Rom e Sinti da tutto il mondo

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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 15/04/2011 @ 14:14:26, in Italia, visitato 1288 volte)

Nonostante l'appello alla città "I diritti non si sgomberano", sottoscritto da oltre 60 associazioni laiche e cattoliche e da numerosi avvocati, insegnanti, operatori dei servizi sociali e cittadini/e, il Comune di Milano prosegue imperterrito nella sua politica degli sgomberi dei campi Rom senza alcuna alternativa.

Questa mattina si sono svolti in via Cavriana e viale Forlanini gli ennesimi sgomberi di quelle che i manifesti elettorali del vicesindaco De Corato definiscono "nomadi abusivi", definizione che secondo il Dizionario della lingua italiana Sabatini-Coletti significa "che non ha diritto di essere" (?!).

Amsa e polizia locale, a partire dalle 8 di mattina, in via Cavriana hanno sgomberato una baracca e una tenda che fungevano da abitazione per 5 cittadini rumeni, mediante un impressionante spiegamento di forze (e costo) che comprendeva 11 automezzi, tra auto, furgoni, camion e ruspe.

Successivamente uomini e mezzi si sono spostati verso viale Forlanini, dove hanno proceduto alla sgombero e alla demolizione di alcune baracche abitate da tre nuclei familiari di Rom romeni con la presenza di una bimba di 20 mesi (che ha già subito nella sua breve vita ben 17 sgomberi!)

Denunciamo non solo l'immoralità di tali sgomberi ma anche la loro assoluta illegalità in quanto alla richiesta del nostro avvocato di esibire il mandato (necessario per l'esecuzione dello sgombero) tale documento non veniva esibito, e i servizi sociali (che dovrebbero fornire un'alternativa abitativa agli sgomberati e proporre percorsi di inserimento sociale e lavorativo) erano ancora una volta assenti.

Le persone presenti sono state denunciate per occupazione abusiva di suolo pubblico ed allontanate.

Ricordiamo a tale proposito le falsità che vengono continuamente dette dai nostri governanti e amministratori:

• il ministro dell'Interno on. Maroni alla trasmissione Che tempo che fa del 13.02.2011 aveva espressamente dichiarato: "Per chiudere i campi abusivi sono state realizzate delle strutture adeguate, 60 milioni di euro per costruire campi attrezzati e condomini orizzontali... di norma lo sgombero avviene solo quando c'è una soluzione alternativa";
• sul libretto distribuito a tutti i cittadini dal sindaco Moratti, dal titolo "I cento progetti realizzati",a pagina 73 si legge espressamente: "... in ogni operazione di sgombero è stata offerta ospitalità e percorsi di accompagnamento per il reinserimento sociale e lavorativo".

Quello che avviene a Milano, ormai da 3 anni con oltre 400 sgomberi sappiamo che è ben altro!

Questa pratica illegale non è un'eccezione ma ormai la prassi di quanto avviene giornalmente a Milano, dietro ai trionfalistici comunicati stampa dell'amministrazione che annunciano numeri altissimi di sgomberi e rimpatri. Cifre dietro alle quali, conviene ricordare, ci sono persone e famiglie con bambini ed anziani, con i loro drammi umani.

Chiediamo che gli sgomberi siano fermati ed invitiamo ad aderire all'appello "I diritti non si sgomberano"  (vedi QUI ndr).

Da parte nostra, proseguiremo nei progetti di accompagnamento e vicinanza nei confronti delle famiglie Rom e di opposizione politica e culturale a queste aberrazioni.

Gruppo sostegno forlanini

per contatti:
Fiorella D'Amore 347/2772955
Stefano Nutini 333/4451206
scendiamoincampo@gmail.com

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Di Fabrizio (del 16/04/2011 @ 09:34:53, in Italia, visitato 1189 volte)

di Piero Basso, presidente di Dar casa Scrl

In piccolo, la stessa politica schizofrenica di chi i problemi non vuole risolverli viene praticata dal Comune di Milano nei confronti della popolazione Rom (anche italiani). Come spiega un appello promosso da alcuni gruppi di sostegno (Forlanini, Rubattino) e sottoscritto da decine di organizzazioni, tra cui anche ARCI e CGIL, negli ultimi due anni a Milano sono stati effettuati oltre 360 sgomberi di campi abitati da Rom e Sinti che hanno coinvolto alcune centinaia di nuclei familiari presenti da tempo sul territorio cittadino. Spesso gli sgomberi sono condotti, senza preavviso, alle prime luci dell'alba, anche con pioggia e neve, lasciando uomini, donne e bambini senza riparo e privati delle loro poche cose che vengono arbitrariamente distrutte. (Le cose non sono cambiate molto dagli anni del dopoguerra quando i gipponi della polizia di Scelba distruggevano le biciclette dei braccianti in sciopero).

L'appello prosegue citando le decine o centinaia di bimbi Rom costretti ad abbandonare la scuola, e con quella i preziosi legami di amicizia costruiti con i compagni, e denunciando la violazione dei diritti di quelle persone, sanciti da trattati e convenzioni firmati dall'Italia, il diritto all'abitare, all'integrità personale, alla salute, all'istruzione.

Io vorrei mettermi da un punto di vista diverso da quello degli estensori dell'appello, e provare a ragionare come un buon milanese che, secondo Moratti e De Corato, dovrebbe sentirsi più "sicuro" a seguito degli sgomberi. Naturalmente la "sicurezza" di cui parlano questi signori non è la sicurezza che deriva dall'avere un lavoro non precario o la sicurezza di essere tutelato contro il rischio di un infortunio sul lavoro. La loro "sicurezza" si limita, ma è già qualcosa, a evitare furti, scippi o violenze. Personalmente ho recentemente subito un furto notturno in casa, che alcuni ritengono opera di "zingari", pur essendo lontano da ogni campo Rom, e pur avendo a meno di cento metri da casa una camionetta dell'esecito. Chiunque, tranne sindaco e vicesindaco, capisce che la presenza di alcuni ragazzi armati di mitra non protegge nessuno dai malintenzionati; semplicemente ti aspetteranno in un'altra strada.

Ma almeno una sicurezza gli sgomberi me la danno: ed è che a pagare il conto saremo noi cittadini contribuenti (come me e come voi, che le tasse le paghiamo tutte).. Assai di più dei 2.128.000 euro indicati recentemente da De Corato in risposta a un'interrogazione dei consiglieri Landonio e Patrizia Quartieri, senza però precisare a quanti sgomberi questa cifra si riferiva. Secondo una recente valutazione di Terre di Mezzo (giugno 2010) ogni sgombero costa, in media, circa 24.000 euro, tra costi di "bonifica e pulizia" a carico dell'AMSA e l'impiego di vigili urbani, polizia e carabinieri. In totale, per 360 sgomberi, quasi nove milioni di euro.

Quale che sia la cifra, è indubbio che questi soldi sarebbero molto più utilmente spesi nel costruire percorsi di integrazione, come meritoriamente tanti stanno facendo, dalle mamme e maestre del Rubattino alla S. Egidio, alle associazioni che concludono il loro appello proprio con queste parole: "Chiediamo che le risorse pubbliche non vengano più sistematicamente sprecate per demolire e distruggere baracche e beni, sogni e legami, ma siano utilizzate per promuovere percorsi reali di integrazione abitativa e lavorativa e progetti che garantiscano il diritto all'istruzione ed alla salute per tutti, Rom e Sinti compresi. Chiediamo che i Rom e Sinti siano riconosciuti come soggetti a pieno titolo, interlocutori attivi dei progetti che li riguardano".

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Di Fabrizio (del 16/04/2011 @ 09:41:59, in casa, visitato 1339 volte)

InterNAPOLI.it 12-04-2011 L'operazione all'alba. Alex Zanotelli: «Eravamo un paese accogliente»

GIUGLIANO. L'operazione è cominciata questa mattina all'alba. Oltre 400 nomadi residenti nei campi rom a ridosso della zona Asi, sono stati sgomberati con l'ausilio di ruspe e di agenti delle forze dell'ordine. Si prevede che le operazioni di sgombero continueranno anche domani. Non sono mancati momenti di tensione. Sul posto è giunto anche il padre comboniano Alex Zanotelli, il quale ha annunciato che lascerà il campo nomadi «solo quando la prefettura mi darà rassicurazioni in merito alla sistemazione dei nomadi che non hanno trovato posto nei moduli abitativi, allestiti dal Comune di Giugliano». Nel nuovo campo infatti trovano posto appena 200 persone circa a fronte delle 500 che fino a oggi vivevano nella ''baraccopoli'' a ridosso della zona industriale di Giugliano. «Ho chiamato in prefettura ed ho rappresentato ad una funzionaria questa esigenza - ha spiegato padre Alex Zanotelli - ma fino ad ora non ho ricevuto alcuna risposta».

Non si sa dove andranno i rom sgomberati dai campi. Dopo che le ruspe hanno distrutto le baracche, alcune famiglie hanno lasciato la zona, altre stanno ancora raccogliendo le cose che hanno deciso di portarsi dietro, altre invece, alcune decine di nomadi, si sono accampati in due terreni non lontani da Ponte Riccio, entrambi nel territorio del comune di Giugliano. Alcune famiglie con i loro camper si sono sistemati nei pressi del cavalcavia della stazione ferroviaria. Altre invece a poca distanza dalla rotonda di Qualiano.

La preoccupazione viene rivolta in particolare per i tanti bambini, molti dei quali, frequentavano regolarmente le scuole. Solo domani si saprà quanti continueranno a frequentare regolarmente le scuole. La maggior parte di essi è praticamente nata a Giugliano e, sempre alcuni di loro sono figli di altri nomadi nati a Giugliano. Gli insediamenti hanno cominciato a mettere radici a Giugliano già 20 – 25 anni fa.

Alcuni volontari, rappresentanti di associazioni umanitarie, hanno provveduto alla distribuzione del pasto e dell'acqua. I servizi sociali del Comune di Giugliano hanno fatto sapere che i nomadi hanno rifiutato la colazione offerta loro in mattinata. «Solo una bambina - ha riferito all'Ansa Rosa Ariano, responsabile dei servizi sociali al Comune di Giugliano - ha accettato un pacco di merendine». Padre Zanotelli si è intrattenuto per l'intera giornata con i rom della zona Asi esprimendo loro solidarietà: «Una volta eravamo un popolo ospitale - ha commentato il sacerdote - ma ora sembra che non ci sia più umanità».

Appartengono a varie etnie i rom sgomberati dai campi giuglianesi. Molti di loro provengono dalla ex Jugoslavia. Lo sgombero del campo era già stato predisposto e pianificato da settimane e legato a problemi di salute pubblica. Esso infatti insiste su un terreno fortemente inquinato e destinato alla bonifica. Ma la presenza dei rom aveva creato problemi al consorzio di imprenditori locali che opera all'interno dell'area per i furti di cavi di rame e di energia elettrica. Proprio per questo motivo gli imprenditori del Cig da anni si battono con istituzioni, Comune e prefettura, affinché venisse trovata una soluzione al problema: «Lo sgombero non era più rinviabile perché i nomadi non potevano più vivere in queste assurde condizioni igienico-sanitarie. Ma d'altra parte dico anche che ora gli imprenditori non hanno più alibi e devono investire, come anche le istituzioni devono fare il loro dovere - è il commento che in mattinata ha rilasciato il presidente degli industriali giuglianesi, Angelo Punzi - Ora ci aspettiamo che venga bonificata l'area e che venga garantita la sicurezza soprattutto per i nostri clienti, che molto spesso in questa zona non volevano proprio venire La nostra sfida – aggiunge Puzi - è anche quella di realizzare un centro servizi per tutti gli imprenditori, siamo sicuri che nel giro di poco tempo potremmo aumentare considerevolmente il numero di lavoratori impiegati».

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Di Sucar Drom (del 17/04/2011 @ 09:44:41, in Italia, visitato 1563 volte)

Dalla newsletter di Articolo 3 - Osservatorio sulle discriminazioni

Dalla delibera di espulsione del 2010, ai roghi delle roulotte del 14 febbraio 2011, alla proibizione attuale dell'uso dei servizi igienici.

I Sinti di via Orzinuovi vivono da generazioni nella città e in Lombardia, tanto che non pochi amministratori locali possono ben dirsi meno "bresciani" dei sinti di cui vorrebbero liberarsi.

La loro storia recente ha inizio quattro anni fa quando l'amministrazione di centrosinistra portò loro una proposta apparentemente allettante: vi spostiamo di 300 metri, per pochi mesi avrete disagi e verrete privati delle fognature, ma poi vi saranno consegnate casette dotate di ogni confort costruite con finanziamento regionale. A casette costruite l'amministrazione comunale, con la scusa di pregressi debiti con l'azienda elettrica, congelò la consegna delle nuove abitazioni. Come a dire: con voi non valgono le leggi ordinarie; niente bollette elettriche pagate niente casa, continuate a restare in una condizione precaria senza fognature.

Nel maggio 2008 il centro destra vinse le elezioni, e subito si diede da fare per realizzare il programma sbandierato in campagna elettorale: Brescia entro due anni dovrà essere "zigeunerfrei". Perciò fu portato a termine il lavoro già iniziato dal centro sinistra di allontanare i Rom stranieri giunti in città dopo il 2000. Alcuni insediamenti rom furono così smantellati con brindisi del vicesindaco Rolfi e di altri dirigenti leghisti sulle macerie delle baracche abbattute.

Per quanto riguarda i Sinti bresciani, la giunta leghista tolse definitivamente ogni prospettiva di accesso alle casette cambiandone la destinazione d'uso. Contemporaneamente iniziò un forte pressing sui Sinti affinché se ne andassero dal territorio comunale, fu istituito un tavolo di trattative presso la prefettura e dopo mesi di incontri sembrò realizzarsi una soluzione accettabile: una microarea per una famiglia allargata nel comune di Guidizzolo (Mn) acquistata dall'immobiliare del comune e rivenduta ai Sinti con un mutuo. Come era prevedibile mentre la Lega di Brescia spingeva per farli uscire, quella di Guidizzolo ergeva barricate contri i Sinti in arrivo e la giunta vietava case mobili nell'area fabbricabile a loro destinata. Risultato: tutto azzerato con l'ennesima beffa di circa tremila euro già versati dalle famiglie come caparra e mai restituiti.

Siamo ai primi mesi del 2010 e altre vessazioni attendono i Sinti prima che trascorra un anno: Il 24 settembre 2010 il consiglio comunale con insolita votazione bipartisan (il solo voto contrario della consigliera di Sinistra arcobaleno e l'astensione di un consigliere PD) delibera che il campo sinti di via Orzinuovi venga chiuso entro l'agosto 2011. La deliberazione non contiene alcuna indicazione sul destino degli abitanti del campo e lascia quindi carta bianca alla Giunta leghista su come procedere. Dopo un mese infatti ai Sinti viene sottoposto un patto di cittadinanza redatto, sosterrà il vicesindaco Rolfi, d'intesa con la CGIL. Il patto è in sostanza una accettazione incondizionata della volontà del comune di allontanare dal campo tutti i Sinti. Vale la pena di leggerne un paio di passi. Cominciamo dallo stesso nome del documento "PATTO DI CITTADINANZA" come se i Sinti, a Brescia e in Lombardia da sei secoli, fossero dei marziani da sottoporre a condizioni per acquisire i diritti di cittadinanza. La premessa così recita "si prevede che … il Comune proceda alla chiusura del campo di via Orzinuovi per fronteggiare la situazione di precarietà e di degrado di alcune zone della città e dalla diffusa percezione di insicurezza e frustrazione di molti abitanti…" in altre parole il comune di Brescia decide di chiudere il campo dei sinti e di cacciarli tutti perché costituiscono motivo di insicurezza, degrado e precarietà per i quartieri della città. Un bel complimento non c'è che dire. La ciliegina sulla torta razzista arriva però all'articolo 1 del patto dove si scrive testualmente: "le premesse sono parte integrante del presente accordo" Vale a dire che i sinti nel sottoscrivere il patto di cittadinanza hanno convenuto che loro stessi sono fonte di insicurezza e degrado per la città.

Nel patto sottoscritto viene stabilito che i sinti dovranno andarsene, a partire da febbraio, entro l'agosto 2011. Puntualmente a fine di dicembre gli emissari del comune intimano alle tre famiglie Terrenghi di uscire dal perimetro del campo in attesa del loro definitivo trasferimento nell'area abitata dai Kosovari. I Terrenghi però non vogliono e non possono uscire dal campo dove non ci sono allacciamenti elettrici adeguati. L'elettricità è indispensabile per alimentare respiratori artificiali per due dei loro bambini: Tommaso di 15 mesi e Joselito di 6 mesi, affetti da gravi patologie cardio-respiratorie.

Il vicesindaco Rolfi (leghista) però non sente ragioni ed il 13 febbraio intima ai Terrenghi di lasciare il campo entro le 18 pena il taglio dell'elettricità a tutti gli abitanti dell'area (più di 100 persone). I Terrenghi non si spostano ed alle 19,30 scatta la punizione: l'intero campo piomba nel buio.

Dopo pochi minuti Tommaso e Joselito danno forti segni di difficoltà respiratoria ed il più piccolo viene ricoverato urgentemente in ospedale .

La risposta dei sinti è un misto di esasperazione e rabbia. Sulla strada statale che costeggia il campo danno fuoco ad alcune loro roulotte, il traffico viene bloccato, i vigili del fuoco impiegano più di due ore per domare le fiamme. Il giorno dopo il vicesindaco, sostenuto nelle sue gesta da Giunta e Sindaco, insulta i sinti accusandoli di strumentalizzare i bambini ammalati.

La reazione della città solidale è a favore dei sinti, tutta la stampa e la televisione nazionali ne parlano. La giunta comunale sembra voler abbandonare manifestazioni muscolari, ma è solo apparenza: dall'inizio di febbraio infatti, con un tempismo paradossale, proprio mentre si dava inizio alle procedure di evacuazione del campo, i tecnici comunali avevano finalmente completato la realizzazione di un blocco di sei bagni, che però sono ancora recintati e chiusi con divieto di utilizzo.

E qui c'è il nuovo ricatto: i bagni verranno resi disponibili alla comunità solo quando i Terrenghi se ne saranno andati. Nell'attesa i servizi igienici restano all'aperto fra arbusti e alberi, i bambini sinti continuano ad essere in pericolo, grazie alle scelte della giunta di Brescia, supportata nei fatti da quasi tutta l'opposizione che ha votato per la chiusura del campo e che polemizza con la lega su chi è più efficiente a ripulire Brescia dagli ‘Zingari'. In passato operazioni ‘pedagogiche' di questo genere hanno avviato processi di distruzione di interi popoli.

Luigino Beltrami

Ndr: Dalla lettura dei quotidiani di questa settimana scopriamo che la famiglia Terenghi ha lasciato il campo di Via Orzinuovi, ma i bagni restano chiusi: I sinti protestano: "I servizi igienici rimangono chiusi" (Brescia Oggi, 13/4) e Brescia, l'ira dei Sinti: "Il Comune non rispetta i patti e non apre i bagni" (Giorno Brescia, 13/4)


Brescia, Tutti Uniti: partecipa anche TU alla manifestazione del 23 aprile
La Federazione Rom e Sinti Insieme invita tutti alla manifestazione “Tutti Uniti!" che si terrà sabato 23 aprile 2011, a Brescia in Piazza della Loggia, dalle ore 15.00. Tutti uniti per difendere i diritti umani, per la salvaguardia della dig...

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Di Fabrizio (del 18/04/2011 @ 08:59:46, in Italia, visitato 1180 volte)



Questa mattina i circa 200 rom che abitano negli stabilimenti abbandonati della ex fabbrica Miralanza, in zona piazzale della Radio a Roma, hanno ricevuto l'ennesimo preavviso di sgombero, dopo la distruzione avvenuta nei giorni precedenti delle baracche più visibili.

"Fra 6 ore siamo qui con le ruspe" è stata la frase con cui vigili urbani e polizia hanno risposto alle richieste dei rom di avere qualche giorno di tempo per preparare il ritorno in Romania, mentre dagli operatori della Sala Operativa Sociale veniva la solita, inutile, proposta: l'inserimento in strutture d'emergenza soltanto per madri e bambini.
Il campo, non autorizzato ma ben conosciuto da tutte le istituzioni, si trova in condizioni drammatiche: non c'è acqua ed il rischio d'incendio è notevolissimo, ma rispetto a questa inaccettabile situazione la proposta delle forze dell'ordine appariva egualmente senza speranza: lo sgombero e poi la strada...

Su richiesta di alcune famiglie, fra le poche che conosciamo in quell'insediamento, siamo intervenuti per tentare una mediazione; abbiamo contattato associazioni (sia rom che gagè) e istituzioni del territorio, e, allo stato attuale, grazie all'intervento di Najo Adzovic, Delegato per il Sindaco alla questione rom, e di Alfredo Toppi, consigliere del XV Municipio, il rischio di uno sgombero senza alternative sembra scongiurato.
Najo Adzovic sta in queste ore lavorando con la Giunta Capitolina per trovare soluzioni praticabili; i rom della Miralanza hanno accettato di essere trasferiti in un centro d'accoglienza, ponendo come unica condizione il fatto che nessun nucleo famigliare sia smembrato; in tal senso, la disponibilità di spazi nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, dichiarata dallo stesso Sindaco stamane agli organi di stampa, dovrebbe costituire una risorsa essenziale.

Ancora una volta si tratta di provare a governare l'emergenza, un'emergenza tanto annunciata quanto mai presa in carico, e a questo punto, ben sapendo che la sistemazione temporanea nel centro di Castelnuovo di Porto non rappresenta certo un modello positivo di intervento, non ci rimane che sperare che da oggi in poi tutti quanti lavorino per garantire almeno condizioni di vita sicure ai più di 60 minori, alle donne incinte, agli anziani, ai malati e agli esseri umani intrappolati nelle baracche della Miralanza e nella nostra indifferenza.

Una scuolina per crescere
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Di Fabrizio (del 18/04/2011 @ 09:46:29, in Europa, visitato 2470 volte)

Da Bulgarian_Roma

Radio Bulgaria Integrazione dei Rom in Bulgaria - Author: Milka Dimitrova - © Photos: BGNES



08/04/2011 - E' un compito difficile indicare il numero esatto dei Rom in Bulgaria. Secondo il censimento ufficiale del 2001, sono circa 370.000, mentre per le organizzazioni rom, il loro numero raggiunge gli 800.000, o il 10% della popolazione totale. Si aspettano dati più accurati dall'ultimo censimento, svoltosi a febbraio 2011. E' un fatto che i problemi della comunità rom in Bulgaria rimangano irrisolti. L'integrazione rom è stata una questione in Romania per alcuni anni, ma i programmi delle istituzioni sono sviluppati lentamente e non hanno molto effetto

La Bulgaria ha adottato un programma quadro per l'integrazione della comunità rom nel periodo 2010-2020, in accordo con i principi europei per la tolleranza e la protezione dei diritti umani. Il documento delinea le politiche relative alla comunità rom nelle sfere  dell'istruzione, della sanità, dell'alloggio, dell'impiego, ecc. La Bulgaria è stata uno dei primi paesi a partecipare al Decennio dell'Inclusione Rom 2005-2015, assieme a 12 paesi europei. Sullo sfondo dell'invecchiamento della popolazione europea, è la giovane comunità rom che può giocare un ruolo nel risolvere la mancanza di manodopera. E' per questo che il programma bulgaro dedica attenzione speciale all'aumentare i livelli di istruzione e di qualificazione della popolazione rom. Viene riferito che durante gli ultimi due decenni, 10.000 Rom si sono laureati nelle università bulgare. Tuttavia, un gran numero di bambini rom continuano ad abbandonare la scuola, nonostante il fatto che possano ricevere i benefici sociali solo mandando i loro figli a scuola. Ecco cosa dice Deyan Kolev, del Centro per il Dialogo e la Tolleranza Interetnica "Amalipe":

"Il numero dei bambini rom che abbandonano la scuola continua ad essere molto alto. Secondo le statistiche il numero di bambini rom nel primo grado è circa del 23% del totale, ma nell'ottavo grado solo il 7-8% degli studenti sono di origine rom."

Il basso livello di istruzione nella comunità rom causa alta disoccupazione. Un gran numero di famiglie rom campa di prestazioni sociali. Questa è una grande sfida per l'integrazione della comunità rom.



Inoltre le statistiche di sette paesi europei mostrano che i Rom hanno più problemi di salute, legati alle condizioni di vita insalubri. Ecco cosa dice Ilona Tomova, dell'Istituto di Studi sulla Popolazione presso l'Accademia Bulgara delle Scienze:

"Oltre metà dei Rom adulti soffre di ipertensione. Il 30% ha l'emicrania ed il 25% soffre di asma o bronchiti. Un gran numero soffre di artrite e reumatismi, il ché porta a maggiore disoccupazione."

I Rom bulgari partoriscono in giovane età ed il tasso di mortalità infantile nella comunità è il più alto in confronto agli altri paesi UE. Un gran numero di Rom bulgari vive in aree cittadine dove le condizioni di vita sono molto povere. A volte manca anche l'acqua potabile. Il problema rimane grave nonostante il programma nazionale per migliorare le condizioni abitative della comunità rom adottato nel 2006.

E' chiaro che le istituzioni bulgare dovranno fare molti più sforzi per un'inclusione di successo della comunità rom, che ancora si affidano soprattutto sul rapporto finanziario da parte dello stato, che sull'essere collaborativi con i processi di integrazione.

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Di Fabrizio (del 19/04/2011 @ 09:00:45, in media, visitato 1218 volte)

Dibattito alla quinta edizione del Festival del Giornalismo di Perugia

Tutti ricorderanno lo scorso anno quando in Francia il governo impose lo sgombero di numerosi campi Rom, in seguito ad un omicidio avvenuto all'interno della comunità nomade.

Si è discusso di Rom e della loro cultura al Centro Servizi Alessi in occasione della V edizione del Festival Internazionale del Giornalismo.

I media spesso li descrivono come "zingari" che chiedono l'elemosina o che non lavorano. Ma parlare di Rom dovrebbe presupporre una maggiore conoscenza del loro mondo. Ne hanno parlato Luca Bravi docente dell'Università di Firenze, Gabriella Capparelli del Tg1 e Alexian Santino Spinelli docente di Lingua e Cultura Rom presso l'Università di Chieti e leader del gruppo musicale Alexian ta le Chavè -Alexian e di suoi figli-.

«Il mondo dei Rom è diverso dalle casemobili, camper o tende -attacca Spinelli- non è una popolazione di nomadi». Bisognerebbe superare questo stereotipo perché il nomadismo non è né normale né tipico della loro cultura. Sono sempre stati obbligati a emigrare e scappare. «Sono costretti a vivere nei campi per un retaggio fascista -prosegue Spinelli- creare un campo Rom è segregazione razziale che, ricordiamo, è un crimine contro l'umanità».

Dai dati di molte inchieste la minoranza Rom è la più odiata dell'occidente. Durante il nazismo invece era seconda solo agli ebrei. Ma ora è interessante analizzare la differenza tra le due etnie: per i Rom non c'è stato alcun riscatto. «Nell'immaginario collettivo lo zingaro fa paura –spiega Bravi- rispetto alla persecuzione contro gli ebrei, c'è una forma di razzismo più culturale. Rispetto a prima si usano anche i moderni campi di concentramento che sono i campi Rom, appunto»

Questa forma di razzismo emerge anche nelle scuole che ripropone in maniera decisa lo stereotipo dello zingaro: i bambini Rom vengono messi in classi speciali, di solito scantinati non riuscendo così a socializzare e ad integrarsi. Questo è un problema molto delicato sia in Europa che ovviamente in Italia in cui siamo sempre stati abituati a vedere il loro mondo come una forma di delinquenza sicuramente da evitare. La conferenza va avanti con delle immagini e delle testimonianze di alcune donne che hanno avuto successo nel nostro paese. Anche loro ribadiscono che non sono tutti uguali ponendo una domanda un po' scomoda per tutti, ma soprattutto per Spinelli assoluto difensore di questo mondo. «Che senso ha andare a chiedere l'elemosina?»

In tutta Europa c'è questo pregiudizio e questo luogo comune che ci fa essere tutti razzisti. Una soluzione a questo delicato problema potrebbe essere anche piuttosto semplice se vogliamo: paese "ospite" e mondo rom dovrebbero incontrarsi a metà strada, facendo un passo per uno, cercando di togliere il paraocchi da una parte, ma allo stesso tempo, dall'altra, mostrarsi realmente interessati ad un'integrazione sana e pulita.

Già perché «l'integrazione è come l'amore, si fa in due» -conclude Spinelli.

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Di Fabrizio (del 20/04/2011 @ 09:05:34, in Italia, visitato 1315 volte)

Corriere.it Non ce l'ha fatta Tommaso, 17 mesi: era diventato un simbolo. Soffriva di una rarissima malattia genetica

BRESCIA - Tommaso non ce l'ha fatta. Piccolo e malato, il bambino di 17 mesi, diventato suo malgrado il simbolo della lotta tra sinti e Comune di Brescia, è morto ieri pomeriggio agli Spedali Civili dove era ricoverato da due mesi. Il 14 febbraio scorso, dopo il blitz della polizia locale e la sospensione della corrente alle roulotte del campo, Tommaso era stato ricoverato d'urgenza. Dimesso dopo due giorni, il piccolo si era poi di nuovo aggravato tanto da dover tornare in ospedale. Tommaso soffriva di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: un sondino fissato a una narice e a una macchina per l'ossigeno gli permettevano di sopravvivere, con mamma Fenni ad accudirlo e papà Samuel sempre pronto a qualsiasi emergenza.

Come la notte di San Valentino, quando dopo gli scontri con la polizia, mancata l'elettricità, ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile per tenere in vita il suo bambino. «È nato così - spiega lo zio, Giovanni Tonsi, allargando le braccia -. Per malattie come la sua non c'è guarigione. Certo, quel giorno che il Comune ha staccato la corrente è stato tutto più difficile...». Al campo di via Orzinuovi, dove l'amministrazione di Palazzo Loggia non ha ancora riattivato i bagni perché aspetta di sgomberare gli ultimi abusivi, non accusano nessuno. Anzi, i sinti tendono la mano al sindaco, Adriano Paroli, perché la morte di Tommy serva a sancire una tregua.

Giuseppe Spatola
19 aprile 2011

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Il bimbo senza ossigeno nella roulotte (17 febbraio 2011)

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Di Frances Oliver Catania (del 21/04/2011 @ 09:17:09, in Italia, visitato 1710 volte)

Ricevo e porto a conoscenza

[...]

Vorrei [...] portare a conoscenza del pubblico questa situazione, o se mi potete suggerire qualcuno che sia interessato.

Il comune di Pessano con Bornago (MI) sta cercando di sgomberare una comunità Rom che si è stabilità nel suo territorio.
Questi tentativi di sgombero si ripetono da circa otto anni ma, nonostante in questo periodo di tempo tutte le denunce fatte dal Comune si siano risolte in favore del Comune, gli abitanti del campo non hanno sgomberato e sono stati, fino a poco tempo fa, "tollerati".
Adesso il Comune ha trovato una formula per forzarli ad uno sgombero senza chiamarlo "sgombero"; ossia, nonostante il terreno sul quale è stato fatto il campo Rom sia di proprietà di uno degli abitanti del campo, questo terreno è un terreno agricolo.
Il comune sta quindi approfittando della nuova legge che equipara le roulotte a edifici per forzarli fuori dal terreno.
Essendo i Rom rimasti a Pessano con Bornago per otto anni, i minori nel campo sono iscritti alle scuole del paese, e vi sono anche vecchi e disabili (ai quali tra l’altro, è stata negata l’assistenza sociale perché non sono cittadini italiani).
Siccome questa volta il Comune si sta mostrando serio alcune delle famiglie nel campo sono andate via, ma rimangono ancora alcuni di loro che non vogliono, o non possono trovare un altro luogo dove vivere.

In particolare mi ha colpito il caso di una signora, di nome Maria, che ha 73 anni, problemi di cuore ed un figlio disabile (cieco) a cui sta badando; questa signora non ha la forza di cercare un altro posto dove andare e questa azione del Comune ha, anche se non nella forma, la stessa sostanza di uno sgombero.
Ho già cercato di contattare il Comune ed esprimere i miei dubbi ma sono stata trattata con ostilità dal sindaco che non vuole sentire ragioni, i motivi sono sempre gli stessi "non vogliono integrarsi" o "rubano", mi sono quindi rivolta ad altre associazioni come la Caritas Ambrosiana ed ho contattato un avvocato esperto in diritti umani, (Avv. Guariso) questi mi hanno dato una mano come hanno potuto ma senza risultati definitivi.
Mi rimane quindi solo il cercare di far pubblicità alla situazione nella speranza che in questo modo qualcuno possa convincersi che vi sono altri modi per risolvere la questione senza forzare i rimanenti Rom a cercare casa altrove.

Questo è un riassunto della situazione che è, come lo è sempre, un po’ più complicata. Se lei, o qualcuno, ha la possibilità di occuparsi di questo caso posso spiegare meglio i fatti.

Spero di ricevere buone notizie, in ogni caso auguro buona fortuna [...].

Cordali saluti.

Frances Catania

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