Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 27/10/2005 @ 18:56:18, in Regole, visitato 2384 volte)
  1. La leggenda della zingara rapitrice (II)
  2. Sgomberi in saldo

In questo periodo, ci sono numerose notizie estere che dovrei tradurre ma, impegni di lavoro a parte, ci sono alcuni fatti italiani che meritano un po' di attenzione, diciamo che l'argomento è:

Diritti, Legalità, Sicurezza

Il blog di Miguel Martinez ricostruisce un recente fatto di cronaca. Non so com' è andata, ma è l'unico che nella melassa di notizie, si discosta da quello che TUTTI ripetono in coro

Vietato guardare i bambini

[...]

Scendo dal treno a Firenze e trovo la città tappezzata di locandine dei giornali, che dicono tutte più o meno, "nomadi tentano di rapire bambino in pieno centro".

Ancora, la leggenda della zingara rapitrice...

Compro La Repubblica e La Nazione, dove leggo gli articoli, rispettivamente, di Michele Bocci e di Amadore Agostini.

Cerco di ricostruire, non quello che è successo, ma almeno quello che scrivono. Abbiamo una signora di 22 anni (Repubblica, cronaca nazionale) o di 24 anni (La Nazione), di nome Alessia, con accanto il marito operaio di 40 anni, e il bambino di cinque mesi nel passeggino. Sono turisti provenienti da Sanremo, e sono a passeggio per una delle strade più famose di Firenze, via Calzaiuoli, alle 13.30.

Di sicuro c'è che si avvicinano due donne Rom. La mamma caccia un grande urlo, le due donne scappano. Una riesce a fuggire, l'altra, "corpulenta e facile da riconoscere" anche per il vistoso e inconfondibile abbigliamento, viene subito catturata dai carabinieri e portata al carcere di Solliciano "per tentato sequestro di persona". E' una clandestina rumena, di 34 anni.

Non è chiaro cosa sia successo esattamente, nel "giro di cinque o sei secondi", come scrive Agostini. La madre afferma che le donne non solo erano chine sulla culla, ma "cercavano di sganciare le cinture del passeggino".

A questo punto, il Commissario Maigret ha tutti gli elementi per ricostruire quello che è successo.

Prima ipotesi.

Un gruppo di persone che chiameremo la Banda dei Rom decide di compiere uno dei delitti più rischiosi che si possano commettere in Italia. Perché quando scompare un bambino, non si mobilitano solo tutte le forze dell'ordine del paese. Si mobilitano anche, e spesso per anni, i media e i politici, che tengono sotto pressione le forze dell'ordine e la magistratura.

Per eseguire questo audace colpo, la Banda dei Rom sceglie una città affollata, all'ora di punta. Una delle città più sorvegliate d'Italia. In una zona praticamente chiusa al traffico: l'esecutore dovrà quindi fuggire a piedi, dopo il colpo.

A custodire il bambino, oltre alla madre, c'è anche il padre, un signore descritto come "operaio" e quindi presumibilmente non invalido.

Per compiere la missione, si sceglie l'esecutrice del delitto: una tonda signora, "brutta come una strega", dai vestiti coloratissimi.

Seconda ipotesi.

Due clandestine, che vivono in condizioni inimmaginabili di degrado, girano per uno dei centri più ricchi del mondo.

Penso a Gabriela Calderashi, certo non bellissima, rumena anche lei, evangelica convinta, clandestina, che ogni tanto mi raccontava spezzoni della sua vita. So che aveva diversi figli, so che poi pensava di andare con il marito nelle Marche. E so anche che in una notte attorno al Natale del 1999, due bambini che di cognome facevano Calderashi morirono nell'incendio di una roulotte, proprio nelle Marche. Baxtalì... la fortuna sia con te.

Ma torniamo alle due Romnì - donne Rom - di via Calzaiuoli. Forse volevano proprio vedere il bambino. Perché, per quanto possa sembrare inimmaginabile a molti italiani, le mamme Rom sono sentimentali esattamente quanto le mamme di Sanremo o le nonne di Toscolano Maderno.

I latifondisti bianchi del sud degli Stati Uniti potevano disporre come volevano delle loro schiave. Mentre fino a tempi molto recenti, un nero che fosse sospettato di aver concupito una donna bianca veniva immediatamente linciato.

Allo stesso modo, quello che è la normalità per qualunque donna bianca - sciogliersi in complimenti per bambini casualmente incontrati per strada - è delitto per le donne Rom.

Stanotte c'è in carcere una donna che avrà sicuramente mille difetti, che sarà veramente brutta come una strega, ma che rischia anni di carcere per una leggenda metropolitana, deliberatamente alimentata da persone come Bruno Vespa.

Sempre da Kelebek


SGOMBERI = LEGALITA' è la parola d'ordine che unisce Milano a Bologna. Con qualche ovvio mal di pancia e parecchi distinguo, nella sinistra storica, che rischia di vanificare uno dei suoi punti della guerra allo sceriffo Albertini, e di sparare al Tex Willer di Bologna (classe Sesto San Giovanni e Bicocca, comunque).

E per la mia noia nel dover scegliere tra il "bertinottismo" (impallinare qualcuno, purché sia un alleato di sinistra) e la scelta tra una destra e una sinistra che, all'atto pratico, soffrono delle medesime miopie.

Non intendo parlare oltre del solito teatrino nazionale, ma questa premessa "politica" era necessaria, per capire alcuni corto circuiti mentali tipici dei media, della gente comune, degli intellettuali e dei politici europei. 

Se a Milano gli sgomberi sono all'ordine del giorno (anche per una presenza di insediamenti illegali - Rom e no - ben più estesa), a Bologna sembra ci sia sorpresa per questa svolta autoritaria.

Ma è la stessa Liberazione che svela che il Reno era a rischio per le copiose piogge. Qualsiasi giunta aveva il dovere di sgomberare le roulottes e le baracche. Se la giunta chiude gli occhi, il sindaco ha fatto bene ad intervenire.

Il problema "politico" per la sinistra è nel chiudere gli occhi e sperare che l'abusivismo e gli abusivi siano in grado di badare a se stessi, senza rompere le palle ai comuni e ai votanti. Che siano invisibili. La piena di un fiume, chissà quanti indesiderati avrebbe fatto emergere.

La sinistra storicamente ha sempre combattuto contro gli abusi edilizi, perché ha sempre riconosciuto il patrimonio pubblico come patrimonio della collettività. Collettività, di cui gli stessi "abusivi" fanno parte e devono godere, con pari diritti e doveri per tutti.

La distanza tra destra e sinistra non sta nella parola d'ordine della legalità: ma nel coniugarla col darwinismo sociale piuttosto che con i diritti.

In parole povere: quando le ruspe intervengono, c'è la buona abitudine di non danneggiare le proprietà degli sgomberati (per quanto abusivi) e, visto la stagione, di assicurarsi che abbiano un posto dove andare. 

Queste regole elementari valgono per tutti, a meno che la legge non prescriva (la cosa mi sfugge) che i Rom siano una categoria a parte e per loro il diritto non esista. Rimando a voi la palla: se non esiste diritto, su cosa poggia la legalità?

Ma, sono così importanti le questioni di principio? Dipende: ad esempio sono quelle gabbie mentali che ci permettono (a noi società maggioritaria e più o meno regolare) di dividere il mondo in ladri e onesti, lavoratori e sfaticati, cittadini e clandestini...

Poi, se permettete, esistono le questioni pratiche... Leggendo i giornali, vengo a sapere che a Milano la giunta di destra smantella ville (abusive) hollywodiane (sarà...), e a Bologna la sinistra un campo (abusivo) di disperati. Quello che manca in queste cronache, è che non c'è bisogno di casi estremi: in tutta la pianura padana casi simili si ripetono a pioggia in provincia di Milano, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona, Reggio Emilia... Famiglie di Rom e Sinti che hanno un terreno di proprietà, ma condannati a non stabilirvisi. Non chiamateli Nomadi, sono sfollati, persino il termine "abusivi" è molto più rispettoso, perché l'abusivo ha diritti e il Rom no.

In Kossovo sono rimpatriati a forza, e chi aveva una casa ora finisce in un campo per rifugiati. In Gran Bretagna (ne ho scritto parecchie volte) sono 10.000 i Rom e Viaggianti a rischio sgombero. Se non si trovano soluzioni, riempiremo le strade di nuove carovane che, permettete anche a me un'immagine forte e scandalosa, "diffonderanno il virus dei Nomadi in giro per il paese" (da leggere con sottofondo di colonna sonora di film horror). 

E intanto novembre è alle porte, e nessuno ha voglia di giocare all'allegro campeggiatore perché anche l'anno prossimo si vota.

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Di Fabrizio (del 27/10/2005 @ 12:20:50, in scuola, visitato 2227 volte)

26. 10. 2005: International Helsinki Federation for Human Rights (IHF) ha inviato ieri una lettera ai ministeri per l'Educazione, a quello per l'Ordine Pubblico, e al Tribunale Supremo, per richiamare la loro attenzione sulla detenzione illegale di Theo Alexandridis, avvocato di Greek Helsinki Monitor (GHM) e difensore dei diritti dei Rom.

La lettera ricorda anche le recente dispute ad Aspropyrgos (vicino Atene), che hanno coinvolto la locale comunità Rom e un gruppo di greci profughi dall'ex Unione Sovietica. Il caso è scoppiato lo scorso giugno, quando 24 tra i 70 bambini rom nell'età della scuola dell'obbligo, sono stati iscritti alla scuola pubblica, dopo anni di esclusione dall'istruzione. Da questo mese, quegli alunni devono recarsi a scuola sotto scorta, a causa di minacce e vere e propri atti di violenza.

L'impunità che circonda Aspropyrgos, è dovuta anche alla mancanza di iniziativa da parte delle autorità e condanna i Rom ad una vita di paura costante. 

Il testo completo della lettera QUI

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Di Fabrizio (del 27/10/2005 @ 11:04:18, in conflitti, visitato 2227 volte)

Pristina, 25 ottobre 2005: Il giorno dopo l'annuncio del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sull'apertura dei negoziati sul futuro politico della regione, i Rom del Kosovo hanno chiesto di essere ammessi alle discussioni. In una lettera indirizzata ai rappresentanti della comunità internazionale ed europea, Rom, Askali ed Egizi chiedono una soluzione urgente al problema di quanti di loro, cittadini della ex Jugoslavia, sono diventati vittime di violenze razziste, continuando in molti a sopravvivere in un limbo giuridico ed esistenziale. I firmatari, tra cui organizzazioni internazionali dei Rom, ONG e centinaia di privati cittadini (cfr: Petizione Europea per il Kossovo) chiedono la moratoria immediata delle deportazioni in Kossovo e il riconoscimento del diritto d'asilo.

Durante un incontro sullo sviluppo delle politiche sui Rom e Sinti, che si è svolto settimana scorsa a Varsavia col patrocinio dell'OSCE e dell'ODIHR, i rappresentanti dei Rom kossovari hanno concordato s una piattaforma comune per la futura cooperazione. [...] Alla presenza del capo missione OSCE e ambasciatore europeo Jens Modvig, hanno chiesto il riconoscimento della pulizia etnica contro i Rom, avvenuta a seguito dei bombardamenti NATO, il riconoscimento dei danni patiti per la guerra, il ritorno alle loro proprietà [ora] occupate, il ripristino della sicurezza e della libertà di movimento nel Kosovo e un'indagine imparziale sulle violenze e discriminazioni; la rappresentanza paritetica e l'accesso alle istituzioni pubbliche, l'effettivo accesso dei non-albanesi alla casa, scuola, educazione e lavoro; un adeguato supporto ai rifugiati interni e a quanti hanno fatto già ritorno. Inoltre chiedono il la certezza del diritto delle comunità non-albanesi, nell'ipotesi che il Kosovo diventi indipendente e il riconoscimento dei Rom come popolo costituente. Visto che la comunità dei Rom è attualmente dispersa nel mondo, chiedono inoltre l'organizzazione di una conferenza internazionale sui Rom del Kosovo, come misura d'emergenza e per rendere possibile il coordinamento degli interessi comunitari.

I Rom costituivano la terza più grande comunità etnica nella regione, stimata la loro presenza in 150.000. Cacciati a seguito delle vicende di guerra, distrutte le loro case e proprietà. Nonostante la precarietà dell'attuale situazione, esacerbata dalla volontà politica dei governi occidentali per un rapido ritorno di Rom, Askali ed Egizi, l'interesse di media e politici sembra concentrarsi solo sulle due principali comunità in Kosovo, i Serbi e gli Albanesi, abbandonando le altre comunità ad un destino incerto e senza futuro politico.

Per ulteriori informazioni, contattare

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Di Fabrizio (del 27/10/2005 @ 10:07:16, in Europa, visitato 1389 volte)
COMUNICATO STAMPA  CS126-2005


LE PRESSIONI DELL'UNIONE EUROPEA PER "TENERE ALLA LARGA LA GENTE" CONTRIBUISCONO A GRAVI ABUSI DEI DIRITTI DEI MIGRANTI. AMNESTY INTERNATIONAL PRESENTA LE CONCLUSIONI DELLA PROPRIA MISSIONE IN SPAGNA E MAROCCO

Alla vigilia del summit europeo di Hampton Court, in cui Francia e Spagna dovrebbero lanciare un'iniziativa congiunta per il controllo dell'immigrazione, Amnesty International ha presentato oggi a Madrid le conclusioni della propria missione durata dieci giorni in Spagna e Marocco.

Queste conclusioni non solo dimostrano che alle frontiere europee si stanno verificando gravi abusi dei diritti umani dei migranti, ma rendono anche palese che nessuno se ne vuole assumere la responsabilita'.

La missione di Amnesty International era stata decisa a seguito della morte di almeno undici persone e del ferimento di molte altre, nel tentativo di entrare nelle enclave spagnole di Ceuta e Melilla.

L'organizzazione per i diritti umani teme che la risposta dell'Unione europea (Ue) a questa ennesima crisi, dopo quelle verificatesi in Italia e a Malta, sara' ancora una volta incentrata quasi esclusivamente sul controllo dell'immigrazione illegale.

Gli Stati membri dell'Ue, secondo Amnesty International, devono riconoscere che la pressione politica ed economica che stanno esercitando sui paesi vicini per "tenere la gente alla larga dall'Europa" sta contribuendo a questa situazione caotica. C'e' bisogno di una strategia globale per assicurare il rispetto dei diritti umani di persone che sono tra le piu' povere del pianeta, a prescindere se abbiano titolo allo status di rifugiato.

"Sulla base di quello che abbiamo visto, le forze di sicurezza hanno agito in modo illegale e sproporzionato, utilizzando anche armi letali. Hanno ferito e ucciso persone che cercavano di superare un reticolato. Molte delle persone ferite in territorio spagnolo sono state ributtate fuori dal reticolato senza alcuna formalita' legale o assistenza medica" ha dichiarato Javier Zuniga, capo della missione di Amnesty International.

Nel corso della conferenza stampa di Madrid, Amnesty International ha ricordato che persino la missione tecnica inviata dall'Ue nella zona ha riscontrato la mancanza di un adeguato sistema di protezione dei rifugiati in Marocco, che ha causato il respingimento da questo paese sia di richiedenti asilo che di rifugiati gia' riconosciuti dall'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati.

Inoltre, centinaia di migranti e richiedenti asilo sono stati trasportati in zone desertiche alla frontiera con l'Algeria ed hanno ricevuto l'ordine di entrare in territorio algerino, in alcuni casi senza cibo ne' acqua.

Le conclusioni di Amnesty International mettono in evidenza le enormi difficolta' in cui si imbattono i migranti che cercano di chiedere asilo alle frontiere spagnole. Ad oggi, ben poche risultano le proposte dell'Ue o dei suoi singoli Stati membri per risolvere questi problemi o per evitare il trattamento inumano cui sono sottoposte le persone che non hanno la qualifica di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra.

"L'Europa deve trovare soluzioni collettive a un problema che essa stessa ha contribuito a creare, soluzioni che assicurino che la gente non venga uccisa o ferita alle frontiere europee e che chi vuole chiedere asilo politico possa farlo liberamente“ ha detto Zuniga.

L'organizzazione per i diritti umani ha infine sottolineato le proprie forti preoccupazioni per il fatto che il rapporto della missione tecnica dall'Ue includa proposte destinate a rafforzare i controlli sull'immigrazione, facendo riferimento persino alla cooperazione con paesi in cui si verificano gravissime violazioni dei diritti umani come la Repubblica Democratica del Congo e la Costa d'Avorio.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 26 ottobre 2005

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6976920, e-mail: press@amnesty.it

Amnesty International EU Office - Ufficio stampa
Tel. 0032-2-5021499, e-mail: AmnestyIntl@aieu.be
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Di Fabrizio (del 26/10/2005 @ 10:10:10, in sport, visitato 2710 volte)

In questa intervista avrebbero dovuto starci i campi rom, le comunità etniche del milanese, il calcio, un torneo mondiale, gli assessori...

Invece, si è finito per parlare soprattutto dell'attualità (e per fortuna!!), dandoci appuntamento in futuro se avete altre cose da chiedere.

NB: come per la volta precedente, in alcuni casi ho variato l'ordine delle domande e risposte, per rendere il testo più scorrevole

Fabrizio 11.02: Direi di tornare indietro di 4/5 anni. Come nascete?

Filippo 11.03: Al tempo io non conoscevo ancora la MultiEtnica. Ero (e sono) un fotografo che leggeva i giornali... e sui giornali di Milano parlavano del campo di via Barzaghi come della più grande discarica umana d'Italia. Ho deciso quindi di andare a vedere di persona.

Fabrizio 11.04: Come avvenne il primo approccio con quel campo?

Filippo 11.05: E' stato strano perché ho visto davanti a me quel che conoscevo delle favelas di San Paolo; non poteva essere Italia, almeno non quella che siamo abituati a vedere tutti i giorni: il campo si estendeva lungo una striscia di terra lunghissima, a destra la ferrovia e a sinistra il cimitero maggiore...

Fabrizio 11.07: Però, è una realtà che persiste a distanza di anni...

Filippo 11.07: ...nel mezzo: fango, topi, baracche e gente...tanta gente. Ho iniziato a fare qualche foto, cercando di avvicinare le persone. erano gentili, disponibili: mi chiedevano di portare loro le foto che avevo fatto. Così poi sono tornato e sono riuscito a costruire un rapporto di fiducia con loro.
MultiEtnica l'ho conosciuta perché Bogdan era sempre là, al campo. Era sempre presente quando c'erano le riunioni. Poi qualcuno mi ha spiegato che stava mettendo su una squadra di calcio coi ragazzi del campo e mi sono incuriosito.

Fabrizio 11.09: Tu hai sempre ripetuto di considerarli migranti e non nomadi...

Filippo 11.11: Erano loro stessi a dirmelo. Dalla prima volta che sono andato là e ho chiesto loro perché erano venuti a Milano. Mi parlavano di case lasciate nei loro paesi, di lavoro che non riuscivano a trovare, di topi che si rosicchiavano le roulottes alla ricerca di caldo e finivano nei letti dove dormivano i bambini...

Fabrizio 11.12: Partendo da lì, tramite MultiEtnica 2001 è stato possibile aggregare altre comunità, ma... secondo te, sarebbe stato possibile il percorso inverso? Cioè, aggregare quel campo partendo dalle altre comunità di migranti? Cosa ha reso possibile unire storie così diverse?

Filippo 11.17: Secondo me al di là dei topi e delle condizioni di vita al campo esiste qualcosa di comune a tutti coloro che gravitano intorno a una realtà come quella di via Barzaghi.

Fabrizio 11.17: Che cosa?

Filippo 11.18: E' difficile da spiegare ma credo che in una situazione così estrema ogni persona sia spinta a mettersi in gioco completamente. Per esempio: continuare a frequentare il campo, anche oggi, richiede uno sforzo notevole, soprattutto per chi non è abituato a vivere in condizioni di disagio, senza acqua, luce, gas... eppure molti, ed io fra questi, continuano ad andarci.

Fabrizio 11.20: Che risposta hai notato da parte della città. Che rapporti avete con partiti, associazioni, sindacati, istituzioni...

Filippo 11.21: Io credo che Milano in parte non conosca ancora a distanza di anni cosa c'è in quella zona. E credo che le istituzioni abbiano una buona responsabilità nel non far conoscere la situazione.

Fabrizio 11.22: ...o abbia qualche problema a fronteggiare una situazione così estesa. Meno si interviene, + si estende.

Filippo 11.24: Di soldi sembra ne siano girati parecchi dietro al campo... e ne vengono stanziati sempre di più. Però la soluzione che si trova è sempre la stessa: un nuovo campo, un nuovo ghetto.

Fabrizio 11.25: E' la lamentela di un'associazione che si è dovuta autofinanziare, anche se i soldi giravano?

Filippo 11.26: No, non credo. MultiEtnica è una associazione abituata per forza di cose ad andare avanti senza soldi.

Fabrizio 11.27: Prima di continuare su questo punto (ci torniamo!)...


Spot:


Fabrizio 11.28: come vedi "impiegare" lo sport come mezzo di conoscenza?

Filippo 11.30: Lo sport permette di mantenere aperto un contatto con le istituzioni oltre a facilitare la coesione tra le persone. Al campo sono tutti per lo più muratori, gente che si spezza la schiena in cantiere e che ha voglia di sfogarsi. Dargli l'opportunità di allenarsi e giocare in una squadra è un ottimo "primo passo" per costituire un gruppo.

Fabrizio 11.32: Milano offre possibilità di fare sport, se non hai soldi? 

Filippo 11.32: Non molte, soprattutto se si vuole giocare in modo organizzato. La politica del comune è di dismettere i centri sportivi che non danno reddito, specialmente quelli in zone periferiche o in quartieri popolari.

Fabrizio 11.34: Costruire lì un campo di calcio, sarebbe una spesa ridicola, ma avrebbe un qualche significato?

Filippo 11.35: Non credo, anche perché gli abitanti di via Barzaghi un campo ce l'hanno già, nella piazzola all'uscita della via...

Fabrizio 11.36: ?? c'è un pratone, ricoperto di rifiuti e massi che usiamo come porte di calcio e sollevamento pesi...

Filippo 11.36: E poi un campo sportivo là vicino c'è già, in via Sapri...sarebbe meglio permettere loro di andare regolarmente in uno dei campi esistenti piuttosto che costringerli a restare ancora più isolati nel loro recinto. Il problema è che hanno paura ad allontanarsi. paura della polizia, dei controlli continui: vivono praticamente sotto assedio. quando c'è lo sgombero la cosa è evidente, ma quando la situazione è apparentemente calma i controlli continuano. La polizia gira intorno al campo e ferma la gente quando è isolata. S - (

Fabrizio 11.38: Quindi (di necessità, virtù) vi ha "costretto" a diventare multietnici?

Filippo 11.39: MultiEtnica è nata nel campo ma non vuole rinchiudersi là dentro, sarebbe uno sbaglio enorme.

Fabrizio 11.40: Quindi, tornando al punto di prima, come si potrebbe investire?

Filippo 11.41: Il punto centrale di MultiEtnica rimane sempre la ricerca di un luogo in cui poter fare incontrare le persone, che non sia il campo di Triboniano ma che sia vicino ad esso. Un luogo che sia a metà strada fra il ghetto e la città.

Fabrizio 11.42: Richieste alle istituzioni?

Filippo 11.43: Un luogo di incontro tra questi due mondi che sono, ad oggi, lontanissimi pur essendo l'uno dentro all'altro. Possibilità, se non proprio avere un centro sportivo da gestire, quantomeno poter andare regolarmente in un campo sportivo esistente per fare gli allenamenti e tenere le riunioni dell'associazione.  Non è una cosa tanto difficile...

Fabrizio 11.45: Al solito, le soluzioni che costerebbero poco, sono le + difficili da ottenere...

Filippo 11.45: Già... ma ci stiamo lavorando...

Fabrizio 11.46: Credi che la manifestazione sportiva di venerdì, vedrà ancora questa richiesta?

Filippo 11.47: Credo che per tutta la durata delle partite e oltre, Bogdan ripeterà fino alla nausea questa proposta alle due squadre del comune e provincia. così intanto li distrae e la squadra potrà segnare facilmente... sono tattiche di gioco... : - )

Fabrizio 11.48: Cosa diresti a un milanese (e dintorni) x invitarlo alla Coppa della Pace?

Filippo 11.49: E' l'occasione per vedere le istituzioni in mutande... : - D

Fabrizio 11.49: Voi li avete visti spesso in questa mise... : - P partendo da quando vi giocaste il campo qualche anno fa, vincendo

Filippo 11.51: Ormai ci si conosce... almeno una partita o due all'anno si gioca: sarebbe bello che vincessero anche loro qualche volta... loro vincono sul campo di gioco e la MultiEtnica fuori, per la strada...
Magari ottenendo, insieme alle altre associazioni di stranieri, uno sveltimento per le pratiche dei permessi di soggiorno.
Siamo stati in via Cagni, alla questura provinciale. C'è gente che aspetta un anno e mezzo per avere il permesso di un anno. quando alla fine riesce ad averlo è già scaduto e deve ricominciare da capo...assurdo!
S - (

Fabrizio 11.55: Avrei tante altre domande, ma vista l'ora, inviterei (se qualcuno è online) a fare le sue domande...

Stefano 11.56: Temo che la domanda sia stata già posta. Comunque vorrei sapere che atmosfera si respirava al "mondiale"

Filippo 11.58: Ciao Stefano. L'atmosfera era splendida. Il campo non era grandissimo, ma era strapieno. Un casino infernale, con ola, canti, balli, tifo vero... Il bello di questi mondiali è che hai di tutto: squadre che vanno unicamente per testimoniare la situazione di un paese e squadre che invece giocano da lasciarti senza fiato.

Stefano 11.59: Ho intuito che comunque la rivalità era diversa da quella usuale nei campi di gioco...

Fabrizio 12.00: Io volevo capire, come si crea una squadra di strada che vince il titolo x due anni di seguito

Filippo 12.01: Quando noi abbiamo giocato contro l'Argentina c'era mezza squadra che giocava coi crampi allo stomaco essendo i nostri argentini (però abbiamo stravinto). La partita seguente dell'Argentina eravamo tutti là a tifare per loro.

Stefano 12.02: Come Camoranesi!

Filippo 12.03: a Stefano: più o meno...

Stefano 12.03: Lo so, è tutta un'altra cosa... molto più "vera"

Filippo 12.04: a Fabrizio: MultiEtnica è riuscita ad allenarsi abbastanza bene nell'anno passato e poi tutte le persone del gruppo nonostante le differenze sono molto affiatate.

Fabrizio 12.04: Domanda x Stefano: a Roma esiste qualcosa di simile?

Stefano 12.04: che io sappia, no, ma chissà...

Filippo 12.05: Uno dei progetti di MultiEtnica è di fare un campionato di streetsoccer interprovinciale con un torneo da giocarsi a Roma. Al momento siamo un po' lontani ma chissà...

Stefano 12.06: Bene, aspetto segnalazioni sulla Mahalla.

Fabrizio 12.06: Si era parlato anche di ospitare il mondiale 2007 in Italia...

Filippo 12.07: MultiEtnica è in attesa di fare una riunione con le associazioni interessate. Non è una cosa facile ospitare il mondiale e c'è bisogno dell'appoggio di tutti. Forse per il 2007 è un po' presto ma già il 2008...

Fabrizio 12.09: Filippo, quanto puoi restare ancora online?

Filippo 12.09: Una mezz'ora

Fabrizio 12.11: Io purtroppo devo interrompere. Se sei d'accordo, ho altre domande, ma preferirei prima ripubblicare queste e lasciare decantare. Se nel frattempo, qualcuno vuole fare altre domande, è il benvenuto!

Stefano 12.11: Puoi parlarci delle "colonne" della squadra?

Filippo 12.12: Ok Fabrizio, per me va bene. Stefano, che ne dici se ne riparliamo successivamente?

Stefano 12.13: Va benissimo, grazie!

Filippo 12.14: Grazie a te. facciamo una seconda puntata settimana prossima?

Fabrizio 12.14: Io farei così, se permettete: la prossima intervista la conduce Stefano, aggiornandoci da qui a metà novembre.

Filippo 12.14: per me ok

Fabrizio 12.15: Anche perché Bogdan ha qualche impegno famigliare, se non sbaglio... 

Stefano 12.15: eh, eh, si può fare...

Filippo 12.15: la famiglia Kwappik si allarga : - ) La prossima volta vediamo di far partecipare anche Bogdan...io sono solo un umile fotografo...

Fabrizio 12.18: Mi interessava coprire il torneo del 28, Bogdan capirà.

Filippo 12.20: Certo. Allora alla prossima puntata!

Stefano 12.20: Ciao, grazie a tutti e due

Fabrizio 12.21: PS entro domani metto online il tutto. Ci vediamo TUTTI all'Arena

Filippo 12.22: ciao a tutti


Coppa della Pace
28 Ottobre 2005
Arena Civica di Milano
Inizio ore18.00
Ingresso Libero
Partecipanti:
Rappresentativa di Comune di Milano,
Rappresentativa di Provincia di Milano
Campioni del Mondo 2004/5 “Street Soccer”
Nuova MultiEtnica
Programma
Ore 18.00 L’assemblea delle Associazione di Immigrati/e
Ore 20.00 Presentazione
Ore 20.15 Comune di Milano – Provincia di Milano
Ore 20.50 Nuova MultiEtnica – Perdente
Ore 21.30 Nuova MultiEtnica – Vincente
Ore 22.00 Concerto gruppo NAZCA
Ore 22.30 Premiazione
Ore 01.30 Chiusura
Al interno di Arena (spazi al coperto) sarà presentata la mostra fotografica

Con il patrocinio ed il sostegno di:

  • Comune di Milano - Settore Sport
  • TodoCambia
  • NAZCA
INFO e CONTATTI
Bogdan Kwappik (Presidente) - cell. 3478638372
Hilaria –3281827765 Karin –3475030050
Paco – 3393764985
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Di Fabrizio (del 25/10/2005 @ 02:57:36, in casa, visitato 2939 volte)

OPERA NOMADI SEZIONE DI MILANO ONLUS           
Ente Morale DPR n. 347 del 26.3.1970

Via Archimede n. 13                                                                                       

20129 Milano
Tel 0284891841 - 3393684212
C.F. 97056140151
COMUNICATO STAMPA
 

Questa mattina, alle porte di Milano, in località “Cusago”, è stata portata a compimento un’operazione di sgombero e abbattimento di un manufatto abitativo oggetto di un lungo contenzioso amministrativo tra alcune famiglie rom, il Comune di Milano e la Magistratura Ordinaria (per l’aspetto penale).

Al di là del merito legato alla illegittimità e, forse, inopportunità di una edificazione certamente di carattere abusivo, ma sulla quale non si erano ancora esaurito il normale iter giudiziario e amministrativo, denunciamo i metodi violenti adottati durante l’operazione, alla presenza del Vicesindaco De Corato (AN), che hanno portato 4 rom (due giovani donne di cui una al III mese di gravidanza, un anziano di 80 anni e un giovane di 14) al pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo per curare le contusioni provocate dalla collutazione con le Forze dell’Ordine.

I Rom di via Cusago sono cittadini italiani del gruppo dei “Rom Harvati”, residenti a Milano da oltre quarant’anni che, nel 1999 stanchi di vivere in condizioni precarie e conflittuali nel “campo comunale di via Martirano”, acquistarono un terreno su cui costruire delle abitazioni “mobili” ad uso residenziale.

E’ infatti da alcuni anni ormai che molte famiglie rom e sinte di Milano decidono di abbandonare i luoghi destinati a loro dall’Amministrazione Comunale (i campi nomadi), andando ad insediarsi in piccole aree con la propria famiglia allargata e provvedendo in proprio alla realizzazione dei lavori di urbanizzazione e alla costruzione di abitazioni.

E’ una risposta “spontanea” a una condizione di abbandono delle Istituzioni cittadine, al fallimento di una politica abitativa che ha saputo solo proporre la ripetizione di sgomberi inutili e la realizzazione di luoghi “differenziali” e disumani (come i campi di via Triboniano e via Barzaghi, dove centinaia di persone vivono ammassate, private delle più elementari condizioni di sicurezza e salute).

La solerzia con la quale l’Amministrazione Comunale ha provveduto a coordinare le operazioni odierne è “insolita” (non riguarda cioè i più vistosi e importanti abusi edilizi che riguardano la città), mostra un aspetto intimidatorio e violento contro i soggetti deboli e le minoranze, ma soprattutto mette a nudo l’assoluta mancanza di una prospettiva e di un’idea di governo che sappia coniugare i bisogni dei cittadini e le trasformazioni urbane, portando al collasso le forme acquisite di convivenza civile.

Negli ultimi due anni l’accanimento pregiudiziale di una parte politica cittadina e regionale nei confronti delle comunità Rom e Sinte, ha raggiunto un livello intollerabile di linciaggio mediatico, violazione ripetuta delle leggi e di aperto razzismo verso il quale richiamiamo l’attenzione della società civile, dei partiti politici e degli organi istituzionali preposti.

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Di Sucar Drom (del 24/10/2005 @ 18:30:18, in Italia, visitato 2740 volte)
Da Sucardrom

Da alcuni giorni siamo assenti dal blog perchè molto impegnati in tantissimi progetti. 
Oggi ritorniamo per parlarvi dell'incontro pubblico per la presentazione della candidatura di Radames Gabrielli nelle elezioni comunali del prossimo novembre a Bolzano. 
L'incontro, tenuto giovedì 20 ottobre a Bolzano, ha visto la partecipazione di: Radames Gabrielli; Luigi Spagnoli, candidato Sindaco a Bolzano; Yuri Del Bar, Consigliere Comunale a Mantova; Carlo Berini, Istituto di Cultura Sinta, e Paola Dispoto, Caritas di Bolzano. L’incontro è stato moderato da Luigi Gallo (http://www.luigigallo.info/). 
Il dibattito è iniziato con un breve intervento di Paola Di Sotto che ha illustrato la situazione dei Sinti e dei Rom a Bolzano.
Tante persone, sia Sinti sia appartenenti alla cultura maggioritaria, hanno seguito il dibattito, in alcuni momenti caloroso per gli interventi decisi di Zeni, Sinto Teich che vive in casa a Bolzano.

continua

Dal blog di Luigi Gallo: Che faccia farebbe Donato Seppi?
venerdì 21 ottobre 2005 

Ieri sera c'è stata una bella serata con i sinti bolzanini. Penso sia la prima volta in assoluto che una forza politica di questa città organizza una serata di questo genere. Gli ospiti Carlo Berini dell' istituto di cultura sinta di Mantova e Yuri del Bar, sinto, consigliere comunale di Mantova per il Prc, hanno illustrato come sono riusciti nell'impresa di far entrare un sinto, uno "zingaro" in consiglio comunale. Radames Gabrielli e Gigi Spagnolli hanno riportato il discorso sulla campagna elettorale bolzanina. Buona la partecipazione del pubblico, misto di sinti e gage..
una buona serata e ....votate Radames Gabrielli ....ve la immaginate la faccia di Donato Seppi?

Radames Gabrielli

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Di Fabrizio (del 24/10/2005 @ 13:56:07, in blog, visitato 1982 volte)

Avete impegni particolari martedì 25 ottobre alle 11.00?

Segnatevi in agenda una nuova intervista in Chat, stavolta si parlerà di Multietnica2001. interverrà Filippo Podestà, autore di "Campioni senza dimora", che ne racconta l'incredibile storia.

Un'intervista che si è materializzata una sera discutendo di migranti, di Milan-Real Madrid, Koudelka e Cartier Bresson, il tutto condito da Valpolicella e Cachaça (grazie!). Ma anche voi potete partecipare, oppure indicare gli argomenti che vi interessano. O col sondaggio in corso, o direttamente nei commenti.

Popolo di sportivi e di CT, vi aspetto!

Link Utili:

Il libro "Campioni senza dimora" è prenotabile anche qui

Inoltre:

 
Coppa della Pace
28 Ottobre 2005
Arena Civica di Milano
Inizio ore18.00
Ingresso LIbero
 
Partecipanti:
Rappresentativa di Comune di Milano,
Rappresentativa di Provincia di Milano
Campioni del Mondo 2004/5 “Street Soccer”
Nuova MultiEtnica
 
Programma
Ore 18.00 L’assemblea delle Associazione di Immigrati/e
Ore 20.00 Presentazione
Ore 20.15 Comune di Milano – Provincia di Milano
Ore 20.50 Nuova MultiEtnica – Perdente
Ore 21.30 Nuova MultiEtnica – Vincente
Ore 22.00 Concerto gruppo NAZCA
Ore 22.30 Premiazione
Ore 01.30 Chiusura
 
Al interno di Arena (spazi al coperto) sarà presentata la mostra fotografica

Con il patrocinio ed il sostegno di:

  • Comune di Milano - Settore Sport
  • TodoCambia
  • NAZCA 
 
INFO e CONTATTI        
 
Bogdan Kwappik (Presidente) - cell. 3478638372
Hilaria –3281827765 Karin –3475030050
Paco – 3393764985
Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 23/10/2005 @ 12:20:18, in media, visitato 1508 volte)

da: British_Roma

Sunday Herald - 16 October 2005 - By Rachelle Money
Copyright © 2005 smg sunday newspapers ltd. no.176088

(Riassunto)

Il regista Peter Mullan girerà un documentario sulla vicenda della famiglia Vucaj, che il mese scorso ha perso la causa come richiedente asilo in Scozia ed è stata rimpatriata in Kossovo.

La troupe settimana scorsa si è recata nell'Europa dell'Est al seguito di Robina Qureshi, attivista per i diritti umani, per raccogliere materiale e informazioni da sottoporre al Ministero degli Interni perché riveda il caso. [...] La BBC e Channel4 hanno già mostrato interesse per questa inchiesta.

Mullan racconta delle "condizioni indescrivibili" del rimpatriuo della famiglia Vucaj: "Vivono in una baracca in cima ad un monte [...] quattro mura e un pavimento di terra. Non ci sono acqua, elettricità, mobili, niente."

La famiglia, cinque persone, originaria del Kossovo, dopo cinque anni in Scozia è stata sfrattata dalla casa che avevano a Glasgow quattro settimane fa, durante un'operazione all'alba. Il caso aveva sollevato le proteste dello stesso Primo Ministro scozzese, Jack McConnell, che aveva richiesto un diverso protocollo per il trattamento dei minori nei casi di deportazioni forzate.

Continua Mullan: "Non mi sentirei una persona umana se non mi fossi mobilitato per la storia della famiglia Vucaj. E' un'enorme ingiustizia, un'inumanità verso quei bambini.
Vogliamo mostrare cosa succede quando un richiedente asilo viene rimpatriato, i collegamenti che ci sono, le implicazioni che riguardano il sistema scolastico e sanitario. Vogliamo che quei ragazzi facciano ritorno in Scozia."

Isen e Nexhi Vucaj, coi figli Elvis, Nimet, Saida, (18, 16 e 13 anni), sono stati deportati in Albania il 30 settembre, nonostante gli appelli a loro favore, anche degli insegnanti e dei loro compagni di scuola.

[...]

Mullan, aggiunge anche che il luogo dove è adesso la famiglia Vucaj è tristemente noto per il traffico di minori, e che Saida ha paura di uscire di casa. Aggiunge Robina Qureshi che il documentario intende sensibilzzare il pubblico scozzese anche sul caso del traffico di minori in generale: "Non mendichiamo i favori di nessuno, ma vogliamo che si aprano gli occhi sulla paura e la sofferenza di questa e altre famiglie della comunità di Glasgow, e che sia dato loro il permesso di rimanere in Scozia".

Patrick Harvie, del partito dei Verdi, dice di essere lieto per la programmazione del documentario e ammonisce di non dimenticare gli altri richiedenti asilo in Scozia. "E' una grande idea quella di sfruttare la potenza dei media [...] Spero che ciò ci aiuti a comprendere come da persone si possa diventare dei richiedenti asilo."

Un portavoce del Ministero degli Interni ha detto che non gli è concesso esprimersi sui singoli casi, ma aggiunge: "Tutti i casi [di richiesta d'asilo] vengono accuratamente vagliati. Il governo vuole rendere chiaro che farà tutto il possibile per espellere quanti non hanno il diritto legale di rimanere qui. Quando ciò avviene, si deve adoperare quanta più sensibilità possibile, nel rispetto della dignità altrui."

[...]

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Di Fabrizio (del 22/10/2005 @ 15:32:19, in Italia, visitato 2297 volte)
Ormai da qualche mese, a Bologna è polemica in Consiglio Comunale.
Il sindaco Cofferati ha scelto la linea dura contro gli immigrati senza permesso di soggiorno. In giunta, malumore di Rifondazione, soddisfazione (contenuta) tra le opposizioni.

Se La Padania si dedica alle analisi politiche della politica "Diritto in cambio di legalità" di Cofferati, tocca però a Liberazione (QUI) spiegare effetivamente come si viva, e che dove non arriva il sindaco, il Reno rischia di fare più macelli.

Il caporalato, gli sgomberi, l'equivoco costante tra il termine nomadi e sfollati, il ricatto della scuola... sembra di essere nella mia Milano...
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