Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Sucar Drom (del 17/11/2010 @ 09:40:59, in blog, visitato 1233 volte)

Milano, parla l'avvocato dei Rom che hanno denunciato il Sindaco, il Prefetto e il Ministro Maroni
Dieci rom del campo di Triboniano citano in giudizio il sindaco di Milano, il ministro dell'Interno e il Prefetto della città. Inseriti in 'progetti di autonomia abitativa' istituzionali che avrebbero dovuto garantire a loro e ad altre 15 famiglie un alloggio di edilizia...

Caritas, presentato il XX rapporto sull’immigrazione
La Caritas Migrantes diffonde il XX rapporto sull’immigrazione. Cinque milioni di stranieri incidono per l’11,1 per cento sul Pil italiano. Peccato che per i Paesi industrializzati "siano visti ancora come problema"...

Padova, XXVII Assemblea Nazionale dell'ANCI: "Le autorità locali e i Rom"
Oggi, nel contesto della crisi economica globale, i sistemi regionali e locali faticano a trovare risorse da investire in politiche di inclusione, mentre la coesione sociale è sempre più minacciata dal fenome...

Bisogna avere il coraggio di dire: basta!
Silvio Berlusconi: "E' meglio essere appassionato di belle ragazze che gay", questa è l’ultima volgarità che infiamma il dibattito in Italia. Alcune settimane fa Bossi ha chiamato “porci” i romani, il Senatore Ciarrapico si è chiesto se Fini abbi...

Slovacchia, Rom: quale futuro senza istruzione?
Amnesty International lancia un appello alle autorità affinché ogni bambino abbia un'istruzione senza discriminazione. Migliaia bambine e bambini rom in Slovacchia non ricevono la stessa istruzione dei loro coetanei non rom, perché ven...

Milano, denunciati il Sindaco Moratti e il Vice Sindaco De Corato
In data 29 ottobre 2010 su iniziativa dei volontari del Gruppo di Sostegno Forlanini è stata presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano una de...

Il puro e l'impuro
Più volte mi hanno chiesto se avessi un dio in cui credere. So bene quanto sia importante per certe persone riconoscersi in una fede, in una religione, ma so anche che le religioni e le fedi possono portare all’intolleranza, al se...

Milano, seminario sull'inserimento lavorativo di rom e sinti in Lombardia
Seminario “Approcci ed esperienze per l’integrazione e l’inserimento lavorativo dei rom e sinti”, martedì 23 novembre 2010, ore 9.00 - 13.00, Sala Convegni, Via Pola 12/14, Milano, Sede Regione Lombardia...

Milano, il ruolo della comunicazione nella formazione del pregiudizio antizigano
La Federazione Rom e Sinti Insieme e l’associazione Upre Roma, nell’ambito della Campagna “Dosta!”, invitano a un dibattito pubblico con il ministro per le Pari Opportunità e il direttore del Corriere della Sera, giovedì 18 novembre alla Casa della Cultura di Milano, in via Borgogna 3...

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Di Fabrizio (del 17/11/2010 @ 09:23:11, in Europa, visitato 1254 volte)

Da Hungarian_Roma

by Tom Mellen

09/11/2010 - Le autorità ungheresi hanno "mancato di registrare, indagare, perseguire e punire tutti i reati razzialmente motivati contro i Rom," ha dichiarato oggi Amnesty International.

Il gruppo per i diritti umani chiede all'amministrazione del Primo Ministro ungherese Viktor Orban di indagare a fondo sui tutti i violenti attacchi a sfondo razziale contro i Rom e fornire accesso alla giustizia alle vittime.

Uno studio di Amnesty sui violenti attacchi contro i Rom in Ungheria rivela come le carenze del sistema giudiziario ungherese ostacolino la prevenzione e la risposti a questi attacchi.

La legge ungherese sancisce l'incitamento all'odio ed ai crimini razziali.

Invece il numero di rinvii a giudizio e di condanne per attacchi a sfondi razziali appare basso, rispetto al numero di segnalazioni di queste azioni raccolte dalle OnG.

La polizia ungherese ha affermato che ci sono stati 12 attacchi a sfondo razziale nel 2008 contro le comunità rom e sei nel 2009. L'OnG ha registrato 25 attacchi nel 2009 e 17 nel 2008.

Amnesty sottolinea il caso di Robert Cs, 27 anni, e suo figlio di quattro anni, entrambe colpiti a morte mentre tentavano di scappare dalla loro casa che era stata data alle fiamme da una molotov nel villaggio di Tatarszentgyorgy alle prime ore del mattino del 23 febbraio 2009.

Anche se sono stati uditi i colpi, inizialmente la polizia aveva trattato il caso come un incidente.

L'attivista senior Nicola Duckworth di Amnesty, ha dichiarato: "Le mancate registrazioni, indagini, prosecuzioni e punizioni dei reati a sfondi razziali e dei rimedi alle vittime, sta spingendo le comunità rom a lasciare l'Ungheria."

"Le autorità ungheresi hanno il dovere di prevenire la discriminazione ed assicurare la giustizia alle vittime dei crimini d'odio. Ciò include l'obbligo di indagare se l'odio o il pregiudizio razziali o etnci abbiano giocato un ruolo in questo o altri attacchi simili."

Jobbik, il terzo partito nel parlamento ungherese, ha cercato di spostare la rabbia diffusa per i tagli UE e FMI e per la disoccupazione, sui Rom.

La TV di stato ha mandato in onda uno spot di Jobbik che etichetta come "parassiti" tanto i grandi banchieri che i "criminali zingari".

Tra gennaio 2008 e agosto 2009, i Rom in Ungheria sono stati oggetto di una serie di attacchi molotov e sparatorie, col bilancio di sei morti e diversi feriti gravi.

Tra le vittime una coppia sulla quarantina, un anziano, un padre con suo figlio di 4 anni e una madre con la figlia di 13 anni.

foreigneditor@peoples-press.com

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Di Fabrizio (del 16/11/2010 @ 09:35:04, in Italia, visitato 1903 volte)

Antefatto: alla fine del mese scorso diversi giornali pubblicano la notizia di una ragazzina rapita in Kosovo per essere data in sposa a Rom che risiedono in Italia nel campo di Coltano (PI). Su Internet ho trovato la bellezza di 82 articoli, e neanche uno che abbia sentito il bisogno di ascoltare anche il parere dei diretti interessati. Non per avvallare aprioristicamente la loro versione, ma per quello che tuttora si chiama "diritto di cronaca". Grazie ad Agostino Rota Martir, ecco cos'hanno detto:

Questa sera c'è stata la conferenza stampa al campo Rom di Coltano (PI) sulla vicenda della "sposa-bambina", in seguito alla campagna discriminatoria e diffamante portata avanti con ferocia, sopratutto dal Tirreno di Pisa, non ancora finita (ovviamente il Tirreno non era presente, perché ha ritenuto inutile ascoltare la voce Rom).

E' stato un bel momento perché i Rom finalmente hanno potuto parlare, raccontare, far sentire la loro voce..una conferenza stampa voluta e gestita solo da loro, non dalle Associazioni presenti, ma in disparte!
Che ha sorpreso anche i pochi giornalisti presenti, increduli pure loro per la piega presa dell'intera vicenda, di come è stata presentata dalla stessa stampa di fronte alle prove inconfutabili di decine e decine di foto e del racconto stesso dei Rom.

Ciao Ago

Coltano, Pisa, 15 Novembre 2010

Noi come nomadi, nella nostra tradizione di rom, noi da 2000 anni sposiamo i nostri figli da giovani, di 14, 15, 16, 17 e 18 anni. Per prima cosa noi conosciamo i genitori della ragazza e dopo, se i ragazzi sono d'accordo, cominciano a vedersi oppure (se sono lontani) a conoscersi attraverso il computer, e dopo alcuni mesi facciamo il fidanzamento. Se i ragazzi non sono d'accordo, non è mai successo tra i nomadi che si sono fatti sposare con la forza. I ragazzi si sposano se si piacciono, se non si piacciono non succede nulla e le famiglie cercano un altro sposo e un'altra sposa.

Non siamo gente che prendiamo ragazze con la forza, perché come famiglia vogliamo che i ragazzi si vogliano bene e vogliamo rimanere in buoni rapporti con l'altra famiglia.

Quando una ragazza si sposa, la madre della ragazza sceglie una donna di sua fiducia, spesso la moglie del sacerdote musulmano, che deve rimanere accanto alla futura sposa, per stare con lei, prepararla al matrimonio, rassicurarla e assisterla, e anche testimoniare della sua verginità per i suoi genitori. Questa è nostra tradizione di matrimonio: è una tradizione di cui tutti i rom sono consapevoli, e che ogni persona rom accetta liberamente. La nuora entra nella nuova famiglia, e diventa una nuova figlia, da lei si avranno nipoti e pronipoti, le si vuole bene come una figlia. Le due famiglie diventano come parenti perché nascono i bambini e il sangue si mischia.

Le cose che abbiamo letto sui giornali non sono vere e ci hanno colpito. Non sappiamo perché la ragazza ha detto queste cose. Noi vogliamo bene a questa ragazza, abbiamo fiducia in lei e nella sua famiglia che siamo parenti da trenta anni, non crediamo a quello che abbiamo letto sui giornali, vogliamo che la ragazza possa dire la verità. Lo stesso giorno che è successa questa cosa è stata presa un'altra ragazza minorenne, sposata con un ragazzo del campo, e ora non sappiamo dove sia finita neppure lei.

Ora con queste cose che si sono lette sui giornali per noi è diventata una vergogna andare a giro, tutte le genti pensano male di noi rom. Già prima tante persone ci giudicavano male, adesso per noi è diventato difficile andare a scuola, andare a lavorare, andare a fare la spesa perché la gente ci giudica e ci guarda male. Questo succede perché la gente legge le cose che si dicono ma non conosce le nostre tradizioni. Proviamo vergogna anche rispetto ad altri rom.

Chiediamo all'Italia di avere coscienza che le nostre usanze non sono solo nostre. Se provano a ricordare, anni fa anche nelle famiglie di italiani c'erano queste usanze, cioè matrimoni tra persone giovani, matrimoni combinati tra famiglie, si considerava importante la verginità e tante altre cose simili.

I rom del villaggio di Coltano


Aggiornamento delle 17.30

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Di Fabrizio (del 16/11/2010 @ 09:08:13, in Italia, visitato 1301 volte)

Segnalazione di Davide Castronovo

L'invito di Aldo Deragna dal campo di Chiesa Rossa

link da C6.tv per chi legge da Facebook

Milano. Continua il viaggio di c6.tv alla scoperta della vera realtà dei rom italiani, oltre gli sgomberi e i disagi. Oggi siamo stati ospiti di Aldo Deragna che con la sua famiglia vive da 10 anni nel campo di Chiesa Rossa. Un campo fatto di case mobili e in muratura, niente a che vedere con le immagini di sgomberi e disagio a cui siamo abituati. Lui e gl altri rappresentanti del campo hanno scritto una lettera al prefetto per invitarlo a toccare con mano ciò che amministra e che probabilmente non conosce. Attendono una risposta e nel frattempo, alle prossime comunali, Aldo dice che voterà Boeri. Servizio di Claudia Bellante

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Di Fabrizio (del 15/11/2010 @ 09:52:49, in musica e parole, visitato 1430 volte)

L'associazione LA CONTA vi invita a partecipare alla serata "DJELEM DJELEM" (ho camminato, ho camminato), con cena con cibi da ricette tradizionali/popolari dell’Est Europa e GEORGE MOLDOVEANU, in concerto con il suo violino di musiche popolari zigane e non solo, organizzata dall'Associazione La Conta - ONLUS, che ci sarà venerdì 26 novembre 2010 alle ore 19,45 presso la CGIL - Salone Di Vittorio, in Piazza Segesta 4 con ingresso da Via Albertinelli 14 a Milano.

Sarà una serata piacevole e conviviale con George Moldoveanu in concerto con il suo magico violino, che ci presenterà alcune delle splendide musiche tradizionali/popolari zigane e non solo, capaci di sorprendere ed emozionare per la loro bellezza e per la bravura di George. Si potranno inoltre apprezzare i cibi da ricette tradizionali/popolari dall’Est Europa, preparati con passione e cura dai nostri cuochi e, se lo si desidera, associarsi all' Associazione La Conta - ONLUS, per contribuire alla realizzazione del progetto associativo di solidarietà sociale e di valorizzazione della cultura popolare. Per la serata è richiesto a ciascuno un contributo all'Associazione di 25,00 euro.

GEORGE MOLDOVEANU

E' un bravissimo violinista solista e direttore d’orchestra. Figlio d’arte, a 15 anni si esibisce nel suo primo concerto pubblico. A 33 anni è già direttore di un complesso di musica popolare e fino al 1989 dirige l’Ansamblul Doina Doljului di Craiova (Romania), per poi diventare primo violino di uno dei più importanti complessi romeni, l’Ansamblul Maria Tanase, pluripremiato in numerose tournées all’estero (Parigi, Atene, Sofia, Il Cairo, ecc.). A Milano dal 1999 George Moldoveanu ha suonato all’Auditorium del Centro Bonola, a Radio Popolare, al Palalido (presentato da Gaetano Liguori e complimentato da Dario Fo e Franca Rame), alle Vie dei Canti, manifestazione promossa da Comune di Milano e Arci, all’Università Cattolica, alla Provincia di Cremona, all' Università Statale di Milano e in varie altre occasioni. George ha al suo attivo uno splendido cd "Iubire de femeie" - 2003, Romania. George suona anche nelle strade e piazze della nostra città nonché ai matrimoni, nelle feste di compleanno e popolari, facendo conoscere ed apprezzare lo splendido repertorio violinistico zigano.

Per ragioni organizzative vi saremo grati se confermate la vostra presenza alla serata con cena prima possibile ma comunque entro e non oltre martedì 23 novembre 2010 all'indirizzo laconta@intrefree.it

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Di Fabrizio (del 15/11/2010 @ 09:15:12, in Europa, visitato 1316 volte)

Da Bulgarian_Roma

Blog.soros.org 8 novembre 2010 | by Violeta Naydenova
Apparso originariamente in bulgaro su
Dneven Trud e 24 Chasa.

Siamo contemporaneamente una "tribù nomade" o un "incubatore per generare crimine". Questi commenti fatti dal primo ministro Boyko Borisov e dal vice ministro e ministro degli interni Tsvetan Tsvetanov il mese scorso a Bruxelles danno uno sguardo a come ci sente ad essere Rom nel mio paese. Nonostante Tsvetanov si sia lamentato che i media abbiano travisato le sue parole, il danno è fatto per me, per la mia famiglia e per gli 800.000 Rom che vivono in Bulgaria.

La Commissione Europea ha giudicato il commento del ministro degli interni "inaccettabile", ma mi chiedo se le sue osservazioni siano inaccettabili anche per il Bulgaro medio. Ci si rende conto che il modo in cui i Rom sono trattati nel nostro paese non è giusto? Perché siamo così svelti nel difenderci dagli attacchi alla nostra identità nazionale e ancora silenti sul trattamento alla più vasta minoranza etnica del paese? Invece di dibattere sulla validità di queste dichiarazioni, potremmo semplicemente pensare a come trattiamo i nostri connazionali Rom?

Nel 2009, gli eletti ed il pubblico di massa bulgari reagirono con indignazione quando il paese venne ritratto come una "latrina" dall'artista David Cerny. Ci si sentiva male a sedersi ed accettare un simile stereotipo.

Lo stesso vale per la nostra immagine in Italia. I Bulgari sono ritratti nei media come criminali e la grande maggioranza delle notizie sui Bulgari si focalizza sulla criminalità. Naturalmente, il Bulgaro medio mai accetterebbe questa generalizzazione. Ma quando si tratta dei nostri stereotipi sui Rom, in qualche modo dimentichiamo cosa vuol dire essere trattati in maniera dispregiativa. E' facile per noi semplificare i nostri pensieri su di un certo gruppo di persone quando leggiamo solo brutte notizie su di loro. Ma non è corretto, semplicemente non è giusto.

Tsvetanov ha fatto le sue dichiarazioni senza pensare alle conseguenze delle sue parole. In seguito ha anche affermato di essersi basato sui risultati riguardo al numero dei crimini registrati nel paese. Bene, si potrebbe facilmente chiedere a Tsvetanov se conosce o meno il numero reale dei Rom in Bulgaria, così potrebbe fare una buona analisi comparativa sul numero di crimini commessi da diversi gruppi etnici. Ma ignoriamo questo punto.

Perché quando un Rom commette un reato viene lui solo etichettato come tale, ma quando vince un campionato europeo di boxe, come Boris Georgiev, viene etichettato semplicemente come Bulgaro? La criminalità non ha etnia, e gli stereotipi criminali negativi non servono a nessuno se non ai politici populisti. Sì, abbiamo bisogno di aprire gli occhi e guardare in faccia i nostri problemi, ma stigmatizzare i Rom e rimproverare i governi precedenti per aver fallito nell'integrazione non è una via d'uscita.

Invece, dovremmo cercare soluzioni su come i Rom possano avere le stesse opportunità, diritti e doveri del resto della società bulgara. I Rom non dovrebbero vivere come emarginati nei ghetti e/o segregati in quartieri ai margini delle nostre città. I Rom dovrebbero vivere con la maggioranza, e questo succederà soltanto quando non sarà più accettabile che i nostri eletti possano fare questa sorta di dichiarazioni.

Tsvetanov ha mai visto coi suoi occhi come vive una singola famiglia in un quartiere rom? Ha mai chiesto loro dei loro problemi o sulle opportunità che hanno avuto nella loro vita, prima di fare simili affermazioni? I Rom, come molti altri Bulgari, lasciano il paese per ottenere una vita migliore. La maggioranza delle persone in Bulgaria sono espulsi dal paese a causa della povertà. Per i Rom la situazione è ancora peggiore dato che il tasso di disoccupazione è il più alto in tutta la Bulgaria. I Rom lasciano la Bulgaria perché si trovano di fronte alle discriminazioni e sono in cerca di una vita migliore.

Dobbiamo svegliarci e guardarci attorno per vedere cosa sta succedendo. Viviamo in un paese che dal 2007 è membro dell'Unione Europea. Il nostro governo ha concordato di essere parte di un'Unione sulla base di valori come il rispetto della dignità umana, libertà ed uguaglianza. Ognuno ha il diritto di vivere con dignità in condizioni di vita normali e pari accesso ad un'istruzione di qualità, assistenza sanitaria ed occupazione, ma la maggioranza dei Rom in Bulgaria non usufruisce di questi diritti.

Insistiamo nello stereotipare i Rom perché sono visti come "stranieri" dalla popolazione maggioritaria. Questi stessi stereotipi hanno portato i genitori bulgari di Pazardjik a ritirare i loro figli dalle classi con studenti rom.

Questo non è come immagino la mia vita o quella dei miei figli. Non voglio cercare opportunità in un altro paese. Voglio godermi i miei diritti e vivere in dignità come Bulgara, Europea e Rom. Tsvetanov, dovremmo aprire un dialogo e parlare ai Rom. Sia il governo che i Rom devono lavorare assieme per un'integrazione di successo ed una strategia inclusiva dove i Rom diventino cittadini a pieno diritto. Oggi, l'Unione Europea ci sta dando una mano. Tsvetanov, lavoriamo assieme per costruire una società aperta e giusta, dove il nostro governo sia responsabile per tutti i Bulgari - Rom e non-Rom.

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Di Sucar Drom (del 14/11/2010 @ 09:48:12, in musica e parole, visitato 1184 volte)

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Il Giornale Il gruppo rock locale Vama lancia un pezzo (in inglese) per criticare la politica delle espulsioni del presidente francese: "Se tutti i nomadi fossero ladri avrebbero già rubato la Tour Eiffel...". E sul web diventa subito un tormentone

Rimpatri forzati? Al presidente francese gli zingari rispondono per le rime... e pure in musica. Proprio così: una canzone dal tipico sound gitano per denunciare la politica di Nicolas Sarkozy sull'espulsione di rom e nomadi.

La hit s'intitola "Sarkozy versus Gipsy", il video della canzone - composta dai Vama, uno dei più celebri gruppi rock della Romania - con tanto di parodia dell'inno francese, e già impazza sul web transalpino. Ecco alcuni passaggi del testo: "Hey, hey, Sarkozy, why don't you like the Gypsies?" (Sarkozy, perché non ami i gitani?), recita il ritornello. E ancora la curiosa argomentazione: "Se tutti i rom fossero ladri, la Torre Eiffel sarebbe già scomparsa". Quindi l'amaro sfogo: "Cerchiamo una vita migliore, ma voi decidete che non possiamo restare. Noi siamo esseri umani prima di tutto", cantano i Vama in inglese.

"Per noi - spiega Tudor Chirila, leader del gruppo, in Romania una vera star - è un modo per denunciare con ironia l'assurda soluzione trovata dal presidente francese per risolvere la questione" dell'integrazione dei rom. "Volevamo anche dimostrare che fare delle generalizzazioni è pericoloso", taglia corto Chirila. Che intanto passa al botteghino...

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Di Fabrizio (del 14/11/2010 @ 09:32:29, in scuola, visitato 1410 volte)

Segnalazione di Laura Coletta

sabato 20 al teatrino del parco ex trotter
h. 11.30 – 13,00 i bambini della scuola elementare Russo – Pimentel presentano una danza del Congo per il progetto Harembee Baninga (lavoriamo insieme amici).

A seguire: QUANDO IL DIRITTO DI ANDARE A SCUOLA E’ IN PERICOLO - incontro pubblico sulla situazione dei bambini delle comunità rom di Milano

Interventi e testimonianze: mamme e maestre di via Rubattino;
mamme e maestre di via Russo
don Massimo Mapelli della Casa della Carità
di Patrizia Quartieri
F. Casavola del comitato Vivere zona 2
comunità di Sant’Egidio

Verrà proiettato il film “Seminateci bene” alla presenza degli autori.

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Di Fabrizio (del 13/11/2010 @ 09:04:27, in Italia, visitato 1307 volte)

sabato 20 novembre · 10.00 - 13.00
Piazza della Pilotta, 3 - ROMA

Siete curiosi di sapere come si vive davvero in un campo rom autorizzato, meglio noto come "villaggio attrezzato" del Comune di Roma?
Volete sapere se strutture del genere favoriscano effettivamente la sicurezza e l'integrazione dei rom, come sbandierato dalle autorità? Volete scoprire se i diritti fondamentali dei bambini siano pienamente garantiti e se le case, gli spazi e le condizioni igienico-sanitarie rispettano realmente i parametri di legge?
Allora non mancate all'appuntamento con la presentazione della ricerca: "Esclusi e ammassati: il Piano Nomadi a Roma e l'infanzia rom", a cura dell'Associazione 21 luglio, che si terrà sabato 20 novembre 2010 alle ore 10:30 nella cornice di Palazzo Frascara in piazza della Pilotta 3, nel pieno centro di Roma.

Il rapporto è nato dall'esigenza di analizzare l'impatto che hanno avuto le politiche sociali del Piano Nomadi di Roma sui diritti dell'infanzia rom e, in particolare, prende in esame un "villaggio attrezzato" modello del Piano Nomadi messo a punto dall'amministrazione comunale della Capitale.
L'indagine si concentra su alcune caratteristiche fondamentali riscontrabili all'interno del campo, quali le dimensioni delle abitazioni, gli spazi dedicati alle attività sportive, la distanza tra il villaggio stesso e i servizi essenziali (ospedali, luoghi di socializzazione, trasporto pubblico), la sicurezza, l'istruzione dei minori e le condizioni igienico-sanitarie.
Attraverso queste analisi, l'Associazione 21 luglio ha voluto verificare di prima mano le possibili situazioni di esclusione, segregazione e privazione dei diritti sanciti dalle convenzioni internazionali che riguardano i minori rom nella città di Roma, facendo riferimento principalmente alla Convenzione sui diritti dell'Infanzia siglata a New York il 20 novembre 1989.

L'indagine, iniziata il 1 luglio 2010 e conclusa il 15 settembre 2010, è stata condotta con una ricerca sul campo, utilizzando alcuni strumenti dell'analisi qualitativa quali l'osservazione diretta e le interviste in profondità. L'equipe di ricerca è composta da un antropologo, un esperto di storia e cultura rom, una mediatrice culturale, un esperto di diritti umani, un avvocato, un ingegnere e una psicologa.

All'evento del 20 novembre, Giornata per i Diritti dell'Infanzia, che sarà condotto dal direttore di Current Tv Davide Salenghe, saranno presenti numerosi rappresentanti dell'associazionismo (tra cui non mancherà Amnesty International. Sarà proiettato, infine, il bellissimo film documentario "Me sem rom".

Per guardare la locandina di presentazione della giornata vai al sito http://www.21luglio.com/presentazione.htm

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Di Fabrizio (del 13/11/2010 @ 08:58:03, in Europa, visitato 1037 volte)

Presseurope Una settimana da rom
10 novembre 2010 ADEVĂRUL BUCAREST

Un giornalista si cala nei panni di uno zingaro per comprendere meglio il "problema" che divide l'Europa. E scopre che il disprezzo per la diversità è forte, ma la discriminazione è dovuta soprattutto alla povertà.

Cristian Delcea
Mai prima d'ora i rom erano stati tanto al centro del dibattito pubblico. Quest'anno sono stati espulsi dalla Francia ottomila zingari romeni, anche se la metà di loro vi ha già fatto ritorno. Quali speranze hanno di essere accolti in Romania? Io ho cercato di scoprirlo indossando per una settimana i panni dello zingaro-tipo: cappello, camicia variegata, giacca di pelle, pantaloni di velluto. Mi sono lasciato crescere i baffi. La pelle scura l'avevo già, grazie a dio.

Ho iniziato da Piazza dell'Università a Bucarest. C'erano alcuni studenti ubriachi che si sono fatti beffe di me, gridandomi dietro quegli insulti arci-noti nella lingua zigana: “mucles” (chiudi il becco!), “bahtalo” (buona fortuna!), “sokeres” (come va?). Un tipo biondo grande e grosso mi ha scattato qualche fotografia, poi ha fotografato le bottiglie allineate sul marciapiedi, i cani, i mendicanti. Probabilmente, sul suo computer in Scandinavia la mia fotografia sarà etichettata “spazzatura a Bucarest”.

Quella stessa sera, sul tardi, sono andato al Teatro Nazionale. La gente che mi stava intorno non era in verità lieta della mia presenza, ma nessuno ha detto nulla. Ho sentito le stesse risate di prima, provenienti da un gruppo di giovani. Mi è sembrato che siano proprio loro i più cattivi verso gli zingari. Ti ridacchiano sempre dietro le spalle. Può anche darsi che i loro sguardi facciano più male ancora dell'occhiata crudele di Nicolas Sarkozy, il presidente francese.

Vorremmo che gli zingari profumassero
Da noi ci sono campagne per l'integrazione e l'alfabetizzazione dei rom, ma non ci sono campagne perché la gente eviti di ridere alle spalle di uno zigano per strada. Ma questa non è discriminazione. Nessuno mi ha cacciato da un bar o da un ristorante. Finché hanno incassato i miei soldi, mi hanno accolto a braccia aperte. A esser vittima di discriminazione in Romania non sono gli zingari, bensì i poveri.

Vorremmo che gli zingari profumassero e amassero l'arte, ma nessun datore di lavoro vuole assumere uno zingaro. E senza soldi lo zingaro precipita nella miseria, oppure cerca dei mezzi non convenzionali per procurarseli. Ho cercato di ricorrere ai mezzi convenzionali, ho fatto tutto quanto era in mio potere per farmi assumere. Ho consultato la pagina delle offerte di lavoro sui giornali per operai non qualificati, lavamacchine, autodemolitori.

A telefono mi hanno detto che posti di lavoro ne avevano ancora, ma quando sono arrivato alcuni mi hanno semplicemente detto “Vattene, zingaro!”, altri mi hanno scacciato insultandomi e dicendo: “Non assumiamo più nessuno!” Perfino i netturbini mi hanno respinto. La figlia del capo mi ha guardato dietro gli occhiali e mi ha detto: "Non assumiamo. Non l'abbiamo mai fatto". Il che significa, indubbiamente, che gli spazzini che si davano il cambio in cortile devono essersi tramandati quel lavoro di padre in figlio.

Sulla strada
Pensavo, in ogni caso, che una certa solidarietà esistesse. Se non nella popolazione, quanto meno tra automobilisti. Alla periferia di Bucarest ho forato una gomma, più o meno di proposito. Ho trascorso più di tre ore sul ciglio della strada, gesticolando, facendo segno agli altri automobilisti di passaggio di aver bisogno di aiuto. Ho letto parolacce e ingiurie sulle labbra di alcuni. Altri mi hanno suonato dietro il clacson ridendo. Uno ha perfino fatto finta di venirmi addosso. Ero completamente solo. Centinaia di persone mi sono passate accanto senza prestare soccorso. In quel preciso momento ho compreso perché gli zingari si spostano in gruppo: se restassero soli morirebbero.

Alla fine si è fermata una vecchia Skoda Octavia. Ne è sceso un disgraziato sulla cinquantina, che indossava una salopette sporca. Nei due minuti necessari ad aiutarmi a sostituire la ruota, mi ha aperto il suo cuore: "Ti avevo visto, due ore fa, quando mi avevi fatto segno di fermarmi. Ti ho guardato nello specchietto retrovisore e mi sono pentito di non essermi fermato subito. Mi sono ripromesso, se tu fossi stato ancora qui al mio ritorno, di fermarmi. Ecco: credi che abbia fatto una buona azione?" A testa bassa gli ho risposto: "Sì, signore".

Ripartendo per Bucarest mi sono fermato a fare benzina. Un impiegato della stazione di servizio è uscito dal gabbiotto un po' impaurito e mi ha chiesto: "Ti sei rifornito alla pompa 5?" No, alla pompa 4. Alla pompa 5 avevano fatto benzina alcuni zingari a bordo di un'automobile dalle targhe gialle (quelle temporanee delle automobili appena acquistate in Germania, difficili – per non dire impossibili – da rintracciare). Avevano fatto il pieno e si erano dimenticati di pagare. Mi sono voluto illudere che anche loro fossero giornalisti alle prese con un esperimento giornalistico.

Questo articolo finisce dove è iniziato, in Piazza dell'Università. Credo di aver concluso ben poco, di non aver trovato una soluzione al problema dei rom. Come vuole la società che vada a finire per loro? Dopo essere stato trattato come uno zingaro per sette giorni, oserei dire che la risposta l'ho trovata sulla parete di una vecchia casa, dove qualcuno ha riportato un versetto del vangelo (Giovanni 3,7): “Bisogna che voi siate generati di nuovo”. E in questo caso non si tratta di una metafora. (traduzione di Anna Bissanti)

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