Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/01/2012 @ 09:49:19, in media, visitato 1298 volte)

Da NO(b)LOGO - Jan. 19th, 2012 at 3:49 PM

Oggi Andrea Cuomo de ilgiornale.it pubblica una NON notizia :
Quella rete di coperture tra rom che frena le indagini

Nell'articolo non un solo fatto ma una tesi finalizzata ad alimentare l'odio razziale: i rom sono omertosi e delinquono proteggendosi tra loro.

Un articolo tanto più odioso quando a Torino sono la magistratura e le forze dell'ordine che si rendono conto che la possibilità di chiamare alla propria responsabilità gli italici autori del pogrom della Cascina Cantinassa è impedita da: Un muro di omertà sul rogo delle Vallette - stampa.it (vedi anche QUI ndr.)

Ma occorre entrare nel merito dell'articolo di Andrea Cuomo per rendersi conto di come, per il giornale, vada versato veleno sulla base di niente se c'è una campagna di disinformazione da mandare avanti.

L'articolo ovviamente parte dalla giusta ondata di sdegno derivante dalla barbara uccisione del vigile Savarino con l'evidente proposito di alimentare l'odio razziale, ma invece di raccontare i fatti di milano rinvanga l'episodio simile dell'omicidio stradale di Quarto Oggiaro di qualche mese fa.

Al giornalista non passa proprio per la testa di ricordare che nel doloroso caso di Milano gli omicidi sono stati assicurati alla giustizia in tempi rapidissimi proprio grazie alla collaborazione del uomo investito per primo, rom calabrese, e degli altri della comunità di giostrai che erano presenti.

    LA TESTIMONIANZA - Gli investigatori sono arrivati ai sospettati anche grazie alla testimonianza dell'anziano giostraio colpito di striscio dall'auto poco prima della tragedia di giovedì. Agli agenti della polizia locale avrebbe fornito il numero di un cellulare di uno dei due. Hanno messo sotto controllo le celle telefoniche e hanno intercettato alcuni messaggi importanti per l'indagine.

(c'è perfino un altro articolo de ilgiornale che racconta come ci sia sta collaborazione nei campi rom).

Non passa neanche l'idea di confrontare l'episodio con quello dei giovani di Aosta, identificati dopo un mese e mezzo dall'omicidio stradale di Caselle cui erano colpevoli.

    Ma prima di approdare ad Aosta, nel garage dove era nascosta la Clio modello Ventesimo Anniversario, gli agenti della polizia municipale hanno seguito tante piste fasulle. Almeno quaranta controlli a vuoto: segnalazioni anonime ma «potenzialmente attendibili». E «informazioni confidenziali». Blitz in campi nomadi, carrozzerie, sfasciacarrozze, discariche. Dopo l’incidente sono arrivate 4 lettere misteriose. Una firmata da «Anonimo 66», spedita da fuori Torino. Una signora di Grugliasco, convinta di aver trovato il pirata, «denuncia» il suo vicino di casa: «Ha un ritmo di vita anormale, dorme di giorno e vive di notte. Ha un amico con una Clio nera». Tutti vicoli ciechi.

Mica si ricorda il giornalista che all'arresto di Romulus Mailat si arrivò grazie alla testimonianza di una romnì del campo Tor di Quinto.

Ma la vera chicca dell'articolo è ritirare in ballo l'episodio della Caffarella ed i nomi di Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz.
Al giornalista mica viene in mente di controllare l'esito del giudizio o gli archivi del suo giornale. Gli basta RI-SBATTERE il MOSTRO in prima pagina.

Allora ricordiamo al giornalista che i due poveri diavoli da lui tirati in ballo erano INNOCENTI e sono stati assolti per l'episodio.
Ed anche ai fini delle tesi razziste del giornalista l'episodio non va bene, il povero Karol Racz fu ritrovato dalla polizia quando tutti lo indicavano come il "mostro faccia da pugile" proprio in base alla civica segnalazione della comunità rom di Livorno che gli dava ospitalità.

Ovviamente il giornalista è molto più garantista quando gli imputati non sono Rom, e magari gli passano lo stipendio.

Per futura memoria, anche nel caso che Loyos e Racz vogliano chiedere spiegazioni al giornalista ed alla testa, una copia conforme della pagina è stata salvata.

All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
poi via di nuovo verso il sole
dietro alle spalle un pescatore.
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
ed è il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

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Di Fabrizio (del 23/01/2012 @ 09:54:46, in Kumpanija, visitato 1089 volte)

Da Czech_Roma

Annega violinista del Concordia, dopo aver aiutato i bambini ad indossare i giubbotti di salvataggio Italy, 19.1.2012 21:19, (ROMEA)

 Sandor Feher: video da Youtube

Una delle persone recentemente identificate come vittime del capovolgimento della nave Concordia, è il trentottenne violinista Sandor Feher. Il ministero degli esteri ungheresi ne ha confermato la nazionalità.

Sandor Feher, la prima vittima dell'incidente identificata ufficialmente, lavorava sulla nave come violinista. L'Associated Press riferisce che sua madre l'ha identificato in Italia.

Si dice che il violinista abbia aiutato a fornire di giubbotti di salvataggio i bambini che piangevano durante l'evacuazione. Sia poi tornato in cabina per recuperare il suo violino. Il pianista Joszef Balog avrebbe confermato che indossava anche lui un giubbotto di salvataggio mentre decideva di tornare in cerca del suo strumento.

Feher proveniva da una famiglia di musicisti. Anche suo padre e suo nonno erano violinisti. Iniziò a suonare a sei anni e si laureò nel 1998 all'Accademia Musicale Franz Liszt di Budapest. Ha trasmesso l'arte del violino ai suoi allievi, insegnando a bambini tra i 6 e i 20 anni col metodo "ABC" sviluppato dal suo maestro, László Dénes, e da altri musicisti. Il sistema è molto conosciuto in Germania ed Ungheria, e Sandor lo descriveva come un metodo che comprende canzoni folk da tutto il mondo. Il violinista stava progettando di insegnare violino all'estero e "usare questo metodo per formare una nuova generazione di violinisti".

iDNES.cz, violinist.com, ih, translated by Gwendolyn Albert

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Di Fabrizio (del 24/01/2012 @ 09:06:14, in Italia, visitato 1446 volte)

Segnalazione di Alessandro Morazzini

PAESE SERA

Dal 2004 la onlus di Medicina Solidale e delle Migrazioni cura a Tor Bella Monaca gli strati più sofferenti della società. I partiti di centrosinistra in un sit in sotto il policlinico di Tor Vergata chiedono che il servizio venga spostato dalle strade del quartiere all'interno del Policlinico di Tor Vergata. Questioni di igiene, dicono. A loro Lucia Ercoli responsabile del sevizio risponde. "Provo una grande pietà" DI M. CARTA

"Noi siamo un ospedale del popolo. Per chi ci contesta provo solo pietà". Con poche semplici parole, Lucia Ercoli, responsabile della Onlus di Medicina Solidale e delle migrazioni, commenta il sit in promosso dall'Api, dal Pd e dall'Idv per chiedere lo spostamento del servizio dai locali dell'ex Centro anziani 'Ai pini' in via Amico Aspertini (Tor Bella Monaca) al Policlinico di Tor Vergata. Secondo il consigliere municipale dell'Api, Valter Mastrangeli "non è ammissibile che, in un appartamento abbandonato di circa 100 mq, senza sicurezza e senza controlli, si vadano a curare malattie particolari: infettive, Hiv, tossicodipendenza e, nello stesso tempo, vi sia una zona per l'ostetricia, pediatria e ginecologia''.

Nata nel 2004 all'interno della parrocchia di Santa Maria del Redentore, a Tor Bella Monaca, la Onlus di Medicina Solidale e delle Migrazioni, patrocinata dal Policlinico di Tor Vergata, è un servizio sanitario rivolto alle fasce più bisognose della città: stranieri, senzatetto, famiglie sull'orlo dell'indigenza, soprattutto donne e bambini. "Abbiamo circa 80 pazienti al giorno – precisa la Ercoli, che assieme a un' equipe di medici e psicologi volontari si prende cura dei malati– di cui un buon 30% sono italiani. Ogni anno curiamo circa 15000 persone". Da quando nel settembre del 2009 il sindaco Alemanno assegnò i locali comunali dell'ex Centro anziani 'Ai Pini', al servizio di Medicina Solidale, tante sono state le proteste per il quartiere. Il municipio in più di una occasione ha espresso parere contrario a questa decisione del sindaco, così come i partiti di opposizione. Uno schieramento trasversale che parte dal Pd passando per Idv, Api e Lista Civica fino ad arrivare anche a Forza Nuova, che in maniera autonoma, in passato, ha contestato la struttura.



"Nessuno di questi signori però è mai venuto a vedere cosa realmente facciamo" dice la Ercoli citando un manifesto a firma Pd in cui si chiedeva la chiusura "del centro dei clandestini". "Queste persone devono fare pace col cervello e chiedersi di cosa abbia veramente abbia bisogno la gente e non montarla sull'onda della paura verso gli stranieri" incalza la Ercoli. "A chi parla di luogo inadatto – prosegue la Ercoli - ribadisco che qui vengono rispettati tutti i protocolli. Questo è un servizio ad accesso diretto, totalmente gratuito, previsto anche dai piani sanitari: esistono i centri di cura primari, o case della salute, basate sull'integrazione fra sociale e sanità. Qui viene gente che in molti casi ha difficoltà a rivolgersi alle strutture convenzionali, che già ora, come nel caso del Pronto Soccorso del Policlinico di Tor Vergata, sono al collasso. Curo un bambino e lo mando via nudo perché non ha neanche i vestiti? O curo un mal di stomaco di una persona che non mangia da tre giorni e poi lo lascio morire di nuovo di fame?"

Grazie anche al numero sempre crescente di volontari, da circa tre anni la Onlus si occupa della distribuzione di 300 pacchi viveri al mese, mentre da qualche mese, in collaborazione con il centro sociale el Che di Tor Bella Monaca, ha avviato dei corsi di danza per bambini con problemi psichici "Se la prendono con noi perché siamo una delle poche cose che funziona a Tor Bella Monaca. Questo è un ospedale del popolo, perché rispondiamo ai bisogni primari delle persone. Una volta il partito comunista aveva le case del popolo, forse se le è scordate - riflette la Ercoli che conclude - Alimentare la paura dello straniero è idiota. Mi chiedo se chi si professa di sinistra abbia mai letto Gramsci o abbia mai sentito parlare di internazionalizzazione. Dicono di essere contro le ingiustizie e poi impediscono di curarsi alle persone che muoiono in mare per i nostri respingimenti. Provo solo una grande pena".

di Marco Carta - Giovedì, 12 Gennaio 2012

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Di Fabrizio (del 24/01/2012 @ 09:47:45, in Kumpanija, visitato 1149 volte)

Il consiglio di Zona 4 per il Giorno della Memoria - Due importanti iniziative promosse dalla Commissione Cultura:

WOW Spazio Fumetto – Museo del fumetto – viale Campania, 12 - dal 21 gennaio al 5 febbraio 2012 – due percorsi-espositivi che - utilizzando il linguaggio del fumetto – parlano della tragedia delle persecuzioni nazi-fasciste.
Verranno esposti - attraverso una selezione e lettura ragionata di un significativo numero di pagine - "Maus – Racconto di un sopravvissuto" di Art Spiegelman e "Giorgio Perlasca – Un uomo comune" di Ennio Buffi e Marco Sonseri.
La presentazione del materiale selezionato ha un taglio intenzionalmente didattico, per facilitare la comprensione di un periodo tra i più dolorosi della storia.

Nell'ambito delle esposizioni, domenica 22 alle ore 16 si terrà un incontro con le Associazioni che rappresentano i deportati nei campi di steminio e sopravvissuti alla Shoah.

Data la particolarità dei temi affrontati, l'ingresso alle suddette esposizioni sarà gratuito.

Venerdì 3 febbraio – Teatro della XIV – via Oglio 18 – ore 20,45
Musica e Parole dal Mondo un ciclo di spettacoli, un filo conduttore: le tante voci, le diverse anime e la preziosa pluralità di culture che popolano Milano promosso dalla Commissione Cultura del Consiglio di Zona 4, presenta
PORRAJMOS DIMENTICATO
in occasione della Giornata della Memoria incontro con la Comunità Rom di Zona 4
Introduzione musicale di Alessio Lega
Presentazione a cura di Opera Nomadi e del Museo del viaggio "Fabrizio De André" di Rogoredo
con Mirko e Giorgio Bezzecchi e Maurizio Pagani
Proiezione di Porrajmos, filmato sulla deportazione Rom e Sinti nei campi di internamento e di sterminio e di un documentario storico sulla famiglia Bezzecchi negli anni '50 a Milano.
Esibizione del gruppo musicale I Muzikanti di Balval diretti dal Maestro fisarmonicista Jovic Jovica che animerà l'incontro con musiche e balli della tradizione balcanica.

Ingresso libero

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Di Fabrizio (del 25/01/2012 @ 09:24:32, in Italia, visitato 1112 volte)

Centro Studi e ricercAzioni CILICLO' Trifuoggi: "Isolate i soggetti dannosi e rivendicate la vostra dignità."

Pescara: Venerdì 20 gennaio nel primo pomeriggio presso la sala polifunzionale di Madonna del Fuoco in via Stradonetto i Rom sono scesi in campo per reagire al clima di crescente intolleranza e discriminazione nei loro confronti.

Si è concluso, come da programma, intorno alle 18:30 con il buffet offerto dalle donne Rom e dalla Fattoria Sociale Bravalipé, il convegno realizzato presso la sala polifunzionale di Madonna del Fuoco a Pescara. L'evento, trattante i temi dell'integrazione e della discriminazione nei confronti della cittadinanza Rom, ha visto una partecipazione di oltre 200 persone, delle quali più del 70% appartenenti alla Comunità Rom locale. A presiedere vi erano i rappresentanti degli Enti promotori dell'incontro: Caritas Diocesana con Don Marco Pagniello; Centro Studi e Ricerche Ciliclò con Teodoro Rotolo; Federazione Romanì e Associazione RomSinti con Nazzareno Guarnieri; e Fattoria Sociale Bravalipè con Francesco Ciattoni. I lavori sono stati aperti e moderati da Nazzareno Guarnieri il quale si è dichiarato commosso dalla numerosa partecipazione della comunità Rom: «Nel corso di questi anni» afferma Guarnieri «ho parlato davanti a platee molto più numerose di queste. Oggi però difficilmente trattengo l'emozione, perché è la prima volta che parlo davanti ad una partecipazione Rom così sentita e numerosa». L'iniziativa ha visto anche l'intervento, fuori programma, del Procuratore Capo della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi: «Con immensa gioia» commenta Trifuoggi «vedo riunita una così considerevole fetta della comunità Rom. Da parte delle istituzioni» continua il Procuratore Capo della Repubblica «c'è la piena consapevolezza che è una minoranza dei cittadini Rom a macchiarsi di atti criminosi. Purtroppo per colpa di pochi ne va di mezzo la reputazione di tutti. L'invito che faccio alla vostra comunità è quello di isolare i soggetti dannosi e continuare in questo percorso teso a rivendicare la vostra dignità» Fra gli interventi fuori programma anche quelli dell'assessore alle Politiche Sociali di Pescara Guido Cerolini Forlini, la Consigliera regionale Marinella Sclocco, e l'Assessore Regionale con delega alla legalità e sicurezza del territorio Carlo Masci.

Pescara 21/01/2012 - Uff. Stampa Centro Studi e Ricerche Ciliclò

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Di Fabrizio (del 25/01/2012 @ 09:36:18, in Italia, visitato 1550 volte)

28 gennaio 2012 ore 14.30 Casa della Cultura, via Borgogna 3

In Europa crescono le formazioni di estrema destra che mescolano populismo, nazionalismo e neonazismo dichiarato. La crisi economica facilita la presa di parole d'ordine che individuano un nemico cui attribuire tutte le colpe: rom, gay, ebrei, musulmani e stranieri in genere.
In Italia l'estrema destra e la destra istituzionale hanno denominatori comuni politici e culturali: dal rifiuto dell'uguaglianza e della società multietnica al nazionalismo, dalla concezione del rapporto uomo-donna al rifiuto dell'omosessualità. Comune a tutte le destre è il tentativo di superare la Costituzione e l'antifascismo, lo sdoganamento delle formazioni neofasciste e il tentativo di riscrivere la storia.
Nell'estrema destra italiana si rafforzano le posizioni razziste e antisemite e l'acquisizione di miti e modelli del nazismo. Sono cresciute le aggressioni a militanti di sinistra, immigrati, omosessuali e zingari. La Lega fa la sua parte e già nel 2004 è stata segnalata dall'Osservatorio europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi.
A Milano le amministrazioni di centro-destra in questi anni hanno coperto e sostenuto le formazioni neofasciste e neonaziste. In questa città si gioca una partita importante. Bisogna costruire un argine contro il neofascismo e il razzismo attraverso la mobilitazione che ne impedisca l'azione, ma anche con una battaglia culturale che smascheri l'ideologia neofascista. E' necessario riconoscere e valorizzare le esperienze che sul territorio, a partire dalle periferie, sono nate a difesa della democrazia e della partecipazione.

-Presentazione di Rete Antifascista Milanese, Anna Miculan, Adesso Basta!
-Saluto di Basilio Rizzo, presidente del Consiglio Comunale di Milano
-Saluto di Roberto Cenati, Presidente provinciale Anpi
-I caratteri peculiari delle destre italiane, Giorgio Galli, politologo
-Le destre e la crisi economica, Onorio Rosati, segretario Camera del Lavoro Metropolitana di Milano
-Il vero volto della Lega nord, Roberto Biorcio, docente Scienze Politiche Università Milano Bicocca
-Le destre radicali e populiste in Europa, Elia Rosati, collaboratore Università Statale Milano
-Il caso ungherese, Roberto Festa, giornalista
-Il passato che non passa: l'antisemitismo, messaggio filmato di Moni Ovadia
-Il neofascismo a Milano, Saverio Ferrari, ricercatore
-L'antifascismo nelle periferie milanesi, Aaron Paradiso, Comitato antifascista Zona 8
-L'intolleranza, Ernesto Rossi, presidente Unione Rom e Sinti

Promuove Rete Antifascista Milanese: Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, Adesso Basta! Arci Milano, Associazione culturale Punto Rosso, Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba, Circolo Arci 26x1, Comitato Antifascista Zona 8, Memoria Antifascista, Teatro della Cooperativa.

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Di Fabrizio (del 26/01/2012 @ 09:26:46, in casa, visitato 1353 volte)

Da British_Roma

this is SOUTH WALES Dove potremo andare se ci costringeranno ad uscire dalle nostre case? - 18 gennaio 2012 Llanelli Star

Il sito di Sandy Bridge a Llanelli

UNA COMUNITA' di viaggianti di fronte alle possibili minacce di sgombero dalle loro dimore a Llanelli ha chiesto il permesso di rimanere.

Le famiglie che vivono nel sito sotto Sandy Bridge dicono di aver messo radici nella comunità e non vogliono essere cacciate.

Hanno richiesto una licenza edilizia retroattiva perché alcune roulotte possano rimanere su terreni precedentemente adoperati per lo stoccaggio, ma temono che possa partire uno sgombero dopo che l'Agenzia per l'Ambiente ha sollevato timori di possibili inondazioni.

Il consiglio del Carmarthenshire dovrebbe valutare la soluzione.

Uno dei viaggianti del sito, che ha chiesto di rimanere anonimo, dice di aver vissuto per 22 anni in quella zona.

"E' casa nostra - lotterò fino in fondo," dice.

"Sono arrivato qui quando ero piccolo, con mio padre e mia madre. E' un sito residenziali ed in 50 anni non c'è mai stato un alluvione."

Il viaggiante aggiunge che anche suo fratelli ed i loro figli hanno sempre vissuto lì.

"Non vogliamo mettere per strada i nostri bambini," dice.

"Quest'area abbandonata era in vendita e la comprammo, ampliando il parco roulotte per i nostri figli."

"Veniamo da una comunità di viaggianti, ma i nostri figli vanno a scuola qui."

"Non intendiamo andarcene. Se ci mandano via, dove possiamo andare? Dovremo vendere i nostri prefabbricati e comprarci delle roulotte per muoverci tra i laghi e Llanelli, causando problemi al consiglio. Non lasceremo Llanelli."

Pericoloso

Il motivo di queste preoccupazioni risiede in una dichiarazione dell'autorità, che intende respingere la domanda sul parere dell'Agenzia per l'Ambiente gallese (EAW).

Un portavoce della EAW ha detto: "Le inondazioni sono pericolose, devastanti e dolorose per chi vi è coinvolto, e ci opporremo a qualsiasi azione che possa aumentare per le case e le aziende il rischio di inondazioni. Questo è concorde alle linee guida del governo gallese (note tecniche TAN 15 ndr).

"In questo caso, quello degli sviluppi vulnerabili, la Valutazione sulle Conseguenze dell'Inondazione non ha calcolato il rischio per quanti vivano in loco o possano essere coinvolti."

"Se questa dichiarazione terrà conto di tutte le nostre preoccupazioni e si affronterà il rischio di inondazioni, faremo cadere le nostre obiezioni."

L'assessore Sian Caiach ha detto che la situazione è complicata, dato che i viaggianti hanno i permessi edilizi su parte del sito.

Ha aggiunto che in 10 anni come assessore ha ricevuto una sola lamentela sul sito, perché dei cani abbaiavano.

Un portavoce del consiglio ha dichiarato: E' stata ricevuta un'obiezione dall'Agenzia per l'Ambiente e quindi l'autorità rifiuterà la concessione di premessi retroattivi. Il caso è in discussione e probabilmente non verrà esaurito prima di febbraio o marzo, quando poi passerà ai poteri delegati."

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Di Fabrizio (del 26/01/2012 @ 09:45:17, in Italia, visitato 1538 volte)

BUSTO ARSIZIO (due articoli)

Speroni: "Saremo carogne contro i nomadi"
Scontro in commissione sicurezza su un'interrogazione del leghista Unfer che chiede di eliminare definitivamente il problema. Il resto dei consiglieri fa muro. Fantinati: "Nessun estremismo ma il problema c'è"

"Incarognirsi" contro i nomadi, rendergli impossibile la sosta nei campi con grossi tronchi, mettergli alle calcagna agenzie di recupero crediti se non pagano le multe:la ricetta di Francesco Speroni per risolvere il problema. In commissione sicurezza ieri, giovedì, il tema caldo della presenza sul territorio di Busto di gruppi stanziali e nomadi di rom o sinti ha visto contrapporsi la Lega Nord contro tutto il resto del consiglio comunale. Pdl, Movimento 5 Stelle, Pd e Manifattura Cittadina, Indipendenti di Centro hanno arginato le posizioni definite "estremiste" da tutti i consiglieri presenti. Proprio il presidente della commissione Adriano Unfer (Lega Nord) aveva presentato la mozione di cui si è discusso chiedendo di eliminare "definitivamente" il problema del passaggio dei nomadi e dei rom o sinti, presenti in modo stanziale in città come, ad esempio, la famiglia Bianchi alla quale è stata data una residenza in una via che non esiste (tra l'inceneritore e un cementificio).

La parola "definitivamente" ha fatto arrabbiare, in particolare il consigliere Gian Pietro Rossi che ha sottolineato che "già un certo Adolfo aveva pensato ad eliminarli definitivamente senza, peraltro, riuscirci". Il senatore ha tracciato la sua via parlando di vicini rumorosi da contenere e controllare giornalmente durante le loro presenza temporanea o stanziale che sia. Gianpaolo Sablich, invece, ha chiesto dati più precisi sulla presenza a Busto e ha poi lanciato l'idea di attrezzare un'area di sosta camper dedicata ai nomadi per poterli controllare e contenere in modo da evitare che sporchino prati e terreni con i loro mezzi. Marta Tosi ha, invece, apprezzato il discorso iniziale dell'assessore alla sicurezza Claudio Fantinati che ha parlato di risposte celeri, ogni volta che si presenta un nuovo gruppo, con la consapevolezza che fenomeni come questi non si possono nè fermare, nè eliminare definitivamente come vorrebbe Unfer: "La Lega ingigantisce un problema che non esiste - ha detto la consigliera di Manifattura Cittadina - queste persone sono diverse? Anche i disabili hanno delle diversità fisiche ma non per questo li cacciamo via. Quindi allo stesso modo bisognerebbe aiutarli ad integrarsi".

Se la parola definitivamente ha fatto drizzare i capelli a tanti, la parola integrazione fa saltare sulla sedia i leghisti che con Unfer sottolineano: "Non esiste integrazione per questa gente - ha sbottato - è da secoli che ci si prova ma non ne vogliono sapere". A dar manforte al presidente c'era anche Marco Albertini, sempre della Lega che chiude: "Loro non pagano la luce o non pagano le multe? Allora da domani lo farò anche io, vediamo con chi se la prenderanno prima gli enti preposti".


I giovani del Pdl: "Per i nomadi un campo attrezzato"
Giovane Italia attraverso Sabba critica il comportamento dei consiglieri leghisti: "Hanno contraddetto la linea del segretario cittadino"

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della Giovane Italia in merito al tema discusso in commissione sicurezza giovedì che riguarda dati sulla presenza di nomadi in città e luoghi dove questi sostano.

Ieri abbiamo assistito alla commissione sicurezza che aveva all'ordine del giorno anche un argomento sul quale abbiamo più volte espresso la nostra opinione: nomadi a Busto Arsizio. Questo calato in un quotidiano aumentare di tentativi di furto nelle abitazioni cittadine, che a volte, vedono come protagonisti proprio loro.

L'assessore Fantinati ha affrontato molto bene il problema postogli dai commissari leghisti, che nel loro testo chiedevano solo lo status attuale sui fenomeni migratori nomadici in città. Su questo c'è poco da dire: l'amministrazione fa il suo dovere allontanando il prima possibile gli avventori, poi per il discorso delle sanzioni è veramente complicato venirne a capo.

In realtà il problema degli accampamenti a Busto è ben altro e non veniva toccato dai punti all' ODG, fortunatamente poi nella discussione è venuto fuori: per ammissione degli stessi leghisti non sono più tollerabili tutti quei comportamenti che creano discrimine tra i cittadini di Busto, che regolarmente
pagano tutto ciò che è dovuto (e se non succede vengono perseguiti) e quelli che risiedono in baracche abusive all'interno di campi con destinazione agricola.

"Sono contento - afferma sarcasticamente Sabba - che durante la discussione in commissione, i consiglieri leghisti abbiano contraddetto in tutto e per tutto la linea che la loro segreteria politica bustocca aveva fino a pochi mesi fa a riguardo e che non rendeva giustizia alle linee politiche che il loro partito esprime in altre città, come l'esempio di Verona e il suo Sindaco Flavio Tosi"

Anche l'Autorità per l'Energia si è resa conto dell'anomalia e infatti ha dichiarato illegali tutti quei contratti forfettari stipulati agli ex nomadi stanziali, anche tramite la mediazione dei comuni. Questo è un punto fondamentale della vicenda: "Cosa intendono fare le giunte a fronte di questa decisione? - si chiede Sabba - Cosa intende fare il Sindaco Farioli di fronte a delle minacce come quelle fatte dagli stanziali di Busto, che con fermezza hanno chiesto di avere ancora quei contratti illegali, per non essere costretti a rubare?"

La sinistra, nei suoi due concetti espressi, continua a chiudere un occhio:con quello aperto analizza il comportamento della Lega di Busto, che dato ilsenso di accerchiamento, ha bisogno di mostrarsi dura e pura; con l'occhio chiuso invece continua a non vedere la realtà del problema in discussione e si astrae sempre più da quelli che sono i bisogni e i sentimenti della gente.

La Giovane Italia ha più volte espresso la sua idea a riguardo: le strade sono due:

1) il divieto assoluto di vivere in aree con destinazione d'uso diversa da quella residenziale, che comporterebbe o la migrazione di queste persone o l'iscrizione alle liste d'attesa ALER per ricevere
un'abitazione;

oppure

2) la costruzione di campi attrezzati con tutti servizi necessari per vivere civilmente e che in qualsiasi momento possano essere sottoposti a controlli delle autorità. In questi campi regolari si dovrebbe dichiarare l'identità di chi vuole alloggiare e per quanto tempo, ma soprattutto pagare per i servizi che si useranno. Ciò è evidente che comporterebbe una spesa da parte del Comune, ma a fronte della risoluzione di un problema.

Tra le due opzioni è solo la politica che può scegliere, magari con la concertazione dei cittadini. Comunque sia è indubbio che ognuna di esse migliorerebbe la situazione attuale. Nel frattempo i cittadini che vivono nei pressi degli accampamenti continuano quotidianamente a subire, per questo fino a che non si troverà il coraggio di fare delle scelte, bisognerà intensificare controlli di ogni i tipo: sanitari, stradali, fiscali, urbanistici, etc...

21/01/2012
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Di Fabrizio (del 27/01/2012 @ 09:14:31, in conflitti, visitato 1506 volte)

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Il racconto di Zijo Ribic è agghiacciante ma a colpire chi lo ascolta sono soprattutto le conclusioni a cui è giunto questo ventisettenne bosniaco musulmano di etnia rom, a cui i nazionalisti serbi hanno sterminato l'intera famiglia. «Non so se li odio – dice – forse perché non mi hanno insegnato a odiare e allora questo sentimento non mi appartiene». A chi gli obietta dopo quello che gli è accaduto l'odio a prima vista sembrerebbe la reazione più naturale Zijo risponde in modo lucido: «Il fatto che venga fatta giustizia per me è secondario, mi interessa invece che venga affermata la verità, che si sappia quello che è successo perché noi rom non siamo animali ma persone». In questi giorni Zijo Ribic è a Bolzano su invito della Fondazione Langer, da anni impegnata nell'ambito dell'iniziativa Adopt Srebrenica, non solo a sostenere il ricordo del genocidio avvenuto negli anni'90 nella ex Jugoslavia, ma anche nell'aiuto concreto di chi come Zijo ha avuto la vita segnata in maniera indelebile da fatti che hanno poco di umano, ma che sono avvenuti a poche centinaia di chilometri da noi. Zijo Ribic sarà protagonista domani 13 gennaio (ore 20, Sala Giuliani del Teatro Cristallo) di un incontro pubblico in cui verrà anche presentato un documentario inedito sulla sua storia. Incontriamo Zijo nella sede della Fondazione Langer ed iniziamo la nostra intervista cercando di immaginare che razza di vita sia quella delle persone che, come lui, per poter trovare aiuto sono condannate a ricordare quotidianamente gli orrori che stanno scritti nella propria storia.

Dove vive oggi Zijo Ribic?
«A uzla, in Bosnia. Per un paio di stagioni ho lavorato anche in Italia, a Rimini. A Tuzla lavoro come cuoco in un albergo ma c'è la crisi e allora da quasi un anno non mi pagano lo stipendio. Vivo in una stanza in affitto che non riesco a pagare. Oggi come oggi non cerco altro che un lavoro qualsiasi che mi permetta di costruirmi una vita normale, una famiglia».

Lei è stato il primo il primo rom ad aver portato in tribunale la questione del genocidio del suo popolo. Un genocidio dimenticato, passato in secondo piano sia durante l'Olocausto della Seconda Guerra Mondiale, che durante le guerre jugoslave degli anni'90.
«Nel 2005 un mio parente mi ha messo in contatto con Natasha Kandic, una sociologa che ha vinto il Premio Langer nel 2000 e che ha fondato a Belgrado un centro attivo fin dal'92 con lo scopo di fare luce sui terribili eventi accaduti durante la guerra. Ho deciso di raccontare la mia storia e denunciare gli autori dello sterminio della mia famiglia e del mio villaggio. Grazie al sostegno e all'assistenza della Kandic e del suo staff sono state quindi avviate delle indagini che hanno portato nel 2009 all'inizio di un processo, tutt'ora in corso, contro gli autori materiali del massacro nella mia città di Skocic».

Quelle persone sono oggi in libertà?
«No. Parte di loro sono in carcere in attesa della sentenza, altre sono agli arresti domiciliari».

Quale forza ci vuole per prendere parte ad un processo contro coloro che hanno assassinato tutta la propria famiglia?
«Innanzitutto bisogna avere i soldi per comprare il biglietto del treno per Belgrado, fatto tutt'altro che scontato. Per fortuna in patria c'è la signora Kandic che mi aiuta e, come vedete, mi sta sostenendo anche la Fondazione Langer».

Cosa accadde quel 12 luglio del 1992?
«Anche dopo tanti anni mi ricordo tutto, come se fosse successo ieri. Mi ricordo quando sono arrivati e ci hanno presi. Prima ci hanno picchiati, cercando oro e armi e dicendo che non avrebbero fatto niente alle donne e ai bambini. Poi invece ci hanno raggruppati tutti davanti alla casa dove hanno violentato mia sorella maggiore Zlatija davanti ai miei occhi. Sono quindi arrivati due camion che ci hanno portati in campagna dove ci hanno fatto scendere uno alla volta conducendoci verso una fossa appena scavata. Io piangevo, chiedendo di vedere mia madre e loro mi rispondevano che l'avrei vista subito. Quando è arrivato il mio turno ho sentito degli spari e il fendente di una lama sul collo. Ho fatto finta di essere morto e mi hanno gettato nella fossa insieme agli altri che avevano appena ammazzato».

Come ha fatto a sopravvivere?
«Dopo un po' sono riuscito a risalire dalla fossa e sono scappato nel bosco. Lì ho trovato una casa abbandonata dove mi sono fermato a dormire. Il giorno ho incontrato un soldato che indossava l'uniforme dell'Esercito Popolare Jugoslavo. Il soldato e un suo commilitone mi hanno aiutato».

Dunque dei serbi le hanno sterminato la famiglia ed altri serbi l'hanno invece aiutata…
«Non sono stati i soli. Mi hanno portato in un'infermeria dove ho visto le stesse persone che la sera prima hanno ucciso i miei familiari. Mi sono aggrappato ai due soldati che mi hanno salvato e non li ho più mollati. Mi hanno allora condotto all'ospedale di una località che si chiama Zvornik, dove sono rimasto per tre anni, protetto da coloro che volevano portarmi via per uccidermi. Ero pesantemente traumatizzato per quello che avevo vissuto e sono stato curato».

E poi?
«Grazie ad un progetto dell'Unicef, sono stato portato in un orfanotrofio in Montenegro. Dopo 5 anni trascorsi lì sono tornato in Bosnia, a Tuzla, ospite di un altro orfanotrofio e mi sono diplomato poi alla scuola alberghiera».

Com'è oggi la situazione in Bosnia?
«C'è la crisi economica anche lì, molto più grave che in Italia. Per quanto riguarda la pacificazione i passi in avanti sono stati molto pochi. In ogni caso la situazione è diversa tra una località e l'altra. A Tuzla dove vivo oggi la situazione è migliore perché anche durante la guerra c'era stato un atteggiamento migliore da parte dei serbi nei confronti dei musulmani. Ma in altre località come Srebrenica è tutto ancora completamente diviso tra le etnie. La pulizia etnica ha fatto il suo corso e ricordare quanto è avvenuto negli anni Novanta è ancora molto doloroso per tutti. La politica poi fa la sua parte, sia in Serbia che in Bosnia, per allungare i tempi all'infinito. Ed il genocidio di noi rom è ancora immerso nell'oblio, quasi come fossimo delle vittime di serie B, di cui non è importante occuparsi. È per questo che ho deciso di raccontare quello che mi è successo a differenza di molti altri».

Intervista pubblicata dal quotidiano Alto Adige il 12 gennaio 2012

Luca Sticcotti è autore di musiche, giornalista ed operatore culturale. Come musicista è attivo nei campi della classica, del jazz e dell'elettronica, ma ha realizzato anche colonne sonore. La sua attività giornalistica si sviluppa sia attraverso media tradizionali, con collaborazioni con testate sia locali che nazionali, che utilizzando social network e blogs. Come operatore culturale collabora in veste di consulente con diverse istituzioni ed associazioni culturali altoatesine. Il sito web dove condivide parte del suo lavoro è raggiungibile all'indirizzo www.paupau.it

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Di Fabrizio (del 27/01/2012 @ 09:29:35, in Regole, visitato 1228 volte)

Segnalazione di Stojanovic Vojislav

23-01-2012 di Antonio Guarnieri - Recluso alla C.R. di Fossombrone (PU)

Scrivo su queste pagine per raccontarvi una storia che a dir poco ha dell'incredibile. Questa storia vede la mia famiglia, più precisamente la mia consorte, protagonista.

Il giorno 10 novembre dell'anno passato, alle ore 6.00, presso la mia abitazione a Montemarciano (AN) si presentano 7 carabinieri con mandato di arresto nei confronti di mia moglie, accusata ingiustamente di aver commesso il primo di ottobre del 2009, alle ore 13.50 circa, un furto di 200.000 Euro presso l'abitazione di un'anziana signora di Terni, più precisamente di Ferentillo. Premetto che la mia consorte ha 35 anni e l'unico reato da lei commesso risale all'età di 16 anni mentre oggi è madre di quattro figli, nonché nonna di un nipotino.

Quella mattina, di fronte ai figli - tre dei quali minorenni -, i carabinieri l'hanno ammanettata e portata via dopo aver provveduto alla perquisizione, anche nella biancheria intima senza che l'operazione fosse fatta da una donna.

Venne portata in caserma dove mia moglie disperatamente cercò di respingere le accuse. In lacrime cercò di spiegare che avevano sbagliato persona, ma un carabiniere di Terni con parole ed atteggiamento intimidatorio disse "Smettila di fare la sceneggiata di Mario Merola. Visto che hai rubato 200.000 Euro pensavi di farla franca?! Io sono in piedi dalle 2.00 di mattina per venirti ad arrestare".

Dopo essere stata condotta alla CC di Pesaro è stata sottoposta al regime di isolamento in attesa d'interrogatorio.

In sede d'interrogatorio lei ha respinto ogni accusa gridando la sua innocenza. Il PM per tutta risposta le disse: "Dicono tutti così!". Dato che la mia compagna era incensurata l'avvocato chiese quantomeno gli arresti domiciliari in attesa del chiarimento. La richiesta fu rigettata nel mese di novembre dal GIP e dal PM di Terni motivandola con queste parole: "Non credo alla tua innocenza e affinché tu neghi, non si rilascia la scarcerazione", facendo un gioco psicologico che consiste nel distruggere ed annientare mentalmente una persona cercando conferme dove non ci sono.

Preciso ora che io sono detenuto dal 2005 e nell'anno 2009 ero ristretto presso la CC di Ferrara. Mantenendo lucidità mentale sono riuscito a ricordare che in tale periodo di carcerazione effettuavo due colloqui mensili: uno al primo del mese ed uno a metà mese. Ho cercato conferme per far risultare se in tale data la mia compagna mi aveva fatto visita. Ho constatato che il primo ottobre 2009, giorno del reato per cui mia moglie era accusata, era un giovedì, giorno in cui si effettuano le visite familiari; ho allora, con l'aiuto del nostro legale, richiesto alla CC di Ferrara se in tale data avevo usufruito del colloquio con la mia consorte.
La CC di Ferrara ci ha risposto che effettivamente quel giorno mia moglie si trovava lì con me dalle ore 11.30 alle ore 13.30 quindi il tempo materiale per recarsi in 20 minuti a Terni non ci poteva essere.

Martedì 13 hanno scarcerato mia moglie per cause di forza maggiore. Ora mi domando: se anziché trovare conferma che la mia compagna si trovasse al colloquio quel giorno non avessimo trovato nulla e non fossimo riusciti a dimostrare la sua innocenza, lei sarebbe ancora reclusa e sarebbe stata condannata dando per scontato che lei era la colpevole? Sono propenso a pensare che per il GIP ed il PM la sua unica colpa sia quella di essere di etnia Rom.

Questo è quanto accade in Italia. Vengono giudicate persone senza averne le prove, vengono trovati capri espiatori sui casi che non si riescono a risolvere. La giustizia ed i pregiudizi si mescolano e diventano criminogeni.

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