Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 31/07/2005 @ 23:52:14, in Regole, visitato 2474 volte)
A Blagoevgrad (nel sudovest del paese) un ristorante è stato condannato a pagare i danni ad un gruppo di Rom che aveva rifiutato di servire.

I fatti: il 28 marzo 2004 alcuni avventori di etnia Rom erano seduti ad un tavolo del ristorante. Il locale era pieno, ma nonostante ciò diversi altri clienti arrivati dopo sono stati serviti, viceversa il gruppo di Rom è stato continuamente ignorato. Dopo un'ora di attesa, questi hanno chiesto di poter parlare col proprietario del locale e anche in questo caso non hanno ottenuto risposta. A questo punto, hanno sporto denuncia al locale commissariato.

[...] La decisione del tribunale di condannare il locale al pagamento dei danni, si appella alla recente legge antidiscriminatoria del dicembre 2003.

Ulteriori informazioni sul caso
ERRC Legal Director - Dianne Post +36-1-413-2221 dianne.post@errc.org
Margarita Ilieva +359-2-943-4876 margarita@bghelsinki.org
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Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 00:56:05, in Kumpanija, visitato 1528 volte)

26. 7. 2005 - Oggi il giornale El Pais ha pubblicato un servizio speciale sul Programma Sanitario Comunitario della Navarra, che riunisce una comunità di circa 20 famiglie a operatori e mediatori sanitari. [...]

Il programma è partito nel 1987, per aumentare gli standard di vita della comunità. I mediatori sanitari vengono eletti dalla comunità; oggi sono circa 15, maschi e femmine, e assistono circa 7000 Rom nella regione della Navarra. I mediatori partecipano a un corso preparatorio, e ricevono un salario di 8.500 Euro all'anno. Il programma si avvale della collaborazione del network Gaz Kalo, che riunisce 14 associazioni Rom nella regione.

Il progetto si basa sul coinvolgimento della locale comunità Rom e sulla selezione di mediatori all'interno della comunità stessa, un processo che va completandosi in 6 mesi. Ci sono 10 commissioni permanenti, formate da rappresentanti del sistema sanitario e deiservizi sociali, delle scuole e dell'associazionismo, che coordinano il programma e supportano i mediatori locali.

Le statistiche sulla comunità Rom rimangono simili nel tempo: la popolazione globale è molto giovane, col 24% sotto i 12 anni di età. Il tasso di natalità è 5 volte superiore alla media spagnola, quello di fertilità 6.7 volte superiore. Probabilmente a causa delle condizioni di povertà, poca scolarizzazione, disoccupazione [...] l'aspettativa di vita è di 10-15 anni inferiore alla media. Anche le abitudini di vita, come l'abuso di alcool e tabacco, influiscono sulle statistiche; a questo si aggiunga che i Rom tendono ad evitare la medicina preventiva e ricorrono ai servizi medici solo per le emergenze. (cfr. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?id=96)

A fronte di queste statistiche, il Programma Sanitario ha ottenuto grandi risutati. Quando iniziò nel 1987, solo la metà delle famiglie ricevevano assistenza sanitaria, oggi la percentuale è cresciuta al 90%. Il programma di vaccinazioni raggiunge l'80% dei Rom, e circa il 70% di loro si è vaccinato contro l'epatite B. Il tasso di scolarità tra i dodicenni è salito dal 62% del 1990, all'attuale 100%.

Il Programma si è occupato anche di pianificazione familiare. Oggi, circa il 62% delle donne si reca nei centri di pianificazione familiare, il 75% riceve assistenza pre-natale e il 25% partecipa ai corsi pre parto (la percentuale sale all'80% nelle aree coperte dalle associazioni Rom). Il Programma Sanitario organizza anche corsi sull'abuso di tabacco e droghe. Il Programma Sanitario Comunitario della Navarra ha ottenuto recentemente il Premio European Project Health and Social Inclusion di EuroHealthNet dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

(Dzeno Association)

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Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 03:52:17, in Kumpanija, visitato 2342 volte)
Rileggevo un vecchio articolo dall'archivio di Pirori, che vi ripropongo. Mi sembra interessante, alla luce di alcuni cambiamenti che stanno avvenendo in Bulgaria (ad esempio, l'affermarsi del partito nazionalista Ataka) e in Europa, come il rapporto tra tradizione e rinnovamento, il ruolo della scuola e delle OnG nell'inclusione dei Rom. Altre notizie sulla Bulgaria

9 Settembre 2004
Conversazione con gli etnologi Elena Marushiakova e Vesselin Popov sul passato, presente e futuro dei Rom di Bulgaria

Elena Marushiakova e Vesselin Popov hanno pubblicato numerosi articoli di studio sulla storia e la vita contemporanea dei Rom in Bulgaria e nell'Europa dell'Est, sono gli autori di "Zingari nell'Impero Ottomano: Un Contributo alla Storia dei Balcani".
Attivamente coinvolti con diverse associazioni di studio sui Rom e progetti di ricerca internazionale, hanno fondato la Società di Studio sulla Minoranza Romani a Sofia e promuovono esposizioni su questi temi nei musei di Sofia e Budapest.

Polia Alexandrova per TOL ha discusso con loro sulle caratteristiche dei Rom bulgari, partecipazione politica, il ruolo ambiguo del settore non-profit e il pericolo di confinare le persone in riserve etniche.


TOL: Come definireste i principali gruppi Rom in Bulgaria?

Vesselin Popov: Il gruppo più caratteristico sono i cosiddetti Yerla, discendenti della prima ondata di migrazione zingara e parlano differenti dialetti nei loro villaggi Rom. Il secondo gruppo sono i cosiddetti Kardarasa o Kaldarara, ex nomadi, la maggior parte vivono in villaggi e piccole città. Un altro gruppo caratteristico sono i Rudara, che parlano un dialetto proprio e preferiscono essere identificati come Vlasi [Vlachs] o Antichi Rumeni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria non sono una comunità omogenea...

Vesselin Popov: Per esempio, ci sono vasti gruppi zingari di lingua turca che non si considerano Rom. Alcuni si definiscono Turchi etnici, mentre altri non sono sicuri della propria origine. Se prendiamo il linguaggio come criterio, ci sarebbero quattro gruppi: che parlano bulgaro, turco, rumeno e romanesh. Dobbiamo poi considerare i differenti dialetti, i matrimoni misti, che alcuni gruppi sono aperti e altri chiusi ecc. Anche la religione potrebbe essere un criterio - alcuni Rom sono musulmani, altri cristiani e ce ne sono molti che seguono altre religioni.

Elena Marushiakova: Molti Rom bulgari stanno cercando di costruirsi una nuova identità propria e certamente lo farebbero trovando qualcuno che scrivesse la loro storia. Disgraziatamente, in Bulgaria la cosiddetta integrazione dei Rom è direttamente connessa con la disintegrazione dei differenti gruppi. Se poniamo tre gruppi nello stesso villaggio, presto
ognuno di loro dimenticherà di essere stato di una comunità differente. Così, il gruppo più numeroso dei Rom è quello di chi ha perso la propria identità o ne conserva solo una vaga memoria.

TOL: Quali sono le caratteristiche dei Rom bulgari rispetto a quelli delle nazioni confinanti?

Vesselin Popov: Quando parliamo delle caratteristiche dei Rom dell'Est Europa in generale, dobbiamo guardare indietro alla storia di questa regione e vedere come i tre grandi imperi che si sono alternati nei secoli: Ottomano, Austro-Ungarico e Russo, hanno influenzato la comunità. Oggi i differenti gruppi hanno le loro specificità, più che altro per fattori geopolitici, ma il modello è simile ovunque.

Elena Marushiakova: D'altra parte,ciò che rende i Rom bulgari differenti da quelli di altre parti dei Balcani è che i cosiddetti zingari nomadici qui sono più numerosi, mentre lo sono di meno che nell'ex Unione Sovietica, per esempio. Lo sviluppo e l'arricchimento del sistema etno-culturale dei Rom in Bulgaria è un processo storico continuo, in relazione con una moltitudine di interazioni culturali e mutue influenze.

TOL: Non abbiamo molte notizie sui Rom bulgari in Europa Occidentale, ma si sentono molte storie sui Rom di Romania, mendicanti o in situazioni di illegalità. Perché?

Vesselin Popov: Il modello di mobilità è diverso. Non è che i Rom bulgari in Europa Occidentale siano meno di quelli rumeni, è che preferiscono spostarsi nei villaggi e lavorare nel settore agricolo, piuttosto che rimanere nelle grosse città e mendicare per strada. Nessuno conosce il numero esatto dei Rom bulgari che oggi lavorano nei vivai o nelle aziende agricole in Olanda. La loro migrazione è invisibile, ma anche vantaggiosa per i paesi occidentali. Per questo nessuno ne parla.

LA TRAPPOLA DELLA TRADIZIONE

TOL: Cosa è stato fatto a livello politico in Bulgaria a favore dei Rom?

Elena Marushiakova: La Bulgaria non è un'isola, è parte della scena internazionale. Ci sono processi internazionali che stanno andando avanti. Se non ci fossero queste influenze dall'esterno, la Bulgaria seguirebbe ancora lo stesso vecchio modello e la situazione apparirebbe completamente differente. Il vecchio e e testato modello balcanico, dove le differenti comunità etniche vivevano fianco a fianco, senza interagire l'una con l'altra, ha funzionato per secoli. Ma il nuovo modello occidentale fornisce assistenza ai membri più poveri della società. Questo modello richiede però l'identificazione dei cosiddetti poveri e da loro assistenza attraverso un sistema di previdenza. Oggi le comunità non sono più separate, isolate dal mondo. Così, non possiamo parlare realmente di un ritorno al vecchio modello di coesistenza, perché il mondo è parecchio cambiato. Ciò significa che non possiamo chiedere ai Rom, o ai Bulgari stessi, o a chiunque altro, di chiudersi in una sorta di comunità a base etnica, perché così si finisce in una specie di riserva. Disgraziatamente, questo è ciò che succede ad alcune comunità Rom in tutta Europa.

TOL: Quindi, quel che state tentando di dirci è che la comunità Rom è punita nei suoi tentativi di vivere una vita moderna, perché il resto della società sta tentando di riportarli indietro nella loro cultura?

Elena Marushiakova: Sì, la società occidentale ha questa idea romantica sui Rom. Li vede come gelosi delle proprie tradizioni, osservanti i loro rituali, indossando i loro costumi come segno di etnicità. La percezione dei Rom come una comunità super-esotica fuori dal tempo e dallo spazio è molto comune in Occidente. Ma chi vorrebbe vivere come facevano i propri antenati secoli addietro? Come ci si può aspettare che qualcuno viva attaccato alle proprie tradizioni, mentre il resto della società si sviluppa, influenzata dalla tecnologia, dalla globalizzazione e dalla modernizzazione? Qui stiamo parlando di processi naturali. Tutti i popoli del mondo, senza distinzione di età, razza o etnìa, vogliono vivere secondo la contemporanea definizione di benessere.

TOL: Se compariamo il livello di discriminazione verso i Rom in questa regione e nell'Europa occidentale, che tipo di fotografia ne otteniamo?

Vesselin Popov: In Europa occidentale i Rom non sono stati riconosciuti come cittadini sino agli inizi del XX secolo, mentre nell'Impero Ottomano erano membri a pieno titolo della società nel XIV secolo. Avevano un posto speciale in tutta l'organizzazione sociale e amministrativa dell'Impero. Da un punto di vista comparativo, in quei tempi il loro status civile era relativamente più favorevole che quello dell'Europa occidentale. Ci fu addirittura un'istanza nel XVI secolo, quando alcuni Rom fecero un appello all'Impero reclamando per i loro diritti umani violati. Noi pensiamo agli Ottomani come ai grandi invasori nella [nostra] storia, ma possono servire come buon esempio dell'osservanza dei diritti umani anche al giorno d'oggi.

Elena Marushiakova: Tanto più il livello di discriminazione è preoccupante, più lo vediamo come tema complesso. Non è dovuto
solo ai cambi politici o storici, ma anche alla modernizzazione della società. Per di più, ci sono differenti tipi di discriminazione. I cosiddetti discorsi apertamente razzisti sono più comuni nell'Europa orientale, ma la discriminazione nascosta è definitivamente più forte in Occidente. Dopo i cambiamenti politici [la fine del regime comunista], quando la gente dell'ex blocco comunista ha capito di poter dire quel che voleva senza essere punita per questo, si è iniziato ad usare parole forti contro quanti non erano di gradimento. Ma in realtà il loro odio era minore di quanto si potesse supporre dalla loro comunicazione verbale. Così, parlare è una cosa, mentre le relazioni umane effettive sono qualcosa di completamente differente.

Vesselin Popov: E' difficile calcolare il livello di discriminazione e di segregazione sociale, perché ci sono criteri molto complessi. In Bulgaria, i media mantengono un'immagine stereotipata della comunità Rom o usano linguaggi sbagliati per descrivere o criticare il loro stile di vita. Nel contempo, le relazioni tra Bulgari e Rom sono migliori che in paesi come la Gran Bretagna, per esempio.

TOL: Qual'è il livello di integrazione dei Rom in questa parte del mondo?

Elena Marushiakova: In termini di integrazione sociale, l'Europa dell'Est è molto lontana dal resto del continente. I Rom nell'Europa occidentale sono più integrati e maggiormente marginalizzati. La situazione è cattiva in Europa Centrale, migliora nell'Europa del sudest, è buona nell'ex Unione Sovietica, dove le politiche specifiche verso i Rom sono state limitate o inesistenti. E' qui l'ironia: maggiori sono le politiche [d'integrazione], minore è l'integrazione sociale.

ONG SENZA FINE DI LUCRO

TOL: Come vedete il ruolo delle organizzazioni Rom in Bulgaria?

Elena Marushiakova: Lo sapete che la prima organizzazione dei Rom è nata nei Balcani? E che sono esistiti qui per più di cent'anni, senza essere sponsorizzati o pagati per le loro attività? Le organizzazioni Rom erano attive in Bulgaria anche prima che l'area diventasse profittevole [per le organizzazioni straniere].

Vesselin Popov: Ma non sarà profittevole per sempre. Alcune organizzazioni rimarranno e altre spariranno. Altre varieranno la loro attività e nasceranno nuove organizzazioni. Alcune diventeranno parte delle strutture governative, mentre altre ancora si trasformeranno in partiti politici.

TOL: La partecipazione politica dei Rom si è rafforzata negli ultimi anni, ma ci sono stati diversi tentativi di limitarla, specialmente durante le elezioni locali del 2003.

Vesselin Popov: Sì, ci sono stati questi tentativi durante le elezioni locali dell'anno scorso, ma in molte parti non erano contro i Rom, ma contro i loro partners politici. Non erano azioni su base etnica, ma influenzate politicamente. Tutti sanno che un forte movimento politico Rom diventerebbe una minaccia per tutti gli attori politici, indipendentemente dalla loro origine.

TOL: Esiste un forte partito politico dell'etnìa turca e nessun significativo partito politico Rom. Perché?

Vesselin Popov: Dipende dalla maturità delle comunità. L'etnìa turca è stata capace di scegliere il proprio percorso molto presto nel suo sviluppo come comunità.

Elena Marushiakova: Ci sono anche fattori soggettivi. All'etnìa turca è capitato di avere leaders molto buoni. La loro comunità si è mobilitata a lungo prima dei cambiamenti [la fine del regime comunista], come risultato delle repressioni patite sotto il comunismo. Mentre nel caso dei Rom, il loro tentativo di mobilitarsi ha trovato lo sfogo nel settore delle ONG.

TOL: I Rom della Bulgaria devono fidarsi delle ONG?

Vesselin Popov: Direi di no. Il nuovo approccio di presentare i Rom attraverso immagini spaventose di miseria ai margini della società e di degradazione personale, con lo scopo di impattare gli sponsor stranieri e l'opinione pubblica occidentale, serve solo ad aumentare gli stereotipi negativi sugli zingari. Nel lungo termine, sono d'ostacolo alla soluzione dei problemi. Questa nuova immagine pubblica accompagna perfettamente lo scenario del rapido sviluppo di "un'industria zingara", che oggi è diventata la politica statale nell'Europa dell'Est, supportata da diversi programmi europei.

Elena Marushiakova: In Bulgaria il settore delle ONG è qualcosa di comico. Nella società occidentale esiste una divisione di classe, quindi c'è bisogno di un sistema di organizzazioni di aiuto il cui compito principale è il bilanciamento [degli interessi in conflitto]. Ma i Balcani, particolarmente la Bulgaria, non sono mai stati una società divisa in classi. Qui un pastore può diventare primo ministro, in Occidente no. Così il modello di società che si è importato, non funziona bene, semplicemente perchénon è stato sviluppato per una società come quella bulgara. Naturalmente, la Bulgaria è molto cambiata, quindi ci sarà bisogno di questi gruppi in futuro.

TOL: Quindi sembra che i Rom bulgari non possano fidarsi tanto dei partiti che delle ONG. Cosa possono scegliere?

Elena Marushiakova: Penso che esista ancora la possibilità di una mobilitazione politica. Quando saranno stati evidenziati i problemi etnici, la gente comincerà a cercare come risolverli. Il settore ONG è stato testato e ha dimostrato di essere inefficace, quindi bisogna provare altre strade.

SUCCESSI SCOLASTICI

TOL: Una voce positiva riguarda i progressi nel programma governativo di desegregazione scolastica, per offrire ai Rom uguali opportunità. A tre anni dall'inizio, qual'è il bilancio?

Elena Marushiakova: La desegrazione scolastica era già iniziata da tempo, prima che se ne cominciasse a parlare. E' diventata una grande questione dopo che è stato coinvolto il settore delle ONG. La cosa migliore, d'altra parte, è che un precedente processo inconscio è improvvisamente diventato ufficiale.

Vesselin Popov: Il programma di desegrazione scolastica ha avuto successo nel fermare un processo molto pericoloso - che stava trasformando le scuole per Rom in ghetti. Il programma ha anche degli oppositori: molta gente, specialmente nell'Unione Europea, pensano che mandare i bambini Rom in classi miste significa imn qualche modo assimilarli. Preferirebbero che questi bambini stessero rinchiusi nella loro società, mantenendo vive le loro tradizioni. Questo conflitto di idee sarà il tema dominante nei prossimi anni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria hanno goduto di pari opportunità per anni, incluso il diritto ad una buona educazione.
Le cosiddette classi segregate cominciarono ad apparire negli anni del "socialismo sviluppato" alla metà degli anni '70. Ma la separazione in normali "classi di basso livello" e classi per l'elite, era già in auge.

Vesselin Popov: Il modello di desegrazione ha funzionato bene, ma la recente introduzione degli insegnanti-assistenti [Rom] ha lasciato il segno. Come può un bambino Rom sentirsi uguale agli altri in una classe dove c'è un assistente che interpreta la lezione per lui? Tutta l'idea è strana, perché non esiste in tutta la Bulgaria un singolo bambino Rom che non parli il bulgaro. Inoltre, se parlano bene la lingua d'origine, parlano anche il bulgaro molto bene. Quindi, chi ha bisogno di assistenti? Non è un altro tentativo di mettere i Rom in una specie di riserva sociale, di farli sentire differenti?

Elena Marushiakova: Quello che succede è un tentativo di allontanare i bambini dal loro sviluppo, metterli in classi miste con l'idea di dare loro uguali opportunità e poi farli nuovamente sentire differenti. E' una cosa talmente ovvia, che la notizia del programma degli insegnanti-assistenti è sfociata in uno scandalo. E la cosa più strana è che parte di questo programma è stato sviluppato con l'Unione Europea, attraverso il programma PHARE. Secondo me, una vera perdita di tempo e soldi.

Polia Alexandrovna è corrispondente per TOL.
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TOL
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Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 16:20:13, in conflitti, visitato 10697 volte)
61 anni fa, il giorno 2 agosto 1944, le truppe sovietiche liberarono Auschwitz. La "sezione Rom" del campo era stata smantellata e in una notte vennero gasati circa 3000 Rom, uomini, donne e bambini. I prigionieri fecero una resistenza, attaccarono le SS, ma fu tutto inutile.
Un articolo sulla memoria di questi 61 anni.


Note a margine per una Storia dell'Olocausto

By Karin WARINGO, in: Index on Censorship 2 2005

I pregiudizi persistenti usati per disconoscere l'Olocausto Rom

A Francoforte, Braubachstrasse è una piccola strada quasi insignificante, che congiunge i due principali assi di comunicazione nel centro della città. Le decine di migliaia di turisti la percorrono inconsapevoli, per raggiungere la Paulskirche, la culla della democrazia tedesca, o il Römer, pseudo-romantica ricostruzione del municipio. Tre volte all'anno quella strada è palcoscenico di uno strano pellegrinaggio: una folla di Rom e di simpatizzanti si raduna si fronte a un grigio edificio sul lato sinistro della strada. Qui dopo tanti anni c'è ancora la sede del Dipartimento di Salute Pubblica, dove lavorarono il biologo nazista Robert Ritter e la sua assistente Eva Justin. Anche quest'anno la folla ricorderà la liberazione di Auschwitz, la liquidazione del cosiddetto "campo Zingaro" ad Auschwitz-Birkenau ed il decreto che stabiliva la deportazione di Rom e Sinti.

Le ricerche di Robert Ritter su quelle che considerava le caratteristiche razziali dei Rom, fornirono le basi alle teorie pseudo- scientifiche della soluzione finale. Vennero distinti i Rom puri dai mezzosangue. Stabilito che erano discendenti, per quanto primitivi, di una casta indiana, ma nel contempo geneticamente proni al crimine e alla devianza sociale.

Ne lui ne la sua assistente furono mai condannati e nel dopoguerra furono usati anche come esperti nel giudicare le cause legali intentate dai Rom. Toccò alla Frankfurt Roma Union richiedere per molto tempo al comune di porre sull'edificio una targa che ricordasse le responsabilità della scienza nel genocidio dei Rom.

Un'indicazione della mancanza di interesse su questi argomenti è l'assenza di dati precisi sui Rom morti sotto il nazismo. Gli attivisti Rom indicano una cifra tra 500.000 e 1,5 milioni di morti, altre stime più modeste danno una cifra di 100.000. Molte delle uccisioni avvennero lontano dai riflettori e non vennero documentate, altre vittime furono elencate come Ebree.

Da parte Rom, mancò un nucleo intellettuale e una diaspora recettiva, per raccontare la loro versione della storia (cfr. Pirori). Inoltre furono pochissimi i sopravvissuti, soltanto 13 Rom fecero ritorno dai campi di sterminio in Belgio [...]

L'etichetta di asociali affibbiata ai Rom dai nazisti e la persistenza degli stereotipi d'anteguerra ha seriamente inibito i pochi sopravissuti dal parlare pubblicamente delle persecuzioni subite, e questo stato un grave deterrente nel momento in cui si è aperta la possibilità di chiedere una compensazione per le sofferenze passate. Sono stati esclusi dalla Wiedergutmachung (la riparazione per i crimini di guerra) adducendo il fatto che non sarebbero stati perseguitati per motivi razziali, ma a causa della loro attitudine antisociale. [Alcuni] Ebrei negano che la persecuzione dei Rom si sia basata su radici razziali, rendendo l'Olocausto esclusivamente ebreo. E' diventato quasi impossibile convincere l'opinione pubblica che anche i Rom hanno sofferto un genocidio. Anche recentemente Yehuda Bauer, direttore dello Yad Vashem Memorial Centre, ha affermato che a differenza degli Ebrei, i Rom non erano un obiettivo centrale della soluzione finale, ma soltanto un "elemento di fastidio".

Lo stesso Tribunale di Norimberga non fece mai menzione sui Rom, e vennero poi classificati, come i popoli di pelle scura, come "razzialmente distinti" e di "sangue alieno". E' vero che sino al 1943, a differenza degli Ebrei, i Rom prestarono servizio militare nella Wehrmacht, da cui furono deportati direttamente ad Auschwitz, come ricorda il sopravvissuto Walter Stanoski Winter (cfr. "Sentivamo la stessa pena") nelle sue memorie.

La discriminazione in Europa nasce ben prima del nazionalsocialismo, e fu comune in tutto il continente. In Francia, un primo censimento per identificare Rom e girovaghi, venne fatto nel 1895.. Nel 1912, venne introdotto un carnet antropometrico per regolare la loro circolazione,completo difotografie e impronte digitali; rimase in vigore sino al 1972. Nel 1899 a Monaco di Baviera venne adottato un "Registro Centrale per la Lotta alla Piaga degli Zingari", che originò squadre speciali all'interno dei commissariati. Dal 1933, i Rom in Germania furono confinati in campi speciali, ripresi poi anche in Austria. Oggi sono sotto attacco aperto di politici che dovrebbero conoscerli meglio.

I ripetuti sforzi di alcuni titolati accademici Rom,come Ian Hancock, autore di "Risposte al Porrajmos: l'Olocausto dei Rom", di riportare il dibattito alla correttezza, poco hanno ottenuto nei confronti del pregiudizio popolare o per contrastare la pubblicazioni come "La persecuzione nazista degli Zingari" di Günter Lewy (Oxford University Press 2001 - edizione italiana Einaudi 2002). Questo testo riprende tutta una serie di vecchi stereotipi, che emergono nella società quando, si discute da annisull'opportunità o meno di erigere a Berlino un monumento che ricordi l'Olocausto dei Rom.

Il riconoscere il destino degli Ebrei europei ha reso coscienti sul percolo del latente antisemitismo e ha profondamente cambiato l'attitudine europea nel dopoguerra. Lo stesso non è accaduto per i Rom, tuttora prigionieri di vecchi stereotipi e di un impunito antiziganismo oggi vigoroso come nell'anteguerra.

Karin Waringo è giornalista indipendente e ricercatrice.

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Di Fabrizio (del 02/08/2005 @ 23:33:31, in Kumpanija, visitato 1872 volte)

Da: Lee Fuhler Romani Association Australia

Jewish Holocaust Museum & Research Centre

Carissimi,

Dopo "L'Albero delle Anime", lo Jewish Holocaust Museum & Research Centre di Melbourne ospita una nuova scultura nella sezione dedicata al ricordo dell'Olocausto dei Rom.

Voglio personalmente ringraziare il Centro Ebraico e il suo staff per l'opportunità unica e per voler ricordare il sacrificio del popolo Rom. L'opera è stata commissionata alla scultrice Sarah Saaroni, lei stessa una sopravissuta. Il Centro viene visitato da 30.000 persone ogni anno molti di loro sono studenti e il Centro ospita anche giornate educative.

Jewish Holocaust Museum & Research Centre

"L'Albero delle Anime" di Zoe Amor, dedicata alla Porrajmos (l'Olocausto dei Rom)

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Di Fabrizio (del 03/08/2005 @ 01:24:47, in media, visitato 1758 volte)
...e volontario, esteso ai 4 angoli della terra:

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Di Fabrizio (del 03/08/2005 @ 10:03:57, in conflitti, visitato 3375 volte)

[English Text]

Riprendo un appello del 10 luglio scorso, per evitare il rimpatrio forzato di una famiglia di profughi kossovari richiedenti asilo in Gran Bretagna e con gravi problemi di salute. La UK Association of Gypsy Women ha promosso una raccolta di firme in tutta Europa per far pressione sul governo perché a questa famiglia di profughi sia permesso di rimanere in Gran Bretagna, sia per i motivi di salute che per la situazione di permanente insicurezza personale che perdura in Kossovo (e se leggerete l'appello, noterete che le due cose sono strettamente collegate). So che le sole firme non cambiano l'operato dei governi e che agosto non è il mese ideale per appelli di questo genere. Ma il rimpatrio potrebbe avvenire in qualsiasi momento. Per questo è necessario l'impegno e la mobilitazione di tutti. GRAZIE


Da: Rachel Francis - UK Association of Gypsy Women

Llire Xhama. Home Office Ref: X1032702

Llire Xhama dopo una vita di persecuzioni lasciò la sua casa in Serbia. Come Rom, musulmana e portavoce della comunità albanese, ha dovuto subire violenze e umiliazioni sia dai Serbi che dai Kossovari.

Una notte di tre anni fa, casa sua fu circondata da uomini armati e data alle fiamme. Durante la fuga, Llire e suo marito furono malmenati. Llire era incinta. Suo marito morì per le percosse e lei rimase con sua figlia di quattro anni, testimone anche lei delle atrocità passate.

[Arrivati in Gran Bretagna] sia Llire che sua figlia mostrarono disordini mentali ed emotivi, conseguenze delle violenze subite. Qui è nato il secondo figlio, pochi mesi dopo il loro arrivo e nonostante tutto, hanno tentato di ricostruirsi una vita. Entrambe i bambini parlano inglese come lingua madre, frequentano la scuola, hanno amici e conducono una vita "normale".

Ora il Ministero degli Interni ha stabilito che per loro è giunto il tempo di fare ritorno da dove sono scappate traumatizzate e dove il bambino più piccolo non ha mai vissuto.

Testimonianze raccolte dalle Nazioni Unite, da Amnesty International e da altri esprimono "grave e profonda preoccupazione" sul futuro dei Rom (in particolare in quella parte d'Europa).

L'Ombudsman in Kossovo ha scritto ai governi europei per ammonire sui rischi che i rifugiati all'estero corrono ritornando in patria.

[...]

Llire and her Family Must Stay!

c/o NCADC

109 Parliament Road

Middlesbrough

TS1 4JE.

Tel/Fax: 01642 226260

INVIA

Cliccando su "INVIA" il messaggio "LLIRE AND HER FAMILY MUST STAY" verrà inoltrato alle seguenti mail del Governo Inglese e del Parlamento Europeo:

* bob.last@fco.gov.uk
* c.clarke@parliament.gov.uk
* indpublicenquiry@ind.homeoffice.gsi.gov.uk
* ashokkumarmp@parliament.uk
* dorispack@aol.com
* swoboda@europarl.eu.int
* sludford@europarl.eu.int
* ljaroka@europarl.eu.int
* vmohacsi@europarl.eu.int
* klevai@europarl.eu.int
* edegroen@europarl.eu.int
* cmoraese@europarl.eu.int
* alvaro.gil-robles@coe.int
* john.dalhuisen@coe.int
(secretary)

e una copia per conoscenza alla UK Association of Gypsy Women. Il campo testo è in bianco e potete (eventualmente) aggiungere un vostro messaggio


We the UK Association of Gypsy Women in partnership with our sisters of the International Roma Womens Network seek to register our protest in the strongest possible terms against the inhuman decision by the Home Office to deport this young Mother and her very young Children back to Kosovo against her will.

Llire and children pose no threat to the National Security of the United Kingdom, Indeed Llire's dearest wish is to be allowed to remain in the UK and raise her little family in peace and safety.

We therefore make our appeal in the hope you will use your good office to influence reconsideration of Llire's case.
Faithfully
UK Association of Gypsy Women



Llire and Her Family Must Stay!

Llire Xhama is a widow with two young children. She is a Roma from Kosovo where she and her family suffered physical assaults, racist abuse and discrimination because of their ethnicity.

Llire and her daughter fled to the UK after witnessing the brutal murder of Llire's husband, an experience that has left Llire so traumatised that she suffers severe mental ill health. At the time of this atrocity Llire was pregnant. Her little boy was later born in the North East of England, where the family now lives.

Llire's application for asylum has been refused, but she is terrified at the prospect of being returned to the 'hell' from which she escaped and fears for the future of her children.

As an Albanian speaking Muslim woman, alone with children, Llire will be at risk if she returns to Kosovo. She has no home or family to return to and no one to help her.

Today the situation for Roma people remains dangerous. In May this year, the UN's Economic and Social Council expressed 'deep' concern about ethnically motivated attacks against the Roma. It said it was "gravely concerned" about the absence of basic medical facilities and schools for the Roma.

This year Amnesty International stated its concern over "continuing discrimination against the Roma, especially Kosovo RomaŠ."

On May 18th 2004, Mr. Marek Antoni Nowicki, the Ombudsperson in Kosovo, sent a letter of concern to government authorities in Belgium, Denmark, Germany, Netherlands, Norway and Sweden, strongly advising against the return of Roma asylum seekers to Kosovo stressing that they face "considerable risks to their personal safety" and affirming that such action would violate international human rights standards.

Llire has tremendous support amongst her local community, who are appalled that the Home Office should consider the forced removal of such a vulnerable family.

Llire's children both speak English, as their first language and the family have become a valued part of their community in the North East.

Llire has won the affection and admiration of her friends with her devotion as a mother and with her courage in the face of emotional and mental devastation.

Llire's only hope of safety and recovery is to be allowed to remain in the UK with her family.

What you can do to help
Lucien with friends and supporters have set up a campaign to try and persuade Tony McNulty, Minister for Immigration to allow Llire and her Family to remain in the UK. The campaign has drawn up a petition and model letter attached, which they are asking everyone to print off, fill them in and get as many other people as possible to do the same, and return them to the campaign office. When they have collected enough signatures, the campaign will present them to the Minister.

Let your friends know about the 'Llire and her Family Must Stay! Campaign'

Llire and her Family Must Stay!

For further details/information contact the campaign at:
Llire and her Family Must Stay!
c/o NCADC
109 Parliament Road
Middlesbrough
TS1 4JE.
Tel/Fax: 01642 226260


End of Bulletin:

Source for this Message:
Llire and her Family Must Stay!

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Message "LLIRE AND HER FAMILY MUST STAY" will forwarded to:

* bob.last@fco.gov.uk
* c.clarke@parliament.gov.uk
* indpublicenquiry@ind.homeoffice.gsi.gov.uk
* ashokkumarmp@parliament.uk
* dorispack@aol.com
* swoboda@europarl.eu.int
* sludford@europarl.eu.int
* ljaroka@europarl.eu.int
* vmohacsi@europarl.eu.int
* klevai@europarl.eu.int
* edegroen@europarl.eu.int
* cmoraese@europarl.eu.int
* alvaro.gil-robles@coe.int
* john.dalhuisen@coe.int
(secretary)

and CC to UK Association of Gypsy Women. Feel free to write your own opinion

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Di Fabrizio (del 04/08/2005 @ 01:38:21, in casa, visitato 1966 volte)
Segnalazione precedente

Aggiornamenti
By Grattan Puxon
Lo sgombero sarebbe dovuto avvenire il 31 luglio scorso. I servizi sociali avevano avvertito i residenti di mettere in salvo bambini ed infermi. Ma al momento, la situazione rimane di stallo e le ruspe non si sono ancora presentate. Nel contempo, i residenti di Dale Farm, spalleggiati da attivisti Rom e da altri volontari (tra cui un nutrito numero della comunità ebrea britannica) sono in occupazione permanente (vedi foto).

Tramite il presidente di Ustiben, Grattan Puxon , gli occupanti hanno richiesto al governo centrale di porre una moratoria allo sfratto. Da parte sua, Londra ha parzialmente risposto richiedendo nuovamente al comune di Basildon di individuare un'area alternativa per i residenti e di provvedere ad attrezzarla come campo sosta, altrimenti il governo centrale non intende partecipare alle spese comunali per lo sgombero.

Spese che potrebbero lievitare ben oltre la cifra prevista di tre milioni di sterline, non solo per le cause che attualmente i residenti hanno in atto contro il comune. Il giorno 26 luglio, ad esempio, alcune ruspe della compagnia incaricata dello sgombero si sono presentate senza preavviso in un appezzamento limitrofo, proprietà privata, danneggiandone la recinzione e parte dei fabbricati.

Ulteriori informazioni:
(anche per chi volesse controllare in loco - c'è possibilità di essere ospitati)
CM11 2YH - Oak Lane, off Oak Road, Crays Hill, Basildon, Essex. Reached on the A127 or by train out of Liverpool to Wickford (call Richard for lift from station: 07747417711)
by GOOGLE MAP
Sono possibili blocchi da parte della polizia, è consigliabile accordarsi prima per telefono
Grattan: 01206 523 528
o Dale Farm dale.farm@ntlworld.com
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Di Fabrizio (del 04/08/2005 @ 02:38:39, in Europa, visitato 1504 volte)
The Local Sweden's News in English


Published: 1st August 2005 12:35 CET

Rom svedesi allontanati dai campeggi

Un'inchiesta condotta dal programma radio" Ekot", rivela che i Rom di cittadinanza svedese sono discriminati nei campeggi della nazione. Su 20 camping intervistati da Ekor, 10 non accettanno Rom.

"Non li accettiamo," dice un direttrice di camping.

"L'esperienza mi suggerisce che gli diremmo di no," ha aggiunto.

Il programam aveva prima chiamato un paio di campeggi, per sapere se ci fossero posti liberi. Avuta risposta affermativa, dieci minuti dopo i produttori avevano mandato una famiglia Rom all'ingresso. In entrambe i casi è stata rifiutata loro l'ammissione.

Un altro proprietario ha ammesso che si erano riuniti a discutere su quest'argomento, e tra loro erano circolate email in cui ci si ammoniva distare in guardia.

Secondo la legge antidiscriminazione, introdotta in Svezia nel 2003, "nessuno dovrà essere trattato differentemente o inegualmente [sulla base dell'origine etnica] quando deve acquistare beni, case o servizi".

L'Ombudsman Svedese contro la Discriminazione Etnica (DO) ha identificato le persone di origine Rom come obiettivo comune di discriminazione nella società e sta investigando su 5 dei casi riportati riguardo ai campeggi.

"Ciò mi rende triste e preoccupato" dice Keith Palmroth, lui stesso di origine Rom, dell'ufficio anti-discriminazione di Goteborg.

Palmroth continua chiedendo che quanto scoperto da Ekot sia riportato al DO e abbia un seguito. Ma, come comemnta un intervistato, la discriminazione non risiede nell'ignoranza della legge.

"La legge la conosco" dice "e non possiamo eliminarli [i Rom]. Ma non ci fa piacere che vengano qui, e tentiamo di non permetterglielo"

Fonte: SR


Segnalazione dall'Italia: Apartheid a Mantova

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Di Fabrizio (del 04/08/2005 @ 14:02:25, in Italia, visitato 2423 volte)

Due estati fa, non sapevo neanche cosa fossero i blog. C'era questa pagina. Mi aveva contattato una ragazza, che da un po' di tempo faceva volontariato in un campo sosta e sul mio sito aveva letto qualcosa di interessante avvenuto 10 anni prima..

Ci incontrammo qualche volta, improvvisando un corso di formazione per animatori. Le feci conoscere un po' di persone che avrebbero potuto darle una mano. Poi, dovette cavarsela con le sue gambe.

In tutto questo tempo la voglia di lasciare è stata forte, ma Marta (questo il suo nome), deve avere una bella testa dura, e puntualmente riprende la sua attività al campo. Ci sentiamo spesso, e se fate attenzione, qualche volta trovate qualche sua cronaca da Milano.

Estate 2005, che passerò in città (e neanche un prete per chiacchierar). Anche i volontari nei campi a volte vanno in ferie. Ho telefonato a Marta e le ho chiesto se per agosto ci fosse bisogno di qualcuno. Mi sarebbe servito anche per avere il polso della situazione.

D'accordo, avrò forse qualche anno e qualche dolore di troppo, ma la volontà è quella di quando avevo iniziato, e l'esperienza non è qualcosa che si inventa... Mi son sentito più giovane di 15 anni!

Non è cambiato niente: arrivi e vieni sommerso da una torma di bambini e ragazzi, tra i 3 e i 15 anni, che vogliono giocare, toccarti, conoscerti e sono gelosi l'uno dell'altro, poi c'è la processione delle madri, che elencano tutti i loro problemi sperando che tu possa aiutarle. Si inizia sempre così, e far giocare o far studiare i bambini, significa distrarli dal picchiarsi tra di loro, quando vogliono attirare la tua attenzione.

Settimana scorsa, è saltato fuori un pallone da calcio, che rischiava di distruggere quel poco di equilibrio creatosi tra i gruppi. Invece, per una volta siamo riusciti a superare l'individualismo estremo che sino a quel momento mandava in vacca ogni attività. Quella banda scatenata, d'improvviso ha scoperto che era una squadra, con noiosi esercizi e mimando gli allenamenti. Ad un certo punto, prima di passare all'esercizio successivo, abbiamo messo ai voti se i più piccoli potessero ripetere i tiri che avevano sbagliato. Incredibile, ma i grandi hanno votato sì. E, nelle pause, seduti nel prato, raccontavo la storia di una squadra di calcio che è nata lì e vola in giro a vincere tornei per l'Europa. Con i dodicenni che ascoltavano a bocca aperta.

Ne ho poi parlato con Filippo Podestà, che ha scritto un libro su quella squadra nata in un campo nomadi e che vi ha raccontato le cronache dal torneo di Edimburgo. Ora che quella squadra è cresciuta, che raccoglie immigrati di ogni nazionalità, che ha vinto, hanno la necessità di riprendere i progetti che li hanno riuniti, ad esempio creare una nuova squadra di pulcini e tornare in quel campo che li ha visti nascere. La persona adatta per allenare, c'è, un argentino grande, grosso e che coi ragazzi saprebbe farci.

Restano, i soliti problemi irrisolti: trovare uno straccio di campetto per allenarsi, ad esempio. O ancora, essere tornati in Italia, con un'altra coppa tra le mani, e la sensazione che anche per i CAMPIONI non sia cambiato niente: le discussioni e le gelosie con i soci, le ditte che licenziano, i permessi di soggiorno da rinnovare, i figli che stanno per nascere...

Sperando, come tante altre volte, di compiere, assieme, un altro miracolo milanese.

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