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\\ Mahalla : VAI : Kumpanija (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 08/03/2011 @ 09:14:32, in Kumpanija, visitato 1775 volte)

Segnalazione di Susanna Calti

Terra generatrice di vita, terra in cartapesta che contiene vita in varie forme, e testi su pergamena in lingua romanes, rumena, serbo-croata e italiana, realizzata dal gruppo di lavoro dei bambini di origine culturale rom residenti all’interno del Villaggio Attrezzato di via di Salone a Roma, insieme alle educatrici della Cooperativa Ermes Gessima Besson e Serena Stazi. BELLO!

 
Di Fabrizio (del 04/03/2011 @ 09:53:44, in Kumpanija, visitato 1356 volte)

Domenica 6 marzo dalle 12.00 alle 13.00 - Piazza degli Zingari (zona Monti), Roma

Per ricordarli a un mese dalla scomparsa, nell’incendio dell’insediamento in cui abitavano.

La sera di domenica 6 febbraio perdevano la vita nell’incendio che ha bruciato la loro abitazione Raul, Fernando, Sebastian e Patrizia, quattro bambini rom che vivevano a Roma con la propria famiglia, alloggiati in un riparo di fortuna in un accampamento nei pressi della Via Appia.

...Per non dimenticarli, e per ricordare tutte le persone che hanno perso la vita in questi anni negli accampamenti in cui molte comunità rom e sinte in Italia sono costrette ad abitare, la Sezione Italiana di Amnesty International, la Fondazione Migrantes, l’Associazione 21 Luglio e Popica invitano tutti a portare un fiore bianco a Piazza degli Zingari, luogo che testimonia i secoli di storia comune che uniscono la città di Roma alle comunità rom e sinte.

Se non potrete essere presenti fisicamente, vi chiediamo di manifestare la vostra vicinanza facendo recapitare dei fiori bianchi tra le 12.00 e le 13.00 tramite un servizio di consegna fiori a domicilio oppure contattando i fioristi della zona: http://bit.ly/fioristi_monti

Per spedire i fiori utilizzate i seguenti dati:
NOME E COGNOME: Fabio Ciconte (incaricato di Amnesty International)
INDIRIZZO: Piazza degli Zingari
LOCALITA': Roma
RECAPITO TELEFONICO: 3287284402
CAP: 00184
PAESE: Italia
ORARIO: mattina (tra le 12 e le 13)

Per informazioni: ufficiostampa@21luglio.com - L'appuntamento su Facebook

 
Di Fabrizio (del 02/03/2011 @ 09:53:59, in Kumpanija, visitato 1492 volte)

Da Bulgarian_Roma

Carissimi,

Il 30 dicembre scorso una Romnì bulgara è stata rapita a Rotterdam.

La ragazza è scomparsa il 30.12.2010. L'ultima volta è stata vista a Slinge, Rotterdam. Se avete notizie, prego contattate 0031624986313 o chiamate immediatamente la polizia nel vostro paese. Si chiama Monika Tanova, ha 25 anni, è alta 1,65, lunghi capelli neri/castano scuri ed occhi marroni.

Ulteriori informazioni ai seguenti link:

Breve video in lingua olandese, con sottotitoli in bulgaro:

Grazie in anticipo per l'aiuto e la collaborazione.

Roberto Marinov - rob_marinov@yahoo.com

 
Di Fabrizio (del 28/01/2011 @ 09:02:32, in Kumpanija, visitato 3037 volte)
 
Di Fabrizio (del 27/01/2011 @ 09:57:56, in Kumpanija, visitato 1741 volte)
 
Di Marylise Veillon (del 24/01/2011 @ 08:59:02, in Kumpanija, visitato 2874 volte)

Da Mundo_Gitano

Uno dei gruppi meno conosciuti del nostro paese sono i gitani. Sappiamo di loro, li abbiamo visti, ma non sappiamo quando arrivarono in Perù né come vivono, né quali sono i loro costumi. Carlos Pardo-Figueroa laureato alla PCUP e docente alle Università Ricardo Palma e di Ceprepuc, ha realizzato un'inchiesta interessante che unisce documentari ed etnografia.

Per conoscere meglio la storia dei gitani in Perù, ripropongo l'intervista che fece "Punto Edu" alcuni giorni addietro.

Plaza San Martín (Lima, anni 60)

Qual'è la storia dei gitani in Perù? Ce lo racconta questo ricercatore dell'Istituto Riva-Aguero e membro della Gypsy Lore Society, istituzione internazionale di studi gitani.

A partire di 1951, l'Istituto Riva-Aguero della nostra Università, offre tre borse di studio per la ricerca, a membri ordinari della suo istituto. Nel 2007, tra i beneficiari c'era Carlos Pardo-Figueroa Thays, per il suo progetto sui gitani nel nostro paese. Iniziò a lavorare nel gennaio 2008, raccogliendo informazioni orali tramite interviste e attingendo ad archivi giornalistici. Poi, dopo l'elaborazione dei dati di carattere etnografico, sintetizzò i suoi risultati in un "essai"il quale fu completato con del materiale audiovisivo di matrimoni, feste d'addio al celibato, il quale rifletteva le tradizioni dei gitani in Perù.

L'inchiesta si è conclusa nel novembre scorso e si spera di farne un libro.

Quali sono gli obiettivi di questa indagine?

Abbiamo due obiettivi principali. Il primo, storico è di approfondire la conoscenza di questa etnia così poco conosciuta nel nostro paese: come arrivarono, si stabilirono e divennero peruviani. Poi, ho proposto un'inquadratura di carattere etnografico e antropologico: descrivere alcuni elementi fondamentali della cultura dei gitani (matrimonio, religione, cibi, musica, parentado). Per questo ho proposto che dei due assistenti di ricerca concessi dall'IRA, uno sia di storia (Gabriella Adianzén) e l'altro di antropologia (Maria Elena Gushiken) ambedue provenienti dall'Università.

Da dove proviene questo interesse per i gitani?

Mi sono preoccupato di studiare le minoranze etniche in Perù, che si inseriscano in una tendenza storiografica che esiste a partire degli anni ottanta. Ci sono molte pubblicazioni sui cinesi, giapponesi, italiani, tedeschi... ma c'è stato poco interesse verso i gitani. A questo si somma un fatto circostanziale: nelle carte che mia madre conservava in casa, ho trovato un ritaglio di giornale il quale parlava dell'esistenza di un progetto del 1952, il quale mirava all'espulsione dei gitani del Perù. Questo destò la mia curiosità. Sarà anche un terzo elemento, il fatto che vivo nel distretto di La Victoria, nel quale si concentrano i pochi gitani che si trovano attualmente a Lima.

foto: Parco dell'Esposizione, vicino al Teatro La Cabana – Lima anni 50

Se vogliamo prendere caratteristiche dai gruppi che lei ha menzionato, come si può definire un gitano?

C'è una miscela enorme di culture dietro ai Gitani, però ci sono dei fili conduttori. Io li definisco come un'unione di gruppi etnici i quali condividono alcuni elementi, come abitudini migratorie, lingua o il fatto di essere organizzati in una società patrilineare, cioè che si organizzano in funzione dell'autorità maschile. Un quarto elemento è un'intensa endogamia, legata a una sorte di orgoglio razziale. Loro ci tengono a sposarsi tra di loro, appartenenti allo stesso gruppo e così a mantenere la consapevolezza del proprio lignaggio e preservarlo.

Si possono definire come una nazione, un gruppo etnico transnazionale e multinazionale, perché nei loro spostamenti hanno raccolto le caratteristiche dei luoghi che li hanno accolti. Prevale anche l'immagine del gitano esoterico, incluso quella dell'imbroglione. Molte di queste descrizioni provengono dalla letteratura spagnola. Quando domandiamo loro cosa pensano di quello che si dice di loro, dicono che a volta "i giusti pagano per i peccatori". Sono consapevoli di vivere in zone marginali e dello stile di vita che conducono, però bisogna essere cauti nel generalizzare.

Così come scrivevano i giornali del secolo scorso, le donne gitane erano impegnate principalmente nella divinazione. Sono ancora , nella maggior parte dei gruppi, dedite all'esoterismo, questa è l'immagine più diffusa che ne abbiamo.

A quali conclusioni è arrivato?

Che nel paese ci sono una diversità di gruppi gitani, e che la maggior parte di loro appartiene al gruppo Rom, dell'Europa dell'est. Riguardo alla storia, ci sono documenti che indicano che potrebbero essere arrivati nel XVI secolo, perché poi, ci furono delle normative che cercavano di evitare che continuassero a venire, a causa dell'immagine negativa che davano, e che veniva rafforzata dalla letteratura, oltre che per le accuse, come furti e imbrogli. In quanto all'aspetto etnografico, hanno una serie di particolarità, ma tuttavia almeno dall'inizio del XX secolo, fanno parte della società peruviana e sono totalmente integrati. Con questo non significa che abbiano perso le loro tradizioni; così come non possiamo dubitare che sono gitani, tanto meno possiamo dubitare che sono peruviani.

 
Di Fabrizio (del 13/01/2011 @ 09:13:29, in Kumpanija, visitato 1262 volte)

Buongiorno,
mi chiamo Simona e lavoro per una compagnia teatrale di Como, TEATROGRUPPO POPOLARE, presente da anni sul territorio della provincia con proposte legate a temi di interesse sociale e culturale: la compagnia nasce come associazione, con l'obiettivo di promuovere una cultura di pace e rispetto delle diversità, valorizzando l'incontro con l'altro attraverso una relazione mediata dal linguaggio teatrale.

Tanti sono gli interrogativi che stimolano la nostra ricerca, tante le perplessità che dialogano con la nostra "artistica" razionalità nel quotidiano lavoro di messa in scena della vita che ci circonda e delle storie che la animano.

Vi scrivo per sottoporre alla Vs. attenzione uno spettacolo teatrale che ci accompagna da qualche anno, ma che - drammaticamente - rimane attuale e significativo giorno dopo giorno.

Il titolo dello spettacolo è "La farfala sucullo" (premio "Teatro e Shoà" 2007): ambientato in un campo di concentramento, vede il protagonista zingaro raccontare la propria vicenda di reclusione personale affiancato da un musicista (cantante del gruppo Sulutumana - www.sulutumana.net) e il suono di una fisarmonica. Lo spettacolo non richiede particolari strutture o spazi dedicati e si presta a essere messo in scena anche presso istituti scolastici.
E' una rappresentazione molto suggestiva, che nell'alternarsi di parole e musiche riesce a trovare un canale comunicativo coinvolgente e partecipato: una proposta culturale che possa offrire conoscenza e quindi muovere le coscienze, perché il razzismo nasce in maggior luogo là dove si ignora.
In allegato la scheda tecnica.

Per approfondimenti e curiosità, invito a visionare il sito nel quale trovare informazioni sugli spettacoli (ci sono anche alcuni stralci video dello spettacolo in questione), oltre che la storia e i riferimenti dettagliati sulla compagnia.

Vi ringrazio per l'attenzione e rimango in attesa di un gentile riscontro

Simona Sabia
www.teatrogruppopopolare.it
334.2207596

 
Di Fabrizio (del 08/01/2011 @ 09:46:05, in Kumpanija, visitato 1439 volte)

2 da Radicali Italiani

E' morto a Roma per una grave forma di tumore Paolo Pietrosanti, membro del Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito. Nato nel giugno del 1960, giornalista e scrittore, è stato storico militante e dirigente radicale sin dalla fine degli anni '70. Iniziò il suo impegno politico partecipando attivamente all'organizzazione delle iniziative antimilitariste e nonviolente dei Radicali e della Loc (Lega degli Obiettori di Coscienza) negli anni '70 e '80, subendo anche un arresto a Comiso. Autore di analisi e documenti sulla nonviolenza e sulla lotta al razzismo e all'antisemitismo, è stato tra i più grandi diffusori in Italia del pensiero di Gandhi e Martin Luther King, autore tra l'altro di pubblicazioni, libri, interventi sui metodi della disobbedienza civile e della nonviolenza passiva. E' stato più volte candidato tra i capilista radicali alle elezioni europee, politiche e amministrative. Tra i principali temi che da sempre hanno caratterizzato il suo impegno, la campagna per la salvezza dalla pena di morte in Usa di Paula Cooper, quella per i diritti del popolo Rom, le azioni contro le dittature comuniste dell'Europa centro-orientale. Per queste ultime in particolare fu arrestato a Varsavia nel 1986 e subito dopo espulso. E' stato rappresentante all'Onu dell'Unione Internazionale dei Rom, oltre che Presidente onorario della prima organizzazione europea del popolo Rom. Tra i promotori del Partito Radicale Transnazionale alla caduta del muro di Berlino, si trasferì dal '90 al '93 a Praga, dove nacque un nucleo molto attivo di radicali impegnati sui temi transnazionali.

A causa della malattia perse la vista e dal 2000 si è battuto per la trasmissione della cultura e dei testi in formato audio-digitale a beneficio dei non vedenti, alla cui conclusione positiva dette un contributo determinante durante l'ultimo Governo Prodi, quando ebbe l'incarico dal Ministero dei Beni Culturali di trattare con gli editori la relativa convenzione.

E' possibile portare l'ultimo saluto presso la Clinica Villa Speranza (Via della Pineta Sacchetti, 235 – Roma) fino alle ore 12 di sabato 8 gennaio. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Prossimamente verrà svolta a Roma una cerimonia laica in sua memoria.

 
Di Sucar Drom (del 27/12/2010 @ 09:44:33, in Kumpanija, visitato 2274 volte)

Segnalazione di Eugenio Viceconte

Carlo Berini, SUCAR DROM, originally uploaded by hidden side

L'ultimo rom italiano sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz e partigiano dopo la fuga dal campo.

Carlo Berini, dell'Istituto di Cultura Sinta su Radio Popolare Roma, di Mirko Levak

Scarica l'intervista

 
Di Fabrizio (del 13/12/2010 @ 09:48:49, in Kumpanija, visitato 2144 volte)

Di Ernesto Rossi


Immagine da Archivio Romano Lil

AMILCARE DEBAR, detto Taro, sinto piemontese, staffetta e partigiano combattente (col nome di Corsaro) nella 48^ Bgt Garibaldi "Dante Di Nanni", comandata da Napoleone Colajanni "Barbato". È stato ferito nella battaglia delle Langhe. Nel dopoguerra è rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite a Ginevra; ha ricevuto il diploma di partigiano combattente dalle mani del Presidente Pertini.
Era nato a Pinerolo il 16.6.1927; è morto a Cuneo, dove viveva, pochi giorni orsono.

La sera del 26 aprile 2001 Taro intervenne alla Camera del Lavoro di Milano alla presentazione del libro "Orgogliosi di essere Rom e Sinti", curato da Mario Abbiezzi ed Ernesto Rossi, pubblicato dalla CGIL Regione Lombardia, con prefazione del suo Segretario Generale Mario Agostinelli e dedicato a Carlo Cuomo.
Taro avrebbe dovuto fermarsi quella sera a Milano, dopo il breve concerto del violinista rom George Moldoveanu, ospite del sindacato fino al giorno dopo per rilasciare delle interviste sulla sua esperienza partigiana.
Ma, ricordando le sue vicissitudini dell'immediato dopoguerra, e come avendo deciso di accettare il servizio nella polizia, offerto ai partigiani, e come trovandosi in una delle prime azioni a perquisire un campo sinto, ritrovasse, lui cresciuto in un orfanatrofio, la sua famiglia, fu preso da un'incontenibile emozione, tanto che decise di rientrare immediatamente a Cuneo.

Vogliamo, con questo ricordo e coi materiali allegati, che mettiamo a disposizione di tutti, contribuire al ricordo di un grande sinto, noto a troppo pochi, perché lo sia sempre più a molti.

Ernesto Rossi, presidente delle associazioni "Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti" e "Apertamente di Buccinasco"

°*°*°*°*°*°*°*°°*°*°*°*

Allegato 1 - Scheda dell'Istituto della Resistenza di Torino (estratto):
"nato a Pinerolo il 16.6.27
nome di battaglia Corsaro
14^ (sic) Brigata Garibaldi- in banda dal 20.1.44 al 7.6.45
vi è entrato dichiarando di provenire da Racconigi
"figura molto valida. Un uomo naturalmente capo. Notevole la sua capacità di risolvere i problemi" da quelli quotidiani della sopravvivenza alimentare alle decisioni operative di guerra.
Dopo il maggio '45 dimorava nell'accampamento storico di Cerialdo di Cuneo."

Allegato 2 - Registrazione della voce di Taro,
che riferisce in sinto piemontese alcune brevi note autobiografiche, con traduzione in italiano (dal sito "O Vurdón" di Sergio Franzese).

[...]

E inoltre:
***Nota sull'intervista filmata intitolata
"TARO UNA STORIA RESISTENTE"
1996, Betacam SP, 48' 51"
regia: Luciano Mattaccini
montaggio: Daniele Minutillo
fotografia: Marco Acciari, Luciano Mattaccini
Il racconto di Taro, un semplice partigiano che, dopo un breve periodo come staffetta partigiana, entra come
combattente nella 48° Brigata Garibaldi Langhe. Un lungo viaggio nella memoria, dal settembre '43 all'aprile
'45. Il ricordo della persecuzione del popolo zingaro, il piccolo Tarzan Sulic, il ricordo dell'amico fucilato.

Luciano Mattaccini (Roma, 1952). Specializzato in montaggio al Centro Sperimentale di Roma. Filmografia:
Indagini su una proiezione al di sopra di ogni sospetto (1988),
Un uomo fioriva (1993),
Los amigos de la calle (1994).


***Su Amilcare Debar esiste un articolo, pubblicato (anni '80?) sulla rivista "Patria" dell'ANPI nazionale.

 
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