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La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 24/11/2009 @ 09:32:54, in Europa, visitato 1440 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

UNHCR.org By Cesar Pineda in Pristina, Kosovo

© UNHCR/C.Pineda. Ukshin con la sua famiglia nella loro casa. Sullo sfondo il suo nuovo veicolo

PRISTINA, Kosovo, 16 novembre (UNHCR) – Ukshin Toplica sentiva che sarebbe tornato veramente a casa, una volta che avesse rinnovato la casa che era stato costretto a lasciare un decennio fa nella capitale del Kosovo Pristina.

"Ora che la mia casa è finita, non mi sono mai sentito meglio," dice orgogliosamente il 49enne Ukshin ai visitatori della sua nuova casa."Non c'è nessun posto come casa propria." E' di buon umore perché ha iniziato una piccola attività in proprio, con i fondi UNHCR, provvidenziale per la sua famiglia di 11 persone in duri tempi economici.

Ma per molti anni Ukshin ha pensate che non avrebbe mai potuto ritornare in Kosovo dall'esilio nella vicina Repubblica di Macedonia. "Ho sempre voluto riportare indietro la mia famiglia. Ma ci era stato detto che gli Albanesi avevano occupato tutte le case nel nostro vecchio quartiere, così non ci sentivamo sicuri a tornare."

Non è sempre stato così. Per anni lui e la sua famiglia di Rom di lingua albanese, conosciuti come Askali, avevano vissuto serenamente accanto all'etnia albanese nel distretto di Vranjevic della capitale Pristina. Ukshin lavorava come guardia di sicurezza. "Il salario bastava per la mia famiglia, e prima del conflitto vivevamo bene," ricorda.

Ma la vita della famiglia Toplica fu gettata nel trambusto quando la NATO intervenne militarmente alla fine del marzo 1999, dopo aver richiesto il ritiro delle forze di sicurezza serbe dal Kosovo e la fine alla discriminazione contro i kosovari albanesi.

"Tutti lasciarono le loro case una volta che iniziò il bombardamento in Kosovo," ricorda Ukshin, aggiungendo che la sua famiglia seguì i propri vicini albanesi e fuggì in Macedonia. "Non avevamo scelta," spiega. Invece, la maggior parte dei kosovari non albanesi di lingua rom fuggirono oltremare al termine del conflitto.

Circa 1 milione di persone hanno cercato rifugio in Macedonia ed in altri paesi durante il conflitto, terminato nel giugno 1999 quando le forze serbe furono respinte e le truppe NATO inviate sul territorio. Il ritorno degli Albanesi innescò l'esodo di circa 200.000 Serbi, Rom, Askali, Egizi ed altre minoranze.

"Tutti avevamo tanta paura," dice Ukshin della sua famiglia fuggita in Macedonia. Nella confusione e nella fretta, furono separati ed arrivarono in aree differenti della Macedonia settentrionale. "Dopo tre giorni, mi riunii con la mia famiglia a Skopje. Eravamo terrorizzati e depressi perché non sapevamo mai cosa sarebbe successo il giorno dopo."

Ukshin e sua moglie, Hatixhe, hanno lottato per vestire e nutrire i loro sette figli a Skopje. Altri due sono nati nella capitale macedone. Grazie ad un contributo di 210 €u. dell'UNHCR, hanno affittato una casa alla periferia di Skopje. "Non c'erano possibilità di lavoro. A volte, pulivo le strade e mi davano qualcosa. Dipendevamo dall'UNHCR," rivela.

Negli anni seguenti, circa 16.000 Serbi e Rom sono ritornati in Kosovo, ma la famiglia Toplica era preoccupata per la situazione ed ha aspettato sino a novembre dell'anno scorso prima di tornare. "Sono andato all'UNHCR ed ho registrato la mia famiglia per ritornare, così ci hanno portato qui. Il giorno che siamo rientrati in Kosovo è stato davvero emozionante, mia moglie ed i bambini non ci credevano che eravamo a casa," dice Ukshin.

La famiglia si è trasferita nella casa rinnovata nel loro vecchio quartiere. Lo staff UNHCR a Pristina visita regolarmente la famiglia per verificare il suo reintegro. E' stato un anno di sfida. Nel mezzo della recessione globale, hanno affrontato difficoltà economiche in un'area dove circa metà della popolazione adulta è disoccupata. Ma hanno beneficiato di un pacco aiuto dell'UNHCR e dei suoi partner, che includeva cibo per sei mesi ed assistenza extra-alimentare.

Ukshin si è unito anche ad un progetto UNHCR che aiuta chi ha fatto ritorno a sviluppare nuove capacità e diventare autosufficienti. Ha acquistato un mini trattore col rimorchio per raccogliere plastica e scarti da rivendere ad una compagnia di riciclaggio. Inoltre usa il suo veicolo per fornire un servizio di trasporto nel quartiere. "Ho la mia attività," dice Ukshin, aggiungendo: "Possiamo vivere del nostro denaro e delle nostre fatiche."

I membri della famiglia Toplica si sentono pienamente integrati nella loro comunità. Come per altri che han fatto ritorno in Kosovo, la sfida principale è di migliorare le proprie condizioni di vita ed assicurarsi la sopravvivenza economica. UNHCR continua ad offrire aiuto e consulenza.

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Di Daniele (del 24/11/2009 @ 08:52:44, in media, visitato 1625 volte)

 pubblicato da Coco su Myspace

...questo è un vecchio corto. Liberté, probabilmente, ne è la sua lunga scia...

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Di Fabrizio (del 23/11/2009 @ 09:44:48, in Italia, visitato 1614 volte)

segnalazione di Sara Gandini

L'Unità.it di Dijana Pavlovic

Ieri nell’aula consiliare di Palazzo Marino l’assessore alla Famiglia (!) Mariolina Moioli festeggiava la XXª Giornata internazionale dei diritti dell’Infanzia. Poche ore prima, in un’alba livida come questa città, centinaia di poliziotti, carabinieri, poliziotti locali sgomberavano 300 persone di etnia rom con 80 bambini, 40 dei quali frequentavano le scuole del quartiere. Con le poche cose personali, venivano distrutte le speranze di una vita meno disumana per queste 40 famiglie, per chi aveva un lavoro, precario e in nero ma lavoro, e aveva cercato di inserirsi in un contesto civile grazie alla solidarietà delle maestre delle scuole, di cittadini che accompagnavano i piccoli «zingari» a scuola e soprattutto delle associazioni – la comunità di Sant’Egidio e i Padri somaschi soprattutto - che sostenevano questo faticoso percorso di inserimento sociale. In questa coincidenza, non casuale, perché uno sgombero non si improvvisa, c’è tutta la ferocia di questa città, della sua squallida amministrazione i cui spiriti più brillanti sono il vicesindaco De Corato che si vanta di circa 150 sgomberi in un anno e il capogruppo leghista Salvini, quello delle carrozze separate per gli extracomunitari e del fora dai ball per i rom e «mai una moschea a Milano».

Si può essere stupefatti dall’arroganza di questa amministrazione nell’esercizio del potere, che non teme nemmeno la critica e se ne frega, virilmente, delle normative nazionali e internazionali che tutelano l’infanzia e che prevedono garanzie in caso di sgomberi (preavviso, alternative, ecc.). Ma io non mi stupisco più, ho capito che questa Milano, con il suo Expo, i suoi affari in mano a ‘Ndrangheta e Camorra, la scelta di cancellare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, è una città fuori dall’umanità, una città che perde i suoi giovani e la sua cultura, una città senza più anima, destinata a essere un deserto nel quale le voci dell’umanità si spengono. Ma in questa città io ho fatto un figlio e ho visto nell’ospedale nel quale mio figlio è nato tante altre zingare, tanti altri extracomunitari che mettevano al mondo i loro figli e credo che con queste nuove vite abbiamo seminato il fiore della speranza. Quando cresceranno questi bambini così diversi da De Corato e da Salvini (ma com’erano da piccoli, rubavano i giochi ai loro vicini?) non saranno soli e tutti insieme aiuteranno questa città e ritornare civile, giusta e umana.

20 novembre 2009

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Di Fabrizio (del 23/11/2009 @ 09:16:12, in media, visitato 1143 volte)

Lunedì 30/11/09 ore 18.00
Libreria Feltrinelli
BLOG IN-FORMA

I curatori di tre importanti spazi web (Yuri Del Bar per U Velto – Il Mondo, notizie e immagini dai mondi sinti e rom, Fabrizio Casavola per Mahalla e Davide Casadio per Sinti italiani in viaggio per il diritto e la cultura), dialogano con il pubblico sulla necessità di un'informazione obiettiva e attenta riguardo i mondi rom e sinti

Informazioni su RintracciArti
Il gruppo su Facebook

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Di Fabrizio (del 23/11/2009 @ 08:59:32, in media, visitato 1634 volte)

Da Milano Città Aperta

Ciao a tutti,

come sapete dalle mail che sono circolate in mailing list e dai media, l'altro ieri è stato sgomberato il campo Rom di via Rubattino a Lambrate. Circa 300 persone, tra cui moltissime donne e bambini anche piccolissimi sono stati lasciati al freddo sotto un ponte, senza alcuna alternativa praticabile (si proponeva la solita soluzione che prevedeva la divisione di uomini da una parte, donne e bambini dall'altra, bambini sopra i 6 anni da un'altra ancora).
Ieri si è svolto un presidio davanti alla prefettura, in cui una delegazione ha chiesto, tra le altre cose, perlomeno di poter usufruire temporaneamente dei container anti-freddo presenti nell'area di Via Barzaghi. Non solo neppure questo è stato accettato, ma stamattina la polizia ha di nuovo sgomberato i rom dall'area sotto il ponte di Rubattino dove si erano rifugiati provvisoriamente, per permettere la solita passerella mediatica oggi pomeriggio a De Corato. (in allegato o linkati a questa mail trovate altro materiale informativi per approfondire meglio la vicenda).

Ieri al presidio erano presenti diversi di noi di Milano Città Aperta (io, Natascia, Betta, Paolo, Giuliano, Veronica). Parlando si è pensato a far qualcosa, trovare qualche strumento di pressione nei confronti del prefetto e della giunta comunale. Coloro che sono andati in delegazione dal prefetto hanno riferito infatti che la prefettura (a differenza dell'inflessibile assessore Moioli) è stata abbastanza colpita dalla partecipazione cittadina al presidio e in generale dalla solidarietà della cittadinanza nei confronti dei Rom. Tanto nei giorni prima, che al momento dello sgombero, che ieri al presidio erano presenti e si erano mobilitati diversi degli insegnanti della scuola frequentata dai piccoli bimbi Rom e finanche genitori dei loro compagni di classe. Segno evidente che, quando affianco alle "solite" meritorie organizzazioni di "addetti ai lavori", si muovono in prima persona anche i cittadini, a non pochi vengono fastidiosi mal di pancia.

D fronte a questo l'idea che è venuta a me e Natascia è quella di intasare gli indirizzi che vi riporto qui sotto (del prefetto, del vicesindaco De Corato e dell'assesore Moioli) di mail di protesta, per far capire che la cittadinanza non rimane passiva di fronte allo scempio e alla barbarie degli sgomberi senza alternative dei campi rom e delle correlate violazioni dei diritti umani fondamentali.
Più sotto vi riporto un testo già scritto da noi (molto sintetico per forza di cose, in modo che possa essere condiviso da tutti), ma che tutti possono ovviamente arricchire e personalizzare come vogliono.

Nel fare questa improvvisata, ma utilissima azione di mail-bombing, vi raccomandiamo pero di seguire alcune precauzioni volte a non compromettere l'efficacia e l'utilità dell'azione:

a) scrivere ognuno un oggetto diverso alla mail, in maniera che i destinatari non possano bypassare le mail, mettendo filtri che le releghino alla posta indesideata. Sfruttate tutte le varianti possibili!

b) Girare quest'email e quest'appello a a tutte le persone che conoscete chiedendo di prendere parte a questa iniziativa nel più rapido tempo possibile (nel weekend!)

c) Inviare una copia della mail in copia conoscenza nascosta al seguente indirizzo da noi creato ad hoc rubattino@email.it, in maniera da poterci contare, sapere quante persone hanno preso parte all'iniziativa ed eventualmente farlo pesare a chi di dovere, al momento opportuno.

Gli indirizzi a cui inviare la mail sono

prefettura.milano@interno.it
vicesindaco.decorato@comune.milano.it
assessore.moioli@comune.milano.it

Il testo da copia-incollare (e se volete da personalizzare ) è il seguente

"Io cittadino di Milano sono indignato dallo sgombero del campo rom di via Rubattino avvenuto il 19/11/09 e dalle precedenti e successive proposte e risposte del Comune alle legittime richieste di cittadini rom e delle associazioni. Non sono queste le autorità che mi rappresentano, non è questa la città che voglio."

Mi raccomando, se lo ritenete utile, partecipate a questo piccolo, simbolico, ma molto significativo gesto di solidarietà nei confronti dei Rom sgomberati, al più presto (entro il fine settimana) E giratelo a tutti i contatti che avete e credete siano interessati e sensibili sulla questione.

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Di Fabrizio (del 22/11/2009 @ 09:32:31, in scuola, visitato 1336 volte)

AgenFax.IT

Entro il dieci Dicembre in Provincia di Novara sarà completata la schedatura di tutti gli scolari “ non interamente italiani”. Si comincia con romeni e nomadi

(se. bag. 20/11) - Con una lettera circolare, recapitata a tutte le Dirigenze didattiche di ogni scuola di qualsiasi ordine e grado della provincia di Novara, il Dirigente scolastico provinciale Giuseppe Bordonaro, coadiuvato dalla funzionaria del Provveditorato Maria Grazia Albertini, ha ordinato la schedatura di tutti gli alunni di nazionalità straniera, di quelli che hanno almeno un genitore straniero e quindi la doppia nazionalità, nonché di tutti i figli di nomadi ivi compresi quelli italiani.

Nell’opera di schedatura, oltre alle notizie ed ai dati anagrafici concernenti l’alunno, dovranno essere indicate le condizioni dei rispettivi genitori, incluso l’eventuale stato di clandestinità degli stessi, e dell’alloggio in cui la famiglia vive. Dovrà essere fatta anche menzione dell’eventuale condizione di “trovatello” dell’alunno. Tutte notizie la cui raccolta è in parte vietata dalle norme nazionali sulla Privacy e da quelle Onu, condivise a suo tempo dall’Italia, sulla protezione dei diritti dell’infanzia. Il lavoro demandato alle singole dirigenze scolastiche che si avvarranno dei vari docenti per completarlo, ricorda da vicino quello che si voleva compiere nella rovente estate del 2008 in tutti i campi nomadi d’Italia quando alla Polizia ed ai Carabinieri era stato chiesto di rilevare le impronte digitali anche ai minori di anni dieci. Il progetto poi in parte non venne attuato a causa del deciso intervento dell’Unione europea. Già da oggi si comincia con le rilevazioni concernenti bambini romeni, italiani con un genitore di nazionalità romena e nomadi di ogni nazionalità, anche autoctona. A ruota seguirà la schedatura degli altri. Con la probabilmente ipocrita motivazione di voler agevolare l’inserimento di questo genere di bambini ed adolescenti nel sistema scolastico italiano, il Dirigente scolastico novarese dunque ha inaugurato una campagna che presto si diffonderà su tutto il territorio nazionale. “Che le motivazioni addotte dal Provveditorato nel richiedere la schedatura siano ipocrite lo si evince dal fatto che anche cittadini pienamente italiani, come sono quelli con la doppia nazionalità o i nomadi autoctoni, devono essere registrati. Probabilmente si intende solamente appesantire il clima di odio e sospetto nei confronti degli stranieri al fine di emarginarli dal contesto scolastico e sociale ed indurli a lasciare l’Italia. Pulizia etnica si chiama. A voce in Provveditorato poi ci hanno detto di iniziare da romeni e nomadi” afferma un insegnante che chiede l’anonimato, ribadisce che vorrebbe fare obiezione di coscienza contro tale odioso compito discriminatorio ma che ha troppa paura di perdere il posto di lavoro. I partiti d’opposizione in una città in mano al centro-destra, il Sindaco è leghista, ora promettono un’opposizione durissima in ogni sede istituzionale ed invitano gli insegnanti che figurano pure tra i loro iscritti all’obiezione di coscienza. Da oggi però in Italia non esistono più solamente gli invisibili senza diritti, come sono gli stranieri siano essi comunitari che extracomunitari od i nomadi, ma in questa categoria da criminalizzare ad ogni costo entrano a far parte pure i sangue misti la cui unica colpa è quella di avere un padre od una madre che ad un certo punto della loro vita hanno deciso di donare il proprio amore ad un partner non italiano.

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Di Fabrizio (del 22/11/2009 @ 09:27:09, in Italia, visitato 2316 volte)

del Sen. Roberto Della Seta (PD)

Premesso che:

Amnesty International ha espresso preoccupazione e contrarietà per lo sgombero forzato del campo "Casilino 700" di Roma (leggi QUI ndr), nel quale vivevano circa 400 persone di etnia rom, avvenuto lo scorso 11 novembre 2009. Nell'appello, l'organizzazione per i diritti umani sollecita il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e il sindaco Gianni Alemanno ad assicurare che a tutte le famiglie sgomberate sia fornita una sistemazione alternativa come soluzione di emergenza e sia accordato un risarcimento per tutti i beni che sono stati distrutti durante lo sgombero forzato; Inoltre, Amnesty International ricorda che "gli sgomberi forzati, eseguiti senza protezioni legali o di altro tipo, sono proibiti dal diritto internazionale in quanto grave violazione dei diritti umani, in particolare del diritto a un alloggio adeguato". Secondo quanto riferito dalle Organizzazioni non governative (Ong) e dai mezzi d'informazione, all'alba dell'11 novembre 2009 circa 150 agenti di polizia hanno sgomberato le famiglie dal campo di via di Centocelle, nella parte est della Capitale. Tutti gli accampamenti della comunità sono stati distrutti e circa 20 rom sono stati arrestati, nonostante non si sappia di cosa siano accusati; le Ong locali, tra cui Legambiente Lazio, affermano che la comunità nomade non ha ricevuto alcuna notifica dello sgombero forzato né è stata consultata, e che il Comune di Roma ha offerto rifugi per brevi periodi solo ad alcune donne e ai bambini piccoli, nei dormitori dei senza tetto di Roma. In base alla legge italiana, le autorità dovrebbero notificare lo sgombero a tutte le persone oppure pubblicare un'ordinanza o un preavviso. In ogni caso, non essendo stata l'ordinanza formalizzata in questo modo, la comunità non ha potuto rivolgersi alla magistratura per tentare di fermare o posticipare lo sgombero; è importante evidenziare che nella comunità nomade ci sono circa 140 bambini, di cui 40 frequentano una scuola nelle vicinanze. Lo sgombero minaccia di interrompere la loro scolarizzazione e sconvolgere seriamente la loro educazione. La maggior parte di coloro che vivono nel campo di Centocelle - secondo Amnesty International - ha già subito in precedenza sgomberi forzati, con distruzione di accampamenti, vestiti, materassi, e qualche volta, di medicine e documenti; a giudizio degli interroganti, dopo questo ennesimo sgombero forzato, effettuato in assenza di un qualsiasi piano nomadi, il Comune di Roma ancora una volta ha confermato la sua visione proprietaria della cosa pubblica e di essere cieco e sordo rispetto ai più basilari diritti delle persone. È gravissimo che si impedisca, come è avvenuto il 17 novembre 2009, a dei pubblici ufficiali, quali sono gli eletti dal popolo, l'accesso a strutture nello stabile di via Salaria n. 971, dove da qualche giorno risiedono i nomadi sgomberati dal Casilino 700. La struttura risulta essere presidiata da guardie giurate e vigili urbani che impediscono a chiunque di accedere alla struttura e controllare le condizioni in cui vivono il centinaia di persone, appena accolte. A questo punto, è sempre più evidente che il "piano nomadi" del Comune di Roma non e' altro che un triste e inquietante progetto di "lagerizzazione"; ad opinione degli interroganti, se da una parte è doveroso evidenziare che nello sgombero le Forze dell'ordine hanno tenuto un comportamento responsabile, dall'altra è innegabile che tutta l'operazione è stata un perfetto fallimento politico e sociale. Con il suo "piano nomadi", di fatto il Comune di Roma sta estendendo il problema su tutto il territorio del VI, del VII e del X municipio. Ci vorranno giorni per ricostruire la mappatura di dove ora queste persone si sono spostate. Le 85 persone sgomberate al Casilino 700 che si erano rifugiate nell'ex stabilimento della Heineken, e che ieri erano state nuovamente sgomberate, sono andate adesso a Tor Sapienza dove ci sono già due campi nomadi, al confine tra il V e il VII municipio. La Polizia municipale ha segnalato un esodo sulla Collatina e sulla Prenestina, di persone che presumibilmente sono andate a rifugiarsi in due piccoli campi abusivi già esistenti in via Longoni e via Collatina. In pratica l'intervento del Comune non ha fatto altro che disperdere il problema sul territorio,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non intenda riferire sui gravissimi motivi che hanno impedito a dei pubblici ufficiali, quali sono i consiglieri comunali e circoscrizionali, l'accesso a strutture dove da qualche giorno risiedono i nomadi sgomberati dal Casilino 700; se non intenda appurare se tale sgombero sia riconducibile di fatto ad uno "sgombero forzato", cioè eseguito senza protezioni legali o di altro tipo stabilite dal diritto internazionale, e dunque configurabile come grave violazione dei diritti umani, in particolare del diritto a un alloggio adeguato, e di accertarsi inoltre se sia stato assicurato a tutte le famiglie sgomberate una sistemazione alternativa come soluzione di emergenza; se non intenda intervenire con atti di propria competenza presso il Comune di Roma, la cui gestione, a giudizio degli interroganti, sconsiderata del problema dei campi nomadi sta recando grave disagio a centinaia di persone e ed esponendo tutta la popolazione ad una presenza ancora più incontrollata di campi abusivi e spontanei.

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Di Fabrizio (del 21/11/2009 @ 23:40:53, in Italia, visitato 1855 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

di Zita Dazzi

Stefania Faggi insegna da quasi quarant'anni a Milano ed è ancora piena di entusiasmo nel suo lavoro. È stata lei la prima nel quartiere dell’Ortica ad aprire le porte di casa a una dei rom sgomberati dall’ex fabbrica di via Rubattino

«Non avrei mai potuto tornare a casa, a dormire nel mio letto, se Cristina fosse rimasta in strada. Non avrei chiuso occhio pensando a lei e alla sua famiglia sotto il ponte, al freddo. Perché l’ho fatto? Che senso ha questa domanda? Non sarei una persona normale, sarei un essere disumano se non mi fossi portata quella bambina a casa e se non avessi cercato un posto anche per la sua famiglia». Stefania Faggi fa la maestra da quasi 40 anni ed è ancora piena di entusiasmo nel suo lavoro. È stata lei la prima nel quartiere dell’Ortica ad aprire le porte di casa a una dei rom sgomberati giovedì mattina dall’ex fabbrica di via Rubattino.

«E non chiamatemi eroina — si raccomanda — perché io ho fatto ciò che avrebbe fatto qualunque persona con una coscienza, di fronte a quella famiglia rimasta senza niente». Di quei rom romeni lei sa il poco o nulla che si può conoscere in due mesi di scuola, tanti sono i giorni che Cristina ha fatto nella quarta B della scuola elementare Elsa Morante in via Pini. «So che è Cristina una bambina come le altre, con tanta voglia di imparare e di stare tranquilla. So che sua madre la mandava a scuola pulita e profumata tutti i giorni, anche se viveva in quel campo senza acqua e senza servizi. So che sono persone per bene e che la prima volta che Cristina è stata invitata alla festa di un compagno di classe sua madre, con i pochi soldi che hanno a disposizione, ha comperato un mazzo di fiori da regalare ai padroni di casa».

La maestra Stefania si è affezionata in fretta a quella bambina di dieci anni, alla sua famiglia composta dai genitori e da altri tre bambini. Le sono bastati pochi gesti, poche parole. «Io so che la mamma di Cristina, come tutti i genitori della scuola, veniva a fare i colloqui con noi maestre, e voleva sapere se la bambina studiava e si comportava bene. Ovvio che Cristina si comporta bene, è una ragazzina intelligente e piena di dignità. La terrò con me, nel mio monolocale che condivido con un gatto e con un cane, fino a quando non si troverà una soluzione migliore. Nel fine settimana è stata invitata a dormire a casa di un compagno di classe, perché io devo andare ad assistere una parente anziana ammalata, ma da lunedì tornerà da me».

Durante lo sgombero Cristina ha perso tutto. Anche lo zaino della scuola, i quaderni, l’astuccio. Ma la maestra Stefania ieri mattina, prima di riportarla in classe, le ha ricomprato tutto. E i genitori degli altri alunni, le hanno ricomprato un zaino nuovo, all’ultima moda, che Cristina ha molto apprezzato. Stefania non ha dubbi sulla sua scelta. «Io non ho paura dei rom, non l’ho mai avuta. Ho paura, come tutti, dei ladri e degli assassini, ma quelli possono essere anche italiani. So che molte delle famiglie di via Rubattino sono famiglie oneste. Certo, molto povere, abituate a vivere in condizioni di grande disagio e degrado. Ma nessuna di loro lo fa per scelta. È una questione di necessità: hanno vissuto molti sgomberi e nonostante questo non si arrendono. Continuano a cercare di integrarsi».

Non è isolata la maestra Stefania. Almeno altre tre sue colleghe hanno fatto la stessa scelta e anche alcune famiglie della scuola si sono portate a casa parte degli zingari sgomberati da via Rubattino. «Non ci siamo nemmeno messi d’accordo. È stata una decisione spontanea, presa a tarda sera, quando ci siamo accorti che dalle istituzioni non sarebbe venuto alcun aiuto».

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Di Fabrizio (del 21/11/2009 @ 09:33:43, in musica e parole, visitato 1647 volte)

Segnalazione di Marcel Costache

Martedì 24 novembre, ore 21, Teatro Dal Verme, Via San Giovanni sul Muro, 2 - 20121 Milano (Lombardia) 02 87 905 -  ingresso 8 euro

Torna La Notte di San Lorenzo che, dopo un periodo di pausa per l'abbandono "forzato" di Cascina Monluè, presenta una produzione Arci, in collaborazione con il Consolato Ungherese e con il contributo del Comune di Milano - Assessorato alla Cultura. Un progetto-kermesse che vede tre dei maggiori gruppi gipsy ungheresi unirsi sulla scena con OLAH GIPSY ALLSTARS PROJECT, una straordinaria serata-evento il 24 novembre al Teatro Dal Verme alle ore 21, ingresso 8 euro.

La serata sarà al contempo un grande omaggio alla musica popolare e anche, ricorrendo il XX anniversario dalla caduta del muro di Berlino, una serata dedicata alla nuova Europa, inizio di un percorso musicale tematico per i futuri anni, con un omaggio alla musica gitana d'Ungheria.
La Notte di San Lorenzo nella sua lunga storia è stata sempre sensibile al tema delle musiche sviluppatesi nei luoghi di confine, centri di incontri e di scambi culturali e mercantili, presentando ad esempio le musiche Tuareg, quelle dei popoli della Via della Seta, del Rajasthan e di numerose altre culture e società in movimento.

OLAH GIPSY ALLSTARS PROJECT
E' un progetto che vede in scena contemporaneamente tre dei più noti gruppi musicali gipsy Olah d'Ungheria: i Romano Drom, La Szilvasi Gipsy Folk Band e i Ternipe. Si tratta di uno spettacolo unico interpretato da 15 elementi tra cantanti, musicisti e danzatori testimoni viventi delle millenarie tradizioni culturali e musicali gitane.
In un'unica e trascinante serata, si mescoleranno la tradizione Olah più rigorosa dei Romano Drom, noti per il virtuosismo nell'utilizzo della voce come trascinante strumento ritmico, intercalato dagli strumenti a percussione, ottenuti con oggetti di uso quotidiano (le lattine del latte, i cucchiai di legno); i bassi della nota Szilvasi Gipsy folk band (quest'ultima raccoglie più tradizioni musicali) ottenuti per onomatopea vocale, tecnicamente szajbojozes, con le sezioni a pizzico; gli orchestrati dei violini dei Ternipe con l'uso pizzicato delle chitarre e il percuotere dei loro danzatori sul proscenio.

La musica Olah
Gli Olah sono uno dei gruppi etnici gitani meno noti. Per lo più si trovano in Ungheria e la loro musica si distingue dagli altri stili gitani. Il loro nome etnografico è gitani Valch e corrisponde alla loro origine geografica, la Valachia regione della Romania. In Ungheria sono conosciuti come Olah: antica parola rumena . Il gruppo più numeroso è rappresentato dai Lovar che molto tempo fa erano commercianti di cavalli; alcuni, venditori ambulanti altri, mercanti di ferraglie e cestinai. Al contrario della maggior parte dei gitani essi non intrattenevano relazioni con altre popolazioni e questo ha permesso alla musica di mantenere una sua antica originalità. La loro musica basata su voci e percussioni, rimase confinata nella loro comunità etnica fino agli anni 50'. Solo negli anni '70 la musica gitana Olah si affaccia sul panorama internazionale.

Il progetto Olah Gipsy AllStars vuole essere voce della musica gitana Olah da quella più tradizionale fino al nuovo stile sviluppatosi recentemente. Il progetto parte dall'iniziativa di due musicisti che crearono l'"Athe Sam" gipsy festival a Budapest nel 2007: Antal Kovacs dei Romano Drom e Istvan Szilvasi della Szilvasi Gipsy Folk Band chiesero ad amici e leader di altri gruppi di Budapest per suonare insieme. Hanno ripetuto l'esperienza giungendo fino allo Sziget Festival e al Castle festival di Budapest.

La formazione
Antal Kovacs: voce, chitarra
Mate Kovacs: percussioni
Rafael Zsigmond: danza, scats, kanna
Jozsef Balogh: voce, chitarra
Matild Dobi: voce, danza
Szerena Baxtai: voce, danza
Robert Farkas: violino, fisarmonica
Bela Lakatos: voce, kanna
Istvan Farkas: voce, mandolino
Istvan Szilvasi: voce
Peter Csordas: basso
Attila Csavas: sassofono, tarogato
David Csizmadia: tromba
Balazs Vajna: VJ

L'evento su Facebook

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Di Fabrizio (del 21/11/2009 @ 09:33:27, in Europa, visitato 1329 volte)

Da Roma_Daily_News

Bratislava, 16.11.2009, 07:07, (ROMEA/RPA)

Le elezioni regionali di domenica hanno visto la vittoria della coalizione governativa di sinistra, guidata dal partito Směr-SD di Robert Fico. I candidati romanì con più successo hanno partecipato nella regione di Prešov per il Partito Coalizione Rom (Strana romské koalice - SRK). Riporta Roma Press Agency (Romská tisková agentura RPA - www.rpa.sk) che soltanto Miroslav Daňo è stato eletto nel parlamento regionale, con 2.491 voti nel distretto di Vranov nad Topl'ou.

 Ladislav Čonka (SRK) ha perso per pochi voti, con 2.273 in due collegi dietro altri candidati eletti a Vranov. Štefan Kali (SRK) ha ricevuto 2.022 voti e Alfonz Kali (SRK) 1.988 voti. Il seggio di Daňo è quindi l'unico ottenuto dall'SRK, anche se ha schierato un totale di 57 candidati nelle regioni di Banskobystrický, Košice e Prešov.

Iniziativa Rom di Slovacchia (Romská iniciativa Slovenska - RIS) aveva candidati al parlamento regionale e tre candidati per le amministrative regionali, tutti senza successo. A Košice, Jozef Červeňák concorreva per il RIS come amministratore ed ha ricevuto 5.363 voti (4,1%). Il candidato vincente, Zdenko Trebul'a, ha ricevuto il 60,25%. Soltanto il 22,93% dei votanti registrati si sono presentati al voto.

A Prešov, si è presentato alle urne il 26,31% dei votanti registrati, dove il candidato del RIS Radoslav Ščuka ha ottenuto 3.223 voti (2,13%). Il RIS presentava un candidato anche nella regione di Banskobystrický, ottenendo 2.499 voti (1,84%). RPA riporta che l'affluenza al voto è stata del 27,06%.

ROMEA, RPA, ČTK, translated by Gwendolyn Albert

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