Rom e Sinti da tutto il mondo

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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

\\ Mahalla : VAI : Regole (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 08/11/2008 @ 15:35:56, in Regole, visitato 1424 volte)

Da Tiscali notizie

Roma, 7 nov. (Apcom) - Via libera alla videosorveglianza e alle ronde di cittadini in materia di sicurezza. E' stato approvato nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato l'emendamento della Lega che permette agli Enti locali di "avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Stato, eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale e cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del territorio".

Ritirato, invece, su richiesta del governo, l'emendamento sempre del Carroccio che prevedeva la possibilità di referendum locali per l'apertura di nuovi campi nomadi o di moschee e luoghi di culto di altre religioni che non hanno stipulato accordi con lo stato. La Lega, comunque, si riserva la possibilità di ripresentare la proposta di modifica in Aula, visto che il termine per la presentazione di emendamenti scade martedì.

Sarà consentito inoltre, agli enti locali, l'utilizzo di sistemi di videosorveglianza "in luoghi pubblici o aperti al pubblico" per la tutela della sicurezza urbana: la conservazione dei dati, oggi consentita per 24 ore, si estende ai 7 giorni successive alla rilevazione, salvo un prolungamento che "non può comunque superare i quattordici giorni".

 
Di Fabrizio (del 10/11/2008 @ 09:02:32, in Regole, visitato 1342 volte)

Da Roma_Francais

Actualité Boulogne - 07.11.2008, 04:58 - La Voix du Nord

Annullato dal tribunale amministrativo a febbraio, l'arresto anti-mendicità deciso dal sindaco di Boulogne, ha nuovamente occupato la giustizia. Il 30 ottobre, gli avvocati del comune e quelli della Lega dei Diritti dell'Uomo si sono nuovamente scambiati i loro argomenti a Lille.

Nel febbraio 2008, il tribunale amministrativo aveva condannato il sindaco di Boulogne ed annullato l'arresto anti-mendicità preso nel 2007.

La Lega dei Diritti dell'Uomo, a fianco dei Rom sin dal loro arrivo due anni fa, aveva fatto un reclamo ed aveva anche ottenuto una vittoria contro il sindaco di Wimeureux... che aveva deciso di non ricorrere in appello.

Frédéric Cuvillier invece ha contrattaccato. E' stata la corte d'appello amministrativa che ha ripreso il dossier evocato il 30 ottobre scorso. "Ho deposto le stesse conclusioni della prima istanza", spiega la signora Calonne, avvocato della Lega, vale a dire che stima che le misure erano senza dubbio sproporzionate nei confronti del rischio incorso: il famoso disturbo all'ordine pubblico. In attesa della decisione della corte, che potrebbe arrivare molto presto, nessun arresto proibisce più la mendicità. Il sindaco stima che "ormai ci siano meno" mendicanti in città.

O. M.

 
Di Fabrizio (del 17/11/2008 @ 08:50:47, in Regole, visitato 3161 volte)

segnalato da Cristina Seynabou Sebastiani

Dopo l'approvazione del Pacchetto Sicurezza le retate della polizia si sono intensificate. Spesso controllori e vigili salgono sugli autobus a far dei controlli diretti in particolare contro gli immigrati. Ora è anche arrivato l'esercito. Tutti accusano i cittadini immigrati di essere clandestini ma nessuno dice che la clandestinità è tutta responsabilità del governo . Quelli che governo, mass media e settori di popolazione chiamano "clandestini" sono persone che lavorano ma che non possono regolarizzarsi perché la legge sull'immigrazione non lo permette. Molti italiani che si lamentano (ipocritamente) del pericolo "clandestini" hanno poi un "clandestino" alle loro dipendenze che lavora nelle loro fabbriche, cura i loro figli e i loro genitori. Questo testo è un intento di far conoscere ai cittadini immigrati, ma non solo, cosa la polizia può fare e cosa non può fare affinché si possano denunciare gli eventuali abusi. Il testo è stato prodotto grazie al lavoro degli avvocati di "Supporto legale contro il razzismo". L'associazione Arci Todo Cambia e la Rete degli Sportelli di ARCI Milano hanno contribuito alla sua realizzazione.

1. Controllo documenti, identificazione e fermo

a) In generale

Gli ufficiali-agenti di polizia (polizia di stato, carabinieri e altri corpi appartenenti all'esercito, polizia municipale - ma questi ultimi solo se hanno la qualifica di agente di polizia di sicurezza- ) possono costringerti a seguirli nei propri uffici se rifiuti dichiarare le tue generalità (nome, cognome, luogo e data di nascita) o mostrare un documento d'identità oppure quando ci sono indizi sufficienti per ritenere che il nome che hai dato o i tuoi documenti siano falsi (art. 11, d.l. 21.3.1978 n. 59): questo viene chiamato fermo di identificazione o accompagnamento. Gli ufficiali-agenti di polizia che ti accompagnano in questura per identificarti devono darne immediata notizia al Procuratore della Repubblica e possono trattenerti per il tempo necessario alla tua identificazione1 e comunque entro le 24 ore ti devono rilasciare. Non è previsto il diritto alla nomina di un difensore.

E' perciò importante e - hai diritto di pretendere - che la comunicazione al Procuratore della Repubblica venga effettuata subito al momento dell'accompagnamento, perché solo da questo momento si contano le 24 ore entro cui devono rilasciarti. Se rifiuti di dire le tue generalità / esibire i documenti, oltre all'accompagnamento in questura di cui abbiamo parlato, puoi essere denunciato per i seguenti reati:

- se sei cittadino italiano o comunitario, e rifiuti di dire il tuo nome, puoi essere denunciato e rischi la pena dell'arresto fino a 1 mese (art. 651 c.p.). Invece se non fai vedere i documenti puoi essere denunciato e rischi la pena dell'arresto fino a due mesi (art. 294 reg .att. tulps e art. 221 tulps).

- se sei cittadino extracomunitario e non fai vedere i documenti (passaporto-permesso), senza un valido motivo, ad agenti-ufficiali di polizia quando te lo chiedono puoi essere denunciato e rischi la pena dell'arresto fino a 6 mesi; se c'è motivo di dubitare della tua identità, puoi essere accompagnato in questura per rilievi segnaletici (fino a un max di 24 ore.) - art. 6 d.lgs. n. 286/98.

Se invece fornisci false generalità a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio, il reato è punito con pene maggiori (che sono stata aggravate col c.d. pacchetto sicurezza - d.l. 23.5.2008, n. 92):
se dichiari (a voce o per iscritto) false generalità e rischi il carcere fino a un massimo di sei anni (artt. 495 e 496 c.p.);
la stessa pena è prevista se alteri il tuo corpo per impedire la tua identificazione - es. alterazioni delle impronte digitali (art. 495-ter c.p.).
E' stata anche introdotta l'aggravante di clandestinità. Questo significa che la pena prevista per il reato che hai commesso può aumentare solo per il fatto che non hai il permesso di soggiorno (art. 61, n. 11 bis c.p.).

Non esiste più il reato di oltraggio a pubblico ufficiale ma rimangono il reato di ingiuria cioè l'insulto o l'offesa a una persona (art. 594 c.p.) che viene spesso utilizzato dalle autorità e il reato di resistenza a pubblico ufficiale (cioè quando qualcuno si oppone con violenza o minaccia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio mentre questo compie un atto d'ufficio (art. 337 c.p). Ti possono accusare del reato di resistenza (anche) se usi violenza o minaccia nei confronti di un incaricato di pubblico servizio o di dipendenti di istituti di vigilanza privata (guardie private) in servizio presso stazioni dei treni, metropolitana e sugli autobus perché sono considerati ausiliari di pubblica sicurezza.

E' importante sapere che per violenza e minaccia si intende qualunque comportamento idoneo ad opporsi all'atto che non sia una semplice resistenza passiva. (ad esempio se ti bloccano fisicamente e cerchi di divincolarti o difenderti in qualsiasi modo verrai accusato di resistenza).
In caso di resistenza, la pena prevista è il carcere da 6 mesi e 5 anni.

b) Casi specifici e consigli pratici

Se ti ferma un agente di polizia/carabiniere:
Se chi ti controlla è un agente in borghese deve prima identificarsi (generalità, numero di matricola, corpo di appartenenza) e mostrare il tesserino di riconoscimento; se non lo fa, non sei tenuto a seguire i suoi ordini.
Negli uffici di polizia è sempre consigliabile chiedere il tesserino di identificazione, segnare la targa della macchina, scrivere il nome dei poliziotti che ti interrogano o fanno il verbale e chiedere sempre una copia di quello che ti fanno firmare; queste cose servono per denunciare eventuali irregolarità e/o prepotenze.
Se ti ferma un militare appartenente all'esercito I militari attualmente in servizio nelle città hanno lo status di agente di pubblica sicurezza, ma non possono svolgere funzioni di polizia giudiziaria. Questo significa che, come polizia e carabinieri, possono:
1)chiederti generalità e documenti di identità
2)portarti in questura per procedere all'identificazione (fermo di identificazione)
3)possono perquisirti e perquisire la tua auto ma SOLO in caso di eccezionale urgenza che non consenta l'intervento del giudice o se devono verificare l'eventuale presenza di armi o esplosivi o droga quando l'atteggiamento della persona non è giustificabile.
Al di fuori di questi casi NON POSSONO perquisirti e le perquisizioni non sono legali. E comunque deve essere sempre fatto un verbale e te ne devono dare una copia (art. 4 L. 22 maggio 1975, n. 152)

Se ti ferma un agente della polizia municipale (ex vigili urbani)
Gli agenti di polizia municipale sono pubblici ufficiali e quasi sempre sono anche agenti ausiliari di pubblica sicurezza (ma possono anche non esserlo) e svolgere funzioni di polizia giudiziaria o polizia amministrativa. Possono quindi fermarti e portarti in questura, commissariato, comando per identificarti.
Se non hanno funzioni di polizia giudiziaria NON possono:

- obbligarti a fare dichiarazioni od obbligarti con la forza ad altro;

- accompagnarti con la forza negli uffici di polizia giudiziaria

- ispezionare nella tua casa, roulotte, tenda o all'interno della macchina salvo che la legge lo autorizzi espressamente.

Non c'è un modo chiaro che identifica le funzioni dell'agente di polizia municipale in quel momento, ma è sempre possibile sollevare la questione.
Il Pacchetto Sicurezza ha dato maggiori poteri ai sindaci quindi è possibile che decretino misure che limitano le libertà personali (multe per chi beve alcolici per strada o si ritrova in gruppo in alcuni luoghi, ecc.) e che gli interventi della polizia municipale contro venditori ambulanti siano maggiori. Nel caso di sequestro di merce durante la vendita ambulante le autorità di polizia devono fare un verbale ed a consegnarlo all'interessato. E' punito il pubblico ufficiale che sottrae, distrugge, al di fuori dei casi previsti dalla legge, o deteriora le cose sottoposte a sequestro (Art. 334 cp: "sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro"). Se sull'autobus o sul treno ti ferma un controllore Il controllore è considerato un pubblico ufficiale (art. 357 c.p.). Cosa può fare:

- può chiederti le tue generalità (nome, cognome, ecc) e se ti rifiuti di dirle ti può accusare del reato art. 651 c.p. (vedi sopra);

- può chiederti di mostrare i documenti SOLO nel caso in cui ti deve fare la multa (perché sei senza biglietto). Se non mostri i documenti può fermarti e chiamare la polizia per procedere alla tua identificazione. Quindi è sempre meglio avere il biglietto.

- ricordati che il controllore non è un agente di polizia anche se a volte si comporta come un poliziotto. Se ti accusa di un reato, deve andare a fare la denuncia come un normale cittadino. A parte il caso in cui non mostri i documenti e deve farti la multa (v. sopra), NON può usare la forza o altri mezzi per obbligarti a far qualcosa, non ti può fare una espulsione, non ti può fermare per consegnarti alla polizia affinché questa proceda all'espulsione.
Riguardo ai casi di rastrellamento sugli autobus, cioè quando i controllori salgono sull'autobus insieme alla polizia o ai vigili, è bene sapere che queste azioni possono essere denunciate all'autorità giudiziaria nel caso in cui controllori e polizia chiedano biglietti e documenti solo agli stranieri e non agli italiani, quindi fanno un controllo basato sulla provenienza etnica o nazionale. In questo caso può essere una azione discriminatoria che può essere denunciata alla magistratura.

E' perciò importante:

- documentare quello che succede (con foto o video). Se ci sono furgoni della polizia documentare quante e quali sono le persone che vengono fatte scendere dall'autobus e portate sulle camionette della polizia; prendere il numero di targa;

- reperire sul posto persone disposte a testimoniare, sia i cittadini stranieri che subiscono questi rastrellamenti sia i cittadini italiani presenti sui mezzi;

- identificare a che corpo appartengono gli agenti (polizia di stato, carabinieri, polizia municipale/vigili) che fanno queste operazioni

- le persone straniere portate sui furgoni della polizia hanno l'obbligo di mostrare passaporto/permesso di soggiorno, eccetto nel caso di giustificato motivo (smarrimento, furto, sottrazione, permesso temporaneamente trattenuto da altri, ecc.); la polizia può portare lo straniero in questura in caso di dubbio sulla identità; il dubbio non può essere comunque basato solo sull'origine etnica/ nazionale.
E' quindi consigliabile chiedere subito spiegazioni sul motivo del controllo e del perché la persona viene portata in questura.
È sempre meglio girare in coppia o in gruppo e che in casa vi sia qualcuno, in modo che vi siano testimoni in grado di raccontare gli eventuali abusi fatti da parte delle forze dell'ordine.
Altri luoghi, oltre all'autobus o al treno in cui si può essere controllati/fermati:

- in ospedale: l'accesso alle strutture sanitarie da parte del cittadino straniero irregolare/clandestino NON PUO' COMPORTARE ALCUNA SEGNALAZIONE ALL'AUTORITA' (art. 35 d.lgs. n. 286/98); quando però si va in ospedale per lesioni derivanti da reato (aggressioni, violenza sessuale, ferite d'arma da fuoco o da taglio, infortunio sul lavoro) i medici hanno l'obbligo del referto, devono cioè segnalare il fatto alla polizia ; non c'è tale obbligo quando il referto esporrebbe la persona a procedimento penale (art. 365 c.p.); la tutela della salute è un diritto fondamentale che deve perciò essere assicurato anche ai cittadini stranieri irregolarmente presenti in Italia: secondo la Cassazione le cure mediche essenziali non comprendono solo le prestazioni di pronto soccorso ma sono comprensive di tutti gli interventi necessari per l'eliminazione della patologia (Cass. 22.9.2006, n. 20561)
Se viene emesso un decreto di espulsione nei confronti della persona che si reca in ospedale per ricevere cure mediche, l'espulsione è illegittima e si puo' fare ricorso

- quando vai in Questura a denunciare un reato che hai subito oppure perché hai smarrito o ti hanno rubato il passaporto, ricordati che se non hai il permesso di soggiorno la polizia puo' darti un'espulsione: in questi casi puoi delegare una persona a presentare la denuncia per tuo conto

- alcuni Comuni richiedono per la pubblicazione del matrimonio misto (fra cittadini italiani/comunitari e stranieri) l'esibizione del permesso di soggiorno, anche se non è previsto questo specifico obbligo. In questi casi il cittadino straniero privo di permesso di soggiorno deve evitare di presentarsi per la richiesta di pubblicazioni. Se insistono nel richiedere l'esibizione del permesso di soggiorno si puo' avviare un procedimento giudiziario per evitare la pubblicazione del matrimonio (art. 100 c.c.) e così ottenere l'immediata celebrazione del matrimonio, per effetto del quale lo straniero irregolare non puo' essere espulso.
L'espulsione del cittadino straniero al momento della celebrazione del matrimonio con cittadino italiano è in contrasto con le norme comunitarie (sent. Corte di Giustizia Europea 25.7.08 nel proc. C/217) e si puo' fare ricorso.

2. Perquisizioni e accesso nell'abitazione

a) In generale
La polizia non può perquisire una persona né entrare in una casa privata o locale privato o una macchina, senza un mandato del giudice (cioè senza un documento scritto che dice chiaramente che lo possono fare). Se hanno il mandato, la persona ha comunque diritto:

- prima di iniziare la perquisizione, ad avere una copia del mandato;

- durante la perquisizione, alla presenza di un avvocato o altra persona di fiducia (che siano facilmente reperibili);
Si possono fare perquisizioni personali e nei locali senza mandato del giudice, nei seguenti casi:
1) quando si sta commettendo un reato o una evasione (fuga) o quando si deve eseguire un'ordinanza di custodia cautelare o un ordine di carcerazione o un fermo (art. 352 c.p.p.);
2) la polizia giudiziaria (polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza, corpo forestale) può perquisire le persone, i locali, le macchine, i bagagli e gli effetti personali per prevenire o reprimere il traffico di droga (art. 103 dpr n. 309/1990) o se ha fondato motivo di credere che ci sono armi, munizioni o esplosivi, qualcuno cercato dalla polizia che si nasconde, un evaso in relazione a determinati delitti di associazione mafiosa, traffico di droga o delitti con finalità di terrorismo (art. 41 tulps e art. 25 d.l. 8.6.1992, n. 306);
Anche in questi casi ti devono lasciare sempre una copia del verbale di perquisizione, anche se non viene sequestrato nulla, dove si indicano le operazioni fatte, il motivo per cui hanno fatto la perquisizione senza l'autorizzazione del giudice, i nomi e la qualifica degli agenti che hanno fatto la perquisizione. Se sequestrano oggetti, documenti, devono essere specificamente indicati nel verbale di perquisizione. Se non sei in grado di leggere, hai diritto ad un interprete e comunque fai sempre scrivere che non parli l'italiano.
La perquisizione in una casa o nei luoghi chiusi vicini a essa NON può farsi prima delle ore sette e dopo le ore venti. Puoi farsi fuori da questi orari se c'e' un'autorizzazione scritta del giudice che ti deve essere mostrata prima (art. 251 c.p.p.)

NOTA: Il pacchetto sicurezza ha introdotto una nuova disposizione che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni per "chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio ad uno straniero, privo di titolo di soggiorno in un immobile di cui abbia disponibilità, ovvero lo cede allo stesso, anche in locazione". Non si rischia di essere denunciati per questo reato quando si affitta a casa a una persona straniera anche se clandestina a prezzi contenuti.

b) Consigli pratici
Chiedi sempre il motivo della perquisizione e ricorda che fuori dai casi scritti sopra, la polizia non ha diritto di entrare nella tua casa: se ad esempio la polizia si presenta a casa tua, senza mandato, perché l'hanno chiamata i vicini perché c'era troppo rumore, non sei obbligato a farla entrare in casa. Se la polizia entra in casa con la scusa di ricercare armi o droga e fa delle espulsioni, queste espulsioni non sono legittime (Trib. Trieste 24.7.2004).

3. Tutela legale

L'uso illegittimo/arbitrario della forza e/o dell'autorità da parte delle forze dell'ordine puo' essere sempre denunciato all'autorità giudiziaria penale.
In caso di percosse, trattenimenti e perquisizioni illegali, atti di razzismo da parte delle forze dell'ordine e controllori dei mezzi di trasporto, puo' essere presentata una denuncia/querela alla Procura della Repubblica del luogo dove si è verificato il reato.
Per i reati che vengono perseguiti solo se la vittima fa denuncia (per es. percosse, lesioni lievi, ingiuria, minaccia ecc.), la denuncia- querela deve essere presentata nei tre mesi successivi al reato.
La denuncia-querela può essere presentata dalla vittima personalmente; è comunque consigliabile l'assistenza di un legale o il supporto di associazioni che offrono assistenza legale, anche per contrastare le eventuali controdenunce.
Contro qualsiasi atto (anche di carattere normativo, come leggi statali, regionali, regolamenti comunali, ordinanze del sindaco, ecc.) e/o comportamento che abbia l'effetto di creare un trattamento differenziato in ragione dell'origine nazionale, etnica, razziale o religiosa può essere proposta l'azione civile contro le discriminazioni etnico-razziali.
Quando il giudice accerta che è in atto una discriminazione, puo' condannare a risarcire i danni, anche di natura esistenziale, subiti dalla vittima della discriminazione.
E' possibile in questi casi rivolgersi ad associazioni che operano nella lotta alla discriminazioni razziali: queste possono infatti avviare questo tipo di processo, sia a supporto di vittime di discriminazioni sia contro le discriminazioni collettive
1. Per identificarti possono effettuare rilievi segnaletici (fotografie e impronte digitali),anche senza la tua autorizzazione. Non possono prendere capelli o saliva senza la tua autorizzazione, eccetto nel caso in cui lo autorizzi un giudice.

 
Di Fabrizio (del 22/11/2008 @ 09:23:04, in Regole, visitato 1166 volte)

Ricevo da Clochard

Virgilio Notizie

Almeno 58 casi: Serve un provvedimento

Roma, 21 nov. (Apcom) - Non si possono dimenticare "quei bambini di età fino a tre anni che vivono in carcere con le mamme detenute, e che continuano a soffrire di questa inaccettabile situazione": lo afferma la senatrice radicale (Pd) Donatella Poretti, all'indomani della giornata dell'infanzia.

In una lettera aperta alla presidente della commissione bicamerale dell'Infanzia, Alessandra Mussolini, Poretti ricorda che "secondo i dati del Dipartimento di amministrazione penitenziaria riferiti al 30 giugno 2008, gli asili nido funzionanti nelle strutture carcerarie italiane sono 16. Sono 58 le detenute madri con figli che vivono con loro dentro l'istituto, quindi sono almeno 58 i bambini minori di tre anni che trascorrono un tempo estremamente prezioso e delicato della loro vita in galera. Alcuni possono accedere ai nidi pubblici, altri trascorrono l'intera giornata dietro le sbarre".

L'auspicio dell'esponente radicale è che venga adottato "un provvedimento finalmente risolutivo della situazione di questi bambini, può e deve essere abbracciato anche dalla Commissione bicamerale per l'infanzia da te presieduta, perché si stimoli la dovuta discussione del Parlamento e si giunga alla più celere calendarizzazione in Parlamento delle proposte esistenti per poter risolvere nel modo più opportuno tale situazione".

 
Di Fabrizio (del 29/11/2008 @ 09:09:07, in Regole, visitato 2579 volte)

Ricevo da Clochard

ROMA (29 novembre) - Non è sempre è schiavitù quando i bambini rom mendicano. Il confine tra riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia o esigenze dettate dalla forte povertà è molto "labile" soprattutto quando si tratta di popolazioni rom dove i genitori "anche per tradizione culturale" mendicano per le strade assieme ai figli. A stabilirlo la quinta sezione penale della Cassazione nella sentenza n.44516 con cui è stata annullata con rinvio la sentenza di condanna per una mamma rom arrestata perché trovata a chiedere l'elemosina insieme al figlio.

La corte d'appello di Napoli nel gennaio scorso aveva condannato a cinque anni di reclusione Mia V. per riduzione in schiavitù: era stata sorpresa due volte dalla polizia seduta a terra con accanto il figlio di 4 anni che per ore, in piedi, chiedeva l'elemosina ai passanti.

Nel ricorso in Cassazione la difesa di Mia si era appellata alla "mangel usualmente praticata dagli zingari".

Il confine tra autorità e abuso. Secondo i giudici della suprema corte non era ravvisabile il reato di riduzione in schiavitù perché occorreva tenere presente soprattutto per "genitori che hanno autorità sui figli il confine piuttosto labile tra autorità e abuso". Soprattutto quando secondo i giudici si tratta di "alcune comunità etniche dove ad esempio la richiesta di elemosina costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura e nella mentalità di tali popolazioni".

I giudici di merito avevano rilevato che la donna mendicava per strada solo per alcune ore, situazione ben diversa, secondo i giudici, dalla "condotta di chi comperi un bambino e lo utilizzi continuativamente nell'attività di accattonaggio appropriandosi dei guadagni". In questo caso, secondo i supremi giudici, si può parlare solo di "maltrattamenti in famiglia". Pertanto la sentenza di appello è stata annullata con rinvio ad una nuova decisione in merito alla configurazione di questo diverso reato.

 
Di Fabrizio (del 01/12/2008 @ 21:19:13, in Regole, visitato 1566 volte)

LEGGO online 01-12-2008 11:58

(ANSA) - NAPOLI, 1 DIC -Eseguite due ordinanze di custodia cautelare in carcere contro due giovani accusati di saccheggio e devastazione dei campi rom di Ponticelli. Agenti della Digos della questura di Napoli e del commissariato di Ponticelli le hanno comunicate oggi a Gennaro Cozzolino di 26 anni e Massimo Ascione, di 18 entrambi residenti nel quartiere di Ponticelli. Gli assalti ai campi nomadi avvennero nel maggio scorso, dopo la denuncia di una donna che accuso' una Rom di aver tentato di rapire sua figlia.
 

 
Di Fabrizio (del 06/12/2008 @ 09:02:36, in Regole, visitato 2982 volte)

Segnalazione di Betty Michelini e Cristina Seynabou Sebastiani

Una risposta concreta di fronte al susseguirsi di episodi di discriminazione e violenza.

Il vademecum sarà presentato a operatori e cittadini stranieri martedì 9 dicembre alle 20,00 presso la sede del NAGA in via Zamenhof 7/A a Milano alla presenza della autrici e del servizio legale del NAGA.

Cosa fare e come comportarsi se non si ha il permesso di soggiorno? in caso di fermo, abusi o violenze da parte delle forze dell'ordine? Cosa fare sei si desidera fare una denuncia? se si ha bisogno di andare all'ospedale? se si è subita una violenza sessuale e si desidera denunciare il proprio aggressore? se si è vittima di un incidente sul lavoro?
Per rispondere a queste domande e a molte altre l'Avv. Melissa Mariani e l'Avv. Anna Brambilla, con la collaborazione di diverse realtà associative e attive nell'antirazzismo. hanno redatto il "Vademecum di resistenza al Pacchetto Sicurezza".
"Il vademecum può diventare un ottimo strumento sia da distribuire alle persone che si rivolgono agli operatori nell'ambito dell'immigrazione per renderle consapevoli dei loro diritti e per far emergere segnalazioni, denunce o semplicemente racconti sia da utilizzare dagli operatori stessi noi in caso di violazioni di diritti" affermano l'Avv. Mariani e l'Avv. Brambilla.
"Un breve testo che può essere utilizzato agli sportelli, sulle unità mobili, in tutte le situazioni d'informazione o accoglienza di immigrati e anche all'interno delle comunità straniere stesse, uno strumento che vuole essere anche una risposta concreata di fronte al susseguirsi di episodi di discriminazione e violenza" concludono i referenti del servizio legale del NAGA.

Per maggiori informazioni:
NAGA
02 58 10 25 99
naga@naga.itsosexp@naga.it

 
Di Fabrizio (del 11/12/2008 @ 08:54:53, in Regole, visitato 1399 volte)

Da Comincialitalia.net di Donatella Papi

Una testimonianza su come nasce il problema degli zingari e una denuncia su un bambino Rom in ospedale privo della possibilità di fare ancora i vaccini essenziali a sei mesi dalla nascita.

Sapendo che in Italia i Rom sono tanti, privi di servizi e si favorisce il rimpatrio, una famiglia Rom (madre e padre diciottenni e un bimbo di sei mesi) sono tornati in Romania. Li ho personalmente assistiti per i documenti. Nonostante le giornate spese per informarci, nessuno ci ha detto che ci sarebbe voluto un certificato di nascita pluringue apostillato dalla questura e tradotto. Abbiamo speso tempo e denaro per un certificato del Comune di Roma e per un documento autenticato dal Consolato di Romania a Roma con la foto del bimbo e il consenso della madre. Ma una volta in Romania questo certificato si è dichiarato inutile e il bambino risulta privo di documenti, il che fa insorgere il medico di base che si rifiuta di visitarlo, curarlo e non possono essere eseguiti i vaccini. Il bambino attualmente, a causa delle precarie condizioni di vita, è in ospedale per la seconda volta sotto farmaci per problemi polmonari. E' stato curato soltanto su insistenze presentando il tesserino sanitario rilasciato dal Comune di Roma con valenza internazionale.

Premetto che il bambino è nato regolarmente, è stato regolarmente iscritto al Comune di Roma, ha tessera sanitaria e codice fiscale. E' stato già accertato di chi è figlio dalle autorità romene ed è tornato in Romania su documento rilasciato dalle medesime.

Capisco che occorra il certificato di nascita plurilingue. Lo abbiamo fatto: un mese di attesa dal Comune di Roma. Poi abbiamo coinvolto un'agenzia poiché i tempi si allungavano ancora e il bambino è privo di assistenza. L'agenzia ha ottenuto la apostilla dalla Questura, ma una volta richiesto al Consolato di Romania a Roma il visto è stato risposto che è necessaria la presenza della madre in Italia.

Ma può una nomade tornare in Italia per questo? E' questo che vogliamo? Ho chiesto al Consolato, spiegando tutto quello che ho detto qui, cosa si può fare essendo già la mamma e il bambino in Romania e data l'urgenza. Nessuna risposta.

Tempo fa avevo avuto il telefono di un centro tra il Comune di Roma e quello di Romania a cui rivolgermi in base a un progetto di collaborazione a questo scopo. Ma mi è stato risposto che il progetto è un altro, che non c'è nessuna collaborazione e delle persone di cui mi erano stati forniti i nominativi non conoscevano nessuno.

Gli zingari sono gli zingari. Ma questi siamo noi. E' giusto che un bambino di sei mesi sia in ospedale, senza assistenza, che nessuno lo vaccini, che nessuno risolva il suo documento, che siano impegnati almeno dieci persone, a spese proprie, senza arriva a nulla. E che si chieda ai nomadi di fare tutte queste trafile, essere rispettosi e in regola, andando avanti indietro con l'Italia con un mucchio di documenti, carte di cui l'ultimo non è mai valido e ce ne vuole un altro.

C'è qualcuno che sa rispondere?  

© 2008 Copyright Comincialitalia.net

 
Di Fabrizio (del 09/02/2009 @ 09:44:54, in Regole, visitato 1506 volte)

Ricevo da Ernesto Rossi

Gentili amiche e amici, vi prego di prendere in seria considerazione il testo allegato. Esso proviene da un’autorità dello Stato e rappresenta la volontà del governo italiano in carica.

Ma vi prego anche di considerarne il contenuto e il significato. E le conseguenze umane e materiali.

Se questo testo venisse applicato così come è scritto, questo significherebbe, per la prima volta in Italia, un formale –e sostanziale- aggravamento delle condizioni dei cosiddetti zingari.

In Lombardia, per quanto concerne l’autorità del commissario straordinario da cui proviene; per altri luoghi, se già non è avvenuto, solo un’anticipazione (Milano, si sa, è, o era, la capitale morale del paese) di quello che potrebbe accadere/accadrà a questa popolazione.

Nei lunghi anni ormai, da che lavoro con loro, quasi quindici, ho visto troppe volte una loro somma d’investimenti di vita –lavoro, percorsi scolastici, ricerca di soluzioni abitative, tentativi di partecipare alla società ‘dominante’- ridotti allo zero da semplici provvedimenti amministrativi, quando non dal solo atteggiamento ostile di chi doveva applicare leggi e regolamenti.

Questa è la tolleranza sottozero.

Finalmente, secondo come si esprimono, insensatamente, le Autorità, anche l’Italia avrà i suoi NOMADI.

Ernesto Rossi

PS: Il regolamento è scaricabile dall'Area approfondimenti e documenti

 

Da Chiesa Evangelica Zigana in Italia

Maselli: gli emendamenti lesivi della libertà religiosa Roma (NEV), 5 novembre 2008 - Il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), denuncia l'incostituzionalità di una serie di emendamenti inseriti nel disegno di legge 733, più noto come "Pacchetto sicurezza", in questi giorni in discussione alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Tra gli emendamenti ne figura uno in particolare che prevede la possibilità di referendum comunali prima della realizzazione sul territorio di campi nomadi, moschee o altri luoghi di culto relativi a religioni che non hanno ancora raggiunto Intese con lo Stato. "La FCEI ha avuto modo a più riprese di esprimere il proprio disaccordo in riferimento all'impostazione del disegno di legge tutto - ha dichiarato Maselli -. Particolare preoccupazione desta stavolta un emendamento che riflette una situazione già legalizzata nella regione Lombardia, dove non è più sufficiente una semplice segnalazione alla Polizia per aprire un locale di culto, ma occorre che lo stesso permesso edilizio sia stato rilasciato specificatamente 'a scopo di culto'. Con l'approvazione di questo emendamento al 'Pacchetto sicurezza' si limiterebbe ulteriormente la libertà di culto, prevista dalla Costituzione italiana. Grave è anche il fatto che si voglia fare una differenza tra chi ha il Concordato o le Intese, e chi non ce le ha: una norma che sarebbe in pieno contrasto con la giurisprudenza della Corte Costituzionale. L'augurio è che i senatori riuniti nella 1ª e 2ª Commissione respingano questo emendamento, ma anche che le norme regionali in merito vengano abolite", ha concluso Maselli.Il presidente Maselli, lo scorso 28 ottobre ha inoltre firmato, insieme a una serie di Associazioni di settore, una lettera indirizzata ai membri della Commissione Affari Costituzionali del Senato, in cui si richiede il ritiro dell'emendamento relativo al rilascio del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età. Se approvata, questa norma infatti permetterebbe alle autorità competenti di non rilasciare più un permesso di soggiorno ai minori che, pur affidati o sottoposti a tutela, siano entrati in Italia dopo il compimento dei 15 anni e/o non possano dimostrare di aver partecipato a un progetto di integrazione per almeno 2 anni.

Pacchetto sicurezza/2. Battisti, metodisti e valdesi uniti contro il ddl 733 Roma (NEV), 5 novembre 2008 - Alcune misure previste dal ddl 733, meglio noto come ”pacchetto sicurezza” attualmente all'esame delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato, non rispettano i diritti umani fondamentali. Lo affermano in una dichiarazione congiunta Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese, e Massimo Aquilante, presidente dell'Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI). Segue il testo della "Dichiarazione delle chiese battiste, metodiste e valdesi".“Il ‘Pacchetto sicurezza’ contiene alcune misure ancora all’esame del Parlamento italiano di politica dell’immigrazione che come cristiani evangelici battisti, metodisti e valdesi riteniamo lesive di fondamentali diritti umani e civili. Chiediamo, pertanto, che Governo e Parlamento non deroghino dai seguenti principi:1. Gli immigrati godono dei diritti affermati nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Anche quelli entrati in Italia senza regolare permesso. Fra questi c’è il diritto alle cure mediche. Respingiamo quindi con fermezza qualsiasi tentativo di limitare per i migranti l’accesso alle cure costringendo le autorità sanitarie a segnalare la presenza di immigrati irregolari negli ospedali. Tale tentativo, qualora venisse approvato dal nostro Parlamento, spingerebbe ad una situazione sanitaria dagli esiti gravissimi, quali ad esempio la ripresa dei parti senza assistenza e degli aborti clandestini o l’aggravamento e la diffusione di patologie anche infettive, con grave rischio sia dei migranti, sia della collettività in generale.2. Gli immigrati hanno diritto, come tutti, all’unità della famiglia. Le molte misure all’esame del Parlamento, nonostante si faccia un gran parlare di famiglia, tendono di fatto a smembrare la famiglia ancora di più nel caso degli immigrati in quanto rendono il ricongiungimento familiare ancora più difficile. Le proposte presentate da alcuni senatori della maggioranza sono disegnate per limitare e quasi impedire il processo di integrazione degli immigrati nel nostro paese. Ci opponiamo a questa logica di arroccamento e di privilegio che rende il nostro paese e il nostro popolo chiuso e inospitale.3. La legislazione in discussione non tiene in considerazione la situazione di ingiustizia e di iniqua distribuzione delle risorse in cui versa il nostro mondo e tende a vedere il migrante senza permesso di soggiorno come un criminale. Come cristiani riteniamo che qualsiasi legge in materia debba ispirarsi al criterio della giustizia e non possa, quindi, non tener conto dei motivi specifici, concreti, che spingono ad emigrare. L’Italia è inadempiente rispetto agli impegni presi nella Dichiarazione del Millennio che stabiliva gli obiettivi per sconfiggere la povertà per il 2015. Per questi principi riteniamo di impegnarci insieme a tutti coloro che, a prescindere dalle motivazioni religiose, ricercano la piena integrazione di tutti e di ciascuno/a. La parola ‘sicurezza’ acquista il suo vero significato quando contribuisce a vincere paure e inimicizie, non a fomentarle.” Per informazioni:Agenzia NEV - Notizie Evangeliche Federazione delle chiese evangeliche in Italia

 
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