Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Marylise Veillon (del 18/03/2013 @ 09:05:24, in Europa, visitato 1185 volte)

A Nantes i taxiphone per ascoltare i Rom hanno suonato più di 700 volte - 14 febbraio 2013

Installazione tanto artistica quanto militante, "Lo strano taxiphone" dell'associazione "Etrange Miroir" mira a far cadere i luoghi comuni sui Rom. Ritorno su un'esperienza che ha saputo interrogare il pubblico sulla tematica dell'altro e dei pregiudizi.

Circa 700 persone, da febbraio 2012, hanno ascoltato nelle cinque cabine telefoniche create dall'associazione "Etrange Miroir", documenti audio destinati a fare cadere i luoghi comuni e i timori circa la popolazione Rom.

"All'origine, si trattava di un progetto allestito nel quartiere "Montaigu", dove dimorano dei Rom sedentarizzati", spiega Marie Arlais, incaricata di progetti in seno all'associazione. "Benché siano installati da due anni a Montaigu, restano ancora confrontati a tabù, timori, perfino reazioni non sempre comprensive".

Essendo destinato inizialmente a un pubblico giovane (15-17 anni), spostato in seguito in due festival ("Spot" a Nantes, e "L'oeil du bouillon" a Clisson), poi durante una quindicina di giorni a "L'espace international nantais Cosmopolis" nello scorso ottobre, l'ingegnoso taxiphone ha fatto sentire dei suoni che hanno permesso di fare, o rifare, il legame sociale con questa popolazione sempre poco o per nulla ostracizzata.

Abbelliti con delle musiche originali di Raphael Rialland e David Rambaud, i documenti audio della durata di 3 a 7 minuti, comportano tanto delle registrazioni di suoni ambientali – momenti di vita – quanto testimonianze o spiegazioni "pedagogiche" formulate da una collaboratrice sociale.

Un mezzo di espressione per i Rom
Questo progetto di esposizione audio, da voce a una decina di queste persone. I montaggi audio approcciano non solo le discriminazioni subite da questa popolazione (economiche, sociali, culturali, civiche) ma permettono di apportare uno sguardo umano sulla vita quotidiana di questi nuovi residenti, il loro itinerario particolare e il loro paese d'origine.

Il progetto ha beneficiato di un aiuto della Regione, di 1.000 euro. Una fiducia da quel momento rinnovata per l'associazione, la quale da allora, si è lanciata in un altro progetto, forte di un ulteriore aiuto di € 5'000: "Mother Border", un documentario muto che deve essere "diffuso e recitato in live", da quattro musicisti e una lettrice. Una creazione sempre situata in mezzo all'ambizione di "legare la pratica artistica a una riflessione sociale e cittadina, vicina a una strategia di educazione popolare". Si tratta questa volta di un lavoro sulla condizione dei giovani tunisini arrivati in Francia, in seguito alla "Rivoluzione dei Gelsomini" del 2010-2011.

Per saperne di più: http://etrangemiroir.org/

 
Di Fabrizio (del 15/03/2013 @ 09:09:08, in Europa, visitato 889 volte)

Criticato il percorso d'integrazione sostenuto da Bourgeois - 10/03/13 - 18h01 Source: belga.be - édité par: Michael Bouche

Geert Bourgeois (N-VA), ministro fiammingo all'immigrazione, vorrebbe ottenere dall'Unione Europea l'autorizzazione ad imporre ai Rom di seguire il percorso fiammingo d'integrazione ("inburgering") anche in caso avessero la nazionalità di uno degli stati membri. Riportata sabato dalla stampa, l'idea è stata criticata domenica dal Centro per le Pari Opportunità.

Il direttore del centro, Jozef De Witte, ha giudicato "poco intelligente", vale a dire discriminatorio, obbligare i Rom a seguire il percorso sulla base di una selezione etnica. "Se il ministro vuole imporlo ai soli Rom, dovrà individuarli ed operare su selezione razziale", ha detto durante la trasmissione De Zevende Dag.

Il ministro ha risposto di non riferirsi specificatamente ai Rom, ma a tutti i cittadini dell'Unione Europea. Tuttavia, la sua proposta ha scarse probabilità di essere autorizzata, viste le norme europee in materia di libera circolazione delle persone.

Ha anche difeso la politica fiamminga sull'integrazione dalle critiche, in particolare quelle sul suo carattere vincolante. Ha detto: "Vogliamo rendere le persone più forti e dar loro una possibilità".

 
Di Fabrizio (del 12/03/2013 @ 09:01:45, in Europa, visitato 1243 volte)

Da British_Roma

EUopserver.com - BY VALENTINA POP - L'autrice è una giornalista rumena e corrispondente da Berlino per EUobserver

Graffito a Bucarest, che critica l'avidità dei politici locali (Photo: Valentina Pop)

BERLINO - "Questi fottuti Rumeni. E Bulgari. Invadono i nostri paesi, abusano della nostra assistenza sociale, rubano i nostri lavori, probabilmente anche le nostre auto e portafogli..."

Nessuno politico tedesco o britannico lo direbbe così brutalmente, ma il senso è quello.

I ministri degli interni di Gran Bretagna, Germania, Austria e Paesi Bassi stanno "cucinando" assieme un piano su come limitare il "turismo del welfare" di Bulgari e Rumeni.

Eliminare le restrizioni al mercato del lavoro l'anno prossimo? Ma per carità!

Scrive il Daily Mail, sulla base delle cifre di Scotland Yard, che a Londra un Rumeno su tre ò è un ladro o un violentatore in carcere. Negli ultimi cinque anni, sempre a Londra, sono stati arrestati quasi 30.000 Rumeni.

Ma con circa 300.000 arrestati ogni anno, britannici e non, gli arresti di Rumeni ammontano a circa... il due per cento della cifra totale. E stiamo parlando di sospettati di crimine, non ancora processati - tra di loro ci possono essere persone accusate ingiustamente.

La domanda vera è: cosa ha a che fare la libertà di lavorare in Gran Bretagna con la cattura dei criminali?

E perché i conservatori britannici stanno assecondando il partito anti immigrati UKIP (United Kingdom Independence Party, ndr.) su questo tema?

Sul serio i politici britannici sono dell'idea che i Rumeni siano per natura più inclini al crimine rispetto ad altre nazionalità?

Già stanno giocando con l'idea di restringere l'accesso all'assistenza sanitaria, ai benefici sociali e al lavoro per i Rumeni. Cosa dobbiamo aspettarci: cartelli sulle vetrine dei negozi "Vietato l'accesso ai Rumeni"?

Parimenti, il dibattito in Germania sul "turismo del welfare", sta scaldando particolarmente i conservatori bavaresi. La Baviera sarà il campo di battaglia per le prossime elezioni regionali e federali il 22 settembre. Ed il tema dell'immigrazione, paga. Allargamento dell'area Schengen a Romania e Bulgaria? Lasciare che questi gangster corrotti diventino i guardiani delle frontiere orientali della UE? Nein!

Il ministro degli interni Hans-Peter Friedrich, conservatore bavarese, ha persino suggerito il divieto d'ingresso ai Rumeni rimpatriati per aver "abusato" del sistema tedesco del welfare.

"Quelli che vengono per lavorare sono i benvenuti, ma non possiamo accettare chi viene qui solo per i benefici sociali", è il mantra favorito di questi giorni per Friedrich.

Non lo dice, ma si riferisce alle famiglie rom che hanno diritto a circa 200 euro a bambino ogni mese, e di solito hanno diversi figli.

Dato che centinaia di migliaia di Rom hanno passaporti rumeni, il termine "Rumeno" spesso è un eufemismo al posto del razzista "zingaro".

Come Rumena, è triste che, 24 anni dopo il collasso del comunismo e col sogno della libertà che finalmente sembrava realizzarsi, Romania e Bulgaria rimangano i paesi più poveri della UE, con seri problemi sociali e le élite politiche motivate da interessi meschini. Sì, la corruzione è una questione seria. La gente npon ha fiducia nella polizia o nei giudici.

Ma ci sono anche paesi in cui la gente sta iniziando a lottare per ciò in cui crede. In Bulgaria le proteste di pazza hanno appena rovesciato un governo. La Romania fece lo stesso l'anno scorso.

Protestano contro i politici corrotti, contro le grandi corporation che distruggono le campagne in cerca di oro o di gas, vogliono piste ciclabili, parchi per far giocare i loro bambini. Una vita normale.

Allora, Germania e Gran Bretagna, non preoccupatevi, non ci sarà un'invasione di massa. Piuttosto, una rivoluzione di velluto.


Osservatorio Balcani e Caucaso Romania: nonostante lo humor, Schengen è lontana - di Daniela Mogavero 6 marzo 2013
Shutterstock.com

"Qui il tempo è pessimo". "Venite da noi allora!". Botta e risposta all'insegna dello humor tra Gran Bretagna e Romania. Ma la questione è maledettamente seria e riguarda la libertà di circolazione in seno all'Ue. Abbiamo incontrato il ministro degli Esteri rumeno Titus Corlatean

Lo humor inglese ha contagiato anche Bucarest. Forse per seguire il vecchio adagio secondo cui "chi è disprezzato suole ripagare con la stessa moneta" oppure proprio per dimostrare un grande spirito di accoglienza e prendere in contropiede Londra, il governo romeno ha messo in campo una fine e "saggia" strategia di comunicazione in Gran Bretagna, in risposta ai "timori" inglesi di una possibile invasione di lavoratori romeni (e bulgari) all'indomani della caduta delle restrizioni per i lavoratori stranieri.

Un'esperienza ben riuscita ma che non bisogna applicare ovunque in Europa, per esempio in Italia "non servirebbe", parola di Titus Corlatean, ministro degli Esteri romeno, secondo cui Roma ha avuto un atteggiamento realmente europeo e ha dato l'esempio ad altri Paesi Ue. Una frase ancora più "pesante" se paragonata alla nuova chiusura della Germania all'ingresso della Romania in Schengen, ultimo capitolo di una lunga storia.

"In Gran Bretagna la comunità romena è ben radicata e dà un grande contributo, di certo non ha dimensioni simili a quella presente in Italia, ma per ragioni e obiettivi politici nei mesi scorsi alcuni media hanno lanciato una campagna che parlava della possibile 'invasione' di romeni e bulgari dal primo gennaio 2014 quando le restrizioni al mercato del lavoro britannico verranno eliminate - ha spiegato a OBC il titolare della diplomazia romena in visita a Roma - per questo abbiamo lanciato una campagna a nostra volta: una strategia su due binari, una per i media e una per la società civile. Punto focale il sense of humor. Abbiamo invitato i britannici a venire in Romania e quindi a "invadere" il Paese".

Una contro-strategia con slogan come: "Metà delle nostre donne somiglia a Kate. L'altra a sua sorella". Oppure con cartelloni pubblicitari che facevano riferimento allo scandalo di cui è stato protagonista il principe Harry, fotografato nudo in un hotel di Las Vegas: "Il principe Carlo ha comprato una casa in Romania nel 2005. E qui Harry non è mai stato fotografato nudo".

Per Corlatean la campagna è stata "apprezzata ed è stata saggia: avrà conseguenze positive". Nei cartelloni che riportavano i simpatici spot anche l'invito a trasferirsi in Romania in tempi di crisi: "Avete un clima cattivo, non avete lavoro, non avete casa? Brutta storia. Perché non venite a vivere qui?".

Secondo i media britannici tra il 2014 e il 2019 potrebbero arrivare in Gran Bretagna 250mila tra romeni e bulgari, con relative conseguenze sul mercato del lavoro. E a Downing Street, dove la mossa di Bucarest ha preso in contropiede le autorità, si valutano altri progetti per dissuadere gli ultimi arrivati tra i nuovi europei dal trasferirsi perché bisogna sfatare il mito che "le strade siano lastricate d'oro" nel Regno Unito, ha sottolineato una fonte ministeriale inglese.

Si pensa a rendere più difficile l'accesso ai servizi pubblici, il rimpatrio forzato per chi non trova un impiego entro tre mesi, una campagna negativa sulla mancanza di posti di lavoro e sulle terribili condizioni meteo. Deterrenti sufficienti?

Un piano "pubblicitario" e di pulizia di immagine del genere non serve invece in Italia, il ministro degli Esteri Corlatean ne è sicuro al 100%. "In Italia c'è un ottimo livello di integrazione. Quando vengo qui non riesco a distinguere tra italiani e romeni. Penso che condividere i comuni valori della latinità faccia la differenza - ha continuato il ministro - la maggior parte dei romeni in Italia è ben integrata, paga le tasse, lavora. Si sono verificati casi gravi e difficili in passato - ha ammesso Corlatean - ma siamo sempre stati a favore di una dura applicazione della legge, per il resto abbiamo accolto con favore lo spirito di collaborazione delle autorità e l'eliminazione delle restrizioni per i lavoratori romeni già dal gennaio del 2012".

Per il ministro questo è ed è stato "un ottimo esempio di quello che dovrebbe essere veramente l'Europa. L'Italia ha dato un buon esempio ad altri paesi in Ue in questi tempi ancora così complicati".

Parole forse premonitrici di un peggioramento dei rapporti in Europa. Il fronte dei contrari a Bucarest e Sofia in Schengen, infatti, ha ripreso corpo e sembra più agguerrito che mai. La Germania ha dichiarato di essere pronta a porre il veto sull'ingresso dei due Paesi nell'area di libera circolazione. Il ministro federale dell'Interno, Hans-Peter Friedrich, si è detto allarmato dal forte afflusso di rom provenienti dai Balcani e che sono giunti in Germania nei mesi scorsi per usufruire di benefici sociali.

E proprio il 7 marzo i ministri della Giustizia e dell'Interno dell'Ue sono chiamati a decidere nuovamente sull'allargamento di Schengen. Berlino, però, ha già dichiarato battaglia. Se questo ordine del giorno rimarrà sul tavolo la Germania voterà contro: "Se Bulgaria e Romania insisteranno su una votazione, l'iniziativa fallirà per il veto tedesco". Nella precedente riunione sul tema dell'ingresso di Romania e Bulgaria in Schengen era stata l'Olanda a mettere i bastoni tra le ruote all'allargamento sostenendo che i due Paesi avrebbero dovuto incrementare la propria lotta e migliorare i propri strumenti contro la corruzione e il crimine organizzato.

 
Di Fabrizio (del 08/03/2013 @ 09:08:58, in Europa, visitato 1256 volte)

Reset 5 marzo 2013 di Francesca Gnetti - Da Reset-Dialogues on Civilizations

La Barbuta è l'ultimo "villaggio attrezzato" destinato alla comunità rom costruito a Roma e il primo inaugurato dall'attuale amministrazione comunale. E' recintato e provvisto di un sistema di videosorveglianza e di identificazione e di un registro all'entrata e all'uscita. Famiglie intere composte anche da otto persone vivono in container le cui dimensioni variano tra i 24 e i 40 metri quadrati. Il centro abitato più vicino è a due chilometri e mezzo di distanza e per raggiungerlo si deve camminare su una strada senza marciapiede. A La Barbuta e negli altri sette insediamenti attrezzati della capitale vivono quasi duemila minori, mentre altri 1.200 si trovano negli insediamenti informali sparsi sul territorio del comune.

Il rapporto Rom(a) underground presentato a Roma il 19 febbraio dall'Associazione 21 Luglio denuncia come le politiche del Piano Nomadi inaugurato dal sindaco Gianni Alemanno tra febbraio e giugno del 2009 non solo non salvaguardano i diritti dei minori rom, ma spesso creano le condizioni che ne favoriscono la violazione. Abitazioni inadeguate, mancanza di spazi esterni in cui giocare, condizioni igienico-sanitarie critiche, la distanza dalla scuola condizionano fortemente la possibilità di inclusione sociale dei minori rom, limitano le loro opportunità di crescita, scoraggiano la frequenza scolastica e quindi compromettono il loro diritto all'istruzione, alla sanità, alla sicurezza, al gioco e alla famiglia. "Nascere rom a Roma significa avere più probabilità di essere sottopeso, di avere patologie fisiche e psicologiche, di vivere l'esperienza del carcere, di essere esclusi dalla società", ha detto il presidente dell'Associazione 21 Luglio, Carlo Stasolla, durante la presentazione del rapporto.

Ma le condizioni di vita delle comunità rom nel resto d'Europa non sono molto migliori, tanto che il 5 aprile 2011 la Commissione europea ha adottato il 'Quadro dell'Ue per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020' con cui invita gli Stati membri a mettere in atto politiche volte a migliorare la situazione sociale ed economica dei rom. Alcuni studi hanno dimostrato che la maggior parte delle famiglie rom che vivono in Europa presenta una speranza di vita inferiore in media di dieci anni rispetto al resto della società. E un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) del 2009 ha denunciato che nei paesi dell'Europa orientale i tassi di mortalità infantile dei bambini rom sono da due a sei volte più alti rispetto a quelli dei bambini non rom a causa della maggiore esposizione ai rischi, della discriminazione nell'accesso ai servizi pubblici e sanitari e della mancanza di informazioni.

Il sentimento anti-rom che si respira in molte società europee si traduce spesso in politiche locali e nazionali che hanno come diretto risultato la segregazione della comunità rom dal resto della società, in aperta violazione degli obblighi internazionali, tra cui l'articolo 2 della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che specifica che tutti i minori devono essere tutelati "a prescindere da ogni distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria".

Con una popolazione stimata tra i 10 e i 12 milioni di persone in Europa (di cui circa sei milioni all'interno dell'Unione) i rom sono la più grande minoranza etnica nel vecchio continente. Sono per la maggior parte cittadini europei, ma questo non li sottrae dal rischio di marginalizzazione, di violazione dei diritti umani e di attacchi razzisti in quasi tutti i paesi in cui vivono. E poco conta l'orientamento politico dei governi, come dimostra il caso della Francia, dove lo smantellamento dei campi rom, uno dei cavalli di battaglia dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, non si è fermato con l'elezione del socialista Francois Hollande a maggio dello scorso anno.

Persino nella civile Germania ai rom è di fatto negato il diritto di lavorare legalmente (benché infatti i migranti provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania possano risiedere legalmente in Germania in quanto cittadini dell'Unione Europea dal 2007, per il momento le leggi sul lavoro impediscono loro di svolgere un impiego che potrebbe essere occupato da un tedesco), mentre la prospettiva di abolire nel 2014 le restrizioni straordinarie alla libera circolazione dei cittadini bulgari e romeni ha scatenato nel Regno Unito la fobia di una migrazione in massa dei rom. Un rapporto della Caritas sull'impatto della crisi europea ha invece denunciato che in Portogallo i rom sono tra i gruppi sociali vulnerabili maggiormente colpiti dalle misure di austerità varate dal governo per far fronte alle difficoltà finanziarie.

In Ungheria, Bulgaria e Repubblica Ceca gli attacchi contro i cittadini rom a opera dei gruppi di estrema destra sono quasi all'ordine del giorno. Il mese scorso la proposta di una formazione politica di estrema destra romena di offrire 300 euro a ogni donna rom che accetti di essere sterilizzata è stata avallata anche dal presidente dei giovani liberali Rares Buglea e il sindaco di Baia Mare, una città dell'arretrato nord del paese, ha ordinato la costruzione di muri attorno alle aree abitate dai rom. A Bucarest i rom sono concentrati nei sobborghi più degradati della città, dove mancano fognature, acqua potabile ed elettricità e l'organizzazione non governativa Romani Criss ha documentato cinquanta casi negli ultimi dieci anni di rom attaccati o uccisi in incidenti con la polizia.

In Slovacchia migliaia di bambini rom sono ancora costretti a frequentare scuole speciali per allievi con problemi mentali, oppure sono segregati in classi separate per evitare i contatti con gli altri studenti.

Lo scorso aprile le autorità serbe hanno sgombrato il campo di Belvil, alla periferia di Belgrado, dove vivevano oltre mille persone, che non erano state adeguatamente informate e che sono state costrette a traslocare in container disseminati in insediamenti difficilmente accessibili oppure a spostarsi nel sud del paese.

In questo contesto, gli obiettivi comuni nei confronti dei cittadini rom posti dalla Commissione Europea a complemento della strategia politica "Europa 2020" a sostegno dell'occupazione, della produttività e della coesione sociale, risultano di importanza fondamentale. Secondo il Quadro dell'Unione, i settori in cui occorre impegnarsi a livello nazionale per migliorare l'integrazione dei rom sono l'accesso all'istruzione, l'occupazione, l'assistenza sanitaria e l'alloggio. Secondo Viviane Reding, commissaria Ue per la Giustizia e vicepresidente della Commissione, gli Stati membri hanno realizzato il loro impegno presentando diverse strategie, ma devono però "cambiare marcia e intensificare le loro azioni prendendo misure più concrete, fissando obiettivi chiari, stanziando finanziamenti appositi e stabilendo validi meccanismi di monitoraggio e valutazione". Un'evoluzione che sembra ancora difficilmente realizzabile in Italia, soprannominata "il paese dei campi", dove nella realtà sotterranea e invisibile della comunità rom si compromettono ogni giorno il presente e il futuro di migliaia di giovani.

 
Di Barbara Breyhan (del 07/03/2013 @ 09:05:30, in Europa, visitato 839 volte)

L'immigrazione in Germania di Rom che sfuggono alla povertà - "La salvezza dell'Europa dell'Est non è in Germania" Di TIMO FRASCH e YVONNE STAAT Frankfurter Allgemeine

23.02.2013 - Rose, il presidente del Consiglio Centrale dei Sinti e Rom tedeschi, nell'edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine mette in guardia dal relegare i Rom alla sfera della criminalità. Secondo la sua opinione, tuttavia, la Germania non è neanche in grado di risolvere i loro problemi nei paesi di origine. Questo anche a causa del sistema di sfruttamento dei Rom da parte dei clan, come dimostra un'indagine della FAS (edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine, ndr.)

Nella foto: Romani Rose. In quella precedente: Berlino - il memoriale ai Sinti e i Rom uccisi durante il nazismo (immagini © DPA)

Romani Rose, presidente del Consiglio Centrale dei Sinti e Rom tedeschi, ha invitato giornalisti e politici a "non relegare alla sfera della criminalità, persone che vengono qui a causa della mancanza di prospettive nel loro paese di origine". Dalla politica si aspetta onestà, ovviamente, nel modo di riferirsi all'immigrazione dovuta alla povertà, ma mette in guardia severamente dall'etnicizzare il problema, perché ciò escluderebbe e stigmatizzerebbe nuovamente tutta la minoranza Rom. L'antiziganismo, afferma Rose, deve essere messo al bando allo stesso modo dell'antisemitismo.

Rose ha esortato il Governo a non piantare in asso i comuni con un alto numero di immigrati a causa della povertà nei paesi di origine. Nell'intervista all'edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine (FAS) ha anche affermato, tuttavia, che la Germania non è in grado di risolvere gli enormi problemi riguardanti i Rom nemmeno nei loro paesi di origine. "La salvezza dell'Europa dell'Est non è in Germania", ha detto Rose, "non si può consigliare a Rom dalla Romania o dalla Bulgaria, bisognosi di aiuto, di venire in Germania, perché sono in numero troppo elevato e molti sarebbero poi dipendenti da contributi dello Stato.

Rose ha esortato il Governo tedesco ad "esercitare, piuttosto, molta più pressione su paesi come la Romania o la Bulgaria, affinché si decidano finalmente ad agire contro l'emarginazione e contro il razzismo". Tutto questo assume ancora più importanza se si considera che "addirittura nell'Europa occidentale troviamo politici come Berlusconi che fanno dell'antiziganismo uno strumento di campagna elettorale".

Gravi abusi sull'infanzia

L'assistente pedagogico Norbert Ceipek, che da anni a Vienna si occupa di bambini rom trascurati o abusati, nell'edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine ha duramente criticato il sistema di sfruttamento minorile predominante in molti clan di Rom. Secondo la sua conoscenza, i capi-clan - ricchi sfondati - tengono in schiavitù per debiti i loro subalterni. I bambini vengono sistematicamente tenuti lontani dall'istruzione e destinati all'accattonaggio o alla prostituzione nell'Europa dell'Est, per accrescere, in quei paesi, la ricchezza dei capi-clan. "Ciascun bambino deve consegnare 350 euro al giorno", ha affermato Ceipek, "si può quindi fare un calcolo di quanto guadagni in un anno un singolo capo-clan, considerando che almeno sette o più bambini, in diverse città, lavorano contemporaneamente sulla strada per lui. E stiamo parlando soltanto dei guadagni ottenuti con lo sfruttamento minorile".

Quando un bambino non racimola tutta la somma richiesta, la sorvegliante mandata nell'Europa dell'Est con i bambini viene messa sotto pressione, perché a fine mese non è stata in grado di consegnare la somma stabilita agli intermediari al comando del capo-clan. A questo punto non è inusuale che i bambini rom vengano fatti prostituire per un paio di giorni per raggiungere la somma del denaro mancante.


 
Di Barbara Breyhan (del 04/03/2013 @ 09:08:27, in Europa, visitato 987 volte)

EU-Infothek I Rom in Europa - uno sguardo dal progetto ROMANISTAN sulla Strategia Nazionale dei Rom 2012-2020 - 12 febbraio 2013 - dalla redazione di EU-Infothek

ROMANISTAN - Un progetto culturale biennale dell'Unione Europea al quale prenderanno parte tre paesi (Austria, Germania e Spagna). Il filosofo viennese Ljubomir Bratic' si è assunto l'impegno di osservatore scientifico all'interno di questo progetto.

Abbiamo parlato con Ljubomir Bratic' della sfida che attende l'Austria riguardo all'integrazione dei Rom e dell'influenza della Strategia Nazionale d'Inclusione dei Rom 2012-2020 sul progetto culturale "ROMANISTAN"

Signor Bratic', qual è esattamente il suo compito nell'ambito di questo progetto?
Il compito dell'osservatore scientifico nel progetto ROMANISTAN - oltre a me ci sono Teodora Tabacki a Berlino e Pedro Aguilera Cortez a Barcellona - può essere descritto su più livelli.

Innanzitutto osserviamo le attività, ma anche le interazioni che si creano tra le attività, e presentiamo regolarmente le nostre osservazioni agli attori del progetto. E' come se fossimo satelliti (abbiamo adottato proprio questo termine all'interno del progetto): orbitiamo intorno al progetto ed emettiamo segnali, i quali poi nell'ulteriore corso del progetto dovranno svolgere un ruolo. In concreto significa che facciamo partecipare noi stessi alla ricerca di idee e di partecipanti alle conferenze, ai progetti e ai festival e ci rendiamo disponibili a pensare ad ulteriori iniziative.

Come seconda cosa c'è la produzione della conoscenza: forniamo testi per le pubblicazioni e li mettiamo a disposizione durante le conferenze tenute nell'ambito del progetto Il terzo compito è lo sviluppo di questa conoscenza: ci poniamo domande, come per esempio che cosa significhi occuparsi dei Rom da una "posizione satellite". In generale, quando si parla dei Rom, qual è lo scopo e come sono strutturate queste narrazioni? Ci poniamo quesiti, quindi, le cui risposte ricerchiamo lungo il corso del progetto.

Alcune di queste domande e di queste risposte vengono costantemente pubblicate sul nostro blog. Infine, la mia attività consiste anche in uno specifico tipo di "traduzione". Strutturalmente, all'interno del progetto, mi colloco tra l'IG Kultur Österreich e il Centro Culturale Rom di Vienna - RKZW (promotori del progetto). In questa collocazione in cui vengo a trovarmi ovviamente si traduce tra lingue diverse, ma si tratta soprattutto di trovare un "linguaggio" comune tra le diverse culture organizzative che hanno avuto origine da situazioni socio-culturali ed economiche differenti; e di percorrere un cammino comune, per due anni, nell'ambito del progetto, cammino durante il quale si renderà necessario conciliare i diversi mondi lavorativi, di vita e organizzativi. Dal punto di vista tematico ci concentriamo su quanto è richiesto dal contenuto del progetto: il rafforzamento della posizione dei Rom come soggetto al di là di una culturalizzazione.

Contemporaneamente il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato una risoluzione riguardante le strategie nazionali per l'integrazione dei Rom entro il 2020. In che misura è collegato ad essa il progetto ROMANISTAN?
Il progetto è collegato ad essa nella misura in cui si svolge nello stesso arco di tempo e nella misura in cui riceve la maggior parte del finanziamenti dall'Unione Europea. Per quanto riguarda il contenuto, c'è solo un'influenza indiretta della "comunanza di pensiero" dalla Strategia adottata dal Consiglio dell'Unione Europea alla partecipazione dei Rom. Mentre nel documento originale si parla di "inclusione", la variante tedesca usa "integrazione". Un termine al quale sono sono state conferite molte accezioni negative negli ultimi decenni. E noi ci chiediamo quale influenza abbia tutto questo sull'auto-organizzazione dei Rom.

Per quanto riguarda la storicizzazione del piano dell'UE, si tratta certamente di sforzi di lunga data. Si può sicuramente stabilirne l'inizio con il primo decreto riguardante i Rom in Spagna all'inizio del XVI secolo, che si estende poi tramite i decreti riguardanti i Rom di Maria Teresa e Giuseppe I durante la monarchia asburgica fino ai nostri giorni. In questo processo storico un punto di rottura, nei confronti dei Rom, è rappresentato dalla politica di sterminio adottata dai nazionalsocialisti: il cosiddetto soggetto "asociale", del quale i rappresentanti simbolici principali diventano i Rom, non deve più essere portato sulla retta via, ma proprio annientato.

Un altro livello, che è interessante, è rappresentato dal momento concreto di efficacia del provvedimento adottato dall'Unione Europea. Qui si evidenzia come tramite questo processo deciso dall'alto vengano introdotte nuove divisioni tra le diverse comunità rom: viene effettuata una distinzione, per quanto riguarda i Rom, tra minoranza "nazionale" e Rom non appartenenti alla minoranza nazionale, ossia Rom immigrati. Tra questi ultimi viene effettuata un'ulteriore distinzione tra coloro che sono stanziali ed attendono un lavoro regolare - ossia coloro che hanno assimilato le norme di formazione, di comportamento e culturali - e coloro che insistono nel mantenere il loro modo di vita "tradizionale". A questo punto si giunge ad una considerazione del pensiero di progresso definita da una prospettiva della maggioranza.

Per le auto-organizzazioni dei Rom questo processo stabilito per legge significa innanzitutto dare una nuova definizione ai loro campi di attività. In futuro diventerà sempre più grande la divisione tra coloro che si muovono sul piano della diversità e coloro che conducono direttamente una lotta per la sopravvivenza strutturale. Queste linee di sviluppo ci interessano ed hanno influenzato la nostra situazione di osservatori.

Per quanto riguarda l'integrazione dei Rom, tra nazione e nazione in Europa esistono grandi differenze. Secondo la sua opinione, qual è la sfida che si trova davanti nello specifico l'Austria?
In Austria di una partecipazione diretta dei Rom non si parla nemmeno. Dopo una tradizione centenaria di persecuzioni ed un lungo periodo di silenzio e di repressione, nel 1993 i Rom sono stati riconosciuti "gruppo etnico", fatto che ha permesso loro di far parte delle minoranze "ufficiali" (in riferimento alla popolazione che rappresenta la maggioranza dello stato). Ma non si tratta di partecipazione politica. Generalmente, nella nostra società, non vengono favoriti gli orientamenti politici di coloro che vengono tenuti sotto controllo - e per definizione le minoranze fanno parte di coloro che vengono tenuti sotto controllo. Il riconoscimento come gruppo etnico significa l'inclusione dei Rom al livello più basso della società. Questo comporta che anche alcuni attivisti non particolarmente preparati possano fondare le loro associazioni, che alcuni intellettuali possano inserirsi nel mondo dei media, che alcune famiglie vengano promosse a famiglie che hanno la possibilità di esibirsi durante le celebrazioni pubbliche e che alcuni possano lavorare come artisti in campo musicale o delle arti sceniche con uno "sfondo Rom".

Resta la domanda: cosa ne è degli altri? Perché accanto ai Rom autoctoni, in Austria vive un numero maggiore di Rom che sono arrivati in seguito alle migrazioni in cerca di lavoro o come profughi durante la separazione della Jugoslavia dal Kosovo, e anche coloro che hanno cercato di di fuggire dalla povertà trasferendosi in Austria dalla Romania, dalla Bulgaria, dalla Slovacchia ecc. Per questo gruppo non viene fatto niente - per usare un eufemismo . A questo gruppo si applicano le stesse misure restrittive che si applicano ad altri cittadini di paesi terzi e ai cittadini di paesi periferici dell'UE.

Abbiamo sperimentato un esempio a questo riguardo proprio nel progetto ROMANISTAN: abbiamo potuto inserire il rappresentante dell'associazione "Centro Culturale Rom di Vienna" (RKZW) solo perché si tratta di un progetto dell'Unione Europea. Se ROMANISTAN fosse stato finanziato solo dall'Austria, il nostro collaboratore - come Rom migrante - non avrebbe avuto alcuna possibilità di un'occupazione regolare. Egli fa parte di coloro che, dal punto di vista legale, per la sopravvivenza nella società sono costretti a lottare in una zona grigia.

Non è perché lo vogliano, ma perché non hanno a disposizione altre possibilità. Questo elemento della storia dei Rom, come parte costitutiva del segmento sociale "forza lavoro a basso costo", è quello che determinerà in futuro la loro storia.

Una seria soluzione dei problemi dei Rom può essere decisa e realizzata soltanto con i Rom stessi e, d'altro canto, non può escludere un determinato gruppo di Rom, che altrimenti in futuro rischiano si soccombere ad una legislazione discriminatoria.

Di conseguenza, la sfida specifica per l'Austria è quella di chiedersi come si possa trovare una soluzione positiva per tutti i Rom che vivono in Austria in un contesto post-nazista. E questa domanda si colloca poi in un contesto ancora più grande in seguito alla democratizzazione di uno stato piccolo dipendente da altri stati. Tutti gli stati hanno alle spalle una storia differente, ma in tutti una pietra di paragone della democrazia è rappresentata dai Rom e dal modo di rapportarsi a loro.

 
Di Sucar Drom (del 23/02/2013 @ 09:00:38, in Europa, visitato 990 volte)
 
Di Fabrizio (del 22/02/2013 @ 09:09:21, in Europa, visitato 1114 volte)

Il consiglio che spese 7 milioni di sterline per sgomberare i traveller da Dale Farm, vorrebbe costruire il nuovo campo a meno di 800 metri - By JAMES RUSH - PUBLISHED: 15:22 GMT, 11 February 2013

  • Il consiglio di Basildon diceva di non voler premiare le azioni illegali
  • Dal 2001 le autorità sono state coinvolte in 10 anni di battaglie legali
  • A ottobre 2011 spesi 7 milioni di sterline per sgomberare il sito di Dale Farm

Il consiglio che ha speso oltre 7 milioni di sterline per sgomberare il campo traveller di Dale Farm, finisce nel mirino per aver dato via libera ad un nuovo sito posto sul lato opposto della strada.

Il consiglio di Basildon si è trovato coinvolto in una battaglia legale decennale dal 2001, dopo che ai traveller venne consentito di espandersi illegalmente in un ex discarica a Crays Hill, Essex.

    (Oltre alle spese per lo sgombero, la battaglia legale su Dale Farm è costata alla comunità di Basildon ben 18 milioni di sterline, lievitati ad oltre 20 dopo lo sgombero di ottobre. Sulle tante questioni legali del terreno occupato e della sua destinazione d'uso, vedi questi articoli precedenti: Uno, Due, Tre, Quattro, Cinque, Sei. ndr.)

Ma dopo aver speso milioni in un durissimo sgombero ad ottobre 2011, i consiglieri hanno ora approvato un nuovo sito di sosta, situato a neanche 800 metri di distanza.

Progetto: il consiglio di Basildon Council ha approvato un nuovo sito per travweller (cerchiato in rosso) ad appena 800 metri da Dale Farm  (perimetrato in blu)

Sfrattati: I traveller continuano a vivere in un viottolo che conduce ai sei acri del sito di Dale Farm, a oltre 15 mesi dallo sgombero

Scontri hanno infiammato gli animi durante lo sgombero di ottobre 2011

Le autorità hanno difeso la loro azione odierna, negando che i traveller siano stati premiati per la loro illegalità.

Len Gridley, 53 anni - da oltre dieci vive accanto a Dale Farm, è sbottato:

"I conti non tornano! Si parla di costruire un mini-sito, quando tutti sanno che ci sono oltre 20 carovane sistemate sulla strada che porta a Dale Farm o da quelle parti. Il consiglio sta spostando il problema senza volerlo risolvere. Non accettano di aver affrontato in maniera pessima il problema con lo sgombero, ed ora stanno nascondendo i loro risultati sotto il tappeto."

Costoso: Lo sgombero di ottobre 2011 è costato al consiglio di Basildon 7 milioni di sterline

Violenze: lo sgombero ha visto oltre 300 poliziotti in tenuta antisommossa e centinaia di ufficiali giudiziari impegnati nell'ex discarica in un operazione di prima mattina, che ha portato a scontri sanguinosi e violenti

Revisione: E' atteso per fine mese un rapporto dell'Agenzia per l'Ambiente sui contaminanti pericolosi a Dale Farm

"Dale Farm è in condizioni peggiori di quando ci vivevano illegalmente i traveller."

I traveller continuano a vivere illegalmente in una strada chiusa accanto a Dale Farm, ad oltre 15 mesi dallo sgombero.

Nei prossimi mesi è atteso un rapporto dell'Agenzia per l'Ambiente sui contaminanti pericolosi - inclusi amianti e olii industriali.

Vista aerea del sito di Dale Farm, prima dello sgombero di ottobre 2011. L'area illegale abbandonata è marcata in rosso

I progetti approvati per il nuovo sito includono 15 piazzole per carovane doppie, in una proprietà governativa su terreno incolto ad appena mezzo miglio di distanza, a Gardiners Lane South, Basildon.

Il piano, approvato giovedì dalla maggioranza del consiglio, potrebbe ospitare non oltre 80 traveller, che attualmente vivono in carovane all'ingresso del sito illegale.

Vista aerea di Dale Farm, per cui il consiglio di Basildon ha spento 7 milioni di sterline per sgomberare i traveller ad ottobre 2011

Toni Ball, leader del consiglio di Basildon, ha detto:

"Vorrei ripetere che questo sito non è una soluzione alla questione di Oak Lane, dove i traveller stanno tuttora vivendo illegalmente, mentre i posti verranno assegnati in base alle esigenze locali. Non siamo qui a premiare chi si è comportato illegalmente. Da sempre siamo impegnati a lavorare con le comunità zingare e traveller, per trovare luoghi adatti dove possano vivere, come ogni altro settore della comunità. E' importante aver lavorato in accordo con la Home and Communities Agency (HCA) e gli sviluppatori, per essere sicuri che questo sito sia avviato correttamente e che le piazzole siano assegnate sulla base delle necessità. Vogliamo prendere il terreno in affitto dalla HCA e subaffittarla poi alla Home Space Sustainable Accommodation (HSSA), per mantenere il controllo del sito."

Il piano approvato include 15 piazzole per due carovane ognuna, su un terreno governativo incolto

 
Di Barbara Breyhan (del 21/02/2013 @ 09:04:45, in Europa, visitato 1281 volte)

Con questa traduzione, anche Barbara Breyhan inizia la collaborazione con Mahalla. Benvenuta!

DORTMUND - Lavoratori ridotti in miseria - di Sibylle Fuchs, 5 febbraio 2013

Due settimane fa il programma televisivo ARD_Monitor ha trasmesso un servizio sconvolgente, che ha mostrato con quale freddezza sociale e con quale disprezzo la città di Dortmund e le istituzioni ecclesiastiche in questa città, rispondano all'indigenza dei lavoratori emarginati dell'Europa sudorientale.

L'estrema povertà dei paesi, da cui questi lavoratori cercano di fuggire, è stata consapevolmente provocata dall'Unione Europea. La povertà serve da leva affinché anche in paesi ancora benestanti, come Germania o Francia, il tenore di vita della classe operaia si abbassi in maniera significativa.

I reporter Isabel Schayani ed Esat Mogul sono stati per una giornata insieme ad Ercan, un Rom della città bulgara di Plovdiv, che ha inutilmente tentato di trovare un lavoro malpagato tra quelli che vengono offerti nel cosiddetto "Arbeiterstrich" nella Mallincksrodttrasse della città di Dortmund ("Arbeiterstrich" viene chiamato in tedesco un incrocio stradale nel quale braccianti dell'Europa sudorientale ciondolano durante la giornata, aspettando che qualcuno passi e offra loro un lavoro, quasi sempre sottopagato, ndr). Da quando Ercan è arrivato, una settimana fa, è riuscito a trovare lavoro soltanto un'unica volta. Con i soldi che ha guadagnato per un trasloco è riuscito appena a ripagare i debiti contratti per il viaggio in autobus dalla sua città d'origine fino in Germania.

Da quando i loro paesi di provenienza sono paesi membri dell'UE, i lavoratori bulgari e rumeni che aspettano un lavoro sull'Arbeiterstrich soggiornano in maniera regolare in Germania, ma finora è loro impedito un altrettanto regolare lavoro. Nonostante ciò, soltanto nel 2011 sono arrivati in Germania 200.000 tra bulgari e rumeni per prestare servizio come lavoratori a giornata.

Dall'entrata di bulgari e rumeni nell'UE nel 2007, anche a Dortmund ne sono arrivati a migliaia. Giorno dopo giorno si mettono per strada e sperano che un automobilista si fermi e li prenda con sé. Nei loro paesi di origine hanno perso il lavoro con la liquidazione delle imprese statali ed hanno perso qualsiasi speranza di lavoro. Se sono fortunati, sull'Arbeiterstrich viene offerto loro un lavoro pesante per una paga misera. Questo estremo sfruttamento dei lavoratori rom fa parte dell'intensificazione sistematica dello sfruttamento della classe operaia in tutta l'Unione Europea.

Molti rom o non hanno un alloggio o sono costretti a vegetare in alloggi indegni in abitazioni malandate, note a Dortmund come "Ekelhäuser" (case che fanno ribrezzo, ndr.). O si tratta di abitazioni occupate, dalle quali possono essere cacciati in qualsiasi momento, oppure sono costretti a pagare 30 euro a notte ai proprietari di casa per un posto-letto, spesso solo dei lager con dei materassi in appartamenti sovraffollati. Gli impianti sanitari e le cucine o sono guasti o del tutto insufficienti per la moltitudine di persone stipate nelle case.

Il sovraffollamento delle abitazioni porta in breve tempo a sporcizia e condizioni igieniche insostenibili. Di regola i proprietari di casa ordinano dei contenitori per rifiuti troppo piccoli per l'immondizia creata dal gran numero di inquilini. Si dice che in una casa fosse presente soltanto un servizio igienico per 19 appartamenti e che fosse privo di acqua corrente.

Ercan ha lavorato per 22 anni come scaricatore in un'azienda, ma poi, come accade per la maggior parte dei rom, è stato licenziato.

Ercan è a Dortmund da una settimana. Non ha nemmeno i soldi per telefonare a sua moglie. Quando è arrivato qua, ha trovato un posto letto in una casa. Un rumeno gli disse di essere il portiere e che avrebbe potuto pernottare nella casa per quattro o cinque giorni. Ma quando la sera è rientrato per pernottare, ha trovato porta e finestre sbarrate. Le sue cose sono rimaste dentro. Adesso gli sono rimasti soltanto gli abiti che porta addosso.

Per via delle temperature sottozero ha bisogno di un posto dove farsi la doccia e dove stare al caldo. La troupe televisiva lo accompagna, con telecamera nascosta, alla Diaconia, l'ente assistenziale della chiesa evangelica. Viene respinto. Un uomo gli mostra un foglio con scritto: "I bulgari qui non possono farsi la doccia".

"Ma loro lo sanno benissimo", dice l'uomo, "ma ritornano sempre! E a me tocca sempre mostrare di nuovo questo foglio! Sanno leggere? E' la loro lingua! Niente doccia!".

Reporter: "Niente doccia. Allora, qui bulgari e rumeni non possono farsi la doccia. Tutti gli altri sì?". Uomo: "Sì".

Da una responsabile dell'Diakonischen Werks Dortmund und Lünen i reporter hanno ricevuto la spiegazione che, in effetti, esisterebbe presso il pronto soccorso un servizio apposito per le emergenze per chi ha bisogno di farsi la doccia, ma che al momento la Diaconia sarebbe equipaggiata in maniera molto ristretta per quanto riguarda la disponibilità delle docce.

La troupe televisiva ed Ercan vengono quindi semplicemente rimandati all'ufficio Consulenza Migrazione, aperto al pubblico alle ore 13:00 per un'ora. Alla domanda della reporter sul perché Ercan non possa farsi la doccia si ha il seguente dialogo.

Uomo: "Infatti, farsi la doccia assolutamente no". Reporter: "Perché no? Allora chi può farsi la doccia?". Uomo: "Soltanto tedeschi, gli immigrati no".

Ci sarebbe un posto in cui anche agli immigrati è permesso farsi la doccia, ma soltanto tre volte la settimana.

Mentre fuori ci sono temperature gelide, Ercan incontra gli stessi problemi per il pernottamento. Accompagnato dai reporter, tenta di chiedere la possibilità di pernottamento presso gli alloggi di fortuna dell'ufficio dell'assistenza sociale per uomini. Anche qui è ospite indesiderato.

Uomo: "Bulgaro? Rumeno?". Ercan: "Bulgaro". Uomo: "Oh! No sleep here! Solo Dortmund, only Germany". Reporter: "Perché?". Uomo: "E' solo per tedeschi, solo per abitanti di Dortmund. Non per bulgari o rumeni. Purtroppo è così: non possiamo permetterlo". Reporter: "Per questo esiste una spiegazione?". Uomo: "E' così purtroppo. Queste sono le regole che ci arrivano dall'ufficio dell'assistenza sociale della città di Dortmund".

L'unica cosa che l'uomo propone ad Ercan è di tornare alle ore 23:30: "A quell'ora il collegio ed io decideremo se potremo lasciarlo dormire qui. A quel punto, però, rappresenterebbe un'eccezione per questo singolo caso, se proprio fuori dovesse fare troppo freddo. Okay? Di più non posso fare".

Ercan passa la notte in un internet café. La mattina seguente decide di ritornare nel suo paese di origine. I reporter gli hanno dato il denaro sufficiente.

Questo non è stato il primo servizio televisivo sulla condizione dei rom a Dortmund. Due anni fa un altro caso ricevette l'attenzione della stampa. Una giovane rom, che voleva provvedere al mantenimento della sua famiglia con il suo lavoro di prostituta,venne lanciata fuori falla finestra da un suo brutale cliente. Sopravvisse, ma restò invalida. Il corrispondente televisivo prese il suo caso come occasione per richiamare l'attenzione sulle orribili condizioni di vita dei rom. Mostrò anche la loro disperata situazione nei paesi di origine. Molti dei rom arrivati a Dortmund con gli autobus provengono dal quartiere Stolipinovo di Plovdiv. E' uno dei più grandi ghetti rom dei Balcani. Vi abitano 45.000 rom - che parlano soprattutto turco - in edifici prefabbricati senza corrente elettrica né acqua.

Le loro condizioni di vita sono notevolmente peggiorate dal crollo dei regimi stalinisti nell'Europa dell'Est, perché essi, per prima cosa, hanno perso il lavoro.

Per poter restare in Germania per più di tre mesi, un bulgaro o un rumeno deve poter presentare un contratto d'affitto, il permesso di soggiorno per cittadini comunitari e un'assicurazione sanitaria. La maggior parte di coloro che arrivano qua non hanno la più pallida idea di come ottenerli. Per i cittadini di questi paesi, la totale libertà di circolazione e la garanzia legale di poter trovare un lavoro varranno soltanto a partire dal 2014. Per ora possono trovare lavoro soltanto in proprio. Alcuni tentano di lavorare come commercianti di rottami metallici, ricavati da autovetture o vecchie pattumiere. Altri non trovano di meglio che chiedere l'elemosina o essere introdotti nella criminalità.

Addirittura alle mense la maggior parte di loro non può ricevere niente, in quanto va esibita una tessera con cui dimostrano di ricevere contributi sociali.

Molte donne hanno trovato di che vivere lavorando come prostitute. In passato più di 700 donne avevano denunciato la loro attività lavorativa come prostitute; nel Strassenstrich ("marciapiede", "quartiere a luci rosse" - in cui, in Germania, è consentito esercitare la prostituzione, ndr.) della Ravensbergersrasse, pensato originariamente per 50 donne, arrivavano a lavorare contemporaneamente fino a 120 prostitute. Con i soldi guadagnati erano in grado di assicurare un'esistenza dignitosa alle loro famiglie in Romania o Bulgaria.

Lo Strassenstrich è stato tuttavia chiuso nel 2011 e la prostituzione è stata vietata su tutto il territorio della città di Dortmund. Il provvedimento avrebbe dovuto scoraggiare un afflusso più ampio di immigrati dalla Bulgaria. Il prefetto di Dortmund, Ingo Moldenhauer, spiegava: "Deve arrivare fino in Bulgaria il segnale che qui non si può più guadagnarsi da vivere con la prostituzione".

Adesso la prostituzione viene esercitata illegalmente in case-bordello. Le assistenti sociali, che prima si occupavano delle prostitute aiutandole ad ottenere mezzi contraccettivi o organizzando corsi di lingua tedesca, ora non hanno più alcuna possibilità di aiutarle. Nel frattempo adesso si rincorrono voci che potrebbe essere di nuovo autorizzato lo Strassenstrich.

Le terribili condizioni abitative negli "Ekelhäuser" hanno fornito un pretesto per politici populisti e di destra per campagne sobillatrici contro immigrati sia sulla stampa locale che sul web, campagne che nella terminologia ricordano la propaganda nazionalsocialista.

Il telegiornale del 2 aprile 2011, in un servizio, così descriveva un gruppo di inquilini rom: "Rubano, irrompono nelle case, lasciano danni da riparare e confermano concretamente i pregiudizi esistenti su di loro." Hubert Scheuer, ex sindacalista, è dell'opinione che chi non si difende, soccombe.

Invece di chiedere ai proprietari delle case di assumersi le proprie responsabilità e di combattere contro lo strozzinaggio degli affitti esorbitanti, si preferisce insultare i rom che vivono in condizioni disumane.

Alcuni rom che abitavano nelle "case problematiche" sono stati nel frattempo sfrattati tramite le forze dell'ordine. L'impresa comunale della città di Dortmund, la DOGEWO, ha comprato 7 case e sta risanando 65 alloggi. Ne seguiranno altri. I rom senzatetto dell'Arbeiterstrich non saranno in grado di pagare i prezzi d'affitto di questi alloggi.

Dortmund non è un caso unico. In molte grandi città della Germania accade la stessa cosa. Nelle stesse condizioni vivono anche i rom a Duisburg, dall'altro lato del territorio della Ruhr: più di 6000 rom, provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania, nelle stesse condizioni disumane.

I politici borghesi e i mezzi d'informazione rappresentano come responsabile essa stessa, per la propria grave situazione, questa parte più povera della popolazione che lavora e ne promuovono la deportazione. La campagna sobillatrice razzista contro i rom viene fomentata consapevolmente dalla borghesia allo scopo di dividere la classe operaia e di ostacolare la solidarietà di classe. I lavoratori europei non lo devono permettere. Solo una difesa anche delle parti più oppresse della classe operaia può impedire che questi attacchi non vengano poi estesi a tutti gli altri e diano spazio a forze di destra e fasciste.

 
Di Marylise Veillon (del 17/02/2013 @ 09:01:57, in Europa, visitato 932 volte)

La nouvelle Republique Viaggiatori: una nuova era "aiffricana" 09/02/2013 05:38


Il sito è stato inaugurato ieri a mezzogiorno da Geneviève Gaillard (al centro) insieme a numerose personalità.

Una nuova era si apre ad Aiffres per la gens du voyage, con l'area di accoglienza nuova fiammante di 20 posti, appena inaugurata.

Neanche un solo posto libero. "E' sempre pieno, afferma Serge Morin, Sindaco di Aiffres. Abbiamo perfino dovuto stabilire delle prenotazioni anticipate ad agosto, prima dell'apertura". A colpo sicuro, si tratta di un'era nuova che si apre per le persone della comunità dela gens du voyage ad Aiffres.

Ieri è stata inaugurata una nuova area, aperta a settembre. Un'area che comprende 10 zone (di 2 posti di 100mq ciascuno), ognuno equipaggiato con un blocco sanitario con doccia, WC e tettoia semi-chiusa a uso lavanderia/cucina.

1,1 milioni di euro
Una realizzazione che sarà costata 1,1 milioni di euro, in gran parte (851.000 €) finanziata dalla CAN, con diversi aiuti (213.000 € dallo Stato, 20.000 € dalla CAF e 15.000 € dal Dipartimento)

"Come tutti i cittadini della nostra città"
Gli eletti hanno l'uno dopo l'altro salutato questo progetto diventato realtà, con un pensiero verso Alain Mathieu "il quale vi era molto legato". "Possiamo oramai accogliere la gens du voyage come tutti i cittadini della nostra città, rispettando il loro stile di vita", si è rallegrato Serge Morin. La presidentessa della CAN ha ricordato quanto questo fascicolo "non fosse facile". E di spiegare: "Per alcuni concittadini, è sempre un problema, non vogliono avere queste popolazioni nei pressi di casa loro". Il presidente del Dipartimento Eric Gautier, così come il prefetto Pierre Lambert, hanno del resto ricordato i soprannomi sentiti in altri tempi, come "zingari" e "gitani". "Un modo di mettere una distanza, che non mostrava altro che una mancanza di conoscenza degli uni e degli altri". Questa area è la terza sul territorio della CAN, con quelle della Mineraie e di Noron a Niort. Non resta altro che realizzare quella di Chauray, per rispondere agli obblighi della legge Besson del 2000, la quale impone una area in ogni comune di più di 5.000 abitanti. "Spero che potremo realizzarla a breve scadenza", ha dichiarato la presidentessa.

 

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