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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/02/2011 @ 09:44:49, in Italia, visitato 1226 volte)

ALL'INDOMANI DELLA TRAGEDIA DI ROMA IL COMUNE TORNA A SGOMBERARE I ROM
A PISA SI IGNORA IL MONITO DEL CAPO DELLO STATO NAPOLITANO

«E' una tragedia che pesa su tutti noi: non dobbiamo lasciare esposte al rischio comunità che da accampamenti degradati debbono essere tempestivamente ricollocate in alloggi stabili e dignitosi». Questo il monito del Presidente Giorgio Napolitano all'indomani della tragedia di Roma, dove hanno trovato la morte quattro bambini di un campo rom.

Sono parole che hanno scosso le coscienze in tutta Europa. Parole nettissime, che chiamano in causa le politiche degli sgomberi: il gruppo di rom vittima del dramma di qualche giorno fa – lo ricordiamo - era stato sgomberato trenta volte in pochi anni. Per nascondersi, per evitare le periodiche demolizioni delle baracche, si era rifugiato in luoghi insicuri e pericolosi. Così è nata la tragedia dei giorni scorsi. I fatti di Roma, l'alto monito del Presidente della Repubblica, l'amara denuncia della Comunità di S. Egidio e delle organizzazioni del volontariato laico e cattolico, non sembrano però aver scosso gli amministratori della nostra città.

Proprio in questi giorni, nel vivo del dibattito innescato dalla tragedia di Roma, a Pisa la Polizia Municipale ha avviato, su mandato del Sindaco e della Giunta, una tornata di avvisi e minacce di sgombero che non ha precedenti in città. Gli agenti si sono recati ai campi dei rumeni – a Putignano e sul Viale delle Piagge -, hanno smantellato un piccolo insediamento di cittadini stranieri in Via di Viaccia, e infine – la notizia è di stamattina – hanno intimato lo sgombero allo storico campo rom di Marina di Pisa, a suo tempo creato dal programma Città Sottili e oggi frettolosamente derubricato a "insediamento abusivo". Le famiglie coinvolte non sanno dove andare, e naturalmente il Comune non ha offerto alcuna soluzione alternativa. Persino la Giunta Alemanno, duramente criticata dalle organizzazioni internazionali, si è sentita in dovere di proporre qualche soluzione di accoglienza: degradante, umiliante, discutibile (e discussa), ma pur sempre accoglienza...

Il Sindaco Filippeschi ha scritto ai Ministri Maroni e Sacconi per chiedere risorse: senza spiegare a cosa dovrebbero servire quelle risorse, e anzi lasciando intendere che potrebbero essere impiegate in nuovi sgomberi (nella lettera si accenna a iniziative "di rafforzamento del sistema dei controlli da parte delle Forze dell'Ordine"). Eppure la Commissaria UE Viviane Reding ha spiegato che l'integrazione dei rom è una delle priorità dell'azione dell'Unione Europea. In questo quadro l'amministrazione comunale potrebbe chiedere fondi per l'integrazione, per l'inserimento abitativo, anziché elemosinare qualche spicciolo per un non meglio precisato "sistema di controlli"...

Da parte nostra, in un momento così drammatico esprimiamo il forte auspicio che il Comune non dia seguito alle sue parole: chiediamo che non si proceda a nuovi sgomberi e che si apra, finalmente, un momento di confronto con le associazioni, e soprattutto con le comunità rom, per trovare soluzioni eque e ragionevoli. Gli sgomberi sono una pratica persecutoria, i cui fallimenti sono sotto gli occhi di tutti, e ormai riconosciuti da più parti (i tanti moniti giunti contro l'Italia e la Francia sono lì a dimostrarlo). D'altra parte, siamo pronti – come sempre - a immediate segnalazioni presso le autorità competenti e presso la stampa locale e nazionale di eventuali irregolarità commesse durante le procedure di sgombero.

Associazione Africa Insieme
Pisa, 10 Febbraio 2011

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Di Fabrizio (del 10/02/2011 @ 18:05:27, in Italia, visitato 1476 volte)

Comunicato Stampa - Reggio Emilia 10 Febbraio 2011

Ancora una volta vogliamo dire DOSTA! (basta!) alla campagna contro i sinti e rom. Noi siamo continuamente indicati come un pericolo da combattere o disgraziati da compatire, noi vogliamo vivere con dignità. Siamo tutti cittadini europei ma, i contributi arrivati dall’Europa per l’integrazione e l’emancipazione, in Italia sono spesi per gli sgomberi, per rendere la vita impossibile alle famiglie e la morte possibile ai bambini.

I sinti e rom di Reggio Emilia, proprio mentre si celebrava il giorno della memoria, sono stati presentati alla città come un peso economico di cui disfarsi. Mentre eravamo intenti a ricordare il campo di concentramento di Prignano sulla Secchia, dove sono stati mandati i nostri parenti durante la dittatura, sui giornali si polemizzava sulle spese di manutenzione dei cinque campi cittadini, piccoli quartieri in cui siamo costretti a vivere ai margini della città. Le immagini dei campi romani attrezzati, trasmesse delle televisioni, mostravano uomini e donne in gabbia e questo é umiliante. Siamo sempre stati un facile obiettivo per attacchi di qualunque tipo, la nostra storia è una sequenza di persecuzioni e discriminazioni. Per la nostra sofferenza non c’è rispetto e neanche riconoscimento: non rientriamo neppure nelle categorie dei perseguitati, perché non siamo stati imprigionati per motivi politici.

Il nostro dolore è grande per quanto è accaduto a Roma ma anche per tutto quello che sta accadendo in questi anni, in cui siamo tornati ad essere un bersaglio fin troppo facile.

Vogliamo invitare chi ci attacca continuamente e semina odio ad incontrarci, noi non odiamo nessuno, vogliamo combattere l’ignoranza di chi non ci conosce e non sa in che condizioni viviamo. Invitiamo i cittadini a venirci a trovare, a parlare con noi, a combattere i soliti pregiudizi, invitiamo la politica che ci vuole emarginati a prendersi le proprie responsabilità, a venire nei campi prima e non dopo che sono successe disgrazie.

Quelli che ci ritengono un peso, devono avere l’onestà e il coraggio di guardarci in faccia, incontrarci e confrontarsi con noi, li abbiamo invitati più volte e, come cittadini, abbiamo diritto a una risposta. Tutta la città si deve chiedere perché gli ebrei non vivono più nei ghetti, ma nel 2011, gli zingari vivono ancora concentrati nei campi!

VENERDÌ 11 FEBBRAIO ORE 18.30
INVITIAMO TUTTA LA CITTADINANZA,
L'AMMINISTRAZIONE, LE FORZE POLITICHE E SOCIALI, I GIORNALISTI A UNA GRANDE INIZIATIVA PUBBLICA PRESSO IL CAMPO DI VIA GRAMSCI – BAGNOLO IN PIANO

ASSOCIAZIONE THEM ROMANÓ
COMITATO NOPACCHETTOSICUREZZA
FEDERAZIONE ROM E SINTI INSIEME
federazioneromsinti.re@gmail.com

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Di Fabrizio (del 10/02/2011 @ 13:11:27, in Italia, visitato 1151 volte)

Tiziana Maiolo, come molti sanno, è presente da almeno 20 anni sulla scena politica milanese e non solo. A proposito delle sue ultime dichiarazioni, e successive dimissioni dall'incarico di portavoce di FLI a Milano, ecco alcune reazioni nel comune di Buccinasco, di cui è assessore

MI-Lorenteggio

Rom. La Maiolo si dimette da portavoce FLI e a Buccinasco l'opposizione insorge: "Si dimetta!"

[...]

Dopo qualche ora, poco prima delle 16.00, a Buccinasco, il Capogruppo del Partito Democratico, Giambattista Moirano, insieme a tutti i consiglieri di opposizione, R.Pruiti, Carbonera, C. Mazzarelli, C. Pansini, M. Battistello, R. Pruiti, C. Benedetti, A. Colliniinvia un comunicato congiunto e formalizza all'Ufficio Protocollo del Comune di Buccinasco, una lettera con oggetto: richiesta ritiro delega assessore Tiziana Maiolo.

"Le inqualificabili dichiarazioni sui rom rilasciate dall’assessore Tiziana Maiolo e ampiamente diffuse dalla stampa (La Repubblica, Il Giornale, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Il Secolo XIX) non ci lasciano per nulla indifferenti e pongono tutta l’Amministrazione comunale di Buccinasco in grave imbarazzo" si legge nella richiesta di ritiro deleghe.

"La dignità umana va rispettata e mai ci si può permettere il lusso di esaltare la razza animale per dimostrare l’inferiorità di persone problematiche, ma nei confronti delle quali è doveroso proporsi di attuare percorsi di reale integrazione così come le Amministrazioni di Buccinasco, compresa la Sua, hanno dimostrato di percorrere da quando si è installata sul nostro territorio la comunità dei sinti.
L’oltraggio arrecato all’autorevolezza del nostro Presidente della Repubblica pone obiettivamente l’assessore fuori da ogni contesto di un pur acceso confronto tra posizioni politiche diverse e alternative.

In nome e per conto di tutti i consiglieri dell’opposizione del Comune di Buccinasco (M. Carbonera, C. Mazzarelli, C. Pansini, M. Battistello, R. Pruiti, C. Benedetti, A. Collini), il sottoscritto chiede formalmente a Lei, Signor Sindaco, che venga immediatamente ritirata la delega da Lei conferita all’assessore Tiziana Maiolo in quanto evidentemente inidonea, fortemente negativa e contraddittoria rispetto agli stessi intendimenti dell’attuale Amministrazione. A nulla servono le successive pezze giustificatorie e scuse proposte dall’interessata, vista l’estrema gravita delle affermazioni e visti gli atteggiamenti di intolleranza già manifestati anche nel recente passato.

Qualora questa richiesta non dovesse avere esito alcuno, a nome di tutti, comunico, Signor Sindaco, che l’intera opposizione si asterrà dal presenziare ai Consigli Comunali e alle commissioni consiliari che dovessero registrare la presenza della sig.ra Maiolo".


Poco dopo anche Rosa Palone dell'Associazione Legalmente di Buccinasco ha espresso il proprio biasimo all'assessore per le parole espresse: "Come soggetto sociale operante sul territorio prendiamo le assolute distanze dalle dichiarazioni scellerate e anticostituzionali di chi, tuttavia, dovrebbe rappresentarci nelle istituzioni. Siamo sicuri, inoltre, che tale presa di posizione non rispecchi in alcun modo il pensiero dominante della società civile e responsabile del nostro comune che da anni , grazie anche all'intelligenza delle amministrazioni dei differenti colori politici che si sono susseguite, si batte per l'integrazione della comunità Sinti presente sul nostro territorio, ad oggi modello di integrazione preso ad esempio in Italia e non solo. Cogliamo inoltre l'occasione per ringraziare l'Associazione Apertamente che in questi anni, più di tutti, a Buccinasco si è battuta con forza, coraggio e dedizione per facilitare l'integrazione sociale e lavorativa della comunità dei Sinti con ammirevole successo. Invitiamo la nostra assessora ad occuparsi con maggiore attenzione dei reali problemi di sicurezza e legalità che affliggono l'Italia, cosi come Buccinasco".

[...] .

Al momento il Sindaco di Buccinasco non è ancora intervenuto sulla vicenda.

Vittorio Aggio


Sempre su MI-Lorenteggio

Il Primo cittadino commenta quanto avvenuto ieri

(mi-lorenteggio.com) Buccinasco, 10 febbraio 2011 - Così il Sindaco di Buccinasco Loris Cereda commenta quanto riportato dalla stampa in merito alle dichiarazioni di Tiziana Maiolo sulla questione ROM: "Sicuramente quando si trattano questi temi bisogna evitare ogni possibile ' frase infelice'. Certo è che la frase incriminata 'è più facile educare un cane che un rom' Tiziana Maiolo nn l'ha mai detta. Come al solito il polverone mediatico supera la realtà dei fatti, e quando i fatti sono politici partono le strumentalizzazioni. Buccinasco è un esempio di lavoro serio nel campo dell'integrazione e la Giunta, di cui Maiolo fa parte, ha dato dimostrazioni di grande equilibrio e di evidenti successi sul tema. Concludo dicendo che, al fine di chiarire e chiudere ogni polemica, chiederò all'Assessore Maiolo di spiegare la vicenda in Consiglio Comunale".

V.A.

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Di Fabrizio (del 10/02/2011 @ 09:41:17, in Italia, visitato 1335 volte)

Segnalazione di Alessandra Meloni

La Stampa

Padre e madre denunciati per abbandono di minore. Gli amici: la colpa è di chi ci fa vivere così. Di MARIA CORBI

ROMA: Raul, Fernando, Patrizia, Sebastian, una manciata di anni in quattro, le speranze avvolte dalle fiamme. La loro mamma, Liliana, è piegata dal dolore, sembra voler scomparire in quella stanza fredda di obitorio. Guarda il sindaco Gianni Alemanno e il presidente Napolitano con occhi fissi, non le interessa di questa sfilata di autorità, ringrazia educatamente, ma è lontana. «Non avevo che loro», dice parlando a se stessa. «Non è stata colpa mia». Si batte il petto Liliana, come se volesse punirsi per non essere riuscita a proteggere i suoi bambini. Ha 43 anni, ma molti di più disegnati sul volto, provato dalla disperazione e da una vita piena di fatica. Quei ragazzi da crescere, i pochi soldi guadagnati dal marito Mirko facendo il manovale in giro per cantieri, i lavoretti saltuari, i tanti «no» ricevuti per pregiudizio.

«I genitori dei quattro bambini rom morti nel rogo del campo nomadi a Roma ci hanno raccontato tutte le loro difficoltà», ha detto Alemanno. «Prima di andare in quella baracca avevano trovato una casa a Colleferro ma siccome erano in troppi il proprietario ha chiesto loro di allontanarsi. Da quel momento hanno costruito la loro baracca e si sono trasferiti, nell’accampamento abusivo lungo l’Appia Nuova».

E la vita ai margini in quel campo abusivo la racconta chi ieri ha dovuto prendere le sue cose e andarsene. «Non ci vogliono da nessuna parte. Il nostro non era un campo, ma quattro baracche messe insieme. A La Barbuta, qui vicino, invece sono in tanti». E qualche chilometro più in là ecco questo accampamento a cui la città di Ciampino ha dichiarato guerra. Un passo dal Raccordo anulare, gli aerei gli passano sopra prima di atterraggio e decollo. Alemanno lo vorrebbe raddoppiare. «E’ insalubre e situato sopra un’area protetta da vincoli e sopra una falda acquifera, e, soprattutto, amministrativamente abusivo», gli fanno notare da tempo chi si oppone al progetto. «La realtà è che vorrebbero bruciarci tutti», dice Mariana, romena di Iasi, da dieci anni in Italia, da uno a La Barbuta. «Quei poveri bambini, se avessero avuto una casa sarebbero ancora in vita. Dicono che sono i rom a non volere vivere nelle case, ma è una bugia. Se andate in Romania non esistono campi come questi, i rom vivono in quartieri decenti».

E da Ciampino avvertono Alemanno di non giocare allo scarica barile sulle colpe del fallimento del piano nomadi: «E’ incredibile come, ad un anno e mezzo dall’annuncio dell’avvio del Piano Nomadi che avrebbe dovuto chiudere 100 campi abusivi e creare 13 villaggi di solidarietà entro pochi mesi, il sindaco di Roma neghi il fallimento del piano stesso dando colpa di ciò alla burocrazia», si legge in una nota del Comune.

Evidentemente Alemanno ha uno strano concetto delle istituzioni visto che il Comune di Ciampino ha l’unica colpa di aver chiesto l’accesso agli atti amministrativi, sia del piano sia degli interventi annunciati per il raddoppio del più abusivo di tutti i campi rom, ovvero quello de La Barbuta posto all’ingresso della nostra città».

E non sono tutti rom quelli che vivono in queste baraccopoli romane. Non lo erano i fratellini morti e i loro genitori come spiega il consigliere comunale di «Roma in Action» Andrea Alzetta. «Conoscevo personalmente Mircea e la sua famiglia. Non è un rom, ma un cittadino romeno, appartenente alla comunità europea e come tale ha diritto ad essere accolto. Invece come tanti, è venuto in Italia per avere un presente migliore e si è trovato senza una casa e con un lavoro nero».

E Mircea ha provato in tutti i modi di dare una vita migliore ai suoi figli. «Io lavoro, ma mi trattano come uno zingaro», ha detto desolato quando ormai nulla ha più importanza. «Non è vero che ci avevano offerto un residence». «Ha provato in tutti i modi a rivendicare i propri diritti di cittadino onesto», racconta Alzetta. «Lavorava in nero nei cantieri. Nel 2006, assieme ad Action, con altri lavoratori romeni ha occupato un cantiere per chiedere di essere pagato e regolarizzato. Abbiamo fatto intervenire l’ispettorato, ma il cantiere è stato chiuso e Mircea e gli altri hanno ricercato lavoro come potevano. Come funziona in Italia. vInvece di essere premiati per avere denunciato un abuso sono stati penalizzati. Mircea era senza casa e dopo essere stato sgomberato dagli accampamenti alla Caffarella lui e la sua famiglia sono stati accolti per un periodo nell’ex occupazione abitativa di Regina Elena. Lì hanno vissuto prima di ritornare in Romania».

Intanto la procura apre un fascicolo per abbandono di minori. E’ contro ignoti, ma ovviamente è possibile che in quella denuncia appaia il nome di Mirko e Liliana. «Non è giusto», dicono gli amici. «Non è colpa loro, ma di chi ci fa vivere così. Adesso li aiuteranno, ma dovevano aiutarli prima».

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Di Fabrizio (del 10/02/2011 @ 09:07:11, in Europa, visitato 1175 volte)

Da Roma_Daily_News

Budapest, Vidigueira, 9 febbraio 2011: Ieri, lo European Roma Rights Centre (ERRC) ha inviato una lettera al comune di Vidigueira, esprimendo preoccupazione per la distruzione della fornitura di acqua nell'insediamento informale dei Rom, ed anche per le deplorevoli condizioni abitative dell'insediamento. 67 Rom sono stati deprivati dell'acqua, inclusi bambini, anziani e donne incinte.

Durante una visita lo scorso 4 febbraio, ERRC ha intervistato diversi residenti dell'insediamento, dove vivono 16 famiglie rom senza elettricità, fognature, raccolta dei rifiuti o servizi igienici. I residenti hanno spiegato che i rappresentanti del comune di Vidigueira e la polizia hanno distrutto 12 rubinetti che costituivano l'unica fonte di acqua nell'insediamento sino al giorno prima.

Nella sua lettera, ERRC ricorda che la deprivazione dell'acqua minaccia la sopravvivenza umana e che le azioni delle autorità di Vidigueira appaiono violare la legge internazionale, incluso il diritto ad un alloggio adeguato e a fonti di acqua fresca. ERRC ha chiesto alle autorità locali di agire prontamente per ripristinare la fornitura d'acqua e garantire un alloggio adeguato alla comunità rom.

Il testo completo della lettera di ERRC è disponibile in inglese e portoghese.

Il Comitato Europeo per i Diritti Sociali sta attualmente considerando una denuncia collettiva contro il Portogallo compilata da ERRC riguardante discriminazione, alloggio e protezione sociale dei Rom.

Per ulteriori informazioni, contattare:
Sinan Gokcen
Media and Communications Officer
sinan.gokcen@errc.org
+36.30.500.1324


09-02-2011
© ERRC 2011. All rights reserved

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Di Fabrizio (del 09/02/2011 @ 09:43:42, in Europa, visitato 1206 volte)

Incendio – la solidarietà in marcia a Ivry
par voxrromorum le 7 février 2011

Dopo l'incendio che domenica mattina ha fatto una vittima a Ivry, la solidarietà degli abitanti del comune è all'opera. Le centinaia di persone che avevano perso tutto, stasera sono stati alloggiati in una palestra della città. Tutti gli interessati, assieme a "La voix des Rroms" sperano fortemente in una seria indagine della polizia sulle cause di questo incendio, la cui natura criminale non va esclusa.

Gli abitanti di Avenue de Verdun, le cui case sono state distrutte da un incendio domenica mattina, incendio che ha fatto una vittima, sono restati tutta domenica all'aperto. Arrivati sul posto alle 14, un rappresentante di La voix des Rroms ha incontrato le famiglie sinistrate, alcuni vicini accorsi spontaneamente a sostenerli, assieme ad associazioni e rappresentanti del comune. La Croce Rossa aveva installato una tenda dove offriva bevande calde. Il vice sindaco di Ivry ha chiesto al prefetto della Val de Marne di requisire un ospedale abbandonato per ospitare gli sfollati. Senza rispondere a questa domanda precisa, la prefettura ha proposto, tramite il SAMU sociale, una sistemazione in albergo per le sole famiglie con bambini. Data l'imprecisione sulla posizione degli hotel, l'inidoneità per le famiglie e la dubbia possibilità per le famiglie di rimanere in città, queste ultime non hanno accettato la proposta. Come conseguenza, il SAMU sociale e la Croce Rossa si sono ritirate.

La mobilitazione del comune e dei suoi servizi ha permesso la sistemazione degli sfollati nella palestra Joliot Curie, una soluzione sicuramente provvisoria, ma che permetterà di proseguire le ricerche congiunte di soluzioni durature. La voix des Rroms vuole elogiare il livello di mobilitazione della città di Ivry, dei servizi e dei cittadini che restano mobilitati a fianco dei loro vicini. Spera anche che si faccia piena luce sulle cause di questo incendio che è costato la vita ad una persona.

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Di Fabrizio (del 08/02/2011 @ 09:12:50, in media, visitato 1390 volte)

Di quanto è successo a Roma domenica sera, si è scritto parecchio. Tra poco la cosa sarà dimenticata, fino al prossimo incendio. Riprendo questo articolo di Repubblica, perché per una volta, raccoglie pezzi di discorso degli scampati, senza la morbosità che spesso hanno i giornali. La segnalazione è di Luisa Rizzo


"Voglio morire anch'io insieme ai miei bimbi" lo strazio del padre davanti ai corpi carbonizzati
La madre: "Non mi muovo di qua. Li devo vegliare anche se non serve a niente". Uno zio: "Volevo portarli via perché in queste baracche si vive come animali" di ANNA MARIA LIGUORI e EMILIO ORLANDO

Mircea Erdei, padre dei piccoli morti nel rogo

"Voglio morire anch'io, adesso che ho perso tre figli voglio andare con loro". Mircea Erdei ripete in uno stentato italiano di "non potercela fare" di volerla "fare finita".

Mircea Erdei è padre di tre dei quattro piccoli (l'altra è invece figlia di primo letto della moglie) bruciati nella baracca andata a fuoco. Poco distante c'è la moglie, Elena, che si lamenta e si contorce come se una mano invisibile la stesse torturando: "Io non mi muovo di qua, dice anche se non serve a niente devo vegliare i loro corpi, devo stare vicino a loro". Mircea e Elena hanno altri cinque figli, poco più grandi e poco più piccoli di quelli che non ci sono più. Vagano sparsi per il campo, gli agenti della municipale cercano di raccoglierli, di farli stare insieme, ma loro non ne vogliono sapere. Fernando Eldeban aveva 3 anni, Sebastian 7, Raul 5 e l'unica bambina Elena Patrizia 11, figlia del primo marito di Elena. I poliziotti parlano con la sorella maggiore Bianca, 18 anni, una delle prime a dare l'allarme, piange senza sosta: "Mi sono allontanata solo cinque minuti, ero andata a prendere l'acqua. Quando sono tornata la baracca era in fiamme. Cosa potevo fare?".

Nel piccolo campo abusivo sembrano spariti tutti, molti sono scappati, chi è rimasto è legato a doppio filo ai genitori dei bimbi. Come uno zio arrivato dal Campo regolare Arco di Travertino, che è sempre nel IX municipio, che non si da pace per quello che è successo: "Volevo portarli via da qui, volevo portarli dove vivo io, perché la vita lì è umana. Non come in queste baracche dove si vive come animali. Ma non ce l'ho fatta non ce l'ho fatta". E poi viene fuori la rabbia: "Siamo tutti disperati, qui la gente ci tratta male, non ci vuole. Noi non vogliamo stare qui, ma dove andiamo".

Mircea Mirgia esce ogni mattina per andare a lavorare a nero fa il muratore. Il suo vicino di baracca lo conosce da sempre, sono arrivati insieme in Italia un anno fa: "Fa tutto per sfamare i figli, lavora come un pazzo. Tutto quello che può fare lo fa. I bambini li avevo visti pochi minuti prima che il materasso prendesse fuoco, si erano messi a dormire da poco. Come è potuto succedere?".

Tutti i bambini morti nel rogo andavano a scuola. Ma spesso erano soli, come ieri sera, la madre e un'amica erano andate a comprare l'acqua e qualcosa da mangiare in un fast food poco lontano. Al campo non si cucina, è abusivo: niente acqua, ovviamente niente bagni. Stefan, un amico di famiglia, scalcia le pietre e urla a chiunque voglia sentirlo: "Venivano solo a controllarci e a chiederci i documenti, ci hanno fatto solo promesse ma nessun aiuto. Niente aiuto. Siamo isolati e abbandonati a noi stessi. E noi non ce la facciamo. I nostri figli muoiono e noi non possiamo farci niente". Rado, appena arrivato dalla Romania gli fa eco: "Sono qui da pochi giorni e già ho capito questo campo non è sicuro, per niente sicuro...". Intanto Mircea e Elena non si muovono, sono fermi davanti alla baracca bruciata. Il sindaco Alemanno è lì e loro gli chiedono aiuto "per gli altri nostri figli" dicono, "e i funerali dei bambini li facciamo in Romania".

(07 febbraio 2011)

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Di Fabrizio (del 07/02/2011 @ 09:01:38, in Europa, visitato 1697 volte)

Da Nordic_Roma

The Local

La proposta del governo svedese di documentare gli abusi contro la popolazione rom del paese ha incontrato reazioni contrastanti tra gli attivisti rom.

31/01/2011 - "Abbiamo già abbastanza dei nostri problemi attuali" ha detto domenica Rosita Grönfors (in foto), del Forum Internazionale Donne Rom e Viaggianti (IRKF), all'agenzia TT.

Il rapporto, che documenterà la discriminazione nella storia, includerà le sterilizzazioni forzate e la mancanza dei diritti di voto, ha riportato domenica la Televisione Svedese (SVT).

Eric Ullenhag, ministro all'integrazione, ha detto alla SVT che saranno individuate le istituzioni sociali responsabili degli abusi. Tuttavia, l'indagine non obbligherà lo stato a risarcire i Rom coinvolti.

Maria Leissner, ex presidente della delegazione governativa sulle questioni rom, avrebbe preferito una commissione di verità,  ma ritiene che nel complesso il rapporto svolgerà lo stesso ruolo.

"Quello che ora è importante è ottenere le testimonianze dei Rom. Devono sentirsi liberi di parlare della loro realtà," ha detto domenica all'agenzia TT.

Tuttavia, ha detto Grönfors, elaborare vecchi abusi dalla storia non aiuta i Rom ora.

"Penso che dovrebbero ignorare cos'è successo, è storia. Voglio che invece il governo si prenda cura dei Rom che sono discriminati ora," ha aggiunto domenica.

TT/The Local/vt (news@thelocal.se)


Commento da Roma_Daily_News

Cari amici,

Conosco bene la questione e ho sentito a tal proposito i commenti di Rosita Grönfors (tra gli altri), ma può essere il caso che le preoccupazioni non emergano in modo chiaro per le differenze tra la lingua inglese e lo svedese. Perché se si leggono le stesse parole, ma in svedese, il significato sarà molto diverso.

Una parte degli obbiettivi della delegazione sulle questioni rom era di raccogliere informazioni sulla situazione dei Rom in Svezia e fare proposte per le aree problematiche. Una di queste proposte era di istituire una Commissione sulla Verità. La Commissione avrebbe raccolto informazioni su tutte le azioni negative compiute dallo stato svedese contro i Rom, così da iniziare un processo per rimediare alle atrocità riconosciute.

Il governo ha invitato diverse persone in quanto rappresentanti delle organizzazioni romanì, come attiviste per i diritti delle donne rom, come educatori e quanti lavorano per l'integrazione romanì, per condividere le loro opinioni e raccomandazioni sulla delegazione. I pareri sono stati raccolti e sintetizzati in un documento.

I commenti di Rosita Grönfors nell'articolo assomigliano a quelli fatti da molti Rom che hanno avuto le loro opinioni riassunte in quello che ha proposto la delegazione. Molti Rom erano d'accordo che sono necessarie ulteriori ricerche e conoscenze per affrontare il problema della società romanì in Svezia, ma nessuno vede in questo un processo temporaneo ed un modo per affrontare i problemi dei Rom. I Rom che hanno affermato che c'è bisogno di continuare le ricerche, non intendevano che da parte dello stato non ci fosse abbastanza conoscenza per affrontare i problemi attuali. Al contrario, e penso che tutti i Rom di Svezia saranno d'accordo con me, c'è conoscenza a sufficienza per sviluppare programmi in Svezia che portino all'inclusione dei Rom, continuando nel frattempo la raccolta di dati sulla loro situazione.

Katri Linna, dell'ufficio del difensore civico contro le discriminazioni, ha ottenuto la posizione per guidare la raccolta dei dati in un rapporto chiamato "Libro Bianco" sugli abusi contro i Rom nel secolo passato. Secondo il ministro Erik Ullenhag, questo posto le è stato dato perché ha meritato la fiducia dei Rom. Questo non lo nego, ma non sono certo sulle basi di questa conclusione. Le mie dichiarazioni, come quelle di Rosita e di molti altri in Svezia, sono che le nostre opinioni non sono pienamente rappresentate nelle decisioni prese. Penso che su questo bisogna prima indagare, ma ci si domanda anche su a chi giovi. Una valutazione esterna avrebbe più senso.

Cordiali saluti,

Gregor Dufunia Kwiek

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Di Fabrizio (del 06/02/2011 @ 09:00:14, in Italia, visitato 1424 volte)

Segnalazione di Maria Grazia Simmini

SalentoWebTV (leggi QUI l'appello)

Sono scesi in piazza per protestare e dire no alla decisione del Comune di Lecce di far sgomberare una ventina di famiglie Rom dalle loro baracche, perché troppo fatiscenti e pericolose. Uomini, donne e bambini della comunità Rom, del campo sosta Panareo, si sono radunati in piazza Sant'Oronzo, nel cuore di Lecce, davanti palazzo Carafa. Hanno gridato la loro rabbia perché non sanno dove andare e come fare. Lo scorso 25 gennaio, infatti, è stata notificata ad una ventina di famiglie rom residenti all'interno del Campo Sosta Panareo una notifica di abbattimento delle loro Baracche da effettuarsi entro trenta giorni a spese delle stesse famiglie. Chiedono al sindaco di essere ascoltati. Chiedono un'alternativa, un posto dove andare per non rimanere per strada. La loro manifestazione, sostenuta anche dalle associazioni antirazziste, è avvenuta proprio sotto la finestra dell'ufficio del primo cittadino. Ma il sindaco ha rimandato l'incontro al 10 febbraio, per "importanti" impegni istituzionali. Come vi abbiamo raccontato tempo fa, con Articolo21, si tratta di donne e uomini giunti in Italia più di 20 anni fa, per sfuggire alle guerre che hanno insanguinato la ex-Jugoslavia e di numerosi bambini, molti dei quali nati e cresciuti qui in Italia, che regolarmente frequentano le scuole elementari, medie e superiori della città di Lecce.

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Di Fabrizio (del 05/02/2011 @ 09:07:27, in Italia, visitato 1168 volte)

Corriere della Sera IL RICORSO SULLE CASE NEGATE. ENTRO 7 GIORNI TUTTI GLI IMMIGRATI NEGLI ALLOGGI ASSEGNATI
"Rom, sindaco e prefetto chiariscano"
Inchiesta sui "nomadi discriminati", i pm chiedono nuovi documenti. De Corato: situazione incredibile

MILANO - Un altro giro. E non per lo sgombero in via Cavriana, zona Forlanini, di 5 baracche e 4 tende in mattinata, sgombero contestato da un gruppo di attivisti per i diritti umani ("Quindicesimo blitz, senza servizi sociali"). Ieri i procuratori aggiunti di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, nell'inchiesta sul caso delle case negate ai rom, hanno chiesto nuove informazioni a prefetto e sindaco. Il prefetto in quanto Gian Valerio Lombardi è commissario straordinario per l'emergenza nomadi. In Comune come l'han presa? Il vicesindaco Riccardo De Corato dice che "le istituzioni danno le case ai rom e si ritrovano indagati. Una vicenda che ha dell'incredibile". L'opposizione, col capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino, crede che "sia bene fare chiarezza. Ci spieghino il perché del voltafaccia". Poi ci sarebbe anche la Lega che già pensa ai voli. Ma prima, il "voltafaccia".

Patti, date, ministero
Tra dicembre e gennaio, dopo il ricorso dei rom assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, due ordinanze del Tribunale avevano sancito che il Comune non aveva rispettato i patti sottoscritti e si era anzi macchiato di discriminazione razziale. I patti, peraltro dimostrati da accordi visti, approvati, scritti e sottoscritti, prevedevano l'assegnazione di case popolari - fuori dal mercato e da ristrutturare - in cambio dell'impegno a lasciare il campo di via Triboniano. I nomadi avevano fatto il loro. Le istituzioni no. La Moratti aveva annunciato e presentato ricorso. Ricorso respinto. La bocciatura venne motivata così: escludere i rom è stata una scelta "fondata esclusivamente su ragioni etniche". Per adesso il fascicolo d'indagine di Spataro e Pomarici è senza ipotesi di reato. La Digos è stata incaricata di compiere accertamenti. Cosa successe davvero? Noi limitiamoci a seguire le date. Il 9 agosto scorso i nomadi avevano rinunciato alla permanenza in via Triboniano a decorrere dal successivo 15 ottobre. Il tutto, appunto, in cambio di abitazioni. Che erano già state trovate. Quattro giorni prima la Regione aveva accolto la richiesta del Comune e aveva autorizzato l'Aler a destinare 25 alloggi. Il 27 settembre il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva comunicato l'interruzione del progetto. Lo stesso ministero dell'Interno nel corso del 2009 aveva stanziato 13 milioni di euro per il piano rom. Una parte di questi soldi verranno utilizzati per il rimpatrio in Romania di alcuni nomadi. E qui arriviamo alla Lega.

"Viaggio di sola andata"
Il capogruppo in Comune della Lega Matteo Salvini dice che "le risorse messe a disposizione dal Viminale servono per gli sgomberi e per l'allontanamento del maggior numero possibile di rom, non per gli aiuti e le sovvenzioni. L'unico sforzo economico che siamo disposti a concedere per le famiglie nomadi è un biglietto aereo di sola andata". Il numero dei partenti è abbastanza esiguo. Cinque le famiglie decollate. Altre dieci-quindici quelle che potrebbero seguirle. La maggior parte delle famiglie (102 in totale) rimarrà. Non in via Triboniano che, ha annunciato il prefetto, verrà chiuso entro marzo. Sorge su terreni destinati all'Expo. Domandina, allora: dove finiranno tutti gli altri nomadi? Andranno a ingrossare i restanti, e regolari, campi rom cittadini?

I cantieri negli alloggi
A marzo saremo in pienissimo periodo di campagna elettorale, che influenzerà tremendamente politiche, decisioni, scelte sul futuro dei rom. Per quel periodo, almeno il capitolo-case sarà chiuso da un bel pezzo. Ancora una settimana al massimo e, informano dalla Casa della carità che li ha seguiti in questo tortuoso percorso, nelle case Aler entreranno tutti i rom che mancano all'appello. Le abitazioni, lo abbiamo detto, erano in condizioni critiche. Servivano dei lavori. Sono quasi terminati. Notevole lo sforzo sostenuto dalle associazioni che assistono i nomadi, ai quali spetterà il pagamento delle bollette di luce, acqua e gas.

Andrea Galli - 04 febbraio 2011

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