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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Daniele (del 01/04/2011 @ 09:48:19, in Europa, visitato 1575 volte)

Da Slovak_Roma

Includendo tutte le donne. By Jens Wandel

L'8 marzo di quest'anno abbiamo festeggiato i 100 anni dell'avvocatura per la parità dei diritti delle donne. E tuttavia resta ancora molto da fare per realizzare i pieni diritti di parità delle donne. Questo è particolarmente vero per le donne dei gruppi di minoranza.

In tutta Europa, le donne rom sono tra le popolazioni più svantaggiate.

In media, una donna rom in Slovacchia si stima che muoia 17 anni prima di una donna non rom, le ragazze rom hanno il doppio di probabilità di avere figli prima del loro 20° anno di età a dispetto delle ragazze non-rom, e quindi le donne rom hanno meno probabilità di completare la loro formazione. Hanno meno possibilità di imparare a leggere e più probabilità di essere disoccupate rispetto alle donne non rom ed agli uomini rom.

Sostenere l'istruzione per le ragazze e le donne rom è un investimento saggio. Studi sullo sviluppo di tutto il mondo, mostrano che l'investimento nel benessere e nell'educazione delle ragazze e delle donne, ha un impatto positivo non solo sulla loro propria vita, ma anche sulle generazioni future. Fornire le competenze e promuovere l'istruzione delle ragazze, porta a tassi più elevati di occupazione e di reddito, e minore mortalità materna ed infantile.

Lívia Járóka, membro ungherese del parlamento europeo – e una donna rom – ha detto che è stato il rifiuto dei suoi genitori di metterla in una classe separata, uno dei motivi per cui è riuscita nella vita. (http://www.womenlobby.org/spip.php?article1174)

Il "decennio dell'integrazione rom" in corso, è impegnato con successo in numerosi paesi europei ad adottare misure per migliorare la condizione dei rom nei loro paesi. Questa primavera, la commissione europea dovrebbe proporre una nuova – e molto necessaria – strategia per l'inclusione dei rom.

Il prossimo rapporto regionale UNDP per lo sviluppo umano dal titolo Al di là della transizione: Verso le società inclusive focalizzate nell'inclusione sociale. Esso rileva che un terzo della popolazione della regione è esclusa dalla società ed introduce un modo pratico per misurare il livello in cui le persone sono escluse dalla vita economica, dai servizi sociali, dalla reti sociali e dalla partecipazione civica.

Il provvedimento fornisce ai responsabili politici le prove di cui hanno bisogno per rispondere alle esigenze dei cittadini. Esso può essere suddiviso in modo che i responsabili politici possono vedere come l'esclusione appare nel loro paese, dov'è geograficamente ed in quale misura si riferisce all'esclusione economica o di altri fattori spesso trascurati, quali l'accesso alle reti ed hai servizi sociali.

I sostenitore del rapporto per le politiche di inclusione si regolano nel contesto di sviluppo locale, come le esigenze specifiche delle donne rom.

È indispensabile prendere in considerazione le esperienze delle donne rom quando si tratta di strategie politiche che mirano ad affrontare le sfide per le comunità rom.

Fare in modo che i rom siano inclusi nella società è estremamente collegato alle questioni di parità tra i sessi e richiede un dialogo con le donne rom.

Per esempio, una donna rom può esitare prima di riferire di una violenza domestica – può pensare che la violenza domestica discrediti la sua famiglia e rafforzi gli stereotipi negativi.

Le esigenze specifiche delle donne rom devono essere riconosciute ed accolte o le iniziative di integrazione possono portare ad un ulteriore marginalizzazione.

La diversità è un motivo per festeggiare ed è un motivo ingiustificabile per le persone di essere lasciati indietro.

Inclusione non significa assimilazione. Significa parità di accesso alle risorse e alle opportunità, come l'istruzione o l'assistenza sanitaria. Significa avere una voce nella società.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, siamo con le donne rom e riconosciamo che tutti noi abbiamo bisogno di contribuire a trovare modi efficaci per includere le donne rom nella società.

Jens Wandel è vice direttore dell'ufficio regionale dell'UNDP (United Nations Development Programme ndr.) e direttore del centro regionale di Bratislava UNDP

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Di Fabrizio (del 01/04/2011 @ 14:20:30, in Regole, visitato 1304 volte)


Indispensabile iscriversi alla Lista elettorale aggiunta del Comune di residenza. Tempo fino al 4 aprile.

01 aprile 2011 - Il 15 e il 16 maggio prossimo anche i cittadini comunitari residenti in Italia saranno chiamati alle urne in oltre 1300 Comuni per eleggere il Sindaco ed i consiglieri comunali.

Per godere del diritto di voto è necessario iscriversi ad una Lista elettorale aggiunta presso il Comune di residenza entro il 4 aprile. La procedura è molto semplice: basta recarsi presso l'Ufficio elettorale comunale e riempire il modulo precompilato appositamente realizzato o, laddove l'Ufficio ne fosse sprovvisto, formulare una richiesta su carta semplice in cui vanno indicati i dati personali, la cittadinanza, l'attuale residenza e l'indirizzo nello Stato di origine. Il Comune, fatte le opportune verifiche, iscriverà il richiedente nell'apposita lista aggiunta e gli invierà la tessera elettorale, documento da conservare con cura per esercitare il diritto di voto in occasione di ogni elezione al quale il cittadino comunitario potrà partecipare.

L'iscrizione alle liste aggiunte resta valida fino ad eventuale richiesta di cancellazione da parte dell'interessato, oppure fino a che non intervenga una cancellazione d'ufficio a seguito di trasferimento dell'elettore in un altro Comune di residenza oppure di perdita dei diritto di voto.

I Comuni cercheranno di tutelare il diritto di voto anche dei "ritardatari" ossia coloro che si iscriveranno alla Lista dopo il 4 aprile.

Per i cittadini comunitari che invece intendono candidarsi come consiglieri comunali le date da tenere a mente sono il 15 e il 16 aprile: in questi giorni, all'atto del deposito della lista dei candidati, oltre alla documentazione richiesta per i cittadini italiani va aggiunta una dichiarazione contenente l'indicazione della cittadinanza, dell'attuale residenza e dell'indirizzo nello Stato di origine nonché un attestato in data non inferiore a tre mesi dell'autorità amministrativa competente dello Stato membro di origine, dal quale risulti che l'interessato non è decaduto dal diritto di eleggibilità.

Da tenere bene presente che i cittadini comunitari non possono candidarsi alla carica di Sindaco.

(Maria Rita Porceddu)

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Di Fabrizio (del 02/04/2011 @ 09:08:11, in Europa, visitato 1393 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso Cornel Ban 25 marzo 2011

Romania rurale - Adam Jones, Ph.D./flickr

Negli anni passati, per molti romeni (provenienti soprattutto dalle zone rurali) l'emigrazione ha rappresentato un'occasione di riscatto economico e sociale. Oggi la crisi ha cambiato le prospettive, ma il ritorno in Romania non sembra una strada percorribile, e il futuro appare pieno di incognite

"È davvero dura qui. Lavoriamo di più e siamo pagati di meno... turni di tredici e quattordici ore in lavori di ristrutturazione sono diventati la norma. Mio fratello ed io siamo fortunati a trovare ancora lavoro qua e là a Madrid. Ma penso che quest'estate non potremo permetterci di tornare a casa. È la prima volta in sette anni che non lo facciamo. Abbiamo sempre mantenuto le spese al minimo, abbiamo comprato il cibo più scadente e non abbiamo acquistato un'auto vistosa, anche quando i tempi erano migliori. Abbiamo risparmiato per costruire una casa in Romania e avere dei soldi per i tempi difficili. Ma adesso guadagniamo a malapena per un appartamento sovraffollato, il cibo e duecento euro al mese da spedire alla nostra famiglia in Romania".

Miti logori
Nicu Pop è sempre stato un inguaribile ottimista, ed è evidente che questa triste conversazione non è da lui. I suoi colleghi lo hanno sempre preso in giro per il ottimismo sconfinato. Ma la situazione, oggi, è abbastanza cupa da oscurare le aspettative anche dei più resistenti tra i lavoratori romeni impiegati nel settore edilizio spagnolo ed irlandese, un tempo in forte espansione. E con questi Paesi che scricchiolano sotto l'austerità fiscale e con i loro paesaggi urbani pieni di case vuote di recente costruzione, è chiaro che i posti di lavoro nell'edilizia, la nicchia di mercato di lavoro preferita dai lavoratori immigrati romeni, non torneranno mai più.
"Per anni ho fatto gli straordinari, ed ero disposto a mettere le mani sul fuoco se il datore di lavoro lo avesse chiesto. Ora però tutto sta cadendo a pezzi, e non ho idea di cosa fare. Alcuni dicono che dovremmo andare altrove in Europa, ma i miei unici contatti sono a Dublino. E nemmeno lì c'è lavoro. Forse dovrebbero radunarci tutti e spedirci a casa, così non avremmo più illusioni sul fatto che qui contiamo qualcosa".
I miti sulle ricompense del duro lavoro fisico sono crollati tra i romeni emigrati in questi anni, in gran parte giovani uomini provenienti da zone rurali, la cui unica esperienza lavorativa prima dell'emigrazione era stata la massacrante attività agricola in un villaggio della Transilvania o lunghi spostamenti per lavorare in fabbrica, spesso con turni duri e bassa retribuzione.
Tuttavia, la diminuzione delle opportunità lavorative in Spagna ed Irlanda non ha provocato una massiccia emigrazione di ritorno verso la Romania. Al contrario, secondo le statistiche del governo di Bucarest, quasi mezzo milione di romeni ha presentato domanda e 140.000 hanno ottenuto un contratto di lavoro in Europa occidentale attraverso l'agenzia di collocamento governativa. Mentre Italia e Spagna sono state le destinazioni preferite durante l'ultimo decennio, nel 2010 la maggior parte di coloro che sono partiti hanno fatto ingresso nel mercato britannico e tedesco, con l'agricoltura ad assorbire la maggior parte dell'afflusso.

Niente ritorno a casa
Perché i romeni continuano a partire e perché gli immigrati disoccupati e sottoccupati non hanno fatto ritorno? In primo luogo, la maggioranza degli emigranti sono partiti da regioni rurali, dove si trovavano di fronte alla prospettiva di un'agricoltura di sussistenza, a sussidi di disoccupazione estremamente bassi ed a breve termine, con difficoltà d'accesso ai servizi pubblici e un'estrema scarsità di lavoro salariato. Per quanto possa essere difficile la vita nelle case popolari degli immigrati a Barcellona o Dublino, almeno ci sono i recenti ricordi del successo economico a cui gli immigrati possono attingere per mantenere la propria capacità di resistere durante la crisi.
Oltretutto, in Europa occidentale gli immigrati possono restare a galla durante la crisi grazie ad una combinazione di livelli accettabili di sussidi di disoccupazione e un ottimo accesso all'assistenza sanitaria, elementi questi molto insoddisfacenti in Romania. Inoltre, decine di migliaia di famiglie di immigrati hanno bambini che sono nati nei Paesi di destinazione o sono andati a scuola lì.
Per questi bambini la lingua romena è la lingua che parlano a casa con genitori e fratelli, magari in forma dialettale, piuttosto che la lingua della maggior parte delle loro attività quotidiane. Senza un'esposizione al sistema scolastico romeno, dove è insegnato il romeno standard, è probabile che questi bambini incontrerebbero difficoltà a scuola se fossero "riportati" al sistema d'istruzione romeno.
Al contrario, pur essendo socialmente gratificante, la vita di villaggio in Romania offre poco in termini di speranza. Durante l'ultimo decennio, l'interazione tipica tra lavoratori emigranti e le loro comunità d'origine avvenuta durante le vacanze di agosto e alla fine di dicembre, quando i villaggi ritornano alla vita con gli emigranti che riempiono i pub, lavorano alla costruzione di grandi case e sfoggiano auto semi-nuove.
Ritornare nello stesso posto a metà novembre o all'inizio di febbraio è una cosa diversa. Come dice scherzando Tabara Marin, un camionista licenziato che ha trascorso cinque mesi in disoccupazione in Spagna, "mia moglie ed io vivevamo in un'angusta casa popolare ad Almeria (Spagna), orari di lavoro pazzeschi e così via. Poi entrambi abbiamo perso il lavoro e non trovavamo nulla, non importa quanto cercassimo, e abbiamo anche pensato di superare i tempi duri, approfittando dei sussidi, e di tornare a vivere nel nostro villaggio natio. Dopo un mese, però, mi volevo suicidare...Fango sulle strade, età media sui settant'anni... Il miglior lavoro che puoi trovare è fare il contadino per un delinquente del posto, che paga sei euro al giorno. Quindi abbiamo deciso, ritorneremo in Spagna. Almeno lì possiamo sperare che la crisi passerà e che troveremo un lavoro, mentre qui, anche quando ritorneranno i tempi buoni, i lavori resteranno malpagati, l'ospedale sarà sempre un buco e la scuola continuerà a cadere a pezzi".

Prospettive grigie
Fin dall'inizio della modernizzazione economica della Romania nel XIX secolo, l'industria e i servizi potevano contare su un esercito di manodopera a basso costo, proveniente dai villaggi. Questo è stato il caso soprattutto durante l'esperienza romena di sviluppo economico (neo)stalinista, quando la crescita a rotta di collo nell'industria ha lasciato nelle campagne quasi metà della popolazione.
Durante gli ultimi dieci anni è stato il boom immobiliare dell'Europa meridionale e dell'Irlanda a beneficiare dell'afflusso di quasi due milioni di giovani romeni, la maggior parte dei quali proveniente dai villaggi, ma disposta a lavorare in cambio di salari bassi e munita di almeno dieci anni d'istruzione e di una certa esposizione alle competenze di formazione professionale.
Adesso che la bolla immobiliare è scoppiata e il loro Paese d'origine offre loro ben poco, oltre a salari molto bassi e uno smantellamento sistematico dei diritti dei lavoratori, la più dinamica gioventù rurale della Romania affronta una lunga e scoraggiante traversata verso un'incertezza e precarietà ancora maggiori.
Come dice Nicu Pop con un sorriso sarcastico, "dopo che i lavori e i sussidi di disoccupazione saranno finiti e quando saranno esauriti i nostri risparmi, non avremo altra scelta che tornare a casa, senza illusioni, e lavorare la terra, come i nostri nonni. Non è proprio quello che avevamo in mente in tutti questi anni, ma almeno mangeremo pomodori biologici e carne senza additivi chimici, cosa che nemmeno i ricchi di Madrid possono permettersi".

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Di Fabrizio (del 02/04/2011 @ 09:40:37, in media, visitato 1335 volte)


martedì 5 aprile dalle 19.30
Officine Corsare Circolo ARCI - Via Pallavicino 35 Torino, Italy

50 ANNI PER I DIRITTI UMANI IN TOUR DI AMNESTY INTERNATIONAL
I lunedì dei diritti umani – VIII edizione 2011

Dalle 19.30 ci sarà la proiezione del film
Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen di Laura Halilovic

Intervengono Rosanna Falsetta (Associazione Terra del Fuoco) e Giulia Castellazzi (Amnesty International).
Al termine del film Svoboda Orchestra in concerto.

Vi aspettiamo numerosi, il film, per chi non lo avesse visto è molto bello e istruttivo. Il concerto sarà verso le 22.

L'appuntamento su Facebook

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Di Fabrizio (del 02/04/2011 @ 09:57:46, in musica e parole, visitato 1417 volte)



Sabato 9 aprile, ore 18.00
SALA HOVAN Grottaferrata (Roma)

THEATRE ROM in collaborazione con
NUOVE TRIBU' ZULU

Vi invitano ad
Incontri con l'autore, Andrea Camerini presenta
Antun Blazevic
SPERANZA


"Io, se fosse possibile, auspicherei che il massimo numero di persone in questo nostro malandato paese che pencola pericolosamente verso il razzismo e la xenofobia potesse conoscere Toni per imparare da lui alcuni principi semplici e fondamentali come la vita stessa. Toni sa parlare al cuore degli uomini, ma sa parlare anche all’anima delle cose che noi giudichiamo sprovviste di linguaggio".
Moni Ovadia

L'appuntamento su Facebook

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USA
Di Fabrizio (del 03/04/2011 @ 09:16:53, in media, visitato 2745 volte)

Da Czech_Roma

Da Artists Initiative against Romaphobia and Antitziganism a:

Ms. Abbe Raven
CEO of A&E Network
235 East 45th Street
New York NY 10017

16 marzo 2011

Venerdì 11 marzo 2011, veniva trasmessa da A&E Network la puntata di Criminal Minds intitolata Bloodlines.

La storia di quest'episodio narra di come una famiglia di zingari rapisce due giovani ragazze di 10 anni, volendo che una di loro sia la sposa del loro figlio. Gli zingari tagliano la gola dei genitori, ed apprendiamo attraverso l'inchiesta che il ragazzo è stato costretto ad uccidere uno dei genitori seguendo le istruzioni dategli da suo padre. Questo è considerato un "rito di passaggio" dall'adolescenza all'età adulta. In seguito al ragazzo viene insegnato dai genitori come rubare da un manichino con appese delle campanelle, ed il pubblico viene informato da "esperti detective" che questo è il test delle sette campanelle, un metodo zingaro adoperato per insegnare il borseggio ai bambini. Mentre il ragazzo si impratichisce, la prima ragazza viene sequestrata. Il padre decide di ucciderla. Sua moglie gli ricorda che loro non uccidono le bambine. Mentre continua la puntata, gli "esperi detective" spiegano che "molti Rom si guadagnano da vivere come ladruncoli" assieme ad altre dichiarazioni basate su convinzioni razziste e stereotipate. Alla fine, viene rivelato che ci sono numerose famiglie zingare che vivono negli Stati Uniti, uccidendo genitori e rapendo le loro figlie. La scena finale dello spettacolo mostra ancora un altro ragazzo di dieci anni coi suoi genitori, che si preparano ad uccidere un altro gruppo di genitori e rapire la loro figlia.

Mentre questo episodio andava in onda, aveva luogo una manifestazione di suprematisti bianchi a Novy Bydzov nella Repubblica Ceca. Manifestazione invocata da un sindaco che afferma "Loro (i Rom) vagabondano per la città, danno fastidio, rubando e violentando. Mentre un cittadino rispettabile, gli zingari seduti pigramente sulle panchine in piazza chiacchierano allegramente."- Prague Daily Monitor, 26 novembre 2010.

Le condizioni dei Rom nella Repubblica Ceca sono spaventose. Sono avvenute sterilizzazioni forzate dagli anni '70 sino almeno al 2007. I bambini rom vengono inseriti in scuole per disabili mentali, anche se hanno un buon punteggio nei test. I Rom hanno fatto causa ed hanno vinto per il diritto di essere istruiti nel sistema scolastico pubblico ceco, ma non hanno ancora il permesso di mettere piede all'interno di una classe regolare. Altrove nell'Unione Europea, ai Rom vengono prese le impronte digitali e fotosegnalati in Italia, una diretta violazione delle normative sui diritti umani stabilite dall'ONU. L'ultima volta che successe, Hitler era al potere ed i Rom venivano spediti alle camere a gas. I Rom vengono deportati da Francia, Italia, Germania, con l'Inghilterra a seguire, anche se hanno vissuti per oltre dieci anni in questi paesi.

Sterilizzazioni forzate, diniego dell'istruzione e del lavoro, presa delle impronte digitali e fotosegnalamenti, queste azioni sono oscene secondo il modo di pensare americano, tuttavia, non ci facciamo caso, perché gli zingari sono davvero sporchi, dopotutto, è così che vengono rappresentati in TV.

Contrariamente alle osservazioni fatte nella trasmissione, la maggior parte dei Rom non ruba. Non negherò che qualcuno lo faccia, ma possiamo indire una gara tra membri che non abbiano mai commesso un crimine? I bambini rom non "nascono per rubare", né i loro genitori glielo insegnano. Il manichino con le campanelle è una creazione di Victor Hugo per il suo romanzo "Il Gobbo di Notre Dame".

Ai bambini rom in Europa viene negata un'istruzione che li aiuti ad uscire dalla povertà. I genitori non rubano spose per i loro figli, e non rapiscono i bambini. La trasmissione dice che gli zingari in USA continuano ad uccidere e rapire perché sono nomadi, ma l'85-90% dell'intera popolazione rom si è sedentarizzata. Ma ancora più importante, per i Rom il crimine di omicidio non solo è considerato atroce, ma chi lo commette viene espulso dalla società.

I politici europei offendono i Rom e li usano come capro espiatorio, sostenendo che sono responsabili degli alti tassi di criminalità, delle cattive condizioni economiche e della maggior parte dei mali sociali. Ma ancora rifiutano di attuare i piani dell'Unione Europea per l'inclusione rom ed ignorano i regolamenti UE sul trattamento delle minoranze entro i confini UE. Usando queste tattiche, i politici in Europa garantiscono il continuo delle persecuzioni, delle discriminazioni e l'uccisione dei Rom negli anni a venire.

La dichiarazione di intenti della vostra azienda recita riguardo all'ambiente di lavoro:

Crediamo che i nostri, prodotti e servizi siano soltanto buoni come la gente che li crea. Perciò, abbiamo un impegno verso alti valori etici e per creare un ambiente di lavoro dove i dipendenti siano incoraggiati a lottare per l'eccellenza professionale. La diversità della nostra forza lavoro gioca un ruolo sempre più importante nell'incontrare questo impegno. Le diversità vanno oltre razza, colore, credo od orientamento sessuale. Diversità che è la combinazione di tratti e caratteristiche che rendono ciascuno di noi unico e che ci porta assieme a raggiungere i nostri obiettivi. Diversità significa rispetto, apertura, innovazione e conoscenza. E' quello che facciamo nel nostro business.

Ora vi chiediamo di difendere ciò che pretendete di abbracciare. Non vi chiediamo di cancellare lo show,solo di ritirare quell'episodio. Promuove il razzismo e gli stereotipi, che mantengono i Rom tanto negli Stati Uniti che in Europa in perpetua povertà e persecuzione.

Firmato congiuntamente da:

  • Maurizio Cimino, photographer, Italy
  • Irina Costache, academic, Central European University, Romania
  • Ciuin Ferrin, writer and lead researcher for O Porrajmos Education Society, USA
  • Els de Groen, writer, poet, former MEP, Netherlands
  • Simina Guga, Romani activist, Romania
  • Bajram Haliti, President of the "Journalism-informative agency of Roma", Serbia
  • Dr. Ian Hancock, Director of The Romani Archives and Documentation Center, Commissioner in the State Holocaust and Genocide Commission, USA
  • Max Heijndijk, photographer, Netherlands
  • Nada Kokotovic, Film and Theatre Director, Choreographer, Germany
  • Roxana Marin, United States Visitors' Program alumna and President of the Centre for Action and Responsibility in Education, Romania
  • Valery Novoselsky, editor of the Roma Virtual Network, RVN, Israel
  • Viola Hinz-Hassan Pour Razavi, dancer, Germany
  • Niko Rergo, researcher, teacher, lawyer, writer, Ukraine
  • Anouk Sluizer, new media and film maker, Netherlands
  • Hans Wahler, sculptor, restorer, architect, teacher, photographer, Greece
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mar 30, 2011

Noto: Il Sindaco, alla presenza dei Vigili Urbani e degli Agenti della Questura e del Commissariato di Noto, ha incontrato una delegazione della Comunità dei "caminanti" per affrontare in maniera diretta il problema dell'abusivismo, delle demolizioni e del rispetto della legalità all'interno della Città di Noto.

In questo incontro, presente anche il sig. Fiasché Corrado, si è convenuto di tracciare un accordo che potesse permettere di bloccare il fenomeno dell'abusivismo e consentire anche ai "caminanti" di poter costruire nella legalità, rispettando le regole civili e sociali.

L'impegno preso dai rappresentanti della Comunità dei "caminanti" è quello di bloccare qualsiasi attività edilizia abusiva. Nel contempo l'Amministrazione provvederà ad attuare un programma di edilizia sociale che permetterà di individuare delle aree onde consentire ai "caminanti" di costruire nel rispetto della legge e dei regolamenti comunali; nonché ad attuare dei piani di recupero delle zone oggetto di edificazione abusiva, permettendo in tal modo, previo pagamento di quanto dovuto per legge, di regolarizzare quelle abitazioni con la fornitura dei servizi essenziali e delle opere di urbanizzazione necessari. Chiaramente tutto ciò non potrà riguardare le ipotesi di inedificabilità assoluta.

Il Sindaco ha dato notizia di tale incontro al Procuratore della Repubblica Rossi, il quale per grandi linee ha condiviso l'impostazione dell'intesa di carattere amministrativo, ritenendo la strada politica e della collaborazione l'unica possibile per arginare un fenomeno dilagante che la sola repressione non è in condizione di potere arrestare.

Nel pomeriggio di ieri il sindaco ha riunito tutti i capigruppo consiliari di maggioranza e di opposizione per far si che tale progetto possa essere condiviso da tutte le forze politiche, in maniera bipartisan, perché sarebbe l'unico modo di affrontare il serio problema di natura prevalentemente sociale che riguarda circa 3.500 cittadini di Noto.

Si ritiene tale azione ormai non più differibile e si ritiene che la stessa potrebbe avviare un processo serio di integrazione nella vista sociale ma soprattutto arrestare un processo di illegalità che, peraltro, non ha portato ad alcun vantaggio economico per i "caminanti" i quali molte volte sono stati tratti in inganno da vari soggetti e vari professionisti che promettevano di regolarizzare immobili abusivi ma che di fatto non ottenevano il risultato promesso, lasciando tali costruzioni nella loro illegalità e di fatto giuridicamente e catastalmente inesistenti.

Si ritiene che tale gesto politico, che deve coinvolgere tutte le forze sociali e politiche della Città, oltre ad essere un importantissimo gesto per la risoluzione del problema edificatorio di questa comunità. A giorni il Sindaco e i Consiglieri comunali incontreranno la delegazione dei "caminanti" assieme ai rappresentanti dell'Ufficio tecnico e dell'Ufficio legale del Comune per portare avanti un'azione mirata alla creazione di questa edilizia sociale da inserire in un più ampio contesto di piano di zona per edilizia popolare.

Tale azione verrà anche condivisa con le forze sociali della Città e comunicata alla Procura della Repubblica e alle Forze dell'ordine che hanno dimostrato ad oggi grande attenzione per la tutela del territorio.
Proprio ieri è pervenuto al Sindaco di Noto un plauso da parte del Presidente regionale di Legambiente, dott. Mimmo Fontana, per tale iniziativa che costituisce l'avvio di un procedimento che non è riuscito in nessuna parte della Sicilia.

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Di Fabrizio (del 04/04/2011 @ 09:08:56, in Italia, visitato 1306 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Finalmente è arrivata la notizia tanto attesa: niente tendopoli, niente CIE a Coltano. La gestione dei profughi toccherà alla Regione che li distribuirà in piccoli gruppi nelle singole città Toscane.

Qualche giorno fa, quando il Governo scelse la ex base radar di Coltano, come luogo di "accoglienza", cogliendo di sorpresa e in contropiede l'amministrazione, ci fu un'alzata netta di scudi alla scelta di quel posto disumano e tetro.

Direttamente o indirettamente Amministratori, forze politiche, semplici cittadini non esitarono a sottolineare la "problematicità" di quell'area. Era l'argomento forte: "Noi qui in quest'area abbiamo già una forte presenza di Rom..." Il senso era: abbiamo già dato accoglienza a centinaia di Rom, che sono un peso non indifferente per tutta la città, siamo già impegnati in continui sgomberi di accampamenti Rom, costringendoli a dormire nei furgoni con donne e bambini nelle notti fredde e gelide e se lo fanno non è per protesta o per spirito di un clamore pubblicitario, ma per reale necessità! "Pisa ha già dato, Pisa è satura!"

Sembra che l'argomento abbia fatto breccia anche nei Palazzi del Governo: Pisa, grazie anche per la presenza dei Rom non avrà alle sue porte alcun lager, nessuna tendopoli, nessun Centro Identificazione per Espulsioni (C.I.E.)

Si riparte, grazie a Dio a forme di accoglienza più umana e democratica.

E' una vittoria di tutti, stempera gli animi e ci riempie di soddisfazione... ma non dimentichiamo di riconoscere che gran parte del merito di questa conquista è proprio di tutti quei Rom che abbiamo "usato" per far valere il nostro rifiuto ad una tendopoli a Coltano, alle centinaia di Rom sistemati nei vari campi nomadi autorizzati, ma anche quelli che vivono in accampamenti di fortuna, con la paura di venire sgomberati per l'ennesima volta e dover ricorrere di nuovo a miserabili furgoni per trascorrere altre scomode notti.

Beh, un ringraziamento se lo meritano anche loro, non vi pare?

"Coltano-Pisa: la dignità prima di tutto..." è il bel messaggio scritto su uno striscione, anche i Rom non lo dimenticheranno.

2 Aprile 2011 – campo Rom di Coltano

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Di Fabrizio (del 04/04/2011 @ 09:14:31, in Italia, visitato 1542 volte)

Lettera aperta a Giuliano Pisapia, letta il 31 marzo all'incontro elettorale in via Sammartini 106

Scriviamo dal campo sosta comunale di via Idro 62. Esiste da 22 anni ed ospita circa 130 cittadini italiani, che abitano in zona da 50 anni.
Il nostro grosso guaio è che siamo ZINGARI, e che su di noi ci siano molte voci sbagliate. Tra queste, parlando di questo periodo: che alle elezioni chi ci difende perde voti, invece di guadagnarne. Stasera, assieme a voi, proveremo a ribaltare almeno questo pregiudizio.

Riguardo a noi, la giunta Moratti è stata chiara, da due anni ripete che a Milano non ci saranno più campi nomadi. Ha solo dimenticato qualche "piccolo" particolare: nei campi non ci vuole, in giro per la città neanche, case non ne vuole assegnare... Forse pensa che siamo biodegradabili!
Così, in questa zona, proprio dove abitiamo noi, ha previsto (ricordatevi: NIENTE + CAMPI ROM), di mandare via noi, cittadini italiani che in zona ci siamo da sempre, per costruire un nuovo campo da 600 persone, a rotazione ogni 3 mesi.
Non occorre essere un candidato sindaco a Milano, per capire che questa grande invenzione della Moratti (che nessuno del Comune si è mai sognato di discutere con la zona 2) non piace a nessuno: sicuramente non a noi, ma nemmeno ai cittadini che vivono nell'arco di un km. dal campo, e non piace alle associazioni e ai partiti della zona, con cui da mesi stiamo dialogando.
L'esperienza di Triboniano dimostra che un mega-campo simile è ingestibile e che viverci dentro è un inferno. E noi, che in tanti anni di sacrifici siamo riusciti a sollevarci da una situazione che era simile a quella di chi arriva oggi nei campi "abusivi", corriamo il rischio di trovarci ricacciati indietro di decenni.
Chi ci guadagna? Ognuno faccia i suoi calcoli, ma attorno a noi ci sono almeno 10.000 altri cittadini che non aspettano altro che una sua parola contro questa pazzia. Anche se di elezioni non ne capiamo molto, pensiamo che in un momento dove le percentuali danno i due maggiori candidati quasi alla pari, questi voti possano essere decisivi.

PERMETTETE POCHE PAROLE SU COSA CHIEDEREMO ALLA VOSTRA NUOVA GIUNTA:
La Moratti ha stanziato fior di milioni per la politica verso i Rom e i Sinti, ha promesso incentivi a chi lasciava i campi, ma dopo tutto questo tempo la nostra impressione è che quei soldi finiranno nelle solite tasche.
Noi non siamo abituati a chiedere qualcosa al Comune, vorremmo però che almeno le promesse fossero mantenute e che nel nostro campo, che una volta era nominato come un campo modello, ci fosse almeno la manutenzione ordinaria.
Da vent'anni ci siamo organizzati in cooperativa, operiamo nel mantenimento del verde. In passato, anche con sindaci di destra come Formentini o Albertini, il comune ci appaltava qualche lavoro e potevano campare una ventina di noi. Questa giunta ci ha richiesto un sacco di documenti per provare la nostra regolarità, ancora una volta ha promesso mari e monti, ma poi ha azzerato tutte le commesse.
E' la stessa giunta degli oltre 350 sgomberi in due anni e mezzo, dove il figlio della Moratti può costruire quello che vuole, ma poi si radono al suolo le roulotte con le ruspe. Debole coi forti, forte coi deboli. E' questo il modello di integrazione che ci offrite?
Nomadi, non lo siamo più da anni, ed oggi non sarebbe neanche più possibile. Abbiamo bisogno di SICUREZZA e ONESTA' da parte di chi amministra, non di slogan o promesse. E come noi, ne hanno bisogno anche gli altri cittadini.
Dopo decenni di silenzio, la Moratti ci ha spinto a cercare dialogo, non ci lasci soli e non stia zitto, perché ce ne pentiremmo tutti.

PER TERMINARE: anche la Moratti ha iniziato la sua personale caccia al voto, e non si fa scrupolo di allearsi con liste dichiaratamente neofasciste. Sconfigga questa alleanza, Milano e la sua storia non lo meritano; ed il nostro popolo ha pagato, e rischia di pagare nuovamente, un altissimo tributo al fascismo.

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Di Fabrizio (del 05/04/2011 @ 09:45:30, in Kumpanija, visitato 1392 volte)

Da Roma_Daily_News

Sunday's Zaman By MUHLİS KAÇAR

Strasburgo, 27/03/2011 - La potenziale candidatura di una persona di origine rom nel partito di governo in Turchia alle prossime elezioni nazionali, ha avuto eco attraverso il Congresso dei Poteri Locali e Regionali durante l'incontro di questa settimana al Consiglio d'Europa.

Un funzionario dell'ufficio della rappresentanza speciale del segretario generale per le questioni rom al Consiglio d'Europa, ha definito l'iniziativa un grande passo avanti per affrontare i problemi che i Rom vivono in Turchia come anche in Europa in condizioni sfavorevoli.

L'invito del Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) ad un famoso interprete rom turco a partecipare alle prossime elezioni a deputato per il nuovo Parlamento, ha ricevuto un caloroso benvenuto da Eleni Tsetsekou, del gruppo di supporto della rappresentanza speciale del segretario generale per le questioni rom al Consiglio d'Europa, durante un'intervista esclusiva con Sunday’s Zaman  Strasburgo, dove si teneva la 20a sessione del Congresso dei Poteri Locali e Regionali.

Tsetsekou ha detto che ciò è significativo per l'iniziativa rom in Turchia. Ha detto che era presente anche quando il Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan ha presentato le iniziative del suo governo per i Rom, di fronte ad oltre 16.000 Rom l'anno scorso. L'incontro pubblico ha avuto luogo ad Istanbul il 14 marzo 2010, dando speranza agli stimati 2 milioni di Rom che vivono in Turchia.

A ulteriore supporto di tali iniziative, il primo ministro ha invitato un importante artista di origine rom, ampliamente conosciuto col soprannome di "Balik" (Pesce) Ayhan, Ayhan Küçükboyacı, nelle liste dell'AKP per le prossime elezioni generali di giugno. Parlando di questa preliminare candidatura, Küçükboyacı ha datola sua disponibilità e ringraziato il primo ministro per l'invito ed anche per mantenere la sua promessa sulle iniziative rom. Parlando alla stampa della sua candidatura, ha detto che i problemi dei Rom sono tanti e che questa iniziativa sarebbe per loro una grande sicurezza.

Uno degli argomenti trattati durante la 20a sessione a Strasburgo questa settimana, c'è stata la situazione dei Rom in Europa, che è stata discussa con la partecipazione di Jeroen Schokkenbroek, segretario generale della rappresentativa speciale per le questioni rom al Consiglio d'Europa. Nel suo discorso Schokkenbroek ha portato l'attenzione sui significativi problemi che le comunità rom affrontano nella maggior parte d'Europa nell'accesso all'assistenza sanitaria ed all'impiego, condizioni abitative sotto la norma, segregazione ed istruzione di scarsa qualità per i bambini rom, sgomberi forzati ed atti di ostilità, violenza e discorsi d'odio, compresi politici a livello nazionale e locale. Inoltre, ha ribadito che l'universalità dei diritti umani, inclusi quelli sociali ed il divieto di discriminazione, rimane spesso una teoria che non si applica ai Rom. Ha fatto anche il punto sull'attuale crisi economica nel senso che rischia di aggravare seriamente la situazione.

Tsetsekou ha definito l'invito del primo ministro ad una persona di origine rom per un seggio al Parlamento come un grande passo. Ha anche condiviso le sue osservazioni sui Rom di Turchia con Sunday’s Zaman, dicendo che la comunità è molto attaccata allo stato turco. Ha detto: "Vogliono essere chiamati prima Turchi e poi Rom. Questo dimostra che la loro cultura è riconosciuta dai Turchi."

Ha anche portato le questioni dei Rom in Turchia nel passato. ricordando le difficoltà in materia di comunicazione con le autorità. Ha detto che ora nel governo ci sono persone disposte ad ascoltare e pronte ad intervenire quando vengono chiamate, aggiungendo che simili iniziative devono ora essere puntellate da passi concreti in termine di fornire alloggi adeguati, istruzione, assistenza sanitaria ed impiego.

Secondo statistiche non ufficiali, ci sono trai 15 ed i 20 milioni di Rom in Europa. E' abbastanza difficile avere numeri accurati, considerando il modo in cui i Rom vivono fuori dalla società maggioritaria. Uno dei dibattiti durante la 20a sessione del Congresso dei Poteri Locali e Regionali a Strasburgo riguardava come raggiungere i Rom a livello locale e regionale, dato che sono quelle autorità che sono in prima linea nel servizio alle persone. La fornitura di alloggi dignitosi, istruzione, sanità e sevizi per l'impiego sono esempi di ciò che le autorità regionali e locali dovrebbero assicurare ai segmenti vulnerabili della società.

In Turchia si stima ci siano circa 2 milioni di Rom, secondo "Reaching the Romanlar; un rapporto sugli studi di fattibilità che -mappa- le comunità rom ad Istanbul", uno studio condotto dal Network Studi Romanì Internazionale (IRSN) e sponsorizzato dal British Council turco. Vivono soprattutto ad Istanbul ed Adana, ma i Rom in Turchia sono sparsi in tutto il paese. Tsetsekou dice che ci sono quasi 80 associazioni Rom in Turchia e che questo pone dei problemi in termine di mantenimento del coordinamento tra di loro.

Aggiunge che l'integrazione positiva dei Rom in Turchia potrebbe anche costituire un esempio per altri paesi europei interessati dalla loro presenza, e che si dovrebbero organizzare più incontri per condividere queste buone pratiche.

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