Rom e Sinti da tutto il mondo

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 22/02/2009 @ 09:31:33, in media, visitato 1634 volte)

Da corriere.it (una risposta a Beppe Sevegnini)

Caro Beppe,

nella tua risposta a Massimo Burioni (20 febbraio) ti domandi: «Dove sono gli zingari a Berlino? Buon titolo per un'inchiesta: non se ne vede in giro uno». Vorrei fare alcune precisazioni in proposito.

In Germania ci sono 110 mila-130 mila tra rom e sinti - sia di cittadinanza tedesca che stranieri. Quelli tedeschi sono riconosciuti come minoranza nazionale. Magari non li vedi perché in Germania sono riusciti ad adottare politiche di integrazione e inserimento che qui da noi sono troppo all'avanguardia, per cui non mendicano o rubacchiano per le strade (e sottolineo che anche da noi sono una minoranza quelli che lo fanno) né vivono nei campi «nomadi». Da noi i rom italiani non sono stati riconosciuti come minoranza, seppure esista una legge che ne riconosce ben dodici, e che li ha esclusi imponendo criteri per il riconoscimento tra cui anche loro rientrano. Del resto, da noi il «problema» viene trattato come «emergenza sicurezza», per cui i rom devono essere cacciati (che siano italiani o stranieri poco importa), non aiutati a integrarsi.

Ultima precisazione: credo che la gente inorridirebbe se ti sentisse chiamare un africano «negro». Quindi, che i rom e i sinti vengano chiamati con il loro nome, e non «zingari» (che è offensivo) o «nomadi» (che è scorretto). Il fatto che vengano chiamati nomadi serve solo a perpetuare il pregiudizio per cui loro possono solo vivere nei campi, che lo vogliano o meno. Non dico che sia tutta colpa degli organi d'informazione se ci sono problemi da una parte e dall'altra, ma forse, se iniziassero a usare quanto meno una terminologia adatta, a non strumentalizzare le notizie a tutti i costi limitandosi a riportare dati effettivi e non di comodo, e se facessero una vera campagna d'informazione corretta, già sarebbe un passo avanti.

Claudia Tavani, taffani@hotmail.com

 
Di Fabrizio (del 21/02/2009 @ 09:15:52, in media, visitato 1860 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Ieri (15 febbraio 2009), la STV (Televisione Serba) ha trasmesso un documentario abbastanza lungo dedicato agli orsi ballerini in Serbia. L'idea di partenza era rispettabile, promuovere l'azione della branca bulgara della OnG austriaca Vier Pfoten (Ita. Quattro Zampe, Bulg. Четири Лапи) di soccorrere tre orsi, che sono stati letteralmente torturati durante decenni per farli ballare,e fornire loro corrette condizioni di vita per gli ultimi anni delle loro vite. I nomi dei tre orsi sono: Marko, Kasandra e Milena, da Požarevac e Kuševac (Serbia meridionale).

Tutto apprezzabile eccettuato il fatto che il commentatore ha insistito per tutto il tempo che gli addestratori degli orsi fossero Rrom - che è una calunnia, dato che i proprietari e gli addestratori nel documentario erano tutti di etnia rumena (più precisamente Moeso-Rumeni: Rumeni autoctoni della Serbia meridionale, in serbo "Vlasi" o "Karavlasi"). E' gente davvero miserabile, illeterata e arretrata, ma miseria, illeteratezza e arretratezza non si convertono per forza in "Zingari". Sono rumeni, parlano rumeno (e serbo), non il romanes, vivono in aree rumene, non si sposano con i Rrom, quindi perché mai devono essere etichettati come Zingari nel film, incluso da Acković (un politico e giornalista serbo) in un'intervista? Soltanto perché incontrano il cliché (non la realtà) degli "Zingari"?

Gli addestratori d'orsi Moeso-Rumeni sono ben conosciuti nella regione come crudeli e senza pietà verso i loro animali, [...] mentre gli addestratori Rromani, com'è evidente in Macedonia, Bulgaria, Grecia, Turchia, ecc..., trattano i loro orsi come grossi gatti, con pazienza e conoscenza della psicologia animale riconosciuta. L'opposto degli addestratori rumeni d'animali.

Inoltre, il film è molto impressionante, con sequenze di crudeltà contro questi animali e lascia un marchio potente e definitivo di odio contro i "criminali Zingari" nella mente di migliaia di bambini, che hanno visto il programma domenica pomeriggio alla TV. Questo è uno dei modi in cui l'antiziganismo viene costruito poco a poco nelle giovani generazioni in diversi paesi. So che sarà difficile proibire il film o chiedere al produttore di cambiare il commento, ma è un'azione che vale lo sforzo.

Musko, iz Srbije

ternikano_berno@yahoo.fr

 
Di Fabrizio (del 20/02/2009 @ 09:31:55, in media, visitato 1876 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro:

19.02.09 All’alba circa 30 carabinieri sono arrivati svegliando bruscamente i rom rumeni dell’insediamento e facendo uscire tutti fuori dalle baracche al freddo. I bambini piangevano per lo spavento.

Inizialmente non è stato permesso ad alcuno di portare i figli a scuola. Poi gli uomini sono stati rastrellati e condotti in caserma per l’identificazione. Solo a quel punto le donne sono potute uscire e accompagnare i piccoli dagli insegnanti.

Erano presenti tre telecamere e come in una precedente occasione tutto sembrava essere il frutto di un’operazione mediatica. Ne avremo la conferma più tardi, quando davanti alla caserma dei carabinieri di Tor Tre Teste intercettiamo giornalisti di La7 , Tg2 e Roma 1 : “ci hanno chiamato stamani alle 4, ci hanno chiesto di filmare i controlli in un insediamento rom”. Le operazioni si stanno concludendo con la schedatura, le impronte digitali e le foto. Andranno presumibilmente avanti per tutta la mattinata.

Occorre dare in pasto all’opinione pubblica qualche volto, far vedere che le solerti forze dell’ordine di fronte all’ “emergenza sicurezza”, o “emergenza stupri” o chissà cos’altro si muovono, agiscono, difendono cittadini inermi da orde di stranieri assetati di sangue.

Poco importa se ciò avviene sulla pelle di uomini, donne e bambini, sottratti al sonno e al riparo delle loro povere baracche, spaventati ed esposti al gelo, con pozzanghere ghiacciate.

Uomini che perderanno un giorno di lavoro, non retribuito. Bocche che andranno comunque sfamate, in qualche modo.

Sì perché gli uomini dell’insediamento di via di Centocelle, rom spoitori provenienti dalla città di Kalarasi, vicino Bucarest, ogni mattina piuttosto che andare a stuprare o rapinare si recano a raccogliere ferro e alluminio per lavorarlo e rivenderlo, o a riciclare materiale inutilizzato, o a svuotare cantine, fare traslochi, lavorare come muratori, come colf e badanti nel caso delle donne, rigorosamente in nero.

Le ore trascorrono, la tensione scende, veniamo fatti entrare a parlare con le persone sottoposte all’identificazione. I carabinieri si mostrano ora disponibili e gli stessi rom appaiono meno spaventati, quasi rassegnati.

Christian Picucci

 
Di Fabrizio (del 20/02/2009 @ 09:13:31, in media, visitato 1646 volte)

Da Romano Liloro

Carissimi. Te Aven Baxtale Romale!

Vi prego di osservare che il programma radiofonico della Radio Svedese in romanes, Radio Chachimo cambierà dal 27 febbraio 2009.

La nostra nuova programmazione avverrà dalle 14.00 alle 15.00 ogni ultimo martedì del mese.

I nostri programmi sono trasmessi nell'Europa del Sud ed in Medio Oriente dalle 21.00 alle 22.00 UTC su onde corte 140 kHz.

E' anche possibile ascoltare i programmi in tempo reale tramite Internet www.sr.se/romanil

Quanti vogliano dire qualcosa nei nostri programmi sono invitati a prendere contatto con noi:

Se voleste contattarmi, come capo produzione di Radio Chachimo, o qualsiasi altro dei produttori dei programmi in romanes della Radio Svedese, potete inviare una mail a

Grazie per ascoltare i nostri programmi! Najisaras/Parekeras Kaj sunen amen!

But Baxt tumenge khatar o Radio Chachimo.

Agnes Lakatos

 
Di Fabrizio (del 18/02/2009 @ 09:11:12, in media, visitato 2292 volte)

Su Internet esplode la rabbia razzista. Facebook: 176 mila inviti all'odio

F. MOSCATELLI, F. POLETTI MILANO - «Dopo la spazzatura di Napoli bruciamo gli extracomunitari fuori legge». «Se li trasformiamo in pellets per la stufa ke puzza in casa! Cacciamo tutti questi zingari». «Ai perbenisti: andatevene a quel paese! Vi pare che dobbiamo farci delle remore?». Benvenuti nel gruppo di Facebook «Trasformiamo gli zingari in pellets», 12.451 associati. Interessi comuni: salute e benessere. Tema discusso: risparmio energetico. Basta voltare pagina e si trova un altro «gruppo di amici», 9631 per l’esattezza, che si scambiano altri messaggi: «Accendi anche tu un fiammifero per dare fuoco a un campo rom». Di community anti-zingari, fra gli indirizzi italiani del più celebre social network del pianeta, ce ne sono centinaia: «Molotov sui campi rom», «Più rhum, meno rom», «Liberiamo Brescia dagli zingari». Everyone, una ong per i diritti umani che si è presa la briga di contarle, si è arresa pochi giorni fa a quota 176 mila utenti iscritti.

«Aumentano ora dopo ora - confermano Roberto Malini e Dario Picciau, responsabili della ricerca -. Su Facebook siamo abituati a trovare di tutto, anche chi inneggia alla mafia. Ma c’è spazzatura e spazzatura: dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza sembra che i gruppi intolleranti facciano reclutamento online». Ma non aspettatevi che dietro al monitor ci siano i soliti estremisti naziskin. Le facce pulite di chi se la prende con zingari ed extracomunitari raccontano altro: padri di famiglia, universitari, ragazze, mamme preoccupate e persino un poliziotto. «Qualunque magistrato potrebbe indagare per incitamento all’odio razziale - spiega l'avvocato Mariella Console dell'Asgi, un'associazione di legali che si occupa dei diritti dei migranti. In realtà si muove poco o niente. E molti marciano sull’impunità».

«Con la scusa della libertà d'espressione si diffonde una cultura molto pericolosa - confermano gli avvocati fiorentini Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi -. Oscurare i siti è un'operazione lunga e complessa». Tanto, se non si trovano su Facebook, si incontrano allo stadio tra svastiche e insulti ai calciatori di colore. Altrimenti si vedono ai concerti. Il tam tam è in Rete. Il genere si chiama Nazirock. I Gesta Bellica di Verona hanno scritto la canzone «Il capitano», come Erich Priebke, ufficiale delle SS alle Fosse Ardeatine. Il filone nostalgico tira sempre. Se il saluto romano è pericoloso - ci sono pur sempre la legge Mancino e la Costituzione - basta uno stemma sul giubbotto. Basta il doppio numero «88», chi vuol capire capisce. H è l’ottava lettera dell’alfabeto. «88» fa HH, che tradotto vuol dire Heil Hitler. Poi ci sono i testi sui problemi di oggi e i nemici di sempre. Sempre i Gesta Bellica se la cantano: «Tu rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco senza onore». I «Cuore nero» inneggiano alla «legittima offesa». Ma alla fine tornano sempre lì, allo stadio: «La curva frana sulla polizia italiana, quei figli di puttana». La polizia italiana li tiene d’occhio. I dati sono frammentari perchè non si capisce mai dove finisca la noia di vivere e dove cominci il razzismo.

Nel 2006 in Italia sono state registrate 97 aggressioni a sfondo xenofobo. Nel 2005 erano state 61. I processi e le retate per fatti specifici o per la legge Mancino non si contano. Forza Nuova, 108 mila preferenze alle ultime elezioni politiche, è il volto presentabile. Il Veneto Fronte Skinhead si muove solo nel Nord-Est. Il gruppo Orion lo conosce nessuno. Sul sito ieri si ricordava il genetliaco di Hans F.K. Guenther «cattedra di antropologia a Jena, nazionalsocialista dichiarato, vittima delle “persecuzioni democratiche dei vincitori” dopo il ‘45». Citazione raffinata. Che fa a pugni con quelli che a sentire la parola Hobbit pensano al gruppo rock, mica a J.R.R. Tolkien. Citato almeno quanto Ezra Pound, che ha dato il nome a Casa Pound a Roma, il primo centro sociale della destra radicale in Italia, area Fiamma tricolore. Seguito a Milano da Cuore Nero, che promuove decine di incontri. Dove i libri sul revisionismo vanno forte. Dove si ascolta Radio Bandiera Nera. E se no ci si incontra in Rete.

 
Di Fabrizio (del 10/12/2008 @ 13:03:05, in media, visitato 1492 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

"Politica e informazione - con poche lodevoli eccezioni - ignorano o guardano con fastidio all'enorme capitale della 'società civile responsabile' che difende i diritti umani reagendo all'ingiustizia, alla violenza e all'oppressione con azioni quotidiane ed efficaci" Lo denuncia del coordinatore della 'Tavola della pace', Flavio Lotti che oggi, 'Giornata internazionale dei Diritti umani', ha indetto proprio davanti alla sede Rai di viale Mazzini a Roma una manifestazione nazionale.

"Se si vuole difendere davvero i diritti umani e, allo stesso tempo, tentar di uscire dalla grave crisi che stiamo vivendo non si può fare a meno di ascoltare e valorizzare quel capitale enorme rappresentato dalla 'società civile responsabile' che ha scelto di reagire all'ingiustizia, alla violenza e all'oppressione con azioni quotidiane ed efficaci" - afferma Lotti. "Sono migliaia i cittadini, giovani, amministratori locali, insegnanti, gruppi, associazioni, organizzazioni ed Enti Locali che dedicano una parte importante del proprio tempo, delle proprie competenze e del proprio denaro per difendere e promuovere i diritti umani, per diffondere solidarietà, moltiplicare la cooperazione, promuovere la giustizia sociale, accrescere la consapevolezza, sollecitare la partecipazione, costruire la cultura della pace, della nonviolenza e dei diritti umani" - prosegue Lotti.

"Ma - ribadisce il coordinatore della 'Tavola della pace' - questo capitale enorme testardamente non viene valorizzato, non lo si vuole né mostrare né ascoltare". "La politica e l’informazione (con poche lodevoli eccezioni) lo ignora o lo guarda con fastidio" - prosegue Lotti. "O servi a qualcuno o sei cancellato" - sottolinea Lotti ricordando anche "i tentativi di strumentalizzazione e le pacche sulle spalle".

"Ma se la politica e l’informazione ignorano i difensori dei diritti umani e i costruttori di pace non sono né una politica né un’informazione di pace" - ribadisce il coordinatore della 'Tavola della pace'. "Allo stesso modo, un governo che non riconosce, valorizza e sostiene i propri cittadini che s’impegnano personalmente e spesso gratuitamente, a costo di piccoli e grandi sacrifici, per costruire pace, giustizia, rispetto dei diritti umani non è un governo di pace. E questo ci fa solo del male" - conclude Lotti.

Per questi motivi la 'Tavola della pace' ha deciso di celebrare la Giornata internazionale con una manifestazione davanti alla sede Rai di viale Mazzini a Roma alla quale hanno aderito numerosissime realtà della società civile italiana tra cui il 'Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani', Federazione Nazionale Stampa Italiana, UsigRai - Sindacato Giornalisti Rai, Libera, Acli, Arci, CGIL, Legambiente, Missione Oggi, Mosaico di Pace, Focsiv, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Asal, Intersos per citare solo le principali.

Davanti ai cancelli della sede Rai di Roma verrano letti gli articoli della 'Dichiarazione Universale dei Diritti Umani', della Costituzione Italiana e del Contratto di servizio RAI. In un recente messaggio titolato "Cara Rai...", la 'Tavola della pace' ha ricordato ai vertici di viale Mazzini la natura di "servizio pubblico" della Rai e che "i diritti umani hanno bisogno" della Rai. "Senza di te i diritti umani sono violati e i responsabili restano impuniti. Centinaia di milioni di persone, in Italia e nel mondo, sono senza voce: hanno disperato bisogno della tua attenzione" - sottolineava Lotti.

Insomma, conclude Lotti "i diritti umani interrogano la politica, ma la politica ancora non risponde". "Per questo abbiamo deciso di promuovere oggi 10 dicembre una Giornata nazionale d’Azione per i diritti umani: 201 manifestazioni in 159 città italiane per promuovere una nuova agenda della politica".

Interverranno tra gli altri:

I bambini e i maestri delle Scuole Elementari Pistelli e Manetti di Roma

Luciana Alpi, mamma di Ilaria

Maria Grazia Giannichedda, Forum Salute Mentale, Presidente Fondazione Basaglia

Padre Sivio Turazzi, Missionario in Congo - Chiama l'Africa

Pietro Barbieri, Salvatore Nocera, F.I.S.H. – Federazione Italiana Superamento Handicap

Giuseppe Giulietti, Giorgio Santelli, Giuliano Santelli, Angelo Giacobelli, Articolo 21

Andrea Vianello, Elisa Marincola, Duilio Gianmaria, David Sassoli, Santo della Volpe, Giampiero Bellardi, Antonio Di Bella, Beppe Muraro, giornalisti Rai

Valentina Amurri, Linda Brunetta, Benedetta Buccellato, Ugo Gregoretti, Citto Maselli, Michele Mirabella, Biagio Proietti, Nino Russo del Coordinamento Emergenza Cultura

Michele Curto, Romina Carpuci, Florin Dragon, Dado

Nazzareno Guarnieri, Graziano Halilovic, Najo Azdovic, Meo Ametovic, Federazione Rom e Sinti Insieme

Andrea Olivero, ACLI

Paolo Beni, Raffaella Bolini, Filippo Miraglia ARCI

Fulvio Fammoni, Gian Franco Benzi, Paolo Serventi Longhi, Kurosh Danesh, Stefano Cecconi, CGIL

Cecilia Brighi, Cisl

Francesco Cavalli, VicePresidente del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Comune di Riccione (RN)

Nicola Zingaretti, Presidente Provincia di Roma

Paolo Pacifici, Sindaco di Campello sul Clitunno

Piras Pisangela, lavoratrice precaria

Francesca Fusetti, lavoratrice in mobilità

Mohamed Rabi, Segretario delegazione palestinese in Italia

Ilaria Ioculano, familiare delle vittime di mafia

Valeria Carreri, Unione degli studenti

Luca De Zolt, Rete degli studenti Medi

Don Tonio Dell’Olio, Gabriella Stramaccioni, Libera – Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie

Daniele Masala, Campione olimpionico

Patrizio Gonnella, Associazione Antigone

Roberto Morrione, Gaetano Liardo, Libera Informazione

Roberto Natale, FNSI

Marina Ponti, Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio

Pierangelo Frammartino, Fondazione Angelo Frammartino

Mauro Palma, Comitato europeo per la prevenzione della tortura

Vittorio Cogliati Dezza, Maurizio Gubbiotti, Legambiente

Lucio Babolin, Don Armando Zappolini, CNCA–Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienza

Nella Condorelli, Simona Mastroianni, Zenab Ataalla Women in the City

Igiaba Scego, Giornalista e scrittrice somala

Girolamo Grammatico, Rivista Shaker

Susanna Fantino, Presidente del IX Municipio di Roma

Mario Betti, ex deportato campo di sterminio di Flossenburg

Aladji Cellou, rifugiato Guinea

Fabio Alberti, Un Ponte per....

Francesco Martone, Afgana.org

Dechen Dolkar, Associazione Donne Tibetane - Italia

Arnaldo Capezzuto, Giornalista

Federica Musetta, Unione degli Universitari

Eugenio Melandri, Comune di Genzano (RM)

Raffaella Bolini, Filippo Miraglia ARCI

Sergio Silvestrini, Michele Di Biase, Aniep - Associazione Nazionale per la difesa e promozione dei diritti sociali e civili degli handicappati

Anna Maria Berardi, Arciragazzi

Armando Siciliano, Accademia La Fucina Messina

Barbara Bastianelli, Premio Ilaria Alpi

Dante De Angelis, macchinista FFSS

Don Fabio Corazzina, Pax Christi Italia

Edgardo Olimpo, Articolo 11 Promotori di pace (Santa Maria Capua Vetere)

Elide Taviani, Giusi Dante, ASAL

Enrico Paissan, Forum Trentino per la Pace

Federica Fumagalli, Associazione Mondo senza Guerre

Filippo Fossati, Ivano Maiorella UISP – Unione Italiana Sport per Tutti

Francesco Breviario, Cisl BG

Francesco Botti, Gianni Bruschi attori referenti dell'Associazione Nausika Scuola di Narrazioni

Gennaro Angelo Sguro, Associazione Internazionale di Apostolato Cattolico

Gino Barsella, Campagna Sdebitarsi

Giovanni Battista Zeppa, Presidente Circolo ARCI- UISP Montefalcone (BN)

Guido Barbera, Nicola Perrone, CIPSI

Isabella Massafra, Emmaus Italia

Lisa Clark, Beati i Costruttori di Pace

Marco Asunis, FICC–Federazione Italiana dei circoli del Cinema

Mario Orrù, ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà

Nicola Vallinoto, Paolo Acunzo, MFE -Movimento Federalista Europeo

Nino Sergi, Intersos

Sergio Bassoli, PROSVIL – Progetto Sviluppo - CGIL

Roberto Biselli, Teatro di Sacco

Sergio Marelli, Teresa Reale, Cecilia Dall’Olio, Volontari nel Mondo- FOCSIV

Simona Bassano Di Tufillo, fumettista

Teresa Tombesi, Tavolo per la pace Val di Cecina

Vitus Rubianto, Missione oggi

Alberto Servadei, Comune di Faenza (RA)

Alessandro Federico, Comune di Tivoli (RM

Alfonso Colombatti, Comune di Aviano (PN)

Antonio Armenante, Comune di Cava de’Tirreni (SA)

Antonio Vacca, Provincia di Cagliari

Antonella Canonici, Comune di Certaldo (FI)

Carlo Ibba, Comune di Samassi (VS)

Ezio Barbetta, Comunità Montana Cusio Mottarone

Fiorenzo De Felice, Comune di Vicovaro (RM)

Francesco Bicciato, Comune di Padova

Francesco Vendramin, Comune di Mira VE)

Franco Ceccarini, Comune di Collecchio (PR)

Giuseppe De Santis, Comune di Bari

Giuseppe Guttadauro, Comune di Tavarnelle Val di Pesa (FI)

Isadora D’Aimmo, Provincia di Napoli

Luigi Puca, Provincia di Teramo

Luisa Incoronato, Comune di Ladispoli (RM)

Michelangelo De Matteo, Comune di Villarbasse (TO)

Michele Bianchi, Comune di Rosignano Marittimo (LI)

Serenella Pallecchi, Comune di Colle di Vald'Elsa (SI)

Simone Guerra, Comune di Terni

Flavio Lotti, Tavola della pace

 
Di Fabrizio (del 07/12/2008 @ 09:26:33, in media, visitato 1297 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Radio Cingene sarà in onda dal 9 dicembre alle ore 11.00 (ora turca) e trasmetterà sino alle 18.00. Dal 9 dicembre le trasmissioni saranno tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00.

Tutto ciò che dovete fare è visitare il sito www.cingeneyiz.org e cliccare sul bottone "radyo çingene" in alto sulla homepage, oppure collegarvi al seguente indirizzo: http://www.cingeneyiz.org/radyo.htm

 
Di Fabrizio (del 12/11/2008 @ 09:37:11, in media, visitato 1309 volte)

Segnalato da Paolo Andreozzi

[ricevo da Beatrice Montini e volentieri inoltro] Sono una giornalista e scrivo per segnalare un'iniziativa GIORNALISTI CONTRO IL RAZZISMO che stiamo portando avanti attraverso il sito http://www.giornalismi.info/mediarom/
Al momento stiamo cercando di diffondere e far discutere sulla campagna "Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)" (anche nomade, zingaro, extracomunitario, ecc ).
Da ieri l'agenzia Dires ha deciso di eliminare dai suoi lanci queste parole. Copincollo qui sotto il lancio dell'Ansa.

(ANSA) - ANCONA, 10 NOV - Da oggi i lanci quotidiani del notiziario DiReS - frutto della collaborazione tra l'Agenzia Dire (Canale Welfare) e l'Agenzia Redattore Sociale - non conterranno più la parola "clandestino". L'iniziativa, spiega una nota, è maturata anche in seguito all'appello lanciato dal gruppo Giornalisti contro il razzismo.
«Oltre a essere impropria, la parola ha sempre più assunto nell'immaginario collettivo un'accezione offensiva e spesso criminalizzante, che rischia di estendersi a tutta la popolazione immigrata - dice il direttore di Redattore Sociale, Stefano Trasatti -. Eliminarla dal nostro notiziario ci sembra una scelta doverosa e di rispetto della dignità delle persone straniere». «L'uso di un linguaggio corretto - aggiunge il direttore di Dire, Giuseppe Pace - è sempre importante per un'agenzia di stampa, ma lo è ancora di più quando si trattano fenomeni, come l'immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo».
Al posto dalla parola "clandestino", che verrà usata solo in eventuali dichiarazioni tratte da comunicati stampa e riportate tra virgolette, o se necessaria per riportare fedelmente il contenuto di un'intervista, saranno preferiti termini come irregolare, migrante, immigrato, rifugiato, richiedente asilo, persona, cittadino, lavoratore, giovane, donna, uomo. Sarà evitata anche la parola "extracomunitario", a meno che non sia essenziale per chiarire aspetti tecnico-giuridici.

 
Di Fabrizio (del 08/11/2008 @ 09:12:58, in media, visitato 1454 volte)

Datato (23 ottobre), ma vale la pena tenerlo a mente. Da Internazionale.it

Di John Foot - Un giornalismo pigro, cattivo e irresponsabile aumenta le paure infondate delle persone

Nel maggio del 2008 sulla Repubblica è apparso questo titolo: "Catania, arrestati due rom: ‘Hanno tentato di rapire mia figlia"'. Secondo l'articolo, tuttora disponibile sul sito del giornale, "una coppia di rom" era stata "arrestata dalla polizia per aver tentato di rapire una bambina di tre anni nel centro commerciale Auchan di San Giuseppe La Rena a Catania".

L'articolo forniva una serie di particolari su quel "tentato rapimento". Era una vicenda sconvolgente: cosa c'è di peggio di un sequestro di bambini in un luogo pubblico? Per qualsiasi genitore è il peggiore degli incubi.

Dopo quegli arresti molti rom sono stati cacciati da Catania. Poco tempo prima, vicino a Napoli, alcune persone avevano dato fuoco a un campo rom dopo un fatto analogo.

C'è solo un piccolo problema: la storia non era vera. I giovani "rom" (che tra l'altro avevano un nome e un cognome: Viorica Zavache e Sebastian Neculau) sono stati prosciolti dal tribunale in settembre, dopo aver passato quattro mesi in carcere senza aver commesso nessun crimine.

L'avvocato difensore di Zavache e di Neculau ha spiegato il loro arresto con il clima di intolleranza del tempo. Da allora la situazione non è migliorata. E ci sono forti dubbi anche sul caso di Napoli, che aveva portato all'incendio del campo rom. Stranamente l'unico quotidiano a dare il giusto spazio alla cosa è stato il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, che ha pubblicato la notizia del proscioglimento in prima pagina.

Le voci che puntano a creare un clima di panico nei confronti degli "zingari che rubano i bambini" circolavano già da anni. Fanno parte di un mito xenofobo, di uno stereotipo che si può mettere sullo stesso piano di tanti altri, che riguardano gli ebrei o altri gruppi etnici o perfino "i comunisti".

Durante l'ultima campagna elettorale, per esempio, Silvio Berlusconi ha detto seriamente che sotto Mao i cinesi "facevano bollire" i bambini "per concimare i campi". Gli insegnamenti che si possono trarre da questa vicenda sono tanti e importanti, e hanno a che fare con il giornalismo, con la paura e con la verità.

Il giornalismo e l'etica. I giornalisti hanno il dovere morale e professionale di raccontare quello che succede nel mondo. Ma tutti sono innocenti finché la loro colpevolezza non è dimostrata da un tribunale. Salvo che in Italia.

Ho sempre trovato incredibile il modo in cui tanti giornalisti italiani accusano di reati persone innocenti. In questo caso, per esempio, un giornalista di Repubblica ha preso una notizia dell'Ansa e l'ha riscritta (cosa che capita troppo spesso). Nel testo di partenza i "rom" erano "accusati" del reato. Per Repubblica l'avevano commesso. Accuse ipotetiche erano diventate fatti.

È un giornalismo non solo pigro e cattivo, ma anche irresponsabile. Quella "notizia" diffusa dalla stampa e da altri mezzi d'informazione ha direttamente provocato delle violenze e ha contribuito a esasperare un clima già pesante. I giornalisti dovrebbero sempre lasciare un margine di dubbio prima di informarsi meglio.

In Gran Bretagna non sarebbe mai stato celebrato un processo come quello ai due giovani. Se la stampa britannica avesse riferito quegli eventi così come ha fatto la Repubblica, il processo sarebbe stato annullato perché in quelle condizioni nessun giudice o giuria avrebbe potuto essere "obiettivo".

Tutti i giornalisti dovrebbero adottare un atteggiamento cauto e scrupoloso, ma succede spesso il contrario: viene spontaneo attizzare il fuoco, esasperare le tensioni, esagerare i timori. Una prova di serio giornalismo investigativo su questa vicenda, invece, è stata data da un gruppo di studenti dell'università di Catania, che pubblicano i loro articoli sul sito Step1.it. Gli studenti di giornalismo hanno fatto il lavoro che avrebbero dovuto fare i loro colleghi più anziani e più esperti.

La paura. Abbiamo spesso paura degli altri, di chi non è come noi, di chi è povero, di chi vive ai margini della società, di chi ha un aspetto diverso. E la paura è un sentimento potente, forse il più potente di tutti.

La paura conduce alla discriminazione, alla violenza, al desiderio di esclusione, a una "domanda di sicurezza". Inoltre la paura sposta voti. Come quello della vecchietta americana spaventata, che tutta tremante ha detto a John McCain che non si fidava di Barack Obama "perché è un arabo".

La paura crea illusioni, ti fa vedere cose che non esistono. E così va a finire che due giovani "rom" in un supermercato diventano potenziali rapitori di bambini.

La verità. Nel maggio del 2008 molti lettori di giornali italiani – di sinistra e di destra – leggono che in un supermercato di Catania "un rom ha tentato di sollevare la bambina dal carrello della spesa con l'aiuto di un uomo, anche lui rumeno". Passano quattro mesi e i due vengono prosciolti.

Le notizie pubblicate dal giornale erano false. Ma quei lettori oggi sanno la verità? Quasi certamente no. Il danno ormai è fatto. È troppo tardi. Nella società dello spettacolo in cui viviamo non contano più i fatti, conta chi strilla di più, anche se mente o si inventa le cose. Come ha scritto una volta Guy Debord, "nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso".

 
Di Fabrizio (del 03/11/2008 @ 08:49:27, in media, visitato 1654 volte)

Ricevo da Valery Novoselsky

Open Society Institute (OSI) e l'Archivio OSA annunciano Chachipe Youth, un concorso internazionale di fotografia per giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni. Il concorso segue quello tenuto nel 2007. (Chachipe significa verità, realtà o diritto in romanes).

Chachipe Youth invita i giovani ad adoperare la fotografia per presentare come vedono i Rom e le loro vite. Il concorso ha tre categorie: "La Mia Strada, il Mio Quartiere","La Mia Vita Variopinta" e "Cosa c'è di Sbagliato?" Una giuria internazionale consegnerà un premio di 1.000 €u ai vincitori nei tre gruppi di età: dai 12 ai 15 anni, dai 16 ai 19 anni e dai 20 ai 25 anni per ognuna categoria.

Le foto inviate al concorso devono essere state prese dall'inizio del 2005 in uno o più dei paesi partecipanti al Decennio dell'Inclusione Rom (http://www.romadecade.org): Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, Slovacchia e Spagna.

Chachipe Youth è un concorso fotografico online. Le foto possono essere inviate a http://photo.romadecade.org/, dove si può trovare le regole del concorso, dal 30 ottobre al 15 dicembre 2008. I risultati del concorso verranno pubblicati a gennaio 2009.

Una selezione delle migliori foto inviate a Chachipe Youth verrà esibita nella Galleria Centrale di Budapest all'inizio del 2009. Durante il 2009, OSI e e l'Archivio OSA intendono anche mostrare questa selezione dei lavori in altri paesi partecipanti al Decennio dell'Inclusione Rom.

Ulteriori informazioni:
Melinda Jusztin
E-mail: photo@romadecade.org
Tel: +36-30-250-2635

 

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