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\\ Mahalla : VAI : scuola (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 11/09/2006 @ 11:10:16, in scuola, visitato 1226 volte)

8 Settembre 2006 BRUXELLES - La richiesta del sindaco di Beveren di rifiutare l'iscrizione alla scuola dei bambini richiedenti asilo, ha incontrato un forte scetticismo ed infine è stata rifiutata.

La scuola pubblica De Zonnewijzer di Kieldrecht ha così accettato sei bambini Rom, nonostante la richiesta di non ammetterli [a scuola] per l''anno in corso.

"De Zonnewijzer si assume le proprie responsabilità e sceglie risolutamente per il diritto all'educazione di ogni bambino."

La scuola ha 105 alunni. Già l'anno scorso erano iscritti due ragazzi Rom, iscritti anche quest'anno.

"I nuovi iscritti non parlano, o parlano poco il fiammingo. Iscriverne altri in una scuola così piccola andrebbe a detrimento della qualità dell'educazione."

Le iscrizioni sono la risposta a Marc Van de Vijver, sindaco di Beveren, alle tre scuole dell'obbligo di Kieldrecht perché smettessero di accettare i bambini richiedenti asilo.

Il sindaco (Cristiano Democratico) si riferiva a 35/40 bambini accampati in una bidonville a Doel e la cui richiesta d'asilo è stata rifiutata. Secondo il sindaco la richiesta andrebbe bocciata perché non parlano fiammingo. "Questo interromperebbe completamente la base sociale di Kieldrecht, con tutte le conseguenze del caso."

Ma il ministro fiammingo dell'Educazione, Frank Vandenbroucke, si mostra estremamente sorpreso dalle dichiarazioni del sindaco, che sarebbero fuorilegge. "I bambini nelle Fiandre, qualsiasi sia la loro situazione, devono andare a scuola e la scuola non può rifiutarli."

Aggiunge Vandenbroucke che è meglio che i bambibi Rom stiano a scuola piuttosto che per strada e che il sindaco di Beveren non risolverebbe niente spostando il problema ad altre scuole.

Piuttosto, va ricercato un accordo con le altre scuole, per far sì che i richiedenti asilo non siano concentrati in un solo edificio.

Le scuole sono passibili di azione disciplinare se rifiutassero i bambini [...] ad esempio il taglio dei fondi.

Rispondendo alle critiche, il municipio di Beveren difende le sue scelte, affermando che l'improvvisa iscrizione di 40 bambini stranieri eccederebbe le capacità delle scuole di Kieldrecht e porterebbe ad una situazione intollerabile.

Continua il comune, di voler affrontare una situazione inaccettabile e di ricercare una soluzione accettabile dalle famiglie rom.

Queste famiglie vivono in condizioni di miseria nel villaggio di Doel e sono minacciate da uno sgombero imminente, parte di un'azione tesa all'eliminazione della bidonville.

Il comune sta quindi indagando su altre possibilità di alloggio e per un progetto per i bambini stranieri.

Copyright Expatica News 2006 - fonte Roma_Benelux

 
Di Fabrizio (del 11/09/2006 @ 10:11:09, in scuola, visitato 1142 volte)
L'anno scorso in concomitanza con l'apertura delle scuole, avevo raccolto tre articoli sull'argomento. Ad un anno di distanza, possono essere ancora validi:
  • Il primo, tratta in maniera schematica il rapporto con la scuola da un punto di vista storico.
  • Il secondo post è un intervento di Giorgio Bezzecchi (segretario nazionale dell’Opera Nomadi) svolto ad un convegno sulla mediazione culturale e offre una serie di indicazioni ad insegnanti e altri operatori che hanno in classe bambini Rom
  • Il terzo, riguarda un gioco di animazione come strumento di educazione alla multicultura.
 
Di Fabrizio (del 05/09/2006 @ 10:13:13, in scuola, visitato 1455 volte)

Da Slavica Curcinska - National Roma Centrum di Kumanovo

Le scuole elementari di Skopje, Kumanovo e Prilep dal 1 settembre aprono le porte a circa 2000 scolari Rom, l'iscrizione sarà allargata a quei bambini che non hanno documenti o le cui famiglie non hanno soldi per mandare i figli a scuola. Il National Roma Centrum di Kumanovo ha fatto appello ai sindaci e ai presidi delle scuole elementari. Il Roma Educational Center di Budapest ha appoggiato questo appello e spera che le autorità locali vi prestino ascolto. Le analisi di Budapest hanno mostrato che 400 dei 2000 bambini Rom che il 1 settembre sono andati a scuola, non sono registrati all'anagrafe e non hanno documenti. La maggior parte delle famiglie non vuole mandare i figli a scuola, perché mancano dei mezzi per farlo. Il difficile approccio alla scuola, la scarsa qualità delle classi per i bambini Rom, come pure la tradizionale attitudine di far sposare presto i bambini, sono tra le principali ragioni, secondo il National Roma Centrum per cui sta diminuendo il numero di scolari Rom. L'anno scorso soltanto 145 bambini si sono iscritti alla prima elementare.

Molto è stato detto sull'abbandono scolastico e sui diversi progetti tuttora in atto che dovrebbero aiutare il recupero scolastico. Il problema va affrontato già dalla scolarizzazione prima della fascia dell'obbligo. Per questo si chiede alle autorità civili e scolastiche di accettare tutti i bambini all'atto dell'iscrizione. Di conseguenza, il National Roma Centrum, afferma Asmet Elezovski, intende collaborare con le autorità perché vengano forniti tutti i documenti necessari.

Dragan Nedeljkovic, direttore dell'Ufficio per lo sviluppo e la promozione della scolarizzazione delle comunità etniche, conferma che quello dei documenti è uno dei problemi più grandi [...]

Stiamo provvedendo alla registrazione dei cittadini di nazionalità Rom. Ma l'altro scoglio è che lo stato non ha soldi per aiutare lo sviluppo scolastico. Le OnG Rom possono però accedere a finanziamenti esteri e raccogliere più facilmente i fondi - considera Nedeljkovic.

Ljubica Grozdanovska

Da Macedonian Roma

 
Di Sucar Drom (del 06/08/2006 @ 11:32:13, in scuola, visitato 1307 volte)
Siamo felici di annunciarvi che anche per il prossimo anno scolastico 2006/07 il CSA di Padova (ex Provveditorato agli Studi) ha approvato il progetto di rete per la scolarizzazione degli alunni rom, sinti e itineranti.

Il progetto prevede il diretto coinvolgimento (Insegnante Comandata) dell’insegnante Maria Grazia Dicati che in questi anni ha dedicato il suo impegno professionale, e non so...
 
Di Fabrizio (del 06/08/2006 @ 10:42:58, in scuola, visitato 1364 volte)

di Teodora Krumova:

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha sviluppato un programma nazionale di scolarizzazione e qualificazione professionale, indirizzato ai Rom analfabeti o semi-analfabeti, per favorirli nel mercato del lavoro. I Rom illetterati in Bulgaria sono il 12,7%, la percentuale è raddoppiata nel periodo tra i due ultimi censimenti per quanto riguarda gli adulti tra i 15 e i 64 anni.

Il programma mostra alcuni punti di debolezza nel suo futuro sviluppo:

  • mancanza di continuità e di un bilancio delle esperienze precedenti di alfabetizzazione. Un programma in tal senso è quello di 10 anni fa, che però non tiene in conto i cambiamenti della situazione scolastica e le specifiche della comunità Rom, confrontate alle specifiche dell'educazione per adulti (incluso i metodi per motivare le persone coinvolte nel continuare);

  • mancanza di collegamento tra le diverse istituzioni responsabili del programma, e tra queste e le OnG Romani. In particolare il collegamento tra il Ministero per l'istruzione e quello del lavoro, che darebbe un senso concreto al programma. Il programma sarà efficace se motiverà i Rom illetterati, per questo le OnG possono svolgere un ruolo importante di appoggio e di monitoraggio, in ogni caso, possono fare da filtro nel raccogliere pareri e suggerimenti dei diretti interessati, rendendo attiva la partecipazione dei Rom.

Esistono numerosi esempi positivi di un simile percorso: tra questi Veliko Turnovo, con i corsi nel villaggio di Vodoley e in quello Kostantin (comune di Elena)

Nella scuola elementare Hristo Smirnensky di Vodoley, i bambini hanno dato il benvenuto ai loro genitori, offrendo pane e miele e intonando l'inni nazionale bulgaro e Gelem Gelem, inno Rom. La manifestazione è stata organizzata dalla scuola e dal Centro "Amalipe di Veliko Turnovo. L'insegnante, Diana Dimitrova, ha insegnato per cinque anni folklore Rom agli studenti. Si è guadagnata il risetto non solo dei bambini, ma anche dei loro genitori. Gli adulti sono stati visibilmente motivati dalla manifestazione, come pure dallo sprone ricevuto dai loro figli: "Voglio terminare questo corso, e trovare un lavoro". "Voglio un lavoro per prendermi cura dei miei figli, così che possano frequentare la scuola" "Voglio dimostrare che anche noi, i Rom, possiamo essere istruiti" - queste alcune risposte che sono state date al gioco interattivo "Qual'è il mio sogno".

"Non vogliamo benefici sociali, ma lavoro ed istruzione! Perché i media si accorgono di noi solo quando si parla di soldi o di assistenza sociale?" - si chiede Asya, che ha tre figli e che frequenta la scuola assieme alla figlia più grande.

Il corso si doveva tenere a Veliko Turnovo, ciò comportava che i partecipanti facessero 20 Km. e ritorno ogni giorno per 5 mesi. Dopo colloqui tra Amalipe ed i partecipanti, venne presa la decisione di spostare il corso  nel villaggio di Vodoley, dove vivono la maggior arte dei partecipanti. Il primo nucleo di Rom coinvolti, si sono fatti carico di cercare e convincere altri membri della comunità a partecipare, così da raggiungere il numero richiesto di partecipanti. Sono stati loro a motivare ed entrare in confidenza con gli altri membri della comunità del villaggio (la maggior parte dei quali non aveva terminato la scuola dell'obbligo), e alla fine il numero dei partecipanti era molto più alto della soglia prevista.

“AMALIPE” 
CENTER FOR INTERETHNIC DIALOGUE AND TOLERANCE
Mailing address: Veliko Turnovo,Central post office, p.o.box. 113
Tel: 0888/681-134; tel./fax: 00359 62 600 224;

E-mail: deyan_kolev@yahoo.com - amalipe@mail.bg - http//www.geocities.com/amalipe2002

 
Di Fabrizio (del 01/07/2006 @ 15:01:39, in scuola, visitato 1651 volte)

IVAN IVANOV, THE JERUSALEM POST Jun. 27, 2006

Sono quello che molta gente denomina "uno zingaro." Preferisco il termine "Roma." Ci sono più di 10 milioni di noi in Europa. La grande maggioranza di noi vive in condizione da terzo mondo - accesso negato o condizioni di alloggio insufficiente, nella sanità e nella formazione.

Sono nato in una città provinciale in Bulgaria verso la fine degli anni 60, quando, come il resto dell'Europa Orientale, il paese seguiva la regola comunista. Il partito non riconosceva minoranze etniche - eravamo tutti, formalmente, uguali. Effettivamente, eravamo così uguali che il governo ci ha dato molti nuovi nomi bulgari. Un giorno, da adolescente di nome Husni, mi hanno trasformato in Ivan.

Ma non eravamo uguali. I Rom vivevano in ghetti segregati. Cittadini di seconda classe.

Uno dei ricordi più vivi della mia infanzia è mio padre che dice a mia sorella più giovane e a me: "La formazione è la chiave del successo. Se volete essere accettati come uguali dai Gadjè (i non Rom), dovete essere istruiti più di loro. Non è facile. Ma se ce la farete, questo cambierà non solo la vostra vita, ma anche quella di molta della nostra gente."

La formazione è l'unica uscita dal ghetto per molti Rom. Ma nelle società come la Bulgaria, e i suoi pregiudizi rampanti, bisogna lottare per un'istruzione paritaria.

Molti dei coetanei con cui sono cresciuto, hanno ricevuto un'istruzione che preclude loro l'università come pure i lavori qualificati. Così sono disoccupati o lavorano sottopagati o nel mercato non ufficiali, in Bulgaria e all'estero. Al contrario, soprattutto grazie a mio padre, sono riuscito a completare le superiori , e dopo un corso diventare medico generico.

La Bulgaria è cambiata progressivamente dall'inizio degli anni '90. La transizione alla democrazia aveva promesso libertà e prosperità a tutti che avessero sofferto del comunismo. I Rom si sono trovai perdenti nella trasformazione democratica e la loro situazione è drammaticamente peggiorata. Lo scarso livello di istruzione li ha posti al margine di questa nuova economia. Il dogma comunista si è frantumato, come la pretesa che tutti fossero uguali in una società omogenea. Il governo ha iniziato a licenziare, lasciando la comunità Rom disoccupata e nella povertà più profonda.

Ho ottenuto un diploma che mi permettesse di contribuire allo sviluppo della mia Comunità. Oggi, vivo e lavoro a Bruxelles, dove conduco un'organizzazione che coordina l'Unione Europea e i governi nazionali, sulle politiche Rom. Sostengo la mia famiglia e ho realizzato la mia carriera. Ma sono un'eccezione.

Proprio l'essere un'eccezione che mi rende preoccupato sui recenti fatti di Ostrava nella Repubblica Ceca, dove ai Rom sono destinate le scuole speciali [...] L'impegno dell'Europa è non solo necessario per i principi che ispirano l'Unione, che siano atti e non dichiarazioni di principio, ma anche perchè il futuro dell'Unione è nel mettere in azione tutte le capacità dei propri giovani e studenti.

The writer is the Executive Director of the European Roma Information Office.
www.project-syndicate.org
Copyright 1995-2006 The Jerusalem Post - http://www.jpost.com

 
Di Fabrizio (del 27/06/2006 @ 10:35:15, in scuola, visitato 2812 volte)

Da maggio scorso, sono apparsi sui media statunitensi, in particolare quelli diretti verso i lettori europei, una serie di articoli che paragonano la lotta dei negri americani negli anni '60 a quella dei Rom nell'Europa del 2000. Ora è la volta di Dzeno, sempre attenta ai suggerimenti e alle tattiche provenienti da oltreoceano. Articolo precedente.

 

23. 6. 2006 - I Rom mutuano le tattiche delle lotte per i diritti civili. per ottenere uguali opportunità nell'accesso alla scolarizzazione e nuove opportunità per i loro figli

OSTRAVA, Repubblica Ceca - Siamo nei pressi di un insediamento-ghetto, una ragazza con un ventaglio di plastica in testa, balla sulla porta di una casa diroccata. Fluttua all'interno, una scintilla nel buio, libera per ora dalle statistiche che predicono che si svilupperà in una giovane madre sposata ad un uomo con "più residuo di stoffa che monete nelle tasche".

All'appartamento al secondo piano, Berta Cervenakova auspica un futuro migliore per la sua famiglia. Nikola, suo figlio di 17 anni, è uno dei 18 che ha accusato il governo di segregazione scolastica. I ricorsi anti-discriminazione sono parte della nuova generazione di Rom, per contrastare generazioni di pregiudizi in tutta l'Europa dell'Est con tattiche mutuate dai movimenti civili U.S.A.

"Se non si trattasse di razzismo, perchè mia figlia è stata destinata a una scuola differenziale?" chiede Cervenakova, nella sua cucina decorata con pentole riempite di fiori di plastica. "Il sistema ha fallito. Vogliamo i colpevoli".

Il caso ceco e altri simili in Bulgaria e Ungheria sono la prova lampante dei persistenti pregiudizi affrontati dai Rom, e scoprono gli stili di vita che hanno contribuito alla povertà diffusa nella comunità e la sua scarsa voce politica. Durante il comunismo, i Rom beneficiavano di un sistema che offriva pari condizioni lavorative, a fronte però di un'istruzione di "secondo livello" che non li ha preparati ai fervori capitalistici e ai pregiudizi seguiti al crollo del muro di Berlino.

"Questi casi discriminatori si ispirano all'esperienza americana" afferma Dimitrina Petrova, direttrice esecutiva di European Roma Rights Center, che segue gli sviluppi cechi. La sua organizzazione vuole modellarsi su come i neri negli Stati Uniti usarono i tribunali, incluso il caso Brown v. Board of Education oltre 50 anni fa, per promuovere il cambiamento sociale.

Scopo dei gruppi Rom, come per la minoranza degli studenti nel Kansas del 1950, è di vincere la causa che obblighi il governo nazionale a rafforzare le leggi anti-discriminatorie.

E' una strategia nuova in un'Europa più incline a cercare protezione nei parlamenti. Azioni iniziate nell'ex blocco sovietico, perché i diritti umani e il multiculturalismo incontrino le richieste di adesione all'Unione Europea.

Il caso sollevato contro la Repubblica Ceca, portato dal gruppo di Petrova dopo la scoperta che gli studenti Rom sono 27 volte di più esposti alle scuole differenziali, viene rivolto al giudizio finale della Corte Europea dei Diritti Umani. Lamenta che il governo Ceco ha storicamente deviato i Rom verso scuole differenziali, basandosi più su criteri etnici che sull'abilità intellettuale. Il tribunale inizialmente ha stabilito che gli studenti Rom hanno subito un trattamento impari, ma ha rifiutato di ammettere che a questo corrispondesse un'attitudine intenzionalmente discriminatoria.

Le autorità ceca hanno preso conoscendo del problema e iniziato a fare cambiamenti.

"Abbiamo iniziato ogni discussione possibile su come integrare i bambini Rom," dice Ondrej Gabriel, portavoce del Ministro dell'Educazione, che rimprovera i Rom per non insegnare il Ceco ai loro figli. Ci sono nuove classi di lingua prescolari espressamente per i Rom, e nelle classi sono stati posti specialisti Rom.

I critici affermano che i Rom sono più portati degli altri per finire in classi con problemi di apprendimento.

"Si limitano a ridipingere i segni" dice Kumar Vishwanathan, a capo di Life Together, organizzazione anti-discriminazione di Ostrava, dove si sima abitino 30.000 dei 250.000 Rom del paese. "Come mai non si integrano questi bambini? Il sistema scolastico congela questa comunità e li tiene lontani dal progredire."

Libuse Soukalova, direttrice di una scuola dell'obbligo per bambini con problemi d'apprendimento, dice che in 27 anni come educatrice, non può nominare un solo Rom che abbia avuto una storia di successo. Nel 2005, il 25% degli studenti Rom ha completato la scuola primaria, confrontato col 73% degli studenti etnicamente cechi. Soukalova aggiunge che ogni anno 30 dei suoi studenti Rom iniziano le superiori, e due la terminano.

"I loro bambini non frequentano la scuola d'infanzia, e i loro genitori non prestano grande attenzione all'educazione" continua, aggiungendo che ogni studente nella sua scuola affronta un test psicologico ed attitudinale. "Non conoscono le cose che sanno i loro coetanei cechi."

I Rom, che si pensa migrarono dall'India oltre 1.000 anni fa, a lungo hanno vissuto ai margini della società europea. Lavorando come stagnaie musici, lavoratori a giornata e come zappatori, inizialmente si spostavano in carovane attraverso le foreste. Sono stati visti stereopaticamente come ladri e bugiardi, e spesso visti più come artisti che pragmatici. I nazisti li accusarono di inferiorità razziali, e ne uccisero circa 500.000 nei campi di concentramento.

Si stima che siano tra gli 8 e i 15 milioni i Rom sparsi nell'Europa Centrale e Orientale. L'ampia discrepanza dei numeri è dato dal fatto che molti negano la loro appartenenza per paura di persecuzioni. Ad esempio, nella Repubblica Ceca il Difensore Pubblico dei Diritti, che indaga sulle violazione delle libertà civili, dice che anche recenti rapporti al tempo della Guerra Fredda, le donne Rom furono sterilizzate "in maniera illegale o per motivi inappropriati" (vedi articolo precedente).

Il caso venne alla luce nel 2004 quando 10 donne Rom lamentarono di non essere state informate sulle conseguenze della sterilizzazione. La pratica faceva parte di una politica non esplicitata nell'era comunista, per prevenire il "rischio sociale" di un alto tasso di natalità tra i Rom. Il difensore pubblico ha scoperto che questa attitudine persiste negli ospedali e che "la società ceca deve affrontare questa realtà."

I Rom furono portati ad Ostrava dopo la II guerra mondiale, per lavorare nelle miniere di carbone e negli impianti chimici. Il cielo era una ua visione granulosa di promessa, sibilante per i vapori, il fumo e gli effluvi nocivi. Ma ancora i locali si siedono sui gradini della cupola di san Venceslao, scolando birra e ascoltando i colpi di mazza delle macchine. Il museo cittadino è poco frequentato e si mormora "I fine settimana ormai sono morti. Non funziona più niente."

Ai margini di Ostrava, oltre le fabbriche saccheggiate e il groviglio della ferrovia, su Cervenakova e sua figlia Nikola e i loro soprammobili, molte ragazze ripetono la storia dei loro avi: ricevendo educazione che le quqalificano per lavori come aiuto cuoche e tuttofare.

"Sono stata alla differenziale per 9 anni. Il dottore aveva detto a mia mamma che non ero pronta per la scuola normale," dice Lycie Gorolova, una ragazza con poche possibilità in una città che conta il 28% di disoccupazione. "Nella mia classe eravamo 30 Rom e 4 bianchi. Volevo fare la fornaia o la parrucchiera, ma non ero qualificata. Ho dovuto scegliere tra assistente in cucina o donna di servizio. Mia madre è donna di servizio."

Storie simili si ripetono. Tutti sanno che anni nelle scuole differenziali, negano l'accesso alle superiori, diminuiscono le possibilità per il college o altri corsi avanzati.

Cervenakova dice che il futuro di Nikola è stato compromesso dalla scuola primaria, in un istituto differenziale. L'anno scorso è arrivata in una classe normale, ma si è trovata sempre indietro e più lenta delle sue compagne. Ha iniziato a marinare la scuola e cercare qualche lavoro. Ora, a 17 anni, frequenta l'ottavo grado. Nessuna ambizione, se non quella di sposarsi.

Dice: "Ho soltanto brutti ricordi."

"E' la mia primogenita" dice Cervenakova, il cui marito era autista al tempo del comunismo e attualmente è disoccupato. Gli altri figli - due ragazzi e una ragazza - frequentano la scuola normale e se la cavano bene.

C'è paura e un po' di rimpianto quando racconta cosa è capitato a Nikola: "Non sapevo come comportarmi quando il personale scolastico è venuto qui. Mi diedero un foglio di carta e mi dissero di firmare. Non lo feci. Nikola era troppo giovane per conoscere le conseguenze di ciò."

Dusan Cervenak, Rom cresciuto nel quartiere zingaro di Ostrava. Ha visto i suoi amici che lasciavano le scuole differenziali. Ha frequentato le classi regolari e oggi è un operaio lavoro apprezzato tra i Rom. Un omone con baffi sottili, Cervenak dice che la situazione difficile e le differenze culturali hanno mantenuto la comunità dalle altre generazioni.

"Nel passato la soluzione più facile era mettere i Rom nelle scuole differenziali. Molti non parlavano il ceco. Rimanevano indietro e non erano bravi studenti," dice."Le cose sono cambiate negli ultimi anni. Ora le scuole primarie hanno assistenti per i bambini Rom."

In città, quello che hanno costituito le compagnie di carbone anni fa sta sbiadendo. I quartieri residenziali sono degradati, crescono il crimine e la droga. Il cielo in compenso è pulito, ma in pochi sembrano apprezzare questa novità.

Jiri Smelik è stato dirigente di una scuola regolare per 13 anni. Il ruolino degli studenti è indicativo dei cambiamenti nel quartiere. Nei primi anni, l'8% degli studenti era Rom, oggi sono il 70%.

"Non voglio sembrare razzista," dice seduto nel suo ufficio al termine della giornata, mentre spazza il pavimento con una scopa. "Ma non credo nell'eguaglianza tra le persone. Mi spiace dirlo, ma in generale i Rom sono meno intelligenti."

Ha lasciato la sua dichiarazione sospesa; non la ha ritrattata.

Smelik dice che in 13 anni solo quattro degli studenti Rom sono andati alle superiori. Cita problemi sociali, povertà, ghetti e la mancanza di quella che chiama un'intelligentsia Rom. Sospira profondamente, tentando di mettere ordine nei suoi pensieri: "Spero di poter offrire una chance per una vita migliore," dice. "E' un lavoro che esaurisce. Provi duramente. 100volte e 100 volte ancora."

Cammina calmo lungo il corridoio, armeggiando con le chiavi ed mostrando alcuni ospiti. Blocca il portello e si dirige indietro verso il suo ufficio

By Jeffrey Fleishman, LA Times Staff Writer

 
Di Fabrizio (del 10/05/2006 @ 09:36:55, in scuola, visitato 2934 volte)

Strasbourg, France, 5 Maggio 2006 - Comunicato stampa - Diciotto ragazzi di etnia rom della Repubblica Ceca, costretti a frequentare scuole differenziali, discuteranno il loro caso alla Corte Europea dei Diritti Umani. I ragazzi chiedono alla più alta istanza della Corte, la Camera Grande, di pronunciarsi in merito, così da stabilire un precedente significativo per tutti i gruppi di minoranza etnica d'Europa.

Il caso D.H. e Altri contro la Repubblica Ceca, intende porre termine alla diffusa pratica di discriminazione nell'Europa Centrale e del Sud Est, dove è pratica comune mettere i bambini rom in classi er ritardati mentali, senza riguardo alle loro reali abilità intellettuali.

Chiedendo alla Camera Grande di discutere il loro caso, i richiedenti hanno ricordato quanto disposto dall'art. 14 della Convenzione Europea sui Diritti Umani (Vedi ndr.) sul divieto di discriminazione. Nel momento in cui l'Europa è impegnata sui temi della diversità etnica e razziale, la capacità delle legge e dei tribunali di assicurare pari trattamento è di estrema importanza.

Il caso fu presentato la prima volta nel 2000 alla Corte Europea dei Diritti Umani. A febbraio 2006, la Seconda Sezione del Tribunale sentenziò che i ragazzi rom subivano un trattamento ostile a priori, che tuttavia non provava l'intento del governo ceco nel discriminarli.

"La richiesta offre alla Corte una opportunità ulteriore nel dimostrare la vitalità della Convenzione Europea nel proteggere dalla discriminazione tutte le minoranze d'Europa," ha detto James A. Goldston, Direttore Esecutivo di Open Society Justice Initiative e consiglieri dei richiedenti: "Se questo caso non viola quanto disposto in materia di discriminazione dall'articolo 14, non vedo come sia possibile inquadrarlo."

In anni recenti, la Corte Europea si è appellata più volte all'articolo 14  in casi politici o di giustizia criminale. Meno spesso è successo di occuparsi di questioni relative alla vita pubblica, incluso la scuola. Il caso in questione da l'opportunità di affrontare questi temi.

Gli studenti ritengono che il parere della Seconda Sezione offre un'interpretazione restrittiva del concetto di discriminazione, inefficace per offrire una protezione efficace secondo quanto stabilito dalle leggi europee. [...] Ciò sarebbe particolarmente inappropriato nei casi come quelli di D.H. e Altri contro la Repubblica Ceca, dove esiste l'evidenza che i Rom sono trattati meno favorevolmente degli altri cittadini e senza alcuna ragione.

L'evidenza consiste:

  1. le attuali ammissioni del governo ceco che un numero sproporzionato di Rom sono mandati alle scuole speciali - sulla base di test concepiti per non-Rom - anche quando il loro sviluppo mentale è nella media o superiore;
  2. statistiche dettagliate e complete che evidenziano che i Rom nella città di Ostrava sono quotidianamente sottoposti a discriminazione e segregazione scolastica;
  3. diversi documenti e testimonianze sulle discriminazioni scolastiche in tutta la Repubblica Ceca.

Dimitrina Petrova, Direttrice Esecutiva di European Roma Rights Center, che aveva presentato il caso, ha dichiarato: "La segregazione dei Rom in scuole e classi separate rimane un problema aperto attraverso tutta l'Europa e deve essere affrontato."

La richiesta alla Camera Grande: http://www.justiceinitiative.org/db/resource2?res_id=102627

Ulteriori informazioni: www.errc.org e www.justiceinitiative.org.

Contact: Dimitrina Petrova +36 1 413 2200 (Budapest)
Contact: James A. Goldston +1 212 548 0118 (New York)

The Open Society Justice Initiative, an operational program of the Open Society Institute (OSI), pursues law reform activities grounded in the protection of human rights, and contributes to the development of legal capacity for open societies worldwide. The Justice Initiative combines litigation, legal advocacy, technical assistance, and the dissemination of knowledge to secure advances in the following priority areas: national criminal justice, international justice, freedom of information and _expression, and equality and citizenship. Its offices are in Abuja, Budapest, and New York.

 
Di Fabrizio (del 05/05/2006 @ 09:50:55, in scuola, visitato 1980 volte)
 
Di Fabrizio (del 03/05/2006 @ 11:02:54, in scuola, visitato 1621 volte)

Nel quadro del progetto Minority studies Society Studii Romani, sponsorizzato da Open Society-Institute di Sofia, è stata creato l'Archivio Librario "Studii Romani".

I materiali raccolti includono libri ed articoli accademici, pubblicazioni di organizzazioni rom, audio e video, posters e depliant (in tutto oltre 1000 testimonianze, 547 libri e 45 periodici bulgari e mondiali).

Come parte separata ma integrante della Libreria Specializzata, è la Collezione Speciale del Museo dei manufatti, sezione del Museo Nazionale Etnografico. La Libreria Specializzata e l'archivio "Studii Romani" sono parte dell'Accademia Bulgara delle Scienze. Durante gli orari di apertura pubblica l'ingresso è libero, secondo le norme del sistema delle biblioteche.

Sofia 1000, Moskovska str. 6a - Bulgaria
E-mail: romanilibrary@yahoo.com - studiiromani@geobiz.net
Apertura: lunedì, mercoledì, venerdì - 09.00-12.00, 13.00-17.00
http://www.studiiromani.org

 
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