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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sucar Drom (del 25/11/2009 @ 14:35:52, in Kumpanija, visitato 1771 volte)

«La comunità di Casilino 900 chiede alla società civile, ai cittadini, alle associazioni, ai comitati di quartiere di essergli vicino il prossimo venerdì 27 novembre dalle ore 17, mentre si svolgerà la provocatoria manifestazione razzista di Forza Nuova che intende raggiungere il campo esasperando la spinta politica già messa in atto con Casilino 700».

È questo l’appello di Najo Adzovic, portavoce del Casilino 900. «Stiamo lavorando con tutto il nostro impegno perché la baraccopoli di Casilino 900 venga chiusa e affinché venga offerta a quanti ci vivono una reale possibilità di riscatto sociale e di integrazione partecipando fattivamente ai tavoli con l’Amministrazione Comunale e la Prefettura».«Vogliamo che la chiusura del Casilino 900 risulti un passaggio storico verso il superamento dei campi, luoghi di rifiuto e di segregazione sociale e non l’ennesimo sgombero senza alcuna alternativa. Siamo i primi a voler andar via, nessuno ama vivere in baracche tra topi e immondizie, e siamo disposti lavorare sodo per vivere meglio, ma non ce la facciamo più ad essere scacciati e rifiutati, additati come la peste, fa male a noi come a tutta la società di cui ci sentiamo di far parte. I nostri figli sono nati qui, vanno a scuola con i bambini italiani, e si sentono italiani anche loro. Pensiamo a un futuro di integrazione per questi ragazzi attraverso la formazione, il lavoro e una vita fuori dai campi».

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Di Fabrizio (del 25/11/2009 @ 09:51:26, in Europa, visitato 1587 volte)

Da Bulgarian_Roma

Due ragazzi sono balzati sotto un treno perché i genitori di lei non volevano che uscisse con un ragazzo zingaro.

La ragazza ha scelto la morte prima di rompere con il quindicenne Tsetso.

[...] Questa storia di Romeo e Giulietta ha avuto luogo domenica mattina sulla ferrovia tra i villaggi di Dubova Mahala e Brusartsi, vicino alla città di Lom. La sedicenne Albena Mitova ed il suo innamorato Tsvetan Plamenov, di un anno più giovane, hanno deciso insieme di suicidarsi, perché i genitori della ragazza non volevano che si impegnasse con uno zingaro. I due si son presi per le braccia e sono saltati sulla sede ferroviaria. Il treno merci era in arrivo, prestava regolare servizio da Vidin e Sofia e li ha investiti. Albena è stata uccisa dall'impatto e Tsvetan sta lottando per la vita nell'Ospedale di Lom.

Sabato tutto sembrava normale nelle case dei due ragazzi. Benjy, come la chiamava Tsetso, aveva cenato con la sua famiglia nella loro casa in Kniazheva Mahala.

"Quel giorno eravamo andati a far compere. Mi aveva detto che aveva rotto col ragazzo zingaro. Eravamo molto intime e mi diceva tutto," ha detto ieri Nadia, la mamma di Albena, ai giornalisti di The Monitor. Secondo la madre, che gestisce la locale locanda, non c'erano segni che sua figlia intendesse suicidarsi. Dopo che i genitori erano andati a letto verso le 23.00, Albena aveva chiamato Tsetso.

"Era balzato sulla sua bicicletta ed era scomparso. Sembrava completamente impazzito. Non mi ha dato il tempo di chiedergli dove andasse o cosa stesse succedendo," dice Plamen, il padre del ragazzo, con le lacrime agli occhi.

Con la sua famiglia vive nel vicino villaggio di Dinkovo, che è a 3 o 4 km. da Kniazheva Mahala. Nessuno sa cosa è successo quella notte. Circa alle 5 di mattina, il 35enne ingegnere Rossen N. ha visto due persone sulla massicciata della ferrovia. Preso dalla paura ha azionato la sirena del treno, ma non si sono mossi. Il dipendente della BDZ ha fatto quanto possibile per arrestare la macchina di 223 tonnellate, ma la collisione è stata inevitabile. L'ingegnere ha visto i corpi dei due ragazzi volare per aria come bambole di stracci. Rossen ha fermato il treno e riportato l'incidente ai suoi superiori. I medici arrivati sulla scena hanno determinato che la ragazza era morta ma che Tsetso respirava ancora. I genitori dei ragazzi hanno offerto due versioni completamente differenti di ciò che era successo.

"Non può aver preso questa decisione da sola. Era una ragazza quieta e modesta. Era sempre in casa davanti al PC. Non c'era modo che potesse conoscere a che ora passava il treno," dice Nadia fissando il nome sulla corona funeraria.

"Venite a vederla. Il suo corpo non è stato mutilato. Il  medico mi ha detto che aveva rotti i due legamenti. Ha battuto la testa cadendo e quella è stata la causa della sua morte," dice il padre addolorato, Dimcho, che è anche il sindaco del villaggio. Albena era la loro unica figlia. La adottarono appena nata.

"Era la luce dei miei occhi. Le davamo tutto. Era stata accettata alla Scuola Superiore di Economia di Vratsa. Per tutti noi fu una grande notizia. Dev'essere successo qualcosa. Qualcuna deve averla convinta. Non mi fermerò finché non troverò la verità," è il voto della madre che continua a singhiozzare.

Plamen è categorico quando dice che suo figlio era innamorato perso di Benji. "I ragazzi non volevano essere separati. Spesso Dimcho veniva qui con la polizia per portare via sua figlia ed il giorno dopo erano di nuovo insieme," dice il padre del ragazzo ferito. Si lamenta che ai genitori di Albena non piaceva Tsvetan non solo perché aveva la pelle scura, ma anche perché era povero.

Non aveva soldi neanche per una fetta di pane

Tsvetan ora ha bisogno di 260 Leva per un'operazione alle braccia, entrambe fratturate. Ha un ematoma al cervello ed è in coma. Dall'incidente non ha ripreso conoscenza e non può raccontare cos'è successo alla sua amata. Tranne a sua madre, Valentina, a nessuno è permesso visitarlo. Lei dice che un lato della testa del ragazzo è gonfio in maniera preoccupante.

"Sono così poveri che non so come potranno permettersi le cure per il ragazzo, dice Yulia Georgieva, sindaco del paese di Dinkovo.

Infatti, suo padre è l'unico parente che ha Tsetso. I due vivono in una povera casa ad un piano. Suo padre va di porta di porta dai vicini ad offrire i suoi servizi, per avere un po' di denaro. La madre del ragazzo li ha lasciati circa un anno fa per vivere a Sofia, e tornava ogni tanto a trovarli. I vicini si sono sentiti offesi ieri a vederla tornare da Sofia su un taxi.

"L'altro giorno Tsetsko e suo padre non avevano soldi per comperare il pane. Gli ho dato quattro fette ed un Lev. Mi hanno detto poi che quel giorno Plamen aveva perso i sensi perché non aveva mangiato," ci ha detto un vicino. Quando gli abbiamo parlato ieri, il padre del ragazzo era preoccupato che quando scoprirà cos'è successo ad Albena, Tsetso tenterà nuovamente di uccidersi.

Katia Ilieva and Galia Petrova

.....Achili man jag kiti te na merav shilestar ...
...davla tuke andar vogiestar!


Romani Baht Fountation
8 Nov Jivot str.
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Di Fabrizio (del 25/11/2009 @ 09:10:44, in Italia, visitato 1135 volte)

Ricevo da Eugenio Viceconte: Ricevo e pubblico questo comunicato di Andrea Alzetta di Roma in Action.
Mi associo preoccupato perché Forza Nuova sta soffiando sul fuoco del razzismo, di recente lo ha fatto ad Alba Adriatica, ora torna a farlo a Roma.

COMUNICATO STAMPA Andrea Alzetta, capogruppo Roma in action consiglio comunale
VIETARE IL CORTEO DI FORZA NUOVA CONTRO I ROM

Venerdi’ 27 novembre forza nuova ha indetto una manifestazione contro i Rom di Casilino 900. Si tratta dell’esasperazione ulteriore e preoccupante di un clima che alimenta la guerra tra i poveri e l’intolleranza, dimenticando la solidarietà e il rispetto per i diritti umani e sociali.

Questa provocazione di Forza Nuova è inaccettabile, soprattutto dopo che la stessa Amnesty International ha sollevato il problema del rispetto dei diritti umani dei Roma. Non è accettabile consentire che un gruppo razzista, nazista e xenofobo offenda la tradizione democratica di questa città, proponendo pulizie etniche e appartaid.

Il sindaco intervenga immediatamente, se non vuole avvallare il sospetto che sia interessato ad esasperare gli animi sulla questione rom per giustificare ulteriore sgomberi indiscriminati.

Ricordo che è stato Alemanno a negare la possibilità di uno sgombero forzoso, parlando invece di un trasferimento in un campo attrezzato, previsto dal piano nomadi.

Mi auguro che il prefetto vieti la manifestazione. La manifestazione va vietata e non per una questione di ordine pubblico, ma per una questione di civiltà, perché la questione dei rom non va affrontata in modo disumano, ma contemperando le esigenze dei residenti con il rispetto dei diritti umani.

Ma comunque ci penseranno le realtà sociali e il movimento a cacciare questi reietti dal quartiere e dalla città e a porre un argine democratico alle derive xenofobe e naziste.

Andrea Alzetta, Roma in action
Action-diritti in movimento

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Di Fabrizio (del 25/11/2009 @ 09:03:04, in Italia, visitato 2265 volte)

Segnalazione di Consuelo Pollini

Caritas Ambrosiana è lieta di invitarvi al convegno IL BELPAESE DEI ROM. stereotipi pregiudizi conflitti utopie. L’incontro si terrà giovedì 3 dicembre dalle ore 9.00 alle ore 17.00 nella SALA ASSEMBLEE INTESA SANPAOLO - Piazza Belgioioso, 1 – Milano. I posti sono limitati, è necessaria l’iscrizione tramite e-mail arom.ambrosiana@caritas.it o attraverso il modulo di iscrizione on-line all’indirizzo http://www.caritas.it/belpaese/

CONVEGNO 3 DICEMBRE 2009
IL BELPAESE DEI ROM
stereotipi pregiudizi conflitti utopie
SALA ASSEMBLEE INTESA SANPAOLO - Piazza Belgioioso, 1 - Milano

9.00 Introduzione e saluti di benvenuto
Don Roberto Davanzo
Direttore Caritas Ambrosiana
Fondazione Cariplo

Coordina Diego Cipriani, Caritas Italiana

10.00 Definizione, origine e sviluppo dello stereotipo
Alessandro Dal Lago
Professore ordinario di Sociologia dei processi culturali, Università di Genova

10.45 Rom e Sinti in Italia tra stereotipi e diritti negati
Gianni Loy
Professore ordinario di Diritto del lavoro, Università di Cagliari

Pausa

11.45 Non solo pregiudizio. La costruzione del Rom come nemico pubblico
Marcello Maneri
Docente e ricercatore in Sociologia e Ricerca sociale, Università di Milano-Bicocca

12.15 Il pregiudizio antizigano, sensibile ai contesti di politica locale
Tommaso Vitale
Docente e ricercatore in Sociologia urbana e Sociologia politica, Università di Milano-Bicocca

12.45 Dibattito

Buffet pranzo

Coordina Paolo Lambruschi, Giornalista

14.00 Proiezione del video “Via Novara 523”, regia di Gaetano Maffia

14.30 Muoversi nella complessità tra passato presente e futuro
…con i rom di via Novara
A cura di Caritas Ambrosiana

15.00 Uguali e diversi. È possibile coabitare?
Mediazione e gestione dei conflitti
Marco Bertoluzzo
Docente di Psicologia, Università di Torino

15.30 Dal pregiudizio alla diversità come bene pubblico. Oltre l'idea di minoranza
Ilenia Ruggiu
Ricercatore di Diritto costituzionale, Università di Cagliari

16.00 Dibattito e conclusioni

Mostra fotografica “Ieri, oggi e domani… altri occhi su una stessa realtà” di Elena Gagliardi

Con preghiera di diffusione.

Segreteria Rom- Sinti
Caritas Ambrosiana
via San Bernardino, 4
20122 Milano
02 76037262

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Di Sucar Drom (del 24/11/2009 @ 09:33:55, in musica e parole, visitato 1656 volte)

Sabato 28 novembre 2009, Mantova, Teatro Bibiena, ore 21.00
Norig, la nuova grande voce della sterminata koiné gitana. Intensa, magnetica, affascinante, Norig è il presente e il futuro di un approccio al canto che ha pochi uguali per capacità di trasformare la voce in un mobile e sensuale segno di umanità.

Nella stessa serata Mandino Reinhardt Quintet.

Entrata euro 16,00

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Di Fabrizio (del 24/11/2009 @ 09:32:54, in Europa, visitato 1440 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

UNHCR.org By Cesar Pineda in Pristina, Kosovo

© UNHCR/C.Pineda. Ukshin con la sua famiglia nella loro casa. Sullo sfondo il suo nuovo veicolo

PRISTINA, Kosovo, 16 novembre (UNHCR) – Ukshin Toplica sentiva che sarebbe tornato veramente a casa, una volta che avesse rinnovato la casa che era stato costretto a lasciare un decennio fa nella capitale del Kosovo Pristina.

"Ora che la mia casa è finita, non mi sono mai sentito meglio," dice orgogliosamente il 49enne Ukshin ai visitatori della sua nuova casa."Non c'è nessun posto come casa propria." E' di buon umore perché ha iniziato una piccola attività in proprio, con i fondi UNHCR, provvidenziale per la sua famiglia di 11 persone in duri tempi economici.

Ma per molti anni Ukshin ha pensate che non avrebbe mai potuto ritornare in Kosovo dall'esilio nella vicina Repubblica di Macedonia. "Ho sempre voluto riportare indietro la mia famiglia. Ma ci era stato detto che gli Albanesi avevano occupato tutte le case nel nostro vecchio quartiere, così non ci sentivamo sicuri a tornare."

Non è sempre stato così. Per anni lui e la sua famiglia di Rom di lingua albanese, conosciuti come Askali, avevano vissuto serenamente accanto all'etnia albanese nel distretto di Vranjevic della capitale Pristina. Ukshin lavorava come guardia di sicurezza. "Il salario bastava per la mia famiglia, e prima del conflitto vivevamo bene," ricorda.

Ma la vita della famiglia Toplica fu gettata nel trambusto quando la NATO intervenne militarmente alla fine del marzo 1999, dopo aver richiesto il ritiro delle forze di sicurezza serbe dal Kosovo e la fine alla discriminazione contro i kosovari albanesi.

"Tutti lasciarono le loro case una volta che iniziò il bombardamento in Kosovo," ricorda Ukshin, aggiungendo che la sua famiglia seguì i propri vicini albanesi e fuggì in Macedonia. "Non avevamo scelta," spiega. Invece, la maggior parte dei kosovari non albanesi di lingua rom fuggirono oltremare al termine del conflitto.

Circa 1 milione di persone hanno cercato rifugio in Macedonia ed in altri paesi durante il conflitto, terminato nel giugno 1999 quando le forze serbe furono respinte e le truppe NATO inviate sul territorio. Il ritorno degli Albanesi innescò l'esodo di circa 200.000 Serbi, Rom, Askali, Egizi ed altre minoranze.

"Tutti avevamo tanta paura," dice Ukshin della sua famiglia fuggita in Macedonia. Nella confusione e nella fretta, furono separati ed arrivarono in aree differenti della Macedonia settentrionale. "Dopo tre giorni, mi riunii con la mia famiglia a Skopje. Eravamo terrorizzati e depressi perché non sapevamo mai cosa sarebbe successo il giorno dopo."

Ukshin e sua moglie, Hatixhe, hanno lottato per vestire e nutrire i loro sette figli a Skopje. Altri due sono nati nella capitale macedone. Grazie ad un contributo di 210 €u. dell'UNHCR, hanno affittato una casa alla periferia di Skopje. "Non c'erano possibilità di lavoro. A volte, pulivo le strade e mi davano qualcosa. Dipendevamo dall'UNHCR," rivela.

Negli anni seguenti, circa 16.000 Serbi e Rom sono ritornati in Kosovo, ma la famiglia Toplica era preoccupata per la situazione ed ha aspettato sino a novembre dell'anno scorso prima di tornare. "Sono andato all'UNHCR ed ho registrato la mia famiglia per ritornare, così ci hanno portato qui. Il giorno che siamo rientrati in Kosovo è stato davvero emozionante, mia moglie ed i bambini non ci credevano che eravamo a casa," dice Ukshin.

La famiglia si è trasferita nella casa rinnovata nel loro vecchio quartiere. Lo staff UNHCR a Pristina visita regolarmente la famiglia per verificare il suo reintegro. E' stato un anno di sfida. Nel mezzo della recessione globale, hanno affrontato difficoltà economiche in un'area dove circa metà della popolazione adulta è disoccupata. Ma hanno beneficiato di un pacco aiuto dell'UNHCR e dei suoi partner, che includeva cibo per sei mesi ed assistenza extra-alimentare.

Ukshin si è unito anche ad un progetto UNHCR che aiuta chi ha fatto ritorno a sviluppare nuove capacità e diventare autosufficienti. Ha acquistato un mini trattore col rimorchio per raccogliere plastica e scarti da rivendere ad una compagnia di riciclaggio. Inoltre usa il suo veicolo per fornire un servizio di trasporto nel quartiere. "Ho la mia attività," dice Ukshin, aggiungendo: "Possiamo vivere del nostro denaro e delle nostre fatiche."

I membri della famiglia Toplica si sentono pienamente integrati nella loro comunità. Come per altri che han fatto ritorno in Kosovo, la sfida principale è di migliorare le proprie condizioni di vita ed assicurarsi la sopravvivenza economica. UNHCR continua ad offrire aiuto e consulenza.

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Di Daniele (del 24/11/2009 @ 08:52:44, in media, visitato 1625 volte)

 pubblicato da Coco su Myspace

...questo è un vecchio corto. Liberté, probabilmente, ne è la sua lunga scia...

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Di Fabrizio (del 23/11/2009 @ 09:44:48, in Italia, visitato 1614 volte)

segnalazione di Sara Gandini

L'Unità.it di Dijana Pavlovic

Ieri nell’aula consiliare di Palazzo Marino l’assessore alla Famiglia (!) Mariolina Moioli festeggiava la XXª Giornata internazionale dei diritti dell’Infanzia. Poche ore prima, in un’alba livida come questa città, centinaia di poliziotti, carabinieri, poliziotti locali sgomberavano 300 persone di etnia rom con 80 bambini, 40 dei quali frequentavano le scuole del quartiere. Con le poche cose personali, venivano distrutte le speranze di una vita meno disumana per queste 40 famiglie, per chi aveva un lavoro, precario e in nero ma lavoro, e aveva cercato di inserirsi in un contesto civile grazie alla solidarietà delle maestre delle scuole, di cittadini che accompagnavano i piccoli «zingari» a scuola e soprattutto delle associazioni – la comunità di Sant’Egidio e i Padri somaschi soprattutto - che sostenevano questo faticoso percorso di inserimento sociale. In questa coincidenza, non casuale, perché uno sgombero non si improvvisa, c’è tutta la ferocia di questa città, della sua squallida amministrazione i cui spiriti più brillanti sono il vicesindaco De Corato che si vanta di circa 150 sgomberi in un anno e il capogruppo leghista Salvini, quello delle carrozze separate per gli extracomunitari e del fora dai ball per i rom e «mai una moschea a Milano».

Si può essere stupefatti dall’arroganza di questa amministrazione nell’esercizio del potere, che non teme nemmeno la critica e se ne frega, virilmente, delle normative nazionali e internazionali che tutelano l’infanzia e che prevedono garanzie in caso di sgomberi (preavviso, alternative, ecc.). Ma io non mi stupisco più, ho capito che questa Milano, con il suo Expo, i suoi affari in mano a ‘Ndrangheta e Camorra, la scelta di cancellare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, è una città fuori dall’umanità, una città che perde i suoi giovani e la sua cultura, una città senza più anima, destinata a essere un deserto nel quale le voci dell’umanità si spengono. Ma in questa città io ho fatto un figlio e ho visto nell’ospedale nel quale mio figlio è nato tante altre zingare, tanti altri extracomunitari che mettevano al mondo i loro figli e credo che con queste nuove vite abbiamo seminato il fiore della speranza. Quando cresceranno questi bambini così diversi da De Corato e da Salvini (ma com’erano da piccoli, rubavano i giochi ai loro vicini?) non saranno soli e tutti insieme aiuteranno questa città e ritornare civile, giusta e umana.

20 novembre 2009

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Di Fabrizio (del 23/11/2009 @ 09:16:12, in media, visitato 1143 volte)

Lunedì 30/11/09 ore 18.00
Libreria Feltrinelli
BLOG IN-FORMA

I curatori di tre importanti spazi web (Yuri Del Bar per U Velto – Il Mondo, notizie e immagini dai mondi sinti e rom, Fabrizio Casavola per Mahalla e Davide Casadio per Sinti italiani in viaggio per il diritto e la cultura), dialogano con il pubblico sulla necessità di un'informazione obiettiva e attenta riguardo i mondi rom e sinti

Informazioni su RintracciArti
Il gruppo su Facebook

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Di Fabrizio (del 23/11/2009 @ 08:59:32, in media, visitato 1634 volte)

Da Milano Città Aperta

Ciao a tutti,

come sapete dalle mail che sono circolate in mailing list e dai media, l'altro ieri è stato sgomberato il campo Rom di via Rubattino a Lambrate. Circa 300 persone, tra cui moltissime donne e bambini anche piccolissimi sono stati lasciati al freddo sotto un ponte, senza alcuna alternativa praticabile (si proponeva la solita soluzione che prevedeva la divisione di uomini da una parte, donne e bambini dall'altra, bambini sopra i 6 anni da un'altra ancora).
Ieri si è svolto un presidio davanti alla prefettura, in cui una delegazione ha chiesto, tra le altre cose, perlomeno di poter usufruire temporaneamente dei container anti-freddo presenti nell'area di Via Barzaghi. Non solo neppure questo è stato accettato, ma stamattina la polizia ha di nuovo sgomberato i rom dall'area sotto il ponte di Rubattino dove si erano rifugiati provvisoriamente, per permettere la solita passerella mediatica oggi pomeriggio a De Corato. (in allegato o linkati a questa mail trovate altro materiale informativi per approfondire meglio la vicenda).

Ieri al presidio erano presenti diversi di noi di Milano Città Aperta (io, Natascia, Betta, Paolo, Giuliano, Veronica). Parlando si è pensato a far qualcosa, trovare qualche strumento di pressione nei confronti del prefetto e della giunta comunale. Coloro che sono andati in delegazione dal prefetto hanno riferito infatti che la prefettura (a differenza dell'inflessibile assessore Moioli) è stata abbastanza colpita dalla partecipazione cittadina al presidio e in generale dalla solidarietà della cittadinanza nei confronti dei Rom. Tanto nei giorni prima, che al momento dello sgombero, che ieri al presidio erano presenti e si erano mobilitati diversi degli insegnanti della scuola frequentata dai piccoli bimbi Rom e finanche genitori dei loro compagni di classe. Segno evidente che, quando affianco alle "solite" meritorie organizzazioni di "addetti ai lavori", si muovono in prima persona anche i cittadini, a non pochi vengono fastidiosi mal di pancia.

D fronte a questo l'idea che è venuta a me e Natascia è quella di intasare gli indirizzi che vi riporto qui sotto (del prefetto, del vicesindaco De Corato e dell'assesore Moioli) di mail di protesta, per far capire che la cittadinanza non rimane passiva di fronte allo scempio e alla barbarie degli sgomberi senza alternative dei campi rom e delle correlate violazioni dei diritti umani fondamentali.
Più sotto vi riporto un testo già scritto da noi (molto sintetico per forza di cose, in modo che possa essere condiviso da tutti), ma che tutti possono ovviamente arricchire e personalizzare come vogliono.

Nel fare questa improvvisata, ma utilissima azione di mail-bombing, vi raccomandiamo pero di seguire alcune precauzioni volte a non compromettere l'efficacia e l'utilità dell'azione:

a) scrivere ognuno un oggetto diverso alla mail, in maniera che i destinatari non possano bypassare le mail, mettendo filtri che le releghino alla posta indesideata. Sfruttate tutte le varianti possibili!

b) Girare quest'email e quest'appello a a tutte le persone che conoscete chiedendo di prendere parte a questa iniziativa nel più rapido tempo possibile (nel weekend!)

c) Inviare una copia della mail in copia conoscenza nascosta al seguente indirizzo da noi creato ad hoc rubattino@email.it, in maniera da poterci contare, sapere quante persone hanno preso parte all'iniziativa ed eventualmente farlo pesare a chi di dovere, al momento opportuno.

Gli indirizzi a cui inviare la mail sono

prefettura.milano@interno.it
vicesindaco.decorato@comune.milano.it
assessore.moioli@comune.milano.it

Il testo da copia-incollare (e se volete da personalizzare ) è il seguente

"Io cittadino di Milano sono indignato dallo sgombero del campo rom di via Rubattino avvenuto il 19/11/09 e dalle precedenti e successive proposte e risposte del Comune alle legittime richieste di cittadini rom e delle associazioni. Non sono queste le autorità che mi rappresentano, non è questa la città che voglio."

Mi raccomando, se lo ritenete utile, partecipate a questo piccolo, simbolico, ma molto significativo gesto di solidarietà nei confronti dei Rom sgomberati, al più presto (entro il fine settimana) E giratelo a tutti i contatti che avete e credete siano interessati e sensibili sulla questione.

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