Rom e Sinti da tutto il mondo

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\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 08/03/2008 @ 09:35:42, in Europa, visitato 1672 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Mentre in Italia per le elezioni politiche ed amministrative le minoranze Rom sono ignorate sia dai programmi elettorali, sia dalle liste dei candidati, dall’Europa arriva una denuncia molto chiara.

Non si può avere una strategia europea per i rom efficace senza che i rom stessi siano nella sua definizione, nell’implementazione e nella valutazione dei risultati. Finora, a livello comunitario, i rom sono infatti rimasti esclusi dal processo politico che riguarda le loro sorti.

Della strategia europea sui rom si è discusso ieri all’Europarlamento a Bruxelles in un meeting organizzato dal gruppo dei socialisti (Pse) che ha visto la partecipazione di Ong e del commissario agli Affari sociali Vladimir Špidla.

In base a una risoluzione del Pe del 31 gennaio scorso, la Commissione europea è stata invitata a definire una strategia comunitaria per affrontare i numerosi problemi di inclusione che riguardano i 9 milioni di rom europei, la minoranza etnica più numerosa del continente.

Come ha fatto notare Andre Wilkens di Open Society, i problemi nati in Italia in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani hanno contribuito a riaprire il dibattito a livello europeo, portando la questione fino ai massimi vertici del Consiglio dei capi di Stato e governo.

Ma pur essendo tra le priorità principali dell’Ue in materia di diritti umani, la questione rom non viene trattata in modo appropriato.

Innanzitutto, come anticipato in apertura di articolo, i rom sono esclusi dal processo decisionale comunitario che li riguarda. Valeriu Nicolae, direttore della Ong European Roma Grassroots Organisation, ha ricordato come “tra le migliaia di dipendenti della Commissione Ue non vi sia nemmeno un rom”. Peggio, nessun rom partecipa al Gruppo interservizi sui rom: si tratta di un tavolo di discussione e coordinamento tra i vari servizi dell’esecutivo europeo: “è come se un gruppo di lavoro sugli italiani fosse composto solo da tedeschi e francesi”.

Neppure un rom nemmeno all’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra).

Inoltre Nicolae ha criticato il fatto che una mancanza di strategia da parte della Commissione porti a spendere poco efficacemente gli ingenti fondi stanziati (circa 300 milioni). Ma Nicolae ha criticato anche le Ong, che non sono state in grado di ascoltarsi reciprocamente e di agire in una prospettiva più allargata di quella nazionale.

Una strategia funzionante, nell’opinione di Ivan Ivanov dell’European Roma Information Office (Erio), deve basarsi sui piani di azione esistenti, come quello della Decade Rom, o dell’Osce. Deve poi seguire una logica di coordinamento tra i livelli comunitario, nazionale e locale, essere inclusiva, condivisa e avere obiettivi di lungo termine, essere coordinata dalla Commissione, grazie alle proprie capacità amministrative, essere multisettoriale e coprire i settori fondamentali di esclusione, ovvero educazione, occupazione e sanità.

Ieri è anche stata lanciata pubblicamente una coalizione di otto Ong (European Roma Policy Coalition), costituita da Amnesty International, European Network Against Racism (Enar), European Roma Grassroots Organisation (Ergo), European Roma Information Office (Erio), European Roma Rights Centre (Errc), Minority Rights Group International (Mrgi), Open Society Institute e Spolu International Foundation.

 
Di Fabrizio (del 06/03/2008 @ 09:19:36, in Europa, visitato 1874 volte)

Per il ministro rumeno degli affari esteri, Adrian Cioroianu, il problema dei Rom riguarda anche l'Europa

D.S. Miéville - mercoledì 5 marzo 2008

Adrian Cioroianu, ministro rumeno, era martedì di passaggio a Ginevra. Ha precisato in questa intervista a Le Temps la posizione del sue paese a proposito della libera circolazione delle persone e del problema dei Rom.

Le Temps: La Svizzera ha la tendenza di aver paura dell'idraulico rumeno, così come l'Europa ha avuto paura dell'idraulico polacco.

Adrian Cioroianu: Ho avuto l'occasione di parlarne con Madame Calmy-Rey e ho compreso la posizione dei vostri cittadini. E' una forma d'ansietà normale da parte di gente che ha paura di perdere il proprio impiego. Sono sicuro che tra qualche anno, la stessa situazione esisterà in Romania ed in Bulgaria, perché i nostri concittadini avranno paura della concorrenza dei lavoratori della Moldavia o dell'Ucraina.

La Svizzera ha incontrato qualche problema con i Rom rumeni. Come vedete la soluzione?

Dobbiamo ammettere che abbiamo un problema particolare, quello dei Rom. La Svizzera non è uno dei loro principali paesi di destinazione. Abbiamo avuto problemi più importanti in Italia e Spagna. Senza voler dare l'impressione di sottrarci ad una responsabilità che ci appartiene, pensiamo che il problema dei Rom sia un problema europeo, che deve trovare una soluzione europea. Sono cittadini rumeni, ma nel contempo cittadini europei. Alla dogana, non si possono fare distinzioni tra i cittadini europei secondo l'etnia o la religione. Devono avere tutti i diritti dei cittadini rumeni, che ormai sono cittadini europei. La loro integrazione necessita di programmi a scala europea, in complemento dei programmi nazionali.

Il vostro paese ha veramente fatto tutto quello che era in suo potere per integrare la minoranza rom?

Esistono diversi programmi nazionali, abbiamo una strategia nazionale. Il problema, è che si tratta di una minoranza discriminata per decenni. Sotto il comunismo, la minoranza rom non esisteva, non era riconosciuta nelle statistiche. Lo stato rumeno ha confuso l'integrazione con la sedentarizzazione, che non  è la stessa cosa. Il dovere di tutti i governi è di offrire lavoro "a casa". Noi siamo, in Romania, in una situazione un po' paradossale, perché beneficiamo dei programmi e dei fondi europei e manchiamo di mano d'opera. Ma bisogna essere coscienti che si tratta di una comunità che ha una cultura del viaggio, del nomadismo, e non sempre apprezza la sedentarietà. E' anche una questione d'educazione, e ogni programma deve contenere una importante dimensione educativa.

 
Di Fabrizio (del 04/03/2008 @ 09:03:01, in Europa, visitato 1709 volte)

E' uscito l'aggiornamento di febbraio 2008 di PICUM.org con le notizie e l'evoluzione politica riguardanti i diritti sociali fondamentali degli immigranti non documentati in Europa. Disponibile nel formato Word nelle seguenti lingue: inglese, tedesco, olandese, spagnolo, francese, italiano e portoghese.
 
Di Fabrizio (del 28/02/2008 @ 09:21:44, in Europa, visitato 2137 volte)

Gli aborigeni australiani hanno recentemente ricevuto le scuse del governo di Canberra per le discriminazioni del passato. Una vicenda che ricorda quella degli Jenisch, il popolo nomade della Svizzera.

Originari soprattutto dall'Europa dell'Est, gli Jenisch sono stati riconosciuti quale minoranza nazionale dopo il periodo buio del secolo scorso. Il passaporto elvetico non garantisce però loro pieni diritti.

La comunità aborigena ha dovuto attendere il momento per oltre 50 anni. Il 13 febbraio, il premier australiano si è presentato in parlamento scusandosi per «le leggi e le politiche dei passati governi, che hanno inflitto profondo dolore e sofferenze» alla popolazione indigena.

Kevin Rudd ha chiesto scusa alle famiglie coinvolte nella vicenda della generazione rubata ("Stolen generation"), in riferimento alle decine di migliaia di bambini di sangue misto che sono stati sottratti ai genitori per essere cresciuti in istituti statali o affidati a famiglie bianche.

Una pagina triste della storia australiana, quella della prima metà del XX secolo, che ricorda - con le dovute proporzioni - la vicenda degli zingari in Svizzera. Anche loro discriminati in quanto minoranza. Anche loro vittime di un "furto generazionale". E anche loro riabilitati dalle scuse delle autorità.

Sradicare il nomadismo
Le vicissitudini dei nomadi della Svizzera (soprattutto Jenisch, ma anche Sinti e Rom) hanno inizio già nell'Ottocento. Considerati un problema sociale e di polizia, sono oggetto di persecuzioni ed espulsioni.

Il loro girovagare senza meta non piace alle autorità, che attorno al 1850 decidono di naturalizzarli assieme ai cosiddetti senza patria nei cantoni dove soggiornano: un lavoro regolare e un domicilio fisso dovrebbero rappresentare la soluzione al problema del vagabondaggio.

Non sarà così e qualche decennio più tardi la Confederazione è tra i primi stati a introdurre limitazioni della libertà di spostamento degli zingari a livello legislativo. Decisa a combattere ogni forma di marginalità, non rinuncia nemmeno a ricorrere a misure coercitive per sottomettere i cittadini che non riflettono gli ideali di ordine dell'epoca.

Offre così il suo sostegno all'opera di assistenza "Bambini della strada". Un programma nato sotto buoni auspici (integrare i piccoli girovaghi in famiglie svizzere "normali" e garantire un'adeguata scolarizzazione), i cui sviluppi saranno tuttavia disastrosi.

Bambini rubati
A partire dal 1926, l'opera istituita dalla fondazione Pro Juventute inizia a togliere sistematicamente i figli Jenisch ai loro genitori, cancellando perlopiù ogni traccia della loro identità e origine.

«L'intenzione originaria di sistemare i bambini in famiglie d'accoglienza non è stata realizzata», rileva uno speciale studio sui nomadi svizzeri del Fondo nazionale (PNR 51) pubblicato nel 2007. «Solo poco più del 50% è stato affidato ad una famiglia».

Molti bambini si ritrovano in cliniche psichiatriche o in prigione, dove nel nome della lotta al nomadismo subiscono maltrattamenti e abusi. Lo scandalo viene alla luce nel 1973 grazie ad un settimanale svizzero tedesco (Der schweizerische Beobachter): Pro Juventute è costretta a sospendere l'opera.

Ci vorranno 15 anni prima che le autorità federali facciano il mea culpa. Nel 1987, attraverso le parole dell'allora presidente Alphons Egli, la Confederazione porge le sue scuse riconoscendo la propria responsabilità morale e politica.

Aprire gli archivi
Gli autori del programma di ricerca PNR 51 "Integrazione ed esclusione" confermano che i casi accertati di bambini sottratti ai genitori sono 586. I cantoni più interessati sono i Grigioni, il Ticino, San Gallo e Svitto.

I dati non sono tuttavia completi e le stime parlano di circa 2'000 bambini. Oltre a Pro Juventute (che ha aperto i suoi archivi), furono infatti attivi anche altri enti assistenziali, come l'associazione cattolica Seraphisches Liebeswerk, la quale ha negato ai ricercatori l'acceso agli incartamenti.

Invano finora l'appello dell'ex consigliera federale Ruth Dreifuss, che ha invitato il Parlamento a «prendere la stessa decisione adottata per far luce sui conti bancari degli ebrei durante la Seconda guerre mondiale, ovvero imporre la salvaguardia e l'apertura dei documenti rilevanti per gli Jenisch».

Stessi doveri, diversi diritti
Nell'attesa di una totale chiarezza, i circa 35mila Jenisch della Svizzera continuano a lottare per il proprio diritto di esistere in quanto minoranza nazionale.

«Il maggior problema è rappresentato dalle aree di soggiorno e di transito», dice a swissinfo Daniel Huber, vicepresidente dell'Organizzazione mantello degli Jenisch in Svizzera. «Bisognerebbe metterne a disposizione di più, ad esempio in cantoni di frontiera come il Ticino e Basilea, attrezzandole con le infrastrutture adeguate».

Paradossalmente, nell'era della globalizzazione e della libera circolazione delle persone, la vita da nomade si è fatta più complicata. «Sulle strade c'è sempre più gente e le zone di sosta continuano a diminuire», osserva Huber.

Con la riforma Esercito XXI, il Dipartimento della difesa metterà in vendita diversi terreni. Spazi che secondo Huber potrebbero venir trasformati per accogliere i girovaghi.

Fino ad allora, gli Jenisch continueranno a coltivare un certo senso di frustrazione. «Siamo qui fin dalla nascita della Confederazione nel 1291, siamo naturalizzati e paghiamo le imposte . Ma se non abbiamo la possibilità di praticare il nomadismo, come facciamo a mantenere viva la nostra cultura?», s'interroga Huber.

«Abbiamo gli stessi doveri di tutti gli svizzeri, ma non i medesimi diritti», conclude.

swissinfo, Luigi Jorio

 
Di Fabrizio (del 24/02/2008 @ 08:51:45, in Europa, visitato 2298 volte)

segnalazione di Tommaso Vitale

Kosovo, una piccola storia di vittime dimenticate
di Flavio Fusi

Questa è una piccola storia di vittime dimenticate. L’abbiamo raccontata, più di un anno fa, insieme a Massimo Campili e Boban, per il settimanale del TG3 “Agenda del mondo”. Lo scenario è quella terra di nessuno di colline brulle e avvelenate che sta intorno a Mitrovica: la piccola Berlino del Kosovo, disputata tra serbi e albanesi. La “grande storia” non si occupa della sorte degli ultimi, dei reietti, dei sommersi. Oggi, la bandiera del Kossovo indipendente sventola da Pristina a Mitrovica, e le cancellerie occidentali si congratulano con i vincitori, che molto hanno sofferto, ma che molte sofferenze hanno inflitto. Nessuno è innocente, nell’ esplosione delle frontiere, e nella nascita delle “piccole patrie etniche” che marchia a fuoco il nuovo secolo. Questa, infine, è una storia di “pulizia etnica”. Chi si è indignato giustamente per la “pulizia etnica” consumata dai serbi di Milosevic, dovrebbe volgere lo sguardo a queste colline, e indignarsi, e chiedere conto anche della sofferenza dei bambini di Cesmin Lug , Kablare e Zitkovac.

continua

 
Di Fabrizio (del 21/02/2008 @ 09:12:02, in Europa, visitato 1876 volte)

Da Roma_Francais

Una bambina d'origine rom di sei anni si è fidanzata a Ramnicelu (est della Romania) con un adolescente di 17 anni, in occasione di una cerimonia sorvegliata da vicino dalla polizia, la notizia è di venerdì comunicata dal sindaco.

"E' stata organizzata una festa al focolare culturale, in seguito i due minori sono rientrati ciascuno a casa loro", ha dichiarato il vice-sindaco del villaggio, Ion Alecu. Secondo lui, i genitori dei due bambini si sono impegnati per iscritto dinanzi alla polizia ed un assistente sociale a vegliare a ciò che i due minori non vivono insieme e non abbiano rapporti sessuali fino a che la ragazza, Marghioala, celebrerà il suo 15° compleanno.

"Continueremo a sorvegliarli da vicino", ha aggiunto. Prima, assistenti sociali della direzione locale per la protezione dell'infanzia (DGASPC) si erano recati sul posto per tentare di convincere le due famiglie a rinunciare al loro progetto di fidanzare i bambini, ma invano.

"I nostri mezzi d'intervento in casi simili sono limitati", in ragione in particolare della reticenz della Comunità rom del villaggio, forte di circa 1.200 famiglie, a rinunciare a questa tradizione, hanno spiegato all'AFP il portavoce della DGASPC, Carolica Dinu.

fonte AFP

 
Di Fabrizio (del 19/02/2008 @ 08:49:45, in Europa, visitato 1833 volte)

Da Slovak_Roma

12 Febbraio 2008, Kosice e Michalovce - Il 29 gennaio 2008, la Corte Distrettuale di Michalovce si è pronunciata su un caso di discriminazione sollevato nel 2005 da due OnG - Poradna e Nova Cesta - a favore di tre attivisti Rom.

L'incidente successe nell'aprile 2005 quando ai tre attivisti Rom fu negato l'accesso ad un caffè di Michalovce nella Slovacchia orientale, chiamato IDEA. Il personale del locale hanno detto loro che il caffè era un club privato e perciò, per entrare dovevano mostrare una tessera. D'altronde, nel locale venivano serviti altri clienti non-Rom senza alcuna tessera e la richiesta serviva solamente a prevenire l'ingresso dei Rom. Il caso venne portato alla Corte Distrettuale di Michalovce che decise la prima volta il 31 agosto 2006. Originariamente la Corte si pronunciò a favore dei Rom, ma il giudizio fu abbastanza confuso. Per esempio, il tribunale sentenziò che anche se i Rom erano vittime di discriminazione, questa non era basata su base etnica. [...] I Rom si erano in seguito appellati alla Corte Regionale di Kosice, che aveva cancellato la prima istanza e riportato il caso alla Corte Distrettuale.

A questo punto il Tribunale aveva dichiarato la discriminazione razziale dei tre attivisti. Aveva anche ordinato al caffè di mandare una scusa scritta ai tre Rom. Comunque il Tribunale ha rifiutato la richiesta di danni e di una compensazione finanziaria.

La decisione del Tribunale non è ancora effettiva e può essere ancora appellata.

Per ulteriori informazioni:

Štefan Ivanco
Center for Civil and Human Rights - Poradna
Krivá 23, 040 01 Košice , Slovakia
tel: + 421 55 68 06 181
e-mail: antidiskriminacia@poradna-prava.sk

Oz Nová Cesta
Nám. Slobody 1, 071 01 Michalovce , Slovakia
tel: + 421 56 64 26 938
e mail: ipcr@post.sk

 
Di Fabrizio (del 13/02/2008 @ 18:35:30, in Europa, visitato 1695 volte)

Ricevo da Dijana Pavlovic

Oggetto: urgente

replay to viktoria.mohacsi@europarl.europa.eu

Viktória Mohácsi MEP-ALDE e le seguenti organizzazioni non governative elencate in calce, si sentono insultate dall´affermazione di Silvio Berlusconi e richiedono perentorie scuse da parte sua. Silvio Berlusconi, durante un´intervista telefonica riguardante il suo programma elettorale per i primi 100 giorni di governo, ha dichiarato: "Tolleranza zero per Rom, clandestini e criminali".
Stiamo provvedendo ad includere una lista di organizzazioni rom e non rom che appoggiano l´iniziativa. Abbiamo ancora 40 minuti prima della scadenza dei termini per la consegna della richiesta. Nel caso vogliate essere aggiunti per favore includete alla risposta il nome della Vostra organizzazione, il paese ed il contatto. Ringraziando anticipatamente.Elisabetta Vivaldi

Mohácsi Viktória - MEP
European Roma and Travellers Forum, Roma Education Fund, Open Society Institute, Movement for Desegregation Foundation - Hungary, Chance for Children Foundation - Hungary, Jászság Roma Civil Rights Association - Hungary, Roma Civil Rights Foundation - Hungary, Phralipe Association - Hungary, European Roma Youth Association - Hungary, Hunagrian Roma Forum - Hungary, Romedia Foundation - Hungary, Regional Roma Association Dombóvár - Hungary, National Associaton of Romologists - Hungary, Network for Integration Foundation – Hungary, U.N.I.R.S.I – Italy, Them Romano - ONLUS Association – Italy, Romano Drom - Onlus Association, Milano - Italy, Amalipe Romano Associaton - Italy, Rasim Sejdic Association - Italy, Opera Nomadi Association Milano – Italy, Opera Nomadi Association Mantova – Italy, Opera Nomadi Association Napoli – Italy, Opera Nomadi Nazionale Ente Morale – Italy, Romani Criss - Romania, Parudimos Associaiton- Romania, Assosiation of Romani Women for the Children - Romania, Amare Romenta Association - Romania, Romanian Civic Roma Alliance - Romania, Association for Roma Initiative Development - Romania, European Roma Information Office - Belgium, Center for Interethnic Dialogue and Tolerance "Amalipe" - Bulgaria, Integro Association - Bulgaria, Federation nationale des associations solidaires d'action avec les Tsiganes et Gens du voyage – France, Youth Association Perpetuum – Macedonia, Youth Association ‘Luludi’ – Skopje Macedonia, Romani Kultur Yardimlasma ve Dayanisma Dernegi – Aydin, Turkey, Kirklareli Roman Kulturunu Koruma, Kalkindirma ve Dayanisma Dernegi – Turkey, Luleburgaz Bati Trakya Romanlari Kultur, Yardimlasma ve Dayanisma Dernegi – Turkey, Alliance Unit of Roma – Chisinau Moldova, Rubin Romany Organisation – Durleshti Moldova, National Roma Centrum – Kumanovo Macedonia, Roma SOS Association - Prilep Macedonia, Prijatelska Raka Association –Skopje Macedonia, Jekipe Association – Veles Macedonia, Darhija Association – Skopje Macedonia, Anglunipe Association – Tetovo Macedonia, Pralipe Association - Kr.Palanka Macedonia, Sucar Drom Association - Italy, Nevo Drom Association - Italy, RomSinti@Politica Association - Italy, Institute of Sinta Culture – Italy, OsservAzione Association - Italy, U Gipen Association – Brescia Italy, Nevo Mero Association – Rimini Italy, Sucar Drom VI Association – Vicenza Italy, Nevo Drom TN Association – Trento Italy...

 
Di Fabrizio (del 07/02/2008 @ 08:56:29, in Europa, visitato 1783 volte)

E' uscito l'aggiornamento di gennaio 2008 di PICUM.org con le notizie e l'evoluzione politica riguardanti i diritti sociali fondamentali degli immigranti non documentati in Europa. Disponibile nel formato Word nelle seguenti lingue: inglese, tedesco, olandese, spagnolo, francese, italiano e portoghese.
 


Il Parlamento europeo ,

– visti gli articoli 3, 6, 7, 29 e 149 del trattato CE, che impegnano gli Stati membri a garantire uguali opportunità a tutti i cittadini,

– visto l'articolo 13 del trattato CE, in base al quale la Comunità europea può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica,

– viste le sue risoluzioni del 28 aprile 2005 sulla situazione dei rom nell'Unione europea, del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell'Unione europea e del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

– viste la direttiva 2000/43/CE, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, e la direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro, come anche la decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia,

– vista la relazione per il 2007 su Razzismo e xenofobia negli Stati membri dell'Unione europea, pubblicata dall'Agenzia per i diritti fondamentali,

– visti il Decennio per l'integrazione dei rom e il Fondo per l'istruzione dei rom, istituiti nel 2005 da numerosi Stati membri dell'Unione europea, paesi candidati e altri paesi in cui le istituzioni dell'Unione europea sono presenti in modo significativo,

– visti l'articolo 4 della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

– visto il Piano d'azione globale adottato dagli Stati che partecipano all'OSCE, compresi gli Stati membri dell'Unione europea e i paesi candidati, incentrato sul miglioramento della situazione dei rom e dei sinti nella zona OSCE, nel quadro del quale gli Stati si impegnano, tra l'altro, a potenziare i loro sforzi volti a garantire che le popolazioni rom e sinti possano svolgere un ruolo pieno ed equo nelle nostre società, e a debellare la discriminazione nei loro confronti,

– visti la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e lo Statuto dell'Agenzia per i diritti fondamentali,

– vista la relazione del gruppo consultivo di esperti di alto livello sull'integrazione sociale delle minoranze etniche e sulla loro piena partecipazione al mercato del lavoro, intitolata "Minoranze etniche sul mercato del lavoro – Un urgente appello per una migliore inclusione sociale" e pubblicata dalla Commissione nel 2007,

– visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A. considerando che i 12-15 milioni di rom che vivono in Europa – di cui circa 10 milioni nell'Unione europea – sono vittime di discriminazioni razziali e soggetti in molti casi a gravi discriminazioni strutturali e a condizioni di povertà e di esclusione sociale, come anche a discriminazioni molteplici in base al sesso, all'età, all'handicap o all'orientamento sessuale; considerando che gran parte dei rom europei sono diventati cittadini dell'Unione europea a seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007, beneficiando del diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

B. considerando che la situazione dei rom europei – che storicamente sono stati parte della società in numerosi paesi europei e hanno contribuito ad essa – è diversa da quella delle minoranze nazionali europee, cosa che giustifica l'adozione di misure specifiche a livello europeo,

C. considerando che i cittadini rom dell'Unione europea sono spesso vittime di discriminazioni razziali nell'esercizio del loro diritto fondamentale, in quanto cittadini dell'Unione europea, alla libertà di circolazione e di stabilimento,

D. considerando che numerosi rom e numerose comunità rom che hanno deciso di stabilirsi in uno Stato membro diverso da quello di cui sono cittadini si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile,

E. considerando che sia negli Stati membri sia nei paesi candidati non si sono compiuti progressi nella lotta alla discriminazione razziale nei confronti dei rom e nella difesa del loro diritto all'istruzione, all'occupazione, alla salute e all'alloggio,

F. considerando che la segregazione nell'istruzione continua ad essere tollerata negli Stati membri dell'Unione europea; considerando che tale discriminazione nell'accesso ad un'istruzione di qualità condiziona in modo permanente la capacità dei bambini rom di sviluppare e di sfruttare il loro diritto ad uno sviluppo educativo,

G. considerando che l'istruzione è uno strumento fondamentale per combattere l'esclusione sociale, lo sfruttamento e la criminalità,

H. considerando che condizioni di vita deplorevoli e insalubri e una ghettizzazione evidente sono fenomeni ampiamente diffusi e che, regolarmente, i rom sono vittime di espulsioni forzate o viene loro impedito di abbandonare le aree in cui vivono,

I. considerando che le comunità rom presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione, il che richiede interventi specifici volti ad agevolare l'accesso al lavoro; sottolineando che il mercato europeo del lavoro, così come la società europea nel suo complesso, trarrebbero enorme beneficio dall'integrazione dei rom,

J. considerando che l'Unione europea offre una varietà di meccanismi e strumenti che possono essere utilizzati per migliorare l'accesso dei rom ad un'istruzione di qualità, all'occupazione, all'alloggio e all'assistenza sanitaria, in particolare politiche in materia di inclusione sociale, sviluppo regionale e occupazione,

K. considerando che l'inclusione sociale delle comunità rom continua ad essere un obiettivo da raggiungere e che occorre utilizzare gli strumenti dell'Unione europea per realizzare cambiamenti efficaci e visibili in questo settore,

L. considerando la necessità di garantire un'effettiva partecipazione dei rom alla vita politica, in particolare alle decisioni che incidono sulla loro vita e sul loro benessere,

M. considerando che l''antizingarismo" o fobia dei rom è ancora diffuso in Europa, che è promosso e utilizzato dagli estremisti, cosa che può culminare in attacchi razzisti, discorsi improntati all'odio, attacchi fisici, espulsioni illegali e vessazioni da parte della polizia,

N. considerando che la maggior parte delle donne rom subiscono una doppia discriminazione, in quanto rom e in quanto donne,

O. considerando che l'Olocausto dei rom (Porajmos) merita un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini nazisti volti ad eliminare fisicamente i rom d'Europa, così come gli ebrei e altri gruppi mirati;

1. condanna senza eccezioni e senza ambiguità possibili tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i rom e altre comunità considerate "zingari";

2. accoglie favorevolmente le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 14 dicembre 2007 il quale, "conscio della situazione molto particolare in cui versa la comunità rom in tutta l'Unione, invita gli Stati membri e l'Unione stessa ad utilizzare tutti i mezzi per migliorarne l'inclusione" e "invita a tal fine la Commissione ad esaminare le politiche e gli strumenti vigenti e a riferire al Consiglio, entro la fine del giugno 2008, in merito ai progressi registrati";

3. ritiene che l'Unione europea e gli Stati membri condividano la responsabilità di promuovere l'inserimento dei rom e di appoggiare i loro diritti fondamentali in quanto cittadini europei, e che debbano intensificare prontamente i loro sforzi per conseguire risultati visibili in tale settore; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione europea ad avallare le misure necessarie per creare un clima sociale e politico adeguato, che consenta di porre in atto l'inserimento dei rom;

4. sollecita la nuova Agenzia per i diritti fondamentali a porre l''antizingarismo" tra le massime priorità del suo programma di lavoro;

5. riafferma l'importante ruolo dell'Unione europea nella lotta contro la discriminazione nei confronti dei rom, che spesso è strutturale e che per questo richiede un'impostazione globale a livello dell'Unione europea, in particolare con riguardo allo sviluppo di politiche comuni, ma riconosce che le competenze fondamentali e il principale investimento in termini di volontà politica, tempo e risorse da destinare alla protezione, all'attuazione di politiche, alla promozione e alla responsabilizzazion e dei rom devono essere a carico degli Stati membri;

6. sollecita la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei rom, che miri a dare coerenza alle politiche dell'Unione europea in materia di inclusione sociale dei rom e, nel contempo, sollecita tale Istituzione ad elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato per l'inclusione dei rom volto a fornire un sostegno finanziario per la realizzazione dell'obiettivo della strategia quadro europea per l'inclusione dei rom;

7. Esorta la Commissione ad elaborare un esauriente piano d'azione comunitario sull'inclusione dei Rom; rileva che il piano deve essere elaborato ed implementato dal gruppo di Commissari responsabili per l'inclusione sociale dei cittadini dell'UE attraverso i loro portafogli dell'occupazione, degli affari sociali, delle pari opportunità, della giustizia, della libertà, dell'istruzione, della cultura e della politica regionale;

8. chiede alla Commissione di attribuire a uno dei Commissari la competenza per il coordinamento di una politica per i rom;

9. esorta la Commissione ad applicare la metodologia di lavoro "da Rom-a-Rom" quale strumento efficace per gestire le problematiche legate ai Rom e la invita a promuovere la presenza di personale Rom all'interno della sua struttura;

10. invita la Commissione ad istituire un'unità rom per coordinare la messa in atto della strategia quadro europea per l'inclusione dei rom, facilitare la cooperazione tra gli Stati membri e coordinare loro azioni comuni, nonché assicurare che tutti gli organi competenti siano sensibilizzati sulle questioni relative ai rom;

11. Invita la Commissione a considerare l'impatto degli investimenti privati sulle pari opportunità un fattore pertinente e determinante ai fini della mobilizzazione delle risorse dell'UE, imponendo alle persone fisiche e/o giuridiche che presentano un'offerta per progetti finanziati dall'UE l'obbligo di elaborare e implementare un'analisi e un piano d'azione sulle pari opportunità;

12. accoglie con favore le iniziative rese note dalla Commissione, tra cui una comunicazione sulla strategia rivista per la lotta contro la discriminazione, il prossimo libro verde concernente l'istruzione di bambini immigrati o appartenenti a minoranze svantaggiate, e l'intenzione di prendere misure addizionali per assicurare l'applicazione della direttiva 2000/43/CE; si compiace, in particolare, della proposta di istituire un forum di alto livello sui rom, quale struttura per lo sviluppo di politiche efficaci intese ad affrontare le questioni che interessano i rom;

13. Esorta la Commissione a creare una mappa paneuropea delle crisi, sulla cui base sono individuate e monitorate quelle aree dell'UE le cui comunità Rom risultano essere le più minacciate dalla povertà e dall'esclusione sociale;

14. sollecita la Commissione ad esaminare le possibilità di un rafforzamento della legislazione antidiscriminazione nel settore dell'istruzione, in particolare per quanto riguarda la desegregazione, e a riferire al Parlamento sulle risultanze dei suoi lavori entro un anno dall'approvazione della presente risoluzione; ribadisce che l'accesso a pari condizioni ad un'istruzione di qualità dovrebbe essere una priorità nell'ambito di una strategia europea per i rom; sollecita la Commissione ad intensificare i suoi sforzi per finanziare e sostenere, negli Stati membri, azioni intese ad integrare i bambini rom, sin dalla più tenera età, nei sistemi di istruzione ordinari; esorta la Commissione a sostenere programmi che promuovano azioni positive a favore dei rom nei settori dell'istruzione secondaria e superiore, includendo la formazione professionale, l'istruzione degli adulti, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e l'istruzione universitaria; esorta altresì la Commissione a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di desegregazione;

15. invita gli Stati membri e la Commissione a combattere lo sfruttamento dei bambini rom, l'accattonaggio che sono costretti a praticare e il loro assenteismo scolastico, nonché i maltrattamenti delle donne rom;

16. sollecita la Commissione a sostenere l'integrazione dei rom nel mercato del lavoro mediante misure che comprendano un sostegno finanziario alla formazione e alla riconversione professionale, misure intese a promuovere azioni positive sul mercato del lavoro, un'applicazione rigorosa delle leggi antidiscriminazione nel settore dell'occupazione e misure atte a promuovere presso i rom il lavoro autonomo e le piccole imprese;

17. invita la Commissione a considerare la possibilità di un sistema di microcredito quale suggerito nella relazione summenzionata del gruppo consultivo di esperti di alto livello, per promuovere l'avvio di piccole imprese e sostituire la prassi dell'usura, che obera molte delle comunità svantaggiate;

18. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a sostenere programmi nazionali volti a migliorare la situazione sanitaria delle comunità rom; in particolare introducendo un adeguato programma di vaccinazioni per i bambini; sollecita tutti gli Stati membri a porre fine e a rimediare in modo adeguato e senza indugio all'esclusione sistematica di talune comunità rom dall'assistenza sanitaria, comprese, tra l'altro, le comunità che si trovano in aree geografiche isolate, come anche a violazioni estreme dei diritti dell'uomo nell'ambito del sistema sanitario, laddove esse abbiano avuto o stiano avendo luogo, comprese la segregazione razziale nelle strutture sanitarie e la sterilizzazione forzata delle donne rom;

19. sollecita la Commissione a basarsi sui modelli positivi esistenti per sostenere programmi volti a porre fine, negli Stati membri in cui esiste, al fenomeno delle baraccopoli rom – che generano gravi rischi sociali, ambientali e sanitari – e a sostenere altri programmi che offrano modelli positivi e riusciti di alloggio per i rom, inclusi i rom migranti;

20. sollecita gli Stati membri a risolvere il problema dei campi, dove manca ogni norma igienica e di sicurezza e nei quali un gran numero di bambini rom muoiono in incidenti domestici, in particolare incendi, causati dalla mancanza di norme di sicurezza adeguate;

21. sollecita la Commissione e il Consiglio ad allineare la politica dell'Unione europea relativa ai rom sul "Decennio per l'integrazione dei rom" e a fare uso delle iniziative esistenti, quali il Fondo per l'istruzione dei rom, il Piano d'azione dell'OSCE e le raccomandazioni del Consiglio d'Europa, al fine di accrescere l'efficacia degli sforzi compiuti in tale settore;

22. sottolinea l'importanza che riveste il fatto di coinvolgere le autorità locali per garantire un'esplicazione efficace degli sforzi volti a promuovere l'inserimento dei rom e a combattere la discriminazione;

23. invita gli Stati membri a coinvolgere la comunità rom al livello di base nel tentativo di mettere il popolo rom in condizioni di beneficiare pienamente degli incentivi forniti dall'Unione europea volti a promuovere i loro diritti e l'inserimento delle loro comunità, nei settori dell'istruzione, dell'occupazione e della partecipazione civica, dal momento che un'integrazione riuscita comporta un approccio che va dal basso verso l'alto e responsabilità comuni; sottolinea l'importanza di sviluppare le risorse umane e le capacità professionali dei rom, al fine di promuovere la loro presenza a tutti i livelli dell'amministrazion e pubblica, ivi comprese le istituzioni della UE;

24. ricorda che tutti paesi candidati si sono impegnati, nel quadro del processo di negoziazione e di adesione, a migliorare l'inserimento delle comunità rom e a promuovere il loro diritto all'istruzione, all'occupazione, all'assistenza sanitaria e all'alloggio; chiede alla Commissione di effettuare una valutazione del rispetto di tali impegni e della situazione attuale dei rom in tutti gli Stati membri dell'Unione europea;

25. invita la Commissione e le autorità competenti a compiere i passi necessari per porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell'ex campo di concentramento di Lety (Repubblica Ceca), lasciando spazio ad un monumento commemorativo che onori le vittime delle persecuzioni;

26. ritiene di dover dovrebbe esaminare più nel dettaglio i diversi aspetti delle sfide strategiche europee riguardanti l'inserimento dei rom;

27. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai paesi candidati, al Consiglio d'Europa e all'OSCE.
(1) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(2) GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 283.
(3) Testi approvati, P6_TA(2007)0534.




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