa in sicurezza.

Centro polifunzionale
Le attività di carattere culturale-artistico-musicale potranno essere proposte anche in ambiti esterni, ma esiste già questa struttura che può fare da incubatore.

Trattasi di un edificio in cemento armato, voluto dal Comune una quindicina di anni fa, sostanzialmente inutilizzato, senza corrente elettrica e riscaldamento.

Già da subito, se venisse reso agibile, esistono progetti e professionalità per utilizzarlo come sede per recupero scolastico, animazione invernale, o corsi professionali (di cucito per le donne, ad esempio). Attività che si intendono estendere anche a chi non abita in via Idro.

Il secondo passo è recuperarlo alla vita di zona, ospitando iniziative proposte dal quartiere. Ulteriore particolare strategico, le varie proposte di utilizzo di questo centro nascono dagli abitanti stessi di via Idro.

Scuola - formazione - cultura
Negli ultimi anni i tagli alla scuola pubblica hanno distrutto la possibilità di aiutare non solo i bambini rom ma tutti quelli che avrebbero bisogno di tempi più distesi e di interventi atti a facilitare la famosa integrazione di cui tanto si parla.

La scuola deve rappresentare all'interno del progetto il trampolino di lancio verso una vita dignitosa ma per fare questo occorrono interventi mirati per una scolarizzazione di qualità dove risorse umane e strumenti non possono mancare.

Anche la frequenza dei corsi di "educazione per gli adulti" (assolutamente gratuiti) siti nel plesso della scuola media Rinaldi possono rappresentare un'occasione di conoscenza e scambio. C'è ancora molta diffidenza e paura da parte della popolazione rom ad utilizzare le risorse presenti nel territorio. Soprattutto le donne andrebbero accompagnate a conoscere i propri diritti e a superare la diffidenza verso il mondo fuori dal campo, diffidenza legittima ma che le priva di possibilità.

A parte ciò, deve trovare risposta l'annosa questione del pullmino scolastico che accompagna i bambini alla scuola Russo. Non si capisce la ragione per cui debba fermarsi all'angolo con via Padova, quando la via Idro viene percorsa anche da camion. In questa situazione, i bambini che frequentano la scuola, devono percorrere andata-ritorno ogni giorno un km. e mezzo, con qualsiasi condizione atmosferica e con rischio per la loro incolumità. Si ricorda che inizialmente il trasporto alunni era stato dato in appalto alla cooperativa Laci Buti.

In sintesi, il progetto assegna all'istruzione, alla formazione e alla cultura, centralità e priorità.
Si deve:

  • consolidare la pluriennale esperienza di inserimento e frequenza della scuola dei bambini rom e valorizzare al massimo la collaborazione soprattutto con la scuola elementare di via Russo;
  • prevedere itinerari di continuità scolastica nelle superiori ed eventualmente un centro di formazione ed aggiornamento professionale in loco, con particolare attenzione alle attività peculiari del villaggio;
  • istituire una biblioteca e un centro di lettura;
  • programmare iniziative culturali artistiche musicali.

Inserimento del villaggio nella vita del territorio
Esso dovrà essere reso evidente sia nell'ipotesi di un progetto di riqualificazione della via Padova, sia nella disponibilità del campo stesso a fornire opportunità di incontro ricreativo, culturale, sociale offerte a tutta la popolazione. La Festa della Via Padova potrà costituire un'ottima occasione per rendere visibile questo legame di appartenenza.

La proposta progettuale verrà sottoposta all'attenzione dei cittadini e delle altre associazioni e comitati con cui è consolidata un'esperienza comune di impegno civile e sociale, con la disponibilità alla massima apertura e alla collaborazione più ampia e plurale possibile.

Si potrebbe valutare la costituzione di una Società di Mutuo Soccorso, a cui aderiscono sia i promotori e i protagonisti del progetto sia altri soggetti ed enti interessati.

Si propone che venga creato un Comitato di coordinamento indirizzo e controllo formato dai rappresentanti dell'amministrazione centrale e di quella zonale del Comune di Milano, dai protagonisti del progetto e, possibilmente, dai rappresentanti del Parco della Media Valle del Lambro e dei comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Vimodrone.

Un comitato tecnico-scientifico, composto da esperti in campo giuridico, economico e amministrativo, ecologico/ambientale, di marketing e comunicazione ecc., ha il compito di sviluppare tutte le fasi del progetto e di sovrintendere alla loro realizzazione.

Enti pubblici e privati, con i quali allacciare relazioni di collaborazione e a cui rivolgersi per il reperimento di risorse economiche e finanziarie: Consiglio di Zona e Comune di Milano, Provincia, Regione, Unione Europea, Fondazione Cariplo, Banca Etica, aziende della green economy.

Consiglio di Zona
Nella previsione di una ridefinizione e compiti del decentramento, è da prevedere un coinvolgimento diretto del Consiglio di Zona che dovrà considerare il villaggio di via Idro uno spazio di convivenza da adottare e dovrà anche assumere, con le modalità da individuare, compiti di vigilanza, gestione, offerta di servizi vari.

I soggetti promotori e protagonisti
Si assegna un ruolo centrale alla cooperativa rom Laci Buti, che deve operare in collaborazione con le associazioni e i comitati di cittadini che aderiscono al progetto e cooperano alle attività e alla vita del villaggio.

Oltre alla cooperativa Laci Buti e alla comunità rom, i soggetti promotori coincidono con i firmatari della lettera aperta del 15 dicembre 2011 e i rappresentanti di: Anpi di Crescenzago, Associazione elementare.russo, Comitato Vivere Zona 2, Legambiente Crescenzago, Mahalla, Martesanadue.

Primi firmatari:
ANPI Crescenzago - Associazione elementare.russo - ComitatixMilano Zona 2 - Comitato Vivere Zona 2 - Comunità Rom Via Idro - Cooperativa Laci Buti - Legambiente Crescenzago - Mahalla - Martesanadue - Sitart

Adesioni:
Luca Bravi (Università Leonardo da Vinci - Chieti) - Marcella Cavagnera - Gabriella Conedera - Stefania Benedetti - Alessandra Reale - David Giannetti - Laura Quagliolo - Piero Leodi - Angela Tropea - Elisabetta Michelini - Doriana Chierici Casadio - Marcello Zuinisi (Associazione Nazione Rom) - Marcel Costache (Romano Euro-Drom Pavia) - Stefania Cammarata - Enrica Bruzzichessi - Paolo Matteucci - Alberto Ciullini - Eleonora Casula - Barbara Breyhan, danzatrice (Sesto Fiorentino) - Carmela Tommaselli (Arezzo Ballet) - Laura Coletta - Aldo Bonora - Silvana Calvo - Radames Gabrielli - Alessandro Morazzini - Barbara Nardi - Fiorella D'Amore - Ludovica Barassi - Pietro Mervic - Alberto Maria Melis - Margherita Cavallo - Giulia Mucelli - Irene Marfori - IdeaRom onlus Torino - Carlo Berini - Marco Gimmelli - Francesca Barile - Luigi Colaianni - Agnese Cerasani - Roberta Sasso - Giuliana Gemini - Monica Flann - Paolo Pinardi - Giancarlo Ranaldi - Spazio Mondo Migranti (Parabiago) - Roberto Malini, Dario Picciau, Matteo Pegoraro (gruppo EveryOne) - Sergio Franzese - Luciano Muhlbauer - Luca Klobas - Erica Rodari - Ivana Kerecki - Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia onlus - Veronica Mognoni - Stefano Nutini - Gruppo Sostegno Forlanini - Deborah Besseghini - Sandra Cangemi, giornalista, Milano - Alessandra Bearzatto - Carlo Stasolla - Silvia Gobbo - Alberto Proietti

 
Di Fabrizio (del 14/01/2011 @ 09:49:50 in Regole, visitato 1481 volte)

L'Espresso di Fabrizio Gatti

Ecco la storia di una coppia di rom italiani che ha fatto ricorso contro lo sgombero

(11 gennaio 2011) Quando si è rom i diritti costituzionali non valgono. Nemmeno se si è cittadini italiani. Nemmeno se si abita da vent'anni in un campo autorizzato dal Comune. È il caso di una coppia che vive in via Idro, periferia est di Milano. Lui, 55 anni, è nato in provincia di Padova. Lei, stessa età, in Brianza. Le due figlie, ancora minorenni, a Milano.

Tre mesi fa Carmela Madaffari, direttore centrale dell'ufficio comunale Famiglia, scuola e politiche sociali, ha scoperto che la mamma delle ragazze ha presunte condanne definitive a carico in base a vecchie sentenze, pronunciate tra il 1974 e il 1982. Così è scritto nell'ordinanza di sgombero. Per questo il Comune ha ordinato lo sfratto a tutto il nucleo familiare da eseguire entro 48 ore. L'articolo 12 del regolamento per la gestione dei campi, entrato in vigore nel 2009, prevede come motivo di revoca dell'autorizzazione la "sopravvenienza di condanne definitive".

La polizia locale di Milano non fa differenza tra condanne già scontate 37 anni fa e reati appena commessi. E nemmeno tra condannati e familiari incensurati, compresi i figli minorenni. Il piano del Comune sta destabilizzando le famiglie rom lombarde che da anni hanno abbandonato il nomadismo e lavorano nella metropoli.

La coppia di via Idro ha fatto ricorso. Nel campo di via Idro sono una ventina le famiglie sotto sfratto per la stessa ragione: "Si tratta in buona parte di sentenze sospese o di condanne per accattonaggio", spiega Antonio Braidic, tra i firmatari di una lettera di protesta: "Dal maggio 2009 si parla dello sgombero del nostro campo. Ma in tutto questo tempo nessuno ci ha mai detto quando avverrà. E quale sarà il nostro destino di cittadini italiani che in questa zona abitano, lavorano e mandano a scuola i figli"

 
Di Fabrizio (del 20/11/2011 @ 09:48:21 in Italia, visitato 2201 volte)

Due anni fa, era il 19 novembre, GIORNATA DEI DIRITTI DELL'INFANZIA, grande iniziativa a tema in Comune. Pioveva, e quello stesso giorno alcuni bambini DIVERSI venivano sbattuti per strada con i loro genitori e niente da portarsi dietro, dallo stesso comune di Milano.

Iniziò allora la RESISTENZA di Rubattino, che vide assieme le famiglie rom, gli insegnanti, i genitori dei loro compagni di scuola, cittadini, sacerdoti, persino un produttore di vino... Si concretizzò l'idea di una Milano diversa e solidale, che non si limitava a protestare, ma sapeva reagire.

Anche da quell'esperienza, è nato il cambio di maggioranza della primavera scorsa.

Venerdì scorso, a due anni da quello sgombero, è stato presentato il libro che racconta di questa esperienza. Alla presentazione, una delle oratrici era l'attuale vice sindaco, Maria Grazia Guida, che dopo il suo intervento si è subito eclissata.

Sempre il 19 novembre, ma del 2011: Appello del Sindaco Pisapia ai Milanesi: "Donate un golf o una coperta che non usate a chi ne ha bisogno" e per la seconda volta mi sento preso in giro da sindaco ed assessori schierati in buon ordine, col fazzoletto in mano per la commozione.

Ai compagni, agli amici che pieni di buona volontà tentavano di coinvolgermi, ho provato a spiegare con qualche difficoltà perché non avrei aderito. Provo a farlo con voi, premettendo che quello che potrà sembrarvi uno sfogo personale, è in realtà una questione POLITICA (come sempre):

Anche se non amo parlare di me, confesso che sacchi a pelo, coperte, piumoni, giacche a vento ecc. li raccolgo tutto l'anno e senza tanta pubblicità; preciso: non sono il solo. Finiscono in quei campi nomadi ABUSIVI, il cui sgombero per De Corato era un vanto da esibire, e per la nuova giunta invece una storia minore da tenere nascosta.

Noi, sfigati volontari, quei Rom ancora più sfigati, i cittadini che se li ritrovano rimbalzati sotto casa nell'eterno gioco di guardie e ladri, non abbiamo ancora capito la differenza tra uno sgombero fascista e uno democratico... forse adesso al posto della ruspa i vigili porteranno caffè e giornale, resta il fatto che l'unica soluzione proposta rimane quella della divisione dei nuclei famigliari: donne e bambini piccoli nei centri d'accoglienza, uomini e bambini grandi a spasso.

Ma perché facciamo questo tutto l'anno, immaginate con quale gioia per le nostre tasche? Perché durante questi sgomberi quello che abbiamo procurato in precedenza va perso e va reintegrato di continuo.

QUESTO E' L'ASSURDO DELL'APPELLO DI PISAPIA: da un lato la sua amministrazione è complice nel non voler affrontare il problema e nella distruzione di nostre proprietà private, dall'altro ci chiede di dare una mano a quelli che sono i SUOI poveri (o i poveri buoni, o i poveri che vuole rendere visibili - fate voi).

Per me, per chi come me questo l'ha sempre fatto in silenzio, tutti i poveri hanno pari dignità e pari bisogni, al di là che abbiano o meno un documento in tasca. E questo è il nodo politico.

Comunque, non è questo il cambiamento per cui avevamo votato.

Tra l'altro, sinora ho scritto della situazione nei campi abusivi. Ma esistono anche quelli comunali dove, a maggior ragione, chi ci abita aspettava segnali di uscita da un'incertezza che dura da anni.

Cosa chiedevano questi nostri concittadini (di cui molti sono italiani, non dimentichiamolo)?

  • Prima di tutto, poter parlare in prima persona sulla loro situazione. NESSUNA RISPOSTA.
  • Capire quale sarà il loro destino, visto che in comune si continua a parlare di "superamento dei campi". NESSUNA RISPOSTA.
  • Poi, visto che i campi li si vuole chiudere, ma nel contempo stanno cadendo a pezzi perché da anni manca la manutenzione, che si facciano quantomeno i lavori indispensabili: restaurare ciò che è a rischio crollo, assicurare acqua ed elettricità, mettere i campi in sicurezza. NESSUNA RISPOSTA.

Mi tocca ripetere quello che ho già scritto altre volte: "Novembre non è il mese più adatto per giocare al piccolo campeggiatore" Vedete di capirlo, voi ed i vostri appelli alla carità cristiana!

Novità: dopo un mese e mezzo passato al telefono, i Rom di via Idro hanno ottenuto un incontro con il dirigente dell'Ufficio Nomadi. Si trattava, e si tratta tuttora, di urgenza. Un sentito applauso al tempismo dimostrato.

 
Di Fabrizio (del 08/05/2012 @ 09:46:59 in Italia, visitato 2300 volte)

Il Programma:

Qualcosa su di noi:
Via Idro si trova a Milano, in zona nord-est praticamente al termine di via Padova, non lontano dalla tangenziale est, al confine con i comuni di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese.

Quasi in aperta campagna, al numero 62, da oltre 20 anni vi risiedono in un campo comunale circa 120 Rom Harvati, metà di loro hanno meno di 18 anni. Di lontana origine croata, sono presenti nella zona da oltre 40 anni, prima in sistemazioni di fortuna e dal 1989 lì regolarmente residenti.


Sono cittadini italiani, scolarizzati dalla metà degli anni '80, iscritti al SSN. Inizialmente era solo un prato abbandonato, dove erano piazzate le roulotte attorno ad un sentiero che lo percorre come un anello, sentiero poi asfaltato dal comune. Data la situazione di relativa tranquillità degli anni scorsi, le famiglie hanno potuto col tempo sistemare i propri spazi, rendendo il campo simile ad un piccolo campeggio. Nel villaggio ci sono anche due MONUMENTI:

  • proprio di fronte all'ingresso LA GRANDE SERRA DEL PERDUTO LAVORO, costruita quando la cooperativa LACI BUTI (Buon Lavoro nella loro lingua, la cooperativa è formata dai rom stessi diplomatisi operatori del verde agli inizi degli anni '90) coltivava piante da vendere al mercato. Ora il monumento è in disuso, perché il comune non ha più rinnovato la licenza di vendita.
  • Al centro del villaggio: il CENTRO POLIFUNZIONALE. Costruito una quindicina d'anni fa dal comune, nelle intenzioni doveva essere un centro comunitario, presidio sanitario e sociale. In tutti questi anni è stato adoperato 5-6 volte. E' intenzione degli abitanti riportarlo all'originaria funzione, già ora sarebbe possibile utilizzarlo per tenere corsi di cucito e sartoria. Inoltre potrebbe aprirsi ad iniziative e mostre in collaborazione con la zona.

Inoltre nel villaggio risiedono gli ultimi allevatori di cavalli dell'area di Milano, eredi di una lunga tradizione. Anni fa, quando nell'insediamento si erano formate diverse squadre di calcio, divise per età, era stata anche bonificata un'area per sistemarla a terreno di calcio, che fu teatro di memorabili sfide con altre squadre del quartiere.

Questo, in poche parole, il vissuto di un insediamento storico. Sia chiaro, i problemi non sono mai mancati e non mancano tuttora. Ma nei decenni passati, la comune volontà degli abitanti, delle varie amministrazioni comunali, dei cittadini e dei volontari di zona, avevano fatto sì che questo fosse conosciuto come un campo modello nella realtà milanese. L'abbandono degli ultimi anni, la mancanza di manutenzione e di politiche sociali, assieme alla volontà delle ultime amministrazioni di procedere ad una progressiva chiusura del campo, hanno portato ad un progressivo deteriorarsi della situazione.

Da questo è nato un progetto partecipato di riqualificazione dell'insediamento, accompagnato da un lungo confronto tra gli stessi abitanti e le forze politiche e sociali della zona, per dare finalmente sicurezze a chi risiede in zona da decenni ed all'insediamento un carattere di villaggio solidale pienamente inserito nell'area del costituendo Parco della Media Valle del Lambro. Il progetto spazia in diversi ambiti: da quello del lavoro, all'abitare, alla scuola, all'interazione col quartiere e con la città. E' anche il senso della partecipazione per la prima volta della comunità di via Idro alla festa VIA PADOVA E' MEGLIO DI MILANO, in quanto componente degli storici quartieri di Crescenzago-Gobba-Adriano. Sperando, con il contributo di artisti, cantanti, musici, scrittori e vari testimoni, di offrirvi un panorama ricco ed interessante di questa cultura, vi aspettiamo tutti il 19 e 20 maggio.

Programma

Sabato 19 maggio

  • dalle 10.00 alle 12.00: Ti costruisco una storia: laboratori per bambini - Preparazione con i bambini dei costumi e delle scenografie dello spettacolo teatrale del pomeriggio. Laboratorio curato da Stefania Benedetti, Mela Tomaselli, Karisa Kahindi (a cura di associazione AB)
  • dalle 10.30 alle 11.30: Il tempo dell'incertezza: comunità stanziali e sgomberate a confronto - Letture di brani dei libri METROPOLI PER PRINCIPIANTI (Gianni Biondillo) e di I ROM DI VIA RUBATTINO - UNA SCUOLA DI SOLIDARIETA' (a cura di Elisa Giunipiero e Flaviana Robbiati), effettuate dagli autori e con la presenza dei protagonisti. (a cura di Martesana 2 e Comunità rom di via Idro)
  • dalle 16.00 alle 17.00: Racconterò una fiaba che mi hanno raccontato - "L'anim-attrice" Stefania Benedetti condurrà per mano il pubblico attraverso un racconto del popolo rom (a cura di associazione AB)
  • dalle 19.00 alle 20.00: The million dollar Kid - Proiezione del documentario (40’ circa) sui Traveller in Irlanda, alla presenza del regista Gian Maria Carrara, presso il centro polifunzionale. Interazione con gli ultimi allevatori di cavalli della città, che risiedono proprio in via Idro (a cura di Vivere in Zona 2 e Comunità rom di via Idro)
  • dalle 21.00 alle 23.30: Musiche randagie – Antonio Ricci, Valeria Lista, Rosa Maurelli, Rosanna Casè e Piero Leodi. - Pietro Marazza e Paola D'Alessandro. - OSPITE SPECIALE: Alessio Lega (a cura di Comunità rom di via Idro e Anpi Crescenzago)

Domenica 20 maggio

  • dalle 10.30 alle 11.30: Non siamo nomadi, siamo cittadini? - presentazione del libro VICINI DISTANTI, CRONACHE DA VIA IDRO (a cura di Fabrizio Casavola). L'autore intervisterà alcuni protagonisti del libro su problemi, speranze, racconti, promesse, riguardo la loro presenza quarantennale in zona 2, da ascoltarsi nelle loro piazzole di sosta, sorbendosi un caffè (a cura di Vivere in Zona 2 e Comunità rom di via Idro)
  • dalle 15.00 alle 18.00: I nipoti di Zampanò - Clown, trampolieri, mangiafuoco, fachiri e giocolieri... grandi e piccini faranno un balzo indietro nel tempo, com'era una volta lo spettacolo itinerante, in compagnia degli artisti del Circo Ciccioli (a cura di Vivere in Zona 2)
    tra le 18.00 e le 18.30: arrivo della Biciclettata poetico meticcia con performance poetica (a cura di Teatro degli Incontri)
    dalle 18.30 alle 21.00: Video e suoni con Annese e Finessi – DALLE TERRE DI NESSUNO, 2009, 53', documentario di Elvio Annese - “Se un giorno d'inverno un suonatore di fisarmonica...” Un film di Valerio Finessi con Jovica Jovic. Due sguardi sui mutamenti urbani (a cura di City ART)
    dalle 21.30 alle 22.30: Dopocena con Ratko - Cabaret con Luca Klobas (Zelig). Consigli, suggerimenti, opinioni e dritte per neoarrivati e lungodegenti, su come sopravvivere all'Italia e agli italiani (a cura di Vivere in Zona 2)

Inoltre, durante tutta la durata della festa: per i più piccini, giro del villaggio di via Idro a dorso di pony.

Il villaggio vedrà l'esposizione di ZigZart: un evento di urban art con 10 installazioni che si relazionano con la realtà urbana, estrapolando significati dai luoghi toccati, danno visioni creative cercando di costruire relazioni e istigare processi trasformativi. Il villaggio nomade è un luogo urbano, un possibile terreno comune, dove sperimentare convivenze e relazioni tra culture diverse, tessere fili tra una realtà concreta degli abitanti del villaggio e il mondo circostante. (evento a cura di Sitart)

 
Di Fabrizio (del 08/04/2007 @ 09:46:37 in Kumpanija, visitato 1757 volte)

In allegato Messaggio di Etem Dzevat per la giornata Internazionale Rom e Sinti 2007.
Saluti e abbracci di Buona Pasqua a tutti.
Agostino Rota Martir

L’8 Aprile 1971 a Londra si è formata la “Romani Union International”, conosciuta dall’ONU come Organizzazione non Governativa (ONG) attivata per i diritti dei Rom.

Ora partecipa attivamente al Parlamento Europeo e alla Corte d’Europa.

Ma parliamo per Pisa.

A Pisa l’8Aprile è festeggiata la prima volta il 1998, gli iniziatori è il Comitato del campo Nomadi di Coltano…in tale occasione esisteva la Cooperativa con “esperti Rom” che prendeva le “risorse per cultura e Feste Rom” e nemmeno sapevano che cosa è l’8 Aprile e non sono venuti alla festa, magari invitati…

Sono tre anni 2005-’06-’07 come 8 Aprile passa senza festeggiarlo con musica, teatro e cibo ma solo con una lettera mandata alle Istituzioni, al Tirreno…magari a Canale 50 e Granducato si manda la stessa lettera, ma loro non hanno informato mai.

Il 2005 muore il “nostro Papa Wojtila” e per il lutto noi Rom piangendo festeggiamo l’8 Aprile.

Il 2006 gli Italiani vanno alle urne, non era il momento per festa.

Comunque abbiamo festeggiato l’arrivo del governo Prodi, da cui noi Rom aspettiamo grandi cambiamenti.

Uno di questi è il riconoscimento come minoranza linguistica-culturale dei Sinti (cittadini Italiani) e Rom e possibilità per gli stranieri dopo cinque anni in regola con il Permesso di Soggiorno di avere cittadinanza Italiana.

2007, l’8 Aprile è Pasqua: già ci sono Rom cattolici e ortodossi che festeggiano la Pasqua e per questo motivo si rimanda a Maggio, Giugno quando si farà (con l’aiuto di Dio e il patrocinio del Comune di Pisa) un giorno della “Presentazione Cultura Romanì”.

Sottolineando che noi Rom non abbiamo terra-madre, essendo assoluti pacifisti, mai accusatori, sempre accusati, sterminati.

Seconda Guerra Mondiale, la Guerra Balcanica…sempre mandati in esodo dalle nostre case (Kosovo, Bosnia, Macedonia), non avendo nessuna accoglienza al nostro arrivo, un popolo sul quale esiste il più grande pregiudizio, discriminazione.

Tutti gli sbagli degli “esperti Rom” si paga noi “zingari e nomadi” sulla nostra pelle.

Sempre sulle nostre spalle cade su portamento delle difficoltà ad arrivare alle “pari opportunità” e sognata “dignità”.

Da cittadini che abitavano a case, andavano al lavoro, a scuola, benissimo convivevano prima della guerra, arrivando in Italia siamo persi nostra identità di persone, esseri umani e siamo diventati pericolosi, furbi, ladri, nomadi, zingari.

Sono uno dei pochi Rom intelectuali presenti in Pisa e Toscana e partecipo come legale presentante di A.C.E.R. al programma “Le città sottili”, finanziata dal Comune di Pisa e Regione Toscana.

Anno 2001-2002 si è svolto il “censimento” dei Rom a Pisa per il progetto…alcuni

Rom sono andati a cercare futuro in altri paesi, sentendo delle possibilità ritornano e gli esperti Rom parte di loro li fanno entrare e alcuni no.

In seguito negli anni passati, sapendo di possibilità i Rom facevano venire al “banchetto” dei suoi famigliari.

E ora? Mandarli via in Macedonia dove li aspetta condanna per non partecipazione alla “ guerra civile” tra Macedoni e Albanesi.

Macedonia è circondata. Grecia serve visto, Bulgaria serve il visto. La Serbia non da ingresso per i “Cigani” senza corruzione, almeno 1.000 Euro per persona.

Albania, Kosovo non puoi, nemmeno in sogno.

Per i “Magupi” niente ingresso, solo uscita! E’ un collasso economico e i territori ancora sotto controllo di U.C.K.

Macedonia, “Oasi di Pace”, in Kosovo le case dei Rom rimaste non bombardate da aerei NATO partiti da Aviano (Italia), bruciate da U.C.K., come il quartier Rom Mitrovica. Dove spedirli? Gli Albanesi vogliono Kosovo etnicamente pulito.

80% di Rom Bosniaci presenti a Pisa sono nati qui in Italia, nemmeno sanno parlare Bosniaco e in quale enclave si mandano? Croata, non li riconosce, Mussulmana non sono praticanti di Islam, Serbi? Non li vogliono.

Con tutte queste situazioni tante volte volevo dimissionarmi da Presidente dell’A.C.E.R. Ma grazie a Dio che abbiamo l’assessore Sanità sociale, come Carlo Macaluso. Tanti erano “d’accordissimo” per progetto, ma dopo gli stessi mettevano il bastone tra le ruote, lui è rimasto dell’idea di fare il possibile e meglio per risolvere il nostro problema. Lavoravo come accompagnatore bimbi a scuola-bus e da 10 mesi ho lasciato per protesta. La legge dice che ogni bimbo che va a scuola, l’ACER si è impegnata e tanti bimbi ora regolarmente frequentano la scuola, lasciando il semaforo dove chiedevano l’elemosina ed erano meta di “affidamento” degli assistenti sociali.

Magari si dice: “Attento bimbo mio, stai buono italiano, se no ti lascio rubare dagli zingari”.

Ma sono gli Italiani che rubano i bimbi Rom con legge “affidamento”, per arrivare alla donazione.

Non c’era posto per i “fuori progetto bimbi Rom” nel pulmino comunale.

Non c’è altri soldi comprare altri pulmini, e alcuni bimbi sono rimasti fuori scuola ed io “fuori lavoro”.

Ma io devo rimanere lì dentro il progetto, magari mi buttano dalla porta, entrerò dalla finestra, cercando che il progetto va avanti.

Si prevede villaggio Rom al posto di Campo nomadi, regolarizzazione con il Permesso Soggiorno, lavoro, possibilità di fare “extra censimento” con aiuto della Regione e dello Stato Italiano.

Noi Rom presenti a Pisa vogliamo integrarci in società italiana, riprendere la nostra identità di gente normale.

Ma siete voi, Istituzioni, cittadini che dovete darci la possibilità di integrarci.

Il cattivo gesto è quello che tantissimi sono approfittato e buttata la sua spazzatura alla strada in via Idrovora, alcuni lasciando il segno di imprese e ora tutta la colpa si vuole buttare su nostre spalle.

Spero nei vostri gesti umani e nella possibilità di convivere davvero in pace, con dignità e pari opportunità, rispettando la legge, portando nostra cultura, lingua madre, tradizioni alla vostra conoscenza.

Auguri il 8 Aprile 2007

BASTALO 8 April 2007

Per questo scritto prendo ogni responsabilità legale e morale.

Etem Dzevat

Presidente A.C.E.R. Pisa

 
Di Fabrizio (del 27/06/2007 @ 09:46:19 in lavoro, visitato 2947 volte)

In queste settimane stiamo assistendo ad un deterioramento dei rapporti tra la società civile, la politica e le "comunità rom" senza precedenti. In gioco non ci sono soltanto delle diverse sensibilità o opinioni su cui impostare le proprie idee di governo delle città, magari con l'appoggio bipartisan di una parte dell'opposizione, ma un vero e proprio oltrepassare i limiti della comune e rispettosa convivenza. Quello che ferisce non è solo un modo diverso di concepire e trattare con pesi e misure differenti i rapporti tra soggetti sociali che non godono delle stesse opportunità, ma la cattiva coscienza di chi indica oggi dall'alto delle proprie responsabilità di potere "l'altro", il "rom", come mera espressione di un disagio generalizzato che la società vorrebbe in una qualche misura scrollarsi dalle spalle.

Ad un anno ormai dalla presentazione di un "piano strategico" da parte del Comune per risolvere questa “questione” i risultati raggiunti sono francamente sconfortanti.

Per la prima volta a Milano, abbiamo assistito alla realizzazione di un mega campo destinato ad accogliere c.ca 700 persone, mentre in tutto il Paese e in Europa da anni si chiede a gran forza di dare avvio ad una seria politica dell'abitazione per le comunità rom e sinte che superi l'idea del "campo nomadi" o "villaggio solidale", anche o soprattutto assegnando a chi di loro ne ha diritto delle case o aiutandoli ad averne una.

Viceversa, alle famiglie Rom che hanno avuto accesso in via Triboniano è stato chiesto di sottoscrivere un "Patto di legalità e socialità" che sottolinea di fronte all'opinione pubblica solo l’esistenza di un radicato pregiudizio che a volte sfocia in aperta discriminazione da parte delle autorità, senza alcuna reale utilità pratica. A chi altro, Le chiedo, viene richiesta una cosa analoga? O forse esiste di fronte alla legge la possibilità di un trattamento differenziale degli individui in base all'origine culturale, religiosa o quant'altro?

Le politiche sociali che per molti anni anche le giunte di centro destra hanno portato avanti in questa città, oggi si perdono nel "buco nero di via Triboniano" che tutto attrae e tutto si porta via.

Eppure i Rom e i Sinti sono "molti", circa 5 mila, per la metà italiani di nascita o di prossima cittadinanza.

Queste piccole comunità vivono da alcuni decenni nelle periferie della città, conquistandosi giorno dopo giorno il diritto di rimanerci e il rispetto dei vicini, come nel caso di via Idro dove, proprio dalle pagine del Corriere della Sera leggiamo oggi, con grande preoccupazione e sconcerto, dell’eventualità dell’arrivo degli ultimi sfollati di via Triboniano.

“Comunità” dai tanti nomi, come i Rom Harvati e i Rom Abruzzesi che hanno espresso il "meglio" della loro cultura e stile di vita moderno aprendosi al confronto con la società, consentendo l’avvio ben 14 anni fa dell’esperienza delle mediatrici culturali rom nelle scuole e nella sanità, o ancora di 3 cooperative sociali che hanno impiegato in pochi anni 50 giovani in stabili attività lavorative.

Sì, perché anche i Rom lavorano e oggi sono fortemente preoccupati di perdere il loro posto solo perché queste straordinarie esperienze rischiano di essere ignorate e messe da parte dal Comune, già dal prossimo inizio del mese di Luglio.

A cosa ci può condurre tutto ciò? Forse a far nascere delle vere e proprie banlieu nostrane impermeabili ad ogni contatto con la società? O forse davvero ci illudiamo che proclamando in modo demagogico l'applicazione di un "numero chiuso" ai Rom si possano correggere quelle profonde distorsioni che sono entrate nel modo di agire delle Istituzioni e che non facilitano anzi aggravano il contrasto alle forme di devianza e di violenza presenti anche in queste comunità?

Maurizio Pagani

Vicepresidente Opera Nomadi Milano
 
Di Fabrizio (del 16/05/2010 @ 09:45:21 in scuola, visitato 1506 volte)

Segnalazione di Laura Coletta

Cari bambini vi proponiamo un piccolo viaggio tra ricordi del passato e natura, a bordo delle vostre biciclette per guardare il quartiere con altri occhi. Domenica 23 maggio alle ore 15:00 tutti in sella davanti alla scuola elementare di via Russo, andremo a vedere il poco distante monumento di P.zza Piccoli Martiri e poi proseguiremo lontani dal traffico automobilistico, immersi in un raro angolo di natura milanese: percorreremo la ciclabile lungo il Naviglio Martesana fino ad incontrare il fiume Lambro, poco oltre il campo Rom di via Idro, dove abitano (kaj bešé? dove abiti?) alcuni alunni dell'Istituto Comprensivo Russo- Pimentel..

Associazione Elementare Russo
Nata il 2 ottobre 2008 da un gruppo di persone che da oltre un anno volontariamente lavoravano insieme per cercare di far risolvere i molti problemi del complesso scolastico della scuola elementare "Russo-Pimentel" in via Russo 23/27. L’Associazione si propone inoltre di:

-promuovere tutte le iniziative necessarie a promuovere la cultura della solidarietà, dell'impegno civile, della pace, della tutela ambientale e dell'integrazione sociale;

-essere costantemente di stimolo alla scuola nel suo obbiettivo primario di formare uno studente che sia innanzi tutto un cittadino;

-contribuire al miglioramento delle condizioni di vivibilità e fruibilità del territorio. L’Associazione aspira infine a diventare uno dei riferimenti per la vita del quartiere, cooperando con altre associazioni impegnate in progetti per la costruzione di una città a misura di bambino.

Indirizzo web: http://elementarerusso.blogspot.com

 
Di Fabrizio (del 04/02/2011 @ 09:43:01 in Italia, visitato 1876 volte)

INCONTRO PUBBLICO -  VENERDI' 11 FEBBRAIO 2011 ORE 20.45
SALA DELLA PARROCCHIA DI GESU' A NAZARETH Largo Bigatti (Quartiere Adriano) MILANO

Parliamo dei Rom: in particolare delle famiglie che abitano nella Comunità di via Idro, ma anche di quelle di Triboniano, dei continui sgomberi delle famiglie stanziate a Rubattino, Bacula, Forlanini e Bovisa e più in generale di quella che comunemente viene definita "l'emergenza Rom a Milano".

Le soluzioni adottate in questi anni nella città di Milano come hanno affrontato la questione? Hanno risolto il problema?

Altri comuni hanno operato in modo diverso: hanno sperimentato, positivamente, politiche di sostegno all'integrazione, di accompagnamento all'inserimento lavorativo, scolastico ed abitativo, con l'appoggio delle Comunità Locali.

Ascolteremo le testimonianze:
· della Comunità Rom di Via Idro 62
· della Comunità Rom di Triboniano
· del Comitato Forlanini
· del Gruppo delle mamme e maestre di Rubattino
· dell'Associazione "elementare.russo"
· di Paolo Fior condirettore di "T" il giornale del Trotter
· di Don Massimo Mapelli della Fondazione Casa della Carità
· dell'Avv. Livio Neri del gruppo degli "Avvocati per Niente"
· di Ernesto Rossi dell'Associazione "Apertamente" di Buccinasco

Promuovono:
Associazione VILLA PALLAVICINI, Associazione "elementare.russo", Osservatorio sui razzismi , Fondazione Casa della Carità, Comunità Rom via Idro 62, Comitato Genitori Elementare S. Mamete, Comitato "Vivere in Zona 2", A.N.P.I. Crescenzago, Martesanadue, Legambiente Crescenzago

 
Di Fabrizio (del 31/12/2005 @ 09:42:00 in musica e parole, visitato 2080 volte)
proposto da kako Kalderosh:

Sulla metropolitana, i Rom ormai non suonano più i vecchi motivi strappalacrime, ma mischiano motivi italiani e sudamericani.
Nei cantieri in provincia, trovi i Rumeni, i Bulgari, i Macedoni, che si mescolano con padroncini e magütt della bergamasca e del bresciano.

A fine anno, al campo di via Idro: festa ruspante e scatenata (le adesioni sono ancora aperte). Almeno una ventina, son nati tra Treviglio e Vaprio d'Adda.

Forse è il caso di aggiungere al DJset anche il turbofolk del Bepi...

 
Di Fabrizio (del 08/06/2012 @ 09:39:04 in Italia, visitato 1217 volte)

Mozione approvata dalla Commissione Coesione Sociale, Inclusione e Sicurezza e presentata in Consiglio di Zona martedì 5 giugno 2012:

L'emendamento  proposto dal consigliere del M5S prevedeva che il futuro comitato di gestione comprendesse anche una rappresentanza dei residenti. Emendamento respinto dal presidente della commissione coesione sociale, che ha rimandato la risposta al comune, ed accolto invece da SEL. La votazione su questo emendamento ha visto: 12 favorevoli, 16 contrari, 3 astenuti.

La delibera è poi stata votata: favorevoli 24, contrari 6, astenuti 1

Segue il testo:

Il Consiglio di Zona 2

Preso atto della perdurante situazione di degrado in cui versa il Campo Rom di Via Idro e della necessità di una riqualificazione sia sul versante sociale che urbanistico;
Vista la mozione presentata il 27 aprile 2010, approvata dal Consiglio di Zona 2 nella riunione del 27 luglio 2010, in cui, tra le richieste, veniva evidenziata la necessità di una urgente riqualificazione del campo (vedi QUI, ndr.);
Visto quanto previsto dal Programma presentato per le ultime Elezioni Amministrative dai partiti della attuale maggioranza in cui si ribadiva la necessità di riqualificare il campo e di opporsi alla realizzazione di un campo di transito;
Visto il progetto di "villaggio solidale" presentato recentemente da un gruppo di Associazioni e firmato anche da diversi residenti del campo (vedi QUI, ndr.);
Considerate le ripetute richieste avanzate da alcune Associazioni di Cittadini della zona 2, che seguono da tempo le vicende del campo, di provvedere con interventi di riqualificazione alla sistemazione definitiva del campo e alla assunzione di provvedimenti sanzionatori nei confronti di quanti all'interno del campo sono responsabili di gravi gesti di illegalità;

Chiede

  • che il servizio di presidio sociale all'interno del campo, sia affidato in concessione per una durata almeno biennale, in modo da poter assicurare un lavoro continuativo ed efficace di supporto alle famiglie presenti, con particolare riguardo agli aspetti educativi, sanitari e sociali;
  • che i bambini e i ragazzi siano inseriti e seguiti nei loro percorsi educativi e di scolarizzazione;
  • di prevedere che il pulmino scuola-bus possa prelevare e riaccompagnare i bambini all'ingresso del campo;
  • di favorire la formazione professionale degli adulti e il loro accompagnamento nell'inserimento lavorativo:
  • di rivitalizzare l'attività della Cooperativa "Laci Buti" attraverso l'affidamento diretto nelle forme e nei limiti previsti dalle vigente normativa, di talune attività legate alla manutenzione e cura del Verde pubblico e/o dell'igiene urbana, (pulizia aree verdi, vuotatura cestini, ecc.) e/o di facchinaggio (sgomberi locali, cantine, solai, ecc.);
  • che siano ultimati i lavori di ripristino dell'impianto di distribuzione dell'energia elettrica interno al campo, dopo che A2A ha ripristinato e rimesso in sicurezza la fornitura dalla rete, installando il quadro elettrico generale (gestito dall'Amministrazione Comunale), derivando secondo le norme i singoli allacciamenti verso ogni abitazione e prevedendo la stipula di un contratto a forfait per ogni famiglia;
  • di garantire il funzionamento della rete fognaria presente all'interno del campo;
  • di ripristinare gli impianti di sicurezza (idranti e estintori);
  • la ristrutturazione dei servizi igienici comuni anche mediante la fornitura dei materiali necessari direttamente ai residenti cui rimarrebbe l'onere della corretta posa in opera (anche tramite la Cooperativa Laci Buti);
  • l'apertura dello spazio polivalente, attualmente privo di energia elettrica e riscaldamento, affinché possa essere utilizzato - sotto la responsabilità del soggetto affidatario della gestione del campo - per le attività sia legate alla gestione sia per quelle di tipo sociale quali, ad esempio, corsi per bambini ed adulti, momenti ricreativi e culturali anche aperti al quartiere;
  • qualora non fosse possibile riattivare la serra, la stessa andrebbe demolita con ripristino dell'area a verde, anche attraverso l'affidamento dei lavori direttamente alla cooperativa Laci Buti
  • l'accompagnamento verso le soluzioni abitative delle famiglie Rom che si erano rese e che si renderanno disponibili;
  • di ridisegnare le piazzole esistenti ricalibrandole per gli abitanti che rimarranno nell'area;
  • che le piazzuole libere non divengano spazi incontrollati oggetto di abbandono di rifiuti; a tal fine si auspica la definizione di un piano sistematico di sgombero dei materiali (soprattutto inerti) presenti sia all'interno del campo sia nei terreni limitrofi di proprietà pubblica (comunale e/o demaniale), anche attraverso l'affidamento dei lavori alla cooperativa Laci Buti;
  • che nel campo sia garantita la legalità, attraverso anche una verifica periodica della presenza di soggetti non aventi titolo a risiedere nel campo e/o nelle immediate vicinanze (in particolare presso la cascina adiacente al campo in totale stato di abbandono e di degrado);
  • che siano ripristinate le telecamere finalizzate ad un controllo delle parti comuni (spazio polifunzionale, cabina elettrica, strada interna ed ingresso al campo);
  • che sia verificata la fattibilità della posa in opera di efficaci sbarramenti posti l'uno sulla Via Idro subito dopo l'ingresso del campo, l'altro tramite un cancello all'ingresso del campo al fine di garantire ai residenti il controllo degli accessi ed evitare l'intrusione di mezzi e soggetti non autorizzati.

    Credo sia giusto dare voce anche a quei 6 consiglieri di opposizione che hanno votato contro. Questo è stato pubblicato il successivo 6 giugno sul blog del capogruppo della Lega Nord in Consiglio di Zona. Io non rispondo, giudicate da voi. Naturalmente, ho tenuto da parte il testo di quanto da lui (e dai suoi colleghi) REALMENTE affermato durante la seduta del 5 giugno. Fossi della sua stessa pasta, ci sarebbero gli estremi per una denuncia.
    Aggiornamento del 7 giugno: c'è un limite anche ai "io non rispondo". Gli stessi concetti espressi sul suo blog, vengono ripetuti dal capogruppo della Lega Nord in Consiglio di Zona in questo contributo su affaritaliani.it. Contento della possibilità di un confronto, posto un commento attorno alle 17.00.  Alle 20.00 in coda all'articolo ci sono 4 commenti. Stranamente il mio è sparito. : - o In seguito vedo che il mio commento, assieme ad altri, continuerà a tornare e sparire. Probabilmente, mr. capogruppo non c'entra, ma permettete che lo riscriva qui:

Forse al consigliere mancano alcuni particolari. Li aggiungo per completezza di ricostruzione:
Iniziando dal titolo: in via Idro 62, campo rom comunale, vivono cittadini italiani da generazioni, l'unica differenza è che sono Rom. Fanno parte dei Rom Harvati, originari dell'Istria e Dalmazia, quindi presenti sul territorio italiano dal 1918. I primi arrivi a Milano di questo gruppo risalgono alla fine degli anni '40, l'arrivo + consistente in città è degli anni '60.
Ma ecco alcuni dati:
- i servizi igienici erano perfettamente funzionanti sino al 2005. Vennero allora ristrutturati dal comune (dove credo che il partito di Piscina fosse in maggioranza), ma il lavoro non venne terminato, perché la ditta che aveva ottenuto il sub-sub-appalto era fallita;
- visto i risultati precedenti nell'assegnazione dei lavori, si chiede di valutare se impiegare nei vari lavori la cooperativa e le professionalità già presenti nel campo. Non solo muratori, elettricisti, artigiani, ma anche una cooperativa di operatori del verde, formata dai Rom che operano in un'area ai margini del neocostituendo parco della Media Valle del Lambro. La cooperativa avrebbe quindi possibilità di lavoro, ha esperienza comprovata anche dalle amministrazioni precedenti, ma se sino a 10-15 anni fa vi lavoravano una ventina di Rom, ora mancano le commesse;
- riguardo il ripristino della corrente elettrica, a seguito di un dialogo aperto da settembre con gli assessori e gli uffici competenti, si era concordato a dicembre (presenti assessori, direttore di settore, rom e associazioni di zona) un contratto di fornitura elettrica a forfait. Benché annunciato, il ripristino non è mai avvenuto. Lo si ricorda alle autorità competenti, anche perché diventa difficile chiedere loro il rispetto delle regole, se è l'amministrazione a non rispettare i patti;
- scuola: l'impegno per la scolarizzazione in via Idro nasce alla metà degli anni '80. I risultati si concretizzano in una frequenza scolastica dell'obbligo oltre al 90%, c'è anche chi ha frequentato le superiori. Ma, stranamente, in via Idro dove circolano quotidianamente ogni tipo di automezzo, il pullmino scolastico non può entrare, e non si capisce perché. Ogni giorno, con ogni condizione atmosferica, i bambini da 6 anni in su fanno a piedi gli 800 m. della via, avanti e indietro. Se poi non c'è neanche la corrente elettrica, i bambini si ammalano (le malattie non sono razziste) e ovviamente frequenza e rendimento caleranno.
Il capogruppo nel corso della seduta del CdZ in cui è stata votata la delibera, affermava anche che "questi son personaggi che per cultura non vogliono regolarizzarsi e integrarsi" (anche se qua non lo scrive). Il problema che viene affrontato dalla delibera è che questa integrazione è già iniziata anni fa, mentre gli ultimi periodi hanno visto una volontà POLITICA di interrompere ogni possibilità di farlo.
Ecco, ci ricorda il capogruppo, c'è stata una sparatoria, che ha coinvolto degli abitanti di via Idro. Una banda? Mi sembra un'affermazione avventata, ma la questione che pongo è differente: se lo stesso fattaccio fosse successo coinvolgendo qualsiasi non-rom, immagino che il capogruppo avrebbe chiesto di mettere al gabbio i colpevoli e magari buttare la chiave. Anche se il colpevole fosse nato in Lombardia (certificati di nascita in via Idro: sono di Milano, Seriate, Carate Brianza ecc.). Ma penso che neanche il capogruppo in un caso simile avrebbe pensato di incolpare della sparatoria tutto il resto degli abitanti.


Comunque, e poi smetto, io questo capogruppo della Lega Nord mica lo capisco: a dicembre (sempre in Consiglio di Zona) diceva che Pisapia regalava le case ai Rom, quando in realtà la nuova giunta milanese si era limitata ad onorare gli impegni assunti dal ministro Maroni e dalla giunta precedente (ma dov'era allora il suo partito?). Se gli si ricorda che i Rom per quelle cascine hanno aperto un mutuo con i propri soldi, se ne dimentica o non lo registra proprio. Non vuole neanche che vengano fatti interventi manutentivi dove gli stessi Rom (che avrebbero già potuto andarsene) sono obbligati a restare.

Qualcuno ha idea di che proposte abbia? (e se ne abbia?)

 
Di Fabrizio (del 31/05/2012 @ 09:38:07 in blog, visitato 1488 volte)

SEGNALI DI FUMO il magazine sui diritti umani Amnesty al campo Rom di via Idro, 3° edizione della festa "Via Padova è meglio di Milano": un'esperienza di contatto Stefania Andreoni (Gruppo 108 Vimercate – Amnesty International)

il campo rom in via idro a Milano

Sabato 19 maggio, armati di petizioni, volantini e... tanta buona voglia, abbiamo allestito un banchetto nel campo rom di via Idro a Milano: un'esperienza nuova, diversa, che ci ha permesso di conoscere da vicino una realtà difficile, ma anche affascinante e piena di vitalità, di una comunità tenuta ai margini della società.

"Non ero mai entrata in un campo Rom...sinceramente..mi è sembrato come entrare nei vicoli di un paesino di montagna di una volta, dove tutti stanno in strada. I bambini si rincorrono, giocano, i cani se ne vanno a spasso, gli adulti si godono la festa e rimbrottano ogni tanto i bimbi più scalmanati..." scrive Monica su facebook per condividere la sua impressione.

E, aggiungo, tanto verde, fiori, galli, polli, galline che razzolano dappertutto e una grande varietà di abitazioni: alcune, poche, in muratura; roulotte con sopra un tetto; capanne di legno, plastica e magari un po' di cemento; le tipiche dimore di chi si sente precario e dispone di ben poca agiatezza economica.

Via Padova è meglio di Milano...vista da via Idro

Nei nostri confronti c'è stata molta cordialità: i bambini incuriositi volevano firmare anche loro le petizioni, "qua tocca abbassare a 8 anni l'età per firmare le petizioni Amnesty" scherza Marco e gli adulti hanno dimostrato interesse e aderito alle nostre petizioni.

Vi alleghiamo alcuni disegni che i bambini hanno fatto, velocissimi, dietro nostro invito.

Non sembrava davvero di essere a Milano. E anche in quel clima di vitalità e allegria, quasi come in un campeggio o in vacanza, non ho potuto fare a meno, vedendo il tutto così da vicino, di pensare alle difficoltà che quelle persone affrontano ogni giorno, anche solo per abitare in un posto ancora molto disastrato.

Un'utile esperienza di contatto, che aiuta a "sentire" la correttezza e l'importanza della denuncia e dell'attività in difesa dei diritti dei Rom, persone che hanno, come tutti, l'aspirazione a vivere dignitosamente.

Conosci meglio la storia del campo di via Idro

Diritti dei Rom

 
Di Fabrizio (del 14/12/2011 @ 09:36:42 in media, visitato 1325 volte)

(foto da U VELTO)

Scusate la banalità: un giornale dovrebbe SEMPRE fare attenzione a ciò che scrive, perché se vuol mantenere un minimo di credibilità, rischia sempre di dover ritrattare e chiedere scusa (se ci tiene, alla credibilità - e magari anche ai lettori).

Vale per il bollettino della FIAT e anche per chi ha fatto della provocazione fascista la propria bandiera. Almeno, così credevo.

Invece la cosa vale a metà: può dipendere anche dall'avvocato che ha il vilipeso.

Domenica 11 dicembre, titola (tra gli altri) il Giornale in cronaca:  "Guerra di bande rom..." in assenza di uno straccio di prova. Se qualcuno vuole un falò anche a Milano, lo dica chiaramente, faccia una dichiarazione di guerra con tutti crismi, ma non il gioco infame dell'ARMIAMOCI E PARTITE!

Oppure faccia il giornalista, che è un modo per campare anche quello, ci metta anche le sue opinioni, ma lo faccia con serietà. Dato che tra via Idro e Morgagni ci sono un 4 km. buoni, qualcuno potrebbe spiegarmi la logica del catenaccio: "LA CITTÀ INSICURA Il regolamento di conti. Scontro a fuoco alle 10 a due passi dal commissariato Poi nel campo di via Idro restano solo donne e bambini"?

    Invece CronacaQui, i pasdaran torinesi, continuano come se non fosse successo niente
 
Di Fabrizio (del 25/09/2010 @ 09:35:29 in Italia, visitato 1999 volte)

Allora... mentre a Milano la sinistra non sa cosa dire (che novità!) sui "nomadi" il Comune è nella confusione più totale:

  • da un lato dice di non volere più campi sosta in città, dall'altro vuole costruirne uno per 600 persone a rotazione (in pratica, un Triboniano 2 senza politiche di integrazione);
  • un comitato leghista ha raccolto 10.000 firme contro gli stessi leghisti che siedono in consiglio comunale;
  • la maggioranza in consiglio si spacca perché d'improvviso ha scoperto che il piano finanziato dal ministro Maroni prevedeva anche di consegnare ben 25 case ai Rom che lasceranno il campo;
  • per finire il finanziamento del piano scade al 31 dicembre, e dopo un anno e mezzo che se ne parla, ancora non si è mosso niente.

Insomma, se il paragone non vi sembra azzardato, la situazione sembra una ripetizione di quella dell'EXPO 2015: chiacchiere, un casino di soldi in ballo, a cui nessuno vuole rinunciare, anche se non c'è uno straccio di idea su come giustificarne la spesa.

Così, con le elezioni che si avvicinano, CronacaQui (giornale noto per la sua indipendenza di giudizio) non trova di meglio che prendersela con don Colmegna, che sarà pure un volpone, ma in mezzo a questa gentaglia deve in qualche modo sopravvivere.

ULTIM'ORA

Mannaggia! Devo imparare a stare attento a come scrivo: avevo appena affermato che dopo un anno e mezzo non succedeva niente, ed ecco il fulmine a ciel sereno...

COMUNICATO STAMPA con preghiera di diffusione

Milano, 24 settembre 2010
La presente viene inviata a nome delle famiglie di Rom italiani che da oltre 20 anni abitano nel campo comunale di via Idro 62. Dal maggio dell'anno scorso si parla dello sgombero del nostro campo, ma in tutto questo tempo nessuno ci ha mai detto quando e come sarebbe avvenuto lo sgombero, e soprattutto quale sarebbe stato il nostro destino, di cittadini italiani che in questa zona risiedono, lavorano, mandano a scuola i figli.
Questa mattina si sono presentati i vigili, notificando ad una ventina di famiglie (la quasi totalità del campo) un vero e proprio avviso di sfratto, esecutivo entro 48 ore.
Difatti, in base ad una interpretazione del "Regolamento delle aree destinate ai nomadi nel territorio del Comune di Milano" [art. 12 par. a)], consegnatoci l'anno scorso, chi ha commesso reati perde "l'autorizzazione all'ammissione e permanenza" nel campo e "l'assegnazione del modulo abitativo", e con lui tutto il nucleo famigliare. 
Questo Regolamento è stato oggetto di diverse contestazioni, sia a livello italiano che da parte della Comunità Europea. Nessuno di quanti hanno ricevuto la notifica si è mai macchiato di reati particolarmente gravi, trattasi in buona parte di reati giudicati sospesi o di accattonaggio. A qualcuno vengono addirittura contestati reati commessi negli anni '70. Reati comunque antecedenti l'entrata in vigore di questo regolamento.
E' una misura a nostro giudizio crudele e ingiusta, soprattutto quando riguarda tutto il nucleo famigliare. I nostri bambini hanno appena ricominciato l'anno scolastico. E' lesivo dei diritti fondamentali della persona.
Noi, cittadini italiani, non abbiamo alcun posto dove andare, né riusciremo a trovarlo in 48 ore. A meno di non doverci accampare per protesta davanti a Palazzo Marino o alla Casa della Carità.

 
Le famiglie del campo comunale di via Idro 62

 
Per informazioni:
Fabrizio Casavola, 347-717.96.02 info@sivola.net
Antonio Braidic, 338-771.28.56
 
Di Fabrizio (del 20/04/2012 @ 09:35:12 in media, visitato 1224 volte)

Lettera di Antonio Piazzi

Cari amici di Radiopop
lunedì mattina in Via Marino 7 (gruppi consiliari) un gruppo di associazioni ha tenuto una conferenza stampa per presentare ufficialmente un progetto per la riqualificazione (manutentiva, sociale, umana) del campo rom (che noi vorremmo chiamare più propriamente "villaggio solidale"...i "campi" ci ricordano esperienze, anche di un recente passato, non proprio positive) regolare e autorizzato (senza nulla togliere a quelli irregolari et abusivi dove trova rifugio un'umanità altrettanto, se non più, bisognosa di aiuto) di Via Idro.

Radiopop non era presente alla conferenza. Radiopop non ha trovato uno spazio di qualche minuto nel palinsesto informativo per notiziare i radio-ascoltatori.

Evidentemente capiterà tutti i giorni che a Milano, dove fino all'altro giorno imperavano la Lega e De corato (e non si può dire che predicassero nel deserto), un gruppo di cittadini, di associazioni, di comitati insieme alla comunità rom di Via Idro abbiamo collaborato per proporre un modello di villaggio che nel rispetto della cultura e delle abitudini dei cittadini rom cerchi anche di offrire un tentativo di integrazione con il quartiere in cui la comunità rom vive da 20 anni.

Radiopop era assente anche quando il 29 dicembre scorso c/o Villa Pallavicini si tenne una partecipata assemblea, con la presenza dell'Ass. Granelli, del Presidente del CdZ 2, della Cons. Comunale P. Quartieri e di Paolo Limonta dell'Ufficio per la Città: un centinaio di persone rappresentanti di comitati, associazioni e singoli cittadini che chiedevano all'Amministrazione Comunale di risolvere subito alcune emergenze (mancanza di luce elettrica, pullman per i bambini che vanno a scuola, ecc) e di adoperarsi per migliorare le condizioni di vita della comunità di Via Idro. Il 29 dicembre, durante l'assemblea, non si alzò una sola voce "contro" i rom ...tutti chiedevano al Comune di fare di più ...tutti chiedevano alla giunta "arancione" di dare attuazione a quanto previsto nel programma elettorale su questo specifico argomento. Da parte di Radiopop nessuna informazione: evidentemente vi capiterà spesso di avere notizia di assemblee pubbliche dove i cittadini chiedono alle A.C. di fare di più per i rom?

So bene che questo è un argomento scabroso....mi rendo conto che non è facile per l'attuale Giunta affrontare questo tipo di situazioni....si rischiano frizioni, forse spaccature....l'argomento si presta a interpretazioni diverse, ecc. ecc.

Noi non pensiamo di avere la verità in tasca. Noi stiamo cercando di percorrere una strada che tenga conto dei diritti di tutti. Noi crediamo che possiamo stare meglio, se stanno meglio tutti. Noi pensiamo che l'errore più grande sia quello di non fare nulla, noi pensiamo che lasciare le cose come stanno sia la soluzione peggiore per tutti.
Noi pensiamo che questa sia una notizia "da radiopopolare", noi pensiamo che Radiopop potrebbe/dovrebbe seguire quanto succede/succederà nei prossimi tempi in Via Idro (anche a prescindere dal progetto che abbiamo presentato lunedì scorso).

Grazie per l'attenzione.
Un bel saluto.
Antonio P. (a titolo personale)

PS: ...così tanto per aggiornarvi (siete o non siete una radio di informazione?): le emergenze che l'Assessore il 29/12/2011 aveva promesso di risolvere immediatamente, sono ancora lì che attendono...

 
Di Fabrizio (del 09/10/2009 @ 09:34:13 in Italia, visitato 2822 volte)

Chi mi conosce, sa che il campo sosta di via Idro a Milano è quello che ho frequentato da giovane, e dove ho imparato i primi rudimenti sui Rom. Spesso il blog mi porta lontano, ma poi ci torno sempre con qualche articolo... L'occasione in questo caso è ghiotta: un quartiere che difende i propri rom.

Dallo scorso maggio sono apparse sulla stampa nazionale numerosi articoli (vedi rassegna stampa) sull'intenzione del comune di Milano di impiegare i fondi europei stanziati per i Rom, utilizzandoli per la progressiva chiusura di tutti i campi sosta comunali.

In particolare il campo di via Idro 62, che ospita da 20 anni una comunità di Rom Harvati (abitanti da più di 40 anni nella zona), vedrebbe lo spostamento dei Rom presenti, per farlo diventare un campo di transito per altre comunità rom sgomberati dagli altri campi (provvisori o regolari) a Milano.

Mercoledì 7 ottobre si è tenuta a Villa Pallavicini una conferenza stampa indetta dal comitato Vivere in Zona 2, dove si è affrontato anche questo tema.

Il comitato Vivere in Zona 2 e la comunità dei Rom residenti in via Idro, concordemente respingono il piano del comune di Milano.

La loro comune posizione è che:

Nel campo comunale di via Idro vivono cittadini italiani che hanno diritto di uscire dalla loro situazione di provvisorietà che dura da quasi mezzo secolo. Il trasferimento di questa comunità per far posto ad altri Rom, non risolverebbe né i problemi degli uni né quelli degli altri. Anzi, senza paura di essere razzisti, il punto POLITICO  è che non ci può essere una reale volontà di risolvere i problemi dei Rom arrivati in Italia negli ultimi decenni, quando colpevolmente non si affronta la questione dei Rom italiani e della loro emarginazione secolare.

I Rom tuttora residenti in via Idro hanno diritto, dopo anni di abbandono, ad una sistemazione stabile e dignitosa, ovvero:

  • possibilità di accesso alle case popolari per chi ne faccia richiesta;
  • oppure: la disposizione di un terreno dove potersi stabilire DEFINITIVAMENTE con la propria famiglia ed il proprio nucleo allargato;
  • oppure: venga riconosciuta definitivamente la loro residenza nel campo di via Idro, che deve ospitare le famiglie in condizioni salubri e civili, in strutture fisse e non provvisorie.

Ai Rom vengano quindi offerte le possibilità di essere cittadini a pieno titolo, nel rispetto delle loro tradizioni e culture, senza dover continuamente pagare lo scotto di una sistemazione provvisoria da cui possono essere sfrattati in ogni momento,in balia di emergenze che non sono provocate da loro.

Per questo, il comitato Vivere in Zona 2 e la comunità dei Rom residenti in via Idro, pur riconoscendo l'esigenza di un testo che regoli la permanenza in un campo sosta, respingono quanto proposto dai cosiddetti PATTI DI LEGALITA', in particolare quello che renderebbe un campo sosta del tutto simile ad un carcere all'aperto.

Per finire, si ricorda che la comunità Rom di via Idro, vive in un'area verde a forte rischio di speculazione edilizia. Molti componenti della comunità , che nel tempo si sono anche organizzati con una propria cooperativa, sono qualificati professionalmente come operatori del verde, altri potrebbero riconvertire le loro capacità di allevatori di cavalli per attrezzare un maneggio. Sono tutte attività che valorizzerebbero per tutta la zona l'area in cui vivono

Rassegna stampa da maggio a settembre 2009:

 
Di Fabrizio (del 14/06/2012 @ 09:32:53 in Italia, visitato 1792 volte)

GIOVEDI' 21 LUGLIO ore 21.00 con ingresso libero e gratuito:

L'associazione La Conta vi invita alla presentazione del libro "Vicini Distanti (cronache da via Idro)" di Fabrizio Casavola

    Bravissimi musicisti... sensuali ballerine... fieri residuati di un lontano passato? Oppure: ladri, sporchi, pigri, criminali? Storie, testimonianze, documenti su chi vive da cinquant'anni in un quartiere milanese, e di una lunga ricerca verso l'interazione comune.

presso CGIL - Salone Di Vittorio, in Piazza Segesta 4 con ingresso da Via Albertinelli 14 (discesa passo carraio) a Milano.

 
Di Fabrizio (del 27/11/2010 @ 09:32:46 in Regole, visitato 1761 volte)

Quattro nomadi italiani saranno allontanati dal campo milanese di via Idro perché hanno alle spalle precedenti penali. Tutti e quattro, però, hanno presentato ricorso al Tar della Lombardia chiedendo l’annullamento del provvedimento, perché i reati commessi risalgono a un periodo precedente l’entrata in vigore del regolamento di gestione del campo.

I quattro nomadi, assistiti dall’avvocato Gilberto Pagani, hanno agito contro il Comune di Milano in seguito al provvedimento di espulsione dal campo di via Idro del capoluogo lombardo, per il quale saranno allontanate anche le loro famiglie.

Secondo il legale che sta seguendo il caso, alcune delle quattro vittime del provvedimento e le loro famiglie hanno subito la revoca dell’autorizzazione per condanne relative a reati contro il patrimonio, risalenti a quasi 30 anni fa: al 1982. Il decreto legislativo per la regolamentazione dei campi risale al 2009.

Secondo l’avvocato, "non c’è stata alcuna violazione da parte dei ricorrenti, o da parte degli altri soggetti indicati nel provvedimento di revoca, delle disposizioni e del regolamento varato nel 2009 proprio perché le condanne cui fa riferimento il provvedimento non sono di gran lunga precedenti all’entrata in vigore del regolamento stesso".

Pagani, inoltre, deduce "l’illegittimità e la nullità dei provvedimenti impugnati nel presente ricorso per eccesso di potere ed insussistenza del presupposto" e chiede che, il tribunale preposto sospenda il provvedimento in quanto i quattro nomadi e le loro famiglie, altrimenti, dovranno lasciare le loro case entro 48 ore.

Nicoletta Diella

 
Di Fabrizio (del 17/04/2007 @ 09:30:58 in Italia, visitato 2054 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Vi voglio presentare la verità dell’accumulo di vari tipi di mondezza abbandonati in via Dell’Idrovora a Coltano, nei pressi del “campo nomadi”, dove prima c’era un bellissimo parco naturale.

La verità è che cittadini italiani e stranieri hanno approfittato nella loro malafede e hanno buttato la spazzatura nel bosco, a sinistra e a destra lungo la strada in via Idrovora che parte dall’Aurelia e arriva a Coltano, sperando come tante volte è successo, di scaricare sulle spalle degli “zingari” il torto.

Lì sono state buttate gomme usate, quando nessun “zingaro” è gommista,

ci sono anche stoffe di sarto, e nessuno di noi fa il sarto,

e non manca materiale edile, quando nessuno di noi è muratore.

Tantissimi di noi lavorano nella raccolta di ferro, e lì non c’è del ferro abbandonato.

Sappiamo che il pregiudizio sugli “zingari” è ancora enorme, e noi continuiamo ad essere accusati e discriminati, quindi sopportiamo di essere “sorvegliati con telecamere”, perché vogliamo dimostrare la verità.

Spero che in futuro si cambieranno le visioni su di noi “zingari”, e voi “gagjiè” (i non zingari) non mostrerete la vostra “cultura”, evitando di buttare la vostra spazzatura vicino a noi.

Così arriverà il momento di vivere come tutti i cittadini normali non “sorvegliati con telecamere”!

Grazie dell’attenzione e distinti Saluti,

Etem Dzevat

Presidente A.C.E.R.

Coltano (PI), 14 Aprile 2007

altre storie di spazzatura

 
Di Fabrizio (del 03/01/2006 @ 09:30:33 in media, visitato 2767 volte)

Qualcuno mi ha scritto per sapere com'è andato il Veglione al campo di via Idro. A loro ho già risposto, così vi racconto un po' di fatti miei, per alcuni rospi che dopo 2 giorni mi sono rimasti in gola.

La festa quest'anno è stata sottotono: alcune famiglie non hanno festeggiato a causa di un lutto. In passato, tutto il campo avrebbe tenuto il lutto, ma un gruppo ha deciso di festeggiare lo stesso. Mi ero aggregato alla festa, perché approfittando di un'iniziativa di Radio Popolare (vedi 1 e 2) c'era possibilità di far festa Rom e non-Rom assieme. Ognuno portava qualcosa da bere o mangiare, e così si socializzava. Come abitudine in questo tipo di feste, non c'era un orario definito per iniziare a finire: di solito i parenti arrivano, salutano, scherzano, e continuano il loro giro, sostituiti da nuovi arrivi.

Per l'occasione, visto le ruggini recenti tra questo gruppo di Rom e alcuni di provenienza rumena, avevo preparato una teglia di Sarmale, il piatto tradizionale della Romania (molto apprezzato). E sono stato “obbligato” a tornare a casa con un salame sottobraccio, per non offendere nessuno.

La festa si è svolta in 3, 4 piccoli prefabbricati adiacenti, spaziosi e riscaldati. Però, gran parte del tempo passa spostandosi da una casupola all'altra, nevica e il campo è in aperta campagna. Poi entri e la stufa sta scaldando al massimo: una specie di sauna finlandese. Accompagnata da un alto tasso alcolico, senza gravi conseguenze, per fortuna.

Insomma: una bella serata, e soprattutto, il nostro ALIBI: ineffabile il Giornale del giorno dopo:

Topi d’appartamento Arrestati 15 nomadi

La solita storia di tutti gli anni. Stavolta, però, costellata di colpi di sceni [sic] e successi per le forze dell'ordine. Si sa: quando il «gatto» non c'è i «topi» ballano. Il che significa che le vacanze natalizie vanno di pari passo con i ladri d'appartamento e la loro «attività». Del resto certi periodi dell'anno per chi ruba nelle abitazioni sono come la stagione della caccia per gli amanti dell'arte venatoria: bisogna approfittarne finché si può. Stavolta, però, il finale è stato unico: tutti i topi sono finiti subito in trappola, nelle due notti tra il 30 e il 31 dicembre, nonché tra sabato e Capodanno. E 11 nomadi... (continua qui)

E' consolante scoprire che prima di arrivare al punto (11 nomadi), la redazione spenda tutti quei luoghi comuni sulla fine dell'anno (comuni nel senso che vanno bene per un topo d'appartamento di qualsiasi razza sia). La mia reazione, al solito, è stata di chiedermi se (per caso) non ci siano stati ANCHE altri furti, senza bisogno che il ladro fosse nomade, e se per caso avessero avuto lo stesso onore di cronaca.

Ma... mentre io ero a festeggiare in tutta tranquillità assieme a facce poco raccomandabili; alcuni amici a Bologna, proprio dietro le due torri, vivevano una brutta avventura: rapinati in mezzo a una marea di gente, hanno pure rischiato di farsi malmenare, per un telefono cellulare. Mi raccontavano di “ubriachi che girano tranquillamente armati”, di polizia a due passi che non fa niente, dei giornali che scrivono solo della festa d fine anno, e di questo gruppo di balordi che per tutta notte ha continuato indisturbato. Ma Bologna, il volto umano e dotto della sinistra italiana, al massimo se la prende con zingari e lavavetri: Sempre dalla retorica del Giornale:

La scommessa dei musei gratis

Vittorio Sgarbi - Abbiamo apprezzato, con stupore e plauso anche del centrodestra, le posizioni del sindaco Cofferati sui grandi temi dell'ordine e della legalità soprattutto in rapporto all'equivoco giustificazionismo umanitario rispetto ai clandestini, ai lavavetri, agli zingari, tanto da essere liquidato come «fascista». È veramente singolare che in questi tempi difficili tutto appaia rovesciato e che anche su questioni di elementare civiltà come quelle relative alla formazione la visione più aperta e più moderna si debba a un sindaco comunista.... (il resto lo leggete qui, se volete)

Notare, che anche in questo caso il titolo c'entra un tubo con l'apertura dell'articolo. Lo so, sarebbe fin troppo facile pensare che chi ha scritto quell'articolo, su ordine e legalità forse ha qualche peccatuccio da scontare...

A me resta una bella festa... e i rospi. Che poi in questo inizio anno è uno solo, grosso e a modo suo bugiardo. E si torna nuovamente a via Idro: fu sempre il Giornale a scrivere (Eleonora Barbieri) che in quel campo furono arrestati i banditi di novembre. Non era vero, ma non pubblicarono mai la smentita.

 
Di Fabrizio (del 08/05/2010 @ 09:27:47 in Italia, visitato 2419 volte)

Sabato 15 maggio 2010
presso Enoteca LIGERA via Padova 133 MILANO – www.ligera.itinfo@ligera.it

Tavola Rotonda
Il campo di via Idro, una storia su cui riflettere
I Rom Harvati del campo di via Idro vi risiedono stabilmente da 20 anni e da 50 sono presenti nella nostra zona. Un periodo lungo che non può essere classificato con la retorica parola d’ordine di EMERGENZA NOMADI. Una presenza a volte tollerata, altre volte contestata, spesso rimossa. Vogliamo perciò invitarvi ad una riflessione comune su questa esperienza, sulle politiche e gli interventi che si sono susseguiti, sui risultati ottenuti e su quelli mancati.

Programma
09.00 Presentazione dei lavori e degli invitati
09.30 Intermezzo musicale della Banda del Villaggio Solidale
10.00 Tavola rotonda
Intervengono:
• Rappresentanti del campo di via Idro
• Licia Brunello (l’intervento scolastico)
• Roberto Nerani (la cooperativa LACI BUTI 2)
• Pierluigi Bulgheroni (il ruolo del Consiglio di Zona)
• Maurizio Pagani (la convenzione con OPERA NOMADI)
• Don Massimo Mapelli (gli anni della CASA DELLA CARITA’)
11.00 Intervallo
11.30 Scambio di opinioni ed esperienze

Sarà esposta una mostra fotografica a cura della Casa della Carità

Organizzano COMITATO VIVERE IN ZONA 2TERRE OSPITALI
evento inserito nel programma della festa via Padova è meglio di Milano

 
Di Fabrizio (del 17/09/2011 @ 09:27:27 in scuola, visitato 1088 volte)

Col permesso di chi l'ha scritta lo scorso 13 settembre, riporto una comunicazione riguardo il trasporto scolastico per gli alunni delle scuole dell'obbligo del campo di via Idro a Milano.

Il servizio [di trasporto scolastico ndr.] inizierà lunedì 26, con due settimane di ritardo rispetto l’inizio scolastico.
Questo è quello che venerdì pomeriggio mi ha riferito Don Massimo [Mapelli di Casa della Carità ndr.] che era stato contattato da qualcuno del Comune che gli riferiva che era stata inviata una mail al Capo di Gabinetto del Sindaco (la mail l’avevo mandata io [riportata QUI ndr] non avendo avuto alcuna risposta dalla Vicesindaco).
La segreteria di Baruffi poco dopo aver ricevuto la mail, mi ha risposto scrivendomi di aver interessato alla questione il Direttore del Settore Servizi per Minori, Dott. Mirante. Questo avveniva venerdì mattina, poi più nulla.
Domenica sera, dopo aver letto la lettera del Sindaco agli studenti, ho scritto anche a lui, purtroppo nessun cenno di risposta, neanche da parte della sua segreteria!

In conclusione: ieri dei 4 bambini che iniziavano la prima elementare, credo ne siano arrivati solo due (accompagnati dalle loro famiglie e da Franca); questa mattina ho incontrato Franca e Tora [le mediatrice scolastiche dell'anno scorso, attualmente il loro contratto non è ancora rinnovato ndr.] che accompagnavano (a titolo gratuito e personale) alcuni bambini, credo i due primini di ieri e due bimbe di seconda.

In tutto i bambini che da Idro usufruiscono del servizio di trasporto sono circa 20/25, sicuramente in Via Russo ne vengono 12, in Cesalpino 5 e alle medie ne vanno altri 6 circa (non so il numero esatto).

Questo è quanto. Avrei voluto scrivervi altro ma, purtroppo, devo constatare che il vento per i bambini di Idro non ha portato alcun cambiamento …
Laura


Intervallo: la situazione a settembre 2010


Eh no, la mail non c'è... perché nel frattempo in molti, associazioni, singoli, consiglieri di zona ecc. si sono mobilitati per quello che a parole si chiama "servizio", nei fatti è un "diritto", il diritto allo studio. Così, tra una promessa ed un diniego al telefono, anche la mail ha cambiato forma più volte. Finché la sera di giovedì scorso, arriva un SMS di Paolo Limonta (i milanesi sanno chi è, ma in campagna elettorale l'hanno conosciuto in molti anche fuori dai confini cittadini): "si farà di tutto x iniziare il servizio lunedì, se va malissimo si inizia mercoledì (ma se va proprio male) e, dal prox anno, niente storie, si inizia dal primo giorno di scuola."

Laura e la sua associazione hanno così pubblicato questo sul blog della loro scuola:

giovedì 15 settembre 2011
LETTERA APERTA AL SINDACO
Caro Sindaco,

abbiamo letto la sua lettera aperta agli studenti per l'inizio dell'anno scolastico.

Un bel gesto, cominciare l'anno con un "grande in bocca al lupo!" da parte del Sindaco è una bella cosa.

La scuola nella quale principalmente operiamo ha riaperto i battenti lunedì 12. Attendeva tutti i suoi piccoli studenti, ma all'appello ne sono mancati alcuni: non c'erano i bimbi Rom che abitano al campo comunale di via Idro.

Elementare.russo è un associazione di volontariato che tra le tante cose, da qualche anno, è impegnata per migliorare l'integrazione di questi bambini a scuola. Speravamo davvero di vederli arrivare lunedì 12 come tutti i loro compagni ma anche quest'anno c'è stato qualche intoppo e l'amministrazione Comunale non è stata in grado di dare avvio al servizio, come si sperava, fin dal primo giorno di scuola.

Abbiamo saputo che gli uffici competenti stanno facendo di tutto per far iniziare il servizio da lunedì 19 con l'impegno per l'anno prossimo di farlo iniziare con il primo giorno di scuola. Noi ci contiamo perché questo minimo servizio serve a tutelare un fondamentale diritto per i bambini Rom, il diritto all'istruzione.

E' cosi importante che il servizio inizi con l'inizio scolastico perché anche i bambini Rom devono poter godere della "magia" del primo giorno di scuola, perché entrare in classe insieme ai loro compagni gli consente di vivere il ritmo lento del rientro a scuola dopo le lunghe vacanze estive, offrendogli la possibilità di consolidare i rapporti con i compagni e gli insegnanti.

In questa cosa ci crediamo, e lo abbiamo raccontato un anno fa alla telecamera di Paolo Andriolo che fece un servizio per il primo giorno di scuola, andato in onda su Telelombardia.

Vogliamo sperare che per il futuro sia possibile trovare una soluzione che garantisca a questi bambini di frequentare la scuola fin dal suo primo giorno, come tutti i bambini. Se così non fosse, anche quel poco che le associazioni come la nostra riescono a fare per migliorare l'integrazione dei bambini Rom viene messo in discussione.

Le auguriamo dunque buon lavoro e le chiediamo di non spegnerci il sogno di una Milano migliore, una Milano in cui noi crediamo.
Pubblicato da Ass. elementare.russo a 9/15/2011


PS: ovviamente noi rompipalle della Mahalla vi terremo aggiornati... ; - )

 
Di Fabrizio (del 18/02/2011 @ 09:27:19 in Italia, visitato 1443 volte)

AgoraVox - Rom a Milano: oltre la diffidenza, tante voci per l'integrazione

Vivono ai confini della città, spesso in condizioni difficili, tra sgomberi forzati, carenze di servizi indispensabili e pregiudizi diffusi. Per "dare cittadinanza" a queste persone sono attivi però gruppi e associazioni di volontari che lavorano in più direzioni: se ne è parlato venerdì sera in un incontro al quartiere Adriano, a pochi metri dal campo di via Idro che ospita numerose famiglie di rom italiani.

Si fa presto a dire nomadi. Si fa presto a dire campi. Termini, questi, che trasmettono un'idea di precarietà e passaggio; a Milano ci sono però insediamenti rom regolarmente autorizzati dall'amministrazione comunale, con famiglie che ci abitano da più di vent'anni, che hanno trovato un lavoro e mandano i figli a scuola nel quartiere. E' il caso della comunità di via Idro 62, all'estrema periferia nord-est, della quale fanno parte circa 130 persone. "Siamo a tutti gli effetti cittadini italiani, solo che viviamo in modo diverso": a parlare è Marina che, in rappresentanza dei rom di via Idro, ha aperto con il suo intervento il dibattito pubblico - venerdì sera al quartiere Adriano - organizzato da gruppi della zona 2 impegnati sul territorio con molte iniziative concrete; tra questi, le associazioni Villa Pallavicini ed elementare.russo, il Comitato Forlanini, l'Osservatorio sui razzismi e la Fondazione Casa della Carità.

Rispetto alle situazioni dei campi dislocati in altre aree metropolitane, quella di via Idro potrebbe sembrare relativamente tranquilla, perlomeno un po' più "stabile". In realtà il destino di chi vi risiede è tutt'altro che sicuro, soprattutto da quando grava sui suoi abitanti la minaccia di allontanamento che, in base a recenti disposizioni, potrebbe scattare per chiunque abbia alle spalle sentenze passate in giudicato, pur risalenti a tanti anni fa. Inoltre, se ci sono cittadini disposti a investire tempo ed energie per favorire convivenza e integrazione, c'è anche chi i rom sotto casa proprio non li vuole e raccoglie firme per smantellare il campo.

Le testimonianze presentate durante l'incontro hanno esteso il discorso ad altre realtà, ancora più drammatiche. Come quella di via Forlanini dove, in un minicampo che ospita circa 25 rom, sono stati effettuati 15 sgomberi in due anni, nonostante l'impegno quotidiano di un attivissimo gruppo di sostegno. Un provvedimento risolutivo brutale e traumatico, quello degli sgomberi, diventato ormai prassi comune: ne fanno le spese soprattutto i bambini che sono in molti casi costretti ad abbandonare la classe dopo un faticoso inserimento, annullando i progressi compiuti, anche per quanto riguarda l'avvicinamento ai coetanei e alla collettività. In via Rubattino, non lontano da Lambrate, è capitato che alcune famiglie rom venissero allontanate anche cinque volte in un solo giorno. Lo racconta un gruppo di mamme che, insieme alle maestre, svolgono un lavoro continuativo e intenso per aiutare i piccoli rom a frequentare la scuola, nonostante la mancanza di mezzi.

Una storia a parte è quella di via Triboniano, il campo più popoloso di Milano e anche il più carente dal punto di vista di spazi e servizi. Avrebbe dovuto essere chiuso definitivamente già alcuni mesi fa, perché si trova proprio sulla strada dell'Expo 2015, cioè sulla via di accesso all'area su cui questo dovrebbe sorgere. Nel preventivare la chiusura della struttura non è stato preso però in considerazione, nella sua globalità, il futuro di chi vi abita. Ai rom erano state inizialmente destinate venti case Aler, da ristrutturare e assegnare attraverso la mediazione della Casa della Carità (contratto stipulato con tanto di firma da parte del Comune e della Prefettura). Il progetto si è però interrotto a metà strada e le famiglie che sono rimaste escluse dall'assegnazione hanno iniziato un procedimento legale che ha dato loro ragione. A parte quelle dell'Aler, ci sono comunque a Milano migliaia di abitazioni sfitte: perché non includerle in un piano che favorisca anche chi è stato sgomberato?

Da una periferia all'altra, il problema rimane complesso, le esperienze portate avanti con successo (come quella del Comune di Buccinasco, dove è stato organizzato un campo molto ben tenuto) si scontrano con l'eterna paura del diverso, la più dura da sconfiggere. E non va neppure dimenticato che i rom stessi, pur se disponibili alla collaborazione, trovano spesso difficoltà nel riconoscere le regole della società; anzi, la loro cultura li ha portati per secoli a crearne una parallela rispetto a quella dello Stato che li ospita. Oggi in Italia, contando le diverse etnie, ne sono presenti circa 140.000, non tutti in insediamenti legali: e c'è sempre chi li guarda con sospetto e si domanda " ma è vero che i rom rubano?". Generalizzazioni, luoghi comuni e pregiudizi allontanano le soluzioni; tragedie come quella recente di Roma - la morte di quattro bambini - riportano invece alla realtà, fanno vedere queste persone come una fascia debole della popolazione che l'amministrazione di una grande città ha il dovere di tutelare. Non demandando ancora una volta il grosso del carico all'infaticabile universo del volontariato.

 
Di Fabrizio (del 16/05/2011 @ 09:26:55 in Italia, visitato 1460 volte)

Segnalazione di Giovanna Bellotti

di Alessandro Marzo Magno

Anche prima dell'invenzione delle campagne elettorali c'era chi voleva cacciare via gli zingari. Nella Milano del Cinque-Seicento sembra che provocassero una specie di fobia collettiva, tanto da far varare una legge che stabiliva l'impunità per chiunque li avesse ammazzati e si fosse impadronito dei loro beni. Non è che se la cavassero tanto meglio da altre parti d'Italia, ma ma in nessun luogo come nel ducato milanese si varavano provvedimenti tanto duri. E tanto inutili. Visto che si è andati avanti per due secoli a inasprire le pene senza raggiungere il risultato voluto.

Nessuno faceva le campagne elettorali su di loro – anche perché le elezioni non erano ancora state inventate – ma gli zingari invece c'erano e già c'era anche chi voleva cacciarli via. Nella Milano del Cinque-Seicento sembra che gli zingari provocassero una specie di fobia collettiva, tanto da far varare una legge ("grida", in quel tempo, come ci ricordava Alessandro Manzoni) che stabiliva l'impunità per chiunque li avesse ammazzati e si fosse impadronito dei loro beni. Non che negli altri stati italiani volessero bene ai nomadi (li bandiscono da Roma e anche la Serenissima non vede l'ora di mandarli a vogare nelle galee), ma in nessun luogo come nel ducato milanese si varavano provvedimenti tanto duri (che però non servivano a niente, visto che si è andati avanti per due secoli a inasprire le pene senza raggiungere il risultato voluto).

Gli zingari penetrano in Europa occidentale nel XV secolo, spinti dalla conquista turca dei Balcani. Nei primi anni sono guardati con un misto di curiosità benevolenza, sentimenti che poi lasciano il passo alla ripulsa e all'odio. I primi a espellere gli zingari sono gli svizzeri di Lucerna, nel 1471; a ruota, seguono tutti gli altri. «È finito quel brevissimo lasso di tempo in cui lo zingaro, esotico e misterioso, incuriosiva la gente e commuoveva con la sua triste storia di pellegrino: inizia ora la caccia allo zingaro ladro, pigro e imbroglione», scrive Giorgio Viaggio nel suo Storia degli zingari in Italia.

Va subito chiarita una cosa: gli aspetti che più colpiscono negativamente le popolazioni di allora non sono tanto l'accattonaggio e la mendicità, quanto il fatto che siano considerati "oziosi", ovvero che non abbiano alcuna intenzione di cambiare stile di vita. Nelle società di antico regime chiedere l'elemosina non era un'attività così disdicevole: il buon cristiano aveva il dovere di aiutare i bisognosi, mentre esistevano confraternite e gilde di mendicanti e l'accattonaggio era un'attività regolata, con tanto di concessioni di licenze e divieto di mendicare per chi non fosse residente. A mano a mano che si sviluppa la filantropia, cresce il disprezzo per chi non si vuole sottrarre alla condizione di presunta inferiorità, la repulsione verso gli "oziosi", come li chiamavano al tempo. L'ozio, si sa, è il padre dei vizi. È sempre meno otium latino, ovvero lo stato di grazia che permette alla mente di partorire i suoi frutti migliori, e si avvicina sempre più all'accidia, cioè a uno dei sette peccati capitali.

Gli zingari rappresentano tutto ciò: sono gli estranei che portano il male. La loro persecuzione comincia, forse niente affatto casualmente, in anni e luoghi vicini alla persecuzione antiebraica, e continuerà nei secoli, fino agli Untermenschen dei nazisti.

I primi zingari arrivano a Milano, a fine Quattrocento, quando il duca Gian Galeazzo Sforza ne accoglie benevolmente un gruppo, capeggiato dal "conte del piccolo Egitto" (spessissimo gli zingari erano indicati come "egiziani" perché si pensava fossero originari del Nordafrica). Ma già il suo successore, Ludovico il Moro, vara un decreto con cui ordina agli zingari di allontanarsi dal territorio compreso tra i fiumi Po e Adda, minacciando di morte i disobbedienti. Si tratta di uno dei provvedimenti più severi del tempo, giustificato dal crescente numero di nomadi sul territorio milanese e dall'aumento di "furti e delitti". Alla morte dello Sforza, nel 1498, il ducato passa sotto la dominazione francese e anche gli Orleans confermano le politiche di espulsione: la grida del 23 aprile 1506 si occupa degli zingari dal punto di vista sanitario, affermando che con il loro nomadismo potrebbero favorire la diffusione della peste (il cosiddetto "cordone sanitario" consisteva in un blocco delle città in modo da impedire a chiunque di entrarvi e diffondere il contagio), ma già nel dicembre successivo si prendono provvedimenti più drastici, stabilendo che gli zingari debbano partire entro quattro giorni, pena la frusta, mentre gli osti che li ospitassero sarebbero puniti con un'ammenda di venticinque ducati.

Ma è con gli spagnoli che i provvedimenti antizingari a Milano diventano una vera e propria ossessione, tanto che si arriverà a una sessantina di grida sul tema. Il che, in paio di secoli, fa una media di una legge ogni poco più di tre anni, con un crescendo di pene talmente esagerato da rivelarne l'assoluta inefficacia. Con il duca di Terra Nova (1568) e Carlo d'Aragona (1587) inizia la repressione vera e propria, con la condanna a cinque anni di remo per gli uomini e alla «pubblica frusta» per le donne; nel decreto del 1587 si parla di «cingheri, gente pessima, infame, data solo alle rapine, ai furti e ogni sorte di mali». Una grida del 1605 comanda invece che nessuna «persona, ancora privilegiata o feudataria, ardisca alloggiare, dare ricetto, aiuto o favorire in alcun modo a detti cingari».

Nel 1624 in una legge contro le delinquenza comune gli zingari vengono definiti i più pericolosi tra i malfattori e si dichiara lecito derubarli delle loro cose, senza tener conto di permessi e licenze da essi posseduti (spesso avevano autorizzazioni all'accattonaggio e al girovagare emesse in Germania). Inoltre si intima il divieto di frequentarli. Evidentemente le autorità del ducato di Milano non riescono a fare nulla di concreto contro i nomadi, visto che autorizzano la giustizia fai da te: nel 1657 si concede alle popolazioni di riunirsi al suono della campane a martello «e perseguitare detti cingari prenderli e consignarli prigioni». Non si riesce a farli star buoni? E allora che non entrino nemmeno: il 15 marzo 1663 una grida vieta l'accesso agli zingari nel ducato, pena sette anni di galera agli uomini e alle donne di essere pubblicamente frustate e mutilate di un orecchio (la pena della galera non significa andare in prigione, significa diventare "forzati da remo" a bordo delle unità militari della flotta – galee o galere – da cui il termine è passato poi a indicare le carceri). Trent'anni dopo, nell'agosto 1693, è prevista l'impiccagione immediata per gli zingari che fossero trovati nel territorio milanese.

Di più: qualunque cittadino ha diritto di «ammazzarli impune» e poi di «levar loro ogni sorta di robbe, bestiami denari che gli trovasse», in regime di esenzione fiscale, «senza che s'habbia a interessare il regio fisco». Come in guerra, insomma: si ha diritto di ammazzare e di far bottino dei beni del nemico ucciso. «Parecchi di loro, specialmente donne, vennero abbruciati», scrive Francesco Predari, bibliotecario della Braidense, in "Origine e vicende dei zingari", pubblicato nel 1841. Bisognerà attendere Maria Teresa perché alla politica degli ammazzamenti si sostituisca quella, meno violenta, ma egualmente illiberale, dell'assimilazione forzata. Comunque la secolare lotta intrapresa dal ducato di Milano contro gli zingari non ha portato a nulla, sono sempre riusciti a evitare le conseguenze peggiori e continuare nel loro tradizionale nomadismo. I figli del vento non possono essere messi in gabbia.


NDR: Nel pezzo viene ripetuto + volte che gli zingari non votano, ed è per questo che le leggi si sono sempre burlate di loro. A Milano, per via Idro ma anche altri campi, il sindaco Moratti ha ripetuto + volte che dopo le elezioni sgombererà i campi... per andare... nessuno l'ha spiegato. Così, i Rom hanno ritirato le loro schede elettorali, hanno scelto sindaco e candidati e, se non fanno casino, andranno a votare. VEDIAMO CHI LA VINCERA' STAVOLTA.

 
Di Fabrizio (del 04/12/2011 @ 09:26:32 in Italia, visitato 1580 volte)

Parto dalla fine, la mia (personale) delusione per il teatrino visto in 6 mesi. In questo periodo ha visto, cercato, contattato, persone importanti e meno, ascoltato le loro dichiarazioni e poi le loro smentite, ho trovato tanti che volevano PARLARE, ma quasi nessuno che cercasse di DIALOGARE.

Settimana affollata di eventi, quella appena passata:


PRESIDIO A PALAZZO MARINO
Campi rom, trattative e stop agli sgomberi
Un tavolo di confronto entro Natale e, nel frattempo, niente sgomberi. L' accordo con la Consulta rom e sinti è arrivato per voce di Paolo Limonta, della segreteria del sindaco, che ieri pomeriggio è intervenuto al presidio organizzato davanti a palazzo Marino. Prima una ventina, poi sempre più numerosi, i rom hanno chiesto una moratoria per gli sgomberi («Quando fa freddo anche le Nazioni Unite indicano di sospenderli») e di fermare il piano Maroni. Circa 2 mila in tutta la città, i rom chiedono attraverso la portavoce Diana Pavlovic di aprire un confronto con il Comune. Insorge però l'opposizione di centrodestra. «Lo stop agli sgomberi dei campi nomadi è sconcertante, e ancor più lo è il ruolo dell' onnipresente Paolo Limonta che ha concluso la trattativa in nome e per conto dell' amministrazione comunale», osservano i pidiellini Carlo Masseroli e Pietro Tatarella.
Pagina 7 - (2 dicembre 2011)


Venerdì 02 Dicembre 2011 - 09:17 di Michela Corna
ROM, IL REBUS DEGLI SGOMBERI. GRANELLI: "BISOGNA INTERVENIRE SUBITO"
MILANO - È la rivincita dei rom con lo stop agli sgomberi? Ieri, una trentina di nomadi, capeggiati dalla consulta rom e sinti, ha manifestato davanti Palazzo Marino per chiedere «una moratoria agli allontanamenti forzati durante l'inverno». «Quando fa freddo anche le Nazioni Unite indicano di sospenderli», han detto. Quindi, gli sgomberi programmati entro dicembre, come in via Bonfadini, saranno rinviati? A incontrare i nomadi è stato Paolo Limonta, della segretaria del sindaco, ma senza ruolo istituzione all'interno della giunta, che si sarebbe impegnato, «a istituire un tavolo di confronto entro Natale e, nel frattempo, bloccare le ruspe». Una novità per l'assessore alla sicurezza Marco Granelli che sostiene «di non aver firmato nessun accordo»: «Credo che proprio per il bene delle persone che vivono nei campi sia necessario procedere più celermente in modo che non trascorrano l'intero inverno in situazioni poco dignitose e fortemente rischiose per la vita. Il campo di via Novara, per esempio, presenta delle condizioni igieniche-sanitarie pessime e gli impianti elettrici sono pericolosi. Vogliamo evitare una possibile tragedia e superare la logica dei campi, proponendo soluzioni di tipo abitativo per intere famiglie. Abbiamo già approvato progetti d'inserimento in case e cascine per venticinque famiglie di via Novara, via Bonfadini e via Idro, utilizzando i percorsi promossi dal Piano Maroni». Granelli incontrerà oggi Matteo De Bellis di Amnesty International, dopo l'accusa di «non aver rispettato gli standard internazionali dei diritti umani». L'assessore è chiaro nella sua posizione: «Ritengo di non aver svolto azioni contro i diritti umani, ma riconosco come istituzione umanitaria Amnesty e voglio stabilire un dialogo diretto»


di Karma Mara (Zona Autonoma Milano)
Presidio della Consulta Rom davanti a Palazzo Marino
Si è tenuto nel tardo pomeriggio di ieri il presidio voluto dalla Consulta rom e sinti davanti a Palazzo Marino, presidio che ha visto la presenza dei rappresentanti dei diversi campi, regolari e non, della città.
In piazza tante donne e tanti bambini aspettavano insieme una probabile uscita dal consiglio Comunale, riunito in seduta, di Paolo Limonta, collaboratore del sindaco sulle questioni più spinose che emergono dalle relazioni con la città.
Nel comunicato lanciato in rete la Consulta richiedeva all'amministrazione un incontro per discutere il tema dei continui sgomberi e per chiedere l'apertura di un tavolo di lavoro sulla questione rom e sinti.
Verso le cinque e trenta Paolo Limonta ha raggiunto il presidio ed è stato accolto da due bimbe rom che gli hanno consegnato il comunicato-documento della Consulta e una letterina scritta da una bimba rom di 11 anni risiedente in uno dei campi sottoposto a futuro sgombero.
I rappresentanti delle comunità presenti, tra cui quelle di via Novara e via Negrotto, hanno fatto richiesta a Limonta di un segno di discontinuità da parte di questa amministrazione rispetto alla politica della precedente; segno che fino alle dichiarazioni di ieri dell'assessore Granelli di una probabile sospensione degli sgomberi, non c'era stato.
E' stata fatta dunque richiesta di una moratoria degli sgomberi per l'inverno e di una deroga perché nei ricoveri comunali si accolgano le famiglie senza dividerle.
Limonta durante l'incontro ha tenuto a precisare che : "Questa giunta a differenza della precedente vi considera persone e non numeri, tanto che come avete visto i nostri sgomberi non avvengono ne in tenuta antisommossa né tantomeno con la presenza di ruspe… che sappiamo tutti cosa possono creare nell'immaginario dei bambini".
Dichiarazione subito smentita dall'intervento di un volontario operante nei campi che sollevando il problema dei campi non regolari ed in particolare quello di Bonfadini, gli ha ricordato come nell'ultimo tentato sgombero, proprio del campo irregolare di via Bonfadini, fossero presenti due ruspe e due camion Amsa.
Riguardo questo particolare campo è singolare come da poco si sia saputo che è decaduto l' originario motivo dello sgombero, sembra infatti essere notizia ufficiale che la strada statale Paullese di lì non passerà più, tanto che ci si domanda se quindi lo sgombero previsto per il 12 Dicembre sarà effettivo o meno.
Limonta si farà relatore per il sindaco sulla questione, ha promesso, e ha richiesto alla Consulta di fornirgli un resoconto che descriva le diverse realtà rom presenti sul territorio e le loro richieste; la Consulta ha accettato, ma ha richiesto l'apertura di un tavolo di lavoro sulla questione con una veduta più lunga sul futuro e una interrogazione su tutti gli atti dichiarati illegittimi dall'ultima sentenza del consiglio di Stato che dichiarava illegittimo il decreto emergenza.
Di fatto, rimane incerto il futuro per le comunità rom di questa città.
Di fatto, fino a quest'ultima sollecitazione, l'amministrazione non aveva realizzato un intervento conoscitivo sulle diverse comunità e le loro richieste, ma aveva applicato quasi alla lettera la politica della precedente, finendo così con il non differenziarsi su un tema delicato come il rapporto con una delle minoranze della città più bersagliate negli ultimi anni.
Ci piacerebbe che la scuola delle bimbe rom che hanno accolto ieri Limonta, sulla cartina di Milano all'opposto rispetto alla scuola elementare in cui lui insegna, formino in futuro un asse e non due linee parallele che non si incontrano mai.


e siamo a dicembre...

 
Di Fabrizio (del 09/07/2012 @ 09:26:15 in Kumpanija, visitato 1345 volte)

Primo evento della rassegna (totalmente autoprodotta ed autofinanziata) HAI MAI PROVATO IN VIA IDRO?

Giovedì 12 luglio  ore 20.00 cena - ore 21.30 proiezione di Gatto Nero Gatto Bianco, di Emir Kusturica
Comunità Rom Harvati - via Idro 62, Milano

Ci voleva un regista come Emir Kusturica, per unire in un film una storia d'amore shakespearina con i tempi delle comiche di un secolo fa. E ovviamente, erano necessari attori e scenografie adeguate.

    Però, però... sino all'anno scorso, consigliavamo di vedere questo film al vicesindaco De Corato. Cambiata giunta e attori, ci tocca segnalarlo con calore e preoccupazione al duo rampante Granelli-Majorino. Vedetelo, e capirete perché nel giocare agli sgomberi con i Rom, saremo noi e non loro a perdere la partita. Ce li ritroveremo sempre tra i piedi: puoi minacciarli, puoi picchiarli... sempre si rialzano in piedi continuando a vivere nel modo che sanno. Insomma, conoscono questo gioco da più tempo di noi. Ma De Corato non volle imparare la lezione (e perse poltrona), chissà che questi due...

La proiezione è gratuita. Si cena in anticipo al Marina Social Rom, primi piatti e piatti freddi estivi, piatti vegetariani e salamelle. Cena SOLO SU PRENOTAZIONE (dati i tempi stretti, confermare QUI le presenze entro martedì 10 luglio). Grazie e buona serata a tutti!

PS: in caso di maltempo, la proiezione si terrà al chiuso presso il centro polifunzionale.

Evento realizzato con la collaborazione di Ernesto Rossi - associazione ApertaMente di Buccinasco

 
Di Fabrizio (del 30/04/2011 @ 09:25:57 in Kumpanija, visitato 2711 volte)

Associazione Amici di Camilla presenta
UN POMERIGGIO IN VIA IDRO
con Sidi, Karisa... Miriam, Jonathan, Joussef, Maria...

Spettacolo, cibo, musica al villaggio di via Idro 62, per incontrarsi e conoscersi

Anteprima:
Sabato 7 maggio h. 15.30 - Laboratorio di pittura per bambini
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Domenica 8 maggio
h. 15.30 - spettacolo teatrale per bambini LA GIORNATA DI SIDI E KARISA
h. 16.45 - concerto con I MUZIKANTI DI BALVAL
h. 18.00 - GRIGLIATA
per tutta la durata della festa: LABORATORIO FOTOGRAFICO A CURA DI ALESSIA E FRANCESCA
Al termine i bambini lanceranno in aria 100 palloncini colorati

INOLTRE:
Biciclettata sulla Martesana con destinazione via Idro. Appuntamento domenica 8 maggio alle ore 14.15 in via Giacosa 46 (ingresso parco Trotter), a cura dell'Associazione "elementare.russo"

Venerdì 6 maggio alle ore 21.00 a villa Pallavicini in via Meucci 3:
A FORZA DI ESSERE VENTO - LO STERMINIO NAZISTA DEGLI ZINGARI Proiezione video e relazione di Paolo Finzi. Incontro pubblico a cura dell'Anpi sezione di Crescenzago, in collaborazione con l'Associazione Villa Pallavicini.

Promuovono:
A.N.P.I. Crescenzago - Associazione culturale AB - Associazione "elementare.russo" - Associazione la Città del Sole - Amici del Parco Trotter Onlus - Associazione VILLA PALLAVICINI - Comitato "Vivere in Zona 2" - Comitato Genitori Elementare S. Mamete - Comunità Rom via Idro 62 - Fondazione Casa della Carità - Legambiente Crescenzago - Martesanadue - Osservatorio sui razzismi - Partito Democratico Zona 2 - Sinistra Ecologia e Libertà Zona 2

 
Di Fabrizio (del 28/03/2012 @ 09:25:36 in musica e parole, visitato 1798 volte)

settembre 2011 - LE MEMORIE SI ABBRACCIANO: Paul Polansky con Cveto - via Idro 62

Continuano le tappe lombarde, organizzate dalla rivista FAREPOESIA, l'associazione LA CONTA e MAHALLA

Tocca a Milano, lunedì 2 aprile alle ore 21.00
CAM Ponte delle Gabelle, via san Marco 45

I lettori della Mahalla lo conoscono bene e qualcuno ha già potuto incontrarlo negli anni scorsi. Per i nuovi lettori, ecco un rapido ripasso.

Inoltre, Paul Polansky visiterà gli insediamenti rom di via Sacile (domenica 1 aprile) e di via Idro 62 (lunedì 2 aprile). Si ringrazia il Gruppo Sostegno Forlanini per la collaborazione. Ulteriori informazioni info@sivola.net

 
Di Fabrizio (del 08/09/2011 @ 09:25:19 in Italia, visitato 1416 volte)

La visita al campo di via Idro il 26 maggio 2011 (foto Dijana Pavlovic)

Ieri è stato reso noto il rapporto della visita in Italia a fine maggio scorso di Thomas Hammarberg, Alto Commissario del Consiglio d'Europa per i Diritti Umani.

Ne riferiscono, tra gli altri, i siti del Corriere e di Repubblica.

Questa la pagina del Consiglio d'Europa, a cui segue il rapporto dettagliato. Tutto in inglese e pure lunghetto. Purtroppo mi manca il tempo per tradurlo (ultimamente faccio fatica anche a star dietro alla posta). Nel caso, aiutatevi con Google Translator.

 
Di Fabrizio (del 24/04/2012 @ 09:25:00 in conflitti, visitato 1383 volte)

Dal diario di un dirigente della polizia municipale di Roma Capitale... (segnalazione di Carlo Stasolla)

Continua lo sgombro degli insediamenti abusivi con la bonifica dell'aerea nel territorio del V Municipio. Oggi abbiamo sgombrato quattro insediamenti abusivi tra la Palmiro Togliatti e Ponte Mammolo, ove al nostro arrivo i nomadi si sono allontanati alla spicciolata. Nel corso dell'operazione, all'interno di una baracca, sono stati rinvenuti dei testi e quaderni scolastici. Una piccola e immediata indagine ha dato la possibilità ad un bambino che chiameremo Sandro, di rientrare in possesso almeno dei libri e quaderni rubati nel pomeriggio, unitamente allo zainetto e autoradio dall'interno dell'auto della mamma. Il piccolo studente è rimasto molto soddisfatto riavere i suoi libri e quaderni


da Vicini Distanti cronache da via Idro (pagg. 96-97):

    La più giovane, una ragazzina, sgranocchia un pezzo di focaccia:

Sono arrivati alle 7 di mattina. Ti lasciano sotto la pioggia. Dovevo scaldare il latte per mio figlio di 4 mesi e non potevo, perché avevano tolto l'elettricità. Ma intanto davano da mangiare ai cuccioli di cane. "Che carini!" dicevano.

    La più anziana è come un fiume in piena. Ci conosciamo da oltre 20 anni; i miei figli e i suoi nipoti sono praticamente cresciuti assieme. Mi investe con frammenti di frase, ripetendomi cose che io e lei sappiamo a memoria.

Mi hanno portato via la mia casetta. Capisco se fosse stata rubata, ma l'avevo pagata tutta coi miei soldi.

Ho 62 anni, sono italiana e non rubo. Quando io e mio marito avevamo un negozio, ci siamo dissanguati con le tasse, e siamo finiti qui.

Mi hanno messo per strada solo perché sono una zingara. Mi cacciano e non ho più dove andare.

Mi hanno detto vai via, e poi mi hanno chiesto "Dove dormirai stanotte?". "Sotto quell'albero," ho risposto...

Ma ti rendi conto? Sono cardiopatica, ho il pace-maker e mi hanno dovuto mettere nell'ambulanza perché stavo male, e la dottoressa mi ripeteva che dovevo andare via. Ma con che cuore?? Io ho forse cacciato di casa quella dottoressa?

Se avessi rubato, non sarei qui. Ma se fossi stata una ladra o una extracomunitaria, avrei avuto un aiuto.

Vorrei avere un mitra qua tra le mani. Farei una strage, credimi, ho perso ogni speranza.

I miei vestiti, sono nella casa che mi hanno sequestrato, ed io sono qui...

Eppure questo campo l'ho fatto anch'io, sono andata in piazza assieme a tutti quando chiedevamo acqua e luce. Guardami in che condizione sono...

    E poi ricomincia, arrabbiandosi con me, con i politici, con i giornalisti. Deve sfogarsi, sa che nessuno vuole ascoltarla.

    Io, forse ho fatto troppa abitudine a ragionare, mediare, spiegare. Ma poi torno a casa con la stessa rabbia di questa gente e mi stanco di dover essere sempre diplomatico. Non servirà a nulla, ma uno sgombero sono persone, beni, affetti, sicurezze, che ogni volta sono messi in discussione. Ecco cosa state leggendo.

 
Di Fabrizio (del 21/10/2010 @ 09:24:09 in Kumpanija, visitato 1728 volte)


Torino:
Cerchiamo volontari!
Domenica 24 ottobre avremo bisogno anche del tuo aiuto.

Terra del Fuoco fornirà ai Rom gli strumenti e i mezzi necessari per liberare dai rifiuti gli spazi in cui vivono. Tutti sono invitati ad aderire all'iniziativa; insieme puliremo il campo avendo modo di conoscere un po' più da vicino quella realtà che talvolta ci rende diffidenti.

La bonifica del campo rom di Lungo Stura Lazio procede positivamente e si iniziano ad osservare i risultati. La giornata del 26 settembre di "Puliamo il mondo", promossa da Legambiente, è stata senza dubbio molto proficua, grazie all'entusiasmo dei volontari e dei Rom che con grande impegno e passione hanno dedicato quella domenica alla pulizia del campo.
Ci siamo resi conto che una sola giornata come quella del 26 settembre, per quanto fondamentale, no è stata sufficiente.
E' con queste premesse che vi chiediamo ancora un aiuto. Abbiamo convocato altri momenti collettivi per velocizzare un processo che si è rivelato più difficile del previsto.

Info e Contatti:
Rosanna - Terra del Fuoco
cell. 347-38.91.946
rosanna.falsetta@terradelfuoco.org
www.terradelfuoco.org


Milano:
Domenica 24 ottobre, le associazioni "Legambiente Crescenzago", "Amici della Martesana Greco", "Gorla Domani", promuovono con il contributo del Consorzio Est Ticino Villoresi

promuovono
Una giornata di volontariato per la pulizia del tratto milanese del Naviglio Martesana.

Ci si ritrova in 4 punti diversi alle 9.30
Uno dei quattro punti, sarà in via Idro 62, di fronte all'ingresso del campo nomadi. Alle operazioni di pulizia prenderanno parte gli abitanti del campo.

Tutta la cittadinanza è invitata.
Al termine della mattinata un gradevole aperitivo per tutti i partecipanti.
Nel pomeriggio all'Anfiteatro Martesana giochi per bambini a cura della Cooperativa Comin

 
Di Fabrizio (del 13/12/2011 @ 09:23:47 in Italia, visitato 1679 volte)

Quali Cittadini del Comitato X Milano di zona 2 siamo stati contattati dagli abitanti del campo di via Idro, che ci hanno manifestato la drammaticità dell'attuale situazione del campo dove già da alcuni mesi a seguito della morosità di alcuni abitanti del campo, è stata smantellata  la cabina per energia elettrica che riforniva tutto il campo e tagliata la fornitura di energia elettrica all'intero campo.
 
Il perdurare della situazione, in attesa di una serie di incontri con l'Amministrazione per trovare delle soluzioni di lungo periodo, ha portato alla realizzazione di alcuni allacciamenti abusivi di fortuna negli scorsi mesi, che ovviamente non possono essere la soluzione al problema  e non garantiscono la continuità della fornitura, nè la sicurezza della stessa.
 
Al campo abitano numerose famiglie con bambini piccoli ed anche anziani e la discontinuità della fornitura causa enormi disagi soprattutto ora che la stagione invernale è iniziata ed agli altri problem si unisce l'impossibilità di riscaldarsi.
 
Gli abitanti del campo ci hanno chiesto di aderire ad un documento da loro predisposto per far conoscere la situazione del campo e richiedere un intervento urgente ed immediato per il ripristino dell'energia elettrica. L'estrema urgenza di tale intervento, che prescinde da quelle che saranno le situazioni di lungo periodo che verranno adottate, ci ha indotto ad aderire senza indugio al documento predisposto dai residenti nel campo con l'ausilio delle associazioni che vi operano.
 
Continuiamo a essere fiduciosi  nella "diversità" di questa amministrazione  rispetto alle precedenti. Comprendiamo bene le difficoltà cui va incontro l'amministrazione in questo settore, ma siamo al contempo convinti che una più corretta e civile gestione dei campi nomadi e dei rapporti con le comunità che vi abitano sia un banco di prova decisivo per misurare il cambiamento culturale che abbiamo sostenuto in campagna elettorale. Riteniamo quindi che un forte segnale di discontinuità sia di fondamentale importanza.
 
Sin dalla campagna elettorale abbiamo condiviso con i partiti di zona della coalizione la chiara posizione che si oppone alla realizzazione di un campo di transito e favorisce  invece una riqualificazione del campo esistente, al fine di offrire alle persone che desiderino rimanervi (alcuni abitanti, come sapete, sono stanziali da decenni) una sistemazione che rispetti, oltre alla legge, anche la loro dignità di esseri umani.
La filosofia del "superamento della logica del campo" è condivisibile solo nella misura in cui essa si sostanzia nell'aiuto e nell'accompagnamento di chi sceglie liberamente di abbandonare questo tipo di vita, non nella coercizione di chi rivendica il diritto di vivere, con dignità e nella legalità, secondo una propria tradizione culturale.
 
Ora che, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato  n. 6050 del 16 novembre 2011, la possibilità di ottenere un ingente finanziamento non è più legata necessariamente alla realizzazione di un campo di transito previsto nell'ambito dell'ormai giuridicamente inesistente "piano Maroni", crediamo che si possa e si debba riaprire in modo costruttivo un dialogo con gli abitanti del campo e con i cittadini delle zone circostanti , nonchè con il convolgimento del consiglio di zona e e degli altri soggetti interessati sull'intervento da realizzare, i suoi modi e i suoi tempi.
 
Siamo altrettanto convinti che ciò si possa realizzare solo a due condizioni essenziali:
 
- l'intervento immediato dell'amministrazione per la  realizzazione degli interventi indifferibili a garanzia dei servizi essenziali del campo di via Idro ed in particolare che venga immediatamente ripristinata la fornitura di energia elettrica, senza se e senza ma, anche in attesa di una definizione delle condizioni contrattuali e delle modalità (e responsabilità) per il pagamento. Lo ripetiamo con forza; qualunque sia la ragione, lasciare una comunità con bambini e anziani senza energia nel mese di dicembre non è degno della città civile che abbiamo sognato insieme.
 
- che ogni decisione relativa al futuro del campo di via Idro sia frutto di scelte condivise e  l'amministrazione avvii un percorso decisionale sulla piena consultazione degli abitanti del campo e dei cittadini del quartiere, del consiglio di zona e degli altri enti interessati  e garantisca,  in pendenza di questo percorso una moratoria su ogni ipotesi di intervento di sgombero dell’area mediante la forza pubblica delle persone che a oggi abbiano titolo a risiedervi.


Certi dell'impegno di questa amministrazione per il miglioramento delle condizioni di vita dei residenti dentro e fuori il campo di via Idro e della disponibilità a discutere e condividere le scelte con i cittadini, confidiamo in una risposta celere e costruttiva.
 
ComitatixMilano Zona 2 Milano - 9 Novembre 2011

                                                     
Al Sig. Sindaco di Milano
GIULIANO PISAPIA
sindaco.pisapia@comune.milano.it
 
All'Assessore alla sicurezza e coesione sociale
MARCO GRANELLI
assessore.granelli@comune.milano.it
 
All'Assessore alle politiche sociali e cultura della salute
PIERFRANCESCO MAJORINO
assessore.majorino@comune.milano.it
 
Al Settore Relazioni Istituzionali e con la Città
Ufficio per la Città
PAOLO LIMONTA    
paololimonta@gmail.com


Campo di via Idro- emergenza umanitaria

La sentenza del Consiglio di Stato del 16 novembre 2011  cancella il Piano Maroni che prevedeva  il finanziamento di un campo di transito in via Idro e la chiusura di quello attuale  entro il 31 dicembre 2011.

 "Andiamo avanti, come da programma. I fondi europei ci sono e in qualche modo continueremo a usarli" dice l'assessore Granelli, confermando il programma della Giunta Moratti.

Preoccupato don Virginio Colmegna che, concluso il reinserimento di 600 rom del Triboniano, deve gestire la trasformazione di Via Idro in un "Campo di sosta", si legge su "la Repubblica" del 22 novembre 2011.

Perché si persegue su una linea che viene profondamente messa in discussione dalla sentenza del Consiglio di Stato?

Intanto assistiamo ad una emergenza umanitaria, ignota a molti cittadini di Crescenzago, che si sta consumando nel campo di Via Idro. Il campo, giorno dopo giorno, si sta sempre più degradando: manca la corrente elettrica da mesi, gli abitanti del campo vivono al freddo, non funzionano i frigoriferi, le fogne straripano, la strada si allaga, mancano il lavoro e una prospettiva per il futuro.
E le vittime sono di conseguenza bambini, donne, anziani, i soggetti più deboli e indifesi.

I Rom che abitano in via Idro, sono cittadini italiani e hanno il diritto come tutti  che venga trovata assieme  una soluzione  dignitosa, sia per quelli che intendono trovare altrove una sistemazione sia per quelli che ci vogliono rimanere.

Perché non si interviene subito a garantire condizioni di vita civili, trovando una soluzione rapida alla fornitura della corrente elettrica?

Perché ancora chiudere un campo, che ha problemi che vanno certamente affrontati e governati, per sostituirlo con un campo di transito che porterà ad un peggioramento del contesto ambientale nel quale è collocata via Padova e dintorni, già sufficientemente critico e complesso?

Perché non si  vuole tenere conto del fatto che cittadini, comitati, partiti e Consiglio di Zona si sono schierati contro il campo di transito e si sono espressi favorevolmente  per la riqualificazione di via Idro ? Chiediamo al sindaco Pisapia di intervenire.
    
A tutte le  persone devono esser garantiti  i diritti fondamentali.
Le decisioni democratiche devono essere ascoltate e  rispettate.

Adesioni:
Comunità Rom di via Idro 62 - Comitato VIVERE IN ZONA 2 - ANPI Crescenzago - ANPI L. Viganò - redazione MARTESANA 2 - redazione MAHALLA - Associazione culturale AB - Sinistra Ecologia Libertà zona 2 - Verdi zona 2 - ComitatoxMilano zona 2 - Lista Sinistra per Pisapia di zona 2 - Partito dei Comunisti Italiani, Sezione Alessandro Vaia

Singoli:
Antonio Piazzi - Stefania Benedetti - Gabriella Conedera

 
Di Fabrizio (del 27/03/2011 @ 09:21:24 in media, visitato 1592 volte)

 Il link per chi legge da Facebook

In diretta da via Idro (Milano) il programma Buongiorno Regione di Rai3 ha parlato del campo nomadi. 23-03-2011

 
Di Fabrizio (del 18/08/2010 @ 09:20:41 in Italia, visitato 1388 volte)

Dichiarazioni fotocopia del vicesindaco, Casa della Carità che ormai non sa più che pesci pigliare e voci che si rincorrono... E' da più di un anno che si ripete che i campi verranno smantellati, il tempo stringe e ancora nessuno sa (o chi lo sa sta zitto), dove andranno i Rom dei campi e con che mezzi... L'unica cosa certa è che la tensione nei campi si taglia col coltello.

REPUBBLICA Milano

di ZITA DAZZI - Il campo rom chiuderà a metà ottobre, in anticipo Cresce la tensione nelle baraccopoli

Si accorciano i tempi per i campi rom di via Triboniano e di via Barzaghi. La chiusura, annunciata per fine anno, sarà invece a metà ottobre. Un mese e mezzo prima del previsto. Metà delle famiglie tornerà in Romania, col sostegno economico dello Stato italiano, mentre per le altre si stanno cercando soluzioni alternative: casa in affitto e borse lavoro. Un percorso non facile, tutto in salita e da costruire. A Musocco, fra le roulotte e i container, si vivono queste ultime settimane in un clima di tensione crescente. Gli operatori della Casa della Carità si fanno vedere il meno possibile, giusto il necessario per prendere accordi con le famiglie coinvolte nel piano di evacuazione. Ma non tutti collaborano.

Intanto, in prefettura, si susseguono gli incontri e i colloqui per cercare di definire i dettagli dell'operazione e per cercare di arrivare all'autunno con la mina del Triboniano disinnescata. "Le date sono già stabilite, stiamo lavorando per dare un aiuto a tutte le famiglie coinvolte", assicura l'assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli. Il compito più difficile sta agli operatori della Casa della Carità che ha rinnovato fino a dicembre l'appalto per la gestione del più grande campo nomadi della città, quasi 600 presenze fra romeni e bosniaci, costruito tre anni fa su un'area oggi destinata al passaggio di una strada per l'Expo 2015.

Odissea Rubattino | Accampati nella ex fabbrica | "La famiglia adottiva" |

Il piano Maroni mette a disposizione 13 milioni di euro per lo sgombero di questo campo, oltre che di quelli in via Novara e via Idro. Gli incaricati di don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, stanno terminando gli incontri con le singole famiglie per valutare un progetto di uscita dalla precarietà. "Con alcuni è possibile pensare a un sostegno per l'inserimento in alloggi in affitto e l'assegnazione di una borsa lavoro, con l'obiettivo di arrivare alla totale autonomia del nucleo familiare - spiega Colmegna - Per gli altri invece ci sarà un contributo per il rientro in Romania, dove pure abbiamo progetti di inserimento lavorativo in collaborazione con le amministrazioni locali".

Ma non tutti i rom sono pronti alla collaborazione. "Finora abbiamo sentito tante promesse e poche cose concrete - dice Christian, uno dei portavoce del campo - Sappiamo che ad ottobre dovremo uscire da qui, ma molti temono di restare per strada, di essere sgomberati e basta, come è già successo in passato. Ma siamo pronti a fare sentire la nostra voce".

Due mesi fa, senza alcuna avvisaglia, al Triboniano scattò una vera e propria rivolta con lancio di pietre contro le forze dell'ordine e auto date alle fiamme. Scene di guerriglia che si sono viste anche pochi giorni fa, al campo comunale di via Chiesa Rossa, dove sono arrivate le ruspe per demolire tre villette abusive costruite da una famiglia di 15 rom italiani. Dai controlli catastali è emerso infatti che un membro della famiglia aveva un'altra casa intestata in Lombardia.

"Un importante segnale di legalità", ha definito l'intervento il vicesindaco Riccardo De Corato: "Gli agenti hanno dovuto subire un lancio di pietre, chiavi inglesi e oggetti contundenti da parte dei nomadi allontanati e dei loro familiari. Ma i nomadi nei campi del Comune conoscono bene il regolamento: chi ha proprietà immobiliari non può vivere a spese dei milanesi. È una violazione inaccettabile che rasenta la truffa e per questo i servizi sociali e la polizia locale continueranno a fare accertamenti per evitare furbizie e pratiche parassitarie".

 
Di Fabrizio (del 12/03/2011 @ 09:20:11 in Italia, visitato 2325 volte)

Il mio intervento all'iniziativa di "Sinistra Ecologia e Libertà" in zona 2 a Milano, lo scorso 10 marzo. Prima di dimenticarmi, c'è una PREMESSA [incredibile! c'erano anche "i miei amici" : - )]

Chi mi conosce sa già di cosa parlerò e probabilmente sta sbuffando - vediamo di non deluderlo.

Si tratta di stretta attualità: proprio una settimana fa nel campo comunale di via Idro sono state sgomberate 4 famiglie, 3 delle quali vi risiedevano dalla sua formazione; una addirittura sulla carta d'identità aveva segnato proprio "via Idro 62". In compenso, i residenti abusivi nel campo sono ancora al loro posto.

Visto che c'erano degli allacciamenti abusivi alla cabina elettrica, è stato divelto tutto il quadro, così hanno tolto la corrente anche a chi aveva un regolare contatore.

RISULTATO: 4 famiglie sono a spasso per la città, forse sotto casa vostra. Ora tutte le famiglie hanno allacci elettrici volanti, e naturalmente abusivi. Insomma, vorrei PARLARE CHIARO con voi.

Uno si chiede se TUTTO CIO' HA UN SENSO. Io lo chiedo alla sinistra.

Perché dalla destra so cosa aspettarmi (e se lo so io, forse lo sanno anche gli elettori); ma la sinistra, a parte protestare contro i BARBARI, cosa propone?

C'è un equivoco buonista: SI FA FINTA CHE IL PROBLEMA NON ESISTA ed intanto quel problema marcisce.

Questa sinistra ha idea di quanti campi nomadi ci siano in città? Quanti siano regolari e quanti no? Quanti siano i Rom e i Sinti in città e nel circondario?

Forse conosce solo il nome di qualche associazione che se ne occupa, perché preferisce star zitta e delegare.

IN CITTA' NON ESISTE UNA POLITICA che affronti il problema, al limite c'è la destra, che lo sposta di qua e di là.

COME NON ESISTE PIU' UNA POLITICA CHE SI RIVOLGA ALLE PERIFERIE.

TRADUCO IN POLITICHESE: nei giorni pari si critica DE CORATO, ed in quelli dispari, per mancanza di idee, si finisce ad appoggiare PENATI alle elezioni (quello che diceva "...non sono mica i Gipsy King!").

Parlando invece della zona 2, non ce ne preoccupiamo perché quei Rom siano i più belli, ma perché sono qua da più di 40 anni.

Le proposte ci sono, mi riferisco al lavoro del TAVOLO ROM, presentato lo scorso maggio, che fornisce indicazioni pratiche nel campo della casa e del lavoro.

Soprattutto, non promette soldi, ma investe il necessario. Viceversa, sinora la destra ha sbandierato somme da capogiro ("abbiamo messo sul piatto 13 milioni, non potete dire che siamo razzisti"), senza che nessuno abbia visto un euro.

Quanto proposto dal TAVOLO ROM prevede soluzioni differenti a seconda delle caratteristiche delle varie comunità, e  può applicarsi anche al nostro caso. Difatti in via Idro c'è chi ha già acquistato un terreno dove trasferirsi, chi lo farebbe e chi intende rimanere se il campo fosse risistemato. Tutti obbligati a rimanere perché il comune non ha rispettato le sue promesse di finanziare queste 3 possibilità.

Se l'avesse fatto, il campo vedrebbe ora una cinquantina di presenze, e dal punto di vista dei numeri sarebbe sicuramente gestibile con più facilità.

DI COSA CI SAREBBE BISOGNO? Di risistemare i bagni, collegare le colonnine antincendio, ripristinare la cabina elettrica con contratti a forfait per le famiglie (come da loro richiesto), di risistemare il fondo stradale perché il campo non si allaghi quando piove. Il tutto, con gare d'appalto che finalmente siano regolari. Insomma, ROBA NORMALISSIMA, questo il guaio in un paese dove si promettono sempre i miracoli e si dimentica l'ordinaria amministrazione.

Esiste al campo una cooperativa che da oltre 20 anni si occupa di manutenzione del verde. Ed è senza lavoro, anche se il campo si trova immerso in uno dei pochi polmoni verdi della zona.

Non usciremo da questa storia, se non si capisce il valore di quest'area: una cerniera tra il parco Lambro, il parco della Martesana e quello della Media Valle del Lambro. Un'area che dobbiamo valorizzare, visto che non ci sono tanti spazi verdi in zona.

Ma bisogna anche rendersi conto che il destino del campo e quello di polmone verde sono legati tra loro. Se il campo dovesse sparire per qualche strana ragione, sappiamo che da anni ci sono forti appetiti immobiliari su quella zona.

TERMINANDO: I rom non si limitano a rubarvi le autoradio. Non ci crederete, leggono anche con attenzione i giornali. Una delle notizie più gettonate al campo è quella di De Corato che giudica del tutto regolare la famosa questione della BATCAVERNA del figlio della Moratti. Siamo indecisi:

  • Ci costruiamo un rifugio antiaereo (che sarà ovviamente condonato)?
  • O invitiamo DE CORATO ad una grigliata?

Nel caso, fateci sapere il telefono del vicesindaco.

 
Di Fabrizio (del 10/07/2012 @ 09:19:37 in scuola, visitato 1184 volte)

immagine da giovannamulas.baab.it

Poiché i genitori non sono più nomadi da un bel po' di tempo, anche quest'estate i bambini rom di via Idro non si sposteranno dal campo.

Cerchiamo per loro giochi, fumetti e libri di narrativa e di attività per le vacanze (anche usati ma in buone condizioni).
Si accettano anche giochi per play station 2 (particolarmente ambiti da un birbante di cui non faccio il nome).

E si accettano anche, perché siamo previdenti e pensiamo già alla riapertura della scuola, quaderni, penne, matite, colori ecc.

Per consegne e ritiri, anche a domicilio in zona 2 (massimo 3), scrivetemi o chiamatemi al 334-3532691, meglio entro la prossima settimana.

Invitandovi a diffondere, vi ringrazio anticipatamente.

Piero

PS: buone vacanze, ovunque le trascorriate. Se a Milano, anche in via Idro al Marina Social Rom.

 
Di Fabrizio (del 09/03/2011 @ 09:19:25 in Italia, visitato 2313 volte)

7 marzo 2011 - Se avete letto che il campo rom di Via Idro è stato sgomberato, sappiate che non è vero!

La polizia in assetto antisommossa (con vigili del fuoco, vigili urbani, ambulanze, ruspe, ecc.) è intervenuta giovedì 3 marzo 2011, di buon mattino, quando ancora i bambini si stavano preparando per andare a scuola e si sono talmente spaventati che i loro genitori hanno preferito tenerli a casa. Tutto questo solo per allontanare tre famiglie che vivevano fuori dal campo nomadi e con l'occasione è stata divelta anche la cabina della luce che ha lasciato il campo al buio ed al freddo.

In Via Idro abitano da 20 anni famiglie che hanno ottenuto una piazzola in uso dal Comune con regolare contratto di assegnazione. Sono cittadini milanesi.

CHIEDIAMO AL COMUNE

• Come intende risolvere e garantire sicurezza per tutti
, residenti della zona e del campo?

Ciò sarebbe possibile se il Comune avesse la volontà politica di predisporre un progetto che utilizzi i fondi del piano Maroni, già stanziati, ma non per un campo di transito come vuole la giunta Moratti. Non avevano detto zero campi? Come hanno gestito in questi anni i campi di transito? Hanno controllato gli ingressi e garantito sicurezza per tutti? No! noi non ci fidiamo della Moratti, della Lega Nord e delle loro promesse. La giunta Moratti e la Lega milanese spendono i nostri soldi solo per demolire. Chi rimane senza alloggio dove va? Di questo il Comune non si interessa! Anzi a loro interessa che vadano da altre parti per poter poi distruggere ancora le loro abitazioni e far passare in televisione e sui giornali il messaggio che combattono l'illegalità e sono dalla parte dei cittadini: alimentano solo la paura senza preoccuparsi di trovare soluzioni! E' questo il modo di governare una città?

• Di verificare con puntualità il corretto insediamento delle famiglie già censite nei controlli in questi ultimi due anni e tutelare le stesse famiglie da ingressi abusivi nel campo che mettano a repentaglio la legalità e la coesione sociale.

• Di fornire, una volta per tutte, la corrente elettrica ad ogni famiglia, attraverso la posa di contatori personalizzati che li ponga nelle condizioni di pagare le bollette o andare incontro alla sospensione della fornitura in caso di morosità in modo individuale e non collettivo. Come in tutti i condomini se una famiglia non paga le utenze, le stesse vengono sospese solo alla famiglia morosa e non a tutto il condominio.

Rispetto per tutti i cittadini!

Associazione VILLA PALLAVICINI - A.N.P.I. Crescenzago - Associazione "elementare.russo" - Comitato "Vivere in Zona 2" - Fondazione Casa della Carità - Legambiente Crescenzago - Comunità Rom via Idro 62 - Comitato Genitori Elementare S. Mamete - Partito Democratico-Zona 2 - Osservatorio sui razzismi - Sinistra Ecologia e Libertà-Zona 2 - Martesanadue

 
Di Fabrizio (del 11/10/2010 @ 09:19:04 in Kumpanija, visitato 1843 volte)

Dopo il comunicato dello scorso 24 settembre e una serie di riunioni, ieri mattina i Rom di via Idro hanno volantinato a Milano in piazza Costantino assieme ai gagé della zona

LA COSTITUZIONE VALE PER TUTTI ANCHE PER I MINISTRI ED IL SINDACO!!!
BASTA GOVERNARE CON LA PAURA!!!

In via Idro c'è un insediamento di famiglie rom (in tutto circa 150-160 persone), non è una novità, ma forse non tutti sanno che SONO CITTADINI ITALIANI!

Molte di queste famiglie VIVONO LÌ DA OLTRE 20 ANNI, il "campo" è uno di quelli realizzati dal Comune negli anni '90: il campo è autorizzato!

In Via Idro il Comune vorrebbe realizzare un "campo di transito" dove poter trasferire anche una parte degli abitanti del campo di Via Triboniano che stanno sgomberando in quanto quei terreni rientrano nell'area destinata all'EXPO 2015…

La scorsa settimana sono state recapitate 20 lettere di "sfratto": non è cosa da poco, sono coinvolte quasi tutte le famiglie (circa 120 persone tra cui bambini che da anni frequentano le scuole della nostra  zona).

Nelle motivazioni degli sfratti sono stati riesumati anche vecchi reati risalenti fino a 35 anni fa – alcuni francamente di nessuna gravità come il "chiedere l'elemosina" che parecchi anni fa era considerato reato penale. Ma, cosa ancor più grave, la colpa del singolo viene fatta ricadere sull'intero nucleo familiare: basta che ci sia stato un solo componente della famiglia che ha commesso il reato (anche una sola volta e per il quale ha già scontato la pena) che si intima a tutto il nucleo di abbandonare il campo!

Ecco perché una ventina di lettere implicano lo sfratto dal campo per circa 120 persone.

Gli interessati, aiutati da Casa della Carità (che è presente nel campo di Via Idro ed in quello di Triboniano con un presidio sociale), hanno subito inviato regolare lettera di opposizione allo sfratto e stanno attivando un ricorso al TAR.

Questi sfratti possono essere i primi passi dell'Amministrazione Comunale verso la realizzazione del campo di transito!

Le famiglie del campo sono molto preoccupate: hanno paura che da un momento all'altro possano arrivare le ruspe, senza ulteriori avvertimenti.... non sarebbe la prima volta a Milano! Se ciò avvenisse si creerebbe una situazione devastante per queste famiglie.

Pensiamo che non sia giusto che tutte le famiglie paghino per errori (se ci sono) commessi solo da qualcuno.

Nel campo ci sono tante persone che si comportano bene: uomini e donne che hanno intrapreso un percorso per vivere dignitosamente, bambini che hanno iniziato un percorso scolastico: quest'anno sono 27 i bambini che frequentano l'IC Russo-Pimentel – elementari e medie -cacciarli significa ributtarli in una situazione di precarietà; è loro diritto continuare a vivere nel campo senza essere abbandonati dalle istituzioni.

TUTTO QUESTO È INGIUSTO E VIOLA LA COSTITUZIONE ITALIANA!

TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITÀ SOCIALE E SONO EGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, SENZA DISTINZIONE DI SESSO, DI RAZZA, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONI POLITICHE, DI CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI [art. 3 della Costituzione Italiana].

LA REPUBBLICA TUTELA CON APPOSITE NORME LE MINORANZE LINGUISTICHE [art. 6 della Costituzione Italiana].

LA RESPONSABILITÀ PENALE È PERSONALE [art. 27 della Costituzione Italiana].

Difendiamo il diritto delle persone a vivere dignitosamente!

Difendiamo il diritto dei cittadini che non commettono reati a vivere come meglio credono.

Chiediamo rispetto della legalità da parte di tutti, questo significa anche il rispetto dei patti e degli accordi già sottoscritti.

Non vogliamo un campo di transito in Via Idro!

A.N.P.I. Crescenzago, Assoc. VILLA PALLAVICINI, Assoc. elementare.russo, Martesanadue, Comunità Rom di via Idro 62, Legambiente Crescenzago, Osservatorio sui razzismi, Comitato "Vivere in Zona 2, Partito Democratico-Zona 2, Sinistra Ecologia e Libertà-Zona 2

8 ottobre 2010 ciclostilato in proprio

 
Di Fabrizio (del 22/04/2012 @ 09:19:04 in musica e parole, visitato 1924 volte)

Enoteca 70' café LIGERA
via Padova 133 - MILANO

Domenica 29 aprile 2012
presentazione di:


VICINI DISTANTI cronache da via Idro
a cura di Fabrizio Casavola
LIGERA edizioni - collana Idee
128 pagine - 14 euro


Programma:

  • h. 19.30: l'autore intervista alcuni abitanti di via Idro sulle storie presenti nel libro
  • h. 20:45: aperitivo offerto dall'enoteca Ligera
  • h. 21.30: concerto di George Moldoveanu, già direttore d'orchestra in Romania (5 euro, ingresso gratuito a chi presenta una copia del libro)

Alcune cose da sapere:

 
Di Fabrizio (del 24/09/2012 @ 09:18:24 in Italia, visitato 2280 volte)

Giornalista, poeta, scrittore, fotografo, regista e antropologo di fama internazionale, ma anche ex pugile e giocatore di football americano...
Agli inizi degli anni '90 inizia un lungo percorso di ricerca sulle origini della propria famiglia, durante il quale scopre documenti che permettono di riportare alla luce l'esistenza del campo di concentramento di Lety, in Repubblica Ceca, che oggi è un allevamento di maiali. Le testimonianze raccolte lo rendono inviso al governo ceco.
Nel 1999 viene ingaggiato dalle Nazioni Unite e inviato nel Kosovo come intermediario tra le istituzioni e i gruppi rom perseguitati. Lotterà per 11 anni perché i Rom, cacciati dagli estremisti albanesi, possano uscire dai campi profughi, costruiti su terreni altamente inquinati da piombo e metalli pesanti.
Nel 2004 è insignito del premio Human Rights Award, consegnatogli direttamente da Günter Grass. Nel 2005 il suo film-documentario Gipsy Blood, visibile su youtube, è premiato al Golden Wheel International Film Festival di Skopje.
Attualmente risiede a Nish, in Serbia, dove prosegue la sua attività per i diritti umani, tramite l'associazione Kosovo Roma Refugee Foundation.


  • Sabato 29 settembre: ore 13,00-14,30 Circolo Vereda, via De' Poeti 2/E "Poesia per restare umani", reading di Paul Polansky & Co, nell'ambito dell'evento "100 Thousand Poets For Change"

100 Thousand Poets For Change a Bologna
Coordinamento:
Marina Mazzolani, italiana autoctona amante della diversità.
Pina Piccolo, italo-americana, figlia della migrazione.
Antar Marincola, somalo-italiano, figlio del colonialismo.
Gassid Babilonia, iracheno, figlio delle guerra.

Nell'ambito di 100 Thousand Poets for Change, unendosi simultaneamente a 700 iniziative sparse per il mondo in 115 nazioni, i bar, le librerie, i giardini, i luoghi storici di Bologna si aprono a oltre 80 poeti e alla poesia per costruire insieme nuove visioni di un mondo non straziato da guerre, diseguaglianze, ignobili distribuzioni delle ricchezze, sfruttamento insensato della Terra.
Bologna in mani ai poeti: Sono coinvolti più ottanta poeti in questo evento, poeti famosi e altri giovani, poeti che credono nella possibilità del cambiamento globale, cercano con il loro linguaggio di dimostrare la loro indignazione verso un mondo considerato, erroneamente, libero, democratico e difensore dei diritti umani.
In tempi di crisi globale l'urgenza di cambiamento a livello sociale, politico ed ecologico si avverte ancora di più ed i poeti , che spesso captano i cambiamenti nello "spirito dei tempi" e lo trasmettono con la perizia dei propri versi possono contribuire in maniera efficace al movimento verso il nuovo.
I poeti hanno sempre scritto e gridato per la pace, i diritti umani, la convivenza universale e tanti altri ideali, ma si faceva sempre in modo personale, o a livello di piccoli gruppi. E' la prima volta, nella storia umana, che i poeti si sono uniti tutti quanti per gridare in coro contro l'ingiustizia, contro le guerre, contro la diseguaglianza, contro il razzismo, contro la fame e contro tutti gli ideali sbagliati di un mondo che ormai sta andando alla rovina.
I cambiamenti si fanno a piccoli passi, e non si fanno a passi di uragano, perché un uragano lascia sempre disastri dietro. A piccoli passi cerchiamo di cambiare un mondo che è stato cambiato verso il male a piccoli passi.
A questo appello possono rispondere anche gli altri artisti di tutti i generi d'arte, e tutte le persone che credono nella possibilità del cambiamento, in modo da coinvolgere assolutamente tutti.

Itinerario delle letture poetiche:
Ore 10,00-14,00 Sala Borsa, Piazza Maggiore
Ore 11,00-12,00 Libreria Coop Ambasciatori, via Orefici 19
Ore 13,00-14,30 Circolo Vereda, via De' Poeti 2/E "Poesia per restare umani", reading di Paul Polansky & Co.
Ore 15,00-18,30 Bar L'Ortica, via Mascarella 25
Ore 16,00-17,30 Mural "500 anni dalla conquista", via Zamboni, Piazza Scaravilli, lettura di poesie latino-americane
Ore 16,30-18,00 Bar Linea, sotto il Palazzo di Re Enzo
Ore 18,00-20,00 Nuova Arena Orfeonica, v. Broccaindosso 50
Ore 18,30-20,30 Poeti in cammino, da P. Maggiore a P. Verdi
Ore 18,00-20,30 Libreria delle Moline, via delle Moline 3/a
Ore 20,00-23,00 Giardino del Guasto, "Omaggio a PierPaolo Pasolini - una panca, poesia e musica", con il sax di Guglielmo Pagnozzi
Ore 20,30-23,00 Bar La Scuderia, Piazza Verdi
Ore 21,00-23,00 Bottega del Mondo "Potosì", via Mascarella 35/a
Ore 21,00-24,00 Antico Bar dei Licei, via Broccaindosso 69/A

Vi preghiamo di diffondere l'evento, e anche di seguirlo, perché pubblicheremo le locandine dei singoli eventi corrispondenti ai diversi posti.


SETTIMANA MILANESE

  • 1 ottobre Ore 21.00 Reading presso CAM Ponte delle Gabelle, via san Marco 45 (ingresso libero).
  • 2 ottobre Ore 21.00 Reading presso circolo "Via d'Acqua", viale Bligny 84 PAVIA (ingresso con tessera Arci ed offerta libera a sostegno per l'iniziativa)
  • 3 ottobre Ore 16.00 visita agli insediamenti rom in zona Cavriana-Forlanini. Ore 21.00 Reading presso Libreria Popolare in via Tadino 18 (ingresso libero).
  • 4 ottobre Pomeriggio (orario da definire): visita al villaggio rom di via Idro, seguita da Reading alle ore 21.00 (ingresso libero). Alle 20.00 sarà possibile cenare al Social Rom (cena solo su prenotazione,  347-717.96.02 oppure info@sivola.net).
  • 5 ottobre Pomeriggio (orario da definire): visita al campo sinti Terradeo a Buccinasco. Ore 21.00 Reading a Corsico presso la Biblioteca comunale di via Buonarroti n. 8 (ingresso libero).
  • 6 ottobre Pomeriggio (orario da definire): visita al campo di Monte Bisbino (Milano-Baranzate).
  • 7 ottobre Ore 21.30 Reading all'enoteca Ligera via Padova 133 (ingresso libero).

Organizzano: LA CONTA di Milano, ApertaMente di Buccinasco, FAREPOESIA di Pavia e Mahalla con il concorso delle comunità rom e sinte locali - per informazioni: 347-717.96.02 oppure info@sivola.net

 
Di Fabrizio (del 17/10/2012 @ 09:17:39 in media, visitato 924 volte)

Onde Road Posted on October 13, 2012
"I Rom hanno una mappa infinita nel palmo della mano. Io cercavo affannosamente la mia, strofinando sotto un filo d'acqua le mani sporche di terra; mio padre vedeva la sua, con più chiarezza. Avevo sei anni, e non sapevo ancora bene cosa volesse dire partire". Una giovane Rom di nome Rebecca inizia a soli sei anni un forzato e lungo viaggio itinerante, che dal Sud America l'ha portata in Europa e infine in Italia. Una vita la sua, intrisa di drammi e dolori. Sgomberi forzati delle baracche, incendi nei campi di Napoli, lunghe notti all'addiaccio nei giardini pubblici di Milano, all'interno di vagoni abbandonati. Rebecca ha però una capacità fuori dal comune, un dono innato: comunica con i colori. Il fascino per la pittura la attrae fin dalla nascita e disegna usando quello che trova, bastoncini, mattonelle colorate e addirittura sassi. Finché qualcuno non le regala una scatola di tempere… Rebecca è venuta a trovarci a Radio Popolare e ci racconta dei suoi viaggi e della sua passione per la pittura.

A qualche anno di distanza dall'ultima volta torna ai nostri microfoni anche Marina, una rom del campo milanese di via Idro. A differenza di Rebecca lei è stanziale da una vita. Ci racconta come si vive in un campo rom e i sogni di una donna madre di cinque figli…

"L'arcobaleno di Rebecca" di Rebecca Covaciu (UR Edizioni) – Museo Art Brut di Losanna

 
Di Fabrizio (del 23/09/2012 @ 09:17:34 in media, visitato 2571 volte)

... e voglio condividerle!

Luoghi comuni, felice intuizione di Luca Klobas che ne ha scritto l'introduzione, può significare il "sentito dire" che domina nell'informazione e nella divulgazione attuale, ma anche quei posti che sono sotto l'occhio di tutti, e per qualche strana ragione nessuno osserva.

I Luoghi comuni sono però ricolmi di gente, raccontano storie, possono stimolare la fantasia, celano amicizie e rapporti. Tra loro, un piccolo campo sosta comunale alla periferia estrema di Milano. Dove il nostro cronista si perde, gira con attenzione tra le piazzole, prova a vincere le diffidenze reciproche che lo dividono dagli abitanti.

Il resoconto che ne nasce è del tutto simile ad una guida turistica, con tutte le ovvie indicazioni su come arrivarci (anche in canoa o paracadute!), su come anche questo insediamento abbia i propri centri e le sue periferie. Non è un luogo anonimo e miserabile, ma è possibile differenziare i vari punti, addirittura individuare monumenti e punti di aggregazione.

Il Palaidro dei concerti, l'ex stadio sommerso dal Lambro, le attività lavorative, la scuola, gli spettacoli per bambini, persino un cinema, un possibile agriturismo e un caffè letterario... metteranno a dura prova i pregiudizi di molti, anche di chi si è sempre proclamato antirazzista, ma non è mai venuto a contatto "dal vivo" con una simile realtà.

E ancora, i file rubati da Wikileaks sui rapporti tra il campo rom ed i vicini studi della Mediaset (una storia oscura di elicotteri e panini).

Inoltre: dati e storia dei Rom Harvati che lo popolano.

Tutto questo in una trentina di pagine che l'autore si è divertito a scrivere, sperando di divertire, interessare e far riflettere anche i lettori. Prezzo assolutamente abbordabile anche alle tasche provate dalla crisi: 5 euro.

Dimenticavo: tutto il ricavato della vendita (esclusi i costi di stampa) andranno a finanziare le attività proposte dalla locale comunità rom.

LUOGHI COMUNI
prima edizione
32 pagine in bianco e nero
Stampato in proprio
prezzo 5 euro

Distribuzione:
Social Rom, via Idro 62, Milano
Enoteca Ligera, via Padova 133, Milano
Libreria Popolare, via Tadino 8, Milano

oppure Fabrizio Casavola, 347-717.96.02

 
Di Fabrizio (del 15/06/2012 @ 09:17:07 in Regole, visitato 1065 volte)

Della sentenza, penso che ne abbiate già letto tutti. Visto che stavolta non è mancato il clamore mediatico, me ne son stato zitto: non c'erano le solite storie sconosciute da far conoscere. Ma aspettavo.... sicuro che i miei amici non mi avrebbero deluso e non sarebbero stati zitti.

Puntuale come una bolletta, difatti è arrivato il Giornale:

    E' vietato dire: "Zingaropoli" Condannati il Pdl e la Lega, ma a Milano è allarme rom
    In campagna elettorale il centrodestra aveva predetto il futuro: "Con Pisapia Milano diventerà una zingaropoli". Fiocca la condanna, ma i rom sono triplicati davvero
    di Sergio Rame - 13 giugno 2012, 16:04
    Guai a usare il termine "zingaropoli"...

Subito doppiato dall'amichetto Libero. E io da bravo psichiatra dilettante sono andato a cercare cosa recitava quel manifesto;

  é questo, giusto?

E' vietato (o meglio è condannato), e questo fa parte, volente o nolente, della polemica politica, anche se su qualcosa riguardo ad un anno fa. Però rileggo l'articolo di Sergio Rame (e redazione acclusa) e mi sembra che "politicamente" manchi una riflessione essenziale:

  • La più grande moschea d'Europa, ammesso che sia un crimine, qualcuno l'ha mai vista?
  • + campi nomadi, ma davvero quest'anno sono aumentati? Ad essere generoso, soltanto ascoltando le lamentele dei "soliti noti", mi sembra che c'erano prima e ci sono adesso. Se proprio proprio vogliamo cercare una differenza: adesso in qualche modo stanno cercando una qualche forma di stanzialità, ai tempi di De Corato sceriffo erano sempre gli stessi campi nomadi che facevano il girotondo in città.

Forse al Giornale si sono confusi col grattacielo di Sucate, quello in via Puppa...

o col nuovo centro residenziale sorto in un'area verde:

E per finire: un ricordo da Zingaropoli

Era maggio 2011, battute finali della campagna elettorale, festa VIA PADOVA E' MEGLIO DI MILANO.

Dopo essere stati accusati da Bossi di essersi defilati per le elezioni, erano scesi in campo in piazza Costantino alcuni volantinatori di CL, con i loro foglietti su Zingaropoli e l'insicurezza in città.

Assieme a Legambiente si era organizzato un breve percorso sul naviglio Martesana per una decina di bambini del campo di via Idro.

Fu così che quei volantinatori finirono circondati dal nostro arrivo, con una morsa a tenaglia: bambini e Legambiente che sbarcavano dalle canoe, le truppe meccanizzate (cioè le loro mamme munite di pericolosi passeggini) che arrivavano contemporaneamente sull'altra sponda.

Gli altri partecipanti gagé della festa applaudirono il nostro arrivo. I volantinatori si guardarono intorno, decisero che non c'era più religione e tornarono in parrocchia.

il generale Giap mentre studia la situazione dalla sponda del Mekong

 
Di Fabrizio (del 26/11/2010 @ 09:17:02 in casa, visitato 1876 volte)

Corriere della Sera Famiglia nomade fa sgomberare gli abusivi: quell'alloggio era assegnato a noi

MILANO - Rosa quasi non ci credeva più, e invece. Dieci anni di attesa ma alla fine anche lei e la sua famiglia - marito e quattro figli, sinti italiani del campo di via Idro - dopo tutta la trafila erano riusciti a scalare la classifica dell'Aler e ottenere una casa. Peccato solo che quando si sono presentati a prenderne possesso l'abbiano trovata già abusivamente occupata. Da una famiglia italiana a sua volta, che solo ieri è stata a sua volta sfrattata: inizialmente aveva pensato di rivolgersi a sua volta alla Casa della Carità, ma in serata ha evidentemente trovato il modo di arrangiarsi altrimenti.
«Adesso ci manca soltanto - ironizzava ieri don Virginio Colmegna con amarezza - che qualcuno scateni la campagna sugli italiani che vengono sfrattati per far posto agli zingari...».
L'episodio, in verità, rappresenta un capitolo parallelo rispetto al problema dello svuotamento di quell'altro - più famoso - campo rom di via Triboniano: quello interessato dalle polemiche degli ultimi mesi sulle famose case Aler che il Piano Maroni sottoscritto dal Comune destinava, prima che il Comune stesso cambiasse idea, ai percorsi di uscita dei suoi occupanti. Un'area complessa, una parte della quale - il vecchio settore bosniaco - si è peraltro già svuotata quasi del tutto un po' alla volta senza tanto rumore, attraverso gli itinerari più vari e l'individuazione di alloggi anche sul mercato privato: salvo la presenza di un'ultima famiglia, attualmente «circondata» dalle altre di origine romena tuttora in attesa di una soluzione.

Ma la famiglia di Rosa non c'entrava nulla con tutto questo. Quella di Rosa, come altre famiglie italiane del campo di via Idro, è solo una di quelle che da molti anni hanno fatto una semplice, regolare domanda in cui segnalare i propri requisiti per l'assegnazione di una casa popolare. E alla fine Rosa ce l'ha fatta: presentatevi in via Vincenzo da Seregno - diceva la lettera che le era arrivata qualche giorno fa - e andate a vivere nella casa che vi è stata assegnata. Solo che quando ci sono arrivati hanno trovato la porta chiusa e un'altra famiglia già dentro da anni. Anche in questo caso una donna con un marito e quattro figli, di origine calabrese. La variazione sul tema è che questa volta gli abusivi erano loro, e a dover chiedere l'intervento della polizia sono stati gli «altri».
La polizia è intervenuta ieri. E così nel pomeriggio è stato lui, l'occupante abusivo italiano, a ritrovarsi in strada con i mobili: le sue proteste davanti alle telecamere e ai fotografi non sono servite. E oggi la famiglia di Rosa, salvo sorprese, entrerà nella sua nuova casa.

Paolo Foschini
24 novembre 2010

 
Di Fabrizio (del 02/08/2012 @ 09:16:41 in Kumpanija, visitato 1423 volte)

(immagine da ilpoetamaledetto.myblog) La rassegna (totalmente autoprodotta ed autofinanziata) HAI MAI PROVATO IN VIA IDRO? affronta il deserto agostano. Refrigerio, atmosfere incantate e buona compagnia per gli esuli in città

Giovedì 9 agosto  ore 20.00 Cena - a seguire, lontani  dalle luci della città, si guarda in cielo se ci sono ancora le stelle cadenti. Ci terranno compagnia i violini e la fisa dei FRATELLI GITANI, con un repertorio che spazia da Bach a Brahms, da Astor Piazzola alle fantasie della musica rom.
Comunità Rom Harvati - via Idro 62, Milano

E se bazzicate poco gli autori elencati sopra, seguite le GOOD VIBRATIONS:

    Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo e se... guardi il cielo è perché credi ancora in qualcosa. Bob Marley

Concerto ad offerta libera. Si cena all'aperto al Marina Social Rom (in caso di maltempo, in luogo coperto), primi e secondi, contorno, piatti freddi estivi e piatti vegetariani - una bevanda a scelta. Cena SOLO SU PRENOTAZIONE, costo tra i 10 ed i 15 euro (confermare le presenze entro martedì 7 agosto QUI o al 347-717.96.02). Grazie e buona serata a tutti!

 
Di Fabrizio (del 29/09/2012 @ 09:16:39 in Italia, visitato 1998 volte)



Il terzo appuntamento del ciclo autunnale di Passeggiate d'Autore, manifestazione organizzata dall'associazione Pluriversi - ci porta in un luogo "classico" ma solitamente inesplorato della geografia urbana, in quel margine dove la città la città e la campagna si confondono. Tenteremo di trasformare un lembo di periferia da non-luogo a territorio popolato da abitanti e segnato da ville storiche, corsi d'acqua, storie e vicende storiche.. E soprattutto, entreremo in un luogo precario ed indefinito per antonomasia: il campo Rom di via Idro, con le sue piccole installazioni (storiche o meno), punti nevralgici, attività ricreative e lavorative: un villaggio inaspettato e risparmiato dalla speculazione edilizia, pieno di bambini, spazi verdi e cavalli alle porte di Milano.
La guida sarà Fabrizio Casavola, che frequenta la comunità Rom locale da oltre 20 anni, autore del libro "Vicini Distanti" (Edizioni Ligera). Sarà anche un'occasione per parlare direttamente con alcuni degli abitanti e conoscere la loro vita, alcune delle tradizioni sopravvissute ai tempi e alle trasformazioni sociali, i cambiamenti che ha vissuto la comunità nella sua permanenza milanese e le loro aspirazioni. Attorno al campo di via Idro, negli ultimi anni si è creata una collaborazione forte con associazioni e volontari, già impegnati in tematiche del quartiere, perché questa piccola comunità possa continuare a vivere in equilibrio tra la vicina città ed il costituendo Parco della Media Valle del Lambro.

L'appuntamento è fissato per sabato 6 ottobre, alle ore 10.00, alla fine di via Padova, all'angolo di Via Idro (lato Martesana).

La Passeggiata si concluderà con un pranzo presso il Marina Social Rom, il nucleo abitativo presso cui viene offerta l'accoglienza e il ristoro nel corso delle iniziative organizzate presso il campo.

L'iniziativa riceve il patrocinio dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.

Pluriversi
Viale Monza, 117
20125 Milano
3495712336
passeggiatedautore.blogspot.com
associazionepluriversi.blogspot.com

 
Di Fabrizio (del 19/12/2011 @ 09:16:34 in Italia, visitato 1148 volte)

Richiesta intervento urgente per emergenza umanitaria campo Rom Via Idro

Dedichiamo molto del nostro tempo all'impegno civile e sociale e al miglioramento della qualità della vita nei quartieri di Crescenzago Adriano Gobba, sia a titolo personale che in qualità di rappresentanti di associazioni e comitati.
Con la presente, denunciamo che la situazione del Campo Rom di Via Idro si è aggravata a tal punto da raggiungere un vero e proprio livello di emergenza umanitaria.
Giorno dopo giorno, le condizioni del campo peggiorano in modo allarmante: manca la corrente elettrica da mesi, i frigoriferi non possono funzionare, le fogne straripano, la strada si allaga. Le persone vivono al freddo. La salute è seriamente a rischio. Le prime vittime sono i bambini e gli anziani, i più deboli ed indifesi.
I responsabili dell'amministrazione comunale sono informati, ma inspiegabilmente non provvedono.

Per i Rom Harvati, cittadini italiani che risiedono da oltre 30 anni in Via Idro, si sono ulteriormente ridotte le possibilità di lavorare non solo per la crisi generale, ma soprattutto perché sono vittime - come altri nomadi e minoranze etniche - di politiche centrali e locali di discriminazione ed ingiustizia sociale.
Infatti la sentenza del Consiglio di Stato del 16 novembre 2011 ha cancellato il Piano Maroni che prevedeva, oltre a misure lesive della dignità delle persone, il finanziamento di un campo di transito in Via Idro e la chiusura entro il 31 dicembre 2011 di quello attuale, regolare e storico.

Si vuole da parte anche della nuova amministrazione di Milano insistere sul campo di transito in Via Idro, rifiutato sia dalla comunità rom sia da cittadini, comitati, associazioni, partiti e dal Consiglio di zona 2?
Perchè non si provvede con urgenza a garantire agli abitanti il ripristino delle condizioni di vita umane e ad approntare un piano di riqualificazione da inserire in un progetto di valorizzazione del patrimonio ambientale (Lambro, Martesana, costituendo Parco della Media Valle del Lambro) e della comunità rom, i cui membri già nel passato hanno dimostrato di potere mettere a disposizione esperienza e competenza (cooperative per la cura del verde e di lavori diversi)?

Nel ribadire la richiesta ai destinatari della presente ad intervenire tempestivamente per ripristinare le condizioni di vita normali e rispettose della dignità e della salute delle persone che vivono nel villaggio di via Idro, confermiamo la nostra disponibilità a farci promotori di un progetto generale di riqualificazione e valorizzazione dell'intera area allo scopo di migliorare la qualità ambientale e urbana e le relazioni tra i rom e gli abitanti dei quartieri interessati.
I bambini di Via Idro si stanno ammalando. Fate presto, prima che sia troppo tardi!

In attesa di un positivo riscontro, i migliori saluti.

Carlo Bonaconsa, Comitato Vivere Zona 2
Fabrizio Casavola, redazione di Mahalla
Laura Coletta, Associazione "Elementare Russo"
Gabriella Conedera, Scuola Elementare di via Russo
Cesare Moreschi, Comitato Vivere Zona 2
Giuseppe Natale, Anpi Crescenzago
Antonio Piazzi, Anpi Crescenzago
Paolo Pinardi, Martesanadue

Lettera aperta a:
- Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia
- Assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino
- Assessore alla Sicurezza e coesione sociale, Marco Granelli
- Presidente del Consiglio di Zona 2, Mario Villa


QUI invece trovate la lettera scritta al sindaco dalla scuola elementare Russo


Nel frattempo, ricevo da Alberto Ciullini:

Strage, stragi, ed emergenze umanitarie nell'indifferenza

Questo l'intervento che a nome del gruppo di SEL ho letto ieri sera in Consiglio di Zona 2.

Presidente, consiglieri,

avremmo voluto intervenire perché questi giorni sono giorni particolari: le date che vanno dal 12 al 15 dicembre, sono giorni densi di significato per Milano, la sua storia ma anche per la storia e la coscienza di tutto il Paese. Sono i giorni in cui è indispensabile fermarsi e ricordare uno degli eventi che hanno caratterizzato la storia recente del questo Paese: una strage, la strage di piazza Fontana, con cui 42 anni fa si avviava la strategia della tensione e delle stragi di Stato. Bene ha fatto il Consiglio comunale a riunirsi in seduta straordinaria per commemorare le 17 vittime innocenti e a proporre l’istituzione della Giornata della memoria cittadina per "conservare una viva memoria del nostro passato, soprattutto a vantaggio di quanti non erano presenti: un segno di grande maturità democratica, che permette di offrire alle giovani generazioni la possibilità di conoscere ciò che accadde e di partecipare in maniera responsabile alla diffusione di una coscienza civile". Una strage, 17 vittime e 88 feriti cui vanno aggiunti Giuseppe Pinelli, la 18° vittima innocente come ha detto giustamente il Presidente Napolitano, e gli ulteriori tre feriti: Licia Pinelli e le sue due figlie. Una strage rimasta giuridicamente impunita, costituendo uno schiaffo vergognoso alla memoria di quelle vittime e al dolore dei loro famigliari, ma non senza colpevoli: perché la verità storica su quella strage e su quelle che ahinoi si susseguirono negli anni successivi è ormai acclarata e certa: manovalanza neofascista e regia degli apparati deviati dello Stato.

Di questo avremmo voluto parlare e ricordare. Ma la cronaca degli ultimi giorni ci ha purtroppo portato all’attenzione fatti di una gravità inaudita per un paese che vuole essere democratico e civile. Prima a Torino e poi a Firenze due episodi apparentemente diversi ma uniti dallo stesso filo conduttore: l’intolleranza verso il "diverso".

A Torino abbiamo assistito a quello che molti osservatori hanno giustamente definito un pogrom, che non è sfociato in tragedia solo per fortuna e casualità. La caccia al Rom perché non può che essere il Rom a commettere certi atti, non importa se addirittura inventati: la caccia al Rom è "a prescindere".

A Firenze la strage c’è stata, due morti e un ferito gravissimo, anche per il ritardo, dobbiamo dirlo, con cui il criminale è stato intercettato. Un cittadino italiano, bianco, ha sparato uccidendo due senegalesi e ferendone molto gravemente un terzo. Non soddisfatto dopo due ore circa ha riaperto il fuoco contro altri cittadini senegalesi per poi spararsi suicidandosi. Ora qualcuno tenta maldestramente di derubricare il fatto a pura follia, ma sappiamo invece che se di follia si tratta, stiamo parlando di lucida follia xenofoba, razzista, neo-nazista. Del resto agli ambienti che si rifanno e ispirano a queste reiette ideologie il criminale senza alcun dubbio apparteneva.

Due episodi apparentemente diversi, lontani, separati ma che trovano ahimè un comune denominatore: quel mix di ignoranza e sottocultura, che negli ultimi venti anni è stato coltivato, coccolato, aizzato, alimentato con cinica e fredda volontà da tutti quelli che hanno parlato e parlano di invasione, calata dei barbari, supremazia culturale, pulizia etnica ecc.

Due episodi che ci devono far riflettere per fare in modo che il terreno di coltura di queste folli ideologie non venga alimentato anche solo dalla fatica, dalla ignavia, dalla pigrizia che ci possono anche involontariamente cogliere.

E allora dobbiamo evitare che nel nostro territorio, quello della nostra zona, si consumi un’emergenza umanitaria nell’indifferenza dei cittadini e delle istituzioni, solo perché stiamo parlando degli ultimi fra gli ultimi. Stiamo parlando del campo di via Idro, nel quartiere di Crescenzago. Il campo, giorno dopo giorno, si sta sempre più degradando: manca la corrente elettrica da mesi, gli abitanti del campo vivono al freddo, non funzionano i frigoriferi, le fogne straripano, la strada si allaga, mancano il lavoro e una prospettiva per il futuro.

E le vittime sono prima di tutto i bambini, le donne, gli anziani, i soggetti più deboli e indifesi.

I rom che abitano in Via Idro vi risiedono da anni, sono cittadini italiani e hanno il diritto come tutti che venga trovata assieme una soluzione dignitosa, sia per quelli che intendono trovare altrove una sistemazione sia per quelli che ci vogliono rimanere.

Questa grave e insostenibile situazione ci viene segnalata dai cittadini del campo ma anche dalle associazioni, dai gruppi, dalle organizzazioni, dai partiti e dai semplici cittadini che negli ultimi anni hanno cercato di trovare concordemente strade e percorsi per uscire dalla perenne precarietà ed emergenza.

Chiediamo che si intervenga subito perché lasciare abbandonata al degrado una struttura che, ricordiamolo, è di proprietà comunale, può solo favorire l’instaurarsi di fenomeni e derive pericolose e rischiose, come purtroppo le cronache di questi giorni ci dimostrano. Non governare le situazioni di difficoltà e criticità è il miglior modo per farle degenerare con il fondato rischio di non controllarle più.

In questo momento non ci interessa neppure, paradossalmente, ragionare sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato illegittimo il decreto "emergenza nomadi" e i successivi decreti attuativi che hanno determinato per migliaia di nomadi l’esposizione a gravi violazioni dei diritti umani, come denunciato da organismi regionali e internazionali negli ultimi anni e da un recentissimo documento redatto da Amnesty International. Non ci interessa ragionare ora come affrontare definitivamente la questione, anche se è indispensabile e non prorogabile una di discussione serena e seria su questo tema.

Oggi chiediamo "solo" che si intervenga subito a garantire condizioni di vita civili, trovando una soluzione rapida almeno alla fornitura della corrente elettrica! Perché vorremmo essere convinti di vivere ancora in una città civile dove non devono passare 6 mesi perché si riesca ad attivare un’utenza elettrica.

Gruppo SEL in Consiglio di Zona 2

 
Di Fabrizio (del 09/08/2012 @ 09:16:20 in Regole, visitato 1400 volte)

  SALUTI DA MILANO (immagine copyleft di Albertomos)

Comunicazione urgente: l'evento Concerto per una stella cadente è RIMANDATO A DATA DA DESTINARSI

    Premessa: scrive il Giorno, riprendendo una velina del Comune di Milano che l'altroieri, "E' stato smantellato dalla Polizia locale di Milano un insediamento abusivo di rom all'interno del campo autorizzato in via Idro..." ma, l'insediamento non si trovava all'interno del campo, ma a 100 m. di distanza. Lo stesso insediamento era già stato svuotato proprio un mese fa, e già due giorni dopo si era riformato, anzi era raddoppiato. In compenso, il capo dei vigili ne ha approfittato per fare una visita anche nel "campo autorizzato".

Così si è recata nella piazzola dove sinora si era mangiato, nel corso delle iniziative di HAI MAI PROVATO IN VIA IDRO? (immagino che non si sia bevuta neanche un caffè), dicendo che era illegale svolgere attività simili senza permesso del comune. Ha detto che si sarebbe dovuto chiedere questo permesso all'assessore Pierfrancesco Majorino (assessore.majorino@comune.milano.it) ed al suo collaboratore Cosimo Palazzo (cosimo.palazzo@comune.milano.it). Ha aggiunto che una risposta sarebbe arrivata ieri mattina stessa e che lei comunque sarebbe tornata giovedì sera al campo assieme alla Guardia di Finanza.

Martedì notte ho inviato una mail e mercoledì mattina una signora del campo era in Largo Treves a compilare i documenti del caso. La risposta arriva, alle 17.30 di ieri: "si esprime parere favorevole alle seguenti condizioni: siano rispettate le normative vigenti relative ai campi e in generale siano rispettate le norme per le iniziative svolte in luogo pubblico. La presente nota è indirizzata anche alla Polizia Locale per conoscenza e per quanto di competenza."

La cuoca a questo punto è dell'idea di farlo lo stesso, io sono con lei, ma gli altri (soprattutto gli uomini, va detto) hanno paura di qualche "tiro mancino". Ne discutiamo sino alle 19.30, la maggioranza decide di NO.

Ovviamente dispiace moltissimo, più a me che a voi, però a botta calda preferisco limitarmi a questo noioso elenco di cosa è successo a poco meno di due giorni dell'iniziativa. Ci sarà tempo per risposte più ragionate, a mente fredda.

Mi limito a ricordare che resta valido quanto scritto un mese fa, nel comunicato che annunciava la serie di iniziative proposte alla città:

Siamo ancora qua, aspettando che il comune mantenga le promesse, per non annoiarvi elenchiamo solo quelle dell'anno scorso

  1. ripristino di un servizio elettrico a norma;
  2. incontro con la cooperativa LACI BUTI sulle opportunità lavorative;
  3. incontro con i singoli nuclei famigliari per definire la situazione alloggiativa.
 
Di Fabrizio (del 14/10/2012 @ 09:15:55 in Italia, visitato 1362 volte)

Da Martesana2

Nei giorni scorsi presso il centro polifunzionale situato al centro del campo rom di via Idro si è riunita la commissione coesione sociale del consiglio di zona 2.
Molti consiglieri sorpresi nel vedere per la prima volta questa bella struttura; ancor di più nell'apprendere che la corrente elettrica con cui era illuminato il centro proveniva da un allacciamento abusivo in quanto A2a e l'amministrazione comunale da circa 2 anni non hanno ancora risolto il contenzioso aperto mettendo finalmente in sicurezza la cabina elettrica e sopratutto l'intero campo dove con l'inverno è a repentaglio la salute degli abitanti, vecchi e bambini in particolare.
Una discussione interessante che ha visto la partecipazione diretta di alcuni rom e associazioni del territorio.

Qui di seguito la delibera approvata dalla commissione:

AL SINDACO DI MILANO
ALL’ASSESSORE ALLA SICUREZZA E COESIONE SOCIALE
ALL’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI E SERVIZI PER LA SALUTE
AI GRUPPI CONSIGLIARI DEL COMUNE DI MILANO

Considerato
Che il documento intitolato Progetto rom, sinti e caminanti 2012-2015 (Proposta del Comune di Milano del 6 luglio 2012) è stato fatto pervenire ai Consigli di Zona con la richiesta che essi fornissero liberamente eventuali contributi prima della stesura finale del progetto stesso (comunemente denominato "Piano Rom").
Che il Consiglio di Zona 2 apprezza tale iniziativa, come tutte quelle che vanno nella direzione di un maggiore coinvolgimento dei Consigli di Zona nelle decisioni che riguardano il territorio milanese, e desidera offrire il proprio contributo.

Visti:

  • Il Progetto rom, sinti e caminanti 2012-2015;
  • la delibera approvata dal Consiglio di Zona 2 in data 5 giugno 2012, intitolata "Progetto di Riqualificazione del campo rom di via Idro";
  • la delibera approvata dal Consiglio di Zona 4 in data 6 settembre 2012 dal titolo "Osservazioni Piano Rom";
  • il progetto di "Villaggio solidale" presentato da alcune associazione della zona 2, inerente il campo di via Idro;
  • le osservazioni presentate durante le commissioni Coesione Sociale, Inclusione e Sicurezza della zona 2 del 17 luglio 2012 e 23 luglio 2012;
  • il documento Dall’emergenza alla Normalità, della Consulta rom e sinti di Milano;
  • il documento di Amnesty International Tolleranza zero verso i rom. Sgomberi forzati e discriminazione verso i rom a Milano.

In relazione al testo del Progetto rom, sinti e caminanti 2012-2015 il Consiglio di Zona 2 chiede:

Che si preveda anche nei successivi passaggi della stesura e messa in pratica del Progetto rom, sinti e caminanti 2012-2015, il coinvolgimento, dei rappresentanti delle comunità rom, sinti e camminanti, dei Consigli di Zona, degli enti non-profit che lavorano con le dette comunità e che venga conseguentemente costruito un calendario di incontri a scadenza regolare.

Che siano inserite nel piano tutte le informazioni sui fondi stanziati per l’anno in corso e sulla previsione di quelli "impegnabili" dal 2013 al 2015 per capitoli di spesa. A tal fine è necessario che si faccia chiarezza in merito alle risorse impiegate negli ultimi anni, sempre per capitoli di spesa (sgomberi, manutenzioni ordinarie e straordinarie, fondi girati per le attività di assistenza affidate agli Enti no-profit ecc..), con particolare riferimento al "piano Maroni" (si veda Progetto rom, sinti e caminanti 2012-2015, p. 3).

Che in vista del censimento previsto vengano attentamente vagliati i dati già in possesso dell’amministrazione, in modo da evitare lo spreco di risorse, razionalizzando l’operazione e rendendone i risultati più durevoli nel tempo. Il censimento dovrà avere esclusivamente caratteristiche socio-anagrafiche e rispettare appieno le norme sulla privacy. Al fine di una corretta raccolta e valutazione dei dati e per evitare sprechi, venga prevista nel progetto la sospensione degli allontanamenti nei campi informali per un periodo congruo.

Che, in collaborazione con i rappresentanti delle comunità rom sinte e camminanti, i Consigli di zona, e gli enti no-profit che operano con tali comunità, vengano individuate e rese pubbliche le priorità di intervento sulla base dei dati emersi.

Che nel testo del Progetto rom, sinti e caminanti 2012-2015 siano citati dati ricavabili da precedenti inchieste e censimenti relativi anche ai campi comunali o "regolari", soprattutto per quanto riguarda il grado di scolarizzazione e di occupazione lavorativa, dati probabilmente diversi da quelli relativi ai campi informali o "irregolari" (forniti in sintesi citando uno studio della Casa della Carità nell’attuale versione del Progetto rom, sinti e caminanti 2012-2015, p. 4), ma che mancano nel testo. Nella bozza del progetto, infatti, l’ipotesi del "superamento dei campi come modello abitativo stabile" (ibidem), che riguarderebbe anche i campi comunali, si presenta come ispirata dai dati citati, riguardanti però i soli campi informali (i cosiddetti campi "irregolari"). Probabilmente si tratta di una svista. La consequenzialità del ragionamento dalle sue premesse, infatti, così com’è sembra basarsi su una supposta equivalenza dei dati sui campi informali con quelli sui campi comunali tutta da dimostrare. Consigliamo di rivedere questo punto del testo.

Che venga rimessa in discussione l’idea del "superamento dei campi" come principale linea-guida del piano, o che comunque venga meglio giustificata e riempita di un significato non rigidamente appiattito sulla questione abitativa. Questo, per non limitare in partenza la gamma delle soluzioni possibili, tenuto conto che problematiche diverse nelle singole e peculiari realtà dei campi necessitano di soluzioni diverse. Suggeriamo di parlare in alternativa, nel testo definitivo, di "superamento del degrado dei campi" o di "superamento della marginalità" per la popolazione rom, sinta e camminante.

Che sia prevista nel testo la riqualificazione e la messa in sicurezza dei campi comunali, anche nell’ottica del superamento delle condizioni di degrado, di emarginazione e per migliorare la vivibilità degli stessi (allegata mozione Consiglio di Zona 2 sul Campo di Via Idro).

Che si preveda il coinvolgimento nei comitati di gestione dei campi regolari dei Consigli di Zona interessati.

Che si eviti di usare nel testo la parola "integrazione", che è possibile in molti casi sostituire con la parola "cittadinanza", e che si evitino riferimenti ovvi e superflui alla legalità e al rispetto delle leggi.

Che sia più precisamente delineato nel progetto il percorso di accompagnamento sociale che si intende attuare, che deve prevedere figure di mediatori culturali e percorsi formativi finalizzati, per ciò che riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro. A questo proposito è importante riattivare esperienze di lavoro tramite cooperative sociali (quali la Laci Buti di via Idro) favorendo anche la qualificazione professionale dei soci lavoratori onde poter consentire alle stesse di operare sul mercato e di essere in grado di acquisire commesse sia da parte di soggetti privati che da parte delle pubbliche amministrazioni (inizialmente anche mediante affidamenti diretti). E’ fondamentale che i primi ad affidare commesse a queste cooperative siano il Comune e gli Enti come l’AMSA. La stessa manutenzione ordinaria e straordinaria dei campi può essere affidata a tali cooperative. Si devono in generale favorire le forme di auto imprenditorialità, come, per esempio, la nascita di cooperative di artisti e musicanti di strada o la raccolta di materiali di recupero (ferro, ecc.). Il comune può inoltre sostenere progetti validi ideati da persone rom sinte e camminanti e/o da associazioni loro vicine, e/o farsi partner nella partecipazione di tali progetti a bandi di finanziamento indetti da altri enti pubblici e privati. Ultimo, ma non per importanza, il Comune di Milano deve farsi promotore di azioni specifiche finalizzate all’emersione del lavoro sommerso, essendo questa tipologia di lavoro molto diffusa nella popolazione rom e sinta.

Per quanto riguarda gli allontanamenti dai campi informali:

- Che siano innanzitutto previsti dei percorsi che possano aiutare gli abitanti di tali campi a superare la propria condizione di irregolarità sul piano abitativo. Essi devono essere coinvolti nella costruzione di un progetto condiviso che, con il supporto di esperti e mediatori culturali, possa condurre alla soluzione del problema senza la necessità dell’allontanamento forzato e nel rispetto del diritto all’autodeterminazione del singolo.
- Che gli allontanamenti siano eventualmente effettuati solo come ultima risorsa, dopo che sia stata presa in considerazione ogni altra alternativa possibile.
- Che siano effettuati nel rispetto del diritto e degli standard internazionali. Le tutele procedurali richieste dal diritto internazionale sui diritti umani devono essere poste in essere prima dell’effettuazione di ogni sgombero, in particolare i requisiti della consultazione reale per considerare ogni alternativa possibile, della fornitura di informazioni sullo sgombero, di adeguato preavviso, di rimedi effettivi, di indennizzi e di adeguato alloggio alternativo.
- Che vengano adottate misure, incluse linee guida, per garantire che tutti i funzionari coinvolti siano dotati di indicazioni chiare sulle garanzie che devono essere prese, affinché le operazioni avvengano legalmente e in conformità con gli obblighi esistenti.
- Che, nel caso dei residenti in campi già chiusi o in fase di chiusura che hanno già accettato soluzioni alternative di alloggio, sia garantita loro la sicurezza del possesso. Che sia garantita, non solo l’assistenza ed il supporto immediati, ma che gli stessi siano assicurati nel tempo. A tal fine è fondamentale che i competenti uffici comunali – meglio se decentrati e/o collegati con i Consigli di Zona - siano messi in condizione di funzionare".

Che in ogni caso le iniziative che questo piano metterà in atto (le quali, lo ribadiamo, devono essere frutto di processi decisionali ampiamente partecipati e condivisi, che dovranno coinvolgere soprattutto i diretti interessati e i loro rappresentanti), abbiano carattere duraturo e non seguano logiche emergenziali.

 
Di Fabrizio (del 22/06/2012 @ 09:15:49 in blog, visitato 2550 volte)

Lo scorso febbraio il professor Dimitris Argiropoulos mi chiese un contributo scritto per la rivista Educazione Democratica. Senza l'assillo della sintesi da blog, diedi sfogo alle mie turpi voglie di scrivano logorroico. Ora che il pezzo è (finalmente) online, potete leggerlo e farmi sapere cosa ne pensate.

I Rom ed i blog, o più precisamente, la galassia romanì e la comunicazione via web... potrebbe sembrare un argomento simile a quello dei cavoli a merenda.
Mi rivolgo a quanti hanno di queste popolazioni un'immagine immutabile: gente che ancora gira il mondo a bordo di variopinti carrozzoni, vestita in maniera abbastanza "casual" e di cui non sappiamo cosa fa per vivere. Dimenticandosi, che proprio il DOVERSI spostare (più per obbligo che per libera scelta), il sapersi adattare e ritagliare nicchie di sopravvivenza in ambienti tendenzialmente estranei, sono il volano per recepire i cambiamenti esterni con più velocità rispetto alle cosiddette società maggioritarie.
Un altro aspetto di cui tener conto, è che nonostante le chiusure reciproche, il nostro ed il loro mondo si sono mischiati e continuano a farlo, per cui anche tra Rom, Sinti, Kalé, Romanichals troviamo individualità che sono emerse, come anche fasce (tuttora minoritarie) di medici, giornalisti, avvocati, o altri professionisti.
Per non perdere il filo di questo discorso già dopo queste poche righe:

    dobbiamo quindi prestare attenzione ad un ipotetico Rom medio, senza sapere in partenza chi sia, se sia mai andato a scuola e dove, se abbia una casa o meno, che tipo di relazioni abbia con gli altri appartenenti alla sua comunità estesa (Kumpanija). Insomma, tutte questioni che diamo per scontate ed assodate come base delle NOSTRE comunicazioni sociali che attualmente deleghiamo ANCHE alla rete telematica.

Aggiungo infine che da decenni l'informatica pervade vari aspetti tanto del lavoro, che del tempo libero o della vita quotidiana, e già vent'anni fa un Rom, magari senza casa o corrente elettrica, cominciava ad interagirvi, anche solo con un videogioco nel bar accanto al campo, oppure nel cantiere edile o nella cava dove lavorava.

Verso la metà degli anni '90, tramite un progetto comunale, coordinavo una piccola redazione rom del campo di via Idro a Milano, nel realizzare un bollettino scolastico su carta, dal nome IL VENTO E IL CUORE. I primi tentativi di scolarizzazione di quel gruppo risalivano a 10 anni prima, il problema allora sul tappeto era di recuperare uno storico gap di comunicazione.
Non c'erano molti mezzi: un vecchio computer 386 e casa mia come redazione, con colazione e riunioni mattutine al bar sotto casa (nessuno dei vicini ebbe mai niente da dire).
Usare un computer da parte di chi a malapena sapeva leggere e scrivere, poteva sembrare un azzardo: viceversa scoprii che anche per loro era più facile esprimersi così che con carta e penna. La grammatica mentale dei Rom, abituati ad esprimersi con concetti semplici ma evocativi, la mancanza di timore nel rivolgersi agli estranei, era un linguaggio ideale per rivolgersi ai bambini, anche quando si scriveva di teatro, di lavoro, di leggi o di tradizioni. Il fatto poi che nel nucleo famigliare Rom le generazioni parlino tra loro costantemente, aiutò parecchio a trovare gli argomenti e i testimoni.
Quel giornale divenne un importante strumento di aggregazione:

  • INTERNO- man mano anche gli altri componenti dei campi partecipavano alla raccolta delle notizie, a piegare le pagine fotocopiate, a farsi fotografare, a chiedere quando sarebbe uscito il prossimo numero. Arrivarono col tempo i contributi di altri campi, di Rom di passaggio... Le pagine, da 4 dovettero passare ad 8.
  • ESTERNO- Una tiratura di quattrocento copie (ma probabilmente la divulgazione era più ampia), e corrispondenze con scuole, giornali, anche TV, facemmo di tutto per girare e farci conoscere. Scoprimmo che avevamo lettori in tante città d'Italia e anche all'estero.

Ricevevamo corrispondenza da tutta Italia e dalla Spagna, come non lo so. Non c'era ancora internet, ma la rete c'era già, per niente virtuale: discendeva dal sistema di comunicazioni informali che sempre hanno legato i vari gruppi sparsi nel continente. Insomma, la diaspora li aveva resi più "moderni" (più reattivi al cambiamento) di noi, ed avevamo solo trovato il media per dimostrarlo.
Quel bollettino chiuse dopo un paio d'anni, quando il comune smise di finanziarlo, in preda ai suoi ricorrenti mal di pancia politici.

Nel frattempo internet stava diventando un fenomeno di massa in tutto il mondo (nella sola Italia tra il 1998 ed il 2000 raddoppiavano i collegamenti alla rete), ed in modo del tutto autonomo, ignari del nostro giornalino scolastico, anche alcune elite intellettuali di Rom e Sinti cominciavano a comunicare tra loro via web, colmando la distanza geografica.
Nel 1999 un Rom di origini ucraine, Valery Novoselsky, diede vita al primo nucleo di un network che tramite internet comprendeva le varie comunità sparse nel pianeta, quello che attualmente è il Roma Network, oggi strutturato come una vera e propria OnG, che raggruppa diversi siti, innumerevoli gruppi di discussione su Google e Yahoo ed anche un canale Youtube.
Questo network, grazie all'impegno di Valery Novoselsky che non è mai calato negli anni, è proseguito col contributo di nuove figure, e con il supporto finanziario della Fondazione Soros, la tal cosa gli ha anche alienato le simpatie di alcuni settori romanì contrari a questa presenza USA mascherata, sulle questione continentali. Difatti col tempo il network si è caratterizzato non solo come agenzia informativa dalle molte teste, ma anche come il tentativo di creare una lobby in grado di condizionare le politiche dei paesi dell'Europa Orientale e di fare pressione sulle organizzazioni comunitarie dell'Europa Occidentale.
Considerazioni politiche a parte, Roma Network si è però sempre caratterizzato per la sistematicità quotidiana delle informazioni fornite, la professionalità e serietà negli argomenti trattati ed anche per la varietà dei giudizi e delle opinioni riportate.
Se qualcuno volesse conoscere di più su questa galassia, nel 2009 Aggiornamenti Sociali pubblicò un articolo dedicato ai principali siti europei, con una breve appendice sul panorama italiano del momento.

Verso la fine degli anni '90 in Italia su internet non si trovava molto materiale su Rom e Sinti. C'era dal 1997 O Vurdón di Sergio Franzese e forse il sito di Alberto Melis, che resistono tuttora. Prendendo esempio da loro, anch'io feci una piccola pagina web. Precisazione necessaria: al di là della qualità delle notizie riportate e delle rispettive esperienze, né Franzese, né Melis né io siamo rom o sinti.
Tramite le notizie pubblicate, mi trovai a corrispondere con altra gente in Italia, che stava sperimentando esperienze simili. Quando la corrispondenza fu tanta, decidemmo di renderla pubblica, prima in una nuova pagina web (che oggi non c'è più), poi in due gruppi di discussione (uno esiste tuttora) e nel 2004 in un primo blog. Infine con un secondo blog (questo, ndr.), che diede più possibilità di organizzare un lavoro creativo e collettivo.
Inizialmente cercavo informazioni, ma a parte i siti di Franzese e Melis non trovavo molto. C'erano invece molte pagine in inglese, francese, talvolta in spagnolo o romanés... e le storie che raccontavano potevano interessare. Le tradussi per metterle online.
Mi chiedevo: perché di queste notizie non circolava niente in Italia? Perché era più facile sapere cosa facevano i Rom in Romania, in Germania, e non cosa succedeva in Italia? Diversi? Ancora troppo selvatici?

Qual era la situazione generale in Italia su Rom e Sinti, una decina circa di anni fa?
Da un lato, andava esaurendosi la stagione, iniziata negli anni '70-'80, di attenzione da parte delle istituzioni, e al riformismo andava pian piano subentrando l'abbandono. Dall'altro quella stagione aveva creato un soggetto forte: l'Opera Nomadi nazionale, ed una rete di esperienze associative, piccole ed attive a livello locale, a base soprattutto volontaria.
Il dibattito interno a queste organizzazioni era anche di buon livello, ma assolutamente non condiviso a livello nazionale, per non parlare di livello europeo. Erano, a mio giudizio, gruppi impermeabili ed autoreferenziali.
In quel periodo, più che la forma (sito, gruppo telematico di discussione, diario o blog) mi interessava la possibilità di far circolare informazioni fuori dai soliti gruppi ristretti. Per questo, il primo passo fatto di comune accordo con i pochi corrispondenti di allora, fu di uscire allo scoperto e mostrare che scambiarsi informazioni tra realtà distanti tra loro, potesse dar vita ad un dibattito aperto e continuativo.
Come scelta conseguente: quella di fornire anche in italiano notizie su quanto avveniva - si discuteva, nelle comunità rom e sinte all'estero, che sul piano comunicativo erano più avanti dell'Italia.
Dietro questa scelta c'erano motivazioni diverse:

  • Le cronache estere danno meno occasioni di polemica di quelle italiane.
  • Contribuiscono anche ad allargare la propria visuale, ci sono problemi simili e ci sono rom/sinti, associazioni e stati che provano ad affrontarli.
  • Le varie comunità rom e sinti stanziate da tempo in un territorio, hanno via via maturato una propria storia autonoma, che a sua volta presenta similitudini e differenze con altre esperienze locali, ma che valgono anche come "laboratorio" per le future politiche di integrazione dei gruppi arrivati in tempi più recenti.
  • E' la dimostrazione di essere in tanti. A dire il vero in Italia SI DICE che siano appena 150.000, quindi per la legge dei numeri, se si volesse fare qualcosa, sarebbe possibile. Ma, questi 150.000 possono (volendo) farsi forza della presenza di 8, 10, forse 12 milioni di rom/sinti nel mondo (in pratica un paese come l'Austria o la Danimarca).
  • Infine, che non esiste la sola visuale nazionale; determinate questioni sono affrontabili più facilmente a livello locale, altre necessitano di un progetto complessivo sovranazionale.

Ovviamente, difficoltà e diffidenze reciproche rimangono, ma la possibilità di scambiarsi opinioni ed esperienze anche a lunghe distanze in tempo quasi reale, ha secondo me contribuito (tra le tante altre ragioni) alla creazione del Comitato Rom e Sinti Insieme nel 2007, la prima esperienza unitaria e federativa gestita dai diretti interessati (parlando sempre di difficoltà e divergenze: il comitato si sdoppiò presto in due federazioni separate).
Oggi ovviamente le varie organizzazioni ed associazioni sono presenti su internet con siti istituzionali ben strutturati. Esiste un'attenzione crescente da parte dei media locali e nazionali. Ci sono diversi blog (qualcuno con pochi articoli, altri aggiornati regolarmente - ma questa è una caratteristica propria dei blog) che in questi ultimi anni sono nati prima per volontà di qualche "testimone illuminato", poi vedendo la presenza di un ristretto gruppo di intellettuali rom e sinti, infine col coinvolgimento di parti (ancora minoritarie) di quei "Rom e Sinti medi" di cui accennavo all'inizio.

Nel frattempo, in Italia e altrove, l'informatica sta lentamente diffondendosi anche nei campi-sosta o negli insediamenti più deprivati. Anche dove mancano i collegamenti telefonici via cavo, ogni tanto capita di trovare computer, magari di seconda mano, e collegamenti internet tramite chiavetta. A volte, la rete viene adoperata solo per scaricare musica (magari dal paese di provenienza, qualcosa di simile alle trasmissioni estere captate dal televisore) o per la ricerca di lavoro e altre informazioni. A volte internet, chat e posta elettronica servono per mantenere i contatti con parenti lontani. O letteralmente per salvare la pelle: ad esempio l'estate scorsa in Repubblica Ceca e in Bulgaria ci sono state violente manifestazioni ed attacchi fisici alle comunità rom in diversi luoghi di quei paesi; esattamente come i gruppi razzisti coordinavano le proprie azioni via web, così le comunità rom si tenevano in contatto, per aggiornarsi sulla situazione, nella paura costante di uscire dai propri quartieri.
Più recenti e meno drammatici: i recenti "sbarchi" su Twitter e Facebook, soprattutto da parte della fascia più giovane della popolazione rom e sinta. Mi sembra che il motivo principale sia la curiosità e la necessità percepita di intrecciare relazioni con i coetanei della società maggioritaria, relazioni che nei secoli sono sempre state osteggiate tanto dalle NOSTRE che dalle LORO famiglie. La neutralità dello schermo, unita al fatto che su internet la comunicazione è prevalentemente multidirezionale, favorisce questo tipo di approccio, anche se il rischio di FLAME è sempre dietro l'angolo. Credo che più delle tematiche prettamente politico-sociali, un tipo di approccio maggiormente disimpegnato come questo, possa essere uno degli aspetti chiave di coesioni future; anche se occorre capire come ciò possa evolvere in forme di conoscenza e rapporto meno virtuali.
Intanto, sulla spinta dei primi "pionieri" sul web, nei vari blog e gruppi di discussione, oltre che sui massimi sistemi, si inizia anche a confrontarsi su questioni pratiche, con timidi interventi di qualcuno che vive nei campi: non è un "intellettuale" nel senso comune del termine, ma quantomeno è cosciente di essere parte in causa di questioni che lo riguardano direttamente. Quel "Rom o Sinto medio" senza il cui contributo e coinvolgimento non si andrà da nessuna parte.

Oggi siamo al paradosso che tutti possono parlare di/per Rom e Sinti, quindi sarebbe importante discutere anche di come lo si fa. Non mi riferisco agli argomenti da trattare, perché questo "Rom o Sinto medio" sfugge ancora alle definizioni: Cos'è?

  • Parte di un popolo?
  • Cittadino?
  • Minoranza nazionale o sovranazionale?
  • Disadattato cronico?
  • Fonte di guadagno del nostro associazionismo?

Tutti gli argomenti possono andare bene, non è il COSA, mi riferisco esattamente al COME.

A tal proposito, spesso mi è capitato di fare questo esempio:
A Roma ho un amico, lui si occupa di informazione sull'Africa e io su Rom e Sinti. Qualche anno fa, per farci due risate, gli segnalai un articolo in inglese di di Binyavanga Wainaina, scrittore e giornalista keniano, articolo che in seguito venne tradotto in italiano sulla rivista Internazionale. Citando tutti i possibili luoghi comuni che si riferiscono all'Africa, il tono era simile:

    Usare sempre la parola "Oscurità" e "Safari", Primordiale e Tribale. Usare i termini Tragedie ed immutabilità dell'Africa. Ma parlare dei Tramonti, della Musica che hanno nel sangue. I bambini devono essere sempre nudi, meglio se sottopeso.
    Parlare dell'Africa come se fosse un unico grande paese, senza città, senza industrie e università, ricco solo di animali feroci e guerre tribali.
    Poi c'è bisogno di un nightclub chiamato Tropicana, da condividere con mercenari, guerriglieri, prostitute ed Africani arricchiti. Terminare citando Nelson Mandela, o dire qualcosa sull'arcobaleno, perché voi siete persone sensibili.

Sarò sintetico: c'è chi è convinto di fare giornalismo "scomodo" (o addirittura d'inchiesta), mostrando distese di roulotte, bambini seminudi, donne vestite con le gonne lunghe.
Io credo che quella sia cronaca, spesso doverosa ma cronaca. Nel senso che non cambia la nostra percezione e non aumenta la conoscenza. In effetti libri, giornali, internet stessa traboccano di immagini simili.
Una volta che l'immagine è stata digerita, tutto torna come prima, anzi è come essere vaccinati. Però sono immagini vere, mi direte... Lo so, come sono vere le immagini di un incidente ferroviario, o del fondoschiena di una qualche cantante... si suppone che, diritto di cronaca a parte, la maggioranza di noi non viva in roulotte, non sia scampata ad incidenti ferroviari e non abbia il fisico di Jennifer Lopez...
Da una parte c'è un sistema dei media che privilegia la notizia più vendibile. Dall'altra, la reazione del "lettore medio", che per comodità dividerà le notizie che gli arrivano a quintali, tra storie di cui ha esperienza o viceversa in una sorta di mondo alieno.
Alieno, appunto: Il problema del conoscere, è che nessuno ha bene idea di dove partire. Ad esempio, prima accennavo alla mancanza di cifre su quanti siano in Italia i Rom e i Sinti. La confusione aumenta quando il Consiglio d'Europa rimprovera all'Italia di non fornire dati esatti, che invece mancano anche a livello europeo. Mi capita, nell'arco della stessa giornata, di leggere che sono 8 milioni, anzi 10, o 12. In alcuni paesi, come ad es. la Slovacchia, le cifre variano da 200.000 a 1 milione.

Comunque, ...l'80% dei Rom è concentrato in Europa, in condizioni simili quasi ovunque. Quindi, se è giusto sapere che la loro origine probabilmente è indiana, possiamo lo stesso considerarli uno dei popoli fondanti del nostro continente, dove sono presenti dal tardo medioevo, quando non esisteva quasi nessuno stato nazionale di oggi. Inoltre il nomadismo, l'artigianato e l'assenza della scuola erano diffusi (come il nomadismo economico e politico del resto) e solo con il formare degli stati nazionali sono declinati.
In realtà, la loro storia va paragonata alle tante minoranze, che in 1000 anni di storia europea si son trovati a scegliere tra assimilazione o sterminio. Apposta, ho usato la parola assimilazione, che è una parola brutta quasi quanto sterminio. Perché sono le alternative che l'Europa offre da quando ha coscienza di essere continente, diciamo dalle crociate. Faccio notare che in questi secoli ce ne sono di Rom che si sono assimilati, si sono annullati, e quindi non ha senso chiedere "quando saranno assimilabili"? Cosa sappiamo di loro? Attraverso i media conosciamo di più degli ultimi arrivati che di quelli che sono qui da 50 anni, o da secoli, come ad esempio i Rom abruzzesi.
Tutto il meccanismo informativo ne viene distorto. Perché va da sé che chi sia arrivato da poco, porti situazioni più problematiche di chi è già insediato da tempo. Sia chiaro, non lo affermo per un malinteso razzismo, la mia è solo un'osservazione logica
Di chi è arrivato in quei campi prima di loro, oggi si parla poco - se non si parla affatto. Non so cosa sia meglio tra il terrore o il silenzio delle cronache. Cosa fanno? Quello che posso testimoniare, è che se qualcuno volesse informare in maniera "corretta", può farlo anche in una situazione estrema come quella dei Rom rumeni a Milano. Dieci anni fa rappresentavano l'Italia ad un concorso musicale in Grecia, o volevano instaurare una scuola di musica a Milano.
Una squadra di calcio che è nata nell'ex campo-inferno di Triboniano, si è allargata ad immigrati di altri paesi, per due anni consecutivi ha vinto il campionato mondiale di calcio a 5 per senzatetto. Hanno scritto un libro sulla loro storia, e restano ignorati lo stesso. Oppure, parliamo dello sportello sindacale che ha funzionato lì per oltre 2 anni? Notizie che sfuggono: se anche tra chi è arrivato per ultimo e ha sempre vissuto in situazioni "estreme", possiamo trovare "buone cronache", cosa ci impedisce di farlo con chi è in Italia da una vita?
Logica vorrebbe che se gli ultimi sono tanto attivi, a maggior ragione lo saranno gli altri, chi è arrivato prima. Invece, man mano che questi Rom si stabilizzano (o si assimilano), diventano realmente INVISIBILI.

La storia europea si ripete. Non è un'emergenza: da almeno 30 anni è in atto una migrazione di altri popoli nel nostro continente, come nel tardo medioevo o nel II dopoguerra. Lo stravolgimento dei confini e dei parametri economici, coinvolge anche i Rom. Queste nuove popolazioni, che per lo più contribuiscono alla nostra economia sommersa, non troveranno risposta se non sapremo prima affrontare il rapporto da creare con quei Rom che in Europa da secoli, vivono come se fossero in un eterno dopoguerra.
La responsabilità dell'informazione, è di aiutare a formare il quadro in cui interagiremo con gli 8 o 12 milioni di persone e quando finirà l'eterno dopoguerra dei Rom e dei Sinti. Partendo da qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e nessuno vede: c'è tra loro il muratore, il giardiniere, la babysitter, l'imprenditore, magari li conoscete e vi hanno sempre nascosto la loro identità. Non sapete se vivono in un campo o in casa. Chiediamoci perché la maggior parte di loro si nasconde anche se non ha commesso nessun reato.
Il conto per l'informazione è molto più salato di come l'ho presentato. Esiste un lato apertamente razzista dell'informazione, che a volte diventa mandante o correa degli atti di razzismo e di intolleranza che si scatenano contro i Rom. Atti che si ripetono continuamente. Potremmo parlarne a lungo: questo è solo il lato visibile di un'opera di occultamento e disinformazione, che sta SEMPRE alla base del razzismo.

Le associazioni pro-Rom, nonostante la crescente attenzione, hanno tuttora scarsissimo spazio sui media, e mancano completamente i diretti interessati. Ecco perché la rete internet è diventata un antidoto così importante, e le sue modalità di comunicazione sono state man mano mutuate da Rom e Sinti (o forse è internet stessa che ha adottato le loro competenze comunicative).
Oggi la priorità non è più tanto creare poli di informazione indipendenti, che già ci sono, quanto renderli autorevoli e (vorrei dire) professionali. Ma mi rendo conto che "professionale" è un termine ambiguo: intendetelo più come "parere di chi vive determinate situazioni sulla propria pelle, per questo è più titolato di altri a descriverle", che come professione vera e propria. Proprio quel parere che è sempre l'ultimo ad essere ascoltato. Se attualmente i codici espressivi di queste persone sono "limitati" rispetto alle nostre esigenze, possono crescere esclusivamente con un confronto, magari critico, quotidiano e prolungato. Fin quando non saremo noi, fuori dai campi e dalle riserve, a riconoscere dignità e ricchezza a quei codici espressivi, che non sono "limitati", ma semplicemente "altri" da quelli che abbiamo adottato a nostra volta.

Il problema che si pone è la visibilità, nel mare di informazioni che ci circondano (se cerco blog su google ottengo due milioni di risposte). Secondo me le possibilità sono 2: il sensazionalismo e il folklore deteriore (ricordate? distese di roulotte, bambini seminudi, donne vestite con le gonne lunghe). Oppure coinvolgere i propri lettori: cioè affrontare il discorso di quanto i destini dei Rom e della società maggioritaria siano intrecciati: in parole povere, quanto possano fare i Rom per il mondo attorno a loro. Magari, con un piccolo (piccolo, mi raccomando, la carità pelosa è sempre in agguato) aiuto perché dall'assimilazione si passi all'interazione comune.

C'è chi descrive il mondo telematico come fulminante e semplice da raccontare, senza rendersi conto di quanto distanti affondino le sue radici. Sono passati anni da quando si è iniziato, forse si tratta solo di essere costanti e di osservare come evolve il mondo della comunicazione (e anche quello dei rom e dei sinti). In tutto questo tempo, in tanti e con progetti ed idee diverse, si è lavorato per aggiunta, senza rinnegare quello che era stato fatto prima, come un sassolino che cresce rotolando dalla montagna.

 
Di Fabrizio (del 02/05/2006 @ 09:15:22 in Italia, visitato 1726 volte)

In via Idro stiamo "smazzandoci" la campagna elettorale milanese almeno da febbraio; tutto è iniziato con grande entusiasmo, ma il rischio è di arrivare al momento cruciale con le gambe molli e finire fregati in volata.

Come si ragionava un po'di tempo fa, ci sono due difficoltà:

  • in periodo elettorale non si trova nessuno che ti dica di no, in compenso ogni incontro, ogni discussione, dev'essere pietita con telefonate interminabili, agende impossibili, poca voglia di impegnarsi;
  • i partiti e le liste da una parte si uniscono, dall'altra hanno una paura folle che uno rubi i voti all'altro. Così ognuno viaggia per conto suo.

Non so se nel resto d'Italia è così, questo è il clima che si respira a Milano (nessuna sorpresa se qui il centro destra governa dal tardo medioevo!)

Le prospettive per il mese di maggio sono ancora individuare degli interlocutori affidabili al Comune e in Provincia, e nel contempo ottenere il favore delle tante forze che si riconoscono nello schieramento dell'Unione.

Tre facce, un unico programma:

da sinistra, Dijana Pavlovic, candidata al Comune per la Lista Fo; Antonio Braidic (Lisse), comitato elettorale di via Idro; Casavola Fabrizio, candidato al Consiglio di Zona 2 per l'Ulivo

Puntate precedenti:
uno
due
tre
quattro

 
Di Fabrizio (del 22/08/2012 @ 09:15:21 in Kumpanija, visitato 1293 volte)

Corriere Immigrazione diventa una testata giornalistica. Le ragioni di questo cambiamento. Chi siamo e cosa speriamo di fare. Con il vostro aiuto. [Continua]

Ci sono rivoluzioni che si fanno con le armi. Altre possono cominciare da un semplice cambio di prospettiva. L’evento-rassegna Hai mai provato in via Idro? nasce da questa considerazione. E rischia di essere rivoluzionario non tanto per il programma (che pure è di tutto rispetto) quanto per la location: il campo rom di via Idro, a Milano. Si è cominciato con la presentazione del libro di Gabiella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, in compagnia dell’autrice e di due attori che ne hanno interpretato alcuni brani. Si è proseguito con la proiezione del film, in anteprima nazionale, La canzone di Rebecca, con la presenza di protagonista e regista. Il programma futuro, tra poco disponibile on line, prevederà ancora presentazioni, dibattiti, proiezioni.

In questo campo - regolare ma costantemente sotto sfratto: da un paio d’anni ormai attende di essere sgomberato per fare spazio a un campo di transito - vivono un centinaio di rom harvati italiani, tutti imparentati tra loro. Via Idro è una stradina milanese di mezza campagna, che si innesta sulla molto più famosa via Padova quasi alla fine della città e scorre lungo il canale della Martesana. Se non fosse per i rom non la conoscerebbe nessuno. Il campo è stato spesso raccontato dalla stampa con toni noir e parossistici: a volte come una lercia baraccopoli infestata da cani aggressivi, a volte come un’enclave puntellata da ville con piscine e leoni di marmo, in un’atmosfera simile a quella delle faraoniche residenze dei casalesi di Gomorra. Basta farci un giro però per rendersi conto che la realtà è differente e molto più ordinaria. Gli abitanti, stanchi di essere raccontati da personaggi mai visti, hanno pensato allora di dare a molti, potenzialmente a tutti, la possibilità di farsi un giro e di trascorrere in questo fazzoletto di verde scampato al cemento una serata diversa. Hanno pensato di aprire il campo ai non rom, gagè in lingua romanì.

L’idea della rassegna nasce dallo sforzo congiunto di Fabrizio Casavola, curatore del blog Mahalla, un portale di news sul mondo rom che raccoglie notizie, informazioni provenienti dall’Italia e dall’estero, e di Marina, un’ abitante del campo. "La gente che viene qui ha la possibilità di vedere un campo rom, il nostro, nella sua realtà e non attraverso i filtri della tv e dei giornali. In questa realtà ci sono anche cose belle". Per esempio un’atmosfera bucolica assai sorprendente a Milano. Ma anche i legami e la solidarietà famigliare. E l’allegria dei bambini, lontana anni luce dallo stereotipo che li vorrebbe tutti schiavi della questua.

"E’ un modo per conoscersi, e non unidirezionale. Alcuni visitatori non avevano mai messo piede in un campo rom e non conoscevano nessun rom", continua Marina. "Mi facevano domande, erano curiosi, stupiti. Ma anch’io le facevo a loro, perché la curiosità che un gagé può nutrire nei nostri confronti è identica a quella che noi abbiamo nei suoi".
Non è la prima volta che questa comunità di rom Harvati getta un ponte verso l’esterno. "Già 20 anni fa questo campo aveva tentato di interagire con la zona- spiega Casavola - in particolare attraverso iniziative legate al mondo della scuola. Da tre o quattro anni, invece, un po’ per la mancanza di interventi da parte del Comune un po’ per il rischio di sgombero, tutto si è interrotto.". Adesso si riparte, per iniziativa dei rom. E tutta la cittadinanza è invitata in via Idro.

Fabrizio Casavola è autore di Vicini distanti: cronache di via Idro: una raccolta di frammenti, storie, aneddoti sulla travagliata esistenza di un campo regolare e dei suoi abitanti. Il libro offre un ampio resoconto sui piccoli e grandi passi che questa comunità ha intrapreso dal 1989. Ma è anche una testimonianza dall’interno, di un gagé che si è addentrato nell’universo rom e che non ha mai più lasciato.

Luigi Riccio

 
Di Fabrizio (del 01/12/2011 @ 09:14:54 in Regole, visitato 1015 volte)

 Amnesty.it

"Ogni volta che mi sgomberavano dai campi ero molto dispiaciuto... perché non pensavo che era un campo, pensavo che era la mia casa. Era il mio posto che adoravo, dove arrivavo la sera e mi mettevo al caldo... nella casa, nella baracca".

Marius ha 16 anni. È arrivato in Italia oltre un anno fa ed è stato sgomberato già otto volte. Il suo sogno era di "andare avanti", di lavorare, di "essere un ragazzo molto, molto bravo". Ma per lui non è facile.

Nemmeno per Giuseppe, italiano di etnia rom che ha vissuto per oltre 20 anni in un campo autorizzato a via Idro, è semplice. È venuto sapere che le autorità di Milano vogliono ridurre il numero di abitanti del campo e trasformarlo in un "campo di transito". Né lui né la sua famiglia sono stati consultati su questo piano e temono di dover andar via senza un'alternativa adeguata.

Da un po' di tempo si sente sempre più indesiderato nella sua città natale, Milano.

In questa città, le autorità da decenni attuano politiche che sembrano considerare i campi l'unica soluzione abitativa per le persone rom, disinteressandosi inoltre del fatto che queste persone vivano in container sovraffollati, con sistemi fognari vecchi e infestati dai topi. Ma negli ultimi anni, la loro situazione è addirittura peggiorata.

L'"emergenza nomadi", dichiarata dal governo italiano nel 2008, ha permesso alle autorità di Milano di sgomberare forzatamente dai campi non autorizzati tantissime famiglie. Le conseguenze sono state devastanti, soprattutto per centinaia di bambine e bambini rom, la cui frequenza scolastica è stata interrotta.

Anche i campi autorizzati sono stati presi di mira. Una nuova normativa fortemente discriminatoria ha permesso di programmare la chiusura di quasi tutti i campi autorizzati in cui risiedono i rom, anche per consentire l'esecuzione di progetti connessi all'Expo, che si terrà a Milano nel 2015. I progetti infrastrutturali per questo evento internazionale hanno già portato alla chiusura di due campi autorizzati.

Per Amnesty International, dichiarare uno stato di emergenza su basi infondate nei confronti di una minoranza etnica e mantenerlo per tre anni e mezzo è stato uno scandalo!

L'"emergenza nomadi", illegale e discriminatoria in base al diritto internazionale, non avrebbe dovuto mai essere dichiarata. E adesso che anche il Consiglio di stato, il più alto organo amministrativo del nostro paese, ha dichiarato la sua illegittimità, occorre un'inversione di rotta!

Il governo Monti deve porre i diritti umani in cima alla sua agenda, fornendo rimedi alle persone colpite da sgomberi forzati e da altre violazioni dei diritti umani.

Le nuove autorità di Milano devono immediatamente fermare tutti gli sgomberi forzati, mettere a disposizione di tutte le persone sgomberate che non sono in grado di provvedere a se stesse ripari di emergenza, sospendere e rivedere i piani per la chiusura dei campi autorizzati e assicurare che rispettino in pieno gli standard internazionali sui diritti umani.

È il momento di un cambiamento reale per le donne, i bambini e gli uomini rom di Milano!

clicca sull'immagine per scaricare il rapporto

 
Di Fabrizio (del 20/04/2006 @ 09:14:34 in Italia, visitato 1716 volte)

Avrei voluto mettere qualche novità sul programma elettorale visto dal famigerato campo di via Idro. Ma tra elezioni, ponti vari e amministratori pubblici (passati e futuri) sempre troppo impegnati, non si registrano cambiamenti o incontri.

In compenso, vista che nel frattempo al campo stanno ritirando (dopo anni) i loro certificati elettorali, un po' per noia e un po' per curiosità stanno seguendo il dopo elezioni nazionali. Indovinate qual'è la domanda che tutti si fanno?

... Esatto: ma perché chi ha perso non vuole riconoscerlo??

Con qualche preoccupazione in più. Dopo la Cassazione, rimangono solo i caschi blu, e visto che con quei baldi soldatini di pace le cose in Kosovo, Afghanistan, Palestina... continuano come ai tempi dei macelli, la gente è inquieta. Vaglielo tu a spiegare che l'Italia è una democrazia!

Parliamo d'altro (anzi no): sempre al campo, la signora H. ha ricevuto una gentile lettera su carta intestata del Comune di Milano. Un certo FRANCO MASSARI spiega di essere un consigliere comunale, che vorrebbe incontrare i cittadini, anche solo per prendersi un caffé. Segue NUMERO VERDE.

Nessuno sapeva dell'esistenza di questo Massari, che mai si è fatto vivo prima. Potete immaginare di quale partito sia, non andate sul suo sito se non vi piacciono quelle pagine che come si aprono partono con la musica, e coi link che funzionano quando vogliono.

Io non credo che il signor Massari legga queste pagine, ma se vi capita diteglielo voi: al campo l'ospitalità funziona ancora e per prendere un caffé non c'è bisogno di annunciarsi su carta intestata. E neanche di farsi vivi a un mese dalle elezioni.

Taccuini elettorali precedenti

 
Di Fabrizio (del 04/04/2011 @ 09:14:31 in Italia, visitato 1531 volte)

Lettera aperta a Giuliano Pisapia, letta il 31 marzo all'incontro elettorale in via Sammartini 106

Scriviamo dal campo sosta comunale di via Idro 62. Esiste da 22 anni ed ospita circa 130 cittadini italiani, che abitano in zona da 50 anni.
Il nostro grosso guaio è che siamo ZINGARI, e che su di noi ci siano molte voci sbagliate. Tra queste, parlando di questo periodo: che alle elezioni chi ci difende perde voti, invece di guadagnarne. Stasera, assieme a voi, proveremo a ribaltare almeno questo pregiudizio.

Riguardo a noi, la giunta Moratti è stata chiara, da due anni ripete che a Milano non ci saranno più campi nomadi. Ha solo dimenticato qualche "piccolo" particolare: nei campi non ci vuole, in giro per la città neanche, case non ne vuole assegnare... Forse pensa che siamo biodegradabili!
Così, in questa zona, proprio dove abitiamo noi, ha previsto (ricordatevi: NIENTE + CAMPI ROM), di mandare via noi, cittadini italiani che in zona ci siamo da sempre, per costruire un nuovo campo da 600 persone, a rotazione ogni 3 mesi.
Non occorre essere un candidato sindaco a Milano, per capire che questa grande invenzione della Moratti (che nessuno del Comune si è mai sognato di discutere con la zona 2) non piace a nessuno: sicuramente non a noi, ma nemmeno ai cittadini che vivono nell'arco di un km. dal campo, e non piace alle associazioni e ai partiti della zona, con cui da mesi stiamo dialogando.
L'esperienza di Triboniano dimostra che un mega-campo simile è ingestibile e che viverci dentro è un inferno. E noi, che in tanti anni di sacrifici siamo riusciti a sollevarci da una situazione che era simile a quella di chi arriva oggi nei campi "abusivi", corriamo il rischio di trovarci ricacciati indietro di decenni.
Chi ci guadagna? Ognuno faccia i suoi calcoli, ma attorno a noi ci sono almeno 10.000 altri cittadini che non aspettano altro che una sua parola contro questa pazzia. Anche se di elezioni non ne capiamo molto, pensiamo che in un momento dove le percentuali danno i due maggiori candidati quasi alla pari, questi voti possano essere decisivi.

PERMETTETE POCHE PAROLE SU COSA CHIEDEREMO ALLA VOSTRA NUOVA GIUNTA:
La Moratti ha stanziato fior di milioni per la politica verso i Rom e i Sinti, ha promesso incentivi a chi lasciava i campi, ma dopo tutto questo tempo la nostra impressione è che quei soldi finiranno nelle solite tasche.
Noi non siamo abituati a chiedere qualcosa al Comune, vorremmo però che almeno le promesse fossero mantenute e che nel nostro campo, che una volta era nominato come un campo modello, ci fosse almeno la manutenzione ordinaria.
Da vent'anni ci siamo organizzati in cooperativa, operiamo nel mantenimento del verde. In passato, anche con sindaci di destra come Formentini o Albertini, il comune ci appaltava qualche lavoro e potevano campare una ventina di noi. Questa giunta ci ha richiesto un sacco di documenti per provare la nostra regolarità, ancora una volta ha promesso mari e monti, ma poi ha azzerato tutte le commesse.
E' la stessa giunta degli oltre 350 sgomberi in due anni e mezzo, dove il figlio della Moratti può costruire quello che vuole, ma poi si radono al suolo le roulotte con le ruspe. Debole coi forti, forte coi deboli. E' questo il modello di integrazione che ci offrite?
Nomadi, non lo siamo più da anni, ed oggi non sarebbe neanche più possibile. Abbiamo bisogno di SICUREZZA e ONESTA' da parte di chi amministra, non di slogan o promesse. E come noi, ne hanno bisogno anche gli altri cittadini.
Dopo decenni di silenzio, la Moratti ci ha spinto a cercare dialogo, non ci lasci soli e non stia zitto, perché ce ne pentiremmo tutti.

PER TERMINARE: anche la Moratti ha iniziato la sua personale caccia al voto, e non si fa scrupolo di allearsi con liste dichiaratamente neofasciste. Sconfigga questa alleanza, Milano e la sua storia non lo meritano; ed il nostro popolo ha pagato, e rischia di pagare nuovamente, un altissimo tributo al fascismo.

 
Di Fabrizio (del 03/07/2012 @ 09:14:01 in sport, visitato 1215 volte)

(immagine da borjapindado.deviantart.com)

Domenica scorsa, ero a spasso senza molta voglia di tornare in quella fornace che è casa mia, a sentire urlare i vicini mentre seguivano la finale degli Europei di calcio. Telefono agli amici in via Idro: anche se il calcio non mi interessa, una cosa è passare la serata in una casa di ringhiera, senza televisore e facendo altro, con il disturbo del tifo dei vicini. Altra far finta di guardare la partita, ma godendosi la buona compagnia.

Così chiamo per accordarmi su quante birre - patatine - sigarette devo portare per contribuire alla serata.  Niente, mi rispondono, il televisore non c'è più, ma tu passa lo stesso. Ripensandoci, c'è stato un lutto il mese scorso, probabilmente è per questo che non guardano la televisione.

Arrivo, ed invece tutte le famiglie si sono organizzate, con tavolate all'aperto e un televisore in bella vista. Qualcuno sembra persino funzionare. Del lutto non ne parla più nessuno e prima che inizi la partita, ci sono le solite discussioni che mi ricordano dove sono: qualcuno ha paura di essere sgomberato, qualcuno mi chiede cosa vuol fare il comune, ecc. Al solito, e li rimprovero, nessuno si pone il problema di cosa vuol fare lui.

Finisco in una piazzola. In attesa della partita i bambini guardano i cartoni animati, la madre cucina per tutti un piatto freddo e il padre innaffia prato e cemento.

    Parentesi: una vita fa, ci si allenava insieme quando dentro il campo s'era formata una squadra di pallone. Lui attaccante e io difensore, puntualmente mi stordiva con i suoi dribbling. Non riuscendo a fermarlo con le buone, spesso ci provavo con qualche tackle assassino, ricevendo in cambio sonori calcioni, perché lui non era la persona più indicata da trattare a scarpate.

Ora che tutti e due abbiamo 20 anni e parecchi dolori di più, guardare assieme la partita è una scusa per scherzare su cosa è successo in tutto questo tempo.

Fatalisti come sempre, già dal primo minuto di gioco i Rom dicono che gli avversari son troppo forti, e che la partita è destinata a finir male. Da parte mia, per rincarare la dose, tifo Spagna, più che altro perché Del Bosque visto in TV sembra il mio ritratto sputato, anche se lui ha la cravatta.

    Parentesi: una ragazza torna al campo dopo essere stata via un paio di giorni. Sua sorellina (8 anni, una bambina allegra e solare come poche) scoppia in lacrime dalla commozione, la abbraccia e non mollerà la presa per tutta la partita. Persino suo padre, attaccato allo schermo e con nessuna voglia di essere disturbato, si alza per provare a consolarla.

La partita sembra andare avanti a senso unico. Dall'altra parte del campo arrivano in continuazione urla di gioia e suoni di trombette. Birra... liquida la cosa il mio amico. Però mi ricordo che qualcuno di quel settore mi raccontava con nostalgia di essere stato in Spagna, e di essersi trovato bene. Forse è per quello.

Tutto finisce come sapete. Inaspettatamente, qualche macchina parte verso la città, con i clacson e le bandierone italiane spiegate. Visto il risultato, la scena è abbastanza surreale. Ci penso un po': probabilmente anche a loro della partita non interessava niente, quello che non han mandato giù è che non si potesse far festa come da tradizione (di via Idro).

    Parentesi: mi racconta un'amica un episodio di tanti anni fa, quando lì c'erano soltanto prati e roulotte. Alcuni di loro si erano procurati un televisore per vedere una partita, come domenica scorsa. Ad  un certo punto il tifo aveva cominciato a crescere, al punto tale che gli altri, quelli che erano già andati a dormire, erano scappati dalle loro roulotte a piedi nudi ed in mutande, perché svegliati dal casino avevano pensato che nel campo fosse arrivata la polizia.

Ormai sul tardi sono tornato su via Padova. Davanti ad un tabaccaio cinese ancora aperto, alcuni sudamericani festeggiano la vittoria della Spagna. Credo sarebbe inutile dire loro cosa hanno fatto gli spagnoli dalle loro parti... probabilmente è solo un modo per rimarcare la loro identità. Mi immagino la possibile rissa che potrebbe nascere, se incrociassero le macchine con la bandiera italiana partite da via Idro. E mi immagino come potrebbero commentare radiocronisti ed ascoltatori di RADIO PADANIA, che tutta sera hanno fatto un tifo sfegatato per la Spagna.

Con questi pensieri, a mezzanotte mi concedo l'ultima granita (via Padova è anche questo) e torno a casa.

 
Di Fabrizio (del 13/05/2012 @ 09:11:55 in casa, visitato 1375 volte)

Sitart.org  Milano 19 - 20 Maggio 2012

ZigzArt è il titolo dell'evento promosso da SITART nel campo Rom di via Idro a Milano.
Il progetto nasce con le intenzioni di riqualificare più che il luogo, le relazioni tra i Rom e i cittadini in occasione della festa di "Via Padova è meglio di Milano" cantiere d'integrazione multiculturale in progress.

Gli artisti: Ilaria Beretta, Beppe Carrino, Angelo Caruso, Federico De Leonardis, Carlo Dulla, Pino Lia, Elisabetta Oneto, Sabina Sala, Stefano Sevegnani, con la direzione artistica di Jacqueline Ceresoli, hanno creato installazioni site-specific, temporanee sul luogo, per condividere con gli abitanti un progetto di estetica sociale e di arte sostenibile.
Sitart, da anni agisce nei luoghi urbani con azioni di Social Art: una forma di arte pubblica attiva, temporanea, che trasforma le relazioni tra gli artisti, le persone, il luogo e il pubblico in un progetto di attivazioni di dinamiche culturali e sociali.

Social Art di Jacqueline Ceresoli

Nell'era dell'iperconnessione veloce "Tout change, tout bouge, tout va de plus en plus vite" e la rete per alcuni è una corsia preferenziale che accelera contatti ed evoluzioni sociali, per altri, gli emarginati digitali, separa vite, stili e identità di moltitudini di persone che si rifugiano in campi situati ai confini della città dove, nei migliori casi, si recupera un modello di comunità agricola, di villaggio contadino, in alternativa al modello urbano, ponendo alla base della società non il denaro, ma il patto di rispetto e di solidarietà tra gli individui.

Il Campo di via Idro è un Eden anomalo, trasformato in centro di convivenza tra etnie diverse, situato al termine di via Padova e vicino alla Tangenziale est, abitato da oltre 20 anni da circa 120 Rom Harvati, diventati cittadini italiani. Questa tribù urbana è costituita da residenti iscritti al Servizio Sanitario con bimbi scolarizzati e la metà di loro ha meno di 18 anni. Date queste condizioni di stanzialità, ex nomadi hanno trasformato il campo in una comunità, dove si contano più case che roulotte, molte delle quali con verande, orti o giardini, cavalli, galli e galline, tacchini, cani, gatti, ponendosi in un rapporto osmotico con il territorio, ma non con il tessuto urbano. In questa comunità di integrati, ma divisi dai cittadini per scelte di vita, 9 artisti italiani diversi per età, formazione e linguaggi adottati, hanno creato site-specific e installazioni a tecnica mista temporanee sul luogo, per condividere con gli abitanti un progetto di estetica sociale e di arte sostenibile promosso da Sitart.

ZigzArt nasce con le intenzioni di riqualificare più che il luogo, le relazioni tra i Rom e i cittadini in occasione della festa di via Padova, cantiere d'integrazione multiculturale in progress.
Dall'inizio di via Idro, lungo la Martesana, all'angolo di via Padova fanno capolino le vele colorate e i nastri di carta riflettente che definiscono un "Isola" immaginaria di Stefano Sevegnani, affacciata sul Naviglio.
Da via Padova fino al Villaggio Idro si estende intorno alla campagna limitrofa il "Serpente d'oro", di Sabina Sala, composto da chicchi di grano: l'oro del Mediterraneo e delle civiltà contadine.
Ilaria Beretta evoca il concetto di "migrazione" con una gigantesca capanna di stoffa, come ready made del nomadismo dei Rom, prototipo di abitazione di uomini in movimento, divenuti stanziali con la casa.
All'ingresso del Villaggio, troverete disegnato sul muro con martello e scalpello l'opera "Pastorale" di Federico De Leonardis, un grande bastone, simbolo del pastore che guida e accudisce al suo gregge, come insegna di un modello di vita idilliaca e bucolica, come alternativa a quello urbano.
Angelo Caruso ricopre con "Foulards" variopinti di gusto gitano, donati dalle donne del Villaggio, "la grande serra del perduto lavoro" della Cooperativa Rom che coltivava piante da vendere al mercato ora abbandonata, qui riutilizzata come rifugio per galline e altri animali da allevamento, cavalli al pascolo, liberi di circolare sull'antistante orto coltivato: è un'altra evocazione simbolica di vita agreste, perduta con la rivoluzione industriale, quando l'uomo ha interrotto la relazione con la natura.

Zigzagando dentro il villaggio, lungo la strada principale, noterete l'installazione "Fiat Lux", realizzata con alcune centraline di energia in disuso, trasformate da Carlo Dulla in simbolici altarini, in cui compaiono ex voto di luce, di gas e di acqua come apparizioni, presenze miracolose non sempre garantite in questo campo.
Davanti al Centro Polifunzionale del villaggio, pensato come presidio sanitario, sociale e culturale, sempre chiuso e poco utilizzato dal Comune, Elisabetta Oneto presenta, "Pori", un'installazione di code di cavallo, che per i Rom rappresenta un mezzo di trasporto, di sostentamento ed è il simbolo della loro cultura nomade.
All'interno dell'edificio, Beppe Carrino ha rivestito una stanza con "Scritture del corpo": una serie di disegni a matita che rappresentano i calchi di mani, piedi e fronte di varie persone e abitanti del Villaggio. Questa istallazione ambientale prevede il coinvolgimento del pubblico che si presterà a lasciare una traccia del suo passaggio nel campo.
Nel cortile dell'edificio dismesso, c'è ormeggiata una "Bari–Barca" di Pino Lia, a forma ellittica, in centro una ruota, simbolo del timone, circondata da ramificazioni dalle quali pendono guanti in lattice e rose con immagini multietniche, come metafora del viaggio e delle migrazioni di popoli sulla scia del sogno di una terra promessa.
Sitart, da anni agisce nei luoghi urbani con azioni di Social Art: una forma di arte pubblica attiva, temporanea, che trasforma le relazioni tra gli artisti, le persone, il luogo e il pubblico in un progetto di attivazioni di dinamiche culturali e sociali, mettendo in discussione il ruolo dell'artista in questo ambito, meno autoreferenziale e più utile alla collettività, sull'esempio della "Scultura Sociale" di Beuys e trasforma Milano in un prototipo di "Museo diffuso", dal centro alle periferie, open-space di un'arte sostenibile contro la museificazione dell'arte contemporanea, dinamica e complessa.

Info:
Titolo: ZigZart - Evento organizzato da SITART - Ideato e curato da Angelo Caruso - Direzione artistica Jacqueline Ceresoli - Direzione all'accoglienza nel Villaggio Fabrizio Casavola - Luogo: via Padova angolo via Idro al Campo Nomadi sul Naviglio Martesana. - Periodo: 19+20 Maggio 2012

Partner: Comunità Rom di Via Idro, Comitato Vivere in Zona 2, Associazione AB, City Art, Anpi Crescenzago, Martesana 2, Teatro degli incontri.

Per info: Angelo Caruso - Cell. 3357689814
info@sitart.orgwww.sitart.orgwww.meglioviapadova.org
Per informazioni: City Art, tel. 02-87167065, cell. 335-7689814, www.cityart.it, info@cityart.it

Patrocinio: Comune di Milano - Consiglio di Zona 2

 
Di Fabrizio (del 29/08/2010 @ 09:11:38 in Italia, visitato 1733 volte)

Gad Lerner, il blog del bastardo giovedì, 26 agosto 2010 Rassegna Stampa

Questo articolo è uscito sul Diario di "Repubblica".
Il vicesindaco Riccardo De Corato, eterno secondo della politica milanese, contabilizza gli sgomberi di campi rom effettuati negli ultimi quattro anni con la meticolosità del cow-boy che incide una tacca dopo l'altra sulla pistola: 301 prestazioni da buttafuori, a suo dire.

Col risultato che ormai in città è divenuto vorticoso il viavai di questo materiale umano considerato scadente, così poco riciclabile da meritarsi un curriculum da veterani: gli ex del campo di San Dionigi provenienti dallo sgombero di via capo Rizzuto espulsi dal cavalcavia Bacula e parcheggiati in via Idro fino alla tacca prossima ventura di De Corato. Una massa di "ex", sempre gli stessi, non fosse per la natalità elevata che rifornisce continuamente la tragedia di altri bambini sballottati qui e là, dunque sottratti per via poliziesca alla frequenza scolastica.

I rom a Milano svolgono una funzione importante. Peccato che ce ne siano troppo pochi. Quando sperava ancora che l'imitazione del gergo leghista gli avrebbe conservato la presidenza della Provincia, Filippo Penati (Pd) si esibì in un gioco di parole davvero raffinato: "Altro che ripartire i rom fra i diversi comuni dell'hinterland, come chiede il governo Prodi. I rom se ne devono ripartire tutti quanti!". Cosa c'è di meglio, per un politico in difficoltà, che mettersi dalla parte del popolo, irridendo gli scrupoli dei soliti privilegiati?

E' così che ai rom milanesi è toccata la sorte poco evangelica di venir moltiplicati, proprio come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. Il succitato Penati giunse a contare 20 mila nomadi –ventimila!- disseminati pericolosamente tra le vie della metropoli. Una cifra insopportabile per la povera Milano. Non si ricordano ulteriori precisazioni del leader democratico allorché il censimento dei campi rom, promosso nel 2008 dal nuovo ministro cattivista Maroni, rivelò che bisognava togliere un zero: i rom che minacciano la pacifica Milano risultavano essere poco più di duemila. Troppo pochi, appunto, e infatti la politica bisognosa non ha smesso di moltiplicarli neppure dopo il censimento. E' dei giorni scorsi un'intervista di Letizia Moratti, bisognosissima di ricandidatura a sindaco, nella quale si legge questa mirabolante affermazione: i rom a Milano sarebbero stati ancora diecimila (bum!) nel 2008, dopo di che –forse per merito delle 301 tacche di De Corato?- il loro numero si sarebbe drasticamente ridotto. Un esodo di sette-ottomila "scarti umani", più tenaci da debellare che non gli stessi topi, come graziosamente dichiara il leghista Matteo Salvini, aspirante vicesindaco, realizzato dunque in un biennio, alla chetichella? Chi ha visto le carovane dei partenti, con i materassi sulle spalle e i bambini per mano? Dove sono andati, con quali mezzi di trasporto s'è conclusa la "derattizzazione"? E come mai, dall'alto dei suoi 301 sgomberi, il cow-boy De Corato può citare solo 32 casi di rom stranieri rimpatriati per motivi di sicurezza dal 2007, più altri 143 segnalati (pro forma) alla prefettura per cessazione dei diritti di soggiorno?

E' buffo a dirsi, ma a Milano sono certamente più numerosi i nomadi romeni allontanati dai campi e rimpatriati senza clamore da parte del volontariato sociale –magari con qualche centinaio di euro d'incoraggiamento in tasca- per tutelare i faticosi processi d'integrazione di chi vi risiede. Ora però c'è un'altra faccenda che i cacciatori cittadini dei rom vivono con imbarazzo. A furia di promettere la chiusura degli insediamenti abusivi, tra uno sgombero e l'altro toccherebbe loro impiegare nei campi autorizzati e/o in fornitura di alloggi popolari una parte almeno dei milioni di euro già da tempo messi a disposizione della Prefettura. Col risultato di mandare in bestia i leghisti più accesi, che si sentono traditi non solo da Maroni ma perfino da Salvini. Nel quartiere di via Padova, per protesta contro il campo autorizzato di via Idro, hanno da poco stracciato la tessera del Carroccio una decina di militanti. Contro i rom, trovi sempre qualcuno disposto a essere più cattivo di te. Peccato siano così pochi.

 
Di Sucar Drom (del 08/08/2012 @ 09:11:23 in blog, visitato 1037 volte)

Milano, piano rom della Giunta Piasapia? Si! No! Forse...
Agenzie stampa e quotidiani si sono lanciati sulla notizia che arriva da Milano, dove la Giunta comunale dovrebbe presentare, entro la fine del mese, un "piano rom". Il titolo che più potrete leggere è: "ottomila euro ai rom per la casa". Il Comune di Milan...

Milano, hai mai provato in via Idro?
Salve a tutti, signore, signori ed infanti. Volevamo dirvi che anche quest'anno non andremo in ferie, perché alle Maldive è tutto esaurito, e dopo il freddo patito quest'inverno la montagna non ci ispira. Siamo ancora qua, aspettando che il comune mantenga le promesse, per non annoiarvi elenchiamo solo quelle dell'anno scorso:...

L'Italia razzista è contrastata dall'UNAR
Nei primi sei mesi del 2012 il Contact Center antidiscriminazioni dell'UNAR, guidato dal dott. Massimiliano Monnanni (in foto), ha gestito complessivamente 14.179 contatti (rispetto agli 8.952 del primo semestre 2011) e trattato 876 istruttorie, quasi il...

Appello a Governo e Partiti: Non cancellate UNAR
Numerose sigle dell'associazionismo italiano, tutte impegnate nell'affermazione dei diritti e della dignità delle persone e contro ogni violenza e discriminazione, hanno condiviso un percorso di crescita, conoscenza reciproca, condivisione di obiettivi che ha visto nell'attività svolta da UNAR, negli ultimi tre anni, un motore importante e un punto di riferimento...

Le Reti territoriali antidiscriminazioni al Governo: non smantellate l'UNAR
I partecipanti all'incontro nazionale delle Reti territoriali antidiscriminazioni, organizzato dall'UNAR a Roma - 10 e 11 luglio 2012. Premesso che: La nascita delle Reti territoriali contro le discriminazioni - composte da Regioni, Province, Comuni e organizzazioni del terzo settore - ha segnato un passo concreto nella difesa dei diritti fondamenta...

Torino, pestaggi omofobici ma tra i rom c'è chi reagisce
"Entrano nella mia roulotte, se lo tirano fuori e mi dicono di succhiarli se non voglio le botte". La prima volta che ha sentito questa storia, Valter Halilovic, mediatore culturale e animatore della comunità rom di Torino, quasi non ci voleva credere. Ma, nel corso delle ultime settimane, le testimoni...

Memors: la persecuzione dei sinti e dei rom durante il fascismo
Nella notte tra il due e il tre agosto del 1944 si consumò l'ultima liquidazione del “Familienzigeunerlager" o più semplicemente "Zigeunerlager" di Auschwitz-Birkenau. Oggi, dopo settantotto anni, ricordia...

 
Di Fabrizio (del 18/02/2013 @ 09:10:14 in media, visitato 1712 volte)

Lunedì 25 febbraio, ore 18.00
Biblioteca Crescenzago via don Orione 19 - 20132 Milano
Introduce e modera: Paolo Melissi (associazione Pluriversi)

Fabrizio Casavola (autore di Vicini Distanti) con alcuni abitanti del campo rom comunale di via Idro, tutti nei panni degli imputati, risponderanno alle vostre domande su perché gli zingari siano colpevoli di ogni malefatta. Se avanza tempo, si racconterà anche come si vive e cosa si fa in un campo rom, e sul rapporto che si è creato col mondo intorno.

    Vicini Distanti (edizioni Ligera - 2012) è la cronaca di 20 anni di vita di una comunità rom da sempre presente a Milano. Attraverso interventi di mediatrici culturali, insegnati, giornalisti, dei Rom stessi, scorrono i vari aspetti della loro vita: infanzia, scuola, lavoro... con gli innumerevoli tentativi, alcuni riusciti e altri meno, di instaurare un dialogo e un modo di convivere con la città attorno.
    Dello stesso autore:
  • Luoghi comuni, guida turistica semiseria ai segreti, le bellezze, i monumenti del campo rom comunale di via Idro.
  • Cocci: viaggio nell'Italia del 2012

PluriVersi è una associazione di promozione sociale che dedica le sue attività al benessere psicofisico delle persone, e alla qualità dell'abitare e del fruire di un luogo. Si occupa di promozione della culture e di valorizzazione del patrimonio, ma anche di servizi per il benessere della persona, organizzando servizi di supporto. L'associazione opera utilizzando un approccio pluridisciplinare e pluriculturale.

 
Di Fabrizio (del 21/03/2014 @ 09:09:53 in Italia, visitato 1211 volte)

Le amare riflessioni dell'amica Fiorella è come se mi avessero svegliato dal letargo:

    sgomberati giovedi di settimana scorsa da v.le Forlaninj, illegalmente, senza che sia stata data loro soluzione abitativa!, coppie senza minori, vagano di 'campo in campo', continuamente rintracciati e sgomberati. Tutto tace, tutto va bene per la sinistra al governo in questa città. Allora, tutti da quel palco del nuovo sindaco eletto, Pisapia, gridavano: siamo tutti rom! ...da allora...è passato tempo...e nessuno grida più siamo tutti rom. I rom sono cacciati senza se e ma.

Me la ricordo bene, la fine di maggio 2011. Ero stato addirittura candidato al CdZ per SEL. Si disse che Nicolino avesse voluto mettere il cappello sulla vittoria del buon Giuliano.

"Abbracciare i nostri fratelli e le nostre sorelle rom..." Mi chiedo, OGGI-MILANO, quanti cittadini, quanti amministratori, quanti fra coloro che erano in quella piazza, ripeterebbero quelle parole, con la medesima convinta retorica. Ma, tanto per restare alle parole di Nicolino, non è che la questione MOSCHEA abbia visto un destino diverso, o debba vederlo.

Mi sembra che i tempi per abbracciarsi, FINALMENTE, per guardarsi negli occhi e riconoscersi almeno una volta, come cantava De Andrè (fine anni '90!!!), siano sempre lontani.

Sì, qualcosa è cambiato in questi due anni:

  • ho visto rom e gagé che avevano iniziato a parlarsi tornare ognuno deluso ai propri nidi;
  • ho visto inaugurare tavoli e incontri con quegli stessi rom e gagé, e col comune, e non riesco più a ritrovarli neanche col TOMTOM.

Tavoli e interlocuzioni che erano dovuti, niente di più e di meno, a rom e gagé per mettere assieme qualche idea che ridasse fiato ad una convivenza sempre più critica. Tavoli e interlocuzioni dovuti, forse, a questo o quel soggetto politico che sperava di trovare spazio nel mondo arancione di Giuliano.

Se prima, due anni fa e oltre, era una vera e propria CACCIA AL ROM, adesso forse va un po' meglio (non per tutti, non ditelo per esempio in via Idro...) ma, ripeto, chi tra gli elettori di ALLORA, chi tra gli eletti, è smanioso di ABBRACCIARE I SUOI FRATELLI ROM? Diciamo che questi fratelli sono evoluti alla condizione di TOLLERATI, che è un modo gentile per dire che magari non sono cittadini come gli altri, possono essere sempre sgomberati o stigmatizzati, ma se stanno zitti e non rompono i coglioni al manovratore, possono sperare che qualcuno faccia qualcosa per loro. Il concetto di carità, non c'è bisogno di spiegarglielo.

Due parole agli eletti

Non è vostro compito andare in giro ad abbracciare qualcuno, figuriamoci i Rom! (chi glielo dice a Nicolino?). Ma da voi mi aspetterei un briciolo di politica, cioè:

  1. condivisione
  2. cuore-passione
  3. progetto-visione

e non vedo niente di questo in quella che è (forse) amministrazione. Il rischio che correte (l'ho già scritto), è di perdere alla grande le prossime elezioni.

Due parole agli elettori

Abbracciare gli zingari? Quando mai! Come vi capisco, coi vostri problemi, con rate e bollette da pagare... e tutto il resto. Non pretendo che abbiate testa o cuore per chi è sfigato come/più di voi, ma se si riuscisse a GUARDARSI NEGLI OCCHI (arieccoci) forse capireste che alla fine dei conti, siete trattati da Rom, extracomunitari e pezzenteria varia. Ignorarli, o peggio buttarli fuori bordo nella speranza che la barca non affondi, non vi darà nessun vantaggio. Forse, pensateci, così vi togliete di torno un alleato di cui potreste comunque sbarazzarvi in seguito, quando finalmente capirete quali sono i vostri obiettivi minimi.

Due parole anche ai Rom

Sempre in attesa di qualcuno che vi salvi, di qualcuno che meglio di voi sappia trovare le parole adatte. Che non vi fidate di nessuno, ma vi attaccate a tutti, pur di non muovere un dito. Siete in fondo al pozzo, decidete se rimanere lì, o se volete uscirne cominciate voi ad arrampicarvi. Non aspettatevi niente da nessuno. E se (proprio, proprio) avete bisogno dell'aiuto di qualcuno, abbiate almeno un po' di fiducia in voi stessi.

Lettura consigliata:

 
Di Fabrizio (del 29/11/2013 @ 09:09:43 in Italia, visitato 1617 volte)

Spett. ex vicesindaco di Milano per una vita, per una volta i ladri non sono quelli che tutti immaginano. Quella che segue non è una storia facile.

Ci eravamo lasciati un paio di anni fa, con 500 sgomberi e passa sul gobbo. Cioè, sempre le stesse persone che venivano sgomberate e continuavano a girare lì attorno.

Era un gioco a rimpiattino, tu, polizia municipale e le ruspe da una parte, 2/300 rom con i carrelli della spesa dall'altra parte. E noi, buonisti nostro malgrado, a ripeterti: "Guarda che questi pezzenti conoscono il gioco meglio di te, non li caccerai mai!" Lo avessimo detto a un pirla qualunque, magari ci avrebbe dato retta, ma tu eri "l'eterno vicesindaco" (lei non sa chi sono me, signor cittadino) e te ne facesti un punto d'onore: continuasti anche quando era chiaro a tutti (anche a te, non negarlo) che non avresti tirato un ragno fuori dal buco. Perché:

  1. alternative non eri capace di trovarle da solo;
  2. pensavi che, in quanto vicesindaco e pure di destra, tu dovessi aver ragione "a prescindere", anche al di là dei fatti.

E' finita che le elezioni le hai perse tu, mica noi. E poi, dopo due anni, le stiamo perdendo anche noi, buonisti nostro malgrado.

    (E qua le cose si complicano: perché tra persone civili è sempre un casino stabilire chi perda le elezioni e perché. Occorre tornare a quella fine maggio del 2011)

MAGGIO 2011: Certo, il vento arancione, la sconfitta della destra, gli scandali (ricordate la casa di Batman?) grandi e piccoli... Sul fronte degli sgomberi, la gente (quella che vota) dopo anni di "cattivismo", aveva votato contro l'allora maggioranza perché da un lato s'era resa conto di quanti soldi andassero spesi in continui sgomberi senza risultati, in secondo luogo perché cominciava a intuire che, in fin dei conti, anche gli sgomberati fossero persone, bambini, anziani, malati... come tutti, e con gli stessi diritti di tante altre persone. Anche criminali? C'erano anche quelli, ma a furia di essere trattati tutti come CRIMINALI, a furia di essere trattati come pacchi postali, non c'erano altre prospettive che diventarlo.

Noi, buonisti nostro malgrado, ripartimmo da lì. Mi ricordo quello che ci raccontava una delle "madri e maestre di Rubattino":

    "Non facemmo niente di speciale, se non quello che ritenevano giusto. A volte eravamo da sole, più spesso c'era gente sconosciuta che ci chiamava, ci offriva aiuto e solidarietà. Perché quello che accadeva ai compagni di scuola dei nostri figli e dei nostri alunni era qualcosa che ci faceva vergognare come cittadine. Fu un momento di uscita da un ghetto mentale in cui si era noi da una parte e i rom dall'altra. Ci fu chi fece cose simili in passato, questa volta fummo in tanti, senza essere un movimento, senza altra identità che quella di cittadini e cittadine di Milano."

Nel frattempo, cosa combinava la macchina comunale, quelle stesse persone con cui si era affrontato la campagna elettorale spalla a spalla? Sgomberi ce ne sono stati ancora (in tutto questo tempo) ma si è trattato di una specie di "terapia a scalare": quello che prima veniva sbandierato ora avveniva col maggior silenzio possibile; di sicuro non sono stati 500, le famiglie non corrono più il rischio di essere divise, la polizia fa meno mostra di testosterone... a cinque mesi dall'insediamento della nuova giunta mantenevo tutta una serie di dubbi e insoddisfazioni. Dopo oltre due anni momenti critici continuano.

    (Il discorso va complicandosi ancora, abbiate pazienza)

Andando per punti:

  • Restando alla faccenda "sgomberi": non sono un tabù, ci sono dei casi in cui vanno effettuati. Ricordava Ernesto Rossi nel suo recente intervento che devono essere una misura da prendere quando non ci sono alternative, e quindi dev'esserci un adeguato preavviso, assistenza, una destinazione alternativa garantita. Non si tratta soltanto di trattati internazionali che l'Italia ha sottoscritto (e che ci indignano se è uno stato estero a non rispettarli), ma il nodo POLITICO è la gestione: lo sgombero deve presupporre determinate garanzie date da una trattativa con i soggetti coinvolti, altrimenti è solo una misura discrezionale del governante, buono o cattivo che sia.
  • Quindi le politiche, anche quelle repressive, devono presupporre interlocuzione: con i cittadini, con le loro associazioni, con i rom stessi. Questo è mancato assolutamente con l'amministrazione passata, con quella attuale, dopo un primo periodo di incomprensioni reciproche, il dialogo è stato una costante doccia scozzese. Da un lato si è certamente allargato il ventaglio dei soggetti coinvolti, dall'altro cittadini, associazioni, rom sono stati cooptati in singoli momenti periodici, escludendoli poi al momento delle decisioni e delle scelte. Certe volte il dialogo è avvenuto solo con circoli ristretti, rischiando di rompere le forme associative comuni che si erano formate. A parte questo, la costante dell'approccio alle richieste della "società civile" (se vogliamo usare un termine di moda) è stato di una sequela infinita di promesse, quasi mai mantenute. Rileggevo una sobria lettera inviata dalla comunità rom di via Idro (sì, proprio quella che impazza nelle cronache attuali) a giugno 2011: non una delle loro richieste è stata, non dico risolta, ma iniziata ad affrontare. Non c'è da stupirsi se ad un certo punto la situazione è precipitata O era quello per cui qualcuno lavorava in segreto già da allora?
  • Si è partiti, quindi, con speranze e promesse, già cassate a luglio 2011 dal famigerato "Patto di stabilità". Non ci sono soldi, ci è stato ripetuto in tutte le salse e anche un bambino lo capisce che senza palanche le promesse rimangono sogni. Però, ridurre le scelte e la progettualità ad una questione di FONDI DISPONIBILI è stato per questa maggioranza un lampante ERRORE POLITICO: da un lato perché il messaggio che ne deriva è che senza soldi non si possono fare scelte, e che siamo tutti MENDICANTI alla mercé del benefattore di turno (insomma, la solita politica classista); dall'altro perché esisteva (e forse esiste ancora) un capitale politico UMANO (lo stesso che ha deciso l'esito delle precedenti elezioni comunali) che poteva essere speso. Da questa impostazione politica comunale derivano alcune scelte: ad esempio sin dall'inizio  si erano ventilati colloqui tra comune e famiglie residenti nei campi comunali; per quanto fosse un'operazione a costo quasi zero, non sono ancora stati avviati; l'anno scorso è pure stata messa la cifra (spropositata, secondo la mia opinione) a bilancio nell'iper pubblicizzato PIANO COMUNALE, ebbene, tutto è ancora fermo.
  • Ma quando i soldi c'erano, che fine hanno fatto? De Corato ha potuto finanziare parte dei suoi infiniti sgomberi (ma la questione di dove provenissero i fondi è ancora misteriosa), dai 29 milioni circa del piano Maroni. L'altro grosso intervento fu la chiusura del campo comunale Triboniano-Barzaghi, con la campagna elettorale ormai in pieno svolgimento.
  • Alcuni degli sgomberati dei campi Brunetti e Montefeltro sono dei profughi di quell'altro sgombero di oltre due anni fa, tanto per dare una misura dell'efficacia di allora. Altra maggioranza, e il problema si ripropone. Differenti i toni: tutto tranquillo, le operazioni si sono svolte senza problemi, in 254 hanno accettato l'ospitalità offerta dal comune.
  • Certo, tutto tranquillo, SINORA. Ci sono 300 persone a spasso nella zona, in cerca di un posto dove rifugiarsi; viene da chiedersi:
  1. cosa è cambiato rispetto a due anni fa?
  2. così la situazione è destinata a rimanere tranquilla?
  • Il punto dell'ospitalità è interessante. Perché sembra che la capacità di ospitare da parte del comune non superasse le 200 presenze (su 600 sgomberati circa). Stabilito che comunque qualcuno si sarebbe "nascosto" per tempo, forse il comune offriva un'ospitalità inesistente.
  • Ma torniamo a parlare di soldi. Se De Corato (forse) finanziava i suoi sgomberi coi fondi del piano Maroni, quando il piano è stato bloccato, non solo sono terminati tutti gli interventi di sostegno alla comunità (compresi quelli dell'ordinaria manutenzione dei campi comunali, e non si capisce il perché) ma, anche volendo, non c'erano più soldi per sgomberare, dato che anche sgomberare ha un costo. Sbloccati nuovamente i fondi (ne restavano circa 5 milioni) ben 2 milioni vengono investiti nel centro do emergenza (emergenza? A De Corato sono fischiate le orecchie!) di via Lombroso, contro i 260.000 destinati a scuola e lavoro. La declinazione di EMERGENZA non si applicava ai nomadi: ma alla solita compagnia di imprese, cooperative, professionisti della gestione dei campi, che da tempo non vedevano più un soldo.
  • C'è un nuovo soggetto che da un po' di tempo sta facendo sentire il suo fiato, si chiama EXPO. A volte in maniera inquietante, altre volte in maniera più civile. Cioè, da 10 anni sento parlare di "superamento dei campi", senza vedere atti concreti corrispondenti. Là dove sinora non era arrivata la politica, stanno riuscendo gli appetiti suscitati da questo EXPO. Capita l'antifona, va ripetendolo anche il comune: i campi (comunali o no) s'hanno da chiudere, ed è stato trovato il sistema più semplice: basta non intervenire di fronte a qualsiasi urgenza, umana o strutturale che sia. Nel frattempo, come nel caso di via Lombroso, se ne stanno costruendo di nuovi, per la gioia degli amici di sempre, che offrano ospitalità a termine (mascherata da integrazione) e gestiti in maniera privatistica, come certe carceri USA.

Insomma, niente di facile e di promettente. Sembra che l'amministrazione attuale abbia scelto per "la riduzione del danno": politiche forse più UMANE di quelle precedenti (forse più ipocrite), che però non ne mettano in discussione le logiche e gli interessi.

Può essere, che qualche lettore particolarmente sveglio, noti qualche somiglianza tra l'approccio municipale alle questioni rom e quello ad altri punti problematici della città. Qualcuno, forse ragionerà sulla similitudini tra queste politiche, e la situazione nazionale dove, che si vota per la destra o la sinistra, ti servono sempre la stessa minestra. Non lo so ; - ) in Mahalla si ragiona di rom e di sinti, ma... si è anche ripetuto molte volte che come si affrontano queste problematiche è uno specchio di come veniamo trattati noi cittadini di serie A.

    PS: e le prossime elezioni? De Corato ed eredi hanno fatto poco o niente per meritarlo, ma secondo me non ci sarebbe niente di strano se la prossima volta a vincere fosse la sua banda.
 
Di Fabrizio (del 26/11/2012 @ 09:09:24 in media, visitato 1915 volte)

Lunedì 3 dicembre, ore 18 - Libreria Popolare di via Tadino 18, Milano

Fabrizio Casavola (autore di Vicini Distanti) con alcuni abitanti del campo rom comunale di via Idro, tutti nei panni degli imputati, risponderanno alle vostre domande su perché gli zingari siano colpevoli di ogni malefatta. Se avanza tempo, si racconterà anche come si vive e cosa si fa in un campo rom, e sul rapporto che si è creato col mondo intorno.

Introduce e modera: Paolo Melissi (associazione Pluriversi)

Vicini Distanti (edizioni Ligera - 2012) è la cronaca di 20 anni di vita di una comunità rom da sempre presente a Milano. Attraverso interventi di mediatrici culturali, insegnati, giornalisti, dei Rom stessi, scorrono i vari aspetti della loro vita: infanzia, scuola, lavoro... con gli innumerevoli tentativi, alcuni riusciti e altri meno, di instaurare un dialogo e un modo di convivere con la città attorno.
Dello stesso autore: Luoghi comuni, guida turistica semiseria ai segreti, le bellezze, i monumenti del campo rom comunale di via Idro.

PluriVersi è una associazione di promozione sociale che dedica le sue attività al benessere psicofisico delle persone, e  alla qualità dell'abitare e del fruire di un luogo. Si occupa di promozione della culture e di valorizzazione del patrimonio, ma anche di servizi per il benessere della persona, organizzando servizi di supporto. L'associazione opera utilizzando un approccio pluridisciplinare e pluriculturale.

Libreria Popolare di via Tadino
Via Alessandro Tadino, 18, 20124 Milano - Tel. 02-29.51.3268 info@libreriapopolare.it
Dal 1974 un luogo di incontri, discussioni, confronti, iniziative...
Orari:
lunedì 15.30-19.30
mar-sab 9.30-19.30
dom 10-13

 
Di Fabrizio (del 28/07/2012 @ 09:07:38 in media, visitato 1480 volte)

Dopo il successo di Milanomondo (grazie ancora a tutti gli intervenuti), continua la rassegna (totalmente autoprodotta ed autofinanziata) HAI MAI PROVATO IN VIA IDRO?

Sabato 4 agosto ore 18.00 proiezione in ANTEPRIMA NAZIONALE del film "La canzone di Rebecca" - ore 20.00 Cena - a seguire balkan disco
Comunità Rom Harvati - via Idro 62, Milano

    I colori, le luci, la forza d'animo, il sorriso di Rebecca. La Milano violenta e la Milano accogliente, gli sgomberi, la vita per strada e la conquista di una casa. Partendo da una baracca di periferia per giungere nell'aula di un liceo artistico. Dove proseguirà?
    Ne parliamo, dopo il film, seduti a tavola, con la protagonista Rebecca Covaciu ed il regista Roberto Malini (ricordo che per la cena E' NECESSARIO PRENOTARE)

Ingresso gratuito e proiezione al coperto. Tempo permettendo, si cena all'aperto al Marina Social Rom (in caso di maltempo, in luogo coperto), primi e secondi, contorno, piatti freddi estivi e piatti vegetariani - una bevanda a scelta. Cena SOLO SU PRENOTAZIONE, costo tra i 10 ed i 15 euro (confermare QUI o al 347-717.96.02 le presenze entro giovedì 2 agosto). Grazie e buona serata a tutti!

Evento realizzato con la collaborazione del gruppo EveryOne

 
Di Fabrizio (del 09/11/2013 @ 09:07:37 in conflitti, visitato 1619 volte)

Domanda oziosa: perché non avevo scritto niente sul "regolamento di conti" avvenuto davanti all'ospedale san Raffaele mercoledì scorso? Eppure, conosco e frequento quella comunità dalla fine degli '80. Conoscevo bene tanto la vittima che chi ha mollato il colpo di spranga mortale.

A parte il dolore che mi ha toccato personalmente, son rimasto zitto per due ragioni:

  1. perché c'è tuttora il rischio per altre famiglie (donne, anziani e bambini, intendo);
  2. perché ancora, nonostante oltre vent'anni di conoscenza, ho il timore di non aver capito bene cosa sia successo e cosa possa succedere.

Per questo, quando venerdì ho letto su il Giornale: Rom ucciso all'ospedale Ecco come è nata la faida mi son stupito che qualcuno potesse spiegarmi tutto ciò. Tanto più perché l'autore, un certo Enrico Silvestri, in via Idro è un perfetto sconosciuto, e quindi immagino abbia delle fonti riservate e sorprendenti.

Purtroppo, la ricostruzione del giornale è una delle cose più orribili (e forse in malafede) che mi sia mai capitato di leggere. Partendo da un fatto di cronaca quel foglio aggiunge tutta una serie di particolari senza verità e senza uno straccio di prova. Vediamone solo alcuni:

  • Motivo del contendere... si parte dal descrivere la situazione come generata da rivalità tra clan. Che esisteva, ma non aveva impedito che le due famiglie vivessero fianco a fianco da anni, e che addirittura la vittima fosse il padrino del ragazzo che l'ha colpito. Insomma, qualcosa si è guastato nel tempo e Enrico Silvestri ignora cosa sia successo. Posso dirlo io: la famiglia di Marco De Ragna (che forse hanno aggredito Luca e i suoi) aveva sì subito un altro attacco ad inizio anno, sempre da alcuni Braidic, ma di un altro gruppo. Scappato in fretta e furia, aveva perso i risparmi di una vita. Ha vissuto quasi un anno in una roulotte scassata, col comune che continuava a ripetere che l'avrebbe aiutato, senza fare assolutamente niente. Non lo giustifico, neanche se è un amico, ma capisco che vivere in quella situazione può portare ad un epilogo tragico come quello di mercoledì scorso.
  • La convivenza sempre più difficile, gli interventi non fatti in via Idro, risalgono e sono stati denunciati da una decina d'anni, passando tra diverse amministrazioni. L'ultimo intervento, lo ricordava proprio Il Giornale, fu nel 2005, a cui segui un lento abbandono bipartisan. Come quando si lascia degradare un condominio, l'abbandono si è tradotto in condizioni sempre più bestiali, in quello che sino alla fine degli anni '90 era un campo considerato modello di convivenza. Singolarmente, nel capitolo precedente (e viene ripetuto alla fine) sembra che l'articolista in questa storia veda un'irresponsabilità della Consulta Rom e Sinti. quando questa accusa le varie amministrazioni di abbandono. D'altronde, è più facile accusare i Rom di essere bestiali, piuttosto che di essere tenuti in bestiali condizioni di vita.
  • Continuo a chiedermi quale siano le fonti di questo Enrico Silvestri, perché volendo mostrare di conoscere la questione, inanella una serie di errori descrivendo particolari che non c'entrano con la cronaca. Via Idro ... nato oltre trent'anni fa è dell'estate 1989 (24 anni), è sempre stato abitato da Rom Harvati (e non da Sinti) e non hai mai visto 600 presenze, attestatesi negli anni tra le 100 e le 200, in maniera piuttosto stabile. Ma 600 presenze è un numero (inventato di sana pianta) che fa paura.
  • Perché, subito dopo, arrivano le affermazioni forti: I Braidic odiano i De Ragna a cui seguirà E adesso la vendetta: la morte di Luca deve essere pagata con la morte di Marco. Lo so, ve lo dico chiaramente, lo temo, ma so anche che ci sono quelli imparentati tanto con i Braidic che con i De Ragna. E proprio in questi giorni, vedo che al campo qualcuno si lascia andare a parole di vendetta, altri (che di cognome facciano Braidic o De Ragna) in silenzio e fatica stanno provando a calmare gli animi.

Per il Giornale e per quelli che sono i suoi giornalisti, non esiste niente di peggio che un Rom che provi a portare pace. Bisogna essere per forza stupidi e sanguinari. Meglio morti che rom, pensano. Non è che io ce l'ho per forza con quella testata, ma successe già a dicembre 2005, che via Idro venne accusata di colpe che non erano sue. Mandammo la smentita, e "naturalmente" non fu mai pubblicata.

 
Di Fabrizio (del 23/11/2010 @ 09:07:04 in Kumpanija, visitato 1483 volte)

Ventidue interventi di recupero che hanno consentito, tra l'altro, di salvare circa 42,5 quintali di pesce, smaltiti quintali di rifiuti ingombranti, taglio di alberi pericolanti, sfalcio di arbusti e recupero di alcuni tratti delle sponde. Sono gli interventi di pulizia e riqualificazione dei Navigli effettuati in circa due settimane dal Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi che annuncia il termine, oggi, dell'asciutta dei canali milanesi. "Il preoccupante degrado ambientale dovuto a consistenti quantità di rifiuti presenti nell'alveo del Naviglio, il pericolo esondazione causato dalla barriera dei rifiuti, l'impossibilità di utilizzare le barche fresanti per eliminare le alghe nel corso della stagione irrigua, lo smottamento di alcuni tratti della sponda destra - ha spiegato Alessandro Folli, presidente del Consorzio - sono alcuni dei motivi che ci hanno spinto ad intervenire sul tratto del Naviglio Martesana tra il nodo Lambro e via Melchiorre Gioia a Milano". Inoltre, "si sono create le condizioni ideali - sottolinea Folli - per un sodalizio tra il Consorzio, Legambiente locale e gli abitanti del campo rom di via Idro con l'obiettivo di valorizzare il tratto milanese del naviglio che pur perdendo la sua vocazione irrigua mantiene un forte valore paesaggistico. Un'azione comune perché i cittadini abbiano più a cuore il rispetto e la salvaguardia di questo pezzo importante della storia milanese" (grassetto mio, leggere QUI ndr). "Stesso discorso per la Darsena e i tratti adiacenti dei Navigli Grande e Pavese. Non è più accettabile che questi canali siano sommersi da rifiuti e da una inciviltà imperante - sottolinea il Consorzio -. Ad esempio, sono stati recuperati quintali di rifiuti rappresentati soprattutto da bottiglie di vetro. Un controsenso: i Navigli vissuti come eccellenza della vita serale e notturna milanese e nello stesso tempo, dagli stessi fruitori, villeggiati e sfregiati con la mancanza di rispetto per l'ambiente e per il corso d'acqua stesso". Anche per la Darsena, il Consorzio in accordo con il Comune di Milano ha provveduto alla sua pulizia con l'impegno di una squadra di 4 operai e con mezzi appositi per il sollevamento e trasporto dei rifiuti. "A breve chiederemo un incontro con il sindaco Moratti - ha concluso Folli - per pianificare i prossimi interventi di manutenzione, già in occasione dell'asciutta della primavera 2011. Soprattutto per avviare un'azione sinergica tra tutti gli enti interessati perché con Expo 2015 tornino agli antichi splendori tutti i tratti dei nostri cinque Navigli".(Omnimilano.it)

 
Di Fabrizio (del 02/01/2013 @ 09:07:00 in Kumpanija, visitato 1166 volte)

Da ateo vorrei fare una domanda a chi ne capisce più di me: esiste una differenza tra religione e credo? (i fondamentalisti possono astenersi dal rispondere)

Ho un ricordo confuso di un missionario, una foto che ritrae un giovane Gasparri (sì, proprio lui!) in un campo nomadi della capitale. I missionari che ho conosciuto, credo fossero di una chiesa concorrente, all'inizio in giacca e cravatta, poi hanno capito che l'abito da lavoro andava cambiato. La testa no, quella era più difficile da cambiare.

Era difficile, perché c'è chi si avvicina ai Rom e Sinti (o meglio, a quelli di loro che stanno oggettivamente male) pensando di:

  • avere di fronte una massa di bambini troppo cresciuti da rieducare (esiste anche la versione "missionario da combattimento": quello che vuole insegnare loro come si deve comportare uno zingaro);

  • avere comunque a che fare con gente che vuole assomigliare a loro, pensare come loro, parlare come loro.

Senza calcolare che:

  • Zingaro non è sinonimo di deficiente. Se qualcuno vuole assomigliare, pensare, parlare come un missionario, è in grado di impararlo anche da solo;

  • ma si sa che al missionario piace credersi indispensabile.

I Rom e i Sinti che stanno oggettivamente male, chiedono una risposta IMMEDIATA ai loro bisogni. Il missionario offre per forza soluzioni a lungo termine; e ce n'è bisogno, PER DIAMINE, ma occorre per forza instaurare un DIALOGO, o un codice condiviso, altrimenti non si va da nessuna parte.

Allarghiamo un momento il discorso: sento sempre di più parlare di disaffezione alla politica: ecco... diciamo che io mi fiderei poco di qualcuno che vedo una volta ogni uno-sei mesi, ma è talmente innamorato della mia causa e della mia miseria da voler parlare e progettare (progettare significa pensare) al posto mio. Un po' come essere soci: a me la miseria e a lui i discorsi.

Ieri notte mentre in via Idro festeggiavamo assieme un ennesimo san Silvestro, erano questi i pensieri che mi guastavano la festa. Esattamente un anno fa avevo scritto una cronaca piena di speranze ma, a parte abbracci, bevute e scherzi, quest'anno si sentiva la differenza. Nessuna delle promesse fatte si è realizzata in questo anno e la gente è stufa sino alla disperazione. E' stufa e vede complotti e nemici ovunque. Non ci si fida dei vicini con cui si è trascorsa una vita, ci sono genitori che di certe cose non parlano neanche coi loro figli. Difatti quest'anno ognuno ha festeggiato per conto suo, mancava il solito corteo di visite. Se questa è la situazione interna, che fiducia può esserci verso chi è esterno?

Tutta la fatica di anni nel progettare ASSIEME è a rischio, non tanto per il valore di quello che è stato raggiunto, ma perché le due mentalità che non si sono incontrate potrebbero portare ad un risultato del tipo:

  • i missionari insisteranno (fuori campo) su quello che ora potrebbe diventare il LORO progetto;

  • e se pure questo si realizzasse (in tempi biblici, suppongo) non ci sarà più nessuno degli abitanti;

  • perché quello che attualmente è un mantra (IL SUPERAMENTO DEI CAMPI) senza fondi a disposizione, si sta realizzando gratuitamente rendendo i campi superstiti ancora più invivibili del passato.

Poi, come in ogni credo, ci saranno (anzi, ci sono già) guerre di religione: i Rom sfiduciati che tornano ai vecchi atteggiamenti, associazioni che se la prendono col comune, comune che se la prende con qualcuno dei due. Ecco, questo sì mi ricorda i bambini, quando in Idro facevo l'animatore e non fare picchiare tra di loro le diverse fazioni era già un successo.

Ma sono passati vent'anni buoni, e nel mio doposbornia sto pensando di essere ancora allo stesso punto di allora. Non è neanche l'alcool: è da ottobre che ho cominciato a mandare affanculo a destra e sinistra. Adesso non saprei dove voltarmi, colpa dei vaffanculo, ma soprattutto di aver contribuito a mettere in moto tutto 'sto casino, senza sapere risolverlo. Servirebbero amici, dentro e fuori campo, ma amici veri. O che si mantenesse, ogni tanto, qualche impegno.

 
Di Fabrizio (del 08/05/2009 @ 09:06:51 in media, visitato 5950 volte)

Segnalazione di Tahar Lamri: articolo su Internazionale dell'8 maggio (versione cartacea)

Fabrizio Casavola tiene subito a precisare: "non sono un Rom e non faccio parte di nessuna redazione". La storia comincia nell’89: un rom chiede aiuto per prepararsi all’esame di guida. Le lezioni si svolgono in un bar o in roulottes affollati di bambini, nel campo di via Idro a Milano. I due diventano venti e i venti formano una classe. Da qui nasce, nel 1995, l’idea di un giornale "Il vento e il cuore". "Il tutto cominciò in maniera molto provvisoria: un vecchio computer 386 e casa mia che accoglieva i due redattori del campo-sosta (nessuno dei vicini ha mai avuto niente da dire). Usare un computer da parte di chi a malapena sa leggere e scrivere, può sembrare un azzardo, ma quel giornale divenne un importante strumento di aggregazione. Man mano anche gli altri componenti dei campi partecipavano alla raccolta delle notizie, a piegare le pagine fotocopiate, a farsi fotografare, a chiedere quando sarebbe uscito il prossimo numero. Arrivarono col tempo i contributi di altri campi, di Rom di passaggio... Le pagine, da 4, dovettero passare ad 8." 400 copie, ogni copia letta da più persone, con "corrispondenti-lettori-sostenitori" a Ferrara, Torino, Chieti, Francia e Spagna. Due anni dopo, per mancanza di fondi, il giornale viene chiuso. Fabrizio apre una pagina web (sivola.net/rom.htm) e racconta questa storia, arrivano tanti messaggi e si crea quasi spontaneamente un gruppo di discussione (http://it.groups.yahoo.com/group/arcobaleno_a_foggia/). Nel 2005 nasce il blog Mahalla (...). Da allora si sono moltiplicate le pagine su Internet, quella importante della Federazione Rom e Sinti (http://comitatoromsinti.blogspot.com/2008/06/la-federazione-rome-sinti-insieme.html) , SucarDrom (http://sucardrom.blogspot.com/), Bjoco (http://web.tiscalinet.it/bjoco/indice.html) sulle iniziative culturali.

Un’altra bella storia di voci intrecciate è quella del periodico italo-arabo Al-Jarida (aljarida.it/) fondato a Milano nel 2008 da un’associazione di studenti italiani e arabi, distribuito gratuitamente in 5.000 copie "nelle zone densamente popolate da arabi, perlopiù egiziani e marocchini, e italiani, nelle scuole di italiano per stranieri, nelle librerie universitarie (facoltà linguistiche), associazioni di volontariato che si occupano di assistenza legale e medica per stranieri e in un ampio numero di esercizi commerciali arabi" dichiara Marco Sergi della redazione del giornale. "Le stampe dei primi 5 numeri sono state finanziate in parte dalla Provincia di Milano (assessorato pace e cooperazione) e in parte dalla fondazione Cariplo. Tutti i collaboratori sono volontari e la cerchia di persone interessate va aumentando di giorno in giorno. Il gruppo fisso è formato da ragazzi e ragazze italiani, libanesi, egiziani e libici mentre altri ragazzi marocchini e palestinesi ci aiutano con consulenze e traduzioni.".

 
Di Fabrizio (del 07/08/2011 @ 09:06:34 in casa, visitato 1311 volte)

Facendo ogni sorta di scongiuri, leggevo qualche giorno fa questa notizia su Repubblica.

Riflettevo sulla sottile differenza che passa tra un campo "tollerato" come quello e i campi cosiddetti "regolari".

Succede al campo "regolare" di via Idro a Milano, che vigili e polizia si presentino in forze e "...una ruspa ha demolito la cabina elettrica che serviva tutto il campo, a causa di alcuni allacciamenti non regolari; col risultato che ora tutto il campo è senza elettricità (anche chi aveva un regolare contatore)" così "Ora tutte le famiglie hanno allacci elettrici volanti, e naturalmente abusivi. " (leggi QUI, ndr). Non si tratta di un caso isolato. Per il momento è estate, ma con l'arrivo della brutta stagione la situazione potrebbe diventare davvero pericolosa. Inutilmente i Rom che vi abitano (e sanno cosa significhi abitare in un campo), stanno tentando di far capire che tra tutti gli interventi che si vorrebbero fare, quello sarebbe il più urgente.

Nel contempo, quando il Comune attrezzò il campo, decise di installare per ogni piazzola sulla medesima colonnina tanto l'allaccio dell'acqua che l'attacco della corrente elettrica. Per qualche miracolo, ancora nessuno è rimasto folgorato. Nel frattempo i più prudenti, sempre in maniera abusiva per la legge, hanno provveduto a farsi allacci propri. Una delegazione di Amnesty International in visita in via Idro, ci raccontava che in alcuni campi a Roma aveva visto la stessa situazione.

Forse sarebbe il caso che i vari gestori, associazioni dal grande cuore, tavoli e consulte rom, oltre a discutere dei massimi sistemi, prevedessero che chi abiti in un campo venga consultato anche nella fase di progettazione. Lo dico senza alcuna malizia verso questo o quello. La democrazia si costruisce soprattutto sulle piccole cose, "al limite" si sarà evitata un'altra piccola stupida morte.

 video di Eugenio Viceconte

 
Di Fabrizio (del 09/10/2013 @ 09:06:33 in scuola, visitato 1475 volte)

Le sottoscritte insegnanti del plesso di scuola primaria di Via Russo 27 chiedono l'attivazione del trasporto per gli alunni rom che frequentano la scuola.

Non abbiamo saputo nulla a riguardo dalle istituzioni e questo silenzio pesa, e sulle famiglie e sugli operatori che da anni cercano di mettere in pratica ciò che dice la nostra Costituzione (art. 2, 3 e 34).

Quest'anno inoltre nella scuola verrà attivato il "Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti"; la condizione di base per lo sua attuazione è la presenza, a scuola dei bambini del campo di Via Idro.

Il governo italiano ho assunto in sede nazionale, europea e internazionale l'impegno di promuovere lo parità di trattamento e l'inclusione economica e sociale delle comunità RSC nello società, assicurare un miglioramento duraturo e sostenibile delle loro condizioni di vita per renderne effettiva e permanente la responsabilizzazione, la partecipazione al proprio sviluppo sociale, l'esercizio e il pieno godimento dei propri diritti. Il progetto di cui sopra rientra in questo impegno e dovrebbe essere una delle azioni messe in atto per favorire processi d'inclusione dei bambini e adolescenti rom.

Ora ci chiediamo coma sarà possibile attuare il progetto con la mancanza di materia prima (alunni) e perché ogni anno dobbiamo rivolgerci a voi e agli organi
di stampa per cercare di ottenere qualcosa che è la conditio sine qua non.

A coloro che potrebbero obiettare che I'anno scorso lo presenza o scuola degli alunni è stata scarsa nonostante il pullman rispendiamo che le condizioni di degrado e pericolo verificatesi al campo non ne hanno sicuramente facilitato la presenza.

Avviare le persone (di qualunque etnia, religione, sesso...) all'autonomia e alla responsabilizzazione presuppone un percorso di socializzazione, istruzione e condivisione.

Tutto ciò è quello che gli insegnanti cernono di praticare do almeno 20 anni.

E le istituzioni?

Inoltre, nonostante l'assicurazione da parte della Dott.ssa Villella, nell'incontro tenutosi a scuola il 16 settembre con la presenza del Dirigente Scolastico Uboldi e le insegnanti interessate e coinvolte nel progetto, che íl contratto con le mediatrici culturali (facilitatrici?) sarebbe stato rinnovato, od ora 24 settembre non c'è nessuna conferma.

Rinnovando la nostro fiducia nell'amministrazione comunale chiediamo che al più presto le istanze di cui sopra vengano defínitivamente accolte.

Gli insegnanti dello scuola di Via Russo, 27 e il personale ATA.

(seguono firme)

Alla cortese attenzione
del Sindaco, GIULIANO PISAPIA,
dell'assessore, MARCO GRANELLI
dell'assessore, PIERFRANCESCO MAJORINO
dell'assessore, FRANCESCO CAPPELLI
dell'assessore PIERFRANCESCO MARAN
del Presidente del Consiglío dí Zona 2, MARIO VILLA
del presidente dello Commissione scuola, ALBERTO CIULLINI
del presidente della Commissione Consiliare ""Educazione - Istruzione", ELISABETTA STRADA
del presidente della Commissione Consiliare ""Mobilità e Ambiente", MARCO CORMIO
del presidente dello Commissione Coesione Sociale, Inclusione e Sicurezza, STEFANO COSTA

    7 ottobre 2013:
    Buon giorno a tutti. Siamo gli insegnanti e il personale ATA della scuola primaria di Via Russo che hanno sottoscritto la lettera a voi inviata il 25 settembre 2013. Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla nostra richiesta ma la cortesia istituzionale avrebbe richiesto almeno un vostro cenno, anche per farci pervenire la sensazione che le istituzioni cui ci rivolgiamo non siano totalmente sorde ai bisogni dei bambini. Il vostro silenzio dunque ci costringe a non fermarci qui; chiederemo a gran voce una risposta, anche se ciò significherà dover contattare e diffondere le nostre istanze tramite gli organi di stampa (cosa che faremo nei prossimi giorni).

    Distinti saluti.

    Gli insegnanti della scuola primaria di Via Russo

ULTIM'ORA:

Gentilissime
sono consapevole delle attuali difficoltà che l'assenza del trasporto scolastico sta provocando alla frequenza scolastica dei bambini del campo di Via Idro.
Difficoltà che ovviamente si ripercuotono sull'organizzazione scolastica e sull'organizzazione familiare.
Come immagino sapete le attuali difficoltà di bilancio dell'Amministrazione comunale hanno reso necessario anche un intervento di razionalizzazione del servizio di trasporto scolastico che, fatto salvo quello relativo agli alunni con disabilità, ha interessato tutte le altre tipologie di trasporto scolastico.
In particolare per il trasporto dei bambini residenti nei cosiddetti "Campi Nomadi" sto verificando, insieme agli uffici competenti e ad ATM la disponibilità economica residua con l'obiettivo, entro la fine di questo mese di poter riattivare il servizio o offrire possibili alternative.
Vi chiedo quindi di pazientare ancora un poco sapendo che considero l'inserimento scolastico di tutti i bambini, indipendentemente da condizioni sociali, etniche o religiose, e la loro frequenza un obiettivo prioritario dell'Amministrazione comunale e mio personale

Francesco Cappelli

Segreteria Assessore
Educazione e Istruzione
Via Porpora, 10
20131 MILANO
0288448160-48162-48161

 
Di Fabrizio (del 05/02/2013 @ 09:06:22 in Regole, visitato 1426 volte)

Comunicato Stampa:

In relazione alle notizie circolate a seguito dei recenti fatti avvenuti nel campo rom di Via Idro, vogliamo sottolineare innanzitutto che queste si sono spesso rivelate parziali o inesatte. Gli abitanti del campo non sono tutti uguali: non si tratta di una faida tra famiglie in cui ciascuno ha il medesimo carico di responsabilità, ma di un grave episodio di intimidazione. All'interno del campo vivono persone che hanno diritto ad una maggiore sicurezza.

Quanto alle accuse rivolte da alcune forze politiche all'attuale amministrazione, il Consiglio di Zona 2 ha deliberato in data 5 giugno 2012 avanzando delle proposte sulla riqualificazione del Campo (che è comunale e sorge su terreno demaniale) e prevedendo interventi che riguardano sia la sicurezza e la manutenzione delle strutture che la coesione sociale.

Respingiamo al mittente le accuse avanzate a mezzo stampa dal capogruppo della Lega Nord in Zona 2.

Non è vero che negli anni in cui la Lega è stata al governo della città (ben 17) la problematica realtà del campo rom fosse stata risanata, anzi: l'attuale stato di abbandono è stato volutamente aggravato. E non è vero, per fortuna di tutti noi, che il campo rom sia stato pattugliato dall'esercito trasformandolo in una piccola Auschwitz. Non risponde al vero l'asserito abbandono del tema sicurezza da parte del centrosinistra, come dimostrano gli interventi delle forze dell'ordine nel campo (vedi cronache 3/7/2012 e 8/8/2012). Non risponde al vero che i reati siano aumentati esponenzialmente negli ultimi due anni, come testimoniano anche dal Commissariato, ed, infine, è falso che l'Assessore Granelli non sia mai arrivato in zona 2.

Nel corso del mandato, l'Assessore Granelli ha partecipato a due commissioni zonali sul tema della sicurezza e, in seguito, ha voluto un incontro ufficiale con i Comitati e le Associazioni alla presenza del Questore e dei responsabili della sicurezza in zona, senza qui contare le numerose visite informali compiute.

Troviamo assurdo e strumentale che oggi la Lega Nord chieda a gran voce una Commissione per discutere di Via Idro, quando i consiglieri della Lega sono risultati assenti nella apposita Commissione Zonale, convocata a settembre esattamente in Via Idro, per discutere del Piano Rom e dei problemi del campo.

Sfugge alla Lega Nord che proprio nella mattinata di lunedì 28 gennaio si sia svolto un incontro con gli Assessori Majorino e Granelli per decidere come intervenire nel campo Rom di Via Idro e sfugge alla Lega Nord che un altro incontro sia programmato agli inizi di febbraio. Il centro sinistra di Milano e della Zona 2 ha ben presenti i gravi problemi in cui versa il campo, sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello del degrado delle strutture, peraltro ereditati dalle amministrazioni di centro-destra, che hanno saputo solo aggravare i problemi di sicurezza delle persone, rom compresi, per poterli strumentalmente utilizzare a fini elettorali.

Il centro sinistra in Zona 2 e a Milano combatte una dura battaglia, con pochi mezzi economici a disposizione e un inadeguato quadro legislativo a supporto, anche qui eredità pesante dei governi BOSSI/Berlusconi, per consentire l'accrescimento personale ed umano di tutti, anche nell'ambito della comunità ROM e sviluppare un cammino di speranza, di legalità e di integrazione per tutti gli uomini e le donne che liberamente lo scelgano. Il centrosinistra a Milano contrasta chi sceglie di perseguire la strada dell'illegalità e della delinquenza, sapendo ben distinguere, come meritano le Persone, gli uni dagli altri.

Riteniamo che bene abbiano fatto le forze di polizia ad intervenire per riportare l'ordine e la sicurezza nel campo - in modo deciso ma appunto attento alle persone. Questi interventi, eseguiti anche a seguito di segnalazioni da parte del Consiglio di Zona 2 e delle Associazioni di volontariato che lavorano nel campo, permettono di separare i cittadini regolarmente residenti da chi invece delinque e si oppone con ogni mezzo sia alle forze dell'ordine sia, in fondo, al miglioramento della vita quotidiana nel campo.

Ora è importante che la politica compia la sua parte attraverso un lavoro forte e deciso di mediazione sociale e di riqualificazione del campo, mettendo in pratica le proposte avanzate dal Consiglio di Zona 2 e i contenuti del Progetto rom sinti e caminanti del Comune di Milano.

La Lega Nord, se lo vuole, rimanga pure nel passato.

Gruppi consiliari zona 2:

  • Partito Democratico
  • Sinistra Ecologia e Libertà
  • Sinistra per Pisapia
  • Italia dei Valori
  • Gruppo Radicale - Federalista Europeo
  • Verdi Ecologisti per Milano
 
Di Fabrizio (del 19/10/2012 @ 09:05:32 in casa, visitato 1779 volte)

Leggevo mercoledì scorso l'articolo di Maurizio Spada: DALLA CASA BENE RIFUGIO ALLA CASA SOCIALE e già nelle prime righe mi imbatto in questa affermazione: "A parte i popoli migranti come i Rom tutti gli altri hanno bisogno di una casa:" e subito dopo "ora osserviamo che a questo bisogno fondamentale si risponde nei modi più disparati."

Iniziale caduta di braccia: i Rom rimangono, se non col nomadismo inscritto nel DNA, dei migranti, gente che non è destinata a stanziarsi e quindi di casa non ha bisogno. Possibilmente col solito equivoco: non siamo NOI i cattivi che non vogliamo concedergliela, sono LORO a non averne bisogno. Quindi, norme e diritti sono salvi. Ma che differenza può esserci tra un nomade e un migrante? Forse quel "popoli" iniziale che muta una condizione accessoria e temporanea (l'essere migranti) ad una situazione culturale loro (il popolo migrante), senza individuare una altro aspetto culturale partorito da noi (un popolo sfollato e cacciato, quindi PER FORZA migrante).

Altro sconcerto (ma ormai dovrei saperlo): l'articolo è ospitato dalla rivista ArcipelagoMilano: da quattro anni ospita un meritorio dibattito che riunisce i resti del riformismo milanese, che in passato ha giocato un ruolo fondamentale nella storia politica cittadina. E "politicamente" sono preoccupato che anche qui passi il discorso di bisogni abitativi differenti "a prescindere" (attenzione: il differenzialismo si applica inizialmente ad una minoranza, per allargarsi in seguito alle altre fasce deboli di popolazione).

Superati questi due scogli iniziali, mi sono impegnato a leggere il resto dell'articolo, nella speranza di correggere il mio giudizio di partenza. Alla fine mi è rimasto un senso di delusione: ben scritto e documentato (impreziosito da citazioni di Heidegger, oltre che degli imprescindibili Marc Augè e dell'Housing Sociale che in questi casi non mancano mai), ma quello che ad una prima lettura si presenta come un viale elegante, si chiude come un vicolo senza uscita.

Nella mia ignoranza, riparto dalla seconda frase che ho citato all'inizio: "ora osserviamo che a questo bisogno fondamentale si risponde nei modi più disparati." E dall'articolo di Maurizio Spada vorrei estrapolare un capitolo:

    In questa situazione si ritiene che a qualcuno interessi che le case siano costruite a regola d'arte seguendo principi di sostenibilità energetica e sociale? Un po' diverso è stato l'operare del mondo cooperativo, almeno nella prima metà del secolo scorso, infatti sono di quegli anni progetti di città giardino e d'interventi edificatori che prevedevano la proprietà indivisa, prezzi d'affitto calmierati congiuntamente a una vita di relazione diversa e una filosofia che voleva alcuni servizi in comune e molta solidarietà, come ad esempio i quartieri della Società Umanitaria dei primi del '900. Purtroppo nel secondo dopoguerra la cooperazione, che intanto sceglie la proprietà divisa seguendo le mode, finisce per operare come le immobiliari: anche se all'inizio si costruisce per i soci che le abitano, dopo qualche anno le case possono essere vendute entrando così nel libero mercato e generando notevoli affari.

Una città, grande o piccola che sia, agisce e cresce essenzialmente su due logiche contrapposte:

  • da una lato la spinta razionalista e macroeconomica, per cui una determinata soluzione abitativa viene ripetuta come una formina da spiaggia;
  • dall'altra una spinta più anarchica e microeconomica, per cui i diversi strati della popolazione che la abitano, si differenziano in base a storie, bisogni, localizzazione, ecc. e queste differenze si riflettono nell'abitare.

Vediamo quindi se partendo dai "Rom [che] tutti gli altri hanno bisogno di una casa" si riesce a giungere ai "modi più disparati." Attenzione però, il mio non sarà una specie di esercizio filosofico, ma vorrei ragionare su un concetto che partendo dai Rom (e dai Sinti, e dai Caminanti) potesse essere utile in una discussione meno settoriale: LA CITTA' PER TUTTI (sapendo comunque che il PER TUTTI è già di per sé un'espressione che appartiene all'utopia). Lo spunto è dato dal PROGETTO ROM, SINTI E CAMINANTI 2012-2015 che proprio in questi giorni dovrebbe essere discusso in comune, per essere presentato in giunta a fine mese. Un aspetto non secondario è che il progetto iniziale dovrebbe contenere tutta una serie di osservazioni, maturate dal confronto con associazioni, consigli di zona, i rom stessi; e da questo punto di vista si tratterebbe di una novità importante. Sarebbe utile se in questa discussione rientrassero le proposte fatte due anni e mezzo fa dal Tavolo Rom, riguardo l'abitare nell'area metropolitana di Milano.

Proposte "le più disparate", ma che presuppongono un processo, partecipato e condiviso, che superi la situazione attuale dove "popoli migranti" ed abitare sono destinati a non incontrarsi mai, sancendo una situazione abitativa differenziale e da terzo mondo. Con un rischio che riguarda tutti: le condizioni socio sanitarie di un qualsiasi insediamento spontaneo lasciato a se stesso, non si fermano ai limiti del campo, ma tracimano. Le malattie sono per loro natura antirazziste, colpiscono tanto Rom che i loro vicini, il degrado umano ed urbano di un campo abbandonato ricade su tutta la zona circostante. Quindi la questione del superamento dei campi ATTUALI, non riguarda solo l'1‰ della popolazione, ma va affrontata nello spirito del riformismo milanese degli anni '60, quando menti e risorse furono impiegate per risolvere l'emergenza sociale e abitativa dei tanti immigrati che arrivavano dal sud Italia.

Mi limito ad alcuni punti del documento del Tavolo Rom:

  • Non da ora, ma almeno da una ventina d'anni, ci sono Rom e Sinti che le case le abitano (o le occupano). In alcuni casi, senza grossi problemi (e quindi noi smettiamo di considerarli Rom e Sinti, come se la normalità non fosse una notizia), in altri casi le situazioni sono più conflittuali. Vuoi perché funziona nei fatti una sorta di integrazione all'incontrario, per cui le devianze sociali maturate in un campo rom si saldano con le tipiche devianze da ghetto urbano, sia perché la destinazione d'arrivo si trasforma da campo orizzontale a verticale, replicandone tratti positivi e negativi. Ma il fenomeno dell'urbanizzazione riguarda, in misura diversa, tutti i gruppi presenti in città.
  • Un problema legato al passaggio da una stanzialità non riconosciuta (campo sosta) ad una ufficiale (casa), è la sostenibilità. Lavoro, in parole povere. Non si può parlare di percorso verso l'autonomia, quando le famiglie rom e sinte che scelgono di andare ad abitare una casa, non ne hanno i mezzi; ricadranno nella dipendenza dalle mafie locali, piuttosto che dalla chiesa, dal volontario o dall'associazione di turno. O nella mentalità del ghetto, cioè ricercare le risorse necessarie all'interno del proprio clan, senza interazione col mondo circostante. Se di lavoro si tratta (ma preferirei usare il termine SOSTENIBILITA'), pur in una situazione di grave crisi ci sono da anni fette di popolazione rom e sinta che hanno trovato lavoro, come dipendenti o lavoratori autonomi, persino imprenditori, e altri si sono riuniti in cooperative. Il documento propone quindi la creazione di un'AGENZIA, con compiti di supporto e consulenza, che veda la presenza di soggetti istituzionali, sindacali e di categoria. Ma, contemporaneamente, una simile agenzia dovrebbe farsi carico del problema più propriamente sociale: queste comunità soffrono di un rapporto altamente conflittuale col resto della popolazione, e questo conflitto va mediato e governato per evitare "crisi di rigetto". Potrà sembrare l'ennesimo ente DIFFERENZIALISTA, in realtà dipende dai soggetti locali che si riusciranno a coinvolgere: perché una simile unione e confronto di forze diverse, si trasformi in un laboratorio di mediazione sociale diffusa, nell'INTERESSE GENERALE.
  • Alcuni Rom e Sinti (anche qua, dei gruppi più diversi) sono disposti a trasferirsi in cascina, potendo mantenere lì uno stile di vita familistico, più vicino alle loro tradizioni. Attenzione: alcune hanno aperto un mutuo da anni, eppure sono ancora "parcheggiate" in un campo. Ma il discorso, COMUNE anche stavolta, che si pone è: se non ci fossero queste famiglie, questo capitale edile di cascine abbandonate, che fine farebbe? E' una questione da affrontare CON URGENZA anche a livello cittadino, dato che sempre di più si parla di città metropolitana, che supera grandemente i confini cittadini.
  • La città metropolitana, e la generale scarsa attenzione che viene riservata alla città fuori dalla cerchia dei Navigli, ci porta in quel terreno esteso ed indefinito della periferia metropolitana. Proprio lì dove si ammassano i campi rom, comunali e spontanei. Se di superamento vogliamo parlare, ho in mente un esperimento che da poco è nato nel campo comunale di via Idro: le stesse strutture vengono utilizzate per il resto della cittadinanza e lì periodicamente si svolgono proiezioni di film, presentazioni di libri, riunioni e feste aperte alla cittadinanza. Il campo si trova all'inizio del neonato Parco della Media Valle del Lambro, ed è sede una cooperativa di operatori del verde, un insediamento lì sarebbe del tutto conseguente. Se aggiungiamo che l'insediamento è in gran parte autocostruito, che le famiglie condividono le loro piazzole con ogni tipo di animale da cortile e fattoria (allevato secondo le norme di legge), quel piccolo insediamento può essere realmente una risorsa per la zona, per le scuole, per gli urbanisti.

Diverse soluzioni, che comprendono vari aspetti, tutti problematici, dell'abitare una metropoli complessa e stratificata come Milano. Non intendo restringerle, ripeto, alla sola questione rom, sto cercando di capire come sia possibile ragionare assieme, e vedere come questa presenza può tramutarsi in ricchezza per Milano, o dagli errori politici passati ricavarne buone pratiche future.

Mi viene un dubbio: esiste una logica che lega tutto quanto ho scritto sinora? Forse sì. Partendo da un gruppo tra i più disagiati e discriminati (in città, come altrove), che addirittura "di una casa non avrebbe bisogno", da milanese ho provato ad allargare il discorso a tutta la comunità che qui vive ed interagisce, provando a spostare l'equilibrio dello status quo. Credo che si chiami... forse POLITICA?

Riferimenti:

 
Di Fabrizio (del 09/02/2006 @ 09:05:26 in scuola, visitato 2252 volte)

foto per gentile concessione di Licia Brunello: le due mediatrici scolastiche Franca Turchiarolo e Antonia Braidic, tra loro Filippo Penati, presidente della provincia di Milano - nientepopodimenochè alla Giornata della Riconoscenza 2005.

Questo mese Martesana 2 dedica un articolo alla scuola dove operano queste due mediatrici culturali. Il titolo rincuora: Scuole di via Russo all’avanguardia, in un periodo in cui sembra che in città il servizio scolastico paghi soltanto tagli e scandali (l'articolo, leggetelo voi... però). Un riconoscimento che premia un'attività e una programmazione pluridecennale. Dopo la testimonianza dell'insegnante Licia Brunello, parla Franca Turchiarulo, mediatrice scolastica “storica”

papiri06 disegno di Walter Braidic

Per iniziare... Non sono Rom, sino a vent'anni fa vivevo a Monza con la mia famiglia. Ho conosciuto Marco, che faceva l'ombrellaio. Ci siamo innamorati e siamo scappati e siamo andati a vivere assieme. Allora non c'era ancora il campo di via Idro ed eravamo in via Agordat. La mia famiglia allora la prese male, ci sono voluti 5 anni perché capissero che mio marito era una persona a posto. E ci siamo riappacificati.

Com'è iniziato... Già 20 anni fa i bambini dell'accampamento di via Agordat andavano alla scuola elementare. Nel 1989 il comune trasferì tutte le famiglie in via Idro e poco tempo dopo, c'era ancora Carlo Cuomo nell'Opera Nomadi, ci sono arrivate le lettere in cui a noi donne proponevano un corso. Non mi ricordo cosa c'era scritto, so che dopo c'era la possibilità di lavorare per 12 di noi.
Abbiamo frequentato il corso, e 12 di noi hanno iniziato a lavorare nella scuola. Lì non c'era più nessuno che ci spiegava cosa fare, ma avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse le prime volte.

Gli inizi... I miei bambini allora erano piccoli e andavano alla stessa scuola. Così conoscevo già Licia Brunello, l'insegnante di sostegno e subito dopo ho conosciuto il direttore Niccoli. Poi è stata la volta delle altre insegnanti. Sono state tutte molto brave e mi hanno dato un aiuto indispensabile. In altre scuole gli alunni rom erano ancora visti come “diversi”, ma nella scuola Russo erano ben accettati.

Una delle prime cose che ottenemmo a scuola fu uno spazio dove mettere una lavatrice. Al campo allora c'era una sola fontanella, e non sempre i bambini avevano vestiti puliti da mettersi. Organizzammo anche un centro di raccolta di vestiti che arrivavano dalle famiglie dei loro compagni di classe. Con gli anni, il campo si attrezzò anche con l'acqua potabile. Quello che non ci saremmo mai aspettato, è che ora siamo nuovamente senza uso dei bagni al campo, perché ci sono lavori in corso che durano da mesi.

La sicurezza... Nonostante ciò, per i primi due anni mi sono sempre sentita provvisoria. Ho impiegato due anni per essere autonoma. La stessa sicurezza riguarda i bambini: sanno che sono aiutati dalla mamma di uno di loro. Vivendo sempre nel campo, non comunicano con nessuno e questo a scuola si notava.

La giornata... Alle 7.45 passa il pullmino per accompagnare i bambini a scuola, che dista circa 4 km. Tra le 8.30 e le 9.00 i bambini fanno colazione a scuola. Il lunedì accompagno alle docce i bambini delle prime e delle seconde, il martedì le terze, le quarte e le quinte.

La scuola.... Dopo, comincia l'attività scolastica. Il mio compito è di aiutare le insegnanti con quei bambini che hanno difficoltà a seguire il programma. Può darsi che sia una difficoltà scolastico, o anche dovuta ad altri problemi. Ad esempio, da quest'anno per una bambina che ha anche gravi problemi, c'è anche la psicomotricità. Nelle classi ci sono momenti di sperimentazione comune ai bambini rom e gagé, altri sono specifici per i rom: così il giovedì c'è un laboratorio apposito di disegno e pittura...

Bruecke ...che si ispira all'arte di Van Gogh (ndr: foto tratta da http://www.van-gogh-in-der-provence.de/)

Il lavoro... Sono 610 ore annuali, mezza giornata. Il giovedì invece, l'orario è dalle 8.30 alle 12.30. Torno a casa, preparo da mangiare e di nuovo a scuola dalle 14.30 alle 16.30. Ora, che sono più sicura sotto tutti i punti di vista (del lavoro e anche economico), oltre che alla scuola di via Russo seguo anche due bambini alla scuola di via Cesalpino.

Risorse: Circolo didattico di via Russo

 
Di Fabrizio (del 04/04/2014 @ 09:05:20 in Regole, visitato 1471 volte)

La prima volta che vidi, ero seduto accanto a loro, dei Rom durante lo svolgimento di un Consiglio di Zona fu nei primissimi anni '90, e la cosa mi fece un effetto strano: beceri, urlanti e litigiosi i consiglieri, calmi ed educati i Rom presenti in sala. Quella sera ci furono anche risvolti comici, ma non è questo il momento di scriverne.

Martedì sera, ho rivissuto la stessa sensazione, purtroppo senza gli effetti comici di allora. Per capire qual era il contendere della serata, potete leggere questo intervento che alcuni cittadini hanno letto prima dell'inizio del consiglio.

    Mercoledì sera ne ho riparlato con un rom che era presente, mentre in televisione sbirciavamo distrattamente una partita che non interessava a nessuno dei due. Lui è A.B., lo conosco da anni, incensurato, lavora e ha la fortuna di un contratto a tempo indeterminato, con la sfortuna di fare dei turni micidiali; ha anche una bella famiglia e da tempo (come molti) vorrebbe uscire dal campo. Per seguire i nostri ragionamenti, le sue parti saranno in corsivo.

Non c'era alcuna certezza che l'argomento venisse discusso, sino all'ultimo avevo anche il timore che dal campo non si presentasse nessuno - e sarebbe stato abbastanza incongruente discutere un argomento che i rom ritengono molto urgente quando loro per primi non si facevano vivi.

Ma poi, puliti e ordinati, abbiamo fatto fatto ingresso in sala.

La maggioranza in CdZ, a fatica, era dalla nostra parte; l'opposizione, con altrettanta fatica e stanchezza, del tutto contraria, per cui sin dall'inizio si assisteva a varie comunicazioni in codice. Il dibattito prosegue lentamente, i due fronti sembrano squadre che si studiano in attesa della mossa altrui. L'opposizione traccheggia, insomma tira per le lunghe, fa intendere che sul punto che ci interessa non intende arrivare alla discussione.

I cittadini possono intervenire solo a inizio seduta, non a consiglio in corso. Non è piacevole rimanere seduti in fondo senza niente da fare. Ogni tanto qualcuno dai banchi della maggioranza veniva a salutarci, o solo a controllare che non ci fossimo addormentati.

Nonostante i tentativi di tirare per le lunghe, alla fine la minoranza soccombe e deve accettare di discutere sulla mozione presentata dalla maggioranza. Ma prima di votare la mozione, c'è ancora da affrontare il dibattito: tirare nuovamente per le lunghe o tentare un assalto alla baionetta?

Le opinioni le rispetto, anche quelle diverse, ma mentre che parlavano di noi sentivo inesattezze una dopo l'altra: c'era chi parlava di scontri tra bande e con lo stesso cognome mischiava vittime e colpevoli.

Come se io mi chiamassi Provenzano e dovessi per forza essere affiliato ad un clan o condividerne le colpe.

E poi c'era una che era fissata che nei campi rom ci fosse l'aria condizionata.

Neanch'io ho mai saputo di un campo con l'aria condizionata. Qualche tempo fa nel centro di via Lombroso i rom si lamentarono che nei container d'estate si sarebbe morti di caldo, e il Giornale titolò che volevano l'aria condizionata. Da lì la voce è circolata ed è stata stravolta sino a ieri sera.

Ma io ricordo che quei consiglieri sono stai qui. Hanno visto in che condizioni viviamo. Non possono far finta di non sapere e inventarsi queste cose.

Credo che allora l'abbiano fatto apposta.

Perché mentre li stavo ad ascoltare, alle cose inventate si aggiungevano, qualcuno sottovoce e altri molto sfacciatamente, sempre più provocazioni. Tanto noi dovevamo ascoltare in silenzio.

Ad esempio, c'era uno spilungone che continuava a ripetere che chi abita nel vostro campo (tutti, indistintamente) vive nell'illegalità, e se vuole può uscirne. Ma io non capisco come si possa essere nell'illegalità, solo perché si abita in un campo comunale, assegnato dallo stesso comune. Bisogna vivere in un campo abusivo? Comunque, non ho problema a farvi leggere cosa scrive chi la pensa in quella maniera.

Sembra che per essere illegale basti essere rom. Qualcuno provava a rispondere con un semplice ragionamento: anche noi siamo persone, individui, non una cosa o una categoria politica.

Ci sono stati interventi (anche nella minoranza) che erano più ragionevoli, e man mano crescevano i toni, il presidente del consiglio (non lo invidio) provava a sanzionare gli interventi e riportare un tono civile.

Finché non ha convocato i capigruppo, forse per calmare il dibattito, ma a questo punto i provocatori hanno alzato ancora di più la voce.

Avevano capito che stavano perdendo la partita e non sapevano più cosa fare. Così hanno provato a buttarla in caciara, sperando di fare la figura delle povere vittime. Ma a quel punto hai perso la pazienza.

Non ce l'ho fatta più. Ognuno può pensarla come crede, ma il rispetto è dovuto a tutti. Così ho risposto a voce alta che io ero più italiano di loro.

Ma è stato quello che hanno detto, o per tutto quello che avevi ascoltato prima?

Non ho neanche capito cosa avessero detto in quel momento. So che ad un certo punto anche gli altri consiglieri dicevano che era troppo, che si stava esagerando e che frasi simili non dovevano essere accettate. Ecco, è stata la goccia che ha fatto traboccare il bicchiere.

A quel punto, ti abbiamo gentilmente accompagnato fuori (A.B. è la persona più pacifica del mondo, ma se perde la pazienza sono 140 kg. scatenati. Chi lo ferma? ndr.)

Avete fatto bene. Anche se sono convinto che avevo ragione, poi mi sono fermato fuori ad aspettare. C'era un consigliere che continuava a ripetere a me e gli altri di rientrare, ma non volevamo cadere nelle provocazioni.

Devo dirti, non mi è spiaciuto sentirti rispondere a quel modo. Ma ormai mancava pochissimo ad approvare la mozione, e il rischio era di rovinare tutto all'ultimo momento. Era quello che volevano.

Insomma, alla fine la mozione è passata.

Il Consiglio di Zona ha fatto tutto il possibile, ma non ha potere in merito, può solo fare pressione in Comune, che in questi mesi è stato il vero collo di bottiglia della vostra vicenda.

Allora siamo a posto! Vero...???

Come si dice "Stai sereno".

Va bene. Domenica passi ancora a trovarci, così posso salutarti nello stesso modo?


Milano 1° aprile 2014

Al Presidente e ai Consiglieri del Consiglio di Zona 2 di Milano

Non è la prima volta che interveniamo in questa sede sulla questione di via Idro e sappiamo che potrebbe non essere l'ultima. Siamo del tutto consci che i problemi complessi non si risolvono con i proclami militareschi alla De Corato, con i continui trasferimenti di persone da un capo all'altro della città e nemmeno con gli atti amministrativi, se questi non sono sostenuti da un progetto politico e da risorse economiche e umane. E sappiamo che ci vuole del tempo.

Ma non possiamo fare a meno di segnalare, appunto, che il tempo sta passando e le misure prese finora sono lontane dall'essere adeguate. Aspettiamo che il Piano rom sinti e caminanti decolli e ci auguriamo che produca effetti positivi, sia per le comunità rom, sinti e caminanti, sia per quelle che sono maggiormente investite dalle problematiche connesse, per questioni diverse tra le quali, innanzitutto, la prossimità.

Stasera interveniamo proprio per sollecitare questo Consiglio ad affrontare, con le misure che gli sono proprie, con maggiore determinazione la situazione che si va creando anche a causa della crisi economica e nello specifico quella di via Idro, di cui stiamo segnalando da tempo i problemi. E ci permettiamo di sollecitarlo ad approvare senza esitazioni la delibera all'ordine del giorno, che riteniamo coerente con gli obiettivi che questo Consiglio ha finora perseguito.

Non avremmo altro da aggiungere se nei giorni scorsi non fosse stata qui approvata una mozione che non investe direttamente la questione in oggetto, ma la evoca, secondo il nostro parere, con ambiguità. Ci riferiamo a quella presentata dalla consigliera Sardone, che ha ottenuto un consenso molto ampio. Noi comprendiamo il disagio e i timori dei cittadini di fronte a situazioni di degrado e di devianza e comprendiamo anche le preoccupazioni del Consiglio di zona, che a quei cittadini deve cercare di rendere conto. Non è pertanto nostra intenzione sindacare la decisione di installare una barriera antiroulotte in via Trasimeno. Ma non è un caso che su questa decisione si siano gettate con un interesse sorprendente, e sospetto, la stampa e la televisione, forse opportunamente messe al corrente della vicenda. Raramente una barriera antiroulotte ha avuto tanto risalto mediatico.

D'altronde, si va verso le elezioni e non c'è da stupirsi se forze politiche travolte da ripetuti scandali e a corto di argomenti si apprestano nuovamente a giocarsi il jolly degli "zingari", rivolgendosi non alle teste ma alle pance dei cittadini. Sappiamo bene che c'è sempre chi è disposto, pur di guadagnare qualche voto, a usare queste furbizie, senza badare ai danni che producono nel corpo vivo delle comunità, nella loro cultura. E non ci meraviglia se a farlo con più sistematicità e spregiudicatezza sono quelli che pretendono di essere i migliori italiani e i migliori cristiani. Sono vent'anni che governano, qui e altrove, e abbiamo imparato a conoscerli bene: sappiamo che è la povertà a disturbarli, non la corruzione, né, è ormai risaputo, la mafia.

E non ci meraviglia nemmeno che certa informazione, in questo caso quella incarnata dal giornalista Capuozzo, sia sempre alla ricerca di "sangue" (lo diciamo usando le virgolette), e scelga di accompagnare un'intervista a due consiglieri di una zona di Milano con immagini riprese non importa dove purché allarmanti. In Zona 2 ci saranno anche tantissime situazioni di degrado, come sostiene la consigliera Sardone, ma non è ancora la periferia di una megalopoli del sud del mondo, nonostante sia molto colorata: e se è un male o un bene ce lo diranno la storia e la demografia.

Amici di via Idro


#viaidro

 
Di Fabrizio (del 18/07/2012 @ 09:04:38 in Italia, visitato 1563 volte)

Continua la rassegna (totalmente autoprodotta ed autofinanziata) HAI MAI PROVATO IN VIA IDRO?

Mercoledì 25 luglio  ore 19.30 Cena - ore 21.00 presentazione del libro "Milano, fin qui tutto bene" di Gabriella Kuruvilla (l'autrice potrà firmarvi le copie del libro) editore LATERZA - maestro di cerimonie: Mihai Butcovan; Valeria Ferrario leggerà alcuni brani.
Comunità Rom Harvati - via Idro 62, Milano

In un angolo verde di Milano, miracolosamente scampato alle ruspe, esploreremo la città meno visibile e più attiva, con i suoi luoghi e soprattutto i suoi personaggi.

    Fruttivendoli e internet point cingalesi, ristoranti e alimentari sudamericani, macellerie e kebab arabi, centri-massaggi e incasinatissimi bazar di cinesi multitasking dove tra cellulari e computer trovi anche delle parrucche, se il taglio a 8 euro del negozio accanto non è proprio un capolavoro: siamo in via Padova, in viale Monza, in via Sarpi, in piazzale Corvetto, all'Isola e in Porta Venezia.
    Siamo a Milano, città del nuovo millennio, che non è «Parigi, dove paghi di più ma puoi fermarti al tavolino quanto vuoi. Siamo a Milano, dove tutto se fa de pressa: velocemente».
    Siamo in giro con Anita, Samir, Stefania, Tony, Gioia, Pietro, Laura e Lejla, fra panchine e bar dove anche gli incontri e gli amori vanno di corsa.
    Leggi anche la recensione di Igiaba Scego

Ingresso gratuito. Si cena in anticipo al Marina Social Rom, piatti primi e piatti freddi estivi e piatti vegetariani. Cena SOLO SU PRENOTAZIONE (confermare QUI le presenze entro martedì 24 luglio). Grazie e buona serata a tutti!

PS: in caso di maltempo, l'evento si svolgerà al coperto.

Evento realizzato con la collaborazione di Paolo Melissi - Pluriversi

 
Di Fabrizio (del 20/03/2013 @ 09:04:38 in Italia, visitato 1379 volte)

Relazione consegnata il 16 marzo scorso a Daniela Benelli (Assessore milanese all'Area metropolitana, Decentramento e municipalità, Servizi civici), durante il convegno Oltre via Padova

Premesse

  1. Quella di via Idro è una comunità rom storica della zona 2, per niente incline al nomadismo visto che nell'arco di oltre 40 anni si è spostata di soli 2 km. (in accordo con l'Amministrazione Comunale).
  2. La sua partecipazione alla vita di zona non è una novità degli ultimi anni, ma risale ad almeno 30 anni fa. I primi tentativi di scolarizzazione risalgono alla metà degli anni '80. Già con il trasferimento nell'attuale campo di via Idro, partecipavano alle sedute del Consiglio di Zona (allora in via Padova), a iniziative in quartiere, organizzandone loro stessi al campo.
  3. Il nostro gruppo è composito e assolutamente non gerarchizzato, con una caratteristica che lo distingue da esperienze precedenti di lavoro con i rom: siamo persone impegnate a vari livelli nell'attivismo di zona, e quindi la "questione rom" non è un ghetto mentale in cui ritagliare il nostro spazio, ma una delle molte tematiche che riguardano le periferie, da affrontare congiuntamente alle altre.

Primi contatti e iniziative
L'insediamento per lungo tempo è stato indicato come "un campo modello per la realtà milanese", nonostante ci siano sempre stati problemi di vario tipo. La situazione inizia a deteriorarsi dal 2000, in parte per la caduta di sbocchi lavorativi della cooperativa LACI BUTI, fondata dagli stessi rom all'inizio degli anni '90, in parte perché i rapporti con le istituzioni comunali, che sono continuati anche con le prime amministrazioni di centro-destra, vanno via via diradandosi. Il rapporto col mondo esterno continua quasi esclusivamente tramite la scuola, non a caso la prima istituzione che li ha accolti.

Occorre dire che nello stesso tempo anche per gli altri insediamenti (comunali e non) inizia una stagione travagliata, che dipende in parte dal passaggio di competenze dall'amministrazione centrale ad associazioni esterne, in parte dal fatto che nello stesso periodo si inizia a mettere in discussione l'esistenza stessa dei campi sosta, anche se con segnali contraddittori (vedi l'istituzione dei campi di Triboniano e via Novara).

Attorno al 2006, un primo nucleo di volontari riprende il contatto con gli abitanti di via Idro. A farlo, inizialmente, sono alcuni membri del comitato Vivere in Zona 2, già impegnato su altre tematiche del mondo di via Padova e dintorni. Dopo le prime diffidenze reciproche, il clima si fa più disteso e si prendono le prime iniziative comuni:

L'altro scopo di iniziative simili è creare un ponte con quanto si va risvegliando attorno a via Padova, e di creare i presupposti per un lavoro condiviso.

Questi sforzi rischiano di interrompersi bruscamente nel settembre 2010, quando al campo arrivano una ventina di lettere di sfratto che coinvolgono un centinaio di persone, quasi la totalità degli abitanti.

In questa situazione di crisi effettiva, al nucleo iniziale del gruppo si aggiungono (continueranno a farlo in seguito) associazioni, volontari, cittadini, anche esponenti di partito. Il gruppo non perde la sua caratteristica di informalità e continua a essere composito e non gerarchizzato.

Altri punti caratterizzanti l'esperienza del gruppo sono:

  • l'attenzione al diritto ad abitare, coniugata con il NO unitario al paventato campo di transito;
  • il coinvolgimento attivo della comunità rom, o quantomeno di chi è disposto a farsi coinvolgere, e l'attenzione alla sua autodeterminazione (come gruppo discutiamo di continuo con gli abitanti del campo e sosteniamo le loro scelte, ma in caso di divergenze non imponiamo la nostra volontà);
  • la rivalutazione dell'insediamento esistente;
  • l'attenzione al nesso tra abitare, lavoro e sostenibilità delle soluzioni individuate;
  • il contrasto alle politiche anti-rom;
  • il contatto con analoghe esperienze cittadine;
  • infine, un rapporto stretto col Consiglio di Zona e con il quartiere.

Su queste basi, seguono altre iniziative pubbliche:

  • febbraio 2010: l'incontro pubblico "Oltre la paura. Dare cittadinanza alla questione rom", molto partecipato, che non si limita ai problemi della zona, ma offre un momento di confronto con varie realtà milanesi;
  • marzo 2011: denuncia degli sgomberi immotivati, che ottiene una discreta risonanza mediatica;
  • maggio 2011: festa pubblica al campo (la prima dopo quasi una quindicina d'anni), che diventa una specie di evento d'apertura della festa "Via Padova è meglio di Milano" e vede una partecipazione inaspettata da parte degli abitanti della zona.

Un sommario bilancio di questo primo periodo possiamo illustrarlo in questo modo, evidenziando i risultati ottenuti e i limiti del nostro intervento:

Pregi

  • Iniziative pubbliche;
  • sinergie col lavoro su via Padova;
  • coinvolgimento attivo di parte del campo;
  • ampia discussione in mailing list e presenza sul web.

Limiti

  • scarsa attenzione da parte dell'amministrazione centrale;
  • carenza di unitarietà tra i temi sollevati;
  • incapacità di coinvolgere nel dialogo tutti gli abitanti del campo.

Un nuovo quadro
Le votazioni di maggio 2011 vedono protagonisti anche i rom dell'insediamento di via Idro (chi ha detto che i rom non votano?), complici anche le dichiarazioni del sindaco Moratti e del vicesindaco De Corato, che per tutta la campagna elettorale ripetono che il campo è destinato a chiudere, dimenticandosi di precisare come, quando e soprattutto perché.

È da precisare che gli abitanti dell'insediamento sono tutti cittadini italiani, e questo pone difficoltà alle autorità nell'adoperare gli strumenti classici dello sgombero e del rimpatrio; quindi la tattica adottata è quella del "non ti mando via, ma ti rendo la vita impossibile".

Il cambio di giunta suscita aspettative tra gli abitanti dell'insediamento, come nel nostro gruppo, e la prima reazione da parte dei rom è quella di inviare ai nuovi amministratori un promemoria sugli interventi attesi da anni e sul tipo di collaborazione che si può instaurare tra campo ed istituzioni.

Nel contempo, da questa lettera nasce nella primavera del 2012 un progetto partecipato tra abitanti del campo e un decina di associazioni, che pone le basi per il mantenimento e la riorganizzazione dell'insediamento, a cavallo tra la città e il costituendo Parco della Media Valle del Lambro.

A maggio 2012 il campo si propone come un vero e proprio polo della festa "Via Padova è meglio di Milano", con una due giorni di balli, spettacoli per bambini, cinema, musica, presentazioni di libri.

Dopo quest'esperienza, il campo presenta una propria programmazione estiva per i concittadini, dove alle attività "culturali" si affiancano momenti conviviali. Il conoscersi, la coesione sociale, si realizza quindi non solo attraverso la cultura come la intendiamo noi, ma mangiando e chiacchierando assieme (la cultura come la intendono i rom).

Infine, parte agli inizi del 2013 il progetto Social Rom-cittadinanza attiva, con l'obiettivo di stimolare i giovani a diventare "cittadini attivi", protagonisti del cambiamento della società, e anche a sviluppare una mentalità interculturale attraverso un lavoro di gruppo. Il progetto prevede la partecipazione di giovani italiani, rom harvati, figli di immigrati a tre laboratori creativi:

  1. workshop artistico-performativo;
  2. workshop fotografico;
  3. workshop narrativo.

Prospettive
Come gruppo, non solo abbiamo agito per praticare quella "coesione sociale" che auspichiamo, ma ci siamo accollati anche, forse sbagliando, compiti spettanti all'amministrazione pubblica e ai gestori. Il ruolo di un sano volontariato dovrebbe essere quello di stimolo verso le istituzioni e la politica, e non quello di un delegato a costo zero. Riteniamo che questo sia un argomento portante non solo per la nostra piccola ridotta di via Idro, ma riguardi più in generale tutto ciò che si sta muovendo attorno a via Padova.

Purtroppo, le aspettative sollevate dal cambio di giunta non sono state soddisfatte e non uno dei punti sollevati nella lettera inviata dalla comunità quasi due anni fa è stato affrontato. Nel frattempo sono intervenute nuove emergenze. Non staremo a ripetere l'elenco degli interventi necessari e di quelli richiesti, perché gli assessorati competenti sono stati puntualmente informati, da noi, dal Consiglio di Zona, dagli abitanti stessi ogni volta che si è presentata l'occasione.

I problemi che d'ora in avanti si pongono, tanto all'amministrazione che al prosieguo della nostra attività sono:

  1. i fondi: ci sono problemi ineludibili, nel senso che la situazione ambientale al campo va deteriorandosi, e sono possibili incidenti anche gravi. La responsabilità penale è del comune. A gennaio è stata evitata per poco il rischio di emergenza sanitaria, che si sarebbe propagata anche nell'abitato attorno. Il prossimo rischio è che la situazione di emergenza attuale, legata anche a questioni di sicurezza, travalichi i confini del campo;
  2. dopo quasi due anni, la fiducia degli abitanti è nuovamente ai minimi termini e si stanno deteriorando anche i rapporti tra i gruppi familiari. È così diventato un ostacolo anche per noi persone esterne al campo avere un rapporto propositivo con i suoi abitanti. Inutile nascondersi che questa situazione è stato favorita dall'inerzia dell'Amministrazione, che, vogliamo ricordarlo, ha preso precisi impegni nel corso della campagna elettorale ed è la prima responsabile della situazione del campo, che è regolare e si trova su un terreno comunale;
  3. il terzo punto è la sintesi degli altri due. Se il linguaggio adottato da questa amministrazione verso i rom è, fortunatamente, cambiato in meglio, nel quotidiano rimane la stessa sensazione di distanza provata negli anni scorsi. Non solo per gli impegni assunti pubblicamente e rinviati sine die, ma anche riguardo alle possibilità di dialogo. Da un anno e mezzo si parla di colloqui individuali con le famiglie per verificarne stato e aspettative, che però non sono mai iniziati. Per capire quale possa essere il livello attuale di fiducia, si consideri che la stessa promessa era stata fatta quasi otto anni fa dall'allora assessore Moioli, con il medesimo risultato.

Rete degli Amici della Comunità Rom di Via Idro

 
Di Fabrizio (del 19/06/2010 @ 09:04:30 in Italia, visitato 2245 volte)

PeaceReporter.net

I rom chiedono al Comune di Milano di essere coinvolti nelle trattative che li riguardano

"Non siamo gente cattiva, vogliamo solo vivere in pace". Così dice Marian, uno degli abitanti del campo di via Triboniano, al termine della conferenza stampa organizzata a Milano dalla Federazione Rom&Sinti insieme. Obiettivo dell'incontro, denunciare la situazione della comunità rom nel capoluogo lombardo. "Siamo molto preoccupati – dice Dijana Pavlovic, vicepresidente della Federazione – quello che si sta verificando a Milano è anomalo, anche rispetto alle altre città italiane". A impensierire i rom è il continuo ricorso alla pratica degli sgomberi che ormai sistematicamente viene portato avanti dalle autorità milanesi, senza alcuna proposta alternativa. "Dal 2007 a oggi – prosegue la Pavlovic – nella città sono stati effettuati 271 sgomberi, ben 95 solo nei premi mesi del 2010. Quasi la totalità degli zingari allontanati vive ancora a Milano: lo sgombero non è una soluzione. Il ministero degli Interni ha stanziato 13 milioni di euro per affrontare il problema dei rom nel capoluogo, ma il Comune non fornisce spiegazioni chiare sull'utilizzo di questi soldi. In base ai dati forniti dalla Caritas e dalla Casa della Carità, nove dei tredici milioni verranno utilizzati per la sicurezza. Tradotto significa per gli sgomberi e l'installazione delle telecamere nei campi, che poi verranno dismessi. Solo i restanti quattro milioni verranno usati per l'inserimento sociale dei rom, di cui un milione e 800mila per l'inserimento nelle case".

Secondo la comunità rom, le risorse stanziate, se usate in maniera diversa, potrebbero risolvere una volta per tutte il problema legato alla loro presenza sul territorio. Manca, però, una qualsiasi forma di dialogo con i responsabili del Comune, il vice-sindaco Riccardo De Corato, e Mariolina Moioli, assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali. "Nessuno parla con noi – dice Marian -. Nel campo di Triboniano, dove abito, la situazione è critica. Sappiamo che entro il 30 agosto il campo verrà sgomberato per fare spazio all'Expo, ma nulla di più. Ci sono 220 bambini, molti di loro sono nati in Italia e vanno a scuola. Che senso ha spingerli su una strada, così ci obbligheranno a rubare. Sono romeno e sono in Italia da quasi 10 anni, ho tre figli di 15, 10 e 5 anni e loro non parlano romeno, perché si sentono italiani. Alcuni di noi sbagliano, ma non è giusto che paghiamo tutti e che veniamo discriminati o tenuti all'oscuro delle trattative. Siamo esseri umani e sappiamo parlare. Venite nei campi a conoscerci, così cambierete idea su di noi".

Smentito anche il luogo comune secondo cui da parte della comunità rom non viene mai fatta alcuna proposta concreta, quasi fossero incapaci di formularla e fosse il loro obiettivo vivere nelle discariche o nelle zone più degradate della città. Nel corso dell'incontro gli zingari di Triboniano hanno fatto riferimento a una lettera, indirizzata al Comune di Milano, che conteneva dei suggerimenti per una soluzione del problema dopo l'effettuazione dell'annunciato sgombero. Le proposte si concretizzano in quattro punti e di questi due sono particolarmente interessanti e riguardano la volontà di trovare una casa in affitto e la possibilità del rimpatrio assistito, che molti non escludono, a patto che venga eseguito in maniera civile. "Assegnateci una caserma dismessa – si legge nel testo – o un immobile da riadattare all'abitabilità, di proprietà pubblica o di Enti religiosi. Assegnate a questi ultimi parte dei fondi a noi destinati dal Governo o dalla Comunità europea per l'acquisto di materiale edile e per il compenso a un tecnico supervisore e noi ristruttureremo gratuitamente i locali...". Proposte che fino a questo momento sono cadute nel vuoto. Quel che è certo, è che entro fine anno verranno sgomberati altri quattro campi regolari: via Novara, via Idro, via Triboniano e via Bonfadini.

Benedetta Guerriero


c6.tv Video | Rom e Sinti a convegno: "Gli sgomberi? Parlatene con noi"

Milano. Che fine fanno i rom dopo gli sgomberi? Che fine faranno quelli del campo di via Triboniano? La Federazione Rom e Sinti Insieme, durante una conferenza stampa, ha spiegato ai milanesi la grave situazione che sta colpendo la minoranza Rom nella nostra città. Secondo la Federazione la "politica degli sgomberi" attuata da questa amministrazione comunale è "del tutto inutile, perchè si tratta - come ha spegato Dijana Pavlovic vice presidente della Federazione- di uno spreco di denaro, denaro pubblico, perchè queste persone non fanno altro che andare da un'altra parte per poi essere sgomberate anche da lì". Un problema quello dei Rom a Milano che parte anche dalla mancata comunicazione tra la parti. "Difficilmente l'amministrazione parla direttamente con i rappresentanti dei campi, e questo è sbagliato, noi con il Comune dobbiamo sempre parlare attraverso intermediari" racconta Adrian Tanase, abitante del campo rom di via Triboniano. Secondo la Federazione dei 13 milioni di euro che il Ministero degli Interni ha stanziato per la questione Rom, solamente 1 milione e 800 mila andrebbero investiti nella soluzione abitativa, e solamente 800mila per l'inserimento lavorativo. Nove milioni, invece, sono destinati alla "sicurezza" il che significa ulterori sgomberi, cancellate, telecamere e altri sistemi per mettere in sicurezza campi che rimarranno, secondo le previsioni, comunque vuoti. La Federazione ha parlato anche di "azioni legali" in preparazione per i fatti di Triboniano. Abbiamo incontrato Diana Pavlovic,vice presidente della Federazione e Adrian Tanase rom del campo di via Triboniano. Servizio ed interviste di Federica Giordani

 
Di Fabrizio (del 10/07/2012 @ 09:03:58 in casa, visitato 1456 volte)
Conosco K. da tanti anni. Da piccoli i suoi figli ed i miei condividevano la medesima passione per la pesca ed il calcio.

K. vive in un bel prefabbricato in via Idro, con un giardino accogliente ed una marea di figli e nipoti.

Non credo rinnegherà mai il suo essere Rom, o i cavalli allevati da suo padre, o una vita difficile che ultimamente ha trovato un po' di sicurezza in più. Però, qualche anno fa ha deciso con i suoi fratelli che il campo dove ha abitato sinora non faceva più per lui.

Se volete conoscere tutta la storia, mettetevi comodi, perché c'è parecchio da raccontare:

Tutto cominciò circa sei anni fa, quando una massa di emeriti sconosciuti, tra cui io e lui, provarono a descrivere come avrebbe dovuto essere l'insediamento che loro volevano, e come questo poteva interagire col resto della zona.

Credo che quel progetto non lo vide nessuno di chi avrebbe potuto aiutare gli estensori, e anche K. dopo qualche mese aveva già cambiato idea. Poco importa, qualcosa aveva cominciato a frullargli in testa.

    "...si discute per un mese e alla fine si concorda - vedere come avere un ruolo e un tetto regolare all'interno del parco dove si vive da anni. Il più entusiasta di tutti salta fuori con l'idea di acquistare una cascina in una zona diversa da quella su cui si discute dall'inizio. Da una settimana proviamo a spiegargli che l'idea c'entra come i cavoli a merenda, lui mantiene lo stesso entusiasmo ed è convinto di avere già il finanziamento in tasca. O forse è lui a voler convincere noi."

Nella sua numerosa famiglia allargata c'è chi da anni lavora a tempo indeterminato. Grazie a questa fortuna (che non tutti hanno in via Idro), riescono ad aprire un mutuo ed acquistare una cascina, tutta da ristrutturare. Con l'arrivo del Piano Maroni si apre per loro la possibilità di finanziare la ristrutturazione, con i fondi per i progetti di allontanamento dal campo.

I soldi a disposizione non sono molti, circa 8.000 euro a famiglia, ma tutti assieme, ragionano, ce la si può fare. Intanto si comincia a pagare il mutuo... i mesi passano e i soldi non si vedono. Ci sono le promesse, scritte, e l'impegno che senza un tetto sulla testa (e già: ci sono i muri, ma il tetto fa acqua) e un lavoro in zona (se no, come la paghi la casa?) nessuno si sposta. Meglio vivere la miseria in un campo, pensano, che spersi in campagna; tanto la casa, chi te la porta via? Questa era la situazione circa un anno fa.

Cos'è successo da allora (intanto è passato quasi un anno)?

Ad ottobre scorso, la nuova giunta Pisapia scopre, tra i tanti debiti ereditati dall'amministrazione precedente, che c'è anche quello con K. ed i suoi. Naturalmente, non lo salderà tutto... solo una rata, magari abbastanza da comperare la porta di casa. Ma, vedete, nonostante tutto a K. è andata bene, perché il mese successivo il Consiglio di Stato giudica incostituzionale tutto il Piano Maroni, bloccando (ovviamente) i fondi.

Così ad ottobre insorgono Lega e PdL, accusando la giunta Pisapia di attuare quello per cui il loro centrodestra s'era impegnato (ottenendo anche i finanziamenti da Roma). E il mese dopo protesta il privato sociale, per paura di vedersi soffiare sotto il naso la vacca da mungere. Anche K. vorrebbe protestare (a ragione), ma chi vuoi che ascolti la protesta di uno zingaro?

Sempre ad ottobre, il 24 per la precisione, in mezzo alla tempesta PDL-leghista, esce questo comunicato dell'Ufficio Stampa del Comune di Milano ROM. GRANELLI: "CONTRASTIAMO OGNI GIORNO GLI INSEDIAMENTI ABUSIVI, PRESTO UN PIANO PER LE ASSOCIAZIONI" ("PRESTO" ha significato 9 mesi, non male! ndr.) In coda al comunicato, si legge:

    "Da quando la Giunta Pisapia si è insediata - ha concluso l’assessore - in attuazione del Piano Rom coordinato dal Prefetto - una dozzina di famiglie che vivevano in via Novara (circa la metà) e una decina di quelle che abitavano in via Idro hanno lasciato i loro campi, trovando soluzioni abitative alternative. Una decina di esse ad esempio si sono trasferite in una cascina in provincia di Pavia, reperita sul mercato con l'aiuto del Piano Rom" (sottolineature mie, ndr.).

La decina di famiglie di via Idro, l'avrete capito, erano e sono tuttora sempre nello stesso campo. Ma tre giorni fa, sono andato con K. e G. a vedere lo stato di avanzamento dei lavori, alla fine dell'articolo potete vederlo anche voi. E, ovviamente, in via Idro le famiglie che intendono rimanere, aspettano che partano i lavori di ristrutturazione del campo, e continueranno ad aspettare... finché K. ed i suoi non libereranno lo spazio dove vivono attualmente. Vi lascio immaginare quale sia il livello di convivenza ed esasperazione attuale!

Ma il comune lo ignora (anche se continua a filosofare di sicurezza, inclusione, politiche di convivenza), e ha le sue logiche immutabili, che resistono a destra o a sinistra. Con dicembre, a K. arriva un'ingiunzione di sfratto da parte del comune. Sono scaduti i termini concordati per i lavori e quindi lui e i suoi devono trasferirsi. In uno dei pochi incontri avuti con gli assessori, faccio presente che è il comune a non aver mantenuto i suoi impegni, e che se K. si trasferisse con la famiglia (nel frattempo è arrivato l'inverno, se la cosa fosse sfuggita), in un rudere ancora non ristrutturato, l'autorità locale potrebbe dichiarare inagibile il posto, ed addirittura sottrarre i bambini alle famiglie; insomma: la soluzione proposta sarebbe di "occupare"... casa propria, col rischio di essere sgomberati o beccarsi una polmonite. Mi risponde Majorino (assessore alle politiche sociali, conosciuto come "mister simpatia") che non spetta a me parlarne, e che se vogliono saranno le famiglie stesse a discuterne con i servizi sociali. Quello che probabilmente sfugge all'assessore, è che in realtà la situazione che lui e Granelli si immaginano, non è assolutamente sotto il loro controllo. Comunque, bontà loro, lo sfratto non viene eseguito, ma rinviato di 3 mesi in 3 mesi, sino ad oggi e chissà sino a quando.

I lavori fatti in precedenza nella cascina, nel frattempo sono tutti da rifare, a causa dello stop di novembre e delle infiltrazioni nei mesi invernali. K. ci ha messo anche dei soldi propri (oltre il danno, la beffa) e tutta questa storia gli sembra sempre più quella di un'infinita fabbrica del duomo.

Con la bella stagione, ecco che si ricomincia a parlare di sblocco dei fondi. Ricominciano i progetti, annunciati dagli squilli di tromba della ripresa degli sgomberi (non ho capito ancora il vizio di scrivere di progetti e agire per sgomberi, ma questa è un'altra storia).

Però, se è K. ad attaccarsi al telefono, nella speranza che i lavori concordati riprendano, gli viene risposto che i soldi non ci sono, e poi gli si chiude il telefono in faccia.

K. è rom, come lo sono i rumeni sgomberati in questi giorni. Ma K. ed i suoi hanno una casa, un lavoro, quel briciolo di sicurezza in più che non fanno di loro delle "pezze da piedi" preda della polizia municipale: non è lo zingaro povero e straniero dipinto da stampa e TV. Lui vorrebbe fare quel famoso passo che gli permetta di vivere come tutti, in autonomia, senza dipendere da questo o quello, fidandosi dei nostri accordi che lui ha sottoscritto con amministratori e gestori. Ed invece il rischio è di tornare ancora più indietro di quel poco di sicurezza che ha adesso, nel girone infernale degli SFOLLATI. Si sta convincendo che il comune, i piani nomadi, le associazioni, facciano tutta questa confusione per rispondere solo ai bisogni dei Rom rumeni, e ci si scorda (magari apposta) che esistono anche altri Rom, come lui, che hanno situazioni più complesse, e necessarie di quell'attenzione che sinora è mancata. In poche parole: guerra tra poveri. In altre parole: che fiducia possono avere i Rom ultimi arrivati, in un sistema che può scacciarli o assisterli, come una lotteria, ma che continuerà a trattarli con la massima indifferenza anche se riuscissero a salire qualche gradino nella scala sociale?

K. mi guarda, con la faccia di chi ha perso una bella somma ad una mano sfortunata di poker, si accende una sigaretta... Una volta mi avrebbe detto: "Va beh, facciamoci una birra..." Ma ora K. è cambiato, anzi per dirla tutta è proprio incazzato, e sta pensando che dovrà denunciare pure qualcuno per questa lunga storia.



SIGLA!

Sia chiaro, non diremo MAI dove abbiamo scattato le foto che seguono, col rischio di ritrovare un paese tranquillo assediato da tutti i leghisti del pavese. Anzi, se pensate che qualche foto possa dare degli indizi, segnalatelo che la toglieremo.

CLICCARE SULLE IMMAGINI PER VEDERLE IN DIMENSIONE ORIGINALE


Vista generale del tetto
Particolari frontali
K. dice di aver speso 10 mila euro per le assi del tetto, il risultato è qui sotto
Stanza allagata e altri 5 mila euro buttati via
particolare della parete e del soffitto
pavimento da rifare
muffa sul muro imbiancato da poco

Lavori in corso
Da dentro
Pavimento
Ingresso dal retro (su quel tubo maledetto ho sbattuto la testa due volte)
Vista d'insieme
Particolari


Di fuori la stalla, le assi sono sparite ed è crollata


Le foto qui presentate, ed altre, sono scaricabili (file .zip - 111 MB) QUI
 
Di Fabrizio (del 15/01/2014 @ 09:03:36 in Italia, visitato 1266 volte)

La situazione un anno e mezzo fa

A TUTTI COLORO CHE HANNO A CUORE LE SORTI E IL DESTINO DEGLI ESSERI UMANI IN QUANTO TALI, AL DI LA' DEL COLORE, DELLA RELIGIONE, DELLA FEDINA PENALE....

A nome di alcuni insegnanti della scuola primaria di Via Russo, Milano, scriviamo quanto segue:

Il giorno 2 gennaio 2014 due insegnanti della scuola di cui sopra si sono recate a Mezzana Bigli, in provincia di Pavia, per salutare le famiglie rom, ma soprattutto i bambini, che dal campo di Via Idro si sono trasferite in questa località, dopo aver contratto un mutuo per l'acquisto di alcune vecchie cascine e stalle. Tali famiglie sono state aiutate con un fondo (Piano Maroni?!) elargito dallo stato attraverso la Casa della Carità con la promessa che sarebbero stati aiutati nella fase di sistemazione delle "case" e di inserimento nel tessuto sociale attraverso la ricerca di un lavoro.
Prima di recarci a Mezzana due famiglie in particolare ci hanno chiesto cibo e vestiti e noi, grazie anche all'aiuto di alcune persone e alla colletta che abbiamo fatto, abbiamo potuto portare un po' di scorte alimentari, indumenti e alcuni giochi.
La situazione che abbiamo trovato è la seguente:

  • una famiglia composta da 4 persone vive in una piccolissima roulotte con una stufa a legna dove cucina, scalda l'acqua per lavare e lavarsi. La loro abitazione ( 2 stanze) è inagibile: il pavimento e i muri trasudano umidità, occorrerebbe sollevare le piastrelle per collocare il "vespaio" in modo tale da areare il tutto. Per fare questa modifica e anche tutte le altre occorrono soldi! Non c'è l'elettricità;
  • le case di altre due famiglie sono state sistemate all'interno in modo abbastanza civile, tenendo conto che invece dei vetri delle finestre sono stati messi dei lastroni di plastica e che sul lettone di una delle due ci piove sopra in caso di maltempo;
  • un'altra famiglia che vive nella roulotte, di notte, dopo aver scaldato per tutto il giorno una piccola stanza, si reca lì per dormire;
  • la legna per le stufe viene raccolta nei dintorni;
  • la scuola di Mezzana è stata chiusa per mancanza di alunni e quella più vicina è molto lontana, occorre portare i bambini in macchina e per portarli occorre la benzina e quindi i soldi;
  • tutte le abitazioni sarebbero comunque inagibili;
  • c'è un unico bagno per tutti

Al di là di ogni considerazione politica sulle scelte fatte in precedenza e che hanno portato delle persone a peggiorare il loro stile di vita ci chiediamo se il Comune di Milano, la Casa della Carità, i Padri Somaschi, altri enti no profit o volontari a qualunque titolo vogliono fare qualcosa.
I bambini non vanno a scuola, hanno freddo e fame. Le conseguenze di una simile situazione potrebbero essere gravissime e controproducenti per coloro che hanno invogliato tali famiglie a trasferirsi.
Noi continueremo, nei limiti delle nostre forze, a sostenerli ma non possiamo certo sostituirci allo stato, al comune e a chi per esso opera nel sociale.
Un'altra cosa che possiamo fare come insegnanti e cittadini è dare voce al disagio e alla sofferenza che abitano in quel di Mezzana Bigli chiedendovi delle risposte certe che vadano ad alleviare la loro fatica di vivere.

Gennaio 2014
Seguono le firme di 16 insegnanti della scuola primaria di Via Russo 27

 
Di Fabrizio (del 29/11/2005 @ 09:03:33 in Italia, visitato 3868 volte)
Potete immaginare niente di peggio di una giornata di convegno in provincia, la neve che rende ancora + difficile arrivare sul posto, la sveglia alle 7.30 (di sabato!!) quando la notte prima sono andato a dormire alle 5.00??

Sì, purtroppo c'è di peggio. Perché la stessa neve sta cadendo su quelle roulottes e baracche su cui pendono ordinanze di sgombero (ripeto: fare gli sgomberi in un'altra stagione, no??) e l'argomento di UN'IDEA ALTRA DI CITTA', molto azzeccato, sono proprio la casa e i diritti. Diritti fa il paio con dignità: lo stesso giorno alcuni giornali riportavano il campo di via Idro Milano ... una storia che potete conoscere dai diretti interessati
Insomma, un momento azzeccato per fare il punto della situazione.

Durante una pausa del convegno, parlavo con Carlo e Denis (nuovi colleghi di redazione della Sucar Drom) e secondo loro le stesse cose si dicevano 10 anni fa. Ci si interrogava, al solito, di chi fosse la colpa e inevitabilmente, questo discorso rischiava di scivolare sul ritardo accumulatosi negli ultimi anni, quando in Italia il dibattito sulla condizione di Rom e Sinti, piuttosto che proseguire, ha iniziato a regredire. Per trovarci oggi a rincorrere pensieri già fatti molte volte.
A parte il piacere di rivedere facce note, i dibattiti spesso sono noiosi e fumosi (non questo, per fortuna) e, aspettando gli atti della discussione, ne riscrivo per una sola ragione: dare un punto di partenza; evitare che la prossima volta si debba ripartire sempre dagli stessi punti, evitare che qualcuno "si scordi" delle affermazione fatte.

Preciso: non sarà un resoconto stenografico, piuttosto la somma di ragionamenti e dubbi che sono emersi. Se ho sbagliato nel riassumere o ne ho dato un'interpretazione ECCESSIVAMENTE politica, torneremo sull'argomento.

Ecco che il saluto del sindaco di Trezzo sull'Adda, Roberto Milano, mette subito i piedi nel piatto della cronaca - il suo è un comune relativamente piccolo (11.500 abitanti), ma che non è estraneo alle vicende nazionali. Ecco allora l'appello del sindaco: LEGALITA' e PALETTI, ma anche la necessità di capire quali le regole e le priorità perché legalità sia un valore condiviso. I contributi di sindaci e consiglieri di altri comuni (Concorrezzo; Buccinasco, un altro paese in provincia di Cremona che purtroppo non ricordo) si ispirano a quello del sindaco di Trezzo.

La sua indicazione viene ripresa subito da Maurizio Cabras (Istituto di Ricerca Ecopolis) che presenta il confronto come un momento che riunisce tecnici ed esperti di settore, con le loro analisi e testimonianze, ma anche come occasione di costruire reti di lavoro dal basso, dove il tavolo istituzionale si allarga ai centri di studio, alle università, al privato sociale.

Laura Di Martino (ARCI), a parte la necessaria autoreferenzialità, introduce alcuni argomenti che ricorrereanno spesso, senza trovare una risposta precisa:
  • occorre creare continuità per iniziative simili, se lo scopo è avere regole condivise,
  • regole condivise sono il presupposto perché i Rom siano riconosciuti come cittadini con pari diritti e doveri,
  • la necessità di superare le divisioni, palesi e meno, perché "le contrapposizioni creano marginalità",
  • e, qui la difficoltà maggiore per gli amministratori, quale può essere adesso il "sistema quadro" dei diritti e dei doveri per i Rom stranieri, di fronte all'attuale legislazione immigratoria.
(come ha ricordato l'intervento di una Romni nata in Italia ma con i genitori provenienti dalla ex Yugoslavia, la sua situazione è una sorta di limbo giuridico, e i Rom sono la popolazione europea con la più bassa età media)

Zoran Lapov (Università di Firenze) aveva il compito di fornire un quadro teorico della questione. Compito svolto egregiamente, perché dalla teoria si è agganciato subito alla pratica: i campi sosta sono una soluzione applicata esclusivamente in Italia, che sono una forma di ghetto contro un "supposto" nomadismo, che in realtà è quasi ovunque una condizione di "sfollati permanenti". Ha poi rincarato la dose, giudicando l'Italia come un paese di forte pluralità sociale e linguistica, a cui non ha mai fatto riscontro un adeguato progetto statuale (e quando questo si è concretizzato nella legge sulle minoranze linguistiche, è stato comunque a danno dei diretti interessati)

Se da una parte si richiedono regole e progettualità, mancano politiche specifiche (eppure, a leggere i giornali sembra l'opposto) e si è obbligati a rincorrere sempre le varie emergenze.

La Caritas stessa, tramite don Colmegna, ha testimoniato come l'agire sempre sulle emergenze, da un lato ha permesso di liberare fondi e capacità tramite il privato sociale, ma quando il risultato potrebbe trasformarsi in concretezza, l'assenza della politica crea nuovi confini e paure. Il progetto Caritas di Villaggio Solidale, che nasce sulle esigenze dei Rom sfrattati da via Capo Rizzuto, vede il contributo di sindacati e ricercatori, di sicuro affronta in maniera dignitosa il problema della marginalità e dimostra che nella pratica, se si vuole, si può iniziare a risolvere i problemi.
Ma (secondo me) crea ancora più contrapposizione. Intendiamoci, fa bene la Caritas ad investire i propri soldi senza riguardo alle polemiche, AGIRE INVECE DI DISCUTERE, ma questo può risolvere, momentaneamente e quando va bene, il problema di 70 persone su 2/3000.

Tocca a Maurizio Pagani (Opera Nomadi Milano) ricordare che un'organizzazione storica come la sua, che non possiede le capacità finanziarie di una Caritas, paga maggiormante l'involuzione politica e progettuale degli ultimi anni. Anche il recente e discusso rapporto sul razzismo, al di là dello specifico, rimprovera all'Italia di non aver mai fornito le cifre su quanti siano i Rom e i Sinti in Italia.
Da questa lontananza dello stato nasce l'equivoco del "problema rom": oggi si parla di emergenza coi Rom rumeni, come in passato gli stessi toni erano riservati ai Rom bulgari o bosniaci. Ma non si può ogni volta affrontare l'emergenza delle varie diaspore, se rimangono sul tappeto i problemi pregressi delle comunità storiche dei Rom italiani.

Francesca Corso e Irma Dioli (rispettivamente Assessora ai diritti dei cittadini e Assessora alla partecipazione e cooperazione internazionale della provincia di Milano) hanno dovuto comnvincere la platea che il rapporto con la Provincia si può ricreare, nonostante i recenti anni di reciproca diffidenza; come, ancora non è del tutto chiaro. Potrà assumere un ruolo "super partes", che dia voce alle singole esperienze locali, o piuttosto un ruolo più attivo e di stimolo, come quello che ha assunto nei pochi mesi dal suo insediamento, stretta tra le chiusure del capoluogo milanese e la necessità di coordinare piani che coinvolgano tutta l'area metropolitana. Lo stesso concetto di LEGALITA', ricorrente più volte, diviene una scelta politica, nel momento che il Parlamento sta cambiando le carte in tavola con Devolution e riforma costituzionale, scompaginando i ruoli delle istituzioni e delle autonomie.

Tommaso Vitale (Università di Milano Bicocca) esorta la Provincia a promuovere un dibattito pubblico sulla condizione dei Rom, al più alto livello e ad invitare Lívia Járóka e Viktória Mohácsi, le due romnià elette al Parlamento Europeo. Sempre a Vitale spetta introdurre le sessioni tematiche pomeridiane, illustrando il legame che partendo dal concetto di cittadinanza, arriva all'essere legittimati a governare e partecipare.

Antonio Tosi (Politecnico di Milano) esordisce osservando come i Rom non sono considerati di "diritto abitativo". Le stesse organizzazioni rom, solo recentemente hanno preso atto del fallimento della politica dei campi sosta.
Di sicuro, la condivisione di spazi e servizi non più segregati, mette in discussione tutti i rapporti esistenti.

E' quello che poi dimostreranno gli interventi seguenti, con la Toscana nel ruolo di regione "virtuosa", e l'intervento finale di Paola Dispoto (consulente Ufficio pianificazione sociale, Comune di Bolzano), purtroppo sacrificato per la mancanza di tempo.

Esperienza positiva quella toscana, illustrata a più riprese da Antonio Sconosciuto (Società della salute, zona pisana), Milena Scioscia e Michele Vonci (progetto Rom Arci Toscana) e Nicola Solimano (Fondazione Michelucci, Firenze).
Positiva per i risultati: il graduale superamento dei campi sosta, per soluzioni più rispettose della dignità umana, meno costose per la comunità contribuente e il recupero di aree degradate.
Ma positiva, soprattutto per il percorso politico adottato: i risultati sono stati ottenuti perché c'è stata la costanza e la volontà di impegnarsi 10 anni e di coinvolgere diverse autorità: un lavoro in rete locale, appunto.
E in questo tempo, a volte le soluzioni sono sfuggite di mano, non solo per le difficoltà tecniche: nel momento che i vari soggetti non riuscivano a coinvolgere la popolazione locale, anche le scelte più "corrette" segnavano il passo.
Il valore di una politica condivisa, è che non solo i problemi, ma anche le soluzioni si toccano, e partendo dalle politiche abitative e del riconoscimento reciproco, si sono individuate soluzioni e percorsi anche nel campo del lavoro, della scuola, della sanità.
E soprattutto, si è delineato un modo operativo che può dare i suoi frutti, anche se applicato ad istanze che non riguardano la marginalità sociale ed economica.

Sono replicabili queste soluzioni? Modestamente, penso che non basti sostituire la parola d'ordine CAMPO SOSTA con CASA. Manca ancora una riflessione critica sulle dinamiche che sinora non hanno funzionato.
Il rischio, accettando acriticamente una nuova parola d'ordine, è ricreare le soluzioni abitative di alcuni gruppi rom a Milano e Napoli: avuta la casa in quartieri già degradati di loro, si sono spostati dalla piccola criminalità allo spaccio (e consumo) di droghe e alla prostituzione: la strada per scomparire definitivamente come popolo.
Ancora, un problema politico: non è l'etnia a rischio devianza, ma la situazione in cui avviene l'urbanizzazione.
Se questa avviene in:
  1. periferie estreme già problematiche di per sé
  2. in situazione di alta concentrazione etnica o numerica
  3. in mancanza di servizi pubblici
la realtà non cambia. E, come giustamente insistono i coredattori di Sucar Drom, condizione essenziale è prevedere piani di mediazione culturale e di coinvolgimento e responsabilizzazione dei diretti interessati. O, per dirla dal punto di vista opposto, "aggredendo" la spinosa questione delle condizioni delle periferie, coscienti che è nell'interesse generale e non dei soli Rom.

Per terminare, perché un così lungo riassunto? Sono state dette tante cose, è necessario averne memoria, per non sentirle ripetere uguali il prossimo convegno. E' necessario scriverle, perché con la scusa della cultura orale, alla lunga si rimane fregati dalle promesse.
 
Di Fabrizio (del 16/06/2011 @ 09:03:18 in Italia, visitato 2191 volte)

PREMESSA

Recentemente è tornata nelle cronache la questione campi nomadi, come una delle concause della situazione di forte arretratezza sociale in cui si trovano ancora oggi le comunità rom e sinte in Italia.

Come nel passato, quando questi sembravano l'unica soluzione per Rom e Sinti, nei ragionamenti attuali c'è un vizio di forma. Non siamo stati consultati allora e, ancora oggi, nessuno sente il dovere di discutere assieme a noi le soluzioni per superare i campi o quantomeno renderli vivibili per chi non ha avuto nessun'altra alternativa.

Se i campi sono ghetti istituzionalizzati, la nostra comunità che vive nella zona 2 di Milano da quasi 50 anni (prima in insediamenti di fortuna e gli ultimi 22 anni in un campo sosta comunale), pone alcune questioni:

  1. la vera discriminazione è sempre stata considerare i Rom come cittadini di seconda categoria, senza che avessero voce in capitolo nelle scelte che li riguardavano. Per questo la nostra comunità ha avviato da tempo un dialogo con le associazioni e le forze politiche di zona, come primo passo per uscire dai rispettivi ghetti mentali che ci dividevano dalla popolazione maggioritaria;
  2. i campi nomadi sono diventati col tempo una fonte di rendita non per chi ci viveva, ma per le associazioni che li gestivano. Associazioni che si sono sempre sentite in diritto di rappresentare le nostre istanze a loro uso e beneficio;
  3. infine, se sono un ghetto, non è abolendoli che si risolve il problema. Sarebbe spostare il problema per l'ennesima volta: lo affermiamo sapendo di alcune famiglie rom che sono andate ad abitare in casa, abbandonate a se stesse, portandosi dietro tutti i loro problemi e trovandosene di nuovi.

Ribadendo che allora per superare le indecisioni del passato e mettere in atto strategie efficaci è indispensabile una nostra partecipazione, in quanto cittadini titolari di diritti e doveri, a tutte le istanze che ci riguardano, da quelle centrali a quelle del decentramento.

Una buona base di partenza può essere il documento presentato a maggio 2010 dal Tavolo Rom milanese, soprattutto su alcune questioni:

  1. riconosce che le comunità rom e sinte nel nostro territorio sono diversificate per storia, comportamenti, insediamento, e quindi la soluzione non può essere unica;
  2. propone quindi soluzioni abitative diversificate;
  3. individua una serie di soggetti da coinvolgere nelle politiche future;
  4. individua il legame tra soluzione alloggiativa e autonomia nel lavoro.

Occorre infine, secondo noi, programmare una serie di incontri periodici per verificare progressi e criticità.

IL NOSTRO CAMPO

Attualmente conta circa 130 residenti, tutti cittadini italiani, di cui la metà minorenni. Gli ultimi due anni hanno rappresentato un periodo di grande incertezza per la nostra comunità, dovuta al progetto di sostituire quella che a tutti gli effetti è la nostra casa, con un campo di sosta a rotazione. Progetto mai attuato, anche perché assurdo (nella nostra zona o altrove), ma mai sconfessato. A parte questo, non siamo mai riusciti a capire perché noi cittadini italiani in zona da sempre avremmo dovuto andare via, per lasciare il posto a gente che in tre mesi teoricamente avrebbe dovuto trovare casa e lavoro.

Attendiamo una dichiarazione pubblica che indichi espressamente che il campo di transito non si farà, anche perché sarebbe osteggiato principalmente dai cittadini che vivono attorno a noi.

Questa incertezza, unita a promesse di finanziamenti dal Comune per chi intendeva lasciare il campo, ha portato qualcuno ad aprire un mutuo per l'acquisto di un rustico da ristrutturare, altri a fare domanda per le case popolari. Sinora alle promesse non sono seguiti i fatti, e viviamo nel costante timore di ritrovarci per strada da un giorno all'altro.

Se invece venissero mantenuti gli impegni di assistere chi ha scelto di essere accompagnato nell'uscita dal campo, e nel contempo venissero allontanati definitivamente da chi ne ha il potere, le poche famiglie degli occupanti abusivi (che hanno comunque residenza altrove), la nostra presenza nel campo si ridurrebbe a circa 70/80 unità, dimezzando praticamente l'area sinora occupata e rendendo possibile la trasformazione da campo-ghetto ad un vero e proprio villaggio alle porte di Milano.

Come soluzione abitativa indicheremmo quella già presente nel programma elettorale del sindaco, cioè l'autocostruzione di moduli abitativi non ancorati al terreno.

Detto questo, il nostro campo che sino a 10 anni fa era indicato come un modello, ultimamente ha sofferto di mancanza di manutenzione. Sono necessari alcuni interventi:

  1. ristrutturazione dei servizi igienici, che cadono a pezzi;
  2. risistemazione del sistema fognario, perché con la pioggia il campo si allaga;
  3. collegamento delle bocchette antincendio;
  4. ripristinare la cabina elettrica, divelta il marzo scorso dalla pubblica sicurezza. Come succede già in altri campi, richiediamo tariffe familiari a forfait;
  5. infine, risistemare le piazzole esistenti, che sono deteriorate e calibrarle per gli occupanti che rimarranno.

Questi sono semplici interventi manutentivi, secondo noi affrontabili con poca spesa se, a differenza del passato, gli appalti dei lavori verranno assegnati con chiarezza e a ditte responsabili.

Riguardo alla questione lavoro, già dal 1990 abbiamo fondato una nostra cooperativa, LACI BUTI (Buon lavoro in lingua rom), che si occupa di:

  • Manutenzione delle aree verdi (taglio dell’erba e delle siepi)
  • Potatura piante alto fusto
  • Pulizia di aree urbane
  • Sgombero cantine e magazzini
  • Creazione recinzioni

con personale che ha seguito corsi professionali di operatore del verde.

Nel passato dava lavoro ad una ventina di persone, ma via via col tempo il Comune ci ha tagliato gli appalti, e l'ultimo anno abbiamo lavorato solo due giorni. Eppure il lavoro è tutto intorno a noi: il nostro campo è situato nei pressi del parco Lambro,  e via Idro è praticamente un corridoio verde (che le forze politiche e le associazioni di zona vorrebbero rivalutare) che collega il parco Lambro e il parco del naviglio Martesana al parco della Media Valle del Lambro. Quello che è mancato negli ultimi anni è stata la volontà politica di mantenerci in vita.

Inoltre in passato alcuni giovani sono stati assunti all'AMSA, anche se attualmente ne sono rimasti a lavorare solo due. Potrebbe essere un'esperienza da riprendere, soprattutto per quelli che hanno meno di trent'anni.

Per terminare, il centro polifunzionale all'interno del campo, attualmente non utilizzato, potrebbe essere adoperato anche per opportunità di lavoro femminile, con laboratori di sartoria e cucito, visto che già a Milano ce ne sono di simili. Intendiamo far diventare lo stesso centro uno spazio aperto a tutta la popolazione per iniziative culturali e sociali.

La comunità rom di via Idro 62, riunita in assemblea il 15 giugno

 
Di Fabrizio (del 24/01/2014 @ 09:03:17 in Italia, visitato 1553 volte)

Volantino distribuito stamattina all'apertura del Terzo Forum delle politiche sociali, presso il Teatro Elfo Puccini in Corso Buenos Aires, 33 MILANO

E' passato un anno dall'ultimo Forum delle Politiche Sociali. In questo lasso di tempo abbiamo cercato più volte di richiamare l'attenzione dell'Amministrazione comunale sulla grave situazione del campo rom di via Idro, comunale e regolare, abbandonato a sé stesso da ormai troppo tempo.
Abbiamo chiesto che tornasse a occuparsi del campo, tempestivamente e con adeguate risorse economiche e umane, riqualificando gli spazi comuni, ripristinando la legalità e le basilari condizioni di sicurezza e vivibilità, individuando un "gestore" capace e affidabile, coinvolgendo i cittadini della zona 2 e il Consiglio di Zona.
Abbiamo avuto vari incontri con l'assessore Granelli, siamo stati ascoltati e rassicurati, ma alle parole sono seguiti pochi fatti. Proprio pochi e di poco rilievo.
Intanto la situazione si è ulteriormente deteriorata. Alcune famiglie sono state costrette a scappare dal campo perdendo tutto quello che avevano. In una sciagurata lite ci è scappato il morto. Altre famiglie ricevono quotidiane minacce e si sono rassegnate a lasciare a loro volta il campo, ma per loro non si riesce ancora a trovare una soluzione adeguata.

Per effetto di questa situazione è diminuita la frequenza scolastica e si sono del tutto interrotte le attività volontarie - educative, ricreative e sociali ‑ condotte nel campo e in particolar modo nel Centro polifunzionale, che è stato devastato nell'indifferenza generale e risulta ormai inutilizzabile.
Poteva andare diversamente? Pensiamo di sì, e comunque non crediamo che possa essere tutto attribuito alla cattiva sorte. Per il campo di via Idro si sarebbe almeno potuto tentare di fare qualcosa, ma non si è fatto niente. Se ciò è dovuto a una scelta non lo sappiamo, ma se fosse così, è evidente che non si è trattato di una scelta giudiziosa.
Allo stato delle cose, la riqualificazione del campo è diventata, se non impossibile, certamente molto difficile e il problema della comunità rom di via Idro, formata da un centinaio di cittadini italiani, resta irrisolto.
Ed è questo problema che vorremmo sottoporre all'attenzione del Forum, accogliendo l'invito dell'assessore Majorino ‑ che finora si è tenuto fuori dalla questione di via Idro, come se non lo riguardasse. Non ci aspettiamo che sia risolto in questi giorni, ma non vorremmo che tra un Forum e l'altro le cose restino così come sono, o trovino il modo di peggiorare.

La Rete delle associazioni e degli amici della Comunità rom di via Idro

ciclostilato in proprio - 24 gennaio 2014

 
Di Fabrizio (del 10/11/2013 @ 09:01:55 in Italia, visitato 1301 volte)

Se ne scriveva ieri, ecco il testo da UPRE ROMA

Pubblicato Giovedì, 07 Novembre 2013 22:46

Signor sindaco,

ci rivolgiamo a lei per la seconda volta in quest'anno 2013. Questa volta lo facciamo per un fatto molto grave, accaduto il 6 novembre davanti al San Raffaele, che ha coinvolto la comunità regolare di via Idro. Due famiglie, si sono affrontate con esito tragico: un uomo è morto, un altro è ferito, molti sono finiti in carcere.

Ci rivolgiamo a lei con rammarico profondo perché al dolore si aggiunge la considerazione che si sarebbe potuto evitare questa tragedia. Non diciamo questo per giustificare i gravissimi atti di violenza, gli autori dei quali porteranno le conseguenze previste dalla legge. In casi come questo si parla di "zingari", quindi di qualcosa che fa parte del normale bagaglio dei pregiudizi. Noi invece parliamo di persone, di uomini, donne bambini che sono a tutti gli effetti cittadini di questa città e che sono preoccupati per lo stato di abbandono, per le condizioni di degrado in cui versano e che producono situazioni di allarme sociale che non possono essere trascurate.

Il campo di via Idro è un campo regolare dagli anni '80, ben inserito nella zona. Due fa la Consulta ha denunciato la situazione di grave pericolosità determinata dalla presenza violenta di un latitante, ha richiamato l'amministrazione sull'urgenza di realizzare gli interventi necessari, dal rispetto della legge all'"alleggerimento" con il trasferimento di una parte delle famiglie, a cui apparteneva la persona morta, nel Vogherese per un accordo siglato ben tre anni fa. Nulla di tutto questo è avvenuto, nel frattempo i conflitti sono esplosi: un anno fa è stata data alle fiamme l'abitazione della famiglia protagonista della tragedia di ieri e nonostante l'arresto, anche se tardivo, del latitante la sua famiglia non veniva espulsa e da allora nel campo vige un regime di enorme tensione anche per l'ingresso di comunità abusive che vengono tollerate da autorità ed ente gestore e che aggiungono tensione a tensione. Questa tragedia era annunciata, lo sapevamo noi, lo sapevano tutti, le associazioni di zona che pure sono intervenute più volte, gli enti gestori, gli amministratori. Adesso, dopo la tragedia, la comunità di via Idro non esiste più e anche le speranze di un intervento che ne salvi i resti sono molto deboli.

Questo non è un atto d'accusa, anche noi ci sentiamo responsabili per non essere stati più convincenti nei confronti dell'amministrazione, ma è una richiesta di intervento urgente perché le situazioni precarie sono tante e, mentre auguriamo che in questo caso dietro l'abbandono non ci siano interessi per diverse destinazioni per quell'area, come pure si sente dire, ripetiamo l'appello per le altre situazioni nei campi regolari che da troppo tempo non vengono risolte: parliamo per esempio dei campi di via Martirano e di via Novara, per i quali gli interventi tuttora incompiuti risalgono alla precedente amministrazione. Anche in questi campi la tensione è alta per le soluzioni continuamente procrastinate e per condizioni di vita che precipitano sempre più in basso.

Signor sindaco, ci rivolgiamo a lei, perché questa tragedia non rimanga catalogata tra i normali fatti di cronaca della nostra città, ma perché aiuti tutti noi ad affrontare i problemi delle nostre comunità con lo stesso impegno, lo stesso spirito solidale e con la stessa disponibilità alla partecipazione che meritano tutti i cittadini, qualunque sia la loro etnia. Con questo spirito le chiediamo un incontro per affrontare il quadro di una situazione che va affrontata con urgenza per stabilire situazioni di serenità in ogni comunità, condizione per un vero inserimento sociale.

La consulta Rom e Sinti di Milano ha avviato, in collaborazione con ERRC (Eropean Roma Rights Center), un'azione legale per la cancellazione dei dati personali - un vero archivio parallelo su base etnica - e per ottenere un risarcimento per danni morali da parte delle comunità di Milano che hanno subito il censimento etnico nell'ambito della cosiddetta "emergenza nomadi" decretata dal governo Berlusconi nel maggio del 2008. Questa "emergenza" - e tutti i suoi effetti: censimento, regolamento prefettizio - è stata definitivamente dichiarata illegittima, motivando le richieste di cancellazione dei dati e il risarcimento danni.

Il 4 ottobre il prefetto di Milano ha trasmesso all'avvocato della Consulta, Gilberto Pagani, il verbale di cancellazione dei dati, sia cartacei, sia digitali, raccolti con il censimento. Un primo importante risultato dell'azione della Consulta che ora proseguirà con la causa per il risarcimento danni di chi ha subito un censimento razziale nell'estate del 2008.

 
Di Fabrizio (del 14/12/2013 @ 09:01:30 in blog, visitato 1886 volte)

Scrittori, poeti, saggisti, aspiranti cronisti o fotoamatori... Penso di conoscere oramai i lettori di Mahalla: colti, attenti e impegnati, ma timidi o forse un po' pigri.

Vi offro un'opportunità: esiste in Mahalla una piccolissima libreria, forse un'ancora più piccola casa editrice. E' a vostra disposizione e non vi costa niente: se avete qualcosa di interessante che volete far conoscere, potete approfittarne. La distribuzione avviene su internet (limitatamente all'Italia) e se i testi sono in inglese, c'è anche la possibilità di ottenere l'ISBN e di accedere ad un mercato globale tramite le principali catene di distribuzione online. Inoltre, se a qualcuno interessasse il prodotto cartaceo, con lo stesso circuito ci sono costi di stampa più che interessanti.

Naturalmente, Mahalla rimane sempre a disposizione per collaborazioni anche occasionali su cronache, eventi, iniziative...

Fatevi vivi.

Cosa c'è attualmente sugli scaffali:

I media e la percezione di Rom e Sinti
Lezione tenuta il 28 maggio 2013, ad un gruppo di studenti rom e sinti di Milano, presso l'Umanitaria. 1. Come si vende il mondo dell'informazione 2. Percezione e autopercezione 3. Alcuni casi di... GRATIS

Negligenza Mortale Di Paul Polansky
Traduzione in italiano di "Deadly Neglect" GRATIS

Pacchetto formativo per Osservatori Legali
Si tratta praticamente di un gruppo di persone, addestrate e coordinate, il cui scopo è raccogliere testimonianze di prima mano su quanto avvenga durante uno sgombero (in questo caso), ma... GRATIS

L'Europa che c'è
Un giro tra Rom e Sinti in Europa. Parallelamente alla situazione di deprivazione che tutti conosciamo, le testimonianze di studenti, professionisti, attivisti e comunicatori romanì, quelli...

Cocci
E' un libro che nessuno ha voluto, e non avevo voglia di inseguire altri possibili editori. A vostro rischio quindi, potete leggerlo come, quando, dove e perché vorrete. Non ho fretta. Cocci,... GRATIS

VICINI DISTANTI cronache da via Idro
Cronaca di vent'anni circa di una comunità rom a Milano. Storie, testimonianze, aneddoti. II Edizione con testo e note riveduti e aggiornati, una rassegna fotografica inedita e un epilogo

Luoghi Comuni
Ho visto cose che voi umani... ... e voglio condividerle! La strana Lonely Planet di Zingaropoli Tutto questo in una trentina di pagine che l'autore si è divertito a scrivere, sperando di...

Una nonna racconta Di Hajrija (Maria) Seferovic
Da un lato c'è una nonna (sì, proprio quella che avete visto nel film "Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen") che gira ancora le nostre campagne, in cerca di erbe mediche....

Un anno contro l'antiziganismo Per concessione: Associazione 21 Luglio
Il Calendario 2014 "Un anno contro l'antiziganismo" ci aiuta, con gli scatti di Davide Bozzalla e la poesia di Paul Polansky, a combattere,...

Novità in arrivo!

 
Di Fabrizio (del 22/08/2010 @ 09:00:14 in casa, visitato 1366 volte)

Il Giorno - Milano Triboniano chiuderà entro il 2011 e al suo posto sorgerà una strada per Expo. Stessa sorte per Novara, Bonfadini e Idro. [...]

Milano, 20 agosto 2010 - Milano come Parigi? Non proprio. Mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy ha avviato i rimpatri forzati dei rom, l'Amministrazione di Palazzo Marino si avvia allo smantellamento del campo nomadi più grande della città. Il Triboniano chiuderà i battenti entro la primavera del 2011, cioè quando Letizia Moratti si giocherà la riconferma a primo cittadino.

Al posto dello storico campo, che ospita attualmente 600 tra romeni e bosniaci, sarà costruita una strada prevista nel progetto Expo 2015. Non esisteranno più nemmeno i campi di via Novara e via Bonfadini, mentre quello di via Idro sarà riconvertito in un'area di transito, alla quale potranno accedere anche gli italiani in camper. Spariranno così dalla mappa tre degli insediamenti più importanti della metropoli. Del resto, la presenza dei nomadi a Milano è piuttosto articolata. Ci sono una decina di campi regolari, che ospitano più di mille persone. E poi ci sono quelli irregolari. Quelli itineranti, che rinascono dopo uno sgombero e poi vengono nuovamente demoliti: proprio ieri, la polizia locale ha chiuso un accampamento non autorizzato in via Barzaghi, in un'area utilizzata dalla Protezione civile.

Prosegue la politica della tolleranza zero per gli abusivi. Per quanto riguarda, invece, gli spazi comunali, si applicherà nei prossimi mesi il cosiddetto piano Maroni, che punta alla messa in sicurezza dei campi e all'integrazione dei residenti nella società civile. Per far questo, il ministro dell'Interno ha stanziato 13 milioni di euro, di cui 4 destinati alle attività sociali; altri 2 milioni saranno invece ripartiti tra le borse-lavoro, il rimpatrio di alcuni nuclei familiari e la ristrutturazione di abitazioni da assegnare ai rom. "Il lavoro sta andando avanti nel migliore dei modi - assicura il prefetto Gian Valerio Lombardi, commissario straordinario per l'emergenza rom -. Le associazioni del terzo settore stanno procedendo con i colloqui e contiamo di far tutto entro i termini fissati".

Sul Triboniano, in particolare, "c'è stata un'accelerazione in questo ultimo periodo e speriamo di chiudere entro la metà di ottobre". Secondo gli operatori della Casa della Carità, fondazione che gestirà fino a dicembre il campo a due passi dal Musocco, una decina di famiglie di rom romeni avrebbe già deciso di tornare in patria, dove alcune organizzazioni non governative si occuperanno di facilitarne l'inserimento nel mondo del lavoro. In alternativa, si può scegliere di restare in Italia, magari in alloggi con affitti calmierati. D'altro canto, mancano pochi mesi allo smantellamento dell'insediamento, quindi tutti giocoforza dovranno prendere una decisione.

Restano scettici quelli dell'Opera Nomadi, l'associazione che cerca da anni di promuovere la piena integrazione delle popolazioni rom, sinte e camminanti in Italia: "La maggior parte delle persone non vuole abbandonare i campi né tantomeno tornare in Romania - attacca Giorgio Bezzecchi, presidente della sezione di Milano -. E poi non bisogna dimenticare che ci sono campi, quelli di via Idro e via Negrotto, interamente occupati da rom italiani, nati e cresciuti qui". Negativo anche il parere di Dijana Pavlovic, vicepresidente della Federazione Rom e Sinti insieme, che torna a chiedere più trasparenza sui 13 milioni di euro messi a disposizione dal Viminale: "Solo una esigua parte - sostiene - andrà a sostenere le politiche abitative di chi resterà senza casa dopo lo sgombero del Triboniano e degli altri campi legali a Milano: appena 1,8 milioni di euro. Nove milioni sono serviti per costruire muri e puntare inutili telecamere".

 
Di Fabrizio (del 07/12/2013 @ 09:00:03 in Kumpanija, visitato 1823 volte)

di Giorgio Bezzecchi

Signor Galli,

Sono un attivista Rom che da 30 anni condivide la realtà quotidiana dei Rom e Sinti. Ho riflettuto prima di scriverle per l'antica abitudine a sopportare il pregiudizio e la discriminazione, ma alla fine sento il bisogno di rispondere al suo articolo scritto sul "Corriere della Sera" apparso martedì 26 novembre 2013 a pagina 3 della cronaca di Milano a proposito dei funerali di Luca Braidic. Lei parla di "Funerali..........con più poliziotti che familiari"; "celebrati il più in fretta possibile"; e soprattutto di "funerali da boss di mafia...".

Io ho partecipato ai funerali di Luca Braidic celebrati da Monsignor Mario Riboldi, con Padre Luigi Peraboni (da 60 anni tra i Rom e Sinti) con don Massimo Mapelli della Caritas ambrosiana, i Padri Somaschi e esponenti di altre associazioni anche loro impegnati da molti anni con i Rom e Sinti, da lei neppure considerati evidentemente per non essersi degnato di venire a vedere o di informarsi compiutamente.

Premesso che i poliziotti erano 6 con 3 auto e parlavano tranquillamente tra loro sulla piazzetta antistante la chiesa, mentre le famiglie Rom hanno riempito la chiesa con la presenza del Sindaco con partecipazione seria secondo la nostra tradizione; che se per fretta s'intende percorrere i circa 2 chilometri dalla chiesa alla cascina per la sosta per l'ultimo saluto all'abitazione del defunto con fuochi, musica pianti fino all'imbrunire per poi percorrere un altro chilometro fino al cimitero con la cassa portata a spalla, la banda, le decine di corone, di fiori sparsi senza parsimonia (almeno l'ultima strada.... è fiorita anche per lui), certo i bersaglieri invidieranno la nostra velocità; ma la cosa che più mi ha colpito è stato definire da parte sua questi come "Funerali da boss di mafia", un insulto gravissimo per la cultura dei Rom e Sinti.

Tutto il suo articolo è pervaso, oltre che dall'ignoranza delle tradizioni di un popolo antico che avrebbe da insegnare qualcosa anche a lei, da affermazioni approssimative e infamanti ("...persone sopra i 14 anni tutte con precedenti") e quando parla di faida da una vera e totale ignoranza di quello che è veramente successo nelle comunità di via Idro e di via Chiesa Rossa e di quello che ha portato a questo tragico epilogo. Ma tanto siamo "zingari" con i quali lei certo - e per fortuna, aggiungo io - non è in grado di parlare... e per questo lei che fa il giornalista - non ho detto che lo è - dovrebbe almeno avere il dovere non dico di cercare la verità, ma almeno di non sputarci addosso.

Saluti

Milano, 05/12/2013
Rag. Giorgio Bezzecchi
Presidente Museo del viaggio Fabrizio De Andrè

 
Di Fabrizio (del 21/10/2008 @ 08:58:18 in Italia, visitato 1694 volte)

Un lungo ed interessante articolo del 19 ottobre tratto da CITYROM, lo stesso giorno e' apparso li' un altro post sul campo di via Idro, di cui purtroppo c'e' solo la fotografia aerea

Visita al villaggio solidale di Rho e conversazione con Maurizio Pagani di Opera Nomadi e alcune abitanti.

(@2008 google - Immagini @2008 digitalGlobe, Cnes/Spot image, GeoEye)

Il 29 novembre 2007, con alcuni studenti (1) e Maurizio Pagani dell'Opera Nomadi, abbiamo visitato il "Villaggio solidale" di Rho.Situato alla periferia della cittadina, nei pressi dell'area industriale, il villaggio e' costituito da un�undici casette-container, ciascuna con un proprio spazio all'aperto, sistemato a orto o giardino e il posto-auto, spesso occupato da roulotte utilizzate come dependance della casa. In un edificio di lamiera realizzato da Opera Nomadi e utilizzato come spazio comune e laboratorio, abbiamo incontrato alcune donne, intente a cucinare, a cucire delle borse di tela e a realizzare della bigiotteria artigianale. Abbiamo rivolto a loro e a Maurizio Pagani alcune domande sulla storia del villaggio e sulle loro condizioni di vita.

Maurizio Pagani: Questo e' un campo nomadi comunale realizzato nell'aprile di quest'anno dopo una lunga trattativa che ha contrapposto l'amministrazione comunale, anzi le amministrazioni comunali precedenti, e una parte della comunita' rom che da oltre dieci anni abita in questo comune. Sono rom di etnia Kanjaria provenienti dalla Serbia e in parte dalla Croazia. Rom che avevano acquistato dei terreni agricoli su cui avevano poi costruito delle abitazioni ,cominciando un lungo contenzioso amministrativo con il Comune. Comune che pero' che nel corso di questi ultimi 10 anni ha cercato anche di favorire l'integrazione sociale di questa comunita' agendo sopratutto sul versante scolastico. Si e' infatti partiti da una condizione iniziale in cui i bambini andavano poco e per poco tempo a scuola alla situazione attuale in cui moltissimi bambini sono iscritti alla scuola materna, alla scuola elementare ed alcuni stanno per licenziarsi alla scuola media. Una situazione che tende a ribaltare i dati statistici a livello nazionale. Normalmente a scuola i bambini dei campi rom ci vanno per poco tempo e nell'ordine del 20-30% della popolazione complessiva. Qui invece abbiamo un altissimo livello di scolarizzazione.

Hanno lasciato i loro terreni, famiglia per famiglia...

Abitante: Erano terreni privati! Comprati con i nostri soldi! Poi non so cosa ha fatto il Comune... loro dicono che quei terreni erano agricoli ma noi non lo sapevamo. Noi li abbiamo comprati per abitarci e per non vivere sempre sotto la minaccia degli sgomberi. Abbiamo venduto la casa a Zagabria per comprare il terreno qui in Italia.

Maurizio Pagani: Hanno pagato dei terreni agricoli ad un prezzo dieci volte superiore al loro valore...

Abitante: Ho pagato 150 milioni di lire. E adesso il Comune cosa mi ha dato? Questa casa per me e mio figlio con un'unica stanza e il bagno. Per questo motivo ho costruito questo spazio in piu', dove possiamo mangiare..

Prima di arrivare qui dove abitavate?

Abitante: Eravamo a Muggiano

Quando siete partiti da Zagabria?

Abitante: Siamo partiti tanti anni fa, era ancora vivo mio marito. Sono passati ventisette anni da quando mio marito ha avuto un incidente a Zagabria ed e' morto. La mia figlia maggiore oggi ha trentasei anni, quando siamo venuti in Italia aveva sei mesi.

Avete lasciato Zagabria trentasei anni fa?

Abitante: Non l'abbiamo lasciata del tutto. A Zagabria abbiamo ancora le case. Quando mio marito e' morto io sono tornata a Zagabria a vivere con i miei figli. I due figli maschi andavano a scuola e le figlie femmine erano con me a casa. Quando i miei bambini sono cresciuti sono tornata in Italia. Qui c'erano tutti i miei parenti, a Zagabria ero sola con i miei bambini. All'inizio vendevamo i fiori e le pentole. Noi siamo dei Kalderasha... Eravamo sempre in giro. Poi abbiamo deciso di comprare dei terreni. Per nove anni siamo rimasti sui nostri terreni. I bambini andavano a scuola e tutto era tranquillo. Poi e' venuto il Comune e' ci ha cacciati. Adesso anche da qui vogliono cacciarci! Il Comune non ci ha pagato il terreno. Ci ha dato in cambio solo questa casa con un po' di giardino e basta.

Maurizio Pagani: Il Comune ha requisito il terreno ripristinandolo all'uso iniziale, agricolo. Il terreno e' stato sequestrato ed e' passato di proprieta' del Comune. Sui terreni c'era un abuso edilizio conclamato, che non era possibile sanare e di fatto secondo l'attuale legislazione e' stato possibile espropriarlo al legittimo proprietario.

Nel progetto originario, questo insediamento - che adesso e' stato attrezzato con dei container che sono dignitosi ma insufficienti - prevedeva delle casette di tipo rurale, molto piu' ampie, con una superficie di 80/100mq, che avrebbero consentito a loro di vivere meglio.

Perche' i campi vengono costruiti in questo modo, con container, come se fossero una soluzione temporanea d'emergenza?

Maurizio Pagani: Per ragioni politiche certamente, ma sopratutto perche' costano poco. Sistemare delle persone in luoghi come questo costa molto, ma molto di meno che sistemarli in qualunque altra situazione: casa popolare, ecc.

Abitante: Noi non vogliamo che i nostri figli seguano la nostra strada. Per questo abbiamo comprato i terreni. Io devo sistemare i miei nipoti, i miei figli. Loro lavorano, vanno a scuola, studiano. Io non riesco a capire perche' ci vogliono mandare via. Tutti i giorni ci vengono a controllare. Non ci aiutano in niente. Hanno detto che ci avrebbero aiutato a trovare lavoro, ma nulla. Anche la Caritas non ci ha aiutato... Tutti vogliamo lavorare. Io ho 65 anni e anch'io, se mi dessero un lavoro, andrei a lavorare. Noi siamo nomadi Kanjaria, da piu' di trent'anni siamo in Italia. Fino a quando non sono arrivati gli albanesi, i rumeni, i bulgari, noi eravamo ritenuti bravi. Noi non siamo tutti come veniamo percepiti. I nomadi non sono tutti uguali!

Maurizio Pagani: C'e' una difficolta' oggettiva. La loro immigrazione e' iniziata circa trent'anni fa. La maggior parte dei ragazzi, anche quelli maggiorenni che a loro volta hanno avuto dei figli, sono nati in Italia ma non sono cittadini italiani e nemmeno cittadini stranieri. Non hanno i documenti e questo e' uno dei motivi per cui quando un ragazzo decide di andare a lavorare non ha la possibilita' di farlo in regola. Non ha una carta d'identita', un passaporto e non ha neanche il riconoscimento di apolide. Non ha un'identita'. All'interno della loro condizione che e' gia' tanto difficile per diversi motivi, ci sono tanti problemi che riguardano la cittadinanza che sono aumentati e si sono complicati nel corso del tempo.

Una delle cose che gli abitanti di questo campo stanno facendo oggi - e non e' l'unica - e' quella di partire dalle proprie competenze, (per es. sapere cucire, lavorare con le mani, ecc.) per inventarsi un lavoro. In qualsiasi parte del mondo questo sarebbe visto come qualcosa di dignitoso, noi invece tendiamo a disprezzarlo e a non riconoscerlo come lavoro.

Le politiche sociali stanno cambiando e gli zingari che vivono all'interno di questo campo comunale, dovrebbero oggi dimostrare di essere dei bravi cittadini perche' mandano i bambini a scuola, lavorano, osservano le leggi. E' quello che tutti noi siamo tenuti a fare perche' siamo sottoposti alle leggi su cui si fonda la coesione sociale. Ma per noi e' scontato e per loro no. In quanto appartenenti ad una minoranza che noi guardiamo con sospetto e con allarme, devono in qualche modo dimostrare attraverso l'osservanza di regolamenti particolari di essere davvero dei buoni cittadini.

A nessuno poi interessa vedere che la mattina stipano i bambini sui mezzi che hanno e li portano a scuola, perche' evidentemente lo avvertono come qualcosa di importante per i loro figli. E fino a qualche anno fa non era cosi', la scuola veniva guardata con sospetto. Qui siamo di fronte a persone che hanno un problema concreto: come faccio io a portare i bambini a scuola? Che hanno bisogno di un bene strumentale e che sono capaci di organizzarsi. Mentre noi ci ostiniamo a pensare che abbiano bisogno d'altro. Diverso e' il problema per esempio di Giuliana e Jessica che vanno alla scuola media. Ci sono difficolta' che queste ragazze incontrano: vivere in un contesto in cui hai i genitori che non sono andati a scuola e che quindi non riescono ad aiutarti, oppure tornare a casa e non avere un posto dove mettersi a studiare. Loro studiano qui (nel locale comune realizzato da Opera Nomadi) allo stesso tavolo dove Federica lavora e le altre donne cucinano. Per loro c'e' bisogno di un aiuto in piu' che per altri non e' necessario, per stare meglio a scuola e imparare come gli altri. E' una forma di intervento rispettosa che noi cerchiamo di offrire: fare insieme alle persone quello che serve alle persone ma senza avere la presunzione che quello che tu decidi di fare sia la cosa giusta.

Abitante: Una volta i bambini non andavano a scuola perche' eravamo sempre in giro. E poi gli anziani e le nostre madri non ci lasciavano andare perche' avevano paura che incontrassimo i ragazzi...

Maurizio Pagani: E' vero. C'era anche paura e diffidenza

Abitante: Non solo, c'erano tanti motivi. Gli italiani guardavano con molta differenza i nostri bambini. Anche oggi ci sono molti problemi. Ancora oggi succede che i nostri bambini vengono discriminati. I nostri bambini si sentono diversi e anche se vorrebbero integrarsi non ne hanno la possibilita' perche' vengono sempre attaccati.

Maurizio Pagani: Per esempio Erica ha seguito quest'anno un corso per mediatrici culturali rom. A Milano da tanti anni ci sono una quindicina di donne che vivono in questi insediamenti e lavorano come mediatrici culturali; che hanno iniziato a studiare e che attualmente svolgono la loro professione all'interno delle scuole, dei servizi sanitari. Queste esperienze sono pero' pochissime. Purtroppo normalmente nessuno investe per fare in modo che tante persone abbiano la possibilita' di maturare un esperienza professionale e culturale stando qua dentro. Perche', se il medico, l'assistente sanitaria viene qua e fa la propria lezione, dice come ci si dovrebbe comportare ma non c'e' nessuno all'interno del campo che raccoglie quello che e' stato detto e discutendo e vivendo insieme alla gente, lo traduce, magari modificandolo secondo le sue esigenze, quegli insegnamenti non hanno nessun valore e nessun senso. Questa e' la funzione piu' importante che hanno i mediatori culturali. Eppure dopo tanti anni, dopo tante iniziative, quasi mai si costruiscono percorsi di sviluppo per le comunita' e questo e' un grande handicap.

Che tipo di relazioni avete con il territorio di Rho?

Abitante: Portiamo i bambini a scuola, andiamo a fare la spesa, chi non ha lavoro va a mendicare...

Avete rapporti con altri genitori?

Abitante: Si, i bambini hanno amici e amiche. Ci sono tante maestre che vengono a trovarci e ad aiutarci.

Maurizio Pagani: Da due anni a questa parte si e' formato un piccolo gruppo musicale che sia chiama "I musicanti", composto da ragazzi che abitano a Rho e da un musicista che abita qui al campo.

(1) dei corsi di "Urban Design Workshop" della Laurea specialistica in Architettura/Master of Science in Architecture del Politecnico di Milano e di Urbanistica della Laurea in Scienze Umane dell�Ambiente, del Territorio e del Paesaggio, dell�Universita' Statale di Milano.

 
Di Fabrizio (del 14/12/2005 @ 07:15:21 in Italia, visitato 1854 volte)
Dopo MerateOnline che aveva pubblicato il nostro comunicato e dopo aver riportato la cronaca dell’Associazione Radicale Enzo Tortora, questo è apparso sul numero 79 del giornale Martesana2:

I rom di via Idro contro generalizzazioni e indifferenza

I rom del campo storico di via Idro 62 non ci stanno a essere coinvolti nelle rapine e nelle violenze avvenute nelle ville della Brianza nelle settimane scorse. Non ci stanno a essere sbattuti sulle pagine dei quotidiani milanesi insieme ai veri responsabili; alcuni di questi ultimi vivono in baracche e roulotte tra il Lambro e la Martesana, nei comuni di Cologno, Vimodrone e Cernusco oltre che di Milano; ma quando si tratta di raccontare la provenienza dei responsabili di questi crimini, quasi tutti i giornali parlano dei rom di via Idro.

Le 150 persone che ci vivono, non ci stanno a essere di nuovo isolati, mettendo in discussione i risultati di convivenza costruiti nei quindici anni di via Idro: la cooperativa Laci Buti, convenzionata con i Parchi e Giardini del Comune di Milano,  che dà lavoro ad una quindicina di loro; un campo ben attrezzato e sistemato con casette in legno e addirittura in cemento, da loro costruite e mai condonate nonostante i loro tentativi. Per non parlare dei bambini e dei ragazzi che frequentano la scuola e di tutte le altre piccole cose conseguenti alla loro scelta di essere una comunità stanziale che vuole rimanere e continuare a vivere nel loro campo.

I risultati non sono incoraggianti; all’incontro da loro organizzato per venerdì 2 dicembre al campo e preparato da circa 200 inviti mandati a giornali e istituzioni, si sono presentati solamente il rappresentante dei Ds di viale Monza, dei Radicali, dell’Anpi di Precotto e del nostro giornale. Non poteva poi mancare Fabrizio Casavola, loro amico da tempo.

Temono l’indifferenza delle istituzioni in primo luogo; prima vengono sgomberati altri campi e poi nella nostra zona i vari Borghezio organizzano manifestazioni contro le soluzioni alternative che la Casa della Carità, solo per citare un esempio, prova a mettere in essere.

Gli stessi accampamenti provvisori sorti in questi mesi nella campagna intorno a via Idro sono la conseguenza della chiusura di altri campi voluta dal Comune. I rom di via Idro sono i primi ad affermare che in quegli accampamenti soprattutto di rom rumeni, convivono persone oneste e delinquenti.

Bisogna però saper distinguere e intervenire, fare progetti di mediazione culturale e sociale, altrimenti tutto si confonde e vincono coloro che vogliono fare di tutta l’erba un fascio.

E per questi motivi le famiglie della comunità Rom di via Idro  62 precisano in un loro comunicato:
[segue il testo del comunicato]
L'articolo è di Paolo Pinardi

PS: come affermato tante volte su questo blog, i problemi e le logistiche dei campi-sosta sono da affrontarsi di concerto con quelli dei quartieri che li ospitano. Leggendo quest'altro articolo di Giuseppe Natale, sempre sul numero 79, conoscerete qualcosa di più su quella zona, ritrovando nomi e situazioni che spesso ricorrono nelle cronache della Mahalla.
 
Di Fabrizio (del 02/12/2005 @ 03:26:04 in Regole, visitato 5206 volte)
Noi, capifamiglia della comunità Rom di via Idro 62,
in merito ad alcune notizie apparse sulla stampa nazionale
PRECISIAMO
  • Non è avvenuto alcun arresto o alcun fermo nel campo comunale di via Idro, che è sempre stato abitato da cittadini italiani di etnia Rom Harvati.
  • I carabinieri e la polizia sanno chi sono i residenti del campo, tramite un controllo costante dei gruppi famigliari. Sono anche a conoscenza di tutti gli insediamenti provvisori di Rom e cittadini stranieri, che si sono sviluppati attorno al nostro campo.
  • Alcuni di questi insediamenti sono tollerati come “soluzione provvisoria” da parte dello stesso comune, che da un verso procede agli sgomberi e dall’altro deve trovare luoghi lontano dalla città, dove far sostare gli sgomberati.
  • Le forze di sicurezza e le autorità sono a conoscenza che in una simile situazione di tensione e di miseria, che coinvolge TUTTE le comunità Rom, siamo noi i primi a non poter tollerare insediamenti di persone e famiglie di altri gruppi. Tra cui, possono esserci sia persone oneste che criminali.

Ribadiamo: siamo cittadini italiani, residenti in questa zona da oltre 30 anni. Nessuno di noi si è mai macchiato di crimini come quelli commessi nel Lecchese, che sono quanto di più lontano dalla nostra tradizione e dai nostri comportamenti.

Comportamenti che sono distanti da qualsiasi ipotesi di convivenza civile. PER QUESTO RITENIAMO MOLTO GRAVE aver coinvolto la nostra comunità in fatti a cui siamo assolutamente estranei. Mettetevi nei panni di quanti di noi lavorano e devono tener nascosto di essere Rom o di abitare in questo campo: com’è possibile per noi ottenere il rispetto o impegnarci per aver un rapporto col quartiere dove viviamo e dove molti di noi sono nati e sono andati a scuola?

Vi invitiamo, serenamente, a verificare le notizie prima di scriverle, con noi i diretti interessati, perché ogni vostra parola è importante per una convivenza civile.

Per questo, vi invitiamo presso il nostro campo di via Idro 62 – MILANO ad una conferenza stampa, venerdì 2 novembre 2005 alle ore 15.30

Le famiglie della comunità Rom di via Idro
 
Di Fabrizio (del 08/05/2006 @ 00:45:11 in Italia, visitato 1709 volte)

Ieri, dopo un lungo periodo di diffidenza (o indifferenza) reciproca, uscita pubblica per la comunità Rom di via Idro. I Rom residenti in zona da una quarantina d'anni e nel quartiere da 17, sono stati invitati non solo a prendere parte alla festa della Martesana, ma anche a progettare assieme lo svolgimento e le iniziative.

Il rischio, non lo nego, è che all'ultimo momento della comunità non si presentasse nessuno, come era successo in passato. O che semplicemente i postumi delle celebrazioni della festa di san Giorgio (vedi) si facessero sentire.

Niente di tutto ciò, per fortuna. Al banchetto abbiamo ritrovato vecchi amici, che si erano persi negli anni, e un po' di gente curiosa, che s'è resa conto che i Rom non mangiano i bambini. Coltivano belle pianticine, le vendono, potano gli alberi e i loro bambini vogliono persino giocare con gli altri. Registrato anche qualche segno di dissociazione mentale da parte di alcuni componenti dell'organizzazione (non tutti, per fortuna!): da un lato hanno invitato i Rom a esporre alla festa, dall'altro suggerivano a mezza voce ai loro vicini "attenti ad avvicinarvi dove vendono i fiori, che quelli sono gli zingari..."

A sua volta, il candidato ex-virtuale, svolgeva pubbliche relazioni (campagna elettorale suona male, vero? ; - ) ) per il programma sottoscritto dalle famiglie di via Idro, tentando nel contempo di dribblare quei Rom che di punto in bianco vorrebbero cambiare punti discussi da mesi

Tre facce, un unico programma:

da sinistra, Dijana Pavlovic, candidata al Comune per la Lista Fo; Antonio Braidic (Lisse), comitato elettorale di via Idro; Casavola Fabrizio, candidato al Consiglio di Zona 2 per l'Ulivo

Nel frattempo, visto che si vuole che il nostro programma (ricordate che è Open Source) non sia di una sola lista, ma di tutta la coalizione, cedo la parola a Dijana Pavlovic:

A tutti coloro che si occupano di argomenti scottanti, scomodi, a coloro che hanno al cuore gli emarginati di questo paese e della città di Milano, e soprattutto a chi ha voglia di tentare insieme a noi una piccola ma importante battaglia. Noi dell’Opera nomadi insieme alla lista UNITI CON DARIO FO PER MILANO stiamo cercando di dare un’opportunità al gruppo sociale più emarginato di questa città: IL POPOLO ROM.

Sono nata nel 1976 in Serbia, vi ho vissuto e studiato fino al ’99, laureandomi alla “Facoltà delle Arti Drammatiche” di Belgrado. Dal 1999 vivo e lavoro come attrice a Milano. Per storia personale, per formazione culturale e professionale, mi occupo anche della cultura Rom, e questo mi ha avvicinato all’associazione “Opera Nomadi” presente da anni sul territorio milanese.

Oltre a promuovere la cultura e la letteratura Rom, lavoro come mediatrice culturale in una scuola elementare : vi ho trovato una divisione antica e profonda, fra popolazione Rom e città, una mancanza di comunicazione e diffidenze reciproche dovuta alla mancanza di volontà delle istituzioni di affrontare questo problema in modo serio e progettuale, danneggiando non solo la popolazione Rom, ma anche i cittadini che ne soffrono la presenza.

Nei “campi nomadi” delle tante periferie metropolitane d’Italia, e a Milano in particolar modo, le barriere mentali si materializzano in frontiere urbane, spazi di negazione che hanno una forma simbolica. Campi che oggi si trasformano in lager moderni, concepiti solo per rinchiudere le persone indesiderate, come i Rom o come i migranti, nei Centri di Permanenza Temporanea. L’influenza del luogo in cui si vive è determinante per creare nelle persone senso di emarginazione, discriminazione e disperazione.

Uomini, donne e bambini rom vivono, nelle opulente città occidentali, condizioni di miseria materiale profonda,subendo anche molte forme più sottili di violenza morale, come l’esclusione culturale che si respira nella cultura d’èlite o nelle file della bassa mercanteria politica, senza che questo susciti la nostra indignazione. Questo tema incide direttamente su punti fondamentali della gestione di una città come Milano, e anche di una società civile: il tema della sicurezza, al quale i milanesi tengono moltissimo; il tema della regolarizzazione degli immigrati - e di conseguenza l’ottimizzazione dell’inserimento nel ciclo scolastico nel lavoro, - e il tema dell’integrazione culturale intesa come l’incontro di culture diverse, utile alla costituzione di una convivenza più aperta e civile.

Io come Rom e come milanese, non potendo ignorare quello che ho visto, sto tentando di creare un ponte, anche piccolo tra queste due parti, e così, senza mai prima aver avuto a che fare con la politica, ho deciso di candidarmi al Consiglio Comunale di Milano perché questa è la città che mi ha accolto in modo generoso quando sono arrivata da Belgrado, ed è diventata la mia città, un luogo che amo.

La lista UNITI CON DARIO FO PER MILANO, che sostiene BRUNO FERRANTE, esprime, fra gli altri, anche il bisogno di affrontare questo problema. Lo ritiene così importante da offrire la candidatura a una cittadina italiana di origini Rom, che si propone di lavorare per creare rapporti positivi fra la città e la comunità Rom.

Sarò felice di rispondere a qualsiasi domanda legata a questo argomento o di intervenire in occasioni utili per approfondire questo tema.

Vi ringrazio anticipatamente

Dijana Pavlovic

E a chi fosse sfuggito, ricordo anche questa segnalazione apparsa su Sucar Drom.

 

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