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Gli Zingari fanno ancora paura?

La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 20/08/2008 @ 08:43:13, in Italia, visitato 5314 volte)

Premessa: Articolo difficile da tradurre, come molti di quelli del Guardian, quindi scusate se ci sono delle imperfezioni (potete sempre leggerlo in lingua originale). Da leggere, anche se lunghetto, perché è un giornale di solito serio, perché ci sono molte testimonianze di Rom in presa diretta, e ovviamente per capire come siamo visti all'estero, oltre i confini di una stampa nazionale cloroformizzata. Ci sono alcuni punti che non mi convincono, ad esempio l'immagine di maniera di Napoli e soprattutto di Scampia, descritte come si fosse in set televisivo o come se il giornalista giocasse a fare l'esploratore appena arrivato che trancia giudizi senza sapere di cosa parla. Fatemi sapere, se volete.
Fabrizio

Da Roma_Italia

The Guardian
E' un'immagine che ha scioccato il mondo: due giovani Zingarelle sono rimaste adagiate morte per tre ore su una spiaggia italiana mentre, a pochi passi, una coppia spensierata faceva un piacevole picnic. Dan McDougall è andato nei campi Rom di Napoli per incontrare la madre delle due ragazze morte e ha trovato paura ed amarezza - ed un paese in pericolo di dimenticare il suo passato di estrema destra. Nelle foto: dentro al campo

Dan McDougall
The Observer, domenica 17 agosto 2008

Una giovane nel campo Rom illegale a 10 Km. da Pisa. Il campo è composto principalmente da Rom della Bosnia e del Kosovo. Photograph: Robin Hammond

Tirandosi i capelli l'un l'altro, i bambini Rom si azzuffano quando è il loro turno di passare i polsi scarni sopra le candele funerarie accese. Davanti allo stesso santuario Ortodosso, la loro nonna recita le preghiere al Signore in lamentosa lingua Romanì.

"Am Mora Dat con san ando cheri." Le parole lasciano la sua bocca con un bisbiglio mentre si fa il segno della croce e bacia un crocefisso d'oro che ha al collo. La bambina più piccola, non avrà più di quattro anni, fa la linguaccia e un gesto a V per vaffanculo e scappa fuori.

Il soffitto umido del prefabbricato di due stanze che gli Zingari chiamano casa sta per collassare. I fogli di cellophane alle finestre, guardano verso le pareti grigie del più malfamato carcere di Napoli, e sono così fragili vacillano nella debole brezza. Ci sono materassi dappertutto, per terra, appoggiati per proteggere dagli spifferi. Come i loro abitanti, sono sottili e lisi. L'unica concessione alla modernità è una gigantesca consolle nell'angolo, che fa fuoriuscire un DVD di registrazioni distorte di canzoni folk balcaniche. Il risveglio a cui stiamo assistendo nel più noto campo Romanì di Napoli è proseguito per 10 giorni. L'alcool è sparso per la stanza; nauseabondo straripa da tazze di plastica e bottiglie di Peroni, un bastardino mezzo cieco dorme adattandosi tra i resti di un migliaio di sigarette arrotolate.

Accanto ad un ritratto a seppia del riverito frate cappuccino, Padre Pio, una confusa stampa digitale della tredicenne Cristina e dell'undicenne Violetta Djeordsevic - le due sorelle la cui morte improvvisa nelle poco profonde acque di una spiaggia pubblica sulla costa amalfitana il mese scorso, hanno incapsulato la minaccia del razzismo nella moderna Europa. E' una tragedia che ha focalizzato l'attenzione internazionale sul bordo stracciato della più caotica città d'Italia. La gioventù e la bellezza delle ragazze nelle foto, stranamente, è come uno shock. Sinora, come molti, avevo visto soltanto i loro corpi prostrati, coperti da un corto telo da spiaggia, da cui fuoriuscivano soltanto i piedi, sulla spiaggia trasandata di Torregaveta, un decrepito sobborgo marino del golfo di Napoli.

La mattina del 17 luglio Cristina e Violetta, assieme alle loro cugine Manuela e Diana, erano andate come al solito dal misero accampamento in cui siamo seduti ad una delle spiagge di Napoli più popolari. Camminando per due miglia sino al più vicino mezzo di trasporto pubblico, e saltando a bordo del treno locale che fiancheggia le scogliere litoranee attorno alla città, le ragazze progettavano di vendere dei gingilli - piccole tartarughe di legno intagliate da migranti Nigeriani - ai turisti della baia. A Torregaveta, dopo una lunga e calda giornata senza vendite, le sorelline si sfidarono l'un l'altra tuffandosi dagli scogli in mare. Violetta saltò per prima e sparì, affondando tra le onde. Cristina, la più grande, si tuffò per salvarla. Sono annegate entrambe, una vicina all'altra.

Quello che è accaduto in seguito ha scioccato il mondo.

Le ragazzine sono state recuperate dal mare da un passante e più tardi dichiarate morte da un bagnino che ha prestato soccorso, mentre Manuela e Diana piangevano, battendo i loro piccoli pugni sui cadaveri.

Quando è arrivata la polizia, le loro cugine, turbate e sotto shock, sono state portate via per contattare i parenti. Sono stati usati due teli da spiaggia per coprire le due ragazze morte. Ed allora è successo qualcosa di straordinario.

La vita di spiaggia è ricominciata attorno ai corpi per tre ore sino a quando si è presentata un'ambulanza. Nell'immagine più toccante di tutte, una coppia mangiava con indifferenza il picnic osservando la scena. Un'altra lì accanto si lanciava un frisbee. L'indifferenza, ripresa da giornali e TV di tutto il mondo, è stata per l'elite liberale del paese la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La più alta autorità cattolica a Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, è stato il primo a precisare la grettezza dei sentimenti umani rappresentati dal comportamento di Torregaveta. "Cristina e Violetta" ha detto ai media italiani, "non hanno trovato altro che pregiudizio nella vita ed indifferenza nella morte; una verità imperdonabile."

A Roma, il governo si ritraeva. Maestri della realpolitik, sapevano che le morti di Cristina e Violetta, entrambe nate in Italia, ma di sangue completamente Rom, era arrivata in un brutto momento per la nazione, costretta nei mesi recenti a difendersi dai vicini europei dalle accuse di discriminazione contro Zingari e immigrati. Il Primo Ministro Silvio Berlusconi, balzato al potere per la terza volta con un programma sottilmente travestito anti-immigrati, era nel mezzo di un programma controverso ma populisti di prendere le impronte ai 150.000 Rom del paese, alcune famiglie delle quali sono in Italia dal medio evo. Secondo alcuni critici è diventato impossibile sottacere i toni fascisti di queste azioni, e puntualizzano il fatto che le prime espulsioni di Zingari ebbero luogo nel 1926 sotto Benito Mussolini. Gli eredi politici del dittatore, i "post-fascisti" di Alleanza Nazionale, sono ora partner di coalizione del governo Berlusconi.

A maggio di quest'anno, voci di rapimento di una bambina da parte di una Zingara a Napoli, innescarono un orgia di violenza contro i campi Rom di delinquenti che brandivano mazze ferrate, che diedero fuoco alle roulotte e spinsero via gli Zingari dalle loro baraccopoli in dozzine di assalti, orchestrati dalla violenta e conosciuta mafia locale, la Camorra. La risposta del governo Berlusconi? "Questo è ciò che accade quando gli Zingari rubano i bambini," ha scrollato le spalle Roberto Maroni, ministro degli interni ed alleato chiave di Berlusconi.

Per i 10 milioni di europei liberamente etichettati come Rom o Zingari, la vita è una processione senza fine di marginalizzazione e pregiudizio. Rinchiusi in accampamenti in tutto il continente, si stima che l'84% dei Rom in Europa viva sotto la linea di povertà. Forse ancora più scioccante è la mancanza di una foto più dettagliata. L'indifferenza e la riluttanza ufficiali da parte dei Rom stessi significa che i dati sull'aspettativa di vita, mortalità infantile, occupazione e tassi di scolarizzazioni sono dispersi. Tuttavia tutti sembrano più bassi di quelli della società maggioritaria.

La difficile situazione dei Rom è stata parte della vita europea sin dalla loro misteriosa migrazione dal Rajasthan attorno all'anno 1.000dc. La regina Elisabetta I fu la prima che cercò di espellere i Rom dall'Inghilterra. L'imperatore tedesco Carlo VI ordinò il loro sterminio nel 1721. In parte dei Balcani, i Rom furono venduti come schiavi sino alla metà del XIX secolo. Nel XX secolo, centinaia di migliaia di Rom perirono nell'Olocausto nazista, conosciuto dagli Zingari come il Porrajmos o "Divoramento". Perché Rom come Cristina e Violetta sono nate a Napoli ha più a che fare con l'eredità moderna nei Balcani. Nei primi anni '90, migliaia di Zingari attraversarono l'Adriatico dopo lo scoppio dei combattimenti in Yugoslavia e la pulizia etnica in Bosnia. Per molti degli Zingari, la maggioranza dei quali erano immigrati illegali, la Napoli senza legge era il posto dove potevano sparire nel caos.

Sono le 6,30 del mattino nel centro storico coperto di graffiti della vecchia Napoli. Due giovani preti passano rapidamente su una vecchia Vespa giallo canarino, il motore scoppietta per le strade silenziose. Passando col rosso e fiancheggiando l'entrata barocca della cappella di San Lorenzo Maggiore, i seminaristi accostano e abbandonano lo scooter. Sono in ritardo per le preghiere del mattino. Sotto le strette stradine acciottolate, lontano sotto di loro, c'è il porto e il Mediterraneo azzurro.

Scintillando all'alba, le acque della baia si allungano a ovest, verso la massa scura del Vesuvio e di Campi Flegrei, i "campi brucianti", i terreni vulcanici che i Greci una volta pensavano fossero i cancelli dell'inferno.

Qui la mattina arriva lentamente. Gli anziani, le cui fronti spiegazzate sono bruciacchiate e incrinate come terra asciutta, sono i primi ad emergere, seduti su sedie di plastica bianca per le strade strette fuori dai loro appartamenti mentre il baccano delle mogli filtra all'interno e continua con le faccende domestiche mattutine.

Armati di acqua saponata e spugne, un gruppo stracciato di operai municipali cerca di rimuovere centinaia di manifesti apparsi in città nottetempo. "Diritti per tutti". "Bianchi, neri, gialli, rossi. Stop apartheid now," proclamano sotto crude immagini di impronte digitali. Sotto i nuovi manifesti giacciono altri vecchi sbiaditi che chiedono la deportazione di massa degli Zingari e degli immigrati di Napoli.

"L'Italia è divisa su queste ragazze, sul destino dei Rom. E' stata punta la coscienza della gente. Puoi vederlo sui muri della nostra città," dice Francesca Saudino, la nostra guida del primo mattino e attivista della campagna di difesa legale con base a Napoli, assieme a Osservazione, un gruppo nazionale di pressione per i diritti dei Rom. "La reazione alla morte di queste ragazze va oltre qualsiasi cosa mai accaduta prima. L'avvenimento ha mostrato un realismo sociale che parte da lontano nel nostro paese: molti della classe lavoratrice pensano che i Rom non siano di più che animali, ed il governo sta usando questa xenofobia per avere voti e popolarità. La gente è confusa. Le morti di queste bambine rappresenta qualcosa di più, forse una lotta per l'anima d'Italia."

Stiamo capitando a Scampia, la zona di edilizia popolare più dura e senza legge d'Europa. Il tassista, riluttante a portarci là, non è socievole. Ci ha caricati "tripli" e non si stanca di ammonirci, sputando fuori le richieste ad ogni semaforo tra il fumo della sua sigaretta.

Scampia è la patria delle malfamate torri conosciute come Le Vele, il posto dove molti tossicodipendenti di Napoli vanno in cerca di eroina, crack e cocaina meno costose d'Europa. Una terra di outsider e fuorilegge che vivono ai margini della società, il quartiere è anche la casa della maggioranza dei Rom della città. All'ingresso municipale della proprietà, con un cenno all'Inferno di Dante, qualcuno con una bombola spray di vernice rossa ha scritto"Abbandonate ogni speranza voi che entrate."

La nostra prima vista è una serie di automobili bruciate. Sembra di essere nel quartiere Farza di Kabul. Gli edifici sembrano assediati da un disastro naturale. La maggior parte degli ascensori sono rotti. Tubazioni rotte fanno fuoriuscire acqua ovunque e i cortili esterni sono coperti di immondizia sino al ginocchio. L'aria odora di pneumatici bruciati. Dagli appartamenti grigi dei palazzi multipiano, diverse sentinelle esplorano le strade per segnalare la polizia o squadre antidroga. Scampia è stata a lungo una base chiave per il braccio narcotico della Camorra.

Il nostro guidatore ci lascia nel mezzo di Via Cupa Perillo accanto alla carcassa di una Fiat Punto. Segna l'ingresso al "Campo Autorizzato", l'unico campo Rom ufficiale di Scampia - circa duecento roulottes e prefabbricati messi insieme su uno sputo stretto di terra, oscurati dalle mura del noto Carcere Di Secondigliano. E' il posto dove sono nate Cristina e Violetta e dove hanno passato tutta la loro vita.

"E' una palude recuperata," dice Francesca. "Circa 700 Rom vivono senza acqua potabile, bagni, fognature, raccolta dell'immondizia, riscaldamento a norma o posti dove cucinare."

Quando stiamo per entrare, i bambini stanno giocando accanto agli escremento fuoriusciti da una toilette comunale a cielo aperto. In piedi nel centro della strada mal asfaltata ci sta aspettando Miriana Djeordsevic, la madre delle due ragazze. Addobbata in nero con leggere pantofole di seta ai piedi, stringe l'ultima fotografia delle sue figlie. L'atmosfera intorno è tesa. Nei giorni precedenti la morte delle ragazze, la famiglia estesa di Miriana era stata obbligata a fornire le impronte alle autorità. Nelle recenti settimane, i gruppi Rom di qui avevano protestato, indossando i triangoli neri che erano il segno che gli Zingari erano obbligati a portare nei campi di concentramento.

In casa di Miriana, ci viene offerta della vodka, versataci da un uomo tatuato coperto da catene e braccialetti d'oro. Ghignando attraverso i denti anneriti non offre presentazioni. La maggior parte delle donne di questo campo lavora come giornaliere nell'agricoltura, le altre, le anziane e i bambini, mendicano. Ma qualcuno degli uomini conduce uno di più grande traffici di automobili rubate dell'Italia meridionale. Altri, più nascosti, guadagnano dal vendere droga e violenza. Guardandosi attorno nella stanza è chiaro che questa economia in nero non produce benessere o salute o lusso, solo simboli di potere, salute ed avanzamento sociale tra gli uomini. I loro bambini semi-nudi e le moglie sembrano come donne e bambini nell'Africa sub-sahariana.

"Le ragazze sono annegate nel mare," mi dice fermamente Miriana. "Ci sono state chiacchiere sui giornali, che sono state uccise, che non c'è stato funerale. Sono annegate in mare, giocando innocenti com'erano. Il vero crimine è cosa è successo attorno a loro. Quella gente al mare, ha ignorato le bambine, come se fossero cani bagnati dal Mediterraneo. Le mie figlie non erano sotto-umane."

Miriana mi porge un'altra fotografia di Violetta. Posa con un vestito rosa crespato. "Voleva diventare ballerina. Non voleva andare a scuola. Voleva solo essere bella. Cristina aveva una cattiva influenza su Violetta.. Non le piaceva la scuola. Odiava vivere nel campo. La nonna ha detto che cercava solo di trovare il suo posto da qualche parte, ma non sarebbe diventata una donna forte. Aveva la voglia e la determinazione. Soprattutto voleva poter andare nei negozi della città, scegliere i vestiti senza essere cacciata dalla polizia. Ritagliava i vestiti dalle riviste e sopra vi incollava la sua testa. Era il suo modo di scappare. Violetta guardava solo. Adorava la sua sorella grande."

"Nei giorni seguenti la loro morte, un prete cattolico ci ha visitato e s'è scusato per la gente alla spiaggia, dicendo che non avevano capito la situazione. Gli ho chiesto perché gli Italiani ci odiano, perché guardavano i corpi delle due ragazze morte spalmandosi la crema solare e non ho avuto risposte. Ha pianto e mi ha detto che anche i Rom sono figli di Dio. Gli ho detto che non sembrava. Siamo quelli che gli Italiani rimproverano per la povertà fuori dal campo. Quella è colpa loro, non nostra, non delle mie figlie."

Miriana ha a malapena 30 anni, ma sembra di dieci più vecchia. Si è sposata a 14 e madre di cinque nei primi vent'anni, è scappata da giovane al confine serbo-bosniaco, sperando in una nuova vita in Italia. Tre dei suoi figli sopravissuti non sono andati a scuola. Il più piccolo non ha il certificato di nascita. Loro semplicemente non esistono. Una delle ultime cose che fecero a Cristina e Violetta fu prendere loro le impronte. "Cristina e Violetta diedero le impronte poco prima di morire. Violetta era sconvolta. Corse fuori e iniziò a piangere. Pensava che la polizia fosse venuta per portarla via. Cristina era arrabbiata e fregò l'inchiostro dalle dita. Aveva capito tutto. Sapeva che eravamo trattati da animali. E' morta sapendo che non aveva speranze di una vita migliore."

Più tardi, mentre camminavamo attorno al campo, abbiamo incontrato sguardi intimidatori. Un uomo ha sputato ai miei piedi. La presa delle impronte, parte di più vasti severi provvedimenti verso i 3,5 milioni di recenti immigrati economici, ha portato un atmosfera di retorica isteria sul crimine e la sicurezza, e lasciati i Rom più amareggiati di prima. Le organizzazioni cattoliche dei diritti umani hanno condannato la presa delle impronte agli Zingari come "evocante ricordi spaventosi" della persecuzione nazista. Il capo rabbino di Roma ha insistito questa settimana che "dev'essere fermata ora". Amos Luzzato, ex capo dell'Unione Italiana delle Comunità Ebraiche, ha detto che la politica delle impronte ricorda "i giorni in cui non potevo andare a scuola, e la gente mi indicava dicendo -Guarda mamma, è un Ebreo-. Questo è un paese che ha perso la sua memoria."

Ma Massimo Barra, capo della Croce Rossa Italia, che ha monitorato il processo, settimana scorsa ha insistito che lo scopo era di integrare i Rom nella società italiana. Se ai bambini verranno prese le impronte, sarà fatto "come un gioco", ha detto. "Stiamo costruendo ponti, non muri."

Ufficialmente, le ragioni del programma delle impronte appare abbastanza semplice: permetter al governo di compilare un censimento accurato ed assicurare che i bambini zingari vadano a scuola. Ma i gruppi dei diritti umani sono preoccupati. Come parte delle misure anti-immigrazione, il primo ministro ha anche istituito commissari speciali che "trattino" con gli Zingari nelle tre maggiori città - Napoli, Milano e Roma.

Secondo Francesca Saudino, la presa delle impronte è al cuore dell'angoscia e del disincanto provato dai Rom. "La destra italiana rimprovera ai Rom la maggior parte dei crimini da strada, in particolare sui bambini mandati dagli adulti a rubare," ci ha detto. "Questa è un'inesattezza isterica. Si stimano 152.000 Rom nei 700 campi in Italia ed il Ministro degli Interni spera di smantellarli tutti. Il 30% hanno la cittadinanza italiana, ma il resto sono migranti, molti dalla Romania e dai Balcani. Sospettiamo che gli Zingari vengano identificati solo così da essere espulsi."

Ha aggiunto: "Un terzo dei bambini napoletani non va a scuola del tutto o deve ripetere l'anno. L'analfabetismo qui è a livelli di Terzo Mondo. I bambini che vivono nelle periferie, nei quartieri spagnoli e a Piscinola, San Giovanni a Teduccio, Poggioreale, Secondigliano e Torre del Greco, sono tutti uguali, odiano la scuola, i loro maestri e la selettività del sistema. Odiano anche l'Italia e gli Italiani. Molti sono figli di immigrati Russi, ma non vengono loro prese le impronte o trattati da fuorilegge. Non si può avere una legge per i Rom e una legge per chiunque altro."

Al centro dell'argomento, secondo i gruppi dei diritti umani, ci sono diversi politici chiave . Uno di loro è Umberto Bossi, capo della Lega Nord, un piccolo partito di ex fascisti rinnovati, forze anti immigrati e tradizionali conservatori. Bossi è emerso come influente, il giocatore chiave nel ritorno di Silvio Berlusconi al potere durante le recenti elezioni e molti ritengono continuerà a fare la voce grossa. A Bossi e ad altri tre membri del suo partito sono stati offerti posti nel nuovo gabinetto, incluso il Ministero degli Interni, che sorveglia la politica e la sicurezza domestica. Bossi è quello che una volta sostenne di voler sparare ai battelli che portavano gli immigrati sulle coste italiane.

La Lega Nord è apparsa nei primi anni novanta come il partito che richiedeva la secessione dell'Italia del nord più agiato dal resto del paese. Il partito in questi giorni ha abbassato i toni della retorica secessionista. Invece, chiede una maggiore autonomia e la "devoluzione" dei poteri dal governo centrale alle regioni. Bossi è stato nominato Ministro delle riforme nel nuovo governo, una piattaforma ideale per cambiare la legge e dare più autonomia al nord.

Un altro gabinetto è andato al folcloristico Roberto Calderoli della Lega Nord, ricordato per essere apparso in TV con una T-shirt blasonato di una vignetta del profeta Maometto, e per organizzare parate con maiali dove i musulmani vorrebbero costruire una moschea. L'altro principale alleato di Berlusconi al governo è Alleanza Nazionale, un partito formato dai successori fascisti di Mussolini. Il suo leader, Gianfranco Fini, che ha lottato per distanziarsi dal suo passato neofascista, è diventato presidente della Camera dei Deputati.

Tuttavia Giuliano Ferrara, ex ministro per i rapporti con il Parlamento del primo governo Berlusconi ed ora redattore prominente ed opinionista TV, reclama che la crescita della destra è un mito. "Era interamente prevedibile che una volta che Berlusconi fosse tornato al potere, sarebbe apparso un coro greco per ammonirci tutti che la democrazia italiana era in pericolo, che l'Italia voleva introdurre le deportazioni di massa e i campi di concentramento," ha detto. "In realtà, le violenze contro immigrati e Zingari sono state limitate." Il vero problema," dice Ferrara, è che l'Italia, più di ogni altro paese in Europa, ha dovuto far fronte con un afflusso di immigrati che finiscono a vivere in povertà ai margini delle città - i margini dove vivono i più poveri. Non c'è persecuzione etnica in Italia," insiste Ferrara. "Fare confronti con quanto successe agli Ebrei, che furono sterminati, è irresponsabile."

Ironicamente, l'Europa si presume sia nel mezzo del "Decennio dell'Inclusione Rom", un progetto lanciato dalla UE nel 2005 quando i governi dei paesi con la più vasta popolazione Rom - Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia and Slovacchia - concordarono di eliminare il divario nell'istruzione, impiego, salute e alloggio. Chiedete agli stessi Zingari, vi diranno che ha avuto scarsi effetti sulle loro vite. L'Open Society Institute, fondato dal miliardario George Soros, che ha largamente appoggiato i Rom, disse in un recente rapporto che molti governi vedevano la risposta al problema Rom intermini di "misure sporadiche" più che di politiche coerenti. Quando gli fu chiesto qual'era il cuore del problema, un membro del Parlamento Europeo rispose: "Guarda. Noi vogliamo aiutarli. Non manchiamo di leggi o di soldi. Il problema è la volontà politica in paesi come l'Italia e, ultimamente, gli stessi Rom - molti non vogliono essere parte della società, anche se la società sta tentando di aiutarli. Non c'è fiducia, solo amarezza e scetticismo. Nel caso dell'Italia, da ambo le parti."

"Mi chiamo Veronica Selimovic e sono italiana," piange la piccola zingara a piedi nudi mentre salta agilmente tra il fango e le pozze d'olio nel Campo Nomadi Aurelia ai margini di Roma. I giovani stanno tra i relitti delle automobili e carrozzerie arrugginite, fumando sigarette di contrabbando. Tutt'intorno a noi ci sono pneumatici bruciati, cartucciere, preservativi. Gli Zingari sono agitati. Sembrano pronti a partire nel mezzo della notte, dicono per una buona ragione. La figura politica che ora presiede sui loro campi, è Gianni Alemanno di Alleanza Nazionale, che ad aprile è stato eletto sindaco di Roma. Come ha assunto la funzione, i suoi supporter hanno fatto il saluto romano, cantando "Duce, Duce".

Maneggiando una fotografia in bianco e nero di suo padre, gli occhi glaucomici della sessantenne Satka Selimovic lacrimano mentre lei ricorda la sua vita ai margini della società italiana. "Sono nata in Italia, vicino a Venezia, dopo la II guerra mondiale. La mia famiglia pensava che la vita ci avrebbe offerto una seconda possibilità. Ho raccontato la stessa cosa ai miei bambini, che la vita sarebbe cambiata in meglio e loro lo raccontano a Veronica, la mia nipotina. La gente dice che siamo astiosi e da rimproverare perché di auto-isoliamo, ma noi diciamo ad ogni nuova generazione di Rom che saranno inclusi ed accettati, ed ogni volta assomiglia a un tradimento."

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Di Fabrizio (del 19/08/2008 @ 09:09:39, in Europa, visitato 1382 volte)

Da Hungarian_Roma

Durante la commemorazione dell'Olocausto Rom il 2 agosto a Budapest, il leader rom ungherese Aladar Horvath si è appellato al mondo perché si fermi la diffusione di idee neonaziste in Ungheria e in Europa. Ha detto che anche se l'Ungheria è membro della NATO e dell'Unione Europea, la violenza razzista minaccia i Rom.

"La transizione dal sistema statale socialista al capitalismo ha rigettato i più deboli, persone escluse dalla società a causa del loro retroterra sociale e razziale," ha detto Horvath. "Il nuovo sistema che è emerso non è stato capace di mantenere le sue promesse." Invece dell'attesa inclusione sociale, i più poveri sono diventati permanentemente disoccupati e l'autogoverno Rom si è trasformato nella "derisione governance " I più svantaggiati sono stati messi a forza nei bassifondi, ed i loro ghetto ne criminalizzano gli abitanti ed intensificano la polarizzazione razziale, un substrato del pensiero neo nazista. "Gli Zingari possono essere odiati anche se non vivono in un ghetto, anche se sono ricchi, anche se sono assimilati," ha concluso Horvath.

Bigotry Monitor: Volume 8, Number 33

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Di Fabrizio (del 18/08/2008 @ 08:54:34, in Italia, visitato 1446 volte)

Ricevo da Roberto Malini

La Croce Rossa definisce le condizioni dei Rom in Italia "peggiori che in Uganda"

Roma, 17 agosto 2008. Gli effetti del caldo hanno colpito in modo grave gli insediamenti Rom in Italia, favorendo il diffondersi di infezioni micotiche e batteriche e aggravando malattie respiratorie, cardiache, dell'apparato digerente e neurologiche. L'assistenza sanitaria per i Rom è praticamente inesistente, così come vengono loro negati farmaci essenziali, che solo in alcuni casi vengono prescritti dai medici, ma a pagamento. Per alleviare gli effetti di alcune patologie, sarebbe necessario aumentare il consumo d'acqua, ma nessuna misura è stata presa dalle istituzioni per adeguare gli insediamenti alle esigenze di acqua potabile. Al contrario, le famiglie Rom vengono sgomberate a un ritmo quotidiano dai microinsediamenti, rendendo sempre più grave, fra l'altro, il problema della carenza idrica. E senza acqua, oltre che senza cibo e farmaci, i bambini, gi anziani, i più deboli si ammalano in modo grave e muoiono. Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana (organizzazione che solo di rado diffonde notizie sanitarie che possano incrinare l'immagine delle Istituzioni razziste) ha dichiarato all'AGI che le condizioni dei Rom nella Capitale sono peggiori di quelle dei villaggi poveri dell'Uganda: "Recentemente sono andato a visitare un gruppo di donne sieropositive che vivono alla periferia di Kampala, in Uganda, le ho trovate in una condizione migliore. L'Italia, però, prosegue una persecuzione che non tiene conto in alcun modo dei diritti umani dei "nomadi". Anziché adottare - di fronte all'aumento esponenziale della mortalità, dell'insorgere e dell'aggravarsi delle patologie da precarietà - misure sociali e sanitarie, continua a dedicare ingenti risorse all'attuazione di sgomberi senza alternative abitative, di misure poliziesche e militari, nonché di un'inutile schedatura, effettuata con approssimazione nei confronti di comunità che vengono cacciate da un luogo all'altro. La presenza della Croce Rossa dà l'illusione di un programma di assistenza ai Rom che in realtà non esiste ed è ormai intollerabile che l'Unione europea e le Nazioni unite, nonostante le parole e i proclami spesi, restino a guardare - come settant'anni fa - la distruzione di un popolo e di un modello di civiltà, rispettosa dei diritti umani, che l'Europa vorrebbe incarnare.

*E' un'iniziativa del Gruppo EveryOne rivolta agli attivisti, agli "amici dei Rom" e soprattutto ai giovani giornalisti che rifiutano l'asservimento dell'informazione e della cultura al potere e sono disposti a rischiare (anche la carriera, ma non la coscienza) per mettersi al servizio della verità. Da parte nostra, offriremo loro la possibilità di incontrare testimoni, visionare documenti e visitare i luoghi della persecuzione, per riferire ai cittadini ciò che davvero accade al popolo Rom nel nostro Paese. Tel: (+ 39) 331-3585406 - (+ 39) 334-8429527 - www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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Di Fabrizio (del 18/08/2008 @ 08:41:24, in Kumpanija, visitato 2017 volte)

Da British_Roma

Ustiben report I "CHAVEYS" (RAGAZZI) DI DALE FARM ELEGGONO I LEADER DELLA GIOVENTU' By Grattan Puxon

La foto è tratta da 24dash.com

Mentre i membri del consiglio di Basildon devono discutere il mese prossimo sul rafforzamento delle azioni contro il Centro San Cristoforo di Dale Farm, questa settimana (12 agosto) i più giovani si sono riuniti nell'edificio per formare la loro organizzazione.

Sotto la guida ispiratrice degli attivisti Angie e Bluey Jones, hanno eletto il gruppo che unirà tutti i giovani della più grande comunità di Viaggianti, che da sette anni è sotto assedio. Hanno intitolato il loro nuovo gruppo Dale Farm Chaveys.

"Sono amico di tutti," ha detto Jimmy Harbour, il primo presidente dei Chaveys. "Ci sarà spazio per tutti nella nostra nuova organizzazione."

Condivide la presidenza Lily Williams, scelta tra i membri fondatori, di un'età tra i nove e i tredici anni. Hanno concordato di affiliarsi alla Gypsy Council Youth Division.

E' stato eletto un comitato di dieci, la più giovane ha nove anni e si chiama Eileen O'Brien. Eileen, che si distingue per essere nata l'8 aprile, giorno internazionale dei Rom, apporterà le sue capacità nell'uso del computer come segretaria dei media.

Motivati dalla partecipazione del pugile Romanì Billy Joe Saunders alle Olimpiadi di Pechino, i ragazzi sperano di includere la formazione pugilistica nelle attività del gruppo.

"La boxe piace a molti di noi," ha commentato il vice-presidente Tommy Connors. "Inviteremo Francy Barrett, un altro pugile olimpico del nostro gruppo, a visitarci a Dale Farm."

Katie Goldsmith, segretaria della Gypsy Council Youth Division, che ha contribuito a tenere la riunione, dice di aspettarsi molto di più quando simili gruppi giovanili saranno formati in GB.

I giovani hanno completata la giornata piantando una quercia per ricordare la fondazione dei Dale Farm Chaveys. Sperano che il loro centro ed il nuovo club siano visti come un positivo successo e di ottenere aiuto per allargare il numero dei membri e le attività

Nel contempo, Basildon ha emanato un ordine per radere al suolo San Cristoforo, lamentando che l'edificio non ha un permesso di edificazione. Tuttavia, la ditta fornitrice dice che essendo una struttura temporanea non necessita di permessi.

"Questo è il terzo centro che costruiamo nella nostra campagna per i diritti civili che dura da cinquant'anni," ha detto Richard Sheridan, presidente del Consiglio Zingaro. "Il primo venne bruciato dalla Dublin Corporation. Ma Dio volendo questo non verrà distrutto deliberatamente."

Sheridan ha detto di dover tuttavia ammettere che Basildon non ha consegnato i suoi piani per distruggere l'insediamento di Dale Farm. Se al comune verrà permesso di farlo, sarà deciso il 5 dicembre in una seduta del Tribunale d'Appello.

La formazione per il gruppo dirigente dei Chaveys verrà fornita dell'operatrice per la gioventù Caroline Flynn. Ha detto in seguito di aver visto raramente giovani così acuti ed ambiziosi.

"Hanno un grande spirito e andranno lontano," ha detto Caroline. "Dobbiamo dar loro questa possibilità."

Published by Jon Land

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Di Fabrizio (del 17/08/2008 @ 08:50:04, in scuola, visitato 1506 volte)

Da Czech_Roma

Breclav, Sud Moravia, 11 agosto (CTK) - Il sindaco ha detto a CTK che il municipio di Breclav e la branca locale della governativa Agenzia per l'Integrazione Sociale vogliono selezionare studenti tra i bambini Rom che frequenteranno le scuole secondarie a Brno, nello sforzo di aumentare il numero degli ex studenti tra i Rom.

Attualmente, solo 36 sui giovani Rom del posto hanno istruzione secondaria o hanno completato il ciclo di studi. Ha detto il sindaco Dymo Piskula che l'anno prossimo, gli insegnanti nelle scuole locali selezioneranno gli studenti Rom che frequenteranno le scuole secondarie a Brno.

L'agenzia governativa ha iniziato le sue attività a Breclav questa primavera. Opera in altre 11 città in Boemia e Moravia.

La coesistenza con i Rom è un frequente argomento di discussione tra i residenti e i politici di Breclav.

Il consigliere cittadino Tomas Nepras (Scelta per la Città) è stato criticato l'anno scorso per le sue dichiarazioni poco lusinghiere sui Rom. Durante un incontro in municipio descrisse i Rom come "neri plebei". Più tardi si scusò per le sue dichiarazioni dicendo che era stato frainteso.

Le autorità di Breclav stanno preparando diversi progetti con l'aiuto dell'Unione Europea che vuole soprattutto focalizzarsi sull'istruzione dei giovani.

"Le assenze senza giustificazione pongono un grande problema. Oltre il 50% dei bambini sotto i 15 anni hanno molte ore di assenze ingiustificate," ha detto Piskula.

Janicek ha aggiunto che i genitori sono largamente responsabili della frequenza scolastica dei loro figli e che il municipio e le agenzie impegnate vogliono lavorare anche con i genitori. Si aspettano che li aiutino a sviluppare il progetto di istruzione secondaria per i Rom.

Piskula ha detto che il comune spera che i genitori siano illuminati abbastanza da non proibire ai loro figli di andare a Brno per frequentare le scuole secondarie.

Janicek ha detto che ci saranno degli assistenti per aiutare l'istruzione dei bambini Rom nelle scuole elementari. D'altro canto, il comune non ha ancora deciso come lavorerà questo sistema. Intende consultare i direttori scolastici sul problema, ha detto Janicek.

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Di Fabrizio (del 17/08/2008 @ 01:32:04, in blog, visitato 6757 volte)

Da circa tre settimane sono in lotta con un trojan - dialer che si carica(va) ogni volta che si apre la Mahalla.

Ho scoperto (finalmente, spero) che dipendeva da un reindirizzamento del mio contatore visite, che ho subito cancellato.

Di chi è la colpa? Di un sito che fornisce gratuitamente contatori per il vostro sito: Specialstat, gratuiti, ma con la sorpresa di trasmettere virus e reindirizzamenti a siti a pagamento. Ho anche scoperto che la cosa era già stata denunziata più di due anni fa, eppure questa compagnia continua ad infettare impunita i computer. Chi volesse saperne di più, può fare una ricerca su google delle parole "specialstat dialer"

Attenzione, anche i servizi offerti da;

Freestat.ws
Statistiche.ws
Webmobile.ws
Superstat.info
Megastat.net
Hiperstat.com
Mystat.ws
Puntostat.com
Webmeter.ws
Webmobile.ws
Megastat.net
Superstats.info
Ninestats.com

(e sono tanti...) hanno la stessa sorpresa!

Il dialer installato da Specialstat o dai sui fratelli (se non è segnalato dall'antivirus), si trasmette se usate Windows e Internet Explorer, sino alla versione 5 (Firefox ne è esente). Inoltre provoca danni se avete una connessione via Modem (non con l'ADSL). Consiglio comunque questa lettura su come riparare il danno.

Termino, chiedendo comunque scusa a tutti quanti posso aver creato inconvenienti.

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Di Fabrizio (del 16/08/2008 @ 09:37:30, in Europa, visitato 2676 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

IPS By Vesna Peric Zimonjic

BELGRADO, 12 agosto (IPS) - Alcune settimane fa, la Serbia ha dato l'addio al cantante folk Saban Bajramovic, morto per arresto cardiaco all'età di 72 anni nella città meridionale di Nis. Con un gesto insolito, il Presidente serbo Boris Tadic ha partecipato al funerale, dando l'ultimo tributo al "Re della Musica Zingara"

Ma la presenza del Presidente non è stata l'unica cosa insolita.

"E' triste che (Bajramovic) se ne sia andato," ha detto a IPS Osman Balic, attivista Rom. "Ma è anche un miracolo che sia vissuto così a lungo. Sono sicuro che nella sua città natale di Nis non ci sono Rom di quell'età." Si ritiene che a Nis vivano 25.000 Rom.

I Rom sono un popolo che migrò in Europa dall'India sin dal XIV secolo. Si stima che 12 milioni vivano in Europa, affrontando deprivazioni e discriminazioni.

Secondo gli studi di diversi gruppi Rom per i diritti umani, soltanto un Rom serbo su 60 vive sino al 60° compleanno, e molti non superano l'età di 50.

"La più corta aspettativa di vita è tra i riciclatori di materiali, (un commercio) popolare tra i Rom come mezzo per sopravvivere," ci ha detto Balic. "La loro aspettativa di vita è di circa 45 anni, causa le condizioni estremamente dure che li circondano."

La Serbia ha recentemente assunto la presidenza del "Decennio dell'Inclusione Rom", l'iniziativa internazionale volta a migliorare lo status dei Rom tra il 2005 e il 2015. Nove paesi sono stati coinvolti nel progetto - Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia.

Il mese scorso, si è aggiunta l'Albania, mentre la Bosnia-Herzegovina e la Spagna stanno per farlo. La Slovenia ha la posizione di osservatrice.

Gli sforzi sono centrati sul miglioramento delle condizioni socio-economiche di questo gruppo altamente marginalizzato, con punti prioritari all'istruzione, impiego, sanità ed alloggio.

"Non c'è bisogno delle statistiche per vedere la povertà che prevale tra i Rom," ha detto il vice Primo Ministro Bozidar Djelic in una recente conferenza stampa. "Ci sono 593 insediamenti Rom attorno alle grandi città della Serbia, senza nessuna infrastruttura o normali standard di vita."

Djelic ha detto che il nuovo governo che ha assunto la direzione in luglio vorrebbe assegnare 500 milioni di dinari (10 milioni di dollari) invece dei 2,4 milioni programmati in precedenza, per misure per migliorare le condizioni di vita dei Rom.

Ma la Serbia, come molte altre nazioni dell'ex Yugoslavia, non conosce il numero esatto dei Rom nel paese. La Serbia ha una popolazione di 7,5 milioni. Il censimento del 2002 pone il numero dei Rom in 108.000, ma Djelic puntualizza che si ritiene che solo un Rom su tre ammette di appartenere a questo gruppo etnico.

In Bosnia-Herzegovina, il censimento del 1991 contava 6.868 Rom tra la popolazione anteguerra di 4,3 milioni. Ma secondo il Comitato per i Rom interno al Consiglio nazionale dei Ministri (governo federale), il numero è vicino a 70.000.

Il censimento 2001 in Croazia trovò 9.463 Rom su una popolazione di 4,4 milioni. Le organizzazioni Rom dicono che il numero reale è tra 30.000 e 40.000, e la maggior parte non ha una fonte permanente di reddito.

I gruppi locali dei diritti hanno patito un colpo a luglio quando la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che la Croazia non discriminava gli studenti Rom mettendoli in classi separate di solo Rom, pratica frequente nei Balcani.

"Questa regola potrebbe avere un impatto su molti paesi in Europa," ha detto Anita Danka del Centro Europeo per i Diritti dei Rom alla belgradese B92 RTV. "La Corte non è stata capace di vedere che l'istruzione segregata può avere una varietà di manifestazioni, inclusa la segregazione nelle scuole principali."

La segregazione esiste anche in Serbia, dove i bambini Rom per decenni sono finiti in scuole speciali.

Le statistiche del Centro Informazione Rom mostrano che il 60%  dei Rom lasciano la scuola all'età di 10anni. Soltanto il 4% dei bambini Rom in Serbia hanno frequentato la pre-scuola o gli asili.

La nascita di solito non viene registrata, dicono gli attivisti. La Serbia il mese scorso ha lanciato una campagna per fornire documenti ai Rom.

"La linea di tendenza è la politica di fornire un'esistenza decente per i Rom dopo molti anni di negligenza," ha detto Luan Koka dell'Organizzazione della Stategia Nazionale per i Rom a IPS. (END/2008)

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Di Fabrizio (del 16/08/2008 @ 09:27:58, in Europa, visitato 1376 volte)

Da Roma_und_Sinti

The Vancouver Sun Agence-France Presse - sabato 9 agosto 2008

GINEVRA - Un esperto sul razzismo delle Nazioni Unite, ha ammonito venerdì che il razzismo e la xenofobia nella politica austriaca sono una "seria preoccupazione" e lo stato dovrebbe mostrare più determinazione nell'affrontare il problema.

Ion Diaconu, relatore sull'Austria del Comitato ONU per lo Sradicamento della Discriminazione Razziale (CERD), ha detto che le tendenze razziste e xenofobe erano evidenti nelle campagne politiche, nei media e nelle attitudini pubbliche.

"La persistenza di discorsi razzisti contro Musulmani, Ebrei, Africani e persone appartenenti a minoranze etniche nei circoli politici, nei media, su Internet... è stato un aspetto di grave preoccupazione," ha detto al comitato che sta rivedendo il caso austriaco.

L'Austria provocò un uragano nell'Unione Europea all'inizio del decennio quando il leader dell'estrema destra Joerg Haider formò il governo assieme ai Cristiano Democratici.

I leader europei hanno snobbato il governo austriaco fin quando Haider fece parte della coalizione.

Haider, 58 anni, all'inizio del mese ha annunciato il suo ritorno alla politica nazionale, dicendo che guiderà il nuovo partito BZO nelle elezioni politiche del prossimo mese.

L'esperto ONU ha detto che il razzismo non infetta solo la politica ma anche i media e la più ampia sfera sociale - citando articoli razzisti su differenti pubblicazioni come anche che in diverse occasioni ad Africani o Latino Americani è stato proibito di entrare nei bar o in altri spazi pubblici.

Diaconu ha detto anche che l'Austria ha bisogno di sviluppare un più "vasto" processo di istruzione per permettere ai suoi cittadini di fare i conti col passato nazista e rigettare le manifestazioni di nazionalismo estremo.

L'Austria fu parte del "Reich" nazista dal 1938 al 1945, e Adolf Hitler nacque lì.

Dopo la guerra, molti Austriaci hanno provato a farsi passare come vittime dei nazisti, ma la polemica scoppiò negli anni '80 quando emerse che il presidente - ed ex segretario generale ONU - Kurt Waldheim, aveva celato dettagli sul suo ruolo come ufficiale della Wehrmacht durante la guerra.

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Di Fabrizio (del 15/08/2008 @ 16:00:42, in blog, visitato 965 volte)

Ferragosto di lavoro, ma dovrei essere riuscito finalmente a debellare il virus che affliggeva questo blog. Grazie a tutti quanti mi hanno scritto.

Fatemi sapere se ci sono ancora delle anomalie.

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