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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/01/2011 @ 09:59:21, in Europa, visitato 1689 volte)

Da Roma_Daily_News (NDR i link sono in inglese)

Der Spiegel By Siobhán Dowling in Alsószentmárton, Hungary

14/01/2011 - Il villaggio di Alsózentmárton è ai margini estremi d'Europa, uno degli ultimi posti in Ungheria prima del confine croato. Tutti i suoi abitanti sono Rom, tra i più marginalizzati nella UE. Ma un progetto condotto dalla chiesa intende rompere il ciclo di esclusione sociale e svantaggio educativo.

Non ci sono negozi, caffè o altre attività a Alsószentmárton. Una delle poche cose che si distingue dalle file di case ad un piano, è l'imponente chiesa bianca all'ingresso del villaggio. I bambini giocano per strada e vanno in bicicletta e le giovani donne, non molto più vecchie, spingono passeggini gridandosi saluti tra loro.

Alsószentmárton è un piccolo villaggio nell'Ungheria sud-occidentale, e tutti i suoi residenti sono Rom, tra i popoli più marginalizzati d'Europa. Vivendo qui ai margini estremi dell'Unione Europea, proprio sulla linea del confine con la Croazia, gli abitanti stanno combattendo gli effetti di decenni di svantaggio ed esclusione sociale. Un progetto guidato dal sacerdote cattolico del posto sta cercando di attenuare quella povertà e affrontare uno dei più grandi handicap della popolazione rom: la mancanza di accesso ad un'istruzione decente.

Padre József Lánko, un omone con una barba bianca, indossa un maglione di lana marrone. 55 anni, ha vissuto nel villaggio per 30, ed ha visto in prima persona le devastazioni causate dalla crisi economica seguita alla fine del comunismo. "Prima tutti avevano un lavoro, la gente di questo villaggio lavorava nelle costruzioni o nel fare le strade," spiega. "Avevano un salario minimo, ma erano certi ad ogni mese di avere i soldi, così da vivere in sicurezza." Con la caduta della cortina di ferro, da un giorno all'altro, hanno perso tutto.

"Ora vivono come accattoni," dice Lánko. "E' contro l'umana dignità, sarebbe sicuramente meglio se potessero occuparsi delle loro famiglie lavorando."

Lánko dice che qui la disoccupazione è oscillante. Per la maggior parte dell'anno è del 90%, ma scende al 60% durante la stagione della vendemmia - il villaggio è situato vicino alla famosa Via del Vino ungherese - quando la gente trova lavoro nei vigneti locali. Dice: "D'inverno qui c'è poco, le famiglie non hanno da mangiare, allora li aiutiamo per qualche giorno, gli diamo qualcosa perché non debbano morire di fame."

Rapporti difficili con i vicini

Col sostegno finanziario di Renovabis, un ente di beneficenza tedesco che finanzia progetti in Europa orientale, ora la chiesa può fornire i poveri del villaggio con raccolta di vestiti e pasti caldi giornalieri. I 1.200 residenti del villaggio sono Boyash, un gruppo distinto di Rom, la cui lingua è una forma arcaica del rumeno. Per molti, l'ungherese non è la madre lingua. Lánko ed altri operatori ecclesiali fanno anche da ponte per le barriere linguistiche, fornendo assistenza per quanto riguarda la compilazione di moduli o assistendoli nei rapporti con le banche e le organizzazioni statali.

I Rom sono i membri del più grande gruppo minoritario d'Europa, si pensa siano tra i 10 e i 12 milioni. La maggior parte vive nell'Europa centrale e orientale, molti vivono in povertà estrema. L'Ungheria, patria di 700.000 Rom, dice di voler affrontare la questione rom durante i sei mesi di presidenza UE. Ma Budapest, per non parlare di Bruxelles, potrebbe sembrare troppo lontana in questo posto isolato.

Alsószentmárton è circondata da campi pianeggianti fin dove l'occhio può vedere, ma gli abitanti non possiedono la terra. Era un villaggio misto, ma poi la popolazione non-rom iniziò ad abbandonare la campagna negli anni '60 e '70 per andare a lavorare nelle fabbriche e nell'industria. Così i Rom poterono comperare le case a buon mercato, ma non poterono permettersi i terreni circostanti. Ora, anche se volessero allontanarsi, non potrebbero vendere le loro case.

Lánko dice che le relazioni con la più ampia comunità non-rom possono essere foriere di problemi. "Quando c'è bisogno di manodopera non specializzata, le relazioni sono molto buone, sono manodopera a buon mercato," dice. "Ma d'inverno, quando gli zingari congelano e vanno a far legna, non chiedono di chi sia. Ed allora ci sono problemi."

Dice che Alsószentmárton è afflitta dai soliti problemi che accompagnano la povertà, incluso l'alcolismo. E la gente qui soffre anche di una terribile forma di sfruttamento per cui altri Rom li caricano di tassi di interessi altissimi in maniera predatoria.

"Non possiamo davvero proteggere la gente. Nessuno mi può proteggere da me stesso," ragiona il sacerdote. Lo fa, però, cercando di aiutare la gente a chiedere normali prestiti dalle banche, perché possano scappare dai pagamenti punitivi degli usurai.

Qui la gente può vivere in relativo isolamento, a circa 230 km. da Budapest, ma si è comunque a conoscenza dell'aumento di violenze contro i Rom, incluso una serie di omicidi nel 2008 e nel 2009, e le marce dell'ormai bandita Guardia Ungherese. Né può mancare la prevalenza di retorica piena d'odio anti-Rom in Ungheria, in particolare dall'estrema destra del partito Jobbik. Lánko è caustico sulle affermazioni dei membri di Jobbik, ora il terzo partito in parlameto, che i Rom abbiano paura del lavoro, e che facciano molti figli solo per avere accesso ai generosi assegni previdenziali.

"Spazzatura," rimugina. "Loro vorrebbero lavorare qui, se ci fosse lavoro. Ed è spazzatura anche che una famiglia possa vivere con gli assegni famigliari. Perché non ci provano - questi di Jobbik dovrebbero provare a vivere con gli assegni famigliare - o con le piccole somme della previdenza. E' impossibile."

Discriminazione nell'istruzione

Mentre i lavori sono pochi e lontani tra loro, Alsószentmárton sta cercando almeno di dare ai bambini i primi strumenti per aiutarli a fuggire dal circolo vizioso dello svantaggio sociale e del ricorso alla previdenza sociale, assicurando loro un'istruzione decente. Nel villaggio ci sono due asili nido, uno statale e uno gestito dalla chiesa, ed un doposcuola, dove assistenti aiutano i bambini nel fare i compiti ed organizzare attività per loro.

L'accesso ad una corretta istruzione in Ungheria può essere estremamente difficile per i Rom. I tassi di completamento sono particolarmente bassi, con solo il 50% dei bambini rom che completa l'istruzione elementare. E gli ultimi dati forniti dal Fondo Istruzione Rom di Budapest mostrano che solo il 5% circa continua gli studi all'università.

Uno dei più grandi problemi nell'istruzione ungherese è la segregazione, sia attraverso classi separate nelle scuole, che tramite bambini rom dirottati in scuole speciali per bambini con disabilità mentali, già dal primo giorno di scuola. E' una forma di discriminazione che perpetua l'esclusione e la povertà delle comunità rom.

"Una volta che sei in educazione speciale, non stai ottenendo un'istruzione, e di sicuro non stai ricevendo un'istruzione che ti permetterà di progredire nel sistema," dice Robert Kushen, direttore dell'European Roma Rights Center di Budapest. "E non troverai un impiego."

L'organizzazione di Kushen ha già portato con successo la questione della segregazione scolastica nella Repubblica Ceca alla Corte Europea dei Diritti Umani. Ora ERRC sta monitorando anche la situazione in Ungheria, dove si stima che un bambino rom su cinque subisca trattamenti simili.

Ágnes Jovánovics è una delle poche che sono riuscite a ricevere un'istruzione. Rom del villaggio lei stessa, è ora direttrice del corso prescolare della chiesa. 44 anni, aveva lasciato presto la scuola, come quasi tutti a Alsószentmárton, come formazione era assistente alla vendita. Mentre lavorava in città, decise di tornare a scuola serale e prendere un diploma di scuola superiore.

Lánko, il prete del villaggio, le suggerì di provare a diventare insegnate di prescuola, così poteva lavorare nel nuovo nido che era stato creato. Ora supervisiona nove insegnanti d'asilo, tre dei quali non sono Rom. Lánko ridacchia: "La gente è scioccata che lì il capo è una Rom. Una Rom che dice ai non-rom cosa fare!"

Per Jovánovics la sfida più importante nel preparare i bambini alla scuola - attualmente ce ne sono 81 al centro - è assicurarsi che sappiano parlare ungherese correttamente. Però, il centro opera sia in ungherese che nel lingua boyash nativa.

Lánko dice che è molto importante mantenere stretti contatti con le famiglie dei bambini. Dice che i Rom "non possono vivere senza famiglia. Vivono in prossimità molto stretta l'un l'altro... spesso con diverse generazioni in una casa sola."

Non ci sono scuole nel villaggio, così i bambini devono prendere il bus per la vicina città di Siklós, dove andare alle elementari. Alcuni frequentano lì anche la scuola secondaria, mentre altri vanno in convitti altrove, incluso la rinomata scuola Ghandi a conduzione rom, nella città di Pecs a circa 40 km. Gli operatori della chiesa nel villaggio si assicurano che la mattina i bambini vadano a scuola. Il progetto aiuta a pagare il percorso per la scuola e il cibo dei bambini le cui famiglie non hanno soldi.

Orgogliosa delle sue radici rom

Tutti nel gruppo del doposcuola conoscono Jovánovics. Bambini con i volti dipinti corrono a salutarla e dirle delle loro attività. Oggi, circa 30 bambini sono stati divisi in gruppi per raccontarsi dei diversi continenti, i cui membri sono identificati da sciarpe di differenti colori. Poi a turno partono le performance. Fuori nel cortile, il diciassettenne Tomás sta cucinando in una pentola gigante patate e paprika. Sta studiando da cuoco e dice che un giorno vorrebbe lavorare come uno del villaggio.

Jovánovics dice che tutti i bambini vogliono imparare. "Devono farlo, altrimenti non hanno prospettive," aggiunge.

D'altra parte, non è sempre facile persuadere i Rom che l'istruzione sia qualcosa a cui aspirare. Dice che la prima volta che decise di studiare, fu molto difficile per gli altri del villaggio - inclusa sua madre stessa, comprendere perché lei, una Rom "in tutto e per tutto" voleva avere un'istruzione. Ma Jovánovics rispose a sua madre che era una cosa che voleva fare e finalmente è riuscita, dicendo "Se vuoi, puoi farlo."

La motivazione di Jovánovics ha aiutato anche altri nel villaggio a seguire i suoi passi. Suo figlio sta studiando italiano all'università, ed un'altra giovane sta completando la laurea in educazione e spera di diventare un'insegnante.

Jovánovics è orgogliosa delle proprie radici rom e dice che l'istruzione non le cambierà. "Nelle famiglie zingare ci sono buone tradizioni," dice, aggiungendo che non vuole abbandonare ciò che ha ottenuto dai suoi genitori. "Altrimenti, chi sarei? Al di là di quanto possa studiare, sono una zingara."

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Di Fabrizio (del 23/01/2011 @ 09:28:59, in Italia, visitato 1418 volte)

Milano 21 gennaio 2011: anche oggi c’è stato uno sgombero in via Adriano.

Speravamo che il vicesindaco De Corato fosse soddisfatto dei 156 sgomberi dell’anno scorso che, secondo lui, avrebbero ridotto dell’80% la presenza di famiglie Rom.

Speravamo che le famiglie rifugiate in qualche stanza di un immenso palazzo di Via Adriano da anni disabitato, potessero ripararsi dal freddo e restare tranquille con le loro poche cose per tutto l’inverno. Invece stamattina le forze della Polizia Locale, anche loro stanche di allontanare donne e bambini, sono intervenute. Cinque famiglie Rom si trovano ora con i loro sacchetti di poche cose in mezzo alla strada, al gelo. Si tratta di cinque famiglie con 10 bambini, alcune delle quali hanno collezionato 14 sgomberi in un anno.

Questa mattina durante lo sgombero erano assenti i servizi e gli assistenti sociali che dovrebbero garantire ai minori il rispetto dei loro diritti.

Nessuna alternativa accettabile è stata offerta alle famiglie, se non la solita proposta di dividere i nuclei familiari collocando le donne e i bimbi piccoli in comunità, gli altri figli in un orfanotrofio e la strada per gli uomini.

Conosciamo bene queste famiglie perché i bambini, con mille difficoltà sono iscritti e vanno tutti i giorni a scuola, perché gli adulti lavorano nell’edilizia oppure sono inseriti in percorsi di integrazione.

L’unico intervento di sostegno è stato quello dei volontari della Comunità di Sant’Egidio, delle mamme e dei cittadini dei quartieri di Rubattino-Lambrate che dallo sgombero del 19 novembre 2009 seguono queste famiglie.

Chi scrive, il 7 dicembre, ha ricevuto la benemerenza civica dal sindaco Letizia Moratti perché "con tenacia, amore e grande senso civico ha scommesso per un’integrazione possibile".

Questo senso civico può essere riconosciuto come un valore prima di Natale, ed essere totalmente dimenticato poco dopo l’Epifania?

Dov’è il senso civico quando si nega ad Albert di 6 anni (sgomberato 10 volte in 5 mesi) il diritto ad avere un tetto?

Purtroppo sembra che non si voglia porre fine a questa pulizia etnica: la tristezza e la disperazione che ogni volta leggiamo sui volti di questa umanità calpestata, resterà nella storia di Milano come il simbolo di una violenza che non vorremmo esistesse.

A pochi giorni dal 27 gennaio, Giornata della Memoria, queste azioni non si allontanano molto dal clima di pulizia etnica che scatenò tanto orrore.

L’integrazione è possibile quando si guarda con occhi nuovi verso le persone e ci si chiede come insegnare a scrivere a Marius che ha 15 anni, come salvare la biciclettina che Jonut voleva tenere a tutti durante lo sgombero, se Maria, Florin, George e Adrian potranno mai sentirsi parte di questa umanità che li scaccia, li umilia, li costringe a nascondersi, perdendo ogni volta scarpe, libri e i pochi giocattoli?

Si nega loro l’infanzia nel nome della sicurezza, in realtà si prepara un futuro di odio e paura verso tutti.

Milano 22 gennaio 2011 - Assunta Vincenti e le mamme e maestre di Ribattino

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Di Fabrizio (del 22/01/2011 @ 09:19:39, in media, visitato 1362 volte)

Link per chi legge da Facebook

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Di Fabrizio (del 22/01/2011 @ 09:01:03, in musica e parole, visitato 1321 volte)

ADN Kronos

Roma, 20 gen. (Adnkronos) - Nonostante le polemiche, perche' i campi nomadi vengono spostati ma mai aboliti? E a chi servono davvero? Queste e altre domande si pone Luca Cefisi nel suo scioccante saggio sui bimbi zingari: 'Bambini ladri'. Esperto di immigrazione Cefisi ha iniziato a occuparsi della minoranza zingara in Italia nel 1993, in concomitanza con l'arrivo dei profughi della guerra civile jugoslava. Con questo saggio, ampiamente documentato, ci fa conoscere la societa' rom: il modello arcaico patriarcale, la solidarieta' di gruppo, la vita 'libera' dalle regole del mondo esterno. Ci descrive i pericoli della vita da strada, ''tra pedofili attenti e poliziotti distratti'', la deriva della tossicodipendenza e ci mostra come determinate problematiche vengono affrontate in altri paesi europei.

Obiettivo principale del volume e', pero', quello di sfatare alcuni dei piu' celebri luoghi comuni, presenti ormai in maniera trasversale nell'immaginario collettivo nazionale. Nella visione dell'autore infatti i rom non sono, al contrario di come vorrebbero le leggende metropolitane, ne' potenziali stupratori ne' tantomeno 'ladri di bambini', e pochi sono nomadi per scelta

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Di Fabrizio (del 21/01/2011 @ 09:47:56, in musica e parole, visitato 1776 volte)

Carissimi,

é con immenso piacere che vi invitiamo alla nostra prima iniziativa: un'analisi della cultura e della storia del popolo ROM per conoscerlo e comprenderlo e non farsi contaminare dagli stereotipi razzisti che lo dipingono come il nuovo "nemico". Un'iniziativa che prende spunto dalle celebrazioni del giorno della Memoria per ricordare quelle vittime troppo spesso dimenticate dalla storia.

L'iniziativa si articolerà su tre interventi: una relazione di carattere storico, tenuta il 24 gennaio dal Prof. Finzi, che illustrerà la storia degli "zingari" dall'India all'Europa e delle secolari persecuzioni contro di loro, focalizzando l'attenzione sul genocidio perpetrato dai nazi-fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale (con proiezione di testimonianze di Rom e Sinti internati ad Auschwitz) per arrivare ai giorni nostri, in Italia e nel mondo, con i Rom e i Sinti sempre vittime di politiche di esclusione quando non di vera e propria persecuzione;
una relazione di carattere sociologico per far conoscere la struttura e l'organizzazione delle etnie del popolo Rom e le politiche possibili tenuta il 21 febbraio dai Prof. A. Alietti e M. Pagani, e un momento artistico rappresentato da artisti Rom, i Muzikanti, che si terrà al Parco Trotter il 9 aprile.

La relazione di storia del Prof. Finzi verrà ripetuta a tutti gli studenti delle classi V del Civico Liceo Linguistico A. Manzoni, in Via Rubattino, proprio nel giorno della Memoria.

Di seguito i dettagli nella speranza di potervi avere tutti nostri graditi ospiti

Titti Benvenuto
Zona 3 per la Costituzione

ROM e SINTI: un percorso di conoscenza per una convivenza possibile
attraverso

LA STORIA:
lunedì 24 gennaio - ore 21:15
presso la Casa della Sinistra - via Porpora 45, Milano
Conferenza del prof. P. Finzi: giornalista, saggista e politologo
"A FORZA DI ESSERE VENTO: lo sterminio nazista dei Rom e dei Sinti"

LA CULTURA:
lunedì 21 febbraio - ore 21:15
presso la Casa della Sinistra - via Porpora 45, Milano
Conferenza dei
Prof. A. Alietti: docente di Sociologia Urbana e di Comunità, Università di Ferrara
Prof. M. Pagani: studioso e presidente dell'Opera Nomadi di Milano
"Origine, organizzazione e politiche possibili delle società Rom e Sinti"

L'ARTE:
sabato 9 aprile - ore 15:00
presso il parco Trotter, via Padova 69, Milano
Concerto di musica rom con il gruppo "I MUZIKANTI"

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Di Fabrizio (del 20/01/2011 @ 09:02:04, in musica e parole, visitato 1381 volte)

Francesco Brancati

MILANO - Un campo rom alla periferia di una qualunque grande città degli anni Duemila. In questo ambiente, il regista Mario Martone immagina il compiersi della tragedia verista messa in musica da Ruggero Leoncavallo nei "Pagliacci", l'opera che insieme a "Cavalleria rusticana" di Pietro Mascagni e con la direzione di Daniel Harding avrebbe dovuto andare in scena oggi alla Scala ma che per lo sciopero proclamato dalla Cgil slitterà a martedì prossimo (ma la tensione resta dopo che il sovrintendente Stephane Lissner ha spiegato che solo a fine gennaio si saprà se il governo ripristinerà i cinque milioni di fondi che ha tolto per il 2010 e quindi se il teatro chiuderà il consuntivo di bilancio in pareggio potendo pagare così l'integrativo ai lavoratori).

Una messa in scena, quella voluta da Martone, che ha già suscitato qualche allarme fra i leghisti milanesi, tanto da far dire a Luciana Ruffinelli, presidente della commissione Cultura in consiglio regionale: «Questa scelta è una vera e propria provocazione visto che verrà proposta in una città come Milano, che ha grandi problemi nella gestione dell'immigrazione rom». Venerdì alla presentazione della prima scaligera, Martone non ha nemmeno voluto rispondere direttamente, limitandosi a rilevare che "Pagliacci" «è un'opera eccezionale», che «il nomadismo è una cosa che ha a che fare con la storia e i circensi sono sono nomadi».

Poi c'è il "verismo" e la sua rappresentazione oggi: «Ma che senso avrebbe farne un ritratto con una cornice d'epoca?». Martone ha avuto già numerose esperienze con la lirica, ma è soprattutto regista cinematografico, tanto che l'autore delle scene, Sergio Tramonti, ha detto di aver cercato di mettere in scena «l'avventura cinematografica che Mario mi ha descritto, come l'inquadratura di una qualsiasi periferia di una metropoli di oggi, con l'arrivo dei giostrai in una piazza con una rampa autostradale sullo sfondo, che potesse fare da supporto al coro». Un coro, quello della Scala, elogiato dal direttore Daniel Harding, assieme all'orchestra scaligera che «pur a vent'anni dall'ultima rappresentazione di "Cavalleria" e "Pagliacci"» (il dittico manca dal 1988), ha mostrato di essere preparatissima.

Se tanto è stato anticipato su "Pagliacci", anche sull'onda delle polemiche leghiste, pochissimo gli autori hanno voluto rivelare su "Cavalleria", facendo presagire una scenografia minimalista, «spogliando molto la rappresentazione scenica – ha detto Tramonti – per dare spazio alla musica, tanto da farla diventare essa stessa scenografia, perché è Mascagni che ci restituisce gli odori e i sapori della Sicilia, attraverso la sua musica».

Grande attesa per la prima, slittata a martedì, e per le compagnie di canto che per "Cavalleria" puntano su Salvatore Licitra e per "Pagliacci" su Josè Cura.

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Di Fabrizio (del 19/01/2011 @ 09:42:20, in Regole, visitato 1336 volte)

Da Roma_Francais

AFP

Stoccolma - La giustizia svedese ha annunciato che Ikea, il gigante del mobile, dovrà versare 60.000 corone (6.730 euro) per danni ed interessi a quattro clienti rom che uno dei suoi guardiani aveva sorvegliato in maniera "discriminatoria dovuta alla loro appartenenza etnica".

"Ikea ha esposto queste donne ad una discriminazione per la loro appartenenza etnica", scrive nella decisione pubblicata sul suo sito l'ombudsman svedese sulle discriminazioni (DO).

Le quattro donne, che riceveranno 15.000 corone a testa, si erano lamentato di essere state seguite e osservate "in permanenza" da un guardiano durante la loro visita in un magazzino Ikea alla periferia di Göteborg, nel sud-est della Svezia.

"Altri clienti avevano constatato che la guardia le sorvegliava, cosa che le donne avevano vissuto come un'offesa supplementare", sottolinea l'ombudsman, signora Katri Linna.

La mediatrice della giustizia svedese indica di aver deciso di portare Ikea davanti al tribunale, ma prima ha proposto al numero uno mondiale del mobile in kit, un compromesso per regolare la controversia, cosa che Ikea ha accettato.

Il gruppo svedese, che si vuole un modello d'impresa socialmente ed ecologicamente responsabile, "non si è pronunciato sul fatto che le donne siano state (o meno) discriminate, ma rifiuta che si siano sentite discriminate e s'impegna a prendere misure per evitare che questo genere di casi si ripeta", indica l'ombudsman.

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Di Fabrizio (del 19/01/2011 @ 09:17:30, in Europa, visitato 1271 volte)

Da Roma_Francais

Laprovence.com Una non-Rom ed una Rom dicono Dosta! Foto di Noémie Michel scattata ad Arles

Dosta in romanes vuol dire basta. Uno slogan che suona oggi come un grido di rivolta. L'idea è partita da Arles e dovrebbe allargarsi nei prossimi giorni a molte città francesi, tra cui Marsiglia. "Ci siamo resi conto che le proteste e le petizioni non servivano a niente di fronte alla politica di odio instillata dopo il triste discorso di Grenoble che ha stigmatizzato questa popolazione", sottolinea Tieri Breit. E' da due anni editore ad Arles di libri fotografici per bambini, ed utilizzerà le sue conoscenze per fare resistenza alle molestie e all'esclusione sofferte da tutto un popolo.

Indignazione

L'idea è di mettere sotto il naso dei cittadini immagini, ben visibili nel loro formato poster a grandezza naturale. Una foto rappresenta davanti ad una porta una Rom ed una non-rom con un pannello che riporta la parola Dosta. "E' simbolico, la porta marca la soglia, si entra o si resta fuori. Ed inoltre in pochi conoscono la parola Dosta, che li interroga", prosegue Tieri Briet. Queste foto saranno in un secondo tempo affisse sui muri delle città dove i Rom sono perseguitati ed esclusi. "Queste presenze umane, solidali, affisse sui muri di una città potranno formare poco a poco una popolazione che rifiuta in silenzio una violenza fatta ad un popolo che non ha né frontiere, né esercito". Humaniatrium (sostenuta da numerose associazioni tra cui quella della gens du voyage Samudaripen) realizzerà 60 copie di personaggi in 4 regioni della Francia. Ed è già stata contattata da cittadini inglesi, italiani o spagnoli che anche loro vogliono mostrare la loro indignazione.

Jean-Luc PARPALEIX (jlparpaleix@laprovence-presse.fr)

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Di Fabrizio (del 18/01/2011 @ 09:38:29, in Italia, visitato 1593 volte)

Circa due mesi fa ho conosciuto Davide Castronovo, coordinatore del presidio sociale presso il campo sosta di via Chiesa Rossa. E' seguita il mese scorso una visita al campo, e l'ultimo fine settimana ci siamo ritrovati con la famiglia Frosh per una chiacchierata, a cui ha collaborato anche Davide.

Da subito si sono mostrati interessati a questo blog e alle notizie che pubblico. Mi fanno vedere un computer portatile. Si collegano a internet con la chiavetta.

Alex (30 anni): Perché la rete telefonica non funziona mai. Ci sono delle capocchie sigillate, come a Venezia, ma sono sempre allagate lo stesso.

Quando è nato il campo c'erano l'ing. Luigi Pagnoni, il dottor Prina e Carlo Cuomo, ma c'erano solo le piazzole, la strada era già asfaltata.

Abbiamo chiesto la linea telefonica e ci hanno risposto: "Ma volete anche il telefono??" (ride)

Giuliano (suo padre): La nostra lingua è romanés harvato, istriano, tutto misto.

Siamo arrivati a Milano nel 1968, eravamo in via Negrotto, che è stato il primo campo a Milano. Poi siamo andati, abusivamente, in via Castellamare, ed infine in via Giovanni Fattori dal 1978. Sempre nella stessa zona.

Alex: Fino al 20/2/2000, quello lo ricordo bene.

Giuliano: Quando siamo arrivati, lì c'era una discarica, abbiamo spianato, buttato la ghiaia, e poi andavamo in comune a chiedere di darci l'acqua e la luce. Aprivamo un tombino e si prendeva l'acqua, ho preso anche una denuncia per questo...

Dopo 20 anni ci hanno dato una fontana e un allaccio volante per tutti. L'acqua arrivava col contagocce.

Eravamo circa 160.

Nel 1968 il comune aveva aperto una specie di cantiere solo per i nomadi, all'epoca davano 500 lire al giorno. Abbiamo sistemato la Montagnetta, giardini, tagliato l'erba, e poi i marciapiedi in Bovisa, a Quarto Oggiaro e in via Console Marcello.

Lavoravamo un po' tutti, il problema è che tra noi si parlava nel nostro dialetto e la gente ci identificava come zingari, anche se non facevamo niente di male. Questo succede anche oggi.

E poi allora c'era una cooperativa, veniva al campo per l'ingaggio e ci davano dei soldi, in nero, naturalmente. Io ho lavorato con loro anche se ero minorenne. Era meglio di adesso, perché allora c'era lavoro per tutti.

Allora volevamo veramente integrarci, ma non ci siamo mai riusciti. Quando si scopriva che eravamo rom, le ditte ci mandavano via. Ho lavorato alla ESSO e col caposquadra non c'erano problemi, ma il direttore aveva un po' di pregiudizi quando ha scoperto dove abitavamo.

Insomma, si lavorava col comune ed in nero con qualche cooperativa.

Non vi sentite isolati a vivere qui lontano da tutti?

Alex: Integrazione: ormai siamo più che integrati.

Ti posso dire che è una scelta di vita. Mia sorella ha provato a vivere in appartamento assieme al suo ragazzo, ma c'erano tanti problemi con la madre di questo ragazzo.  Allora sono tornati qua tutti e due. Quello che sei non lo puoi cambiare.

I vicini non ci accettano. Un'altra mia sorella ha preso un appartamento in affitto, lei a vederla non sembra rom; è andato tutto bene le prime due settimane. Ma i bambini giocavano sulle scale, e naturalmente facevano rumore e parlavano la nostra lingua. Ci sono stati reclami all'amministratore. La cosa è andata per quattro mesi. Poi sono andati via per evitare grane.

Giuliano:  Noi non volevamo venir qui da Palizzi Fattori. Noi non volevamo e la gente qui attorno nemmeno.

Quindi giovani e anziani la pensano nella stessa maniera?

Giuliano: Quando siamo arrivati qua, volevano costruire una scuola dentro il campo, solo per Rom. Quella sarebbe stato un vero ghetto. Invece i bambini per fortuna vanno alla scuola normale, c'è uno di noi per classe.

Un giovane può sempre cambiare, io non ce la farei mai, chiuso in casa è come stare a san Vittore.

Ad esempio, siamo abituati a parlare a voce alta, e questo non lo sopportano.

Il campo ha sempre avuto casette simili?

Giuliano: Per le case il comune ha dato permesso di costruire senza fondamenta, sono le case che avevamo in Palizzi Fattori e il comune le ha portate di qua. La mia casa ad esempio è a moduli. Allora ci hanno dato 8 milioni per la buonuscita, e chi doveva trasportare la casa ha pagato di tasca sua.

Alex: I bagni invece li ha fatti il comune. Noi abbiamo fatto tutto il resto, ad esempio abbiamo piantato gli alberi. I bagni sono dei container e valgono niente.

Secondo voi, di che lavori avrebbe bisogno il campo?

Alex: Il lavoro più urgente sarebbe di rifare tutti i bagni. Dare un'occhiata alla fognatura, perché la manica del depuratore non funziona.

Davide: La vasca è troppo bassa e piccola.

Alex: La pavimentazione è tutta da rifare.

I contatori sono isolati in una colonna all'ingresso del campo: da un lato va bene perché non portano via spazio nella piazzola, ma dall'altro chiunque può staccarli o manometterli, e i pozzetti sono sempre sott'acqua.

E poi abbiamo il problema di una casa che il comune ha abbattuto ad agosto, e le macerie sono ancora lì.

Comunque, ho girato tanti campi a Milano e anche a Saronno e Varese, ma il migliore che ho visto è questo. E' stato qui anche un rom francese, e anche lui la pensa così.

Davide: I lavori di ristrutturazione dovrebbero riguardare le fognature e gli allacciamenti del gas.

Poi è previsto un rimpicciolimento del campo sulla base delle famiglie che sono state allontanate e di quelle che hanno deciso di uscire dal campo. Il comune ha messo a disposizione pochi strumenti, contraddittori tra loro..

Siete in 150/160 persone. Tra di voi ci sono problemi di convivenza?

Alex: Siamo divisi in famiglie, con qualcuna si può convivere, con altre è impossibile. E' una guerra continua, e poi naturalmente c'è omertà

Ti faccio un esempio: se io mi spostassi sulla piazzola sgomberata ad agosto dal comune, la famiglia che prima era lì lo considererebbe un affronto.

Davide: Questo dovrebbe diventare un campo di transito, dove rimanere al massimo 3 anni (dal 2008, quindi il termine scadrebbe adesso). Ma ci sono le elezioni, e non si sa come andrà a finire il tutto.

Il problema degli spazi vuoti può diventare esplosivo, ci vuole capacità di mediazione. Ad esempio, c'è una signora che è in mezzo alla strada con la sua roulotte, non vuole ritornare sulla sua piazzola perché lì è morto suo marito.

Alex: Ho paura che il comune ci dica: o vai su questa piazzola, o finisci in mezzo alla strada.

Ho sempre l'idea che il comune non prenda mai decisioni definitive. Ad esempio, qua ci sono le telecamere a circuito chiuso?

Giuliano: No. Abbiamo detto che è una questione di privacy (ride).

Davide: Metterle era nella intenzioni della prefettura e del ministero degli interni.

Abbiamo approfittato del momento particolare: la Moioli si scornava con De Corato; i vigili urbani litigavano con De Corato perché ogni giorno c'erano sgomberi... gli abitanti, anche grazie al confronto con la cooperativa, sono stati bravi a organizzarsi come interlocutori della forza pubblica.

Inoltre c'era stato da poco l'abbattimento della casa e probabilmente il comune voleva recuperare il rapporto col resto del campo.

Alex: Rimangono le telecamere sulla strada, ma quelle ci sono in tutta Milano.

Cosa vi aspettate dalle prossime elezioni?

Alex: Ho idea che chiunque ci sarà, per noi le cose non cambieranno.

Se qualcuno si mette a parlare bene dei campi e dei sinti, chi ti vota più?

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Di Fabrizio (del 18/01/2011 @ 09:11:38, in musica e parole, visitato 2414 volte)

21 gennaio 2011 alle ore 19:30 Circolo ARCI BELLEZZA via Bellezza 16a MM3 Porta Romana

"Dio dacci la terra" è la serata che presenta il documentario "Se un giorno d’inverno un suonatore di fisarmonica" e il concerto dei Muzikanti.

Progetto LUOGHI

Attraverso le musiche, le memorie e il vissuto del maestro Jovica Jovic, raccontate nel documentario "Se un giorno d’inverno un suonatore di fisarmonica" di Valerio Finessi, la serata vuole essere un momento di riflessione comune sulla condizione delle popolazioni rom e sinte a Milano, che negli ultimi anni sono state vittime di continue discriminazioni, a causa della mancanza di una visione politica e amministrativa che nega i diritti e possibili percorsi di integrazione socio-economica e culturale. La serata si concluderà con il concerto dei Muzikanti, che con le loro danze ci faranno riscoprire il piacere di divertirci insieme.

Si consiglia la prenotazione della cena, 20 euro con concerto, bevande escluse. (tel. 02-58319492 - info@arcibellezza.it)

La serata avrà inizio alle 19.30 con la proiezioni del video ritratto di Jovica Jovic, musicista Rom nato a Belgrado, e del suo amore per il suono della fisarmonica. Attraverso il mestiere di musicista si ripercorre la vita di Jovica continuamente intrecciata al fare musica, che lo ha portato a confrontarsi con la diversità delle culture di molti paesi europei.
Non è facile la vita di un Rom in Italia e Jovica non fa eccezione, sette figli, una famiglia smembrata e sparsa in Europa, la fuga dalla guerra nel suo paese e la clandestinità per mancanza di documenti.

Jovica suona con i Muzikanti, un gruppo i cui componenti vengono da paesi diversi, che si esibiranno alle 22.30, dopo la cena che seguirà la proiezione del documentario.
I loro concerti sono un momento di scambio interculturale, che permettono la conoscenza di un patrimonio musicale spesso semi sconosciuto. La musica diventa così il tramite per un dialogo possibile tra le diversità.

Biografia e filmografia del regista:
Valerio Finessi è nato a Ferrara ma dal 1980 vive e lavora a Milano.Si è formato alla scuola di cinema dell’Albedo Cinematografica realizzando numerosi documentari per la Rai e enti privati e pubblici.
come filmaker ha realizzato i documentari
UNO NESSUNO CENTOMILA, IL TEATRO DELLA NECESSITA’ NECESSITA’ DEL TEATRO, IL MAGICO MONDO DI NATALE PANARO, ACQUA, IL CORAGGIO DELLA FEDE Il Cardinal Andrea Carlo Ferrari, IL CIELO DI SHTUPEL diario dal Kosovo, NESSUNO ESCLUSO, SE UN GIORNO D’INVERNO UN SUONATORE DI FISARMONICA…

Ha realizzato i film per le scuole:
LA RAGAZZA DI TEREZIN, LA VOCE DEL BOSCO, GAME OVER, 10 CORTI CONTRO IL CYBERBULLISMO

LA RICHIESTA – il corto selezionato al festival la 25 ora 2008 – la 7

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