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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 07/07/2008 @ 00:11:09, in Italia, visitato 1160 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

di Gad Lerner: Cominciò con un inaspettato censimento etnico, nel mezzo dell’estate di settant’anni fa, la vergognosa storia delle leggi razziali italiane. Alle prefetture fu diramata una circolare, in data 11 agosto 1938, disponendo una "esatta rilevazione degli ebrei residenti nelle province del regno", da compiersi "con celerità, precisione e massimo riserbo".

La schedatura fu completata in una decina di giorni: 47.825 ebrei censiti sul territorio del regno, di cui 8.713 stranieri (nei confronti dei quali fu immediatamente decretata l’espulsione).

Per la verità si trattava di cifre già note al Viminale. "Il censimento quindi fu destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare", scrive la storica francese Marie-Anne Matard-Bonucci ne "L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei" (il Mulino). Naturalmente, di fronte alle proteste dei malcapitati cittadini fatti oggetto di quella schedature etnica fu risposto che essa non aveva carattere persecutorio, anzi, sarebbe servita a proteggerli.

Nelle diversissime condizioni storiche, politiche e sociali di oggi, torna questo argomento beffardo e peloso: la rilevazione delle impronte ai bambini rom? Ma è una misura disposta nel loro interesse, contro la piaga dello sfruttamento minorile!

Si tratta di un artifizio retorico adoperato più volte nella storia da parte dei fautori di misure discriminatorie: "Lo facciamo per il loro bene". A sostenere la raccolta delle impronte sono gli stessi che inneggiano allo sgombero delle baracche anche là dove si lasciano in mezzo alla strada donne incinte e bambini. Ma che importa, se il popolo è con noi?

Lo so che proporre un’analogia fra l’Italia 1938 e l’Italia 2008 non solo è arduo, ma stride con la sensibilità dei più. L’esperienza sollecita a distinguere fra l’innocenza degli ebrei e la colpevolezza dei rom. La percentuale di devianza riscontrabile fra gli zingari non è paragonabile allo stile di vita dei cittadini israeliti, settant’anni fa.

Eppure dovrebbero suonare familiari alle nostre orecchie contemporanee certi argomenti escogitati allora dalla propaganda razzista, circa le "tendenze del carattere ebraico". Li elenco così come riportati il libro già citato: nomadismo e "repulsione congenita dell’idea di Stato"; assenza di scrupoli e avidità; intellettualismo esasperato; grande capacità ad adattarsi per mimetismo; sensualismo e immoralità; concezione tragica della vita e quindi aspirazioni rivoluzionarie, diffidenza, vittimismo, spirito polemico e così via.

Guarda caso, per primo veniva sempre il nomadismo. Seguito da quella che Gianfranco Fini, in un impeto lombrosiano, ha stigmatizzato come "non integrabilità" di "certe etnie"; propense – per natura? per cultura? per commercio? - al ratto dei bambini. Il che ci impone di ricordare per l’ennesima volta che negli ultimi vent’anni non è stato mai dimostrato il sequestro di un bambino ad opera degli zingari.

Un’opinione pubblica aizzata a temere i rom più della camorra, si trova così desensibilizzata di fronte al sopruso e all’ingiustizia quando essi si abbattono su una minoranza in cui si registrano percentuali di devianza superiori alla media. Tale è l’abitudine a considerare gli zingari nel loro insieme come popolo criminale, da giustificare ben più che la nomina di "Commissari per l’emergenza nomadi", incaricati del nuovo censimento etnico. Un giornalista come Magdi Allam è giunto a mostrare stupore per la facilità con cui si è concesso il passaporto italiano a settantamila rom. Ignorando forse che si tratta di comunità residenti nella penisola da oltre cinquecento anni: troppo pochi per concedere loro la cittadinanza? Eppure sono cristiani come lui…

Il censimento etnico del 1938, "destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare", come ci ricorda Marie-Anne Matard-Bonucci, in ciò non è molto dissimile dal censimento dei non meglio precisati "campi nomadi" del 2008. In conversazioni private lo confidano gli stessi funzionari prefettizi incaricati di eseguirlo: quasi dappertutto le schedature necessarie erano già state effettuate da tempo.

L’iniziativa in corso riveste dunque un carattere dimostrativo. E i responsabili delle forze dell’ordine procedono senza fretta, disobbedendo il più possibile alla richiesta di prendere le impronte digitali anche ai minori non punibili, nella speranza di dilazionare così le misure che in teoria dovrebbero immediatamente conseguirne: evacuazione totale dei campi abusivi e di quelli autorizzati ma fuori norma; espulsione immediata dei nomadi extracomunitari e, dopo un soggiorno di tre mesi, anche dei nomadi comunitari; quanto agli zingari italiani, gli verrà concesso l’uso delle aree attrezzate solo per brevi periodi, dopo di che dovranno andarsene (sono o non sono nomadi? E allora vaghino da un campo all’altro, visto che le case popolari non gliele vuole dare nessuno).

Si tratta di promesse elettorali che per essere rispettate implicherebbero un salto di qualità organizzativo e politico difficilmente sostenibile. Dove mandare gli abitanti delle baraccopoli italiane – pochissime delle quali "in regola" - se venissero davvero smantellate tutte in pochi mesi? Chi lo predica può anche ipocritamente menare scandalo per il fatto che tanta povera gente, non tutti rom, non tutti stranieri, vivano fra i topi e l’immondizia. Ma sa benissimo di alludere a una "eliminazione del problema" che in altri tempi storici è sfociata nella deportazione e nello sterminio.

Un’insinuazione offensiva, la mia? Lo riconosco. Nessun leader politico italiano si dice favorevole alla "soluzione finale". Ma la deroga governativa al principio universalistico dei diritti di cittadinanza, sostenuta da giornali che esibiscono un linguaggio degno de "La Difesa della razza", aprono un varco all’inciviltà futura.

Negli anni scorsi fu purtroppo facile preconizzare la deriva razzista in atto. Per questo sarebbe miope illudersi di posticipare la denuncia, magari nell’attesa che si plachi l’allarmismo e venga ridimensionata la piaga della microcriminalità. La minoranza trasversale, di destra e di sinistra, che oggi avverte un disagio crescente, può e deve svolgere una funzione preziosa di contenimento.

Gli operatori sociali ci spiegano che sarebbe sbagliato manifestare indulgenza nei confronti dell’illegalità e dei comportamenti brutali contro le donne e i bambini, diffusi nelle comunità rom. Ma altrettanto pericoloso sarebbe manifestare indulgenza riguardo alla codificazione di norme palesemente discriminatorie, che incoraggiano l’odio e la guerra fra poveri.

Non si può sommare abuso ad abuso di fronte ai maltrattamenti subiti dai bambini rom. Quando i figli degli italiani poveri venivano venduti per fare i mendicanti nelle strade di Londra, l’esule Giuseppe Mazzini si dedicò alla loro istruzione, non a raccogliere le loro impronte digitali.

L’ipocrisia di schedarli "per il loro bene" serve solo a rivendicare come prassi sistematica, e non eccezionale, la revoca della patria potestà. Dopo le impronte, è la prossima tappa simbolica della "linea dura". Siccome i rom non sono come noi, l’unico modo di salvare i loro figli è portarglieli via: così si ragiona nel paese che liquida l’"integrazione" come utopia buonista.

A proposito del sempre più diffuso impiego dispregiativo della parola "buonismo", vale infine la pena di evocare un’altra reminescenza dell’estate 1938. Chi ebbe il coraggio di criticare le leggi razziali fu allora tacciato di "pietismo". Con questa accusa furono espulsi circa mille tesserati dal Partito nazionale fascista. E allora viva il buonismo, viva il pietismo.

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Di Sucar Drom (del 06/07/2008 @ 10:35:10, in blog, visitato 1206 volte)

Gallarate (VA), appello contro la "schedatura"
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Di Fabrizio (del 06/07/2008 @ 09:49:17, in Europa, visitato 1491 volte)

Da Slovak_Roma

3 luglio 2008, Budapest, Madrid, Ostrava, Praga: Oggi, una coalizione comprendente Donne Danneggiate dalla Sterilizzazione, Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e Fondo Sviluppo per la Pace hanno lanciato una campagna globale per ottenere supporto alle donne Romani vittime di pratiche di sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. La campagna è sostenuta dal Programma di Sanità Pubblica dell'Open Society Institute e dall'Heinrich Boll Stiftung di Varsavia.

I governi interessati hanno mancato di reagire, attraverso scuse pubbliche e compensazioni per i danni inflitti alle donne Romani, a 5 anni di richieste da parte degli avvocati e dei gruppi di appoggio delle vittime. Oggi, le sopravissute ed i loro avvocati chiedono ai movimenti per i diritti umani globali di rafforzare i loro sforzi per assicurare la giustizia, iniziando dal Congresso Mondiale Femminile 2008 a Madrid dal 3 al 9 di luglio, dove saranno presentati gli argomenti più pressanti sui diritti femminili di tutto il mondo.

La campagna include una tavola di discussione sulle pratiche di sterilizzazione forzata nell'Europa Centrale condotta dalle sopravissute ed i loro avvocati, come pure una campagna di lettere inviate alle autorità della Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, che chiedono ai rispettivi governi di riconoscere l'estrema violazione dei diritti umani perpetrata sul loro territorio e per assicurare scuse e compensazioni alle sopravissute.

Date chiave:

  • Dal 3 al 9 luglio la Coalizione condurrà una serie di incontri con le organizzazioni Romani attraverso la Spagna e terrà interviste su varie radio e televisioni, distribuirà stampati informativi e lettere e cartoline degli avvocati da spedire ai responsabili governativi.
  • Il 4 luglio la Coalizione distribuirà opuscoli informativi e legali a Madrid e Budapest (Godor Klub, 14:00 – 18:00 PM).
  • Il 5 luglio la Coalizione ospiterà una tavola di discussione sulle pratiche di sterilizzazione forzata delle donne ed i loro avvocati per far crescere la consapevolezza nel movimento femminile ed iniziare uno sforzo di lobbying globale (16:30, Universidad Complutense de Madrid (España), habitación ODO-Fernando del Rio, Facultad de Odontología, Ciudad Universitaria).
  • Il 6 luglio donne del Gruppo delle Donne Danneggiate dalla Sterilizzazione distribuiranno a Ostrava lettere e cartoline degli avvocati da sottomettere al Governo Ceco.

Dite ai governi coinvolti che è tempo di agire. Appoggiate le sopravissute Romani alla sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia inviando lettere e cartoline, disponibili sul sito ERRC in inglese, spagnolo, ceco, ungherese e slovacco.

Per aggiornamenti sul nostro lavoro al Congresso di Madrid, opuscoli e lettere/cartoline, prego visitate il sito ERRC http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2965

Comunicateci di aver spedito lettere o cartoline, o se appoggiate in altro modo la campagna, e aggiungetevi ai nostri supporter scrivendoci a: compensation.now@errc.org

Per ulteriori informazioni o interviste, contattate prego:

Group of Women Harmed by Sterilisation:
*Elena Gorolova (Czech, Romanes), elena.gorolova@seznam.cz

European Roma Rights Centre:
*Anita Danka (Hungarian, English), Staff Attorney, anita.danka@errc.org
*Ostalinda Maya (Spanish, English), Women’s Rights Consultant, ostalinda@gmail.com
*Monika Pacziga (Hungarian, English), Women’s Rights Officer, monika.pacziga@errc.org 

Peacework Development Fund:
*Gwendolyn Albert (Czech, English), Director of Women’s Initiatives Network, gwendolyn.albert@gmail.com

Durante il Congresso, le rappresentanti possono essere raggiunte ai seguenti numeri di telefono: +34.627.212.118 o +36.20.398.8303 o +420.774.895.444.

Oppure, potete contattare gli uffici ERRC:: +36.1.413.2200.

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Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom è un'organizzazione di pubblico interesse che monitora la situazione sui diritti umani dei Rom e fornisce difesa legale in caso di abuso dei diritti umani. Per ulteriori informazioni sul Centro Europeo per i Diritti dei Rom, visitate http://www.errc.org/

Per dare appoggio a ERRC, http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2735

European Roma Rights Centre
1386 Budapest 62
P.O. Box 906/93
Hungary
Tel: +36.1.413.2200
Fax: +36.1.413.2201

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Di Fabrizio (del 06/07/2008 @ 08:48:25, in media, visitato 1033 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Schedatura dei Rom con o senza rilievo impronte digitali: gli italiani sono decisamente contrari

Abbiamo effettuato un sondaggio a Rimini, riservato esclusivamente ai cittadini italiani. In questo periodo la località balneare romagnola ospita turisti provenienti da tutta l'Italia e dunque il sondaggio è particolarmente rappresentativo del clima che caratterizza il nostro Paese rispetto al progetto di schedatura etnica dei cosiddetti "nomadi". La domanda posta a un campione di 786 cittadini era la seguente: Schedatura dei Rom (con o senza rilievo delle impronte digitali): secondo il governo è un censimento che tutela sia le esigenze di sicurezza della collettività che i diritti delle persone sottoposte al provvedimento. Secondo le organizzazioni per i Diritti Umani si tratta, al contrario, di una violazione della privacy e della dignità dei Rom. Lei è favorevole o contrario? Il risultato del sondaggio va decisamente controtendenza rispetto a sondaggi sullo stesso tema proposti da alcuni quotidiani e ripresi dai politici: favorevole 255, contrari 519, indecisi 12. Schiacciante vittoria del partito dei contrari e dato che, se confermato, attesterebbe un recupero da parte del popolo italiano dei valori antirazzisti e solidali. A.B.

info@everyonegroup.com
www.everyonegroup.com

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Di Fabrizio (del 06/07/2008 @ 00:06:15, in media, visitato 1027 volte)

Da MicroMega

di Furio Colombo

LA FRASE DEL GIORNO
“Il ministro Maroni fa bene a mantenere il suo impegno. Se vogliamo aiutare i piccoli zingari dobbiamo sapere chi sono”.
On. Prof. Franco Frattini, ministro degli Esteri, Repubblica Italiana.

Ma tu guarda le combinazioni. Il ministro dell’Interno Maroni (quello che passerà alla Storia per la sua ferma decisione di prendere le impronte digitali dei bambini Rom, metà dei quali italiani), e il ministro degli Esteri Frattini (che sarà ricordato come l’unico uomo di governo che fa pressioni per mandare in zone il più possibile rischiose di combattimento i soldati del Paese che rappresenta), hanno appena finito di parlare del nobile progetto di sapere, magari anche con la prova del DNA, chi sono davvero questi bambini Rom che attentano, molto più che Mafia e Camorra e Al Qaeda, alla sicurezza di “un grande popolo” (vedi discorso di Assunta Almirante, vedova di uno che di impronte e di vere minacce al “grande popolo italiano” se ne intendeva).

Hanno, dicevo, appena finito di parlare in apertura di Tg1 (30 giugno) che “segue notizia”: è in due parti, con una coincidenza che ha del miracoloso.

Parte 1: Quattro zingarelle (sic!) sorprese a rubare (dove? Ma nell’operoso Veneto, che domande!) sono state “accompagnate” in un centro di raccolta (mancano descrizioni dell’accogliente luogo). Ma le ingrate, profittando del fatto che nessuno ha preso le loro impronte, sono fuggite.

Parte 2: Nonostante ciò: alcuni formidabili segugi le hanno prontamente rintracciate tra la onesta e operosa folla del mercato italiano dove - veniamo a sapere - “Avrebbero di nuovo rubato “pena percosse e sevizie del campo nomadi”.

Ma il Tg1 ci ha fatto sentire gli squilli di tromba della cavalleria di Maroni e Frattini. Arrivano i nostri? Dentro il Tg, a distanza di due minuti dall’annuncio, i piccoli zingari sono salvi e tamponati.

P.S. Il giorno dopo la magistratura competente ha dichiarato il caso “inventato” e rimesso tutti (grandi e piccoli) in libertà. Si può capire che i giudici siano così malvisti nel paese di Berlusconi.

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Di Fabrizio (del 05/07/2008 @ 21:00:48, in Italia, visitato 1158 volte)

Da L'Unità

di Davide Madeddu

Il cappellano del carcere ospita nella comunità di Arborea i rom sfrattati da Terralba, poco distante da Oristano. La storia è presto spiegata. Qualche giorno fa la comunità rom di Terralba viene sfratta e le baracche, realizzate abusivamente alla periferia del paese demolite. In soccorso delle 47 persone, 26 bimbi e 21 adulti arriva don Gianni Usai, cappellano del carcere di Isili e fondatore della comunità Il Samaritano che mette a disposizione degli sfollati un piazzale attrezzato nell'azienda agricola che ospita la comunità. «Cosa potevo fare- spiega don Gianni - sono stati cacciati dal campo di Terralba e non sapevano dove andare. Nei loro occhi ho letto la disperazione, mica potevo tirarmi indietro o girare la faccia dall'altra parte. Eppoi è ora di finirla con questa storia che i rom sono ladri e via dicendo. Se vivono ai margini è perché nessuno li vuole vicino. Rispetto agli altri partono da una posizione svantaggiata».

Don Gianni Usai, 63 anni è il fondatore della comunità che si occupa di dare assistenza e supporto ai detenuti in espiazione esterna, ai sofferenti psichici e alle vittime di violenze. Per 20 anni è stato cappellano della colonia penale di Isili e conosce molto bene il mondo della sofferenza, della detenzione e le difficoltà che incontra «chi vuole rientrare nel mondo dei normali». Per questo motivo non ci sta a giocare la partita del «tutti contro gli zingari, perché non vero che sono tutti ladri e non è vero che sono tutti fannulloni». Non è certo un caso che sia stato proprio lui, non molto tempo fa (nel 2005) a battersi perché i piccoli rom di Terralba potessero andare a scuola e imparare a leggere, scrivere e studiare «e giocare come tutti i bimbi di 6 o 10 anni».

«Li conosco da quando erano piccolissimi, sono stati loro a chiedere il nostro aiuto - racconta -, erano disperati e terrorizzati, hanno visto poi le loro case buttate giù con le ruspe». Da Terralba alla comunità di Arborea il passo è breve. «Abbiamo messo a disposizione un piazzale, sistemato il tendone e altri strumenti perché possano vivere decentemente - racconta don Usai - d'altronde è il minimo che si potesse fare per bimbi e famiglie che, per ignoranza altrui e senza motivo, sono state emarginate dal mondo cosiddetto normale perché, diciamolo chiaramente, chi è povero dà fastidio».
E nel nuovo campo, sistemato alla fine di una strada con gli alberi di eucaliptus ai lati, e le coltivazioni floride, i bimbi hanno ripreso a sorridere. «Qui da noi hanno scoperto i giocattoli, hanno scoperto i pelouches - racconta ancora - ma quali ladri, ma lasciamo perdere queste cose. Questi sono bimbi come tutti gli altri, non vedo perché si debba continuare con questa discriminazione o magari pernsare a prendere le loro impronte, ma stiamo scherzando?». Non nasconde le difficoltà incontrate per dare una mano alla comunità rom don Gianni. «Molte amministrazioni comunali hanno paura di aiutare queste persone perché temono una qualche rivolta delle popolazioni, e quindi invece di intervenire stanno a guardare. Tutti molto spesso dimenticano che l'aiuto puuò arrivare dando l'istruzione ai piccoli e insegnando un mestiere agli adulti». Un argomento caro al fondatore della comunità, da tempo impegnato in progetti di recupero e reinserimento degli ex detenuti in attività lavorative. «Se non vengono messi in condizioni di imparare o di lavorare è chiaro che nessuno poi li prenderà». Don Gianni però non nasconde le difficoltà «provocate dal luogo comune che tutti gli zingari sono ladri». «I 26 minori prima frequentavano le elementari di Terralba, adesso che sono in territorio di Arborea non sappiamo se questi bimbi, che è bene ricordarlo sono nati in Italia tra Oristano e Terralba, potranno frequentare le scuole o se invece dovremo farne una da campo». Quanto alla proposta di prendere le impronte, don Usai non ha dubbi. «Non esiste proprio, ma come potrà vivere un bimbo che "nasce schedato"?»

Pubblicato il: 05.07.08

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Di Fabrizio (del 05/07/2008 @ 19:38:57, in Kumpanija, visitato 1540 volte)

Questa notte è morto Andrea Bertol, amico personale e figura storica dell'Opera Nomadi Milanese e Nazionale.

Una malattia che non lascia speranze se l'è portato via e con lui un po' di tutti noi.

Andrea fu uno dei maestri "Lacio Drom" ad occuparsi in prima persona della scolarizzazione dei bambini rom, insieme ad alcuni che compaiono in questo stesso indirizzario e da allora non aveva più abbandonato i problemi che attanagliano la vita di queste comunità, rimanendoci vicino e seguendoci in ogni occasione.

Il suo ricordo, così come il peso della sua assenza, rimarrà sempre parte di noi.

Giorgio Bezzecchi - Maurizio Pagani

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Di Fabrizio (del 05/07/2008 @ 09:24:00, in Italia, visitato 1172 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Lunedì 7 luglio - dalle 17 alle 20 - Piazza dell'Esquilino, Roma

"Siamo tutte e tutti Rom". E' la parola d'ordine con cui l'Arci, invita a partecipare il prossimo lunedì ad una raccolta volontaria di impronte.
"E' già iniziata la schedatura e la rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi, nei campi nomadi - afferma in una nota il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia - con lo scopo di "censire" quanti vi risiedono. Una misura fortemente voluta dal ministro Maroni, nonostante l'indignazione con cui è stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica". "Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento - ricorda Miraglia - ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo. Un atto discriminatorio e persecutorio".
 
"E' necessario - sottolinea quindi il responsabile immigrazione dell'Arci - dare visibilità, anche con azioni simboliche, alla nostra indignazione. Il 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17 alle 20, l'Arci, col sostegno dell'Aned, organizzerà una 'schedatura' pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte digitali delle cittadine e cittadini italiani che condividono la nostra protesta. Centinaia di impronte che invieremo al ministro con un messaggio: "siamo tutte e tutti rom". Con noi, a farsi "schedare", ci saranno anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini e tanti altri. A tutte le forze politiche di opposizione, alle forze democratiche, alle associazioni, ai media, ai singoli - conclude Miraglia - chiediamo di aiutarci a fermare questo scempio della vita civile e democratica del nostro paese, in cui il razzismo è ormai pratica di governo".

Sommosse mailing list
Sommosse@inventati.org
https://www.autistici.org/mailman/listinfo/sommosse

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Di Sucar Drom (del 05/07/2008 @ 08:42:12, in Italia, visitato 1581 volte)

A Milano lunedì 7 giugno, a partire dalle ore 14.00, si terrà un presidio davanti alla Prefettura di Milano per chiedere la revoca dell’Ordinanza n. 3677, 30 maggio 2008, "Disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio della regione Lombardia".

L’ordinanza, come ribadito dal Ministro Maroni, è già in vigore dal 30 maggio e impone al Prefetto Lombardi, Commissario per l’emergenza "nomadi", di provvedere immediatamente alle seguenti azioni:
- "monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi ed individuazione degli insediamenti abusivi" (articolo 1, comma 2, punto "b");
- "identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari presenti nei luoghi di cui al punto b), attraverso rilievi segnaletici" (articolo 1, comma 2, punto "c).

Tale provvedimento è inutile e discriminatorio. Inutile, perché il Prefetto Lombardi potrebbe acquisire i dati precisi sulle presenze nei cosiddetti "campi nomadi", direttamente dagli Uffici anagrafici comunali. Discriminatorio perché porterà a fotosegnalare dei bambini in tenera età e non solo per la sola "colpa" di vivere in un "campo nomadi".

Il Ministro Maroni, alla Camera dei Deputati, ha affermato che il "censimento" sarà effettuato in tutti i "campi nomadi" senza alcuna distinzione, coinvolgendo quindi anche Cittadini italiani. Il rilievo delle impronte digitali di Cittadini italiani incensurati e di minori è anticostituzionale e discriminante.

Ad oggi le impronte digitali possono essere rilevate ad un Cittadino italiano quando è arrestato o accusato di un reato. Inoltre, un Cittadino italiano che richieda la carta d’identità elettronica (solo pochi Comuni lombardi offrono questo servizio) è obbligato al rilievo dell’impronta dell’indice sinistro. Questa misura è prevista anche per i minori con più di quindici anni. E’ da rilevare che non è obbligatorio avere la Carta d’Identità, come documento d’identificazione può valere ad esempio la patente di guida che non prevede il rilievo delle impronte digitali. E comunque molti Comuni oggi non rilasciano la carta d’identità elettronica perché non sono dotati della strumentazione adeguata.

Secondo la normativa in vigore oggi in Italia un Cittadino italiano potrebbe quindi non subire il rilievo delle impronte digitali e se volesse espatriare potrebbe utilizzare il Passaporto. Oggi per il rilascio di questo documento d’identità non vengono rilevate le impronte digitali.
In ultimo, è chiaro a tutti che questo "censimento" è rivolto solo ed esclusivamente a Sinti e a Rom perché nei "campi nomadi" risiedono solo questi Cittadini. Ma in Italia un’appartenente ad una minoranza etnica può essere riconosciuto dallo Stato italiano per la sua appartenenza etnica solo volontariamente, cioè deve essere lo stesso Cittadino che autonomamente e volontariamente dichiara la propria appartenenza per poter godere dei diritti sanciti dalla legge 482/1999.

In ultimo, non ci sarebbe nessun controllo su come questi dati sarebbero utilizzati, tant’è che lo stesso Garante per la privacy ha rilevato che tali modalità potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione, che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori.

Per queste ragioni i Sinti italiani, insieme alle associazioni Sucar Drom e Nevo Drom, presidieranno la Prefettura di Milano in Corso Monforte per chiedere l’immediata revoca dell’Ordinanza n. 3677. I Sinti lombardi invitano tutti i cittadini, i politici, gli intellettuali, i religiosi e la società civile a partecipare per riaffermare i valori sanciti dalla Costituzione italiana.

Per informazioni Ministro di Culto Davide Casadio (MEZ), telefono 334 2511887, e-mail casadio1970@libero.it, sucardrom@sucardrom.191.it, nevodrom@nevodrom.it

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Di Fabrizio (del 05/07/2008 @ 00:00:27, in Italia, visitato 1185 volte)

Ricevo da Roberto Malini

COMUNICATO STAMPA 4 luglio2008

SESTO FIORENTINO: EMERGENZA UMANITARIA PER OLTRE 120 ROM SGOMBERATI DAL SINDACO GIANASSI, CHE RIFIUTA IL DIALOGO CON LE ASSOCIAZIONI
GRUPPO EVERYONE: "AZIONE INCIVILE. CHIEDIAMO LE IMMEDIATE DIMISSIONI DEL SINDACO E L’INTERVENTO DELL’ANCI E DELLA COMMISSIONE EUROPEA"

Ieri notte, nella zona di Osmannoro, a Sesto Fiorentino (FI), oltre 120 persone di etnia Rom, per la maggior parte donne, bambini e minori sotto i 17 anni, si sono ritrovate senza alcun giaciglio in seguito allo sgombero improvviso ordinato dal sindaco Gianni Gianassi del Partito Democratico, nel corso del quale ogni baracca è stata demolita dalle forze di Polizia, con tutti gli effetti personali dei Rom all’interno. Bambini di pochi mesi, ragazzi e adulti sofferenti di diverse patologie cardiache si sono ritrovati in mezzo a una strada, senza assistenza sanitaria, senza acqua, senza un tetto sotto il quale dormire.

"Ciò che è avvenuto" dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "è frutto della campagna xenofoba e razziale propria delle Istituzioni italiane, e deve essere non solo stigmatizzato dal Parlamento Europeo e dalla Commissione UE, ma oggetto di una denuncia degli organismi internazionali per i diritti umani. Veri e propri pogrom come questi" continuano gli attivisti "dimostrano quanto anche le Istituzioni locali, indipendentemente dall’orientamento politico dei suoi rappresentanti, stiano portando avanti con ogni mezzo una persecuzione ai livelli del regime nazi-fascista degli anni Quaranta".

Questa mattina una delegazione di attivisti composta dal Gruppo EveryOne, dall’associazione L’Aurora onlus di Firenze, dall’ex deputato Mercedes Frias, dal Centro di Documentazione Carlo Giuliani e dai Verdi della Toscana ha chiesto, presentandosi al Municipio di Sesto Fiorentino con alcuni dei nuclei famigliari sgomberati, un urgente incontro con il sindaco Gianassi per studiare una soluzione all’emergenza socio-sanitaria e abitativa delle decine di famiglie coinvolte, molte delle quali si sono stabilite in queste ore, temporaneamente, all’interno di una fabbrica abbandonata nelle vicinanze dell’insediamento sgomberato.

"Il sindaco Gianassi," dichiara Matteo Pegoraro di EveryOne, componente la delegazione "che aveva convocato per le 12 una conferenza stampa in merito allo sgombero, ha impedito l’accesso all’interno del Municipio a noi attivisti, con un cordone di Vigili Urbani che bloccava l’ingresso, e ha concesso l’ingresso solo a tre giornalisti." Mercedes Frias, ex deputato di Rifondazione Comunista, ha contattato al telefono direttamente il sindaco Gianassi che, alla richiesta di un incontro, ha risposto: "Non me ne frega un cazzo".

Alla richiesta di cinque attivisti di essere ricevuti al più presto per ricercare una soluzione pacifica e costruttiva all’intera vicenda, il sindaco ha accettato, ammettendo gli esponenti delle associazioni umanitarie ma impedendo l’accesso a Mercedes Frias, che è stata costretta dai Vigili Urbani e dai funzionari comunali a rimanere fuori.

"Gianassi si è subito presentato a noi con atteggiamento scontroso" continua Pegoraro. "Ha affermato che lui agisce secondo la legge, e chi non è residente a Sesto Fiorentino, e dunque tutte le oltre 120 persone sgomberate, non è di sua competenza e non deve permanere nel territorio. Dopo di che" spiega l’attivista "alla mia affermazione che non si possono lasciare dei bambini di pochi mesi, donne e uomini malati in mezzo a una strada e che esistono direttive e risoluzioni europee che tutelano il popolo Rom, ha concluso: ‘Denunciatemi’ e ha abbandonato l’incontro, iniziato da un paio di minuti".

Gli attivisti, minacciati da alcuni funzionari di essere allontanati dalla Forza Pubblica se non avessero immediatamente lasciato il Municipio, sono stati costretti a uscire.

"Non ci rimane" afferma EveryOne "che chiedere le immediate dimissioni del sindaco Gianassi per il comportamento inconcepibile adottato anche nei confronti di noi cittadini. Auspichiamo un intervento in tal senso da parte dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e del suo presidente, nonché sindaco di Firenze, Leonardo Domenici. Infine" concludono i rappresentati del Gruppo "ci attiveremo affinché la Commissione Europea e gli eurodeputati abbiano modo, già nella sessione plenaria di lunedì a Strasburgo, di discutere di quest’emergenza e prendere provvedimenti. Solleciteremo inoltre i Parlamentari italiani radicali affinché depositino al più presto un'interrogazione urgente al Ministero dell'Interno".

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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