Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 17/12/2006 @ 10:11:56, in Europa, visitato 1612 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

By UPI - Dec 12, 2006, 16:35 GMT - BELGRADO, Serbia (UPI): Un esponente dei diritti delle minoranze ha detto martedì che circa metà dei Rom che vivono in Serbia non usufruiscono del diritto all'istruzione, al lavoro e alla sanità.

Una recente ricerca su un gruppo di 36.000 Rom, mostra che il 46% di loro non può registrare la residenza perché vive in baracche improvvisate, spesso senza acqua ed elettricità. Senza residenza non possono ottenere documenti, che sono necessari per comunicare con gli apparati statali.

Radio B92 riporta le parole di Petar Antic, del Centro Serbo per i Diritti delle Minoranze, secondo cui i Rom vivono in una specie di mondo parallelo al sistema serbo. Antic ammonisce che se il problema non sarà risolto, nei prossimi 10 anni diverrà il più grande ghetto europeo.

Il governo ha adottato piani per affrontare il problema, ma i rappresentanti della comunità Rom dicono che anche la legge dev'essere modificata.

Circa l'80% dei Rom sono analfabeti e il 60% non ha completato la scuola dell'obbligo.

Le statistiche ufficiali indicano in 150.000 i Rom presenti in Serbia, ma i leaders della comunità reclamano che il loro numero salirebbe a 500.000.

Copyright 2006 by United Press International

 
Di Fabrizio (del 16/12/2006 @ 10:04:04, in Europa, visitato 1368 volte)
A Bucarest si stanno festeggiando i 10 anni della nascita di Parada, la scuola di clown di Miloud. Ripropongo un'intervista effettuata qualche anno fa, durante una tournee a Milano:

Premessa tratta dalla presentazione in italiano del progetto (a cura di COOPI)

A seguito della grave crisi economica e sociale attraversata dalla Romania all’inizio degli anni Novanta dopo la caduta del regime di Ceasescu, migliaia di bambini e di ragazzi sono scappati dalle loro famiglie o dagli orfanotrofi finendo sulle strade di Bucarest e del resto del paese, esposti alla solitudine, alla violenza e alla povertà assoluta. Nel 1992 il clown francese Miloud Oukili li ha incontrati nei canali sotterranei della capitale dove si rifugiavano la notte per sfuggire al freddo e alla pioggia.

Da allora Miloud non li ha più lasciati: li ha conquistati con arti del circo e attraverso la creazione della Fondazione Parada ha offerto loro assistenza medica, sostegno psicologico e un tetto…

Il centro diurno  accoglie regolarmente centinaia di bambini e di giovani provenienti da diversi paesi della Romania ed è diventato un punto di riferimento importante per la città. Al suo interno si svolgono laboratori teatrali, atelier di clownerie, giocoleria e acrobazia.

Gli educatori inoltre forniscono ai ragazzi supporto psicologico e propongono corsi di formazione scolastica e professionale.

Due équipe di educatori incontrano quotidianamente i ragazzi che ancora vivono sulla strada offrendo loro ascolto, assistenza e un’opportunità educativa.

Negli appartamenti sociali i ragazzi che hanno scelto di abbandonare la strada possono organizzare la propria vita con regolarità, mantenendo la propria autonomia e seguendo progetti personalizzati concordati con gli educatori.

  

Interviste di Marta Rabbiosi e Fabrizio Casavola al termine dello spettacolo di sabato 20 marzo a ASSOCIAZIONE COLORE via Moncucco 29, MILANO

Zamfir Mia

Da quanto conosci Parada?

Da 12 anni sono col gruppo Parada. Allora vivevo per strada e ci siamo conosciuti lì. C’era una casa, era di Terres des Hommes, che ospitava bambini che vivevano in strada. Andavamo lì la mattina per fare teatro e disegno. Più  tardi, ho conosciuto Miloud, che stava con noi tutto il giorno, ma con noi allora non faceva il pagliaccio – questo l’ho capito solo quando abbiamo cominciato a fare spettacoli. Adesso quella casa è stata chiusa dalla polizia, c’erano problemi con i vicini che vedevano tutti quei ragazzi che andavano avanti e indietro.

Io adesso lavoro con Parada e con un gruppo di francesi ho fatto un giornalino.

Sembra una rivista per ragazzi

No, nessun ragazzo comprerebbe un giornalino fatto e venduto da ragazzi di strada! Viene venduto agli adulti in abbonamento. Ci sono alcune cose che sembrano per bambini: qui si parla di Mowgli e del libro della giungla, perché anche lui era stato abbandonato e ha vissuto come un animale. Qui invece uno di noi parla di religione, lui si chiama Costantin, ve lo traduco: “Se non c’era Dio, non c’ero neanch’io… se Adamo ed Eva non avessero fatto peccato, non ci sarebbe stato nessuno di noi…” E poi c’è un mio articolo, dove su un foglio quello che faccio adesso e sull’altro ci sono le foto di com’ero prima.

Se volete riceverlo, richiedetelo a:

Echipa “Strada

Strada Jului, nr. 37

sect. 1 Bucuresti

0742 330392 stradaziar@poste.net

In questi 12 anni la situazione a Bucarest è cambiata?

Credo che i ragazzi per strada stiano aumentando, ma la polizia li va a prendere e li riporta alle famiglie o li rinchiude in carcere molto più di prima. Probabilmente è perché la Romania sta per entrare nella NATO. I canali di Bucarest sono stati sigillati, perché erano il rifugio preferito dei ragazzi di strada e di chi li usava per nascondere la refurtiva.

Qualcosa di importante è cambiato con Miloud. Vedete, io adesso sto facendo questa intervista, ma anche quando vivevo per la strada mi ricordo che si parlava molto di noi, tutti facevano solo parole!  C’erano i giornalisti che ci cercavano e ci facevano parlare, ma poi tutto rimaneva come prima. Miloud invece, lui diceva una cosa e la faceva.  Così ci ha dato da mangiare!

 Dove sei stata con Parada?

In Francia a Bordeaux e poi a Milano. Ogni tour dura un mese. L’Italia l’ho vista molto, ma non mi ricordo tutti i paesi.

Da 12 anni fai teatro e ce l’hai nel sangue. Vorresti continuare o fare qualcos’altro?

Devo dire che in questi 12 anni, ogni tanto ho lasciato Parada e magari sono tornata alla vita di prima. Io sono così. Adesso vorrei lavorare anche con altre compagnie. Miloud lo sa. Ormai sono grande e se potessi lascerei lo spazio agli altri. Magari, iniziare io a lavorare coi bambini.

Cosa studiate a Bucarest?

Studiamo circo e teatro. Parliamo di com’era la nostra vita. I bambini imparano anche a leggere e a scrivere.

Ad aprile, ci sarà un nuovo centro con gli spazi per i laboratori teatrali e la scuola, ed ufficio per l’assistenza legale e per fare i documenti.

 

Daniel Porcescu

Tu nello spettacolo facevi anche il fachiro. Ci spieghi come si fa?

Mah… E’ una questione di concentrazione. Bisogna stare attenti…

Sei anche uno dei più vecchi di questo gruppo

Ho 28 anni. Io, Corinne e Rafael siamo tra i più vecchi. Sono con Parada da 4 anni, ma ho conosciuto Miloud quasi 12 anni fa.

Ho conosciuto solo mio padre, ma in quel periodo lo frequentavo poco ed ero sempre per la strada, non mi drogavo – non l’ho mai fatto, ma avevo bisogno di aiuto e così mi hanno trovato.

Dodici anni fa c’era un'altra organizzazione, Terres des Hommes e Miloud vi lavorava come volontario.

Cosa ti ha attirato di ciò che ti proponevano?

Ci sono diversi tipi di studio: giocoleria, acrobazia, clownerie, piramide, andare sul motociclo.

Comunque, noi andavamo al centro perché si stava tranquilli e sicuri, poi abbiamo iniziato per divertimento e mi ricordo che mi è piaciuto molto.

Ho iniziato con Parada che ero già grande, e da noi chi lavora col circo viene pagato pochissimo, a meno che non si sia dei veri professionisti di un grande circo.

Adesso lavoro come animatore.

Com’è il lavoro dell’animatore?

Da un anno c’è una squadra di tre/quattro persone con una ragazza francese e lavoriamo sulla strada e negli orfanotrofi. Facciamo circo, sport, disegno, ogni tanto andiamo al cinema.

Lo scorso dicembre c’è stata un’iniziativa chiamata “Decembre magique” e siamo andati a fare uno spettacolo negli orfanotrofi.

Ogni giorno usciamo a cercare ragazzi, di solito 2 o 3 ogni giorno.

In questo gruppo che è qua a Milano, ci sono due ragazzi piccoli, di 14 e 16 anni, è da un anno e mezzo che sto lavorando con loro e solo da tre mesi sono usciti dalla strada.

Voglio continuare a fare l’animatore.

Quanti siete in tutto?

Siamo 4 animatori oltre all’animatore francese. Per i ragazzi che frequentano le attività, non saprei essere preciso: non esistono gruppi stabili di ragazzi coinvolti, il loro numero cambia continuamente. Per esempio: un giorno ne troviamo 2 in una piazza, e il giorno dopo magari si sono spostati in un’altra zona, oppure hanno altro da fare e magari riagganciamo qualcuno che avevamo conosciuto un’altra volta.

C’è qualche viaggio che ti ricordi?

Neanch’io ricordo tutti i posti dove siamo stati: le tournee sono molto piene e difficilmente troviamo il tempo di fare qualche visita.

Ho fatto 10 tourneé: 7 in Italia, 2 in Francia e una a Mostar, in Bosnia Herzegovina. Sono stato molto contento di essere andato a Mostar, perché per noi è stato il segno che la guerra fosse veramente finita. Quello di Mostar era un progetto veramente grande, si chiamava “Carovana dell’acqua”, c’erano tante organizzazioni francesi con Miloud, gruppi italiani da Novara, Varese, Torino e circhi professionisti. L’ultimo spettacolo che abbiamo fatto a Mostar, al solito la platea era divisa con i cattolici da una parte e i musulmani dall’altra, ma alla fine applaudivano mischiati tutti assieme.

 

Emil … - assistente sociale del gruppo

Parlate tutti molto bene l’italiano

Sì, la lingua è simile e poi la perfezioniamo nelle tourneé. Inoltre, a Bucarest abbiamo rapporti non solo con i francesi, ma anche con molte organizzazioni italiane, COOPI ad esempio collabora col nostro progetto

Tu sei arrivato a Parada in un’altra maniera…

Non vengo dalla strada, me lo si legge in faccia! Ho studiato a Bucarest e come tutti cercavo qualcosa da fare, però volevo anche occuparmi degli altri in maniera seria.

Ho sentito parlare di Parada, questo gruppo di matti, e sono andato a vedere cosa c’era da fare. E’ stato 5 anni fa e da allora sto con Parada.

Il primo che ho conosciuto è stato Rafael, che oggi faceva il presentatore. Con lui e con gli altri nel tempo quella che all’inizio è un’amicizia spontanea e istintiva, diviene un rapporto vero e profondo, al di là dei ruoli reciproci.

Come si crea il rapporto con i ragazzi?

In realtà, il mio lavoro non ha molto a che fare con l’assistente sociale. Seguo i ragazzi nelle materie scolastiche e nelle uscite, principalmente il mio lavoro è parlare e farli parlare, metterli a confronto in ogni momento del giorno sui problemi che hanno avuto e che vogliono affrontare.

Verso le 7, le 8, raggiungo il centro e c’è da fare sino a mezzanotte, insomma è un lavoro serio e impegnativo.

Adesso disponiamo anche di un caravan, che gira per le strade per dare vestiti e assistenza sociale ai ragazzi abbandonati. La mattina lo adoperiamo per andare a cercare i ragazzi e qualche volta per portarli con noi al centro.

Anche per strada non mi presento come “assistente sociale”, ma chiedo: “chi sei, cosa fai?” e a loro volta mi chiedono chi sono io e cosa voglio da loro. Io gli dico che sono di Parada e non ho bisogno di dire altro, questo nome è conosciuto da tutti i ragazzi di strada. Loro sanno chi siamo e cosa facciamo, quindi se vogliono cominceranno a frequentare il centro. Anche al centro le regole e il lavoro sono chiari: succede anche che qualcuno appena arrivato mi chiede di partire in tournee, e gli dico: prima studia e poi vedremo…

Anche dopo lo spettacolo vi siete ritrovati a discutere

E’ un confronto diverso da quello che dicevo prima. In quel caso parliamo espressamente dello spettacolo che è appena terminato, cosa è andato bene e cosa si può migliorare. Questo pomeriggio è stata una riunione molto lunga.

I ragazzi di strada ci sono solo a Bucarest o anche nelle altre città?

Principalmente a Bucarest. Nelle altre città non è un fenomeno rilevante: di solito i ragazzi abbandonati vivono per un po’ di tempo nei pressi delle stazioni e appena possono raggiungono Bucarest, che vedono come una specie di La Mecca.

Ho sentito che gli altri dicevano che i ragazzi che vivono in strada stanno aumentando: io ho visto alcune statistiche (ma non so quanto siano veritiere) e sembra che invece stiano diminuendo. Anche la situazione sulla chiusura dei canali non è definita: la polizia li chiude per ragioni di sicurezza, ma spesso i ragazzi riescono a riaprire dei passaggi e tornano a rifugiarsi lì. Quello che può essere cambiato negli anni, è che prima i ragazzi di strada sopravvivevano per una specie di spirito di clan, che li univa e in parte serviva a proteggerli da loro stessi e dagli altri, mentre adesso ognuno è abbandonato a se stesso.

C’è qualche ragazzo che ha lasciato Parada per fare altro?

In 8 anni saranno stati una ventina. Manteniamo comunque i rapporti. Tutti hanno scelto un’attività in proprio. La maggior parte lavora nelle costruzioni o nel piccolo commercio, in regola con la legge e i suoi permessi.

Che altro dire? E’ dura, anche se una durezza differente dal vivere per strada.

 

Dopo intervista

·          Con 10 euro al mese finanzi i laboratori di clownerie e giocoleria del centro diurno

·          Con 25 euro al mese finanzi le attività del caravan notturno

·          Con 50 euro al mese contribuisci allo stipendio di un educatore

·          Con 100 euro al mese finanzi una borsa di studio per un ragazzo

 

NUMERO VERDE 800.11.77.55 – c.c. postale 142273 intestato a COOPI – Ragazzi di Bucarest

Tel./Fax 0376 73.00.77 ragazzi.Bucarest@coopi.org

 
Di Fabrizio (del 15/12/2006 @ 22:24:54, in Europa, visitato 1560 volte)
14 dicembre 2006, a Milano tornano gli sgomberi dei Rom, dopo un periodo di relativa calma pre e post elettorale.
Dal sito Amisnet, l'mp3 con l'intervista a Maurizio Pagani, vice-presidente di Opera Nomadi Milano.
Nell'home page, si parla anche della situazione in Slovenia e dell'iniziativa a ricordo di Carlo Cuomo, sulla partecipazione di Rom e Sinti alla Resistenza.
Grazie a Marzia Coronati per la segnalazione.
 
Di Fabrizio (del 14/12/2006 @ 09:15:19, in Europa, visitato 1595 volte)

Da Czech_Roma

 

Ostrava, Praga – 8 Dicembre 2006 L'inaugurazione della mostra intitolata Il Mondo attraverso gli Occhi delle Vittime di Sterilizzazione Forzata (ha avuto) luogo lunedì 11 dicembre alle 16:00 nell'atrio della Camera dei Deputati della Repubblica Ceca, col supporto finanziario dell'Ambasciata USA. L'esposizione si terrà sino al 18 dicembre 2006, sotto gli auspici della Palamentare Kateřina Jacques.

Le foto catturano i sentimenti delle vittime di sterilizzazione forzata come loro si percepiscono. Scopo dell'esposizione è ricordare al pubblico che [..] sono donne in carne ed ossa quelle che hanno citato in tribunale gli ospedali cechi, donne in carne ed ossa, con una differenza significativa - la loro integrità fisica e psicologica è stata violata dagli interventi medici illegali.

"Una donna, che non può generare, non si riconosce nello stesso modo di una donna che può compiere questo atto unico e di valore," dice Elena Gorolová, membro del Gruppo di Donne Vittime della Sterilizzazione.

La collezione di 21 fotografie è già stata mostrata nelle città di Brno e Ostrava. I visitatori della Libreria Municipale di Ostrava hanno avuto l'opportunità di vedere la mostra dal 2 al 31 ottobre, e quelli di Brno dal 17 agosto alla fine di settembre presso il Museo di Cultura Romani, in occasione della presentazione del rapporto di Elena Gorolová al Comitato ONU per l'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Contro le Donne (CEDAW).

Dopo il successo di Brno e Ostrava, le fotografie arrivano ora alla Camera dei Deputati. Lo scopo è ricordare ai politici cechi che gli strascichi della sterilizzazione forzata continuano tuttora perché gli alti funzionari del governo non hanno preso le distanze dall'accaduto. Questo nonostante che il Difensore Pubblico dei Diritti (Ombudsman)  abbia chiaramente espresso la propria opinione nel dicembre 2005: "... Ritengo che il problema delle sterilizzazione nella Repubblica Ceca esista e sia compito della società prenderne conto."

Inoltre il 25 agosto 206, il CEDAW ha chiesto al Governo ceco di accogliere le raccomandazioni dell'Ombudsman [...] e di attuare un'apposita legislazione. Inoltre il CEDAW chiede al Governo di creare meccanismi per il risarcimento delle vittime di sterilizzazione forzata e per scoraggiare questa pratica nel futuro.

Durante l'inaugurazione [...] hanno preso la parola membri del Gruppo di Donne Vittime della Sterilizzazione. C'è inoltre stato il tempo di presentare, attivisti nel campo dei diritti umani, diritti dei Rom e diritti femminili, nella discussione a cui hanno partecipato anche dei Parlamentari.

Scopo della discussione è stata l'illustrazione dell'illegalità delle sterilizzazioni, ottenuta senza il consenso dei pazienti. Soltanto una comunicazione intensiva e a lungo termine tra tutte le parti interessate può gradualmente arrivare ai legislatori, perché ci siano scuse pubbliche del Governo e venga scritta una legge sul risarcimento.

Questi cambiamenti fondamentali darebbero dalla società civile un chiaro segnale alle richieste delle vittime e ridare loro dignità e giustizia [...]

La mostra di Praga è stata organizzata da Vzájemné soužití  (l'associazione civica Vivere Assieme) sotto gli auspici della Parlamentare Verde Kateřina Jacques, in cooperazione con la Camera dei Deputati [...]

Si ringrazia il Museo di Cultura Romani per aver messo a disposizione le fotografie.

L'associazione Vzájemné soužití è una OnG registrata, non-profit e indipendente dai partiti, attiva a Ostrava dal 1977. Offre consulenza legale sull'esclusione sociale della comunità Rom della regione e creando piattaforme per l'interazione tra comunità Rom e il resto della popolazione. Attraverso il metodo del lavoro di comunità, Vzájemné soužití vuole migliorare le condizioni sociali e di vita delle famiglie bisognose. Le attività si concentrano nell'area dell'educazione umanitaria, consulenza sociale e legale e sui temi della casa e dell'impiego [...] Scopo dell'associazione è il rinforzarsi della mutua fiducia e collaborazione. www.vzajemnesouziti .cz

 
Di Fabrizio (del 10/12/2006 @ 10:22:56, in Europa, visitato 1294 volte)

La popolazione Rom continua ad essere discriminata e questa settimana il ballerino spagnolo di flamenco Joaquín Cortés, Rom lui stesso, è giunto al Parlamento Europeo per cercare aiuto per la più grande minoranza europea. Cortés ha incontrato parlamentari e il Presidente Josep Borrell.

La comunità Rom soffre discriminazione nel campo della scolarizzazione, della rappresentanza e partecipazione politica, della casa e dell'impiego. Secondo il rapporto EU 205 sul razzismo e la xenofobia, "I Rom sono spesso stereotipati come criminali, mentre in realtà sono vittime di crimini."

STOP alla campagna di ANTI-ZIGANISMO

Cortés ha detto ai parlamentari, "la ragione principale della mia presenza è che sono di origine Rom e la mia fondazione è promotrice di STOP alla campagna di ANTI-ZIGANISMO. Sono qui perché intendo questa istituzione come impegnata nella difesa dei diritti umani nella EU."

"Sono uno dei rari Rom europei a cui la fortuna è stata benevola così posso asserire orgogliosamente la mia identità senza tema di essere perseguito, umiliato o (fatto) capro espiatorio," ha detto Cortés. "Assieme dobbiamo batterci per l'integrazione sociale della cultura Rom e spero che in un futuro prossimo una nuova generazione viva una vita migliore."

Josep Borrell ha detto che Cortés potrebbe essere "la faccia del lavoro del Parlamento per difendere i diritti dei Rom" e può "promuovere un'immagine positiva della causa."

Il Parlamento è stato attivo in questo tema con una risoluzione del giugno 2006, richiedente misure per combattere i livelli estremi di discriminazione che le donne Rom soffrono nel campo dell'etnicità e di genere e la risoluzione dell'aprile 2005 che condanna "assolutamente tutte le forme di discriminazione fronteggiate dal popolo Rom".

L'anno 2007 di uguali opportunità per tutti

Dei 12-15 milioni di Rom in Europa, 7-9 milioni vivono nella EU, la più parte nell'Europa Centrale ed Orientale. La Romania, che raggiungerà la EU l'1 gennaio, ha la più vasta popolazione Rom in Europa, 1-2 milioni.

La visita del ballerino arriva poco prima del 2007, anno delle pari opportunità, quando tutti i paesi EU si misureranno nella lotta alla discriminazione contro i Rom e le altre minoranze.

REF. : 20061130STO00793

Ulteriori informazioni:

Resolution on the situation of Roma women in the EU
Resolution on the situation of the Roma in the EU
The EU and Roma
Joaquin Cortés website

 
Di Fabrizio (del 06/12/2006 @ 10:17:50, in Europa, visitato 1487 volte)

Da IDEA international debate education association

Strasburgo, 28.11.2006 - Il Consiglio di Europa addestrerà i funzionari a Sarajevo [...] per controllare e valutare leggi che assicurino pari trattamento ai Rom in Bosnia Erzegovina - questo è parte di un prossimo progetto a più largo respiro che coinvolgerà altri quattro paesi balcanici: Albania, Macedonia, Montenegro e Serbia.

Cittadini europei storicamente bersaglio di razzismo ed esclusione,  Rom hanno anche patito i recenti conflitti nei Balcani. Per questa ragione, gli esperti del Consiglio d'Europa - Divisione Rom e Viaggianti, attraverso il finanziamento della Commissione Europea, aiuteranno le azioni  e gli sforzi governativi per i Rom in Bosnia Erzegovina.

Con lo slogan "Pari Diritti e Trattamento per i Rom nel Sud Est d'Europa" il programma ha già raggiunto il suo primo ciclo di formazione in Macedonia e Albania, con un simile piano di formazione in Serbia.

Il programma include anche "Dosta!" - una parola romani che significa "abbastanza" - una campagna di sensibilizzazione per combattere contro pregiudizi e stereotipi che vanta testimonials come il tedesco premio Nobel Günter Grass, il regista francese Tony Gatlif e il musicista rom Saban Bajramovic.

[...]

Dal 1993, le tematiche di Rom e Viaggianti sono state al centro di tre priorità del Consiglio d'Europa: protezione delle minoranze, lotta al razzismo e all'intolleranza e lotta all'esclusione sociale. La difficile situazione fronteggiata dai circa 8-10 milioni di Rom in Europa rappresenta una minaccia alla coesione sociale negli stati membri. Inoltre, sempre più le associazioni dei Rom e Viaggianti si sono ripetutamente appellati al Consiglio d'Europa perché a questa minoranza siano assicurati i diritti fondamentali.

Press contacts:
In Sarajevo:
Radmila Stojadinovic of the Council of Europe office, Tel. +387 33 26 37 40 
Frane Maroevic (Spokesperson, European Commission Delegation to Bosnia and Herzegovina) , Tel. +387 33 254 749 or Mobile +387 61 103 076

In Strasbourg:
Ivana D'Alessandro (Roma and Travellers Division), Tel. +33 (0)3 90 21 51 51
Panos Kakaviatos (Council of Europe Press Service), Tel. +33 (0)3 90 21 47 06


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A political organisation set up in 1949, the Council of Europe works to promote democracy and human rights continent-wide.

It also develops common responses to social, cultural and legal challenges in its 46 member states.

 
Di Fabrizio (del 05/12/2006 @ 10:10:53, in Europa, visitato 1507 volte)


Rom e cancellati: amnesia europea

30.11.2006 scrive Franco Juri

Una marcia europea dei "cancellati" contro l'indifferenza del governo e parlamento sloveni. Per ribadire il loro diritto alla cittadinanza. Intanto in Slovenia dilaga la rivolta razzista anti-rom. Scenari inquietanti per un Paese che nella prima metà del 2008 presiderà l'UE

La lunga marcia dei cancellati è cominciata lunedì scorso a Lubiana. E' passata per Trieste, dove 48 vittime della cancellazione che non si vogliono arrendere o rassegnare di fronte all'indifferenza del governo e del parlamento di Lubiana che continuano a glissare sul problema, sono state accolte in Consiglio regionale dall'assessore alla cultura e alle politiche della pace Roberto Antonaz e da alcuni consiglieri di diversi partiti della sinistra (Rifondazione, PdCI, DS e Verdi).

Poi è stata la volta di Monfalcone, dove ad esprimere la propria solidarietà ai cancellati della Slovenia (ma anche a qualche cancellato italiano che si è unito alla carovana, come il giovane rom nato a Roma da genitori ex-jugoslavi Zvonko Đurđević) sono stati gli operai della Fincantieri, quelli del sindacato FIOM, con alle spalle una lunga tradizione di lotte operaie e di solidarietà interetnica.

Ad applaudire il gruppo accompagnato nel loro viaggio verso Bruxelles dagli attivisti sloveni e italiani di "Karavla mir" e "Dostje" c'erano pure alcuni lavoratori del Bangladesh e del Pakistan, alcuni dei tanti che nella Monfalcone progressista e cosmopolita hanno ottenuto un diritto di domicilio esemplare rispetto ad altre realtà industrializzate. Da Monfalcone a Parigi, al parlamento francese insieme ai "sans papier" e poi a Bruxelles dal commissario Franco Frattini, accompagnati da due deputati della sinistra europea, Giusto Catania e Roberto Musacchio che avvertono: la Slovenia risolva questo problema prima di prendere in mano le redini dell'UE. Viaggio imbarazzante per il governo sloveno, che sulla marcia europea dei diseredati ex-jugoslavi preferisce per ora mordersi la lingua. Solo due i messaggi pervenuti dal mondo politico ai cancellati in procinto di partire; quello solidale del deputato socialdemocratico Aurelio Juri, e quello critico e stigmatizzante dell'eurodeputato del Partito democratico sloveno Miha Brejc.

Molti cancellati, nonostante due delibere a loro favore della corte costituzionale slovena, continuano a rimanere tali, a non godere cioé di quegli elementari diritti di cittadinanza o di residenza che furono cancellati amministrativamente in una notte del 1992 e più tardi solo parzialmente riconosciuti a coloro che risucirono a mettere insieme tutta la documentazione richiesta, perlopiù andata in fiamme lì dove infuriava la guerra.

La rivolta razzista

Ma il problema dei cancellati è solo uno dei problemi che la Slovenia dovrà o dovrebbe risolvere prima di assumere la presidenza dell'Unione Europea nella prima metà del 2008. L'altro inquietante scenario che sembra purtroppo dilagare ed essere sfuggito di mano allo stesso governo Janša, che fin'ora lo ha ispirato e sostenuto tramite i propri commissari politici, è la rivolta anti-rom in tutta la Slovenia.

Ad Ambrus c'è stato sabato scorso il primo caso di violenza, con in prima fila la testa insanguinata di un contestatario locale che assieme ad altre centinaia di compaesani bloccava le strade impedendo alla polizia l'accesso all'insediamento rom della famiglia Strojan. La polizia ha caricato ed ha colpito la testa di un locale militante del partito di governo. Negli scontri sono stati leggermente feriti anche altri paesani.

Il giorno dopo ne ha fatto le spese il direttore della polizia di Lubiana, mentre Janša ed il ministro degli Interni Mate hanno chiesto scusa alla popolazione di Ambrus, dove quasi tutti votano tradizionalmente per il loro partito.

I disordini erano cominciati in seguito alla notizia che la famiglia rom, ospitata nel centro di permanenza per stranieri di Postumia (25 persone di cui 21 tra donne, bambini ed un'anziana) per sfuggire al linciaggio della folla di Ambrus, si era decisa a tornare a casa propria dopo che le tante promesse del governo di trovare una sistemazione alternativa erano finite in una sommossa nazionale;da Ambrus a Mala huda, da Grosuplje a Ig, da Kocevje a Ribnica e Lubiana. Barricate, blocchi stradali persino con la partecipazione dei locali vigili del fuoco e dei loro mezzi antincendio, uomini minacciosi armati di pali e seghe a motore, pronti ad affrontare anche le unità speciali di polizia, gli skin head e le "viole", gli ultras del Maribor, pronti ad aiutare gli insorti, e una polizia tollerante e intimidita con l'eccezione dei disordini ad Ambrus di sabato, finiti con una testa rotta e le dimissioni immediate del direttore di polizia.

Immagini da klu klux klan ma con dimensioni di massa da far rabbrividire anche il regista cinematografico più azzardato. Ogni ipotesi di insediamento dei rom, in qualsiasi parte del paese, persino a Lubiana, porta in strada le cosiddette "vaške straže" la cui simbologia politica rievoca direttamente il collaborazionismo filonazista nella seconda guerra mondiale.

Una revansce in chiave attuale e xenofoba, su cui - salvo rare eccezioni - il mondo politico tace o balbetta, mentre la chiesa cattolica e un buona fetta dell'intellighenzia glissano pavidamente. A fare le spese della furia popolare anti-rom è stato pure il nuovo sindaco di Lubiana Zoran Janković che ha tentato di offrire una sistemazione alla famiglia Strojan nel proprio comune. E' stato fischiato e contestato aspramente dalla folla della comunità locale interessata ed ha fatto, vistosamente preoccupato, un realistico dietro front.

Martedì per il solo sospetto (infondato) che nei veicoli della polizia dell'accademia di Gotenica presso Kočevje ci potesse essere uno Strojan è insorta la cittadina di Ribnica; al post odi blocco le »straže« hanno fermato persino i poliziotti e li hanno perquisiti, umiliando nuovamente lo stato di diritto. Cinquanta intellettuali di area liberal-progressista hanno richiesto intanto, in un appello a favore dei diritti dei Rom, le dimissioni del ministro degli interni Dragutin Mate cui addebitano la responsabilità diretta del caos razzista nel paese.

Gli Strojan intanto aspettano nel CPT di Postumia, il governo mantiene un atteggiamento ambiguo, esibendo la propria impotenza ed umanitaria benevolenza ma senza perdere occasione di puntare l'indice su presunte divisioni in seno alla stessa famiglia e sulla "poca affidabilità" di questa al momento di trovare un accordo.

La stessa sindrome dell'antisemitismo

Cosa sta succedendo nella Slovenia del 2006, nel paese che tra meno di due anni dovrebbe presiedere l'Unione Europea? E' forse in preda alla sindrome di angoscia collettiva che sembra pervadere una buona fetta dei paesi dell'est europeo e che ricorda quella dell'antisemitismo nella Germania di Weimar? Dalla Polonia all'Ungheria, alla Slovenia. Com'è possibile che un paese con il reddito più alto tra quelli dei nuovi membri UE e noto per la sua tradizionale moderazione e per una proverbiale (apparente) stabilità politica, diventi ora poligono di lotte razziali e di un crescente culto del linciaggio e delle "vaške straže"?.

La risposta va probabilmente cercata nella dilagante insicurezza, nel disagio che accompagna la gente in una fase di transizione particolarmente incerta, dove diventa tangibile e dolente ma anche redatto a tavolino, in nome delle leggi del libero mercato, il ridimensionamento dello stato sociale, dell'assistenza pubblica, di quella pensionistica, dei pari diritti alla scuola ed alla sanità.

E poi è in arrivo l' Euro e con lui la grande paura dei rincari e dell' ulteriore perdita del potere d'acquisto. E poi Schengen e la libera circolazione all'interno dell' area, e l'arrivo della Romania e della Bulgaria e di tanti immigrati più giovani e più fertili.

Insomma la percezione è quella di un sommovimento tettonico epocale che sta angosciando il piccolo individuo, sempre più insicuro e che cerca nella propria rassicurante comunità tradizionale un rifugio, da difendere ad ogni costo, anche con le seghe a motore.

La classe politica al potere è impegnata ormai da alcuni anni a spiegare alla gente che l'assistenzialismo sociale va ridotto al minimo, cominciando dai settori più "parassitari". E l'idea del "parassita sociale", responsabile del malessere generalizzato, s'insinua nell' immaginario collettivo della gente che cerca e trova il capro espiatorio nei più deboli.

Emira è bosniaca e lavora alla TV pubblica come donna delle pulizie con un contratto precario; entra nello studio tutta imbronciata e borbotta: "Maledetti Zingari, loro non lavorano e incassano l'assistenza sociale.Ed io qui a sgobbare! Maledetti!".

 
Di Alessandro (del 28/11/2006 @ 10:45:12, in Europa, visitato 2139 volte)

Masse di emigranti rom ungheresi in Svezia

Le basse prospettive di vita alimentano in Ungheria un fenomeno nuovo, le migrazioni di massa
Budapest (Dal nostro corrispondente)- Nell’arco delle quattro settimane scorse, sono arrivati a Malmö (Svezia) circa 250-300 cittadini ungheresi in ricerca di “rifugio politico”, o di lavoro; almeno queste sono state le ragioni espresse dai pretendenti immigranti ungheresi, che sono per lo più grandi famiglie rom provenienti dai paesini di una zona ben definita della regione Baranya, un distretto dell’Ungheria sud-occidentale.

continua

 
Di Fabrizio (del 19/11/2006 @ 10:39:16, in Europa, visitato 1322 volte)

Il 13 e il 14 novembre i Rom dei quartieri Ferentari e Zabrauti hanno manifestato davanti all'ufficio del sindaco del 5° distretto, perché la Compagnia Elettrica aveva tagliato i collegamenti col quartiere.

Affamati ed infreddoliti, bambini, madri e padri Rom e no, hanno protestato contro l'impoverimento delle condizioni di vita nei ghetti di Bucarest.

L'assegno della Sicurezza Sociale è l'unico reddito e non rende possibile pagare i debiti accumulati negli anni con la Compagnia. La mancanza di accesso ai servizi sanitari, l'impossibilità per i bambini di frequentare la scuola, sono tra gli indicatori di una situazione di mancanza di pari opportunità col resto della popolazione e dell'assenza di una volontà delle autorità nell'affrontare questi problemi.

I manifestanti hanno attuato un sit-in di due giorni di fronte all'ufficio del sindaco, con lo slogan "Non ritorneremo a casa se il Sindaco non risolverà i nostri problemi."

Questa situazione è iniziata diciassette anni fa, quando l'allora sindaco Marian Vanghelie dichiarò di fare il suo dovere informando negli anni passati Polizia e Governo Centrale sui problemi sociali di quelle aree.

"E' impossibile pensare che una persona possa sopravvivere con 30 euro al mese, che è quanto fornisce la Sicurezza Sociale. La situazione può essere estesa a livello nazionale, e manifestazioni simili si sono avute quest'anno nella regione della Valle Jiu e recentemente a Tulcea. Sono diverse le aree di povertà e c'è bisogno di una riforma dell'assistenza sociale collegata alle esigenze attuali," ci ha dichiarato Vana Sorin, esperto di questioni rom nella città di Petrila.

Cristinela Ionescu
Tumende TV Production
Lucas Jeno Tiberiu, 1B/10, Petrosani, 332061.
Hunedoara. Romania.

Phone 004 0721 34 26 72
TV Parang. Phone 0245 543 676

 
Di Fabrizio (del 18/11/2006 @ 10:08:35, in Europa, visitato 1375 volte)

Una visita tra le diapositive a Belgrado, precisamente a "Piccola Londra". Gli abitanti dell'insediamento sono Rom che vivono lì da almeno 30 anni.

Nessuno conosce perché si chiami Piccola Londra", dice Nikola. "Qualcuno cominciò e il nome è rimasto."

"Qui la vita non è molto differente dall'altra Londra," dice, "eccetto che qui abbiamo ratti e serpenti - ma non l'elettricità."

 

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