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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 20/05/2008 @ 13:26:01, in Europa, visitato 1107 volte)

Ricevo da Valery Novoselsky

OGGI il Parlamento Europeo sta discutendo la situazione Rom in Italia. E' possibile seguire la diretta del dibattito in Internet:

COLLEGAMENTO

 
Di Fabrizio (del 02/05/2008 @ 09:12:02, in Europa, visitato 1474 volte)

Da Roma_Daily_News

30 Aprile 2008 - In una lettera (qui la traduzione in romanes in formato .doc) inviata ai membri della delegazione del Parlamento Europeo per le relazioni con i paesi del sud-est Europa, le OnG rom hanno espresso il loro disappunto sulla recente visita della delegazione in Kosovo. Il gruppo formato da Romano Them, Forum del Kosovo per gli Askali ed Egizi e Durmish Aslano dice di provare grande disappunto perché la delegazione non ha trovato il tempo di incontrare i rappresentanti delle organizzazioni della società vivile rom.

Le OnG ricordano che la comunità rom in Kosovo è diventata il più grave danno collaterale nel conflitto del Kosovo, e che continuano la discriminazione ele violazioni dei diritti umani contro i Rom e gruppi similari. Quindi, le OnG si lamentano della mancanza di rapporto da parte della comunità internazionale verso i Rom e gruppi similari, puntualizzando che non sono stati inclusi nei processi di negoziazione.

Nella loro lettera, le OnG contestano la dichiarazione della delegazione secondo cui la nuova costituzione è un modello in termini di protezione dei diritti delle minoranze. In riferimento ai commenti sottoposti da Romano Them e altre OnG nel contesto della consultazione pubblica circa la costituzione, puntualizzano che la maggior parte delle salvaguardie incluse nella costituzione per la protezione delle minoranze si svuoteranno nel caso dei Rom, dato che già oggi i diritti esistenti, come quello di ricevere educazione nella madrelingua, non sono rispettati nel caso della comunità Rom.

Sottolineano che la comunità rom in Kosovo è oggi troppo indebolita e troppo esposta per proteggere effettivamente i propri diritti, ed invitano la delegazione del Parlamento Europeo al dialogo su come preservare i diritti della comunità Rom in Kosovo.

Romano Them

See also: EP: Back from Kosovo, Pack calls for reconciliation on ground (PR, 21.04.08)

EP: EP delegation to Kosovo welcomes new constitution (PR. 21.04.08)

 
Di Fabrizio (del 28/04/2008 @ 09:24:04, in Europa, visitato 1798 volte)

L'ambasciata tedesca di Pristina seguirà due progetti per le comunità Rom, Askali ed Egizia nel Kosovo.

Questi progetti istruiranno le donne e sensibilizzeranno sul traffico di persone e gli abusi sessuali nelle comunità, particolarmente vulnerabili a questi rischi. Il governo tedesco finanzierà il progetto con 13.000 €.

I progetti saranno condotti dall'OnG Prosperità, che per la prima volta si rivolgerà specificatamente alle donne di queste comunità sull'argomento del traffico di persone e relativi rischi.

Il secondo progetto riguarderà i casi di abuso sessuale. Riguarderà le risorse disponibili per le donne nei casi di abusi o violenze sessuali.

Le tre comunità riceveranno assistenza dal governo tedesco come parte del Patto di Stabilità.

Entrambe i progetti saranno lanciati lunedì a Gjakova da Hans-Dieter Steinbach, ambasciatore tedesco in Kosovo.

http://www.newkosovareport.com/20080426908/Society/Germany-to-help-in-minority-women-trafficking-and-violence-awareness.html

 
Di Fabrizio (del 14/04/2008 @ 09:26:27, in Europa, visitato 1426 volte)

Da Roma_exYugoslavia

Circa metà dei Rom in Serbia vive in estrema povertà, mentre il 60% non ha accesso all'istruzione [...]. Mancanza di politiche statali e discriminazione sono menzionati come i più grandi problemi affrontati dai Rom di Serbia, secondo il Centro d'Informazione Rom di Belgrado.

In Serbia, il 60% dei Rom sono disoccupati e molti vivono in insediamenti illegali, uno di questi è la Città di Carbone alla periferia di Belgrado.

Dice Rosalija Ilic, direttore esecutivo del Centro: "Lo stato guarda a noi come persone costantemente in cerca di aiuto. Invece, dovrebbero vederci come cittadini attivi che lavoreranno e guadagneranno e saranno socialmente responsabili come il resto delle persone."

La ricerca è stata pubblicata martedì scorso, in concomitanza del Giorno Internazionale dei Rom.

Il 2008 è il terzo anno dell'iniziativa bandita dall'Unione Europea, il Decennio dell'Inclusione Rom 2005-2015, lanciato per integrare i Rom nelle società dove vivono.

La Serbia ha garantito ai Rom il diritto di creare la propria politica culturale, ma secondo Osman Balic, direttore del Centro YURom, lo stato non ha definito la propria politica culturale a tutti i livelli amministrativi.

Ha poi sottolineato l'importanza della mancanza di una politica verso i Rom.

Il censimento del 2002 mostra che vivono in Serbia circa 108.000, mentre le statistiche dell'UNICEF stimano tra i 400.000 e i 700.000 Rom risiedono nel paese.

La discrepanza potrebbe dipendere dalla riluttanza dei Rom di dichiararsi tali, a causa della discriminazione e persino degli attacchi fisici degli skinheads e degli altri gruppi razzisti.

La Giornata Internazionale dei Rom è un giorno in celebrare la cultura Rom e far crescere la coscienza sulle tematiche che li riguardano.

Il giorno fu ufficialmente dichiarato nel 1990 a Serock, Polonia, durante il quarto Congresso Mondiale dei Rom dell'Unione Internazionale dei Rom (IRU) in onore del primo incontro internazionale tenutosi dal 7 al 12 aprile 1971 a Chelsfield, vicino Londra.

BalkanInsight. com

 
Di Fabrizio (del 06/04/2008 @ 09:44:31, in Europa, visitato 1559 volte)

Da Roma_Francais

I Sulejmani  vivono ad Herbiers da più di un anno. La loro domanda d'asilo rifiutata, queste vittime dimenticate della guerra del Kosovo non immaginano di dover ancora ripartire. E per andare dove?
La famiglia Sulejmani lasciò il Kosovo nel 1999. "Come molte altre case dei Rom, la nostra fu bombardata", dice il padre Bun Sulejmani, 47 anni. Oggi, l'avvenire della famiglia è di nuovo incerto.

I Sulejmani abitavano a Mitrovica. "Prima della guerra, vivevamo bene in Kosovo. Avevamo una drogheria, non c'erano problemi. Ma oggi, i Rom non sono più accettati da nessuna parte. Siamo come palloni da football."

I Rom sono le vittime dimenticate della guerra che ha devastato il Kosovo alla fine degli anni '90. Una minoranza presa nella tenaglia del confronto che opponeva Serbi ed Albanesi. Oggi, i Rom restano indesiderabili in questo paese divenuto indipendente lo scorso 17 febbraio. "Prima della guerra, c'erano circa 144.000 Rom in Kosovo," completa Yvon Albert che insegna il francese alla famiglia Sulejmani. "Oggi, non ne restano che il 10%"

Attorno a Yvon Albert, nell'appartamento della famiglia messo a disposizione dal Centro d'accoglimento dei richiedenti asilo (CADA), si sono raggruppate una dozzina di persone. Sono cittadini di Herbiers sensibili alle sorti di questa famiglia. "I bambini vanno a scuola, i genitori imparano il francese. E' una famiglia molto unita, che chiede di integrarsi. Una petizione recentemente lanciata ha raccolto 1.500 firme."

Bun e Sheribana hanno sei figli. Quattro di loro vivono a Herbiers. La più giovane, Ikbal, ha 11 anni. Frequenta la scuola del quartiere, ha lasciato il Kosovo che aveva 3 anni. "Non mi ricordo di quel paese. Io, voglio restare in Francia, continuare ad andare a scuola."

Dopo il bombardamento della loro casa, la famiglia s'è ritrovata in un campo a Podgorica, nel Montenegro. "Gli otto membri della famiglia ci sono restati per otto anni, min una baracca grande come una stanza," dice Geneviève Cantiteau, dell'associazione Actif, che milita per i richiedenti asilo. "Alimentazione e cure erano aleatori." La famiglia è riuscita infine a pagare uno spallone che li ha condotti in Francia. Dopo aver soggiornato in diverse città, sono arrivati ad Herbiers nell'aprile 2007.

"Là, abbiamo seguito la prassi abituale," illustra Geneviève Cantiteau. "La loro prima domanda di regolarizzazione è stata rifiutata. Ugualmente per il ricorso. Sembra per ragioni amministrative."

La famiglia dovrà lasciare l'appartamento entro il 10 aprile. Ha indirizzato un ultimo ricorso alla prefettura della Vandea. E' l'ultima possibilità. "Vogliono che ritorniamo in Kosovo, ma non è possibile," continua il padre della famiglia. "L'indipendenza non cambia niente per noi Rom. I Serbi ci detestano, gli Albanesi pure. Non abbiamo nessun posto dove andare."

Sua moglie Sheribana, silenziosa sino a questo momento, alza le braccia e gli occhi al cielo. "Meglio morire che rientrare in Kosovo."

E' stata pubblicata su Internet una petizione: http://www.educationsansfrontieres.org/

[...]

 
Di Fabrizio (del 04/04/2008 @ 09:00:04, in Europa, visitato 1528 volte)

Da Euobserver

Alcune OnG europee contro il razzismo hanno criticato la Commissione Europea per aver erogato soldi per attività durante l'anno europeo del dialogo interculturale ai governi UE, piuttosto che a chi lavora direttamente per aiutare le comunità minoritarie.

Dice Bashy Quraishy, presidente di European Network Against Racism (ENAR) a Euobserver: "Se la Commissione Europea voleva il multiculturalismo ed il dialogo interculturale, avrebbe dovuto dare almeno metà dei soldi alle OnG che interagiscono con i soggetti reali con cui vogliono creare un dialogo."

La sua organizzazione raggruppa oltre 600 OnG che operano nel combattere il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo e l'islamofobia nei 27 stati membri della UE.

Quraishy, di origini pakistane, dice che se ogni paese scegliesse di spendere i fondi UE secondo la propria definizione di "dialogo interculturale" le minoranze oggetto avrebbero scarse possibilità di essere coinvolte nel dialogo con le comunità maggioritarie.

Si rivolge al suo paese, la Danimarca: "Il governo danese non crede nell'interculturalismo. credono nella cultura danese. Il governo non ha invitatao una singola OnG locale per discutere le attività dell'anno," dice Quraishy.

Ciononostante, ha elogiato la Commissione Europea per la sua iniziativa, sottolineando che ogni iniziativa sul multiculturalismo è utile e che Bruxelles è stata molto più attenta dei singoli stati membri.

D'altra parte, i politici UE dovrebbero richiedere ai governi di spendere i fondi secondo una definizione condivisa delle parole "multiculturalismo" e "dialogo interculturale", prima di dar fondo alla cassa, ha aggiunto.

"La commissione avrebbe dovuto dire: -Per interculturalismo intendiamo che le maggioranze con tutte le proprie risorse e denari interagisce con le minoranze che non ne anno.- Chiedere loro [le minoranze] che tipo di attività vogliono nel programma di dialogo interculturale. Il quadro è completamente differente da quello dei governi," dice Quraishy.

"La mia più grande preoccupazione è che questo tipo di anni, come quello scorso che era quello delle pari opportunità, diventano simbolici, si parla e ci scambiano sorrisi e parole gradevoli," conclude.

Una piccola torta da condividere

L'anno Europeo per il dialogo interculturale ha un budget di 10 milioni di €, da spendere in sette progetti pilota multi-europei e 27 progetti nazionali, che riguardano la cultura, l'istruzione, i giovani, lo sport e la cittadinanza.

Lo scopo è di incoraggiare la comprensione, la tolleranza, la solidarietà e il senso di destino comune tra i popoli di tutte le origini e culture in Europa.

Dei 10 milioni di € garantiti da Bruxelles, il 40% è dedicato alla campagna e altri lavori di pubbliche relazioni per l'anno. Un altro terzo è direttamente investito nel co-finanziamento di progetti nazionali, lasciando soltanto 2,4 milioni di €, divisi tra le capitali europee, per essere liberamente allocate.

"C'è pochissimo denaro da usare quando i fondi sono stati divisi tra i 27 stati membri" dice un incaricato di Bruxelles coinvolto nella pianificazione annuale, spiegando che la difficoltà amministrativa nel dividere tali piccole somme non soltanto tra i diversi governi ma anche con le OnG non valgono semplicemente la pena.

"Sembra ragionevole che la commissione dia il denaro ai governi, considerato che queste somme possono aggiungersi a quelle stanziate nazionalmente per finanziare i differenti progetti," continua.

Dice che diversi stati sono stati scettici nel spendere grandi somme in campagne sui media e altre attività di PR, e avrebbero preferito aver visto i soldi direttamente investiti in azioni concrete sui temi del dialogo interculturale.

"C'è stata una divisione tra paesi che volevano spendere maggiormente in -progetti emblematici- per alzare il profilo e quanti volevano allocare più denaro per i governi e progetti," spiega.

 
Di Fabrizio (del 27/03/2008 @ 20:36:18, in Europa, visitato 1621 volte)

E' uscito l'aggiornamento di marzo 2008 di PICUM.org con le notizie e l'evoluzione politica riguardanti i diritti sociali fondamentali degli immigranti non documentati in Europa. Disponibile nel formato Word nelle seguenti lingue: inglese, tedesco, olandese, spagnolo, francese, italiano e portoghese.
 
Di Fabrizio (del 27/03/2008 @ 09:46:28, in Europa, visitato 1966 volte)

Da Roma_Francais

LE MONDE | 24.03.08 | 15h08 . Mis à jour le 24.03.08 | 15h08 - Quaranta responsabili di associazioni d'aiuto ai Rom venuti dai paesi del Sud e dell'Est dell'Unione Europea hanno attraversato la Francia, dal 27 febbraio al 18 marzo, per condividere le loro esperienze. La politica d'integrazione dei 7 milioni di Rom della UE, che sarà oggetto d'una comunicazione della Commissione di Bruxelles a giugno, è sostenuta da incontri regolari tra le associazioni rumene e francesi.

I contatti non sono sempre fruttuosi perché le problematiche divergono. In Francia, i Rom insediati nel paese da diversi anni e divenuti francesi, hanno poco in comune con i Rom migranti (rumeni, bulgari, ungheresi) che si spostano con uno permesso per turismo. Gli accampamenti sono separati.

La gens du voyage francese fa di tutto per distinguersi dai Rom migranti. "L'amalgama ci porta sempre pregiudizio" indica Christophe Sauvé, dell'Associazione Nazionale gens du voyage cattolica, a Nantes.

In Romania, i Rom hanno uno statuto di minoranza etnica, riconosciuta come un gruppo male integrato (istruzione, lavoro, rappresentazione politica). "Questo permette a volte di identificarli e difenderli meglio", indica Nicoleta Bitu, coordinatrice del progetto dell'associazione Romani Criss.

RIUNITI DALLA DISCRIMINAZIONE

Arrivata a fine novembre con cinque mediatrici sanitarie rumene, la signora Bitu ha constatato una grande differenza d'approccio: "In Francia, le associazioni sono restate militanti. Lavorano essenzialmente per informare le comunità sui loro diritti, per proteggersi dalle espulsioni. In Romania, hanno lavorato soprattutto per far cadere i pregiudizi dei non-Rom e le apprensioni dei Rom. La nostra missione è di riempire gli obiettivi della politica nazionale d'integrazione."

La sola cosa che le riunisce è la discriminazione. Ma, che si parli del settore della sanità o dell'istruzione, i problemi d'integrazione che tentano di risolvere non sono gli stessi. "Le difficoltà della gens du voyage sono legati al nomadismo, mentre i due milioni di Rom rumeni sono sedentari da lunga data e generalmente confrontati a conflitti etnici", spiega Virgil Ciomos, presidente della fondazione Le Collège Europeo, che sviluppa dal 2001 una scuola di seconda possibilità per i Rom a Cluj (Romania).

Quanto ai Rom migranti in Francia, "le municipalità spesso stimano che non hanno legittimità a restare sul territorio nazionale e dunque ad integrarsi. Iloro figli sono raramente scolarizzati , contrariamente alla gens du voyage o ai Rom installati da lunga data", spiega Stéphane Lévêque, direttore dell'Associazione per l'accoglienza dei viaggianti (ASAV) di Nanterre.

"Il più difficile da risolvere in Romania è il problema della legge", estima Ciomos. Confrontati all'esclusione durante tutta la loro storia, i Rom rispettano il loro diritto usuale ma non sempre il diritto nazionale. L'ultimo esempio è del 15 febbraio, la cerimonia di fidanzamento tra una bambina di 6 anni ed un adolescente di 17 a Ramnicelu (est della Romania). Questo tipo di fidanzamento è tollerato dalla polizia rumena che teme che qualsiasi intervento si concluda in bagno di sangue.

"Non ho mai sentito di casi simili in Francia", assicura a sua volta Lévêque. "Non abbiamo mai avuto reclami per matrimoni combinati tra Rom, assicura la brigata della protezione dei minori a Parigi. In compenso, si incontrano a volte giovani adolescenti già "sposati".""

 
Di Fabrizio (del 25/03/2008 @ 09:43:28, in Europa, visitato 2018 volte)

L'amministrazione della città di Soroca considera che un futuro Museo dei Rom potrebbe attrarre più turisti nella località

L'agenzia DECA trasmette che le autorità della città di Soroca hanno lanciato l'idea di creare nella località un Museo Rom.

Un futuro museo Rom potrebbe divenire un punto di attrazione per turisti locali e stranieri, considera Victor Sau, sindaco di Soroca.

Secondo Sau. oggi, tra le attrazioni turistiche di Soroca, ci sono la Fortezza di Soroca e il Lumanarea Recunostintei, come pure i castelli piazzati nel distretto che è chiamato "Le Colline Zingare".

L'idea di fondare un Museo Rom è stata lanciata in una recente riunione dell'amministrazione di Soroca con rappresentanti della locale comunità Rom.

[...]

 
Di Fabrizio (del 11/03/2008 @ 20:39:22, in Europa, visitato 2031 volte)

Da Helsingin Sanomat

"L'istruzione per i Rom è la chiave di tutto", ha detto Andrezej Mirga, Consigliere Anziano per le Tematiche Rom dell'Organizzazione della Sicurezza e Cooperazione in Europa, giovedì durante una visita ad Helsinki.

Mirga è in Finlandia per conoscere la situazione dei Rom in Finlandia, come pure quella dei Rom che vi sono arrivati da diversi paesi dell'Est Europa.

Spera di imparare dall'esperienza della politica finlandese e di passare queste esperienze in altri paesi.

Mirga, lui stesso un Rom polacco, dice che è importante andare alle radici del problema. Per esempio, in Romania e Bulgaria, i Rom soffrono di discriminazione e mancanza di istruzione, ha detto Mirga.

"L'Unione Europea dovrebbe investire in opportunità educazionali dove vivono i Rom. Occorrono soldi, ma si ripagheranno da soli quando i Rom avranno lavoro e pagheranno le tasse", dice Mirga.

"L'istruzione dovrebbe estendersi ai Rom già nel livello prescolare, perché i bambini Rom sono già dietro al resto della popolazione quando arrivano a scuola."

Mirga ha visitato la regione della Transilvania in Romania, da cui arrivano i Rom che si vedono mendicare nelle strade di Helsinki. Descrive le loro condizioni di vita nell'area di Cluj Napoca come "sotto gli standards".

Mirga osserva che operatori di differenti paesi hanno tentato di affrontare il problema della povertà tra i Rom europei spingendolo lontano dalla vista.

D'altra parte, questo non funziona. "Se spingiamo il problema fuori, quello rispunta da un'altra parte."

Puntualizza che l'Europa ha tra i propri principi il libero movimento, che significa che come cittadini UE, i Rom non possono essere legati ad un posto contro il loro volere.

Nei prossimi giorni Mirga e Nina Suomalainen, consigliera dell'Ombudsman per le Minoranze dell'OCSE, esamineranno la situazione dei Rom che sono arrivati in Finlandia da altre parti dell'Unione Europea.

Incontreranno anche qualcuno dei mendicanti che sono arrivati ad Helsinki.

All'inizio della settimana, una discussione non ufficiale tra vari ministri si è tenuta presso il Ministero degli Affari Sociali e della Salute. Nella discussione, un rappresentante del Ministero degli Interni ha notato che la presenza di mendicanti Rom dall'Est Europa non è un grosso problema dal punto di vista della polizia finnica.

La situazione è considerevolmente peggiore in Italia, Spagna, Francia, Germania e Britannia.

La settimana prossima una delegazione di tecnici da Helsinki volerà in Romania per studiare le politiche e strategie verso la popolazione Rom.

 

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