Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : Regole (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/11/2011 @ 09:43:04, in Regole, visitato 1227 volte)

Intitoliamo questo siparietto "prove tecniche di dialogo". La stessa testata un paio di settimane fa, riportava che i Sinti erano disposti a pagare gli arretrati dovuti (rateizzandoli, immagino). Come potete leggere qui sotto, a Stefano Cavalli della Lega Nord questo non basta. Anzi, lo manda su tutte le furie (forse li preferisce morosi).

Piacenza24.eu - Stefano Cavalli, Lega Nord

Pubblicato: lunedì 7 novembre 2011 - 17:16
Piacenza - Sinti di Piacenza, Cavalli (LN): "Sinti strumentalizzano i loro stessi figli per continuare a non pagare. Comune e tribunale dei minori intervengano per revocare loro la potestà genitoriale".

«Devo ammettere - dichiara Stefano Cavalli, consigliere regionale della Lega Nord - che la comunità dei sinti piacentini è riuscita, ancora una volta, a sorprendermi. Pur di non pagare i debiti accumulati per le utenze e pur di ostacolare l'istallazione di impianti capaci di addebitare le utenze in base ai consumi, gli occupanti del campo attrezzato di Torre della Razza ora tirano in ballo, strumentalizzandoli nel peggiore dei modi, i loro stessi figli, privandoli della scuola dell'obbligo. Un comportamento che si commenta da solo, - aggiunge l'esponente del Carroccio - mi auguro solamente che l'Amministrazione piacentina, spesso troppo accondiscendente nei confronti dei nomadi, non ceda ai loro vili ricatti morali. Confido inoltre - conclude Cavalli - che il tribunale dei minori si attivi quanto prima per revocare la potestà genitoriale a coloro che stanno deliberatamente vietando ai loro figli di frequentare la scuola dell'obbligo al solo scopo di poter continuare a consumare acqua ed energia elettrica a sbaffo.»

 
Di Fabrizio (del 27/10/2011 @ 09:44:55, in Regole, visitato 1582 volte)

Da Roma_Daily_News

Budapest, 20 ottobre2011: Oggi, European Roma Rights Centre (ERRC) ha inviato una lettera per fare pressione alle autorità ucraine ad investigare sulla condotta delle forze dell'ordine, impegnate in azione contro i residenti rom, attraverso controlli discriminatori dei documenti d'identità, presa di impronte digitali e verifica di altri documenti, a Leopoli tra settembre e ottobre 2011.

Individui rom a Leopoli hanno riferito di essere stati oggetto di misure specifiche per la raccolta di informazioni identificative personali, in assenza di qualsiasi accusa di coinvolgimento in attività criminali. La polizia ha riferito di avere indagato sui Rom nel corso del processo di regolari controlli in posti pubblici, utilizzando misure per controllare i documenti d'identità di qualsiasi persona rom si trovasse in loco. Alcuni di loro furono anche portati alla stazione di polizia, dove vennero prese loro le impronte digitali, fotografati ed alcuni vennero picchiati.

Azioni simili, rivolte contro persone senza alcun ragionevole sospetto, sollevano serie preoccupazioni sulla legge ucraina, Costituzione inclusa, ed anche sugli obblighi del paese verso i trattati internazionali.

Di conseguenza, ERRC ha richiesto alla Procura della Repubblica di aprire un'indagine sulla condotta e la legalità delle forze dell'ordine a Leopoli, e ad adottare ogni misura per porre fine alle misure illegali e discriminatorie, oltre a giudicare i rsponsabili.

Testo completo della lettera ERRC disponibile in inglese e russo.

Per ulteriori informazioni:

Sinan Gökçen
ERRC Media and Communications Officer
sinan.gokcen@errc.org
+36.30.500.1324

© ERRC 2011. All rights reserved

 
Di Fabrizio (del 27/10/2011 @ 09:05:05, in Regole, visitato 1396 volte)

Continuate a mandarci segnalazioni a corriereimmigrazione@gmail.com o all'avvocato Domenico Tambasco dtamb2000@yahoo.it

IL CASO. E' da qualche mese che ci arrivano segnalazioni da parte di immigrati riguardo le agenzie di Recupero Credito e i loro spregiudicati mezzi di riscossione. M.R., debitore nei confronti di un gestore telefonico, ci racconta di essere stato chiamato e minacciato di "controlli incrociati con l'ufficio immigrazione" in caso non avesse saldato il suo debito. A M.S., per lo stesso motivo, hanno parlato di "segnalazioni all'ufficio competente". Mentre a F.R. hanno fatto notare che, non pagando, avrebbe avuto problemi con il permesso di soggiorno.

Per sciogliere il nodo e capirne di più abbiamo contattato Domenico Tambasco, avvocato professionista e membro dell'associazione Tribunale Dell'Immigrato. Per quanto riguarda i debiti, ci spiega, al momento di richiesta di permesso di soggiorno possono incidere quelli con il fisco, ma non quelli contratti con i privati. Con questi ultimi si può rischiare al massimo un decreto ingiuntivo, ma la procedura legale è costosa e non viene richiesta di solito per importi sotto i 6000 euro. Quindi, per ovviare al problema di pressioni o ricatti ingiustificati, resta solo da fare un esposto in Procura per minacce o violenza privata (o anche solo lasciare intendere di farlo).

COS'E' IL RECUPERO CREDITO
Adesso è utile fare un ripasso su cosa sono queste agenzie, come operano e quali sono le loro tattiche. Il Recupero Credito (e qui lo consideriamo per importi sotto i 6000 euro) è fatto da società che, acquistando o fittando i debiti a prezzi stracciati (da aziende di telefonia, banche ecc) si occupano poi di riscuoterli in via "stragiudiziale". Cioè trovando un accordo bonario, consensuale con il debitore. Come? Chiamandolo e in taluni casi recandosi alla sua abitazione.

LE "ARMI" DEL RECUPERO CREDITO
Non potendo intraprendere azioni legali contro il debitore, perché spesso gli importi sono bassi e non ci sarebbe convenienza, le azioni del Recupero Credito sono solo di pressione. Cartoline, raccomandate e telefonate sono le armi principali. Per i solleciti a mezzo posta può essere usata l'intestazione di un ufficio legale, ma gli avvocati sono di solito interni o appoggiati all'agenzia e le lettere non hanno nessun valore.

COME CI SCOVA IL RECUPERO CREDITO
Per venire a conoscenza del numero o del recapito delle persone, le società di Recupero Credito hanno a disposizione vari mezzi. Una prima parte di informazioni viene passata direttamente dall'azienda verso cui si ha il debito. Se queste non sono aggiornate o corrette, si passa a cercare i nominativi nei vari elenchi telefonici. Come ultima chance, e se gli importi lo permettono, si può richiedere l' anagrafica al comune di residenza (se persone fisica) o una visura camerale (nel caso di un'azienda).

COME SOPRAVVIVERE AL RECUPERO CREDITO
Le società di Recupero Credito caricano i debiti con proprie spese ed interessi. Ciò significa che se dobbiamo "all'azienda X" 100 euro, ci verranno richiesti per esempio 125. Le spese e gli interessi sono sempre indicati da apposite voci e, soprattutto, non è obbligatorio pagarli. Anche senza trovare un accordo con l'operatore telefonico o l'esattore, si può versare solo l'importo corrispondente al proprio debito originario.

NOTA BENE
Tutto questo non significa che i debiti siano illegittimi o non vadano corrisposti. Significa solo che tutto ciò che vada oltre la semplice richiesta (cioè pressioni, ricatti, minacce) sono espedienti illegali da cui bisogna difendersi. A volte ciò che dobbiamo "all'azienda X" è giusto. In altre no, e bisogna non farsi spaventare da un paio di individui incappucciati da professionisti. E questo, ovviamente, vale sia per italiani che per stranieri.

Continuate a mandarci segnalazioni a corriereimmigrazione@gmail.com o all'avvocato Domenico Tambasco dtamb2000@yahoo.it

 
Di Fabrizio (del 22/10/2011 @ 08:57:02, in Regole, visitato 1416 volte)

venerdì 28 ottobre dalle 16.00 alle 18.00
Auditorium Unicef in Via Palestro, 68 ROMA

Quanto è vera la leggenda che i rom rubano i bambini? O forse è vero che sono le istituzioni a "rubare" i bambini rom?
Quanti rom sono accusati ogni anno di rapire bambini nel nostro paese? Quanti i bambini rom dichiarati ogni anno adottabili?

Al fine di trovare risposte veritiere a queste domande sono state realizzate due ricerche sul territorio nazionale che l'Associazione 21 luglio e la Fondazione Migrantes presenteranno venerdì 28 ottobre a Roma nell’ambito del convegno: "LADRI DI BAMBINI. I rom e le istituzioni: dalle leggende metropolitane alle responsabilità nascoste".

Nel corso dell'evento, moderato dalla giornalista Rachele Masci, Sabrina Tosi Cambini dell'Università di Verona presenterà la ricerca "La zingara rapitrice" e, a seguire, la ricercatrice Carlotta Salezzi Salza presenterà "Dalla tutela al genocidio? Le adozioni dei minori rom e sinti in Italia (1985-2005)".

Le conclusioni saranno affidate a Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes e Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio.

Siete tutti invitati a partecipare!

 
Di Fabrizio (del 17/10/2011 @ 09:37:20, in Regole, visitato 1392 volte)

di PETIA EMILOVA

10 mesi con la condizionale ha ricevuto il 23-enne di Varna per incitamento all'odio etnico e alla violenza attraverso "Facebook". Ieri abbiamo riportato che, nel contesto degli eventi in Katunitsa, egli aveva creato l'iniziativa "Strage di zingari". L'invito era quello di raccogliere le "armi" il 28 settembre e in poche ore 76 utenti hanno confermato la partecipazione.

Dinanzi al tribunale distrettuale di Varna ha spiegato che ha creato l'evento dopo aver visto che tutti i gruppi relativi agli eventi di Katunitsa fossero stati rimossi da "Facebook". In questo modo, ha voluto continuare la discussione sul tema degli zingari e invitato alcuni amici i quali lo hanno diffuso in rete . Nonostante l'evento fosse stato chiamato "Strage di zingari" e applicato una foto di una mano con un coltello, Zhechev detto che il suo appello era per una protesta pacifica, alla quale egli non aveva intenzione di partecipare. Fino ad allora, il giovane aveva partecipato a solo una delle tre manifestazioni di Varna a sostegno dei residenti di Katunitsa.

Zhechev è stato condannato a 10 mesi con la condizionale e 3 anni di periodo di prova. Il computer dal quale è stato creato l'evento "Strage di zingari" sarà confiscato.

La sentenza è impugnabile entro 15 giorni.


L'articolo (in inglese) sul Washington Post

 
Di Fabrizio (del 13/10/2011 @ 09:18:04, in Regole, visitato 1281 volte)

Due notizie prese da ImmigrazioneOggi del 3 ottobre scorso

Lega Nord: durata della carta d'identità legata al permesso di soggiorno e cancellazione d'ufficio dalle anagrafi entro 60 giorni dal permesso non rinnovato.
La nuova proposta del Carroccio per rendere ancora più severa la normativa già modificata nel 2009 con la legge n. 94 sulla sicurezza.

Una proposta di legge per equiparare la durata della carta d'identità a quella del permesso di soggiorno e che prevede la cancellazione d'ufficio dalle anagrafi degli stranieri che non presentano entro 60 giorni la documentazione di rinnovo del permesso.
È l'iniziativa del gruppo parlamentare della Lega Nord alla Camera, che vede primo firmatario Luciano Dussin, e che chiede, che per gli stranieri, la durata del documento di identità sia "indissolubilmente legata" alla durata del titolo di soggiorno.
L'obiettivo, ha spiegato Dussin, è quello di "fornire agli organi di pubblica sicurezza ulteriori strumenti di controllo e vigilanza del territorio". Controllo e vigilanza che, secondo il parlamentare, vanno esercitate anche attraverso "la repressione di ogni tipo di utilizzo illegittimo da parte dello straniero dell'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente".
La proposta prevede infatti la cancellazione d'ufficio dall'anagrafe dello straniero che non abbia entro i sessanta giorni successivi alla scadenza del permesso di soggiorno rinnovato la dichiarazione di dimora abituale nel Comune. Un procedimento che, spiega l'esponente del Carroccio, "non avverrà più impegnando risorse e mezzi ai fini del 'rintraccio' o della 'notifica' del provvedimento di cancellazione, ma sarà effettuata d'ufficio". Con questa modifica, "l'onere della prova" spetterà quindi allo straniero, che sarà chiamato a rinnovare il permesso di soggiorno o a fornire un documento che provi come sia stata avviata la richiesta di rinnovo. Oggi, invece, il regolamento anagrafico, modificato con la legge n. 94 del 2009 sulla sicurezza, stabilisce che gli stranieri, entro sessanta giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno, hanno l'obbligo di rinnovare all'ufficiale di anagrafe la dichiarazione di dimora abituale nel comune (e comunque non decadono dall'iscrizione nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno); se non effettuano la dichiarazione nei tempi, si procede alla loro cancellazione trascorsi sei mesi dalla scadenza del permesso di soggiorno, previo avviso da parte dell'ufficio, con invito a provvedere nei successivi 30 giorni.
(Red.)


Filippina arrestata ed espulsa perché nel nullaosta c'è il nome da sposata e non da nubile. Il Giudice di pace annulla.
Si è conclusa positivamente la vicenda iniziata nel 2010 della giovane filippina, che vive a Bologna, con un figlioletto di 4 anni.

È stato annullato dal Giudice di pace di Bologna Nicoletta Maccaferri il decreto di espulsione a carico di una donna filippina di 35 anni, madre di un bambino di 4 anni e mezzo, impiegata in un agriturismo del Bolognese, che nell'aprile 2010 era stata prima incarcerata e poi espulsa per un equivoco nato dal doppio cognome, da nubile e da sposata.
Il marito della donna lavorava a Bologna regolarmente quando lei, J.I., arrivò in Italia nel 2006, con un visto per cure mediche per portare a termine la gravidanza. Permesso che scadeva il giorno della nascita del bambino, il 24 agosto 2006. J.I. fece richiesta di rinnovo, ma il 5 aprile del 2007 le venne notificato un decreto di espulsione per essersi trattenuta in Italia senza aver chiesto il permesso nei termini prescritti. Il decreto le venne notificato in italiano e in inglese, due lingue poco conosciute allora dalla donna. Il suo referente italiano intanto, sia nel 2006 che nel 2007, aveva fatto richiesta di nullaosta al lavoro subordinato per la sua regolarizzazione lavorativa; di conseguenza la donna, ritornata nel giugno 2009 nelle Filippine, il 3 luglio ricevette il nullaosta con regolare visto di ingresso per l'Italia. Con questi documenti tornò a Bologna e chiese il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Nella primavera 2010 ricevette una lettera dell'Ufficio immigrazione per comunicazioni sul permesso di soggiorno: così con il marito e il bambino andò all'Ufficio dove le spiegarono che la sua domanda di permesso non era ammissibile e seduta stante l'arrestarono.
Per il nullaosta al lavoro sarebbero state date generalità diverse, sosteneva nel decreto la Questura, ma secondo la difesa, l'avvocato Cristina Gandolfo, in realtà nel nullaosta c'erano semplicemente le generalità da sposata, fermi restando tutti gli altri dati e soprattutto le impronte digitali rilevate.
Ma per l'Ufficio immigrazione, malgrado anche il figlio in età pre-scolare, la donna – che nel frattempo aveva lavorato regolarmente pagando i contributi – andava espulsa. "Il decreto di espulsione – ha osservato nelle motivazioni il giudice – appare motivato su un presupposto di fatto contrario al vero, in quanto la donna è rientrata in Italia con il nome J.E., riconosciuto nel suo Paese quanto il nome J.I., munita di regolare visto di ingresso ottenuto a seguito di nulla osta al lavoro subordinato concesso dallo Sportello unico per l'immigrazione. Ne consegue che il decreto di espulsione dovrà essere annullato".
(Red.)

 
Di Fabrizio (del 12/10/2011 @ 09:29:45, in Regole, visitato 1185 volte)

Medea.noblogs

Ciao a tutt*, vi inoltro per conoscenza la lettera che ho spedito al gruppo Pam dopo aver assistito ieri ad un episodio di razzismo nel supermercato Metà di Via Madama Cristina angolo Via S.Pellico, a 100 mt da P.za Madama nel quartiere S.Salvario a Torino. Fate girare il più possibile e cerchiamo di boicottare il negozio, il razzismo è una piaga sociale da combattere sempre e ovunque.

Gentile Servizio Clienti,
ieri 6/10/2011 alle ore 13.15 circa mi trovavo in un supermarket del vostro gruppo, ovvero il Metà di via Madama Cristina angolo via Silvio Pellico; ero alla cassa del supermarket e mi apprestavo a porre i prodotti sul carrello scorrevole della cassa, quando dall'ingresso è entrata una signora Rom con sua figlia. Con totale sbigottimento da parte mia e degli altri clienti. la cassiera ha lasciato le sue mansioni e si è messa davanti alla signora impedendole di entrare, adducendo come motivo il fatto che <<Quelli come lei>> non possono entrare nel supermercato. La signora, che voleva solamente acquistare dei pannolini per il suo bebè era sbigottita e confusa. Mi sono rivolto quindi alla cassiera chiedendole se lei aveva visto nello specifico la signora rubare all'interno del locale, ricevendo come risposta un "No",e, nonostante facessi notare che si stava compiendo del becero razzismo identificando il comportamento di un singolo qualunque come di tutta un'etnia o un popolo, la cassiera irremovibile non faceva entrare la signora. In quel momento, vedendo la situazione di umiliazione negli occhi di questa signora, ho posato la merce sulla cassa e me ne sono andato, certo che in quel supermercato non ci tornerò più e anzi, farò di tutto affinchè altre persone mie conoscenti non si rechino in quel luogo.
Questo comportamento mi ha ricordato anni bui della nostra storia, raccontati da mio nonno, quando si impediva l'ingresso nei locali "agli ebrei e ai cani" o quando, nella Torino anni '60, comparivano i "non si affitta ai meridionali" sugli annunci immobiliari, tutte cose che non hanno insegnato nulla se esistono ancora oggi, nel 2011, episodi di questo tipo.
Mi preme ricordare inoltre che è vietato per legge non fare entrare una persona all'interno di un luogo aperto al pubblico, per qualsiasi motivo.
Cordialmente,
Simone Pallaro

 
Di Fabrizio (del 06/10/2011 @ 09:24:24, in Regole, visitato 1120 volte)

Articolo tutto sommato divertente e paradossale quello de La Provincia di Varese.

Molto italiano, soprattutto, indicate tutte le nazionalità coinvolte: mi sorge però un dubbio su che nazionalità sia quella sinta e da chi sia riconosciuta presso l'ONU (insomma c'è sempre chi è meno italiano degli altri). Una svista grammaticale (almeno spero che lo sia!) fa sì che sia stato condannato anche il povero singalese che ha provato ad inseguire i rapinatori. Non si capisce se la vittima del furto debba essere classificata italiana oppure padana.

Veniamo però a sapere che in assenza di nazionalità, la vittima è illustre, anzi: nientepopodimenoché è la moglie dell'attuale Ministro degli Interni (padano o italiano? Mi resta il dubbio). Fatto l'elenco della refurtiva, l'articolo non può fare a meno di notare che le indagini (padane o italiane che siano), sono state quantomeno "sollecite" in questo caso (o sollecitate?). Insomma, questi scalcagnati borseggiatori (per cui istintivamente provo simpatia) hanno avuto sfiga, più o meno come quando in Sicilia qualche piccolo balordo, senza saperlo, pesta i piedi ad un mafioso locale.

Ultima annotazione: furto commesso il 17 novembre 2010, arrestati il 3 febbraio, l'articolo è del 3 ottobre. O la giustizia nel frattempo ha ripreso il suo passo abituale, o nella redazione in quella provincia non hanno molto da fare.

 
Di Fabrizio (del 16/09/2011 @ 14:46:40, in Regole, visitato 1501 volte)

Sono quasi 19' e tutti in inglese, ma visto che qualcuno voleva informazioni...

E se volete sapere che fine hanno fatto le migliaia di firme raccolte S - (

 
Di Fabrizio (del 25/08/2011 @ 09:55:32, in Regole, visitato 1440 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

La Macedonia non ha alcuna base giuridica per vietare ai Rom di viaggiare

9 agosto 2011, by Karin Waringo - Quasi 800 persone, soprattutto Rom, sono state rimandate a casa dalle autorità di frontiera macedoni

Sembra un brutto scherzo. Cinque componenti di una famiglia macedone sono in viaggio dalla loro città natale verso Belgrado, per partecipare al matrimonio di un parente stretto. La macchina è carica di abiti tradizionali da sposa e regali per la giovane coppia. Eppure, all'attraversamento del confine a Tabanovce, una guardia di frontiera macedone ritira i loro passaporti, dicendo che sono diretti a Surcin, l'aeroporto di Belgrado, per imbarcarsi su di un aereo diretto verso l'Unione Europea.

La guardia li accusa di essere falsi richiedenti d'asilo, di quelli che stanno mettendo la Macedonia nei guai con la UE. La famiglia nega. Dopo tutto, hanno lasciato dietro a loro due bambini a scuola, così certo che torneranno in Macedonia dopo il matrimonio. Ma le loro proteste non hanno sortito risultato, se non i francobolli apposti dalla guardia di frontiera sui loro passaporti, ad indicare il divieto a viaggiare. La famiglia è stata rispedita a casa.

Casi come questo - che è stato riportato dal network di OnG ARKA - sono diventati frequenti da quando ai cittadini macedoni sono stati concessi visti per viaggi di breve durata verso la UE. Un mese fa, la rivista internet Balkan Insight ha citato il portavoce della polizia macedone, Ivo Kotevski, che affermava che 80 persone erano state respinte alla frontiera.

Gordana Jankulovska, ministro dell'interno, è stata persino più specifica. In un incontro al Forum di Salisburgo, dove si riuniscono i ministri di otto paesi dell'Europa centrale ed orientale, ha annunciato che a 764 persone è stato impedito di lasciare la Macedonia tra il 29 aprile ed il 27 giugno. Ha affermato che lo scopo di questa "energica misura" era di prevenire l'abuso del regime senza visti - nel 2010, 7.550 macedoni fecero richiesta di asilo nella UE.

Il problema è che le autorità macedoni non hanno alcun fondamento legale per emettere un divieto a viaggiare. Rispondendo ad una nostra richiesta, ci è stato detto che la misura si basa sull'art. 15 della legge sulla sorveglianza di frontiera, che prende a prestito elementi del cosiddetto codice delle frontiere di Schengen. Ma mentre il secondo definisci i criteri secondo cui ai cittadini di paesi terzi può essere rifiutato l'ingresso nell'area Schengen, la Macedonia ha effettivamente iniziato ad impedire ai suoi cittadini di lasciare il proprio paese, cioè tutt'altra cosa.

Ciò che è ancora più preoccupante in queste misure è il fatto che, come nel caso sopra riportato, sembrano riguardare principalmente i Rom. I Rom macedoni sono spesso di pelle scura, per le guardie di frontiera è facile identificarli ed isolarli. Al tempo della nostra indagine, uno dei pochi incaricati consolari che aveva accettato di rispondere alle nostre domande senza far finta di non sapere, ci raccontò di un caso, un esempio di manifesto abuso nel regime della liberalizzazione dei visti per la UE - che diversi Rom viaggiassero in bus alla volta di un matrimonio, ma si suppone che furono in grado di informare la guardia di frontiera sull'esatta destinazione. Pudicamente riferì anche in qualche modo di "problemi che abbiamo in alcune zone del paese" e sul fatto che la Macedonia non fosse capace di fare di più per combattere la povertà.

Di conseguenza, per i Rom poter viaggiare è diventato una specie di lotteria. Molti di quanti vengono fermati al confine, ci riproveranno. E' per questo che le autorità macedoni hanno iniziato a bollare i loro passaporti. Ma non ci sono basi giuridiche per questo divieto, che in realtà viola le leggi internazionali sui diritti umani. E' per questo che la mia organizzazione, assieme ad altre, ha scritto al governo macedone per esortarlo ad abbandonare questa pratica. Governo che da parte sua non ha ancora sviluppato completamente la propria strategia.

Il mese scorso Antonio Milošoski, ex ministro della giustizia, ha presentato una proposta di riforma del codice penale, che renderebbe l'abuso del regime di esenzione dei visti un reato penale. Mentre l'attuale proposta è rivolta alle imprese di viaggio, che possono essere sanzionate anche in assenza di prove sul loro coinvolgimento in presunti abusi, un'altra proposta intende sanzionare quanti hanno fatto domanda d'asilo "sulla base di false ragioni", secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa macedone INA che cita fonti vicino al governo. Queste sanzioni potrebbero includere la confisca temporanea dei passaporti.

Come ha spiegato l'ex ministro della giustizia in un incontro con Cecilia Malmström, commissario UE agli affari interni, il governo macedone "si aspetta che queste misure possano sradicare questi fenomeni non voluti e spiacevoli". Questo è, alla fine, l'elemento più preoccupante dell'intera storia: il fatto che queste violazioni dei diritti umani fondamentali accadano sotto gli auspici e probabilmente il coinvolgimento della UE. Che a sua volta ha già inviato propri rappresentanti nella regione.

Martellano nella testa dei governi: "Le migrazioni di Rom potrebbero condizionare il processo di allargamento", come citato dai media serbi a proposito di Pierre Mirel, direttore della commissione per i Balcani Occidentali. O, nel caso di due settimane fa, di Robert Liddell, capo della sezione politica della delegazione UE a Skopje: "Se nel clima attuale le prossime adesioni  saranno associate alle questioni migratorie,  allora aumenteremo il rischio di rifiuto."

Consapevole delle implicazioni, il governo macedone, al pari di quello serbo, sta già negoziando con la commissione sulle misure da prendere senza interferire con gli standard sui diritti umani. Sarebbe bene se questi negoziati fossero aperti e se fossero condotti per una reale salvaguardia e non per protezioni fasulle.

Dr Karin Waringo è presidente di Chachipe, un gruppo di pressione e consulenza per il rispetto dei diritti dei Rom


NDR - Ho chiesto un parere a Francesco, nostro redattore: ha sposato una ragazza macedone e conosce da tempo i meandri kafkiani della burocrazia e della politica macedone. Questo il suo parere:

"Questa storia la conosco dai media macedoni, fondamentalmente dipende dal fatto che alcuni stati europei hanno minacciato alla Macedonia il ritiro del regime no visa, perché molti rom ne hanno approfittato per espatriare. Ecco perché adesso la Macedonia blocca l'espatrio in assenza di requisiti molto rigidi per la popolazione rom. La mia opinione è che è un ricatto folle, si parla di poche migliaia di persone (considerate che in tutto i macedoni saranno circa due milioni) che vengono usate come strumento di pressione per politiche razziste."

 
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