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Di Fabrizio (del 04/05/2005 @ 15:41:41, in Europa, visitato 1511 volte)
[QUI] e [QUI] le precedenti puntate. Segnalato da passaporto.it:



Torniamo a parlare della Cap Anamur: durante questa settimana sono accadute due cose importanti. La prima è che uno dei trentacinque immigrati espulsi illegalmente dall'Italia nello scorso mese di luglio è stato rintracciato: si chiama Sylvester Weah, ha 21 anni, è originario della Sierra Leone. Ne racconteremo la storia. La seconda è che alcuni lettori hanno espresso incredulità rispetto alla vicenda dei riconoscimenti di nazionalità "a vista" di cui avevamo parlato sette giorni fa a proposito della storia di Fatawu Lasisi, l'unico ex della Cap Anamur che ancora vive (da clandestino) in Italia. Li capiamo, non è facile credere che uno Stato come il nostro possa affidare il destino di un uomo al parere di un funzionario consolare che, dopo un colloquio di pochi minuti, ne stabilisce la nazionalità: nigeriano, sudanese o ghanese. Anche noi abbiamo sperato che fosse un caso isolato. Purtroppo non era così. E quel che è accaduto a Sylvester Weah lo dimostra.

Chi volesse saperne di più troverà la storia di Fatawu (e della guerra che l'Italia gli ha dichiarato) nell'indice di questa rubrica. Ma per seguire la storia del suo compagno di sventura, Sylvester Weah, basterà ricordare che dei trentasette naufraghi della Cap Anamur, ben trentacinque nel luglio del 2004 furono espulsi dall'Italia prima che la magistratura si pronunciasse sul loro ricorso. E che quando la pronuncia dei giudici arrivò - a loro favorevole - erano ormai stati rispediti in vari paesi africani. Quelli dove, secondo il riconoscimento "a vista", avevano la cittadinanza.

Sylvester, dopo lo sbarco a Porto Empedocle, aveva detto di venire dalla Sierra Leone. Ma, esaminato dal console del Ghana su incarico del nostro ministero, era stato dichiarato appunto ghanese. S'era disperato. Aveva spiegato di aver vissuto in Ghana, ma solo dopo essere fuggito dalla Sierra Leone, dove la sua famiglia era stata vittima di feroci persecuzioni politiche. In definitiva, aveva dato una spiegazione credibile, quanto meno da verificare, di quelle inflessioni che avevano indotto il console ghanese a dichiararlo suo connazionale. Fatica inutile. Il verdetto era stato ormai pronunciato. E, a quanto pare, non prevedeva appello.

Anche questo, temiamo, potrebbe apparire incredibile. Eppure fu compiuto veramente il tentativo di impedire agli avvocati di entrare nel Centro di permanenza temporanea di Caltanissetta per parlare coi loro clienti. Ricorda la senatrice Tana De Zulueta: "Telefonai al prefetto e gli feci notare che in quel modo l'Italia si esponeva al rischio di una sanzione per violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Dopo un quarto d'ora gli avvocati finalmente ebbero il permesso di entrare. Era stato, si scusarono i responsabili del Centro, uno spiacevole equivoco".

Qualche giorno dopo, i trentacinque naufraghi della Cap Anamur furono espulsi e caricati sulla forza su alcuni aerei. Sylvester si ritrovò ad Accra.

Evidentemente, quanto all'individuazione della nazionalità, le autorità consolari e la polizia di frontiera del Ghana applicano criteri diversi. Infatti, Sylvester, che in Italia era stato dichiarato ghanese dal console del Ghana, all'aeroporto di Accra non fu riconosciuto come tale dalle guardie di frontiera ghanesi. Sì, può sembrare uno scioglilingua, ma è una tragedia. Per un attimo la polizia ghanese pensò di rispedirlo in Italia. Ma come, visto che l'Italia l'aveva appena mandato via? Fu così che Sylvester - precipitato nel limbo dei senza patria grazie all'incontro tra la burocrazia mediterranea e quella africana - fu lasciato libero. Che si arrangiasse, insomma, e andasse dove gli pareva.

In tasca non aveva né un documento valido né un soldo. Ma aveva un oggetto prezioso, un telefonino, che un giornalista gli aveva fatto avere di nascosto mentre si trovava recluso nel Centro di Caltanissetta. Quel cellulare era il suo unico contatto col mondo.

Il giornalista, senza grandi speranze, il giorno dopo la partenza dell'aereo per Accra compose il numero del cellulare. In quel momento Sylvester era appena uscito dall'aeroporto di Accra e, a piedi, vagava alla ricerca di un passaggio per arrivare a Kumasi, una città del Ghana dove era transitato durante la fuga verso l'Europa e sperava di trovare qualcuno che gli desse un posto per dormire e qualcosa da mangiare. Lo squillo del cellulare gli parve un sogno. Rispose subito e raccontò con la voce rotta dal pianto quel che gli era capitato. Capì che non era rimasto solo.

Cominciò un rapporto che non si è mai spezzato e che è anche la ragione per cui di Sylvester, unico tra i trentacinque espulsi della Cap Anamur, non si sono perse le tracce.

E' una forma un po' speciale di adozione a distanza. Neanche tanto speciale, a pensarci bene, visto che Sylvester da bambino è rimasto orfano di madre e del padre da anni non ha alcuna notizia. Dall'Italia non solo gli è arrivato un aiuto economico ma anche un appoggio per proseguire la battaglia legale per il riconoscimento del diritto d'asilo. A settembre è riuscito finalmente ad avere dalla Sierra Leone un passaporto e un certificato di nascita. Le prove, credeva definitive, che il console ghanese, l'esperto in riconoscimenti 'a vista', aveva preso un abbaglio. Ha fotocopiato i documenti e li ha inviati al suo avvocato italiano che li ha portato fino all'ufficio del giudice.

Ma c'era un errore. Uno di quelli che si chiamano "errori materiali". Sul passaporto i funzionari della Sierra Leone avevano sbagliato il nome di famiglia. Anziché Weah, cognome paterno dichiarato in Italia, c'era scritto il cognome del nonno, Seth. Tutti gli altri dati corrispondevano perfettamente. Era appunto un errore materiale, evidente, uno di quegli errori che una volta rilevati vengono semplicemente corretti.
Almeno quando colpiscono i diritti di un cittadino italiano. Nel caso di Sylvester è bastato perché il ricorso venisse respinto e l'espulsione confermata.

Gli è rimasta la speranza, cioè quel cellulare che continua a funzionare. L'ultima telefonata è di pochi giorni fa. Sylvester sta seguendo un corso di informatica e non ha perso la speranza di raggiungere l'Europa. Sta anche studiando una lingua. Il tedesco.

(La storia di Sylvester Weah ci è stata raccontata da Karl Hoffmann).

(4 maggio 2005)

 
Di Fabrizio (del 07/05/2005 @ 21:29:25, in Europa, visitato 3897 volte)
da USTIBEN

Preambolo: lo scorso marzo vengo a sapere dalla mailing list British_Roma che nel distretto di Billericay (Essex) il movimento dei Nomadi e Viaggianti aveva candidato un proprio rappresentante alle elezioni distrettuali, Richard Sheridan. Di lui poi non so più nulla (ho provato a scrivere alla stessa mailing list per avere chiarimenti, ma senza risposte). In compenso, pochi giorni dopo, nel distretto di Folkestone (estremo sud est del paese, nel seggio dove si candida il leader del partito conservatore Howard) in rappresentanza dello stesso movimento viene candidata Silvy Dunn, nelle liste del piccolo Peace & Progress party.
Qui ne parla la BBC, da cui ho rubato la foto (a proposito: è fatta molto bene la tabella riassuntiva dei risultati finali), ma al solito preferisco dar la parola ai diretti interessati.

Fabrizio
--------


USTIBEN
Ustiben report by Grattan Puxon

Sylvia Dunn, la prima candidata Rom britannica alle elezioni nazionali, ha raccolto pochi voti, ma stabilito un precedente storico. Ai suoi supporters sul campo, Joe e Bridie Jones di Gypsy and Traveller Affairs, il compito si è presentato difficile sin dall'inizio, con la raccolta delle firme per presentare la candidata. Alla fine il suo risultato col Peace & Progress party - 22 voti - non è soddisfacente.

Altri piccoli partiti sono riusciti a fare di meglio, contando sulla base dei votanti registrati. Sylvy, la cui candidatura ha ricevuto appoggi e apprezzamenti in tutto il paese, mancava di potenziali votanti in quel feudo conservatore.
Ma, come ha detto Joe aprendo la campagna elettorale: "Stiamo tracciando un percorso che altri seguiranno."

Dovrà esserci una forte svolta a livello nazionale, ponendo enfasi nel voto postale e nella registrazione di chi non ha fissa dimora, prima che possa verificarsi un impatto reale. Stiamo avanzando su questa strada.
La registrazione dei votanti a Dale Farm nel bastione conservatore di Basildon ha contribuito alla vittoria di misura dei laburisti. Così questo schema ha ottenuto pubblicità positiva.

La comparsa di candidati Rom in altre parti d'Europa, sia nei parlamenti nazionali che in misura minore per le votazioni europee, non è più una novità assoluta. Su 10 milioni di Rom in Europa, almeno quattro milioni sono in età di voto.

In Gran Bretagna, contando Rom, Viaggianti e quanti si sono sedentarizzati, dovremmo essere circa 500.000 votanti, a cui andrebbero aggiunti altri 200.000 se l'età per votare fosse abbassata a 16 anni. Questo ci porterebbe a concorrere per istanze di governo locale, dove sinora non abbiamo mai avuto voce in capitolo, rimanendo un'eccezione l'elezione a sindaco del Viaggiante Charlie Smith (Essex del Sud).

 
Di Fabrizio (del 11/05/2005 @ 11:39:48, in Europa, visitato 1461 volte)
postato da Osservatorio sui Balcani



11.05.2005 Da Belgrado, scrive Danijela Nenadi
Un'intervista con Jelena Bjelica, autrice del libro “Sulle tracce della libertà – traffico di esseri umani in Europa”, di prossima pubblicazione anche in Francia, grazie a Le Courrier des Balkans

 
Di Fabrizio (del 12/05/2005 @ 01:14:40, in Europa, visitato 2486 volte)
Da: Roma Network
die Taz (Germania): Il Partito Socialdemocratico Tedesco si oppone alla deportazione in Kossovo

BERLINO taz. - La minaccia di rimpatriare forzatamente i rifugiati del Kossovo dalla Germania, non incontra solo il biasimo delle organizzazioni dei rifugiati. "Se la situazione della sicurezza continua a mantenersi fragile, sarebbe irresponsabile un rimpatrio di massa" ci racconta Dieter Wiefelspuetz (SPD), portavoce al Bundestag degli Affari Interni del suo partito, annunciando che chiederà al Ministro degli Interni rassicurazioni in merito.

Come è stato riportato, il Ministero degli Interni ha siglato un accordo con l'amministrazione ad interim dell'UNMIK il 26 aprile, in base alla quale membri delle minoranze Askali, Egizie e Rom sarebbero stati rimpatriati a partire da questo mese. [...] precisamente, 300 alla volta da maggio e 500 da luglio. Le organizzazioni dei rifugiati stimano in 10.000 i rifugiati coinvolti nell'accordo. Questi tipo di rimpatri forzati erano stati sospesi dopo i disordini di marzo 2004.

L'accordo è stato criticato anche da Marieluise Beck, del partito dei Verdi e rappresentatnte del Governo per le tematiche migratorie [...], che ha richiesto "un pronunciamento chiaro perché sia permesso [ai rifugiati] di rimanere in Germania". In una recente intervista, Beck ammoniva sull'alto rischio legato al loro rientro e sulle preoccupazioni per il loro futuro. Guenther Burkhardt, Direttore Esecutivo di Pro Asyl, ha indicato queste deportazioni come "una falla nella diga umanitaria".

Le previsioni sulla situazione in Kossovo sono difficili. Nel proprio rapporto di marzo, l'UNHCR definisce la situazione "fragile e poco chiara", nel contempo afferma di avere "preoccupazioni sulla sicurezza generale" per i rimpatriati. Nikolaus von Holtey di Pax Christi, ritiene che non dovrebbero verificarsi "veri atti di violenza", piuttosto una situazione generalizzata di intolleranza razzialie e di piccole violenze.

SASCHA TEGTMEIER taz 7.5.2005

Gruppo Roma_und_Sinti
 
Di Fabrizio (del 14/05/2005 @ 01:27:22, in Europa, visitato 1628 volte)
Da: Simó Endre

Domenica prossima si terrà una manifestazione di solidarietà e contro il razzismo a Budapest, dopo che un giovane Rom di 15 anni è stato ferito su un autobus da sei aggressori armati di spada da samurai. Il ragazzo è ora ricoverato in ospedale, in gravissime condizioni. Gli aggressori, nonostante la accurate descrizioni fornite, non sono ancora stati catturati.

Il gruppo era vestito con abiti paramilitari. Nessuno dei passeggeri è intervenuto in difesa del ragazzo, che è stato letteralmente trapassato dalla lama della spada. La manifestazione è stata indetta dall'Associazione Ungherese Antifascista e per la Resistenza e dalle associazioni Rom, che hanno richiesto la presenza anche delle altre organizzazioni che compongono il Social Forum Ungherese.
 
Di Fabrizio (del 17/05/2005 @ 02:38:02, in Europa, visitato 3640 volte)
su Osservatorio sui Balcani
di
Risto Karajkov



"Nei prossimi 10 anni i rom riusciranno a migliorare le loro condizioni di vita? Il governo è ottimista e si dice certo che la Macedonia sarà modello per altri Paesi dell'Europa centro-orientale. Altri lo sono meno"


Il 73% dei ragazzini rom che si iscrivono alla scuola primaria non la portano a termine. Questo è quanto emerge dalle statistiche. Nel 1993 erano solo 3 i rom iscritti in Macedonia all'università. Ora, anche grazie all'istituzione di una quota a favore di questa comunità nelle università per favorire la loro educazione di alto livello e grazie all'istituzione di numerose università private, gli studenti universitari rom sono saliti a 150. Ciononostante molti di loro non si laureeranno mai.

Queste nude cifre non danno però una buona descrizione della realtà. Le statistiche sono spesso cieche, e quella in merito agli studenti universitari rom lo sono in particolar modo. Spesso infatti studenti si dichiarano appartenenti alla comunità rom per godere dei vantaggi garantiti a quest'ultima.

"Ci sentiamo discriminati dall'abuso che si fa del sistema delle quote e delle false dichiarazioni di studenti che si dichiarano rom pur non essendolo" afferma Redzep Ali Cupi, studente rom. Redzep suggerisce che al momento di iscrizione all'università l'appartenenza alla comunità rom dev'essere documentata in base ai dati in possesso delle scuole superiori piuttosto che basarsi su un'auto dichiarazione.

"Ho fatto 4 anni di scuola e poi non avevo la possibilità di procurarmi i libri di testo" racconta invece Rafiz, bambino che vive nelle strade nel centro di Skopje. Suo fratello Sali, che lavora con lui, la scuola non l'ha mai neppure iniziata. Il loro lavoro quotidiano è mendicare. In due guadagnano 5 euro al giorno.

"Il problema maggiore è che spesso i ragazzini rom vengono iscritti a scuola con molto ritardo ed alcuni genitori non li iscrivono affatto. A questo si aggiunge un tasso altissimo di abbandono", afferma Dragan Nedeljkovic, membro di un'istituzione statale che si occupa dell'istruzione delle minoranze.

"Può capitare che vi siano 3 o 4 bambini in ciascuna famiglia in età scolare. I libri ed il materiale scolastico sono molto costosi. E' impossibile per i genitori sostenere queste spese", ricorda Saip Iseni, preside di una scuola elementare situata a Suto Orizari, municipalità del distretto di Skopje, dove risiede la più ampia comunità rom della Macedonia.

Vi sono numerosi progetti e organizzazioni che lavorano sul tema dell'educazione dei bambini rom. Ciononostante rompere il circolo vizioso è arduo. Ciascuno studente universitario rom ha a disposizione 60 dollari al mese ed un tutor. Sono risorse messe a disposizione da USAID, struttura paragovernativa di aiuti allo sviluppo USA, per combattere l'abbandono universitario.

Vi sono 54.000 rom in Macedonia, anche se anche questo dato può essere discutibile anche perché la dichiarazione etnica che ne è alla base è quantomeno ambigua. Di questi 17.000 sono senza lavoro e 14.000 non riescono a soddisfare le proprie necessità primarie. Un altro dato statistico dice che l'85% dei rom usufruisce di sussidi sociali.

La famiglia di Raim Haim è costituita da dieci persone, che vivono in una stanza di dieci metri quadrati nel sobborgo rom più povero di Skopje, Topana. Raim li mantiene tutti suonando per strada l'armonica. Nessun altro percepisce un reddito. Raim può guadagnare sino a 5 euro nei giorni migliori. Nessuno di loro gode dell'assistenza sociale.

"Non sappiamo dove chiedere per ottenere l'assistenza sociale. Servono molti documenti. Non li abbiamo e non sappiamo dove richiederli. E' una vera miseria non avere alcuna educazione", dice Raim.

Le occupazioni più comuni tra i rom sono il piccolo commercio, il riciclaggio di rifiuti, mendicare. Le donne lavorano tradizionalmente nelle pulizie domestiche.

Recentemente il governo, nell'occasione della giornata internazionale per i rom, l'8 aprile scorso, ha reso nota una Strategia nazionale per i rom. Quest'ultima è stata sviluppata in seguito agli impegni presi dalla Macedonia, assieme ad altri 9 Paesi dell'Europa centro-orientale, nel programma "Decennio per l'inclusione dei Rom" promosso dalla Banca Mondiale , dalla Fondazione Soros e dai governi di Ungheria e Bulgaria. La strategia macedone ha quattro priorità: il problema della casa, l'istruzione, l'occupazione e la salute.

"I rom della Macedonia si trovano ad affrontare numerosi problemi, tutti connessi alla povertà, alla mancanza di istruzione e ad una vita passata in condizioni pessime" ha affermato il primo ministro Vlado Buckovski al lancio della strategia nazionale. "Dovremmo collaborare tutti assieme per favorire la loro integrazione nella società".

Inoltre, secondo Bickovski, "la Macedonia sarà senza dubbio da esempio nella regione per i suoi successi nell'integrazione dei rom".

Buckovskli ha poi ribadito gli sviluppi positivi che a suo avviso si sono verificati in questi anni, sviluppi che non si stanca mai di ripetere: sono riconosciuti come popolo costituente nella costituzione, in Macedonia vi è l'unico sindaco rom d'Europa, vi è un parlamentare rom ed un vice-primo ministro rom. Vi sono inoltre molti canali televisivi privati gestiti da rom e molte ONG rom che collaborano regolarmente con il governo.

Ciononostante, secondo Ramandan Pilji, appartenente ad una delle principali ONG rom, "Mesecina", "il governo sino ad ora non ha fatto molto per i rom". "Non siamo certamente soddisfatti" aggiunge "ma siamo ottimisti e vogliamo essere fiduciosi. Dovremo lavorare molto duramente nei prossimi dieci anni".

Vi sono molte critiche rivolte alle stesse ONG rom accusate spesso di non essere responsabili nei confronti della propria comunità, di essere corrotte e gestite da una manciata di individui che favoriscono i propri interessi privati piuttosto che i bisogni di una popolazione che affermano di aiutare, sfruttando l'interesse che la comunità internazionale ha dimostrato, seppur con colpevole ritardo, nei confronti di questa minoranza.

Recentemente la rappresentante della Banca Mondiale in Macedonia, Sandra Blumencamp, ha designato il Paese come leader regionale nell'inclusione dei rom. Anche da un recente rapporto di parlamentari europei sulla situazione dei rom nel Paese sono emerse note positive.

Ma molto scorre sotto la superficie. Spesso viene posta una domanda retorica: i rom vengono discriminati perché poveri o sono state le discriminazioni a causare la loro indigenza?

I macedoni risponderanno che i rom non vengono discriminate nella società macedone. Come potrebbero esserlo se godono di tutti i diritti? Ciononostante non vedi frequentare i rom gli stessi bar dei macedoni.

Ma l'eguaglianza è una questione di teoria o legata ai fatti? I rom devono percorrere ancora una strada molto lunga per avvicinarsi a quest'ultima. Su questo tutti concordano.

 
Di Fabrizio (del 18/05/2005 @ 04:43:05, in Europa, visitato 1483 volte)
Da: Simó Endre
Domenica prossima si terrà una manifestazione di solidarietà e contro il razzismo a Budapest...

Alla manifestazione [...] hanno partecipato circa 500/600 persone, tra cui il Segretario per gli Affari Etnici e il capogruppo parlamentare del Partito Socialista Ungherese. Invece erano assenti tanto i rappresentanti del governo che quelli dell'opposizione, che sinora non hanno ancora espresso solidarietà alla famiglia del ragazzo ferito.

Il ragazzo è tuttora in gravi condizioni, ma è fuori pericolo. Accanto a lui era seduto un amico di 13 anni, che è riuscito a comprimere con le mani la ferita della spada, salvandolo dal dissanguamento. Nessun altro dei passeggeri ha reagito, neanche l'autista dell'autobus.

Alla manifestazione gli oratori hanno definito quest'atto come "fascista", che discende dal clima di odio che caratterizza il dibattito socio-politico in Ungheria, e dall'indifferenza delle autorità verso la violenza dei gruppi di destra estrema, che godono anche dell'omertà e della passività della popolazione, come dimostra l'atteggiamento dei passeggeri dell'autobus. Gli autori del ferimento sono ancora latitanti, nonostante le accurate testimonianze fornite alla polizia.

La manifestazione ha ricevuto notevole eco sulla stampa. Potete contattare il Coordinamento del Gruppo di Lavoro del Social Forum Ungherese al mio indirizzo email [in inglese NDR] per informazioni, aggiornamenti e prese di posizione, a livello locale o internazionale.


Gruppo Hungarian_Roma
 
Di Fabrizio (del 19/05/2005 @ 00:45:12, in Europa, visitato 1690 volte)
di Kristina Magdolenova
Roma Press Agency


Roma Press Agency in Slovacchia e l'associazione civica Dzeno, con sede a Praga, hanno pubblicato congiuntamente una lettera aperta ai vertici della IOM (International Organization for Migration NDR.) con la richiesta di rendere pubblico l'ammontare della copertura finanziaria stabilita a compensazione degli eredi delle vittime Rom dell'Olocausto e per altri programmi umanitari.
Queste informazioni, almeno in Slovacchia, non sono mai state rese pubbliche e sono praticamente inaccessibili. In questa maniera l'impiego di questi fondi non è verificabili dai diretti interessati e dagli organi di informazioni ed è suscettibile di ogni discrezionalità e arbitrio.

L'articolo completo
 
Di Fabrizio (del 21/05/2005 @ 07:27:19, in Europa, visitato 1523 volte)
riassunto da una segnalazione di Eric Støttrup Thomsen su Nordic_Roma

Il Comitato Danese per il Pari Trattamento Etnico ha dato torto all'organizzazione "Romano" che si era detta discriminata dal governo danese.
L'organizzazione "Romano" aveva sollevato una quarantina di casi, esemplari di questa discriminazione, tra questi:
- nell'anniversario del 60° della caduta del nazismo, come in altre occasioni, non è mai stato citato il ruolo di questa organizzazione, nata nel 1942 come parte del gruppo liberale della Resistenza "Holger Danske" e i componenti non hanno mai ricevuto riconoscimenti pubblici.
- negazione di fondi e patrocini per presentare la storia e il ruolo dei Rom in Danimarca (Min. f.Edu. ref.no. 2004-3845-133). I pochi libri sulla storia dei Rom in Danimarca sono tutti fuori catalogo; questo proprio nella ricorrenza del cinquecentenario dell'arrivo dei Rom in Danimarca.

Il governo sembra considerare Rom e Sinti come un popolo necessitante di assistenza e protezione, ma senza una storia e una cultura propria, negandogli nel contempo il ruolo avuto in mezzo millennio di storia danese.

Questo disconoscimento, è il preludio naturale del razzismo. Ecco che alla radio nazionale, si usa il termine "fodbold sigøjnere" (Giocatori Zingari) per indicare calciatori perdenti di seconda classe.
Nel secondo canale televisivo il termine "sigøjner typer" si usa per classificare il crimine su base etnica.

"Romano"
Kongevejen 150
DK3000 Helsingør
Denmark
+45-49 22 28 11

Romano.dk
 
\\ Mahalla : VAI : Europa (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 03/05/2005 @ 19:45:57, in Europa, visitato 1808 volte)
 
postato da Marije Goinga

Studio sulla discriminazione di Rom e Sinti
contenuto nel progetto quadro Monitor racisme en extreem-rechts


Rom e Sinti non sono particolarmente inclini a rivelare la loro esperienza con le discriminazioni. Gli "incidenti" non vengono riportati e qualche volta la polizia compila rapporti ufficiali. Esiste una comune diffidenza tra Rom e Sinti e la società olandese. Oltre al linguaggio, contribuisce la paura di peggiorare la propria situazione invece di migliorarla. Secondo i ricercatori, tutto ciò è profondamente radicato ed è vitale rompere il ciclo vizioso della mutua diffidenza. Un ruolo centrale nelle relazioni interetniche è dato dalle agenzie governative. I ricercatori ritengono che per ottenere risultati il governo deve approntare una politica di lungo termine nel cooperare con quanti stiano già lavorando con Rom e Sinti a livello locale o nazionale.

Riguardo allo status sociale di Rom e Sinti, la loro posizione nella società può essere definita problematica e quasi disperata la loro situazione nella scolarizzazione e nel campo del lavoro, peggiore di tutti gli altri gruppi minoritari. Mancano siti di sosta temporanea per quanti vivono nei caravan. Il maggior problema è dato dalla persistente sfiducia reciproca tra Rom e Sinti dauna parte e la società olandese dall'altra. Questo ha portato a una situazione di stabile pregiudizio e di trattamento differenziato. Le stesse politiche governative ne soffrono. Il governo mostra di richiedere agli stati esteri un trattamento per Rom e Sinti, che non vuole offrire in casa propria. Comunque sono ancora risibili gli sforzi governativi per ridurre la marginalità di Rom e Sinti.

Il rapporto fa parte del progetto Monitor racisme en extreem-rechts che Anna Frank House ha redatto con l'Università di Leida.
Può essere richiesto a:

Anne Frank House, Research & Documentation Department,
P.O. Box 730, 1000 AS Amsterdam,
Tel: +31 (0) 20 5567100 Fax: +31 (0) 020 4272703
documentatie@annefrank.nl
Al costo di 8 euro (più spese di spedizione)

Riferimenti:

Gruppo Roma_Benelux

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