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Milano: quasi tre anni di sgomberi forzati: denaro pubblico speso e verifica di efficacia
Di Fabrizio (del 17/05/2010 @ 09:13:53, in Regole, visitato 1248 volte)

Carissimi/e,
in occasione del consiglio di Zona 3 di ieri ho presentato, con altri consiglieri, l’interrogazione di cui riporto il testo qui di seguito.

Antonella Fachin - Lista civica Uniti con Dario Fo

INTERROGAZIONE nella seduta del 13 maggio 2010

I sottoscritti

Premesso che

- Da notizie sui quotidiani, il comune di Milano ha effettuato circa 300 sgomberi forzati in quasi tre;

- Sempre da notizie giornalistiche uno sgombero costa mediamente 20.000 euro ma può costare anche 30.000 euro e più e quindi ad oggi il Comune di Milano ha speso circa 9 milioni di euro;

- Le disposizioni delle Nazioni Unite e quelle del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa in materia di sgomberi forzati stabiliscono tra l’altro:

o le garanzie minime di rispetto dei diritti umani, vietando inutili accanimenti sulle persone sgomberate (in occasione di ogni sgombero i servizi sociali del Comune offrono soluzioni che impediscono alle famiglie di stare unite, ai bimbi di età inferiore ai 7 anni di continuare a stare insieme a entrambi i genitori e ai bimbi di età superiore ai 7 anni di stare con la propria madre), nonché

o la preventiva predisposizione di adeguate alternative abitative per i nuclei familiari;

Considerato che

- Gli sgomberi forzati compiuti nel Comune di Milano non hanno sinora rispettato le disposizioni delle Nazioni Unite e quelle del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa in materia;

- Le persone allontanate forzatamente si disperdono momentaneamente sul territorio circostante per poi trovare rifugio nelle innumerevoli aree private da anni dismesse e abbandonate nelle periferie di Milano;

- In assenza di progetti individuali e/o per nucleo familiare ai fini della integrazione lavorativa e abitativa, oltre che della scolarizzazione dei minori- gli sgomberi forzati non rappresentano una soluzione, ma costituiscono un vano tentativo di spostare le persone da una zona periferica a un’altra zona periferica, come fosse una “fatica di Sisifo” sia per il Comune, sia per le persone coinvolte;

- Le uniche persone che non vivono più in rifugi precari e in aree abbandonate, ossia le persone che non vivono più da “abusivi” sono SOLO quelle che, grazie ai percorsi di integrazione abitativa e lavorativa realizzati da associazioni di volontariato e da comuni cittadini, oggi vivono in appartamento, di cui pagano il canone calmierato, in vista di una totale autonomia lavorativa ed economica;

- Sono disponibili le prime valutazioni delle politiche di integrazione e promozione sociale per i gruppi rom e sinti realizzate in svariate città europee e italiane, le quali dimostrano che:

o una forte presenza pubblica è elemento centrale per favorire percorsi duraturi di inserimento sociale di individui fortemente stigmatizzati ed

o è possibile perseguire una vera politica sociale nei confronti dei gruppi romanì e sinti, con buoni esiti in termini di efficacia, e con costi non eccessivi e che vanno riducendosi nel tempo, gestendo il mandato pubblico in collaborazione con il terzo settore su progetti e interventi da attuare.

Tutto ciò premesso,

chiedono

a Sindaco e Vicesindaco di Milano,
all’Assessore alla famiglia, scuola e politiche sociali e
al Prefetto di Milano

- di sapere quanti sgomberi sono stati effettuati dal 2008 ad oggi e quanti soldi pubblici sono stati complessivamente spesi, specificando il numero di mezzi e personale impiegati nei predetti sgomberi e le risorse economiche spese;

- di sapere, in merito alle risorse economiche destinate agli sgomberi, se esse provengono

o dal bilancio del Comune e, in questo caso, a quali voci di spesa sono stati sottratti, o

o dal bilancio dello Stato e, in questo caso, con quale precisa destinazione siano stati assegnati e più precisamente se tali risorse debbano essere destinate esclusivamente a sgomberi o se possano e/o debbano essere destinati a processi di integrazione delle minoranze etniche Romanì e Sinta;

- di sapere chi ha provveduto con ruspe, gru, camion ecc. a smantellare e distruggere i rifugi nei 300 sgomberi effettuati; ossia se sono operatori esclusivamente pubblici o anche privati e, in questo secondo caso, di sapere:

o quanti sono gli operatori privati coinvolti,

o come sono stati scelti, se con gara pubblica o per trattativa privata,

o che tipo di contratto/accordo hanno stipulato con il Comune e quanto è il valore economico complessivamente corrisposto a ciascun operatore privato nel 2008, nel 2009 e nei primi 4 mesi del 2010;

- di sapere se il Comune e la Prefettura abbiano effettuato una disamina dei risultati sinora ottenuti in relazione ai milioni di euro spesi e se, alla luce dei miseri risultati e degli enormi soldi spesi, non siano finalmente giunti alla conclusione che il metodo esclusivo degli sgomberi non è efficace;

- di sapere se abbiano finalmente concluso che rappresenta uno SPRECO di denaro pubblico -ancora più grave in un periodo di crisi che richiederebbe maggiore OCULATEZZA, oltre che LUNGIMIRANZA- il ricorso esclusivo a sgomberi che sinora hanno distrutto non solo beni materiali, anche quelli che erano di proprietà dei rom e dei sinti allontanati, ma anche i processi di scolarizzazione che erano in atto, negando i più elementari e internazionali diritti dell’infanzia, e le reti di socialità e solidarietà che faticosamente il privato sociale aveva intessuto e che continuerà comunque ad offrire;

- di sapere se, dopo circa tre anni di sgomberi, e in assenza di risultati significativi dato che vengono allontanati sempre gli stessi nuclei familiari e gli stessi individui di etnia romanì e sinta, identificati ad ogni sgombero e perciò ormai ben noti all’amministrazione comunale, si voglia affrontare la questione in maniera razionale e con buon senso e non più in maniera ideologica e ottusa;

- di sapere se si voglia ancora negare l’evidenza da un lato del fallimento della politica adottata da Milano e dall’altro del successo delle amministrazioni comunali (sia di destra che di sinistra), quali Mantova, Vicenza, Venezia, Treviso, Padova, Bergamo, Trento, Bologna, Settimo Torinese, Modena, Pisa, Buccinasco, che si sono assunte la responsabilità di offrire percorsi di integrazione e di sostegno e garanzie reputazionali alle famiglie e persone di etnia romanì e sinta desiderose di avere una opportunità di vita dignitosa, all’interno della comunità e non ai suoi margini, come reietti. Tali città, infatti, hanno realizzato politiche di più seria e incisiva integrazione e hanno così permesso non solo la dismissione dei campi rom ma, a molto minor costo rispetto a Milano, hanno risolto la problematica al punto che, come pare, non sono stati necessari ulteriori nuovi campi (a fronte di alcun nuovo insediamento abusivo);

- di sapere se sia vero che in occasione di ogni sgombero, vengano distrutti e sottratti anche i beni di proprietà delle persone e famiglie sgomberate in quanto acquistati o ad esse donati dai volontari o da altri cittadini (v. ad es. coperte, tende, generatori di energia, fornelli, indumenti ecc.) e, in caso affermativo, se non ritengano che tali azioni possano costituire atti di abuso di potere e in violazione delle norme del nostro diritto oltre che del principio costituzionale che “la legge è uguale per tutti” e, analogamente, anche il diritto di proprietà.