(Manuel Trollmann) Johann Trollmann era una giovane stella della boxe, quando i nazisti andarono
al potere. Il punto culminante della sua carriera avrebbe dovuto essere la
vincita del titolo dei pesi massimi leggeri nel 1933. Ma Trollman era Sinto, e
quel titolo gli fu tolto. Presto, sarebbe caduto vittima del genocidio nazista.
Sembra uno strano posto per un ring di pugilato - annidato sotto un
baldacchino di alberi in un tranquillo angolo di Viktoria Park nel quartiere di
Kreuzberg di Berlino. La struttura è di cemento, la base è fortemente
inclinata in una direzione ed una dozzina di oggetti sferici di cemento che
assomigliano a guantoni da boxe si aggrappano alle corde. Ma cosa ci fa qui?
Lì vicino, una targa con la fotografia di un giovane ben messo in guantoni da
boxe, chiarisce ogni confusione. Il ring tra gli alberi è un memoriale
temporaneo dedicato a Johann Trollman, un pugile che fu privato dai nazisti nel
1933 del suo titolo dei pesi massimi leggeri, dopo aver vinto un incontro ad un
tiro di sasso da lì in Fidicin Strasse. Non c'era posto per un campione come
Trollmann nel Terzo Reich - lui era Sinto. E come mezzo milione di Rom e Sinti,
sarebbe caduto vittima della politica razziale nazista di annientamento, morendo
in un campo di concentramento nel 1944.
La forte pendenza della scultura, dice Alekos Hofstetter, membro di Bewegung
Nurr, il gruppo di artisti che ha progettato il monumento, rappresenta "l'abisso
in cui fu trascinato Trollmann."
Lungi dall'essere solo un memoriale statico, il sito, inaugurato il 9 luglio
- 77° anniversario del titolo vittorioso di Trollmann, è stato quest'estate il
palcoscenico per una serie di discorsi e concerti. Laboratori per i giovani
locali hanno sottolineato la vita di Trollmann e la persecuzione dei Sinti e dei
Rom - definiti "zingari" dai nazisti - nel Terzo Reich. Il nome del monumento è
semplicemente "9841", il numero di Trollman da prigioniero nel campo di
concentramento.
Snobbato per il colore della pelle
Nato nel 1907 vicino ad Hannover, il nome ufficiale di Trollmann era Johann,
ma in famiglia e tra gli amici era conosciuto come Rukeli, dalla parola "albero"
in lingua romanés. Cominciò ad allenarsi alla tenera età di otto anni e presto gareggiò
col club pugilistico Heros Hannover.
Già prima che i nazisti arrivassero al potere, fu vittima del razzismo quando
il comitato selezionatore per i Giochi Olimpici nel 1928 gli preferirono un
pugile che aveva battuto da poco. Per tutta risposta, Trollmann si trasferì a
Berlino diventando professionista. La paga era buona e vincere, non il colore
della pelle, era l'unica cosa che importava.
La sua fama crebbe rapidamente all'inizio degli anni '30, e divenne famoso
per il suo stile "danzante"; il suo aspetto che fece di lui un rubacuori. Hofstetter
sostiene che Trollmann fu "uno degli inventori della boxe moderna." Il suo stile
agile e dinamico si sposava con la competenza tecnica e fece di lui un
precursore di Mohamed Alì. Come i nazisti guadagnarono popolarità, venne sempre
più attaccato dalla stampa fanatica di destra, che lo etichettò come "lo zingaro
sul ring".
Una volta che nel 1933 si assicurarono il potere politico, i nazisti furono
rapidi nel prendere il controllo di uno sport che era diventato molto popolare
nella Repubblica di Weimar. L'introduzione dopo la I guerra mondiale di un
orario lavorativo più corto aveva dato più tempo libero e creato un pubblico
attento alle manifestazioni sportive di massa. Considerato come uno sport
prettamente proletario, grandi star del pugilato come Max
Schmelling attraevano fan borghesi e celebrità come Bertolt Brecht.
Bandito dallo sport
La presa di potere nazista ebbe un effetto immediato nel mondo pugilistico,
con alti funzionari del partito che presero posizione ai vertici della
federazione e gli Ebrei immediatamente banditi dallosport. Sarebbe seguita
presto la proibizione per Rom e Sinti.
Hitler era grandemente entusiasta di questo sport, dice Roger Repplinger -
autore di un racconto di semi-fiction sulla vita di Trollman "Leg dich, Zigeneur"
(Sdraiati, Zingaro)."Solo due sport erano menzionati nel Mein Kampf, jujitsu e
pugilato," ha detto a SPIEGEL ONLINE. "Hitler guardava allo sport come una dote
e questo lo rendeva importante per i nazisti." Le SS ed i soldati si
addestravano al pugilato ed era insegnato nelle scuole, la parola Boxen
di origine inglese venne sostituita da Faustkampf, o pugni. "Per una
nazione che si stava preparando alla guerra," spiega Repplinger, "la boxe era
vista come molto utile."
"Alla fine, fu perché i nazisti videro la boxe come nobile che Rukeli perse
il titolo," afferma. Quel titolo del 9 giugno fu tanto il punto culminante della
carriera di Trollman, che il suo punto di svolta.
Lui ed il suo avversario Adolf Witt combatterono 12 riprese alla Birreria
Bock di Fidicin Strasse. Trollmann fu chiaramente il migliore ed avrebbe dovuto
vincere ai punti. Ma gli ufficiali nazisti presenti all'incontro fecero
pressione sulla giuria per un pareggio. Il pubblico si rivoltò e gli avvenimenti
stavano per prendere una brutta piega.
"Quello era un pubblico esperto di pugilato e che poteva vedere che
l'incontro veniva manipolato per fini politici," spiega Sophia Schmitz, storica
della boxe di quel periodo. "La folla non era assolutamente disposta a prendere
parte a questo tipo di manipolazione basata sul razzismo." Temendo per la
propria sicurezza, la giuria cedette e Trollmann, piangendo di frustrazione per
avere avuto la vittoria quasi tra le sue mani, fu trionfalmente premiato con la
cintura del titolo.
La sua vittoria ebbe vita breve. Pochi giorni dopo gli fu notificato il
ritiro del titolo per la sua "performance insoddisfacente."
Combattere per la dignità
Ciò che seguì fu tanto una farsa che, in qualche maniera, una vittoria morale
per Trollmann. Fu obbligato a combattere un altro grosso incontro il 21 luglio,
contro Gustav Eder. Ma stavolta gli fu ordinato di combattere nello stile
"tedesco", che significava stare fermi e scambiarsi pugni. Trollman sapeva di
essere sicuro di perdere abbandonando il suo stile in movimento, così decise di
lasciare il segno in un altro modo. Si ricoprì il corpo di farina e tinse i
capelli di biondo - diventando la caricatura di un ariano. Quando salì sul ring
quella sera non combatteva per vincere, ma per mantenere la sua dignità.
"Dopo aver perso il titolo di campione, gli fu assolutamente chiaro cosa lo
aspettava come pugile sotto il nazismo," dice Schmitz. Vede la sua apparizione
come una dichiarazione: "Non mi permetterò di essere discreditato come Sinto,
farò una burla di questa descrizione razzista di zingaro danzante ed invece
combatterò come un pugile ariano."
Cacciato dallo sport, Trollman lottò invece per far quadrare il bilancio
negli anni '30 e spesso dovette nascondersi per evitare di essere mandato nei
nuovi "campi zingari" dove i nazisti radunavano Rom e Sinti prima di
trasportarli nei campi di concentramento. Divorziò da sua moglie, una non-Sinta,
per proteggere lei e la loro figlia. Poi iniziò la guerra e Trollmann fu
richiamato e combatté sino al 1942, quando tutti i Rom e Sinti vennero dimessi
dalla Wehrmacht. Il pugile, una volta famoso, fu subito arrestato e inviato nel
campo di concentramento di Neungamme, vicino ad Amburgo.
Tentò di mantenere un basso profilo, ma il comandante del campo prima della
guerra era stato un funzionario della boxe e riconobbe Trollmann. Lo costrinse a
battersi, terribilmente indebolito dai lavori punitivi e dalla mancanza di cibo,
per allenare di notte le SS. Era in gioco la sua sopravvivenza.
La commissione prigionieri decise di agire. Simularono la sua morte e fecero
in modo di trasferirlo nell'adiacente campo di Wittenberge sotto falsa identità.
Ma anche lì, l'ex stella fu presto riconosciuta e i prigionieri organizzarono un
combattimento con Emil Cornelius, ex criminale ed odiato Kapo - uno dei
prigionieri che godeva di privilegi per le sue responsabilità nel campo.
Inevitabilmente Trollmann vinse e Cornelius cercò vendetta per la sua
umiliazione. Obbligò Trollmann a lavorare tutto il giorno finché non fu esausto.
E poi lo colpì a morte con una pala. Trollman aveva appena 36 anni.
Qualcosa di cui essere fieri
Silvio Peritore del Centro Culturale di Documentazione a Heidelberg dei Rom e
Sinti Tedeschi dice che il destino di Trollmann fu simile a quello di molta
della sua gente sotto i nazisti. "Quando vedete come ha sofferto: bandito dalla
sua professione, ostracizzato, privato dei suoi diritti ed infine mandato ed
ucciso in un campo di concentramento. E' un esempio dell'olocausto globale dei
Sinti e dei Rom," ha detto a SPIEGEL ONLINE.
Peritore spiega che i giovani sono particolarmente alla biografia di
Trollmann, quando arrivano al centro di documentazione in visita scolastica. "Ha
incarnato lo spirito sportivo ed era una persona coraggiosa." Rispettano il modo
in cui si oppose ai nazisti e"possono identificarsi in lui".
Dato che il monumento a Trollmann è a Berlino solo temporaneamente prima di
essere mandato in altre città, avrà un monumento permanente a Berlino questo
giovedì nella forma di un Stolperstein, una "pietra d'inciampo". Questi
mini-monumenti sono piccole piazze in bronzo che onorano i singoli vittime dei
nazisti, e piazzate su vari marciapiedi nel paese. L'artista Gunter Demnig
piazzerà lo Stolperstein di Trollmann all'esterno dell'ex birreria di
Kreuzberg dove avvenne l'incontro per il titolo. Alla fine di quest'anno si
dovrebbe costruire tra il Reichstag e la Porta di Brandeburgo un monumento
permanente ai Sinti e Rom uccisi d'Europa, dopo quasi due decadi di ritardo.
Peritore dice che il monumento è vitale per la comunità, spiegando che il
genocidio inflitto dai nazisti ha avuto un grande impatto sull'identità dei Rom
e Sinti in Germania. "In ogni famiglia c'è stato qualcuno assassinato. Nella mia
famiglia abbiamo perso molti parenti ad Auschwitz ed un riconoscimento dei
nostri morti è molto importante per la nostra auto-immagine, per la nostra
identità," dice. "Dobbiamo sensibilizzare la gente alle attuali forme di
pregiudizio contro i Rom e i Sinti."
L'artista Hofstetter dice che il monumento a Trollmann è importante per
stabilire la connessione con la discriminazione odierna e per creare un'immagine
positiva dei Rom e dei Sinti. "Stiamo mostrando che sono una parte della cultura
tedesca. Trollmann era un campione e i giovani Rom e Sinti possono esserne
fieri."
Si può vedere il monumento a Trollman in Viktoria Park sino al 16 luglio.
La cerimonia di inaugurazione dello Stolperstein per Johann Trollmann [è
avvenuta] in Fidicin Strasse il 1 giugno alle 16.30. Per ulteriori informazioni
(in tedesco):http://www.trollmann.info
30/06/2010 - I bulldozer sono al lavoro demolendo le case degli zingari anche
se si avvicina il termine dato dall'ONU per la risposta che la Gran Bretagna
deve fornire alla domanda fatta da Dale Farm (vedi
QUI ndr) sullo sgombero di massa che allontanerebbe novanta famiglie
dalla propria terra.
Ieri mattina sono entrati a Dale Farm una mezza dozzina di veicoli che
portavano gli operai addetti alla demolizione, apparentemente per spaventare i
residenti che saranno reindirizzati alla vicina Hovefields. Qui i Viaggianti
hanno avuto un'ora per fare i bagagli prima dell'inizio della distruzione.
"Bambini piccoli giocavano attorno alla scavatrice," riporta Malcolm Tully, a
membro della New Life Church. "Né gli ufficiali giudiziari, né la polizia hanno
mostrato alcuna preoccupazione per la loro sicurezza. E' un chiaro infrangimento
della legge."
Le denunce sono state immediatamente presentate all'UK Health and Safety
Executive che ha iniziato un'indagine. Ma le demolizioni sono continuate ed alla
fine della giornata diverse proprietà zingare, la maggior parte vacante, erano
state rese inabitabili.
Ciononostante, gli avvocati hanno prevalso sul consiglio distrettuale di
Basildon di sospendere la demolizione di Five Acres Farm, il cui proprietario è
in un ospedale di Londra per cure cardiologiche. Sua moglie è tornato al sito,
subito dopo l'arrivo degli ufficiali giudiziari, e ha trovato tagliate acqua ed
elettricità.
Il giorno prima, la proprietaria romanì Sylvia Taylor aveva contattato
Basildon e ricevuto assicurazione che non sarebbe stata presa nessuna azione
senza un preavviso di 28 giorni. Nel caso ci fossero gravi e continuati danni
nel vicinato, la sua proprietà verrebbe risparmiata dalla demolizione immediata
grazie al ricorso del suo avvocato.
Un avvocato, che ha partecipato settimana scorsa ad un incontro ai massimi
livelli con la polizia dell'Essex, ha espresso rammarico perché quanto ottenuto
allora sembra ora messo in discussione. Ha dichiarato che qualsiasi richiesta
motivata riguardo attività penali da parte di ufficiali giudiziari, in
particolare le violazioni del diritto alla sicurezza dei bambini, deve dar luogo
ad una denuncia formale.
Non vi è dubbio che questo sgombero stile cowboy sia il risultato di azioni
pianificate da tempo. Questo si aggiunge al sospetto ventilato solo una
settimana fa, che il consiglio distrettuale di Basildon, che ha assunto la
compagnia privata Constant per allontanare i cosiddetti Zingari illegali dal
distretto al costo di quattro milioni di euro, sia impegnato in quello che
equivale ad una cospirazione criminale.
Nell'ambito della procedura di un'azione urgente, Anwar Kemal, presidente del
Comitato ONU sull'Eliminazione della Discriminazione Razziale, ha richiesto alla
Gran Bretagna di sospendere il previsto sgombero di Dale Farm ed invece di
impegnarsi a dialogare con la comunità per arrivare a fornire adeguate
sistemazioni alternative.
Aggiunge che secondo le informazioni ricevute, Constant & Co si è resa
responsabile di sgomberi brutali di altre comunità romanì e viaggianti, durante
i quali sono state distrutte proprietà private e sono avvenuti abusi razziali.
La compagnia è stata criticata dall'Alta Corte.
"Se il vostro governo decide comunque di procedere come previsto nello
sgombero," scrive Kemal, "dev'essere effettuato d'accordo col diritto
internazionale ed accompagnato da una rilocazione verso un sito destinato a
sistemazione alternativa."
Il governo britannico ha tempo sino al 30 luglio per rispondere a questa
richiesta.
Di Fabrizio (del 03/07/2010 @ 09:29:06, in Italia, visitato 709 volte)
Ricevo da Federica Kent Fazi - Una scuolina per crescere
-ARPJ Tetto onlus
La mattina del 30 giugno agenti della polizia municipale dell'VIII Gruppo
guidati dal comandante Antonio Di Maggio si sono recati presso l'insediamento
non autorizzato di viale Alessandro Marchetti, in zona Muratella, per dare
inizio ad operazioni di bonifica propedeutiche alla chiusura del campo prevista
dal Piano Nomadi entro la fine del 2010. La bonifica, o meglio lo sgombero, è
avvenuto a 9 giorni dall'incontro del sindaco di Roma Alemanno con gli
abitanti del quartiere Muratella, incontro che ha portato alla promessa di
sgombero definitivo del campo e dell'istituzione di un presidio di polizia, e
dopo le polemiche tra il presidente della Commissione Sicurezza Urbana del
Comune Fabrizio Santori che spinge per uno sgombero celere e l'assessore Belviso
secondo la quale l'unica possibilità rapida sarebbe uno sgombero senza
destinazione, eventualità non prevista dal Piano Nomadi. A dispetto delle
dichiarazioni dei politici, l'operazione non ha riguardato l'insediamento
principale, dove da anni risiedono decine di nuclei familiari, fra cui
recentemente alcuni fuoriusciti da Casilino 900, ma quasi esclusivamente l'area
sovrastante il parcheggio dove sorge il campo. Da diversi mesi infatti alcune
famiglie hanno costruito le loro abitazioni circa 50 m più su, sulla collinetta
appena sopra il parcheggio che rappresenta il cuore del campo e dove si
concentrano la maggior parte delle famiglie.
Al momento del sopralluogo, che secondo gli abitanti del campo non era stato
preannunciato, non tutti i residenti erano presenti ma ciò non ha fermato la
forza delle ruspe che hanno distrutto indiscriminatamente tutto quello che hanno
trovato sul loro cammino. Una roulotte "non in regola" (di cui si scrive su
http://www.romatoday.it del 30 giugno 2010) è stata completamente
smantellata mentre i proprietari, di fatto se anche non di norma, non erano al
campo per cui non è stato dato loro modo di raccogliere i beni custoditi
all'interno; anche i documenti personali dei componenti della famiglia sono
stati recuperati a demolizione già avvenuta. Lo stesso destino è toccato a molte
delle altre famiglie: hanno perso la loro "casa" senza alcun preavviso o
notifica, senza nemmeno poter conservare i propri beni personali,violando quindi
tutte le convenzioni internazionali sul diritto all'abitare.
Il paradosso di quest'operazione può essere ben compreso considerando che il
capofamiglia proprietario/occupante della roulotte è in affidamento ai servizi
sociali locali e sta beneficiando delle misure alternative alla detenzione per
cui il suo domicilio, oggi distrutto, risulta essere presso il campo di viale
Marchetti. L'urgenza di portare a termine il Piano Nomadi e di rispondere alle
richieste di sicurezza dei cittadini finisce così per travolgere non solo le
storie personali, ma addirittura gli interventi messi in atto da altri settori
dell'amministrazione pubblica.
Al di là del singolo caso, è significativo che durante la distruzione delle
baracche non fossero presenti assistenti sociali: l'operazione è stata infatti
gestita esclusivamente dal personale competente per le bonifiche, ovvero gli
addetti alle ruspe e il personale della polizia municipale.
Così, alle 15 del pomeriggio la situazione era la seguente: una decina di
baracche abbattute e due dozzine di persone abbandonate sotto il sole estivo di
una giornata afosa di fine giugno, senza acqua né un riparo per l'attesa, nessun
albero sotto cui ripararsi. A confortarli soltanto la vaga promessa fatta ad
alcuni degli sgomberati che sarebbe stata loro consegnata una nuova roulotte.
Quattro famiglie, invece, hanno seguito spontaneamente gli agenti della
municipale fino al campo di Castel Romano dove, secondo quanto affermato dai
vigili, sarebbe stato loro assegnato un container. Verso le ore 16 tutte le
famiglie sono tornate sul luogo dello sgombero accompagnati da quattro agenti.
Dalle dichiarazioni contraddittorie dei vigili risulterebbe che le famiglie,
arrivate all'ingresso del campo autorizzato, si siano rifiutate di entrare.
Diversa la versione dei rom, secondo i quali al loro arrivo i residenti del
campo di Castel Romano non li avrebbero lasciati entrare perché non c'erano
container liberi da assegnare e non volevano un ulteriore sovraffollamento.
In conclusione le famiglie sbaraccate 50 m più su sono state accompagnate
dagli stessi agenti della polizia municipale 50 m più sotto e lì sono stati
invitati a risistemarsi nell'attesa della ricollocazione definitiva dell'intera
popolazione del campo. Per risolvere il problema abitativo sono state
effettivamente promesse tre roulotte per il giorno successivo, ovviamente
insufficienti ad ospitare tutte le famiglie sgomberate, ma certo sempre meglio
di niente. Peccato che l'indomani questa ennesima promessa non sia stata
mantenuta. Si tratterà sicuramente soltanto di un ritardo nella consegna,
intanto le famiglie hanno trascorso la notte sotto uno stellato cielo di fine
giugno.
Ndr: Come al solito, interessante il confronto con la stampa nazionale.
Questa la versione de
IL TEMPO.
E chiudo con una segnalazione di Marco Brazzoduro da
Mosaico
di Pace:
Dalle pagine locali di Roma de La Repubblica vengo a sapere che
è
stato presentato il progetto per il Museo della Shoah che sarà pronto
entro il 2013. Costerà 13,4 milioni di euro e sorgerà nei pressi di
Villa Torlonia (storica abitazione di Mussolini) sviluppandosi su otto
piani. Opera imponente ma importante perché quella del memoricidio è
pratica diffusa che va disinnescata. Nelle stesse pagine di Roma viene
data notizia scarna (11 righe) anche dello sgombero avvenuto ieri del
campo Rom della Muratella. Un'azione infame che il giornale definisce "bonifica" (le virgolette le ho aggiunte io). Dice di 10 baracche
abbattute. Non si dice che quelle baracche erano abitate, che in quel
campo vivono molti bambini e che l'amministrazione non ha provveduto
al ricollocamento delle famiglie che sono rimaste senza "casa" (anche
qui le virgolette sono mie). A Torino come a Milano e a Roma lo
chiamano "Piano nomadi" quasi a legittimare che quelle persone possano
restare senza abitazione. Che tanto è nella loro indole. È bene
ricordare che nei campi di concentramento nazisti c'erano anche loro.
Ma intanto è possibile che non ci si renda conto dell'ipocrisia grande
quanto un monumento per cui si celebrano le vittime del passato e si
discriminano quelle di oggi?
domenica 4 luglio 2010 alle ore 14.00
Circolo Arci Magnolia -
Circonvallazione Idroscalo 41,
Segrate - Milano
Ingresso: gratuito
DOMENICA FINALMENTE
Lo strumento da portare sull’isola deserta: Il piano pesa troppo e con
quell’umidità sarebbe sempre scordato. Meglio la fisarmonica, l’unico strumento
che può raggiungerlo in completezza e malinconia. Già che ci siete, sull’isola
portatevi pure Jovica Jovic, che la suona così bene da fare arrivare quelli
delle isole deserte adiacenti.
CORPO DI MILLE BALERE
LOREDANA E FABIO (live)
dalle ore 21.30 DOMENICA FINALMENTE:
presentazione libro + dvd L'ISOLA DELLE ROSE con mostra fotografica a cura di
Nda Press
Di Fabrizio (del 02/07/2010 @ 09:43:30, in media, visitato 642 volte)
Sembra non aver tregua la campagna di distorsione della
verità dei fatti che da tempo contraddistingue anche il quotidiano Il Tirreno di
Pisa, non solo quando sono coinvolti direttamente dei Rom in episodi di
criminalità o di cronaca locale... ma adesso il Tirreno li coinvolge
esplicitamente anche quando i Rom (nomadi) non c'entrano per niente.
Ne è la prova l'episodio raccontato da Pierluigi Ara nella cronaca di Calci del
29 Giugno, relativo all'aggressione subita dal parroco Mons. Antonio Cecconi ad
opera – secondo il quotidiano il Tirreno- di un gruppetto Rom
(nomadi). "Nomadi si scatenano contro il parroco di Calci", così titolava
l'articolo che raccontava il fatto in questione.
Lo stesso parroco ammette il fatto e l'aggressione verbale subita, ma dichiara
anche che non si trattava di Rom, ma di cittadini immigrati! Una distinzione che
sembra troppo difficile da cogliere per il giornalista autore della
segnalazione, ed è una notizia troppo "ghiotta" per la redazione de Il Tirreno
di Pisa da lasciar cadere, così senza un minino di verifica prima di pubblicarla
ben in risalto..tanto diffamare i Rom fa sempre presa, è la logica che
caratterizza anche Il Tirreno di Pisa, ciò che importa è continuare sbattere i
Rom in faccia all'opinione pubblica presentandoli come arroganti e pericolosi..
"Nomadi scatenati o giornalisti scatenati?" non so proprio chi dobbiamo
temere di più!
La mia vicinanza e solidarietà piena a don Antonio, ma senza dimenticare quei
colpevoli-fantasmi Rom visti dall'occhio attento e indagatore del Tirreno.
Agostino Rota Martir
IL Tirreno – cronaca di Calci del 29 giugno 2010 Nomadi si scatenano contro il parroco di Calci di Pierluigi Ara
CALCI. Gazzarra inscenata da un gruppetto di nomadi all'indirizzo di monsignor
Antonio Cecconi, parroco di Calci e vicario generale della diocesi di Pisa. Al
centro del paese, mentre il sacerdote dalla pieve romanica si stava recando alla
vicina canonica, è stato fatto bersaglio di parole pesanti.
Una aggressione verbale in piena regola. Alcuni individui, tra cui spiccavano
due donne, hanno cominciato ad inveire nei confronti del sacerdote il quale, a
loro dire, non li avrebbe aiutati abbastanza. Nella circostanza probabilmente
non era nella condizione di dare i soldi che gli venivano richiesti. Da qui la
protesta, scomposta e fuori luogo.
Si consideri che monsignor Cecconi quelle persone, come tante altre, le ha
sempre aiutate anche a costo di sacrifici attingendo non di rado alle sue
risorse personali. Non a caso, uomo di chiesa dalla parte degli ultimi della
società, ha fatto della sua vita e dell'impegno di apostolato cristiano, la
bussola di condotta quotidiana. Tutti conoscono e ricordano l'impulso dato alla
Caritas della provincia di Pisa, di cui è stato massimo responsabile, e alla
Caritas nazionale che lo ha visto vice direttore. Non c'è situazione di grave
disagio sociale del singolo e della collettività, anche internazionale, nella
quale lui non sia intervenuto o non si prodighi coinvolgendo gli altri con
l'esempio di concreta generosità. Si pensi ai più poveri del mondo, ai
terremotati, ai colpiti da calamità naturali, di recente anche a favore della
popolazione di Haiti.
Il parroco calcesano si richiama a Lorenzo Milani, a Giorgio La Pira, ex sindaco
di Firenze, a don Ciotti che proprio di recente ha invitato in Vallegraziosa.
Adesso questo episodio isolato e circoscritto di contestazione da parte di un
esiguo numero di esagitati che comunque il sacerdote ha fronteggiato con estrema
civiltà. Alcuni passanti sulla piazza e dal vicino circolo Acli "Giuseppe
Fascetti" gli avventori, che avevano assistito alla scena, hanno subito preso le
difese di monsignor Cecconi rivolgendo ai nomadi l'invito a smetterla e ad
allontanarsi. Però solo la minaccia di chiamare i carabinieri ha posto fine alla
gazzarra.
Di Fabrizio (del 02/07/2010 @ 09:06:55, in Italia, visitato 603 volte)
Rho, 29 giugno 2010. Zoran è morto, morte cerebrale, non qui a Rho, dove per
quindici anni aveva vissuto con la sua famiglia, ma lontano, in Germania, dove
aveva, infine, cercato rifugio. Quasi cieco, da molto tempo era sottoposto a
dialisi, in cura presso l'Ospedale di Bollate fino a che, all'inizio di questo
anno, venne espulso dal campo di Rho, privato della casa e degli affetti più
intimi. Per mesi Zoran ha vagato senza una meta, spaventato e sempre più
indebolito nella salute. Qualche giorno fa, dopo aver appreso la notizia che sua
nuora e i due nipotini, anch'essi abitanti nel campo di Rho, erano stati
trasportati dai Servizi Sociali in una Comunità, anziché provvedere agli
interventi che nel tempo si erano resi necessari per aiutare una famiglia in
difficoltà, ha avuto un tracollo. L'ultimo.
Ma le politiche razziste della Giunta Zucchetti non si fermano, anzi, si
intensificano. Nei giorni scorsi è stata recapitata al musicista Jovica Jovic e
ad altre famiglie del campo comunale di via Sesia una lettera in cui li si
invita ad abbandonare le proprie abitazioni entro 30 giorni, perché al posto
delle loro case il Comune deve mettere una discarica. Non contenti di chiudere
il campo, senza offrire alcuna alternativa alle famiglie che vi abitano,
l'amministrazione comunale ha voluto sottolineare che i Rom di via Sesia valgono
meno della spazzatura, calpestando la loro dignità. Come hanno ricordato anche
Elio e le
Storie Tese sabato sera dal palco del Rho Alive, invitati dalla stessa
amministrazione rhodense, "siamo vicini alla pulizia etnica". Per queste ragioni
questa sera
abbiamo fatto irruzione in Consiglio Comunale, portando dei sacchi della
spazzatura con i nomi dei Rom che vivono in via Sesia, considerati dal Sindaco
Ciellino dei rifiuti sociali.
Ma il Consiglio Comunale non si è soffermato a riflettere sulla morte di un uomo
che per loro non vale nulla perché Rom. Non si è fermato a riflettere sul fatto
che la dignità di cittadini in carne ed ossa e di un popolo viene calpestata. Ha preferito discutere, dopo che abbiamo abbandonato
l'aula, della violenza della nostra azione, in quanto entrando in Comune avremmo
inavvertitamente danneggiato una porta e della necessità di sgomberare il Centro
Sociale Fornace.
Contro la violenza di un'istituzione che sta sistematicamente commettendo
violazioni dei diritti umani, nelle prossime settimane proseguiremo e
intensificheremo la campagna per fermare lo sgombero del campo e perché siano
riconosciuti i diritti di Jovica e di tutti gli altri abitanti di via Sesia.
Domanda
Può un network di stazioni radio FM posseduto e gestito da comunità rom formare
le basi di una nuova soluzione del problema rom in Europa? Se è così, come
dovrebbe funzionare e quale forma prendere?
La questione La marginalizzazione delle minoranze romanì nell'Europa Centrale/Orientale
rimane tra i problemi più difficili da affrontare per l'Europa di oggi. La
ricerca di soluzioni deve includere la responsabilizzazione del popolo rom
attraverso l'istruzione e l'accesso alle strutture di supporto. Video seguente
in inglese:
Inoltre un parere di Ian Hancock
QUI (sempre in inglese ndr)
Appello all'azione Durante il Summit Rom UE, il Presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso
ha invitato l'Europa tutta: "Dobbiamo usare tutti i mezzi possibili per
migliorare l'inclusione dei Rom. Se non ci saranno cambiamenti fondamentali,
milioni di giovani rom non avranno alternativa ad una vita di esclusione sociale
e marginalizzazione. Se la speranza non entrerà nei quartieri rom, prevarrà la
disperazione. Le principali società devono offrire ai Rom una possibilità reale,
pratica, di migliorare le loro prospettive." Ha poi continuato: "Dovremmo
incoraggiare i Rom nel diventare soggetti attivi del loro destino e prendere le
responsabilità delle loro vite. Ma dobbiamo offrire loro reali opportunità. Si
diventa cittadini, solo se si ha l'opportunità di farlo."
La nostra soluzione La Comunità di Radio possedute e gestite da gruppi rom possono fornire
strumenti efficaci per l'alfabetizzazione mediatica, collaborazione, inclusione,
accesso, sviluppo di capacità per l'impiego e coesione sociale. Il Progetto
Radio Rom è un'iniziativa pluriennale (2009-2012) per stabilire e mantenere una
rete sostenibile di radio FM gestite dalle minoranze rom in Europa. L'obiettivo
è di creare un ambiente che consenta lo sviluppo di Radio Rom nelle società
civili, e sviluppare organizzazioni sostenibili di Radio Rom. Il progetto si
basa su un piano strategico sviluppato da
Henry Loeser all'Università Masaryk che impiegherà consulenza e formazione.
Come funziona? Il piano è di lavorare in parallelo a macro e micro livello. Poiché gli
ambienti della società civile sono resi più favorevolei per le radio
comunitarie, così anche quelli radio dovrebbero essere sufficientemente
sviluppati: prima come OnG solo per Internet, quindi la migrazione a FM per
diventare organizzazioni comunitarie autosufficienti. In primo luogo, tutti i
soggetti interessati dovranno essere coinvolti attraverso una serie di
conferenze, laboratori, consulenze e sessioni di formazione per il settore e le
organizzazioni per costruire le capacità necessarie. Poi, realizzata e misurata
tramite il coordinamento costante, supporto, e consultazione progressiva. Si
tratta di un esercizio di costruzione comunitaria con la radio al centro della
collaborazione delle parti interessate.
L'attivazione degli ambienti Comunità - Individuare e informare le comunità rom
Interessi organizzati - coordinare ed eseguire conferenze OnG
Fattibilità - ricerca di macro sociali, economiche e questioni tecniche
Politica - chiamare alla partecipazione di agenzie governative
Legislazione / Regolamenti - sviluppo e definizione della legislazione apposita
Supporto - sollecitare il sostegno finanziario per assicurare la sostenibilità
Organizzazioni sostenibili delle Radio
Comunità / Consiglio di Amministrazione - identificare e sviluppare i gruppi
interessati
Fattibilità - micro ricerca sociale, economica e questioni tecnici
Strategia / Piano / Bilancio - sviluppare le basi da cui partire per costruire
Management - assumere, e costruire una squadra responsabile
Tecniche - acquisire e installare lo studio e le strutture della trasmissione
Programmazione - formare gli addetti radio rom per creare la loro presentazione
in onda
Sviluppo - attuazione del piano, le persone, e sistemi per assicurare la
sostenibilità
Il Progetto Radio Rom contribuirebbe ad accrescere la tolleranza e la mutua
comprensione fornendo mezzi di comunicazione ai Rom per comprendere meglio il
loro ruolo e responsabilità nella società UE, ed anche per chi non è Rom
nell'apprendere sulla loro cultura, valori e richieste, riducendo quindi il
razzismo e l'intolleranza attraverso la comprensione. Dovrebbe promuovere
l'occupazione attraverso il trasferimento di know-how e capacità di costruire
competenze. Le Radio Rom di successo saranno quindi un mezzo per lo sviluppo
sostenibile dei gruppi associati, incoraggiando anche la coesione sociale
definendo le Radio Rom stesse come efficaci organizzazioni della sociale civile.
Risultato Per ottenere i desiderati risultati di sostenibili radio rom in FM, abbiamo
bisogno della vostra partecipazione e appoggio.
Contattate quindi da
oggi radioexpert e continuiamo a costruire un futuro migliore per le comunità
romanì e tutta la società europea.
C'e' davvero un'emergenza ROM in Europa? Un viaggio verso l'EST alla ricerca
delle storie che nessuno racconta: dai bambini bruciati vivi agli esempi di
integrazione.
Di Sucar Drom (del 30/06/2010 @ 09:10:13, in blog, visitato 641 volte)
Roma, presentazione della Campagna DOSTA!
Si chiama 'Dosta!' la campagna nazionale di sensibilizzazione per combattere i
pregiudizi e gli stereotipi nei confronti dei Rom e dei Sinti, che sarà
presentata lunedì 7 giugno 2010 alle 10,30, a Roma, presso la sala monumentale
della presidenza del consiglio dei...
Lanciata la campagna DOSTA!
Il vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, Maud de Boer-Buquicchio e
Fanny Ardant, attrice e regista, hanno lanciato il 7 giugno a Roma la campagna
in difesa dei diritti dei Rom de dei Sinti "Dosta!" parola che in lingua rom
significa "Basta!". La campagna - iniziata da anni in tutta Europa e...
Roma, "Campus Rom, c’era una volta Savorengo Ker"
L’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (IDEA) / Museo Nazionale delle
Arti e Tradizioni Popolari di piazza Marconi n. 8, ospita l’evento "Campus
Rom, c’era una volta Savorengo Ker", mostra multimediale che racconta due es...
Chiesa Battista: bisogna vincere il pregiudizio, la paura e l'indifferenza
"Un'occasione d'incontro per vincere il pregiudizio, la paura e l'indifferenza".
Così la pastora Anna Maffei (in foto), presidente dell'Unione cristiana
evangelica battista d'Italia (UCEBI) ha presentato oggi a Roma, in una
conferenza stampa, il "Camper dell'amicizia con il popolo Rom e Sint...
Ginevra, l'Italia passa l'esame ma non riconosce i Sinti e i Rom
L'Italia ha accettato oggi a Ginevra la stragrande maggioranza delle 92
raccomandazioni formulate dall'Onu in febbraio dopo il primo esame della
situazione dei diritti umani nel Paese, ma ne ha respinte dodici, tra cui quelle
che chiedevano il riconoscimento dello status di minoranze dei Sinti e dei
Rom...
Rom e Sinti, intervento del Presidente della Repubblica
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del Convegno
internazionale su "La condizione giuridica di Rom e Sinti in Italia", promosso
dall'Università degli studi Milano - Bicocca, ha inviato il 16 giugno...
Gallarate (VA), il giudice ferma lo sfratto dei Sinti
A pochi giorni dalla data prevista, i giudici del tribunale di Gallarate danno
lo stop allo sfratto alle famiglie del campo sinti di Caiello: i diciassette
nuclei famigliari gallaratesi di cultura sinti potranno rimanere nell'area...
Milano, continua la politica razzista e demagogica degli sgomberi
Il 26 giugno mattina alle h. 8.00 è stato sgomberato per l’11esima volta il
campo rom di V.le Forlanini. Erano presenti una decina di persone, delle 25
circa che lo abitano (donne incinte, bambini – il più piccolo di tre mesi – e
anzian...
Giovedì 1 luglio h. 19.30 a Nocetum (Via San Dionigi Milano) MM Corvetto
Eduard lo straordinario giovane violinista Rom si esibisce in un concerto. Il
ricavato è per aiutare suo padre ad acquistare un furgoncino per la sua
attività.
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