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Di Fabrizio (del 10/06/2008 @ 12:07:45, in Italia, visitato 1091 volte)

COMUNICATO STAMPA

12 GIUGNO ORE 12. LE ASSOCIAZIONI ROM PROMUOVONO UN PRESIDIO CON CONFERENZA STAMPA DAVANTI ALLA PREFETTURA DI MILANO CONTRO I PROVVEDIMENTI DISCRIMINATORI VERSO ROM E STRANIERI

L’avvio, nei giorni scorsi, della schedatura su base etnica della popolazione rom e sinta insediata nei campi nomadi comunali e nelle aree private di Milano e Provincia da parte della Prefettura, e non di un normale e utile censimento conoscitivo, è stato accompagnato dall’indignazione e dalla protesta di numerosissimi concittadini che hanno fatto pervenire e continuano ad inviare centinaia di lettere e attestati di solidarietà e condanna.

In questo momento di grande incertezza ed apprensione per l’operato delle Istituzioni, su moltissimi cittadini si stanno infatti scaricando anche gli effetti di una profonda crisi sociale ed economica che ha allargato il divario tra ricchezza, povertà e disuguaglianze, dirottando le paure irrazionali e i problemi reali verso quei soggetti socialmente più deboli, in primis zingari e immigrati, che vengono avvertiti anche come potenziali competitori nella spartizione delle poche risorse ancora disponibili.

Eppure, il rogo dei campi rom a Napoli, le molotov contro le abitazioni dei Sinti di Pavia, i raid contro attività commerciali di extracomunitari, le sprangate a un militante gay di Roma, la sassaiola contro una madre e una bambina sinte di Brescia, l’aggressione a Rimini di una donna incinta al settimo mese, l’immigrato morto per mancanza di soccorso nel CPT di Torino, mentre le città d’Italia sono percorse da ronde di tutti i colori, sono alcune delle tante e diverse punte dello stesso violento iceberg che avvelena il nostro Paese: l’insofferenza diffusa contro il diverso, l’immigrato, lo zingaro ha assunto i connotati espliciti della xenofobia e della discriminazione razziale.

Questa nuova Italia che criminalizza per decreto la povertà, l’Italia della violenza contro gli ultimi, del pregiudizio elevato a verità (gli zingari rubano i bambini), della giustizia fai da te dovrebbe invece far riflettere sul lungo decorso della malattia della nostra società e sulle preoccupanti prospettive del suo futuro.

Il silenzio verso le ingiustizie però, può facilmente rendersi complice di chi inneggia quotidianamente, anche all’interno delle sedi istituzionali, all’odio etnico o persegue il fine di considerare e trattare con strumenti e regole eccezionali e umilianti particolari “categorie” di cittadini.

Contro tutto questo vi è stata una pronta e composta reazione civile che comprende persone di ogni età e condizione sociale, forse inaspettata, certamente non scontata.

L’angoscia che ci prende di fronte a questo scenario ci riporta, come tante delle persone che ci hanno scritto, alla memoria del passato, ma soprattutto ci pesa vedere il volto vile di un paese profondamente malato.

Coloro che aizzano i cani, lanciano molotov e sassi, percorrono in ronde minacciose le città, i sindaci che annunciano nei cartelloni luminosi dei loro borghi che “i clandestini possono stuprare i tuoi figli” sono il volto più vile di chi non è capace di guardare al male che porta dentro di sé, di chi rifiuta di affrontare la camorra che a Napoli controlla i rifiuti e organizza i roghi dei campi rom, la mafia che controlla la vita e il voto dei siciliani, la'ndrangheta che non solo è padrona del territorio calabrese ma di interi quartieri di città come Milano.

Noi riteniamo indispensabile che nel territorio milanese e della provincia, che con il rogo delle tende di Opera ha inaugurato la caccia al rom e la sua contropartita politica, ci sia una risposta di mobilitazione contro questa degenerazione.

Un percorso da costruire insieme con tutti coloro - forze politiche e sociali, cittadini, senza pregiudizi di schieramento - che ritengono necessario riportare il dialogo nelle realtà concrete del malessere, non lasciare soli gli esclusi, confrontarsi con le radici del disagio sociale e insieme costruire le ragioni e i valori di una cittadinanza per tutti che considera la legge uguale per tutti e protegge chi cerca accoglienza e dignità.

Opera Nomadi, OsservAzione, Comitato rom e Sinti insieme, Romanodrom

Per adesioni: operanomadimilano@tiscali.it , dijana.pavlovic@fastwebnet.it ,

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Di Fabrizio (del 10/06/2008 @ 09:00:25, in Regole, visitato 1103 volte)

Bogotá, 2 giugno, (EFE) La Procura questo lunedì ha sollecitato che vengano riconosciuti agli afrodiscendenti ed ai gitani il diritto alla sicurezza sociale, stabilito in una legge per le minoranze etniche, adottata nel 2001 e che riguarda i popoli indigeni.

L'esclusione di entrambe le minoranze "vulnera il diritto alla salute ed all'esistenza dei suoi componenti", così ha considerato il procuratore generale, Edgardo Maya, che ha inviato la petizione alla Corte Costituzionale, per revisionare la legalità della norma a favori dei popoli minoritari.

Maya ha difeso in un comunicato gli afrodiscendenti ed i gitani: "Pure loro hanno diritto all'applicazione dei procedimenti medici secondo le particolarità etniche e culturali."

La partecipazione attiva di questi gruppi minoritari nel Sistema Generale della Sicurezza Sociale è necessaria anche per "mantenere e proteggere le proprie conoscenze e pratiche medicinali tradizionali," ha aggiunto l'alto incaricato statale.

Il Procuratore ha osservato che, in virtù di diritti come quello dell'uguaglianza, il pluralismo e la partecipazione previsti nella Costituzione, i benefici legali devono raggiungere tutte le minoranze etniche.

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Di Fabrizio (del 09/06/2008 @ 10:11:45, in Italia, visitato 1229 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati - RomSinti@Politica

DOCUMENTO Napoli, 8 giugno 2008: Il "Comitato Campano con i rom", nato tre anni fa, riunisce associazioni laiche e religiose, gruppi italiani e rom e rappresentanti della societa' civile. Il comitato e' nato da un profondo senso di indignazione per l'assenza di politiche accoglienti e soluzioni concrete ai diritti dei popoli rom. I comitato si pone come luogo di aggregazione e di riflessione sui problemi che i rom in mezzo a noi devono affrontare, svolgendo al contempo una forte azione di pressione sociale e culturale nei confronti delle istituzioni e della societa' civile. Purtroppo in questi ultimi vent'anni, in Italia e in Campania, non si e' andato oltre soluzioni emergenziali e ghettizzanti per le comunita' rom, togliendo cosi' a loro la possibilita' di costruire percorsi di cittadinanza.

Alla luce degli atroci avvenimenti di Ponticelli e del decreto-sicurezza del ministro Maroni:  

il Comitato condanna:

  • Quanto avvenuto a Ponticelli e chiede che sia fatta piena luce sui rapporti tra il piano di riqualifica dell'aria di Ponticelli, gli interessi della camorra e della politica. Inoltre l'episodio del tentato rapimento della bambina napoletana da parte della ragazza rom deve essere chiarito in ogni dettaglio, visto che tutti i casi di rapimento da parte dei rom emersi sui giornali in questi anni si sono sempre rivelati delle menzogne. Mai nella storia della repubblica un rom e' stato condannato per sequestro di minore. Questo, se fosse vero, sarebbe il primo caso.
  • Ogni atteggiamento razzista e xenofobo e coloro i quali (giornali, politici e cittadini), per propri interessi, soffiano sul fuoco dell'intolleranza.
  • La scelta di voler affrontare le problematiche sociali con il ricorso a soluzioni di commissariamento.
  • La scelta del governo di inserire nel nostro ordinamento giuridico il reato di immigrazione clandestina. Questo reato, come gia' il Vaticano e l'ONU hanno dichiarato, e' inaccettabile in quanto discrimina le persone in base al luogo di nascita in evidente contrasto con la Costituzione italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e i trattati internazionali. La legge deve essere uguale per tutti indipendentemente dalla nascita e provenienza.
  • Gli sgomberi dei campi rom, senza l'individuazione di soluzioni alternative, in violazione del diritto alla casa e conseguentemente alla salute, allo studio, alla vita familiare ecc., come previsto dalla convenzione europea dei diritti umani e dalle altre norme di diritto interno e internazionale.
  • Le politiche emergenziali e ghettizzanti che non risolvono il problema dell'integrazione.

il Comitato chiede:

  • La regolarizzazione per tutti i rom che da anni vivono con noi sul nostro territorio.
  • La cancellazione dal decreto del ministro Maroni del reato di immigrazione clandestina e delle aggravanti per chi non e' regolare.
  • L'adozione di politiche non ghettizzanti o discriminanti per i popoli rom.
  • Il coinvolgimento dei rom nei tavoli in cui si decide dei loro futuro in un  processo di partecipazione dal basso.
  • Un tavolo di lavoro tra commissario per l'emergenza sicurezza e le associazioni, i comitati e i rom per progettare insieme una strategia verso una reale soluzione dei problemi che noi riteniamo essere un problema, non di sicurezza, ma di rispetto dei diritti umani.
  • Il riconoscimento e la tutela da parte dell'Italia e della UE del romanesh coma lingua antichissima da considerarsi patrimonio dell'umanita'.
  • Il risarcimento ai rom per le persecuzioni millenarie culminate nello sterminio nazista.

            Il Comitato campano con i rom - Rete Lilliput: Romanen Asunen, Sassi  Fiore,  Le donne in nero, Chi rom e chi no, Missionarie comboniane (Torre Annunziata),  Marco  Nieli-Opera nomadi, Mani Tese-Napoli, Felicetta Parisi, Annamaria di Stefano, Padri  Alex  Zanotelli, Domenico Pizzuti, Giovanni Fantola, Acli (Arenella), Consiglia  Gianniello, Raffaella La Cava. 
 
Aderiscono:

  • G.I.M. (Giovani Impegno Missionario)-Napoli

 

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Di Fabrizio (del 09/06/2008 @ 09:27:33, in Europa, visitato 1127 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Spalato, 4 giugno 2008 - Dice un funzionario Rom, che oltre 40.000 Rom vivono in Croazia, anche se le stime ufficiali dall'ultimo censimento ne indicano di meno.

Le stime suggeriscono un numero tra i 30.000 ed i 40.000 Rom, comparate alle registrazioni che ne contano soltanto 9.000, nota l'unico rappresentante parlamentare della comunità rom.

Nazif Memedi dice che molti Rom si registrano come Macedoni o Albanesi, dipende da quale parte della ex Yugoslavia arrivino.

"E' per questo che lavoriamo perché i Rom si dichiarino e credo che entro il 2012 potremo registrarne ufficialmente oltre 20.000" dice.

Memedi aggiunge che nel 2003, c'erano circa 11.000 Rom dichiarati.

Dice che un nuovo censimento non dovrebbe pesare sullo stato croato, dato che "I Rom dichiarati o no usano già i benefici sociali."

"Ricevono 370 kune (€ 50) per membro familiare al mese e tanto più le famiglie sono numerose, tanto più alta è la somma," dice Memedi.

Aggiunge che i Rom Croati hanno abbandonato da tempo il loro stile di vita tradizionalmente nomadico, e si sono assimilati al modo di vita occidentale.

Nel frattempo il gruppo croato, Minoranze a Rischio, ha recentemente notato che "Entro gli ultimi due anni, ci sono stati rapporti di discriminazione ufficiale ed attività anti-Rom da parte dell'etnia croata."

Il gruppo ha anche aggiunto che "Mentre gli stereotipi anti-Rom sono durevoli nella società croata, i prospetti degli sviluppi nella posizione dei Rom Croati non sono completamente visibili. A casa dell'orientamento pro-occidentale assunto dal paese dopo la morte del presidente (Franjo) Tudjman (1999), la Croazia è attualmente molto interessata nello sviluppo dei diritti umani e la posizione delle sue minoranze."

Minoranze a Rischio aggiunge che "Dal 1999, ci sono state una serie di iniziative politiche, designate per migliorare la posizione dei Rom ma, come nel 2003, lo sviluppo non è ancora iniziato. Molti Rom rimangono senza carte d'identità o cittadinanza."

BalkanInsight

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Di Fabrizio (del 09/06/2008 @ 09:16:25, in media, visitato 693 volte)

Da Roma_Francais

Viktoria Mohacsi, Rom, Ungherese, deputata dell'Alleanza dei democratici e liberali europei (ADLE) al Parlamento Europeo.

L'Europa, sola speranza dei Rom - LE MONDE | 07.06.08

Lo chiedono le OnG che reclamano una commissione d'ispezione europea in Italia, lei ha visitato dei campi rom a Napoli e Roma, il 17 e il 18 maggio. Cosa le hanno raccontato i Rom?

La prima reazione è stata: "Siete la nostra ultima possibilità. L'ultima che possa aiutarci. Perché tutti quelli che ci hanno fatto visita, personalità politiche, del governo, delle organizzazioni civili, ci hanno abbandonato di fronte al pericolo. Rom come loro, ero l'ultima in cui potevano avere fiducia. Quanto avviene in Italia è semplicemente spaventoso Ma non sono io quella che può cambiare il sistema italiano.

Su 200.000 Rom che vivono in Italia, 80.000 sono cittadini italiani, 120.000 ex Yugoslavi e Rumeni. La maggioranza tra loro è in una situazione molto particolare: possiedono un passaporto yugoslavo, che non corrisponde più ad alcun paese esistente, abitano in Italia da oltre venti, trenta o cinquant'anni. I figli nati in Italia hanno quasi totalmente dimenticato il romanì (lingua largamente condivisa tra i Rom in Europa).

Lei è, con Livia Jaroka, una delle due sole deputate rom del Parlamento Europeo, dove è entrata a 29 anni. Come è arrivata sino a lì?

Nei tre piccoli villaggi ungheresi dove ho passato la mia infanzia, alla frontiera con la Romania, vivevamo come una grande famiglia. Un terzo ungherese, un terzo rumeno, un terzo rom, ci si conosceva tutti. Tuttavia, sembrava completamente naturale, malgrado i risultati eccellenti, che fossi relegata in fondo alla classe. Era la discriminazione, ma non eravamo in pericolo, come è il caso odierno dei Rom in diversi paesi dell'Unione Europea.

Quando avevo 14-15 anni, cercavo sempre di aiutare i miei a migliorare la loro situazione. Organizzammo un club con i miei compagni di classe e con dei componenti della mia famiglia per studiare assieme, per essere piazzati meglio nella scuola e poi, più tardi, sul mercato del lavoro. Al liceo, volevo preparare una scuola di giornalismo: volevo lottare contro i problemi della discriminazione che constatavo tutti i giorni per strada e nelle istituzioni. Ho capito allora che il mezzo più efficace era di parlare a tutti. L'opinione pubblica, ne ero persuasa, non poteva che giudicare inaccettabile tutto quello che subivano le minoranze: difficoltà sociali, segregazione nella scolarità, ghettizzazione, rifiuto d'accesso al sistema sanitario.

I Rom hanno rivendicazioni in termini di identità?

In Italia, assolutamente no. Il discorso non è rivolto alle rivendicazioni identitarie, perché sono in una situazione d'urgenza. Viceversa, nel resto d'Europa, numerose organizzazioni civili lavorano per ottenere che il romanes diventi una lingua ufficiale della UE. Le conferenze sui Rom riuniscono differenti stati membri e si tengono in romanes. In Ungheria, uno dei primi risultati del movimento rom è stato l'ufficializzazione del romanes: possiamo studiare ed ottenere diplomi alla scuola ed all'università in romanes (o in beash, altra lingua parlata dai Rom). L'università possiede un dipartimento di romologia. Ma la medaglia ha il suo contrario: essere bilingue romani ed ungherese spesso è percepito male.

I Rom hanno una reale volontà d'integrazione?

Se non desiderassero ottenere la cittadinanza italiana, i 100.000 ex-Yugoslavi ritornerebbero in Serbia, in Montenegro, in Bosnia, in Kosovo... La questione della volontà d'integrazione non si pone per una popolazione che non ha più una terra nel paese dove è nata. Quando la Yugoslavia s'è divisa su base etnica, i Rom non ebbero più il loro posto. Sono fuggiti nei paesi più vicini. Poco importava che si trattasse dell'Italia, della Gran Bretagna o del Belgio.

Io non so chi ha cominciato a dire che era nel loro sangue il vivere da nomadi. I Rom non sono nomadi. Non si muovono. Si stabilizzano, anche se nelle baraccopoli. La maggior parte dei Rom d'Italia vogliono essere regolarizzati. Non considerano la Serbia o la Croazia come i loro paesi. In questo momento, con molte OnG internazionali, stiamo mobilitando degli avvocati per raccogliere tutte le carte dei Rom per permettere loro di ottenere la nazionalità italiana. Occorre trattare individualmente ogni singolo caso.

Di fronte alla delinquenza, in Italia come in Bulgaria, i cittadini si mobilitano in milizie per garantire la sicurezza dei quartieri. I Rom rispettano il diritto comunitario (Romani Criss) ma non altrettanto il diritto nazionale?

La Romani Criss è l'eredità storica dell'arrivo dei Rom dall'India in Europa nel XIV secolo. Allora erano illegali, cacciati da un paese all'altro. Ed in questo contesto specifico, si sono dotati di un mezzo per risolvere i problemi della comunità. Hanno fondato la Romani Criss, una sorte di corte di giustizia composta dagli uomini più anziani che potevano condannare un Rom al bando o ad avere il cranio rasato. Questo funzionamento era legato al nomadismo, al quale erano allora forzati. La comunità non dipendeva da alcun cuore nazionale. Ma la Romani Criss non è una legislazione, è un'etica comunitaria. E le regole della Romani Criss non sono in opposizione alle legislazioni nazionali.

Illegali, i Rom in Italia non beneficiano ai sostegni sociali a cui hanno diritto i cittadini italiani poveri. IO non dico che non pratichino alcuna sorte di criminalità, ed il bisogno non è una scusa. I crimini devono essere puniti. La risposta dev'essere la stessa per ogni individuo.

Qual'è, a suo avviso, l'approccio migliore per far evolvere la situazione dei Rom: nazionale od europea?

Tutte e due. Penso da qualche anno che la questione dell'integrazione debba essere di responsabilità nazionale, perché ciascuno dei 27 Stati membri ha una situazione differente: problemi sociali, cittadinanza in Italia, segregazione scolastica altrove. Ma adesso, dopo la mia esperienza al governo in Ungheria (come ministro delegata all'istruzione), so che la responsabilità dev'essere doppia. Ho potuto fare adottare leggi contro la segregazione che hanno permesso di sviluppare un programma per l'istruzione, largamente finanziata dall'Europa.

L'Ungheria ha ricevuto 215 milioni di euro per la lotta alla segregazione: cinque scuole ghetto sono state chiuse, ma ne esistono sempre 400. La legge non sempre basta, occorre una pressione dei politici nazionali ed europei. I sindaci, compresi quelli che hanno votato la politica d'integrazione e i deputati, non la applicano per timore di mettersi contro gli elettori. Ecco perché c'è bisogno di fondi specifici della UE per l'integrazione dei Rom: alloggio, lavoro, sanità, istruzione. Occorre ugualmente una giustizia molto severa contro la discriminazione.

La questione della rappresentazione dei Rom per i Rom è sempre più attuale. E' diventata interlocutrice di differenti comunità rom in Italia, Spagna, Francia?

Se i Rom si rivolgono a me, nei campi in Italia o nel mio paese, è sicuramente perché rappresento la nostra comunità. Ma io sottolineo sempre che sono un'eletta liberale che lavora per i Rom. Il partito liberale (SzDSz) mi ha chiesto di essere messa in lista per difendere le minoranze e i Rom in particolare, dato che in Ungheria la situazione diviene sempre più pericolosa con la crescita dell'estrema destra. Ma non mi penso come rappresentante di tutti i Rom. Anche se è il mio sogno.

La rappresentazione dei Rom è una questione molto complessa. Quando lavoravo per il Centro europeo dei diritti dei Rom, prima di entrare in politica, giocavamo un ruolo molto efficace d'informazione presso la UE sulle discriminazioni. In molti mi chiamano ancora oggi quando arriva loro qualche cosa. Ma rendere un servizio ai discriminati di ogni sorte è più facile come semplice militante che come membro del governo o come eletta nella UE.

I rappresentanti politici rom sono la speranza dei Rom, ma non sono mai stati molto efficaci. Si sentono investiti di una missione e fanno del loro meglio. Ma quando uno di loro prende la parola, davanti al Parlamento ungherese, numerosi eletti escono dalla sala. Anch'io, quando ho suggerito al mio gruppo politico che prima dell'adesione della Bulgaria e della Romania, dovevamo cambiare la politica dell'immigrazione in seno alla UE, sono stata derisa da tutti. Si sono presi gioco di me, dicendo che la questione era già stata trattata nel processo di adesione.

La Commissione pubblicherà entro luglio un rapporto sulle politiche, gli strumenti esistenti ed i progressi realizzati da ciascuno stato membro per l'integrazione dei Rom. A settembre si terrà una conferenza a Bruxelles. Cosa possono sperare i Rom e gli stati?

L'integrazione! Che il governo dia una risposta immediata alle discriminazioni! I Rom in Italia attendono una risposta. Io non so cosa possa proporre Bruxelles. C'è urgenza. E' per questo che abbiamo iniziato a lavorare con le OnG. Ed in attesa di ottenere dei fondi di Bruxelles specificatamente per i Rom, l'Italia e la Romania dovranno regolare il problema. Per quanti sono in Italia, il meglio sarebbe una regolarizzazione caso per caso degli ex-Yugoslavi. E, per i Rom rumeni, cominciare seriamente ad integrarli in Romania.

Propos recueillis par Anne Rodier

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Di cicciosax (del 09/06/2008 @ 00:40:49, in musica e parole, visitato 1577 volte)

Apprendiamo tramite un articolo del sito della tv macedone a1 che oggi, per un attacco di cuore, ci lascia Šaban Bajramović uno dei più grandi artisti della musica rom del nostro tempo.

Šaban è stato la colonna sonora dei nostri post e noi lo abbiamo amato molto.

Vi lasciamo una delle sue più belle e famose interpretazioni, Djelem Djelem, che ha a che fare con la vita di un intero popolo e che ci ricorda che quella stessa vita così come la vita di tutti noi è un viaggio.

Per ascoltare: QUI

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Di Sucar Drom (del 08/06/2008 @ 11:50:33, in blog, visitato 836 volte)

Berlusconi: "la clandestinità non è reato"
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Genova, prove tecniche di integrazione (versione mite di razzismo culturale)
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Venezia, appello alle donne e agli uomini di buona volontà
Il progetto Sinti: la città cresce e migliora. Siamo donne e uomini impegnati in ambiti diversi, convinti che la nostra città possa crescere in integrazione e sicurezza, ricca delle proprie diversità e unita dalla condivisione di un destino comune, senza paura del futuro...

Venezia, città aperta e solidale
Carissimi, dopo i fatti di via Vallenari, Emergency, il Gruppo Mani Tese di Mestre ed il Villaggio ti invitano a sottoscrivere questo appello ed incontrarci per discutere, costruire e promuovere iniziative sul territorio per una VENEZIA CITTA' APERTA E SOLIDALE...

L'ANM dice no al reato di clandestinità
Con il reato di clandestinità inserito nel pacchetto sicurezza si rischiano «gravissime disfunzioni per il sistema giudiziario e il sistema carcerario». Il presidente dell’Anm, Luca Palamara, nella sua relazione di introduzione al congresso del sindacato delle toghe attacca il disegno del governo, Palmara esprime «condivi...

Anche io sono "zingaro"
Da oggi in poi il mio documento di cittadinanza italiana attesterà anche la mia condizione di “zingaro”…

Roma, Alemanno dice bugie e sgombera i Rom italiani
Ieri si è consumato il novantacinquesimo (95) sgombero di famiglie sinte e rom a Roma in un anno. Il primo dell’era Alemanno. Un fatto che ha provocato polemiche tra maggioranza e opposizione, tanto da ritardare l'operazione della polizia per oltre dodici ore. Lo ...

Cacciari: «se si continua così è a rischio la democrazia»
«Siamo al delirio». Non usa mezzi termini Massimo Cacciari quando gli chiediamo che cosa pensa della schedatura nel "campo nomadi" di Milano-Rogoredo che ha coinvolto la famiglia Bezzecchi, sinti con medaglia d’oro al valore civile. Abbiamo chiamato il primo cittadino della città lagunare per fare il punto della situazione del "campo nomadi" di Mestre...

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Di Fabrizio (del 08/06/2008 @ 09:44:20, in blog, visitato 822 volte)

Da Balkan Travellers

2 giugno 2008 - I media hanno riportato oggi che i carri trainati da cavalli pongono problemi al traffico di Skopje e di altre grandi città della Macedonia, similarmente ad altre capitali balcaniche.

Secondo la televisione A1, i cittadini di Skopje hanno problemi con i carri che non seguono le regole del traffico, causano inquinamento e rappresentano una minaccia agli altri partecipanti al traffico.

Alcune delle soluzioni proposte dalla trasmissione includono targhe di immatricolazione per i carri e ritenere responsabili chi guida del rispetto delle regole stradali.

A Skopje, come in altre città dei Balcani, i carri trainati da cavalli sono usati predominatamente da gente di etnia Rom, la maggior parte dei quali raccoglie scarti e carta che poi riciclano. Come puntualizza A1, proibire o confiscare i carri depriverebbe questa gente della loro fonte di guadagno.

Le altre capitali balcaniche, che hanno di fronte problemi simili, stanno tentando di agire in differenti maniere. In Romania, per esempio, i carri trainati da cavalli sono banditi dalle strade e dai viali della capitale e dalle autostrade nazionali.

A Sofia i carri - che gli esperti contano in un numero tra 3.000 e 4.000, furono inizialmente banditi dal centro città e da molti dei suoi grandi viali. D'altra parte, l'estate scorsa, l'OnG Romani Baht si lamento del fatto che ciò impediva ai residenti dei quartieri di Fakulteta, Hristo Botev e Filipovtsi - tre quartieri abitati interamente da Rom, di lasciare queste aree. Il bando, quindi, era determinato ad essere base di segregazione razziale ed oggi include soltanto la parte centrale di Sofia.

Recenti articoli nei media bulgari hanno evidenziato che ora i carri sono meglio regolati, con oltre 300 carri controllati e circa 30 multe elevate per aver infranto il bando dall'inizio dell'anno. I legislatori, però, reclamano che c'è bisogno di una legge più dettagliata riguardo la partecipazione dei carri nel traffico di Sofia.

La trasmissione di A1 porta come esempio positivo il modo con cui Belgrado ha affrontato il problema. Come parte di un programma sociale, tutti i carri nella città sono stati rimpiazzati da un altro tipo di trasporto economico che i proprietari potrebbero usare.

Rimangono da vedere i pieni effetti dei divieti e di come le capitali balcaniche hanno deciso di affrontare il problema. Ma per ora, non siate sorpresi di vedere un carro trainato da cavalli di fronte al palazzo dell'Assemblea Nazionale di Sofia ed siate estremamente attenti se guidate di notte.

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Di Fabrizio (del 07/06/2008 @ 16:28:55, in Italia, visitato 928 volte)

La schedatura della famiglia Bezzecchi ci sembra segnare un salto di qualità nell'azione contro i cittadini rom che, dopo i tanti episodi di intolleranza e xenofobia, ora riguarda l'azione istituzionale, in questo caso del "commissario speciale per la questione rom".

Per rompere il silenzio e dare un senso ai molti appelli circolati, dopo uno scambio di opinioni con Corrado Mandreoli, Laura di Martino e Tommaso Vitale in occasione dell'iniziativa dell'ARCI di ieri, vi facciamo una proposta concreta di iniziative che aggreghi senza pregiudiziali se non quelle della tutela del diritto e dell'accoglienza solidale.

Una proposta che tenga anche conto del danno che procurerà l'iniziativa "antirazzista" del 13-14 in concomitanza con il raduno fascista in Triboniano. Proponiamo di indire un presidio per il 12 alle ore 12 davanti alla prefettura con conferenza stampa nella quale si denunciano il clima xenofobo prodotto di una campagna di intolleranza nei confronti dei migranti e dei rom, l'anticostituzionalità e la violazione dei diritti umani delle pratiche di schedature dei cittadini italiani di etnia rom, si chiede il divieto del raduno nazifascista e insieme si lancia la giornata del 21, proposta dall'ARCI come una pacifica occasione di confronto sulla questione della legalità e dei diritti dei rom e dei migranti e una festa partecipata. La conferenza stampa del 12, anticipando sulla stampa la manifestazione del 14, ci aiuta a far vedere che c'è chi lavora a fianco dei rom e dei loro diritti in modo pacifico e aggregante e a promuovere la partecipazione alla giornata del 21. Nell'uno e nell'altro caso fondamentale è la partecipazione dei rom e, anche, un lavoro di attenzione - noi, per quello che possiamo lo faremo nei prossimi giorni - tra i rom di Triboniano stando loro vicini per evitare gli effetti nefasti per loro dell'iniziative del 13-14.

Giorgio Bezzecchi, Dijana Pavlovic, Paolo Cagna Ninchi

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Di Fabrizio (del 07/06/2008 @ 09:18:08, in Europa, visitato 704 volte)

Da Roma_Daily_News

Il rapporto rilasciato da Amnesty International nel 2008, segnala l'intolleranza e la discriminazione verso le minoranze sessuali e l'etnia Rom. Il presidente Basescu ed il ministro degli esteri Cioroianu sono stati ricordati per le loro dichiarazioni razziste.

Le minoranze etniche, i Rom in particolare, continuano a confrontarsi con serie discriminazioni, anche nel lavoro, la casa, la salute e la scolarizzazione. L'UNICEF ha riportato a marzo che oltre il 70% delle famiglie Rom non hanno accesso all'acqua corrente e che la segregazione dei bambini rom nelle scuole differenziali e le classi "soli Rom" continuano ad essere preoccupanti. Continuano i discorsi di odio ed intolleranti dei media e di alcune autorità pubbliche.

Maggio scorso, il presidente Traian Basescu chiamò "sporco zingaro" un giornalista, ma poi si scusò. Il Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione chiese spiegazioni al presidente.

C'è stata tensione con l'Italia dopo che questa ha dichiarato l'intenzione di espellere i Rom di nazionalità rumena. A novembre, il ministro degli esteri Adrian Cioroianu disse in un dibattito televisivo di considerare di "comprare un pezzo di terra nel deserto egiziano e di popolarlo con quanti appannavano l'immagine del paese." Adrian Cioroianu più tardi si scusò, ma rifiutò di ritrattare. Il primo ministro "deplorò" i commenti del ministro ma non prese nessuna azione ulteriore. Diverse organizzazioni dei diritti umani susseguentemente scrissero una lettera aperta chiedendo le dimissioni di  Adrian Cioroianu, e l'OnG Romani-CRISS inviò una protesta al Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione (Consiliul National pentru Combaterea Discriminarii, CNCD).

A luglio, la Corte Europea per i Diritti Umani ha espresso il proprio giudizio sul caso di Belmondo Cobzaru, un Rom picchiato mentre era sottola custodia degli agenti di polizia a Mangalia nel 1997. La Corte ha stabilito che la Romania ha violato la proibizione di trattamenti inumani e degradanti, il diritto ad un rimedio effettivo e la proibizione della discriminazione.

DIVERS – www.divers.ro

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