Rom e Sinti da tutto il mondo

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La redazione
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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 16/08/2009 @ 09:11:48, in Europa, visitato 1720 volte)

Da Roma_Daily_News

Mercoledì 12 agosto 2009

L'Europa orientale ha una significativa e crescente popolazione rom. Tensioni di lungo tempo tra i Rom e gli altri si sono intensificate sotto i colpi della crisi.

Molti Rom non si registrano nei censimenti perché tentano di nascondere la loro etnia, ed in alcuni paesi è illegale identificare i Rom nei documenti legali.

Hanno detto gli esperti locali che la mancanza di dati certi è un problema, rendendo difficile affrontare i problemi dalla disoccupazione all'istruzione ed i servizi sociali come pure il monitoraggio.

BULGARIA

  • I Rom formano il 4,7% della popolazione, o circa 370.000 persone, secondo il censimento 2001.
  • Sui stima che la proporzione sarà nel 2020 del 6,5-7,0 %, o 520.000-550.000 persone, ha detto Alexey Pamporov, sociologo dell'Accademia Bulgara delle Scienze.
  • Il tasso di disoccupazione tra i Rom nel 2004 era del 56,2%, cadendo al 48,3% nel 2007 (riflettendo tanto quelli che smettono di cercare lavoro che quelli che l'hanno trovato)
  • Di recente non vengono riportate violenze. L'ultimo caso è del 2007, quando circa 200 Rom devastarono un caffè ed attaccarono quattro persone perché sembravano skinhead, dopo che un Rom era stato picchiato da skinhead.
  • Il partito nazionalista Ataka ha raggiunto un 9% costante nelle ultime due elezioni, nel 2005 e nel 2009.

REPUBBLICA CECA

  • Il governo stima la popolazione rom attorno al 2% della popolazione, ma secondo alcune organizzazioni sarebbero oltre 450.000.
  • Una studio governativa stima una crescita della popolazione rom del 50%, 300.000 persone nel 2050.
  • Non esistono dati ufficiali sulla disoccupazione dei Rom (è illegale raccogliere questi dati).
  • Il governo ha speso 117 milioni di corone ($21.18 milioni) per creare lavoro per i Rom.
  • La popolazione Rom è forte nelle aree settentrionali del paese, dove ci sono stati violenti assalti almeno una volta anche con molotov.
  • Il Partito dei Lavoratori di estrema destra non ha ottenuto rappresentanza parlamentare ed i sondaggi mostrano che abbia scarse speranze di successo nelle prossime elezioni di ottobre.

UNGHERIA

  • Le ricerche mostrano che la popolazione rom è di circa 660.000 persone, il 6,6% della società.. Non sono disponibili dati ufficiali sul censimento, e molti Rom nascondono la loro identità.
  • Secondo l'Ufficio Centrale Statistiche KSH, la proporzione dei Rom potrebbe raggiungere l'8% nel 2020 e superare il 10% a metà secolo.
  • Gli studi mostrano che la disoccupazione rom è dal 1993 costantemente inferiore al 20%. Alcune aree, specialmente nel nord del paese, hanno quasi il 100% di popolazione rom, quasi totalmente disoccupata.
  • Negli ultimi18 mesi ci sono stati violenti scontri, inclusi attacchi con molotov, bombe a mano e fucili. Sono state uccise oltre a una mezza dozzina di persone.
  • Il partito Jobbik di estrema destra ha ottenuto sostanziali successi usando una dura retorica anti-Rom. Ha ottenuto il 15% dei voti alle elezioni di giugno del Parlamento Europeo e potrebbe ottenere 50 dei 386 seggi parlamentari nelle elezioni nazionali dell'anno prossimo.

ROMANIA

  • La popolazione rom sarebbe di 535.000 persone, secondo le stime governative ufficiali, ma i gruppi dei diritti civili ne contano 2,5 milioni, rendendola al più grande comunità rom in Europa.
  • Più delle altre nazionalità i Rom sono migrati altrove in Europa, cercando opportunità in Irlanda e in Italia, dove ci sono 500.000 cittadini rumeni.
  • Studi dell'UNPD (United Nations Program for Development ndr) del 2005, contano al 24% il tasso di disoccupazione dei Rom (definito tra chi cerca lavoro). La disoccupazione auto-percepita (inclusa la mancanza cronica di lavoro) è di circa l'80%, sempre secondo l'UNPD.
  • Sporadici e localizzati gli scontri violenti. A luglio, ci sono stati scontri in Transilvania tra abitanti di etnia ungherese e Rom locali, che hanno sparso paura che episodi simili a quelli ungheresi potessero ripetersi in Romania.

SLOVACCHIA

  • Secondo le stime del governo, la popolazione rom conta 380.000 persona, circa il 7% della società.
  • Dice il governo che circa il 44% dei Rom hanno meno di 14 anni, segno di un prossimo boom della popolazione. La maggior parte delle famiglie rom conta 10 o più membri.
  • Secondo il governo, meno del 10% dei Rom lavora regolarmente.
  • Non ci sono più stati violenti disordini della rivolta rom nella metà degli anni '90, e recentemente i partiti politici non hanno insistito sulle questioni rom.
  • Alcuni progetti per l'alloggio e programmi per il lavoro hanno facilitato le condizioni in alcune parti del paese.

(Reporting by Reuters bureaux, writing by Marton Dunai)

 
Di Fabrizio (del 24/08/2009 @ 09:02:38, in Europa, visitato 1394 volte)

Da Nordic_Roma

TheLocal.se

18/08/2009 - Dieci persone sono state arrestate in seguito ad un'operazione all'alba della polizia, contro un centro giovanile rom a Lund, nella Svezia meridionale.

Le persone arrestate erano tutte tra i 18 e i 25 anni di età, ed avevano occupato il centro ricreativo doposcolastico RomanoTrajo, nell'area Norra Fäladen della città.

I giovani dimostrati erano parte di una rete che si autodefinisce "Residenti di Lund contro i tagli".

Gli arresti sono avvenuti senza incidenti ulteriori. Due degli occupanti hanno tentato di fuggire ma sono stati rapidamente presi dalla polizia.

I dieci arrestati sono poi stati trasferiti nella stazione di polizia di Lund e lì trattenuti per il sospetto di trasgressione aggravata e danno criminoso.

Romano Trajo aprì nel 1989 per dare supporto ai bambini rom che vivevano nell'area.

Nel 2004 il centro ricevette il premio integrazione della Città di Lund. Ma quest'anno è stato annunciato che il centro, nonostante le proteste, sarebbe stato chiuso.

Il comitato infanzia ed istruzione di Lund ha considerato che i servizi offerti da Romano Trajo potrebbero essere gestiti da altri centri ricreativi nell'area.

TT/The Local (news@thelocal.se; 086566518)

 
Di Fabrizio (del 26/08/2009 @ 09:49:06, in Europa, visitato 1738 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi

da Finanzainchiaro.it

William Blacker (foto Romania Libera)

Innamorato di una zingara e di una campagna che gli ricorda i romanzi del diciannovesimo secolo, lo scrittore e giornalista britannico William Blacker passa metà dell'anno tra i contadini della Transilvania. Ritratto di un uomo a cavallo tra due mondi.

In un villaggio della Transilvania, vicino a Sighisoara, la gente si riunisce ogni sera nella sola osteria del posto, in attesa del ritorno del bestiame al pascolo. Una maggioranza di romeni, qualche sassone e diversi zingari si rilassano seduti su cassette vuote di birra. Qualche giovane zingaro balla su una melodia lontana. Improvvisamente i bambini smettono di giocare e corrono verso un uomo che si avvicina in bicicletta: "Signor Uigliammm, signor Uigliammm!" L'uomo, che porta un cappello bianco e occhiali rotondi, sorride ai bimbi. Gli abitanti del posto dicono sottovoce: "L'inglese è tornato per vedere la sua zingara". Il nome del nuovo arrivato è William Blacker, nato 46 anni fa in qualche parte dell'Inghilterra meridionale e trapiantato in Transilvania, dov'è arrivato per caso. Vive qui da nove anni e ha un bambino di 3 anni è mezzo, frutto di una storia d'amore con una giovane zingara del villaggio.

Da molto tempo quest'uomo è diventato parte integrante del posto. Un giorno della sua vita in campagna non assomiglia affatto a quella dei suoi amici in Inghilterra: lavora i campi tra gli zingari, taglia l'erba con la falce, ripara i muri di calce delle vecchie case sassoni e la sera gioca a scacchi con i vecchi del villaggio. A volte Blacker fa visita alla sua ex ragazza, Marishka, la piccola zingara per la quale si è trasferito qui: "Al ritorno da un viaggio in Inghilterra l'ho trovata incinta. All'inizio non pensavo di essere io il padre, ma come vede ci assomigliamo come due gocce d'acqua", dice William, e abbraccia Costantin, che ha ereditato il suo sorriso e i suoi occhi blu. Il piccolo vive con la madre insieme alla sua famiglia di zingari musicisti, a pochi minuti dalla casa di Blacker.

Da Berlino a Satu Mare

"Ho messo per la prima volta piede in Romania pochi giorno dopo la rivoluzione del dicembre 1989. Avevo lasciato l'Inghilterra con l'intenzione di visitare Berlino, il Muro era appena caduto", racconta l'inglese. Le notizie in televisione sulla rivoluzione romena e la lettura di alcuni articoli sulla bellezza dei monasteri locali lo hanno spinto più a est. Così è passato per la Cecoslovacchia e l'Ungheria ed è entrato in Romania; ha dormito a Satu Mare in un albergo senza elettricità. Il giorno dopo è rimasto a bocca aperta: "Nella piazza centrale della città c'erano solo cavalli e carretti. Ho pensato che il mondo dovrebbe assomigliare a qualcosa del genere". Blacker aveva già visto l'India e diversi paesi dell'America latina, ma la Romania lo ha affascinato più di qualunque altro posto. "Avevo letto i romanzi di Thomas Hardy e Tolstoj e quando sono arrivato in Romania mi sono detto: 'Incredibile, adesso posso vedere con i miei occhi le cose che descrivevano'".

Nel 1996 Blacker, non volendo più solo limitarsi a vedere la vita di questi contadini ma vivere come uno di loro, si è trasferito vicino a Satu Mare, "prima dell'arrivo dell'Occidente". Nei quattro anni di vita in mezzo ai contadini di Maramures, questo inglese ha partecipato ai matrimoni, ai funerali, alle feste, all'uccisione del maiale: "Ho sofferto, ho pianto, ho riso". Blacker è sempre stato attratto dalla vita degli zingari della Transilvania. Nel suo libro, appena pubblicato in Inghilterra, Along the Enchanted Way: A Romanian Story, descrive gli zingari come un popolo posseduto dal principio del "dolce far niente". Gente che sa cantare e ballare in modo meraviglioso e che ritiene la vita troppo breve per passarla a sfacchinare.

Per un bel po' l'inglese ha fatto numerosi viaggi su è giù tra Maramures e il villaggio della Transilvania dove vive oggi. La sua vita nel villaggio di Halma (il nome fittizio utilizzato nel libro) ha degli aspetti romanzeschi. Ha scritto un articolo sulla drammatica situazione delle case sassoni abbandonate dalla popolazione di origine tedesca, emigrata negli anni Novanta, e ha ottenuto dei contributi per il loro restauro. All'epoca Blacker guidava la fondazione Mihai Eminescu, finanziata dal principe Carlo.

Solo più tardi ha conosciuto Marishka, e hanno deciso di trasferirsi in una casa sassone. Non gl'importava che Marishka avesse solo la quinta elementare e lui una laurea in una prestigiosa università inglese. Blacker la ha persuasa a leggere. "Le ho dato una copia in romeno di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Dopo qualche giorno Marishka faceva già dei commenti: 'Ma questo Darcy è così arrogante!'. Tuttavia mentre leggeva mi sono reso conto che il volume diventava sempre più sottile. Dopo un po' ho scoperto che utilizzava le pagine lette per accendere il fuoco!» Anche se non si sono mai sposati, Marishka e William si sono scontrati con la cattiveria di alcuni abitanti del villaggio romeno, che hanno cercato di allontanarlo dalla "feccia della società". Adesso quei giorni sembrano dimenticati, gli animi si sono calmati e tutti parlano bene di lui. "È un uomo meraviglioso. Non ha mai diffidato degli zingari", ha detto Marishka.

Vent'anni dopo aver scelto di vivere in un paese ex comunista, la sua decisione non sembra più tanto eccentrica. A volte Blacker si chiede quale sarà la vita di suo figlio fra gli zingari: "Mio figlio è per metà zingaro e per metà inglese. Per ora sono felice che viva qui". E si ricorda della reazione dei suoi genitori: "Non erano molto contenti. Avevo 30 anni e volevano che avessi un lavoro rispettabile. In diverse occasioni ho dovuto spiegare loro che qui stavo bene. Era il posto giusto per me. La mia infanzia nel sud dell'Inghilterra, in campagna, potrebbe essere una spiegazione. Volevo vivere di nuovo in un bel posto". ( Fonte: europresse.eu)

Autore: Andreea Pocotila Redazioneonline - Stampa Internazionale

 
Di Fabrizio (del 09/09/2009 @ 09:45:00, in Europa, visitato 1447 volte)

Da Czech_Roma

Kladno, 3.9.2009 12:40, (ROMEA)

Ieri la Televisione Ceca ha riportato che un autista di autobus a Kladno si ritiene abbia rifiutato di trasportare tre donne rom ed i loro bambini. ČSAD MHD Kladno, la locale compagnia di trasporti, ora sta investigando. Le donne rom che accompagnavano i figli a casa da scuola, hanno detto che il guidatore ha rifiutato di portarle a destinazione, la fermata Masokombinát. Quando gli hanno chiesto cosa volesse significare con ciò e se non fosse un razzista, sembra abbia risposto: "Sì, siete Zingare, non è così?" Le donne hanno chiamato il numero 158 della polizia, ma né la polizia municipale né quella statale hanno voluto intervenire.

Ludomír Landa, direttore di ČSAD MHD, ha detto a ČTK che l'autobus era pieno e che l'autista ha agito correttamente, ma che non è stato professionale nell'impegnarsi in una discussioni coi cittadini rom, durante il quale sembra siano volati commenti razzisti da ambo le parti. Se i fatti fossero confermati, l'autista probabilmente avrà una riduzione in busta paga.

"Mio figlio andava a scuola per la prima volta, era contento, guardava davanti a sé. Stamattina non ha voluto uscire dal letto. Abbiamo paura che anche domani sarà così," ha detto alla Televisione Ceca Isabela Tokárová, madre di uno dei bambini coinvolti. "Ha detto che non prendono sporchi zingari, che prendono solo la gente bianca e non gli zingari," ha detto il piccolo David Tokár

L'incidente è successo sulla linea per Beroun, che parte dal centro di Kladno alle 10:15. "Il bus di solito è occupato da 20-25 passeggeri, ma l'1 settembre la corsa è coincisa con la fine del primo giorno di scuola. Alla fermata presso il centro commerciale Tesco c'erano già 80 passeggeri a bordo, cioè il limite della capacità di carico," ha detto Landa.

Landa ha descritto differentemente gli eventi. Sostiene che l'autista ha aperto le porte e chiesto a quei passeggeri che andavano verso le destinazioni più distanti di salire per primi, cosa che dice Landa essere logica e corretta. Ha detto: "L'autista stava semplicemente organizzando gli ingressi sull'autobus, così che l'uscita alle fermate successive fosse efficiente."

Landa sostiene che una delle passeggere rom ha iniziato ad attaccare verbalmente l'autista con epiteti razziali. "Lui ha risposto a tono usando la parola Zingari," ha detto Landa, aggiungendo che la risposta dell'autista non è stata professionale. "Ora assieme all'autista stiamo compilando un rapporto sull'incidente e stiamo cercando testimoni dell'incidente. Se verrà confermato che la sua risposta è stata inappropriata, allora naturalmente ne pagherà le conseguenze."

ROMEA, Czech Television, ČTK, translated by Gwendolyn Albert

 
Di Fabrizio (del 12/09/2009 @ 09:24:07, in Europa, visitato 1299 volte)

Da Roma_Francais

par FLORENT PECCHIO

Polemiche sul metodo utilizzato da un'unità della gendarmeria nell'Essonne, lo scorso 28 agosto, per controllare dei Rom in situazione irregolare.

Ecco dei colpi di timbro che fanno colare molto inchiostro. E' successo ad un controllo d'identità, effettuato da un'unità della gendarmeria nell'Essonne, lo scorso 28 agosto. Per facilitare il controllo del centinaio di Rom presenti quel giorno in un accampamento di fortuna, nei comuni di Ormoy e di Villabé, i gendarmi decidono di utilizzare un metodo sorprendente. Vale a dire, marcare le persone controllate a colpi di timbro, per essere sicuri di non procedere due volte al medesimo controllo. Se il metodo è di buon senso per la gendarmeria, non può esserlo per la comunità rom, né per le associazioni vicine ai sans-papiers. Neanche per Eric Besson, ministro dell'Immigrazione, che martedì ha giudicato questo modo di operare "particolarmente inopportuno".

"Non siamo del bestiame"

Apprendendo la notizia questo 28 agosto, l'associazione "Solidarietà con le famiglie rumene" non si tira indietro. "Immediatamente, il metodo ci ha ricordato quelli dell'ultima guerra" racconta Yves Bouyer, militante. Sospira: "Non è questo il modo di trattare degli esseri umani", "Non siamo del bestiame", aveva protestato un uomo fra i controllati. L'operazione consisteva nel portare a conoscenza del gruppo di Bulgari e di Rumeni, di un decreto prefettizio che li obbligava a lasciare il territorio entro il mese.

"Non ho mai assistito a pratiche di questo genere", si stupisce, scoraggiato, Yannick Danio, delegato nazionale dell'unione dei sindacati della polizia Unité-SGP FO. Per lui, l'iniziativa del colpo di timbro viene dall'interpretazione su scala locale di una direttiva nazionale. Non si tratta, in alcun caso, di un metodo generalizzato.

"Come in un ritrovo notturno"

Per quanto riguarda la gendarmeria, la misura non colpisce oltre a misura. "È come in ritrovo notturno", si difende uno di loro in seno all'istituzione. "E' un buono modo di lavorare, il metodo più semplice e più rapido". Certamente non "comparabile" con i numeri impressi agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Effettivamente, non si tratta di una marcatura a vita, ma di un tampone umido, lavabile con acqua.

In un contesto di espulsioni di sans-papiers, attraverso le quali le associazioni che li difendono comparano volentieri gli arresti [...], Eric Besson ha preferito defilarsi, pubblicando un comunicato, lunedì. "Pur approvando l'obiettivo dell'operazione, Eric Besson giudica il metodo del tampone umido particolarmente inopportuno, riguardo le operazioni di controllo sugli stranieri in situazione irregolare. Si è assicurato presso il Direttore generale della gendarmeria nazionale che consegne adeguate siano passate affinché non vi sia più l'impiego fatto in questo caso". Da cui l'atto. La capitana Poupot, incaricata della comunicazione alla gendarmeria nazionale, garantisce che questa "obbedirà", conformemente ai desideri del ministro. Il tampone resterà appannaggio dei ritrovi notturni.

 
Di Fabrizio (del 19/09/2009 @ 08:58:29, in Europa, visitato 1524 volte)

Dell'abbattimento dello storico quartiere di Sulukule qui se n'è scritto parecchio. La motivazione addotta dalle autorità turche è il "piano di rinnovamento urbano" di Istanbul. Ma le recenti piogge che hanno inondato diversi quartieri della città, scoprono luci ed ombre su questo contestato piano e sugli appetiti immobiliari che sta sollevando

La terra e il cielo 18.09.2009 scrive Fazıla Mat Istanbul si risveglia dall'incubo delle inondazioni. Le autorità maledicono la pioggia, ma secondo gli esperti il disastro è stato causato dagli interventi edilizi sui letti dei fiumi all'interno della città. Sotto accusa il piano di trasformazione urbana voluto da Erdoğan

Le province di Istanbul e di Tekirdağ faranno fatica a riprendersi dalle inondazioni causate dalle piogge torrenziali dell’8 e 9 settembre scorsi. Le precipitazioni, che normalmente si sarebbero distribuite in un periodo di quattro mesi, hanno sommerso nel giro di due giorni numerose circoscrizioni delle due città. Il bilancio resta molto pesante. Sono morte 32 persone, diverse sono ancora disperse, e si stima una perdita in beni di circa 100 milioni di dollari.

L’alluvione ha avuto i suo effetti più devastanti laddove erano presenti dei torrenti sui cui letti e nei cui dintorni sorgono costruzioni e autostrade. A İkitelli, nei pressi del torrente Ayamama, il viale Basın Ekspres, una delle strade più trafficate e commercialmente attive di Istanbul, è stato letteralmente inghiottito dalle acque. Mentre molte persone hanno trovato rifugio sui tetti degli autobus, sette donne sono morte asfissiate dentro un furgone merci privo di finestre che veniva utilizzato da una nota società tessile come mezzo di trasporto per portarle al lavoro. Sei autisti di TIR, che dormivano a bordo dei mezzi nella stazione per TIR Osmanlı, sono morti annegati dopo essere stati travolti dalle acque. Tutte le fabbriche nei dintorni sono state allagate. Si sono aperte inoltre le chiuse della diga sull lago Büyükçekmece, causando l’allagamento della costa e dei centri di ricreazione sulle sponde.

La Municipalità di Istanbul è stata la prima a esser criticata dalla stampa, per l’incapacità di prevenire gli effetti dell’inondazione e di gestire la successiva situazione d’emergenza. Il servizio meteorologico aveva infatti lanciato, diversi giorni prima, l’allarme per l’alluvione, ma le autorità non avrebbero ritenuto di dover chiudere al traffico il viale Basın Ekspres, dove si era verificato un episodio analogo di inondazione anche nel 1995 a causa dello straripamento dello Ayamama.

Intanto continuano a venire alla luce dei particolari su come la Municipalità di Istanbul abbia gestito finora le aree circostanti i torrenti. La İSKİ (Direzione idrica di Istanbul) avrebbe ammesso di aver realizzato l’ultima bonifica del torrente Ayamama nel maggio scorso e di non aver più ripetuto l’operazione nonostante le piogge autunnali in arrivo. Inoltre un credito di 322 milioni di dollari preso in prestito dalla Banca mondiale, finalizzato alla realizzazione di infrastrutture per il risanamento di quindici torrenti, sarebbe fermo da due anni nelle casse del comune di Istanbul (İBB). Il vicesegretario generale del comune, Muzaffer Hacımustafaoğlu, ha affermato che l’attuazione dei progetti di risanamento “procede lentamente perché i torrenti sono delle proprietà private e i tempi previsti per renderli pubblici sono lunghi”.

Le autorità hanno cercato di spiegare l’inondazione nei termini di una “calamità naturale”, “inspiegabile” e “incontrastabile”. Una parte di “colpa” è stata però riservata anche ai “cittadini che costruiscono abitazioni fuori norma”. La prima reazione del sindaco di Istanbul, Kadir Topbaş, è stata infatti quella di attribuire la responsabilità dell’accaduto a “l'utilizzo selvaggio della natura e dell’ambiente”. Il premier Erdoğan ha commentato l’accaduto facendo allusioni alla forza della natura con un proverbio turco – “arriva il momento in cui il torrente si vendica” – mentre il presidente della regione Muammer Güler è arrivato a dare la responsabilità dell’accaduto “a tutta la società” e su una scala più ampia “al mondo intero” per “i danni causati dalle persone alla natura”.

Intanto Erdoğan, effettuando un giro d’ispezione aerea sulle località colpite dall’alluvione, ha affermato che fino a quel momento le autorità avevano incontrato “impedimenti legali ed alcune opposizioni” per risanare i torrenti, che “queste opposizioni devono essere superate” e che “i problemi più gravi sono sorti dal fatto che i letti dei torrenti sono stati modificati [dalle costruzioni]”. Erdoğan ha concluso dicendo che “dopo aver condotto dei contatti bilaterali si passerà a demolire le costruzioni qui presenti.”

Eyüp Muhçu, presidente dell’Ordine degli ingegneri e architetti (TMMOB) di Istanbul, lancia un monito rispetto a quello che ritiene essere il vero senso delle parole del premier. “La 'opposizione' di cui parla il Primo ministro è quella dimostrata dai cittadini che si ribellano ai progetti di decentramento della popolazione e di speculazione affaristica imposti sotto il nome di ‘trasformazione urbana’. Erdoğan vuole utilizzare gli effetti dell’alluvione proprio per rendere leciti i suoi progetti di trasformazione urbana”.

Il problema delle costruzioni sui letti dei torrenti non riguarda infatti solo le costruzioni abusive, ma anche quelle “legali”. “Una parte del torrente Ayamama, importante corridoio ecologico di Istanbul, area verde e di ricreazione, è stata aperta alla edificazione di palazzi ad alta concentrazione nel 1997, quando proprio Erdoğan era sindaco della città”, spiega Muhçu.

All’epoca il TMMOB avrebbe presentato a Erdoğan una valutazione sull’impatto ambientale di questo progetto. Nella sua valutazione, l’Ordine avrebbe specificato che con il nuovo progetto il torrente Ayamama avrebbe cessato di essere tale, e che si sarebbe rivolto un aperto invito alle catastrofi naturali. L’appello rimase però inascoltato, e il TMMOB portò il progetto in tribunale. La Corte emise una sentenza a favore dell’Ordine, sottolineando anche “che il progetto non aveva alcuna utilità sociale”. L’amministrazione comunale però non tenne conto del verdetto e accelerò le costruzioni, dando origine a tutta la zona adiacente all’aeroporto Atatürk.

“Erdoğan ha fatto ricorso”, continua Muhçu, “ma il tribunale ha nuovamente confermato la prima sentenza. Le costruzioni però non sono cessate nemmeno dopo questa seconda decisione. Gli edifici così realizzati contro il verdetto del tribunale hanno dato man forte alle costruzioni abusive nell’interno della valle, a nord. E dal 1997 in poi sono stati costruiti numerosi blocchi di edifici abusivi utilizzati quali officine. Questa zona, nel piano urbanistico del 1982, risultava invece essere sede di un cimitero cittadino, di un’area verde, di un’area di ricreazione e letto del torrente. Eppure hanno sempre chiuso un occhio nei confronti delle costruzioni abusive”.

Solo il mese scorso infatti, il sindaco Topbaş avrebbe presentato al consiglio comunale un piano per legalizzare nuove costruzioni abusive e per permettere l’edificazione di altri palazzi nelle ultime aree rimaste a disposizione nel letto dell’Ayamama. Senza un’alluvione di questa portata, il piano edilizio portato avanti dal comune di Istanbul probabilmente avrebbe proseguito indisturbato. E forse non basterà nemmeno l’alluvione a disturbarlo.

 
Di Fabrizio (del 20/09/2009 @ 09:21:19, in Europa, visitato 1598 volte)

Da British_Roma (la mia traduzione non è sempre letterale, comunque ho trovato molto coinvolgente la storia di questa donna e dei cambiamenti avvenuti nel suo mondo) 

The Guardian La mia infanzia zingara by Roxy Freeman - 7 settembre 2009

Roxy Freeman e suo fratello Rollin sperimentano il flamenco nel 1990. Photograph: Tam Carrigan

Roxy Freeman non era mai andata a scuola. Ma a 22 anni, ha deciso di ottenere un'istruzione formale, si è forzata ad affrontare i pregiudizi che arrugginiscono la sua comunità zingara - e di incatenare il suo spirito vagabondo

La portiera mi guardava con sdegno mentre camminavo nel Suffolk College per iscrivermi. Non erano richiesti curriculum a noi studenti fuori corso, ma la portiera mi aveva ammonito che era un corso avanzato intensivo, e che sembrava esserci uno spazio vuoto nel mio modulo riguardo "l'istruzione precedente". Quando le ho spiegato che non ero un'emarginata, ma soltanto non ero andata a scuola, mi ha guardato ancora più sdegnosa.

Avevo 22 anni e non avevo mai passato un giorno della mia vita in un'aula scolastica, un concetto alieno per molti ma comune nelle famiglie Zingare e Viaggianti. In GB ci sono oltre 100.000 nomadi Viaggianti e Zingari, e 200.000 che vivono in alloggi permanenti. Molti, come me, non hanno mai frequentato la scuola, mentre altri sono illetterati perché l'istruzione formale non è una priorità nella nostra cultura.

La mia educazione è stata insolita, ma non unica. Sino agli otto anni ho vissuto per strada con la mia famiglia, girando l'Irlanda su di un carro a cavallo. Eravamo sei bambini e bambine, e la nostra famiglia era considerata piccola. Avere 12 o 13 bambini era comune tra Viaggianti e Zingari.

Sposarsi tra cugini è anche comune tra gli Zingari (ed è una potenziale bomba a tempo genetica), i miei genitori vengono da un retroterra davvero differente. Mi madre proviene da una famiglia americana dell'upper-class. Da giovane era letteralmente scappata con uno Zingaro - mio padre, che allevava cavalli. Entrambi sono persone estremamente intelligenti e dalla mente aperta che volevano crescerci in un ambiente stimolante e libero.

Al posto di andare a scuola, con i miei fratelli e sorelle, come molti bambini fummo introdotti alle arti, alla musica e al ballo. La nostra istruzione era imparare sulla vita selvaggia e la natura, come cucinare e sopravvivere. Non conoscevo le tabelline ma sapevo mungere una capra e cavalcare un cavallo. Potevo riconoscere i funghi e sapevo dove trovare il crescione e l'acetosa selvatici. A otto o nove anni sapevo accendere un fuoco, cucinare la cena ad una famiglia di 10 e fare il pane su un fuoco all'aperto.

Non era sempre così idilliaco: la vita sulla strada può essere molto dura. Come bambina con fratelli e sorelle più piccoli, dovevo lavorare duro: la mia routine giornaliera includeva prendere l'acqua, cucinare e cambiare i pannolini. Lottavamo anche per le finanze, la passione di mio padre è sempre stata allevare cavalli zingari. Qualche volta la vendita andava bene, ma il più delle volte eravamo senza un penny. Così la nostra famiglia lavorava alla raccolta della frutta. Un'estate, mi ricordo, praticamente siamo vissuti a funghi, perché lavoravamo in una fattoria di funghi. Raccoglievamo anche giunchiglie, dopo circa cinque stagioni sviluppai un'allergia al liquido dei gambi e al loro contatto la mia pelle si riempiva di bolle. Tutto il denaro andava dritto a mia madre e papà.

La nostra vita scorreva all'aperto; lavorare, giocare e socializzare, tutto avveniva attorno al fuoco, o nei boschi e nei campi. Il tempo piovoso era una maledizione e ci accalcavamo attorno ad una stufa in uno dei carri. Per molti anni non abbiamo avuto elettricità, televisione, radio, niente di elettrico. Avevamo bambole di porcellana e nessun altro giocattolo. E giocavamo a carte - grazie a Dio per le carte! Non fosse stato per loro, non avrei avuto nessuna abilità matematica.

A differenza dei miei fratelli e sorelle, ho imparato a leggere abbastanza giovane. Mia madre ed i nonni mi comprarono dei libri e, con l'aiuto di mamma, col tempo potei leggere. A 12 o 13 anni avevo divorato tutto F Scott Fitzgerald, EM Forster, Louisa May Alcott ed Emily Brontë. Li compravo alle vendite di beneficenza o li chiedevo come regali di compleanno; assieme, libri e carte da gioco, mi diedero una comprensione delle parole e dei numeri in assenza di ogni istruzione formale.

Ero, però completamente ignara del modo oltraggioso con cui i media ritraggono la popolazione zingara. Da bambini, avevamo davvero pochi contatti con la gente che viveva nelle case e dato che non andavamo a scuola o guardavamo la televisione, ne ero ignara. Mia madre non ci portava a fare spese, dato che eravamo in troppi. Mi ricordo una volta che eravamo accampati vicino a dei caseggiati periferici, dei bambini attraversarono il campo dove noi stavamo giocando tra gli alberi gridandoci contro e lanciandoci sassi. Ma quando chiesi a mio fratello perché erano arrabbiati, non mi sembrò troppo seccato, dicendo che forse fosse  "perché non avevano capito e pensavano che fossimo pericolosi".

Se non fosse stato per la letteratura, sarei rimasta ignara di come eravamo descritti. Ma l'amore per i libri evolse nell'interesse per le riviste ed i quotidiani, e ciò mi fece scoprire un mondo di pregiudizio ed ignoranza. Da adolescente, capii per la prima volta che c'era un punto di vista comune per cui chiunque vivesse in una carovana o per strada sia uno sporco Zingaro ladro, che mai contribuirà alla società, vivendo gratis sulla terra che non gli appartiene.

Zingari e Viaggianti sono il solo gruppo sociale che è ancora possibile insultare. In parte, penso dipenda dai nostri livelli di analfabetismo e dalla mancanza di coinvolgimento sociale; se la gente non è cosciente di cosa è scritto su di lei, c'è poco da discutere. Se loro non discutono, si continua a farlo.

In Inghilterra, gli Zingari sono iscritti come un gruppo etnico distinto dal Race Relations Act del 1976. I Viaggianti irlandesi hanno questo status garantito dal 2000. Ma questo ha significato poco per l'opinione o l'attitudine pubblica, ed ancor meno per le vite dei Viaggianti stessi. Zingari e Viaggianti hanno tuttora la più bassa aspettativa di vita, il più alto tasso di mortalità infantile e sono il gruppo "a maggior rischio" sanitario in GB, e sono inoltre esclusi da molte delle strutture basiche sociali e legali.

Anche se io non sono andata a scuola, alcuni tra i miei fratelli e sorelle l'hanno fatto. E come molti altri bambini zingari, si sono trovati di fronte al bullismo. Spesso li trovavo in fiumi di lacrime ai cancelli dell'istituto perché gli altri bambini ce l'avevano con loro.

Può essere dura raggiungere il proprio pieno potenziale senza essere andati a scuola, ma a confronto delle altre famiglie tradizionali analfabete di Zingari e Viaggianti, avevamo buone opportunità e non ci si aspettava da noi che ci sposassimo presto, avessimo tanti bambini o seguissimo le impronte dei nostri genitori. Da bambina, la mia passione era stata il flamenco (la musica della comunità zingara in Spagna). Mia madre mi portò ad una scuola di danza dopo che ci stabilimmo a Norfolk quando avevo circa nove anni, e ne fui stregata.

Avevamo affittato un pezzo di terra per i nostri carri e ci erano stati garantiti dal consiglio i diritti speciali di residenza. Ci eravamo spostati nelle case mobili ed alla fine avevamo costruito una struttura in legno per ospitare bagno, cucina ed un'area comune. Tutto ciò significava che potevo avere lezioni regolari e diventare una ballerina professionista di flamenco. Ma a 17 anni, fui sopraffatta dal desiderio di lasciarmi alle spalle il caotico comfort del campo. Dopo aver messo da parte il denaro ottenuto con piccoli lavori, girai il mondo per anni, ballando il flamenco nei bar in Australia, nelle scuole in Spagna e sulle spiagge in India.

Ma anche quando ero in viaggio, non ho mai accennato alla mia istruzione o alla famiglia, per paura di risposte negative o ignoranti. Senza la scuola è difficile fare amicizie durevoli, e so che soltanto la mia famiglia capiva le mie paure, emozioni e retroterra. La mia famiglia era così vasta e vicina che non ho mai sentito di avere bisogno di amici. Ma quando ero lontana, crebbe dentro me un senso di insoddisfazione che sapevo non sarebbe andata via.

In passato avevo accarezzato l'idea di andare al collegio, ma poi non mi sembrava necessario, era difficile e qualcosa di inottenibile. Ora, all'età di 22 anni, ero pronta - ma non sembrava essere facile. Prima di essere ammessa, dovevo scrivere un pezzo di 3.000 parole sul perché volevo entrare così tardi nel sistema educativo - quasi una sfida per chi non aveva mai scritto prima una lettera. Ma ebbi quel posto e, per i novi mesi seguenti del corso, passai le notti nella casa mobile leggendo testi sul livello GCSE (vedi QUI ndr), cercando disperatamente di ottenere la conoscenza di base che ci si aspettava da me. Non sapevo nulla degli atroci crimini di cui Hitler era colpevole, né di quando fosse avvenuta la Battaglia di Hastings. Non avevo idea di cosa fosse il sistema respiratorio e non sapevo punteggiare una frase. Ma avevo un buon vocabolario, molta determinazione ed una famiglia che mi appoggiava in toto. Cercare di studiare con loro era un'altra questione.

Trovare pace e quiete era sempre stato impossibile. Quando ero piccola, sognavo di vivere in una casa con terrazzo in una strada acciottolata, perché nei carri e nelle case mobili non c'è mai pace. Si vive uno sull'altro, la privacy è inesistente e l'unico posto dove trovare la solitudine è nascondersi sotto un albero o camminare per un campo. Da piccola avrei voluto vagabondare da sola se avessi potuto, trovare un pezzo di muschio dove sedermi e passare il pomeriggio a guardare le coccinelle e cercare fiori da far schioccare.

Muoversi da una cultura all'altra è incredibilmente difficile, e rompere le barriere e le concezioni sbagliate è ancora più dura. Forse non avrei dovuto essere sorpresa - c'è stata una lunga storia di persecuzione degli Zingari in Europa: l'Egyptians Act del 1530 li bandiva dall'Inghilterra, mentre regolamenti posteriori li forzava ad abbandonare la loro esistenza nomade pena la morte. I nazisti li consideravano "non-persone", ed alcuni esperti ritengono che circa 600.000 Zingari europei furono sradicati, la maggior parte gassati ad Auschwitz.

Ci sono diversi gruppi differenti nella comunità nomade. I Rom, che hanno origine dal subcontinente indiano circa 1.000 anni fa ed ora diffusi in tutta Europa; i Viaggianti irlandesi, che hanno una lingua comune (Shelta) e si ritiene siano diventati nomadi nel XVI o nel XVII secolo, inoltre i viaggianti new age, gli hippy e i vagabondi. Alcuni hanno scelto una vita nomade perché volevano essere più a contatto con la natura, altri di vivere ai margini della società senza una polizza di assicurazione o un indirizzo fisso.

Tuttora, quando Zingari e Viaggianti vogliono stabilirsi, ci sono complicazioni extra. Oltre il 90% dei permessi di edificazione sottoposti dalle famiglie zingare vengono rifiutati, comparato al 20% di quelli di chi non è nomade. Così, gli Zingari possono comprare appezzamenti di terra sulla green belt ed hanno poca o nessuna conoscenza del sistema amministrativo. Una richiesta di permesso di edificazione di una famiglia zingara incontra sempre un numero estremo di obiezioni dai residenti locali (ne ho esperienza). Ed è un fatto che avere Zingari in un quartiere abbassa il prezzo delle proprietà.

I miei fratelli, le mie sorelle, io, siamo nati in questo stile di vita, ma non ci hanno insegnato a intagliare bambole e vendere erica fortunata. Siamo cresciuti con rigide morali e valori. Non sembriamo o agiamo in modo particolarmente differente da chiunque altro. Abbiamo avuto un percorso differente e non eravamo portati per vivere in una casa.

Dopo aver completato il mio corso d'accesso (grazie ad un tutor magnifico, ho avuto distinto in tutte le materie), ho ottenuto una laurea con l'Open University, che mi ha cambiato completamente la vita. Novembre scorso, a 30 anni compiuti, mi sono spostata a Brighton a vivere in un appartamento col mio uomo, che è completamente diverso da me. La mia famiglia, ormai, non è più nomade da tempo, e i miei genitori hanno appoggiato la mia decisione di trasformare la mia vita, ma non ho mai vissuto prima tra mattoni e cemento, e ora mi sento completamente allontanata dalla natura.

Non posso più vedere o sentire il cambio da una stagione all'altra, desidero il fogliame e lotto costantemente con l'emozione di sentirmi intrappolata. Passo metà del mio tempo ad aprire porte e finestre, tentando di uscire dalla claustrofobica sensazione di essere rinchiusa. Sono svegliata dal gas di scarico dei camion, dal traffico dell'ora di punta, dalle grida dei vicini, invece che dal canto degli uccelli e dal vento tra gli alberi. Non riesco più a sentire quando pioverà perché non annuso più l'aria, e quando piove non la sento cadere sul tetto.

Vivo vicino al mare perché mi da un senso di apertura e libertà, ma non penso che qui - o altrove - mi sentirò mai a casa. Il mio istinto è di viaggiare, e quando sei cresciuta svegliandoti ogni giorno con uno scenario differente, è facile sentirsi in trappola. Ma per raggiungere il mio sogno, devo mettere radici.

 
Di Fabrizio (del 22/09/2009 @ 09:38:36, in Europa, visitato 1709 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

BalkanInsight.com 17 settembre 2009 - Le famiglie rom espulse da Belgrado trovano una gelida accoglienza al sud by Goran Antic and Nikola Lazic

Vranje (archive)

I Rom cacciati dalla capitale serba dopo che le autorità hanno spianato la loro baraccopoli, sono andati ad arrangiarsi in remote città regionali.

In un prefabbricato di 15 m2, accanto ad una sudicia toilette, Fernando Kamberi, di un anno, succhia allegro dal suo biberon.

Su fratello, Orlando, di quattro anni, è in piedi lì vicino, tutto preso nell'ultimo morso ad una fetta di pane e paté. Il muco del suo naso condisce il pasto, l'unico della giornata.

Gli altri tre bambini della famiglia osservano Fernando and Orlando con invidia. Sono sicuramente delusi, perché non verrà lasciato del cibo per loro.

"Mangiamo, dormiamo e ci diamo il cambio nello stesso posto - sette di noi condividono una sola coperta per dormire," dice Nevzadija Kamberi, madre della scontenta nidiata.

"Non c'è bisogno di una toilette o di una tinozza, perché manca l'acqua corrente. Aspettiamo che scoppi un'epidemia."

Questo è l'ironico destino di una famiglia rom, deportata dalla cosiddetta "città di cartone" sotto il ponte Gazela a Belgrado, dopo che la città ha ottenuto un prestito di 3 milioni di euro dalla Banca Europea per ricostruire il ponte.

I Rom che vivevano sotto il ponte sono semplicemente stati impacchettati sui bus il 31 agosto e spediti in altre città in tutto il paese.

I bulldozer hanno distrutto la baraccopoli illegale, che ospitava diverse centinaia di famiglie rom, di fronte ai loro occhi.

Gli incaricati comunali di Vranje dicono di 13 famiglie, circa 69 persone in totale, spedite 360 km. a sud della loro città, vicino al confine col Kosovo e la Macedonia.

Sono soltanto alcuni del numero totale degli espulsi. Quanti erano registrati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno ricevuto un compenso di 200.000 dinari, circa 2.200 euro.

In posizione peggiori quelli che non erano registrati, che non hanno ottenuto alcun compenso riparatorio e nessun assistente sociale si prende cura di loro.

La disperazione contrassegna il volto di Kamberi mentre ricorda gli eventi degli anni recenti. In cerca di una vita migliore, si era trasferita a Belgrado 10 anni fa. Lì aveva una famiglia, che da allora ha lottato per sopravvivere.

Dal 31 agosto, vivono su una collina sopra Vranje in una capanna senza acqua o elettricità. Per gli occhi del Ministero del Lavoro sono cittadini che non esistono.

Kamberi dice che lo staff del Centro Lavoro Sociale e la municipalità di Vranje li hanno incontrati. "All'inizio, ci hanno dato un container assieme a 2.000 dinari per le necessità. Abbiamo passato lì una notte, ma poi ci hanno lasciato da soli," dice.

"Cosa facciamo adesso? Viviamo sotto un tetto di metallo, nessuna strada qui vicino, senza acqua, elettricità o cibo. Siamo qui da due settimane e non abbiamo ancora fatto una doccia."

I bambini di Kamberi dovrebbero andare a scuola presto, ma Irinka esita nel lasciarli andare in queste condizioni.

"Sarebbe vergognoso andare a scuola in questo stato - sporchi, con i pidocchi, affamati, senza neanche una matita."

Nurija Zecirova è in parte più fortunata. Ha ricevuto un compenso di 200.000 dinari dallo stato, in quanto una delle 13 famiglie rom "registrate".

"Li abbiamo usati per pagarci subito un alloggio, ma i soldi sono finiti subito e ora non abbiamo niente per vivere," dice.

"Mio marito ha problemi di cuore e mio figlio di 14 anni invece di andare a scuola scava in cerca di patate."

Anche la sua famiglia vive in un cottage sulla collina sopra la città. Di fronte alla casupola arde un fuoco dove viene bollita e risciacquata la biancheria. La legna per il fuoco è presa dalla montagna.

Il suo vicino, Kenan Kamberi, spiega perché ha rifiutato di registrarsi con le autorità di Belgrado.

"Quelli che si sono registrati a Belgrado hanno avuto 200.000 dinari per famiglia. Ma noi non l'abbiamo fatto perché c'era gente a Belgrado che ne aveva fatto un vero affare. Ti avrebbero registrato come residente al tuo indirizzo, ed in cambio chiedevano dai 300 ai 500 euro."

Quasi tutti i Rom trasferiti a Vranje da Belgrado campavano della raccolta e vendita di materiale di risulta.

"Praticamente, ripulivamo Belgrado che alla fine ci ha espulsi," dice Kenan Kamberi. "Vorremmo fare la stessa cosa qui [a Vranje], ma non ci è permesso."

Nessuno di loro ha trovato un lavoro. Nell'impoverita Vranje, dove il 10% degli 80.000 abitanti sono senza lavoro, ci sono licenziamenti freschi ogni giorno. La prospettiva per i marginali Rom del ponte Gazela a Belgrado sono senza speranza.

La situazione è particolarmente pesante per gli anziani. Tra i Rom espulsi c'è Zulifi Kamberi, 65 anni, la cui faccia porta le tracce di una vita difficile. "Non ho istruzione, ma ciò non significa che sia stupido," dice in piedi accanto alla stufa arrugginita di fronte alla sua baracca.

"Sono un vecchio, stanco, uomo malato, l'inverno si sta avvicinando e non ho un ramo per accendere il fuoco," dice, "Ho fumato per 50 anni e non posso permettermi un pacchetto di sigarette".

Branimir Stojancic, incaricato del governo locale di Vranje, responsabile per le questioni sociali, dice che la municipalità sta facendo tutto il possibile per aiutare questa gente, anche se non ha dati precisi su quanti siano realmente arrivati da Belgrado.

"Alle 13 famiglie con i dati sociali completi, il Ministero ha dato circa 200.000 dinari a famiglia, ma non sono stai gli unici ad arrivare, perché da Belgrado sono arrivati Rom per tutta la notte," dice.

Stojancic dice che le autorità locali aiuteranno tutte le famiglie di cui sia provata l'origine nella città di Vranje.

"A quanti sono originari di Vranje e a chi ha i requisiti legali forniremo sicurezza finanziaria," insiste. "Riceveranno 20.000 dinari al mese, a seconda della loro situazione finanziaria e della loro integrazione nel sistema sociale di assistenza."

Stojancic ha aggiunto che i governi locali sono ora responsabili del destino dei Rom espulsi da Belgrado.

"Faremo ogni sforzo possibile, ma è un problema che durerà perché affonda nel tempo," ha detto.

Goran Antic and Nikola Lazic are journalists with Vranjske Novine. Balkan Insight is BIRN`s online publication.

NdR: Ne avevo già scritto QUI e tutto sommato quello sgombero era descritto come più "umano" rispetto a quanto accade in Italia. In realtà ogni sgombero, invece di risolvere i problemi, ne porta di altri e questa cronaca è solo un esempio. Una curiosità: leggendo i commenti all'articolo di BalkanInsight, si dice più o meno che un paese che tratta così le proprie minoranze non dovrebbe far domanda di entrare nell'Unione Europea. Secondo me, e le cronache che pubblico ne sono una prova, purtroppo anche la Serbia si sta adeguando agli standard europei.

 
Di Fabrizio (del 01/10/2009 @ 09:25:26, in Europa, visitato 1461 volte)

Da Romanian_Roma

Reuters AlertNet (disclaimer)

Un bambino rom ritorna a casa con contenitori di acqua pulita, che ha "guadagnato" lavorando per i vicini World Vision MEERO, http://meero.worldvision.org

28 Settembre 2009 - L'attesa di una propria fornitura d'acqua è quasi terminata per gli oltre 100 Rom della comunità Cobadin di Costanza, dove genitori e figli lavorano per i loro vicini per ottenere soltanto acqua potabile. I due pozzi ricostruiti dall'Associazione Sunshine Cobadin con i fondi World Vision Romania daranno a circa 16 famiglie accesso all'acqua potabile e non dovranno più lavorare o camminare per km. per procurarsela.

"Lavoriamo tutto il giorno per due galloni (8 litri) d'acqua," piange una donna rom la cui voce racconta la triste storia di oltre 100 persone di Cobadin, una comunità rurale nella regione di Costanza, sud-est della Romania.

Vivono alla periferia del villaggio, in misere case di terra rattoppate con teli di plastica, le famiglie lamentano il fatto che i due pozzi che si iniziarono a scavare molti anni fa,, sono stati analizzati e dichiarati contaminati. Da quel momento sono stati obbligati a mendicare l'acqua dai loro vicini e lavorare tutto il giorno per pochi litri d'acqua.

"Negli ultimi due anni non abbiamo avuto alcuna sorta d'acqua nelle nostre case. Di solito la prendevamo fuori dal municipio, ma lo scorso inverno l'hanno chiusa. Tutta l'estate abbiamo trasportato l'acqua dalla pompa della scuola, ma ora stanno chiudendo i cancelli. Quando chiediamo l'acqua ai vicini, dicono che dobbiamo pagarla. Pagare con cosa?" si chiede Ismail Redivan, padre di quattro bambini.

Ogni giorno Ismail lavora per portare abbastanza acqua ai suoi bambini. Trasporta spazzatura su un carro, cura il giardino dei vicino - tutto per l'acqua. "Senza acqua, moriamo," dice semplicemente.

Salie ed i suoi tre figli camminano per quattro km. al giorno per prendere l'acqua da un pozzo dei parenti. "Se in casa non abbiamo acqua, non beviamo. Resistiamo. Se i bambini si svegliano di notte e chiedono l'acqua, non possiamo dargliela," spiega Salie.

Emaciata e debole per il cancro, Zulfie - 70 anni, non è preoccupata per sé, ma per i suoi animali, la sua ultima fonte di gioia e soddisfazione. "Non ho acqua - nemmeno per il mio gatto," dice la nonna.

Ma l'acqua potabile è solo il primo anello della catena di problemi per questi Rom. Quando si centellina ogni goccia d'acqua è difficile parlare di igiene. "Lavo tutti i bambini nella medesima acqua," dice Emma, 32 anni, madre di sei ed in attesa del settimo. Suo figlio Resep, 15 anni, ha terminato il quarto grado a scuola, ma ora non va più a scuola.

"Voglio davvero andare a scuola, ma mi vergogno con i miei compagni in questi vestiti sporchi e puzzando. Ora sto lavorando per un vicino turco, che mi da tre bidoncini d'acqua, ogni giorno, solo per bere," relaziona Resep.

Tutti ricordano con nostalgia quando i pozzi funzionavano. "Avevamo acqua dolce e fresca," dice l'anziana rom.

Corina Iordanescu, coordinatrice del Progetto di Sviluppo Comunitario di World Vision, spiega perché ricostruire i pozzi è così cruciale. "Abbiamo deciso di ricostruire i pozzi per aiutare le famiglie rom ad avere una migliore qualità di vita, perché possano lavare i loro bambini, i vestiti ed avere basiche condizioni igieniche."

"Dopo che avremo ricostruito il pozzo, tratteremo l'acqua con il cloro per 48 ore. Dopo, faremo una prova per vedere se l'acqua è bevibile. I pozzi avranno le pareti esterne, shaduf [il braccio per raccogliere l'acqua] e una botola per proteggere i bambini," dice Ani Vlaicu, presidente dell'Associazione Sunshine Cobadin e consigliere tecnico municipale per i Rom.

Secondo il Rapporto 2008 sui Diritti Umani di Amnesty International, l'UNICEF a marzo dello stesso anno riportava che oltre il 70% delle case rom non ha una fornitura d'acqua diretta.

Ufficialmente ci sono in Romania 535.140 Rom, che rappresentano il 2,5% della popolazione, ma le stime non ufficiali danno un totale fra i 700.000 e i 2,5 milioni di persone.

Source: World Vision Middle East - Eastern Europe, Central Asia office

Reuters e AlertNet non sono responsabili del contenuto di questo articolo o di qualsiasi sito internet esterno. I punti di vista espressi sono del solo autore

 
Di Fabrizio (del 15/10/2009 @ 08:58:33, in Europa, visitato 1340 volte)

Da Roma_Daily_News

AGGIORNAMENTO 13 OTTOBRE 2009 - E' SCADUTA LA DATA DELLA CLEMENZA PER YUZEPCHUK

Il Presidente Aleksander Lukashenko ha permesso che passasse la scadenza per Vasily Yuzepchuk. Il 12 ottobre, il Comitato ONU per i Diritti Umani aveva registrato il caso di Vasily Yuzepchuk e chiesto al governo bielorusso di non procedere all'esecuzione, finché il caso fosse al vaglio del Comitato.

Il Presidente Lukashenko ha ignorato le richieste di clemenza dalla comunità internazionale, incluso il Consiglio d'Europa. A seguito del rigetto dell'appello di Vasily Yuzepchuk da parte della Corte Suprema il 2 ottobre, il Presidente Lukashenko aveva 10 giorni di tempo per garantire la clemenza. L'8 ottobre i locali attivisti per i diritti umani avevano spedito una petizione sul caso al Comitato ONU per i Diritti Umani. [...]

Vasily Yuzepchuk è stato condannato a morte il 29 giugno, per l'uccisione di sei donne anziane, a seguito di un'indagine e un processo che il suo avvocato descrive come fondamentalmente difettoso: dice che Vasily Yuzepchuk è stato picchiato durante la detenzione per forzarlo a confessare.

Vasily Yuzepchuk appartiene al marginalizzato gruppo etnico dei Rom; originario dell'Ucraina, non ha passaporto interno, che è richiesto per tutti i cittadini della Bielorussia. Potrebbe avere una disabilità intellettuale e secondo il suo avvocato è illetterato e non conosce i mesi dell'anno.

Ulteriori informazioni:

In Bielorussia, ai prigionieri condannati non viene dato preavviso di quando l'esecuzione avrà luogo, esecuzione che di solito avviene pochi minuti dopo che il loro appello per la clemenza viene rigettato.

Prima sono portati in una stanza dove, alla presenza del Direttore del carcere, del Procuratore e di un altro impiegato del Ministro degli Interni, viene detto loro che l'appello per la clemenza è stato rifiutato e che la sentenza sarà eseguita. Vengono poi portati in una stanza vicina dove sono obbligati ad inginocchiarsi e vengono giustiziati con un colpo alla nuca.

Le loro famiglie vengono informate giorni, talvolta settimane dopo, che il loro parente è stato giustiziato.

Fate pressione con urgenza alle autorità bielorusse perché venga concessa la grazia a Vasily Yuzepchuk!

Firmate l'appello su http://www.amnesty.org.uk/actions_details.asp?ActionID=635

 

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