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Via Rubattino: cronaca dalla città livida e feroce
Di Fabrizio (del 23/11/2009 @ 09:44:48, in Italia, visitato 1879 volte)

segnalazione di Sara Gandini

L'Unità.it di Dijana Pavlovic

Ieri nell’aula consiliare di Palazzo Marino l’assessore alla Famiglia (!) Mariolina Moioli festeggiava la XXª Giornata internazionale dei diritti dell’Infanzia. Poche ore prima, in un’alba livida come questa città, centinaia di poliziotti, carabinieri, poliziotti locali sgomberavano 300 persone di etnia rom con 80 bambini, 40 dei quali frequentavano le scuole del quartiere. Con le poche cose personali, venivano distrutte le speranze di una vita meno disumana per queste 40 famiglie, per chi aveva un lavoro, precario e in nero ma lavoro, e aveva cercato di inserirsi in un contesto civile grazie alla solidarietà delle maestre delle scuole, di cittadini che accompagnavano i piccoli «zingari» a scuola e soprattutto delle associazioni – la comunità di Sant’Egidio e i Padri somaschi soprattutto - che sostenevano questo faticoso percorso di inserimento sociale. In questa coincidenza, non casuale, perché uno sgombero non si improvvisa, c’è tutta la ferocia di questa città, della sua squallida amministrazione i cui spiriti più brillanti sono il vicesindaco De Corato che si vanta di circa 150 sgomberi in un anno e il capogruppo leghista Salvini, quello delle carrozze separate per gli extracomunitari e del fora dai ball per i rom e «mai una moschea a Milano».

Si può essere stupefatti dall’arroganza di questa amministrazione nell’esercizio del potere, che non teme nemmeno la critica e se ne frega, virilmente, delle normative nazionali e internazionali che tutelano l’infanzia e che prevedono garanzie in caso di sgomberi (preavviso, alternative, ecc.). Ma io non mi stupisco più, ho capito che questa Milano, con il suo Expo, i suoi affari in mano a ‘Ndrangheta e Camorra, la scelta di cancellare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, è una città fuori dall’umanità, una città che perde i suoi giovani e la sua cultura, una città senza più anima, destinata a essere un deserto nel quale le voci dell’umanità si spengono. Ma in questa città io ho fatto un figlio e ho visto nell’ospedale nel quale mio figlio è nato tante altre zingare, tanti altri extracomunitari che mettevano al mondo i loro figli e credo che con queste nuove vite abbiamo seminato il fiore della speranza. Quando cresceranno questi bambini così diversi da De Corato e da Salvini (ma com’erano da piccoli, rubavano i giochi ai loro vicini?) non saranno soli e tutti insieme aiuteranno questa città e ritornare civile, giusta e umana.

20 novembre 2009