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La redazione
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\\ Mahalla : VAI : lavoro (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 29/08/2011 @ 09:58:51, in lavoro, visitato 2523 volte)

Paperblog 20 agosto 2011 - di Ventoditramontana

Proseguiranno da Settembre sino a Dicembre 2011 iniziative ed eventi inerenti "Il lavoro femminile. Un filo lungo centocinquant'anni" progetto realizzato e curato da Maria Concetta Petrollo Pagliarani e Francesca Boccini. L'evento ha ricevuto l'onorificenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L'Antica Sartoria Rom presenterà la nuova collezione di abiti disegnati per la primavera-estate 2012. La progettazione della collezione verrà realizzata per l'occasione oltre che dalle maestranze Rom della Cooperativa, anche dalle anziane testimoni dell'antica tradizione Rom, oggi ancora residenti nei campi nomadi della capitale.

Tutti i tessuti saranno in fibra naturale, come era in uso in epoca tardottocentesca, periodo cui l'Antica Sartoria Rom si ispira e i ricami verranno realizzati a mano.
Durante la manifestazione verranno proiettati video che mostrano il lavoro svolto dalle donne Rom all'interno della cooperativa.

La poetessa Dale Zaccaria leggerà suoi testi, poesie sul tema Rom con traduzione in lingua Romanesc (lingua rumena Rom ) di Magdalena Dinca (donna e sarta dell'Antica sartoria Rom).

10 Novembre 2011 Biblioteca Vallicelliana di Roma

 
Di Fabrizio (del 25/07/2011 @ 09:39:32, in lavoro, visitato 1343 volte)

Da Roma_Daily_News

Hurriyetdailynews.com

Circa 6.000 musicisti lavoravano a Sulukule, quartiere di Istanbul densamente popolato da Rom, che una volta era centro di intrattenimento. I residenti furono trasferiti dall'area circa due anni fa.

Un'agenzia statale si prepara a lanciare un progetto volto ad offrire più posti di lavoro alla comunità rom in Turchia. Mentre i rappresentanti della comunità danno il benvenuto alla proposta, si aspettano che i lavori siano a loro "familiari"

Istanbul, 20/07/2011 - L'Agenzia Turca per l'Impiego, o İş-Kur, ha annunciato un nuovo progetto inteso a creare più opportunità di lavoro per i membri della comunità rom turca.

Il progetto si focalizzerà specificamente sulle province con alti tassi di popolazione rom, ha detto Mustafa Biçerli, direttore capo di İş-Kur.

"Ora stiamo trattando con organizzazioni rom di 16 città differenti, come Çanakkale, Edirne, İzmir e Tekirdağ," ha detto Biçerli all'agenzia Anatolia. "I Rom sono tra gli svantaggiati nel trovare un lavoro, ma vogliamo cambiare questa situazione."

Il progetto mira a creare corsi di formazione professionale per i membri della comunità rom e fornire posti di lavoro garantiti ai partecipanti.

"La maggior parte dei Rom lavora senza sicurezza sociale. E' importante offrire loro lavoro anche in altri settori," ha detto Biçerli.

Il tasso di disoccupazione tra i Rom turchi è del 97%, secondo Şükrü Pündük, presidente dell'Associazione di Solidarietà e per il Mantenimento della Cultura dei Rom di Sulukule.

"La maggior parte dei Rom sono musicisti, ed il resto raccoglie cartoni dalla spazzatura," ha detto al telefono Pündük all'Hürriyet Daily News.

Circa 6.000 musicisti lavoravano a Sulukule, quartiere di Istanbul densamente popolato da Rom, che una volta era centro di intrattenimento, dice Pündük, aggiungendo che i residenti furono trasferiti dall'area quando questa venne compresa in un processo di rigenerazione urbana nel 2009.

Lavorare in settori familiari

"Tutti quanti lavoravano là hanno perso il lavoro e da allora non hanno più trovato nulla. Erano musicisti, per questo è importante trovare settori dove possano svolgere il loro lavoro. E' importate anche per la nostra cultura," ci ha detto Pündük.

Concorda Erdem Gürümcüler della EDROM, o Federazione Rom di Edirne.

"Siamo molto lieti che İş-Kur voglia dare avvio ad un progetto simile. Dovrebbero creare anche opportunità di lavoro per le nostre donne e i giovani," ci ha detto Gürümcüler.

"I Rom sono gran lavoratori e se viene loro offerta l'opportunità faranno del loro meglio," ha aggiunto. "Non sono solo musicisti e ballerini, ma è importante notare che in questi campi hanno una lunga storia e necessitano più opportunità di lavoro nella musica e nelle aree dell'intrattenimento."


Da Roma_Daily_News

Cingeneyiz.org

Gökmen Dunar, presidente dell'"Associazione Solidarietà, Sopravvivenza e Promozione Cultura dei Rom di Izmir Fayton", ha emesso una dichiarazione alla stampa sulla sua esperienza all'Ospedale Rieducativo e di Ricerca a Tepecik. Vi si è recato per verificare con i propri occhi, se le lamentele udite a proposito di pazienti rom discriminati a causa della loro identità etnica fossero corrette o meno.

Gökmen Dunar ha detto nella sua dichiarazione di essere andato all'ospedale come un normale paziente rom. Dunar sostiene che i pazienti rom riconosciuti a causa del colore della loro pelle, sono pedinati dal servizio di sicurezza per paura che possano rubare qualcosa e che quando ci sono troppi pazienti rom, l'altoparlante dell'ospedale annuncia: "Si prega di fare attenzione alle vostre borse. Noi non siamo responsabili se sono rubate..."  Dunar ha detto che pure lui è stato discriminato dai dottori e dalle infermiere quando è stato riconosciuto come Rom, e quando è andato dal direttore dell'ospedale per spiegargli la situazione, questi non ha voluto parlare con lui. L'associazione ha contattato diverse fondazioni pubbliche perché dessero luogo ad un'indagine sull'ospedale.

I fatti dell'Ospedale Rieducativo e di Ricerca a Tepecik hanno suscitato vaste reazioni tra gli zingari e tutti i cittadini sensibili. La gente si aspetta che l'amministrazione dell'ospedale dia spiegazioni convincenti su questi incidenti.

Per informazioni più dettagliate:
Gökmen Dunar
Tel: (90) 535 650 98 79

 
Di Fabrizio (del 21/07/2011 @ 09:53:31, in lavoro, visitato 987 volte)

Segnalazione di Alberto Maria Melis

MODAFFERI: "VORREMMO TORNARE A GARANTIRE CONTINUITÀ LAVORATIVA"

Reggio Calabria - Non disperdere il patrimonio di competenze acquisite nel settore della raccolta dei rifiuti solidi ingombranti, la preziosa esperienza di integrazione lavorativa dei Rom a Reggio Calabria, il modello virtuoso, primo a Reggio, di riutilizzo sociale dei beni confiscati alla ndrangheta. Questo l'appello lanciato da tempo dalla cooperativa Rom 1995 guidata da Domenico Modafferi ad Istituzioni e cittadinanza quando, lo scorso anno non fu prevista la condizione di subappalto dello smaltimento dei rifiuti ingombranti nell'ultimo bando indetto dal comune di Reggio Calabria.

Rassicurazioni furono rivolte e adesso, che non si riesce più a garantire la continuità lavorativa di prima, sarebbe tempo di rassicurazioni concrete e di risposte. Qualche spiraglio si è aperto nei mesi scorsi con due delibere, concretizzatisi poi in convenzioni, dell'allora Giunta comunale Raffa, nelle quali l'esecutivo comunale di Reggio rispondeva solo in parte alle promesse formulate in più occasioni in passato. Si tratta dell'impegno di affidare il servizio di sgombero di uffici comunali o di competenza comunale, tra cui anche quelli giudiziari, ossia il servizio di raccolta e smaltimento di componenti di arredo fuori uso. Contratto sottoscritto che ha lavoro, pur se occasionalmente, ai 18 dipendenti della cooperativa per un mese circa. Si tratta di una situazione ancora afflitta da precarietà, atteso che sono gli uffici comunali a dover avanzare una richiesta affinché si possa lavorare. L'altra delibera, invece, attiene alla specializzazione dell'isola ecologica che attende di diventare punto di conferimento di rifiuti apparecchiature elettriche e elettroniche (RAEE) provenienti da rivenditori e commercianti.

La cooperativa Rom 1995, comunque, ha compiuto passi importanti non solo dal punto di vista dei servizi erogati alla cittadinanza ma anche sotto il profilo della dimensione educativa cui da sempre aspirava con l'apertura alle scuole e alle giovani generazioni affinché conoscessero questo modello di integrazione sociale e lavorativa e di sostenibilità ambientale e questa esperienza di restituzione alla collettività di un bene sottratto a famiglie dedite al malaffare.

Dunque sottoscritto a marzo un accordo con l'assessorato all'Ambiente della Provincia di Reggio Calabria, retto da Giuseppe Neri, per favorire l'informazione in materia di educazione ambientale. La cooperativa dunque ha avviato una fruttuosa collaborazione con il Laboratorio territoriale di Educazione ambientale della Provincia di Reggio Calabria. Il protocollo d'Intesa siglato impegna alla realizzazione congiunta del progetto “La tutela dell'ambiente attraverso un percorso di integrazione sociale”, finanziato dalla Provincia e che contempla diversi ambiti: il rafforzamento delle attività della stessa cooperativa mediante una migliore gestione ambientale dei cicli lavorativi e un aumento della sicurezza per i lavoratori; la collaborazione della Cooperativa sociale Rom 1995 con il Laboratorio territoriale di educazione ambientale della Provincia di Reggio Calabria per le attività di formazione rivolte ai cittadini ed alle scuole del territorio provinciale ed all'aggiornamento periodico del sito istituzionale “infea.provincia.it” con contributi in tema di riciclo e recupero dei rifiuti e di sviluppo sostenibile; l'attuazione, all'interno della propria sede, ospitata all'interno di un bene confiscato alla 'ndrangheta percorsi informativi e visite guidate rivolte a gruppi di cittadini e a scuole del territorio.

Un riconoscimento importante alla cooperativa Rom 1995, solo un altro passo verso quella rinascita che da tempo si auspica, affinché le buone prassi non vadano disperse ma tutelate e diffuse.

Anna Foti - Lunedì 18 luglio 2011 Ore 15:01

 
Di Fabrizio (del 21/07/2011 @ 09:40:18, in lavoro, visitato 946 volte)

Da Czech_Roma

ryz, translated by Gwendolyn Albert

L'azienda Frutana Gold a Frıdek-Místek opera da oltre 15 anni ed è stata premiata il mese scorso col certificato Ethnic Friendly Employer. La ditta produce e distribuisce soprattutto patate sbucciate e bollite, ma ha iniziato anche l'elaborazione di altre verdure. Pochi si rendono conto conto che oltre il 50% dei 25 dipendenti della compagnia sono Rom.

"All'inizio anche noi eravamo preoccupati, come molte ditte nella Repubblica Ceca, sull'impiegare dei Rom, ma col tempo ci siamo convinti che vogliono lavorare, che lavorano davvero onestamente e bene, se dai loro un'opportunità per mettersi alla prova. Siamo lieti di poter dare un esempio agli altri cittadini ed imprese e contribuire a migliorare la mutua convivenza," ha detto Zdeněk Majer, CEO della compagnia.

L'azienda processa ogni mese oltre 100 tonnellate di patate ed altre verdure. Quest'anno ha iniziato la produzione la sua affiliata in Slovacchia, che pure si sta sviluppando con successo.

Majer si è recato a Praga per il conferimento del premio, assieme ad un piccolo gruppo di dipendenti rom, che hanno ringraziato il loro capo. Il video della cerimonia (solo in lingua ceca) è disponibile su RomeaTV.

 
Di Sucar Drom (del 30/06/2011 @ 08:58:44, in lavoro, visitato 1598 volte)

sabato 2 luglio dalle 19.30 alle 23.30
alla Festa Democratica provinciale PD a Seriate, via Pastrengo

PICCOLA SARTORIA SINTA laboratorio di sartoria di Treviglio
Opera Nomadi Milano e Comune di Treviglio

vi invita a conoscere il nostro progetto e i manufatti da noi prodotti!

L'appuntamento su Facebook

 
Di Fabrizio (del 22/06/2011 @ 09:51:35, in lavoro, visitato 1383 volte)

Fattoriasocialeabc

L'associazione RomSinti@politica e l'azienda agricola Ciattoni di Pescara hanno avviato le attività del progetto Fattoria sociale bravalipè, un incubatore multiculturale formativo/lavorativo finalizzato alla occupabilità dei giovani.

La sede della fattoria è Città S. Angelo, provincia di Pescara, in Contrada San Vittorito in un terreno agricolo di circa due ettari.

Il progetto nella sua fase di allestimento è realizzato con l'auto finanziamento, le donazioni, il contributo di singole persone ed enti pubblici e privati, la sponsorizzazione.

La crisi culturale e del lavoro

La crisi d'identità dei nostri ragazzi e ragazze è sotto gli occhi di tutti. Assistiamo a fenomeni di identificazione extra culturale, organizzazioni devianti dove i nostri giovani perdono ogni giorno un pezzo della loro vita, della loro storia, si allontanano dall'appartenenza culturale, incapaci di inserirsi in un mondo a loro ostile e proibito. In tale ambito ha luogo la generazione di uno spazio discordante e virtuale dove l'inclusione sociale diventa un tabù.

Con la promessa di un tenore di vita lussuoso e luccicante, entrano in questi spazi inconsapevoli di ciò che li attende.

Attività illegali, gestiti da "professionisti" della mala vita reclutano le vittime in un sistema difficilmente sfaldabile, lì vengono ridotti a pura manovalanza, "strumenti" per arricchire e ampliare i loro imperi. Molte volte tali emolumenti si giustificano dietro la facciata del perbenismo, aziende impeccabili.

In altri casi, vere e proprie cosche, evidentemente criminali, si servono di tali "risorse" declinando i rischi di responsabilità ad alibi consolidati dagli stereotipi dell'opinione pubblica, il vecchio ma sempre funzionante capro espiatorio.

Tali circostanze producono l'azzeramento della dignità interiore legata all'ethos d'appartenenza in quanto codeste attività, bandite dalle regole della tradizione, creano senso di rimorso e disistima. Un processo di svuotamento inarrestabile dei valori morali.

Persi di vista la verità circa il senso e l'etica del lavoro, le potenzialità interiori sono ridotti e dirottati a servizio della criminalità. Le nuove generazioni finiscono per approdare in terreni minati, altamente pericolosi, alienanti sul piano psicologico- identitario, dove il confine tra consentito e non consentito è quasi saltato del tutto, un vuoto nella delimitazione fra bene e male che lascia spazio ad altro, l'inquietudine del nulla, una ferita aperta in cui penetrano i virus della società. Un grande vuoto incolmabile dalla tradizione ma allettante per i mandanti del male.

Giunti a questo punto, più propriamente è in dubbio la relatività tra l'abilità e la rappresentatività. Fenomeno denominato dalla sociologia come crisi di identità nel ruolo sociale.

Nella società moderna l'identità è direttamente collegata e proporzionata alla configurazione professionale,mentre oggi il giovane è impossibilitato ad auto rappresentarsi perché è venuto meno l'esercizio di una funzione produttiva, la sua configurazione professionale.

Abbandonati i mestieri tipici del passato ai giovani non rimane che il fantasma di essi, l'orientamento si è perso in un mondo consumistico venerato dall'industria, una società in cui il talento per i lavori del passato (dal "recupero" alla "creatività", dall'agricoltura familiare all'artigianato) non si percepisce più portatore di cultura.

Il magnetismo che regola la "giusta direzione" per il giovane non proviene più da un sentire interiore, cioè riflesso da un pregresso culturale, ma la sorgente di attrazione proviene dall'esterno, dai margini della comunità civile dove fonti di "lavoro" si trovano a "buon prezzo", dove il solo requisito richiesto è la disperazione alla vita, la pura sopravvivenza.

La "giusta direzione" si può trovare nella riscoperta di un sé a volte misconosciuto e negato paradossalmente per primo dai giovani.

Il Progetto Fattoria sociale

Le Fattorie Sociali sono imprese agricole che offrono servizi culturali, educativi, assistenziali, formativi e di inclusione sociale e lavorativa per soggetti deboli o svantaggiati. L'agricoltura sociale trova le sue radici più profonde nelle forme di solidarietà e nei valori della reciprocità che contraddistinguono le aree rurali.

L'intreccio che si determina tra dimensione produttiva, dimensione relazionale con le piante, con gli animali, con la natura e quella familiare e comunitaria, ha permesso all'agricoltura di assolvere sempre più ad una funzione sociale. I soggetti a cui si rivolge l'agricoltura sociale sono soprattutto quelle persone che, provate da diverse forme di disagio, possono trovare nelle attività agricole una possibilità per dare un senso alla propria vita.

Il progetto Fattoria sociale Bravalipè si propone di realizzare a Città S. Angelo in contrada San Vittorito in un fondo agricolo di 2 (due) ettari le attività legate alla cultura del territorio, dell'ambiente, dell'agricoltura; attività sportiva e amatoriale, maneggio, ippoterapia, peed terapia; servizi culturali, educativi, formativi e occupazionali.

Il progetto Fattoria sociale Bravalipè è un centro aggregativo rurale, interculturale e multidisciplinare, rivolto ai giovani e le loro famiglie per sviluppare percorsi individualizzati volti a migliorare l'occupabilità e la riscoperta dei valori della ruralità e del territorio; valorizzare il capitale umano e culturale come motore di attivazione dello scambio di conoscenze, della fiducia, della partecipazione attiva allo sviluppo del territorio, armonizzando in modo inedito le peculiarità del mediatore culturale ed un'assistenza specialistica integrata.

Gli spazi della Fattoria sociale Bravalipè saranno dotati di strutture ed attrezzature atte ad offrire servizi nei quali gli ospiti si sentano attivi e partecipi al fine di trarre benefici sul piano culturale sociale, psicologico, fisico e mentale attraverso l'accrescimento dell'autostima ed il miglioramento della persona.

La fattoria sociale oltre ad essere tutoring nell'inserimento nel mercato del lavoro incarnerà la figura professionale e innovativa dell'Agente di Sviluppo Umano che assiste la persona disagiata nell'inserimento nella società locale.

Obiettivi generali

Il progetto Fattoria sociale Bravalipè procederà alla realizzazione e all'implementazione degli obiettivi principali che di seguito elenchiamo:

  1. riproduzione dei valori di solidarietà, reciprocità e mutuo aiuto, nonché del patrimonio storico, architettonico, culturale e creativo, che rendono tipica la ruralità
  2. integrazione tra l'attività produttiva agricola e l'offerta di servizi culturali, sociali, educativi, formativi e occupazionali, per migliorare la qualità della vita.
  3. sviluppo di progetti di ricerca, sperimentazione e diffusione di innovazioni per favorire lo sviluppo sostenibile nelle aree rurali, nonché per diffondere modelli d'uso e di valorizzazione delle risorse produttive, ambientali e culturali delle aree rurali, mediante le quali soggetti con bisogni e risorse diversificate trovino risposte di qualità alle loro esigenze
  4. riaffermazione del valore ideale del lavoro e la sua funzione sociale e collettiva, inteso come spinta all'attività produttrice. La riscoperta del senso e il piacere della creatività, alla base del concetto del lavoro
  5. recuperare il concetto di lavoro facendo leva sul piacere che stimola al lavoro, calarsi nel fondo delle pulsioni originarie all'attività umana dove risiede la creatività
  6. la natura e la cultura come l'arte del lavoro.

Obiettivi specifici:

  • accoglienza e presa in carico individuale;
  • mediazione interculturale;
  • orientamento al lavoro in fattoria, bilancio di competenze e inserimento;
  • consulenza per l'avvio di attività auto-imprenditoriali in ambito rurale;
  • attività didattiche e ricreative per il dopolavoro e doposcuola

Il progetto si articola in tre fasi:

  1. Allestimento del fondo agricolo: Strutture ed attrezzature per le attività ludiche, formative, culturali, di produzione agricole, l'impiego di animali.
  2. Fase di programmazione e comunicazione: definizione e programmazione delle attività, comunicazione del progetto.
  3. Fase di avviamento: delle attività agricole definite e programmate; delle attività ricreative relative a cultura e natura del territorio.

Convegno con proiezione di docu-fiction

Al termine del primo anno dall'inizio dei lavori verranno argomentati i risultati del progetto all'interno di un convegno nel quale verrà proiettato un docu-fiction (film documentario), di circa 30 minuti realizzato durante l'espletamento del progetto stesso.

 
Di Fabrizio (del 14/06/2011 @ 09:20:15, in lavoro, visitato 1730 volte)

Da Sintiitaliani.blogspot.com

Alberto Canterini, giostraio di Passo Corese (Foto: Cat. Fa.) TevereNotizie.it

Una piccola e semplice realtà, nella complessità di un paese in via di sviluppo

PASSO CORESE- "La più bella vita del mondo!" così esordisce Alberto Canterini, giostraio, che vive a Passo Corese da ormai cinque anni. Alberto è uno di quelli che generalmente chiamiamo "zingari", ma che in realtà è nato a Rieti 46 anni fa ed è di origine marchigiana. La sua vita può davvero dirsi un po' "zingara", perché in lui la componete nomade è presente e forte. "Esiste una differenza tra quelli che in genere si definiscono zingari - spiega Canterini - ci sono i rom che di norma si occupano di raccogliere ferro e lavorano il rame e poi ci siamo noi, i sinti, quelli che fanno i mestieri, quelli che voi considerate esercenti dello spettacolo viaggiante, giostrai". E da questo momento si apre un mondo nuovo, un racconto di libertà ed emarginazione. Una storia di vita, come tante altre, ma allo stesso tempo estremamente diversa.

LA SUA STORIA. Alberto Canterini, il cui vero cognome dovrebbe essere Cantarini, è figlio e nipote di giostrai. Vive fisso a Passo Corese da qualche anno, per amore dei suoi tre figli che così possono frequentare le scuole. Ma la sua vita è stata per lungo tempo la vita nomade di coloro che portano divertimento alle feste del patrono o nelle più diverse occasioni nei paesi. Con la sua famiglia montano e smontano le loro autoscontro e i trenini, vivono di questo. Per lo meno fino a poco tempo fa. La crisi ha toccato anche loro. Alberto si confida e dice "Io, che sono nato libero, che ho vissuto dove il vento mi diceva di andare, mi sono ritrovato a dover chiedere lavoro sotto padrone. Adesso faccio il muratore. Non c'è più posto per noi con le nostre piccole giostre, adesso ci sono i grandi parchi di divertimento. Stanno uccidendo la nostra tradizione". Vivere alla giornata, come faceva prima di avere una famiglia a cui pensare, non è più possibile. Anche il suo lavoro da giostraio è sempre più complesso. Le piazze, un tempo luogo principale d'incontro non solamente durante le occasioni festive, non ci sono più, sono state trasformate in parcheggi. Non c'è più posto per loro, anche se la giostra è la festa, un punto di ritrovo soprattutto per i giovani.

IL RAPPORTO CON GLI ALTRI. La vita dei nomadi non è facile, che essi siano rom o sinti. Questo lo sappiamo; hanno la loro cultura particolare e spesso sono protagonisti di spiacevoli episodi. Alberto lo riconosce, ma sottolinea anche che "le mele marce sono dovunque. Noi ci troviamo bene, io ho tanti amici qui, ma anche in tutta la Sabina, dal momento in cui ho passato la mia vita a girare per tutti i vari paesi qui intorno. Mi conoscono, sanno che di me si possono fidare". Ma ovviamente il pregiudizio accompagna da sempre la loro presenza. A volte basta il fatto di vederli girare con la roulotte per far nascere il pensiero che vivano in un ambiente sporco e promiscuo. Ma non è così. Perlomeno in questo caso. Alberto spiega, infatti, come lui e la sua famiglia vivano in una roulotte, ma che ognuno ha la sua camera con la porta e mantiene la propria privacy. "Io ho anche una casa a Monterotondo, è di mia madre - racconta Canterini - ma io sono nato in una roulotte. Questa è casa mia, l'unica che mi dà la libertà di muovermi come e quando voglio."

L'UOMO. Alberto è un uomo segnato dalla vita intensa che ha condotto fino ad ora, ma ha gli occhi vivi di un bambino. Sorride, ha le mani nervose. "Io vorrei che i miei figli potessero scegliere la loro strada senza nessun ostacolo - dice - non voglio che facciano i giostrai. Probabilmente noi siamo destinati a sparire. Se non fosse per loro, non venderei mai la mia libertà alle regole della società. Ma ho scelto l'amore per la mia famiglia e sto pagando con l'omologazione ad un mondo che non mi appartiene".

di Caterina Fava

 
Di Fabrizio (del 11/06/2011 @ 09:02:04, in lavoro, visitato 1001 volte)

clikka sull'immagine per vedere il video

Emblematico e tagliente il titolo titolo dello spettacolo di Toni Zingaro e i suoi musicisti, messo in scena presso l'Associazione di promozione sociale Fusolab.

 
Di Fabrizio (del 07/06/2011 @ 09:46:06, in lavoro, visitato 1455 volte)

Ricevo da Alessandra Cangemi

Siamo un gruppo di una quindicina di cittadini milanesi della zona Lambrate-Rubattino che si sono conosciuti e uniti per un progetto comune.
Dallo sgombero del campo nomadi di via Rubattino nel novembre 2009 stiamo seguendo una famiglia rom di 6 persone nella faticosa impresa di inserimento abitativo e lavorativo. Nel .doc allegato è ben riassunta la nostra e loro esperienza di quest'ultimo anno e mezzo e c'è anche un appello che rivolgiamo a tutti, leggetela (chi vuole, la richieda scrivendomi ndr).

Ora però abbiamo avuto quest'idea per cercare di migliorare la loro situazione economica.

Alina (la mamma) ha trovato lavoro in una cascina di Melegnano dove coltiva verdure biologiche e con il benestare della proprietaria potrebbe avere delle verdure in conto-vendita da rivendere ad amici e conoscenti.
Con suo marito Sandu, una sera alla settimana potrebbe portare a Milano (zone di nord-est) con la macchina le verdure che la cascina produce e chi è interessato potrebbe ordinarle e venirle a ritirare in un luogo prescelto.

- si tratta di verdure biologiche appena colte
- a Km zero
- prodotte che più eticamente non si può
- Alina potrebbe tirar su qualche soldo per l'affitto
- in questo modo sosterremmo una cooperativa sociale
- potrebbe essere l'inizio di altri progetti da pensare insieme alla
cooperativa per dare lavoro e casa ad altre famiglie svantaggiate

Per ora si può scegliere tra 2 tipi di cassette di ortaggi bio (circa 3 kg di verdura) a 7,00 euro ciascuna

Cassetta A:
1 kg zucchine
1 kg coste
350 gr
lattuga gentile
1/2 kg catalogna
1 mazzo
basilico
prezzemolo

Cassetta B:
1 kg cime di rapa
1 kg
zucchine
350 gr lattuga canasta
1/2 kg catalogna
1 mazzo
basilico
prezzemolo

Purtroppo la scelta delle verdure in questo momento è un po' limitata, più avanti ci saranno anche pomodori, peperoni e fagiolini.

Entro lunedì a mezzogiorno ci devono ritornare i vostri ordini via mail.
La consegna in zona Lambrate/Feltre è lunedì 6 dalle 18 in poi in Via Pisani Dossi 12 (citofono Mandelli/Bianchi). Oppure anche la mattina dopo, se avete problemi, perché tanto qui c'è sempre qualcuno (non oltre perché non possiamo tenervela in frigo).
Ovviamente si può ordinare anche più di una cassetta...
Se ci sono richieste numerose provenienti da altre zone si potrebbero trovare anche altri punti di riferimento più comodi per la consegna.

 
Di Fabrizio (del 28/05/2011 @ 09:33:55, in lavoro, visitato 1340 volte)

Segnalazione di Maria Gabriella De Luca

 da Repubblica

Si trova in via della Seta, tra Roma e Ciampino, e a lavorarci sono solo donne rom: e' la lavanderia gestita dalla cooperativa Baxtalo Drom, un'iniziativa nata quattro anni fa che rischia, oggi, di dover chiudere i battenti. Perché sopravvivere in tempi di crisi economica è difficile. E lo e' ancor di più per le cooperative che danno lavoro ai rom

di Livia Parisi

 
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