Rom e Sinti da tutto il mondo

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Notizie in italiano dai Rom, Sinti, Kalé, Pavees di tutto il mondo

La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/01/2011 @ 09:31:44, in musica e parole, visitato 1107 volte)

Tratta dalla raccolta Fiabe Zingare di Alberto Melis

La versione originale di questa breve fiaba dei Boyàs argentini (i Ludar), raccontata da Jorge Emilio Nedich, è stata pubblicata su "Lacio Drom". Nello stesso numero della rivista è presente anche la versione in lingua boyàs, cioè in rumaneàste, e una breve nota di Jorge M.F. Bernal (Lolo).

QUESTA È UNA STORIA molto triste, ma è una storia vera. Così raccontava mio nonno, perché lui c'era.
C'era dunque una volta, in un paese lontano lontano, una famiglia di Ludari a cui nacque un bambino. Ma era così piccolo e malaticcio, uno scricciolino tutto occhi e niente ciccia, che i suoi genitori temevano morisse prima ancora di mettere i primi denti e prima ancora di masticare il primo pane.
Il padre allora chiamò una vecchia, una di quelle che vedono le cose che devono restare nascoste (come le maledizioni dette sottovoce o le disgrazie tra capo e collo), per capire se c'era una possibilità che sopravvivesse.
La donna, dopo aver preso in braccio il piccolo, scosse il capo e disse: – Vostro figlio morirà.
Il padre però non volle rassegnarsi.
– C'è qualcosa che io possa fare – chiese – qualsiasi cosa, per impedire che muoia?
– Forse sì – rispose la vecchia. – Prendi uno stivale di pelle di capra e riempilo di tè. Poi prendi uno degli stampi con i quali fabbrichi i tuoi mattoni e mettici dentro lo stivale. Riempilo d'argilla e mettilo a cuocere al sole. Quando il sole l'avrà indurito metti il mattone con dentro lo stivale di pelle di capra pieno di tè nella culla del bambino.
Il padre seguì il consiglio della vecchia. Prese lo stivale di capra più ampio e robusto che riuscì a trovare e lo riempì di tè. Poi mise lo stivale dentro uno stampo per costruire i mattoni (il più ampio e robusto che riuscì a trovare) e coprì tutto con l'argilla. Lo mise al sole, e quando il sole l'ebbe indurito per bene, lo infilò dentro la culla del bambino.
Proprio come aveva detto la vecchia la magia funzionò. Perché il piccolo zingaro non solo non morì, ma crescendo divenne anche un ragazzo bello e intelligente.
La famiglia di Ludari riprese così a viaggiare per il mondo, e viaggiando viaggiando capitò in un deserto molto grande e caldo, dove non cresceva un filo d'erba, e dove non scorreva un filo d'acqua.
Sotto il sole che batteva e batteva, un accidente di sole tondo e sordo, il ragazzo cadde ammalato, dicendo che se non avesse bevuto almeno un po', di sicuro sarebbe morto.
Il padre e la madre, al suo capezzale, piansero a lungo e si disperarono.
– Cosa possiamo fare? – chiese l'uomo a sua moglie.
– Dovremmo dargli un po' d'acqua chiara e dolce…
– Ma la nostra provvista d'acqua è finita – ribatté sconsolato l'uomo.
– Allora di certo morirà.
Fu solo in quel momento che l'uomo si ricordò dello stivale di pelle di capra pieno di tè.
Cercò il mattone d'argilla e lo spezzò. Ma lo stivale di pelle di capra, che ormai era tanto vecchio e rinsecchito, si polverizzò nelle sue mani: e il tè si disperse nella sabbia del deserto.
Fu così che il ragazzo morì e la sua famiglia lo pianse.
Però il terreno dove era caduto il tè rimase umido e fresco. I Ludari scavarono un pozzo e trovarono una sorgente d'acqua.
E ancora oggi, quando una famiglia di Ludari passa per quei luoghi, racconta la storia del ragazzo e dello stivale di pelle di capra pieno di tè.
Anche mio nonno c'è passato, e così mi ha raccontato: «Qui un giovane Ludar ha smarrito la vita, ma al suo posto ha lasciato la sorgente d'acqua più chiara e dolce del mondo».

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Di Fabrizio (del 11/01/2011 @ 09:45:40, in casa, visitato 1129 volte)

Notizie precedenti QUI

Bresciaoggi.it E adesso Brixia Sviluppo deve rimborsare i sinti

Il terreno di Guidizzolo

Brixia Sviluppo dovrà forse restituire i 2.200 euro di caparra che erano stati dati dalle famiglie sinti di via Orzinuovi per l'area di Guidizzolo nel Mantovano.

La vicenda è nota e ha messo a rumore la politica bresciana: a fine 2009 Brixia Sviluppo, società controllata dal Comune al 100 per cento, acquista per 150mila euro un'area edificabile di 500 metri quadrati a Guidizzolo. Obiettivo dell'operazione è rivendere l'area a un prezzo vantaggioso ad alcune famiglie sinti del campo di via Orzinuovi che, in questo modo, lascerebbero il capoluogo e si trasferirebbero a Guidizzolo. Nei piani del Comune di Brescia questa dovrebbe essere solo la prima di una serie di permute con acquisto e successiva rivendita di terreni che dovrebbe portare alla chiusura del campo di via Orzinuovi.

L'OPERAZIONE Guidizzolo, in realtà, si arena ben presto, a causa della protesta degli abitanti e dell'Amministrazione (di centrodestra) del Comune del Mantovano, i quali, di avere come vicini di casa i sinti bresciani, non ne vogliono proprio sapere. Erigono muri, arano i terreni, deliberano atti amministrativi per impedire che nell'area (edificabile) possano esserci case mobili. La mobilitazione nel comune virgiliano occupa le cronache a cavallo tra gennaio e febbraio scorsi.
Risultato: la palla torna a Brescia, con però un nodo in più. Brixia Sviluppo ha già venduto l'area alla famiglia Quirini. L'accordo prevede il pagamento di 300 rate mensili per 25 anni da 512 euro ognuna (in tutto fanno 153.720 euro, 128.100 + Iva, esattamente il costo dell'area), una caparra iniziale di 2.200 euro, la clausola che senza il pagamento di tre rate l'area torni di proprietà della società controllata del Comune di Brescia.

COSÌ ACCADE puntualmente: i sinti, quando vedono quanto accade a Guidizzolo (con tanto di atto amministrativo che vieta l'accesso delle case mobili) si chiedono perché mai dovrebbero acquisire quell'area e infatti non pagano.

L'area torna dunque nella piena disponibilità di Brixia Sviluppo, ma resta il nodo della caparra. È dei Quirini, ma i soldi li ha in cassa Brixia Sviluppo che ora, per provare a vendere l'area ad altri privati (presumibilmente non sinti), ha bisogno di una liberatoria. Firmata da chi? Dai Quirini ovviamente, i quali però - lo hanno fatto sapere nei giorni scorsi - daranno la liberatoria solo se avranno indietro i soldi della caparra. Non si sa se con gli interessi o meno.

Nel frattempo, tramontato il piano acquisto/rivendita di terreni, l'opzione di riserva ideata dal Comune è stata la sottoscrizione del «Patto di cittadinanza» con i sinti di via Orzinuovi. L'accordo, sottoscritto un paio di mesi fa, prevede la bonifica dell'area (costo in carico all'Amministrazione: circa 150 mila euro) e il pagamento da parte di ogni famiglia che vive nel campo di una cifra forfettaria di 150 euro mensili per i consumi elettrici.

I LAVORI DI BONIFICA sono iniziati da un mesetto e dovrebbero concludersi entro poche settimane. Le famiglie che vivono nel campo sono venti (formate da 70 adulti e 35 bambini). Di queste, cinque famiglie dovranno andare via entro febbraio. Due o tre famiglie, che hanno disabili o anziani ultra 75enni, andranno in case popolari, altre due o tre si trasferiranno nel campo di via Borgosatollo.
Il campo di via Orzinuovi, sull'area che rientra fra gli snodi stradali della Piccola Velocità, dovrebbe essere lasciato libero entro un anno. Le 15 famiglie sinti del campo dovrebbero finire nel campo di via Borgosatollo, per il quale è prevista una futura bonifica. E i rom di via Borgosatollo? Alcuni si sono già trasferiti in case popolari del Comune, altri dovrebbero andarci in futuro.

TH. BEN.

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Di Daniele (del 12/01/2011 @ 09:06:07, in musica e parole, visitato 1633 volte)

Da Roma_Daily_News

EMAJ Magazine Rom in Turchia, integrazione attraverso la musica di Adi Halfon | Foto di Margarita Tomo

Turchia. Il sole del mercoledì mattino splende sui vecchi affollati edifici di Bostan, un povero quartiere della città di Istanbul. Molti Rom vivono in quest'area. La sala da tè "Nazlitas" sta in una delle piccole vie. Dentro ci sono circa una dozzina di Rom, seduti attorno a semplici tavoli, che giocano a backgammon, bevono tè e guardano la televisione. L'atmosfera nel locale è molto da uomini e un po' rude. Non hanno un lavoro normale. Alcuni di loro sono disoccupati, alcuni vendono fiori o lustrano scarpe per vivere. Altri sono musicisti. Questo lavoro sembra essere molto popolare in questa comunità. Non è facile essere Rom a Istanbul. Non solo che la maggior parte di essi appartengono ad una bassa classe sociale e spesso si sentono discriminati. "Ogni volta che c'è un furto, la gente da subito la colpa a noi", dice uno dei ragazzi della sala da tè. "Ma ancora", continua, "siamo fedeli alla Turchia. La sentiamo come la nostra terra. I nostri ragazzi fanno servizio nell'esercito turco, siamo Rom e Turchi nello stesso momento". Un altro ragazzo interviene: "Mio zio fa servizio nell'esercito, aveva un alto rango. Tuttavia, una volta che l'esercito ha scoperto che era Rom, gli è stata negata la promozione ed è stato respinto.

Alla sala da tè

C'è qualcosa di interessante con il popolo Rom nella sala da tè. Sono tutti desiderosi di parlare, di far sentire le loro lamentele. Tuttavia, non si fidano dei media. Nessuno degli uomini ha accettato di dire i propri nomi, come se qualcosa accadrebbe loro come risultato. "Giornalisti turchi sono arrivati in questo quartiere ed hanno fatto foto, ma nulla è cambiato", dicono. A casa di Kazim Turkmen, il 56enne leader di una delle comunità Rom, sono state dichiarate cose simili. "Voi arrivate qui a chiedere domande sulla nostra vita", dice Sengul Turkmen, moglie di Kazim, "ma poi andate e scrivete solo quanto siamo poveri."

Nella sala da tè, uno dei ragazzi più anziani racconta la storia della sua vita. Ha 57 anni, e ha iniziato a suonare quando ne aveva 13. É figlio di un musicista, ed ora anche suo figlio segue la sua strada. "Qui la gente mantiene l'occupazione dei loro antenati", dice uno di loro. "La conoscenza di come fare musica veniva tramandata da padre in figlio. Oggi abbiamo capito l'importanza dell'istruzione. Mio figlio, ad esempio, studia musica all'università." Ciò che dice sembra essere vero, tutti gli uomini a "Nazlitas" sono relativamente anziani, eccetto uno. Ozgur Akgul, un 32enne esperto di musica Rom, è d'accordo. "Puoi sicuramente notare che la nuova generazione dei musicisti Rom sta diventando sempre più professionale".

Ozgur Akgul

Turkmen stima che circa il 75% della sua comunità suona. "Per molti di loro", dice, "la musica non è l'unica occupazione, dal momento che non guadagnano tanti soldi da essa. Anche cosi, la musica è un modo per guadagnarsi da vivere, ed anche qualcosa che la gente apprezza fare". Akgul dà un'altra spiegazione a queste cifre incredibili: "I musicisti Rom si stanno integrando nella società turca molto meglio di qualsiasi altro Rom", dice, "perché c'è un alta richiesta di musica. Alcune dei loro tradizionali mestieri, come fare i cesti, non sono più pertinenti. La musica, d'altro canto, è qualcosa che la gente ascolterà sempre." Akgul sta girando un film documentario sui musicisti Rom, che uscirà il prossimo marzo. La sua tesi di laurea è stata sulla musica e sull'identità Rom.

"Quando la musica è iniziata ad essere un'industria, c'era una grande richiesta di nuovi cantanti. Allora i turchi hanno scoperto i cantanti Rom", dice. "La musica aiuta i Rom a cambiare la loro immagine negativa. Una volta che i musicisti Rom diventano popolari, stanno cambiando gli stereotipi che la gente ha verso di loro", rivendica Akgul. Dà un esempio: "Alcuni dei cantanti Rom non sottolineano la loro origine, a causa di questi stereotipi, e a volte cambiano persino il loro nome di famiglia in uno turco", ammette Akgul, "tuttavia, c'è un popolarissimo cantante Rom chiamato Husnu Senlendirici, che ha mantenuto il suo nome e sempre dà enfasi alla sua origine. Lui ha aiutato molto il cambiamento dell'immagine dei Rom.



Le canzoni Rom contengono molta satira e sarcasmo, soprattutto su questioni relazionali. I cantanti Rom, sembra abbiano influenzato il mercato. "Il ritmo di 9/8, che è chiaramente di stile Rom, è divenuto estremamente popolare in Turchia", rivela Akgul. Ma non tutto risulta essere positivo. Nel processo d'integrazione nella società, la comunità cerca di adattarsi ai cambiamenti di stile di vita. " Ero in Grecia, e non riuscivo a comunicare con i Rom locali perché non conosco la lingua Rom", si lamenta una persona della sala da tè, "i Rom greci mi ha detto che non sono un vero Rom".

Kazem Turkman

Turkmen sente che anche il mondo non è più quello di una volta. "Il ruolo di un leader della comunità è molto tradizionale. La nostra comunità ancora ne ha uno, dal momento che la mia comunità mi rispetta per essere un attivista per la comunità stessa", dice, "in altre comunità non ci sono più leader. Sono sostituiti da organizzazioni che aiutano la gente nei loro bisogni quotidiani". E nonostante il processo d'integrazione, i Rom rimangono una minoranza che continua ad avere bisogni sociali. "Perfino ad Istanbul", dice Turkmen, "alcuni vivono nelle tende nelle periferie della città".

La musica conduce verso l'integrazione. E l'integrazione crea dei problemi. Ma se tali problemi possano minacciare i Rom o no, nessuno nella comunità avrebbe osato pensare di fermare la creazione di musica. "Condivido l'idea d'integrazione attraverso la musica, aiuta le persone a comunicare tra di loro", conclude Turkmen, "dopo tutto, il ruolo dei musicisti nella società è insostituibile".

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Di Fabrizio (del 12/01/2011 @ 09:37:48, in casa, visitato 1470 volte)

Da Roma_und_Sinti (i link sono in tedesco) NB: di Hugo Höllenreiner si trova una testimonianza (doppiata in italiano) nel DVD "A forza di essere vento"

Süddeutsche Zeitung von Viktoria Großmann

Hugo Höllenreiner in campo di concentramento fu una vittima di Josef Mengele. Ora sta cercando per sé e la sua famiglia una casa popolare - invano.

foto Vain (© Robert Haas)

Ad agosto 2010 Hugo Höllenreiner ricevette una lettera incoraggiante. Diceva: "Lei ha lasciato un appartamento in affitto ad Ingolstadt, ora abbiamo per lei una casa adatta. La lettera arriva dall'impresa cattolica Sankt Gundekar-Werk Eichstätt, che sta costruendo a Ingolstadt-Hollerstauden 142 appartamenti, 127 dei quali sono alloggi popolari.

Ciò che suona come un avviso di consegna è, tuttavia, per Peter-Stephan Englert amministratore delegato della St. Gundekar-Werk, solo "una lettera di vendita", inviata a tutti e 500 che avevano prenotato, personalizzata con nome e indirizzo. La pubblicità pare necessaria: i primi appartamenti dovrebbero essere abitati a marzo 2011, essendo pronti, ma sono stati siglati solo 45 contratti. Per Hugo Höllenreiner non ci sono appartamenti disponibili.

Höllenreiner ha 77 anni, nel 1943 con la sua famiglia - sono Sinti - fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Lì Höllenreiner dovette subire le "visite" del famigerato dottor Josef Mengele. Ne patisce tuttora le conseguenze fisiche e mentali, è considerato disabile grave.

Non lo sembra: Höllenreiner è un bell'uomo con i capelli bianchi, che va a fare una passeggiata con indosso un completo grigio chiaro ben curato. A novembre ha ricevuto un'altra lettera: "Siamo spiacenti di informarla che la sua domanda per i nostri appartamenti non può essere presa in considerazione". In precedenza a sua nipote, che vive con lui, era stato promesso a voce un appartamento.

Peter-Stephan Englert [...] ha detto della sua richiesta: "Il signor Höllenreiner ha 77 anni, si dovrebbe rivolgere all'assistenza sociale".

Dagli anni '90 Höllenreiner gira la Germania in qualità di testimone. Viaggia molto, parla regolarmente in occasione di eventi commemorativi a Dachau, Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen. La sua storia è stata pubblicata in un libro e ha ottenuto un premio per la letteratura infantile. La sua storia è stata raccontata nelle scuole di Ingolstadt. Là vive assieme alla nipote e alla pronipote in un appartamento, che ora per loro è troppo caro. Perciò, alla fine del 2009 si iscrive a St. Gundekar-Werk. Nel novembre 2010 viene comunicato a sua nipote che non ci sono più appartamenti liberi.

"E' una brutta storia," dice Englert. E dice anche di essere timoroso, perché gli Höllenreiner "non nuotano nell'oro". Una volta che si omette lo stipendio, perché si avrebbe un caso di assistenza, l'ufficio avrebbe dovuto ordinare un appartamento più piccolo ed economico, e gli inquilini si sarebbero dovuti spostare di nuovo. "Vogliamo anche proteggere i nostri inquilini". Englert fa riferimento all'età di Höllenreiner, perché gli appartamenti non erano adatti per inquilini bisognosi di cure o su sedie a rotelle.

Höllenreiner, la nipote Silvana Lauenburger e sua figlia hanno un permesso di soggiorno.  Così Lauenburger si presenta a St. Gundekar-Werk, dicendo che loro vorrebbero vedere un quadrilocale. Più tardi, sembra, che l'appartamento fosse troppo grosso per le tre persone ed i particolari del contratto non erano soddisfacenti. "Ho chiesto allora un trilocale, ma il mediatore ha detto che erano andati tutti".

Per i Sinti non c'è alcun punto di riferimento

Lauenburger si sente discriminata; ritenendo di non ottenere l'appartamento, soltanto perché Sinti. Anche la loro figlia e nipote non hanno avuto nessun appartamento da St. Gundekar-Werk.

Non ci sono a Ingolstadt riferimenti per i Sinti nei bisogni sociali, come in grosse città come Norimberga o Monaco. Silvana Lauenburger si è dunque rivolta, così dice, ad Andreas Lehmann, sindaco di Ingolstadt. Una volta aveva mostrato rispetto per suo zio, andandolo a trovare in ospedale. Ma [stavolta] non aveva voluto riceverla.

"La discriminazione non è con noi", ha detto il sindaco, riferendosi al corpo sociale urbano. Anche St. Gundekar-Werk in settembre ha firmato un impegno volontario per combattere la discriminazione.

Parlando dello sviluppo a Ingolstadt-Hollerstauden, Englert ha detto che si dovrebbe fare attenzione alla selezione degli inquilini. Per questo ha incaricato un libero professionista "che ha talento nella selezione degli inquilini". Così il nuovo sistema automatico di ventilazione non era adatto a tutti. Gli appartamenti sono "case a basso consumo energetico", finanziati dallo stato. Se si rivelano troppo moderni, si rivolgono a lui per chiedere una casa tradizionale "siamo così flessibili". Però ad Höllenreiner ed alla sua famiglia non è stata offerta alcuna alternativa.

L'edilizia popolare è finanziata dal ministero degli interni. Qui non c'è un distaccamento che controlli l'assegnazione degli alloggi popolari. Chi si sente discriminato, riceve aiuto dall'agenzia anti-discriminazione di Berlino. Si verifica spesso che vi si rivolga per la ricerca di appartamenti, ha detto Jens Büttner dell'agenzia anti-discriminazione. In particolare, si sentono svantaggiate del mercato immobiliare, persone dal cognome che suona straniero o coppie omosessuali.

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Di Fabrizio (del 13/01/2011 @ 09:13:29, in Kumpanija, visitato 1088 volte)

Buongiorno,
mi chiamo Simona e lavoro per una compagnia teatrale di Como, TEATROGRUPPO POPOLARE, presente da anni sul territorio della provincia con proposte legate a temi di interesse sociale e culturale: la compagnia nasce come associazione, con l'obiettivo di promuovere una cultura di pace e rispetto delle diversità, valorizzando l'incontro con l'altro attraverso una relazione mediata dal linguaggio teatrale.

Tanti sono gli interrogativi che stimolano la nostra ricerca, tante le perplessità che dialogano con la nostra "artistica" razionalità nel quotidiano lavoro di messa in scena della vita che ci circonda e delle storie che la animano.

Vi scrivo per sottoporre alla Vs. attenzione uno spettacolo teatrale che ci accompagna da qualche anno, ma che - drammaticamente - rimane attuale e significativo giorno dopo giorno.

Il titolo dello spettacolo è "La farfala sucullo" (premio "Teatro e Shoà" 2007): ambientato in un campo di concentramento, vede il protagonista zingaro raccontare la propria vicenda di reclusione personale affiancato da un musicista (cantante del gruppo Sulutumana - www.sulutumana.net) e il suono di una fisarmonica. Lo spettacolo non richiede particolari strutture o spazi dedicati e si presta a essere messo in scena anche presso istituti scolastici.
E' una rappresentazione molto suggestiva, che nell'alternarsi di parole e musiche riesce a trovare un canale comunicativo coinvolgente e partecipato: una proposta culturale che possa offrire conoscenza e quindi muovere le coscienze, perché il razzismo nasce in maggior luogo là dove si ignora.
In allegato la scheda tecnica.

Per approfondimenti e curiosità, invito a visionare il sito nel quale trovare informazioni sugli spettacoli (ci sono anche alcuni stralci video dello spettacolo in questione), oltre che la storia e i riferimenti dettagliati sulla compagnia.

Vi ringrazio per l'attenzione e rimango in attesa di un gentile riscontro

Simona Sabia
www.teatrogruppopopolare.it
334.2207596

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Di Fabrizio (del 13/01/2011 @ 09:58:33, in Italia, visitato 1085 volte)

Realizzata per il GIORNO DELLA MEMORIA 2011, organizzata dall' Associazione La Conta in collaborazione con la Sezione ANPI Martiri di Viale Tibaldi, con l'Istituto Pedagogico della Resistenza di Milano ed il Circolo ARCI Martiri di Turro, che ci sarà, con ingresso gratuito, con tessera arci

Lunedì 17 gennaio 2011 alle 21,00 - Incontro dedicato a "I campi di concentramento dei Rom e dei Sinti in Italia nel periodo dal 1943-1945" dedicato al "Porrajmos, lo sterminio dei Rom e Sinti” con la partecipazione di Ernesto Rossi, studioso e ricercatore dell’Associazione "Aven Amentza - Unione di Rom e Sinti" e Associazione "ApertaMente" di Buccinasco (MI) che ci parlerà, anche con la proiezione di una selezione di brevi documentari, dei campi di concentramento dei Rom e Sinti in Italia.

Circolo ARCI Martiri di Turro via Rovetta 14 - Milano

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Di Fabrizio (del 14/01/2011 @ 09:24:03, in Italia, visitato 1387 volte)

Segnalazione di Sarcinella

NapoliToday

Il comitato Cittadini, associazioni e rom insieme: "Lanciamo questo grido di allarme offrendo tutta la disponibilità per concorrere all'eliminazione dei rifiuti, servizio primario di ogni comunità civile"

di Redazione - 10/01/2011 - LA DENUNCIA ARRIVA DA DOMENICO PIZZUTI, del comitato 'Cittadini, associazioni e rom insieme': cumuli di rifiuti a ridosso della baracche del campo rom di Scampia. "Ieri pomeriggio ho compiuto una visita di controllo sulla stato dell'immondizia non raccolta nel campo nomadi di Scampia, in via Cupa Perillo", ha spiegato Pizzuti.

"Ho notato che l'entrata del piccolo campo dietro la 'scuola rosa', sulla destra, è ostruita da un mare di rifiuti a ridosso delle baracche. In complesso, anche per mancanza di videosorveglianza, continuano gli sversamenti illegali lungo il viale di accesso con tutta una tipologia di inerti (bottiglie di plastica, gomme, materiali edili e di legno, vestiti, ecc.) e soprattutto si allargano sulla strada, che era stata per metà ripulita lo scorso mese, i cumuli di sacchetti intorno alla rotonda con picchi di più di un metro, offrendo uno spettacolo che ha sconvolto qualche candidato alle primarie per sindaco di Napoli che si era recato in civile pellegrinaggio al campo nomadi".

"Lanciamo di nuovo questo grido di allarme, offrendo tutta la disponibilità per concorrere all'eliminazione dei rifiuti, servizio primario di ogni comunità civile - ha concluso Pizuti - Attendiamo un intervento dell'esercito italiano, o dobbiamo mobilitare l'esercito dei residenti e dei volontari sotto guide esperte dei servizi comunali o delle istituzioni? Chiediamo urgentemente da parte della Prefettura un tavolo di concertazione con tutti i servizi interessati, i residenti del campo e le associazioni operanti in loco".

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Di Fabrizio (del 14/01/2011 @ 09:49:50, in Regole, visitato 1439 volte)

L'Espresso di Fabrizio Gatti

Ecco la storia di una coppia di rom italiani che ha fatto ricorso contro lo sgombero

(11 gennaio 2011) Quando si è rom i diritti costituzionali non valgono. Nemmeno se si è cittadini italiani. Nemmeno se si abita da vent'anni in un campo autorizzato dal Comune. È il caso di una coppia che vive in via Idro, periferia est di Milano. Lui, 55 anni, è nato in provincia di Padova. Lei, stessa età, in Brianza. Le due figlie, ancora minorenni, a Milano.

Tre mesi fa Carmela Madaffari, direttore centrale dell'ufficio comunale Famiglia, scuola e politiche sociali, ha scoperto che la mamma delle ragazze ha presunte condanne definitive a carico in base a vecchie sentenze, pronunciate tra il 1974 e il 1982. Così è scritto nell'ordinanza di sgombero. Per questo il Comune ha ordinato lo sfratto a tutto il nucleo familiare da eseguire entro 48 ore. L'articolo 12 del regolamento per la gestione dei campi, entrato in vigore nel 2009, prevede come motivo di revoca dell'autorizzazione la "sopravvenienza di condanne definitive".

La polizia locale di Milano non fa differenza tra condanne già scontate 37 anni fa e reati appena commessi. E nemmeno tra condannati e familiari incensurati, compresi i figli minorenni. Il piano del Comune sta destabilizzando le famiglie rom lombarde che da anni hanno abbandonato il nomadismo e lavorano nella metropoli.

La coppia di via Idro ha fatto ricorso. Nel campo di via Idro sono una ventina le famiglie sotto sfratto per la stessa ragione: "Si tratta in buona parte di sentenze sospese o di condanne per accattonaggio", spiega Antonio Braidic, tra i firmatari di una lettera di protesta: "Dal maggio 2009 si parla dello sgombero del nostro campo. Ma in tutto questo tempo nessuno ci ha mai detto quando avverrà. E quale sarà il nostro destino di cittadini italiani che in questa zona abitano, lavorano e mandano a scuola i figli"

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Di Sucar Drom (del 15/01/2011 @ 09:19:11, in blog, visitato 1440 volte)

Milano, sentenza storica!
Il Tribunale civile di Milano ha accolto il ricorso presentato da dieci rom del campo milanese di via Triboniano contro il sindaco Letizia Moratti, il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il prefetto...

Milano, rom: è una questione di giustizia
Ha ragione don Colmegna: smettiamola di soffiare sul fuoco della paura contrapponendo i rom a chi è in attesa di una casa Aler. Cosa ha detto il tribunale? Che negare le case a queste famiglie perché rom è...

Il Giorno della Memoria 2011: le proposte sul Porrajmos
L’Istituto di Cultura Sinta ogni anno organizza eventi in tutta l’Italia per riflettere sulle persecuzioni su base razziale subite dalle minoranze sinte e rom durante il fascismo e il nazis...

Padova, il giorno della conoscenza della Campagna Dosta!
La Missione Evangelica Zigana (MEZ) organizza una giornata con lo scopo di far conoscere ai padovani le ricchezze espresse delle culture sinte e rom: "Il giorno della conoscenza, le ricchezze delle culture si...

Mirko, Amilcare e la memoria dell'Italia
In questi ultimi giorni sono morti Mirko Levak, rom kalderash di Marghera, l’ultimo rom sopravvissuto ad Auschwitz, e Amilcare Debar (in foto), detto «Taro», sinto piemontese, staffetta e partigiano combattente (col nome di «Cors...

Albenga (SV), Migrantes cerca collaboratori
"Ero forestiero e mi avete ospitato"… È con questa citazione del Vangelo di Matteo che la Migrantes diocesana di Albenga ha deciso di presentarsi e chiedere aiuto a tutti coloro che hanno buona volontà. Un atteggiamento c...

Marmirolo (MN), Sucar Drom e le famiglie sinte ricorrono al Consiglio di Stato
In seguito alla sentenza del TAR di Brescia e alle notizie stampa diffuse in questi giorni ecco il comunicato stampa diffuso questo pomeriggio ai mezzi d’informazione...

Lacio Nevo Bers, un augurio per il 2011
Quest’anno l’Istituto di Cultura Sinta augura a tutti un Buon Anno Nuovo, pubblicando un breve testo tratto dal libro “Non chiamarmi zingaro” di Pino Petruzzelli, edito da Chiarelettere editore. Il breve testo è estratto da un dialogo che l’autore ha con il pittore sinto Olimpio Cari detto Mauso...

Trento, Vagane Sinti in concerto per Il Giorno della Memoria
Sinti project international invita mercoledì 26 gennaio 2010 all’evento che si terrà al Centro sociale Bruno in via Dogana n. 1 (a pochi metri dalla stazione FS Trento/Malè) per celebrare il Giorno della Memoria. Si inizia alle 18.00 all’Enolib...

Fondazione "Anna Ruggiu", premiazione dei giovani rom vincitori delle borse di studio - IX edizione
La Fondazione "Anna Ruggiu" onlus assegnerà tre borse di studio a giovani rom che si sono distinti nel corso dello anno scolastico 2009 – 2010: Teresa Sulejmanovic di Selargius; Milena Dragutinovic di Sinnai e Cristian Stoijanovic di Pabillonis saranno premiati sabato 22 gennaio...

Arezzo, interviene la Curia sul sacerdote che inneggia a Himmler
Pubblichiamo la nota della Curia della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro dopo la pubblicazione sul giornale “Vita parrocchiale” di una dichiarazione scioccante di Don Virgilio Annetti (in foto). Ringraziamo pubblicamente il Vescovo e il Vicario generale per il pronto intervento...

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Di Fabrizio (del 15/01/2011 @ 09:58:56, in Regole, visitato 1484 volte)

Tratto da Polisblog

14 gennaio 2011: Il 27 settembre scorso Roberto Maroni dichiarava:

"Nessuna delle famiglie che saranno allontanate dai campi nomadi regolari di Milano e che hanno i titoli per restare in città, saranno ospitate in alloggi popolari, come originariamente previsto nel piano per l’emergenza rom. (…) E’ una scelta politica, di saggezza, che mette d’accordo le sensibilità di tutti, compresa quella di chi vuole l’assegnazione delle case popolari prima ai milanesi"

E’ notizia di ieri che due delle dieci famiglie del Triboniano che hanno vinto la causa civile sono già entrate negli alloggi.

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