Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
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Non un altro blog - giornale o chissacosa ma: 1. raccogliere notizie direttamente dalle fonti; 2. far conoscere come la pensano i diretti interessati.

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Carissimi/e,
in occasione del consiglio di Zona 3 di ieri ho presentato, con altri consiglieri, l’interrogazione di cui riporto il testo qui di seguito.

Antonella Fachin - Lista civica Uniti con Dario Fo

INTERROGAZIONE nella seduta del 13 maggio 2010

I sottoscritti

Premesso che

- Da notizie sui quotidiani, il comune di Milano ha effettuato circa 300 sgomberi forzati in quasi tre;

- Sempre da notizie giornalistiche uno sgombero costa mediamente 20.000 euro ma può costare anche 30.000 euro e più e quindi ad oggi il Comune di Milano ha speso circa 9 milioni di euro;

- Le disposizioni delle Nazioni Unite e quelle del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa in materia di sgomberi forzati stabiliscono tra l’altro:

o le garanzie minime di rispetto dei diritti umani, vietando inutili accanimenti sulle persone sgomberate (in occasione di ogni sgombero i servizi sociali del Comune offrono soluzioni che impediscono alle famiglie di stare unite, ai bimbi di età inferiore ai 7 anni di continuare a stare insieme a entrambi i genitori e ai bimbi di età superiore ai 7 anni di stare con la propria madre), nonché

o la preventiva predisposizione di adeguate alternative abitative per i nuclei familiari;

Considerato che

- Gli sgomberi forzati compiuti nel Comune di Milano non hanno sinora rispettato le disposizioni delle Nazioni Unite e quelle del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa in materia;

- Le persone allontanate forzatamente si disperdono momentaneamente sul territorio circostante per poi trovare rifugio nelle innumerevoli aree private da anni dismesse e abbandonate nelle periferie di Milano;

- In assenza di progetti individuali e/o per nucleo familiare ai fini della integrazione lavorativa e abitativa, oltre che della scolarizzazione dei minori- gli sgomberi forzati non rappresentano una soluzione, ma costituiscono un vano tentativo di spostare le persone da una zona periferica a un’altra zona periferica, come fosse una “fatica di Sisifo” sia per il Comune, sia per le persone coinvolte;

- Le uniche persone che non vivono più in rifugi precari e in aree abbandonate, ossia le persone che non vivono più da “abusivi” sono SOLO quelle che, grazie ai percorsi di integrazione abitativa e lavorativa realizzati da associazioni di volontariato e da comuni cittadini, oggi vivono in appartamento, di cui pagano il canone calmierato, in vista di una totale autonomia lavorativa ed economica;

- Sono disponibili le prime valutazioni delle politiche di integrazione e promozione sociale per i gruppi rom e sinti realizzate in svariate città europee e italiane, le quali dimostrano che:

o una forte presenza pubblica è elemento centrale per favorire percorsi duraturi di inserimento sociale di individui fortemente stigmatizzati ed

o è possibile perseguire una vera politica sociale nei confronti dei gruppi romanì e sinti, con buoni esiti in termini di efficacia, e con costi non eccessivi e che vanno riducendosi nel tempo, gestendo il mandato pubblico in collaborazione con il terzo settore su progetti e interventi da attuare.

Tutto ciò premesso,

chiedono

a Sindaco e Vicesindaco di Milano,
all’Assessore alla famiglia, scuola e politiche sociali e
al Prefetto di Milano

- di sapere quanti sgomberi sono stati effettuati dal 2008 ad oggi e quanti soldi pubblici sono stati complessivamente spesi, specificando il numero di mezzi e personale impiegati nei predetti sgomberi e le risorse economiche spese;

- di sapere, in merito alle risorse economiche destinate agli sgomberi, se esse provengono

o dal bilancio del Comune e, in questo caso, a quali voci di spesa sono stati sottratti, o

o dal bilancio dello Stato e, in questo caso, con quale precisa destinazione siano stati assegnati e più precisamente se tali risorse debbano essere destinate esclusivamente a sgomberi o se possano e/o debbano essere destinati a processi di integrazione delle minoranze etniche Romanì e Sinta;

- di sapere chi ha provveduto con ruspe, gru, camion ecc. a smantellare e distruggere i rifugi nei 300 sgomberi effettuati; ossia se sono operatori esclusivamente pubblici o anche privati e, in questo secondo caso, di sapere:

o quanti sono gli operatori privati coinvolti,

o come sono stati scelti, se con gara pubblica o per trattativa privata,

o che tipo di contratto/accordo hanno stipulato con il Comune e quanto è il valore economico complessivamente corrisposto a ciascun operatore privato nel 2008, nel 2009 e nei primi 4 mesi del 2010;

- di sapere se il Comune e la Prefettura abbiano effettuato una disamina dei risultati sinora ottenuti in relazione ai milioni di euro spesi e se, alla luce dei miseri risultati e degli enormi soldi spesi, non siano finalmente giunti alla conclusione che il metodo esclusivo degli sgomberi non è efficace;

- di sapere se abbiano finalmente concluso che rappresenta uno SPRECO di denaro pubblico -ancora più grave in un periodo di crisi che richiederebbe maggiore OCULATEZZA, oltre che LUNGIMIRANZA- il ricorso esclusivo a sgomberi che sinora hanno distrutto non solo beni materiali, anche quelli che erano di proprietà dei rom e dei sinti allontanati, ma anche i processi di scolarizzazione che erano in atto, negando i più elementari e internazionali diritti dell’infanzia, e le reti di socialità e solidarietà che faticosamente il privato sociale aveva intessuto e che continuerà comunque ad offrire;

- di sapere se, dopo circa tre anni di sgomberi, e in assenza di risultati significativi dato che vengono allontanati sempre gli stessi nuclei familiari e gli stessi individui di etnia romanì e sinta, identificati ad ogni sgombero e perciò ormai ben noti all’amministrazione comunale, si voglia affrontare la questione in maniera razionale e con buon senso e non più in maniera ideologica e ottusa;

- di sapere se si voglia ancora negare l’evidenza da un lato del fallimento della politica adottata da Milano e dall’altro del successo delle amministrazioni comunali (sia di destra che di sinistra), quali Mantova, Vicenza, Venezia, Treviso, Padova, Bergamo, Trento, Bologna, Settimo Torinese, Modena, Pisa, Buccinasco, che si sono assunte la responsabilità di offrire percorsi di integrazione e di sostegno e garanzie reputazionali alle famiglie e persone di etnia romanì e sinta desiderose di avere una opportunità di vita dignitosa, all’interno della comunità e non ai suoi margini, come reietti. Tali città, infatti, hanno realizzato politiche di più seria e incisiva integrazione e hanno così permesso non solo la dismissione dei campi rom ma, a molto minor costo rispetto a Milano, hanno risolto la problematica al punto che, come pare, non sono stati necessari ulteriori nuovi campi (a fronte di alcun nuovo insediamento abusivo);

- di sapere se sia vero che in occasione di ogni sgombero, vengano distrutti e sottratti anche i beni di proprietà delle persone e famiglie sgomberate in quanto acquistati o ad esse donati dai volontari o da altri cittadini (v. ad es. coperte, tende, generatori di energia, fornelli, indumenti ecc.) e, in caso affermativo, se non ritengano che tali azioni possano costituire atti di abuso di potere e in violazione delle norme del nostro diritto oltre che del principio costituzionale che “la legge è uguale per tutti” e, analogamente, anche il diritto di proprietà.

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Di Fabrizio (del 16/05/2010 @ 09:45:21, in scuola, visitato 1444 volte)

Segnalazione di Laura Coletta

Cari bambini vi proponiamo un piccolo viaggio tra ricordi del passato e natura, a bordo delle vostre biciclette per guardare il quartiere con altri occhi. Domenica 23 maggio alle ore 15:00 tutti in sella davanti alla scuola elementare di via Russo, andremo a vedere il poco distante monumento di P.zza Piccoli Martiri e poi proseguiremo lontani dal traffico automobilistico, immersi in un raro angolo di natura milanese: percorreremo la ciclabile lungo il Naviglio Martesana fino ad incontrare il fiume Lambro, poco oltre il campo Rom di via Idro, dove abitano (kaj bešé? dove abiti?) alcuni alunni dell'Istituto Comprensivo Russo- Pimentel..

Associazione Elementare Russo
Nata il 2 ottobre 2008 da un gruppo di persone che da oltre un anno volontariamente lavoravano insieme per cercare di far risolvere i molti problemi del complesso scolastico della scuola elementare "Russo-Pimentel" in via Russo 23/27. L’Associazione si propone inoltre di:

-promuovere tutte le iniziative necessarie a promuovere la cultura della solidarietà, dell'impegno civile, della pace, della tutela ambientale e dell'integrazione sociale;

-essere costantemente di stimolo alla scuola nel suo obbiettivo primario di formare uno studente che sia innanzi tutto un cittadino;

-contribuire al miglioramento delle condizioni di vivibilità e fruibilità del territorio. L’Associazione aspira infine a diventare uno dei riferimenti per la vita del quartiere, cooperando con altre associazioni impegnate in progetti per la costruzione di una città a misura di bambino.

Indirizzo web: http://elementarerusso.blogspot.com

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Di Fabrizio (del 16/05/2010 @ 09:36:51, in conflitti, visitato 1529 volte)

 (il link per chi legge da Facebook) Un appel de La voix des Rroms / Video realisee par GadjeProductions

Testo di Roberto Malini

Domani, 16 maggio, l'associazione La Voix des Rroms celebra per la prima volta in Francia il 66° anniversario dell'insurrezione dei Rom e Sinti ad Auschwitz-Birkenau. Raymond Guèreme, sopravvissuto ai campi e protagonista della Resistenza testimonierà la sua esperienza. La canzone che gli dedicarono le sue sorelle, anche loro internate nei campi, come tutti i Rom catturati dai nazisti, sarà interpretata, con la partecipazione di trenta artisti, durante la celebrazione. [...]

Qui di seguito, il testo scritto da Roberto Malini due anni fa, per ricordare la pagina tragica e gloriosa dei Rom e Sinti chiusi nello Zigeunerlager di Auschwitz e tradotta in francese dal prof. Saimir Mile per "La Voix des Rroms". 

"Per opporre alla discriminazione dei Rom ragioni di civiltà è fondamentale celebrare ogni anno, nelle ricorrenze, la memoria delle vittime Rom dell’Olocausto," ha scritto recentemente l'autore nel corso di un progetto per la Croce Rossa. "Scrissi il brano che segue il 16 maggio 2008, per ricordare una pagina di memoria del Samudaripen e dei suoi martiri, che nello stesso giorno, nel 1944, vergarono con il sangue una pagina indimenticabile di resistenza ed eroismo ad Auschwitz, la «fabbrica della morte».

Siamo tutti Rom

Per opporre alla discriminazione dei Rom ragioni di civiltà è fondamentale celebrare ogni anno, nelle ricorrenze, la memoria delle vittime Rom dell’Olocausto. Scrissi il brano che segue il 16 maggio 2008, per ricordare una pagina di memoria del Samudaripen e dei suoi martiri, che nello stesso giorno, nel 1944, vergarono con il sangue una pagina indimenticabile di resistenza ed eroismo ad Auschwitz, la «fabbrica della morte».

Il 16 maggio 1944 4.000 Rom internati nello zigeunerlager di Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Di fronte a un’umanità ridotta in condizioni pietose – formata da nugoli di bambini pelle e ossa, donne e capifamiglia scalzi – si trovava la più potente e organizzata macchina di oppressione morte di tutti i tempi. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo di fronte ai carnefici in divisa; anche le manine ossute dei bimbi e delle donne raccolsero pietre, mattoni, spranghe, rudimentali lame e tutti insieme i Rom di Auschwitz dissero: «No!».

«Non vi daremo i nostri piccoli, perché li facciate uscire dai vostri camini. I vostri medici ne hanno già straziati tanti, sperimentando la loro scienza mostruosa su di loro. Le loro urla salivano fino al cielo, più in alto ancora del fumo denso che usciva dai crematori, più in alto ancora delle nostre preghiere. Non annienterete le nostre famiglie, cui avete già tolto i doni preziosi della libertà e della dignità. Non lasceremo alle vostre mani rapaci, ai vostri cuori tenebrosi, al vostro odio disumano la bellezza delle nostre vite, la santità dell’amore che unisce le nostre famiglie in un popolo povero, ma fiero». Le mamme stringevano al petto i bimbi più piccoli, mentre combattevano; i ragazzini difendevano lo Zigeunerlager finché il sangue non li copriva, rendendoli simili agli spiriti della vendetta delle leggende; braccia scure brandivano armi rudimentali in un impeto instancabile, finché le SS si ritirarono, esterrefatte davanti a quell’eroismo, a quel coraggio sovrumano che affrontava le pallottole e le baionette con la carne nuda. Le SS si ritirarono, portando con sé molti cadaveri tedeschi. Solo il 2 agosto 1944 i nazisti – dopo aver ridotto in fin di vita la popolazione Rom prigioniera della «fabbrica della morte», limitando al minimo il suo sostentamento alimentare – riuscirono a liquidare lo Zigeunerlager. 2.897 eroi Rom furono assassinati in una sola notte nelle camere a gas di Birkenau.

Oggi, 16 maggio 2008, siamo di fronte agli eredi dei carnefici di Hitler. I mandanti del nuovo crimine di massa sono quegli uomini e quelle donne che vediamo ogni giorno sulle pagine dei giornali e in TV, sorridenti, pieni di boria, rifatti dal lifting e dal trucco, con le bocche ghignanti piene di parole che suonano come «legalità», «giustizia», «sicurezza», ma che significano persecuzione, razzismo e morte. Li vediamo ogni giorno e non hanno più colore politico, perché sono uniti e uniformati dall’odio. Non hanno rispetto di niente: non della vita, non dei diritti umani, non delle leggi universali, non della nuova Europa che si oppone ai pregiudizi. Hanno istigato violenze e pogrom in tutta Italia, ingannando le masse con calunnie razziste e incitamenti alla violenza xenofoba. Non li fermeremo, noi che vediamo ancora la luce dei Diritti Umani, noi che adesso siamo tutti Rom, noi che vogliamo essere Rom perché vogliamo essere giusti, non li fermeremo se non decidiamo fin da adesso di ereditare l’orgoglio dei Rom di Auschwitz e non ci prepariamo a schierarci accanto alle famiglie perseguitate, sfidando le autorità che non rappresentano più nulla, le divise che non rappresentano più nulla, le più alte cariche dello Stato che hanno tradito ogni valore, che non hanno il diritto ad esprimersi a nome di un popolo, di una civiltà di un’umanità che – fra tanti orrori – ha creato anche un testo che è un impegno a costruire un futuro migliore per tutti: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. 

Traduzione in francese su "La Voix des Rroms": http://www.blogg.org/blog-44189-offset-105.html

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Dal blog di Luciano Muhlbauer

La Celere di De Corato, cioè i reparti antisommossa dotati di caschi, scudi e manganelli, che la Polizia Locale di Milano sta costituendo, sono impropri ed illegali. Pertanto, oggi mi sono rivolto al Prefetto con una nota scritta, chiedendo il suo urgente intervento affinché venga ristabilita la legalità e scongiurata la costituzione di reparti antisommossa del Comune.

Infatti, da qualche anno il vicesindaco De Corato sta incentivando la formazione di nuclei speciali nell'ambito della polizia municipale milanese, a partire da quelli "problemi del territorio" e trasporto pubblico, che tendono ad assumere compiti e funzioni che si sovrappongono a quelli delle forze dell'ordine, sebbene ciò sia fuori dalla legge nazionale e regionale e gli agenti coinvolti non dispongano di una formazione anche soltanto lontanamente paragonabile a quella delle forze di polizia.

Non c'era dunque da stupirsi che ad un certo punto saltasse fuori anche una specie di reparto antisommossa, vecchio sogno finora proibito del vicesindaco. Era successo sicuramente, come avevamo potuto documentare e denunciare proprio noi, il 9 febbraio scorso, quando lo sgombero dell'insediamento rom di Chiaravalle fu eseguito da un reparto della Polizia Locale equipaggiato con caschi antisommossa, manganelli e scudi con la scritta "Polizia Locale" e in assenza di funzionari di polizia o carabinieri.

Ebbene, oggi l'edizione milanese del quotidiano La Repubblica ha reso noto che all'interno della PL di Milano sono iniziati i corsi di formazione per la celere di De Corato. Prevedono anche esercitazioni pratiche in palestra con l'armamentario antisommossa, anche se il tutto, cioè teoria e pratica messi insieme, non dura più di 24 ore. Cioè, una sorta di lezione in pillole: 24 ore e anche tu puoi fare il celerino.

Complimenti vicesindaco! Dopo l'ennesimo abuso da parte di qualche agente dei reparti antisommossa (vedi il caso Gugliotta), sempre più persone si rendono conto che la formazione, tecnica e civica, andrebbe rafforzata e il nostro buon De Corato se ne esce con l'instant-celerino…

Ma non è soltanto questione di formazione, ma anche e soprattutto di legalità. Il nostro ordinamento e le nostre leggi, nazionali e regionali, prevedono che di ordine e sicurezza pubblica si occupi lo Stato –e dunque Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza- e non i Sindaci, o i Vicesindaci, che dovrebbero invece occuparsi di quello che gli compete e che troppo spesso dimenticano.

Auspichiamo che il Prefetto voglia intervenire in tempi brevi, perché con l'avvio dei corsi di formazione è iniziata la fase della formalizzazione dei reparti antisommossa e questo equivale all'istituzionalizzazione di una situazione illegittima e illegale.

Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer

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Di Fabrizio (del 15/05/2010 @ 09:04:59, in media, visitato 2057 volte)

Segnalazione di Roberto Malini

Milano, 13 maggio 2010. «Bambini rom costretti a rubare» è un'inchiesta sulla vita dei bambini Rom prodotta da Bbc This World (2009) e realizzata da Liviu Tipurita, che sarà trasmessa su Current Tv domenica 16 maggio alle ore 23. Si tratta di un documentario-farsa, preparato a tavolino per rinfocolare pregiudizi atavici nei confronti del popolo Rom. Come faccio ad affermarlo? Semplice: la produzione mi contattò più volte, prima di girarlo. Il reporter romeno aveva maturato l'idea di realizzare un'inchiesta-choc dopo aver preso visione di un articolo apparso sul Corriere della Sera (articolo che ho già commentato) dove si vedono bambini Rom (fra i quali il famoso "Bobi") in posa davanti all'obiettivo di un fotografo, nell'atto di compiere - ora con la mano destra, ora divenendo improvvisamente mancini - borseggi nei pressi della Stazione Centrale di Milano, davanti ai passanti che osservano quelle "performance" senza manifestare il minimo turbamento. Dopo l'arresto, il piccolo "Bobi", secondo le autorità e il giornalista del Corriere, avrebbe chiesto di essere allontanato dai genitori-aguzzini e affidato a una brava famiglia italiana. Nella realtà, il piccolo è stato sottratto alla famiglia e affidato a comunità in attesa di essere inserito in nuclei familiari italiani per ben trenta volte (sic!), ma ogni volta è fuggito per tornare dai suoi, preferendo la povertà di una baracca - ma insieme ai suoi cari - agli agi promessi dalle assistenti sociali e dai tanti amici della "legalità". Ho spiegato con chiarezza alla produzione la mia perplessità sulle foto apparse sul quotidiano italiano, così come sui numerosi casi in cui persone di etnia Rom venivano accusate di crimini efferati, al fine di provocare intolleranza nel popolo italiano e rendere possibile la grande operazione di pulizia etnica che avrebbe successivamente ridotto i Rom in Italia da circa 180 mila agli attuali 40 mila. Ho spiegato all'entourage di Tipurita che i Rom solo in casi rari di devianza picchiano i loro bambini e che l'elemosina era il solo mezzo con cui le famiglie potevano procurarsi mezzi di sopravvivenza. Ho proposto loro di incontrare la famiglia di "Bobi", che si trovava in un insediamento a Pioltello, e di intervistare alcune giovani Rom costrette dalla povertà e dall'emarginazione a vivere mendicando. I responsabili di produzione, però, non accoglievano alcuna delle mie proposte. "Vogliamo qualcosa di diverso," mi chiedevano. "Non potrebbe consentirci di incontrare Rom che comprano e vendono bambini, genitori Rom che seviziano i figli per costringerli a mendicare, prostitute Rom minorenni o ladruncoli Rom?". Erano inutili i miei tentativi di spiegare loro che il popolo Rom presenta la stessa percentuale di ladri e di genitori indegni che hanno gli altri popoli, che nei campi avrebbero trovato indigenza, malattie, esclusione sociale, ma anche tanta solidarietà, una grande unione, uno spirito pacifico e un amore infinito per i bambini. A tale proposito, riportai loro un proverbio conosciuto dai Rom di tutto il mondo: "Tanti bambini, tanta gioia". Ho offerto ai collaboratori di Tipurita tutto il materiale relativo ai nostri studi sui Rom ("Grazie, non si dia pena di inviarcelo") e l'opportunità di conoscere personaggi che danno lustro al popolo più discriminato d'Europa: Santino Spinelli, Rebecca Covaciu, Dijana Pavlovic, Goffredo Bezzecchi e altri. "Se questa è la sua posizione," mi rispondevano, "non è di nostro interesse incontrarla. Noi abbiamo un'altra visione riguardo ai Rom". E chiudevano così la conversazione. La loro "visione" è diventata una delle più oscene calunnie mai diffuse dai media. La conosceremo nei dettagli domenica prossima.

Link correlato: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_maggio_13/current-bambini-rom-costretti-rubare-1703012864280.shtml
 

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Di Fabrizio (del 14/05/2010 @ 09:30:59, in casa, visitato 1966 volte)

Segnalazione di Paolo Teruzzi

Sos fornace

La vicenda del campo regolare di via Sesia sta arrivando a una conclusione che con ogni probabilità si consumerà con una serie di sgomberi prima della fine dell’estate. Attualmente nell’area sono rimasti sette nuclei familiari e nei giorni scorsi i conflitti interni alla maggioranza tra la Lega Nord e il sindaco hanno fatto emergere con chiarezza il destino di queste persone.

Il 15 aprile scorso il Comune ha inviato una lettera a due famiglie con la quale le accusa di aver consumato indebitamente la corrente allacciandosi abusivamente alla centralina comunale – quella che serve a fornire energia elettrica all’impianto di illuminazione dell’area – chiede il rimborso di somme spropositate per il consumo effettuato e dichiara la violazione del regolamento del campo [che prevede come sanzione l'allontanamento]. Le famiglie in questione sono quella di Jovica Jovic, il famoso musicista che ha ricevuto un permesso di soggiorno straordinario da Maroni il marzo scorso e quella di suo figlio Petar.
Quanto contestato è totalmente pretestuoso perché fin dal loro ingresso al campo le persone in questione hanno fatto domanda per avere un contatore autonomo [senza ricevere alcun riscontro]. Il fatto che utilizzassero la corrente pagata dal Comune è dovuto a un errore dell’amministrazione, infatti, l’estensione del campo era stata ridimensionata rispetto al progetto originario perché i cantieri della TAV – che passa li vicino – avevano occupato abusivamente una parte del terreno destinato alla costruzione del campo. Questo ha comportato una riduzione del numero di moduli abitativi con la conseguenza che a Jovica e Petar sono stati assegnati due prefabbricati che all’inizio avrebbero dovuto ospitare le associazioni che avevano firmato la convenzione per la gestione del campo [Caritas e Opera Nomadi] e che avrebbero utilizzato, quindi, delle utenze intestate al comune. Ovviamente, l’amministrazione si è accorta dell’errore solo adesso che ha intenzione di sgomberare queste famiglie.

Recentemente Zucchetti ha ribadito che "la presenza dei rom a Rho è una presenza ostile", ma che ci sono "nuclei che vogliono uscire da certe modalità" e per questo ha firmato un accordo con la prefettura per dare la casa a 4 famiglie residenti in via Sesia. Noi pensiamo che anche l’attuale Sindaco sia una presenza ostile per Rho visto che pensa più agli interessi suoi e dei suoi amici – come ampiamente dimostrato dalle vicende del Rebora, del Piano Alfa e del PGT – invece che a quelli della città, ma ciò non toglie che debba garantire un’abitazione a tutte le famiglie di via Sesia e, soprattutto, alla famiglia di Johnny Milenkovic – un cittadino italiano di etnia rom sgomberato ingiustamente dalle case di via Magenta l’inverno scorso – evitando, però, di elargire l’ennesima prebenda ai suoi amici della Compagni delle Opere, ma garantendo la trasparenza e l’imparzialità nell’erogazione del contributo attraverso una regolare gara d’appalto.

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Di Fabrizio (del 14/05/2010 @ 09:19:18, in Italia, visitato 1534 volte)

Corriere della sera Roma/cronaca

La Cgil in piazza. I nomadi: «Sembra di tornare ai tempi del nazismo, dove facevano lo stesso con gli ebrei»

ROMA - «No al fotosegnalamento dei rom! Sull'integrazione ci metto la faccia». È questo lo slogan dell'iniziativa targata Cgil di Roma e Lazio, andata in scena giovedì mattina in segno di protesta contro l'iniziativa del Comune di Roma, prevista nel Piano nomadi, di schedatura e fotosegnalamento di tutti i rom residenti nei campi della Capitale.

I rappresentanti del sindacato hanno montato un piccolo gazebo a piazza Santi Apostoli, «fotosegnalando» loro stessi e qualche passante incuriosito o sensibile alla questione. «Questo è un fatto incivile e razzista, la Federazione della Sinistra e i cittadini rom sono qui oggi per sostenere l'iniziativa della Cgil», ha dichiarato Fabio Nobile, portavoce Fds, nel sottolineare che «anche loro vanno perseguiti solo in caso di reati, come tutti i normali cittadini italiani. Rischiamo un effetto devastante su un piano culturale già abbastanza devastato di suo».

I ROM CHIEDONO INTEGRAZIONE - I fotosegnalamenti, come ha spiegato Mirsad, portavoce della comunità bosniaca del campo di via Candoni, vengono eseguiti più volte negli stessi accampamenti e ripetuti sugli stessi soggetti: «Ma noi siamo già tutti in regola, abbiamo lavoro e documenti- ha detto - Siamo terrorizzati da questo comportamento, non è assolutamente giusto: o tutti, o nessuno». Dietro al Piano nomadi, secondo Claudio Graziani, responsabile immigrazione di Arci Roma e Lazio, ci sarebbero «meccanismi di carattere elettorale», perché si potrebbe «benissimo agire in modo diverso, allentando la tensione con progetti di integrazione all'interno di un vero e serio piano». Per Umica, che rappresenta 170 rom del campo di via Cesare Lombroso, il «governo italiano si dovrebbe vergognare, lo fanno solo per mettersi in bella mostra, per dire che ci tengono in pugno e ci controllano», sembra di «tornare ai tempi del nazismo, dove facevano lo stesso con gli ebrei». I politici che governano Roma, conclude polemica Umica, «o non hanno una coscienza, o prima di andare a dormire si sciacquano la bocca con l'acqua santa». (Fonte Dire)

13 maggio 2010

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Di Fabrizio (del 13/05/2010 @ 23:59:54, in media, visitato 1820 volte)

Il Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza e la Biblioteca Innocenti-Library Alfredo Carlo Moro, insieme all'Istituto Stensen e con la collaborazione di Fabula Film, hanno il piacere di invitarLa alla proiezione del film "Sotto il Celio Azzurro" di Edoardo Winspeare che si terrà venerdì 14 maggio alle ore 21 presso l'Auditorium Stensen (viale Don Minzoni 25, Firenze).

Il film, presentato fuori concorso all'ultima edizione del Festival del film di Roma, racconta quattro stagioni in una scuola per l'infanzia del quartiere Celio di Roma frequentata da 45 bambini di 32 paesi diversi. Winspeare, già autore di altre opere dedicate ai più piccoli, racconta un'esperienza di integrazione e intercultura per molti versi straordinaria, dando conto però della quotidianità della vita scolastica, seguendo con attenzione tanto le storie dei bambini quanto quelle dei genitori e degli educatori, non eliminando problemi e difficoltà, ma sottolineando le loro abilità pedagogiche, lo spirito comunitario e le convinzioni che guidano i loro passi. Sotto il Celio Azzurro è un film che entra nel vivo delle dispute sul mondo della scuola che stanno animando in questi mesi il dibattito pubblico e politico italiano.

Al termine della proiezione interverranno:
Enzo Catarsi, Professore Ordinario di Pedagogia Generale nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Firenze
Massimo Guidotti, responsabile Celio Azzurro
Paolo Carnera, direttore della fotografia di Sotto il Celio Azzurro

Fabrizio Colamartino
Consulente
Centro Nazionale di documentazione e analisi sull'infanzia e l'adolescenza
Istituto degli Innocenti
50122 Firenze
p.za SS. Annunziata, 12
tel. 340 7718927
tel. 055 20371

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Di Fabrizio (del 13/05/2010 @ 09:56:07, in Italia, visitato 1532 volte)

Segnalazione di Alessandra Meloni

La Repubblica Dweb di Giacomo Papi

Alcuni bambini sono perseguitati (coi soldi pubblici) perché esistono
Amiamo i bambini. Glorifichiamo l'infanzia. È una delle poche cose per cui siamo orgogliosi del nostro tempo. Ma è un orgoglio che placa e ci acceca, facendoci distogliere gli occhi. Ciao, come stai? Bene! Quanti anni hai. Dieci. Ti piace la scuola? Sì, però mi piace di più la maestra, i compagni, scrivere e matematica. Da grande voglio fare la maestra. Sai leggere? Anche in corsivo. Ma quando sono andata a scuola non sapevo niente di italiano, adesso ho anche amici italiani, delle volte vado a casa loro a giocare. Della Romania non mi ricordo tanto. Sei contenta di essere in Italia? Sì, perché mi date la scuola. Tipiace la tv? Sì, però non ce l'ho. Se avevo una casa guardavo, però non ho. La baracca di questa bambina è stata rasa al suolo dalla polizia all'alba del 19 dicembre 2009, vigilia della Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia. Da allora ha dormito in dodici posti diversi, ma ogni volta è stata sgomberata. Oggi vive in una fabbrica abbandonata senza muri, senza soffitto, il pavimento pieno di erbacce e vetri rotti. Nel campo dove viveva, intorno alle ruspe, scorrazzano decine di ratti quasi domestici, ormai abituati all'uomo perché la Nettezza urbana, per non riconoscere gli abitanti, non è mai arrivata. Per un po' non ha potuto andare a scuola, poi - grazie alla famiglia, ai volontari della Comunità di Sant'Egidio (santegidio.rubattino@gmail.com) e alle maestre - è tornata. A Milano città i minori in campi abusivi sono circa 300. In quante scuole sei stata negli ultimi mesi? Due. Perché? Perché hanno sgomberato. Adesso dove dormi? In una tenda che ci ha regalato la maestra. Com'è? È grande? È verde. Un pochino piccola e un pochino grande. Hai dei giocattoli dentro? No. Mi spieghi com'è uno sgombero? Arriva la polizia nella notte o nella mattina presto, prendono le baracche e ci distruggono le cose, e poi non ci abbiamo dove dormire. Per questo di notte ho sempre paura. Mi hanno portato via anche la mia maglietta della Carica dei 101. Sono gentili i poliziotti? No, lo dicono male che noi andiamo via, urlano le parolacce e hanno i cani che abbaiano e mi fanno paura. Tu sai perché succede questo? Perché non vogliono lasciare questi romeni a vivere qua. Mi racconti una cosa bella? La vacanza in montagna con i bambini stranieri e italiani. Abbiamo giocato e fatto i compiti. Siamo andati a trovare gli anziani. Potevo fare la doccia tutti i giorni, avevo il mio letto e non mi portavano via le mie cose. Abbiamo anche cantato: "Alla scuola della pace puoi ballare e puoi cantare. Vuum! Puoi venire se vuoi". Hai avuto avuto freddo questo inverno? Molto, è male questa vita. Era il 1937, Nathaniel Simmons, uno degli ideologi del Ku Klux Klan, scriveva: "Niente è più pericoloso che fare male a un bambino. Perché quel male sarà rilasciato, moltiplicato, ogni giorno della sua vita. Il loro male di oggi è il nostro male futuro. Per stare tranquilli, l'unica è ucciderli". Oggi, a Milano, capitale morale d'Italia (ma altrove è lo stesso), ci sono bambini che vengono perseguitati perché esistono. Legalmente e con soldi pubblici, ed è ancora più grave. Dal 1 gennaio 2010 a Milano sono avvenuti 68 sgomberi, con punte di quattro al giorno. Alle associazioni che chiedevano di fermarsi almeno in inverno, il sindaco Letizia Moratti ha risposto: "La legalità non conosce stagioni". Qualche tempo dopo un suo consigliere è stato arrestato per corruzione. Il 13 marzo un altro bambino, Emil, è morto bruciato nell'incendio della sua baracca. Il giorno dopo avrebbe compiuto 13 anni. Per fortuna è arrivata la primavera.

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Di Fabrizio (del 13/05/2010 @ 09:12:48, in musica e parole, visitato 1622 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

[Tomislav Georgiev/SETimes] SETimes.com 03/05/2010

"Una Zingara della città di Skopje", come si definisce, Esma Redzepova ha dietro di sé oltre 40 anni di canzoni e di azioni umanitarie.

Nata nel 1943, Esma Redzepova ha eseguito oltre 8.000 concerti in 30 paesi per raccogliere denaro per le sue cause. Ha inciso 108 single, 20 album e sei film. Ha raccolto sotto il suo tetto cinque bambini, e ne ha adottati altri 47, che la chiamano la loro mamma e papà. Esma ha parlato col Southeast European Times sui suoi punti di vista e sugli sforzi umanitari, le sue canzoni e la vita in generale.

SETimes: Quali sono le principali cause che appoggi e perché?

Esma Redzepova: Aiutare i bambini con esigenze particolari è la mia causa umanitaria più importante. Li vedo come il gruppo con la più alta priorità. Credo che tutti dovrebbero aiutarli, nell'ambito delle loro possibilità e capacità, naturalmente.

SETimes: Il presidente macedone Gjorge Ivanov recentemente ti ha premiata con l'Ordine di Merito della Macedonia (vedi QUI ndr). Questo riconoscimento cosa rappresenta per te?

Redzepova: Significa molto. Dopo tutto, ci si sente felici quando ti apprezzano in patria, quando è rispettato il proprio lavoro e contributo. Ho ricevuto moltissimipremi e riconoscimenti, ma quest'ultimo e quello che mi diede il presidente Tito sono i miei favoriti.

SETimes: Il mese scorso hai partecipato con le leader donne d'affari macedoni alla sessione della Commissione ONU sullo Status delle Donne. Qual è il clima per lo sviluppo degli attività delle donne in Macedonia?

Redzepova: Il clima degli affari in Macedonia ha iniziato lentamente a cambiare, ci sonopiù donne in posizione di comando. Anche il numero delle donne legislatore sta crescendo. Nelle ultime elezioni presidenziali [marzo] abbiamo avuto uno donna candidata [Miruse Hoxha]. Credo ce sia stato un evento ancora più importante perché era di etnia albanese. Così non avevo più senso lo stereotipo che le donne albanesi sono casalinghe il cui unico scopo è di crescere i figli. Sono molto orgogliosa di Hoxha, e spero che un giorno una donna prenderà le redini della Macedonia.

SETimes: Sul tuo sito si dice che speri che qualcosa cambierà nel paese. Quali cambiamenti vorresti vedere? Come sarebbe secondo te una Macedonia cambiata?

Redzepova: Vorrei che cambiasse il mondo, non solo la Macedonia. Un giorno, mi piacerebbe vedere il mondo funzionare in base ad eguaglianza e tolleranza, eliminare le frontiere, così da potersi muovere liberamente e vivere dove si vuole o dove si consideri buono un posto.

Penso che questi siano i diritti dell'umanità, ed è perciò che ho detto molte volte che gli animali sono avanti agli umani perché possono andare dove vogliono, e nessuno chiede loro un passaporto. Non dipendono dalla benevolenza di qualcuno. Persino il serpente più velenoso va dove gli pare.

SETimes: Sei membro del Consiglio della Città di Skopje. Il tuo lavoro civico come aiuta i Rom in Macedonia?

Redzepova: Sono membro di VMRO-DPMNE, il principale partito del paese, e come membro, sono consulente del Consiglio della Città di Skopje. Col mio impegno politico, volevo soprattutto [mostrare] che una donna rom può essere socialmente attiva - e che questo non un privilegio delle sole donne macedoni. Penso che parzialmente ho avuto successo, dato che vedo un numero crescente di ragazze che frequentano la scuola. Se fossi riuscita, col mio esempio, ad aiutare l'emancipazione delle donne rom almeno un poco, sarei molto felice.

SETimes: Pensi che i tuoi figli continueranno le tue attività e la tua eredità umanitaria, per aiutare più gente a fare una differenza tangibile?

Redzepova: Chiaro, mi piacerebbe che i miei figli raccogliessero la mia eredità. Penso che con l'educazione che gli ho dato, ho installato in loro l'amore per la gente. I miei figli sanno come dare, o come organizzare un concerto umanitario. Spero che continuino da dove mi fermerò.

SETimes: Pensi che la cultura possa servire come forza unificante per l'Europa del Sud Est?

Redzepova: La cultura è sempre stata, e sempre sarà, il ponte che collega i popoli di credo e nazionalità differenti, perché non tiene conto dei confini nazionali. Non importa chi tu sia,, ognuno canta e danza alla sua maniera. Non penso che le canzoni siano una forza unificante solo per la gente del'Europa del Sud Est, ma per il mondo.

SETimes: Sei stata influenzata da altre cantanti, come Billie Holliday o Bessie Smith?

Redzepova: Riguardo alla musica, non ho mai seguito un esempio specifico, ne sono stata influenzata da cantanti maschi o femmine. Il mio mentore e marito, Stevo Teodosievski, ha voluto trasformarmi in un capolavoro. Non ho mai seguito l'esempio di nessuno. Ho lavorato duro per diventare quella che sono ora, ma ha sempre insistito perché fossi "me stessa" e nessun'altra. Penso che, insieme, ce l'abbiamo fatta.

SETimes: Qualcuna delle tue canzoni parla del pregiudizio contro i Rom? Sei mai stata criticata per aver usato la parola "zingaro" in un titolo?

Redzepova: No, le mie canzoni sono sulla tradizione e cultura rom, non su come gli altri ci vedono. Riguardo alle critiche, rifiuto di riceverle. Non importa cosa dicono gli altri, l'ho superato da tempo. Quando iniziai ad andare a scuola, mi accorsi che per gli altri ero differente. Da quando i bambini mi soprannominarono "zingara", e non volevano sedersi accanto a me. Tornai a casa piangendo, ed una delle mie zie mi spiegò che siamo differenti perché veniamo da un paese chiamato India, dove splende sempre il sole, ed è per questo che abbiamo la pelle bruna.

SETimes: Nel documentario "Romani Soul", reincontri la storia del popolo rom sino alle antiche origini. Senti una stretta parentela con l'India e la sua cultura? Ha esercitato un'influenza diretta sulla tua musica e lavoro creativo?

Redzepova: Certamente mi sento vicina all'India e al suo popolo, specialmente con una provincia dell'India dove circa 28 milioni di persone parlano la mia lingua, e posso capirli perfettamente. Ha rafforzato la mia convinzione che i Rom siano originari dell'India.

SETimes: La musica è diventata troppo commerciale? La musica tradizionale può essere presentata ad un pubblico di massa senza perdere qualcosa di essenziale?

Redzepova: Se è creata sulla base della musica tradizionale, sicuramente si possono ottenere buoni effetti. Però, quello che sempre più si vende oggi è nudità sul palco, mentre la qualità e la buona voce si vendono di meno.

SETimes: Tu hai fatto migliaia di concerti in una carriera lunga decenni. Provi ancora la stessa energia ed entusiasmo quando sali sul palco? Cosa ti fa continuare?

Redzepova: Sì, ci vado ancora con la stessa passione. Provo ancora una positiva paura prima di un concerto, quando mi rendo conto che ci sono oltre 10.000 persone tra ilpubblico o, come a Sydney, 200.000 ad Hyde Park. Ciò che mi motiva è il mio amore per le canzoni e la musica.

Questo contenuto è stato commissionato per SETimes.com

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