Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/11/2010 @ 09:35:31, in lavoro, visitato 1363 volte)

Da Nordic_Roma (appunto personale: quasi un quadro dei tempi di Steinbeck)

Street News Service

Sono Rom e provengono dal medesimo povero villaggio in Romania. Ora sono a Copenhagen suonando l'armonica per i passanti. Catalin Tudorache e Puiu Toader fanno quello che possono per racimolare abbastanza soldi per le loro famiglie a casa - By Simon Ankjaergaard

Come per molti altri Rom, la vita in Romania è sempre stata una lotta per Catalin e Puiu. Uno stipendio medio non basta a sostenere una famiglia. In quanto Rom, sei automaticamente al livello più basso nella gerarchia sociale. La scelta tra un lavoro instabile per 3 o 4 sterline all'ora o il più basso assegno sociale di circa 1,70 sterline, sono ben lontani da coprire le spese per cibo, vestiti, gas ed elettricità. Non bastano neanche a pagare l'istruzione, cruciale ai bambini rom per rompere la spirale negativa e costruire una vita migliore per loro stessi.

Sei anni fa, Catalin e Puiu decisero di lasciare la povera casa nel villaggio di Mârgineanu, 50 km. a nord-est di Bucarest, per tentare la fortuna fuori dalla Romania. Con gli ultimi soldi comprarono un biglietto d'autobus, destinazione Copenhagen.

Da allora, hanno viaggiato avanti e indietro tra la capitale danese e Bucarest. Tre o quattro mesi in Danimarca, un mese in Romania. E non sono i soli. L'autobus del ritorno è sempre pieno di Rom poveri. Qualcuno ha racimolato solo i soldi per il biglietto. Altri hanno contratto debiti con usurai locali con l'ordine di non mostrarsi in Romania fin quando non avranno guadagnato abbastanza da cancellare il proprio debito.

Pagamenti illegali

"Per sei anni, abbiamo vissuto in questo modo, ma non è diventato più facile. Ogni giorno è ancora una lotta", dice il trentenne Catalin, che ha lasciato in Romania una moglie ed un figlio di tre anni.

Pone la sua armonica in grembo e si accende una sigaretta. Nella luce fioca sotto il ponte della stazione Noerrebrola gente è come un flusso uniforme. Inspira e sorride a più gente che può. Servizio Clienti. Forse gli getteranno una o due monete nella giacca stesa a terra la prossima volta che passeranno. Oggi ha guadagnato 55 corone (£6.20). Più in là in Frederikssundvej, dove il quarantatreenne Puiu lascia che i brani di "Somewhere Over the Rainbow" soddisfino i clienti del supermercato, il reddito della giornata è di 30 corone (£3.40).

"Il nostro reddito dipende dal clima e dalla stagione", dice Puiu. "Quando piove, guadagniamo quasi niente, perché la gente è troppo occupata a cercare di evitare la pioggia." Suonare l'armonica è l'occupazione principale dei due amici, che però sono più contenti quando ottengono qualche lavoro occasionale.

"Ci pagano illegalmente, così non posso dire per chi lavoro. Significherebbe non lavorare più per lui," dice Puiu, che deve racimolare i soldi per sua moglie e tre bambini. "Talvolta sono altri Rumeni che ci raccomandano. Altre volte, sono i capi del commercio che ci trovano per strada e chiedono se vogliamo aiutarli. A volte Danesi, altre volte stranieri", dice.

In quel momento, d'improvviso Puiu smette di parlare e si sbraccia entusiasticamente verso un uomo in tuta da jogging all'altro lato della strada. "E' l'Arabo", dice con un gran sorriso.

"E' mio amico. Ha assunto sia Catalin che me diverse volte. Abbiamo costruito un muro per lui ed anche altre cose. A volte ci paga bene, perché sa che il denaro va alle nostre famiglie. E mi ha dato questa. Gratis." Puiu indica l'armonica.

L'Arabo zigzaga lungo la strada e stringe calorosamente la mano di Puiu. Puiu lo interroga sulle prospettive di lavoro. L'uomo scruta pensieroso e sembra non promettere troppo. Alla fine si stringe nelle spalle. "Forse. Ho il vostro numero di cellulare, Puiu. Ti chiamerò."

"E' mio amico," ripete Puiu e lo segue con gli occhi mentre l'altro si immerge nuovamente nella via trafficata. "E' per lui che possiamo prendere l'autobus per Copenhagen e per tornare."

Oltre a lavorare come muratori, Catalin e Puiu hanno montato controsoffitti in cartongesso e fatto lavori di pulizia. Il pagamento avviene sempre in contanti. Non dispongono di conti bancari e i loro principali non intendono informare le autorità fiscali. I salari variano da poche centinaia di corone a qualche migliaia, dipende dalla quantità di lavoro. Sanno perfettamente di essere scelti per un lavoro soltanto perché sono a buon mercato. Ma non importa: anche uno stipendio ben al di sotto del minimo salariale danese può fare meraviglie per le famiglie a Mârgineanu.

Puiu ripone l'armonica, accende un'altra sigaretta e ingoia una pillola per l'ulcera. Agita lo sporco tubetto delle pillole. "Mi costano 500 corone (£56.20) al mese. Devo prendere sei pillole al giorno. L'ulcera è peggio dei miei calcoli renali," dice. Scuote le spalle e si avvia verso il rifugio di Catalin. Sono due km. e mezzo di strada. Il biglietto dell'autobus è troppo caro.

Senza tetto

Catalin accoglie Puiu con un sorriso. Conosce la routine. Il lavoro ora, come ogni giorno, è di immaginare dove andranno a passare la notte. La notte scorsa hanno dormito da un amico rumeno, ma stanotte non c'è spazio. Sono tornati a Copenhagen in 50 dal villaggio, e così hanno iniziato a telefonare e cercare di trovare un tetto sopra la testa prima che scenda l'oscurità. Spesso la risposta è negativa -come oggi. Altri sono arrivati prima di loro.

Puiu e Catalin restano insieme. Tendono a rimanere isolati dal resto della popolazione rom il più possibile. Non vogliono unirsi al grande gruppo di Rom che si accomodano nei campi o nelle fabbriche abbandonate. Hanno paura di finire negli arresti di massa, come quello di Copenhagen lo scorso luglio, quando la polizia ha sgomberato un campo e una fabbrica. 23 Rom sono stati deportati.

Invece si spostano verso l'area di Amager - in metropolitana, ma senza biglietto. Risalgono e camminano in un parchetto. Qui è dove dormono se non hanno la fortuna di trovare sistemazione da amici. Hanno scelto un boschetto, nascosto lontano dalle panchine piene di graffiti e dai sentieri. Con le teste appoggiate sulle loro piccole borse sportive, parlano tra loro con calma finché non sono interrotti dalla vibrazione del cellulare di Catalin. Al telefono c'è sua moglie. Ha bisogno urgente di soldi. Catalin deve deluderla. Ha soltanto 400 corone (£45), così ci vorrà molto tempo prima che possa tornare a casa. Ma Puiu dovrà aspettare anche di più. Tira fuori 80 corone (£9) dalla tasca. Sono tutti i suoi averi.

"Non possiamo tornare a casa finché non abbiamo almeno 2.000 corone (£225) in contanti per la famiglia," dice Catalin con un sospiro. "Durante un buon mese, possiamo guadagnare fino a 2.500 corone (£280), ma dobbiamo togliere 1.000 corone (£110) per cibo e sigarette. E dobbiamo considerare che il biglietto del bus per il ritorno costa 1.000 corone."

Spesso ci vogliono tre o quattro mesi perché i due abbiano abbastanza soldi per tornare a casa dalle loro famiglie. E dopo, occorre un altro mese per guadagnare denaro per un nuovo viaggio in autobus sino a Copenhagen. Di solito cercano di trovare lavoro come manovali, ma spesso i posti di lavoro sono presi da manodopera a basso costo proveniente da paesi ancora più a est.

La soluzione finale è di affidarsi agli strozzini. E con loro, parte la spirale del debito. "Ho avuto diverse volte in prestito i soldi del biglietto del bus," dice Catalin. "Quel debito dev'essere pagato ed è per questo che devo guadagnare di più quando sono in Danimarca. E poi ci vuole più tempo prima che possa rivedere mio figlio e mia moglie," sospira.

Sente di trascurare la sua famiglia con le sue lunghe assenze, ma Puiu non è d'accordo. Può darsi che il loro cuore appartenga a Mârgineanu, ma è la necessità che li ha spinti in Danimarca. Puiu pone la domanda retorica: "Cos'altro dovremmo fare? Non possiamo guadagnare abbastanza in Romania da provvedere alle nostre famiglie e pagare l'istruzione dei figli. Non è negligenza. E' una necessità."

Schiocca l'indice destro nel palmo della mano per sottolineare l'argomento. "Se ne avessi la possibilità, certo che starei in Romania. Ma è impossibile. Fintanto che la Romania rimarrà povera, viaggeremo verso i paesi più ricchi per far soldi. E' così semplice."

Originally published by Hus Forbi, Denmark. © www.streetnewsservice.org

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Di Fabrizio (del 12/11/2010 @ 09:58:11, in scuola, visitato 1315 volte)

Ricevo da Stefano Nutini

Buongiorno a tutte/i,
dopo il finanziamento di tre borse lavoro, abbiamo deciso di finanziare tre borse di studio.
I beneficiari sono tre ragazzi: Ovidiu, Marian e Belmondo, che abbiamo conosciuto perché i loro fratelli più piccoli frequentano (o hanno frequentato) le scuole di Rubattino.

Ovidiu, 15 anni, e Marian, 16 anni, frequentano dal 2 novembre 2010 la scuola bottega dell’EINAIP di Pioltello: ci sono laboratori di alfabetizzazione e socialità e molti laboratori di formazione (cucina, carpenteria, meccanica…), da frequentare per 4 pomeriggi alla settimana. Quando gli educatori ritengono che i ragazzi siano pronti, li inseriscono in un tirocinio. Per Marian, che ha già ottenuto la licenza media al CPT, il percorso di apprendimento dovrebbe essere abbastanza breve e dovrebbe essere inserito rapidamente in un tirocinio. Ovidiu avrà tempi più lunghi: da due anni non va più a scuola e un tentativo di inserirlo alle medie è fallito.

Belmondo, 16 anni, sempre dal 2 novembre 2010 sta frequentando un corso di scuola bottega (in particolare di meccanica della bicicletta) presso le Vele di Pioltello. E’ inserito in un gruppo di lavoro ristretto (si tratta infatti di 6/7 ragazzi) e questo consente di fare un corso molto intensivo. Tra l’altro anche la frequenza è molto impegnativa: fino a giugno tutti i giorni dalle 9 alle 17, eccetto il lunedì mattina. Per Belmondo sarà una vera rivoluzione: dalla quarta elementare non va più a scuola e il suo italiano è piuttosto stentato.

Ovidiu da qualche tempo ha una situazione più stabile: vive in una casa di assegnazione provvisoria e suo padre lavora come muratore. Marian e Belmondo invece “abitano” all’interno di campi irregolari.

I corsi che stanno frequentando sono gratuiti: noi copriamo per tutti e tre i ragazzi il costo dei trasporti (abbonamento ATM e treno) e a due di loro assegniamo anche un contributo mensile di 100€ ciascuno per sostenere questo percorso.

Il contributo della Comunità di S Egidio è stato fondamentale, in particolare per l’individuazione dei corsi più adatti e per il lavoro svolto insieme agli educatori dell’EINAIP e delle Vele affinchè questi corsi possano avere la maggior efficacia possibile.

Di nuovo grazie a tutte/i
Le mamme e le maestre di Rubattino

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Di Fabrizio (del 12/11/2010 @ 09:59:06, in casa, visitato 1317 volte)

Segnalazione di Paolo Teruzzi

 il link per chi legge da Facebook

De Corato (Pdl): "Se cominciamo a dare le case ai Rom, ne arriverà un milione". Salvini (Lega): "Nessuno fa politica nella Lega per dare privilegi a chi vive nei campi".

Trascinata fino alle soglie della nuova campagna elettorale per le prossime comunali, a Milano l'emergenza nomadi stenta a trovare una conclusione. Nonostante i milioni di euro stanziati dal ministero dell'Interno, la maggioranza di centro destra litiga sulle soluzioni.

Le ambizioni di Roberto Maroni si infrangono sui muri del più grande campo di Milano, quello di via Triboniano, dove l'assegnazione di alcune case comunali ha fatto insorgere Lega e Pdl. Il Comune fa marcia indietro, ma i contratti ci sono, e i Rom portano Maroni e la Moratti in tribunale.


A proposito:

Nell'ambito della campagna DOSTA! di Milano

12 novembre - ore 18-20.30 Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, via Romagnosi 3 MILANO
"Rom: a Milano si può? Politiche abitative (e altro): soluzioni possibili"
Saluti: Carlo Feltrinelli presidente della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Introduzione: un esponente dell'UNAR; Alfredo Alietti, Upre Roma, docente di sociologia università degli studi di Ferrara

Testimonianze: don Massimo Mapelli, Casa della Carità; abitanti dei campi; Interventi: Laura Balbo, docente di sociologia università degli studi di Padova; Antonio Tosi, docente di sociologia urbana al Politecnico di Milano; Tommaso Vitale, Scientific Director of the Master "Governing the Large Metropolis" CEE, Sciences Po Paris

E' stata invitata Mariolina Moioli, assessore alle politiche sociali Comune di Milano.

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Di Fabrizio (del 13/11/2010 @ 08:58:03, in Europa, visitato 1071 volte)

Presseurope Una settimana da rom
10 novembre 2010 ADEVĂRUL BUCAREST

Un giornalista si cala nei panni di uno zingaro per comprendere meglio il "problema" che divide l'Europa. E scopre che il disprezzo per la diversità è forte, ma la discriminazione è dovuta soprattutto alla povertà.

Cristian Delcea
Mai prima d'ora i rom erano stati tanto al centro del dibattito pubblico. Quest'anno sono stati espulsi dalla Francia ottomila zingari romeni, anche se la metà di loro vi ha già fatto ritorno. Quali speranze hanno di essere accolti in Romania? Io ho cercato di scoprirlo indossando per una settimana i panni dello zingaro-tipo: cappello, camicia variegata, giacca di pelle, pantaloni di velluto. Mi sono lasciato crescere i baffi. La pelle scura l'avevo già, grazie a dio.

Ho iniziato da Piazza dell'Università a Bucarest. C'erano alcuni studenti ubriachi che si sono fatti beffe di me, gridandomi dietro quegli insulti arci-noti nella lingua zigana: “mucles” (chiudi il becco!), “bahtalo” (buona fortuna!), “sokeres” (come va?). Un tipo biondo grande e grosso mi ha scattato qualche fotografia, poi ha fotografato le bottiglie allineate sul marciapiedi, i cani, i mendicanti. Probabilmente, sul suo computer in Scandinavia la mia fotografia sarà etichettata “spazzatura a Bucarest”.

Quella stessa sera, sul tardi, sono andato al Teatro Nazionale. La gente che mi stava intorno non era in verità lieta della mia presenza, ma nessuno ha detto nulla. Ho sentito le stesse risate di prima, provenienti da un gruppo di giovani. Mi è sembrato che siano proprio loro i più cattivi verso gli zingari. Ti ridacchiano sempre dietro le spalle. Può anche darsi che i loro sguardi facciano più male ancora dell'occhiata crudele di Nicolas Sarkozy, il presidente francese.

Vorremmo che gli zingari profumassero
Da noi ci sono campagne per l'integrazione e l'alfabetizzazione dei rom, ma non ci sono campagne perché la gente eviti di ridere alle spalle di uno zigano per strada. Ma questa non è discriminazione. Nessuno mi ha cacciato da un bar o da un ristorante. Finché hanno incassato i miei soldi, mi hanno accolto a braccia aperte. A esser vittima di discriminazione in Romania non sono gli zingari, bensì i poveri.

Vorremmo che gli zingari profumassero e amassero l'arte, ma nessun datore di lavoro vuole assumere uno zingaro. E senza soldi lo zingaro precipita nella miseria, oppure cerca dei mezzi non convenzionali per procurarseli. Ho cercato di ricorrere ai mezzi convenzionali, ho fatto tutto quanto era in mio potere per farmi assumere. Ho consultato la pagina delle offerte di lavoro sui giornali per operai non qualificati, lavamacchine, autodemolitori.

A telefono mi hanno detto che posti di lavoro ne avevano ancora, ma quando sono arrivato alcuni mi hanno semplicemente detto “Vattene, zingaro!”, altri mi hanno scacciato insultandomi e dicendo: “Non assumiamo più nessuno!” Perfino i netturbini mi hanno respinto. La figlia del capo mi ha guardato dietro gli occhiali e mi ha detto: "Non assumiamo. Non l'abbiamo mai fatto". Il che significa, indubbiamente, che gli spazzini che si davano il cambio in cortile devono essersi tramandati quel lavoro di padre in figlio.

Sulla strada
Pensavo, in ogni caso, che una certa solidarietà esistesse. Se non nella popolazione, quanto meno tra automobilisti. Alla periferia di Bucarest ho forato una gomma, più o meno di proposito. Ho trascorso più di tre ore sul ciglio della strada, gesticolando, facendo segno agli altri automobilisti di passaggio di aver bisogno di aiuto. Ho letto parolacce e ingiurie sulle labbra di alcuni. Altri mi hanno suonato dietro il clacson ridendo. Uno ha perfino fatto finta di venirmi addosso. Ero completamente solo. Centinaia di persone mi sono passate accanto senza prestare soccorso. In quel preciso momento ho compreso perché gli zingari si spostano in gruppo: se restassero soli morirebbero.

Alla fine si è fermata una vecchia Skoda Octavia. Ne è sceso un disgraziato sulla cinquantina, che indossava una salopette sporca. Nei due minuti necessari ad aiutarmi a sostituire la ruota, mi ha aperto il suo cuore: "Ti avevo visto, due ore fa, quando mi avevi fatto segno di fermarmi. Ti ho guardato nello specchietto retrovisore e mi sono pentito di non essermi fermato subito. Mi sono ripromesso, se tu fossi stato ancora qui al mio ritorno, di fermarmi. Ecco: credi che abbia fatto una buona azione?" A testa bassa gli ho risposto: "Sì, signore".

Ripartendo per Bucarest mi sono fermato a fare benzina. Un impiegato della stazione di servizio è uscito dal gabbiotto un po' impaurito e mi ha chiesto: "Ti sei rifornito alla pompa 5?" No, alla pompa 4. Alla pompa 5 avevano fatto benzina alcuni zingari a bordo di un'automobile dalle targhe gialle (quelle temporanee delle automobili appena acquistate in Germania, difficili – per non dire impossibili – da rintracciare). Avevano fatto il pieno e si erano dimenticati di pagare. Mi sono voluto illudere che anche loro fossero giornalisti alle prese con un esperimento giornalistico.

Questo articolo finisce dove è iniziato, in Piazza dell'Università. Credo di aver concluso ben poco, di non aver trovato una soluzione al problema dei rom. Come vuole la società che vada a finire per loro? Dopo essere stato trattato come uno zingaro per sette giorni, oserei dire che la risposta l'ho trovata sulla parete di una vecchia casa, dove qualcuno ha riportato un versetto del vangelo (Giovanni 3,7): “Bisogna che voi siate generati di nuovo”. E in questo caso non si tratta di una metafora. (traduzione di Anna Bissanti)

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Di Fabrizio (del 13/11/2010 @ 09:04:27, in Italia, visitato 1340 volte)

sabato 20 novembre · 10.00 - 13.00
Piazza della Pilotta, 3 - ROMA

Siete curiosi di sapere come si vive davvero in un campo rom autorizzato, meglio noto come "villaggio attrezzato" del Comune di Roma?
Volete sapere se strutture del genere favoriscano effettivamente la sicurezza e l'integrazione dei rom, come sbandierato dalle autorità? Volete scoprire se i diritti fondamentali dei bambini siano pienamente garantiti e se le case, gli spazi e le condizioni igienico-sanitarie rispettano realmente i parametri di legge?
Allora non mancate all'appuntamento con la presentazione della ricerca: "Esclusi e ammassati: il Piano Nomadi a Roma e l'infanzia rom", a cura dell'Associazione 21 luglio, che si terrà sabato 20 novembre 2010 alle ore 10:30 nella cornice di Palazzo Frascara in piazza della Pilotta 3, nel pieno centro di Roma.

Il rapporto è nato dall'esigenza di analizzare l'impatto che hanno avuto le politiche sociali del Piano Nomadi di Roma sui diritti dell'infanzia rom e, in particolare, prende in esame un "villaggio attrezzato" modello del Piano Nomadi messo a punto dall'amministrazione comunale della Capitale.
L'indagine si concentra su alcune caratteristiche fondamentali riscontrabili all'interno del campo, quali le dimensioni delle abitazioni, gli spazi dedicati alle attività sportive, la distanza tra il villaggio stesso e i servizi essenziali (ospedali, luoghi di socializzazione, trasporto pubblico), la sicurezza, l'istruzione dei minori e le condizioni igienico-sanitarie.
Attraverso queste analisi, l'Associazione 21 luglio ha voluto verificare di prima mano le possibili situazioni di esclusione, segregazione e privazione dei diritti sanciti dalle convenzioni internazionali che riguardano i minori rom nella città di Roma, facendo riferimento principalmente alla Convenzione sui diritti dell'Infanzia siglata a New York il 20 novembre 1989.

L'indagine, iniziata il 1 luglio 2010 e conclusa il 15 settembre 2010, è stata condotta con una ricerca sul campo, utilizzando alcuni strumenti dell'analisi qualitativa quali l'osservazione diretta e le interviste in profondità. L'equipe di ricerca è composta da un antropologo, un esperto di storia e cultura rom, una mediatrice culturale, un esperto di diritti umani, un avvocato, un ingegnere e una psicologa.

All'evento del 20 novembre, Giornata per i Diritti dell'Infanzia, che sarà condotto dal direttore di Current Tv Davide Salenghe, saranno presenti numerosi rappresentanti dell'associazionismo (tra cui non mancherà Amnesty International. Sarà proiettato, infine, il bellissimo film documentario "Me sem rom".

Per guardare la locandina di presentazione della giornata vai al sito http://www.21luglio.com/presentazione.htm

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Di Fabrizio (del 14/11/2010 @ 09:32:29, in scuola, visitato 1445 volte)

Segnalazione di Laura Coletta

sabato 20 al teatrino del parco ex trotter
h. 11.30 – 13,00 i bambini della scuola elementare Russo – Pimentel presentano una danza del Congo per il progetto Harembee Baninga (lavoriamo insieme amici).

A seguire: QUANDO IL DIRITTO DI ANDARE A SCUOLA E’ IN PERICOLO - incontro pubblico sulla situazione dei bambini delle comunità rom di Milano

Interventi e testimonianze: mamme e maestre di via Rubattino;
mamme e maestre di via Russo
don Massimo Mapelli della Casa della Carità
di Patrizia Quartieri
F. Casavola del comitato Vivere zona 2
comunità di Sant’Egidio

Verrà proiettato il film “Seminateci bene” alla presenza degli autori.

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Di Sucar Drom (del 14/11/2010 @ 09:48:12, in musica e parole, visitato 1209 volte)

 link per chi legge da Facebook

Il Giornale Il gruppo rock locale Vama lancia un pezzo (in inglese) per criticare la politica delle espulsioni del presidente francese: "Se tutti i nomadi fossero ladri avrebbero già rubato la Tour Eiffel...". E sul web diventa subito un tormentone

Rimpatri forzati? Al presidente francese gli zingari rispondono per le rime... e pure in musica. Proprio così: una canzone dal tipico sound gitano per denunciare la politica di Nicolas Sarkozy sull'espulsione di rom e nomadi.

La hit s'intitola "Sarkozy versus Gipsy", il video della canzone - composta dai Vama, uno dei più celebri gruppi rock della Romania - con tanto di parodia dell'inno francese, e già impazza sul web transalpino. Ecco alcuni passaggi del testo: "Hey, hey, Sarkozy, why don't you like the Gypsies?" (Sarkozy, perché non ami i gitani?), recita il ritornello. E ancora la curiosa argomentazione: "Se tutti i rom fossero ladri, la Torre Eiffel sarebbe già scomparsa". Quindi l'amaro sfogo: "Cerchiamo una vita migliore, ma voi decidete che non possiamo restare. Noi siamo esseri umani prima di tutto", cantano i Vama in inglese.

"Per noi - spiega Tudor Chirila, leader del gruppo, in Romania una vera star - è un modo per denunciare con ironia l'assurda soluzione trovata dal presidente francese per risolvere la questione" dell'integrazione dei rom. "Volevamo anche dimostrare che fare delle generalizzazioni è pericoloso", taglia corto Chirila. Che intanto passa al botteghino...

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Di Fabrizio (del 15/11/2010 @ 09:15:12, in Europa, visitato 1340 volte)

Da Bulgarian_Roma

Blog.soros.org 8 novembre 2010 | by Violeta Naydenova
Apparso originariamente in bulgaro su
Dneven Trud e 24 Chasa.

Siamo contemporaneamente una "tribù nomade" o un "incubatore per generare crimine". Questi commenti fatti dal primo ministro Boyko Borisov e dal vice ministro e ministro degli interni Tsvetan Tsvetanov il mese scorso a Bruxelles danno uno sguardo a come ci sente ad essere Rom nel mio paese. Nonostante Tsvetanov si sia lamentato che i media abbiano travisato le sue parole, il danno è fatto per me, per la mia famiglia e per gli 800.000 Rom che vivono in Bulgaria.

La Commissione Europea ha giudicato il commento del ministro degli interni "inaccettabile", ma mi chiedo se le sue osservazioni siano inaccettabili anche per il Bulgaro medio. Ci si rende conto che il modo in cui i Rom sono trattati nel nostro paese non è giusto? Perché siamo così svelti nel difenderci dagli attacchi alla nostra identità nazionale e ancora silenti sul trattamento alla più vasta minoranza etnica del paese? Invece di dibattere sulla validità di queste dichiarazioni, potremmo semplicemente pensare a come trattiamo i nostri connazionali Rom?

Nel 2009, gli eletti ed il pubblico di massa bulgari reagirono con indignazione quando il paese venne ritratto come una "latrina" dall'artista David Cerny. Ci si sentiva male a sedersi ed accettare un simile stereotipo.

Lo stesso vale per la nostra immagine in Italia. I Bulgari sono ritratti nei media come criminali e la grande maggioranza delle notizie sui Bulgari si focalizza sulla criminalità. Naturalmente, il Bulgaro medio mai accetterebbe questa generalizzazione. Ma quando si tratta dei nostri stereotipi sui Rom, in qualche modo dimentichiamo cosa vuol dire essere trattati in maniera dispregiativa. E' facile per noi semplificare i nostri pensieri su di un certo gruppo di persone quando leggiamo solo brutte notizie su di loro. Ma non è corretto, semplicemente non è giusto.

Tsvetanov ha fatto le sue dichiarazioni senza pensare alle conseguenze delle sue parole. In seguito ha anche affermato di essersi basato sui risultati riguardo al numero dei crimini registrati nel paese. Bene, si potrebbe facilmente chiedere a Tsvetanov se conosce o meno il numero reale dei Rom in Bulgaria, così potrebbe fare una buona analisi comparativa sul numero di crimini commessi da diversi gruppi etnici. Ma ignoriamo questo punto.

Perché quando un Rom commette un reato viene lui solo etichettato come tale, ma quando vince un campionato europeo di boxe, come Boris Georgiev, viene etichettato semplicemente come Bulgaro? La criminalità non ha etnia, e gli stereotipi criminali negativi non servono a nessuno se non ai politici populisti. Sì, abbiamo bisogno di aprire gli occhi e guardare in faccia i nostri problemi, ma stigmatizzare i Rom e rimproverare i governi precedenti per aver fallito nell'integrazione non è una via d'uscita.

Invece, dovremmo cercare soluzioni su come i Rom possano avere le stesse opportunità, diritti e doveri del resto della società bulgara. I Rom non dovrebbero vivere come emarginati nei ghetti e/o segregati in quartieri ai margini delle nostre città. I Rom dovrebbero vivere con la maggioranza, e questo succederà soltanto quando non sarà più accettabile che i nostri eletti possano fare questa sorta di dichiarazioni.

Tsvetanov ha mai visto coi suoi occhi come vive una singola famiglia in un quartiere rom? Ha mai chiesto loro dei loro problemi o sulle opportunità che hanno avuto nella loro vita, prima di fare simili affermazioni? I Rom, come molti altri Bulgari, lasciano il paese per ottenere una vita migliore. La maggioranza delle persone in Bulgaria sono espulsi dal paese a causa della povertà. Per i Rom la situazione è ancora peggiore dato che il tasso di disoccupazione è il più alto in tutta la Bulgaria. I Rom lasciano la Bulgaria perché si trovano di fronte alle discriminazioni e sono in cerca di una vita migliore.

Dobbiamo svegliarci e guardarci attorno per vedere cosa sta succedendo. Viviamo in un paese che dal 2007 è membro dell'Unione Europea. Il nostro governo ha concordato di essere parte di un'Unione sulla base di valori come il rispetto della dignità umana, libertà ed uguaglianza. Ognuno ha il diritto di vivere con dignità in condizioni di vita normali e pari accesso ad un'istruzione di qualità, assistenza sanitaria ed occupazione, ma la maggioranza dei Rom in Bulgaria non usufruisce di questi diritti.

Insistiamo nello stereotipare i Rom perché sono visti come "stranieri" dalla popolazione maggioritaria. Questi stessi stereotipi hanno portato i genitori bulgari di Pazardjik a ritirare i loro figli dalle classi con studenti rom.

Questo non è come immagino la mia vita o quella dei miei figli. Non voglio cercare opportunità in un altro paese. Voglio godermi i miei diritti e vivere in dignità come Bulgara, Europea e Rom. Tsvetanov, dovremmo aprire un dialogo e parlare ai Rom. Sia il governo che i Rom devono lavorare assieme per un'integrazione di successo ed una strategia inclusiva dove i Rom diventino cittadini a pieno diritto. Oggi, l'Unione Europea ci sta dando una mano. Tsvetanov, lavoriamo assieme per costruire una società aperta e giusta, dove il nostro governo sia responsabile per tutti i Bulgari - Rom e non-Rom.

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Di Fabrizio (del 15/11/2010 @ 09:52:49, in musica e parole, visitato 1451 volte)

L'associazione LA CONTA vi invita a partecipare alla serata "DJELEM DJELEM" (ho camminato, ho camminato), con cena con cibi da ricette tradizionali/popolari dell’Est Europa e GEORGE MOLDOVEANU, in concerto con il suo violino di musiche popolari zigane e non solo, organizzata dall'Associazione La Conta - ONLUS, che ci sarà venerdì 26 novembre 2010 alle ore 19,45 presso la CGIL - Salone Di Vittorio, in Piazza Segesta 4 con ingresso da Via Albertinelli 14 a Milano.

Sarà una serata piacevole e conviviale con George Moldoveanu in concerto con il suo magico violino, che ci presenterà alcune delle splendide musiche tradizionali/popolari zigane e non solo, capaci di sorprendere ed emozionare per la loro bellezza e per la bravura di George. Si potranno inoltre apprezzare i cibi da ricette tradizionali/popolari dall’Est Europa, preparati con passione e cura dai nostri cuochi e, se lo si desidera, associarsi all' Associazione La Conta - ONLUS, per contribuire alla realizzazione del progetto associativo di solidarietà sociale e di valorizzazione della cultura popolare. Per la serata è richiesto a ciascuno un contributo all'Associazione di 25,00 euro.

GEORGE MOLDOVEANU

E' un bravissimo violinista solista e direttore d’orchestra. Figlio d’arte, a 15 anni si esibisce nel suo primo concerto pubblico. A 33 anni è già direttore di un complesso di musica popolare e fino al 1989 dirige l’Ansamblul Doina Doljului di Craiova (Romania), per poi diventare primo violino di uno dei più importanti complessi romeni, l’Ansamblul Maria Tanase, pluripremiato in numerose tournées all’estero (Parigi, Atene, Sofia, Il Cairo, ecc.). A Milano dal 1999 George Moldoveanu ha suonato all’Auditorium del Centro Bonola, a Radio Popolare, al Palalido (presentato da Gaetano Liguori e complimentato da Dario Fo e Franca Rame), alle Vie dei Canti, manifestazione promossa da Comune di Milano e Arci, all’Università Cattolica, alla Provincia di Cremona, all' Università Statale di Milano e in varie altre occasioni. George ha al suo attivo uno splendido cd "Iubire de femeie" - 2003, Romania. George suona anche nelle strade e piazze della nostra città nonché ai matrimoni, nelle feste di compleanno e popolari, facendo conoscere ed apprezzare lo splendido repertorio violinistico zigano.

Per ragioni organizzative vi saremo grati se confermate la vostra presenza alla serata con cena prima possibile ma comunque entro e non oltre martedì 23 novembre 2010 all'indirizzo laconta@intrefree.it

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Di Fabrizio (del 16/11/2010 @ 09:08:13, in Italia, visitato 1369 volte)

Segnalazione di Davide Castronovo

L'invito di Aldo Deragna dal campo di Chiesa Rossa

link da C6.tv per chi legge da Facebook

Milano. Continua il viaggio di c6.tv alla scoperta della vera realtà dei rom italiani, oltre gli sgomberi e i disagi. Oggi siamo stati ospiti di Aldo Deragna che con la sua famiglia vive da 10 anni nel campo di Chiesa Rossa. Un campo fatto di case mobili e in muratura, niente a che vedere con le immagini di sgomberi e disagio a cui siamo abituati. Lui e gl altri rappresentanti del campo hanno scritto una lettera al prefetto per invitarlo a toccare con mano ciò che amministra e che probabilmente non conosce. Attendono una risposta e nel frattempo, alle prossime comunali, Aldo dice che voterà Boeri. Servizio di Claudia Bellante

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