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La redazione
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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 20/10/2006 @ 10:15:24, in Europa, visitato 1148 volte)

Intervento de "La voce dei Rroms" alla conferenza dell'OSCE | 17 ottobre 2006
Intervento di Saimir MILE, moderatore del gruppo di lavoro rrom sul Piano d'azione e portavoce dell'associazione "la voce dei Rroms"

Ambasciatori onorati,
Signore e signori,
Cari amici e colleghi,

Come moderatore del gruppo rrom di lavoro sul piano d'azione e come attivista dei diritti umani che vive in Francia da 10 anni, vorrei richiamare la vostra attenzione su un fatto che avevo citato in occasione della seduta di lavoro sulla democrazia e le elezioni. I discorsi e le discussioni nelle riunioni sulla dimensione umana dell'OSCE danno generalmente l'impressione che i paesi dell'Ovest garantirebbero un aiuto ai paesi dell'Est nei processi di democratizzazione di questi ultimi. Faccio parte di quelli che rifiutano di vedere questo scambio come a senso unico, tanto più che, vivo in Francia, sono testimone di tutta una serie di problemi che rimangono invisibili, o nei migliori dei casi, inascoltati nelle riunioni dell'OSCE.
Soprattutto dal 2003, la situazione della popolazione rrom in Francia, dei Rroms di nazionalità francese e di quelli aventi una nazionalità straniera, si sta deteriorando in modo inquietante. Ho fatto riferimento due giorni fa dell'esclusione legale dei Rroms francesi della vita politica, attraverso una discriminazione creata dalla legge francese. Devo aggiungere a ciò il criminalizzazione della sosta dei caravan al di fuori delle aree designate, che in pratica non esistono quasi, la violenza regolarmente esercitata dalla polizia su Rroms, Sinté e Kalé, francesi e stranieri, in occasione delle espulsioni, l'estorsione dei Rroms da parte di poliziotti, che senza alcun mandato, estorcono loro somme di denaro e i documenti d'identità, e l'elenco sarebbe ancora lungo.
Così, in questa mia doppia posizione, allo stesso tempo come attivista rrom che vive in Francia e come persona impegnata a livello internazionale per i diritti umani, vorrei presentare le raccomandazioni seguenti all'OSCE, ai suoi stati partecipanti ed inoltre, una serie di raccomandazioni specifiche per la Francia:

Raccomandazioni all'OSCE ed alle sue istituzioni:

  1. Riconoscere il popolo rrom riferendosi alla sua identità, evitando la sua stigmatizzazione sociale, modificando il paragrafo 72 del Piano d'azione come segue : "prevedere di adottare misure volte a garantire il rispetto, la protezione e la promozione del rromani e del suo insegnamento, come pure della cultura rrom come parte integrante del patrimonio culturale europeo". Tale era la formulazione proposta dal gruppo rrom di lavoro sul piano d'azione, una questione ribadita alla conferenza di Cordoue sull'antisemitismo e le altre forme d'intolleranza.

  2. Associare, quindi, il gruppo di lavoro rrom al Piano d'azione, nella sua messa in opera, la sua valutazione e la sua revisione. Delegare ed accordare il bilancio necessario sulle questioni rroms e per organizzare il "gruppo 2018 ", che si sostiene sull'esperienza e la competenza del gruppo rrom di lavoro sul Piano d'azione.

  3. Includere progressivamente i problemi d'ordine sociale che affrontano Rroms e Sinté nelle attività rispettive dell'OSCE.

Raccomandazioni agli stati partecipanti:

  1. Adottare meccanismi di partecipazione che si basino sulle raccomandazioni del gruppo rrom di lavoro, in particolare sul principio di prossimità.

  2. Adottare misure concrete per utilizzare interamente le risorse umane esistenti fra Rroms e Sinté, finanziando programmi d'insegnamento per allargare e consolidare un'elite rrom, capace di agire come un partner reale nella messa in opera delle politiche.

  3. Utilizzare ragionevolmente il metodo di determinazione degli obiettivi specifici dei Rroms e Sinté con le politiche sociali, per rispondere ai problemi specifici incontrati da questa popolazione, evitando l'aumento dell'ostilità fra quelli che, che appartengono alle popolazioni maggioritarie, parte dello stesso segmento sociale, esclusi economicamente e socialmente.

Raccomandazioni specifiche per la Francia:

  1. Ritirare le disposizioni della legge finanziaria 2006 che istituisce una tassa d'abitazione per i caravan, discutibile nel suo principio stesso (il caravan non è riconosciuto come alloggio nei termini dei vantaggi sociali che un alloggio procura) ed esorbitante nel suo importo (3 volte superiore alla tassa d'abitazione applicata agli alloggi nel centro di Parigi).

  2. Riconoscere la presenza sul suolo francese di una popolazione rrom come una componente della diversità sociale e dell'identità nazionale francese.

  3. Adottare una posizione politica chiara e misure concrete per fermare la violenza poliziesca esercitata gratuitamente su Rroms e Sinté, siano di nazionalità francese o straniera.

  4. Riformare il funzionamento della "Commissione consultiva della gens du voyage" per ottenere una partecipazione reale ed una legittimità di questa struttura.

  5. Realizzare le aree d'accoglienza necessarie, come previste dalla legge, tenendo debitamente conto della domanda legittima delle persone interessate ad avere accesso a terreni familiari.

  6. Finanziare delle borse di studio per i candidati, francese e stranieri, agli studi di lingua e civilizzazione rromanies, come un mezzo di soluzione duratura a tutta una serie di problemi regolarmente identificati in Francia ed in misura maggiore, in Europa.

  7. Garantire una parità di trattamento, attraverso un equilibrio nell'aiuto finanziario alle associazioni "amiche degli zingari" ed alle associazioni rroms, fondata sulla competenza ed il potenziale rispettivi di queste associazioni.

 
Di Fabrizio (del 19/10/2006 @ 10:51:49, in Europa, visitato 1165 volte)

Diversity YES Intolerance NO. è una petizione promossa dal gruppo socialista nel Parlamento Europeo che verrà presentata a dicembre 2006 al Premier europeo in carica. In inglese, si può sottoscrivere a questo link:

http://www.pes.org/content/view/712/1700036/lang,en/

 
Di Fabrizio (del 18/10/2006 @ 10:51:49, in Europa, visitato 1329 volte)

COMUNICATO GIORNO INTERNAZIONALE PER LO SRADICAMENTO DELLA POVERTA'

  • Oltre il 10% dei 72 milioni di poveri in Europa sono persone gitane.
  • Malgrado i miglioramenti, gran parte delle famiglie gitane spagnole si trovano in situazione di povertà ed esclusione sociale.
  • I pubblici poteri hanno l'obbligo di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno esercizio della cittadinanza di molte persone gitane, tramite politiche di inclusione e di lotta contro la povertà, che promuovano il reale incorporamento sociale della popolazione gitana spagnola.

(Lunedì, 16 ottobre 2006)  Nel "Giorno Internazionale per lo sradicamento della povertà", la Fundación Secretariado Gitano (FSG) vuole richiamare l'attenzione sulla situazione della comunità gitana europea e, in particolare, di quella spagnola che nonostante gli sforzi e i progressi per una piena integrazione, continua ad essere uno tra i gruppi col più alto tasso di povertà e di rischio d'esclusione.

La situazione precaria nell'accesso alla formazione e all'impiego, l'insufficiente attenzione del sistema educativo verso gli alunni gitani e la discriminazione che colpisce questa comunità, sono alcuni dei fattori che stanno alla base della realtà di povertà ed esclusione di gran parte dei gitani.

  • I dati dello Studio Popolazione Gitana ed Impiego elaborato da FSG con l'appoggio del Fondo Sociale Europeo mostrano che solo il 51% della popolazione occupata di questa comunità è salariata, comunque in condizioni più precarie della media spagnola. Si notano alti tassi di disoccupazione (13,4%) e di occupazioni sommerse e senza protezione (24%).
  • La bassa qualificazione tra i maggiori di 16 anni (il 70% non ha terminato la scuola dell'obbligo) e l'elevata percentuale di alunni che non finalizzano l'insegnamento e non accedono ad altre opportunità di formazione lavorativa sono uno scoglio per lo sviluppo della comunità gitana e contribuiscono a mantenere in futuro la situazione di povertà. L'80% che inizia un corso di formazione, abbandona prima di terminare il corso, secondo uno studio di FSG in collaborazione con il Centro de Investigación y Documentación Educativa e l'Instituto de la Mujer.
  • La persistenza dell'isolamento e della segregazione abitativa mostrano situazioni in cui non si garantiscono i diritti basici delle persone che vivono lì e contribuiscono ad esacerbare la povertà e l'esclusione sociale.
  • La persistente discriminazione in molte sfere della vita quotidiana verso i gitani, vulnera i diritti fondamentali, impedendo la ricezione di un trattamento egualitario nell'accesso ai diritti, alle risorse e ai beni di cui godono il resto dei cittadini e si tramuta in una barriera invalicabile perché possano prosperare lo sradicamento della povertà e dell'esclusione.

Queste barriere e problemi strutturali che la maggioranza al momento non è capace di superare devono essere affrontati con urgenza se si vogliono raggiungere gli obiettivi di coesione sociale e di sradicamento della povertà enunciati nella strategia di Lisbona.

In questa Giornata Internazionale per lo Sradicamento della Povertà" intendiamo lanciare un appello alle differenti amministrazioni perché assumano impegni concreto che permettano di produrre cambi significativi nella situazione della comunità gitana.

  1. Mezzi concreti ed obiettivi realistici nei piani di Inclusione Sociale, su scala nazionale, autonoma e locale.
  2. Elaborare un Programma specifico per ridurre l'abbandono scolare, promuovere la continuità scolastica e i collegamenti verso la formazione occupazionale.
  3. Sviluppare le opportunità positive contemplate nelle direttive europee e nella legislazione spagnola che proibiscono la discriminazione. Creazione del Consiglio per la Promozione e l'Eguaglianza di Trattamento.
  4. Sradicamento urgente dei nuclei isolati e segregati.
  5. Utilizzo dei Fondi Strutturali nel periodo 2007-2013 includendo nei Programmi Operativi mezzi diretti all'inclusione sociale e allo sradicamento della povertà della minoranza gitana.

La piena integrazione delle persone gitane nell'uguaglianza delle opportunità è una sfida europea. La coesione sociale dei 25 paesi e la costruzione di una cittadinanza europea, passa dall'impegno dei governi nel preservare la dignità, l'uguaglianza, l'equità e la garanzia dei diritti delle persone della comunità gitana europea.

Ulteriori informazioni:

Fonte: Mundo_Gitano

 
Di Fabrizio (del 17/10/2006 @ 10:41:03, in Europa, visitato 1552 volte)

BARBULESTI - Questo comune, nella provincia di Ialomita, è la prima ed unica località con un'amministrazione e un sindaco Rom.[...] Il più importante partito romani in Romania, Pro-Europe Ethnic Roma, ha vinto le elezioni locali tenutesi l'8 ottobre. Sindaco, vice-sindaco e la maggioranza degli eletti provengono da quel partito.

Circa il 95% degli abitanti del comune di Barbulesti sono di etnia rom. Ion Cutitaru, il nuovo sindaco, in passato è stato consigliere e vice-sindaco. Le sue priorità saranno la raccolta di fondi per riparare ed equipaggiare le scuole del comune, in vista dell'ingresso della Romania nell'Unione Europea. Inoltre intende dotare Barbulesti di una stazione di polizia ed una gendarmeria

Fonte: Romanian_Roma

 
Di Fabrizio (del 07/10/2006 @ 10:28:40, in Europa, visitato 1980 volte)

In occasione dell'Incontro dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa - Human Dimension Implementation (riassunto - articolo originale: Roma_Rights)

Varsavia, 3 ottobre 2006 - Contatti: Ostalinda Maya Ovalle: + 36 70 602 58 31

Negli anni recenti, l'attenzione di attivisti di strada, gruppi della società civile, governi e organizzazioni internazionali, è cresciuta l'attenzione alla violazione dei diritti fondamentali delle donne romani. Ci sono anche sviluppi positivi. Per esempio, il Parlamento Europeo ha adottato recentemente il rapporto sulle situazione femminile rom nel continente. Nonostante alcuni passi positivi, rimangono preoccupazioni: le Romni affrontano la pressione nelle famiglie e nella comunità, spinte ad aderire ad abitudini e tradizioni degradanti. Nel contempo, soffrono di aperta discriminazione nel campo dei diritti umani fondamentali da parte delle autorità, come nel caso delle sterilizzazioni forzate. Nonostante le pressioni, le donne hanno iniziato ad alzare la voce e denunciare gli abusi. [...]

Sterilizzazione forzata
La pratica è [stata] comune a diverse paesi europei. Alcuni (la Svezia, per esempio) hanno stabilito un meccanismo di compensazione per le vittime, ma ancora non riconoscono l'aspetto razzista di queste pratica. In alcuni paesi dell'Europa Centrale e Orientale, la pratica è continuata sino ad oggi.

La situazione della Repubblica Ceca e della Slovacchia è invece di una pratica sistematica e tuttora centinaia di donne non hanno ottenuto risarcimento. Diversi i motivi, tra cui:

  1. l'eugenetica che continua ad influenzare le politiche mediche in quei paesi;
  2. una generica mancanza di rispetto della volontà delle pazienti;
  3. "preoccupazione" per l'alto livello delle nascite tra i Rom.

[...] Questa pratica è continua dalla fine degli anni '70. Sinora, nessuna azione da parte di quei governi è stata sufficiente per un adeguato indennizzo alle vittime, o anche per assicurare la fine definitiva di questa pratica.

Nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria alcune donne vittime di sterilizzazione forzata, con risultati limitati. [...]

Violenza domestica
In una recente ricerca condotta su 237 donne romani, oltre il 70% delle intervistate afferma essere stata vittima di violenze da parte del partner o di altri membri della famiglia. La media nazionale è del 23%. La gran parte di questi incidenti non viene denunciata per un diversi motivi:

  1. La violenza contro le donne è accettata in alcune famiglie romani.
  2. La paura di essere isolate e svergognate dalla famiglia e dalla comunità.
  3. Gli autori di questi atti di violenza raramente sono giudicati responsabili di ciò, e questo scoraggia le donne nel cercare aiuto legale.
  4. Le donne temono un'ulteriore vittimizzazione se si rivolgono alla polizia o all'esterno [della comunità].

Si aggiunga che esiste un numero di difficoltà pratiche che rendono impossibile alla donna di fuggire da questa situazione; incluso la mancanza di sistemazioni alternative, l'incapacità economica di badare a se stesse e/o la mancanza di opportunità d'impiego.

Nonostante queste barriere, alcune romnià, spesso in situazione disperata, hanno iniziato a sfidare la violenza domestica. Occorre aggiungere che i loro sforzi non hanno sinora ottenuto grande successo. Da parte della legge le reazioni sono state tiepide, a volte rinunciando ad accogliere le denunce o addirittura minacciando o insultando le donne. Delle 237 intervistate, 34 hanno triportato le violenze subite alla polizia; 20 (il 59% di queste) hanno subito lì trattamenti razzisti o degradanti. Solo in 5 casi (15%) la polizia è intervenuta. Una donna ha raccontato che quando D.D., 43 anni, ha chiesto aiuto alla polizia dopo essere stata picchiata da un membro della famiglia, le è stato risposto: "Voi zingari vi picchiate tra voi tutto il tempo. Dovete risolvere la questione tra di voi"

Matrimoni tra bambini
Questi matrimoni continuano impunemente in diversi paesi europei, [...] con tutta la serie di abusi dei diritti umani a cui sono associati.

In un caso recente, portato all'attenzione da ERRC, nelle regione di Caras Severin in Romania, M.S., bambina rom di 10 anni, è stata venduta ai genitori di D.M., ragazzo di 17 anni. [...] Le autorità rumene indagando sul caso, hanno acconsentito a ritenerlo un caso di adozione da parte dei genitori di D.M.. Apparentemente, le autorità non hanno indagato oltre. A 12 anni, M.S. ha dato la luce ad un bambino con parto cesareo, e il dottore le disse che non avrebbe più potuto avere altri figli. A questo punto i genitori di D.M. si sono rivolti a quelli di M.S., per inadempienza del contratto stipulato. Il conflitto è degenerato in violenza tra le due famiglie e le autorità rumene sono state allertate per la seconda volta. A questo punto la polizia ha accusato D.M., che nel frattempo aveva compiuto 19 anni, del crimine di traffico di persona e rapporti sessuali con una minorenne. D.M. ha ora di fronte un lungo periodo di prigione. Nessun provvedimento è stato adottato per le violenze susseguitesi tra le due famiglie.

Il caso è un esempio estremo di eventi che riguardano migliaia di giovani e bambini ogni anno. Come in questo caso, quasi senza eccezione le vittime sono abbandonate a se stesse e/o si tralascia di proseguire gli indiziati. Mentre mancano sforzi da parte delle autorità locali o internazionali e anche i gruppi della società civile non si esprimono o scoraggiano la discussione su questi temi.

I matrimoni combinati tra minori espongono le ragazze ad abusi sessuali e sfruttamento, precludono il percorso scolastico, vanificando il diritto all'educazione e diminuiscono le possibilità d'impiego. Inoltre ha un significativo impatto sulla situazione sanitaria delle bambini e dei figli che possono mettere al mondo. Crescono difatti il tasso di mortalità per parto e i rischi di complicazioni durante la gravidanza [...] Le vittime di matrimoni infantili sono estremamente dipendenti dal marito e dalla sua famiglia e perciò ad alto rischio di povertà e/o ulteriore sfruttamento in caso di qualsiasi rottura successiva alla famiglia. Sono inoltre più vulnerabili alla violenza domestica [...]

Traffico di persone
Povertà, discriminazione e marginalizzazione sono quei fattori che rendono le donne Rom e i loro bambini particolarmente vulnerabili al traffico di persone. Molti Rom affrontano una lotta continua per le loro esigenze di base, come il cibo e la casa e hanno difficoltà ad ottenere i documenti personali (ad esempio il certificato di nascita) necessari per accedere ai servizi essenziali. Inoltre, la tradizione patriarcale pone le donne in un ruolo subordinato agli uomini e in queste comunità le donne sono particolarmente a rischio di traffico di persone. Particolare attenzione va fornita nel combattere il traffico di ragazze, indirizzate alla mendicità e a volte allo sfruttamento sessuale. In alcuni casi questi traffici nascondono mancanza di conoscenza e disinformazione da parte delle famiglie. Gli stati dovrebbero operare per eliminare tutti  i fattori (interni ed esterni) che rendono i Rom particolarmente vulnerabili a questi commerci, incluso la lotta alla corruzione e l'identificazione delle vittime. Dovrebbe essere depenalizzata la situazione delle vittime nel caso di ingresso illegale e sviluppati programmi specifici per il loro rientro nei paesi di origine nel massimo rispetto della dignità e della sicurezza delle vittime.

Ineguaglianza
Le Romnià affrontano una discriminazione in base alla razza e al sesso. In diversi paesi d'Europa si riportano discriminazione come segregazione scolastica e nel lavoro. [...] Un recente studio condotto da Open Society Institute, prova che il 54% delle romnià in Romania sono impiegate nell'economia informale senza accesso ai servizi sociali e ad altre forme di protezione. Un rapporto pan-europeo del 4 ottobre di ERRC mostra le discriminazioni patite nel campo della sanità. Gli sviluppi nel campo delle leggi anti-discriminazione in Europa negli anni recenti, non hanno ottenuto risultati accettabili dalle romnià.

Le politiche rivolte all'ineguaglianza tra uomini e donne difficilmente si occupano di questo aspetto. Ciò può dipendere dalla scarsa rappresentazione politica delle donne rom. In Ungheria due di loro sono state elette al Parlamento Europeo e danno una voce importante alle romnià. La disattenzione europea ricalca quella degli stati nazionali, dove nessuna di loro è eletta al Parlamento nazionale e anche a livello locale la loro voce è assente.

Conclusioni
Il progresso nel campo dei diritti umani per i Rom è impossibile senza significativi avanzamenti nel campo dei diritti delle donne. Gli abusi sistematici portati nel nome dei "valori tradizionali" devono terminare. [...] Il coraggio delle romnià nello sfidare la violenza e le violazioni dei diritti umani è ad oggi appoggiata solo da poche OnG, di fronte al silenzio dei governi, delle stesse famiglie e della comunità. [...]

 
Di Fabrizio (del 04/10/2006 @ 10:45:07, in Europa, visitato 1619 volte)

1/10/2006- Un ultra-nazionalista i cui seguaci intonano slogan come "trasformiamo gli zingari in sapone" è emerso come il secondo candidato per popolarità alle elezioni presidenziali in Bulgaria. Anche se Volen Siderov, leader del partito Ataka, non è favorito alle elezioni di questo mese, i sondaggi suggeriscono che avrebbe abbastanza voti da sfidare il favorito Georgi Parvanov, in un secondo turno elettorale. Il suo seguito ha allarmato Bruxelles per il prossimo ingresso della Bulgaria nell'Unione Europea. Durante un raduno nella città di Dobrich, Siderov, che è un ammiratore di Jean-Marie Le Pen - leader del Fronte Nazionale francese, ha infiammato i suoi supporters che intonavano il suo nome inframmezzato ad aggressivi slogan retorici contro le minoranze. "La Bulgaria ai Bulgari" è diventata la parola d'ordine del suo partito, che alle elezioni dell'anno scorso ha ottenuto l'8%. I partiti delle minoranze, soprattutto quelli che rappresentano le etnie turca e rom, sono particolarmente preoccupati. Siderov ha colpito l'opinione popolare con le accuse di criminalità a circa 600.000 Rom. "Basta col terrore zingaro!" ha urlato in TV. Katinka Barysch, del Centro per la Riforma Europea, afferma che il populismo sta capitalizzando le disillusioni sull'ingresso in Europa. "Ovviamente ci sono quanti che non ottengono vantaggi immediati, così spuntano demagoghi che dicono il falso sugli zingari e altre cose simili". Siderov, 50 anni ed ex giornalista, è imputato dal tribunale per discriminazione etnica e sessuale. Non ha nemmeno simpatia per gli acquirenti britannici: "Un gran numero di Inglesi viene qui a comperare proprietà e si sentono i padroni perché tutto è a buon mercato. Ma poi dicono che i Bulgari non potrebbero andare in Inghilterra. Se l'Inghilterra pone dei limiti ai Bulgari, allora lo stesso dobbiamo fare noi". Boyko Todorov, del Centro per gli Studi sulla Democrazia di Sofia, dice: "C'è una generale insoddisfazione sulla politica sin qui seguita. Questa è la ragione della sua popolarità." Ma c'è anche un'altra ragione, osserva Todorov: "Siderov è un bravo oratore e il 99,9% dei politici bulgari è incredibilmente noioso."
© The Times Online

 
Di Fabrizio (del 30/09/2006 @ 10:19:03, in Europa, visitato 2208 volte)

EUOBSERVER / BRUSSELS - L'ingresso nella comunità europea di Romania e Bulgaria porterà circa tre milioni di cittadini Rom, ma questa etnia affronta ancora forti discriminazioni nei due paesi balcanici.

"L'approccio governativo verso gli insediamenti non-registrati ha creato tensioni. Gli sgomberi forzati hanno accresciuto queste tensioni," recita il rapporto EU sulla Bulgaria di questa settimana.

Riguardo alla Romania, Bruxelles nota che le autorità "tuttora non dimostrano zero tolleranza verso il razzismo rivolto ai Rom."

Ci sono tuttora casi di violenza istituzionale e di raid polizieschi durante gli sgomberi delle comunità Rom, a cui non vengono offerte soluzioni alternative," dice il rapporto.

Razzismo al Parlamento Europeo
Nel contempo, giovedì scorso si è verificato un incidente nel Parlamento Europeo.

Dimitar Stoyanov (23 anni) è il più giovane parlamentare bulgaro, fa parte del movimento nazionalista Ataka e prende parte ai lavori del Parlamento Europeo come "osservatore". Reagendo alla proposta di nominare Livia Jaroka, Romni ungherese e deputata europea del Partito Popolare Europeo, per un premio dedicato alle sue attività in favore dei diritti umani, Stoyanov ha pubblicamente commentato: "Nel mio paese, ci sono decine di migliaia di ragazze più belle di questa onorevole."

"Se si ha la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto, se ne può comperare una (di 12-13 anni) come moglie. Le più belle costano care - oltre 5.000 euro, wow!" ha scritto in una mail indirizzata  a tutti i parlamentari.

I suoi commenti sono stati condannati da Hans-Gert Poettering, leader del PPE, che ha suggerito alle autorità bulgare di ritirare Stoyanov da osservatore in quanto "non c'è posto per lui tra i politici europei."

Stoyanov più tardi di è scusato con i colleghi, dicendo che non voleva offendere Livia Jaroka, ma piuttosto "sottolineare che in Bulgaria le ragazze zingare sono vendute come oggetti dai loro genitori."

L'agenda politica
L'avvenimento probabilmente darà una spinta a quanti nel Parlamento Europeo chiedono maggior attenzione politica al gruppo di minoranza etnica più grande nella EU.

Con l'ingresso dei nuovi paesi dai Balcani, la comunità Rom nella EU ammonterà a 10/12 milioni, con la Romania che ne conta due milioni e la Bulgaria circa 700.000.

"Anche senza la Bulgaria e la Romania, ci sono abbastanza tematiche critiche sulla comunità Rom che vanno affrontate," dice la deputata Rom ungherese Viktoria Mohacsi, del gruppo liberale.

Sottolinea che in diversi paesi europei con una forte minoranza Rom, ci sono tuttora casi di bambini Rom inviati alle scuole per ritardati mentali, senza previa valutazione, oltre a casi espliciti di razzismo da parte delle autorità locali e alti tassi di disoccupazione.

Come nel caso dei paesi dell'Europa Centrale: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che sono entrati nella EU nel 2004, la situazione dei due paesi che si affacciano sul Mar Nero è attentamente monitorata dagli osservatori europei, come parte del processo di pre-accesso.

Viktoria Mohacsi e la sua collega socialista Katalin Levai all'inizio di settembre hanno visitato la cittadina romena di Szaszregen, dove un'azione di polizia era degenerata in una "punizione collettiva contro la comunità Rom, inclusi donne e bambini."

"I poliziotti rumeni furono sorpresi di vedere le due parlamentari che si interessavano su quel caso, ma è quanto intendiamo fare in futuro - seguire i casi di violenza e di lampante discriminazione contro i Rom" aggiunge Katalin Levai.

Commissario Rom?
L'anno scorso, alcuni parlamentari socialisti suggerirono che la Commissione Europea doveva prevedere un commissario speciale per i Rom, come segnale concreto dell'impegno su questa tematica.

Il portavoce per gli affari sociali ha detto che la proposta è lontana dal vedere la luce - nonostante il percorso compiuto da gennaio per monitorare Bulgaria e Romania.

La commissione ha comunque creato un tavolo di dieci esperti "per promuovere l'inclusione delle minoranze etniche in Europa" presieduti da Rita Sussmuth, ex presidente del parlamento tedesco.

Per  Viktoria Mohacsi l'idea di un commissario Rom  "dovrà continuare a essere posta e che gli attivisti per i diritti umani devono spingere in questo senso."

 
Di Fabrizio (del 29/09/2006 @ 10:12:32, in Europa, visitato 1845 volte)

E' uscito l'aggiornamento di settembre 2006 di PICUM.org con le notizie e l'evoluzione politica riguardanti i diritti sociali fondamentali degli immigranti non documentati in Europa. Disponibile nel formato Word nelle seguenti lingue: inglese, tedesco, olandese, spagnolo, francese, italiano e portoghese.
 
Di Fabrizio (del 27/09/2006 @ 18:53:32, in Europa, visitato 2028 volte)

Da Radio Praha via Czech_Roma

Un'intervista informale offre la possibilità di incontrare una delle più interessanti figure nella Repubblica Ceca d'oggigiorno.
Gabriela Hrabanova - specialista nell'informazione con un piede in due mondi

[18-09-2006] By Rob Cameron

Ascolta in lingua originale 16kb/s ~ 32kb/s



Radio Praha ha recentemente riportato la crescita allarmante dei ghetti Rom, dove vive un terzo dei 250.000 Rom del paese, senza lavoro e una vita stentata davanti a loro. Un gruppo che sta tentando di portare i Rom fuori dal ghetto e di integrarli nella società ceca è l'organizzazione degli studenti Rom Athinganoi. Rob Cameron ha intervistato recentemente Gabriela Hrabanova, 27 anni e direttrice del gruppo.

"Sono nata in una famiglia mista. Mia madre è di origine romani e mio padre è ceco. Alla domanda se mi considero Rom: sì definitivamente. Anche se a volte è dura, perché non sembro Rom.

Difatti. Hai occhi blu e non sei scura di pelle. Puoi essere confusa per una ceca, una bianca.
"Sì. In molti mi considerano ceca. Ci vuole tempo perché capiscano chi sono realmente e vedano le mie altre caratteristiche personali. Poi cominciano a rendersi conto che non sono una tipica ceca, ma che c'è in me qualcosa di mischiato. Me ne sono accorta definitivamente quando studiavo all'università. Frequentavo il college Anglo-Americano di Praga, dove molti studenti arrivavano dall'estero. Mi consideravano Ceca, poi quando si cominciava a parlare, dicevano "ma tu sei differente dagli altri, sei più amichevole degli altri Cechi ecc." E così spiegavo loro che sono mezzo-sangue, orgogliosa di esserlo."

E' stata una decisione cosciente, di identificarti con la parte Romani del tuo carattere? O è avvenuto naturalmente con la tua crescita?
"Mentre crescevo è avvenuto naturalmente, perché avevo una forte unione con la parte Romani della mia famiglia. Mia madre ha cinque fratelli e sorelle, così la nostra è una famiglia grande ed estesa, e con tutti i membri di questa famiglia mi sono trovata bene. Naturalmente, questo vale anche per la mia famiglia ceca, che però è meno estesa e i legami sono più tiepidi."

I due nuclei familiari vanno d'accordo tra loro?
"Mia madre e mio padre sono divorziati, e non comunicano molto tra loro. All'inizio non è stato facile."

E credo che avere il piede in due scarpe Rom e bianca - ti abbia messo in una posizione ideale per diventare direttrice di Athinganoi.
"
Sì, a volte dico che è una specie di valore aggiunto, perché comprendo tutti e due i mondi. Posso comunicare facilmente con i Rom, perché non ho confini né soprattutto pregiudizi e stereotipi. A volte sono loro che li hanno verso di me."

Perché non sei Rom al 100%.
"Proprio così. A volte lo noto all'inizio dei discorsi."

Non ti prendono seriamente, è così?
"Sì, occorre tempo, e devo fare appello alla mie capacità. Ma ci sono abituata. L'altra cosa è che anche il mondo non-Rom è un grande valore aggiunto. Perché così posso comunicare facilmente con i politici, con i rappresentanti pubblici. In questo caso il vantaggio è che non mi identificano come Rom all'inizio, e mi dicono cose che altrimenti terrebbero per loro."

Intendi discorsi razzisti ?
"Esatto."

Come rispondi?
"Dico - scusatemi, io sono anche Rom e mi sento offesa. Siete sicuri di quel che dite? - Succede spesso, devono cambiare. Talvolta dicono - Sì, ma tu sei un'eccezione. Ed io rispondo - Non sono un'eccezione. Ho un'organizzazione e ci sono 100 o 200 altre persone come me, forse di più. Non sono un'eccezione. - Questo mi da la possibilità di parlare e mostrare un altro punto di vista, un'altra possibilità di vedere i Rom. Non partendo dall'anti-ziganismo o dai sentimenti anti-Rom, ma cercando veramente di parlare assieme, anche spiegando semplicemente che preferiamo essere chiamati Rom e non zingari."

Sulla differenza tra "Rom" e "zingari" -ho sentito qualcuno dire che "zingaro" è un termine più accurato perché "Rom" si riferisce ad una tribù specifica. E' così?
"
C'è del vero in ciò che dici. Prima di tutto, Rom è il nome di una nazione, ma possiamo anche considerarlo una tribù. E' parte della lingua. Se io dico "me som Rom" significa "Sono umano". Oppure "me vakerav Romanes", "parlo il Romani". Per questo chiediamo di chiamarci Rom, perché è una parola che deriva dalla nostra lingua. Il fatto è che ci sono differenti tribù, e che quella Rom originaria nel tempo si sia divisa in gruppi differenti, e non tutti i Rom vi si riconoscono. Ci sono Sinti, i viaggianti, abbiamo i Bajas in Ungheria, che vogliono essere chiamati "Tsigane". Dobbiamo allora considerare la diversità tra questi gruppi. Invece la parola "gypsy - zingaro" viene da "Egitto", perché quando i Rom arrivarono nei paesi di lingua inglese, dissero "Arriviamo dall'Egitto, siamo Egiziani". da cui il termine "gypsy - zingaro". Quel termine non è accurato e non riflette la storia, e secondariamente viene da fuori."

Hai impiegato anni ad aiutare la tua comunità e a migliorare le reazioni con la società maggioritaria. Hai notato progressi?
"C'è una specie di contraddizione. Da un lato comunità marginalizzate, aumento della disoccupazione, gente che non può comperare il necessario. Dall'altra arte, la gente si integra nella società. Ci sono sviluppi tanto nel bene che nel male."

Quindi qualcosa migliora o qualcosa peggiora.
"
Esattamente. E' difficile stabilire un punto fermo. Anche per la mia organizzazione, Athinganoi, cerchiamo di portare esempi positivi. Mostriamo studenti Rom alle superiori ed all'università, così da far capire che ci sono persone in grado di diventare insegnanti, dottori, avvocati..."

Come gestisci questa situazione? Non ti trovi mai a pensare - Ne ho abbastanza. Ho speso tutte le energie per questo. Dovrei trovarmi un lavoro ben remunerato e dimenticare la mia comunità e i suoi problemi.
Ho un vantaggio, perché ho lavorato tre anni in un'agenzia di pubblicità per tre anni dopo aver terminato gli studi superiori. Ho conosciuto da vicino il mondo degli affari e dopo tre anni non ne potevo più di questo mondo commerciale. Naturalmente, a volte mi sento stanca, penso di dare tanto e di non ricevere indietro altrettanto. Ma ho imparato ad essere felice per le cose semplici che accadono, come un altro studente che decide di proseguire gli studi, quelli che ce la fanno e ottengono un diploma, chi vuole studiare da dottore. Questo è ciò che mi da energia, perché anche se non vedo cambiamenti nel sistema, li vedo nelle persone. E passo passo questo mi da l'energia per continuare.

www.athinganoi. cz

 
Di Fabrizio (del 27/09/2006 @ 10:52:43, in Europa, visitato 2048 volte)

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