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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/03/2008 @ 09:01:41, in casa, visitato 1308 volte)

Scrive Fabio Zerbini

Il campo rom di Bovisa ospita circa 800 persone, ed è sottoposto all'ennesima operazione di sgombero.

La mattina del 19 marzo, c'è stato il primo tentativo di sgombero (preannunciato) della baraccopoli, preceduto la sera prima, da un'assemblea di quartiere, molto partecipata, che, se da una parte ha fatto emergere il disagio che un simile insediamento crea agli abitanti del quartiere, dall'altra ha mostrato un atteggiamento tutt'altro che ostile verso i rom. Prova ne è che è stato attacchinato in quartiere un manifesto dal titolo "Ma sarà così vero che il degrado del quartiere è tutta colpa dei rom?". Come Comitato Antirazzista siamo intervenuti segnalando il nostro sostegno all'autorganizzazione dei rom e, allo stesso tempo, la necessità di sviluppare un movimento antirazzista capace di individuare il reale nemico comune nella classe padronale, abbandonando qualsiasi illusione in un possibile ruolo progressivo delle istituzioni

Lo sgombero si è quindi rivelato un atto sostanzialmente dimostrativo anche a causa della resistenza attiva di un settore importante della baraccopoli. Sono stati quindi avviati lavori di pulizia di un settore del campo (quello più limitrofo alla stazione ferroviaria) con il trasferimento delle baracche nella parte nord della baraccopoli.

Un vero e proprio sgombero è stato preannunciato per le prossime settimane, anche se il prefetto di Milano sembra propendere per un'ipotesi piu' diluita nel tempo.

Il consiglio della comunità di Bovisa si è quindi riunito il 20 marzo con l'obiettivo di definire un piano organizzato di risposta alla minaccia di sgombero e, allo stesso tempo, per cominciare a individuare soluzioni alternative all'emarginazione dei campi in cui, da sempre, l'amministrazione comunale milanese, costringe le comunità rom.

E' emersa inoltre la necessità di rompere l'isolamento politico, di guardare alla condizione più generale dei lavoratori immigrati e collaborare attivamente ad un percorso unitario di risposta, in una prospettiva di unità fra lavoratori immigrati e italiani.

Per questo viene convocata una nuova riunione martedì 25, alle ore 20,30 presso il campo stesso, aperta alle altre comunità rom e alle organizzazioni cittadine antirazziste, in cui discutere su questi obiettivi. Il Comitato Milanese Antirazzista raccoglie e rilancia l'appello della comunità rom di Bovisa, e invita tutte le organizzazioni antirazziste milanesi a partecipare alla riunione di martedì sera, per proseguire la campagna contro la criminalizzazione degli immigrati, in difesa delle comunità rom che continuano ad essere il principale (e facile) bersaglio di tale campagna, contrastando attivamente il pacchetto sicurezza varato dal governo Prodi, e rafforzando una prospettiva di lotta e unità fra gli sfruttati.

 
Di Fabrizio (del 18/03/2008 @ 08:56:56, in casa, visitato 1446 volte)

Da Roma_Francais

Un piccolo corteo di dimostranti per vie quasi deserte. Una sessantina di rom, accompagnati da associazioni e da residenti di zona, hanno protestato ieri contro la loro espulsione da una casa occupata da otto mesi, a Villeurbanne. "Li trattano come paria", è insorto ieri Paule, 74 anni, vicino d'occupazione. "Da un lato, il sindaco ha chiesto loro di lasciare la casa per ragioni di sicurezza, spiega Pierre, membro dell'associazione Demeurant partout." E d'altra parte, coloro che non hanno redditi hanno ricevuto ordine di lasciare il territorio. "E fra le varie situazioni, Kovacù si ritiene vittima di un errore." "Perché la prefettura vuole che torno in Romania? Io lavoro! ", dichiara, brandendo una carta dell'Associazione per la formazione professionale degli adulti." Dinanzi al municipio con i suoi figli, grida nel mégafono: "Libertà, uguaglianza, scolarità". Nella casa, via Anatole-France 88, sarebbero circa settanta. La maggior parte di loro, dopo essere stati espulsi da una bidonville quest'estate, avevano ricevuto aiuto al ritorno, ma poi è ritornata in Francia.

Dalya Daoud - ©2008 20 minutes

20 Minutes, éditions du 17/03/2008 - 00h33

 
Di Fabrizio (del 12/03/2008 @ 15:23:36, in casa, visitato 2271 volte)

In corrispondenza col primo turno delle elezioni municipali, il 59% dei sindaci uscenti si dichiara sfavorevole all'accoglienza della Gens du voyage sul loro comune.

Pertanto, dal 2000, la legge Besson (n°2000-614 del 5 luglio 2000) obbliga tutti i comuni a realizzare aree di stazionamento ed a rispondere ai bisogni abitativi nella loro politica locale d'urbanesimo. La Commissione nazionale consultiva per i diritti dell'uomo (CNCDH) ha appena pubblicato uno studio che conferma l'urgenza di agire. In otto anni, solamente un quarto dei posti di accoglienza previsti sono stati aperti, forzando la Gens du voyage a soste irregolari nei luoghi disponibili. E' utile ricordare che se le Gens du voyage sono a volte collegabili ad atti punibili, si tratta soltanto di una minoranza - nella medesime proporzioni del resto della popolazione - che una volta di più funge da pretesto al rifiuto di una popolazione in perdita di cultura e di riferimenti culturali, la cui integrazione non può essere abbordata come per altre Comunità da parte il loro statuto di nomadi. Questa situazione è generalmente la conseguenza delle pressioni fatte dalle istanze decisionali economiche che rifiutano la loro vicinanza e fanno pressione sui municipi per ritardare le attribuzioni di superfici sistemate. "Troppo spesso fanno passare l'economico prima dei Diritti dell'Uomo." Lo Stato deve riconoscere infine il caravan come un alloggio, con tutti i suoi diritti e doveri legati.""La legge sul diritto all'alloggio deve anche potersi applicare senza discriminazione secondo il modo di vita."Esiste ora una nuova "politica di discriminazione nei confronti della Gens du voyage: questa politica se traduce in comportamenti populisti di diversi governi a scala europei. Dalla Romania. passando per l'Italia e la Francia le politiche di rifiuto fondate su eventi specifici o isolati, fanno pensare che ci sono probabilmente gruppi di pressione politici ed economici che intendono aggravare ancora di più la situazione dei non-diritti, dell'esclusione, della Gens du voyage. La situazione generale di quest'ultimi sembra ormai alla mercé dell'infrazione inferiore commessa da una persona della loro Comunità. Processo che nessuna democrazia deve tollerare. "In mancanza di una persona non deve generare la condanna dell'insieme della Comunità." Questo al solo scopo di soddisfare il "benessere" ed il "bene-pensare" di un'altra parte della popolazione." "Ma sembra molto più semplice chiamare all'esclusione ed alla repressione ", piuttosto che avere un dibattito di fondo con i rappresentanti di questa Comunità, dibattito che deve essere messa oggi su scala europea." Per la LBDH M. Herjean.

 
Di Fabrizio (del 20/02/2008 @ 09:19:49, in casa, visitato 2166 volte)

Da British_Roma

By Grattan Puxon

Una bambina che sventola il suo pallone di S. Valentino nell'Alta Corte nel pomeriggio finale del giudizio sui piani del comune di Basildon di spianare Dale Farm, sembra il segnale di una pietra miliare che è la vittoria ottenuta dai Viaggianti in Bretagna.

Mentre il giudice Andrew Collins non renderà pubblico il giudizio sino a Pasqua, non c'è dubbio che il pallone è salito e sconfitto una politica razzista che la Commissione sull'Eguaglianza ed i Diritti Umani ha detto al giudice che non è differente da Ponzio Pilato.

Robert Allen, del CEHR, dice che Basildon ha reso palesemente chiaro che l'unica sua volontà era di sbarazzarsi di Zingari e Viaggianti. "Noi diciamo che questa posizione è direttamente discriminatoria," ha dichiarato Allen.

Gli sforzi dei capi del comune concernenti le relazioni razziali, le responsabilità verso gli homeless, i bambini e gli infermi, e soprattutto il violento sgombero di 90 famiglie di Dale Farm, sono state richiamate nei quattro giorni dell'udienza non solo dagli avvocati ma dallo stesso giudice Collins.

Si è visto un video girato da Hazel Sillitoe dove Constant & Co., l'impresa incaricata dello sgombero, devasta le mobile-homes e brucia gli averi dei Viaggianti a Dale Farm, e il giudice Collins dice che gli sgomberi forzati di questo tipo dovrebbero essere una cosa del passato. Ha poi detto che indipendentemente dal risultato, chiederà un ripensamento delle politiche di sgombero forzato condotte contro Zingari e Viaggianti in Inghilterra e Galles.

"Richiederò un serio ripensamento sul modo in cui hanno luogo gli sgomberi e se l'uso di queste compagnie specializzate sia appropriato."

Nel frattempo, riguardo il destino delle famiglie a Dale Farm, che negli ultimi sette anni hanno resistito ai tentativi di allontanarli dalla loro propria terra, il giudice ha stabilito che il rifiuto di Basildon di fornire un accomodamento alternativo era sbagliato. Ha detto che il comune era obbligato a trovare loro un qualche posto dove risiedere permanentemente ed in modo salubre.

"Loro non vogliono per forza vivere a Basildon, ma devono farlo perché non c'è altro posto dove andare," ha sottolineato il giudice Collins. "O bisogna aspettare due o tre anni fintanto che non siano sviluppati nuovi siti?"

Alex Offer, rappresentante dei residenti di Dale Farm, ha ricordato che ka sua associazione ha pure tentato di creare un terreno alternativo a Pitsea. Questa sistemazione era stata caldeggiata da John Prescott, l'allora vice Primo Ministro. Basildon rifiutò la proposta che l'anno scorso era stata soggetto di un'interrogazione pubblica.

FUTURO INCERTO

Il dibattito presso l'Alta Corte si è centrato sulla possibile proposta di un sito nel distretto di Basildon. L'Assemblea della Regione Orientale ha detto che si necessitano 81 nuove piazzole di sosta. Il leader conservatore Malcolm Buckley vorrebbe che altri comuni offrissero posti ai Viaggianti che vivono nella Greenbelt dell'area. Ma ciò è lontano dal succedere.

Kathleen McCarthy, portavoce di Dale Farm spera che possa prevalere il buonsenso e che sia concesso loro di rimanere nelle loro dimore attuali. Se questo non fosse possibile per ragioni politiche, in pochi avrebbero intenzione di trasferirsi su altri siti.

"Sarebbe un grande passo indietro," dice McCarthy. "Abbiamo creato qui la nostra comunità e non vogliamo vederne la scissione. La soluzione migliore sarebbe costruire un'altra Dale Farm da qualche altra parte."

Dale Farm Housing Association (DFHA) sta attualmente lavorando col Consiglio Zingaro per acquisire lo status di proprietario sociale allo scopo di accedere ai fondi offerti dalla governativa Housing Corporation. La DFHA, i cui membri possiedono le cinquanta yards di Dale Farm, potrebbero sviluppare un'alternativa sulla terra designata dal consiglio di Basildon, in adempimento dei suoi doveri sotto l'Housing Act.

In una lettera ai consiglieri, il Consiglio Zingaro chiede ai suoi membri in considerazione del probabile risultato della revisione giudiziaria di esprimere quale opzione preferirebbero, a) sviluppo sino a tre siti nel distretto, b) luce verde per un parco espanso per mobil-homes a Pitsea, c) permettere agli attuali residenti di rimanere a Dale Farm.

Il video su youtube

 
Di Fabrizio (del 18/02/2008 @ 18:27:54, in casa, visitato 1800 volte)

 Ricevo da Marco Brazzoduro

La notte tra giovedì 14 e venerdì 15 febbraio, una comunità di circa 40 rom romeni, che da oltre un anno viveva in una baraccopoli in via Casal Quinitiliani a Roma, sotto un’incessante minaccia di sgombero, ha occupato, nel V Municipio, uno spazio abbandonato di proprietà del Comune. La comunità, composta da molte donne e bambini, già dal mattino successivo, si è adoperata in lavori di pulizia e organizzazione degli spazi che, oltre a rendere vivibile un’area abbandonata e decadente, ha apportato una reale opera di riqualificazione del territorio.
POPICA ONLUS esprime la totale solidarietà a questa comunità che, con questa azione, la prima a Roma di questo genere messa in atto da parte di rom, ha voluto riaffermare il proprio diritto alla casa e all’esistenza.

POPICA ONLUS

 
Di Fabrizio (del 15/02/2008 @ 18:09:03, in casa, visitato 2104 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Giovedi 14 una comunità di rom romeni, da oltre un anno stanziata in una baraccopoli ripetutamente minacciata di sgombero, ha occupato, sostenuta da associazioni gagè e da volontari di varia estrazione, uno spazio abbandonato nelle adiacenze della stazione Tiburtina. E' la prima volta che i rom a Roma promuovono un'iniziativa di lotta per il riconoscimento di un diritto fondamentale ripetutamente calpestato.
Questa sera alle 21, in via delle Cave di Pietralata, altezza civico 81, si svolgerà una assemblea cittadina di sostegno e domani mattina sabato 16 alle 11.30 si terrà una conferenza stampa.

 

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Conoscere le comunità rom, avvicinarsi alla loro cultura, prendere in considerazione e studiare i modelli abitativi.

Questo è quello che si propone il seminario internazionale itinerante promosso dal dipartimento di studi urbani di Roma Tre e da Stalker osservatorio nomade.

Il progetto Plans & Slums, intende affrontare la questione dei Rom in Europa, le loro culture abitative e i modelli insediativi loro proposti in Italia.

«Il progetto è nato da una rete interdisciplinare di esperti ed artisti che lavorano sui territori in trasformazione», spiega Francesco Careri docente di Progettazione architettonica a Roma Tre.

Da oggi a lunedì 18 febbraio studenti, ricercatori e docenti di Architettura italiane e stranieri con 9 camper visiteranno alcuni campi di Roma, per fare attività di studio. Quattro gli aspetti principali della ricerca:

i legami affettivi e giuridici che collegano i rom al loro paese, una mappatura delle relazioni che i nomadi sono riusciti a costruire con la città, una mappatura degli insediamenti e dei dispositivi che controllano il campo, una rilevazione delle case o dei container nei quali vivono con le trasformazioni che sono state da loro stessi apportate.

«Noi riteniamo importante analizzare le alternative che i Rom sono riusciti a realizzare autonomamente - dice Careri - Molti di loro vorrebbero continuare a vivere in famiglie allargate, come accadeva in Italia 50 anni fa e riescono a costruire con i loro mezzi anche abitazioni di 100 mq». La tappa romana del seminario si concluderà lunedì18 febbraio con le “buone Pratiche” di altre città come Firenze, Pisa e Bolzano dove le micro aree sono state realizzate.

La presentazione sarà a cura della Fondazione Michelucci.

Una mostra con i risultati del progetto Plans & Slums sarà esposta a Milano il 15 maggio in occasione de La Triennale di Milano.

 
Di Fabrizio (del 02/02/2008 @ 09:32:16, in casa, visitato 2964 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Per combattere efficacemente la discriminazione - ormai divenuta, in Italia, persecuzione - che colpisce i Rrom, è necessario che il popolo Rrom sia riconosciuto dalle Istituzioni nazionali e internazionali come una "nazione senza territorio". Solo così si potrà preservare la sua identità. Ecco perché il Gruppo EveryOne non combatte solo gli effetti dell'oppressione (per esempio, con la Mozione che ha prodotto la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007, che intima all'Italia di abbandonare le politiche antizigane o con la Denuncia al CERD - Nazioni Unite - e alla Corte Internazionale di Giustizia de L'Aja, entrambe accolte, per i crimini contro l'umanità commessi dalle Istituzioni italiane), ma si impegna perché venga approvato lo Statuto Quadro del Popolo Rrom nell'Unione Europea.
La petizione e la campagna per salvare Sulukule sembrano piccola cosa, in questa tragica emergenza internazionale, ma non è così, perché l'identità di un popolo inizia con le radici della sua Storia. Salvare da sgomberi, ruspe e cemento il quartiere di Sulukule, a Istanbul, in Turchia, significa proprio difendere le
radici di una cultura, di un mondo e di un'antica tradizione. Sono fragili radici da cui può avere ancora origine una quercia solida e vitale. Ecco perché vi invito a leggere, sottoscrivere e considerare attentamente la petizione per salvare Sulukule... delicate radici che hanno bisogno della cura di ognuno di noi. Roberto Malini - Gruppo EveryOne

Campagna urgente per salvare Sulukule (Turchia) e tutelare la Comunità Rrom più antica del mondo.
Campagna per salvare il quartiere Rrom di Sulukule (Istanbul, Turchia).


Il Gruppo EveryOne è a fianco dell'Associazione Rrom di Sulukule, dell'Union Romani, dell'Unesco e di tutte le organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti dei Rrom in questa Campagna internazionale contro lo sgombero di una fra le comunità Rrom più antiche del mondo e la "modernizzazione" del quartiere, che distruggerebbe un Patrimonio dell'Umanità.

Il quartiere di Sulukule fu popolato dalla comunità Rrom a partire dall'era Bizantina e divenne il primo insediamento al mondo di Rrom sedentari nel XV secolo, sotto il sultano Mehmet il Conquistatore, protagonista della caduta di Costantinopoli. Le case, le strade, l'intero quartiere di Sulukule sono parti di uno straordinario monumento che rappresenta un'epoca e un popolo antico: un prezioso, inestimabile Patrimonio dell'Umanità. Il Comune di Istanbul ha già
attuato interventi invasivi nell'area, ma attualmente ha preso la decisione di cancellare le tracce dell'insediamento, sgomberandola dai 3000 Rrom che la abitano (discendenti dei Rrom di Costantinopoli) e avviando, a partire da febbraio 2008, il "progetto di rinnovamento urbano", che prevede la demolizione degli edifici storici e l'edificazione di un quartiere moderno.

A nulla sono valse finora le proteste dell'Associazione di Sulukule per la valorizzazione della Cultura Rrom e la Solidarietà né le istanze presentate al municipio e al governo turco da numerosi accademici delle più importanti università del Paese. Il progetto in corso, se portato a termine, causerà l'assimilazione forzata dei Rrom di Sulukule da parte della cittadinanza di Istanbul e la distruzione di un quartiere storico in cui le tradizioni dei Rrom turchi si sono miracolosamente conservate per secoli e secoli. Il Gruppo EveryOne, insieme all'Associazione di Sulukule per la valorizzazione della Cultura Rrom e la Solidarietà, all'Union Romani, a La Voix des Rroms e alle organizzazioni per la tutela dei diritti dei Rrom chiede con vigore alle autorità di Istanbul e della Turchia di non perseguitare un popolo che deve invece essere tutelato, con le sue preziose tradizioni, e di non distruggere un sito storico che è Patrimonio  dell'Umanità.

Salvare l'antico sito Rrom di Sulukule e impedire che i Rrom che vi abitano siano sgomberati significa salvare un pezzo di Storia del nostro mondo, impedire un grave abuso sui Rrom della Turchia e permettere che un'antica tradizione si tramandi alle generazioni future. E' necessario agire subito, inviando e-mail, cartoline e lettere di protesta, copiando il testo della pedizione e aggiungendo messaggi rivolti alle autorità turche: "No alla distruzione di Sulukkule", "No allo sgombero dei Rrom dal quartiere di Sulukkule", "Il quartiere di Sulukkule e i suoi abitanti Rrom sono patrimonio della Storia e dell'umanità" ecc.

Firmate la petizione "SAVE SULUKULE" su www.everyonegroup.com

E inviate le vostre e-mail, cartoline e lettere ai seguenti destinatari:

Abdullah Gül
President of Turkey
Postal address:
T.C. Cumhurbaskanligi
Cankaya-Ankara Turkey
e-mail: cumhurbaskanligi@tccb.gov.tr

Recep Tayyip Erdogan
Prime Minister of Turkey
Postal address: Basbakanlik
06573 Ankara
Turkey
Fax: +90 312 417 0476

Ertuğrul Günay
Minister of Culture and Tourism of Turkey
Postal address:
T.C. Kultur ve Turizm Bakanligi
Ataturk Bulvari No. 29
06050 Opera Ankara Turkey
e-mail: ertugrul.gunay@kulturturizm.gov.tr

Kadir Topbag
Major of Istanbul
Postal address:
Istanbul Buyuksehir Belediye Baskanligi Sarachane Istanbul
Turkey
e-mail : baskan@ibb.gov.tr

Mustafa Demir
Major District of Fatih - Istanbul
Postal address:
Büyük Karaman Cad. No. 53 Fatih Istanbul, Turkey
e-mail : mustafademir@fatih.bel.tr



EveryOne Group
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Jean (Pipo) Sarguera, Santino Spinelli, Daniela De Rentiis, Marcel Courthiade, Saimir Mile, Ahmad Rafat, Arsham Parsi, Laura Todisco, Glenys Robinson, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Stelian Covaciu, Udila Ciurar, Alessandro Matta, Cristos Papaioannou, Paul Albrecht.

Promoters and Consultants
Carolina Varga Dinicu • Association des Droits Democratiques a Geneve • Centre Culturel Gitan, Pavillons-sous-Bois (France) • Promoters and Consultants • La Voix des Rroms (Paris) • Gypsy Lore Society (Usa) • Group of Migrants & Refugees of Salonica • Union Gypsy • Roma Right Watch • Union Rromsni • Roma Press Center (Budapest) • Opera Nomadi • Associazione Çingeneyiz (Rroms in Turkey) • Romani Yah - Association and Newspaper of Romas from Transcarpathia • Roma Virtual Network • Tamara Deuel (Israel), Holocaust survivor – activist against the discrimination of Rroms • Mercedes Lourdes Frias, Italian Republic Depute (Rifondazione Comunista - Sinistra Europea) • Etudes Tsiganes (Paris) • Alain Reyniers, anthropologist at the University of Louvain-La-Neuve (Belgium), expert in Rroms, Sinti and Kale cultures • European Roma Information Office • Roma Diplomacy Programme • John Pearson, Secretary, Democratic Socialist Alliance, UK • Gady Castel (Israel), director, director of the Jewish Film Festival "Jewish Eyes" of Tel Aviv, author of documentaries on the Holocaust • Cristina Matricardi, founder of the first Multiethnic kindergarten "Oasis" - Genoa • Maria Eugenia Esparragoza, Cultural mediator, member of the Ministerial Intercultural Technical Committee • Professor Matt T. Salo, researcher and publisher, expert in Gypsy culture • Emiliano Laurenzi, giornalista • Paolo Buconi, Yiddish and Klezmer musician • Marius Benta, journalist • Seven Times (Romania) • Ted Coombs, Director of Hilo Art Museum (Holocaust and Genocide art) • Steve Davey, co-director of the Hilo Art Museum (Holocaust and Genocide Art) • Mirjam Pinkhof, survivor of the Shoah, Holocaust heroine who saved 70 Jewish children from the Nazis • Halina Birenbaum, survivor of the Shoah, writer and teacher • Oni Onhaus, Holocaust witness • Manzi Onhaus, Auschwitz survivor • Elisheva Zimet, Auschwitz survivor • Alice Offenbacher, Bergen Belsen survivor• Mirko Bezzecchi, survivor the Samudaripen • Antonia Bezzecchi, survivor the Samudaripen • Hanneli Pick-Goslar, friend of Anne Frank, Holocaust survivor • Michael Petrelis, veteran Human Rights Advocate (Usa) • Stichting Buitenlandse Partner • Professor Saimir Mile, jurist, lecturer in Rromsni, Sinti and Kale culture at the University of Paris (INALCO), General-Secretary of the Centre of Research and Action in France Against all Forms of Racism, member of EveryOne Group • Jean (Pipo) Sarguera, President of the Centre culturel gitan – Paris • Emeritus professor Marcel Courthiade, holder of the chair of Rromsni, Sinti and Kale language and civilization at the University of Paris (INALCO) • Kibbutz Netzer Sereni, Israel • Antonia Arslan, essayist and writer • Caffé Shakerato - Intercultura - Genova • Simona Titti, Caritas Livorno • Gazeta de Sud, Cotidian al oltenilor de pretutindeni (Romania) • Oana Olaru, journalist (Romania) • Fabio Contu, playwright and teacher, Comunità Sant'Egidio, Genova • Allie, Gypsy News, NE, Ohio, United States • Guri Gentian - Group of Migrant&Refugees of Salonica • Associazione Yakaar Italia Senegal • Associazione Secondoprotocollo Onlus • Elisa Arduini, Cristina Monceri, Miriam Bolaffi, Roberto Delponte, Noemi Cabitza, Giorgia Kornisch, Claudia Colombo, Andrea Pompei, Chiara Maffei, Federica Battistini (Members of Secondoprotocollo) • Thèm Romano ONLUS Association

info@everyonegroup.com
www.everyonegroup.com

 
Di Fabrizio (del 18/01/2008 @ 08:55:23, in casa, visitato 2532 volte)

Campagna per la preservazione del quartiere rom di Sulukule

Appello Urgente

Un appello urgente per sollecitare un sostegno ai Rom di Sulukule

I Rom di Sulukule sono espulsi dalla città!

Gli abitanti di Sulukule, la comunità Rom più antica del mondo, sono contrari a lasciare il loro quartiere.

Il quartiere di Sulukule, situato nella penisola storica d’Istanbul, è minacciata dal nuovo progetto urbano del sindaco portato in nome del rinnovamento urbano. Le autorità locali sembrano ben decise a mettere in opera questo progetto, che non tiene conto ne dell'interesse degli abitanti del quartiere ne delle reazioni della società civile. Gli enti locali non sono pronti neppure a lavorare con ONGs, le università o anche le camere professionali (di architetti, di urbanisti...).

Questo progetto di rinnovamento urbano prevede d'esiliare a 40 km. dalla città vecchia i Rom di Sulukule, che vivono qui da oltre 1000 anni. Inoltre, gli affitti che sono imposti loro superano di gran lunga le loro capacità di rimborso - esponendoli a lungo termine ad una situazione d'indebitamento eccessivo.

C'è bisogno di un sostegno urgente per fermare un progetto urbano che prevede la scomparsa e l'assimilazione della cultura Rom a Sulukule.

I Rom hanno una Storia di 1000 anni a Sulukule.

I Rom lasciarono l'India nell'XI secolo ed arrivarono ad Istanbul in epoca bizantina. Da qui si dispersero nelle altre regioni del mondo. Dopo la presa di Istanbul da parte dei Turchi nel 1452 e le politiche urbanistiche di Fatih Sultan Mehmed, i Rom si sono installati accanto alle mura bizantine a Sulukule ed a Ayvansaray vicino a questo quartiere. Sulukule è da secoli un centro di pellegrinaggio per i Rom di tutto il mondo. E' il centro culturale della musica e della danza rom. Questa cultura della musica ed una danza ha un'irradiazione nel mondo intero.

  • Il progetto di rinnovamento urbano di Sulukule non è un progetto partecipativo,
  • Il progetto di rinnovamento urbano di Sulukule non rispetta la convenzione del patrimonio culturale immateriale (The Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage),
  • Il progetto di rinnovamento urbano di Sulukule non tiene in conto il Memorandum di Vienna e la convenzione del patrimonio mondiale e dei siti naturali (Convention Concerning the Protection of the World Cultural and Natural Heritage), dato che Sulukule si trova all'interno di mura storiche classificate patrimonio mondiale dall'UNESCO,

Per evitare l'esilio dei Rom di Sulukule,

Per proteggere il patrimonio storico e l'eredità culturale di IStanbul classificata patrimonio mondiale dall'UNESCO.

Con il desiderio che manifesterete la vostra opposizione al progetto di rinnovamento urbano di Sulukule alle personalità politiche seguenti:

Abdullah Gül
Presidente della Repubblica di Turchia
Mail Address:

T.C. Cumhurbaskanligi
Cankaya-Ankara
Turkey
e-mail: cumhurbaskanliği@tccb.gov.tr

Recep Tayyip Erdoğan
Primo Ministro
Mail Address:

Basbakanlik
Kızılay
Ankara
Turkey

Ertuğrul Günay
Ministro della Cultura e del Turismo

:T.C. Kultur ve Turizm Bakanligi
Ataturk Bulvari No. 29
06050 Opera
Ankara
Turkey
e-mail: ertugrul.gunay@kulturturizm.gov.tr

Kadir Topbaş
Sindaco d’Istanbul

Istanbul Buyuksehir Belediye Baskanligi
Sarachane
Istanbul
Turkey
e-mail: baskan@ibb.gov.tr

Mustafa Demir
Sindaco del quartiere di Fatih

Büyük Karaman Cad.
No. 53
Fatih
Istanbul
e-mail: mustafademir@fatih.bel.tr

Contatti: La Piattaforma di Sulukule
Hacer Foggo (hacerfoggo@gmail.com )
Derya Nüket Özer (deryanuket@gmail.com )
Viki Ciprut Izrail (vikichco@hotmail.com )

 
Di Fabrizio (del 07/01/2008 @ 09:22:45, in casa, visitato 1682 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Villafranca Padovana : Una cosa è certa : la famiglia di etnia rom che da oltre due anni vive in una roulotte parcheggiata nel terreno della parrocchia di Ronchi di Campanile, con il consenso del parroco don Antonio Bigolin, non ha alcuna probabilità di ottenere la residenza nel Comune di Villafranca Padovana.

La richiesta avanzata dal sacerdote un mese fa di concedere la residenza ai sei componenti della famiglia rom (padre, madre e quattro figli) è stata respinta proprio in questi giorni dall'amministrazione comunale.

Alla base del "no" c'è la mancanza dei requisiti fondamentali previsti dalla legge. E per farlo non c'è stato bisogno della famosa ordinanza antisbandati promossa dal sindaco di Cittadella Massimo Bitonci, che a Villafranca non è stata adotta, ma è bastato applicare le leggi esistenti.

«Proprio venerdì è stata firmata un'ordinanza di diniego della residenza, perché non ci sono i presupposti di legge per concederla - dice in merito alla vicenda il vicesindaco di Villafranca, Giuseppe Conte - Quella di Ronchi è una situazione ormai diventata insostenibile. Abbiamo avuto anche un incontro con don Antonio, dove abbiamo cercato di fargli capire che comprendiamo il suo senso di carità, ma che non è il caso di andare oltre con questa situazione. Lo abbiamo invitato ad allontanare i rom dal terreno della canonica. Non solo per non continuare ad alimentare i malumori e i problemi che da tempo lamentano i cittadini. Ma anche per salvaguardare l'incolumità stessa del sacerdote, che già in qualche occasione è stata messa a rischio». Lui però non ha dato ascolto agli amministratori e ha continuato dritto per la sua strada.

Tensione anche fra il consiglio pastorale e don Antonio Bigolin, parroco di Ronchi di Campanile, Neppure il parroco fa mistero del fatto che questo suo spirito di carità non sia totalmente condiviso dal consiglio pastorale; i membri del consiglio vorrebbe infatti che don Antonio si impegnasse anche in altre forme di carità.

Una vicenda che ha portato a Ronchi di Campanile anche due inviati della Curia che ieri mattina hanno fatto visita al parroco, come lui stesso ha confermato, per affrontare il problema.

"In modo sereno abbiamo parlato della situazione - ha detto don Antonio -, hanno appoggiato questo mio impegno di carità e si sta concordando il modo più opportuno per spiegare alla comunità questo impegno e il mondo dei rom. Il consiglio pastorale non è d'accordo con quello che faccio, voglio ricordare che per questo non vengono toccati i soldi della parrocchia".

Sul fronte della richiesta della residenza per la famiglia rom, avanzata dal sacerdote un mese fa in Comune, don Antonio ha precisato: "Mi è stato detto dal sindaco che non ci sono i requisiti per concedere la residenza, i bambini vanno a scuola e il papà sta cercando lavoro e una volta che l'avrà trovato se ne riparlerà.

Non fanno accattonaggio, stanno cercando di sistemarsi"

«Il capofamiglia sta cercando lavoro - ha detto il sacerdote - abbiamo stilato un curriculum, ma non è facile trovare. Tre dei quattro bambini vanno a scuola. Non è vero che creano confusione, me lo hanno confermato le insegnanti. Sono persone rispettose che hanno bisogno di aiuto e quello che faccio per loro non lo faccio con i soldi della parrocchia come qualcuno insinua».

Barbara Buretta

 

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