Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 20/03/2011 @ 09:38:42, in Europa, visitato 1390 volte)

Segnalazione di Marco Cimarosti

Danilo Hudorovic e la sua famiglia vivono nell'insediamento informale di Gorica vas, insieme ad altre 70 persone. Danilo è padre di un bambino di quattro anni che, essendo particolarmente cagionevole di salute, ha bisogno di antibiotici. Questo padre non può garantire a suo figlio le medicine perché vive in una casa senza elettricità e gli antibiotici devono stare in frigorifero.
Una mamma che vive nell'insediamento Zabjak, a Novo mesto, tutte le mattine, anche d'inverno, prepara un fuoco fuori la sua baracca per riscaldare l'acqua e lavare i bambini prima che vadano a scuola.
Ruza Brajdiè ha 12 anni e non vuole più andare a scuola perché gli altri bambini la prendono in giro per il cattivo odore.


In Slovenia molte persone rom (tra i 7000 e i 12.000, ossia l'0,5% della popolazione slovena) vivono nelle condizioni di Danilo e Ruza. Segregati in insediamenti lontani da scuole, lavoro e negozi, abitano in case fatiscenti, baracche sovraffollate, senza servici igienici né elettricità, senza rete fognaria né acque di scolo. La gran parte dispone di una quantità d'acqua inferiore al minimo necessario stimato per le persone in condizioni di emergenza umanitaria. E se nei centri urbani il consumo pro-capite di acqua è tra 150 e 300 litri al giorno, in una considerevole parte degli insediamenti rom (il 20-30 per cento nel sud-est del paese) non c'è accesso all'acqua. Molte famiglie rom, dopo aver percorso lunghe distanze, riescono a raccogliere una quantità d'acqua giornaliera tra i 10 e 20 litri, da fonti spesso inquinate, e che usano per bere, lavarsi e cucinare.

Le persone rom in Slovenia vivono in queste condizioni perché sono discriminate. Gli insediamenti sono spesso l'unica opzione, visto che non hanno la possibilità di acquistare o affittare un'abitazione, non possono accedere alle case popolari, non possono migliorare le loro condizioni perché essendo ritenuti "irregolari" gli insediamenti, le autorità non forniscono servizi pubblici.
Le autorità slovene non possono più ignorare i diritti delle persone rom; non devono più condannare migliaia di bambini, donne e uomini a una vita parallela fatta di povertà e di negazione dei diritti di base, come quello a un alloggio adeguato e all'acqua, all'interno di un paese sviluppato, che registra livelli di PIl pro capite sopra la media dell'Unione europea.
Pertanto, in occasione del lancio del nostro rapporto "Vite parallele: negati i diritti alla casa e all'acqua per i rom in Slovenia", chiediamo alla Slovenia di assicurare nell'immediato un livello minimo essenziale di acqua potabile in tutti gli insediamenti e migliorare le condizioni di alloggio; riconoscere un titolo legale ai residenti e, consultandoli, individuare possibili alternative di alloggio.

Leggi il rapporto in inglese

 
Di Fabrizio (del 22/03/2011 @ 09:20:15, in Europa, visitato 1947 volte)

Tanya Mangalakova | Sofia 18 marzo 2011

La popolazione rurale in Bulgaria potrebbe scomparire in 50 anni: questo l'allarme lanciato dall'Accademia delle Scienze Bulgara. Molti centri abitati rischiano di trasformarsi in villaggi fantasma. In un efficiente utilizzo dei fondi europei una possibile via d'uscita

Tra 50 anni la popolazione rurale della Bulgaria potrebbe scomparire. E questo l'allarme lanciato da esperti dell'Accademia delle Scienze Bulgara (BAN). Al momento in Bulgaria ci sono ben 200 villaggi fantasma, località che pur essendo ancora presenti sulla carta geografica e amministrativa, sono totalmente privi di popolazione. In altri 500 villaggi gli abitanti non sono più di dieci o venti.
La popolazione rurale è diminuita di circa il 60%, mostra uno studio sulle prospettive demografiche eseguito dalla BAN sotto la direzione del professor Nikolay Tzenov. Un secolo fa la Bulgaria era un paese agricolo, e allora solo il 20% della popolazione viveva in città. Nonostante l'ingresso nell'Unione europea, oggi la Bulgaria continua ad avere seri problemi demografici, che si rivelano particolarmente gravi nelle zone rurali. Secondo gli esperti, i motivi principali per cui i villaggi si svuotano sono le cattive condizioni di vita e la chiusura delle scuole locali e degli ospedali periferici.
"Il processo di abbandono delle campagne era iniziato già al tempo del comunismo quando, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, era cominciata l'urbanizzazione del Paese", spiega ad OBC la professoressa Marta Sugareva della BAN. Secondo la Sugareva, le regioni più spopolate sono quelle lungo le frontiere, che più di tutte soffrono della insufficiente infrastruttura stradale. La regione maggiormente segnata dal fenomeno è la Bulgaria nord-occidentale, nelle provincie di Vidin, Vratza e Montana.

Crisi demografica e questione di genere
Negli ultimi anni in Bulgaria si osserva un aggravarsi della crisi demografica: la popolazione diminuisce, i giovani emigrano all'estero e nel Paese restano soprattutto anziani. La popolazione bulgara è diminuita di circa 600mila unità negli ultimi dieci anni, secondo i primi dati dell'ultimo censimento, tenuto nel mese di febbraio 2011. I cittadini bulgari sarebbero passati da 7,9 a 7,3 milioni. A preoccupare è soprattutto la situazione delle zone rurali, dove l'abbandono ha portato a una forte depressione economica e sociale.
Lo svuotamento dei villaggi ha anche una dimensione di genere. Solitamente gli uomini in età da matrimoni sono molti di più delle donne Secondo la Sugareva, le donne emigrano più spesso in città per studiare all'università, mentre molti uomini non proseguono gli studi e restano nel villaggio. Specularmente, nei centri universitari le giovani donne sono molto di più degli uomini. Tutto questo rende più difficile la creazione di coppie stabili.
In buona parte dei villaggi bulgari la struttura di genere e quella generazionale sono alterate. Nelle generazioni più anziane, a dominare è la componente femminile. Secondo la Sugareva questo dipende dal fatto che le donne hanno una prospettiva di vita sensibilmente più alta degli uomini. Secondo vari studi condotti in Europa orientale, gli uomini si sono rivelati più sensibili rispetto agli scossoni sociali della transizione verso l'economia di mercato, segnata da insicurezza, stress e disoccupazione. Risultato: oggi i villaggi bulgari sono pieni di vedove anziane.

Mancanza di opportunità
Le ragioni dello svuotamento dei villaggi talvolta vanno oltre le mancanze dell'infrastruttura stradale, o della chiusura di scuole e ospedali. Talvolta è la criminalità il problema principale.
Un caso rimbalzato sui media bulgari è quello del villaggio di Mechka, nella regione di Pleven. Su Facebook è stata creata una pagina che raccoglie video sulla difficile situazione del villaggio. Qui molti abitanti anziani lamentano furti e maltrattamenti soprattutto da parte di giovani della locale comunità rom.
"Alcuni degli abitanti locali ormai allevano le galline in casa, per paura che queste vengano rubate. Molte abitazioni sono abbandonate, oppure si vendono a prezzi stracciati a causa della situazione", ha dichiarato un abitante del villaggio al quotidiano 24 chasa.
Il problema, secondo la professoressa Sugareva, è dovuto principalmente alla mancanza di opportunità lavorative, ma anche alla separazione della comunità bulgara da quella rom, che qui è molto chiusa su se stessa. "I rom di Mechka, per tradizione, sono stanziali, ma non mandano i figli a scuola e tendono a sposarsi molto giovani, quasi sempre prima di aver raggiunto la maggiore età", sostiene la Sugareva, che ha seguito il caso del villaggio da vicino.
Questa regione della Bulgaria, in realtà non è isolata, e il villaggio si trova vicino all'arteria che da Pleven porta a Belene, sito su cui dovrebbe essere costruita la nuova centrale atomica. Qui, però, il turismo non è sviluppato, e mancano altre possibilità lavorative importanti. "In questa zona della Bulgaria, purtroppo, non c'è futuro", sostiene la Sugareva. "Qui non c'è movimento né comunicazione, le persone vivono in isolamento e hanno paura uno dell'altro"

Agire in fretta
L'unico modo per fermare lo svuotamento dei villaggi è creare opportunità, come succede nei paesi più sviluppati dell'Ue. Secondo Borislav Borisov, presidente dell'Associazione dei villaggi bulgari, la previsione che tra 50 anni non ci sarà più popolazione rurale è esagerata. Un'analisi dell'associazione mostra che esistono villaggi vitali, con potenziale per lo sviluppo nel turismo rurale e nell'agricoltura. Secondo Borisov, 7-800 villaggi in Bulgaria hanno ottimo potenziale, altri 1500 discrete possibilità di sviluppo.
Borisov racconta che molti investitori hanno contattato l'associazione che presiede per cercare collaborazione. I piani di investire in aree rurali, però, sono spesso naufragati a causa dell'inefficienza amministrativa, della corruzione e della mancanza di incentivi.
Oggi i fondi europei per lo sviluppo restano un miraggio per molte zone rurali della Bulgaria. La creazione di opportunità nel campo del turismo oppure nella produzione agricola restano un'eccezione piuttosto che la regola. La questione è capire se la politica e gli amministratori avranno o meno la lucidità e la voglia di ascoltare i segnali preoccupanti che arrivano dagli esperti sulla situazione nelle aree rurali. Dalla capacità di assicurare un accesso effettivo ai fondi europei dipende oggi una parte importante del destino dei villaggi bulgari.

 
Di Fabrizio (del 26/03/2011 @ 09:02:51, in Europa, visitato 1305 volte)

Da Roma_Benelux

Un educatore [...] di 49 anni è stato condannato giovedì dalla Corte d'appello di Bruxelles a 15 anni di prigione e a 10 anni di messa  a disposizione del governo. L'uomo, che aveva pagato dei minori rom per intrattenere rapporti sessuali con loro, era stato condannato in prima istanza ad una pena inferiore ai 5 anni.

17/03/2011 - La corte ha considerato che la pena accordata dal primo giudice era insufficiente rispetto alla gravità dei fatti. Ha ricordato il suo arresto per il numero importante di vittime e la loro giovane età, ma anche per la lunghezza del periodo d'infrazione, da luglio 2008 a febbraio 2009, e soprattutto l'uso da parte dell'imputato di mezzi perversi per attirare le vittime ed abusare delle loro difficoltà finanziarie.

Le informazioni su questi fatti sono pervenute alla polizia tramite un informatore. Durante l'arresto dell'imputato al suo domicilio, l'uomo era in slip, accappatoio aperto ed accompagnato da un giovane rumeno.

La polizia ha potuto raccogliere qualche testimonianza tra le numerose vittime. I giovani, Rom per lo più, erano pagati per assecondare i suoi desideri sessuali.

L'uomo era già stato condannato per fatti simili ad una pena di 9 anni di prigione. Era quindi recidivo.

Gli esperti psichiatrici avevano diagnosticato l'imputato come una personalità dalla componente pedofila molto inquietante. (belga/7sur7)

 
Di Fabrizio (del 26/03/2011 @ 09:31:19, in Europa, visitato 1292 volte)

Da Czech_Roma

Commento: Uccisa ragazza a Praga, ma il sospettato non è Rom, quindi nessuna protesta estremista
Prague, 19.3.2011 10:02, Lukáš Burianský, translated by Gwendolyn Albert

Tutti hanno sicuramente sentito quanto sta succedendo nella città di Nový Bydžov (vedi QUI ndr). Una donna è stata violentata, e i sospetti sul violentatore si sono rivolti ad un cittadino del posto che appartiene alla comunità rom. Ovviamente, nessuno sa esattamente cos'è davvero successo. Neanche il loro sindaco lo sa, ma non ha smesso di incolpare tutti i cittadini rom della città per quel crimine - e "grazie" a lui, i Rom del posto ora hanno esperienza personale dell'estremismo di Tomáš Vandas e del Partito della Giustizia Sociale dei Lavoratori (Dìlnická strana sociální spravedlnosti DSSS) che sono così accecati dall'odio.

Non voglio difendere l'orribile crimine commesso a Nový Bydžov. Ciò che stato commesso è atroce ed il colpevole dev'essere adeguatamente punito per questo.

Tuttavia, si pone la questione del perché tutti gli altri Rom dovrebbero essere puniti per ciò. Nessuno può cambiare ciò che è già successo, ma possiamo influenzare le cose in modo che gli eventi estremisti del 12 marzo non si ripetano più.

Tutti voi avrete saputo di crimini anche più recenti nella Repubblica Ceca. Dopo essere scomparsa da cinque mesi, un bambina è stata infine trovata cadavere. Nessuno è indifferente a questo crimine e tutti hanno espresso le proprie condoglianze. Personalmente sono stato molto colpito e non posso nemmeno immaginare cosa staranno attraversando i suoi genitori. Innanzitutto devo scusarmi per adoperare questo infelice episodio, ma devo chiedermi: se il sindaco Louda ed il signor Vandas sono (a ragione) preoccupati per lo stupro di una donna a Nový Bydžov, perché non lo sono per lo stupro e l'omicidio di una piccola e innocente fanciulla?

Perché Vandas non marcia insieme il suo partito verso Praga, per protestare davanti al municipio e chiedere alla giunta del quartiere coinvolto come sia possibile che qualche pervertito possa rapire una bambina senza che nessuno se ne accorga? Oggi la gente ha paura di mandare i figli sa soli al negozio di fronte. Perché Vargas e company non chiedono di sgozzare l'autore di questo crimine? Ah, dimenticavo - è una persona della società maggioritaria. Gente simile evidentemente può fare ciò che vuole - e Vandas non è l'unico a crederlo.

Molti dei Rom contro cui Vandas sta combattendo, si unirebbero volentieri alle proteste contro crimini simili; perché hanno un cuore e non sono indifferenti alle conseguenze di questi atti. Lotterebbero volentieri per la sicurezza di tutti i bambini, bambini rom compresi.

The opinions published in our Commentary section do not necessarily reflect the standpoint or opinions of the editors of news server Romea.cz or the ROMEA civic association.

 
Di Fabrizio (del 27/03/2011 @ 09:12:03, in Europa, visitato 1429 volte)

Da Roma_und_Sinti

[...] Discorso di Zoni Weisz presentato nel palazzo del Reichstag il 26 gennaio 2011 (vedi QUI ndr), in occasione del giorno internazionale di commemorazione dell'Olocausto:

Egregi

Signor Presidente del Bundestag -
Signora Cancelliere Federale -
Signor Presidente della Corte Costituzionale Federale -
Illustri membri del Bundestag e del Bundesrat -
Eccellenze, distinti ospiti, cari amici -

che io oggi, nel Giorno della Memoria delle vittime del nazionalsocialismo, qui nel Parlamento tedesco parli a Voi, rappresenta per me un privilegio speciale ed un grande onore.

Insieme a Voi per ricordare in questo posto gli orrori del periodo nazista, una esperienza significativa per me personalmente, ma anche per tutta la comunità dei Sinti e dei Rom.

Qui oggi, sento come il segno del riconoscimento delle lesioni a noi inflitte durante il periodo della sofferenza del nazionalsocialismo.

Oggi ricordiamo i 500.000 Sinti e Rom vittime del genocidio nazista, ricordiamo le vittime della Shoa, lo sterminio di sei milioni di Ebrei, e ricorderemo tutte le altre vittime del regime nazista.

E' stato un insensato omicidio su base industriale, di persone inermi ed innocenti, ideato da nazisti fanatici, criminali che hanno trovato legittimazione nelle loro leggi razziali.

Sinti e Rom sono stati perseguitati dopo l'introduzione delle leggi razziali nel 1935, proprio come gli ebrei. Ebrei e "zingari" vennero definiti "razza aliena" e privati di ogni diritto. Vennero esclusi dalla vita pubblica.

Alla base c'era una strategia precisa.

Una strategia che vorrei definire come "tattica del salame". Una fetta dopo l'altra, che si concluse in una serie di misure:

Identificare, raggruppare, isolare, derubare, sfruttare, deportare ed infine uccidere.

I nazisti non lasciarono dubbi: via gli "zingari", via gli Ebrei, entrambi considerati come un pericolo.

Ciò che sarebbe accaduto ai Sinti e ai Rom, come agli Ebrei, era chiaro.

Immediatamente dopo la presa del potere di Hitler nel 1933, in poco tempo venne distrutto lo Stato di diritto democratico. Vennero incarcerati gli oppositori politici ed anche i Sinti e i Rom da quel momento vennero deportati nei primi campi di concentramento.

L'antisemitismo e l'antiziganismo nella Germania nazista non possono essere passati inosservati a nessuno, men che meno alla politica, che li realizzò concretamente attraverso persecuzioni e misure legislative antigiudaiche e antizigane.

Per i Giochi Olimpici nel 1936, Berlino doveva diventare "zigeunerfrei", libera dagli zingari. Sinti e Rom vennero trasportati e rinchiusi in un campo di internamento, nel sobborgo berlinese di Marzahn, dove dovettero vivere in condizioni disumane.

Nel 1936 venne fondato qui a Berlino, sotto la direzione del dottor Robert Ritter, il Centro di Ricerca sull'Igiene Razziale. Qui la gente veniva fotografata, i volti ed il corpo misurati e venivano impostate tutte le caratteristiche razziali.

Nel 1938 Heinrich Himmler, capo delle SS, incaricò quel Centro di Ricerca di registrare tutti i Sinti e i Rom del Reich.

Il dottor Richter ed i suoi collaboratori scrissero 24.000 cosiddette "relazioni" - erano il preparativo per il genocidio dei Sinti e dei Rom.

Nella rivista dell'Associazione Medica nazionalsocialista, scriveva il dottor Kurt Hannemann nel 1938, cito: "Ratti, cimici e pulci sono anche fenomeni naturali, come ebrei e zingari [...] Tutta la vita è una battaglia. Dobbiamo perciò sradicare tutti questi parassiti".

Questo tipo di argomenti contribuiva all'atmosfera prevalente e procurava alla legittimazione dei nazisti, ed infine all'omicidio su vasta scala dei cosiddetti "sottouomini".

Xenofobia, paura degli estranei e degli stranieri, ci sono sempre state. Per i Sinti e i Rom la persecuzione e l'esclusione non erano una novità. Per secoli siamo stati perseguitati ed esclusi. I pogrom erano comuni. Spesso perciò non avevamo alcuna possibilità di costruire una vita normale, di andare a scuola e di intraprendere una carriera normale. Molti di noi venivano spinti ai margini della società.

A differenza degli Ebrei, che venivano gasati al loro arrivo nei campi di sterminio, subito dopo la selezione, occorre specificare che Sinti e Rom ad Auschwitz Birkenau venivano internati in gruppi familiari nel cosiddetto "campo nomadi" (Zigeunerlager).

Dopo la rivolta nel campo nomadi del maggio 1944, quasi tutti gli uomini vennero spostati e segregati in altri campi di concentramento.

Mio padre, mio zio ed altri membri della famiglia vennero trasportati verso Mittelbau-Dora, dove erano ai lavori forzati nell'industria delle armi, nelle circostanze più terribili. Sono morti lì. "Sterminio attraverso il lavoro".

Le condizioni nel "campo nomadi" erano inimmaginabili. Fame, freddo e malattie infettive reclamavano il loro tributo ogni giorno.

Mi sento di ringraziare tutte le madri, anche la mia, che si sono prese cura dei figli e si sono tolte il cibo di bocca per tenerli in vita.

In alcuni casi, dovevano scoprire che sui loro figli erano stati effettuati i più raccapriccianti esperimenti medici.

Oggi a fatica possiamo farci un'idea della sofferenza inimmaginabile di queste persone.

Nella notte tra il 2 e il 3 agosto, i restanti 2.900 bambini, donne e anziani dello "Zigeunerlager" vennero gassati, tra di loro mia madre, le mie due sorelle e mio fratello.

Signore e signori, il genocidio di Sinti e Rom è ancora quello che chiamo "l'Olocausto dimenticato". Un Olocausto dimenticato perché non appare nei media. Mi chiedo perché sia così.

Le cause sono fondamentali per l'attenzione che viene data, o è importante la sofferenza di un singolo individuo?

In questi ultimi anni ho sentito decine di discorsi commemorativi, in cui i relatori in nessun modo hanno ricordato il destino dei Sinti e dei Rom.

Mezzo milione di Sinti e Rom - uomini, donne e bambini - vennero sterminati durante l'Olocausto. La società non ha imparato nulla o quasi da ciò, altrimenti oggi si occuperebbe responsabilmente di noi.

Pertanto, dobbiamo continuare a riferire in continuazione in merito all'Olocausto.

Sono impegnato nell'associazione olandese dei Sinti e dei Rom e membro del comitato nazionale ed internazionale di Auschwitz. Spesso parlo nelle scuole, ed è un mio dovere verso tutti i morti della mia famiglia, per contribuire a garantire che questo non venga dimenticato.

Sinti e Rom non si sono organizzati dopo la guerra e pertanto non hanno avuto voce. Per questo motivo non siamo stati ascoltati. Ci sono voluti settant'anni, per avere un'auto-organizzazione ed alzare la voce per trovare udienza.

Un'eccezione è stata la protesta durante la Pasqua nel 1980.

Fu allora che un gruppo di Sinti reduci dal campo di concentramento di Dachau, come protesta contro i metodi di raccolta dati sui Sinti e Rom da parte della magistratura e della polizia, iniziarono uno sciopero della fame. Incredibilmente, questi dati si basavano su documenti del nazismo, realizzati in parte anche da ex SS.

Questo sciopero della fame finì sui media, è vero per la Germania, ma anche oltre i confini, portando ad una maggiore comprensione degli orrori inflitti al nostro popolo durante la dominazione nazista.

Signore e signori, il 17 marzo 1982 per la comunità dei Sinti e dei Rom è una data storica. Quel giorno l'allora cancelliere federale Helmut Schmidt ricevette una delegazione del Consiglio Centrale dei Sinti e Rom Tedeschi guidata dal suo presidente Romani Rose. Il cancelliere intraprese un passo molto importante nel diritto internazionale, riconoscendo il crimine di genocidio commesso dai nazisti contro Sinti e Rom, celebrato sulla base del concetto di "razza". Affermazione confermata nuovamente dal suo successore, Helmut Kohl, nel novembre 1985.

Con l'apertura ad Heidelberg della mostra permanente sull'Olocausto dei Sinti e dei Rom, nel 1997 l'ex presidente federale Roman Herzog disse anche lui che il genocidio dei Sinti e dei Rom, come quello degli Ebrei, era stato commesso per gli stessi motivi razziali.

Circa 12 milioni, i Sinti e i Rom sono probabilmente la più grande minoranza d'Europa. Le nostre radici affondano nell'antica India. La nostra lingua, il romanès, è legata al sanscrito antico. Dall'inizio del XV secolo la presenza di Sinti e Rom è riportata in gran parte d'Europa.

Contrariamente a molti stereotipi, la nostra gente era parte della società nel territorio in cui viveva e lavorava. Hanno dato un contributo positivo alla cultura della loro terra.

Mi è stato chiesto di raccontare la mia storia personale e con essa quella di tutti gli altri Sinti e Rom perseguitati e assassinati dal regime nazista.

Signore e signori, noi eravamo una famiglia felice, rispettabile e rispettata. Mio padre era musicista, inoltre costruiva e vendeva strumenti musicali. Suonava nell'orchestra di famiglia e aveva ingaggi in diverse città olandesi. Nel 1943 i nazisti iniziarono la deportazione di massa degli Ebrei dai Paesi Bassi verso Auschwitz ed altri lager. A quel tempo avevamo affittato un negozio a Zutpen, dove mio padre riparava e vendeva strumenti musicali.

Durante l'occupazione dei Paesi Bassi i nazisti hanno portato tutti i tipi di misure che dovevano ostacolare la vita dei Sinti e dei Rom.

Queste misure restrittive segnarono l'inizio della persecuzione e della deportazione dei Sinti e dei Rom dai Paesi Bassi.

In quel periodo in Germania e negli altri territori occupati dai nazisti, la deportazione dei Sinti e dei Rom era già in pieno svolgimento.

Il 16 maggio 1944, signore e signori, fu il giorno peggiore nella storia dei Sinti e dei Rom olandesi. I nazisti avevano ordinato, che in una razzia di massa gli "zingari" olandesi venissero concentrati nel campo di transito di Westerbork - in attesa della loro deportazione verso Auschwitz. Vennero coadiuvati dalla polizia olandese. Con l'arrivo a Westerbork, i Sinti e i Rom vennero immediatamente sistemati nelle baracche punitive e rasati.

La mattina del rastrellamento non ero in casa. Ero andato a dormire da mia zia, che con la sua famiglia era nascosta in un piccolo villaggio. La sensazione attraverso cui si passa quando si viene a sapere che tuo padre, tua madre, le tue sorelle e tuo fratello sono stati presi dai nazisti, è indescrivibile. Si è colti da paura, disperazione e panico. Siamo dovuto passare in clandestinità il più rapidamente possibile.

Abbiamo raccolto qualche vestito, preso il cibo che c'era e siamo andati nei boschi a nasconderci con i contadini. Un gruppetto di nove persone. Le nostre incertezze e paure sono durate tre giorni. Dopo tre giorni e notti di ansia, anche noi siamo stati arrestati e trasportati al campo di transito di Westerbork, in cui è stata raccolta tutta la nostra famiglia.

Il 19 maggio fu il giorno in cui partì da Westerbork il cosiddetto "Zigeunertransport".

Signore e signori, il caso ha voluto che questo trasporto da Westerbork sia stato l'unico di cui sono state effettuate delle riprese.

Forse conoscete l'immagine di una ragazza in piedi tra le porte del vagone. La ragazza indossava un cappello, probabilmente perché si vergognava della sua testa rasata. Questa immagine per molti anni è stata quella della persecuzione degli Ebrei, fino a quando un giornalista olandese, Ad Wagenaar, ha scoperto che la ragazza non era ebrea ma una Sintezza, una ragazza sinti di nome Settela Steinbach.

Questo "Zigeunertransport" era già partito. Non siamo arrivati in tempo per essere caricati.

Così siamo stati portati alla stazione più vicina, a 30 km. di distanza, dove siamo stati riuniti agli altri Sinti, Rom ed Ebrei, per essere deportati ad Auschwitz. Aspettammo sulla banchina quando è arrivato il treno. C'erano in giro soldati e polizia, ci prendevano a calci e gridavano: "Schnell, schnell, salite!"

Vidi subito dov'era la nostra famiglia. Mio padre, davanti alle sbarre del carro bestiame, aveva appeso il cappotto blu di mia sorella, lo riconobbi subito. Era un cappotto di morbida stoffa blu. Quando chiudo gli occhi, ancora oggi, sento la morbidezza del cappotto di mia sorella. Anche noi andavamo ad Auschwitz con quel trasporto.

Signore e signori, in alcuni casi la realtà supera la fantasia. Con l'aiuto di un poliziotto "buono", probabilmente un membro della Resistenza, siamo riusciti ad evitare la deportazione. In precedenza ci aveva ordinato "Vi do un segno, poi correte per la vita."

Qui c'era il treno per Auschwitz: i carri bestiami e dentro tutta la mia famiglia.

Sull'altro lato della pedana c'era un normale treno passeggeri. Quando il poliziotto si tolse il cappello, siamo corsi e in tutto questo casino siamo saltati sul treno passeggeri in partenza.

L'ultima immagine che ho visto davanti a me, fu il treno per Auschwitz che si allontanava dall'altra banchina.

In quel momento vidi il treno partire. Mio padre, disperato, dal carro bestiame gridò a mia zia: "Moezla, prenditi cura dei miei ragazzi". Fu l'ultima volta che vidi i miei cari.

Questa immagine mi bruciò per sempre nella retina. Ero solo. Come bambino di sette anni avevo perso tutto e caddi in uno stato di prostrazione incommensurabilmente profondo.

Dopo questa fuga incredibile, seguirono periodi di disagio e paura nella clandestinità. Paura da affrontare giorno per giorno.

Nascosto nei boschi, dai contadini, in vecchie fabbriche ed infine coi miei nonni - fino al momento della Liberazione da parte degli Alleati nella primavera del 1945.

Dopo la Liberazione, venne l'incertezza. Forse era ancora peggio della paura durante la guerra. La mia famiglia era ancora viva, sarebbe tornata?

Erano stati tutti uccisi nei campi di concentramento nazisti. Mio padre, mia madre, le mie sorelle, mio fratello piccolo e 21 membri della famiglia.

Dopo la Liberazione, nessuno si occupò del destino dei Sinti e dei Rom o offrì loro aiuto.

Le autorità non fecero nulla. Come in seguito disse il governo olandese, cito: "La cura, se esistette, fu fredda e distante".

L'impatto della II guerra mondiale si avverte chiaramente ancora oggi sulla nostra comunità. Le nostre seconde e persino terze generazioni sentono il peso di quel passato.

Siamo stati lasciati al nostro destino. Si è ripetuta una storia secolare di stigmatizzazione, emarginazione ed esclusione.

Dopo la guerra Sinti e Rom hanno dovuto cercare di ricostruire le loro vite. Molti avevano perso tutti i loro averi. I sopravvissuti ai lager nazisti tornarono quindi nello rispettive comunità.

Lentamente si tornava alla vita, si potevano acquistare strumenti musicali ed effettuare scambi.

Signore e signori, già in giovane età avevo capito che solo l'istruzione e lo sviluppo sono la strada per un futuro migliore. Dopo le elementari ho studiato orticoltura, floricoltura ed architettura del paesaggio, come pure storia dell'arte. Tutto tramite corsi speciali e serali.

Nel 1962 ho aperto il mio negozio di fiori ad Amsterdam e poco dopo fondai una compagnia per mostre ed eventi.

Il tutto col grande sostegno di mia moglie, che mi ha regalato anche due figli meravigliosi.

Ho lavorato per quattro generazioni della famiglia reale. Tra le altre cose, ho progettato la cerimonia d'incoronazione della regina Beatrice e le decorazioni floreali per il matrimonio del principe ereditario Willem Alexander.

Nel corso degli anni ho progettato numerose mostre ed esportato negli USA, in Canada e nei principali paesi europei che commercializzano piante e fiori olandesi.

Come riconoscimento ed apprezzamento del mio lavoro per l'industria dei fiori olandesi e pure del mio impegno per i Sinti e i Rom dei Paesi Bassi, nel 2002 ho avuto l'onore di ricevere dalli mani della regina Beatrice la carica di ufficiale dell'ordine di Orange-Nassau.

Oggi ricordiamo gli orrori del periodo nazista, ma consentitemi di parlare un poco della situazione odierna in Europa dei Sinti e dei Rom, la mia gente.

In molti territori siamo il più antico gruppo minoritario. E' disumano come veniamo trattati, soprattutto in molti paesi dell'Est Europa, ad esempio in Romania e Bulgaria. La stragrande maggioranza non ha alcuna possibilità, non ha lavoro, nessuna istruzione e sopravvive senza un'adeguata assistenza sanitaria.

L'aspettativa di vita di queste persone è notevolmente inferiore a quella dei "normali" cittadini. Discriminazione, stigmatizzazione ed esclusione sono la norma.

In Ungheria è tornata l'estrema destra con le sue nere divise a molestare ed attaccare Ebrei, Sinti e Rom. I neonazisti hanno ucciso dei Rom, tra cui un bambino di cinque anni. Ci sono nuovamente pub e ristoranti che inalberano cartelli "Proibito agli zingari".

La storia si ripete. Questi paesi sono da poco entrati nella Comunità Europea, si auto-descrivono come acculturati.

Non meraviglia che negli ultimi anni, soprattutto i Rom sono venuti a cercare in Europa occidentale una vita ed un futuro migliore per i propri figli.

In alcuni paesi dell'Europa occidentale, come l'Italia e la Francia, siamo nuovamente discriminati, emarginati e viviamo nei ghetti in condizioni disumane.

Saranno nuovamente espulsi dal paese e deportati in patria. Tuttavia, queste persone sono residenti in paesi appartenenti alla Comunità Europea.

La Commissione Europea si è espressa nella persona della sua vicepresidente Viviane Reding, con parole chiare contro questo stato di cose inaccettabile. Spero che i governi ascoltino il suo appello.

Siamo Europei e quindi dobbiamo avere gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini, con le stesse possibilità che vengono riconosciute ad ogni europeo.

Non può e non deve essere che un popolo, che è stato discriminato attraverso i secoli, continui oggi, nel XXI secolo, ad essere ancora escluso, e privato di ogni possibilità di essere onesto ed aspirare ad un futuro migliore.

Signore e signori, vorrei concludere esprimendo la speranza che i nostri cari non siano morti invano. Dobbiamo ricordarli in futuro, dobbiamo continuare a proclamare il messaggio di convivenza pacifica e costruire un mondo migliore - cosicché i nostri figli possano vivere in pace e sicurezza.

Vi ringrazio.

 
Di Fabrizio (del 27/03/2011 @ 09:53:35, in Europa, visitato 1416 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

Vcstar.com

BUCAREST, Romania (AP) - Il presidente rumeno ha firmato una legge che rende il 20 febbraio festa ufficiale, per rimarcare l'abolizione della schiavitù dei Rom.

Si ritiene che ci siano 1,5 milioni di Rom in Romania, anche se il censimento ne registra solo 500.000.

La schiavitù dei Rom venne abolita il 20febbraio 1856, ma persistono discriminazioni contro il gruppo. Molti Rom vivono in povertà ed analfabetismo.

Il presidente Traian Basescu ha firmato la legge due martedì fa.

 
Di Daniele (del 01/04/2011 @ 09:48:19, in Europa, visitato 1748 volte)

Da Slovak_Roma

Includendo tutte le donne. By Jens Wandel

L'8 marzo di quest'anno abbiamo festeggiato i 100 anni dell'avvocatura per la parità dei diritti delle donne. E tuttavia resta ancora molto da fare per realizzare i pieni diritti di parità delle donne. Questo è particolarmente vero per le donne dei gruppi di minoranza.

In tutta Europa, le donne rom sono tra le popolazioni più svantaggiate.

In media, una donna rom in Slovacchia si stima che muoia 17 anni prima di una donna non rom, le ragazze rom hanno il doppio di probabilità di avere figli prima del loro 20° anno di età a dispetto delle ragazze non-rom, e quindi le donne rom hanno meno probabilità di completare la loro formazione. Hanno meno possibilità di imparare a leggere e più probabilità di essere disoccupate rispetto alle donne non rom ed agli uomini rom.

Sostenere l'istruzione per le ragazze e le donne rom è un investimento saggio. Studi sullo sviluppo di tutto il mondo, mostrano che l'investimento nel benessere e nell'educazione delle ragazze e delle donne, ha un impatto positivo non solo sulla loro propria vita, ma anche sulle generazioni future. Fornire le competenze e promuovere l'istruzione delle ragazze, porta a tassi più elevati di occupazione e di reddito, e minore mortalità materna ed infantile.

Lívia Járóka, membro ungherese del parlamento europeo – e una donna rom – ha detto che è stato il rifiuto dei suoi genitori di metterla in una classe separata, uno dei motivi per cui è riuscita nella vita. (http://www.womenlobby.org/spip.php?article1174)

Il "decennio dell'integrazione rom" in corso, è impegnato con successo in numerosi paesi europei ad adottare misure per migliorare la condizione dei rom nei loro paesi. Questa primavera, la commissione europea dovrebbe proporre una nuova – e molto necessaria – strategia per l'inclusione dei rom.

Il prossimo rapporto regionale UNDP per lo sviluppo umano dal titolo Al di là della transizione: Verso le società inclusive focalizzate nell'inclusione sociale. Esso rileva che un terzo della popolazione della regione è esclusa dalla società ed introduce un modo pratico per misurare il livello in cui le persone sono escluse dalla vita economica, dai servizi sociali, dalla reti sociali e dalla partecipazione civica.

Il provvedimento fornisce ai responsabili politici le prove di cui hanno bisogno per rispondere alle esigenze dei cittadini. Esso può essere suddiviso in modo che i responsabili politici possono vedere come l'esclusione appare nel loro paese, dov'è geograficamente ed in quale misura si riferisce all'esclusione economica o di altri fattori spesso trascurati, quali l'accesso alle reti ed hai servizi sociali.

I sostenitore del rapporto per le politiche di inclusione si regolano nel contesto di sviluppo locale, come le esigenze specifiche delle donne rom.

Č indispensabile prendere in considerazione le esperienze delle donne rom quando si tratta di strategie politiche che mirano ad affrontare le sfide per le comunità rom.

Fare in modo che i rom siano inclusi nella società è estremamente collegato alle questioni di parità tra i sessi e richiede un dialogo con le donne rom.

Per esempio, una donna rom può esitare prima di riferire di una violenza domestica – può pensare che la violenza domestica discrediti la sua famiglia e rafforzi gli stereotipi negativi.

Le esigenze specifiche delle donne rom devono essere riconosciute ed accolte o le iniziative di integrazione possono portare ad un ulteriore marginalizzazione.

La diversità è un motivo per festeggiare ed è un motivo ingiustificabile per le persone di essere lasciati indietro.

Inclusione non significa assimilazione. Significa parità di accesso alle risorse e alle opportunità, come l'istruzione o l'assistenza sanitaria. Significa avere una voce nella società.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, siamo con le donne rom e riconosciamo che tutti noi abbiamo bisogno di contribuire a trovare modi efficaci per includere le donne rom nella società.

Jens Wandel è vice direttore dell'ufficio regionale dell'UNDP (United Nations Development Programme ndr.) e direttore del centro regionale di Bratislava UNDP

 
Di Fabrizio (del 02/04/2011 @ 09:08:11, in Europa, visitato 1552 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso Cornel Ban 25 marzo 2011

Romania rurale - Adam Jones, Ph.D./flickr

Negli anni passati, per molti romeni (provenienti soprattutto dalle zone rurali) l'emigrazione ha rappresentato un'occasione di riscatto economico e sociale. Oggi la crisi ha cambiato le prospettive, ma il ritorno in Romania non sembra una strada percorribile, e il futuro appare pieno di incognite

"Č davvero dura qui. Lavoriamo di più e siamo pagati di meno... turni di tredici e quattordici ore in lavori di ristrutturazione sono diventati la norma. Mio fratello ed io siamo fortunati a trovare ancora lavoro qua e là a Madrid. Ma penso che quest'estate non potremo permetterci di tornare a casa. Č la prima volta in sette anni che non lo facciamo. Abbiamo sempre mantenuto le spese al minimo, abbiamo comprato il cibo più scadente e non abbiamo acquistato un'auto vistosa, anche quando i tempi erano migliori. Abbiamo risparmiato per costruire una casa in Romania e avere dei soldi per i tempi difficili. Ma adesso guadagniamo a malapena per un appartamento sovraffollato, il cibo e duecento euro al mese da spedire alla nostra famiglia in Romania".

Miti logori
Nicu Pop è sempre stato un inguaribile ottimista, ed è evidente che questa triste conversazione non è da lui. I suoi colleghi lo hanno sempre preso in giro per il ottimismo sconfinato. Ma la situazione, oggi, è abbastanza cupa da oscurare le aspettative anche dei più resistenti tra i lavoratori romeni impiegati nel settore edilizio spagnolo ed irlandese, un tempo in forte espansione. E con questi Paesi che scricchiolano sotto l'austerità fiscale e con i loro paesaggi urbani pieni di case vuote di recente costruzione, è chiaro che i posti di lavoro nell'edilizia, la nicchia di mercato di lavoro preferita dai lavoratori immigrati romeni, non torneranno mai più.
"Per anni ho fatto gli straordinari, ed ero disposto a mettere le mani sul fuoco se il datore di lavoro lo avesse chiesto. Ora però tutto sta cadendo a pezzi, e non ho idea di cosa fare. Alcuni dicono che dovremmo andare altrove in Europa, ma i miei unici contatti sono a Dublino. E nemmeno lì c'è lavoro. Forse dovrebbero radunarci tutti e spedirci a casa, così non avremmo più illusioni sul fatto che qui contiamo qualcosa".
I miti sulle ricompense del duro lavoro fisico sono crollati tra i romeni emigrati in questi anni, in gran parte giovani uomini provenienti da zone rurali, la cui unica esperienza lavorativa prima dell'emigrazione era stata la massacrante attività agricola in un villaggio della Transilvania o lunghi spostamenti per lavorare in fabbrica, spesso con turni duri e bassa retribuzione.
Tuttavia, la diminuzione delle opportunità lavorative in Spagna ed Irlanda non ha provocato una massiccia emigrazione di ritorno verso la Romania. Al contrario, secondo le statistiche del governo di Bucarest, quasi mezzo milione di romeni ha presentato domanda e 140.000 hanno ottenuto un contratto di lavoro in Europa occidentale attraverso l'agenzia di collocamento governativa. Mentre Italia e Spagna sono state le destinazioni preferite durante l'ultimo decennio, nel 2010 la maggior parte di coloro che sono partiti hanno fatto ingresso nel mercato britannico e tedesco, con l'agricoltura ad assorbire la maggior parte dell'afflusso.

Niente ritorno a casa
Perché i romeni continuano a partire e perché gli immigrati disoccupati e sottoccupati non hanno fatto ritorno? In primo luogo, la maggioranza degli emigranti sono partiti da regioni rurali, dove si trovavano di fronte alla prospettiva di un'agricoltura di sussistenza, a sussidi di disoccupazione estremamente bassi ed a breve termine, con difficoltà d'accesso ai servizi pubblici e un'estrema scarsità di lavoro salariato. Per quanto possa essere difficile la vita nelle case popolari degli immigrati a Barcellona o Dublino, almeno ci sono i recenti ricordi del successo economico a cui gli immigrati possono attingere per mantenere la propria capacità di resistere durante la crisi.
Oltretutto, in Europa occidentale gli immigrati possono restare a galla durante la crisi grazie ad una combinazione di livelli accettabili di sussidi di disoccupazione e un ottimo accesso all'assistenza sanitaria, elementi questi molto insoddisfacenti in Romania. Inoltre, decine di migliaia di famiglie di immigrati hanno bambini che sono nati nei Paesi di destinazione o sono andati a scuola lì.
Per questi bambini la lingua romena è la lingua che parlano a casa con genitori e fratelli, magari in forma dialettale, piuttosto che la lingua della maggior parte delle loro attività quotidiane. Senza un'esposizione al sistema scolastico romeno, dove è insegnato il romeno standard, è probabile che questi bambini incontrerebbero difficoltà a scuola se fossero "riportati" al sistema d'istruzione romeno.
Al contrario, pur essendo socialmente gratificante, la vita di villaggio in Romania offre poco in termini di speranza. Durante l'ultimo decennio, l'interazione tipica tra lavoratori emigranti e le loro comunità d'origine avvenuta durante le vacanze di agosto e alla fine di dicembre, quando i villaggi ritornano alla vita con gli emigranti che riempiono i pub, lavorano alla costruzione di grandi case e sfoggiano auto semi-nuove.
Ritornare nello stesso posto a metà novembre o all'inizio di febbraio è una cosa diversa. Come dice scherzando Tabara Marin, un camionista licenziato che ha trascorso cinque mesi in disoccupazione in Spagna, "mia moglie ed io vivevamo in un'angusta casa popolare ad Almeria (Spagna), orari di lavoro pazzeschi e così via. Poi entrambi abbiamo perso il lavoro e non trovavamo nulla, non importa quanto cercassimo, e abbiamo anche pensato di superare i tempi duri, approfittando dei sussidi, e di tornare a vivere nel nostro villaggio natio. Dopo un mese, però, mi volevo suicidare...Fango sulle strade, età media sui settant'anni... Il miglior lavoro che puoi trovare è fare il contadino per un delinquente del posto, che paga sei euro al giorno. Quindi abbiamo deciso, ritorneremo in Spagna. Almeno lì possiamo sperare che la crisi passerà e che troveremo un lavoro, mentre qui, anche quando ritorneranno i tempi buoni, i lavori resteranno malpagati, l'ospedale sarà sempre un buco e la scuola continuerà a cadere a pezzi".

Prospettive grigie
Fin dall'inizio della modernizzazione economica della Romania nel XIX secolo, l'industria e i servizi potevano contare su un esercito di manodopera a basso costo, proveniente dai villaggi. Questo è stato il caso soprattutto durante l'esperienza romena di sviluppo economico (neo)stalinista, quando la crescita a rotta di collo nell'industria ha lasciato nelle campagne quasi metà della popolazione.
Durante gli ultimi dieci anni è stato il boom immobiliare dell'Europa meridionale e dell'Irlanda a beneficiare dell'afflusso di quasi due milioni di giovani romeni, la maggior parte dei quali proveniente dai villaggi, ma disposta a lavorare in cambio di salari bassi e munita di almeno dieci anni d'istruzione e di una certa esposizione alle competenze di formazione professionale.
Adesso che la bolla immobiliare è scoppiata e il loro Paese d'origine offre loro ben poco, oltre a salari molto bassi e uno smantellamento sistematico dei diritti dei lavoratori, la più dinamica gioventù rurale della Romania affronta una lunga e scoraggiante traversata verso un'incertezza e precarietà ancora maggiori.
Come dice Nicu Pop con un sorriso sarcastico, "dopo che i lavori e i sussidi di disoccupazione saranno finiti e quando saranno esauriti i nostri risparmi, non avremo altra scelta che tornare a casa, senza illusioni, e lavorare la terra, come i nostri nonni. Non è proprio quello che avevamo in mente in tutti questi anni, ma almeno mangeremo pomodori biologici e carne senza additivi chimici, cosa che nemmeno i ricchi di Madrid possono permettersi".

 
Di Fabrizio (del 06/04/2011 @ 09:29:28, in Europa, visitato 1621 volte)

Da Nordic_Roma

HELSINGIN SANOMAT Cosa fare con i Rom stranieri?

31/03/2011 - Campi legali, biglietti di viaggio, divieto di accattonaggio, sono tra le soluzioni proposte ai problemi posti dall'afflusso di mendicanti rom dai nuovi paesi dell'Unione Europea: Romania e Bulgaria.

Helsingin Sanomat ha compilato una lista delle soluzioni proposte, con i suoi pro ed i suoi contro.

1. Fare niente

Pro: I Rom dalla Romania e dalla Bulgaria sono qui come turisti, responsabili di provvedere a se stessi. Tutti i cittadini UE devono essere trattati ugualmente.

I problemi non sono esclusivamente di Helsinki. Devono essere ricercate soluzioni a livello nazionale ed UE.

Contro: I Rom sono tra le minoranze più oppresse in Europa. Sono spinti qui dalla povertà. Inoltre la Finlandia deve fare in modo che a tutti sia garantita l'assistenza sanitaria ed un ricovero, per esempio. La Finlandia non può permettersi di essere indifferente, perché questo in inverno è un posto freddo.

2. Allestire campi legali

Pro: Sarebbe facile fornire servizi di base per i campi, come acqua corrente potabile, bagni e servizi igienici, elettricità e sale comuni.

Le area di campeggio non sarebbero solo per alcuni gruppi. Altre persone bisognose en trarrebbero beneficio.

Contro: Il pericolo è la formazione di ghetti che potrebbero isolare ulteriormente i Rom dal resto della società.

I campi attirerebbero inoltre più immigrati. Il clima non è indicato per un campeggio tutto l'anno.

3. Rimandare i Rom nei loro paesi d'origine

Pro: I paesi UE devono loro stessi prendersi cura dei propri cittadini. Helsinki ha difeso la decisione di pagare il viaggio di ritorno dei Rom come una questione di diritti umani: qui fa troppo freddo.

Contro: Le espulsioni di massa sono proibite dalla normativa europea sui diritti umani. Sono anche una violazione del diritto UE alla libertà di movimento, e pure di diversi altri diritti.

La situazione dei Rom peggiorerebbe se fossero rimandati alle loro povere e primitive condizioni.

Le persone che vivono in condizioni precarie ricorrono facilmente di nuovo all'emigrazione.

4. Proibire l'accattonaggio

Pro: Se qui l'accattonaggio non fosse permesso, i mendicanti non verrebbero in Finlandia. Chiedere soldi inginocchiati a terra viola la dignità umana.

Contro: La proibizione dell'accattonaggio criminalizzerebbe la povertà. Ognuno ha il diritto di guadagnarsi da vivere.

Il divieto nasconderebbe il problema reale, cioè la situazione sociale ed economica dei Rom. I mendicanti non sono un vero motivo di disturbo in Finlandia.

 
Di Fabrizio (del 08/04/2011 @ 09:17:01, in Europa, visitato 1152 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

03/04/2011 - Attendono con impazienza che gli impiegati del censimento arrivino nel loro quartiere. Per la prima volta nella vita, quei cittadini verranno identificati secondo la loro etnia. Saranno registrati nei registri statali come Askali.

Nel censimento scorso di 30 anni fa, vennero dichiarati Albanesi. Gli abitanti dicono che il motivo per cui precedentemente non erano registrati come appartenenti alla loro etnia, è che per quanto riguarda il nome sono una nuova comunità.

Si stima che ci siano circa 35.000 membri della comunità askali che vivono in Kosovo. Sono per lo più concentrati nella regione di Ferizaj.

Source: TV Monitoring Summary (OSCE)

 

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