Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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\\ Mahalla : VAI : Kumpanija (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/10/2013 @ 09:07:11, in Kumpanija, visitato 1352 volte)

La prima risposta (molto italiana) è:

  • non può fregarmene di meno ...ma parlare di Beppe fa salire il numero dei lettori, quindi:

Altra risposta all'italiana:

  • la domanda è mal posta.

Il mio umilissimo parere l'avevo già dato un anno e mezzo fa, e non si parlava di Beppe, bensì di un piccolo fatto di cronaca nera in Emilia. Sapendo quanto sono pigri i miei lettori, riassumo il concetto chiave: UN BUON 80% DI CHI SI PROFESSA RAZZISTA LO FA PER CONFORMISMO, IN REALTA' VUOLE CHE RAZZISTI LO DIVENTINO GLI ALTRI.

Sì, anche Beppe... mi ricorda tanto certi personaggi da commedia all'italiana, come Borghezio, o Sgarbi o Sallusti, per andare su altri temi. Non sono così, lo fanno per esigenze di scena e non sarebbero neanche obbligati a recitare quel copione. Ma vivono il terrore che i riflettori si dimentichino di loro, e allora devono ricorrere alla battuta, meglio se fuori contesto e che non porti a nulla. Un po' come sparare una puzza in un convegno elegante, magari qualcuno si volta a vedere chi è stato.

Ma il Beppe è un caso a parte, lo ammetto.

Perché da un lato vuole accarezzare la pancia popolana di un'Italia immiserita (nel portafoglio e nel cervello), dall'altra vorrebbe diventare un maitre-a-penser (scusate ma ho un problema con gli accenti) del XXI secolo. Non essendo mai stato né popolano né intellettuale, si è dovuto inventare un movimento, e ora corre davvero il rischio che il movimento si mangi il suo fondatore.

Perché, e qua torno al RAZZISMO DA BAR SPORT di Beppe, nel movimento c'è finito di tutto. Anche nel suo famoso blog (lo leggo dagli inizi, peccato che col tempo sia diventato illeggibile, sia come grafica che come contenuti): ha iniziato con padre Zanotelli per finire ai sacri confini invasi da negri e rumeni. In mezzo c'è stato di tutto e il suo contrario. Con una chiusa desolante, degna più di Casaleggio che del Beppe: NON E' NEI 10 PUNTI.

Ora... ... ... ... ... se 300 persone affogano alle porte di Lampedusa, se i superstiti vengono denunciati come "clandestini" ... ... ... (tento di mantenermi calmo, ma il VAFFANCULO GRILLO lo trattengo a stento), vorrei dagli eletti un briciolo di MORALITA', quella parola che ho sentito tante volte abbinata ai casi più improbabili. Non solo:

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

e allora, viva quei pescatori che sfidano la Guardia Costiera per salvare i naufraghi, viva quel poliziotto che non arresterà un clandestino, viva quell'eletto che sfiderà il suo partito e abolirà la Bossi-Fini (alla faccia di Beppe, i VAFFANCULO arrivano anche così).

Cosa cambia, abolendo il reato di clandestinità? Forse non lo sanno neanche quei M5S e SEL che l'hanno proposto, ma hanno fatto quello che loro competeva. Rimane un quadro europeo che è tutto da dipanare, ma mi permetto di azzardare che, se deve sempre esserci un'altra urgenza,, i 10 PUNTI valgono (e servono) quanto i 10 PIANI DI MORBIDEZZA.

Con questo, spero di aver accontentato i lettori più pigri. Per i solutori più che abili, ho ancora qualcosa:

Vi ricordate Maroni (sì, credo sia ancora vivo) quando a inizio anno diceva "Sul razzismo ci abbiamo marciato"? La Lega non nacque in un'Italia dalla coscienza limpida e pulita, ci mise ovviamente del proprio, ma i razzisti esistevano già. E iniziò prendendosela con gli immigrati, aggiungendo la categoria dei ladri (grandi e piccoli) come contorno; facendosi passare come anti-sistema, come movimento più che partito, come un gruppo di persone antipatiche, ma serie e oneste. Poi, abbiamo visto com'è finita.

In realtà, una fine non c'è. La Lega oggi è abbastanza sputtanata di suo, e PD e PDL ne hanno approfittato per sposarsi, un po' come quelle coppie che litigano ogni giorno, ma stanno insieme un po' per interesse, un po' perché c'è la famiglia da salvare, un po' perché forse si amano davvero ma non vogliono ammetterlo.

Ma la Lega puzza di cadavere, e forse non basteranno gli imbalsamatori Salvini o Tosi a profumarla. Che fine faranno quanti votavano Lega perché speravano in un partito serio ed onesto (turandosi il naso già 20 anni fa)? Che poi magari erano democristi o ciocialisti in crisi di coscienza?

Quanti saranno? Beppe come un avvoltoio è da tempo che se lo chiede; la Kasta, i ladri, gli immigrati... hanno sostituito la Biowash. Alla vecchia Italia codina propone il 2.0, visto che questo paese Internet non l'ha mai capito.

Chiusura:

Siamo nell'ennesima storia italiana: che Beppe e Napo Orso Capo non si sopportino, l'hanno capito tutti. Sulla PELLE dei "clandestini", che rimangono una pietra dello scandalo, assisteremo al passaggio di consegne tra la Turco-Napolitano e la Grillo-Casaleggio (con Bossi e Fini come testimoni di staffetta). A furia di insulti, ma nel segno PRATICO di un'italica continuità.

 
Di Fabrizio (del 26/10/2013 @ 09:03:29, in Kumpanija, visitato 1256 volte)

Apologo del fine settimana a prospettiva variabile (avariabile?)

Mi diceva il professore, uomo buono ed onesto, che i giovani rom non conoscono il loro passato, e stava cercando una maniera per "insegnarglielo".

Non mi ricordo il come e il perché, una sera parlavo con'anziana romnì, le raccontavo che un tempo non molto lontano ad essere zingari si finiva in campo di concentramento. Che oggi non va bene, ma allora c'era gente peggiore Lei mi rispose che del passato non le importava, e poi sputò per terra: "Ma lo sai, tu che mi fai queste lezioni, che se mia nipotina fosse bionda, potrei finire dentro come una ladra? Dimmi cosa è cambiato!"

Io non ci credo che nel 2013 ci sia ancora qualcuno che se vede una zingarella bionda mette in giro la sua foto. E non ci credo che ci siano giornali che accetterebbero tutto questo. Ma, si sa, gli zingari sono dei gran bugiardi e vogliono sempre passare per vittime.

 
Di Fabrizio (del 31/10/2013 @ 09:04:31, in Kumpanija, visitato 2051 volte)

Torniamo a bomba, come si dice. Da rileggere: allegrofurioso. E a tutti un buon HALLOWEEN

Facciamo un altro esperimento mentale. Poniamo che avete una bambina. Di, diciamo, sette anni. Un bel giorno la polizia ve la toglie. Perche' si dice che non e' vostra.

Si scatena allora una campagna stampa contro di voi e contro i vostri vicini di casa. Si dice che voi, o i vostri parenti, o i vostri vicini di casa rubate i bambini, per farli a fette, metterli sul mercato degli organi, venderli ai pedofili, ecc. ecc. Una campagna di stampa con articoli in prima pagina. Sui quotidiani locali (quelli che la gente legge al bar; e ovviamente non avete il coraggio di entrare in alcun bar). Su quelli nazionali. Allarme pedofili, centinaia di bambini spariti. Su quotidiani di tutta Europa. Pensose analisi su come il crimine verso i piu' deboli sia endemico nella vostra comunita'. E pagine facebook so come siete una banda di bastardi, che qualcuno prova ad aiutarvi e si ritrova che gli rubate il portafoglio. E allarme bambini spariti. Intanto vostra figlia sa il cavolo dove e'. Contattate avvocati (e loro aprono il conto). Assistenti sociali. Se vi va bene vi ascoltano; di solito pero' va male e gli assistenti sociali hanno il loro interesse professionale a mantenere i bambini lontani da voi e sotto la loro tutela.

Magari la bambina e' in ospedale. Non ve lo dicono. Poniamo anche che il vostro nonno aveva un fratello, anzi due, gemelli, e anche loro sono finiti in ospedale, un ospedale in un posto in Polonia, dove c'era un dottore tedesco molto interessato ai bambini come voi, per via della leggenda che venite dall'India, e quel dottore si chiamava Mengele e in ospedali e posti di polizia e' successo che sono morti 800.000 persone come voi, e adesso possono essere 800.001 e quell'uno e' vostra figlia. La bimba bionda che vi e' stata sottratta da gente in divisa e la cui foto e' su tutti i quotidiani d'Europa, e in prima pagina su quello che la gente legge al bar, e voi non sapete dove e' la bimba. Vostra figlia.

E poniamo che una vostra zia sia stata sterilizzata, nella Cecoslovacchia comunista, o nella Svizzera capitalista, o nella Svezia socialdemocratica, non fa 'sta gran differenza, c'e' questa idea che voi i bambini non li sapete tenere, per questo le donne della vostra famiglia hanno questa paura di entrare negli ospedali, e di uscirne sterilizzate, ed e' per questo che quando andate in ospedale ci andate con tutta la famiglia, anzi diciamo la tribu', e non lasciate mai l'ammalato solo un momento, per questa terribile, ancestrale paura, che qualche fondamento diciamo ce lo ha. Una paura tanto forte che basta per sopportare le proteste dei parenti degli altri ammalati, la arroganza degli infermieri (ve lo raccontava uno zio, cosa fanno, ai bambini come voi, quelle signore bionde con il camicie bianco).

E andando indietro nel tempo, non e' cosi' raro che bambini vengano tolti a quelli come voi. C'e' sempre qualcuno nella vostra famiglia a cui e' successo. Per esempio perche' non li mandava a scuola. Ma a scuola venivano malmenati dai compagni. Messi in classi separate, a studiare assieme ai bambini con difficolta' cognitive. Mentre loro sono intelligenti. E vivaci. Troppo vivaci, dicono le maestre. E poi le mamme degli altri bambini si lamentano. Quindi il vostro cugino non e' andato a scuola; ma voi ci andreste a scuola a subire umiliazioni e sentir dire che non vi lavate, e spiegare che l'acqua c'era, ma il sindaco la ha tolta? No che non ci andreste. E difatti il cugino non ci andava. Ma sono venuti ancora quelli della polizia e gli assistenti sociali e hanno portato via vostro cugino. E dove sara' vostra figlia adesso.

La hanno portata via. Come succedeva ai vostri cugini. Come succedeva, anche, all'epoca dei vostri zii. Sempre per questa idea che voi non sapete tenere i bambini, che prolificate troppo e di bambini ne fate troppi, che SIETE troppi. Pero' nel contempo, illogicamente, anche attentate ai bambini degli altri, e quindi voi i bambini li rapite. Come se non ne aveste abbastanza dei vostri. Che puttanata. Ma la ggente ci crede. La ggente lo scrive su facebook. La polizia interviene. Gli assistenti sociali confermano. Voi fate troppi bambini E IN PIU' rubate i bambini degli altri. Non perche' ci sono tra di voi dei criminali, come ci sono in ogni gruppo umano (poniamo, tra i preti; o tra i militari). No, perche' proprio SIETE dei criminali, tutti, siete pericolosi. Tutta la vostra famiglia. Tutto il vostro vicinato. Tutta la vostra comunita'. Tutti quelli come voi, sparsi per l'Europa (e anche America, o Sudafrica, o Australia, o persino, come detto, India). Siete dappertutto. E l'allarme bambini spariti e' dappertuttto. E tutto e' iniziato, stavolta, quando vi hanno tolto vostra figlia. Che da settimane non sapete dove e'.

Poi arrivano le analisi del DNA

La bambina era vostra. Scusate, ci siamo sbagliati. Vabbe' succede. Come, risarcimento? E' un casino. Ma mica possiamo andare a chiedere i danni al direttore di un quotidiano polacco, o greco, o spagnolo, che ha trovato interessante la notizia. Si', dai: verificare… Certe notizie non si verificano. E' senso comune. E come si fa a documentare tutto. Che pretese. E da dove si inizia a calcolare il risarcimento? Da quegli 800.000 uccisi? Da quei bambini scomparsi grazie ad assistenti sociali molto zelanti? Lasciate perdere, che se insistete con 'sta cosa del risarcimento succede un casino. Sapete, ci sono pregiudizi, in giro, su di voi. Vedete di rigare dritto, piuttosto.

Ecco, per noi e' un esperimento mentale. Per altri una realta'. Come vi ci trovate?

Male, suppongo. Da schifo.

Benvenuti tra i Rom, i Sinti, i Travellers. Gli zingari, insomma.

 
Di Fabrizio (del 07/12/2013 @ 09:00:03, in Kumpanija, visitato 2369 volte)

di Giorgio Bezzecchi

Signor Galli,

Sono un attivista Rom che da 30 anni condivide la realtà quotidiana dei Rom e Sinti. Ho riflettuto prima di scriverle per l'antica abitudine a sopportare il pregiudizio e la discriminazione, ma alla fine sento il bisogno di rispondere al suo articolo scritto sul "Corriere della Sera" apparso martedì 26 novembre 2013 a pagina 3 della cronaca di Milano a proposito dei funerali di Luca Braidic. Lei parla di "Funerali..........con più poliziotti che familiari"; "celebrati il più in fretta possibile"; e soprattutto di "funerali da boss di mafia...".

Io ho partecipato ai funerali di Luca Braidic celebrati da Monsignor Mario Riboldi, con Padre Luigi Peraboni (da 60 anni tra i Rom e Sinti) con don Massimo Mapelli della Caritas ambrosiana, i Padri Somaschi e esponenti di altre associazioni anche loro impegnati da molti anni con i Rom e Sinti, da lei neppure considerati evidentemente per non essersi degnato di venire a vedere o di informarsi compiutamente.

Premesso che i poliziotti erano 6 con 3 auto e parlavano tranquillamente tra loro sulla piazzetta antistante la chiesa, mentre le famiglie Rom hanno riempito la chiesa con la presenza del Sindaco con partecipazione seria secondo la nostra tradizione; che se per fretta s'intende percorrere i circa 2 chilometri dalla chiesa alla cascina per la sosta per l'ultimo saluto all'abitazione del defunto con fuochi, musica pianti fino all'imbrunire per poi percorrere un altro chilometro fino al cimitero con la cassa portata a spalla, la banda, le decine di corone, di fiori sparsi senza parsimonia (almeno l'ultima strada.... è fiorita anche per lui), certo i bersaglieri invidieranno la nostra velocità; ma la cosa che più mi ha colpito è stato definire da parte sua questi come "Funerali da boss di mafia", un insulto gravissimo per la cultura dei Rom e Sinti.

Tutto il suo articolo è pervaso, oltre che dall'ignoranza delle tradizioni di un popolo antico che avrebbe da insegnare qualcosa anche a lei, da affermazioni approssimative e infamanti ("...persone sopra i 14 anni tutte con precedenti") e quando parla di faida da una vera e totale ignoranza di quello che è veramente successo nelle comunità di via Idro e di via Chiesa Rossa e di quello che ha portato a questo tragico epilogo. Ma tanto siamo "zingari" con i quali lei certo - e per fortuna, aggiungo io - non è in grado di parlare... e per questo lei che fa il giornalista - non ho detto che lo è - dovrebbe almeno avere il dovere non dico di cercare la verità, ma almeno di non sputarci addosso.

Saluti

Milano, 05/12/2013
Rag. Giorgio Bezzecchi
Presidente Museo del viaggio Fabrizio De Andrè

 
Di Sucar Drom (del 24/12/2013 @ 09:00:42, in Kumpanija, visitato 1307 volte)

Da U Velto

 
Di Fabrizio (del 06/01/2014 @ 09:03:53, in Kumpanija, visitato 1132 volte)
 
Di Fabrizio (del 12/01/2014 @ 09:04:16, in Kumpanija, visitato 1301 volte)



Da quando, 25 anni fa, cominciai a frequentare i campi rom, il numero di volontari che si occupa-preoccupa-straoccupa di loro è aumentato notevolmente. Volontari che spesso hanno studiato per operare in quest'area, ma che a volte vengono "paracadutati in zona operativa" senza sapere cosa li aspetta.
Rispetto a loro di sicuro io sono ignorante come una capra, ma credo di poter essere utile dando qualche suggerimento su (alcune, non tutte) tipologie umane che potrebbero incontrare. Stereotipi? Forse, ma chi vuole essere "operatore di strada" potrà correggerli in corso d'opera.

  • The big boss
    Ne ha viste di tutti i colori, ha l'occhio sveglio e una sua opinione su ogni cosa. Il suo cervello è una centrale nucleare di rivendicazioni, progetti, richieste. Come ogni centrale nucleare che si rispetti, ha qualche guaio all'impianto di raffreddamento. Per cui, quando con immensa fatica sarete riusciti ad organizzare assieme qualcosa, e ci sarebbe bisogno della sua presenza fisica (e mentale), puntualmente lo troverete a russare sotto il tavolo, circondato da qualche decina di bottiglie di birra vuote.
  • Giacomino
    Esiste in versione Balkan: carnagione scura e baffoni; o Urban Warrior: testa rapata e ricoperto di tatuaggi.
    Alto 1 metro e novanta per circa 120 chili, qualche cicatrice sparsa qua e là, in realtà è tenero e mansueto come un agnellino. Tendenzialmente inoffensivo, nonostante l'aspetto, anche lui ogni tanto va in tilt e spacca ogni cosa abbia a portata di mano... iniziate a correre prima che sia troppo tardi!
  • Poveriiino
    Può essere un poverino o una poverina. Tono di voce (indipendentemente dall'età) da pensionato con la minima, è circondato/a da uno stuolo di parenti nelle medesime condizioni. Quando vi vede inizia a snocciolare la litania di problemi e cose di cui avrebbe bisogno.
    Arriverà il momento in cui vi telefonerà disperato/a perché la nonna deve essere ricoverata d'urgenza e voi dovete accompagnarla in ospedale. Quando arriverete trafelati al campo, si starà guardando la partita in tv con tutta la calma del caso, la macchina bella lucida parcheggiata di fronte alla baracca.
  • Il diffidente
    Sguardo smorto, fa sempre finta di non parlare la vostra lingua e di non capire. Ascolta ma non risponde, al limite sorride. Poi un giorno improvvisamente si scioglie, per proporvi qualche affare improbabile, che descriverà in ogni particolare. Se mostrate dei dubbi, si offende perché penserà che volete fregarlo.
  • La nonna
    Anche per lei esistono due versioni:
    La Matrona, vive circondata e accudita da figlie, nuore e nipoti, trattata come una regina;
    L'Highlander, che invece si occupa personalmente di: cucinare, guidare il camion, pulire, spaccare la legna ecc. Sul tinello la foto di quando battè Mike Tyson ai punti.
    Tutte e due sono una miniera di conoscenze e consigli, che però snocciolano con grande parsimonia e solo in caso di bisogno estremo. Sono loro a suggerire come trattare col prete o col poliziotto, come riparare l'impianto elettrico, o a spiegare all'avvocato il suo mestiere. O come curare le malattie con le erbe, come lanciare una maledizione, come cucinare per 20 persone spendendo 10 euro...
    E' capace di citare a memoria una legge, un manuale di idraulica, una leggenda; ma nel contempo di cadere in ingenuità pazzesche, cosa che vi darà l'idea di cosa significhi confrontarsi con una cultura diversa.
    Appoggiato accanto alla stufa sta suo marito. E' la sintesi serena di tutti i caratteri sinora elencati. Di solito sta dormendo, dopo una vita di stenti e avventure.
  • I bambini
    E' normale che avendo a che fare con un simile manicomio, si possa avere la tentazione di mollare tutto e andare nella Legione Straniera. I Rom lo sanno e hanno inventato un'arma formidabile: i bambini.
    Innumerevoli e debordanti, dispettosi come animali selvatici, e nel contempo affettuosi e appiccicosi come orsetti di pelouche, sono intelligenti, vivaci, affamati di ogni cosa e ogni idea, come qualsiasi loro coetaneo. Pochi sanno resistere al loro fascino e al loro amore per cui, nonostante fatiche e disillusioni, continuerete a tornare al campo.
    Avrete comunque uno schock personale e culturale, perché lo stesso bambino quando compirà 10 anni, comincerà a comportarsi, pensare (e agire, soprattutto) da adulto, pretendendo di essere trattato come tale.

PS: a proposito di stereotipi...

 
Di Fabrizio (del 20/01/2014 @ 09:08:23, in Kumpanija, visitato 3273 volte)
Può esistere un'immagine più "irrispettosa" di questa, riguardo il GIORNO DELLA MEMORIA? Cosa ci fa qua e perché, lo scoprirete leggendo questo post...

di Jovica Jovic - Cari amici, c'è una cosa che da tempo mi fa stare molto male, soprattutto di questo periodo. E non è la salute, non sono i soldi... è quella parola: PORRAJMOS.

Ogni anno, l'ultima settimana di gennaio ci incontriamo, voi a sentirmi e io a suonare, per la Giornata della Memoria, e quella parola ritorna puntuale. Voi, magari, la dite perché l'avete sentita da qualcuno istruito e, come noi Rom, la ripetete perché quello che è accaduto allora fu di una tale violenza, che dopo tutti cercarono un termine per descriverlo. Gli Ebrei trovarono la parola Shoa, tra i Rom cominciò a diffondersi "porrajmos".

Quello che molti di voi non immaginano, è che la parola nella mia lingua significa STUPRO (si può usare solo per gli organi sessuali), quindi è estremamente violenta, ma del tutto inadatta ed offensiva ad essere pronunciata per descrivere gli stermini della seconda guerra mondiale. Può andare bene per qualcuno di voi, ma io non potrò mai dirla di fronte alle mie figlie, di fronte a una qualsiasi famiglia rom.

Ecco, parlerò a qualcuno di voi, sperando che mi capiate. Tenterò di essere calmo e comprensibile, e per questo devo spiegarvi alcuni termini della mia lingua (i termini in lingua romanés sono stati adattati alla grafia italiana, ndr.) :

  • PORADJOS: donna, apri le gambe.
  • PORAVESLES tu
  • PORAVASLES noi
  • PORAJMOS in tanti, assieme, come fare un'ammucchiata.

Per essere completi, esiste nella nostra lingua anche (due parole staccate) PO RAJMOS, che si può tradurre con "la signorilità", ma è ovvio che questo non ha alcuna relazione con l'uso che si dovrebbe fare della parola.

Quello che ho detto vale per la maggioranza dei Rom e dei Sinti - non pensate che il mio sia un capriccio: ho 60 anni, e sono figlio di una famiglia che ha partecipato alla II guerra mondiale, lì sono morti mio nonno, mio zio e poco dopo mio fratello che aveva contratto il tifo. La storia è raccontata nel libro Niente è più intatto di un cuore spezzato. Per me ricordare oggi quegli anni, usando quella parola, è come mancare di rispetto a loro e ucciderli nuovamente.

Tra i Rom, c'è chi non parla più il romanés, e altri che lo parlano per sentito dire, magari adattandolo alla lingua del paese dove vivono. Anche loro parlano allora di "porajmos" senza sapere di cosa si tratti. A loro non posso rimproverare molto. Ma quando ho parlato di questi miei sentimenti a Rom influenti e di cultura, mi è stato risposto pressappoco così: "Jovica, tu hai ragione. Ma ormai è tardi, è una parola che sta circolando da tempo e quello che tu chiedi non ha un valore pratico, anzi sarebbe anche impopolare". Avrà poco valore e sarà impopolare forse per loro, per me è una questione di rispetto per me e per l'affetto alla mia famiglia.

Con voi gagé le cose non sono andate molto diversamente. Ho scritto a molte persone di cultura, a molti che vivono nel mondo dell'informazione e della divulgazione. Le stesse persone che mi chiamano a suonare. Non ho avuto risposta. Durante i concerti, chiedo che se ne parli, ma non c'è mai il tempo pratico per farlo. Solo Moni Ovadia, durante la presentazione milanese del libro "La meravigliosa vita di Jovica Jovic", che ha scritto con Marco Rovelli, ha rotto infine il muro del silenzio.

Allora che termine usare, mi chiederete? Ultimamente, ho sentito adoperare SAMUDARIPEN, viene dalla parlata dei Rom Khorakhané, significa "totale omicidio". Anche i Rom Abruzzesi hanno un termine simile: MUNDARIPE'. Il termine esatto da adoperare sarebbe BARO MUNDARIMOS LE MANUCHENGO, cioè:

  • BARO = grande
  • MUNDARIMOS = omicidio totale
  • LE MANUCHENGO = dell'umanità.

Si sarebbe potuto dire LE RROMENGO, ma in questo caso si sarebbe reso omaggio solo alle vittime rom, con MANUCHENGO invece io ricordo anche gli Ebrei, gli omosessuali, i Testimoni di Geova...

Questo è tutto. Non mi importa di quanti sono stati zitti sinora, io andrò avanti finché campo a difendere le mie idee e i miei ricordi. Se volete, se avete capito, datemi una mano a far circolare questi pensieri, anche sulla stampa, anche su Facebook, dovunque. E forse, riusciremo assieme a fare un po' di luce, su tutti i defunti uccisi dal razzismo e dal fascismo

Grazie.

Nota del redattore: Sembra destino che sul Giorno della Memoria io debba incrociare la strada di Jovica: è successo nel 2011 e poi nel 2012 fu lui a stimolare le mie riflessioni. Come mai?

  1. Jovica, valente musicista, è un amico che rispetto. Conoscendolo, trovo che quell'etichetta "musicista" sia limitativa per una persona intelligente e di grande senso morale come lui.
  2. Non ha importanza (anzi, ne ha molta, ma non intendo scrivere di questo) se quanto Jovica ha affermato sopra possa essere condivisibile o di vostro gradimento. La cosa importante, per me, è che possa esprimersi sulla storia della sua famiglia, sui suoi valori, e questo non possiamo portarglielo via, come se fosse un campo o un documento.

Non so neanche dove arriveranno le sue parole, la strada è lunga e affollata da gente che ruba idee e frammenti di vita ai Rom, e tenta poi di spacciarli come se fossero una loro invenzione. In mezzo a tante grida, Jovica ha salvato la sua fisarmonica. E' ora che si salvino anche le sue idee.

Anche questo video, per terminare, potrà sembrare irrispettoso, ma almeno è allegro. Perché, ricordando questa giornata, le giovani generazioni e la loro gioia sono il nostro solo comune futuro.

 
Di Fabrizio (del 18/02/2014 @ 09:02:07, in Kumpanija, visitato 1847 volte)

Segnalato e tradotto da Lia Didero e Anita Silviano, da Una antropologa en la luna

Non parola di Gitano ma Gitane con Parole.

"Ci sono tanti stereotipi da dovere abbattere, molta mitologia e la tendenza dei non-gitani europei a considerarsi l'unico modello, le uniche libertà. Le nostre dinamiche sono diverse, vogliamo emanciparci a modo nostro. Perché non può esistere la diversità?"
Rosa Jimenez, direttore dell'associazione Romi Sinti.

A tutti costa molto sapere chi si è. Cos'è essere gitani? Spagnoli? Europei? Cos'è essere donna? O uomo? L'identità è qualcosa sulla quale tutt* devono lavorare, riflette Araceli Cañadas, dottoranda presso l'Università di Alcalá, dove insegna "Gitani di Spagna, storia e cultura". "La differenza tra l'identità Romì e le altre, è che se tu volessi approfondire la tua identità non-gitana, trovi argomenti, libri, documenti, professori, ecc, ma se voi voleste approfondire la vostra identità gitana, manchereste di un corpus bibliografico o documentale, manchereste di una tradizione accademica... Per ora, devi riferirti a questi schemi fissi e stereotipati, o questo o nulla.

L' ultimo rapporto della Fundación Secretariado Gitano in collaborazione con il Centro Nacional de Innovación e Investigación Educativa (CNIIE), dà alcuni dati scoraggianti: "Solo il 62,7% ha completato al massimo istruzione primaria, il 24,8% ha conseguito la licenza della scuola secondaria obbligatoria (ESO) e solo il 7,4 % ha raggiunto l'istruzione secondaria superiore completa (liceo e formazione professionale)".

Il primo documento finora conosciuto, in cui si parla dell'arrivo dei gitani in Spagna, risale al 1425 - cioè, stiamo parlando del XV secolo - spiega Canadas." Stiamo forse dicendo che, in sei secoli, la comunità gitana, si è dedicata solo a leggere la mano e a delinquere? E' assurdo. Ci sarà stata una parte della popolazione gitana, che è stata all'università, però i gitani sono invisibili, perché non si vuole mostrare questa realtà".
"Ho visto in alcune classi come i /le professor* trattano i bambini e le bambine gitane, dicendo che dormono, che non leggono... perché questa è l'immagine che si ha del popolo gitano. Come se fossero sempre la causa dei problemi in classe, quando in realtà non è così," dice Gina, una studentessa di Lavoro Sociale.
"Questo è chiamato effetto Pigmalione", dice Patricia Caro, studente di psicologia e membro dell'Associazione femminista per la diversità zingara.
"E' fascismo. Al sistema è utile che i gitani siano una frangia sociale dalla quale non si può uscire - afferma Pepi Fernandez, lavoratrice sociale.
Soraya Giménez, che lavora presso l'Istituto di Cultura Gitana, rileva l'importanza di apprezzare e lavorare quanto è stato realizzato: "Se i media ci stereotipizzano e ridono di noi [...] realizziamo mezzi di comunicazione gitani e lottiamo. E' davvero un problema di autostima".

Isabel Jiménez, Responsabile territoriale FSG in Aragona, sottolinea: "I programmi televisivi ci hanno recato molto danno. Mostrano la parte più folclorica e lontana dalla realtà ",osserva inoltre che "gli atti come nozze e rituali che insegna la televisione, hanno fatto il loro tempo per la maggior parte delle famiglie, che preferiscono come tutte le altre, qualcosa di più discreto".
Celia Gabarri, tecnica nella FSG, è la quinta di sei figli e l'unica che ha deciso di studiare. "Una è libera se può scegliere. Non si può dire che si sceglie liberamente, se si conosce un solo percorso e la formazione è la strada per le pari opportunità". "Il cammino tradizionale, era sposarsi a 16 anni, diventando donna, senza un processo di maturazione emotiva. Adesso, questo è cambiato. Le madri vogliono che le loro figlie scelgano, vedano il mondo e studino".

... "Ho udito un professore dire a una bambina: "Ma tu, perché sei qui, se puoi vendere al mercato? Non sprecare tempo", se si demoralizza una bambina, ciò si unisce alle sue paure di essere diversa tra i non-gitani" afferma Rosa Jiménez, direttora dell'associazione Sinti Romí.

Uno dei temi ricorrenti quando si parla di sessismo nella comunità romì è il fazzoletto: un simbolo che raffigura la verginità della sposa il giorno delle nozze. Soraya Motos, anch'essa dell'associazione sostiene che è una questione culturale. "Anche le cattoliche si vestono di bianco per andare all'altare, simbolo della purezza. Non c'è molta differenza. Le cose sono molto più evolute e modernizzate rispetto a ciò che tutti pensano Preserviamo le cose buone che ha la nostra cultura e lasciamo alle spalle quelle che non ci piacciono, che erano negative e limitavano le libertà".

Jiménez si lamenta delle "scemenze" che si dicono sulle gitane. "C'è bisogno di contestualizzare. Il machismo è ovunque, non solo tra il popolo zingaro. Quello che accade è che esso è più stereotipato nella nostra cultura. Ci vedono girare in pantofole a casa e ci assegnano l'emarginazione in alcuni o molti casi può anche essere, ma è anche vero che non si rendono visibili altre forme di essere gitane".
"Ci seguono nei negozi, al momento di affittarci un appartamento, danno per scontato che lo distruggerai, se vai a cercarti un lavoro, ti guardano in cagnesco, se chiediamo una sovvenzione, siamo indicati come migranti... racconta ridendo. "Quando sento gli stereotipi, mi chiedo dov'è il rispetto della differenza, perché non si può essere diversi, perché per integrarmi, devo diventare te, Nonostante abbia studiato, conquistato spazi, sia uscita da casa, partecipo alla vita pubblica. Non voglio smettere di essere gitana, perché sono orgogliosa di esserlo".
"Siamo sempre più visibili, vedono i nostri volti l'8 marzo, lottiamo mano nella mano con le altre donne. "Ci sono tanti stereotipi da dovere abbattere, molta mitologia e la tendenza dei non -gitani europei a considerarsi l'unico modello, le uniche libertà. Le nostre dinamiche sono diverse, vogliamo emanciparci a modo nostro. Perché non può esistere la diversità?"
"Vogliamo che capiscano la formazione delle donne come qualcosa di buono per la famiglia e la comunità. Vogliamo che gli uomini ci accompagnino in questo percorso di lotta. Andiamo lentamente, ma arriveremo" (Nelle nostre dinamiche) prevale la collettività sull'individualismo. Intendiamo la libertà in modo diverso".
"E ' un patrimonio impressionante che non si apprezza, che non è valorizzato. E' bello il fatto dell'identità, la famiglia, i riti sui defunti, il rispetto tra i gruppi di età, l'amore per i bambini. Ci sono tantissime cose importanti", afferma Ana Giménez Adelantado, gitana kalé e Dottora in Antropologia.- . "Un essere umano è in primo luogo, la sua cultura e le sue esperienze. Probabilmente l'antropologia mi aiuta a capire meglio il mio mondo gitano, in cui io vivo e posso analizzare la famiglia, i bambini, la scuola, le relazioni o la quotidiana realtà. Essere, però, una zingara è una condizione assolutamente differente. Viviamo in una società pluralistica e multiculturale in molti sensi. A questo proposito, l'astrazione che facciamo della donna zingara è falsa, è teorica, perché non ha nulla a che fare con la vita quotidiana di molte donne. C'è da fare quest'astrazione, ma deve essere spiegata attraverso le esperienze di differenti donne e permettere che esse la spieghino".

 
Di Fabrizio (del 27/02/2014 @ 09:06:39, in Kumpanija, visitato 1887 volte)

Giovedì 6 marzo, ore 20.45
Libreria Popolare Via Tadino, 18 - 20124 Milano

partendo dal libro I Rom di Rubattino, una scuola di solidarietà
...dove sono andati, cosa hanno fatto

Incontro con la co-autrice Flaviana Robbiati - Assunta Vincenti di "Mamme e maestre di via Rubattino" - Stefano Pasta della Comunità di Sant'Egidio
coordina Fabrizio Casavola dell'associazione MAHALLA

Era il 19 novembre 2009, GIORNATA DEI DIRITTI DELL'INFANZIA, pioveva mentre si stava svolgendo una grande iniziativa a tema in Comune. Quello stesso giorno alcuni bambini DIVERSI venivano sbattuti per strada con i loro genitori e niente da portarsi dietro, dallo stesso comune di Milano.
Iniziò allora la RESISTENZA di Rubattino, che vide assieme le famiglie rom, gli insegnanti, i genitori dei loro compagni di scuola, cittadini, sacerdoti, persino un produttore di vino... Si concretizzò l'idea di una Milano diversa e solidale, che non si limitava a protestare, ma sapeva reagire.
Quelle e altre vicende furono narrate nel libro che rivedremo stasera, e che raccoglieva esperienze e testimonianze dirette delle protagoniste di quelle vicende.
Nel frattempo, è cambiata la giunta comunale, e soprattutto sono nati diversi progetti di integrazione. Al di là delle ricorrenti attenzioni e smemoratezze dei mezzi di informazione, tenteremo di fare un bilancio su come silenziosamente prosegue l'esperienza milanese di questa storia che per la prima volta ha unito cittadini rom e no in un progetto.

 
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